Archivi del mese: agosto 2010

Confettura di corniolo e petali di rosa, poesia sotto vetro.

Una domenica di sole, la voglia di essere in mezzo alla natura, un cesto e via, camminare per sentieri semi abbandonati, abbracciati da una vegetazione bramosa di riappropriarsi del suo spazio.

Lui con me, con gli anni ha imparato a godere di questi momenti dimenticando le zone industriali ed i capannoni, il passo sicuro e curioso.

Non è più contrariato se, per raccogliere le more, si ferisce con le spine, fa parte del gioco, la prossima volta sarà più rispettoso.

Un corniolo! Esclama stupito, ma è sul terreno del nonno, è sempre quello, a terra ci sono le bacche!

Allora è il momento di raccoglierle, farò una marmellata, quanto mi piace il suo entusiasmo.

Lo zio  accortosi che  guardavo le sue rose mi ha concesso di raccoglierne qualcuna.

I petali di questo rosaio li ho usati anche per questa confettura.

Queste cose mi emozionano, rendono le mie giornate diverse, affascinanti, uniche e tutte da assaporare proprio come questa confettura.

Le bacche non erano molte, ho navigato un pò alla ricerca di una ricetta poi, come sempre o quasi, ho fatto a modo mio.

Per questa poesia sottovetro ho usato:

  • 1/2 kilo di bacche di corniolo,
  • 100 g di petali di rosa,
  • 1 piccola mela con i semini,
  • 150 g di zucchero,
  • acqua q.b.

Come ho composto la poesia:

ho messo le bacche in un tegame coperto ed a fuoco bassissimo per ammorbidire le bacche.

Le ho trasferite in un setaccio a maglie larghe ed ho schiacciato per ottenere la polpa eliminando i noccioli.

Ho usato poca acqua bollente per risciacquare i residui e non perdere nulla del prezioso nettare.

Avevo già sfogliato le rose ed ho versato il liquido bollente sui petali  lasciando macerare per mezz’ora.

Ho messo tutto sul fuoco assieme allo zucchero e 1 mela (dello zio) sbucciata ma con i semi (per la pectina dicono).

Ho fatto cuocere raggiungendo la consistenza ed invasato bollente in barattoli sterilizzati in forno a 100°C. per 20 minuti.

I prezzi di certe confetture sono giustificati, ora l’ho capito.

Il corniolo (cornus mas.) appartiene alla famiglia delle cornacee ed è un alberello alto tre-quattro metri con corteccia di colore verde-grigiastra ed è proprio qui che sono presenti sostanze tanniniche, mucillagini (ne sono ricchi i frutti), zuccheri e acido malico.

E’ una pianta di gradevole aspetto coltivata come ornamentale. Le sue bacche sono di colore rosso vivo. Il corniolo è famoso per la sua longevità: la leggenda narra che nei primi anni dell’era volgare vivesse sul colle Palatino un corniolo nato dal legno della lancia con cui Romolo aveva tracciato i limiti della futura città di Roma.

Ho trovato questo sul corniolo, la longevità della pianta è reale, il corniolo dal quale provengono le bacche è in quel posto da molti anni, ha osservato la crescita del nonno e del mio lui ed ha resistito al terremoto del 1976, quando si dice avere carattere.

Buona giornata.


Pappardelle di Kamut con Chiodini e Zucca: andar per funghi terza parte.

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Eccomi con la terza parte di quella che è ormai diventata una rubrica, faccio una premessa (che avrei dovuto fare nella prima parte): io non raccolgo tutto quello che vedo nel bosco, raccolgo quello che vedete qui, nel dubbio metto da parte il fungo e lo vado a far analizzare all’ispettorato micologico di zona.

Li pulisco sul posto senza strapparli dalla loro sede (penso agli anni a venire), non ribalto e calpesto tutto ciò che non raccolgo perchè se è lì è senz’altro per un motivo.

Diciamo che anche nel bosco il galateo e le buone maniere sono gradite.

Detto questo parlo di loro, i compagnoni del bosco: i chiodini.

Amano stare in gruppo, si raccolgono sotto  i vecchi ceppi ormai ricoperti di muschio che con la loro legna hanno riscaldato gli inverni di qualche famiglia ed  ascoltano volentieri i loro racconti, a volte mi sembra di sentire il loro vociare, come se intonassero un coro di montagna.

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Chiodini Austria.

Per questa ricetta li ho accompagnati alla zucca, un matrimonio perfetto completato dalle pappardelle con la farina di kamut che mi sono inventata per l’occasione.

Pappardelle di kamut con chiodini e zucca

Pappardelle di kamut con chiodini e zucca.

Ingredienti per le pappardelle:

  • 200 g di farina di kamut,
  • 2 albumi,
  • 50 g di polpa di zucca cotta al vapore,
  • 1 cucchiaino di polvere di fughi porcini (la faccio io macinando i porcini secchi),
  • prezzemolo.

Procedimento per le pappardelle:

questa volta ho usato il robot per amalgamare meglio gli ingredienti, ha fatto tutto lui.

Ho coperto l’impasto e fatto riposare per 30 minuti.

Ingredienti per il condimento:

  • 300 g di chiodini,
  • 250 g di polpa di zucca,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1 noce di burro (burro di soia),
  • 1 scalogno,
  • prezzemolo tritato,
  • parmigiano reggiano,
  • sale e pepe (peperoncino).

Procedimento per il condimento:

pulire i funghi e scottarli in acqua bollente salata, tagliare a dadini la polpa di zucca.

Scaldare in una padella il burro e l’olio e far rosolare leggermente lo scalogno tritato, aggiungere la zucca e i funghi, salare e pepare.

Bagnare con un bicchiere d’acqua bollente e cuocere scoperto ed a fuoco basso per 20 minuti.

Nel frattempo stendere la pasta e ricavarne il formato preferito (io ho usato la rondella dentata), cuocere e saltare nel condimento aggiungendo poca acqua di cottura.

Servire con il parmigiano a scaglie o lamelle.

Alla prossima.


Torta carote, mandorle, cocco, kefir e fava tonka

Non me la sento di anticipare ancora l’autunno con altre ricette di funghi e zucche, anche se la stagione che sto vivendo non posso proprio chiamarla estate.

L’anguria o cocomero immangiabili, suonano bene, sono rosse ma non sanno di niente, neanche i semi sono ben allineati come al solito quindi, per me, estate anomala.

Mi consolo ritornando con la mente all’incontro, anche quello in una giornata autunnale, ma il sole non è mancato comunque, la solarità delle risate, del piacere dello stare assieme, quel piacere naturale, non retorico e di circostanza, il sentirsi bene e desiderose di ripetere l’incontro al più presto.

Terry ed io desiderose di debuttare nella blogger-società acquistando fava tonka e pepe lungo, certo che è una battuta, si gioca un pò, non sarà certo la fava tonka che eleverà di rango una blogger.

Una pioggia torrenziale ci ha accompagnate per tutta la strada, 2 piccoli ombrelli non sono bastati a proteggerci quindi per solidarietà abbiamo dovuto esporre ciascuna una spalla alle intemperie.

Come 4 Alice nel paese delle meraviglie siamo entrate nell’ Antica Drogheria  Carbelotto dalla quale non sarei mai uscita.

Solo le persone in coda che ci guardavano in cagnesco hanno frenato il nostro entusiasmo e dopo aver riempito la borsa con spezie varie, aver rotto confezioni di chinotto, col sollievo del commesso (del titolare no,ho avuto la sensazione che sarebbe stato con noi fino a sera) e della titolare abbiamo pagato e ci siamo dirette verso la seconda tappa obbligata:  da Feltrinelli, libreria con bistrot dove dopo aver sorseggiato le nostre bevande preferite abbiamo sospirato tutte assieme di fronte ai libroni di Nigella, Martha Stewart, Donna Hay, Jamie Oliver, Gordon Ramsey, resistendo alla tentazione di prosciugare il bancomat.

Nel frattempo la pioggia era aumentata, togliendoci il piacere di una passeggiata, di fare qualche foto baciate dai raggi del sole, anche se Terry aveva lasciato a casa la sua Reflex, lasciandomi in balia degli eventi con la mia digitale che, sentendosi sola, non ne ha voluto sapere di fare belle foto.

Puntualmente dopo qualche metro spuntava un venditore ambulante che ci offriva un ombrello, attraversa di qua, corri di là e, finalmente, abbiamo raggiunto la pizzeria dove, lo dico con tutta sincerità, ho mangiato la pizza più buona della mia vita.

Lì abbiamo fatto il giuramento della fava Tonka, con riluttanza ha partecipato anche Tepperella che ha definito la fava tonka: profumatore per  WC ….mah!

Le ore erano trascorse in fretta, il momento dei saluti imminente, sempre accompagnate dalla pioggia siamo arrivate alla macchina, un bacio, un arrivederci, un augurio a Tepperella per il suo imminente parto e via, ognuna nella propria direzione.

E adesso la torta che avevo preparato per il compleanno di Terry, preferendole all’ultimo minuto la mousse.

Torta carote, mandorle, cocco, kefir e fava tonka.

Ingredienti:

  • 300 g di carote,
  • 150 g di farina di cocco,
  • 150 g di mandorle pelate,
  • 150 g di zucchero,
  • 3 uova,
  • 150g di kefir,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere con spiga),
  • 1/2 fava tonka grattugiata.

Per la glassa:

  • 125 g di cioccolato fondente,
  • 125 ml di panna fresca.

Come fare la torta:

pelare le carote e tritarle, tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unirle ale carote.

Aggiungere il cocco, le uova intere, il lievito, il kefir e la fava tonka grattugiata (esalta il sapore delle mandorle).

Versare in uno stampo di 20 cm. (ho usato quello a cuore in silicone).

Infornare a 160°C. per 10 minuti, alzare poi la temperatura a 180°C. per 40 minuti.

Far raffreddare sulla griglia.

Come fare la glassa:

scaldare a bagnomaria la panna, e sciogliere il cioccolato mescolando, togliere dal fuoco e quando avrà raggiunto la giusta consisteza glassare la torta.

Sui bordi ho appoggiato cocco a scaglie.

Buon fine settimana.


Andar per funghi seconda parte: i funghi viola….

Correva l’anno 2009, era ottobre e nelle Valli del Natisone durante i fine-settimana c’era la Festa delle castagne ma, mentre salivamo con la macchina per la salita ripida che porta a Valle sono stata attratta da una strada bianca in costa, ho guardato il mio lui e gli ho detto: e se noi le castagne andassimo a raccoglierle nel bosco?

Detto fatto, abbiamo  cambiato le scarpe, lui ha preso il cesto, io ho indossato il mio zaino sempre attrezzato per ogni evenienza e via.

E questo è quello che  scrissi l’anno scorso al mio ritorno (copia-incolla):

Durante i miei anni di “andar per boschi” ho spesso incontrato i Funghi viola, ma mai più di 1 o 2, il mio compagno di funghi, esperto e tesserato, mi diceva sempre: vedi? Quelli sono buoni.

Poi ho cambiato città e bosco, quindi mi sono limitata a raccogliere porcini, mazze di tamburo, chiodini e finferli.

Domenica, raccogliendo castagne ne ho visti un bel po’, radunati nella stessa area. li ho raccolti e ieri mattina, per essere sicura sono andata all’Ispettorato micologico per farli controllare.

La signora mi ha spiegato un sacco di cose, anche il fatto che certi funghi definiti “non commestibili”, vengono classificati così anche se esiste un solo caso d’intolleranza .

E’ un po’ quello che è successo a me con i porcini crudi.

Ora che scrivo sono ancora viva, sono trascorse un po’ di ore, quindi significa che li tollero…e se li tollero!!

Risotto con funghi viola.

In mattinata li ho puliti e lavati , tagliati e scottati con un po’ d’olio evo e lasciati in frigorifero, per l’ora di cena ho tritato finemente uno scalogno ed ho messo il riso a tostare, aggiungendo poco brodo vegetale.

Ho unito i funghi, lasciandone da parte 2 cucchiaiate, ed ho proseguito  come si fa per i risotti, 5 minuti prima della fine ho aggiunto i funghi rimasti ed ho portato a cottura.

Ho prelevato la mia porzione senza mantecatura (mi interessava sentirne il sapore), mentre per l’uomo di casa ho mantecato, fuori dal fuoco,con una noce di burro e parmigiano.

Avendo trovato il coriadolo fresco, al posto del prezzemolo ne ho sparso sopra una bella manciata.

Il risultato ottimo, anche se mi avevano parlato di una colorazione viola che non ho notato e, come dice sempre lui:….”da rifare”, che significa: zaino in spalla e via per i boschi……com’è dura la vita!!!


Torta mousse cioccolato-caffè, senza glutine.

la primavera nel piatto-002

Come altre mie torte, anche questa nasce a forma di cuore ma, essendo l’anno scorso molto più inesperta di adesso, non ho calcolato le difficoltà nello sformarla, allora ho salvato le apparenze porzionando il dolce con un coppapasta, sarebbe stato un peccato buttare tutto.

Ingredienti:

  • 2 uova,
  • 110 g.  di zucchero,
  • 150 g.  di cioccolato fondente,
  • 80 g.  di burro,
  • 30 g.  di caffè solubile (la torta nasce con il cacao amaro)

collage

Come si fa:

accendere il forno a 160°C.

Montare i tuorli con lo zucchero ed a parte gli albumi a neve.

Spezzettare il cioccolato e farlo sciogliere a bagnomaria assieme al burro e al caffè solubile.

Versare i tuorli sul cioccolato ed amalgamare delicatamente.

Togliere dal bagnomaria ed incorporare delicatamente gli albumi.

Versare il composto in una tortiera imburrata ed infarinata (ho usato il silicone) e cuocere per 40 minuti.

Vi auguro un bellissimo fine settimana, esattamente come lo desiderate.


Porcini al cartoccio.

Porcini al cartoccio.

Io amo molto la natura, ve ne sarete accorti, amo raccogliere tutto ciò che lei ha messo a nostra disposizione, spesso penso che se mi perdessi in un bosco non morirei di fame…forse mi mangerebbe l’orso? ;-)

Le ricette che condivido oggi le ho testate l’anno scorso con successo e soddisfazione mia e di chi ha assaggiato.

Se siete appassionati scoprirete (come è successo a me) altri funghi buoni e commestibili che possono, nel loro piccolo, sostituire i porcini che non sempre si trovano.

Inizio con un antipasto o contorno.

Porcini al cartoccio.

Una ricetta scoperta ed apprezzata molti anni fa in un ristorante.

Non so se è la stessa però un fungo così va mangiato in purezza senza tanta cottura e manipolazione.

Dopo averlo pulito (ovviamente :-) )  ho tagliato il fungo per lungo a fette spesse c.ca 1 cm.,

ho steso della carta-forno che ho profumato strofinandola con gli spicchi d’aglio ed unto leggermente con olio evo,

ho appoggiato le fette di fungo, salate, pepate e massaggiate con qualche goccia d’olio evo, ho chiuso il cartoccio e cotto in forno a 200° x 10/15′

La seconda ricetta è complementare a questa perchè ho usato i funghi dello stesso cestino.

 

Un primo piatto intramontabile, cambia il formato di pasta, ma il sapore rimane sublime!!

Troccoli con porcini.

Per fare questo piatto ho sacrificato un pezzetto di fungo dei porcini al cartoccio

Anche per questo piatto, poca cottura e poco condimento.

Ho tagliato il fungo a fette un po’ spesse, ho messo in una padella antiaderente una noce di burro ed uno spicchio d’aglio vestito,

ho fatto sciogliere il burro a fuoco basso senza farlo soffriggere, ho tolto l’aglio ed ho aggiunto i funghi saltandoli un attimo (devono rimanere sodi).

Cotta la pasta (io avevo i troccoli) l’ho fatta saltare nella padella con un mestolino d’acqua di cottura.

Ho condito il piatto finito con una salsina che avevo preparato con prezzemolo ed olio evo, io non metto il formaggio.


Zuppa inglese con le pesche by Tiziana, of course.

In attesa di preparare il post dell’incontro Veneziano e rendere onore alla famosa Fava Tonka , al Pepe Lungo ed alle altre spezie finalmente trovate vi delizio con questa zuppa, ricetta di Tiziana, che non poteva che essere così: BUONISSIMA.

Ingredienti:

  • 6 pesche ben mature ma sode,
  • 2 cucchiai di zucchero,
  • 2 limoni bio.
  • 4 tuorli,
  • 2 cucchiai di zucchero (rasi),
  • 2 cucchiai di farina (colmi),
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 limone bio,
  • 3/4 lt. latte,
  • Savoardi q.b.,
  • Alchermes q.b. (liquido delle amarene al naturale).

Preparazione:

mettere in una terrina le pesche tagliate a spicchi ( 8 spicchi per pesca), aggiungere lo zucchero ed il succo di 2 limoni, tenere da parte per circa 1h. (non in frigo, ogni tanto mescolare).

Nel frattempo preparare la crema pasticcera con i 4 tuorli uniti allo zucchero, mescolare fino a renderli schiumosi,

aggiungere il sale, la farina e piano piano unire il latte.

Con la parte gialla della buccia del limone, formare una striscia e unirla al composto.

Portare a ebollizione sempre mescolando per non formare grumi, quando la crema si sarà addensata togliere dal fuoco,

mescolare ancora un po’ e togliere la buccia di limone.

Ora, con i savoiardi imbevuti di alchermes, foderare la base di una pirofila con bordo alto (25×15 circa),

coprire con metà crema, appoggiare sopra la metà degli spicchi di pesca poi aggiungere l’altra metà di crema e finire con il resto delle pesche.

Mettere in frigo per 2h. circa prima di servire.


Le mie piccole personalizzazioni :

semplicemente, ho alternato ai 2 strati di pesche uno di savoiardi che ho bagnato nel liquido delle amarene al naturale, tutto qui.

L’alternativa è la monoporzione, più fotogenica, ma se della fotogenia nonvepòfregardemeno fate come me, mettete la zuppa al centro e con il cucchiaio gustatevela tutta assieme al vostro lui/lei e chi più ne mangia più ne mangerebbe.

Io ho omesso l’alchermes perchè non amo i dolci liquorosi.

Provate, provate, provate,  le diverse consistenze, la freschezza di questa zuppa la rendono indimenticabile.

Grazie ancora Tiziana♥


Un “treno” che si chiama desiderio……..

………prossimamente:

Questa musica l’ ho ascoltata  per la prima volta ieri in pizzeria con le amichette ;-)   a me da l’idea della vacanza, del sole, della serenità, quello che auguro a tutte/i voi che, pazientemente, mi seguite, un abbraccio forte.

Quanto mi piace questa musica :-)



Fatto col cuore, il mio piatto d’autore.

Mi è sempre piaciuto dare una forma a quello che mettevo nel piatto, anche quand’ero singola mi coccolavo decorando le pietanze, poi per lui mi dilettavo, e mi diletto ancora a fare la pasta, i ravioli, i biscotti, le torte, gli gnocchi a forma di cuore (sbirciando le mie ricette vi accorgerete della mia mania).

Quando ho ricevuto l’invito dalle Sorelle in pentola per questo contest ho subito pensato a quale opera mi sarei potuta ispirare per dar sfogo alla mia passione.

La risposta l’ho trovata in questo quadro di Giorgio Celiberti :

 

Cliccando sulla foto aprirete un documentario sull’Artista.

E’ un pittore che vive e lavora a Udine, la città in cui abito e questo mi ha stimolato ancora di più.

Ora il compito era rendere commestibili i due cuori e rimanere fedele ai colori, considerando che la mia non doveva essere una riproduzione ma soltanto fonte d’ispirazione.

Per il cuore nero ho usato la mia adorata farina di grano arso, per quello rosso il concentrato triplo di pomodoro ed una puntina di colorante alimentare in gel, avrei voluto evitarlo ma per questo piatto sono stata indulgente.

Le pennellate arancioni sono fatte con una crema di peperone, i puntini neri con una salsa al basilico.

Cuore rosso:

ingredienti per la pasta:

  • farina 00,
  • concentrato di pomodoro,
  • 1 puntina di colorante rosso in gel,
  • acqua.

Ingredienti per il ripieno:

  • salsa al basilico fatta con basilico, sale, olio all’aglio (senza pinoli né formaggio per lasciarlo scuro),
  • Formaggio fresco di pecora.

Come fare:

preparare la pasta mescolando la farina con il concentrato aggiungendo acqua fino ad ottenere la consistenza, avvolgerla nella pellicola e metterla in frigorifero per 20 minuti.

Stenderla sottile col mattarello (io ho usato la “nonna papera) e ritagliare 2 cuori, 1 grande 1 piccolo.

mettere al centro del cuore piccolo un pò di salsa al basilico, una pallina di formaggio e coprire con altra salsina, chiudere con il cuore grande.

Appoggiare il cuore sulla schiumarola e cuocerlo in acqua bollente salata.


Cuore nero:

per la pasta:

  • farina di grano arso,
  • acqua.

Per il ripieno:

Come fare:

impastare farina e acqua fino alla consistenza, avvolgere nella pellicola e riporre in frigorifero.

Stendere la pasta (mattarello o nonna papera) e ricavare 2 cuori come per il cuore rosso.

Appoggiare su quello piccolo un pezzettino di burrata, il datterino confit e ricoprire con un altro pezzettino di burrata,

Chiudere con il cuore grande e cuocere come quello rosso.

Per la salsa di peperone:

Tagliare il peperone rosso a pezzi e farlo cuocere a fuoco vivo con olio evo,  uno spicchio d’aglio vestito e sale.

Togliere l’aglio e frullare. Fatto.

Questo piatto partecipa al contest delle Sorelle in pentola:

Era da un pò che stavo pensando di aggiungere la motivazione scelta dai giudici per premiare la mia preparazione, spesso sono troppo umile e bypasso, però in questo caso gongolo proprio e lo pubblico.

“Direi che nella creazione si è riusciti a trovare nell’opera del maestro Celiberti, una fonte di ispirazione ideale e a darne corpo culinario in maniera eccellente. Trasferendo in modalità gastronomica la sua pittura conosciuta per l’innata curva di azione e l’asciutta qualità artistica. A riguardo dello logicità della ricetta, direi che merita un plauso il fatto che si sia utilizzata per la sua realizzazione la farina di grano arso, ingrediente antico. Ottenuta dal grano duro precedentemente tostato, dalla colorazione e profumo intenso, di origine pugliese. E che i prodotti utilizzati per la preparazione siano stati scelti e miscelati sapientemente in un insieme di sapori e di colori. La stesura della ricetta nella consigliata esecuzione di procedimento trova una interessante e ben pianificata metodica di lavoro. I vari soggetti/cibo sono stati assemblati nel piatto con perfetto criterio di ispirazione all’opera d’arte. Ottimo lavoro!!!!! La migliore!!!!!” – Luca Sforzellini-


Goulash suppe di finferli.

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Oggi ricettina veloce, sperimentata e fotografata lo scorso anno, ora aspetto il nuovo raccolto per replicarla, ne vale davvero la pena, la scrivo paro paro:

Questa zuppa me l’ha passata una signora austriaca che ho incontrato su un sentiero di montagna in Austria, appunto.

Mi ha svelato i suoi posti segreti dove raccogliere i funghi e questa ricetta che io, volentieri condivido con voi.

I finferli si trovano anche al supermercato in questo periodo, chi non avesse il modo e tempo di andar per boschi ecco qua.

Ingredienti, le dosi le decidete voi in base ai funghi che decidete di cuocere:

  • finferli,
  • cipollotto o cipolla bianca,
  • vino bianco,
  • paprica dolce,
  • panna acida,
  • sale, pepe q.b.

Come fare:

tritare finemente la cipolla o cipollotto, farla appassire in un tegame con poco burro ed olio evo e sfumarla col vino bianco e continuare la cottura fino a renderla cremosa.

Unire i finferli tagliati a pezzi non troppo piccoli e cuocerli aggiungendo all’occorrenza acqua bollente o, se preferite, brodo vegetale, sciogliere la paprica in poca acqua calda ed unirla alla zuppa, regolate di sale e pepate se vi piace, cuocere per c.ca 10 minuti.

Spolverizzare con poca farina e far addensare per qualche minuto, servire la zuppa con un cucchiaio di panna acida e crostini all’aglio o quadretti di polenta.

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Buona domenica a tutte/i.


Kefir, la famiglia si allarga…

Ieri sera ho assaggiato il primo frutto dei fratellini: il kefir e mi è piaciuto tantissimo, credo che prima di adoperarlo per qualche ricetta mi prenderò una bella indigestione.

Questo qui sotto è il kefir, non vedo l’ora che arrivi questa sera per papparmelo ancora.

Un abbraccio ed un buon fine settimana a voi.

N.B.: a scanso di equivoci, il kefir non è dimagrante, non credo  esistano cibi dimagranti…


Pane integrale alle susine: pioggia d’agosto rinfresca il bosco.

Pane integrale alle prugne

Maturano le susine e si riaccende il forno per fare un buon pane per la colazione o da portare in gita in montagna.

Quest’anno ho arricchito il ripieno facendo macerare le susine con il fruttosio e cannella, praticamente lo stesso sistema che uso per fare i gnocchi de susini , in questo caso le susine vanno tagliate piccole.

Ingredienti per la biga:

  • 100 g di farina 0,
  • 80 ml d’acqua,
  • 2 g di lievito di birra.

Prepariamo la biga:

in una terrina mescolare la farina col lievito sciolto nell’acqua, impastare e mettere in una ciotola unta d’olio, coprire con un telo umido e lascia riposare una notte.

Ingredienti per l’impasto:

  • 300 g di farina di segale,
  • 250 g di farina 0,
  • 350 ml d’acqua,
  • 15 g di lievito di birra,
  • 12 prugne denocciolate e tritate,
  • 2 cucchiai di zucchero semolato (sostituito con malto d’orzo),
  • 1 cucchiaino di sale,
  • olio evo per la ciotola.

Prepariamo l’impasto:

setacciare le farine e disporle a fontana, mettere al centro la biga, l’acqua ed il malto (o lo zucchero), preparare la fossetta per il sale.

Sciogliere bene la biga ed incorporare un pò alla volta la farina, alla fine unire il sale.

Impastare bene, ricavare una sfera e metterla nella ciotola unta.

Coprire con la pellicola (o telo umido) e far lievitare fino al raddoppio (c.ca 90minuti).

Stendere la pasta ottenuta e ricavarne un rettangolo sul quale disporremo le prugne scolate dal liquido.

Arrotolare, chiudere le estremità e trasferire sulla placca da forno rivestita con la carta.

Coprire con la pellicola bagnata e lasciar riposare per 40 minuti.

Accendere il forno, portare la temperatura a 200°C. ed infornare per 35 minuti o fino a doratura.

Far raffreddare su una gratella.

Per evitare la spaccatura consiglio di cuocere il pane in uno stampo da pan carrè o da plum cake.

Buon fine settimana a tutti voi!


Zuppa di Bacche di Sambuco (Sùf di Pomule di Savut)

Un tale ordinò all’oste di portargli da mangiare e da bere, facendo nel contempo un patto:se avesse cantato una canzone

che gli piacesse, non avrebbe pagato niente.

Il padrone non ebbe difficoltà ad accettare, ma poi nessuna canzone gli andava bene.

Alla fine il furbo cantò: “Tasca di dietro viene avanti, che l’oste vuole soldi e non canti!”

Questo piacque all’oste e…il furbo non pagò.

(Lenzone)

Questo è uno dei tanti racconti popolari carnici che si trovano ad intercalare le ricette del libro di Gianni Cosetti: Vecchia e Nuova Cucina di Carnia.

Questo libro è in mostra nella mia cucina da anni, da quando l’ho visto in una vetrina  a Feletto, non avevo ancora il pc, nè un blog, nè mai avrei immaginato di scrivere qui oggi.

In quel tempo avevo  soltanto una grande passione per la cucina, per tutto ciò che offriva la natura  ed un “moroso” friulano..e per una triestina come me era tutto un programma.

Coincidenza anche il fatto che ora io abiti nel paese dove è stato stampato il libro.

Purtroppo non ho avuto la fortuna di assaggiare le ricette fatte con le sue mani ma il suo libro è per me grande fonte d’ispirazione.

Questa zuppa l’ho fatta l’anno scorso, avendo a disposizione campi ricchi di sambuco, ieri sono andata a raccogliene altri di grappoli per rifarla usando latte di soia, burro di soia e farina di riso (il mio lui è intollerante al lattosio).

Ingredienti (1/2 dose):

  • 400 g. di bacche di sambuco mature,
  • 1/4 litro di latte,
  • 20 g. di burro,
  • 50 g. di farina00,
  • sale q.b.

Procedimento:

passare le bacche al passaverdura, bollire il succo ottenuto assieme al latte e burro.

Salare e versare la farina mescolando con la frusta facendo attenzione che non si formino grumi.

Cuocere a fuoco basso finchè si formerà una crema.

Servirla così o con dei crostini di pane, (io ho aggiunto la ricotta affumicata che adoro)

Questa ricetta mi è particolarmente cara, essendo una zuppa originale della cucina Carnica, racconta una storia di povertà ma anche di ricchezza, la ricchezza d’animo e di fantasia di chi trovava sempre e comunque qualcosa da presentare in tavola e questo mi emoziona sempre.

Buona giornata a voi.


Zuppa estiva di melone invernale.

zuppa melone invernale-001

Buona settimana!! Eccomi di nuovo in postazione con il mio pc sano e salvo, ma non è ancora lui, stento a riconoscerlo :-( mancano 2 installazioni che mi facilitavano la vita,  sarà la volta buona che imparerò a destreggiarmi un pò di più?

Il tecnico mi ha pensata, così ha detto, perchè era quasi ora di cena: lui stava ripristinando i file e gli scorrevano continuamene davanti ricette e foto di cibo e gli era aumentata oltremodo la fame, beh un bel complimento, supportato anche (per modo di dire) dalla frase: brava, è raro che signore della sua età si destreggino così bene col pc.

Torniamo alla zuppa, il melone invernale si chiama così perchè si conserva a lungo ed è facile trovarlo anche in inverno, ha una polpa soda e croccante ed il sapore delicato assomiglia poco a quello del melone comune, quello che mangiamo col prosciutto per intenderci.

Ho trovato questa ricetta in un libro sulle spezie, a parte il pepe della Giamaica, che ho trovato in un mix, non richiede l’uso di ingredienti introvabili.

zuppa melone invernale libro-001

Ingredienti per 2:

  • 1/2 melone invernale tagliato e privato dei semi,
  • 1 noce di burro di soia,
  • 1/2 porro o cipollotto fresco,
  • 1 foglia di alloro,
  • grani di pepe nero macinati a piacere,
  • 2 bacche di pepe di Giamaica macinate,
  • 300 ml. di brodo vegetale,
  • 30 g. di pinoli tostati.

Come fare:

accendere il forno a 190° C. , avvolgere la metà del melone nella stagnola ed infornare per 45 minuti, sfornare e, con un cucchiaio, staccare la polpa dalla buccia.

Sciogliere il burro a fuoco medio ed unire il porro, l’alloro, il pepe e cuocere per ammorbidire il porro, unire la polpa del melone, il brodo vegetale e regolare la consistenza aggiungendo acqua; portare ad ebbollizione e continuare la cottura per c.ca 1/4 d’ora.

Eliminare l’alloro e frullare la zuppa col frullatore ad immersione, aggiungere i pinoli, ottenuta una crema omogenea rimettere la zuppa sul fuoco per riscaldarla (è perfetta anche fredda).

Se la servite calda accompagnatela con crostini di pane.

zuppa melone invernale1-001

 


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