♣Buona Pasqua♣

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Con questo post auguro a tutti, amiche/amici, ex amiche/amici, followers, ex followers, conoscenti, lettrici/lettori occasionali, una serena Pasqua.

Quella che intravedete nella foto è una delle Pinze Triestine che ho fatto e rifatto con la ricetta che mi ha dato Tiziana, la mia compagna di merende.

Era proprio con questa ricetta che avevo intenzione di lasciarvi ma, essendo una di quelle ricette del , le voglio dedicare il tempo che merita; voglio solo anticiparvi il titolo: Pinza Triestina, per chi non ha l’impastatrice, farine griffate e pregiudizi.”

Il periodo di Pasqua mi è sempre stato ostile ed anche quest’anno non è da meno ma, come succede nella vita, prima o poi le cose cambiano e migliorano e nell’attesa che questo accada vi abbraccio con affetto.

La foto che vedete l’ho fatta mettendo davanti all’obiettivo la “finta paglia” che si trova nei cesti regalo e che ha regalato alla foto l’effetto ti vedo/non ti vedo, le uova le ho decorate io.

Tutto qui,  Auguri, anche dalla mia Perla.

Perla Pasqua 2014         


É finita l’era di Libero, non ho detto di Libera :-D

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Ciao Amiche, Amici, Followers, lettori occasionali o semplicemente  curiosi di sapere cosa accade accantoalcamino ecco, accantoalcamino non accade nulla, semplicemente, dal momento che non riesco a “Liberarmi” di Libero, nonostante le mie innumerevoli e reiterate dimostrazioni di volontà di “Liberarmi” di Libero, vi informo che dal momento in cui leggerete questo post medesimo io non aprirò più questo indirizzo di posta: accantoalcamino@libero.it

Il mio adorato, insostituibile, straordinario tecnico Max mi ha detto che, se, per un anno non aprirò Libero mail, automaticamente verrà cancellato.

Prima di arrivare a ciò, ho telefonato a Milano, dove ha sede Libero ma senza avere riscontro, anzi, l’ho avuto ma, in quattro e quattrotto mi hanno liquidata…

D’altronde ero stanca di ricevere innumerevoli SPAM o pubblicità di siti per single che mi proponevano ragazze super-porche o la possibilità di incontrarmi con tutto e di più.

Ultimamente vanno alla grande il dimagrimento e la riduzione delle rughe, tutt’e due “stupefacenti”, tanto da far arrabbiare i medici.

Io sono una donna anziana, ho quasi raggiunto la pace dei sensi e trovo più eccitante un abbraccio, una carezza, uno sguardo o, meglio ancora, una passeggiata in campagna o una scarpinata in montagna o, dulcis in fundo: una “scaravoltata di Perla” con annesso e connesso bacio sul suo morbido pancino.

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Ecco, tanto volevo dirvi, anche se oggi, in programma c’era un dolce Pasquale, ma è appena lunedì e c’è tempo, c’è ancora tempo per imbrattare la cucina di farina ;-)

pinze pronte cornice

Pinze Triestine

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Io faccio numero ;-)


La mia Aquila ♣ Ala Monca.

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Mi sono fatta piacevolmente coinvolgere in questo passaparola (lo chiamo così) da Marirò; lei lo definisce gioco-catena ma, comunque sia, è perfetto per chi, come me, ama tutti gli animali, indistintamente.

Mi ha assegnato l’Aquila con queste motivazioni:

Se ti fa piacere continuare il gioco ti assegno l’aquila, simbolo per eccellenza di indipendenza, ribellione e leadership, essere amato da chi ha un animo libero .

Mi sarebbero calzati a pennello anche il lupo o l’orso, difficilmente addomesticabili e tendenzialmente restii al contatto umano.

Il mio rapporto con gli umani è stato compromesso già prima della nascita ma non vi tedierò ancora con la mia storia, la mia infanzia e quant’altro.

Il risultato è che non potrò mai amare veramente nessuno, non sarò mai una buona amica, se non per brevissimi periodi; non mi fido e mi rendo inaffidabile per allontanare chi mi è vicino e far desistere chi vorrebbe avvicinarsi, sono una “brutta bestia”.

Ma, dal momento che l’uomo non può vivere senza amare ed essere amato, io ho scelto la Natura ma, appartenendo anche noi al Progetto di Dio (altra nota dolente della mia infanzia… ), non nella sua completezza.

Chi mi legge conosce già la mia abitudine di lasciar svernare indisturbate le cavallette sulla mia terrazze o il rimorso quando, per motivi di forza maggiore, devo eliminare le formiche o i ragni che, il più delle volte prelevo e trasferisco in sedi più adatte.

Ora voglio condividere con voi un racconto di Mauro Corona, tratto dal suo libro: Finchè il cuculo canta: io possiedo ed ho letto tutti i suoi libri e ritengo sia la persona adatta che, da ex bracconiere (per fame), possa trasmettere il valore del rispetto degli animali che, non dimentichiamolo, cacciano per fame…

Non sempre riesco a leggere certi passi dei suoi racconti, alcuni (come questo) non li approvo e mi innescano un misto di rabbia e rancore ma, come dice ello: funziona così ma quello che devo riconoscere a Mauro Corona è la mancanza di ippocrisia, lui le cose le dice…

ALA MONCA.

Zuan ed io eravamo amici. Assieme avevamo cacciato, mangiato ghiri, salamandre, vipere, gatti, volpi, martore ed altro. Non per fame, per la curiosità di assaggiare il sapore di nuove carni. Cucinavamo di tutto. Tutto ciò che la gente normale avrebbe rifiutato con ribrezzo, noi lo arrostivamo e lo mangiavamo. All’epoca dei fatti Zuan aveva oltre sessant’anni, io soltanto ventinove. Entrambi abitavamo nella parte vecchia di Erto.

Nella valle Zuan ed io avevamo fatto i bracconieri per tanti anni. Poi io mi ero ravveduto e avevo deciso che per il resto dei miei giorni non avrei più ucciso nemmeno una formica. Per questo in seguito ci frequentammo un po’ meno, tuttavia la nostra amicizia, protetta dalla complicità delle malefatte, non ne aveva risentito.

Un giorno d’estate Zuan mi venne incontro nel bosco, stavo facendo legna. Mentre fumavamo una sigaretta parlammo di caccia, sentii un po’ di nostalgia. «L’aquila mi ha mangiato due agnelli e una capra – disse improvvisamente Zuan – ma io l’ho seguita col binocolo, so dove ha fatto il nido, ha dentro due piccoli. Devo ucciderli altrimenti due nuove aquile si butteranno in picchiata sul mio branco distruggendolo. Tu che te ne intendi di corde, chiodi e scalate, devi darmi una mano». In quel periodo non avevo una lira, alle parole di Zuan mi ricordai di un tirolese che pagava i rapaci vivi a peso d’oro. Fiutai l’affare. Inoltre in quegli anni ero un po’ irrequieto e l’idea di una simile avventura mi catturò. Partimmo un mattino di metà luglio armati di corde, chiodi da roccia, due sacchi di iuta, una roncola affilatissima e un vecchio casco da motociclista.

Dopo alcune ore di cammino arrivammo sul luogo del delitto. Zuan si fermò sottola parete rocciosa nascondendosi nel fogliame del bosco, io affrontai la montagna. Arrampicai sul versante più facile, per portarmi sulla verticale della nicchia che ospitava il nido. Con calma, stando in bilico sul bordo del dirupo, attrezzai la prima calata a corda doppia. Indossai il casco e legai con un cordino la roncola al polso destro per essere pronto a difendermi da un eventuale attaco del rapace. A questo punto mi preparai a scendere. Sporgendomi, il mio sguardo cadde nel vuoto della valle, sull’esuberanza del rigoglio estivo. Dalla cima delle chiome partivano chiare ombre radenti: s’allontanavano lentamente verso boschi più lontani, per fondersi in un’ immensa foresta lucente. Prima di calarmi crutai l’aria. Il sole la riscaldava animandola di strani riflessi vibranti. Sembrava che in quel nulla ondeggiassero fili d’argento. Il cielo era deserto, come se le creature dell’aria sapessero che quel lembo d’azzurro apparteneva alla signora del vento. Aleggiava un silenzio misterioso e inquietante. Ebbi la netta sensazione che due occhi implacabili mi spiassero. Percepii l’invisibile presenza dell’aquila, provai paura; ugualmente iniziai la discesa. Mentre “volavo” appeso alla bava di ragno, con l’ansia che l’aquila mi arrivasse alle spalle, curai di tenere lontano dalle corde tese la roncola. Dopo due lunghe filate nel vuoto, mi trovai improvvisamente di fronte alla dimora della signora. L’emozione mi colpì. Sull’angusto ripiano dell’area grotta, al centro di un disordinato ammasso di frasche e ramaglia, due splendidi aquilotti quasi pronti per il volo spiavano l’intruso. Tutt’intorno brandelli di animali, lana di pecora, in un angolo addirittura un capriolo in vari pezzi che restituivano quasi l’intero. I brani, semiputrefatti, emanavano un odore nauseante. Posai i piedi sul piano della grotta, liberai le corde e mi avvicinai cautamente ai piccoli. Mi aspettavo una reazione aggressiva, invece erano dolcissimi. Non dimostravano nessuna paura dell’uomo. Ne sollevai uno in braccio e presi ad accarezzarlo sotto il collo. Dopo qualche secondo il piccolo reclinò il capo e si addormentò come un neonato. Pensai che anche gli animali più spietati, come gli uomini, da cuccioli non sono cattivi; poi si risvegliano gli istinti agressivi. Noi ne siamo l’esempio peggiore.

Con l’aquilotto ancora in braccio mi sedetti dentro al nido. Allora l’altro pulcino, forse un po’ geloso, afferrò il mio braccio con una grinfia, senza stringere, delicatamente. Quel giovane artiglio mi circondava completamente il polso. Percorso da un brivido, non potei fare a meno di immaginare come doveva essere grande e potente quello materno. Il pensiero affrettò i miei gesti. Tolti i sacchi di iuta dallo zaino, vi infilai uno degli aquilotti.

Stavo legando il sacco quando un’ombra improvvisa oscurò la roccia. In quel momento il silenzio impazzì. Il cielo di stagnola fu tagliato dal terribile urlo d’attacco dell’aquila come un colpo di rasoio. Mi sentii raggelare. Guardai l’orrizzonte, vidi il rapace virare a meno di dieci metri dalla grotta e allontanarsi. Fu il primo avvertimento. Non passarono due minuti, la spietata signora dei cieli tornò. Questa volta mi si avvicinò fino a sfiorarmi. I miei occhi incrociarono i suoi, tremendi, mentre sul viso sentivo i soffi degli spostamenti d’aria provocati dalle ali. Strinsi forte la roncola nella mano destra e appoggiai la schiena contro il fondo della grotta. Intuii che il prossimo sarebbe stato l’attacco decisivo, con il cuore in gola, organizzai la difesa. Dopo qualche minuto vidi l’aquila in lontananza sospesa nel vento, quasi ferma. Improvvisamente si lanciò come proiettile verso di me. Chiusi gli occhi mentre menavo colpi di roncola nell’aria. Fui sicuro di aver colpito qualcosa, nello stesso istante sentii sul braccio destro la rasoiata dell’artiglio. L’aquilà virò di colpo e si allontanò sbilenca, lasciando nel nido tre penne remiganti dell’ala sinistra attaccate ad un brandello di carne. Mi aspettavo un altro attacco, non ci fu. Era scomparsa.

Dal fitto bosco Zuan gridava a squarciagola incitandomi a fuggire, temeva per la mia sorte. Col terrore addosso, cacciai nel sacco il secondo aquilotto, recuperai le corde, attrezzai l’ultima doppia e, legatomi i fardelli all’imbragatura, abbandonai in tutta fretta il pericoloso pulpito.

Mentre scendevo notai il sangue sul braccio destro, rabbrividii pensando all’incontro ravvicinato col grande rapace. Quando fui a terra ripresi coraggio, riflettei su quanto mi era capitato. Allora, con un certo orgoglio, mi convinsi che quello sarebbe diventato un giorno memorabile, di quelli da raccontare ai nipotini.

Dopo qualche giorno gli aquilotti presero la via del Tirolo procurandoci un discreto gruzzolo. Divisi la somma equamente, tuttavia non mancai di far notare all’amico che il rischio era stato solo mio, a rigor di logica, mi sarebe spettata qualche lira in più. Zuan fu irremovibile: «Metà ciascuno, era nei patti», brontolò.

Passarono i mesi, quel fatto venne infilato nel sacco dei ricordi.

Un giorno dell’estate successiva stavo seduto sulla forcella del Duranno, pronto a una scalata. Regnava il silenzio arroventato di mezzodì. Il ronzio monotono di un aereo ruppe per un attimo l’incanto. Poi sparì come risucchiato dai cieli, rendendo la solitudine del luogo ancora più acuta. Catturato da quella magia abbandonai l’idea di scalare la montagna, volevo restare là, seduto. Stavo assorto nei miei pensieri, quando all’improvviso percepii la stessa inquietudine provata un anno prima nel nido dell’aquila. Sentivo due occhi che mi spiavano. Senza alcun rumore l’ombra improvvisa si disegnò sull’erba. Alzai lo sguardo, vidi nitida nel cielo terso la signora del vento.

Notai che all’ala sinistra mancavano delle penne remiganti. Era lei, l’aquila dello scontro, quella a cui avevo sottratto i piccoli. Non ebbi il tempo di riflettere, preceduto dall’urlo conosciuto, l’attacco partì. Quel giorno non avevo la roncola, fui assalito dalla paura. Ma l’aquila non colpiva: voleva solo giocare, spaventarmi, come faceva con i caprioli prima di precipitarli nei burroni. Scendeva in picchiata fino a un metro da me, incrociavo di nuovo quegli occhi, sentivo ancora sul viso il soffio dello spostamento d’aria, poi tornava a riprendere il vento. Ricordai che lì vicino esisteva un anfratto dove nascondevo assieme a mio padre i camosci uccisi. Tenendo a bada i movimenti della bestia, corsi velocissimo verso quella forra e mi buttai dentro. Dal buco potevo vedere un lembo di prato della forcella, su quell’erba sottile bruciata dal sole, passava l’ombra silenziosa dell’aquila. Restai rannicchiato nella tana fino a quando il buio non venne a prendere la valle. Allora uscii dal foro e mi lanciai come un razzo verso casa.

Per un anno non potei più andare in montagna con la certezza di tornare vivo. L’aquila mi seguiva, voleva vendicarsi. Uscivo con la paura nel cuore e l’ansia d’incontrarla. Molte volte tornai indietro a metà strada preso dallo spavento. Allora decisi di girare armato di roncola o con il bastone ferrato, ma ancora non mi rassicuravo.

Solo quando andavo a fare legna nel bosco potevo stare tranquillo. Nella foresta la fitta ramaglia impediva alla vendicatrice di attaccare. Inoltre pareva che lei sapesse che in quel luogo ero armato di manéra e motosega e non si fece mai vedere. In quell’anno non arrampicai neppure. Non osavo nemeno pensare di offrire la schiena al rapace mentre le mani e i piedi erano impegnati a tenermi aggrappato alla parete. Stufo di questa storia avevo deciso di ucciderla, ci avevo anche provato, sottraendo di nascosto un fucile a mio padre. Ma la bestia era furba, quando dall’alto mi adocchiava girare armato non si faceva vedere.

In quei mesi di nervosismo subii due attacchi. Mi difesi col bastone, ma non sembrava voler veramente affondare. Voleva solo togliermi la pace. Una volta soltanto, sul monte Borgà, mentre raccoglievo fossili, calò in picchiata fino a sfiorarmi lo zaino.

Un giorno d’autunno, durante una discussione di caccia, un amico di Claut mi riferì che la sera precedente aveva trovato sul greto del Cellina una grande aquila morta. «Probabilmente – azzardò l’uomo – ha picchiato nel cavo di una teleferica perchè ha il petto sfondato e dall’ala sinistra mancano alcune penne».

A quelle parole, rizzai le orecchie: forse era lei. Mi tornò la speranza. Seppi che la carcassa del rapace si trovava in un ufficio della sezione cacciatori: decisi di andarla a vedere. Il funzionario aprì un sacco di tela e ne rovesciò il contenuto sul pavimento. L’enorme aquila aveva ancora gli occhi aperti, provai un brivido. Erano quelli che fissarono i miei un giorno di luglio. Non ebbi dubbi ma volli essere sicuro. Aiutato dall’uomo, dispiegai con un certo sforzo le grandi ali irrigidite del volatile. Il bordo esterno dell’ala sinistra era stato asportato completamente assieme alle penne per una lunghezza di circa cinque centimetri. Sull’arto mutilato si notava la carne scura e rugosa della cicatrice. Contai le remiganti: ne mancavano tre. Chiesi all’addetto se potevo prendermi la testa di quella creatura superba per farla imbalsamare e tenermela in casa. Rispose che non era possibile per questioni di regolamento.

Quel giorno finì il mio icubo. Me ne resta il ricordo: una sottile cicatrice sul bicipide destro. Nel cuore il rimrso e un debito on ancora pagato.

Ala Monca da pag 73 a pag. 79 (Finchè il cuculo canta), Mauro Corona.

Lo so che è un post lungo ma il racconto andava trascritto tutto e, dopo averlo letto, avrete evinto che, alla fine, è sempre l’uomo la causa dell’agressività degli animali…

Charlie Chaplin

 


Agli Amici di Godia, tra sogno e realtà col ♣Chic Nic♣ di Pasqua.

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Chic Nic di Pasqua

Sono reduce da un corso di cucina tenuto dai miei mentori Emanuele Scarello, Patron (parola che va tanto di moda ;-) ) e Chef del Ristorante Agli Amici di Godia  e Raffaello Mazzolini (l’uomo che sussurrava ai cjarçons), corso che mi ha portata, fanciulla stupita e sorpresa,  nel mondo dell’illusionismo dove il dolce diventa salato ed il salato diventa dolce come golosa magia.

Ma oggi voglio condividere con voi l’idea geniale di questo Staff che non finirà mai di stupirmi per fantasia, passione e genialità ma… quando uno è Mago!

L’idea è nata dall’esigenza di offrire un Amichevole servizio ai loro Clienti/Amici che vogliono trascorrere la tradizionale Pasquetta fuori porta senza però rinunciare alle loro prelibatezze, senza spadellare e, soprattutto, senza spendere cifre astronomiche, è possibile infatti acquistare i singoli prodotti o il menu completo al prezzo di Euro 45,00.

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Il Menù, dall’antipasto al dolce è così composto:

  • Uovo con asparagi e fonduta di formaggi di malga – Euro 8,5
  • Gnocchi di patate, con ragù d’agnello e carciofi – Euro 10,5
  • Dentice sott’olio (extravergine d’oliva) al profumo di menta e limone – Euro 12
  • Caponata & caprese – Euro 9
  • Cremoso di cioccolato bianco e lamponi – Euro 8

Ciascuna preparazione è confezionata in vaso ermetico Weck (che rimane a voi), riutilizzabile e soprattutto molto carino da usare come piatto.

Il menu è molto semplice da gestire, lo Staff vi fornisce anche tutte le indicazioni scritte per gustare al meglio le loro proposte.

Ci sono preparazioni da servire calde, utilizzando un forno a microonde o tradizionale o a bagnomaria e altre pronte da mangiare.

In più  Ana, Gianluca e Stephane, il prezioso Staff di Sala ha selezionato per Voi i Vini da abbinare al menù:

Ana: … io amo il Franciacorta dall’aperitivo a tutto pasto, lo trovo leggero, non mi appesantisce e per il menu di Pasqua e Pasquetta Vi consiglio il mio preferito: Montenisa Brut, elegante e rotondo.(Franciacorta Brut Montenisa, Euro 30)

Gianluca: … bene, ma ci vuole anche un vino rosso, poco tannico e, fondamentale, che sappia raccontare il nostro territorio, come lo splendido Pinot Nero de Le Due Terre, immancabile! (Pinot Nero 2011 Le Due Terre, Euro 30)

Stephane: … beh, lo sapete, io sono sempre per la dolcezza! Agli Amici mi è capitato di assaggiare un vino delizioso e quasi per niente alcolico, l’ideale per accompagnare il dolce: il Moscato d’Asti di Prunotto, mi piace da impazzire! (Moscato d’Asti 2012 Prunotto, Euro 20).

Considerando la cura e la precisione che, in ogni occasione, tutto lo Staff degli Amici di Godia applica per soddisfare ogni Vostra esigenza, Vi chiede di sottopore  il Vostro ordine entro il 18 aprile , rimanendo a disposizione, per il Vostro ritiro, anche domenica 20 aprile fino alle ore 12.

Francesco, Emanuele, Ana-002

Per oggi è tutto, alla prossima, che sarà questa:

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Tagliatelle al Pomodoro e Basilico… con sorpresa (comperate le seppie, grandi ;-) )


Pomodoro di Pachino IGP: cosa aggiungere all’Eccellenza? Una Cornice e qualche Ricetta.

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Io vivrei di pomodori, in tutte le “salse” (per giocare con le parole), pasta al pomodoro,  crudo o cotto, panzanella, bruschetta, pane olio e pomodoro, con tofu (quello buono), feta,  mozzarella: pensate all’insalata Caprese, cosa sarebbe l’estate senza una Caprese?

Il pomodoro risolve un pasto, si aggiuge una proteina, anche vegetale ed è fatta.

I pomodori fuori stagione li evito ma non per “talebanismo” ma perchè non hanno profumo, sono acquosi e più acidi; mi concedo qualche datterino e Piccadilly che mangio come fossero frutta o caramelle.

Ricevere quella cassettina è stato per me gioia pura, chi mi conosce lo sa, non parlo mai di prodotti che non amo e non m’interessa nemmeno ricevere campionature, qui si tratta di Pomodoro di Pachino IGP, vi rendete conto?

Un prodotto ineguagliabile che tutto il mondo c’invidia, d’altronde chi oltre alla Sicilia ha il Sole della Sicilia? Eppoi, se guardate sulla carta geografica vedrete che Pachino è spaparanzata al sole, dal balcone i Pachinesi vedono l’Isola di Malta, la Tunisia, Libia ed Egitto, che meraviglia!

E da Pachino, come perle di corallo sono rotolati fino a Pasian di Prato (UD) tre varietà di Pomodoro di Pachino IGP: il Ciliegino, Il Costoluto, il Tondo liscio.

Inizio con i Ciliegini di Pachino IPG, sono dei grossi grissini che avevo già fatto col lievito madre anni fa, ho colto l’occasione per rifarli, col lievito di birra, più alla portata di tutti.

Nelle foto vedrete i piccioli, beh, ello ha mangiato anche i piccioli, non dico altro.

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Ingredienti per 8 pezzi (la ricetta dice 10 ma ho voluto farli più grandi):

  • 450 g. di farina 00,
  • 200 ml di latte,
  • 25 g. di lievito di birra,
  • 2 cucchiai di olio evo (ho adoperato quello delle olive taggiasche),
  • 1 cucchiaino da te di sale.

Ingredienti per la farcitura/finitura:

  • 1 tazza da te di olive taggiasche snocciolate,
  • pomodorini ciliegini Ciliegini di Pachino IGP tagliati a metà,
  • olio evo per spennellare.

Volendo potete aggiungere prima d’infornare origano, maggiorana, timo, a piacere, io ho voluto lasciarli così, in purezza.

 

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Come fare (io ho adoperato la MDP (macchina del pane):

mettere l’olio nello stampo della MDP, unire la farina setacciata col sale ed aggiungere il lievito sciolto nel latte tiepido.

Azionare la macchina (funzione impasto 15 minuti).

Modellare una sfera, spennellarla con l’olio e metterla in una ciotola, coprire con la pellicola e far lievitare in luogo tiepido per c.ca 1 ora fino al raddoppio.

Unire all’impasto le olive taggiasche spezzettate, amalgamare e formare un filone dal quale ricavare 8 (o 10) pezzi dello stesso peso.

Formare dei filoncini ed appiattirli col matterello allargandoli leggermente, disporli sulla teglia coperta con cartaforno, farcirli alternando olive e pomodorini, spennellarli con l’olio e lasciarli riposare per 40 minuti.

Dopo 30 minuti accendere il forno a 200°C. e, terminato il tempo di riposo, infornare i grissotti cuocendoli per 25 minuti fino a doratura.

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Volevo ringraziare il Consorzio per l’omaggio ed aggiungo il ringraziamento a chi ha aderito con entusiasmo al mio appello per salvare il Torrente Resia.

Versione con lievito madre (cliccare sulla foto per ricetta:

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Salviamo il Torrente Resia, la sua Valle e la Sua Gente.

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Fiume Resia (Foto gentilmente messa a disposizione dalla Signora Donatella Pezzaioli)

Buona domenica a tutti/e, ho ricevuto questa mail dalla Signora Donatella Pezzaioli che, chi mi segue, conosce già, essendo lei, originaria di Resia, la persona che pur avendo un’attività avviatissima a Brescia, ha scelto di comperare i terreni abbandonati per ridestinarli alla coltivazione del famoso Aglio.

Parliamo tutti della salvaguardia del territorio, dei prodotti di nicchia che poi sono quelli dei piccoli produttori con sempre meno aiuti e risorse.

Tornerò sull’argomento con altro materiale che sto raccogliendo, vediamo se riusciamo a dare una boccata di ossigeno a questa valle già penalizzata dall’autostrada che ha deviato il passaggio costringendo la gente a chiudere i negozi sulla Pontebbana.

A volte penso che le amministrazioni emarginino volutamente certe zone delle regioni relegandole a ripostigli, magazzini e “riserve”; zone splendide lasciate in panchina con la certezza che prima o poi torneranno utili, se non moriranno prima…

Sarebbe da fare un lungo discorso; dall’autostrada, chi va verso l’Austria può vedere i pini malati, i nidi della processionaria li ha ridotti a “batuffoli” di cotone, tra il bianco si riesce ad intravedere appena qualche macchia di verde.

Hanno sacrificato il sud, riducendolo in una enorme discarica, abusiva o meno ma tutti lo sanno e nessuno lo sa, la tragedia del Vajont  non è servita a nulla, qui bisogna fare soldi, tanti soldi e se possibile, farli sulle spalle della gente…

Ecco cosa mi scrive Donatella:

Cari amici, so che tutti voi siete rimasti colpiti dalla bellezza di questo corso d’acqua che attraversa la Val Resia.Vi chiedo di prendere parte alla ns petizione per salvaguardare il nostro territorio. Invio il modulo da compilare, scannerizzare ed inviare a tutti gli indirizzi citati. Costa un pò di tempo ma ne vale la pena.

Se potete passate parola ad altri amici.

Grazie di cuore, Donatella Pezzaioli

Az. Agr. Fassal – Resia (Ud) 

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Fiume Resia (Foto gentilmente messa a disposizione dalla Signora Donatella Pezzaioli)

Alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia:

- Direzione Centrale Ambiente e Lavori Pubblici, Servizio valutazione impatto ambientale (VIA) – via Giulia 75/1 – 34126 Trieste
via mail: ambiente@certregione.fvg.it

- Presidenza della Giunta Regionale piazza Unità d’Italia 1 34121 Trieste
via mail: presidente@regione.fvg.it

Al Comune di Resia Via Roma 21 33010 Resia
via mail: resia@com-resia.regione.fvg.it

Al Consiglio Direttivo del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, Piazza Tiglio 3 – 33010 Resia
Via mail: info@parcoprealpigiulie.it

PETIZIONE

Il sottoscritto

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residente a in via_

VENUTO A CONOSCENZA
che

Presso i competenti uffici regionali sono stati presentati ben cinque avvisi di deposito così articolati:

- Avviso di Deposito per verifica di assoggettabilità a procedura di VIA del “Progetto per la derivazione d’acqua ad uso idroelettrico del torrente Resia in Comune di Resia – Località Coritis – proponente Co.s.in.t di Tolmezzo –“. Pubblicato sul B.U.R. del 17 ottobre 2012.

- Avviso di Deposito per verifica di assoggettabilità a procedura di VIA del “Progetto per la derivazione d’acqua ad uso idroelettrico del torrente Resia in Comune di Resia – Località Coritis – proponente Energia Pura S.r.L. di Padova – “. Pubblicato sul B.U.R. del 28 agosto 2013.

- Avviso di Deposito per verifica di assoggettabilità a procedura di VIA del “Progetto per la derivazione d’acqua ad uso idroelettrico del torrente Resia in Comune di Resia – Località Coritis – proponente Comune di Resia “. Pubblicato sul B.U.R. del 18 settembre 2013.

- Avviso di Deposito relativo alla procedura di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale del progetto “nuovo impianto a fonte rinnovabile:

Tanaraune-Zamlin in Comune di Resia (UD)” – Ditta F.lli Chinese -.Pubblicato sul
B.U.R. del 27 dicembre 2013.

- Avviso di Deposito relativo alla verifica di assoggettabilità alla Procedura di VIA. Derivazione d’acqua per l’impianto micro idroelettrico a vite idraulica sul torrente Resia presso il Ponte alla prog. 9+200 della S.P. “Val Resia” in Comune di Resia.

– Professionisti Alessandrini-Mocchiutti Alpe Progetti Srl di Udine. Pubblicato sul
B.U.R. del 2 gennaio 2014 -.

Ai quali seguirà l’iter amministrativo necessario all’ottenimento delle relative concessioni di derivazione d’acqua a fini idroelettrici

PREMESSO
che

- Il Comune di Resia è sede del Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie, istituito nel 1996 ed esteso su un territorio di poco meno di 100 km2. La specificità della zona è determinata dal contatto di tre aree biogeografiche diverse, mediterranea, illirica ed alpina, che concorrono a determinare una straordinaria biodiversità;

- la Val Resia è attraversata dall’omonimo torrente che è custode di un’acqua preziosa, irripetibile risorsa naturale che include specie acquatiche quali la trota marmorata (Salmo [trutta] marmoratus), il temolo adriatico (Thymallus thymallus var. adriatica) e il gambero d’acqua dolce (Austropotamobius pallipes italicus), oggetto di tutela ai sensi della Direttiva 92/43/CE “Habitat” a livello europeo, nazionale e locale. La trota marmorata è oggetto, da due decenni, di un programma di salvaguardia attuato dall’Ente Tutela Pesca del Friuli Venezia Giulia. Lo stesso Ente regionale ha avviato un analogo programma destinato alla salvaguardia e ripristino delle popolazioni di temolo adriatico;

- la Direttiva 2000/60/CE ha lo scopo di impedire un ulteriore deterioramento e di proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici e degli ecosistemi terrestri e delle zone umide direttamente dipendenti dagli ecosistemi acquatici sotto il profilo del fabbisogno idrico;

- considerato la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (FER) in attuazione del protocollo di Kyoto individua per ogni stato dell’Unione europea vincolanti obiettivi nazionali generali per la quota di energia da fonti rinnovabili da raggiungere entro il 2020. L’obiettivo assegnato allo Stato italiano è pari al 17% sul totale dei consumi. Dal Rapporto statistico 2012 del Gestore Servizi Elettrici risulta che la produzione elettrica da FER al netto delle perdite di rete è di 90,2 TWh, pari al 29,4% dei consumi totale che si attestano a 307,2 TWh. L’obiettivo sulla quota di energia da fonti rinnovabili che l’Italia deve raggiungere entro il 2020 e’ già stato ampiamente superato;

- ai sensi del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 sono definiti come obiettivi da perseguire il mantenimento dello stato di qualità ambientale “elevato” ove già esistente, il raggiungimento od il mantenimento almeno dello stato “buono” per tutti i corpi idrici significativi;

- da anni gli Enti preposti insieme alle associazioni e alle forze sociali della Valle lavorano alla realizzazione di progetti di sviluppo turistico eco-sostenibile per creare opportunità di futuro alle giovani generazioni che hanno scelto coraggiosamente di vivere in montagna, concretizzati in valide ed importanti attività (per es. progetto “Ecomuseo” della Val Resia);
- non ci sarebbe la Val Resia senza il Resia. E’ il suo corso a tenere unita la Valle, la sua gente, il suoi paesi (Coritis, Stolvizza, Oseacco, Gniva, Lischiazze, Prato, San Giorgio);
- il Co.S.In.T. ha già recuperato una centrale con captazione sul Rio Barman, affluente di sinistra del Resia;
- il torrente Resia, la sua Valle, la popolazione che la abita costituiscono un “unicum” storico, culturale, etnico e linguistico inscindibile, già tutelato dalla legislazione regionale vigente;

CONSIDERATO
che

- gli avvisi di deposito inerenti la realizzazione di una centralina idroelettrica in località Coritis presentate dall’Amministrazione Comunale di Resia e dal Co.S.In.T, evidenziano importanti criticità in relazione in particolare alla stabilità geologica dell’area interessata all’intervento mentre quello della Società Energia Pura di Padova – sempre in località Coritis – non tiene conto della carenza d’acqua in loco e quindi della reale difficoltà a far funzionare l’impianto;

- gli altri due avvisi riguardano uno dei tratti più significativi ed importanti del Resia; si evidenzia inoltre che le aree interessate dai progetti sono state classificate P3 – PERICOLOSITA’ IDRAULICA ELEVATA – nel piano di assetto idrogeologico (P.A.I.) del Comune di Resia;

- nella valutazione dell’impatto socio economico si tiene conto solamente dell’impatto positivo (teorico) derivante dall’esercizio delle centrali. Tale impatto si può imputare solo ad un guadagno esiguo da parte dell’amministrazione comunale, mentre in termini di ricaduta economica sulla popolazione locale è quasi nullo.

L’occupazione non aumenta e non sono previste forniture scontate di energia elettrica agli abitanti della valle. Nella valutazione dell’impatto non si tiene conto del potenziale svantaggio prodotto all’attività ricreativa e turistica.

In Val Resia al momento l’agricoltura cerca uno sviluppo di nicchia (l’aglio) così come la zootecnia, la silvicoltura è quasi assente, ci sono piccole realtà artigianali e industriali;

l’industria idroelettrica che dovrebbe insediarsi non produrrebbe ricchezza per la valle, ma la porterebbe via.

Rimangono il turismo naturalistico e quello della pesca sostenibile.

La perdita di spazio, sostanziale, e di immagine per la Val Resia, che deriverebbe dalla realizzazione degli impianti, è un impatto economico e sociale non valutato, ma sicuramente molto più grande rispetto al guadagno (relativo) ed esiguo che ricaverebbe il Comune.

Il Comune ha bisogno di fondi, questo è ovvio, ma è altrettanto ovvio che i cittadini hanno bisogno di reddito e se non c’è possibilità di produrlo in loco (con agricoltura, silvicoltura, zootecnia, piccole attività industriali/artigianali e turismo), gli abitanti devono andare a lavorare altrove, a lungo andare questo porta allo spopolamento della valle, come osservato in altri luoghi, e dunque in ultima analisi è inutile che il Comune disponga di più fondi per una comunità che si riduce numericamente a causa della mancanza di prospettive economiche in loco;

- la diminuzione di portata del torrente Resia determinerebbe un’alterazione del paesaggio incompatibile con la fruizione turistica del territorio, ritenuta essenziale risorsa per lo sviluppo economico delle aree montane;

- l’alterazione del regime delle portate del corso d’acqua comporterebbe una diminuzione dell’idoneità ad ospitare le comunità biologiche caratteristiche della tipologia ambientale cui il torrente Resia appartiene;

- i progetti interferirebbero in modo irreversibile con i piani di conservazione delle popolazioni ittiche autoctone, il cui mantenimento è essenziale sia per soddisfare quanto previsto dalla Direttiva 92/43/CE “Habitat” che per lo sviluppo del turismo legato a forme moderne di pesca sportiva a basso impatto ambientale;

- la realizzazione dei progetti comporterebbe inevitabilmente una diminuzione del livello di qualità ambientale del torrente Resia, incompatibile con gli obiettivi indicati dal D.L.vo 152/2006;

TUTTO CIO’ PREMESSO,

CHIEDE

Alla Regione:

- di valutare l’incompatibilità ambientale e paesaggistica dei diversi progetti, tenendo in considerazione le particolarità ambientali, storiche e culturali della Val Resia;

- di rendere pertanto parere negativo sulle richieste di pronuncia di compatibilità ambientale sopra citate;

- di individuare un elenco di torrenti che, per il contesto naturale e paesaggistico in cui si collocano, vanno esclusi da qualsiasi ipotesi di sfruttamento idroelettrico, tra i quali ricomprendere il Resia e l’Arzino.

Al Comune di Resia:

- di revocare le eventuali deliberazioni già assunte;

- di rendere un parere negativo alla realizzazione dei progetti;

- di garantire un percorso di informazione, partecipazione e trasparenza;

- di assumere decisioni partecipate con la popolazione;

Al Consiglio Direttivo del Parco Naturale delle Prealpi Giulie:
- di esprimere un parere negativo in merito alla realizzazione dei progetti e di farlo pervenire alle autorità competenti, viste le finalità di tutela, conservazione dell’ambiente e sviluppo proprie dell’Ente.

Luogo, data                                                                                                                                                                                  Firma

 

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Fiume Resia (Foto gentilmente messa a disposizione dalla Signora Donatella Pezzaioli)

Vi allego il PDF che potrete scaricare, firmare e scannerizzare. É un appello che faccio a tutti ma in particolare ai blogger e non del Friuli Venezia Giulia e Veneto, si tratta della salute e della bellezza della Regione in cui viviamo.

Condividete se avete piacere, Libera.

Petizione singola Salviamo il Resia


Gnocchi di Baccelli di Fave e Foglie di Porro su Fonduta di Formaggio Asìno: Scarti d’Autore.

Gnocchi bacelli di fave forchetta tela

Che sia una moda del momento, o l’ effetto della crisi o il ritrovato rispetto per il cibo e per chi ne ha meno di noi, oppure un credo religioso o, come nel mio caso, la riminescenza di un educazione che m’imponeva di non sprecare e buttare il cibo; comunque sia ben venga la tendenza di utilizzare in cucina gli scarti di frutta e verdura.

Oggi, con la raccolta differenziata e la possibilità di produrre da soli il compost, molti scarti vengono utilizzati per la produzione sia di terriccio che concimi naturali, come si dice: nulla si crea, nulla si distrugge.

Pioniera dell’utilizzo degli scarti in cucina è stata Lisa Casali che, del rispetto per l’ambiente, ne ha fatta una professione; ha condiviso la sua esperienza scrivendo libri, testando ricette e presentando la sua trasmissione Zero Sprechi su gambero Rosso Sky.

Lei con gli scarti ha creato piatti elegantissimi e buonissimi, io ho provato a fare le barbe stufe, con le barbe di porro; si, io sono fortunata perchè ho la contadina a due passi che esaudisce ogni mio desiderio e capisco che per molti è difficile trovare in negozio le rape con le foglie o i porri con le radici ma con i G.A.S. dei quali ho parlatoqui, riuscirete ad avere non tutto ma quasi.

A proposito di baccelli, nel suo libro Ecocucina (pagina 99), Lisa Casali scrive che la percentuale di scarto commestibile nei legumi è del 68% circa, in pratica su ogni €uro che spendiamo per kilo ne buttiamo 68 centesimi nella differenziata e a me sembrano davvero troppi.

Scrive ancora Lisa che i baccelli sono ricchissimi di cellulosa, pectine e flavonoidi  che rallentano l’assorbimento degli zuccheri.

Sono un’arma efficace in alcuni casi specifici, particolarmente per chi è diabetico o soffre di fame nervosa la sera.

Sono indicati per il controllo del peso grazie alla loro azione diuretica e al contenimento di assorbimento degli zuccheri.

Consiglia di scegliere bacelli piccoli e dai colori brillanti; l’aspetto dev’essere integro e sodo e non devono essere ingialliti.

Per questa ricetta ho adoperato i baccelli delle fave e le foglie verdi del porro che acquisto dalla Milva, la mia fornitrice di fiducia; le fave che ho adoperato non sono quelle che vedete vicino al formaggio Asìno ma quelle acquistate al mercato di Mestre, erano perfette, integre e con ancora le foglie rigogliose attaccate su (Terry può testimoniare), peccato non averle fotografate.

Altro protagonista il Formaggio Asìno, del quale ho già parlato in altri post, in questo caso ho adoperato quello morbido che ben si presta per le fondute; unico accorgimento, dal momento che è, anche nella versione morbida, molto sapido, dosare la quantità di sale, sia nel composto che nell’acqua di cottura.

Ho legato l’impasto con la farina di riso che è senza glutine e non rilascia il sapore di farina che non a tutti piace, ho volutamente omesso l’uso delle patate che mi avrebbe facilitato il compito ma volevo un sapore decisamente verde.

Formaggio Asìno fave-001

(Non è un post pubblicitario, il formaggio l’ho comperato)

 Ingredienti per gli gnocchi (queste dosi sono variabili, dipende dall’umidità delle verdure):

  • 500 g. di baccelli freschi di fave,
  • foglie verdi di porro a piacere,
  • 2 cucchiai colmi di Parmigiano Reggiano grattugiato,
  • 1 uovo,
  • 3 cucchiai di farina di riso
  • olio all’aglio orsino (per decorare).

Gnocchi bacelli di fave impasto minipimer-001

Come fare gli gnocchi:

lessare i baccelli di fave e le foglie di porro, scolare e togliere i filamenti dai baccelli, io preferisco perdere un pò di tempo per farlo ma se volete potete lasciarli e passare il composto al passaverdure.

Mettere le verdure nel bicchiere del minipimer e ridurre a crema, aggiungere gli altri ingredienti lasciando per ultimo l’inserimento della farina; alla fine dovrà risultare un composto sufficientemente consistente per poter formare delle quenelle con i 2 cucchiai (i miei piccolissimi, da caffè).

Se vi va e siete capaci di usarla, potete mettere il composto nella sac a poche e buttarli nell’acqua tagliandoli man mano col coltello o, per velocizzare fare delle quenelles più grandi.

Sobbollire in acqua leggermente salata e scolare quando salgono a galla, man mano li mettete nello scolapasta ungerli per non farli attacare, maneggiare con cura!

gnocchi fave da cuocere-001

Quenelles di bacelli di fave da cuocere.

Ingredienti per la fonduta di Formaggio Asino:

Se risultasse troppo densa aggiungere un pò di latte, al contrario un pò di farina di riso o maizena (poca alla volta!).

  • 60 g. di formaggio Asìno,
  • 30 g. di panna fresca (la metà del peso del formaggio).

 Formaggio Asìno-001

 Come fare la Fonduta (ho messo il link del post dove spiegavo bene il procedimento):

come ho scritto sopra nel link troverete i due procedimenti imparati al corso di cucina, essendoci qui una dose minima mi sono limitata a sciogliere a fuoco bassissimo il formaggio nella panna aggiungendo un pò di latte, la volevo fluida anche per esigenze “fotografiche”.

Ho decorato la fonduta con un olio all’aglio orsino ottenuto frullando le foglie di aglio orsino, lavate ed asciugate bene, con il sale e coperte d’olio, lo conservo in frigorifero.

gnocchi bacelli fave fonduta pp-001

Per oggi è tutto, vi auguro anticipatamente un bel fine settimana, io sono ricaduta nella trappola del Lievito Madre e devo accudire la creatura: ho iniziato una produzione di dolci Pasquali, ve ne darò notizia, sia in caso di successo che di flop.

 


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