Rieste di “Cipolla rossa di Cavasso Nuovo”, fatta con cipolle autentiche.
Quest’anno ho deciso di andarci, pur abitando a 2 passi non ci sono mai stata, forse perchè non amo la confusione, l’odore nauseabondo di quelle frittelle cotte in un improbabile olio ammazzafegato, forse perchè in queste manifestazioni s’intrufolano sempre “produttori di nulla” e tutto costa di più che andarlo a comperare sul posto.
Quest’anno però, stimolata dal fatto di essere “Gatta del Fud”, ho dato sfogo alla mia innata curiosità e passione per i prodotti perduti e poi ritrovati, quelli dimenticati e poi ricordati ancora.
Foto inguardabile puramente dimostrativa…sorry
L’obiettivo era un “marchio” famoso dalle nostre parti e seguendo il suggerimento della segretaria di andare sul posto a parlare col “presidente” ho cercato subito lo stand.
La solita premessa che “non si devono dare soldi” non è bastata a farmi ricevere da parte sua una, almeno, educata attenzione e così, dopo aver visto alle sue spalle uno scaffale che conteneva prodotti destinati alla vendita ho capito che il “famoso marchio” serviva più da “specchietto per le allodole”, in quanto, conoscendo la superficie di “quel territorio” sapevo che qualcosa era di troppo (io certamente si
).
Dopo aver dato un’ultima occhiata quasi di compassione al “president” mi sono lanciata, anche se claudicante, alla “ricerca del prodotto perduto”.
Ho individuato subito un piccolo stand dove c’erano soltanto “riesti” di cipolla, nè composte, nè creme, nè chutney, nulla, solo delle splendide trecce di cipolla.
A presentarla una bella e gentile signora col marito ed il figlio, ad ogni mia domanda una risposta esaustiva.
Ho chiesto loro di vendermi qualche cipolla ma loro erano lì non per vendere ma per “far conoscere” il prodotto, il frutto di un seme dimenticato.
Mentre fino agli anni 60 questa cipolla è stata una preziosa risorsa per le famiglie, dopo non è più bastata e per poter vivere non era più sufficiente e dopo il terremoto del 1976 la coltivazione destinata alla vendita è stata definitivamente abbandonata…fino a oggi.
Ora va di moda il “prodotto del territorio” e, per fortuna, una volta tanto una moda non rimane tale ma fa sì che stimoli la fantasia e la voglia di tornare indietro a prendere ciò che si stava per perdere.
Così, le persone che, comunque, in questi anni, hanno continuato a coltivare questo ortaggio per il loro uso famigliare, si sono riunite e si sa che in questi casi il detto “l’unione fa la forza” è più azzeccato che mai.
Succede con l’uva da vino, con le olive, con i cereali, ognuno cura al meglio il suo appezzamento di terra ed alla fine si mette tutto assieme in un unica “bottiglia” o in un unico “sacco” (si chiamano solitamente Consorzi
).
Tante piccole “eccellenze” fanno un grande prodotto di qualità.
Mi piace, mi piace proprio, mi piacciono queste persone che, pur consapevoli che il guadagno vero sarà lontano a venire, non “imbrogliano”, non vendono “aria fritta”, non si fanno scudo del marchio per “vendere”, sempre e comunque, COMPLIMENTI!!!
Ad un certo punto la signora gentile ha sussurrato qualcosa ll’orecchio del marito che è sparito e ritornato con in mano delle cipolle tutte per me
Avevo già in mente una ricetta e così ho ringraziato e, claudicando, sono ripartita alla ricerca di un altro prodotto perduto..e l’ho trovato, ma di questo/i vi parlerò la prossima volta.
Anche se so che il “prodotto denaro” rimane l’unico vero DOP, voglio continuare a credere che ci sia qualcosa che abbia più valore e che questi piccoli produttori continuino ed insistano con la loro ricerca e la loro riscoperta.
Abbiamo bisogno di cose buone, siamo già andati molto avanti, se si fa qualche passo indietro c’ è soltanto da guadagnare.
Detto questo vi presento la ricetta che ho preparato con le cipolle gentilmente ricevute in dono:
Risotto alla “Veneziana”
L’ho chiamato così perchè l’ho fatto con il fegato alla veneziana che ho preparato con i fegatini di pollo (se il nome fosse “copyright” avvisatemi che cambio e lo chiamo “Risotto for president”
Questa qualità di cipolla è particolarmente dolce e profumata e ben si è sposata con i fegatini di pollo che, a differenza del fegato di vitello, hanno un retrogusto leggermente amaro (leggermente).
Ho fatto come vedevo fare a mio padre le rare volte che, sporcando un’infinità di padelle, pentole, piatti, cucinava qualcosa per “noi”.
Ricordo che faceva cuocere la cipolla per ore, lentamente, aggiungendo un pò per volta o brodo o acqua, alla fine la cipolla diventava una crema dorata e profumata dove metteva le listarelle di fegato e le faceva cuocere per pochi minuti, “non deve cuocere troppo altrimenti perde la sua morbidezza” diceva, ed aveva ragione, era buonissimo ed alla fine i piatti erano talmente puliti da essere “lustri” (lucidi).
Io ho fatto come lui, mettendo anche delle foglie di salvia (non ricordo se lui la usasse) e, prendendo un pò del fondo di cottura ho fatto tostare il riso (vialone nano), ho sfumato con un pò di prosecco ed ho continuato la cottura allungando con l’acqua bollente.
Ho aggiustato di sale ed alla fine ho aggiunto i fegatini alla veneziana che avevo tenuto in caldo (senza farli cuocere oltre).
Non ho mantecato né con burro, né con olio e niente parmigiano, vi assicuro un piatto da re.
Gli ho dato la forma con un coppapasta a forma di fiore, ho decorato con la salvia e cipolla Rossa di Cavasso Nuovo (d’altra parte è lei la regina del piatto), ancora qualche fegatino, un pò di sughetto e poi mangiare.
Se foste interessati a conoscere questa famosa cipolla, trascorrendo una piacevole domenica di festa in un paese della Pedemontana nel Friuli occidentale, l’appuntamento è la prima domenica di ottobre alla festa di San Remigio, potreste ritornare a casa con una bella “riesti” di “Cipolla rossa di Cavasso Nuovo”.
É proprio vero, spesso “i più piccoli sono i più grandi…”, al prossimo prodotto ritrovato















