Archivi del mese: gennaio 2011

Zuppa di puntarelle, cicerchie e chips di patate viola.

       

Zuppa di puntarelle, cicerchie e chips di patate viola.

In questo piatto ho unito le puntarelle, le cicerchie ed avendo (finalmente) trovato le patate viola ho giocato con quel meraviglioso colore.

Non me ne vorrete vero se non vi do le dosi? Le minestre sono nate così nel tempo, poche cose che da sole non sfamano ma messe assieme rallegrano lo stare a tavola.

Quando ero ancora un’atleta d’estate amavo andare ( se non avevo gare), i fine settimana, ad allenarmi a Krk in Croazia (l’isola di Veglia) e durante una delle mie cinghialate rimasi senz’acqua e trovai una casa col pozzo, sapete quelli con il secchio che butti giù vuoto e torna su pieno? Beh, Maria mi fece dissetare e da quel momento nacque una bella amicizia ed una bella favola.

Da lei ho imparato a fare le minestre, ricordo che raccoglieva sul tavolo le poche verdure che l’orto in quel periodo di siccità  con quel terreno pietroso le donava e con quelle faceva miracoli, da lei ho mangiato le minestre più buone della mia vita.

Sono molti anni che non passo più di là e so che non passerò, l’idea di non trovarla più mi rattrista, preferisco ricordarla così, curva e vestita di nero, con il  fazzoletto  in testa, la mascella forte, gli occhi azzurri velati dalla stanchezza di una vita di lavoro, dalla perdita di tanti figli (ne aveva 11) ma sempre col sorriso e la generosità di chi, pur avendo poco riesce a trasformare il poco in un tanto da dividere.

       

L’unica cosa che ho pesato sono:

  • 100 g. di cicerchie secche,
  • 3 cipollotti freschi,
  • 1 cespo di puntarelle,
  • peperoncino,
  • sale affumicato (sostituisce il prosciutto),
  • olio evo,
  • 1 patata viola (facoltativo, non è facile trovarle).
  • pentola di coccio (quasi obbligatoria).

       

Come fare:

rosolare i cipollotti, unire le puntarelle tagliate ed insaporire.

Unire le cicerchie, una puntina di peperoncino e coprire con acqua bollente, far riprendere il bollore e cuocere, coperto, a fuoco lento fino a completa cottura del legume, 10 minuti prima salare.

Come fare le chips:

pelare e tagliare con la mandolina la patata viola, asciugarla e friggerla in olio evo.

Servire la minestra con le chips di patata e bon appetit.

       


Peperoncini ripieni sott’olio.

 

Due anni fa  presi in prestico alla biblioteca il libro di Simone Rugiati e, vista la  produzione di peperoncini di quell’anno (20)  pensai di copiare.

  

Ingredienti:

  • 20 peperoncini rotondi,
  • 300 g. tonno sott’olio,
  • 100 g. capperi dissalati,
  • 50 g. filetti di alici sott’olio,
  • scorza di 1 limone bio,
  • olio evo (extravergine di oliva) quanto basta a coprirli nella teglia per il forno (io ho usato quella da plum cake).

 

Come si fa:
con un coltellino affilato togliere la calotta dalla parte del picciolo ai peperoncini, batterli delicatemente per togliere i semini aiutandosi anche con un coltellino (attenzione a non inciderli) e man mano  buttarli  in acqua fredda.

 

Scolarli, asciugarli, porli in una teglia a bordi alti e coprirli di olio, infornarli a 160° per 20/30 minuti, devono cuocersi ed ammorbidirsi.

 

Prepariamo il ripieno:

mettere gli ingredienti su un tagliere e tritarli a coltello, quando i peperoncini saranno tiepidi, riempirli con il composto e metterli in un contenitore a chiusura ermetica, coprirli d’olio e chiudere.

 

L’olio va filtrato (lui dice che a 160°C l’olio non brucia, quindi si può utilizzare) e si può imbottigliare aggiungendo aglio, rosmarino e pepe in grani, diventerà un ottimo condimento per pasta, carne, verdure ecc.

 

A me è avanzato abbastanza composto, quindi l’ho messo nel mixer con una manciata di nocciole tostate e tritate ho allungato con l’olio dei peperoncini ed ho fatto un pesto per condire la pasta.

 


Terrina di carne con cuore di carciofi: la cultura del riciclo….

Forse il nome terrina è improprio, leggo qua e là che le terrine sono piuttosto da mangiare fredde, questa no, va mangiata calda o tiepida.

Questa estate ne avevo fatta una con il cuore di zucchine,senza formaggio però.

Sono piatti che non hanno una storia, nascono così, da un “avanzo”, un esubero di ripieno, dalla necessità di far mangiare “le verdurine” ai familiari e, oltre al risparmio, permettono anche di non annoiarsi in cucina e  non annoiare i commensali con la “solita minestra”.

È stata l’occasione per inaugurare la mia terrina da forno, dimensioni 28 cm x 5 cm, ed utilizzare al meglio il:

ripieno di carciofi fatto così:

  • 500 g di carne macinata magrissima di manzo,
  • 1 uovo,
  • 1 manciata di parmigiano,
  • timo,
  • fiocchi d’aglio macinati,
  • prezzemolo,
  • semi di zucca tritati (volendo pistacchi),
  • sale affumicato.

Per il cuore:

  • gambi di carciofo tagliati a rondelle e cotti al vapore,
  • tomino piemontese (quello  con la crosticina tipo velluto bianco :-) ), o altro formaggio a piacere.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C. , oliare la terrina e spolverizzarla con i semi di zucca tritati (o pangrattato).

Dividere l’impasto in 2 parti e formare il primo strato, appoggiare le fette di formaggio, continuare con i gambi di carciofo, formaggio e chiudere con la carne, premere bene, coprire ed infornare a 180° per c.ca 30 minuti, scoprire, mettere la funzione grill e far dorare per qualche minuto.

Per farla più grande, usare lo stampo da plum cake e foderare tutti i lati con la carne, riempire con quello che vi piace e richiudere con la carne (come la terrina ripiena di zucchine).

terrina carne carciofi fette_picnik

 

 


All’alba di un nuovo anno.

 


Macaróns di Polénte, Cultura Friulana.

Il tema “La polenta” è stato così interpretato da Polentarutti Luigi, classe terza unica, e riportato da Scuola modello 1947.

“A me mi garba molto la polenta. Io la polenta la mangio di  bonora, di mezzogiorno e di cena e anche alle quattro. La polenta se la fa con la farina de panoghie e con l’acqua e si mette anche il sale senò dicono che fa venire la pelagra.
Per fare la polenta si mette l’acqua nella calderia, poi si fa bollire sopra il fuoco e quando si vede le bolle si mette dirento una presa di farina e dopo tutto il  s’çiatulino. Poi si prende il mesculo e si la rompe e si la lascia sçialdare. Poi si mesceda…si mesceda cencia stufarsi fin quando la spussa di cotto. Poi la si giàva e la si buta sul taiere che la fuma.
Ai signori, a loro piace la polenta tenera perchè la mangiano con i luierini, ma a casa mia, la quale siamo poveri, la mangiamo dura senò lo stomaco si delibera subito.
La polenta più dura è quella dei boscadori, che la taiano con la manaria. Anche i pastori mangiano molta polenta nelle casere e prima di buttarla in bocca la stricciano e la folpeano fra le aine perchè diventi più mulisitta.
Io amo la polenta e mangio anche le croste. La polenta, se cade a terra, fa sbrisciare. Mia nonna l’altro ano ha pesçiato un poco di polenta e è colata e ha s’çiarnato un piede che abbiamo squegnuto portarla a Socchieve da quela donna che comedda gli ossi. Evviva la polenta! Anch’io mi chiamo Polentarutti.”

A pagina 106 del libro “Vecchia e Nuova Cucina di Carnia di Gianni Cosetti” è riportato questo tema, se vi va di scoprire altre storie e leggende di Carnia vi consiglio questo sito.

Come già sapete tengo particolarmente a questo libro, è stato un regalo di “ello”che ha anche avuto la fortuna ed il piacere di conoscere di persona il Signor Gianni e di mangiare nel suo ristorante (ello ha lavorato qualche anno a Tolmezzo)

Il sogno di fare questi “macarons di polente” (gnocchi di polenta) lo coltivavo da un pò ma, anche se la polenta compare spesso sulla mia tavola (mi inginocchio sul sale ma la faccio con la MDP, per sapere come Qui), non avanza, o viene “maltrattata” sul tagliere e quindi non riesco mai a recuperare delle fette intere da poter ritagliare ;-)

Riporto la ricetta originale (pagina 96).

Cosa serve (20 minuti):

  • 3 foglie alloro,
  • 800 g polenta fredda,
  • 100 g ricotta affumicata,
  • 150 g burro,
  • 100 g formaggio di malga fresco.

Come fare:

Tagliate la polenta a cubetti di 1 cm (io ho fatto piccoli cuori), versateli in acqua bollente salata e aromatizzata con alloro; lasciate cuocere per 3-4 minuti.

In una casseruola rosolate il burro fino a renderlo color nocciola, aggiungetevi la polenta ben scolata, cospargete con la ricotta affumicata e il formaggio di malga grattugiati.

Servite il tutto ben caldo.

Gianni Cosetti consiglia di bere un buon Tocai, ora  diventato “Friulano”, cambia il nome ma non la qualità del vino.

Avendo la sera prima fatto il goulash con il guanciale di manzo, una parte l’ho condita con il sugo e qualche pezzetto di carne.

Ve lo consiglio (l’ho già fatto) il guanciale per goulash e spezzatino, mangerete una carne gustosa fuori e dentro e ogni pezzo si scioglierà piacevolmente in bocca.

Il mestolo che vedete nelle foto è quello del nonno di ello..immaginate quanti anni ha, le prime volte l’ho usato anch’io (40 minuti a girare).

Ccon questa ricetta, anche lei “povera”, vi auguro un bel fine settimana.


Torta di pane-ttone e mele profumata al macis, cucina povera?

Questo dolce si fa solitamente con il pane raffermo, sembra banale e scontato però alla fine per me è il dolce.

La ricetta ho dovuto quasi strapparla con la forza alla signora  Maria, la mamma di un mio amico con il quale mi allenavo, ricordate “Il tacchino col tappo”? Ecco è lei.

Io l’ho fatta tante volte, è venuta sempre buonissima però, e c’è un però, a me sembra che nella mia manchi sempre qualcosa.

Ricordo  il mio amico che per farmi andare più forte, mentre facevamo le ripetute in salita mi diceva: dai, forza, pedala che la mamma ha fatto la torta che ti piace tanto, allora io pedalavo veloce come il vento pregustando già il sapore di quel dolce.

macis primo piano

Un panettone senza cupola (ricordate i miei vari esperimenti?) stazionava in congelatore, qualche mela grinzosa nel portafrutta, il desiderio di ello di avere qualcosa da sbocconcellare al ritorno dal lavoro e così, anche se i blog pullulano di ricette pandoro-panetton/riciclo una in più non guasta e poi l’idea di non sprecare il cibo e di riuscire a trasformarlo in qualcosa di buono mi piace e mi stimola.

Solitamente questa viene definita cucina povera ed inevitabilmente mi viene in mente qul bambino che è morto di fame e freddo nel centro di Bologna ed arrossisco di vergogna.

Cambierò qualcosa in questa ricetta: la sostituzione pane/panettone si evince, ometterò lo zucchero e l’uvetta in quanto il panettone contiene già tutto, profumerò la torta col macis per rendere omaggio all’ amica che di ritorno da un viaggio esotico che mi ha portato la noce moscata completa del suo involucro, il macis appunto.

Ingredienti per una teglia da 24 cm. (3 strati):

  • pane raffermo (panettone),
  • 1 kg. mele,
  • 1/2 litro di latte (di soia),
  • 2 uova,
  • zucchero (omesso, solitamente uso il fruttosio),
  • 50 gr. burro (di soia),
  • uvetta (omessa),
  • pinoli a piacere,
  • buccia grattuggiata di 1 limone bio (io un limone di Max),
  • macis (facoltativo),
  • rhum (omesso),
  • estratto di vaniglia.

Collage Torta pane mele passo passo 2009

Come fare:

accendere il forno a 180°C.,  mettere l’uvetta in ammollo nel rhum. (nella versione pane), mettere in infusione il macis nel latte tiepido.

Tagliare il pane a fette di 1/2 cm. (io il panettone), sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili e metterle in una terrina con lo zucchero, i pinoli, la vaniglia, la buccia di limone e l’uvetta scolata e strizzata.

Foderare con le fette di pane  (panettone) una teglia imburrata o rivestita con carta forno (io faccio così), fare uno strato con il composto di mele, aggiungere dei fiocchi di burro e ripetere, finire con le mele.

Sbattere le uova ed unire il latte (dopo aver tolto il macis),  versare lentamente sulla torta in modo che il pane (panettone) s’inzuppi uniformemente, aggiungere qualche fioccho di burro ed infornare per 30 minuti coperto con la stagnola che evita la bruciatura della superficie, toglierla e continuare la cottura per un’altra mezz’ora  fino a doratura.

Torta pane mele versione 2010

Farla raffreddare o intiepidire prima di sformarla.


Spuma di zucca con tartare di zucchini.

Mi sto ancora dando (piccole) botte sul capino perchè non ho aderito subito al contest, magari provando a replicare tutte e 3 le ricette.

Però io devo fare le cose se e quando mi sento, un pò come ello.

Andiamo a fare una passeggiata così fai un pò di movimento?

Non mi sento.

Vieni con me in piscina?

Non mi sento.

E così invece di imparare lui da me imparo io da lui, non mi sento e le occasioni scorrono via.

L’occasione del contest verrine in rete sono riuscita a prenderlo per la coda, così oggi rispolvero una ricettina dell’ Hotel Sacher provata tempo fa e servita proprio in un bicchiere.

Scrivo la ricetta completa, io l’ho divisa a metà.

Ingredienti:

  • 300 g. di polpa di zucca,
  • 2 scalogni,
  • 3 cucchiai di olio evo,
  • 125 ml di vino bianco,
  • 1 litro di brodo di pollo o vegetale,
  • 125 ml. di panna montata,
  • sale (affumicato),
  • pepe (verde),
  • 1 pizzico noce moscata,
  • 1 pizzico di zenzero,
  • 1pizzico di cannella (solo per me),
  • olio di semi di zucca (lo trovate al Naturasì).

Per la tartare di zucchine:

  • 1 zucchina medi,
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • sale (affumicato),
  • pepe (verde).

Come fare:

tagliare la polpa di zucca a dadini e tritare finemente gli scalogni, far appassire nell’olio evo precedentemente scaldato, sfumare col vino e far evaporare, aggiungere il brodo, la panna e tutti gli aromi, far bollire per mezz’ora.

Frullare col minipimer ed aggiustare di sale, servire con la tartare di zucchine e qualche goccia d’olio di semi di zucca, volendo arricchire la decorazione tostare ed asciugare nel forno un crostino di pane tagliato sottilissimo.

Preparare la tartare di zucchine:

tagliare la zucchina a dadini piccolissimi e farla rosolare nell’olio evo bollente, salare ed aggiungerla alla minestra.

Buona giornata a tutte/i :-)