Archivi del mese: febbraio 2011

Polpettine al sugo, quelle di nonna Flora.

Cosa c’è di più versatile in cucina di una polpetta? Ditemelo, una pasta? Un risotto? Certo, ma la polpetta? Accontenta tutti, mette d’accordo grandi e bambini, unisce in matrimonio ingredienti a prima vista incompatibili.

Se non ci fosse già avrei intitolato il mio blog: la polpetta perfetta, perchè ogni polpetta è perfetta con qualsiasi ingrediente si faccia.

Queste polpette mi riportano alla mente le domeniche da Nonna Flora che ne preparava padelle intere.

Ecco, queste per me sono le polpette, quelle che mi fanno riaffiorare alla mente cose belle e come non mai è di questo che ora ho bisogno, di coccole e di ricordi belli.

Questo fine settimana ello è via per lavoro ed io mi sono, a modo mio, coccolata un pò, con queste semplicissime polpettine, facendo anche una goduriosa scarpetta alla fine col sugo rimasto.

Gli ingredienti per queste polpettine sono, come succede spesso, ad occhio.

Per l’impasto:

  • 500 g. tritato di carne mista (bovino, suino),
  • 150 g di mortadella,
  • 1 patata grande bollita (avevo soltanto patate viola),
  • 1 manciata di parmigiano grattugiato,
  • 1 cucchiaio di cipolla tritata finemente,
  • 1/2 spicchio d’aglio schiacciato,
  • 1 uovo intero,
  • sale,
  • pepe verde macinato.

Come fare:

amalgamare gli ingredienti, prendere dall’impasto ottenuto delle palline del peso di 25 g., arrotolarle ed infarinarle.

In una padella mettere il burro chiarificato con dello scalogno tritato e qualche fogliolina di salvia, unire le polpettine e rosolarle da tutti i lati.

Si possono mangiare così, con il sughetto ottenuto ma io, per non farmi mancare nulla, ho preparato una salsa al pomodoro (fatela come vi piace) e le ho fatte insaporire per qualche minuto.

Nota bene, né fritte né al forno.


Lo dico con i Fiori di borragine.

Il mio pensiero ritorna spesso in Piemonte, d’estate andavo alla Trans Alp una gara lunga una settimana con tappe rigorosamente in tenda con lavaggi in acque gelide di ruscelli.

Alla fine della settimana dormivo a casa di Anna (che non c’è più) e Piero.

Il  lunedì solito giretto al mercato e poi a saccheggiare il suo negozio di sementi (lui è insegnante e come hobby coltiva verdure biologiche e nel grande orto dietro casa fa esperimenti no OGM

Morale? Me ne tornavo sempre a casa con semi da noi introvabili, era l’epoca dei fine settimana a casa dello zio (a quel tempo ancora a Stoccarda) ed io trasformai il campo dietro casa in un orto.

Ricordo che avevo seminato anche il cardo, il rabarbaro, il raperonzolo, la barba dei frati, aglio, cipolle, pomodori, cetrioli, patate  ed ovviamente la borragine.

Trascorrevo domeniche intere a togliere erbacce, controllare gli sviluppi e alle 17 puntuale ello arrivava con il caffè, lui è negato per le cose manuali e quello era il suo modo di aiutarmi e per me quel caffè rimane uno dei più bei ricordi.

Ma e la borragine? Eccola:

Borrago officinalis

Non sono espertissima di erbe e fiori, ho letto i libri di Messeguè ed ora mi documento su una vecchia raccolta a fascicoli e ne riporto qualche  nozione:

È diffusa in tutta Italia nella zona mediterranea e submontana (anche se io per i campi che bazzico non l’ho mai trovata )

Le foglie si raccolgono in aprile-giugno prima delle fioriture, i fiori si recidono, appena dischiusi, in giugno-luglio; la porzione aerea della pianta si raccoglie in giugno-luglio tagliando la pianta a 5/10 cm. da terra eliminando le foglie secche.

Si essica all’ombra in uno strato sottile, volendo anche a mazzetti però sempre all’ombra ed in posto aerato.

I fiori si conservano in recipienti di vetro al riparo dalla luce, il resto in sacchetti di tela o carta.

Proprietà: emollienti, espettoranti, diuretiche, sudorifere, depurative, antireumatiche, antiinfiammatorie.

L’infuso di fiori di borragine ha proprietà emollienti, tossifughe, espettoranti; ha anche un effetto diuretico e depurativo.

Le foglie, oltre un effetto diuretico sono ritenute valide come antisudorifero, nel reumatismo e nelle forme morbose eruttive caratteristiche dell’infanzia (rosolia, scarlattina ecc.) nonchè per eczemi e foruncolosi.

Per uso esterno fiori e foglie vengono utilizzati come decongestionanti ed emollienti su zone di pelle arrossata e con eruzioni cutanee.

Uso interno (Fiori e sommità fiorite)

Come emolliente, espettorante e sedativo della tosse.

Infuso: 1,5 g. in 100 ml di acqua. 3/4 tazzine al giorno all’occorrenza.

Come diuretico e depurativo.

Tintura vinosa: 3 g in 100 ml di vino bianco (a macerare per 5 giorni). 2/3 bicchierini al giorno.

Uso interno (Le foglie)

Come depurativo e diuretico il  decotto: 2 g in 100ml di acqua, 2/3 tazzine al giorno lontano dai pasti.

Uso esterno (I fiori, le foglie, la parte aerea della pianta)

Come emolliente, lenitivo, antipruriginoso delle mucose boccali e della pelle.

Infuso: 5 g in 100 ml d’acqua. Fare lavaggi, sciacqui boccali, applicare compresse imbevute di infuso sulle parti interessate.

Uso cosmetico

Un pugno di fiori o foglie infusi nell’acqua del bagno è utile per la pelle impura e irritata.

(Tratto da: Le erbe medicinali, aromatiche, cosmetiche Fratelli Fabbri Editori 1976 pag. 120/121)

E questo è l’aceto che faccio ogni anno con i fiori di borragine, potete vederlo qui


Ferni alla Lavanda.

Questo bicchiere l’avevo pensato tempo fa, quando nei blog imperversavano lavanda e the matcha, avevo speso una piccola fortuna per comperare qualche grammo di quest’ultimo per cui lo vedrete qui e nella coppa al torrone e yogurt, con il resto mi sono tolta un pò di ruggine facendomi il the (è antiossidante).

L’idea nasce da una crema al cardamomo, il Ferni che avevo visto fare da Laura Rovaioli su sky quando ancora non avevo internet e tantomeno il blog.

Ricordo che impazzii per trovare il cardamomo, girai tutti i negozietti etnici adiacenti alla stazione ed i negozianti mi guardavano come fossi arrivata dalla luna: cardamomo? “No conosco”… mannaggia se non lo conosci tu finchè, girando gli occhi ho visto un piccolo espositore con minuscole bustine con qualche bacca di cardamomo.

Ecco, dissi, questo è il c a r d a m o m o…gli ho risparmiato lo spelling.

E così, iniziò il mio menage a troi: io, Ello e il Cardamomo.

Ello per anni non sopportò la sua presenza ed io gestii la mia relazione con discrezione e garbo finchè glielo propinai nello stufato di pollo e se lo gustò voluttuosamente, ora viviamo tutti 3 felici e contenti.

Di seguito vi indicherò  la mia variante e tra parentesi la ricetta del Ferni che consiglio vivamente alle amanti del cardamomo:

Ingredienti:

  • 750 cl di latte di soia (latte intero),
  • 150 g. di fruttosio (250 g. di zucchero semolato),
  • 50 g. di amido di mais “maizena”,
  • fiori essicati di lavanda,
  • 1/2 cucchiaino di the matcha,
  • (acqua di rose),
  • (polvere di cardamomo).

Come fare:

prelevare dalla quantità di latte una piccola parte per stemperare la maizena , il resto portarlo ad ebollizione,  appena il latte inizierà a scaldarsi aggiungere il fruttosio (zucchero), farlo sciogliere e spegnere (prelevare una parte per sciogliere il the matcha),  unire i fiori di lavanda, lasciar macerare per c.ca 30 minuti, filtrare e rimettere al fuoco.

Aggiungere la maizena stemperata nel latte e, mescolando continuamente, raggiungere la densità desiderata.

Versare il composto,filtrandolo, nel contenitore scelto e versare il latte col the, creando un effetto marmorizzato.

Per il ferni:

portare ad ebollizione il latte, quando sarà tiepido unire lo zucchero, farlo sciogliere ed incorporare la maizena, far addensare, mescolando e fuori dal fuoco unire il cardamomo.

Versare, filtrando in una coppa e guarnire con filetti di mandorle o pistacchio.


Torta con barbabietole, nocciole e cioccolato bianco.

Torta con barbabietole e nocciole

Continuo col filone barbabietola, oggi in versione dolce, una torta soffice adatta ad una bella, profumata e sostanziosa colazione o, perchè no…..per il the delle 5 o per un dolce dopocena.

Direttamente dal web vi lascio qualche notizia sulle proprietà della barbabietola, capirete così che non si limita a colorare di rosso le nostre pietanze.

La barbabietola rossa è un alimento che rinfresca e mitiga, lenisce e attenua i processi infiammatori, specialmente quelli a carico dell’apparato digerente, quindi è molto indicata quando vi sono ristagni di cibo o feci, stitichezza ed emorroidi, borbottii e via dicendo.

La barbabietola è un alimento molto ricco di forforo, magnesio, ferro, calcio e potassio, quindi è molto indicata per le persone anemiche, devono stare attenti solo chi soffre di pressione alta (ipertensione) e chi soffre o è soggetto a calcolosi renale in quanto contiene sodio e acido ossalico in quantità non trascurabili.

E molto indicata anche per eliminare elementi tossici dell’apparato digerente e per combattere la stitichezza, inoltre rafforza molto anche il nostro sistema immunitario in quanto è molto ricca di vitamina C.

Contiene una sostanza detta Betaine e acido folico che rinforzano i capillari e in generale mantengono in buona salute tutto il nostro apparato cardiovascolare, previene l’obesità in quanto equilibria i grassi nel nostro corpo e previene anche la formazione di molti tumori maligni, si può consumare sia bollita che frullata, o estraendone il succo.

Foto presa dal web.

Ingredienti per uno stampo da 22 cm.:

  • 200 g. di barbabietole crude,
  • 200 g. di nocciole tostate,
  • 100 g. di zucchero di canna,
  • 100 g. di cioccolato bianco,
  • 100 g di burro (di soia),
  • 100 g. di farina (kamut),
  • 4 uova,
  • 2 cucchiai di miele,
  • 2 cucchiai di succo di limone,
  • 2 cucchiai di panna fresca (di soia),
  • 1 bustina di cremortartaro,
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia,
  • zucchero a velo per spolverare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C., sbucciare le barbabietole,  tagliarle a dadini e metterle in una casseruola con il miele, 30 g. di zucchero di canna, il succo di limone e 2 cucchiai d’acqua.

Portare ad ebollizione e cuocere per 1/2 ora, coperto a fuoco basso, quando le barbabietole saranno raffreddate frullarle con la panna.

Montare i tuorli con lo zucchero rimasto, aggiungere la farina setacciata, il cremortartaro, il burro e la crema ottenuta con le barbabietole mescolando delicatamente, unire 150 g. di nocciole tritate finemente ed il cioccolato grattugiato.

Montare gli albumi a neve ferma ed incorporarli bene e  delicatamente per non smontarli.

Versare il composto nello stampo imburrato e cosparso con le nocciole tritate, cuocere (forno statico 180°C.) per 45 minuti.

Lasciar raffreddare e cospargere con lo zucchero a velo…buona colazione :-)


Lasagnetta di panettone con cavolini di Bruxelles, tagliatelle di farina di panettone per un Insolito Menù…

Ancora prima di ricevere il pacco da Loison con i panettoni il mio cervello si era messo in moto ed anche se io facevo e pensavo ad altro lui elaborava, così quando ho avuto davanti agli occhi tutto quel bendiddio sapevo già cosa fare.

Per il dolce la fantasia può galoppare senza problemi, se andate nel loro blog trovate anche la crema di panettone in tubetto.

Per il salato il discorso si fa più arduo e quindi più intrigante.

Lasagnetta di panettone con cavolini di Bruxelles.

I cavolini di Bruxelles,  perfetti!! Hanno sempre un retrogusto amaro e li ho immaginati sposati felicemente col  panettone.

L’idea era partita da un piatto che faccio spesso: cavolini saltati in padella con le acciughe ed il pane grattugiato, perchè non usare le briciole di panettone?

E provare a fare una lasagna? Ed anche una tagliatella? Si, però da dove parto? Dalla farina di panettone……what else?

Ingredienti per la pasta:

  • 100 g di farina di panettone  Loison ai marron glassè (ho scelto questo per la non presenza di canditi) ottenuta facendo asciugare in forno (ventilato) 3 fette sottili a 80°C., controllare di tanto in tanto, deve asciugare perfettamente ma non deve tostare.
  • 30 g. di farina 0,
  • 20 g. di farina di semola,
  • 1 uovo intero,
  • 1 albume,
  • qualche goccia d’olio evo (extravergine di oliva :-) )
  • 1 puntina di aceto bianco (segreto di Tiziana per legare la pasta).

Come fare la pasta:

macinare nel robot il panettone e ridurlo a farina, aggiungere le altre 2 farine ed amalgamare, unire poco alla volta il resto degli ingredienti e continuare (sempre nel robot) a miscelare, dapprima si formeranno delle grosse briciole ma poi la pasta si compatterà, azionare le lame ancora per qualche secondo poi formare una palla e coprirla a campana (vedi Simili).

Ingredienti per il ripieno della lasagna :

  • cavolini di Bruxelles (non do le dosi vi regolate a piacere),
  • ricotta di kefir (o altra ricotta),
  • panna di soia (o panna) q.b. a rendere cremoso l’impasto),
  • filetti di acciuga,
  • burro di soia (o altro),
  • briciole di panettone .

Come fare:

cuocere i cavolini come al solito in acqua bollente salata (non gettatela) ed immergerli in acqua fredda per conservarne il colore.

Tagliarne qualcuno a metà per la decorazione e  gli altri frullarli col minipimer assieme alla ricotta, l’acciuga spezzettata, se fosse troppo denso diluire con il liquido scelto.

Cuocere le lasagne nell’acqua dei cavolini e scolare.

Comporre la cocottina (la mia 8×8 cm.):

ungere la cocottina con il burro e cospargerla con le briciole di panettone, mettere sul fondo un quadrato di pasta, coprirlo con la crema di cavolini, e continuare fino ad esaurimento (io 4 quadrati di pasta).

Completare  spalmando poca crema, appoggiare i mezzi cavolini, nel centro mettere un filetto d’acciuga intero, spolverare con le briciole di panettone e qualche fiocchetto di burro.

Infornare a 200°C. per 15 minuti c.ca, fino a formare la crosticina.

Arriviamo alle tagliatelle per le quali mi sono ispirata  all’usanza della mia terra che propone spesso l’abbinamento semi di papavero-ricotta affumicata ed anche ai famosi “gnochi de susini” che vengono  proposti come primo piatto.

Io le ho pensate come dessert, certo la quantità del piatto è più adatta ad un primo ma voi sapete che qui sono 2 porzioni.

Per farle ho adoperato la stessa pasta, l’ho stesa ed ho fatto le tagliatelle (con la nonna papera), le ho cotte come al solito e condite con il burro chiarificato ed i semi di papavero leggermente tostati, una spolveratina di ricotta affumicata et voilà!!!


Papillon per 2, la ricetta.

Questo fiocco è stato realizzato usando la farina di monococco Enkir del Mulino Marino di Cossano Belbo (alla fine del post vi metto i link ) ed albumi, per il ripieno la burrata  arrivata la mattina stessa dalla Puglia, una Pitina, del cavolo nero e patata dolce per lui e kennebek per lei.

Ingredienti per la pasta:

  • 150 g. di farina monococco Enkir,
  • 2 albumi,
  • 1/2 cucchiaino da te di olio di olive taggiasche,
  • concentrato di pomodoro e colorante rosso in gel.

Facciamo la pasta:

fare la fontana, sbattere leggermente gli albumi al centro ed incorporare la farina, alla fine amalgamare l’olio, coprire a campana e far riposare.

Ingredienti per il ripieno di Lei:

  • foglie tenere di cavolo nero,
  • 1 spicchio d’aglio vestito (che toglieremo),
  • cuore di burrata,
  • patata bollita,
  • olio extravergine di olive taggiasche,
  • sale affumicato,
  • pepe verde.

Come fare:

sbollentare le foglie di cavolo nero, togliere le coste dure e tritarle.

In una padella scaldare poco olio con l’aglio vestito,  unire il cavolo nero, la patata schiacciata, il sale affumicato e far insaporire ed “asciugare” il composto, togliere l’aglio e far intiepidire, unire il cuore di burrata.

Non ho fotografato questo ripieno, il tempo stringeva.


Ingredienti per il ripieno di Lui:

  • 1/2 Pitina,
  • 1/2 patata dolce lessata (patata americana),
  • cuore di burrata,
  • sale affumicato,
  • pepe verde.

Come fare:

togliere la semola che ricopre la pitina, “disfarla” con le mani, schiacciare la patata, unire il cuore di burrata, una puntina di sale affumicato, e pepe verde, amalgamare bene tutto.

Comporre il fiocco:

per praticità ho cotto il fiocco in 3 fasi, dopo aver steso il nastro della lunghezza che volevo, ho fatto una bozza ed ho diviso in 3 parti, ho sagomato le 2 parti con i ripieni diversi e lasciata la striscia del centro.

Ho cotto come al solito in acqua bollente salata aggiungendo un pò d’olio per renderla  lucida.

Nel piatto di portata che ho scelto, volutamente grande ed ho assemblato il fiocco.

Per non coprire il sapore dei ripieni ho scelto di condirlo soltanto con olio extravergine di olive taggiasche ed una spolveratina di Parmigiano Reggiano 36 mesi.

Un piatto per 2 da mangiare vicini♥vicini, senza doversi alzare a prendere nulla e potersi scambiare i bocconi per gli assaggi, tutto anaffiato da una birra affumicata di Sauris (che arriverà tra poco ;-) )

Ed io chiudo qui questa serata, ho svolto il mio compito di amica/cateringed ora me ne devo andare, lascio gli innamorati da soli a godersi la cena e il dopo cena, in fondo è San Valentino no?

Link per la Farina e relativo Mulino

Link per la Pitina

Link per la Birra

Link della coppia che mi ha “ispirato”


Il Mulino Farineo e il Fiocco Rosso.

Gentilissima Direttrice,
mi presento sono Elena Pravato, sebbene non sia una cuoca esperta, ma solo un’universitaria con tanta passione per la cucina , mi diverto scrivendo fiabe cui abbinare le ricette, naturalmente eseguibili anche da bambini.

La fiaba, per quel che ho visto, è riuscita a persuadere i miei cuginetti a mangiare anche la verdura.

La disturbo in quanto aprrezzo la Sua cucina ( complimenti per i semi di papavero macinati, che io adoro e nella pasta hanno dato un gusto pazzesco) e sarei felice se qualche mia fiaba potesse esser correlata alle Sue ricette.

La mia è una passione e quindi non miro ad alcun tipo di compenso.

Le allego
un link ad una mia fiaba pubblicata su mammachebuono : http://mammachebuono.altervista.org/fiabericette.htm

La ringrazio per l’attenzione rivolta alla lettura della mia mail e mi scuso per il tempo rubatoLe.
Cordialmente
Elena Pravato

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Questa è la mail che ho ricevuto tempo fa, devo dire che ho provato tenerezza per questa ragazza, nessuno mai mi ha chiamata direttrice e mi ha dato del Lei con la elle maiuscola, e mi è piaciuto anche che la mail sia stata per me, nel senso che non è come chi ti vuol promuovere un prodotto e ti scrive: il tuo blog ci è piaciuto.bla, bla, bla.

Ed è così che ho atteso il momento giusto e la ricetta giusta per lei, le ho mandato questo piatto e le ho raccontato la mia storia, ecco quello che mi ha spedito:


Il Mulino Farineo e il Fiocco Rosso.

Tanto tanto tempo fa viveva felice nel Mulino Farineo, il mastro mugnaio Gedeone e sua moglie Glorina.

La famiglia del mugnaio non era molto ricca, anzi spesso non avanzavano neppure la farina per impastare il pane per la loro cena ma questo non era importante perchè i due coniugi si amavano ed erano anche in attesa di un pargoletto.

Una sera però all’ora di cena bussò alla porta di Gedeone, una vecchia signora, un po’ ingobbita, che chiedeva di entrare e scaldarsi, Gedeone non esitò e fece subito accomodare la vecchia davanti al camino.

La vecchia però non aveva esaurito le richieste e con tono assai sgarbato intimò:” E ora datemi il vostro cibo!”

Gedeone usando la sua abituale cortesia, anche se stupito dall’aggressività della vecchia disse:” Cara ospite , ti posso dare la mia pagnotta ma non quella di mia moglie perchè è incinta e deve nutrirsi per due” .

La vecchia allora, togliendosi il mantello rattoppato e lurido, andò su tutte le furie e si rivelò nella sua vera identità:” Tu hai osato negare alla strega Orronza ciò che desidera, e per qusto sarai punito: tuo figlio non potrà mai nutrirsi del grano che macini al tuo mulino e se vorrai salvarlo e non farlo morire di fame dovrai allontarlo dal mulino!” e se ne andò infuriata.

Gedeone e Glorina rimasero terrorizzati da quella maledizione e per i rimanenti mesi di gravidanza pregarono giorno e notte che quell’anatema non si realizzasse.

Arrivò, poi, il giorno previsto per la nascita, Gedeone e Glorina, non appena videro che il piccolo era tutto sano, gioirono sperando che la strega Orronza si fosse ricreduta, ma dopo poco il bimbo, che chiamarano Moreno, iniziò a non mangiare pane e pasta e tutto ciò che conteneva il grano del Mulino Farineo.

Gedeone e Glorina disperati decisero di recarsi dalla Fata del Grano e di chiederle come fare ad annullare la maledizione, la fata rispose:”purtroppo non posso fare nulla contro le magie della strega Orronza ma l’incantesimo si scioglierà quando una ragazza dal fiocco rosso, vostro figlio incontrerà.”

Gedeone e Glorina, non comprendendo le parole della fata, tornarono a casa e decisero di affidare il loro bambino alle cure del Podestà del paese, perchè non riuscivano a nutrire il proprio figlio con l’unico cibo che potevano permettersi.

Il Podestà era una brava persona ma lui e sua moglie non avevano figlie e di buon cuore accolsero Moreno, senza rivelargli chi fossero i veri genitori.

Moreno, crebbe forte e in buona salute , cibandosi con verdure, carne e frutta che in casa del Podestà abbondavano.

Un giorno però mentre stava facendo una passeggiata in carrozza vide una fanciulla minuta intenta a sradicare delle strane spighe.

Il giovane si fermò spintò dalla beltà della ragazza e incuriosito da quello che stava facendo esclamò: “ Ehi, cosa stai facendo? E cos’è questa strana pianta! “

La fanciulla rispose: “ Queste spighe sono regalo della Fata del Grano, la leggenda racconta che la Fata commossa dalla storia di un mugnaio e sua moglie pianse calde lacrime e da queste lacrime cadute sul terreno nacque questa strana spiga, ecco tieni, aiutami a legarne una fascina e dopo ti farò assaggiare il pane di questo grano “ .

La fanciulla si sfilò una nastro rosso dai capelli e legò la fascina.

Moreno se ne innamorò subito e la seguì fino al cestino che aveva lasciato ai bordi del campo, Moreno addentò la pagnotta offerta dalla ragazza, ne fu deliziato e non se ne sentiva mai sazio.

Chiese, poi, alla giovane se poteva accompagnarla a casa con la sua carrozza, il viaggio in carrozza fu però interrotto da una vecchia, che all’improvviso si parò dinnanzi a loro.

La vecchia era la strega Orronza e riconosciuto Moreno chiese: “Puoi darmi quella fascina di grano e quel cestino pieno di pane? “.

Fu però la fanciulla a rispondere subito:”Certo, cara vecchina, questo grano è regalo della Fata del Grano, prendine quanto ne desideri”.

La strega Orronza allora commossa dalle parole e dalla generosità della ragazza, svelò al giovane che il Podestà non era il suo vero padre e annullò la maledizione.

Moreno, quindi si recò di gran fretta al Mulineo Farineo a conoscere i suoi veri genitori, che non appena lo videro entrare dall’uscio di casa scoppiarono in lacrime di gioia per il ritorno del figlio.

Moreno sposò la ragazza dal fiocco rosso e Gedeone e Glorina iniziarono a macinare al Mulino Farineo oltre al loro grano, anche quello scoperto dalla giovane e dono della Fata del Grano.

Domani la ricetta e la mia favola, buona settimana.


Stufato di pollo al tamarindo: nessuno è profeta in Patria? E io cucino etnico.

Ho sempre saputo che nessuno è profeta in Patria, ma la conferma l’ho avuta quando gareggiavo, se in Italia su una dura salita eravamo 5 italiane e 1 americana o francese o comunque straniera il tifo locale (italiano) era tutto per la straniera..mentre in Francia (..strano no? ;-) ) , America, Scozia, insomma all’estero il tifo era diviso equamente tra tutte le atlete che si trovavano a faticare allo stesso modo….ma noi italiani siamo fatti così..e qui mi fermo :-)

Mmmmmmmmmmmmmmm che profumino!!

Ah si, mi sono fatta un pò di pollo per domani.

Ma hai messo il curry?

Si..pochino..ma ti piace il curry?

Si, non mi dispiace.

Ecco il dialogo tra ello e me a tarda sera al suo ritorno.

Nel pomeriggio fedele al proverbio: “quando il gatto non c’è i topi ballano” oltre alla cremina all’arancia mi sono scatenata con questa ricetta che rincorrevo da tempo ma, visti gli ingredienti, non mi ero mai azzardata a fare.

La fonte è un fascicolo sulle erbe in cucina datato credo 1980 e visto che galina vecia fà bon brodo in questo caso ho fatto:

Stufato di pollo al tamarindo.

Ingredienti:

  • 4 sottocosce di pollo,
  • 1 noce di cocco + un barattolino di crema di cocco,
  • 1/2 cucchiaino di semi di cardamomo,
  • 1 peperoncino piccante,
  • 50 g. di arachidi sgusciate,
  • 1 cucchiaino di semi di cardamomo,
  • un pezzetto di stecca di cannella,
  • 200 g. di polpa di tamarindo (100 g.),
  • 1  acciuga sott’olio,
  • 1  cucchiaino di curry in polvere.

Come fare:

sgrassare in un tegame antiaderente le sottocosce dalla parte della pelle, eliminando il grasso e pulendo la padella per alcune volte finchè la pelle risulterà bella croccante.

Coprire la carne con il latte di cocco, quello in barattolo e quello ottenuto dalla noce, unire l’acciuga, le arachidi divise a metà, il peperoncino e coprire.

Cuocere a fuoco bassissimo mescolando di tanto in tanto, quando la carne sarà morbida, scolarla dall’intingolo e far restringere il sugo.

Unire il cardamomo, il curry, la cannella e rimettere il pollo nel tegame, alla fine aggiungere la polpa di tamarindo.

La foto l’ho fatta prima del suo arrivo, il giorno dopo l’ho servito con del riso bollito, non avevo il basmati (sarebbe l’ideale) ho usato un vialone nano.

Com’è andata? Ah si..ora ve lo dico:

cosa mangi per pranzo?

Ma non avevi fatto il pollo?

Si, ma pensavo non ti piacesse col curry.

Dammi dammi che ho appetitone.

……………………………………………………….

Buono, buono, davvero buono, ce n’è ancora un pezzetto?

Si

Ce n’è ancora uno?

Si

Da rifare.

Ovviamente avevo fatto sparire le arachidi e la stecca di cannella ma ello non si è manco accorto del cardamomo e della cannella….che si sia globalizzato anche lui?

Vi auguro uno splendido fine settimana.


Orecchiette con Salsiccia, Burrata e Verza – Orecchiette con pesto di verza cruda e nocciole: un pò di Puglia nel piatto e al mio segnale scatenate l’inferno…

Orecchiette con salsiccia, burrata e verzaOrecchiette con pesto di verza cruda e nocciole.

Questo post doveva essere quello di domenica ma, come spesso succede, lo sguardo si ferma su qualcosa, ti fermi a pensare e tutto cambia, così il “risveglio malinconico” ha sostituito questi meravigliosi (lo dico con cognizione di causa) piatti di orecchiette.

Orecchiette fatte a mano e confezionate tutte per me proprio in Puglia.

Le orecchiette le ho sempre associate alla Puglia, anche quand’ero bambina e non ne sapevo nulla di DOP, DOC, DOCG e quant’altro alla parola “orecchiette” mi veniva in mente la Puglia, regione nella quale vivono persone a me care e che hanno aggiunto valore al mio blogghino ed alla mia vita.

Sono arrivate assieme a delle piccole, meravigliose, succulente burrate alle quali ho “strappato” il cuore, detto anche “stracciatella” per condire la pasta e per completare il ripieno di un raviolo speciale che posterò tra poco.

Non scriverò le dosi perchè, davvero, non ho pesato nulla, cosa che a casa si fa spesso, si radunano gli ingredienti e si “scatena la fantasia” :-D

Ingredienti per le orecchiette con salsiccia, verza e burrata:

  • orecchiette fresche (la quantità che il vostro appetito suggerisce),
  • salsicce (come sopra),
  • verza tagliata a striscioline (come sopra),
  • cuore di burrata (stracciatella), attente perchè l’appetito potrebbe portarvi all’esagerazione :-D ),
  • scalogno tritato,
  • olio evo (extraverginedioliva)

Come fare:

sgrassare le salsicce (se troppo grasse) in una pentola antiaderente e metterle da parte.

Stufare lo scalogno e le striscioline di verza in poco olio evo, sfumare con poco vino bianco (ho usato il Friulano , ex Tocaj), coprire ed ammorbidire le verdure, aggiungere la salsiccia.

Nel frattempo saranno cotte le orecchiette (3/4 minuti sono sufficienti), versarle nel tegame, aggiungere il cuor di burrata e mantecare a fuoco spento, servire.

Ingredienti per Orecchiette con carciofi, salsiccia e burrata:

  • orecchiette fresche (la quantità che il vostro appetito suggerisce),
  • salsicce (come sopra),
  • 1 carciofo romano tagliato  e stufato,
  • cuore di burrata (stracciatella), attente perchè l’appetito potrebbe portarvi all’esagerazione :-D ),
  • aglio vestito schiacciato mordi e fuggi (cioè cotto e tolto)
  • olio evo (extraverginedioliva)*.

Come fare:

per le salsicce procedere come per l’altra ricetta.

Mettere l’olio evo e l’aglio vestito nella padella e dopo aver pulito e tagliato sottilmente il carciofo farlo stufare aggiungendo del brodo vegetale, quando sarà morbido aggiungere la salsiccia e completare la cottura, unire le orecchiette ed il cuore di burrata e mantecare fuori dal fuoco, servire….

Ho lasciato per ultima la mia preferita, queste orecchiette con pesto di verza sarà  la mia ricetta del cuore.

Questa idea di verza cruda trasformata in pesto l’ho rubacchiata al ristorante vegetariano di Mestre dove Graziella ed io ci siamo veramente godute il proseguo dell’ormai consueto incontro Veneto.

La titolare (tra l’altro una bellissima e bravissima donna) l’aveva proposto come bruschetta (le nocciole le ho aggiunte io).

Ingredienti per le orecchiette con pesto di verza e nocciole:

  • cuore di verza,
  • sale affumicato,
  • poco aglio,
  • olio evo*,
  • pepe verde,
  • nocciole tostate e tritate.

Come fare:

nel frattempo che si cuociono le orecchiette, frullare il cuore di una verza con sale affumicato, pepe verde, poco aglio schiacciato e olio evo.

Scolare le orecchiette lasciando poca acqua di cottura e mescolarle al pesto di verza, al posto del parmigiano aggiungere nocciole tostate e tritate…servire e poi..andate a fare una bella corsa nel parco :-D

Non posso che chiudere questo post con lo sguardo più bello del mondo (per me)…quello della mia Perla….

* per queste ricette ho usato esclusivamente olio extravergine di olive taggiasche, direttamente dal pacco-dono di Antonella per la vittoria sciroppi al suo contest.