Archivi del mese: settembre 2011

I miei favolosi anni 80…di primi amori, di lasagne e di “Tris” (assaggini…)

Post lungo che tratta anche storie personali, per la macedonia più giù.

Ed ecco che il domani è arrivato e prima di iniziare col mio solito “romanzo” mi sento di fare una premessa/precisazione.

Sento di farlo perchè nei commenti delle ultime ricette noto un certo “smarrimento” perchè la presenza di questo fantomatico P.A. ha spiazzato anche chi un pò mi conosce e sa che sono una burlona.

Evidentemente sono molto convincente (potrei fare l’attrice? ;-) ) però va tutto bene, P.A. esiste ma non cucina, non intaglia, non sogna isole deserte.

Mi era stato “dato” in premio virtuale dalle Menuturistiche affinchè mi aiutasse a “liberarmi” dal “risiebisi’s devil” in quanto compulsivamente postavo ricette :-D

Io sono stata liberata dal “risiebisi’devil” ma ogni mese vengo nuovamente “posseduta” e così, PER GIOCARE” sto inventando delle storie tenendomi vicino P.A.. che di volta in volta mi “LIBERA”..o sono io che  LIBERO lui? ;-)

Spero di avervi un pò chiarito il concetto ed ora si parte con:

…si, proprio i miei favolosi anni 80, il più bel decennio della mia vita, durante il quale molte occasioni perdute da cogliere al volo, ma questo è soltanto il “senno di poi” che non conta nulla come tutti i se e tutti i ma…

Gli anni 80, il mio primo grande amore, quello che sapeva leggermi nel pensiero, che arrivava proprio mentre lo stavo pensando, quello che sapeva sorprendermi, farmi battere il cuore all’impazzata, che mi faceva trovare foglietti intrisi d’amore la mattina sul parabrezza del mio “vespino”, quello che mi regalava libri di poesia, ricordo Pablo Neruda e Paul Eluard dai quali prendevo in prestito le  frasi per i bigliettini che lasciavo io a lui qua e là come fosse una caccia al tesoro…

Lui mi ha insegnato i primi rudimenti per “veleggiare” in una crociera romantica a due per le coste della  Croazia, quella Croazia che dalla terra s’immagina soltanto, le sue isole, le sue spiagge, i suoi ristorantini con “i scampi ala busera” , le “palacinke con le noci” e “le magnade de pesse”, le atmosfere incantate, i tramonti struggenti.

A distanza di anni, quando riguardo le foto, rivedo quelle spiagge e penso a quei momenti il ricordo sale, come la marea e per un attimo mi travolge per poi lasciarmi andare…è così…com’è finita?

Ricordate la frase finale nel film “La signora della porta accanto?” …..”nè con te né senza di te”?..Ecco :-)

Gli anni 80, quando per caso partecipai ad una gara in MTB che contro ogni aspettativa vinsi, e decisi di fare di quello sport la mia professione per qualche anno, forse, data la mia età (io sono del ’54 fate voi i conti ;-) ) una scelta incosciente ma a distanza di anni posso dire di aver viaggiato, conosciuto un pò di mondo, ho “vissuto”…

Gli anni 80, quando decisi di andare in Toscana a vedere che fine avesse fatto quello che si definiva “mio padre” e trovarlo peggio di come lo ricordavo, ma lì  incontrai amici che mi hanno distratta, mi hanno fatto divertire, mi hanno riportata a Punta Ala dove a 16 anni avevo visto la prima alba della mia vita, mi hanno fatto conoscere la spiaggia dell’Alberese, nel famoso parco dell’Uccellina, con i tronchi d’argento lucidati dal vento e dalle maree.

Gli anni 8o, quando, dopo aver chiesto in un negozio di animali se potevo comperare un “gatto persiano” il ragazzo mi disse, e perchè non prende il gatto rosso che abbiamo trovato ieri per strada?

L’ho preso ed è rimasto con me per lunghissimi 17 anni, riempiendomi la vita di affetto e di tenerezza, l’avevo chiamato Lorenzo ed un amico caro quando mi telefonava diceva: “buongiorno, mi passa Lorenzo per favore?”.

Ed arrivo agli anni 80, glianni degli “assaggini”.

Le mie coetanee e non si ricorderanno senz’altro dei “Tris”, detti anche gli “assaggini”, negli anni 80 nascevano ed imperversavano le “spaghettoteche” dove, al posto del solitò menù: antipasto/primo/secondo/contorno/dolce/caffè/ammazzacaffè, trovavi i “tris”.

Forse già a quel tempo covavo la passione della cucina, la cucina che oggi trovate qui, accantoalcamino.

Già allora ero curiosa, chiedevo, scrutavo, cercavo di definire i sapori e mi innamoravo dei modi di presentare il cibo.

Forse questo blog di cucina,  era già stato scritto in quel grande libro dove è scritta tutta  la mia vita, ma io posso voltarne soltanto una pagina al giorno e solo domani saprò cosa c’è scritto oggi :-)

E come recita Neruda:

E’ oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.

Lasagna di macedonia

Per questa versione ho immaginato una lasagna, ma dovevo decidere a chi e come distribuire i ruoli.

Ho fatto una selezione ed ho scelto i protagonisti:

  • la “sfoglia”: il melone invernale (baciro) tagliato con l’affettatrice,
  • il “ragù”: dadolata di fragole marinate nella glassa di aceto balsamico e fruttosio,
  • la “besciamella”: yogurt greco,
  • il “parmigiano”: cocco grattugiato,
  • la “salsa” : gelatina di ribes dello zio direttamente dalle sue piante,
  • il basilico: buccia di lime.

Come  fare:

come la “solita” lasagna alternando gli strati (vedi collage).

Lasagna esotica

Ingredienti:

  • mango affettato sottile con l’affettatrice,
  • dadolata di kiwi dolcificata con fruttosio per il primo strato,
  • yogurt greco,
  • cocco grattugiato,
  • gelatina di ribes rosso,
  • dadolata di ananas per il secondo strato.

Come fare:

comporre come la “solita lasagna”.

Cannolo esotico con lamponi.

Ingredienti:

  • mango tagliato sottile con l’affettatrice,
  • mix di dadolata come nella lasagna esotica con l’aggiunta di lamponi per dare colore,
  • yogurt greco,
  • cocco,
  • gelatina di ribes.

Come fare:

appoggiare sulla fetta di mango tagliata sottile il mix di frutta (kiwi, ananas, melone, mango, lampone) con lo yogurt ed arrotolarlo a mò di cannolo.

Fermarlo con uno stecchino e “condirlo” con la gelatina di ribes e per finire il cocco.

Lasagna d’autunno.

Ingredienti:

  • pera tagliata sottile con l’affettatrice,
  • dadolata di prugne (susine),
  • fruttosio,
  • cannella,
  • cocco.

Come fare:

appoggiare sulla fetta di pera la dadolata di susine fatta macerare nel fruttosio e cannella per mezz’ora,

alternare gli strati e solo sull’ultima fetta di pera aggiungere lo yogurt con la dadolata e lo sciroppo ottenuto.

Le varianti sarebbero infinite e non c’è tempo per provarle tutte, mi fermo qui,  se voi avrete voglia potrete marinare la frutta nel porto o nel rum, frullarla ecc. ecc. ecc., se avessi dato retta alla fantasia sarei andata al 2013 :-D

Non centra ma ditemi voi se questo spot non è straordinario?

 


Aspettando domani…

Buona giornata :-)

E per dare un “senso” a questo post vi metto un link moooooolto utile.

Utile a chi si sta preparando a fare il cambio di stagione e può aproffittare di queste belle giornate per andare a raccogliere i “ricci” d’ippocastano.

Un antitarme naturale


Macedonia per “asporto”…

Mi piace cucinare, mi piace mangiare però non amo i kili di troppo, la sgradevole sensazione del pantalone che non si chiude, il bottone della camicia che rischia di esplodere al primo respiro allora…allora per bloccare la mucca prima che sia scappata dalla stalla periodicamente mi concedo qualcosa di buono,  sostanzioso ma che sia anche consistente sotto i dentini, come dice ello: che ci sia da “masticare”.

Ed ecco che arriva in aiuto il mio adorato agar agar, che ha il potere di fare la magia, ha il potere di rendere solida anche l’acqua.

Qui però c’è il succo di mela ottenuto dalla centrifugazione di mele Jonathan ed ho usato il kanten in fiocchi nelle dosi di 7/8 grammi per litro di liquido.

Ho sciolto i fiocchi nel succo di mela ed ho fatto bollire per 15 minuti, ho aggiunto anche un pò di fruttosio, ho versato sulla frutta ed ho riposto in frigorifero.

Ho messo fragole e mirtilli e decorato con foglioline di menta, tutto qui :-(

La macedonia “per asporto” la posso portare con me, aprire il vaso quando ho il languorino e consolarmi con una fragola o un mirtillo che fa bene anche alla vista e alla circolazione :-D


Dalla Spagna con sapore e leggerezza: “Salmon en Escabeche”..olè!!!

Aspettavamo da mesi questa ricetta dalla Spagna, finchè Tiziana ha deciso di andarla a prendere di persona :-D

In realtà è andata a trovare la sua adorata nipotina Blanca, che tutti conoscete per le sue prodezze culinarie.

Dai un bacio a Blanca e non dimenticare la ricetta…ed eccola qui, profumata, appetitosa, e leggera, perfetta per questo venerdì autunnale.

Salmone in marinata (Salmon en escabeche)

Ingredientes: 

  • 500 g. di  salmone  fresco  (senza pelle e senza spine),
  • 2 cipolle,
  • 2 carote piccole,
  • 1 porro,
  • 5 spicchi d’aglio (vestiti),
  • 15 fior di cappero,
  • 1 bicchiere  di aceto di mele,
  • sale e pepe,
  • olio evo.

Cómo preparar la receta:

passare il salmone in una padella con un po’ d’olio molto rapidamente, prima da una parte poi dall’altra e mettere da parte.

Tagliare le cipolle e il porro a julienne e le carote a fettine , mettere in una padella assieme agli spicchi d’aglio, un po’ d’olio e cucinare molto lentamente finchè il composto diventa color miele.

A  questo punto aggiungere l’aceto di mele, il sale, il pepe e il salmone e cuocere ancora per circa 10/15 minuti.

Servire a temperatura ambiente.

Questo piatto  è ancora più saporito se si prepara il giorno precedente.

Su gentile richiesta di Blanca, questa ricetta partecipa al contest Sezione autunno di Una ricettola per la pupattola


Macedonia esotica.

Ingredienti:

  • mango,
  • ananas,
  • kiwi,
  • melone,
  • pera,
  • chicchi di melagrana,
  • scaglie di cocco.
  • latte del cocco usato come contenitore della macedonia,
  • il succo d’ananas ottenuto dal “taglio/tortura” per ottenere la capanna, il tavolino, il tronco della palma e la base del tavolino,
  • il succo di melagrana ottenuto dal taglio della melagrana stessa,
  • qualche goccia di succo di lime.

Alla prossima.


Risotto alla Veneziana: a Friuli Doc alla Ricerca del Prodotto Perduto e poi di corsa a casa a preparare la ricetta.

Rieste di “Cipolla rossa di Cavasso Nuovo”, fatta con cipolle autentiche.

Quest’anno ho deciso di andarci, pur abitando a 2 passi non ci sono mai stata, forse perchè non amo la confusione, l’odore nauseabondo di quelle frittelle cotte in un improbabile olio ammazzafegato, forse perchè in queste manifestazioni s’intrufolano sempre “produttori di nulla” e tutto costa di più che andarlo a comperare sul posto.

Quest’anno però, stimolata dal fatto di essere “Gatta del Fud”, ho dato sfogo alla mia innata curiosità e passione per i prodotti perduti e poi ritrovati, quelli dimenticati e poi ricordati ancora.

Foto inguardabile puramente dimostrativa…sorry :-(

L’obiettivo era un “marchio” famoso dalle nostre parti e seguendo il suggerimento della segretaria di andare sul posto a parlare col “presidente” ho cercato subito lo stand.

La solita premessa che “non si devono dare soldi” non è bastata a farmi ricevere da parte sua una, almeno, educata attenzione e così, dopo aver visto alle sue spalle uno scaffale che conteneva prodotti destinati alla vendita ho capito che il “famoso marchio” serviva più da “specchietto per le allodole”, in quanto, conoscendo la superficie di “quel territorio” sapevo che qualcosa era di troppo (io certamente si ;-) ).

Dopo aver dato un’ultima occhiata quasi di compassione al “president”  mi sono lanciata, anche se claudicante, alla “ricerca del prodotto perduto”.

Ho individuato subito un piccolo stand dove c’erano soltanto “riesti” di cipolla, nè composte, nè creme, nè chutney, nulla, solo delle splendide trecce di cipolla.

A presentarla una bella e gentile signora col marito ed il figlio, ad ogni mia domanda una risposta esaustiva.

Ho chiesto loro di vendermi qualche cipolla ma loro erano lì non per vendere ma per “far conoscere” il prodotto, il frutto di un seme dimenticato.

Mentre fino agli anni 60 questa cipolla è stata una preziosa risorsa per le famiglie, dopo non è più bastata e per poter vivere non era più sufficiente e dopo il terremoto del 1976 la coltivazione destinata alla vendita è stata definitivamente abbandonata…fino a oggi.

Ora va di moda il “prodotto del territorio” e, per fortuna, una volta tanto una moda non rimane tale ma fa sì che stimoli la fantasia e la voglia di tornare indietro a prendere ciò che si stava per perdere.

Così, le persone che, comunque, in questi anni, hanno continuato a coltivare questo ortaggio per il loro uso famigliare, si sono riunite e si sa che in questi casi il detto “l’unione fa la forza” è più azzeccato che mai.

Succede con l’uva da vino, con le olive, con i cereali, ognuno cura al meglio il suo appezzamento di terra ed alla fine si mette tutto assieme in un unica “bottiglia” o in un unico “sacco” (si chiamano solitamente Consorzi ;-) ).

Tante piccole “eccellenze” fanno un grande prodotto di qualità.

Mi piace, mi piace proprio, mi piacciono queste persone che, pur consapevoli che il guadagno vero sarà lontano a venire, non “imbrogliano”, non vendono “aria fritta”, non si fanno scudo del marchio per “vendere”, sempre e comunque, COMPLIMENTI!!!

Ad un certo punto la signora gentile ha sussurrato qualcosa ll’orecchio del marito che è sparito e ritornato con in mano delle cipolle tutte per me :-)

Avevo già in mente una ricetta e così ho ringraziato e, claudicando, sono ripartita alla ricerca di un altro prodotto perduto..e l’ho trovato, ma di questo/i vi parlerò la prossima volta.

Anche se so che il “prodotto denaro” rimane l’unico vero DOP, voglio continuare a credere che ci sia qualcosa che abbia più valore e che questi piccoli produttori continuino ed insistano con la loro ricerca e la loro riscoperta.

Abbiamo bisogno di cose buone, siamo già andati molto avanti, se si fa qualche passo indietro c’ è soltanto da guadagnare.

Detto questo vi presento la  ricetta che ho preparato con le cipolle gentilmente ricevute in dono:

Risotto alla “Veneziana”

L’ho chiamato così perchè l’ho fatto con il fegato alla veneziana che ho preparato con i fegatini di pollo (se il nome fosse “copyright” avvisatemi che cambio e lo chiamo “Risotto for president” ;-) :-D

Questa qualità di cipolla è particolarmente dolce e profumata e ben si è sposata con i fegatini di pollo che, a differenza del fegato di vitello, hanno un retrogusto leggermente amaro (leggermente).

Ho fatto come vedevo fare a mio padre le rare volte che, sporcando un’infinità di padelle, pentole, piatti, cucinava qualcosa per “noi”.

Ricordo che faceva cuocere la cipolla per ore, lentamente, aggiungendo un pò per volta o brodo o acqua, alla fine la cipolla diventava una crema dorata e profumata dove metteva le listarelle di fegato e le faceva cuocere per pochi minuti, “non deve cuocere troppo altrimenti perde la sua morbidezza” diceva, ed aveva ragione, era buonissimo ed alla fine i piatti erano talmente puliti da essere “lustri” (lucidi).

Io ho fatto come lui, mettendo anche delle foglie di salvia (non ricordo se lui la usasse) e, prendendo un pò del fondo di cottura ho fatto tostare il riso (vialone nano), ho sfumato con un pò di prosecco ed ho continuato la cottura allungando con l’acqua bollente.

Ho aggiustato di sale ed alla fine ho aggiunto i fegatini alla veneziana che avevo tenuto in caldo (senza farli cuocere oltre).

Non ho mantecato né con burro, né con olio e niente parmigiano, vi assicuro un piatto da re.

Gli ho dato la forma con un coppapasta a forma di fiore, ho decorato con la salvia e cipolla Rossa di Cavasso Nuovo (d’altra parte è lei la regina del piatto), ancora qualche fegatino, un pò di sughetto e poi mangiare.

Se foste interessati a conoscere questa famosa cipolla, trascorrendo una piacevole domenica di festa in un paese della Pedemontana nel Friuli occidentale, l’appuntamento è la prima domenica di ottobre alla festa di San Remigio, potreste ritornare a casa con una bella “riesti” di “Cipolla rossa di Cavasso Nuovo”.

É proprio vero, spesso “i più piccoli sono i più grandi…”, al prossimo prodotto ritrovato :-)


Fichi, mandorle, uva fragola per un dessert improvvisato…

…improvvisato perchè “ello” è ritornato dalla visita dallo zio e dal riempimento bottiglie d’acqua di montagna alle 17 e 30 con cesto di fichi…li ho raccolti io… ;-)

Me la fai una crostata?

Crostata?

É nota la mia antipatia nei confronti della frolla e mancava la voglia di farla, allora mi è venuto in soccorso un libro di ricette con la frutta, così, tanto per farmi un’idea…mica sono Montersino io?

É ritornata utilissima anche la mia confettura di uva fragola e mele cotogne che avevo fatto l’anno scorso, occasione buona per assaggiarla finalmente.

Ingredienti per una teglia da 18 cm.:

  • 1/2 kilo di fichi freschi (io verdi e rossi),
  • 40 g. di fruttosio,
  • qualche goccia di estratto naturale di vaniglia bourbon,
  • buccia grattugiata di mezzo limone,
  • 150 g. d’acqua,
  • 1 rotolo di sfoglia surgelata da 250 g.,
  • confettura di uva fragola e mele cotogne a piacere,
  • 50 g. di lamelle di mandorle tostate,
  • 1 uovo,
  • 2 cucchiai di latte (di soia),
  • 50 g. di farina di riso.

Come fare:

prendere un tegame nel quale i  fichi stiano stretti uno accanto all’altro col picciolo in alto.

Aggiungere l’acqua dove avremo sciolto il fruttosio (o zucchero), l’essenza di vaniglia e la scorza del limone.

A fiamma alta farli sobbollire in modo che si formi lo sciroppo lasciando i fichi “al dente”, lasciar raffreddare.

Stendere la sfoglia (se ne usate di più potete fare un “coperchio”), appoggiare sopra i fichi freddi e ben scolati, aggiungere la confettura o, come da ricetta originale cioccolato grattugiato e le lamelle di mandorle tostate.

In una terrina sbattere l’uovo con il latte e lo sciroppo ottenuto dalla cottura dei fichi, unire la farina e, dopo aver amalgamato il tutto versare il composto sui fichi.

Ripiegare i lembi di sfoglia oppure il “coperchio”.

Infornare a 200°C. per 40 minuti.

In corso d’opera mi sono resa conto della semplicità di esecuzione e della possibilità di fare dei “fagottini” monoporzione, ho ancora qualche fico ed in settimana provo.


Come t’intaglio l’anguria e la riempio di frutta..buona, dolce, confortante…

A me le vacanze non fanno bene, ormai è appurato,  sono ritornata dall’Austria con lo zaino pieno di malinconia e di tristezza, malinconia e tristezza che ho scaricato, riversandole un pò alla volta in ogni mio post, prima “Gehslossen”, poi “The day after” e via così.

Neanche le pennellate di colore dei “gnochi de susini” sono riuscite ad interrompere quel grigiore autunnale.

Me ne stavo ranicchiata tenendo stretta la mia autocommiserazione come fosse un pelouche quando, all’improvviso, si è spalancata la porta ed assieme ad una raffica di vento sono entrati Padre Amorth ed il balzellante devil che non veste Prada.

Ehi bimba, ha gridato Padre Amorth, datti una mossa.

Vestito alla Vasco Rossi, con l’orecchino, un pearcing alla narice, dimagrito,  indossava una maglietta con la scritta:  Fate l’amore non fate la guerra.

Oh cielo!!! Esclamo, Padre ora dobbiamo trovare qualcuno che “liberi” lei e, vedendo il cesto di frutta che teneva al braccio gli chiedo se mi avesse portato la merenda.

Mentre noi 2 stavamo dialogando il devil non la smetteva di volteggiare il suo mantello fucsia e balzellando tentava di rubacchiare qualche frutto.

Okkei, ho capito, mollate il cesto e andate a farvi un giretto che io inizio a spremere le meningi…

Angurie e melone di Milva

Ho messo nella cassapanca il “pelouche”, ho “convocato i miei 2 neuroni (maschio e femmina così spero che s’innamorino e procreino :-D ), ho rispolverato un libricino che insegna i primi rudimenti dell’intaglio comperato in quei momenti “nonsisamaichepossatornareutile”.

Tutto pronto sulla tavola: anguria, nastro di carta, spilucchino anteguerra e all’opera!!

Ho “copiato” nel limite delle mie possibilità/capacità dal libricino ed usando il nastro-carta come guida ho iniziato ad intagliare il contenitore, ho tralasciato dei particolari in quanto, avendo un’anguria soltanto, non ho voluto rischiare “l’intaglio senza ritorno”, ed ho ovviato a certe stortaggini inserendo mirtilli nei fori del canestro per colorare e dare vita al tutto.

Come succede quando hai un periodo no, le cose un pò se la prendono con la tua “pigrizia di vivere” e cercano di renderti complicata anche una semplice macedonia.

Quali cose?

1) La presenza “imponente” di ello divanato appostato come “Joe falchetto”

2) Il conseguente rallentamento della “serena” esecuzione dell’intaglio.

3) La conseguente impossibilità, causa accorciamento delle giornate, di usufruire al meglio della luce naturale.

4) Rottura nei giorni precedenti della “stanghetta” degli occhiali “da vicino”, quelli chiari ed obbligo di uso lente scura.

5) Conseguente “storpiamento” del fuoco e della luminosità delle foto stesse.

6) Conseguente voglia di “lasciar perdere-sarà per un’altra volta”.

Ma per fortuna Padre Amorth ha intercettato il pericolo ed è intervenuto consigliandomi un “ritocchino”…no, non a me (io sono senza speranza :-D ) con Fotoscape e così la mia “Macedonia” sembra uscita dalla matita di un artista, in questo caso me medesima…

In questo “contenitore” io ho messo:

  • palline d’anguria,
  • palline di melone,
  • pere,
  • mirtilli,
  • ribes,
  • fragole,
  • lamponi,
  • more,
  • susine,
  • chicchi di melagrana (portafortuna)
  • uva raccolta dal vicino,
  • banana,
  • noci.

Il tutto “condito” con qualche goccia di zucchero di canna liquido e Prosecco di Valdobbiadene (quello uso :-) )

Con questa “ricettuzzola” io e Padre Amorth ce la tiriamo un pò ;-) ho tentato di mettere alla prova la sua manualità ma non ne ha voluto sapere: “Io ho portato la frutta”…valli a capire ‘sti “Padri” :-D


Danza lenta…

Non è un bel momento, ho qualche problema di salute e per una come me “ercolino sempre in piedi” non è facile.

Grazie a chi è passato di qua, vi mando un bacio e vi lascio una poesia…a presto…

DANZA LENTA
Hai mai guardato i bambini in un girotondo ?
O ascoltato il rumore della pioggia
quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare
irregolare di una farfalla ?
O osservato il sole allo
svanire della notte?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Percorri ogni giorno in volo ?
Quando dici “Come stai?”
ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita
ti stendi sul tuo letto
con centinaia di questioni successive
che ti passano per la testa ?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Hai mai detto a tuo figlio,
“lo faremo domani?”
senza notare nella fretta,
il suo dispiacere ?
Mai perso il contatto,
con una buona amicizia
che poi finita perché
tu non avevi mai avuto tempo
di chiamare e dire “Ciao” ?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Quando corri cosi veloce
per giungere da qualche parte
ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto
il giorno, come un regalo mai aperto . . .
gettato via.
La vita non è una corsa.
Prendila piano.
Ascolta la musica.


Ieri era l’11 settembre…

Foto presa dal web

Lo so, non è più il momento, è già “domani”, però a me piace sempre lasciare un pensiero, una parola quando ho qualcosa o qualcuno nel cuore da ricordare e soltanto oggi sono rientrata in possesso del mio pc: “un calo di tensione” mi ha detto il tecnico..proprio come quello che ho io: un calo di tensione, ed aggiungo anche: un calo di entusiasmo :-(

Ricordo quel 11 settembre del 2001, stavo lavorando ed una collega che aveva preso servizio entrò e disse: 2 aerei hanno colpito le Torri Gemelle”.

Sul momento non compresi né quello che la collega volesse dire né la gravità di quello che era successo, continuai il mio turno pensando al lavoro.

Arrivata a casa accesi la tv e rimasi attonita, allibita, innorridita per molti minuti davanti a quelle immagini, sempre le stesse, ripetute all’infinito: prima uno, poi un altro, 2 aerei si “conficcavano” come spine infuocate nelle 2 torri.

Sono trascorsi 10 anni ed in questo tempo i sopravissuti hanno raccontato la storia della loro salvezza e per merito di chi si fossero salvati.

Con quei racconti hanno fatto un film ed io l’ ho  guardato tutto, fino a notte fonda.

Cosa ho visto? Cosa ho capito?

Ho capito che nello stesso momento “qualcuno” decideva di “Morire per Uccidere” e qualcun’altro decideva di “Morire per Far Vivere”

Com’è strano il mondo…


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