Archivi del mese: dicembre 2010

Cuore all’arancia….di “Calabria”

Lo so, avevo detto che ci saremmo rilette/letti nel 2011 ma non resisto, ha ragione chi dice che il blog crea dipendenza :-) non potevo aspettare l’anno prossimo per esternare la mia gioia per aver ricevuto un pacco di arance e limoni biologici dalla Calabria, esattamente dalle “tenute” di Max.

Tutto è nato da un mio commento sul suo blog: voglio anch’io le arance in terrazza!! Dopo pochi minuti la richiesta dell’indirizzo e la spedizione (un pò travagliata, tipica delle nostre efficientissime poste :-D )

Così imparo a fare “battute” :-D

Finalmente una bella giornata di sole ed ho avuto anch’io  “le arance in terrazza”

L’occasione giusta per rifare questo dolce che avevo trovato anni fa con il nome “Babà”, credo soltanto perchè va intriso con lo sciroppo di succo d’arancia, quella volta l’avevo fatto così, a ciambella:

Questa volta non contaminerò la tradizione partenopea e lo chiamerò :

Cuore all’arancia

Ingredienti per un come questo:

  • 150 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 50 g. di burro (di soia),
  • 1 dl di latte (di soia),
  • 75 g. di zuccchero a velo (ho usato fruttosio macinato nel macina caffè),
  • 1 bustina di lievito per dolci.

Per la bagna:

  • 4 dl di succo d’arancia,
  • 125 g. di zucchero a velo (come sopra),
  • la buccia di 2 arance (solo la prte colorata per evitare l’amaro).

Come fare un così:

accendere il forno a 210°, far sciogliere il burro nel latte e montare  gli albumi a neve.

Lavorare i tuorli con lo zucchero ed aggiungere, alternandoli, la farina setacciata con il lievito ed il latte con il burro.

Imburrare uno stampo ed infornare per 25 minuti

Nel frattempo preparare la bagna scaldando il succo d’arancia con lo zucchero e le bucce fino a quando lo zucchero sarà sciolto.
spennellare questa bagna abbondantemente sul dolce ancora caldo e, se avete “tanta” pazienza per sbucciare le arance a vivo e ricavarne sempre a vivo gli spicchi, fate come me oppure guarnire a piacere.

L’ho anche ricoperta con la gelatina chiara in polvere sciolta con acqua e succo d’arancia ma, se avete una buona gelatina d’arancia potete scaldarla leggermente e spennellarla sopra per “lucidare” gli spicchi.

Bene, è davvero arrivato il momento di farvi gli auguri, oggi è il 30 e devo stilare la lista dei propositi, siccome alcuni devo anche “metabolizzarli” ci devo lavorare su….oltre ad organizzare una cenetta sfiziosa.

Ello mi ha chiesto i “sbeccolezzi” alias tanti piccoli stuzzichini da gustare senza una sequenza logica in maniera informale.

Come ogni anno i nostri occhietti si chiuderanno dal sonno moooolto prima della mezzanotte.

Saremo svegliati dai “botti” (che detesto ndr :-( ), il tempo degli auguri e poi di nuovo a “ronfare” non senza, io, aver fatto gli auguri anche a Perla (sapete già che non sono tutta “giusta” ;-) ).

Adoro svegliarmi presto il primo dell’anno, quando gareggiavo era la mattina ideale per il primo allenamento: le strade deserte, un silenzio rassicurante, i pensieri leggeri come la mia pedalata.

Quest’anno andrò in piscina (si è aperta) e ad ogni bracciata scivoleranno via i brutti ricordi degli anni passati lasciando la consapevolezza della bella vita che ho (ello docet ;-) ) e vasca dopo vasca mi ricaricherò di energia positiva.

Tra i propositi “non” c’è quello di scrivere post più corti, non lo posso fare, questo è un blog di ricette ma è anche il mio diario.

Cucino e penso e quando vengo qui oltre agli ingredienti mi viene naturale “condire” le pietanze con i miei pensieri.

Auguri a tutti!!!

Perla, vuole esserci anche lei a farvi gli auguri :-) sta guardano l’ anno che sta per arrivare, spero che sia un anno che la faccia uscire sul tetto a godersi il panorama e non a rientrare spaventata, saltando sulla mia scrivania…

Lei mi ha dato tanto affetto, ci sono stati momenti in cui è stata il mio “salvavita”.

Il mio pensiero va anche ai miei randagi, più sfortunati di lei, l’ENPA che sembrava mi avesse teso una mano l’ha tirata indietro, ma non importa, per quello che potrò li aiuterò io, soltanto che avere al mio fianco un’istituzione, avrebbe fatto desistere “certe persone (è una parola grossa)” a fargli del male.

Allora Buon 2011 anche a tutti gli animali del mondo, spero che vi lascino almeno uno scampolo di terra dove correre felici.


Torta mousse al cioccolato di Jenna, ovvero: innamorarsi.

Avevo già chiuso “baracca e burattini”  invece ho dovuto riaprire di corsa perchè avevo dimenticato che oggi scade il contest di Sara.

Non me la sentivo di lasciarle soltanto una torta, buona si, ma con un titolo inquietante che ha dovuto modificare e che ho modificato anch’io perchè bisogna essere prudenti a pubblicare cose simili, anche se sono “soltanto” (in questo caso) un gioco ;-)

Avendo ancora da smaltire ancora un pò di “romanticismo” prima della fine dell’anno ecco venirmi in aiuto Jenna che, per celebrare la sua nuova emozione mi ha fatto dono di questa “torta”.

Più che torta è una mousse nel vero senso della parola, da mangiare col cucchiaio e magari, come si fa tra innamorati, imboccandosi a vicenda o incrociando i cucchiaini   (rigorosamente di cioccolato).

Ingredienti:

  • 400 g. di latte condensato,
  • 170 ml. di acqua,
  • 150 g. di zucchero semolato (omesso perchè credo che il latte condensato che intende lei non sia zuccherato),
  • 40 g. di cacao,
  • 20 g. di farina di grano (o maizena)
  • 30 g. di cioccolato,
  • 570 ml di panna montata.

Come “innamorarsi”:

in una larga pentola, mescolare il latte condensato, l’acqua, lo zucchero semolato (omesso), il cacao e la farina di grano (maizena), fino ad ottenere un composto senza grumi.

A fuoco medio, aggiungere il cioccolato, mescolando continuamente, fino ad ottenere un prodotto denso.

Questo passaggio io l’ho eseguito a bagnomaria per evitare che il composto si attaccasse inevitabilmente al fondo della pentola (esperienza docet :-) )

Lasciar raffreddare e poi incorporare parte della panna.

Versare il composto in delle formine e mettere in frigo per 4 ore.

Decorare con la panna e servire.

A questo punto Perla che fino a questo punto era rimasta con noi ha preferito uscire, la discrezione dei gatti ..si sa….

Partecipo con questa mousse tratta dal film Waitress – ricette d’amore al contest di Sara:


Biscotti di Londra, Stelle ripiene ed auguri di fine anno ….

BISCOTTI di LONDRA

Questi biscotti fanno parte dei regali ricevuti per Il mio grosso grasso Natale 2010 da Tiziana.

É una ricetta della suocera che li ha sempre chiamati così: Biscotti di Londra non chiedete il perchè….

Ingredienti primo strato:

  • 200  g. di farina 00,
  • 150 g. di burro,
  • 40 g. di zucchero,
  • 2  tuorli.

Ingredienti secondo strato:

  • 200 g. di mandorle o nocciole,
  • 100 g. di zucchero,
  • 3 albumi a neve.

Come fare:

impastare gli ingredienti del primo strato e stenderlo su uno stampo basso (30×30), tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unire gli albumi a neve mescolando lentamente dal basso verso l’alto, stendere  questo composto sul primo strato.

Infornare a 180° per 20’ circa.

Togliere dal forno e, prima che si raffreddi completamente, tagliare prima in senso verticale ogni 4 cm. e poi partendo da un angolo tagliare in senso obliquo, formando così delle losanghe.

Quando i biscottini saranno completamente raffreddati imbiancarli con un po’ di zucchero a velo.

Stelle ripiene

Ingredienti per la pasta:

  • 500 g. di farina 00,
  • 200 g. di burro,
  • 2 tuorli,
  • 200 g. di zucchero,
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • la buccia di 1 limone e di 1 arancia,
  • 1pizzico sale,
  • latte tiepido q.b. a rendere morbido l’impasto.

Ingredienti per il ripieno:

  • amaretti sbriciolati,
  • confettura di prugne (se fosse  troppo liquida  aggiungere qualche biscotto secco).

Come fare:

amalgamare gli ingredienti e stendere la pasta (non tanto sottile).

Ricavate delle stelle con 2 stampini, 1 più grande ed 1 leggermente più piccolo, al centro del più piccolo mettere un cucchiaino di ripieno e quindi chiudere con la stella più grande ( si possono ottenere anche delle mezze lune ripiegando un cerchio di pasta di 6 cm. premendo bene i bordi ripassandoli con la rotellina).

infornare a 200° per 15-20 minuti, devono rimanere piuttosto bianchi senza prendere  colore.

Cospargere  con lo zucchero a velo.


Pomeriggio con Blanca…..il “maestro” e il “gatto fantasma”…

..e finalmente è arrivato il giorno: martedì 21 dicembre 2010 (vedete sulla scrivania la data) ho incontrato Blanca, la mia cuoca, la mia pasticcera, la mia piccola amica che ha cucinato per la Cometa Pasticciona e che mi ha portato in regalo il ricettario ed un sacchettino di biscotti fatti con le sue manine e tutti per me (infatti li tengo nascosti ;-) )

La nonna (Tiziana) ed il papà (Enrico) li conoscevo già, Enrico era corridore professionista.

A volte, durante i miei allenamenti, percorrevo un tratto di strada con lui e, siccome la vita è fatta di “coincidenze” il maestro chiede ad Enrico cosa facesse di bello e così viene fuori che Celiberti ha dedicato un quadro a Pantani (amico di Enrico) che tutti conoscete.

Ma procediamo per ordine:

dopo i primi momenti di “ritrosia” comuni a tutti i bambini di fronte agli sconosciuti, abbiamo sciolto pian pianino il ghiaccio e dopo il breve tragitto in macchina per raggiungere lo studio la timidezza aveva lasciato posto alla gioia di vivere un momento diverso e “speciale”.

Il “maestro” ci ha accolto cordialmente, io l’avevo già incontrato alla presentazione del libro che la sua efficiente collaboratrice “Eliana Bevilacqua” aveva terminato dopo 4 anni di minuzioso lavoro, me l’avevano descritto come una specie di “orso” chiuso nel suo laboratorio assieme al suo gatto Silvestro, invece no, un uomo cordiale, disponibile, spiritoso.

Quando gli ho spiegato chi fossi mi ha abbracciata complimentandosi, anche se non gli era ancora ben chiaro se il mio “piatto” fosse dolce o salato..ma poco importava :-)

Tiziana fremeva per vedere lo studio, era come Alice nel paese delle meraviglie, Blanca che ama i gatti si è subito lanciata sulle varie sculture che ritraevano i vari gatti (con nome scritto) che, negli anni, hanno dipinto e scolpito con lui:

(Perla non centra un fico secco ma era gelosa :-D )

Siamo saliti al piano superiore dello studio che (ci siamo ripromesse con Tiziana di venire a visitare di giorno) è enorme.

Celiberti ha scolpito addirittura il portone d’ingresso,  lastre di pietra  scalpellate a mano ed assemblate.

Blanca, Enrico, Silvestro e Portone Scultura (Mi scuso per la foto mossa)

Maestro ma lei è un “genio”!!!!!

No, non sono “Eugenio” sono “Giorgio”……….

Opere create su vecchie finestre di recupero

Esempio dell’artista completo.

Il suo laboratorio

Scorcio Studio

Si era fatto tardi, è stata una giornata pesante, mi disse Eliana, tutto il giorno un via vai di gente per fare gli auguri, portare un omaggio, il Maestro era stanco e Blanca doveva andare al concerto della sua amichetta, un abbraccio, una stretta di mano, un “arrivederci a presto”, magari alla mattina con la luce, per poter ammirare tutte le opere, anche se non basterebbe 1 mese per vederle tutte, più di 40 anni di lavoro, di quadriennali vinte, di mostre di successo, c’è anche una sua scultura nell’atrio dell’Ospedale di Udine.

“Un giorno senza il mio lavoro è un giorno perso”, questo dice Giorgio Celiberti, e questa frase “racconta il genio” (e anche il Giorgio ;-) )

Lui riesce a trasformare ogni materiale che trova sul suo cammino, crea anche gioielli (ma quelli vanno fotografati di giorno), si evince che nelle sue opere c’è prima di tutto il “cuore” e si sa:…il “cuore vince sempre” ;-)

Ancora una foto maestro..la prego :-) ed inaspettatamente mi chiama e mi dice: sciegline uno..emozionata ne ho indicato uno, con i cuori…già, ora possiedo un Celiberti, con una dedica tutta per me……

E Silvestro dov’è?


Eccolo Silvestro, non sembra anche a voi “trasparente”? (non chiedetemi come ho fatto..non lo so)

Bene, abbiamo chiacchierato un pò, qui, accanto al camino, al calore di un fuoco sempre acceso, fatto di storie di vita, di storie di tutti i giorni, di storie straordinarie..come questa, la storia di un incontro, del sorriso di una bambina bellissima che oggi ritorna in Spagna, lasciando un pò di tristezza nel cuore di chi, in questi giorni, ha goduto della sua allegra e spensierata compagnia.

Chissà quanti biscotti ha confezionato con la nonna, quanti disegni hanno fatto assieme (un disegno di Blanca è appeso sulla parete di un ospedale che accoglie bambini sfortunati).

Eccolo il suo disegno..e con questo vi saluto e vi auguro un sereno Santo Stefano, è pronto il the ed i biscottini di Blanca mi attendono, ciao :-)


Pudding e Buon Natale.

Da “Canto di Natale” di Charles Dickens.

…..ma ora, mentre la signorina Belinda cambiava i piatti, la signora Cratchit lasciò da sola la stanza (era troppo nervosa per sopportare dei testimoni) per prendere il pudding e portarlo in tavola.

E se non fosse stato abbastanza cotto? E se si fosse rotto nel tirarlo fuori? E se qualcuno avesse scalato il muro del retro e l’avesse rubato mentre loro facevan la festa all’oca?……Una supposizione di fronte alla quale i due Cratchit più piccoli si fecero lividi!

Venne formulata tutta una serie di terrificanti ipotesi. Ecco! Una gran quantità di vapore! Il pudding era fuori dal catino.

Un odore come quello dei giorni di bucato! Questo era il panno. Un odore come di una trattoria porta a porta con una pasticceria, e con accanto una lavanderia! Questo era il pudding!

Dopo mezzo minuto entrò la signora Cratchit, rossa in viso ma sorridendo orgogliosa, con il pudding che pareva una palla di cannone chiazzata, tanto era duro e sodo, fiammante in un mezzo quartino di brandy cui era stato dato fuoco, e ornato in cima da un rametto di agrifoglio natalizio.

Oh, un pudding stupendo! Bob Cratchit affermò, e in tutta calma, che quello era il più grande successo che la signora Cratchit avesse realizzato dal giorno del loro matrimonio.

La signora Cratchit disse di dover ammettere, che ora che non era più preoccupata, di essere stata incerta fino all’ultimo sul dosaggio della farina.

Tutti avevano da dire qualcosa in proposito, ma nessuno pensò o disse che quello era un pudding piccolo per una famiglia numerosa.

Sarebbe stata una vera eresia e chiunque, tra i Cratchit, sarebbe arrossito al minimo accenno a una cosa simile.

Alla fine il pranzo si concluse, la tavola fu sparecchiata, fu ripulito il camino e acceso il fuoco. Venne assaggiata la miscela nella caraffa, e giudicata ottima, arance e mele furono poste sul tavolo e un’intera palata di castagne nel fuoco.

Poi tutta la famiglia Cratchit si raccolse attorno al focolare in quello che Bob chiamò un “circolo”, intendendo un semicerchio.

Al fianco di Bob Cratchit c’era tutta la scorta di bicchieri della famiglia: due bicchieri per acqua e una coppetta per la crema senza manico.

Eppure accolsero il liquido caldo versato dalla caraffa come se fossero calici d’oro.

Bob lo servì con sorrisi radiosi, mentre le castagne crepitavano e scoppiettavano rumorosamente (…)


Ho fatto il pudding l’anno scorso, questo, il più semplice dei tanti, realizzato con pochi ingredienti e cotto sul fornello ma, se voi l’avete, cuocetelo  sulla vecchia, cara e amata “stufa”.

Ingredienti:

  • 100 g di pangrattato (ho usato dei digestive rotti)
  • 80 g di farina autolievitante
  • 80 g di strutto o burro
  • 50 g di zucchero (omesso per la presenza dei biscotti)
  • 200 g di uvetta
  • la scorza grattugiata di 1 limone
  • 3 cucchiai di latte.

Come si fa:

unire in una ciotola tutti gli ingredienti (meno il latte) e mescolare bene.

Aggiungere un po’ alla volta il latte fino a rendere il composto soffice ma non appiccicoso. Lavorarlo sulla spianatoia infarinata e modellarlo in un cilindro lungo 15 cm.

Avvolgerlo in una carta forno e successivamente nella stagnola formando una caramella.

Riempire una casseruola a metà con acqua e portare ad ebbollizione.

Immergere la caramella, coprire e far sobbollire per 2 ore, aggiungendo acqua se necessario, scolare e lasciar riposare qualche minuto per eliminare completamente l’acqua.

Tagliare il pudding a fette e servire con panna o crema pasticciera.

Se avete fretta usate il microonde (la signora Scratchit non lo farebbe mai ;-) ):

mettere l’impasto in un contenitore adatto al microonde, coprire con la carta forno e cuocere alla massima potenza per 4/5 minuti (valida la prova stecchino).


Quadrotti di Stollen al papavero, un dolce modo per utilizzare questi splendidi semini….

Mi sono accorta di contribuire poco col mio blogghino alla cena della Vigilia o al pranzo di Natale.

Io ne avrei di idee, e che gustose e che scenografiche ma…. qui la serata della vigilia scorre come sempre, cena prestissimo, un pò di  divano, qualche sbadiglio e poi a nanna.

Ma insomma (direte voi) che vita grama :-(

No, non è così, ello lavora tutto il giorno e parla, parla, parla, bla bla bla…..la sera quando ritorna ha  perso l’uso della favella.

Io, essendo sola a casa e non praticando il soliloquio quando lui ritorna ho perso anch’io l’uso della favella così ci scambiamo qualche battuta senza senso e dopo una bella sonora risata ci guardiamo negli occhi e ci diciamo, quasi contemporaneamente: siamo proprio 2 dementi :-D

Ecco spiegato il motivo di questo mio “silenzio” gastronomico/natalizio.

Poi arriva il giorno di Natale, ello va a prendere lo “zio”, la suocera col cognato arrivano indipendenti (sempre in anticipo ed io sono ancora “grembiulata”  :-( ) ed il menù è sempre lo stesso:

Grande teglia di pasticcio fatto dalla suocera Emiliana (che vi assicuro è un delirio di sapori), zampone, cotechino, bondiola, lenticchie in abbondanza (lo zio porta via sempre una pentola, ma l’ho già detto), quest’anno lo zio che è rimasto orfano del suo “sparghert” ha sussurrato “me la fa la brovada?”

Così quest’anno il menù sarà più ricco.

Il panettone? Beh,  ho abbondantemente parlato del panettone vero? ;-) Ora devo solo aspettare il responso parentale.

Intanto lei dorme…..

Sono riuscita, nonostante la frenesia di questi giorni a fare questi “cubotti di Stollen” che mi avevano incuriosito sopratutto per la farcitura di pasta di semi di papavero che per me è una novità, anche per l’uso del preparato per budino che noi italiani sfruttiamo pochissimo.

Spesso questi semi finiscono negli e sugli impasti dolci e salati, tostati col burro fuso o usati come condimento su dolce e salato ecc.

Inizio con questa:

Pasta di papavero

Ingredienti:

  • 250 g. di semi di papavero macinati (o li macinate voi),
  • 375 ml. di latte.
  • 1 busta di preparato per budino alla vaniglia non zuccherato,
  • 125 ml. di latte,
  • 1 cucchiaio di burro morbido,
  • 1 tuorlo,
  • 100 g. di zucchero.

Come fare:

portare a bollore i 375 ml di latte con i 250 g. di semi di papavero che avrete macinato (se non li trovate già pronti).

Sciogliere il preparato per budino nei 125 ml. di latte, unire il burro, il tuorlo e lo zucchero, amalgamare bene,  unire al composto di papavero e portare ad ebollizione.

Far raffreddare.

Quella che avanzerà conservala in frigorifero ed usarla per farcire altri dolci a piacere.

E adesso:

Quadrotti di Stollen

Lo Stollen è un dolce Natalizio tipico della Germania che trovo facilmente anche dalle mie parti.

In fondo sono fortunata a vivere “incuneata” tra Slovenia e Austria, certo sono tagliata fuori dalle rotte che mi avvicinerebbero di più ad amici blogger e ad  eventi culinari importanti ed interessanti, ma non si può avere tutto quindi, io mi godo i mercatini di Natale dell’Austria e della Slovenia che mi permettono di acquistare ingredienti spesso introvabili in Italia tra questi, appunto, i semi di papavero, macinati e non, in grande quantità e a prezzi ridicoli :-)

Barattolo con mini-Stollen per il “Maestro”

La sera prima mettere in una ciotola:

  • 40 g di scorza d’arancia candita,
  • 40 g. di scorza di limone candita,
  • 100 g. di uvetta,
  • 50 g. di mandorle tritate,
  • i semini contenuti in un bacello di vaniglia,
  • 1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata,
  • 2 cucchiai di rum (omesso e sostituito da una fialetta aroma alchermes)
  • 2 cucchiai d’acqua (3)

quindi tritare i canditi, le mandorle, unire tutto agli ingredienti succitati e lasciar macerare tutta la notte.

Ingredienti per lo Stollen (teglia quadrata 20×20):

  • 300 g. di farina 00,
  • 7 . di lievito di birra secco,
  • 40 g. di zucchero a velo,
  • 100 ml. di latte,
  • 1 tuorlo,
  • 150 g. di burro,
  • sale,
  • 250 g. di pasta di papavero per farcire.

Come fare:

vi consiglio di mettere tutti gli ingredienti meno la pasta di papavero in un robot da cucina non con la lama tagliente (io ho il vecchio Braun ed uso la paletta di plastica) e di amalgamare bene tutto, unire il composto preparato la sera prima ed amalgamarlo.

Mettere in una ciotola, coprire con la pelicola e far lievitare al caldo per 40 minuti.

Dividere l’impasto a metà e stenderne una parte nella teglia (unta), fare uno strato con la pasta di papavero e chiudere con l’altra metà dell’impasto (che avrete steso sulla tavola infarinata) appoggiando la parte infarinata sulla crema al papavero.

Lievitare ancora 1/4 d’ora ed infornare nel ripiano centrale a 180°C.  per c.ca 35 minuti (se usate una teglia più grande  lo stollen sarà più basso, basteranno 25 minuti)

Sfornare ed immediatamente ricoprire con 50 g. di burro fuso e  spolverizzare con 20 g. di zucchero a velo.

Far raffreddare e ritagliare a cubetti di c.ca 2,5 cm. di lato.


Torta alla crema e banana.

I miei ricordi cinematografici inerenti al cibo si esaurivano alla fermata del treno con i pomodori verdi fritti,  il maiale bollito dello stesso film che, però, non era il caso di prendere in considerazione, pur avendo a disposizione molta materia prima :-D ,  i pancakes di Julia Roberts in Pretty woman, l’anatra all’arancia,  la grande abbuffata , ricordavo i fiumi di cioccolata di Chocolate e qualche altro.

Insomma ho dovuto fare una ricerca ed anche ricorrere alla bravura di un’amica che sa “navigare” a vele spiegate per approdare a questa scelta:

Waitress – ricette d’amore- che, copio dal web, narra di Jenna, una ragazza che lavora come cameriera presso un fast food, il Joe’s Diner, sposata ad un uomo violento e infantile.

Jenna, interpretata da Kery Russell,  prepara torte in occasione di tutti gli avvenimenti tumultuosi che si presentano durante la sua vita e sogna di vincere un premio di 25.000 dollari con le sue ricette.
Le torte, valvole di sfogo di Jenna e simbolo delle emozioni che attraversano la sua vita, diventano le vere figure di spicco di questa commedia drammatica, con le loro forme morbide e invitanti, in contrapposizione ai sentimenti forti da cui nascono.

A me succede, credo un pò a tutte/i di cucinare pensando, mentre siamo lì a spignattare riviviamo i momenti della nostra giornata, le nostre emozioni e, certamente, se potessimo dare titoli inerente allo stato d’animo del momento ne leggeremmo delle belle.

Per esempio, domenica, avrei potuto chiamare la semplice ricetta dei broccoletti ripassati: “Perchè devi mettere il becco dappertutto?” :-( …..perchè? Ora ve lo spiego in 4 e 4 8.

Stavo stirando una sua sciarpa, molto larga, di un morbidissimo e leggerissimo tessuto, ho chiesto il suo aiuto per piegarla (tipo sfoglia per intenderci), ello osservava silenzioso avvicinandomi la sciarpa un pò alla volta:

ma scalda quel ferro?

certo che scalda, perchè me lo chiedi?

Vedo che passi più volte e poi non “fuma”.

è normale passare più volte e meno male che non fuma, vorrebbe dire che sto bruciando la sciarpa a meno chè non sia ancora umida e non è questo il caso….

allora ha capito che era meglio tagliare lì ed ha esclamato: ah..quante cose so…

Ecco, la vita in fondo è un film da oscar, a volte divertente, a volte drammatico, l’importante è che non ti faccia annoiare e rigirare sulla poltrona fino a farti appisolare.

Ed ora: Ciak si cucina!!!

Ingredienti:

  • 200 gr di biscotti secchi sbriciolati
  • 125 gr di zucchero di canna
  • 125 gr di burro fuso
  • 2 uova
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 1/2 cucchiano di sale
  • 500 ml di latte caldo
  • 1/2 cucchiano di estratto di vaniglia
  • 1/2 cucchiano di cannella in polvere
  • 1 banana (opzionale), io ne ho messe 2
  • 3 albumi

Interpretare la scena:

in una scodella mescolare i biscotti, lo zucchero di canna e il burro.

Porre questa miscela in una teglia e preriscaldare il forno a 220°, in un’altra teglia battere le uova, 75 gr di zucchero semolato e il sale, unire la vaniglia e il latte caldo.

Mescolare e mettere il tutto sulla base della torta e spolverizzare con la cannella.

Cuocere per 25 – 30 minuti, finchè la crema diventi semi solida.

Montare gli albumi, aggiungendo lo zucchero semolato, tagliare la banana a pezzi e stenderla sulla crema, poi sormontare il tutto con la meringa appena fatta.

Rimettere in forno e cuocere finchè la meringa diventerà di colore bruno, attendere mezz’ora circa prima di servire.

E nel mio film c’è il colpo di scena: ello non si è accorto che c’era la cannella (e ne ho messa ben più di 1/2 cuccchiaino ;-) )

Un consiglio se la volete provare, usate biscotti senza zucchero e mettetene di meno anche nella crema, tenete più bassa la temperatura del forno e fate la meringa usando lo zucchero a velo come in questa ricetta (senza ciliegine), rimarrà più vaporosa.

Sarebbe meglio rassodare la crema invece di metterla liquida sopra il guscio che, se ha qualche fessura, la fa fuoriuscire..beh, ci sarebbero delle modifiche da fare, anche alleggerendola,  ma si sa, quando si èarrabbiati si ha bisogno di “dolcezza”.

Buonissima giornata a voi, ci rileggiamo presto.

Ah, questo film partecipa al contest di Sara.


Come andò a finire……

(Tratto dal racconto: Il canto di Natale di Charles Dickens)

Si vestì con i suoi abiti migliori e se ne andò per le strade. Proprio allora la gente usciva (…) e, camminando con le mani dietro la schiena, Scrooge guardava ognuno con un sorriso compiaciuto.

Pareva insomma così irresistibilmente gentile che due o tre persone di buon umore gli dissero: “Buongiorno signore! Buon Natale a voi!”, Scrooge affermò spesso in seguito che, di tutti i suoni gioiosi che avesse mai sentito, per le sue orecchie quelli furono i più gioiosi. (…)

Andò in chiesa, e camminò per le strade, e osservò la gente che si affrettava avanti e indietro, e accarezzò la testa ai bimbi, e conversò con i mendicanti, e guardò giù nelle cucine delle case e su alle finestre, e s’accorse che ogni cosa gli poteva far piacere.

Non aveva mai immaginato che una qualsiasi passeggiata – un niente – potesse renderlo tanto felice.

Nel pomeriggio volse i suoi passi verso la casa del nipote.

(…) “Sono io, tuo zio Scrooge, sono venuto a cena, vuoi lasciarmi entrare Fred?”.

Lasciarlo entrare! Fu un miracolo che non gli strappò via il braccio stringendogli la mano.

In cinque minuti si sentì come a casa sua, nulla poteva essere più caloroso. Sua nipote aveva esattamente lo stesso aspetto. Tale e quale era Topper quando arrivò. Tale e quale era la sorella paffuta quando arrivò.

Così erano tutti quando arrivarono. Splendida festa. splendidi giochi. splendido affiatamento, splendida felicità! (…)

Scrooge fece meglio di quanto aveva promesso. Fece tutto, e infinitamente di più, e per Tiny Tim, che non morì, fu un secondo padre.

Divenne un buon amico, un buon padrone, il migliore degli uomini che aveva potuto conoscere quella buona vecchia città, o qualsiasi altra buona vecchia città, paese o borgo nel buon vecchio mondo.

Alcuni risero nel vedere quella sua trasformazione, ma lui li lasciava fare senza curarsene: era abbastanza saggio da sapere che a questo mondo non è mai accaduto nulla di buono che in un primo momento qualcuno non abbia deriso; e sapendo che gente come quella era cieca in ogni caso, pensò che potevano pure strizzare gli occhi in un ghigno, piuttosto che mostrar la loro tara in forme meno piacevoli.

Anche il suo cuore rideva, e ciò gli bastava (…)

Ho seguito la ricetta di Roberto Potito, la trovate qui ma, prima di avventurarvi alla ricerca della pietra verde regalatevi o fatevi regalare una buona impastatrice …oppure, se volete rassodare le braccia, fate a mano come me…. :-)

Buona domenica!


Venerdì 17: un giorno fortunato…

Non ho tempo per fare delle ricerche per scoprire chi abbia messo in giro la voce che il venerdì 17 sia un giorno sfortunato, oggi non lo è di certo.

Stamattina mi sono messa d’impegno ed ho iniziato, finalmente, un altro panettone, quello con la cupola, perchè chiamiamo certe montagne panettoni? Perchè hanno la cupola…what else?

Giurin giuretto che è l’ultima volta che ci provo per quest’anno….già, bella forza, direte voi, ormai è finito, poi passerò direttamente alle colombe.

Mi sono alzata come sempre di buon mattino, ho dato un’occchiata al mio Lm e verificato il suo ottimo stato di  salute ho disposto l’occorente sulla tavola.

Ello, con l’espressione sgomenta ha posato lo sguardo sconsolato più volte su di me e sugli ingredienti e dopo aver scosso il capino è uscito di casa.

Dopo qualche minuto di streching ho iniziato il lavorone, ma non è questa la fortuna, se è stata fortuna lo saprete domani.

Stavo appunto per aggiungere il sale e le bucce di agrumi nell’impasto quando suona il campanello.

È lei accantoalcamino? Certo che si, lo sa tutto il mondo che mi chiamo accantoalcamino meno lei, intanto addocchiavo  la busta gialla che teneva in mano.

Dopo le firme di rito eccomi salire a 2 a 2 i gradini di casa.

Wow esclamo, è arrivato il premio Amadori, questa tessera scade il 3o novembre, nooooooooooooo è scaduto.

Ma leggi bene sciocchina scade il 30 novembre  2011.

E mentre la mia gioia faceva tremare i vetri, l’impasto e lei, invece di festeggiare cosa stavano facendo?

Dormivano.

Buon pomeriggio.


Sformatino di cavolini di Bruxelles e ricotta, Torta salata con cavolo cinese e cavolini di Bruxelles: cosa fai per cena? Sono “cavolini” miei ….

Sformatino di cavolini di Bruxelles  e ricotta di Tiziana

Torta salata con cavolo cinese e cavolini di Bruxelles

Finalmente dopo tanto tempo sono riuscita a trovare il Cavolo Cinese (vi consiglio di andare a vedere perchè ci sono ricettine interessanti, oltre ad indicazioni sulle sue proprietà).

Per essere sincera una volta ho comperato un qualcosa che gli assomigliava (o almeno credevo)… ma era il più comune Pan di zucchero :-D così è finita che mi sono fatta 2 giorni di insalata :-(

Per completare la  Cavolo’s dinner ho usufruito della ricetta che mi aveva mandato  Tiziana così, la sera prima lo sformatino, ieri sera  la decorazione/aggiunta alla torta salata.

Inizio con lo sformatino che consiglio come piatto unico e completo:

Ingredienti (tra parentesi le mie varianti):

  • gr.250 cavolini di Bruxelles,
  • gr.300 ricotta (ho usato quella di kefir),
  • 5 filetti d’acciuga,
  • 1 spicchio d’aglio tritato finemente (l’ho lasciato vestito e poi tolto),
  • olio evo,
  • pane grattugiato, (semi di zucca tritati),
  • sale e (pepe verde).

Come fare:

pulire i cavolini, sbollentarli in acqua salata per 10 minuti, sgocciolarli e tagliarli a metà.

Terminare la cottura passandoli in una padella con olio evo e l’aglio, non devono sfaldarsi.

Tagliare i filetti d’acciuga (non sminuzzarli), aggiungerli alla ricotta, amalgamare bene con un filo d’olio, unire al composto anche i cavolini (se l’impasto dovesse risultare poco morbido, aggiungere un pò di acqua di cottura dei cavolini).

Mettere il tutto in una pirofila foderata con carta forno e cospargere di pane grattugiato (semi di zucca).

Infornare 180°C.  per 15 minuti circa.

Servire tiepido.

Ed ecco la ricetta della torta salata:

Per fare la base ho fatto, per la prima volta, la pasta brisè, ho scelto una a caso su google, questa, ho fatto doppia dose, avendo una teglia da 26 cm. del Lidl col fondo estraibile in vetro che vi consiglio vivamente..

Ingredienti (io ho usato derivati dalla soia, si può sostituire tutto con prodotti vaccini):

  • base brisè o, a piacere, pasta sfoglia,
  • 600 g. di cavolo cinese al netto,
  • cavolini di Bruxelles cotti come sopra e tagliati a metà,
  • 50 g. burro di soia,
  • 3 uova,
  • 2 dl di panna di soia,
  • 1 manciatina di Cheddar cheese grattugiato,
  • 1 manciatina di emmenthal grattugiato,
  • 1 manciatina di parmigiano grattugiato,
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare:

preparare la brisè (se la fate voi) altrimenti foderare la teglia con la pasta che avrete scelto.

Sbollentare in acqua leggermente salata le foglie di cavolo cinese, scolarle, tagliarle grossolanamente e farle stufare, coperte, fino ad asciugare il tutto, raffreddare.

Sbattere in una terrina le uova con la panna, aggiungere i formaggi (volendo una parte si può spolverizzare), aggiustare di sale, pepare ed infornare a 180°C. per 10 minuti.

Dopo i 10 minuti, decorare con i cavolini e proseguire la cottura per altri 10/15 minuti.

Fetta torta salata cavolo e cavoletti-001