Archivi del mese: marzo 2010

Chutney, arrivederci Zucca.

Archiviata la parentesi personale me ne ritorno in cucina per archiviare anche l’argomento zucca, ormai la primavera, anche se si nasconde, è arrivata portando con se i nuovi ortaggi e le erbe di campo.

Ho aspettato 2 mesi prima di “assaggiare” il risultato di una preparazione che non conoscevo se non da riviste e libri di conserve.

Per l’esattezza questo chutney l’ho trovata nel libro del Sacher Hotel del quale mi fido essendo sempre rimasta soddisfatta delle ricette provate.

Mi è piaciuto per l’aspetto poco marmellatoso, il sapore delicato e non stucchevole, la speziatura equilibrata.

La consistenza croccante della zucca lo rende adatto ad accompagnare, come contorno, bolliti, pesce e, frullandolo diventa una crema che si sposa splendidamente con formaggi stagionati e saporiti.

Ho preparato dei piccoli vasetti-dono da regalare agli amici!

Per chi la zucca l’avesse ormai dimenticata, può essere un’idea da “rispolverare” per inaugurare l’autunno e, magari, pensare al cesto di Natale  :-D …lo so, lo so.. c’è tempo, c’è tempo…… ;-)

Cosa occorre:

  • 1,5 kg di zucca gialla,
  • 200 g di cipolle (bianche),
  • 150 g di mele (ho usato le cotogne),
  • 50 ml di olio evo,
  • 120 g di zucchero di canna,
  • 60 g di uva di Corinto,
  • 300 ml di succo di mela,
  • 50 g di zenzero grattugiato,
  • 80 ml di aceto di mele balsamico o quello comune di vino,
  • spezie miste: cumino, semi di senape, cannella, chiodi di garofano, foglie di alloro, dosatele a vostro gusto,
  • sale e pepe bianco qb.

Come fare:

sbucciare la zucca e tagliarla a cubetti, metterla in un contenitore ed unire le spezie e lo zenzero, coprire e far riposare una notte.

Il giorno dopo tagliare le cipolle  e le mele a dadini e fatele rosolare in padella con l’olio evo e lo zucchero.

Unire la zucca e l’uvetta, bagnare con il succo di mela e continuare la cottura, coperto, a fiamma bassa per 40 minuti.

Eliminare per quanto possibile le spezie, aromatizzare con l’aceto balsamico, versare in vasi di vetro sterilizzati, chiuderli ermeticamente e sterilizzarli per c.ca 15 minuti.

Conservare in luogo fresco, al riparo dalla luce.

Con questo chutney saluto l’inverno e mi proietto nei colori e nei profumi della primavera…

I pavoni del vicino stanno amoreggiando, il pavone non si è pavoneggiato e non ha aperto la sua splendida coda dai colori straordinari..ma io aspetto..lo tengo d’occhio ;-) .

Per questa foto una reflex ci sarebbe stata proprio bene!!


Cosce di coniglio ripiene al cartoccio e fagottini di pasta fillo, metti una sera a cena.

..che titolone!!! Sembra chissachè ed invece è una normale cena di una sera qualunque….

L’altra sera parlavo al telefono con un’amica… di blog, fotografia e quant’altro e siamo tornate indietro nel tempo ai nostri primi approci “virtuali”, dettati dalla necessità di “non fare la solita minestra”.

Si inizia così,cercando modi diversi per cucinare questo o quello, poi ci si iscrive ad un forum, s’impara a mettere immagini, a postare qualche ricetta, si fa qualche foto bloccando la famiglia con la forchetta in mano perchè è la luce giusta…..poi non ti basta più, senti nascere o rinascere (come nel mio caso) la creatività, il piacere, l’entusiasmo di “inventarti qualcosa”, hai voglia d’imparare a fare belle foto.

Navighi soffermandoti con gli occhi pieni di meraviglia sulle foto di blogger “inarrivabili” ed allora ti evolvi…basta foto col telefonino..arriva la digitale compatta e per te si apre un nuovo mondo, torni bambina e vorresti correre da mamma e papà a farti fare i complimenti per i tuoi progressi……….ed apri un tuo blog e questo blog diventa la tua “stanza segreta”, ma neanche tanto segreta se poi tutti entrano, leggono, ammirano, criticano, invidiano ecc…….e qua ti volevo!!!!

Se la semplicità fosse l’ingrediente segreto e fosse il meglio del meglio e ripagasse sempre e comunque…..cosa ci staremo a fare noi qui?

Il web sarebbe pieno di “pasta con l’olio” (buona per altro!!), bistecchine ai ferri (certochesì), insalate ecc…..invece i blog sono pieni di tutto, d’ ingredienti introvabili ai più, foto uscite da perfetti set fotografici fatte con macchine spaziali….ma va bene così, dico io.

Un’ ammissione di “vanità” l’ho trovata da Babs nella sua presentazione, ora c’è anche la mia, beh..lo ammetto, mi piace avere un blog, questo blog per me è “la rinascita” è un “ricomincio da zero”, è il mio “gioiellino”..non sono “tecnologica” (ve ne sarete accorti!) ma per ora basta così, forse un giorno arriverà anche la “reflex” ed un corso di fotografia, ed uno d’informatica ma non vado in affanno…carpe diem!

Ed ecco come nasce la ricetta:

  • 2 cosce di coniglio che ho disossato ,
  • 1 vaschetta di funghi misti + 2 porcini congelati (del mio raccolto),
  • 1 cipollotto tritato,
  • parmigiano gratuggiato a piacere,
  • timo,
  • sale affumicato (produzione propria),
  • 6 fettine di lardo di Sauris,
  • pangrattato q.b.,
  • carta forno e stagnola,
  • 2 fogli di pastafillo (o sfoglia se non la trovate).

Come ho fatto:

dopo aver disossato le cosce di coniglio ho messo le ossa  a rosolare nel tegame col cipollotto, le ho tolte ed aggiunto il misto di funghi, compresi i porcini, e portato a cottura (pochi minuti).

Nel frattempo ho spolpato le ossa, tritato la carne che ho ricavato ed ho preparato il ripieno tritando i funghi, aggiungendo la carne, gli albumi, il parmigiano, il pangrattato.

Ho preso un foglio di carta forno, ho steso le fette di lardo ed ho appoggiato sopra una  coscia disossata, l’ho cosparsa di timo e sale affumicato e coperta con uno strato abbondante di ripieno, ho cosparso con sale affumicato, timo ed ho richiuso con l’altra coscia.

Ho ripiegato le fette di lardo in maniera da chiudere le aperture laterali ed ho sigillato il cartoccio che ho messo nella stagnola e poi in teglia ed infornato a 180°C. per 35 minuti.

Questo nel pomeriggio.

La sera ho preparato i fagottini mettendo il ripieno avanzato al centro dei fogli  di pastafillo (ne ho messi 2).

Li ho chiusi pizzicando con le dita.

Ho aperto il cartoccio, ho messo sulla teglia i 4 fagottini e cotto a 190°C. per 15 minuti.

Ci sono ricette più lunghe da scrivere che da fare…questa è una di quelle!!

Buon fine settimana a tutte/i. :-D

Voglio aggiungere un premio che ho ricevuto da Maria,

dovrei dire  10 cose che mi rendono felice:

Mi rende felice poter scrivere un post così, in libertà, e sapere che qualcuno legge ed approva,

mi rende felice questa giornata di sole dopo tanta pioggia,

mi rendono felice le gemme del mio nocciolo contorto

mi rendono felice lo sguardo e le fusa della mia micia

Mi rende felice camminare nella natura

mi rende felice fare sport.

Mi rende felice tutto ciò che mi rende felice, senza limiti!!

lo do virtualmente, come si dice, a chi mi segue!! ;-)


Colomba allo zenzero.

Ecco la  colomba per  il contest di Babs, sulla base della colomba sperimentata giorni prima, ho sostituito la vaniglia con lo zenzero in polvere e l’arancia con cubetti di  zenzero candito.

L’idea della glassa l’ho presa da Paoletta, l’abbinamento del cioccolato bianco con la panna acida (che ho la fortuna di trovare pronta) è perfetto.

A questa insolita glassa ho aggiunto soltanto un cucchiaino di zenzero in polvere per avere il gradevole sentore di limone piccante che rilascia.

Dopo averla spalmata sulla colomba ho decorato con semi di papavero e semi di zucca tritati..così..per una nota di colore e di croccantezza!

Unico appunto, secondo me, la cottura prolungata di qualche minuto ha colorato troppo la superficie.

Forse è una colomba inconsueta e “trasgressiva” ma senz’altro perfetta per le/gli amanti dello zenzero!


Vola, colomba, vola.

Quale primo approcio con la realizzazione della colomba ho optato per questa  versione di Papum, consigliata da Maria61 che l’aveva già realizzata con successo.

Mi è sembrata meno articolata della versione delle Simili  (Pane e roba dolce) e più adatta alle mie ancora zoppicanti conoscenze.

Non bastano l’entusiasmo,  la passione e la fortuna del principiante per riuscire a panificare e  fare dolci con il lievito madre, farli bene intendo.

Certo, ho letto, ho guardato nei blog dei maestri però, quando hai le mani in pasta le cose cambiano, non c’è altro da fare che provare, provare ed ancora provare.

Trovo difficili da capire certi procedimenti di chi fa questo mestiere e la mancanza dell’impastatrice mi obbliga a scegliere soluzioni alla mia portata.

Scrivo questo perchè, come facevo io fresca di internet, cercavo nei blog ricette realizzabili e, questa colomba è stata per me una perfetta pista di lancio.

Questa sera inizio un’altra prova,  di sera sì, perchè queste le ho iniziate la mattina, quindi mi sono trovata la sera con  il secondo impasto da fare, troppo stanca per pensare di stare a vegliare le colombe tutta la notte ed ho optato per il riposo in frigorifero.

Altre cose da rivedere qui sotto:

il riposo di 4 ore , nel mio caso, non sono state sufficienti, ma l’arrivo degli ospiti era imminente ed i giochi erano fatti.

La glassa troppa e troppo liquida.

La cottura eccessiva,  e per paura di bruciacchiare la glassa ho infornato nel ripiano appena sotto la metà cuocendo troppo il fondo.

Malgrado tutti questi intoppi le colombine sono volate via, una nelle bocche degli ospiti ed ello ed una è stata donata.

Le foto di rito: colomba tagliata, sezionata e quant’altro, in questo caso non ci sono.

Non mi sembrava educato rivoluzionare un gradevole e sereno pomeriggio in compagnia trasformando il tavolo in set fotografico.

Quello sotto è il mio passo-passo, nel blog di Papum troverete le foto di una produzione più grande quindi non spaventatevi, le dosi indicate bastano per le 2 colombe della foto.

Tra parentesi ho messo le mie piccole varianti, per impastare ho usato la MDP, dopo l’esperienza del pandoro che ho impastato a mano con un risultato mediocre ho preferito delegare.

PRIMO IMPASTO:

  • 135 g di lievito madre (il mio era stato rinfrescato la sera prima),
  • 390 g. farina Manitoba,
  • 155 g. di burro,
  • 105 g. di zucchero,
  • 3 tuorli,
  • 150 g.di acqua g 150 +  50  g. poco per volta.

SECONDO IMPASTO:

  • il primo impasto ( kg 1 circa),
  • g. 85 farina Manitoba,
  • 15 g. miele,
  • 4 g. di sale (omesso perchè ho adoperato il burro salato),
  • 30 g. di zucchero,
  • 3 tuorli,
  • 30 g. di burro fuso g 30 (sostituito con il burro salato),
  • vaniglia q.b. (1 cucchiaino di vaniglia bourbon),
  • scorza d’arancio grattata o aroma arancio q.b (polvere d’arancia),
  • 300 g. di cubetti d’arancio (ho usato 150 g di fette d’arancia disidratata tagliate a cubetti).

PROCEDIMENTO I° IMPASTO:

impastare il lievito con le uova per 5 minuti,

aggiungere lo zucchero sciolto nei 150 gr di acqua, il burro e tutta la farina.

Quando la pasta sarà amalgamata, aggiungere poco per volta l’acqua rimasta ( gr 50 )

Quando ha assorbito tutta l’acqua,

mettere in un recipiente e lasciare lievitare per 12 ore in un posto caldo coperto con un telo.

PROCEDIMENTO 2° IMPASTO:

insieme al primo impasto vanno aggiunti :

farina, miele, sale e zucchero.

quando la pasta si è legata ed ha formato una palla, aggiungere i tuorli 1 alla volta facendo assorbire prima di versare gli altri.
Versare poi il burro fuso (non troppo caldo) in 2 o 3 volte,
quando è tutto amalgamato, aggiungere i  cubetti d’arancio e impastare quel tanto che basta per  incorporarli.

Fare riposare per 1 ora coperto con un panno,

arrotolate la pasta su se stessa ( incartare )

girate il pezzo e incartate ancora

incartate (una volta solo) in modo che il taglio risulti all’interno (per questo procedimento vi rimando al passo passo di Papum)

tagliate il pezzo a metà

con una parte formate le ali

e mettetele nello stampo

formate il corpo

e appoggiatelo sulle ali (povera colomba..mi sembra “stortignaccola” )

mettete a lievitare per 4 ore in ambiente caldo.

Lasciate asciugare leggermente la superficie.

Nel frattempo preparate la:

GLASSA PER COLOMBE:

  • 30 g. di mandorle amare ( armelline ) (omesse),
  • 15 g. di mandorle,
  • 10 g. di pinoli,
  • 225 g. di zucchero,
  • albume q.b.

PROCEDIMENTO:

Tritate tutte le parti secche con lo zucchero.
Aggiungete l’albume fino ad ottenere un impasto morbido da poter spremere con la sacca (l’ho spalmata con un pennello), l’ho fatta troppo liquida ed ho dovuto rimuoverne un po’ (altro punto da rivedere).

le mandorle

la granella di zucchero

lo zucchero a velo

cuocere a 180° per 50 minuti ( regolatevi in base al forno che avete )


Crema allo yogurt e torrone.

Stamattina ho iniziato la lavorazione della colomba, speriamo bene.

Ho un fine settimana operoso, quindi dovrò trascurare il mio blog per dedicarmi all’altra mia creatura: il lievito madre.

E’ così arzillo che non ne vuole sapere di starsene tranquillo nei contenitori e spinge da tutte le parti finchè riesce a far capolino e passeggiare indisturbato per il frigorifero, questo fino a stamattina, ora lo sistemo io.

Vi farò sapere chi ha vinto, anche se so già il verdetto, spero che la sua vanità lo induca a far lievitare le mie colombe ed a farmi fare una  bella figura con gli ospiti.

Oggi rispolvero questa crema, fatta tempo fa per utilizzare del torrone ed anche un pizzico del preziosissimo  the matcha.

Scrivo gli ingredienti per 6 persone, io ne  ho fatta la  metà.

Ingredienti per 6 persone:

  • 500 g di panna fresca,
  • 100 g di yogurt greco,
  • 50 g di zucchero,
  • 2 tuorli,
  • 100 g di torrone bianco,
  • 2 g di gelatina in fogli,,
  • 1 cucchiaino di te verde.

Preparazione:

mettere i fogli di gelatina in ammollo nell’acqua fredda, montare leggermente 400 g di panna.

In un’ altra terrina montare con la frusta elettrica i tuorli con lo zucchero e lo yogurt, sbriciolare e tritare il torrone.

Riscaldare i 100 g di panna rimasti senza farle raggiungere il bollore e sciogliere dentro il torrone, far ridurre la temperatura del composto ed unire la gelatina scolata e strizzata.

Unire i 2 composti e meslolare energicamente con una frusta, incorporare delicatamente la panna montata e versate nei bicchieri o coppe che desiderate, riporre in frigorifero per 2 ore.

Decorare a piacere, io ho usato le bucce di lime, granella di nocciole e del torrone tritato.

Per l’effetto marmorizzato  ho sciolto una puntina di the matcha in un po’ di panna e l’ho versata a filo nella coppa.


Cake con pere secche e semi di zucca.

Questo dolce, in realtà, si chiama “sella di capriolo” per la forma dello stampo, io ne ho usato uno simile, in alternativa   uno stampo da plum cake va benissimo.

Finalmente sono riuscita ad utilizzare le “pere secche” che trovo in Austria, sono buonissime anche mangiate così ma ho sempre pensato che avessero un loro perchè utilizzate in cucina.

Eccole qua sotto….  lo so…sono bruttine :-(

Quando ho letto questa ricetta sul  libro  dell’Hotel Sacher mi è sembrata complicata, invece è semplicissima!

L’unica difficoltà sta nel reperire le pere secche ma,  si possono usare anche albicocche secche,  prugne ecc.

Non so perchè ma questo dolce mi fa pensare ad una donna che si deve inventare qualcosa di “speciale” usando le poche cose che ha in casa.

Col tempo sarà stato arricchito fino ad arrivare all’ Hotel Sacher e messo nel menù  (chissà se la “signora” l’avesse immaginato  :-) )

Ingredienti:

  • 6 pere secche messe in ammollo 2 giorni nel succo di mela,
  • 100 g di farina 00 setacciata,
  • 80 g di amido di mais (maizena),
  • 5 uova,
  • 2 tuorli,
  • 100 g di zucchero a velo,
  • essenza di vaniglia (ho usato un pizzico di polvere bourbon),
  • scorza grattugiata di limone non trattato (ho usato il cedro),
  • 100 g di semi di zucca tritati e tostati,
  • 70 g di burro fuso,
  • 150 g di confettura di ribes (fatta da me)
  • 1 quadrotto di cioccolato fondente da copertura,
  • pinoli  e semi di zucca tostati per decorare.

Preparazione:

accendere il forno a 180°C,

scolare le pere,

asciugarle, eliminare il picciolo ed eventuali semi, tagliarle a cubetti.

Setacciare la farina con la maizena.

Sbattere a crema le uova, i tuorli, lo zucchero a velo, la vaniglia e la scorza di limone (cedro),

incorporare i semi di zucca e le pere, la farina ed il burro fuso caldo.

Imburrare ed infarinare uno stampo (ho adoperato uno in silicone), e versare il composto.

Cuocere a 180°C per 45 minuti, sfornare e rovesciare lo stampo, lasciar riposare 10 minuti e sollevarlo.

Riscaldare la confettura di ribes, setacciarla e pennellarla sul dolce,

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria (ho usato il microonde data la minima quantità),

formare una sac a poche con la carta forno e decorare a piacere spargendo sopra i pinoli ed i semi di zucca tostati.

 

 

 

 


Grissini con lievito madre: storia di un risveglio.

Mi piace dare un significato alle cose che mi succedono, trovare attorno ad esse coincidenze che mi fanno sognare e che mi fanno amare ancor di più la vita.

Ho riempito questo post di significati,  per l’imminente Pasqua di Ressurezione,  perchè il mio lievito madre è nato l’anno scorso in un momento particolare e questi grissini sono fatti proprio con lui, sarà perchè a volte credo che sia la fine ed invece non è così,  chiusa una porta si può vedere la luce anche soltanto aprendo una finestra ed il resto verrà col tempo che, sempre e comunque, rimane il nostro più  grande amico!!

Oggi, per me, è proprio una bella domenica!

In autunno avevo messo in congelatore il mio lievito madre, ho fatto dei sacchettini da 200 grammi, 1 da 340 g, ed è proprio quest’ultimo che ho preso tra i tanti e l’ho lasciato scongelare a temperatura ambiente.

L’ho rinfrescato con 340 g di farina unopan, una farina di forza che trovo al mulino qui vicino, ho aggiunto 160 g di acqua (non di rubinetto) ed un cucchiaio di malto d’orzo.

L’ho coperto con un canovaccio umido e l’ho messo in forno che avevo portato alla temperatura di 50°C e poi spento.

La mattina dopo aveva già dato segni di ripresa e, senza buttarne neanche 1 grammo, l’ho rinfrescato di nuovo.

Rispetto l’anno scorso ho preferito diminuire la quantità d’acqua per avere un lievito più sodo e meno blobboso.

Non ho dovuto fare più di 3 rinfreschi per avere quello che vedete qui sotto, lo trovo profumato e per niente acido.

Anche questi grissini sono venuti migliori di quelli fatti l’anno scorso con il lievito nuovo.

Io non ne so molto di lievito madre quindi vi invito a gironzolare per i blog e ne troverete delle belle!!

Ingredienti:

  • 350 lievito naturale,
  • 500 di farina 0 (manitoba),
  • 280/300 di acqua (non di rubinetto),
  • 12 gr di sale,
  • farina di semola rimacinata di grano duro per la lavorazione,
  • 75 gr di olio evo.

Come fare:

formare la fontana, amalgamare al centro tutti gli ingredienti e impastare battendo per 8-10 minuti.

L’impasto non dev’ essere  troppo morbido.

Fare un filone e stenderlo in un rettangolo circa 30×10 mantenendo la forma il più regolare possibile, appoggiarlo su uno strato di semola di grano duro,pennellare abbondantemente con olio d’oliva la superficie ed anche i lati e cospargere tutto con altra semola.

Coprire a campana e far lievitare 50-60 minuti.

Con un coltello a lama alta tagliare dal lato corto dei bastoncini larghi circa un dito e, senza smuovere troppo la pasta, afferrarli al centro con le dita e assottigliarli tirandoli delicatamente e spostando contemporaneamente le dita verso l’esterno man mano che la pasta si assottiglia.

Disporli sulla teglia un poco distanziati e regolarli con le dita per uniformare lo spessore dei grissini.

Se il grissino è troppo lungo per la teglia tagliatelo e mettetelo sulla teglia cosi com’è poichè non è possibile reimpastarlo.

Mettere subito in forno caldo a 200° per 18-20 minuti.

Questo è quello che scrivono le Simili e quello che ho copiato paro paro e se ci sono riuscita io, buoni grissini a tutti.


99 colombe portano speranza e lavoro in Abruzzo …..

Quale migliore occasione delle prossime feste Pasquali per aiutare a rilanciare l’attività artigianale de Le Sorelle Nurzia dell’Aquila?  Il prossimo 6 aprile facciamo in modo che  99 colombe portino la speranza ed un sorriso a coloro che hanno perso tutto ma non la voglia di ricominciare!

Mi ha telefonato ora un’amica che vive alle porte di Roma, grande consumatrice dei torroni e del cioccolato de

Le Sorelle Nurzia

bravissime pasticcere mi ha detto, allora facciamole conoscere queste Sorelle e, perchè no?…Facciamole “lavorare” ;-)


Pane, amore, zucca e rosmarino!!

Domenica, mentre il raggio di sole illuminava il pane mediterraneo, io m’illuminavo sull’uso della mezza zucca che troneggiava sul tavolo.

Il pane con la zucca mi piace molto ma non l’ho mai fatto, così ho scartabellato un po’ ed ho trovato uno che faceva al caso mio.

Sempre orfana del mio lievito madre (che però ieri sera ho “risvegliato” , nutrito per bene e fatto dormire al calduccio tutta la notte…..oggi ho visto che ha dato “segni di risveglio” ;-) , ho optato per il lievito di birra che, compero dal panettiere, ha un profumo ed una consistenza diversa dal “cubetto”.

Per fare questo pane occorrono:

400 g di polpa di zucca tagliata a cubetti, aghi di rosmarino tritati.

Per il primo impasto:

  • 300 g di farina ( manitoba),
  • 5 g di lievito di birra,
  • 150 g di acqua.

Per il secondo impasto:

  • 250 g di farina (manitoba),
  • 20 g di lievito di birra,
  • 150 g di acqua,
  • 40 g di olio evo (extravergine di oliva),
  • un pizzico di sale.

Come si fa questo pane:

mescolare tutti gli ingredienti del primo impasto, coprire con un canovaccio umido e lasciar riposare a temperatura ambiente per 18 ore (io l’avevo dimenticato :-(  è rimasto a riposo qualche ora in più ma non è successo nulla).

Mescolare l’acqua la farina ed il lievito del secondo impasto con il primo spezzettato.

Amalgamare il sale e l’olio, impastare bene (lo confesso, ho usato la MDP).

Far lievitare per 1 ora coperto con il canovaccio.

In una terrina mescolare la zucca a cubetti con gli aghi di rosmarino ed un po’ di sale,

Stendere la pasta col mattarello ad un’altezza di 1/2 cm.

Coprirla con la miscela di zucca e rosmarino.

Arrotolare e dividere in 4 parti.

Chiudere bene la parte tagliata e formare dei piccoli “strudel” o delle pagnottelle, volendo si possono formare  dei piccoli panini.

Disporre sulla teglia, distanziando le forme e lasciate lievitare ancora 1 ora.

Spennellarlo delicatamente con latte o acqua ed infornare a 200°C per 40 minuti c.ca, se optate per i panini il tempo sarà ridotto.

 


Pane mediterraneo, un raggio di sole in cucina.

L’ideale, per me, sarebbe stato fare questo pane con il lievito madre ma, essendo in questi mesi occupata a far da madre a me stessa l’ho momentaneamente messo a riposo.

Cosa c’è di più bello che fare il pane? Un gesto antico  accompagna ancora l’uomo che riesce  ad emozionarsi sentendo nell’aria il suo profumo, il profumo del pane caldo.

Ed immaginate il profumo di questo pane, con le olive infornate ed i pomodori secchi?

Ho voluto rifarlo per proiettarmi nell’estate e, ieri mattina, il sole mi ha regalato questo raggio, si è fatto largo tra il tetto e la finestra ed è entrato ad illuminare il pane ed a  riscaldare il  mio cuore ……

Ingredienti per 2 pagnotte:

  • 680 g. farina 00 (ho usato la manitoba del mulino locale),
  • 400 ml. di acqua tiepida,
  • 30 g. lievito di birra,
  • 140 ml di olio evo,
  • 1 cucchiaino di sale,
  • 100 g. olive infornate (o nere come vi piacciono)  snocciolate  e tagliate a pezzetti,
  • 100 g. pomodori secchi sott’olio, scolati e sminuzzati.

Come fare:

In una ciotola fate sciogliere il lievito con l’acqua tiepida ed amalgamare,

in una terrina capiente setacciare 440 g. di farina,

fare la fontana ed inserire il composto di lievito e l’olio evo,

amalgamare bene fino ad ottenere un impasto fluido,

pulire i bordi, coprire con un telo umido e lasciar riposare al caldo fino a che l’impasto sia raddoppiato di volume: 1h, 1h e 1/2.

Incorporare il resto della farina setacciandola, il sale, le olive ed i pomodori, mescolare.

Dopo aver pulito i bordi della ciotola, coprire e e lasciare lievitare.

Riscaldare il forno (statico) a 200°,

coprire la teglia con la carta forno e, dopo aver diviso l’impasto a metà (risulta morbido ma è perfetto così, manipolarlo poco affinchè non si sgonfi)  con le mani umide formare due rettangoli alti c.ca 2,5/3 cm.

Spennellare le pagnotte con l’acqua fredda e spolverizzarle con la farina.

Infornare per 40/45′, valida la prova stecchino!

Sfornare e far raffreddare su una grata.


Polpettine di maiale e riso venere all’orientale.

Ci sono degli oggetti che, non si sa per quale strana alchimia, riescono a sfuggire alla ciclica follia di liberarsi degli oggetti che riteniamo, erroneamente,  inutili.

Oggetti che alla fine si dimostrano indispensabili in quanto per la loro semplicità non sono sostituibili da altro.

Di fatto lo sarebbero, se fossimo disposti a spendere una barca di soldi per aggiornare il nostro parco-macchine ;-)

Sto parlando di questo:

A volte  lo vedo ai mercatini oppure in quei negozi dove si trova ancora di tutto, la grattugia in vetro per le mele, i pelapatate in alluminio, ecc.

Questa volta l’ho abbinato alla pentola a pressione per cuocere queste polpettine orientaleggianti :-D  che, pur contenendo zenzero, aceto di riso, olio di sesamo e non essendo “cibo nostro” è stato gradito, come dico sempre, dall’uomo di casa che se l’è pappate quasi tutte…….:-(

Ho deciso che diventeranno il mio cibo quasi quotidiano, cambierò tipo di carne di  riso ma questo tipo di cottura al vapore nella pentola a pressione non lo mollo più!!

Le dosi per c.ca 18 polpettine sono:

  • 100 g di riso venere,
  • 100 g di macinato di maiale magro (mi sono fatta macinare 1 pezzo di filetto),
  • 100 g di pancetta di maiale (ho usato quella tesa dolce eliminando le parti grasse),
  • 50 g di polpa di granchio (ho usato i gamberi),
  • 1/2 uovo,
  • 1 porro o 1 cipollotto,
  • il verde di una zucchina tagliata a piccolissimi cubetti,
  • 1 cucchiaio di olio di sesamo (Natura Sì) si può sostituire con l’olio di mais,
  • 1 cucchiaino di salsa di soia,
  • 1 cucchiaio di fecola di patate,
  • 1 cucchiaio di aceto di riso (sostituibile con l’aceto di mele),
  • 1, 5 cm di zenzero fresco grattugiato.

Come fare queste deliziose polpettine:

mettere il riso in ammollo la sera prima,

mescolare il macinato, la pancetta ed il bianco del porro (o cipollotto) macinati finemente e la zucchina.

Unire l’uovo, lo zenzero grattugiato, l’olio, la soia, la fecola e l’aceto, mescolare bene.

Sgocciolare il riso, mettere 1/2 litro d’acqua nella pentola a pressione,  appoggiare il riso nel cestello coperto con carta forno, chiudere e dal fischio, cuocere per 5 minuti.

Far sfiatare, scolare il riso e metterlo da parte.

Formare le polpettine della grandezza di una noce e rotolarle nel riso.

Versare sempre 1/2 litro d’acqua fredda nella pentola ed appoggiare le polpettine sul cestello foderato come prima distanziandole un po’.

La mia pentola a pressione è piccola ed ho fatto 2 “manches” :-)

Chiudere e cuocere 5 minuti dal fischio, lasciar sfiatare e servire!!!

La pentola a pressione consente di conservare il 70% delle vitamine degli alimenti ed evita la loro ossidazione.


Financier ai mirtilli.

E pensare che a quest’ora sarei dovuta essere a Rimini, a correre sulla spiaggia, riempire le narici col profumo del mare e trasportare lo sguardo all’orrizzonte cercando antiche emozioni e ricordi che l’acqua non è riuscita mai a trascinare via.

Come l’onda i ricordi si allontanano e poi ritornano, il mare  riporta  quelli belli con l’inevitabile malinconia.

Ma ritorniamo alla realtà che, in ogni caso, non è poi così malvagia.

Ritorniamo ai Financier, un classico della pasticceria francese, devono il loro nome al quartiere finanziario di Parigi dove nascono.

Farina di mandorle, albumi ed il burro nocciola (beurre noisette), burro che viene fatto sciogliere lentamente sul fuoco fino a raggiungere il color nocciola.

Meglio adoperare il burro chiarificato perchè oltrepassato il punto di fumo il burro diventa nocivo, il burro chiarificato si trova in commercio ma si può fare da soli così.

Questa versione arriva da una rivista letta dalla parucchiera… già ero andata a farmi bella, invece di informarmi sulla vita di Belen o curiosare nella casa del grande fratello od immergermi nel gossip  vado a cercarmi le rubriche di cucina.

A volte corrompo il personale e mi faccio regalare la rivista, altre, come in questo caso mi armo di carta e penna.

Se avete poco tempo, volete fare bella figura o volete farvi una coccola tutta speciale per voi, ecco, questi financier fanno al caso vostro.

Per 12 financier:

  • 80 g di mirtilli,
  • 75 g di burro salato chiarificato,
  • 125 g di zucchero (l’ho sostituito con 50 g di sciroppo d’acero),
  • 60 g di farina di mandorle,
  • 60 g di farina di nocciole,
  • 20 g di farina 00,
  • 3 albumi.

Come si fanno i financier:

accendere il forno a 190°C.

sciogliere il burro fino a farlo diventare color nocciola, mettere in una terrina le farine, lo sciroppo d’acero, unire il burro, montare a neve gli albumi ed incorporarli.

Lasciato da parte 36 mirtilli e mescolare gli altri al composto,  riempire le 12 formine,  decorarle ognuna con 3 mirtilli.

Infornare per 12 minuti.

Sono riuscita ad assaggiarne UNO SOLTANTO!!!


Torta al limone, di Nonna Papera.

torta al limone con retina-1

Evviva!!!! Ieri pomeriggio, dopo aver finito i compiti (faccio la seconda elementare), la mamma mi ha mandato a portare le uova a nonna Papera.

Lei vive in America, ma viene ogni anno a trovare i suoi tre discoli nipotini.

Quest’anno è la prima volta che la vedo e sono emozionata, mi piace stare con lei, mi insegna tante cose e mi racconta tante storie.

Non abita lontano e sono andata da lei in bicicletta e, per arrivare prima, ho preso la scorciatoia per i campi…tutte scuse per fermarmi a raccogliere qualche fiore da regalarle.

Prima di entrare in casa ho salutato i nipotini che mi fanno sempre dispetti uffa!

Lei mi ha vista arrivare, mi è venuta incontro e mi ha fatto una carezza.

**Vieni, ti ho portato un regalo, so quanto ti piace il mio quaderno di ricette e te ne ho portato una copia.

Ma è un libro!!!

**Si, il mio amico Walt per il mio compleanno lo ha pubblicato, ha detto che era un peccato che non potessero leggerlo tutti i bambini del mondo, scegli una ricetta che la facciamo assieme.

Ce n’erano così tante, e prima di ogni ricetta un aneddoto di storia, ero così emozionata.

Nonna Papera, facciamo la torta al limone? E’ a pagina 110, non mi sembra difficile.

torta al limone di nonna papera

Ingredienti per la pasta:

  • 250 g di farina,
  • 150 g di burro,
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per la crema:

  • 3 limoni,
  • 180 g di zucchero,
  • 3 dl d’acqua,
  • 60 g di farina,
  • 3 tuorli.

Ingredienti per la meringa:

  • 2 albumi,
  • 40 g zucchero a velo.
  • Ciliegine candite per decorare.

*************************************

**Va bene, mettiti il grembiulino e vai a lavarti le mani che incominciamo.

Le uova te le manda la mamma, sono freschissime e già lavate, sai, la mamma dice che bisogna sempre lavarle le uova prima di usarle.

A questo punto nonna Papera ha brontolato un po’.

Cosa c’è?

**Ah, hanno sbagliato di scrivere la dose di burro.

Perchè?

**Perchè non è possibile fare un’impasto con 25 grammi di burro su 250 grammi di farina.

E adesso come facciamo, non ti ricordi più come avevi scritto?

**No, ed ho anche regalato il vecchio quaderno, ma ora facciamo noi, tu tagliami il burro a pezzettini piccoli, io lo aggiungo poco a poco nella farina, così vediamo quanto ne occorre.

Hai messo il sale nella farina?

**Si, certo.

Alla fine ha aggiunto 150 grammi di burro.

Ha fatto come era scritto nel libro ed ha infornato (i fagioli li ho messi io..ma non li ho contati).

Cosa significa  forno caldo e forno moderato?

**Per questa torta  180°C e 160°C.

Lei mi ha fatto grattugiare la scorza dei limoni, dividere il rosso dell’uovo dall’albume.

**Stai attenta a non rompere il tuorlo, se va nell’albume non riusciamo a fare la neve.

Lei ha preparato la crema ed io l’ho mescolata per non farla attaccare.

Dovevamo aspettare, per finire la crema, che la torta fosse cotta e così mi ha raccontato un po’ di cose.

Quest’anno a casa sua c’ è stato molto freddo, per giorni non è potuta uscire di casa per la neve alta che arrivava a metà porta e metà finestra, con il freddo le fanno male le ossa e fa fatica a muoversi come una volta.

Per questo ha deciso di venire in Italia a trovare i suoi nipotini e per regalare qualche copia del suo quaderno di ricette ai bambini che, leggendolo, impareranno anche un po’ di storia che, come dice la mamma, non fa mai male!

Intanto  mancava pochissimo, la torta era quasi  cotta e dovevamo preparare la meringa.

Posso fare io la meringa? Come devo fare?

**Sbatti bene gli albumi ed aggiungi a poco a poco lo zucchero a velo.

Così?

**Si, bravissima, ancora un po’, dev’ essere come la neve.

Come quella che vedevi dalla tua finestra? ;-)

**Sciocchina, non prendermi in giro.

A questo punto mi ha fatto una carezza, è molto dolce nonna Papera, anche se sembra un po’ burbera.

Va bene così?

**Si, facciamo presto, io metto la crema nella torta e tu metti sopra la meringa, stendila bene sulla crema e poi metti le ciliegine.

Posso metterle come voglio?

**Certo.

Adesso a quanti gradi va il forno?

**A 180°C

Quanto tempo?

**Fino a quando la neve sarà colorata.

Come l’oro?

**Si, come l’oro.

Nonna Papera, perchè non rimani sempre qui? Così se sarà freddo ed avrai male alle ossa potremo aiutarti noi a fare le faccende e tu potrai riposare.

**Mi piacerebbe, ma la mia casa è laggiù,  qui  il mio cuore sarebbe diviso a metà. Lo capirai un giorno, quando sarai lontana dalla tua terra.

**Noi siamo come gli alberi, abbiamo le radici e, come gli alberi, se veniamo strappati alla terra non moriamo, ma cresciamo storti e non facciamo le foglie ed i fiori non riescono a sbocciare, cadono prima, e così non nascono neanche i frutti.

Ho visto che aveva gli occhi lucidi.

Perchè piangi?

**Non piango, devo mettermi gli occhiali, prendimeli tu, sono sulla credenza.

Nonna Papera, la neve è diventata color dell’oro, è pronta?

**Ora vedo io, si  si, è pronta, prendi le presine, quelle più grosse.

Posso fare io? :-)

**No, è pericoloso, i bambini non devono andare vicino ai fornelli ed il forno, bisogna chiedere sempre alla mamma.

Va bene :-(

Com’è bella!!!!!

**E’ anche buona, la tagliamo quando si è raffreddata, adesso la crema è ancora morbida.

Nonna, chi va a dar da mangiare a Pluto?

**Lo ha portato a casa zio Paperone.

Zio Paperone? Ma lui è avaro, non gli darà da mangiare per risparmiare.

**No, zio Paperone non è più tanto  ricco, ha perso un po’ di soldi, lo hanno imbrogliato persone più furbe di lui e con i soldi ha perso anche la sua avarizia, si è accorto che era solo, che nessuno gli voleva bene, ora divide quello che ha con i poveri, ha molti amici che vanno a trovarlo, è diventato buono, ha capito che sono altre le cose che hanno valore, ed ora si sente più ricco di prima.

**Ma ora tagliamo la torta, chiama i tre discolacci, è l’ora della merenda.

fetta torta al limone nonna papera

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Ehi, svegliati, sono tornato.

Ciao, mi sono addormentata, ho fatto un bellissimo sogno, la mangi una fetta di torta con me?


Terrina di zucca e verza.

Continua il tormentone: zucca, zucca, fortissimamente zucca…ma sta finendo, un po’ mi mancherà….a voi un po’ meno vero? ;-)

Per il cavolo verza ho copiato da Wiky!! ;-)

Da quando uso la zucca ho imparato a sostituire il pepe con lo zenzero, la sua nota piccante mi piace ed arrichisce di sapore la “sunnominata” !!

Sapete già che a pranzo faccio “mordi e fuggi”, cerco comunque di fare un pasto equilibrato e completo e questa terrina, secondo me, è adatta a questo scopo.

L’aggiunta dei pinoli da una piacevole nota croccante, si possono sostituire con noci, mandorle ecc.

Sappiamo già che in corso d’opera nascono nuove idee, basta solo provare.

Gli ingredienti sono:

  • 1 cavolo verza,
  • 800 g di zucca pulita,

  • 2 spicchi d’aglio,
  • 100 g di pinoli,
  • 100 g di scamorza affumicata,
  • 100 g di parmigiano grattugiato,
  • 1 cucchiaino raso di zenzero in polvere (sostituisco il pepe),
  • sale a discrezione.

Come si fa:

sbollentare le foglie di verza lavate in abbondante acqua salata per 5 minuti,

scolarle e metterle ad asciugare su un canovaccio.

In una padella rosolare in poco burro chiarificato l’aglio (vestito) con i pinoli, aggiungere la zucca tagliata a pezzetti, coprire con poca acqua calda, aggiungere lo zenzero coprire e portare a cottura.

Togliere l’aglio, schiacciare la polpa di zucca rendendola una purea, amalgamare il formaggio grattugiato, lasciandone un po’ per la copertura.

Tagliare a fette sottilissime la scamorza (se avete l’affettatrice usatela).

Foderare  uno stampo da plumcake con le foglie di verza.

Fare uno strato con la polpa di zucca.

Coprire con uno strato di scamorza.

Ripetere il procedimento formando 2 o 3 strati (dipende dalla grandezza dello stampo).

Finire ripiegando  le foglie di verza a chiudere la terrina, spolverare con il rimanente parmigiano ed un filo d’olio extravergine d’oliva.

Infornare per c.ca 40 minuti a 180°C.

Sfornare la terrina e lasciarla intiepidire, capovolgerla su un piatto da portata.

Il cavolo da energia fisica attraverso i suoi glucidi e protidi. Rinforza le difese immunitarie, ha una funzione preventiva nei confronti di molti tumori, combatte l’ulcera gastrica, l’ulcera duodenale e le ulcere intestinali; svolge una funzione depurativa dell’organismo, è un antianemico, molto utile contro bronchiti, coliti, congiuntivite, contusioni, sinusite, diabete, diarree e dissenterie, dolori gastrici ed intestinali, dolori muscolari e reumatici e influenza. La ricchezza del cavolo in zolfo, arsenico, calcio, fosforo, rame, iodio può spiegare le sue virtù digestive, rimineralizzanti e ricostituente cerebrale – 1 kg di cavolo da un apporto di 2,5 gr di fosforo -. Grazie al suo contenuto di vitamina B1, è un fattore di equilibrio nervoso. Sciacqui con il succo di cavolo curano l’afonia. Sempre con il succo si cura la sordità. I cavoletti di Bruxelles sono ricchi di vitamina C – ne contengono il doppio delle arance -. C’è un antico proverbio che dice “i cavoli sono sempre in mezzo”.

Auguro a tutte/i una splendida settimana..alla prossima zucca!! :-D


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