6 maggio 1976: Dio…che qualcuno ci aiuti…

Foto presa dal web

Ore 21.00:

“Giornata calda oggi, meno male che ho finito di sistemare la frutta in negozio…domani mattina non dovrò fare niente.

Che caldo, sono tutto sudato, vabbè siamo in maggio, però fa un caldo strano, appiccicoso, umidiccio, non si respira quasi.

La breve rampa di scale e chiudo il portoncino, dalla cucina rumore di stoviglie e il profumo della cena, la televisione accesa.

Un rombo lontano, mi fermo… ma che è un tuono? Cambia il tempo? Ma aumenta e trema pure il pavimento!

Aumenta ancora, si sente dappertutto! Riempie l’aria, sempre più forte più forte! Riempie il mondo.

Mio Dio il terremoto! – Gianna!! Gianna!! Fuori, fuorii!! Svelta svelta, scappiamo!

La nausea allo stomaco, trema tutto, manco si fosse su na’ barca! Le pareti crepano scricchiolando, Gianna urla, barcolla, mi cade addosso.

I mobili scivolano e grattano il pavimento, schiantano addosso alle pareti, le ante della credenza si aprono e si chiudono, sbattono forte.

I vetri della finestra esplodono, il soffitto ondeggia, si staccano grossi pezzi di calcinacci e ci cadono addosso, un braccio sulla testa di Gianna, la parete di fronte si apre e cade intera all’indietro, una nuvola di vento caldo e polvere c’ investe.

Tutto si sbriciola e il rombo riempie l’aria, il lampadario oscilla tra le crepe del soffitto, la luce continua a ondeggiare forte tra ombre giganti, va’ via. Torna!

Poi è il buio, buio totale, non si vede più niente.

La tengo stretta per non perderla, dobbiamo uscire di qui.

Il rumore, il rumore che non smette romba, tuona forte nelle orecchie…dobbiamo uscire da qui o la casa ci ammazzerà.

Dio Dio è la fine del mondo! Tutto si scuote… le mani sulle pareti per non cadere. Gianna,Giannaaa!!!!

La trascino per un braccio giù per le scale, rumore di calcinacci che cadono, schiantano intorno.

Sento urlare in mezzo al boato che non smette, la mano sulla porta che non sta ferma, afferro il catenaccio e tiro.

Fuori! Di corsa verso la piazzetta, lo slargo più vicino, lontano dalle case che crollano.

Il terreno continua ad ondeggiare non riesco neanche a correre, ci buttiamo in mezzo al prato dell’aiuola, m’aggrappo alla terra stretto a mia moglie.

Il rombo s’allontana e finisce e la polvere sommerge tutto, polvere, polvere che fa tossire, che non fa respirare, e il silenzio, innaturale, mostruosamente lungo dopo lo scroscio delle case crollate e il rombo assordante del mondo che stanotte s’è rovesciato.

Poi insieme un coro di pianti, urla e gemiti, tremo come una foglia… Gianna… l’abbraccio, gli occhi inariditi, la gola asciugata e riarsa dalla polvere di muro.

Mi prendo la testa tra le mani.

Dio… che qualcuno ci aiuti!”

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