Archivi del mese: maggio 2012

POMÌ D’ AUTORE: anche i Vegani mangiano le Polpette col Sugo…

 Fonte ricetta Muscolo di grano: Erzebeth.

Fornitore per il sugo: POMÌ (Pomodoro a cubetti).

Manodopera: chef accantoalcamino.

Assistente in cucina: Perla.

Tipologia Ricetta: Sostenibile/Vegana (basilico, prezzemolo, aglio, tutti a Km.o.)

Ingredienti per 1 porzione di polpette di muscolo di grano:

  • 500 g. di farina o manitoba,
  • 125 g.di farina di ceci,
  • acqua qb.

Ingredienti per l’ impasto delle polpette:

  • muscolo di grano da cuocere,
  • prezzemolo,
  • fiocchi di lievito,
  • aglio grattugiato a piacere,
  • prezzemolo fresco,
  • sale Grigio di Bretagna a piacere.

Ingredienti per il sugo al pomodoro:

  • pomodoro a cubetti POMÌ,
  • basilico fresco,
  • peperoncino di Calabria,
  • sale Grigio di Bretagna,
  • olio EVO da aggiungere alla fine.

Come fare la salsa:

mettere in un tegame i cubetti di pomodori POMÌ con l’aglio intero e cuocere a fuoco basso, quando all’assaggio risulterà cotto aggiungere il basilico, il peperoncino, il sale e cuocere ancora qualche minuto, alla fine aggiungere olio EVO.

Come fare il muscolo di grano: qui faccio una premessa, potete trovarlo pronto al Natura sì o nei negozi che forniscono prodotti naturali  e biologici (correggetemi se sbaglio) o autoprodurlo facilmente con una farina istantanea per seitan, un riferimento qui, dalla mia amica Saretta.

Le indicazioni che seguono provengono parzialmente dal blog linkato all’inizio:

per fare il muscolo  ho usato lo stesso procedimento per fare il seitan, ho mescolato le farine e l’acqua fino ad ottenere un composto non troppo solido (diciamo pure molle), e l’ho lasciato riposare in frigo almeno un paio d’ore.

L’ho lavato con acqua calda e fredda alternate finchè non è risultata completamente limpida, a questo punto avremo il nostro muscolo (più o meno, è molto simile al seitan, solo più proteico grazie ai ceci).

Qui arrivo io, ottenuto un impasto elastico ho preferito condirlo con gli ingredienti ed amalgamarlo prima della cottura, cottura che ho ottenuto avvolgendo il muscolo (piccolo viste le dosi) in carta stagnola, pellicola, carta stagnola e messo a cuocere nel cestello a vapore sopra la pentola dove cuoceva il sugo.

Quando al tatto ho sentito che il muscolo si era rassodato (si vede che ero una sportiva ;-) ) l’ho lasciato raffreddare, l’ho tagliato con le formine a cuore lasciandone qualcuna rotonda per chi volesse la versione classica, e le ho messe a cuocere ancora qualche minuto nella salsa, esattamente come si fa con le classiche polpette da onnivori;-)

Lo so che non siete abituati ai miei post sintetici ma sono ancora alle prese con Celeste che, alla visita veterinaria è risultata: già sterilizzata..e per di più, oggi, quando sono andata a darle da mangiare nello spazio dell’asilo dove l’ho vista la prima volta, ho trovato i bambini che la mandavano via dicendo: via brutto gatto, e la maestra (più brutta del gatto e dei bambini anche loro brutti ;-) ) fomentava la rivolta dicendo, via, che il gatto graffia..quello che ho detto io ve lo risparmio perchè non voglio inquinare questo Post sostenibile, mi pongo , dopo ieri, un’altra domanda, ma sono questi gli insegnanti che preparano i bambini?…sono felice di non avere figli perchè non sopporterei di darli in mano a simili “educatrici”..ma tornerò sull’argomento, vale una riflessione…


Informazioni Utili Zone Terremoto, passa parola.

Leggete un pò qua: Terremoto Emilia Romagna tra parata 2 giugno e patto di stabilità: “qualcuno” dovrebbe andare in PENSIONE…ma a spese sue ;-) , le sue motivazioni (se non avete voglia di aprire il link):

“si celebrerà sobriamente, ma si celebrerà”, spiegando che la parata militare sarà dedicata “alla memoria delle vittime, al dolore delle famiglie e anche a momenti di scoramento che devono essere superati”…io mi “ri-domando”, ma se dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna..dov’è andata a nascondersi la “consorte”?

A volte penso che alla nostra piccola Italia qualcuno abbia fatto il malocchio…forse per invidia o per semplice cattiveria..invece poi mi rendo conto che è semplicemente l’incuria, il disamore e l’avidità a far sì che accada tutto ciò che sta accedendo, non entro nei particolari, ne sono piene le cronache.

Una serie inanellata di disgrazie sta sfiancando l’Italia e le sue Genti, tutto cade a pezzi perchè “non ci sono i soldi”, i soldi ci sono stati, l’Italiano è solidale, fa le donazioni, aiuta, si sposta ma l’Italiano viene “derubato”.

Ogni volta viene derubato del denaro, delle speranze, della fiducia, in questo momento, come in un film mi scorrono davanti le immagini delle varie alluvioni, frane, terremoti, esondazioni, i nostri monumenti, la nostra storia, e le VITE stroncate di persone ignare che iniziano la giornata come sempre, per fare le cose di sempre e che non vedranno più il tramonto.

L’Aquila è ancora lì, in bilico tra l’oggi e il domani e adesso l’Emilia, stupita, incredula: non era zona sismica…quindi costruiamo, così, a caso..tanto…

Non c’erano risorse per l’Aquila, non ci sono mai risorse per nessuno…dobbiamo fare sempre sacrifici, sempre noi, i Cittadini.

Mi domando: quante di queste disgrazie ci vorranno ancora prima di smuovere le coscenze e di far mettere una mano sul cuore a chi ha il potere?

Ma non si sono ancora resi conto che oggi ci siamo e domani non si sa? Che scopo ha tanta ingordigia ed avidità? E perchè, alla fine, è sempre il Cittadino ad aprire il portafoglio, la sua casa, a rendersi disponibile? Perchè?

Ed ora lo dico, fuori dai denti: ma il Vaticano deve sempre stare a “guardare”, a raccomandarci di avere fede, di non perdere le speranze?

Perchè i viaggi del Papa devono sempre essere pagati dai paesi o città che visita? Non ultimo il Cile, non potrebbe per una volta, togliersi la tonaca (si chiama così?), mettersi un paio di jeans, una maglietta ed andare a farsi una “passeggiata” a sue spese a “vedere” con i suoi occhi e toccare con la sua mano santa la realtà e magari aprire il “santo portafoglio”?

Noi abbiamo fede però alla fine ci siamo resi conto che con la fede non arriviamo a fine mese, con la fede non si comprano i materiali per la ricostruzione, la fede non ci basta più…

Copio/incollo dal blog Cucinando assaggiando

Passate parola!

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- Ferrara: 0532771546

- Modena: 059200200

- Mirandola: 0535611039

- San Felice: 800210644

- Cento: 3332602730

Telefono: 0535 49806 cellulare per urgenze 329 3179600

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Agli amici ed amiche blogger sentitevi liberi di copiare il post e condivederne i contenuti ovunque.


POMÌ D’AUTORE: Budino al pomodoro con cuore di burrata…sempre di “cuore” si parla.

Continua la mia sperimentazione con la passata POMÌ L+, premetto che io la adopererei semplicemente per condire un buon piatto di pasta, ieri sera, per esempio, l’ho aggiunta alla fine sulla mia porzione di pasta con il pesce, un filo d’olio EVO e ho dovuto proteggerla dagli attacchi di “ello” che …non ama il pomodoro ;-)

Dopo i cuoricini e le ciambelline dell’altro post, ho voluto provare con un budino dal cuore goloso, goloso perchè, secondo me, non c’è null’altro al mondo di più godurioso del cuore della burrata, chiamato anche stracciatella.

A proposito di burrata, apro una piccola parentesi per raccontarvi cosa mi ha detto la negoziante dove l’ho acquistata: un cliente ha voluto prendere la burrata, proviamo ha detto ed il giorno dopo l’ha riportata indietro perchè…è andata a male, al centro era tutta cremosa… :-( questo la dice lunga su quanto poco si parli e si informino le persone sulle caratteristiche dei prodotti Italiani d’eccellenza.

La burrata ho avuto la fortuna di incontrarla per la prima volta moltissimi anni fa, lavoravo in un famoso buffet di Trieste, ero addetta al banco salumi e formaggi, quel buffet era famoso perchè negli anni ruggenti della “Trieste bene”, era tradizione, dopo il Teatro andare lì a mangiare il prosciutto cotto caldo, cotto nel pane, appunto.

Credetemi, se lo provate una volta non lo dimenticate più, e non parliamo della crosta di pane, croccante fuori, morbida, ricca del grasso e del sapore del prosciutto all’interno.

Ritornando alla burrata, arrivava direttamente dalla Puglia, il  fornitore era “Gigi Formagin”, chiamato così proprio perchè a quei tempi era il fornitore di formaggi e non solo più quotato sulla piazza, grazie a lui Trieste, così lontana dal resto d’Italia, si arricchiva di sapori e profumi, i Triestini sono sempre stati additati dai Friulani in malo modo per la loro natura godereccia ma i Triestini forse hanno capito che qui siamo di passaggio ;-)

Ora io vivo in Friuli e l’episodio della burrata la dice lunga sulla differente mentalità, vi riporto 2 proverbi, uno Friulano ed uno Triestino che tratta lo stesso argomento, il denaro.

I bes bisugne saveju spindi.
(I soldi bisogna saperli spendere.)

Bori sarà che noi no  saremo.                                                                                                                                                                                                       (Soldi ce ne saranno anche quando noi non ci saremo, vale a dire spendili e goditeli finché c’è vita.)

E il divagar m’è dolce in questo blog…ma ora la ricetta:

Ingredienti per il budino:

  • 125 g. di POMÌ L+,
  • 2 g. di agar-agar in polvere,
  • qualche fogliolina di coriandolo fresco (dal vaso della mia terrazza),
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar,
  • sale,
  • peperoncino di Calabria (Garofalo) in polvere.

Ingredienti per il cuore di burrata (le dosi sono ad occhio):

  • stracciatella di burrata scolata dal liquido e strizzata,
  • ricotta,
  • panna fresca,
  • sale.

Come fare il cuore di burrata:

dopo aver eliminato il liquido dalla stracciatella setacciarla con la ricotta ed unire la panna fresca fino ad ottenere un composto cremoso e senza grumi, salare a piacere.

Come fare il budino:

il procedimento è lo stesso dei cuoricini dell’altro post: mettere in infusione nella passata le foglioline di coriandolo a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il coriandolo), amalgamare e versare nello stampo, riempiendolo a metà, mettere al cento un cucchiaino di composto di burrata e ricoprire con altra gelatina, riporre in frigorifero, prima di sformarlo immergerlo in acqua bollente per pochi secondi.

Non fatevi ingannare dall’apparenza “spigolosa”, appena un boccone raggiungerà il palato, come per magia riprenderà la sua rotondità e si scioglierà in bocca.

Se preferite avere un budino più cremoso diminuite la dose di agar agar e seguite le indicazioni descritte qui e, se volete variare potete fare un “cuore”col pesto o altro, alla fine sarà la salsa dove pucciare il vostro budino…

Buona domenica..col cuore…

Adoro Cesare Cremonini


Fino all’ Ultimo SCLOPIT : Risotto con Salamella (Risòt cul sclupit e lujànie)

Ho avuto una settimana Celeste, con qualche pennellata di Rosso, c’è stata anche qualche spruzzata di Grigio (anche se l’oggetto del contendere non sono più i gatti ma la porta ;-) ) ed anche molte secchiate di Nero viste le notizie e le tragedie di un’Italia allo sfascio…

Voglio chiuderla con una nota di Verde, colore della speranza, da non perdere mai.

É il verde dell’ultimo Sclopit che ha raggiunto la “fioritura”, quelle che vedete nella foto sono le capsule che contengono i semi, se le stringete tra le dita “scoppiano” ed è per questo che qui la Silene Vulgaris/Bubbolini/Carletti/Crepaterra/Cuïn/Erba del cucco/Minuto/Schioppettini/Stridoli/Strigoli/Stringoli/Tagliatelle della Madonna/Verzuli/Grisol, prende il nome di Sclopit.

Ho raccolto i germogli che, complice la pioggia che fatto crescere l’erba alta, hanno potuto nascere indisturbati, li ho adoperati per farne un risotto…si, lo so, ora direte, ma non c’era bisogno di un altro risotto con lo sclopit, lo conosciamo già…ma io vi sfido: questo non lo conoscete ;-)

Per dirla tutta non avrei avuto neanche bisogno di consultare il libro della cucina di Carnia ma ormai lo sfoglio sempre quando devo mettermi ai fornelli con prodotti regalati dalla natura, al posto della Lujànie ho adoperato la salamella, non la conoscevo, una pasta di salame macinata molto fine che in cottura si divide e si amalgama perfettamente alla preparazione, magra da non aver bisogno di previa sgrassatura, lo sapete, non sono vegetariana e quindi…nel caso lo foste evitate la salamella e regalatevi pure un leggero scalogno o cipollotto tritati soffritti leggermente, nel burro di soia magari, come faccio sempre anch’io.

Ingredienti per 4 persone (2):

  • 160 g. di riso superfino (100 g. riso Vialone Nano Friulano Domenico Fraccaroli),
  • 400 g. di sclopit (silene) (non l’ho pesato ma era un bel mazzetto),
  • 1 l. di brodo (ho adoperato l’acqua leggermente salata dove ho fatto bollire altro sclopit),
  • 1 cucchiaio di burro (burro di soia q.b.),
  • 1 spicchio d’aglio (vestito, messo e tolto),
  • formaggio grattugiato (parmigiano reggiano per ello),
  • sale,
  • pepe (peperoncino di Calabria Garofalo,che è davvero buono).

Come fare:

mondare lo sclopit, spezzettarlo e saltarlo nel burro e l’aglio vestito), farlo appassire e toglierlo e metterlo da parte, sbriciolare la salamella ed unirla al condimento, scottarla leggermente ed aggiungere il riso,. tostarlo e portarlo a cottura come al solito aggiungendo l’acqua di cottura dell’altro sclopit, poco prima di aver raggiunto la cottura unire lo sclopit tenuto da parte, amalgamare e mantecare, fuori dal fuoco, con il parmigiano (questo per ello).

Io ho tolto la mia parte, non ho mantecato e non ho messo il formaggio perchè volevo sentire i sapori in purezza, la mia parte di sclopit, compreso quello cotto per il brodo l’ho frullata con poca acqua di cottura ed olio EVO e l’ho adoperata per la mantecatura che ha insaporito ulteriormente di Verde il mio risotto rendendolo cremoso, provate se vi va :-)


POMÌ: inizio col cuore…antipasto d’autore…

Tra una carezza a Celeste e la preoccupazione di trovarle presto una casa piena d’amore, per svagarmi ho pensato a cosa proporre con i prodotti POMÌ D’AUTORE che ho ricevuto tempo fa.

L’approcio è stato simpatico, il postino ha suonato ed ha detto: “c’è un pacco per la signora accantoalcamino” :-D …arrivo, e sono corsa veloce giù per le scale con una lieve crisi d’identità, nessuno mai mi aveva chiamata “signora accantoalcamino”…

Non ho aperto subito il pacco, so che “ello”, anche se non lo da a vedere, è orgoglioso della sua signora accantoalcamino e si sente importante quando apro i pacchi davanti a lui ;-)

Appena visti i prodotti mi ha detto: perchè non mi fai un bloody mary? Bloody Mary? Non proprio, metti la passata, aggiungi qualche goccia di succo di limone, sale (affumicato) e pepe…okkei, okkei :-)

Il cucchiaino andava messo dall’altra parte…lo so :-(

Mi conosco, so già di non cavarmela con pochi minuti, d’altronde POMÌ fa parte della mia “memoria storica”, 30 anni, chi non ricorda il “tormentone” (si può dire?) «o così o POMÌ»?

Era ed è tuttora diventato parte del linguaggio comune, spesso, quando si deve dire a qualcuno: prendere o lasciare, si dice o così o POMÌ, è inevitabile come me che sono la signora accantoalcamino :-D

La prima passata in brick è stata POMÌ, io la ricordo, la guardavamo tutti con curiosità ed ammirazione, oggi è quasi la regola ma allora era la “genialata”, ma ora passo alle mie idee per un antipasto a tutto POMÌ.

Cialda parmigiano e POMÌ con mousse di crescenza.

Ingredienti per la cialda:

  • 70 g. di Parmigiano Reggiano 36 mesi,
  • 50 g. di POMÌ L+,
  • 10 g. di farina di polenta bianca,
  • 25 g. di pinoli tritati.

Come fare la cialda (l’idea era nata dopo aver fatto la Millefoglie alle fragole, ho studiato un pò le proporzioni e questo è il risultato, ve la consiglio, è davvero buona, anche mangiata così “in purezza” o può essere utilizzata come “lasagna” assemblandola con burrata, mozzarella e quant’altro):

grattugiare il parmigiano ed unirlo agli altri ingredienti, amalgamare e stendere in strato sottile su una placca forno rivestita con la carta, cuocere a 180°C. (ventilato), appena la cialda apparirà dorata sfornarla, ritagliare la forma desiderata ed appoggiarla su una formina, in questo caso spazio alla vostra creatività.

Ingredienti per la mousse di crescenza (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • crescenza,
  • panna fresca q.b. a rendere l’impasto cremoso.

Come fare la mousse:

setacciare la ricotta e la crescenza, lavorare aggiungendo la panna fresca fino a rendere il composto cremoso, metterlo in una sac a poche e riempire la cialda di POMÌ e la ciambellina di gelatina.

Ingredienti per le ciambelline e cuoricini gelatina:

  • 250 g. di POMÌ L+,
  • 4 g. di agar-agar in polvere,
  • 5 foglie di basilico fresco,
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar.

Come fare le gelatine di POMÌ L+:

mettere in infusione nella passata il basilico a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il basilico), amalgamare e versare negli stampini, riporre in frigorifero.

Per i cuoricini chiari mescolare un pò di mousse alla gelatina e riporre in frigorifero.

Cuori POMI-002

Ecco, questo è tutto o quasi perchè ho un’altra proposta ed arriverà a breve, appena Celeste mi darà il via, buon pomeriggio…

HO VINTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!! :-D


Vi presento Celeste: storie di gatti…

Era la terza volta che la vedevo sbucare oltre la rete dell’asilo di fronte alla banca poco dopo aver parcheggiato, un’attrazione fatale, carezze io, balletti lei, sarà la gatta dell’ asilo ho pensato, così ieri, ho chiesto ad un’operatrice se la gatta fosse loro: “no, non abbiamo gatti nella scuola” mi ha risposto con fare seccato e con voce stridula, proprio una delle voci che mi sono più “indigeste”.

Le ho fatto la domanda perchè è la terza volta che la vedo nel vostro giardino…”no, non abbiamo animali nella scuola”…

Conseguentemente ho realizzato, vista anche la zona, che la gatta era stata abbandonata, certo una gatta che è stata in casa visto la sua disponibilità alla carezza e ai complimentini…

Dopo ti porto qualcosa da mangiare e così è stato, l’ho trovata che dormiva sotto una siepe sulle foglie umide, mi ha “sentita” ed ha iniziato la sua danza felice…ho aspettato che mangiasse ed ho riportato via la ciotolina per non lasciare traccia o “sporcizia”… Celeste ed io non vogliamo problemi…

Perchè Celeste? Per il colore dei suoi occhi, un pò strabici ma di un azzurro cielo che ti prende il cuore, il mio lo ha già preso e le mie notti sono già insonni al pensiero di trovarle una casa e tanto affetto.

Oggi ho chiamato i miei amici veterinari della clinica Animal Care di Martignacco, già veterinari di Perla, che  altre volte mi hanno aiutato e la prossima settimana la farò sterilizzare, al limite la riporto lì, se non altro starà tranquilla e non ci saranno problemi di cuccioli senza la certezza di un futuro certo.

Le ho raccomandato di non attraversare e di aver cura di se, io le porterò ogni giorno da mangiare e le farò tante carezze…

Sarò assente dai vostri blog, lo sono già e ne avverto le conseguenze…spero di non perdervi tutti ;-) ma Celeste in questo momento è al primo posto…mi scuso per le foto, volevo fotografarle gli occhi ma non stava ferma, continuava a girare intorno e a darmi colpetti col musetto…Perla lo sa che ho un’”altra” micia ma lei è contenta, è una gatta buona, è la mia gatta, ha preso da me ;-)

Ho raccontato a Celeste che ha tante fans e così lei ricambia con un balletto :-)

Sapete che era già stata sterilizzata? Ma privatamente perchè non ha l’orecchio tagliato come invece hanno i gatti delle colonie..cosa pensare?


Baicoli stortignaccoli: Cartoline da Venezia.

Come fu governata Venezia (può essere un’idea ;-) )

Venezia potè raggiungere una così grande prosperità grazie anche alla sua ottima organizzazione politica. Dapprima il governo della città spettò al doge, coadiuvato dall’ «Assemblea del popolo». In seguito, l’Assemblea venne sostituita dal «Maggior Consiglio», costituito dalle famiglie più ricche della città. Dall’inizio del del secolo XIII, il governo passò nelle mani di poche famiglie nobili.

Per prevenire eventuali congiure, gli appartenenti al «Maggior Consiglio» sceglievano tra loro i dieci più capaci, perchè costituissero il cosidetto «Consiglio dei Dieci».

Esso aveva il compito di vigilare sull’operato del doge e su tutti i cittadini che ricoprivano cariche pubbliche. I colpevoli venivano condannati con grande severità. Nel 1355, il Consiglio dei Dieci scoperse la congiura capeggiata dal doge Marin Faliero, il quale voleva farsi capo assoluto della Repubblica. Il doge fu arrestato, condannato a morte e decapitato sui gradini dello scalone del Palazzo Ducale.

Ho trovato questo cenno storico nel quinto volume dell’ enciclopedia CONOSCERE, quelli della mia generazione la ricorderanno senz’altro, era l’ «Internet de noaltri», fonte preziosa di informazioni utili alle nostre ricerche scolastiche, i compiti diventavano più semplici ed il giorno dopo facevamo sempre una bella figura sfoggiando il nostro Conoscere.

Sfogliando il mio blog trovo spesso riflessioni, pensierie e ricordi sul periodo della scuola, proprio pochi giorni fa, sempre su un post veneziano, ho scritto del mio inconsapevole ’68, sono stata sincera, non capivo, scioperavo senza capire però ero assieme a loro nei cortei e nelle assemblee, un numero che però alla fine ha contato qualcosa, chissà quanti altri numeri c’erano…

Numeri utili ed importanti a formare i lunghissimi cortei, su e giù per i ponti, con cartelli, recitando slogan, era forte la protesta, convinta, piena di passione, di speranza nel futuro, non volevano cambiare il mondo ma migliorarlo…

Quanti anni sono passati…io ho la fortuna di averli dei ricordi, di poterli raccontare gli anni della scuola, ho la fortuna di poterla raccontare la mia vita.

É anche per questo che non mi sento sola, non è saggio vivere di ricordi però è meraviglioso poter chiudere gli occhi e vedere il proprio passato, e perdersi in inutili nostalgici ma e se.

Questo patrimonio di ricordi ci sono persone che non lo avranno mai perchè in un attimo tutto si è fermato, tutto è finito…senza un perchè…e chi potrà ricordare non vorrà farlo perchè  anche la sua vita si è fermata in quell’ attimo, assieme ai suoi sogni e progetti.

Non temo la morte fisica ma temo moltissimo la morte spirituale, la morte della speranza, dell’entusiasmo, temo il lasciarsi andare, temo la rassegnazione, tirare avanti una vita senza uno scopo.

Mancano i sogni e quando ci sono crollano, senza avere alternative, crollano come quelle case …

Vedo un’ Italia sofferente, non fa in tempo a guarire da una ferita che subito le ne viene inferta un’altra, un’Italia piena di cicatrici sanguinanti…io spero che le nuove generazioni non perdano la speranza e continuino a sognare un mondo migliore e trovino la medicina per guarirle queste ferite e di fare della prevenzione la regola…

Questo post doveva essere gioioso,  il cenno storico stava aspettando da giorni poi, come succede spesso, le coincidenze si susseguono, si inanellano l’un l’altra: l’enciclopedia, la scuola, i miei ricordi, Venezia, avrei preferito non ci fossero queste coincidenze…

Ora, anche se non sono convinta di fare la cosa giusta, condivido con voi i miei Baicoli.

Appena ritornata da Venezia, quando ero ancora avvolta dalle sue atmosfere, ho cercato la ricetta dei Baicoli, strano ma non li conoscevo, come non conoscevo i tempi di preparazione, credevo fossero mordi e fuggi, ed  invece no, non bisogna avere fretta, i Baicoli hanno bisogno di quasi 3 giorni per meritarsi questo nome, 2 di riposo ed il resto per la preparazione e la tostatura, come per i cantucci la cottura è doppia, che è, in fondo, l’origine del termine biscotto ovvero Cotto due volte.

“No gh’è a sto mondo, no, più bel biscotto, – più fin, più dolce, più liniero e san – per mogiar nela cìcara o nel goto, – del Baicolo nostro Veneziàn” (Non c’è al mondo biscotto più fino, dolce e sano da intingere nella tazza o nel bicchiere del nostro Baicolo Veneziano).(Fonte)

Ho scelto la prima ricetta che ho trovato, in fondo, a parte i Baicoli preparati con la pasta madre, le dosi variano di poco. La fonte è un “Il quaderno dei biscotti e dolcetti per la colazione, il tè e le feste comandate” (pagine 8/9).

Ingredienti per 4 filoncini stortignaccoli:

  • 500 g. di farina 00,
  • 50 g. di burro,
  • 50 g. d zucchero,
  • 1 albume,
  • 15 g. di lievito di birra,
  • latte q.b. per sciogliere il lievito e per l’impasto,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare:

versare a fontana la farina mescolata assieme allo zucchero e sale, formare un incavo ed inserire il burro a temperatura ambiente, l’albume (in qualche ricetta viene montato a neve) ed il lievito sciolto precedentemente in poco latte tiepido.

Lavorare l’impasto aggiungendo il latte necessario, l’impasto deve risultare consistente e non molliccio.

Formare una palla e metterla in una terrina coperta dalla pellicola per 2 ore.

Dividere l’impasto in 4/5 panetti di forma allungata e disporli, lasciando spazio tra l’uno e l’altro, sulla teglia foderata con carta forno.

Coprire con un tovagliolo e lasciar lievitare ancora per 1 ora e mezza.

Cuocere a 180°C. per 10 minuti, è importante che si colori senza che si formi la crosta.

Far raffreddare, avvolgere i panetti in un canovaccio e far riposare 2 giorni, dopo si tagliano i filoncini diagonalmente a fette sottili, disporle sulla teglia e farle tostare (io ho riscaldato il forno, funzione ventilato, a 150°C. per 5 minuti da un lato e 5 dall’altro, scegliendo di non colorarli troppo).

Forse i miei sono un pò grossi ma era la prima volta,  da modificare per fare delle ottime fette biscottate anche in versione salata, sono piaciuti anche a ello ed il suo “da rifare” mi ha dato coraggio per riprovarci, non me ne vogliano i puristi o le Genti di Venezia, migliorerò, promesso :-)


Carpe Diem: il mio pensiero per Donna Summer…

Due giorni fa ci ha lasciati Donna Summer, le dedico il mio pensiero oggi perchè, voi mi conoscete, non mi andava proprio di aggiungerla ai miei canederli, anche se belli, buoni e profumati, so che chi vuole passare di qua lo fa anche se non c’è la ricetta…

Se ne stanno andando tutti, uno alla volta, chi portato via dalla solitudine ( io ancora non mi so spiegare come sia potuto accadere), chi dal “male inesorabile”, il cancro, lui non guarda in faccia nessuno, a lui non importa se sei bello, ricco, famoso o brutto e cattivo, lui passa a caso, si posa sulle tue spalle, lentamente ti avvolge e senza che  te ne accorga si  impadronisce di te, quando lo senti non c’è più nulla da fare…

63 anni, sembra incredibile, ma da una mia personale statistica il cancro decide che la tua vita debba finire a 63 anni, mio padre tra i primi che ricordo, poi i padri di amici ed altri ancora, 63 anni, tanti ne aveva Lei, Donna Summer.

Non sono mai stata un’amante delle discoteche però la sua musica ha fatto “agitare” e sognare anche me, la radio della mia prima cinquecento trasmetteva  le sue canzoni dandomi spesso l’energia giusta per affrontare la giornata lavorativa.

Ogni volta, la morte di una persona dello spettacolo legata in qualche modo ad un periodo della mia vita mi porta sempre a fare la solita pericolosa riflessione, che la vita è breve, strana, spesso noi viviamo come fosse per sempre, facciamo errori sperando di avere il tempo di rimediare, no , il tempo non c’è, diciamo che non c’è tempo da perdere.

Io oggi sono qui, davanti al pc, con la mia adorata Perla vicino, il sole che inizia a riscaldare l’aria, i biscotti per ello nel forno, ho annaffiato le piante..ma non so se ci sarò ancora domani…Carpe Diem…


É ancora tempo di canederli? Certo, con albicocche e lavanda però…

Sarò sincera, sono quasi contenta del paesaggio con  cime innevate che vedo in lontananza, l’aria frizzante della sera e della mattina, il cambio stagione che staziona a metà strada tra un armadio e l’altro.

Sono contenta che sia accaduto proprio a maggio, quando ho potuto fare la follia di acquistare 4 albicocche, si 4…le ho comperate alla “Boutique della frutta”, basta soltanto il nome Boutique per immaginare quanto possa averle pagate…d’altronde è l’unico posto dove io possa ogni tanto soddisfare i miei innocenti capricci quali gli alchechengi che altrimenti trovo solo in Austria, le patate viola, le “primizie” insomma, ma non mi preoccupo perchè quel posto è dall’altra parte della città ed è raro che io voglia mangiare pesche in dicembre ;-)

Nel web c’è già stato un tempo per la lavanda che, o piace o non piace, spesso esagerando con le dosi si può avere la sensazione di star assaporando una saponetta o un profumatore per armadi per cui la raccomandazione è “usare con parsimonia”.

In questo caso devo aver indovinato la quantità perchè era tutto molto equilibrato, come va di moda oggi: salato, dolce, croccante, morbido, sapido, insomma tutte le consistenze in un boccone (oggi mi sento tanto chef stellato ;-) )

Questa ricetta, assieme ad altre 3 l’ho trovata nelle schede che mi mette via la parucchiera, non so se il giornale è Elle o Amica, boh, però so che sono state prese da un libro: “Canederli” di Maria Teresa Di Marco e Mare Cécile Ferré, edito da Guido Tommasi (che è lo stesso dei libri di Babs).

Io ho usato latte e burro di soia, vi do le dosi come sono scritte nella scheda, alla fine “qualcuno” nottetempo o giornotempo ha “trafugato” 2 albicocche e quindi gli gnocchi sono 2, li  fate voi i calcoli x 2 ?

Ingredienti per 6 gnocchi:

  • 150 g. di pane secco senza crosta tagliato a dadini,
  • 1 bicchiere e mezzo di latte (di soia),
  • 2 uova,
  • 4 cucchiai di zucchero,
  • 20 g. di burro (di soia),
  • 1 cucchiaino di fiori di lavanda per uso alimentare (io quelli dello zio),
  • 6 albicocche fresche,
  • 6 mandorle,
  • 2 cucchiai di marmellata di albicocche,
  • farina,
  • burro e zucchero per il condimento.
  • (1 pizzico di sale).

Nota personale, non essendo specificato ho deciso di cuocerli in acqua salata e di aggiungere anche un pizzichino di sale nell’impasto, fatelo anche voi.

Come fare:

scaldare il latte e versarlo bollente sul pane (se volete che la lavanda si senta molto mettete in fusione i fiori di lavanda,  scolare e far bollire), poco alla volta, mescolando in modo che si impregni bene, tenere da parte.

In una padella scaldare il burro con i fiori di lavanda e, appena sciolto, versarlo sul pane, aggiungere zucchero e uova amalgamare e conservare in frigorifero.

Nel frattempo lavare le albicocche, tagliarle a metà, denocciolarle e farcirle con la marmellata ed una mandorla.

Con le mani bagnate raccogliere una porzione abbondante di impasto, schiacciarla nel palmo della mano e porre al centro un’albicocca, quindi chiuderla.

Passare ogni canederlo nella farina e conservarli in frigorifero un paio d’ore.

Cuocerli a fiamma bassa per 15/20 minuti (se l’acqua bolle troppo i canederli rischiano di rompersi).

Scolarli e condirli con burro fuso, zucchero e, se desiderate, altri fiori di lavanda.

Ed ora gioco un pò con l’invito di Tat, le domande sono nuove e spiritose, eccole con le mie risposte:

-Qual’è l’ultimo acquisto che hai fatto?

Una coccinella di vetro a Venezia.

-Quale sarà il tuo must have per la primaveraestate?

Che cos’è un “must have”?

-Unghie lunghe o corte?

Unghie.

-Rossetto o gloss?

Lucidalabbra.

-Stivali o sandali?

Stivali in inverno, sandali o scalza d’estate.

-Abbronzatura si o no?

Si,sempre, che Triestina sarei?

-Profumo o acqua profumata?

Profumo, sempre e comunque il mio Angel.

-Hai già fatto programmi per le vacanze estive?

Si, terme Austria.

-Occhi o labbra in primo piano?

Anche nulla.

- Terra o blush?

Se per uno dei due intendete il vecchio “fard”…quello.

-Palestra o dolce far niente?

Palestra, nella natura non al chiuso.

-Shorts o mini?

Caftano ora, un tempo pantaloncini corti ma solo per lo sport.

-Capelli lisci o ricci?

Io lisci perchè con i ricci sono inguardabile, per gli altri è indifferente basta che non sia “liscia” la personalità.

- Il tuo colore per l’estate?

Assolutamente color sabbia o bianco.

-Giornata al mare o in montagna?

Posso alternarli? Un giorno al mare ed uno in montagna.

-Fondotinta d’estate si o no?

Io MAI, mi trasuda, purtroppo sono nata per essere acqua e sapone :-(

 


Cartoline da Venezia..ma senza francobollo…

Senza francobollo? Si, semplicemente perchè i tabaccai, che un tempo andavano in Posta a prendersi le quantità sufficenti a soddisfare le richieste, ora devono attendere che sia la posta a portar loro la quantità INSUFFICENTE…con danno economico perchè non tutti i turisti anelano a portarsi a casa le cartoline da Venezia e spedirle o da Hongkong, o da NY o, semplicemente da Canicattì.

La cartolina è bella perchè è testimone di un viaggio, di una fuga romantica, di una gita culturale, gastronomica, è un ricordo.

Io sono piena di cartoline di quando correvo in bicicletta: Nevada, Scozia, Canada, Colorado ecc. se ve ne spedissi una col timbro di Udine cosa mi gridereste dietro? Millantatrice, e già, si lamentano che con l’avvento del sms e del pc non scriviamo più cartoline..io le scrivo sempre e ne stanno facendo di molto belle, non mi dispiace tenerle come fossero opere d’arte e chissà che un giorno non ne faccia dei poster..ma questa è un’altra storia. :-D

Questo “disservizio” è il bicchiere mezzo vuoto ma, Venezia, per un divertente gioco di parole è, sempre e comunque, un bicchiere mezzo pieno, anzi stracolmo.

Stracolmo  di storia, di cultura, di arte, una città che ha ispirato scrittori, poeti, pittori, registi, come non ricordare le scene girate a Venezia del film Il mercante di Venezia di William Shakespeare, con uno straordinario Al Pacino?E  Giacomo Casanova ? E Carlo Goldoni, le cui commedie sono state interpretate da un indimenticato ed inarrivabile Cesco Baseggio?

E dire che sono andata a scuola 2 anni a Venezia, ho frequentato la scuola d’arte..un altro dei miei sogni interrotti a metà.

Era il ’68, io facevo ogni mattina 1 ora di corriera assieme a pendolari che fumavano e fumavano, arrivavo a scuola e trovavo i picchetti, non ne capivo nulla io di politica e di scioperi e di proteste, esattamente come adesso.

Mi univo al corteo, senza convinzione ma non volevo essere chiamata crumira, perchè non lo ero, non ero una secchiona o ruffiana, volevo semplicemente seguire le lezioni per imparare un mestiere che mi avrebbe fatto andare avanti nella vita…così fui “tolta”.

Ricordo ancora la scuola, un antico convento con tanto di Chiostro e pozzo al centro, meraviglioso, ricordo che avevo anche vinto ad estrazione un biglietto per un’anteprima della Manon Lescaut alla Fenice.

Avevo preso la decisione di fare quella scuola quando la Signora Gisella mi portò a Venezia a trovare mio padre: se nol vien lui a trovarte andaremo noi de lui...l’aspettammo a lungo, ricordo che una volta non lo trovammo nemmeno..e dire che l’aveva avvertito.

Lui era geometra e stava preparando i proggetti per l’ autostrada Trieste Venezia, l’ufficio era vicino all’Accademia ed anche lì vicino aveva un piccolo appartamento, rimasi affascinata da quella città “strana”, dove si respirava un’atmosfera diversa, una città nella quale non mi sentivo rifiutata, ed è la stessa sensazione che ho ancora, esattamente quella che hanno i piccioni che resistono ad ogni attacco comunale.

Mio padre era un vero artista, ricordo che un giorno per stupire gli amici disegnò a matita un cavallo, non credo ci abbia impiegato più di qualche minuto, alla fine sembrava che il cavallo saltasse fuori dal foglio…anche in quel caso un talento sprecato, fine a se stesso…ma questa è un’altra storia.

Quando cammino per Venezia, sia sola che in compagnia mi sento proiettata in un altra epoca, sarà perchè la ricordo sempre uguale, lì non si può cementificare selvaggiamente e le case vengono risanate, ristrutturate ma la base è sempre quella, straordinaria, misteriosa, costruita sull’acqua.

Nelle abitazioni si sono susseguite generazioni su generazioni, ogni mattone racconta una storia, ogni mattone ha visto nascere e morire qualcuno, ha ascoltato frasi d’amore e di odio, ha udito riso e pianti e questo io lo percepisco, anche se c’è la folla che spinge per comperare i souvenirs, per immortalare un evento straordinario come soltanto “vedere Venezia” può essere.

Immagino le gondole, allora non c’erano i motoscafi e nel silenzio si sentiva soltanto la musica del remo che delicatamente ma deciso si infilava nel muro d’acqua, una musica ritmica, regolare, perfetta…