Così “cantava” Giovanni Pascoli ed è proprio la scena che a ello e me è apparsa di primo mattino nel giardino dell’albergo in Austria.
Non è un segreto che ello non sia proprio un “atleta” e non ci tiene neanche a diventarlo
però, quando andiamo alle terme è il primo ad alzarsi al mattino, mettersi l’accapatoio e scendere in piscina.
Dopo gli esercizi nell’acqua è di rito la passeggiata a piedi nudi nel prato, che ci sia la neve o la rugiada fa lo stesso e così una mattina di primavera nascoste dai trifogli ed “intrappolate” dall’erba ecco tanti puntini bianchi segnare il cammino ed il suo entusiasmo bambino svegliarsi all’improvviso:
ma sono funghi!!!
Si, sono vescie.
Ma sono buone?
Certo, se sono bianche e sode sennò diventano palloncini polverosi ed inutilizzabili.
E come si cucinano?
Infarinate e fritte oppure impanate, in agosto/settembre è possibile trovarle grandi, grandi, si tagliano a fette e si cucinano allo stesso modo.
Le raccogliamo?
Se è l’ultimo giorno di solito le raccogliamo sennò è inutile perchè non arriverebbero a casa integre e perchè “raccogliere” qualcosa che poi butti via?
Spesso, camminando nel bosco trovo innumerevoli funghi rovesciati, strappati e lasciati lì, NON SI FA!!!
Se non li conoscete, se non li raccogliete, lasciateli dove sono, avranno il loro perchè vero?
Ho trovato questo link (dal quale ho attinto la strofa) che “racconta” un pò di storia, è interessante , istruttivo senza essere troppo “tecnico”, leggetelo se vi va.
In cucina:
pulire delicatamente le vescie con un panno carta inumidito, infarinarle e friggerle in olio (ho usato quello di oliva) profondo.
Scolarle, salarle e servirle.
Volendo dare più sapore si possono polverizzare delle erbe a vostra scelta e miscelarle alla farina.
Se trovate quelle grandi, tagliatele a fette spesse 1 cm, friggetele come sopra o impanarle alla maniera della cotoletta, non ho provato a grigliarle, lo farò
Buona giornata a voi












