Inizio dalla cucina, in fondo questo blog è nato per questo, per scrivere di “pasticci” culinari (e non solo
) ed è con soddisfazione che condivido con voi questa ricetta che ho trovato in un libro di preparazioni dolci e salate con la frutta (1000 ricette con la frutta (Emma Valli).
L’ideale sarebbe, per me, “inventarmi” tutto ciò che posto, ma questo è impossibile, cerco quindi di testare le ricette che ritengo più “originali” e nello stesso tempo di facile esecuzione.
Amo i “piatti unici”, quelli che racchiudono tutti i “nutrienti” e questo pasticcio è perfetto allo scopo ed è davvero semplice da fare.
Il risultato finale soddisferà i palati di grandi e piccini e se non amate il sapore dolciastro adoperate le mele Granny Smith o gambi di carciofo o topinambour o patate, scegliete voi l’abbinamento, è buonissimo anche mangiato freddo (non di frigo) e presentato in monoporzioni adatto ad un buffet…non è molto “fotogenico” (in questo periodo ho un rapporto contrastato con la mia piccola Lumix
) ma la sua bontà lo rende “bellissimo”
Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io ho usato lo stampo da plum) ed ho fatto “pentendomi” metà dose:
- 400 g. di pasta sfoglia (ho usato una “leggera”),
- 1 uovo,
- 2 petti di pollo doppi (io ho usato 300 g.),
- 4 pomodori maturi (pomodori pelati),
- 2 porri,
- 3/4 mele (2 piccole),
- 2 spicchi d’aglio,
- 1 manciata di erbe aromatiche fresche (io dragoncello, salvia, rosmarino, timo, santoreggia, maggiorana, origano fresco..tutto “mio”),
- 1 bicchiere di vino bianco,
- olio evo,
- sale e peperoncino (mio).
Come “pasticciare”:
Tagliare a striscioline la carne di pollo e rosolarla in poco olio evo facendola dorare da tutti i lati, aggiungere i porri tagliati a rondelle e stufarli per qualche minuto, aggiungere le mele sbucciate ed affettate sottilmente ed i pomodori pelati.
Aggiungere l’aglio e le erbe aromatiche tritati finemente, il peperoncino ed aggiustare di sale.
Bagnare con il vino (va bene anche la birra pils), coprire e terminare la cottura…far raffreddare.
Foderare la teglia (o stampo da plum cake) con una parte di pasta sfoglia, riempite con il composto di pollo, coprite con la asfoglia rimanente, spennellare con l’uovo ed infornare a 180°C. per c.ca 40 minuti.
Ora vi parlerò della “sala d’attesa”ovvero quello che è per me la mia vita…una “sala d’attesa”…
Sin da bambina mi sono chiesta il “perchè” del mio esistere e come mai io “mi sentissi io”, chi e perchè avesse deciso di abbinarmi a quei genitori che non mi volevano e per i quali ero soltanto un “problema” e che avrebbero reso “un problema” anche la mia vita.
Chi mi legge sa già un pò della mia “storia” e sa che ero una bambina fisicamente sola ma fortunatamente curiosa ed appassionata della natura, amante degli animali ma…sola, senza riferimenti “umani” e con tanti perchè nella testolina, troppi perchè.
Crescendo e “guardandomi” attorno mi convincevo sempre di più che la vita fosse una “sala d’attesa”, un luogo dove trascorrere al meglio il tempo…leggendo qualche rivista o le locandine appese sulle pareti, chiacchierando col vicino di sedia, osservando gli altri, passeggiando avanti e indietro…un luogo dove fare qualcosa nell’attesa che arrivi la “chiamata”, quella chiamata che, alla fine, ci porterà tutti nello stesso “villaggio”…
Lo so, per me è una riflessione pericolosa perchè mi porterà a poco a poco a vivere nella “rassegnazione” e la rassegnazione toglie motivazione ed entusiasmo ma è così che mi sto sentendo ultimamente, demotivata, rassegnata, senza entusiasmo, incapace di relazionarmi con gli altri.
Quelli della mia generazione avevano un sogno, un obiettivo, c’era ancora tanto da scoprire e da fare, si lavorava per “costruire” un futuro ai figli, comperare una casa ecc.
Esisteva ancora il pranzo della domenica, il vestito buono della festa, le scarpe nuove, i sacrifici per far andare i figli all’università, tutto dava gioia e ripagava.
Alzarsi la mattina e sapere che sarebbe iniziata un’altra fatica aveva uno scopo, si sapeva che si sarebbe arrivati al traguardo, avevi il figlio “dottore”, proprio tu che avevi le unghie piene di terra, e potevi dire: mio figlio è laureato
era meraviglioso.
Com’è cambiato tutto, quanta indifferenza, quanta aridità, quanta ippocrisia, basta fare 4 passi nel web per imbattersi in milioni di “Ma quanto è buona lei”..ma basta farne altri quattro per capire che non è così…io lo noto nella mia “realtà”, tante “chiacchiere”, tante “regole” da seguire ma basta buttare l’occhio nei sacchetti della differenziata per capire che “nonglienefregaanessuno” dell’ambiente, del mondo, della natura, del futuro e di chi si troverà a vivere in questa discarica (in tutti i sensi) mal gestita che sta diventando il mondo.
Quanta incuria in chi dovrebbe proteggerci, tutelarci e dopo aver letto il commento del figlio di Maria nel suo blog (intendo il blog di Maria) e dopo le tragedie delle alluvioni…beh, per me tutto ciò è stato come una raffica di vento che ha spalancato la porta della stanza dove tenevo “segreti” tutti questi miei pensieri” ed un vento freddo mi ha travolta…e mi ha catapultata nuovamente in quella sala d’attesa…ma, mi guardo attorno e non ho riviste da leggere, non ho vicini di sedia, sono sola, sola fisicamente, però c’è ugualmente “qualcuno” che allunga di molto la mia attesa prima di entrare nel “villaggio”…e a quel “qualcuno” dico grazie…














