
A me piacciono molto il libri di cucina intercalati da qualche fiaba o racconto, vedi il libro di Cosetti (per citarne uno) che per me è un prezioso riferimeno e altri che ho e sfoglio volentieri anche quando non devo trovare la ricetta stupefacente.
Per questo mi è nata l’idea, stamattina (magica l’alba per me
).
Da quando Sabrina&Luca mi hanno invitato al loro contest sto pensando a cosa fare da mettere nel libro di ricette che sfoglierà Alice Ginevra da grande.
Perchè non qualche poesia o favola qua e là, quelle favole che hanno sempre una morale, un insegnamento, uno spunto per rendere la vita più gioiosa, divertente e “leggera”?
E così il mio amico Quarc l’altro giorno mi ha mandato questa favola.

C’era una volta un Paese lontano nel quale viveva un popolo gioioso, sereno e soddisfatto, a governarlo era un giovane Re con una giovane Regina.
Il Re e la Regina erano amati dal popolo tutto, il popolo amava i regnanti.
Il popolo gioì immensamente quando la casa reale fu allietata dalla nascita di una bimba.
La bimba cresceva in sapienza e salute nel migliore dei modi… con grande serenità , non solo dei regali genitori, ma anche del popolo tutto.
Quando la principessina aveva circa 12 anni, improvvisamente si ammalò, non mangiava più, non sorrideva più e aveva perso completamente la socievolezza.
Naturalmente non solo il Re e la Regina si trovarono ad essere preoccupati, ma tutto il popolo era quasi in lutto.
Naturalmente il Re chiamò i migliori medici del regno ma nessuno riuscì a fare nulla, allora chiamò i migliori medici dei Paesi vicini ma, ugualmente, nessuno riuscì a ottenere un qualche minimo risultato positivo.
A questo punto la “sconsolazione” del Re e di tutto il popolo era al massimo, che fare?
Il Re si rivolge al Buffone di corte e gli ordina di andare dalla Principessa, il Buffone obbedisce e cerca con tutte le sue arti possibili e immaginabili di far almeno sorridere la principessina, niente!
A questo punto il buffone torna dal Re e riferisce, “non importa” risponde il Sovrano “torna da mia figlia e cerca di fare quello che puoi”.
Il buffone torna dalla principessina e, dopo i primi minuti silenziosi, chiede semplicemente alla principessina: cosa vuoi?.
La bimba risponde: voglio la luna.
Senza indugio il buffone riferisce al Re che, senza mezzi termini, riunisce i massimi esperti del Paese e pone loro il quesito: si può dare la luna alla Principessina?.
Non bisogna dimenticare che quel popolo era quasi in lutto a causa della malattia della Principessa, per cui era necessario fare l’impossibile per il benessere di tutti.
Gli esperti si mettono al lavoro e, nel tempo più breve possibile portano al Re la loro risposta: no Maestà, non si può dare la luna alla Principessina e, se anche fosse possibile portarla sulla Terra, rimarrebbe l’insormontabile problema del trasporto.
Non rimane, per il momento altra soluzione che rivolgersi ancora una volta al Buffone.
Il Buffone torna al capezzale della principessina e, con la stessa semplicità con la quale aveva chiesto “cosa vuoi?” domanda:com’è la luna?.
La luna, risponde la bimba, è una piccola sfera grande come il polpastrello di un dito, è fatta di un materiale sicuramente molto prezioso, ha una luce scintillante e brillante ma non abbagliante.
Il Buffone si affretta a riferire e il Re convoca i migliori orafi del regno e commissiona loro una luna così come era stata descritta dal buffone.
In tempi molto brevi, gli orafi portano al loro Re la loro luna, il Re le esamina tutte attentamente, tiene la più bella e la porta alla principessina.
Come d’incanto la principessa ricomincia a ridere, a parlare e a mangiare, in poche parole è guarita, e tutto il popolo esulta, il lutto è finito.
A questo punto si direbbe che la fovola sia finita.
Non è proprio così, infatti il Re comincia a pensare che sarebbe terribile se la sua figliola vedesse in cielo la luna vera, penserebbe di essere stata imbrogliata.
Il Re convoca nuovamente, e con urgenza, i massimi esperti del regno e commissiona loro un progetto che impedisca alla principessina di vedere la luna.
Naturalmente, dopo pochissimi giorni, gli esperti del regno portano al Re i loro progetti.
Un progetto prevede, nelle notti di luna, fuochi artificiali tali da offuscare la luce della luna.
Un altro progetto prevede la costruzione di una reggia bunker da utilizzare nelle notti di luna.
Un altro progetto ancora prevede di piantare intorno alla reggia degli alberi altissimi, tali da non permettere di vedere la luce della luna.
Questi e altri progetti non si dimostrano sufficientemente validi, per cui il Re si trova, ancora una volta, obbligato a chiedere l’aiuto del buffone.
Il buffone va quindi a trovare la principessina, la trova nel parco della reggia, comodamente seduta su una panchina.
Le chiede: come stai? Va tutto bene?
Certo risponde sorridendo la principessina, va tutto nel modo migliore, ho la luna, e mostra la luna al buffone.
E il buffone, con semplicità senza troppi giri di parole: quale sarebbe la tua reazione se vedessi in cielo un’altra luna?
La principessa: nessun problema, io ho la mia luna, se in cielo ci sarà un’altra luna a me andrebbe più che bene.
Il buffone riferisce al Re e: VISSERO TUTTI CONTENTI E FELICI.

Morale della Favola:
ogni problema, anche il più difficile, troverà la sua soluzione se si avrà l’accortezza di cercarla con semplicità e, soprattutto con semplicità, mettere “a fuoco” il problema.
Il problema della Principessa non fu risolto né dai Baroni della medicina e neppure dagli Esperti del Regno, si arrivò alla soluzione grazie alla semplicità del buffone.

Per la ricetta del cesto e dei panini vi mando qui