Archivi del mese: gennaio 2011

All’alba di un nuovo anno….

Me ne sono ricordata per caso, oggi è sabato e solitamente non sono sola, oggi ello è via e così dopo aver sistemato la casa complice un bel sole ed una luce invogliante mi sono persa nei miei pensieri, oggi è il 15? Si, perchè? Perchè il mio blog ieri ha compiuto un anno.

Non è che vada pazza per i blog-compleanni, ma questo mi porta a tante riflessioni.

Non sto a spiegarvi il perchè ed il percome, se n’è già parlato e “straparlato” molto di me (ma sarò così importante ;-) ) relegandomi spesso in un angolino buio, quasi in castigo..tutto perchè io non do “spiegazioni”, mi addosso colpe ed ipotesi per una sorta di “volerviveretranquilla”, mi sono presa, tranquillamente “le 5 lire de mona” (come si dice a Trieste) senza batter ciglio.

Non so ancora il motivo di tante “cose” e non chiedo..come dice ello quando lo “redarguisco”: io vado per la mia strada :-D

Come si dice sarebbe dovuto essere “un anno in salita” invece è stato un anno in discesa, non ho pedalato, mi sono lasciata andare ed è stato bello correre nel sole, col vento nei capelli senza faticare verso una nuova vita, una nuova avventura, verso nuovi progetti, nuove speranze, nuove soddisfazioni, nuove Amicizie.

Si sta avverando tutto anche se, subendo attacchi ingiustificati e gesti imprudenti da parte di persone “amiche”, sono “inciampata”…ma ora riparto, con scarpe nuove, nuovo entusiasmo, so nuotare bene e non nuoto in acque inquinate, ritengo quindi improbabile un mio annegamento con conseguente trasporto del mio corpo nella corrente.

Vi ricordate del contest di Antonella? Certo che si…invece di fare un semplice PDF aveva pensato di “venderlo” ma non per comperarsi un cappotto nuovo o per andare a farsi  “l’extention”, ma per aiutare i bambini che non sono fortunati come i vostri (io non ne ho :-( ) , una piccola donazione (minimo 4,50 €) beh..mi fermo qui …….

Io ho vinto la sezione sciroppi e mi è arrivato un bel pacco, un pacco ricco, prezioso, questo:

Si, manca la birra Enkir (e altro ;-) ), ma non penserete mica che “ello” abbia aspettato i miei comodi vero?

La birra Enkir l’ha bevuta TUTTA lui:

Buona domenica!


“Macaróns di Polénte”…cultura friulana…

Il tema “La polenta” è stato così interpretato da Polentarutti Luigi, classe terza unica, e riportato da Scuola modello 1947.

“A me mi garba molto la polenta. Io la polenta la mangio di  bonora, di mezzogiorno e di cena e anche alle quattro. La polenta se la fa con la farina de panoghie e con l’acqua e si mette anche il sale senò dicono che fa venire la pelagra.
Per fare la polenta si mette l’acqua nella calderia, poi si fa bollire sopra il fuoco e quando si vede le bolle si mette dirento una presa di farina e dopo tutto il  s’çiatulino. Poi si prende il mesculo e si la rompe e si la lascia sçialdare. Poi si mesceda…si mesceda cencia stufarsi fin quando la spussa di cotto. Poi la si giàva e la si buta sul taiere che la fuma.
Ai signori, a loro piace la polenta tenera perchè la mangiano con i luierini, ma a casa mia, la quale siamo poveri, la mangiamo dura senò lo stomaco si delibera subito.
La polenta più dura è quella dei boscadori, che la taiano con la manaria. Anche i pastori mangiano molta polenta nelle casere e prima di buttarla in bocca la stricciano e la folpeano fra le aine perchè diventi più mulisitta.
Io amo la polenta e mangio anche le croste. La polenta, se cade a terra, fa sbrisciare. Mia nonna l’altro ano ha pesçiato un poco di polenta e è colata e ha s’çiarnato un piede che abbiamo squegnuto portarla a Socchieve da quela donna che comedda gli ossi. Evviva la polenta! Anch’io mi chiamo Polentarutti.”

A pagina 106 del libro “Vecchia e Nuova Cucina di Carnia di Gianni Cosetti” è riportato questo tema, se vi va di scoprire altre storie e leggende di Carnia vi consiglio questo sito.

Come già sapete tengo particolarmente a questo libro, è stato un regalo di “ello”che ha anche avuto la fortuna ed il piacere di conoscere di persona il Signor Gianni e di mangiare nel suo ristorante (ello ha lavorato qualche anno a Tolmezzo)

Il sogno di fare questi “macarons di polente” (gnocchi di polenta) lo coltivavo da un pò ma, anche se la polenta compare spesso sulla mia tavola (mi inginocchio sul sale ma la faccio con la MDP, per sapere come Qui), non avanza, o viene “maltrattata” sul tagliere e quindi non riesco mai a recuperare delle fette intere da poter ritagliare ;-)

Riporto la ricetta originale (pagina 96).

Cosa serve (20 minuti):

  • 3 foglie alloro,
  • 800 g polenta fredda,
  • 100 g ricotta affumicata,
  • 150 g burro,
  • 100 g formaggio di malga fresco.

Come fare:

Tagliate la polenta a cubetti di 1 cm (io ho fatto piccoli cuori), versateli in acqua bollente salata e aromatizzata con alloro; lasciate cuocere per 3-4 minuti.

In una casseruola rosolate il burro fino a renderlo color nocciola, aggiungetevi la polenta ben scolata, cospargete con la ricotta affumicata e il formaggio di malga grattugiati.

Servite il tutto ben caldo.

Gianni Cosetti consiglia di bere un buon Tocai, ora  diventato “Friulano”, cambia il nome ma non la qualità del vino.

Avendo la sera prima fatto il goulash con il guanciale di manzo, una parte l’ho condita con il sugo e qualche pezzetto di carne.

Ve lo consiglio (l’ho già fatto) il guanciale per goulash e spezzatino, mangerete una carne gustosa fuori e dentro e ogni pezzo si scioglierà piacevolmente in bocca.

Il mestolo che vedete nelle foto è quello del nonno di ello..immaginate quanti anni ha, le prime volte l’ho usato anch’io (40 minuti a girare :-( ) …con questa ricetta, anche lei “povera” vi auguro un bel fine settimana.

“Puoi accompagnare un amico sulla sua strada per migliaia di miglia, ma è inevitabile che un giorno le vostre strade si separino.”


Torta di pane-ttone e mele profumata al macis, cucina povera?

Questo dolce si fa solitamente con il pane raffermo, sembra banale e scontato però alla fine per me è “il dolce”.

La ricetta ho dovuto quasi strapparla con la forza alla signora  Maria, la mamma di un mio amico con il quale mi allenavo, ricordate “Il tacchino col tappo”? Ecco è lei.

Io l’ho fatta tante volte, è venuta sempre buonissima però..e c’è un però, a me sembra che nella mia manchi sempre qualcosa.

Ricordo  il mio amico che per farmi andare più forte, mentre facevamo le ripetute in salita mi diceva: dai, forza, pedala che la mamma ha fatto la torta che ti piace tanto…allora io pedalavo veloce come il vento pregustando già il sapore di quel dolce.

macis primo piano

Un panettone senza cupola (ricordate i miei vari esperimenti?) stazionava in congelatore, qualche mela grinzosa nel portafrutta, il desiderio di “ello” di avere qualcosa da sbocconcellare al ritorno dal lavoro e così, anche se i blog pullulano di ricette pandoro-panetton/riciclo una in più non guasta e poi l’idea di non sprecare il cibo e di riuscire a trasformarlo in qualcosa di buono mi piace e mi stimola.

Solitamente questa viene definita “cucina povera”..ed inevitabilmente mi viene in mente qul bambino che è morto di fame e freddo nel centro di Bologna ed arrossisco di vergogna :-(

Cambierò qualcosa in questa ricetta: la sostituzione pane/panettone si evince, ometterò lo zucchero e l’uvetta in quanto il panettone contiene già tutto, profumerò la torta col macis per rendere omaggio all’ amica che di ritorno da un viaggio esotico che mi ha portato la noce moscata completa del suo involucro, il macis appunto.

Ingredienti per una teglia da 24 cm. (3 strati):

  • pane raffermo (panettone),
  • 1 kg. mele,
  • 1/2 litro di latte (di soia),
  • 2 uova,
  • zucchero (omesso, solitamente uso il fruttosio),
  • 50 gr. burro (di soia),
  • uvetta (omessa),
  • pinoli a piacere,
  • buccia grattuggiata di 1 limone bio (io un limone di Max),
  • macis (facoltativo),
  • rhum (omesso),
  • estratto di vaniglia.

Collage Torta pane mele passo passo 2009

Come fare:

accendere il forno a 180°C.,  mettere l’uvetta in ammollo nel rhum. (nella versione pane), mettere in infusione il macis nel latte tiepido.

Tagliare il pane a fette di 1/2 cm. (io il panettone), sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili e metterle in una terrina con lo zucchero, i pinoli, la vaniglia, la buccia di limone e l’uvetta scolata e strizzata.

Foderare con le fette di pane  (panettone) una teglia imburrata o rivestita con carta forno (io faccio così), fare uno strato con il composto di mele, aggiungere dei fiocchi di burro e ripetere, finire con le mele.

Sbattere le uova ed unire il latte (dopo aver tolto il macis),  versare lentamente sulla torta in modo che il pane (panettone) s’inzuppi uniformemente, aggiungere qualche fioccho di burro ed infornare per 30 minuti coperto con la stagnola (evita la “bruciatura” della superficie), toglierla e continuare la cottura per un’altra mezz’ora  fino a doratura.

Torta pane mele versione 2010

Farla raffreddare o intiepidire prima di sformarla.


Spuma di zucca con tartare di zucchini…nostalgia di “verrine”…

Mi sto ancora dando (piccole) botte sul capino perchè non ho aderito subito al contest, magari provando a replicare tutte e 3 le ricette.

Però io devo fare le cose se e quando mi sento….un pò come ello.

Andiamo a fare una passeggiata così fai un pò di movimento?

Non mi sento…..

Vieni con me in piscina?

Non mi sento…..

E così invece di “imparare” lui da me imparo io da lui..”non mi sento” e le occasioni scorrono via…

L’occasione del contest “verrine in rete” sono riuscita a prenderlo per la coda, così oggi rispolvero una ricettina dell’ Hotel Sacher provata tempo fa e servita proprio in un bicchiere.

Scrivo la ricetta completa, io l’ho divisa a metà.

Ingredienti:

  • 300 g. di polpa di zucca,
  • 2 scalogni,
  • 3 cucchiai di olio evo,
  • 125 ml di vino bianco,
  • 1 litro di brodo di pollo o vegetale,
  • 125 ml. di panna montata,
  • sale (affumicato),
  • pepe (verde),
  • 1 pizzico noce moscata,
  • 1 pizzico di zenzero,
  • 1pizzico di cannella (solo per me),
  • olio di semi di zucca (lo trovate al Naturasì).

Per la tartare di zucchine:

  • 1 zucchina medi,
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • sale (affumicato),
  • pepe (verde).

Come fare:

tagliare la polpa di zucca a dadini e tritare finemente gli scalogni, far appassire nell’olio evo precedentemente scaldato, sfumare col vino e far evaporare, aggiungere il brodo, la panna e tutti gli aromi, far bollire per mezz’ora.

Frullare col minipimer ed aggiustare di sale, servire con la tartare di zucchine e qualche goccia d’olio di semi di zucca, volendo arricchire la decorazione tostare ed asciugare nel forno un crostino di pane tagliato sottilissimo.

Preparare la tartare di zucchine:

tagliare la zucchina a dadini piccolissimi e farla rosolare nell’olio evo bollente, salare ed aggiungerla alla minestra.

Buona giornata a tutte/i :-)


Verrine in rete…raffinate trasparenze in tavola

Mi piacciono i contest che mi “educano” alla riflessione, alla ponderata ed attenta elaborazione di un progetto,  che mi entusiasmano stimolando la fantasia, questo è uno di quelli.

In questo caso è premiata “in primis” la fotografia  ma ormai  l’attrazione fatale ha  preso il sopravvento e non posso più tirarmi indietro.

Più di così, con i mezzi in mio possesso, non avrei potuto fare quindi mi sono dedicata alla ricetta, non perdendomi d’animo  di fronte alla irreperibilità della pasta al pistacchio e la presenza dei biscotti al pistacchio, rappresentati nella foto di Claudia dai  “macarons” (croce e delizia anche delle più quotate ed esperte blogger).

Ho scelto la sua ricetta: “Biscotti, mousse al pistacchio e fragole” perchè amo i dolci al cucchiaio, quei colori e l’atmosfera calda e rassicurante che emana la sua foto.

Ora però, prima che ci ripensi vi porto in cucina per realizzarla, la ricetta originale la trovate qui.

Ingredienti per 4 bicchieri:

  • 3 tuorli,
  • 20 cl. di latte intero,
  • 30 g. di zucchero,
  • 30 g di pasta al pistacchio,
  • 3 fogli di gelatina,
  • 15 cl di panna liquida,
  • 120 g di fragole,
  • 2 biscotti al pistacchio (li ho sostituiti con una meringa al pistacchio),
  • 1 manciata di pistacchi non salati tritati.

Meringa al pistacchio (nel link la ricetta, in questo caso ho ridotto le proporzioni a 50/50/50)

Prepariamo la crema:

mettere i fogli di gelatina in ammollo in una ciotola d’acqua fredda.

Versare il latte in un pentolino e portarlo quasi a bollore.

In una terrina montare i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso, incorporare la pasta al pistacchio, versare sul composto il latte bollente e mescolare.

Pasta al pistacchio (nel link la fonte della ricetta, io ho dimezzato le dosi e l’ ho resa più “liquida”, ho tritato i pistacchi nel mortaio lasciando la pasta più “grossolana”, ho omesso anche l’aroma di mandorla).

Versare  tutto in un pentolino e  cuocere a fuoco basso senza smettere di mescolare, facendo attenzione a non far bollire la crema.

Strizzare i fogli di gelatina e aggiungerli al composto, mescolare.

Versare la crema al pistacchio in una terrina e far raffreddare.

Montare la panna  ben fredda  e incorporarla delicatamente alla crema raffreddata. Mettere la crema in frigorifero per almeno 2 ore.

Lavare le fragole, asciugarle con la carta assorbente da cucina e tagliarle nella misura che preferite.

Disporre sul piano di lavoro i bicchieri e sbriciolarvi sul fondo i biscotti al pistacchio.

Ricoprire con la crema al pistacchio e  guarnire con le fragole.

Infine cospargere con i pistacchi tritati e servire.

Con questa ricetta partecipo al contest Verrine in rete: diciamo che sono anche stata scelta per il pranzo a Bologna ma il “fato” ha voluto che quei giorni avessi l’operazione all’occhio…sarà per la prossima ;-)


Gli “avanzi” del 2010…..

..e sì, si dice anno nuovo vita nuova, c’è chi butta dalla finestra i “robi vecchi ” NONSIFA”!!

C’è chi ha iniziato a scrivere sull’agenda nuova che profuma di tipografia, c’è chi si è messo a dieta (quello non può leggere oltre :-D ) , chi va a correre ogni mattina, chi, come me, va in piscina tutti i giorni e torna a casa con “un certo languorino”…..c’è chi si è portato dietro dall’anno scorso questa cantilenante preghiera:

Ella fammi il panettone con la crema all’ananas :-(

Te lo farò ello te lo farò….. ;-)

E così l’ho fatto.

Dei 2 panettoni con cupola del 2010 era avanzato 1/4, l’ho tagliato a fette, con un coppapasta ho ritagliato dei cerchi, con un più piccolo ho accennato un cerchio che ho scavato leggermente ed ho messo a tostare in forno a 180°C.

Per la crema all’ananas farò un copia incolla dal blog di riferimento tra parentesi le mie modifiche.

Ingredienti per la crema all’ananas:

400 gr fette d’ ananas (io ho usato quello sciroppato senza zucchero),

150 g. di zucchero (100 fruttosio),

30 g. di  amido di mais (maizena),

1 dl di latte (di riso),

3 tuorli,

1 uovo intero.

Come fare:

tagliare a pezzetti le fettine d’ananas e frullare,  versare il composto in una pentola con fondo spesso, aggiungere il latte e portare a bollore sul fornello più piccolo, a fiamma bassa.

Nel frattempo, in una ciotola capiente, sbattere per un minuto a velocità minima i tuorli e l’uovo con lo zucchero e l’amido di mais, unire i due composti e sbattere ancora per un minuto.

Versare  tutto in una casseruola e mettere sul fuoco a far addensare.

Una volta ottenuta la consistenza desiderata, mettere a raffreddare in una ciotola, mescolando di tanto in tanto.

Componiamo le torrette:

mettere negli incavi del panettone abbondante crema e sovrapporre, appoggiare una fetta d’ananas e riempire il foro con un pò di crema che andremo a spolverizzare con briciole di pane tostato.

Il piatto di portata è una mia creazione :-)

Facciamo in modo che tutto ciò che ci siamo portate/i dietro dal 2010 sia così “dolce”.


Torta ricotta e pere

Di questa torta tanto buona quanto famosa ho scelto questa perchè omette farina e burro nei dischi meringati, usa le pere sciroppate, insomma la sveltisce un pò, quindi grazie Tartetatin.it


Ingredienti per la meringa alle nocciole:

  • 120 g. di albumi (circa 3 uova medie o 4 piccole),
  • 120 g. di nocciole  tritate,
  • 120 g. di zucchero a velo (ottenuto macinando lo zucchero nel macinino del caffè, così è di sicuro senza glutine).

Ingredienti per la crema:

  • 300 g. di ricotta di pecora freschissima,
  • 75 g. di zucchero semolato,
  • 40 g. di albumi (circa 1 medio o 2 piccoli),
  • 250 g. di pere sciroppate,
  • 300 g. di panna,
  • 20 g. di zucchero a velo*come sopra*,
  • 6 g. di colla di pesce (3 fogli) (per i celiaci quella da prontuario oppure l’agar agar).

Prepariamo la meringa:

montare gli albumi con un pizzico di sale e lo zucchero a velo fino a ottenere un composto molto compatto, una volta pronto aggiungere delicatamente le nocciole tritate.

Con una matita disegnare su un foglio di carta da forno due cerchi seguendo il contorno della base di una tortiera a cerniera da 24 centimetri.

Infarinare e imburrare i cerchi, disporre metà del composto in uno dei due livellandolo bene e ripetere per il secondo cerchio.

Appoggiare la carta su una placca da forno e cuocere a 140 °C (statico) per un’ora.

Se sulla stessa placca non c’è spazio per entrambe le meringhe  si possono cuocere contemporaneamente su due ripiani diversi del forno o cuocerle in tempi diversi.

Una volta pronti togliere i dischi dal forno e staccare la carta immediatamente,  controllare che i dischi entrino nella tortiera e se non è così tagliare la parte in eccesso quando la meringa è ancora calda e facile da maneggiare.

Prepariamo la crema:

sciogliere completamente lo zucchero semolato con 30 g di acqua, montare gli albumi a neve ben ferma versando nel frattempo lo sciroppo a filo.

Setacciare  e lavorare la ricotta  rendendola cremosa, aggiungere gli albumi montati, le pere tagliate a piccoli cubetti, la colla di pesce (precedentemente ammollata in acqua fredda e sciolta in un pentolino) ed infine la panna montata assieme allo zucchero a velo.

Componiamo la torta:

mettere uno dei due dischi sul fondo di una tortiera a cerniera da 24 centimetri, coprire con la crema e finire con l’ultimo disco.

Lasciare in frigorifero  per 2 ore, spolverizzare con lo zucchero a velo.

Io ho ricoperto i bordi con la granella di nocciole e decorato con  chicchi di melagrana.

Variante con petali di cioccolato al latte con nocciole.


Tatin di scalogni e crostata di Verza: la quadratura del cerchio.

Tatin di scalogni caramellati

Crostata di verza

Nel 1882 Ferdinand von Lindemann pubblicò la dimostrazione della trascendenza di pi greco. Precedentemente egli aveva già dimostrato che se pi greco fosse stato trascendente, allora l’antico problema della quadratura del cerchio con riga e compasso sarebbe stato irrisolvibile.

Un cerchio e la sua “quadratura”, hanno la stessa area

Fino a quel momento erano stati innumerevoli i tentativi della quadratura matematica del cerchio, tanto che l’espressione era (ed è) diventata sinonimo di un’impresa vana, senza speranza o priva di un significato concreto.
In senso meramente letterario, l’espressione “quadratura del cerchio”, viene spesso usata per indicare la soluzione perfetta ad un dato problema (anche se, come abbiamo visto, non esiste).

Mi fermo qui, prima di incappare in una figura barbina :-D

Il 31 dicembre per me è stato un giorno di svago e pigro relax, svago perchè mi sono dilettata in cucina sotto lo sguardo affettuoso di “ello” che,  superate le ultime “resistenze”, ha accolto  Perla  sulle sue ginocchia per buona parte del giorno :-) , pigro relax perchè non avendo la voglia/forza di scendere a prendere gli stampi rotondi ho deciso di usare quelli quadrati: ecco la “quadratura del cerchio” :-D

Da dove inizio? Dalla Tatin direi: la Tarte Tatin, è risaputo,  nasce da un errore di Madame Tatin alla fine dell’800.

Vi informo che ello oltre ogni mia previsione ha gradito molto la tatin, mentre la crostata di verza l’ha trovata troppo light.

Ingredienti per uno stampo quadrato di 20 x 20 o rotondo da 24 (non dovete calcolare l’area ;-) ):

  • 500 g. di scalogni sbucciati (i miei erano grandi, se li trovate piccoli viene più carina),
  • 2/3 fette di prosciutto crudo (Sauris) o speck,
  • una noce di burro di soia,
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 2 cucchiai di zucchero di canna,
  • foglie di salvia fresca,
  • sale,
  • pepe verde macinato,
  • 1 confezione di pasta brisè (l’avevo in casa, voi potete farla con la vostra ricetta).

Come fare:

scaldare il burro e l’olio in una larga padella e disporre gli scalogni in un unico strato, aggiungere la salvia e spolverizzateli con lo zucchero, a fuoco dolce caramellarli, girandoli, per 5 minuti.

Preriscaldare il forno a 220°C.

Coprirli con acqua bollente e, sempre a fuoco dolce, cuocerli ancora 10 minuti se gli scalogni sono piccoli, 15 se sono come i miei per far evaporare l’acqua ed ottenere una glassa dorata ed appiccicosa.

Ungere lo stampo che avrete scelto, disporvi in un unico strato gli scalogni  e spezzettare sopra il prosciutto (o  speck), coprire con la pasta brisè a formare un coperchio ed infornare per c.ca 15 minuti.

Sfornare e girare la tatin dopo averla fatta riposare, pepare e decorare con foglioline di salvia.

Crostata di verza

Per questa crostata ho usato la farina integrale biologica di farro.

Ingredienti per uno stampo quadrato 20 x20 o rotondo da 24 cm.  c.s.:

ripieno:

  • 1 verza media (c.ca 600 g.),
  • 2 pomodori maturi e sodi o 2 pelati (ho usato 2 cucchiai di passata bella densa),
  • 1/2 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 bella foglia di salvia,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • sale,
  • peperoncino.

Composto da versare prima di infornare:

  • 1 uovo,
  • 1 dl. di acqua, avete letto bene: ACQUA (ho usato quella dove ho sbollentato la verza),
  • sale,
  • pepe verde (potete usare quello normale).

Per la meravigliosa pasta:

  • 200 g. di farina integrale bio di farro,
  • 20 g. di semi di papavero macinati (ideona mia :-) ),
  • 1pizzico di sale,
  • acqua q.b.

Come fare la pasta:

setacciare farina e sale in una ciotola, mescolare i semi di papavero e versare al centro l’olio e lavorate con le dita, aggiungere l’acqua un cucchiaio alla volta per ottenere un impasto della consistenza del lobo dell’orecchio.

Avvolgere la pasta nella pellicola o in un panno umido e far riposare per 30 minuti nella parte meno fredda del frigorifero.

Come fare il ripieno:

preriscaldare il forno a 190°C.

Se adoperate i pomodori, scottateli col taglio a croce, spellateli, eliminate i semi e tritate la polpa.

Eliminare le foglie esterne della verza (non buttatele, usatele per una minestra o per gli involtini), togliere la costa centrale e tagliarla a striscioline che faremo sbollentare in acqua salata per 3 minuti, scolare.

Far appassire la cipolla tritata e l’aglio vestito , aggiungere la salvia e, mescolando, far appassire tutto senza colorire troppo.

Aggiungere la verza, rosolarla per qualche minuto ed aggiungere il pomodoro, il sale ed il peperoncino.

Cuocere a tegame coperto per 30 minuti e lasciar raffreddare.

Preriscaldare il forno a 190°C.

Stendere la pasta ad uno spessore di 273 mm c.ca e foderare lo stampo unto, bucherellare con una forchetta e distribuire il composto di verza.

Stemperare l’uovo ed il sale nell’acqua, pepare e versare sulla verza, decorare a piacere ed infornare per c.ca 30 minuti.

Questa Tatin è per l’ Abbecedario Culinario della Comunità Europea ospitato da Elena fino alle 24 di oggi.

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