Quando arriva la stagione dei cachi arrivano anche i ricordi legati a questo frutto generoso color del sole al tramonto, quand’ero bambina significava l’inizio di “incursioni” nei giardini e negli orti.
Con la scusa del “solito” disegno per la scuola, riuscivo sempre, assieme alle amichette a farmene regalare un pò.
Il massimo del divertimento arrivava quando li prendevamo a morsi e trovavamo i semi, li aprivamo a metà e vinceva chi trovava il set completo di posate: cucchiaio, coltello, forchetta… no, non sono impazzita era proprio così
Foto dal web
Ecco cosa trovavamo all’interno dei semi, il “cucchiaio” che spesso, con la fantasia, si trasformava in coltello o forchetta.
Anche questo era un modo di giocare e giocando si imparava a conoscere la natura e i suoi frutti…provate ad aprire un seme di kako ai vostri bambini, sarà divertente scoprire cosa vedranno
Ora li associo anche allo spreco del cibo, cosa che io non amo fare e questo è ormai noto.
Non lascio mai nulla nel piatto, cerco per questo di non riempirlo troppo, eccezion fatta per il “pasticcio della suocera” che per Natale diventa pura trasgressione goduriosa e peccaminosa.
Sarà perchè da bambina mi dicevano che lasciare il cibo nel piatto è maleducazione, ma è più forte di me, non riesco ad “avanzare” nulla, ricordo che una conoscente un giorno mi disse che era più “elegante” lasciare sempre qualcosa nel piatto…punti di vista (so anche di blogger che buttano il cibo che vediamo fotografato meravigliosamente nei loro post..ma questa è un’altra storia e non sono affari miei
).
Quando ripulisco la dispensa, farine, granaglie & affini vanno tutti da Milva per le galline, gli ossi e le verdure del brodo vegetale se non le mangio vanno ai cani di Milva, anche gli “avanzi” della “principessina Perla” non vanno buttati ma vanno ai randagini meno fortunati di lei…
Ma perchè scrivo questo? Non certo per ergermi a “bella, brava persona” ma semplicemente perchè i protagonisti di questo post sono i Cachi, quei meravigliosi frutti che sono lì, generosi per far sì che la frutta non manchi d’inverno e che spesso chi li ha non li raccoglie, li lascia avvizzire sull’albero e finiscono inevitabilmente sul terreno.
Per questo vengono spesso tagliati…perchè “sporcano”
Vicino a casa mia ci sono molte case che hanno in giardino un albero di kaki, li vedo verdi in primavera, gialli in autunno, arancioni in inverno, rinsecchiti o sfracellati sul terreno in febbraio.
Quante volte sarei tentata di andare a chiederne qualcuno, anche pagando, ma si sa, le persone preferiscono buttare via la roba piuttosto che darla via, dal momento che le chiedi, le “cose” diventano improvvisamente preziose e chi le possiede se le tiene…sull’albero
forse se fossi ancora “bambina”…
E dire che i cachi andrebbero raccolti molto prima della maturazione (così non “sporcherebbero”
) e messi nelle cassette in un unico strato gestendo la loro maturazione “a scalare” semplicemente aggiungendo qua e là delle mele.
L’altra frutta che viene raccolta in anticipo e che per praticità e per regole di mercato viene “spinta a maturare” nelle casse, non riesce mai ad avere la dolcezza ed il profumo della frutta appena raccolta, ma il kako si, aumenta la sua dolcezza man mano matura.
In negozio sono carissimi, anche lì, spesso schiacciati, le confezioni buttate una sull’altra, la gente che ci infila le dita per “tastare” se sono maturi e poi comunque lasciarli lì con la loro impronta digitale…
L’ultima volta che sono stata dallo zio sono tornata a casa con una bella cassetta di kaki che ho aggiunto all’altra avuta tempo prima.
Io li mangerei tutti, uno dietro l’altro ma, si sa, non è il caso, visto gli “effetti collaterali”…così per “smaltire” un pò di scorta ho preparato questo dolce che “ello” ha gradito, anzi ha molto gradito
Tortine ai cachi
Il dolce nasce rettangolare (teglia 22/32), io, non avendo la teglia rettangolare ne ho usata una quadrata della stessa capacità e da quella ho ricavato le forme, ovali, rettangolari (senza foto), con i ritagli ho preparato una specie di “tiramisù”.
Ingredienti per la pasta:
- 60 g. di farina autolievitante,
- 20 g. di cacao in polvere,
- 40 g. di farina di mandorle,
- 3 uova,
- 80 g. di zucchero.
Ingredienti per la crema di cachi:
- 5 cachi maturi teneri,
- 1 caco mela,
- 300 dl di panna da montare,
- 30 g. di mandorle pelate, tostate e tritate.
Come fare la pasta:
accendere il forno a 200°C.
Setacciare le farina con quella di mandorle ed il cacao, sbattere le uova con lo zucchero fino a rendere il composto denso, unire delicatamente le farine, distribuire il composto nella teglia, livellarlo ed infornare per 12/15 minuti.
Sfornarlo e, quando al tatto sartà sodo ed elastico sformarlo e girarlo su una griglia, farlo raffreddare bene.
Rifinire i bordi e dividerlo orrizzontalmente in 3 parti, se, come me, fate le tortine, prima ritagliarle e poi dividerle.
Come fare la crema di cachi:
con un cucchiaio ricavare la polpa dei cachi e frullarla.
Tagliate il caco mela a dadini piccoli e lasciare qualche fetta sottile per la decorazione.
Montare la panna, lasciarne da parte qualche cucchiaio ed il resto unitelo alla polpa dei caci e alle mandorle tostate e tritate.
Assemblare il dolce:
spalmareil primo strato di pasta con la crema di cachi, distribuire una parte dei dadini, appoggiare il secondo strato di pasta, coprirlo con il resto della crema.
Fare un l’ultimo strato di pasta, decorare con la panna montata, i dadini/fettine di caco mela e qualche goccia di polpa di cachi.
Volendo si può fare una crema al cucchiaio aggiungendo l’agar agar sciolto a caldo in una parte di polpa, provatela se vi va.















