Clafoutis di ciliegie, un sogno e il ricordo deI mio primo giorno di scuola.

Foto presa dal web

Premetto che questo non è un curriculum strappalacrime per entrare a far parte di qualche format di cucina e  potermi perdere per qualche minuto nello sguardo ammaliante e un pò  ‘ssassino del Cracco…

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Settimane fa feci un sogno, e mi svegliai convinta fosse il primo di ottobre, infatti sognai il mio primo giorno di scuola.

Il sogno è stato così nitido e reale che durante il giorno vissi in una sorta di triste malinconica nostalgia.

A quei tempi la scuola iniziava il primo ottobre, dopo una lunghissima estate  durante la  quale mi preparai a quel giorno con grande impegno.

Mi feci insegnare dalla mamma a leggere e scrivere, sapevo già che acqua si scriveva con la cq, che scuola non si scriveva con la q, mentre per soqquadro ce ne volevano  2 di q, servivano anche  2 zeta per scrivere zuzzurellone e la mamma rideva sempre quando lo dicevo perchè ancora la zeta non la pronunciavo bene, dicevo “sussurellone”, ma poi, testarda ed orgogliosa com’ero/sono, tutto si risolse in poco tempo soltanto facendo un pò di esercizio.

La mamma m’ insegnò anche a disegnare, a lavorare a maglia, insomma quella famosa mattina del primo ottobre del 1960, indossai il grembiulino candido che mi aveva cucito lei con tanto di fiocco rosa in bella mostra e colma di  orgoglio e fierezza m’ incamminai spavalda verso quella strada sconosciuta.

Soltanto qualche giorno dopo entrarono in scena le ciliegie che sarebbero state il mio segno di riconoscimento per tutto il periodo scolastico (troncato l’anno dopo all’improvviso, almeno in quella scuola), i miei quaderni avevano tutti la cornicetta con le ciliegie disegnate da me, sotto l’appendiabiti nel corridoio, sopra il mio gancio c’erano disegnate le ciliegie che, come abbiamo fatto tutte (ne ho anche parlato in un post), durante la  stagione diventavano vezzosi orecchini :-)

Mi sentivo ancor più fiera perchè non avevo ancora compiuto i 6 anni (4 novembre) quindi ero la più piccola.

Andiamo che sennò facciamo tardi dissi alla mamma che, vidi molto emozionata, forse avrebbe voluto ci fosse anche papà, in fondo era sabato e lui era libero…

C’incamminammo per l’argine che costeggiava il Rio Ospo ed arrivammo alla fermata della filovia (a quei tempi con o senza filo, l’autobus si chiamava così) davanti al Molo Balota, l’anomala spiaggia dei muiesani e zone limitrofe.

D’altronde è risaputo che per un triestino qualsiasi spazio in riva al mare utile per poter stendere un asciugamano xe oro (è oro).

Eccoci arrivate alla stazione delle corriere e via verso la scuola, all’angolo della piazza il negozio di alimentari dove, dopo qualche giorno, avrei comperato la merenda (pane e stracchino, monotematico), proseguendo ed al lato della strada proprio di fronte alla scuola le bancarella con i dolcetti, quaderni, matite e tutto ciò che mi sarebbe servito in caso di una dimenticanza.

In quella bancarella scelsi anche il mio sacchetto per la merenda, era in nylon con dei fiori e stretto in cima da un cordoncino, a quei tempi usava così, non era ancora arrivato il boom dei discriminanti zainetti firmati.

Ancora pochi metri ed ecco la Scuola Elementare Edmondo de Amicis.

Il grande atrio, luminosissimo, tra un attimo sarei arrivata, che emozione.

In quel grande atrio c’erano già tante mamme e tante bambine riunite in gruppetti, sembrava che  si conoscessero tutti.

La mamma ed io eravamo lì in mezzo, sole, impalate e non conoscevamo nessuno, d’altronde non avevo mai frequentato l’asilo, lei era stata sempre a casa da sola, un’infanzia “strana” la mia ma la ricordo felice e piena di tante belle cose, le “cose brutte” ci sono ma non sono riuscite a sporcare la memoria delle belle.

Avevo i miei giochi non sentivo il bisogno di stare con gli altri bambini, vivevo in mezzo alla natura, vicino avevo il Rio Ospo (ancora non inquinato) pieno di anguille e passere.

Giocavo con i ranocchi che portavo a casa a secchi con l’ordine tassativo di riportarli dove li avevo trovati.

Tiravo per la coda senza l’intenzione di fargli del male il mio gatto Gigi del quale conservo ancora in  ricordo  la cicatrice di un graffio alla mano, giocavo con la mia cagnolina Diana della quale ho un altro ricordo: il segno di un suo dentino al lato dell’occhio sinistro:

lascia stare Diana quando mangia,

si papà…

invece era no, papà io gioco lo stesso finchè? Forse per paura che le togliessi il cibo mi prese, ma non successe nulla di grave però imparai la lezione.

Amavo raccogliere fiori di campo, farne dei mazzi per la mamma ed anche per il papà che  mi sembrava indifferente…

Lui preferiva portarmi nell’orto e, con la scusa che così imparavo mi faceva fare i lavori più bassi , quelli rasoterra per intenderci, l’ho già detto che la terra è bassa vero?

Ecco, la mia vita era questa, non  immaginavo allora che per costruirmi un futuro  di normale socialità avrei dovuto conoscere e frequentare altre persone.

A quello forse avrebbero dovuto pensarci i grandi però erano altri tempi, il dialogo, la voglia di essere bravi genitori non erano le priorità.

Il mio mondo era quello, non ne conoscevo altri e là impalata in mezzo a quel atrio, tenendo la mano alla mamma, la guardai negli occhi e mi accorsi che stava piangendo.

Perchè piangi mamma?

Sono soltanto un pò commossa, in fondo è il tuo primo giorno di scuola.

Ecco, questo è stato il mio sogno ed è anche la realtà: il ricordo di quel giorno.

Ora so che le lacrime della mamma erano le lacrime di una donna  sola e triste  e neanch’ io con la mia gioiosa presenza siamo servite a rendere la sua vita meno triste…anzi, forse la mia nascita gliel’aveva complicata ancor di più.

Tant’è che un anno dopo se ne andò lontano, lasciandomi sola e trasformando le mie spensierate vacanze di Natale e la mia vita in un incubo che dura tutt’oggi.

Clafoutis di ciliegie

E per addolcire il post e restare fedele al tema ciliegie, una ricetta che c’era nel vecchio blog e lo chiamerò: la ricetta di oggi che è una ricetta di Anna Moroni (pagina 264 del libro di Anna Moroni Oggi cucini tu).

Non è frutto di stagione ma ritornerà la primavera e ritorneranno anche loro.

Un dolce forse troppo pencio ma quando non puoi nutrire l’anima almeno si nutre altro.

Ingredienti x 8 persone (ho usato la teglia da 30):

  • 10 tuorli
  • 250 g. di zucchero (150)
  • 1 bicchiere di latte
  • 150 farina 00
  • 250 g di panna fresca
  • 1200 g. ciliegie
  • Burro per imburrare (io ho usato la carta forno).

Tutto si può alleggerire usando la panna di soia, il latte di soia, il fruttosio ed il burro di soia.

Come fare:

snocciolare le ciliegie, lavorare i tuorli con lo zucchero, unire il latte, la farina e la panna.

Foderare una tortiera (30 cm) con carta forno, mettere sul fondo le ciliegie e versare sopra il composto.

Infornare a 180° (statico) x 40′ (50′ e lasciata nel forno spento per altri 10′).

Buona settimana.

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Ho trovato questo scritto su un foglio è un caso?

Ero così emozionta, mi sentivo impacciata ma elegante con quel grembiulino bianco e la coppia di ciliegie ricamate sul taschino, sarebbero state il mio segno di riconoscimento per tutto l’anno scolastico, tutto ciò che era mio aveva la coppia di ciliegie in qualche punto, la stessa coppia di ciliegie che qualsiasi bambina del mondo si mette a cavallo dell’orecchio per vanità e per sentirsi bella con orecchini sfarzosi.

Lei aveva le lacrime agli occhi, si sentiva a disagio, non conosceva nessuna delle altre mamme e ad un certo punto mi disse:

io vado, sai come tornare a casa vero?

Si, mamma, vai pure.

Si, lo sapevo, ma abitavamo distanti, avrei dovuto prendere l’autobus e poi farmi un bel pò di strada a piedi.

Così rimasi lì sola, impalata in mezzo a quel enorme atrio con un sorrisetto ebete stampato sulle labbra a  simulare una disinvoltura che non mi apparteneva.

La prima C, questa sarebbe stata la mia sezione, io mi sentivo orgogliosa perchè sapevo già leggere e scrivere, sapevo che soqquadro si scrive con 2 Q e acqua con CQ, zizzania con 2 zeta.

Quello che accade in seguito quella mattina di ottobre del 1960 l’ho rimosso e non ne ho alcuna memoria.

Ricordo le mattine seguenti, la lunga camminata per l’argine, l’autobus di fronte al Molo Balota, il panino con lo stracchino, si, ogni mattina lo stesso panino, un giorno dev’ essere stato avariato perchè rigettai tutto nel grembiule e chiesi alla maestra:

cosè questo?

Lei ebbe un sussulto e mi accompagnò in bagno, poi me ne andai a casa, da sola, non avevamo il telefono e non sapeva come farmi venire a prendere.

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6 responses to “Clafoutis di ciliegie, un sogno e il ricordo deI mio primo giorno di scuola.

  • Tarte Tatin Rustica con Pasta Fillo, di Nespole e Mango, Multietnica ed un pò Friulana. | Accantoalcamino's Blog

    […] incuriosita dalle visite a questo post, sono andata a rileggermelo e mi sono commossa ed ho pensato tra me e me: sei rimasta sempre quella […]

  • ili6

    e ci si emoziona davvero a leggere questo post.
    Sai anche tu che disegnare ripetutamente le ciliegie in coppia significa desiderare avere attorno una coppia ideale. Quella che, mi par di capire, ti è mancata. Eri una bambina forte e oggi sei una donna forte, capace di comunicare e ricordare con tenerezza anche momenti non piacevoli.
    Un abbraccio grande,
    Marirò

  • liliana

    per contare gli anni avanzava due dita di una mano e passava il ponte dopo una camminata di 2 km: cestino in una mano e 10£ nell’altra, c’era il sole e la bimba tornava dall’asilo con il suo pranzo non consulato e le 10£, strette strette nella manina e pronte da ridare alla mamma come era pronta l’argomentazione per giustificare il ritorno non previsto:”non mi piaceva quel posto!”….
    era meglio correre per fossi e campagne, a piedi, a cavallo di un povero san bernardo, in bicicletta!
    non c’era niente ma c’era tutta la fantasia di bambini abituati a gioire della libertà di inventare storie, costruire mondi, scovare tesori nei fossi in secca, trovare nidi caduti dagli alberi, andar per rane, disegnare sui vetri di casa appannati, giocare con i canelot (piccoli trochetti di legno) e gli elestici fatti di camere d’aria di bicicletta non più rattoppabili!
    e poi c’era Ricki, un poderoso gallo, che seguiva la bimba anche quando andava in campagna in bicicletta e aveva la pretesa di voler come pollaio la camera della bambina! quanto era bello e gagliardo! e come si sapeva difendere! quando la Rosa, una signora che veniva ad aiutare la mamma, lo faceva scappare con la scopa in mano, lui aspettava di trovarla di spalle e in un volo era attaccato alle sue spalle e giù becconi sul collo della Rosa! quanto ridere, ma quanto!!!!!!!!!!! e più lei strillava più quella bambina rideva e anche adesso la bambina di 60 anni se la ride!
    tesori di un’infanzia lontana dalla città!

    • accantoalcamino

      @liliana, benvenuta, hai il mio secondo nome, a quei tempi mi chiamavano Lilly. Per fortuna io sono ancora lontana dalla città, ho la fortuna di poterlo fare con pochi passi, per me la natura e la libertà sono indispensabili per vivere. Torna a trovarmi, ciao.

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