Archivi del mese: giugno 2011

Mini plum cake agli zucchini.

…quante volte ci sentiamo dire, di fronte ad un piatto che abbiamo  preparato amorevolmente :

cos’è “stà roba”?

e tu, candidamente ed ingenuamente, dici la verità:

sono zucchine, e c’è anche la cannella ecc. ecc.

Ah, io non la mangio “stà roba” :-(

Allora t’inventi ed improvvisi un pasto d’emergenza e tu mangi “stà roba” rinunciando alla tua bella pasta col pesto che sognavi da ore…

La mangi ma con un “rancore” che ti accompagnerà fino al momento che gli “propinerai” zucchine e cannella senza che se ne accorga e ti godrai la scena con un’espressione impenetrabile ed un lieve sorriso da Monna Lisa.

Ti piace “amore”?

Buono cos’è?

É un dolce alla banana :-D

Ed è successo proprio così una domenica pomeriggio, ello è andato a trovare lo zio ed è ritornato con tante meravigliose zucchine raccolte 1 ora prima.

Facendo tesoro delle esperienze passate ho evitato il “vapore”, il tegame, il carpaccio ed ho deciso: faccio un dolce.

In Austria mi avevano regalato una dispensa con le ricette “dietetiche” dell’albergo con annesse calorie e proprietà nutrizionali.

Il massimo per “fregarlo”, finalmente, ed in grande stile: una ricetta “dietetica” contenente zucchine e cannella e presentato nientepopòdimenoche a forma di cuore :-D

Una porzione di questo dolce seguendo le indicazioni originali (tra parentesi le mie varianti/sostituzioni) apporta:

  • 185 kcal,
  • 5 g. di proteine,
  • 3 g. di grassi,
  • 34 g. di carboidrati,
  • 4 g. fibre,
  • colesterolo <1 mg.

Ingredienti per 1 stampo da plum cake (io ho usato 3 mini stampini ed uno a cuore):

  • 220 g. di farina integrale di farro,
  • 150 g. di zucchini tritati finemente,
  • 150 g. di zucchero (100 di fruttosio),
  • 40 g. di farina di mandorle,
  • 1 pacchetto di zucchero vanigliato (1/2 cucchiaino di vaniglia bourbon),
  • 1/2 bustina di lievito per dolci (cremortartaro),
  • cannella,
  • 60 g. di latte scremato (di soia),
  • 2 albumi,
  • succo di limone.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina mescolare lo zucchero, la vaniglia, il latte, gli albumi ed il succo di limone, unire la farina mescolata al lievito, la farina di mandorle e gli zucchini.

Amalgamare e versare il composto in uno stampo da plum cake o, come ho fatto io in mini stampini e cuocere per c.ca 35 minuti.

L’imbroglio è servito ;-)

I mini stampini da plum cake sono un gentile omaggio di Lia e Pia del blog  Provare per gustare   Grazie :-)


Una “Favolettola” per la pupattola…..

A me piacciono molto il libri di cucina intercalati da qualche fiaba o racconto, vedi il libro di Cosetti (per citarne uno) che per me è un prezioso riferimeno e altri che ho e sfoglio volentieri anche quando non devo trovare la ricetta stupefacente.

Per questo mi è nata l’idea, stamattina (magica l’alba per me :-) ).

Da quando Sabrina&Luca mi hanno invitato al loro contest sto pensando a cosa fare da mettere nel libro di ricette che sfoglierà Alice Ginevra da grande.

Perchè non qualche poesia o favola qua e là, quelle favole che hanno sempre una morale, un insegnamento, uno spunto per rendere la vita più gioiosa, divertente e “leggera”?

E così il mio amico Quarc l’altro giorno mi ha mandato questa favola.

C’era una volta un Paese lontano nel quale viveva un popolo gioioso, sereno e soddisfatto, a governarlo era un giovane Re con una giovane Regina.

Il Re e la Regina erano amati dal popolo tutto, il popolo amava i regnanti.

Il popolo gioì immensamente quando la casa reale fu allietata dalla nascita di una bimba.

La bimba cresceva in sapienza e salute nel migliore dei modi… con grande serenità , non solo dei regali genitori, ma anche del popolo tutto.
Quando la principessina aveva circa 12 anni, improvvisamente si ammalò, non mangiava più, non sorrideva più e aveva perso completamente la socievolezza.

Naturalmente non solo il Re e la Regina si trovarono ad essere preoccupati, ma tutto il popolo era quasi in lutto.

Naturalmente il Re chiamò i migliori medici del regno ma nessuno riuscì a fare nulla, allora chiamò i migliori medici dei Paesi vicini ma, ugualmente, nessuno riuscì a ottenere un qualche minimo risultato positivo.

A questo punto la “sconsolazione” del Re e di tutto il popolo era al massimo, che fare?

Il Re si rivolge al Buffone di corte e gli ordina di andare dalla Principessa, il Buffone obbedisce e cerca con tutte le sue arti possibili e immaginabili di far almeno sorridere la principessina, niente!

A questo punto il buffone torna dal Re e riferisce, “non importa” risponde il Sovrano “torna da mia figlia e cerca di fare quello che puoi”.

Il buffone torna dalla principessina e, dopo i primi minuti silenziosi, chiede semplicemente alla principessina: cosa vuoi?.

La bimba risponde: voglio la luna.

Senza indugio il buffone riferisce al Re che, senza mezzi termini, riunisce i massimi esperti del Paese e pone loro il quesito: si può dare la luna alla Principessina?.

Non bisogna dimenticare che quel popolo era quasi in lutto a causa della malattia della Principessa, per cui era necessario fare l’impossibile per il benessere di tutti.

Gli esperti si mettono al lavoro e, nel tempo più breve possibile portano al Re la loro risposta: no Maestà, non si può dare la luna alla Principessina e, se anche fosse possibile portarla sulla Terra, rimarrebbe l’insormontabile problema del trasporto.

Non rimane, per il momento altra soluzione che rivolgersi ancora una volta al Buffone.

Il Buffone torna al capezzale della principessina e, con la stessa semplicità con la quale aveva chiesto “cosa vuoi?” domanda:com’è la luna?.

La luna, risponde la bimba, è una piccola sfera grande come il polpastrello di un dito, è fatta di un materiale sicuramente molto prezioso, ha una luce scintillante e brillante ma non abbagliante.

Il Buffone si affretta a riferire e il Re convoca i migliori orafi del regno e commissiona loro una luna così come era stata descritta dal buffone.

In tempi molto brevi, gli orafi portano al loro Re la loro luna, il Re le esamina tutte attentamente, tiene la più bella e la porta alla principessina.

Come d’incanto la principessa ricomincia a ridere, a parlare e a mangiare, in poche parole è guarita, e tutto il popolo esulta, il lutto è finito.
A questo punto si direbbe che la fovola sia finita.

Non è proprio così, infatti il Re comincia a pensare che sarebbe terribile se la sua figliola vedesse in cielo la luna vera, penserebbe di essere stata imbrogliata.

Il Re convoca nuovamente, e con urgenza, i massimi esperti del regno e commissiona loro un progetto che impedisca alla principessina di vedere la luna.

Naturalmente, dopo pochissimi giorni, gli esperti del regno portano al Re i loro progetti.

Un progetto prevede, nelle notti di luna, fuochi artificiali tali da offuscare la luce della luna.

Un altro progetto prevede la costruzione di una reggia bunker da utilizzare nelle notti di luna.

Un altro progetto ancora prevede di piantare intorno alla reggia degli alberi altissimi, tali da non permettere di vedere la luce della luna.

Questi e altri progetti non si dimostrano sufficientemente validi, per cui il Re si trova, ancora una volta, obbligato a chiedere l’aiuto del buffone.

Il buffone va quindi a trovare la principessina,  la trova nel parco della reggia, comodamente seduta su una panchina.

Le chiede: come stai? Va tutto bene?

Certo risponde sorridendo la principessina, va tutto nel modo migliore, ho la luna, e mostra la luna al buffone.

E il buffone, con semplicità senza troppi giri di parole: quale sarebbe la tua reazione se vedessi in cielo un’altra luna?

La principessa: nessun problema, io ho la mia luna,  se in cielo ci sarà un’altra luna a me andrebbe più che bene.

Il buffone riferisce al Re e: VISSERO TUTTI CONTENTI E FELICI.

Morale della Favola:

ogni problema, anche il più difficile, troverà la sua soluzione se si avrà l’accortezza di cercarla con semplicità e, soprattutto con semplicità, mettere “a fuoco” il problema.

Il problema della Principessa non fu risolto né dai Baroni della medicina e neppure dagli Esperti del Regno, si arrivò alla soluzione grazie alla semplicità del buffone.

Per la ricetta del cesto e dei panini vi mando qui


Kaki-age: la parola al silenzio…

Alle elementari avevo una maestra dolcissima, spesso durante le ore di lezione ci dava dei “compiti” e, man mano si accorgeva che qualcuna aveva terminato, passava tra i banchi e ad ognuna faceva un complimento ed una carezza, alla più “brava” come alla più “asina”.

Ecco, Acquaviva l’ho vista così, come una dolcissima maestra consapevole di aver dato un “compito” difficile, ed alla “consegna” dei post è passata da tutte a lasciare una parola d’incoraggiamento.

Io ho apprezzato molto questo e la ringrazio davvero, non è da tutte le “maestre” farlo.

Ho cercato di fare il “compito” al meglio, lasciando per un’altra volta il “progetto” che non era realizzabile adoperando gli anelli di moscardino.

Ormai lo so, quando non avrò voglia di “parlare” prenderò uovo, acqua e farina e mi lascerò andare e con gesti lenti preparerò la pastella e mi prenderò tutto il tempo per pensare, come ho fatto questa volta.

Per l’ esecuzione a regolad’arte del kaki-age vi rimando al post di Acquaviva del quale riporterò mano mano qualche passo.

Ho modificato la salsa per la difficoltà a reperire gli ingredienti ed anche per rendere questa preparazione gradevole anche a chi, è risaputo, non ama i cambiamenti e rispetto troppo il cibo per sprecarlo.

Ingredienti per  il “mio” kaki-age:

  • moscardini freschi,
  • friggitelli,
  • cipolla di Tropea,
  • peperone rosso,
  • semi di sesamo,
  • fettine di zenzero in agrodolce,
  • 1 lt. di olio di arachidi, profumato con 1 cucchiaino di olio di sesamo per friggere.

Per la pastella (koromo) (dal blog di Acquaviva):

  • 125 gr. di farina 00 a basso contenuto di glutine (hakurikiko)+ qualche cucchiaio per infarinare,
  • 200 ml. c.ca di acqua ghiacciatissima (ideale è lasciarla in frigo con qualche cubetto di ghiaccio fino a che si è sciolto),
  • 1 tuorlo d’uovo.

Per la salsa a modo mio:

  • 1 cucchiaio di salsa di soia,
  • 1 cucchiaino di Tahini chiaro,
  • 1/2 cucchiaio di aceto di zenzero.

Per il sale aromatico (go mijio matcha):

  • 1 cucchiaio di sale marino in fiocchi,
  • 1/2 cucchiaino di tè verde matcha in polvere.

Come fare la pastella (dal blog di Acquaviva):

per la pastella di solito si usa acqua in quantità doppia della farina, ma il segreto sta nel setacciare un paio di volte con cura la farina e

versarla in un contenitore trasparente, quindi disporre il tuorlo in un uguale recipiente e versarvi sopra tanta acqua ghiacciata quanta

ne serve per raggiungere lo stesso livello della farina.

La vera dose dell’acqua dipende dalla dimensione del tuorlo.

Per la pastella di solito si usa acqua in quantità doppia della farina, ma il segreto sta nel setacciare un paio di volte con cura la farina e versarla in un contenitore trasparente, quindi disporre il tuorlo in un uguale recipiente e versarvi sopra tanta acqua ghiacciata quanta ne serve per raggiungere lo stesso livello della farina. La vera dose dell’acqua dipende dalla dimensione del tuorlo.

Attenzione: gli eventuali cubetti di ghiaccio vanno levati dall’acqua prima di usarla perché non devono entrare in contatto con l’uovo.

Sbattere l’uovo con l’acqua (usando un paio di bacchette di bambù) e quando è ben amalgamato unirvi  in un solo colpo la farina setacciata.

Mescolare lentamente e per poco tempo, per evitare che la pastella diventi collosa, non importa se restano dei grumi. Una scuola vuole la pastella usata subito, l’altra fatta riposare da un minimo di un’ora fino a 24 ore (Io l’ ho fatta riposare 2 ore).

Una parte degli ingredienti li ho tagliati ad anelli che ho infilato in uno spiedino, il resto degli ingredienti li ho tagliati a pezzi piccoli (mijingiri), li , mescolati al sesamo, infarinati leggermente per asciugarli ed immersi nella pastella.

Ho fritto ad immersione nell’olio a 170°C. (ho usato il termometro); vi consiglio di leggere da Acquaviva anche le indicazioni per una frittura perfetta.

Ho composto il piatto così, ai lati del contenitore ci sono fettine di zenzero sotto aceto.

 


Involtini di peperone.

Involtini di peperoni.

Non starò a scrivere le dosi, se avete 1 peperone fate 1 peperone se ne avete 100 fateli tutti non avanzeranno e non avanzerà neanche il ripieno che potrete mettere nel riso freddo, su un crostino di pane o, semplicemente, mangiarlo a cucchiaiate che è una goduria :-)

Ingredienti:

  • peperoni gialli e rossi carnosi,
  • cipollotti,
  • tonno al naturale (o sott’olio sgocciolato),
  • pecorino grattugiato (o parmigiano),
  • prezzemolo e basilico,
  • capperi (aggiunta personale),
  • pane grattugiato,
  • olio evo,
  • sale,
  • pepe verde.

Come fare:

essendo questa una ricetta di Simone Rugiati della quale mi sono appropriata immediatamente per il metodo di cottura dei peperoni che evita di sporcare fornelli la condivido paro paro.

Lavare i peperoni metterli in una teglia da forno e versare acqua fino a raggiungere 1/3.

Infornare a 220°C. finchè la metà superiore dei peperoni diventa scura c.ca 20/25 minuti.

Girarli e terminate la cottura per altri 15/20 minuti.

Scolarli e chiuderli per un quarto d’ora in un sacchetto, alla fine spellarli sotto l’acqua fredda, dividerli a falde, togliere semi e filamenti ed asciugarli bene con la carta da cucina.

Mentre cuociono i peperoni preparare il ripieno facendo rosolare i cipollotti, senza colorirli, portarli a cottura aggiungendo poca acqua.

Nella stessa padella aggiungendo olio se necessario tostare il pangrattato mescolando per non bruciarlo.

Unire in una ciotola  i cipollotti, il tonno, il formaggio, il pangrattato, i capperi, il basilico tritato e pepe se lo usate.

Distribuire il composto sulle falde di peperone salate e pepate ed avvolgerle, fermando l’involtini con gli stecchini.

Foderare la teglia con carta forno, appoggiare gli involtini e mettere in frigorifero (si possono preparare il giorno prima).

Prima di servirli far gratinare a 220°C.

Involtini peperone pronti

Per servirli si può fare una salsina con olio, aglio e prezzemolo oppure con olio aglio e basilico, da leccarsi i baffi :-)


Spiedino di feta in tenpura: prove di kaki-age.

Come si dice: da cosa nasce cosa, e così, avendo questo mese l’importante impegno col kaki-age Giapponese ho voluto sperimentare se il mio ambizioso “progetto” potrà andare in porto.

Secondo me  la cucina Giapponese è un progetto, va pensata, studiata, va fatta la bozza, corretta, rifatta e, quando si crede di essere pronti, costruire.

Nel mio caso la non conoscenza si trasformerà in una consapevole, garbata e rispettosa “approssimazione”.

Secondo me certi piatti sono inimitabili o meglio, per farli bisogna creare la giusta atmosfera, partendo dalla “testa”,  il “cuore” e poi il resto: stanza,  arredi, luci, colori, piatti, posate, ciotole, bevande, le culture così diverse dalla nostra vanno fatte entrare in noi un pò alla volta, lentamente, fintanto si sarà creato fuori e dentro  uno spazio accogliente ed ospitale.

Con la proposta di Acquaviva, come succede ogni mese, o per una ricetta o per l’altra, le persone si sentono particolarmente coinvolte ed è stupefacente leggere le varie interpretazioni, così diverse, così motivate, così intense.

Ma cosa c’entra tutto questo discorso con lo spiedino per Ornella? C’entra, c’entra perchè?…

Perchè alla fine del “progetto” mi è avanzata la pastella ed una pastella così (neanche le altre né? ) non si può buttare.

Dopo aver calcolato le dosi giuste di acqua e farina nelle trasparenze dei bicchieri,  dopo aver mescolato  con i bastoncini, con gesti ampi e lenti, dopo aver atteso il suo “riposo”..no, non si butta ma…si apre il frigorifero e si studia e si sceglie cosa “impastellare”.

É stato quando ho visto la feta che mi si è accesa la lampadina, Ornella, ho pensato, creo qualcosa per lei.

Per la pastella vi mando da Acquaviva

Gli  ingredienti per lo spiedino:

  • cubetti di feta,
  • quadrotti di pasta cotta (farina di grano arso) da un’idea di Tery),
  • pomodori datterini dai miei vasi,
  • foglie di basilico dai miei vasi.

Ingredienti per la salsina:

  • panna acida,
  • aceto di riso,
  • basilico tritato,
  • aglio schiacciato, passato sul fondo del calice per l’aroma e tolto,
  • sale nero di cipro.

Come fare:

infarinare leggermente gli ingredienti, immergerli nella pastella e friggerli  (170°C. ho usatoil termometro) olio di arachidi profondo profumato (come consiglia Acquaviva) con qualche goccia di olio di sesamo.

Iniziare dal basilico per qualche secondo, poi con i quadrotti di pasta, i pomodorini ed infine i cubetti di feta per qualche secondo in più.

Appoggiare delicatamente sulla carta assorbente e far asciugare, anche se questa pastella regala un fritto croccante ed asciutto.

Preparare la salsina amalgamando tutti gli ingredienti meno il sale che  lasceremo in vista.

Versare la salsina sul fondo del calice aromatizzato con l’aglio, infilare delicatamente  gli ingredienti sullo spiedino, alternandoli (vedi foto), completare con un lungo cucchiaio per “tirar su”, alla fine, anche l’ultimo pezzettino di questa bontà..


Insalata di barbabietole in agrodolce con pesto ai semi di zucca…..

Non è un mistero che io sia innamorata dell’Austria, non sono esterofila e ritengo la mia/nostra Italia il paese più bello del mondo, ricco di tutto e di più ma, quando oltrepasso quel confine (che ora non c’è più e torna solo in alcune circostanze), cambia l’atmosfera, cambia il paesaggio ed entro in una dimensione quasi magica.

L’erba sembra più verde (forse perchè è “l’erba del vicino”?), iniziano subito i pascoli, vedi mucche e cavalli e penso che  soltanto qualche centinaio di metri più in là ci sono gli stessi prati, la stesse valli ma…di mucche e cavalli nemmeno l’ombra.

Paesaggio invernale Austria.

Sui lati delle stradine le cataste di legna pronte per essere portate nelle segherie a dimostrazione di una pulizia sistematica e controllata dei boschi che, si sa allunga la vita agli stessi mentre, soltanto qualche kilometro più in là se ti viene in mente di andare a fare una passeggiata su qualche sentiero del Cai e non torni a casa pieno di zecche perchè l’erba ti arriva alla vita, ed entrare al’interno del bosco diventa un’impresa titanica.

In primavera la sezione alla quale sono iscritta organizza le prime gite proprio per ripulire i sentieri ed io sono orgogliosamente in prima fila, pregusatando già le passeggiate future senza necessariamente il “machete” in mano (per tagliare l’erba né? ;-) )

Ho scritto questo perchè spesso mi domando perchè in certi posti la natura sia così poco curata e lasciata a se stessa, anche nelle nostre Valli abbiamo boschi impraticabili e ricchi di  castagni  ormai quasi tutti ammalati, in autunno le famiglie percorrono la strada sterrata che costeggia la montagna e raccoglie i ricci caduti sulla strada, perchè è tutto soffocato dai rovi e raggiungere un albero è quasi impossibile, sarebbe bello ed educativo che i bambini potessero avere accesso sicuro alla natura…ma speriamo in un futuro

Beh, ho davvero “sconfinato” stavolta… tutto per un’insalata, però un’insalata del Hotel Sacher, libro fonte d’ispirazione e dal quale attingo a piene mani quando ho a disposizioni gli ingredienti.

Ci giravo intorno da un pò perchè, me tapina edi incapace d’informarsi con i potenti mezzi del web, non sapevo che si trovassero anche qui le “rape rosse”, ma rosse rosse, proprio come quelle che vendono precotte nei negozi o quelle che in Piemonte vendono cotte al forno.

Ma è arrivata in soccorso la mia “super-Milva” con una cassa di barbabietole.

Ma sono di due colori :-)

Si, dice, qualcuna è di quelle rosse rosse.

Ailoviu le ho detto sorridendo e ne ho prese 2, mi mancavano proprio quelle rosse per fare questa ricetta.

Il meraviglioso Cavolo rapa

Ingredienti per 4 “tortine”:

  • 1 barbabietola rossa media,
  • 1 carota gialla (va bene anche la nostra arancione),
  • 1/2 cavolo rapa,
  • 2 scalogni tritati finemente,
  • 2 cucchiai di uvetta sultanina tritata finemente,
  • olio evo,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • cumino macinato al momento,
  • semi di coriandolo tostati e macinati al momento,
  • 50 ml di aceto di mele,
  • pesto ai semi di zucca
  • sale e pepe q.b.

Per la vinaigrette:

  • 2 cucchiai di olio evo, 1 cucchiaio di aceto di mele,
  • 1 pizzico di sale,
  • una punta di coltello di senape dolce (ho usato quella all’estragone/dragoncello).

Per la guarnizione:

  • a piacere speck (io), o prosciutto affumicato crudo o cotto, bresaola..insomma, quel che vi pare ;-)
  • listerelle di pan carrè tostate o col burro o in una pentola antiaderente,
  • frutti di cappero,
  • foglie di rucola (io) o spinacina, bieta o le foglie stesse della barbabietola.

Come fare:

pelare la barbabietola, la carota, il cavolo rapa e tagliare a dadini di c.ca 3 mm.

Far appassire gli scalogni nell’olio con lo zucchero, unire i dadini di verdura e rosolare bene tutto, irrorare con l’aceto ed aggiungere l’uvetta, aromatizzare con le spezie, aggiustare di sale e pepe e portare a cottura (c.ca 20 minuti), le verdure devono rimanere croccanti, mettere in fresco.

Nel frattempo preparare il pesto ai semi di zucca come spiegato qui.

Preparare le porzioni con un coppapasta, decorate con l’insalata condita con la vinaigrette, i frutti di cappero e le striscioline di pane tostate.

A parte la presentazione da “Hotel” quest’insalata, mangiata in una terrina con un bel panozzo in parte è quanto di più godurioso ci sia, pensate che l’ha mangiata persino il mio “ello” (però non gli ho detto che c’era l’uvetta ;-) )


Fior di zucchina si raccoglie alla mattina…..

…….la terra è bassa, quante volte  sento questa frase dai contadini o, semplicemente, da chi ha un pezzetto di terra da coltivare, è faticoso ma la fatica, si sa, non si sente quando c’è la passione..già, gira che ti rigira la passione è il motore che muove il mondo, che mantiene vivo lo spirito delle persone.

Ho provato raramente il senso di vuoto ed inutilità quando stavano scemando in me l’entusiasmo e la passione e ne ho un ricordo sgradevole, per questo m’invento sempre qualcosa, perchè ho bisogno di sapere che davanti a me c’è ancora qualcosa di nuovo da scoprire, e la natura mi regala ogni giorno emozioni nuove e mi permette di sentirmi una persona fortunata…..

Per fare la torta che presento ho usato i fiori maschi che sono quelli che crescono alla base della foglia mentre i fiori femmina sono quelli attaccati alla zucchina, si possono comunque usare tutti 2 perchè sono entrambi commestibili.

Ingredienti per una teglia da 24 cm, la pasta:

  • 200 g. di farina integrale,
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 tuorlo d’uovo,
  • acqua tiepida q.b.

Prepariamo la pasta:

setacciare la farina con il sale e disporla a fontana sulla spianatoia.

Porre al centro il tuorlo d’uovo e romperlo, aggiungere l’olio e l’acqua.

Impastare ed eventualmente aggiungere acqua fino ad avere la consistenza giusta.

Avvolgere la pasta in un canovaccio e farla riposare nella parte meno fredda del frigorifero.

Ingredienti per il ripieno:

  • 250 g. di ricotta mista, pecora-mucca (potete usare quella che preferite),
  • 1 uovo (facoltativo),
  • 150 g di fiori di zucchina puliti dal gambo e pistilli,
  • 1 scalogno,
  • basilico o prezzemolo (ho usato il primo),
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • sale,
  • pepe (verde).
  • se vi piace potete mettere nel ripieno un’acciuga o due spezzettata.

Prepariamo il ripieno:

dopo aver lavato ed asciugato delicatamente i fiori, tagliarli grossolanamente lasciandone 5 interi.

Tritare lo scalogno e farlo appassire in un tegame, aggiungere i fiori sia tritati che interi e rosolarli per un minuto c.ca.

In una terrina amalgamare la ricotta col basilico o prezzemolo, l’uovo e le acciughe se le usate.

Completiamo la torta:

preriscaldare il forno a 180°C.

Stendere 2/3 della pasta in uno strato molto sottile e foderare una tortiera unta con olio e infarinata (omesso.

Fare uno strato con la ricotta, coprite con i fiori tritati e coprire con la pasta.

Infornare per 35 minuti, decorare con i fiori interi e…buon appetito :-)


Bavarese di alchechengi con gelatina al ramandolo.

Gli alchechengi (Phisalis) di cui ho già parlato qui sono “frutti dimenticati”, spesso dimenticati sui banchi nei negozi, perchè? Perchè non si è a conoscenza dell’utilizzo e spesso sono usati soltanto  per le guarnizioni di torte o ricoperti di fondente e cioccolato come bocconcini deliziosi.

Da quando c’è la raccolta WHB mi sono incuriosita sull’utilizzo di questi frutti e sfogliando vecchie riviste e dispense ho trovato qualche ricetta che ho testato con soddisfazione.

Per il motivo di cui sopra, qui ormai è difficile trovarli mentre in Austria si trovano sempre ed a prezzi convenienti e l’ultima volta ne ho comperati un bel pò sapendo che loro possono starsene lì, protetti dalle loro foglie, per molto tempo.

alchechengi13-001

Ingredienti (ho fatto metà dose):

  • 500 g di alchechengi,
  • 6 tuorli,
  • 1/2 litro di latte,
  • 5 cucchiai di zucchero a velo,
  • 5 cucchiai di zucchero semolato (di canna),
  • 3 dl di panna montata,
  • 1 bicchierino di liquore all’arancia (2 bicchieri di ramandolo che userò per la gelatina),
  • 2 cucchiai di maizena,
  • 4 fogli di colla di pesce (se sono quelli piccoli adoperatene 6).

Per la gelatina di ramandolo (le dosi per 1 litro di liquido sono 7/8 grammi di agar agar in fiocchi, regolatevi con le vostre quantità):

  • vino Ramandolo,
  • agar agar (kanten) in fiocchi,
  • qualche alchechengi tagliato a pezzettini piccoli).

Come fare:

far macerare gli alchechengi nel liquore o nel vino con lo zucchero per mezz’ora, mescolando di tanto in tanto.

In una casseruola battere i tuorli con lo zucchero a velo e la maizena.

Aggiungere poco alla volta il latte bollente ed infine i fogli di colla di pesce amorbiditi in acqua fredda e strizzati.

Mescolare a calore moderato fintanto il composto si addenserà e poi farlo raffreddare.

Passare al setaccio gli alchechengi (ho usato il passaverdure), ed unire il passato con tutto il liquido di macerazione (se usate il liquore) sennò incorporatene soltanto una parte.

Amalgamare bene ed alla fine unire la panna montata.

Versare la preparazione in uno stampo inumidito o in stampini monodose e riporre in frigorifero per un minimo di 4 ore.

Prepariamo la gelatina:

mettere il vino (quello dove abbiamo macerato gli alchechengi più un pò se vi sembra insufficiente) a bollire con la dose di agar agar e fate bollire per 15 minuti, versare il liquido sui frutti, far intiepidire e riporre in frigorifero.

Prima di sformare la bavarese immergere il fondo per 1 minuto (pochi secondi per le monoporzioni) nell’acqua bollente, decorarla con gli alchechengi e la gelatina al vino tagliata a cubetti piccolissimi.

Buon fine settimana a voi..alla prossima ricetta :-)


Pacchero con farina di grano arso ripieno di ricotta, salmone ed asparagi.

Foto per concorso Agnese

Ho trovato un bel mazzo di asparagi ed ho pensato di fare solito tortino, questa volta col salmone affumicato ed un pacchero fatto con la farina di grano arso, usata in purezza sostituendo il salmone affumicato con quello fresco.

Ingredienti per il pacchero:

  • farina di grano arso,
  • acqua,
  • punte d’asparagi cotte e tritate.

Per il ripieno:

  • ricotta (ho usato quela di kefir),
  • salmone fresco cotto al vapore,
  • punte di asparagi cotte al vapore,
  • sale,
  • pepe verde,
  • aneto.

Ingredienti per la salsa d’asparagi:

  • punte di asparagi cotte al vapore,
  • olio extravergine di oliva,
  • panna acida,
  • poca lecitina di soia (per emulsionare)

In questa foto il classico esempio di “Fotografia da principiante”..ma quanti colori ha questo “pacchero nero”?

Come fare:

preparare la pasta con farina e acqua, lavorarla bene, avvolgerla nella pellicola e riporla in frigorifero, nel frattempo preparare il ripieno lavorando a crema col minipimer  la ricotta, il salmone, le punte d’asparagi, l’aneto il  sale e pepe.

Stendere la pasta, tagliare dei rettangoli, unirli al lato, infilarli in un attrezzo per mantenerne la rotondità (io ho usato il manico di un colapasta).

Scolare il pacchero ed appoggiarlo sulla salsa ottenuta sempre frullando col minipimer tutti gli ingredienti.

Riempirlo con la sac a poche, decorare infilando una punta d’asparago e pezzetti di salmone.

Ingredienti per il tortino (per 6 stampini io ne ho fatti 2 dividendo per 3):

  • 20 cl di latte,
  • 30 g. di burro + poco per gli stampini,
  • 100 g di gruviera grattugiat0 (emmenthaler),
  • 100 g di salmone affumicato,
  • 3 uova, 60 g. di farina di grano saraceno setacciata,
  • vellutata di asparagi per il cuore (ho usato gli asparagi cotti, 1 piccola patata bollita, salsa olandese e aneto).
  • pepe (verde).

Come fare:

mettere la vellutata nelle formine per il ghiaccio e mettere in congelatore per 1 ora (io ne faccio di più, poi quando sono pronti li metto in un sacchetto e li conservo per un’altra volta).

Tagliare il salmone a pezzettini.

In una casseruola scaldare il latte con il burro a pezzetti, aggiungere il formaggio e scioglierlo, fuori dal fuoco incorporare il salmone.

In una terrina sbattere le uova, aggiungere la farina poca alla volta e mescolare bene, unire il composto di formaggio e salmone, aggiustare di sale e pepare.

Distribuire negli stampini imburrati e metterli in frigorifero finchè saranno pronti i cuoricini.

Preriscaldare il forno a 210°C. , infilare 1 cuoricino di vellutata in ogni tortino ed infornare per 18/20 minuti.

Sformare tiepidi.


E’ arrivata la schiscetta……

É arrivata puntuale, alle 12 e 30 mentre ero intenta a “ribaltare” la camera approfittando di una giornata di sole e vento.

Con maestria da “falegnama provetta” ho incollato una banda del letto in ciliegio del “nonno”, mentre la “direzione lavori” osservava dalla sua postazione che non battessi la fiacca:

Mi sono data un’aggiustatina e sono scesa dal postino, e già firmando la ricevuta presagivo la sorpresa….

Ho/abbiamo aperto il pacco:

..e tutte 2 siamo rimaste incantate dal contenuto del “misterioso” pacchettino:

Come avranno saputo Sara e Tery che le calle assieme a girasoli e mughetti sono i miei fiori preferiti?

All’imbrunire, stanca per la lunga giornata di “lavoro” e con questa domanda nella testolina,  Perla si è distesa in terazza a godersi il fresco :-)

Il pacco è rimasto “al sicuro da “ello” fino a stamattina..sennò le foto non sarebbero state “complete” di tutti i doni :-D

Ed ora…un pò di musica, era da un pò che in questo blog regnava il “silenzio”…….