Baicoli stortignaccoli: Cartoline da Venezia.

Come fu governata Venezia (può essere un’idea ;-) )

Venezia potè raggiungere una così grande prosperità grazie anche alla sua ottima organizzazione politica. Dapprima il governo della città spettò al doge, coadiuvato dall’ «Assemblea del popolo». In seguito, l’Assemblea venne sostituita dal «Maggior Consiglio», costituito dalle famiglie più ricche della città. Dall’inizio del del secolo XIII, il governo passò nelle mani di poche famiglie nobili.

Per prevenire eventuali congiure, gli appartenenti al «Maggior Consiglio» sceglievano tra loro i dieci più capaci, perchè costituissero il cosidetto «Consiglio dei Dieci».

Esso aveva il compito di vigilare sull’operato del doge e su tutti i cittadini che ricoprivano cariche pubbliche. I colpevoli venivano condannati con grande severità. Nel 1355, il Consiglio dei Dieci scoperse la congiura capeggiata dal doge Marin Faliero, il quale voleva farsi capo assoluto della Repubblica. Il doge fu arrestato, condannato a morte e decapitato sui gradini dello scalone del Palazzo Ducale.

Ho trovato questo cenno storico nel quinto volume dell’ enciclopedia CONOSCERE, quelli della mia generazione la ricorderanno senz’altro, era l’ «Internet de noaltri», fonte preziosa di informazioni utili alle nostre ricerche scolastiche, i compiti diventavano più semplici ed il giorno dopo facevamo sempre una bella figura sfoggiando il nostro Conoscere.

Sfogliando il mio blog trovo spesso riflessioni, pensierie e ricordi sul periodo della scuola, proprio pochi giorni fa, sempre su un post veneziano, ho scritto del mio inconsapevole ’68, sono stata sincera, non capivo, scioperavo senza capire però ero assieme a loro nei cortei e nelle assemblee, un numero che però alla fine ha contato qualcosa, chissà quanti altri numeri c’erano…

Numeri utili ed importanti a formare i lunghissimi cortei, su e giù per i ponti, con cartelli, recitando slogan, era forte la protesta, convinta, piena di passione, di speranza nel futuro, non volevano cambiare il mondo ma migliorarlo…

Quanti anni sono passati…io ho la fortuna di averli dei ricordi, di poterli raccontare gli anni della scuola, ho la fortuna di poterla raccontare la mia vita.

É anche per questo che non mi sento sola, non è saggio vivere di ricordi però è meraviglioso poter chiudere gli occhi e vedere il proprio passato, e perdersi in inutili nostalgici ma e se.

Questo patrimonio di ricordi ci sono persone che non lo avranno mai perchè in un attimo tutto si è fermato, tutto è finito…senza un perchè…e chi potrà ricordare non vorrà farlo perchè  anche la sua vita si è fermata in quell’ attimo, assieme ai suoi sogni e progetti.

Non temo la morte fisica ma temo moltissimo la morte spirituale, la morte della speranza, dell’entusiasmo, temo il lasciarsi andare, temo la rassegnazione, tirare avanti una vita senza uno scopo.

Mancano i sogni e quando ci sono crollano, senza avere alternative, crollano come quelle case …

Vedo un’ Italia sofferente, non fa in tempo a guarire da una ferita che subito le ne viene inferta un’altra, un’Italia piena di cicatrici sanguinanti…io spero che le nuove generazioni non perdano la speranza e continuino a sognare un mondo migliore e trovino la medicina per guarirle queste ferite e di fare della prevenzione la regola…

Questo post doveva essere gioioso,  il cenno storico stava aspettando da giorni poi, come succede spesso, le coincidenze si susseguono, si inanellano l’un l’altra: l’enciclopedia, la scuola, i miei ricordi, Venezia, avrei preferito non ci fossero queste coincidenze…

Ora, anche se non sono convinta di fare la cosa giusta, condivido con voi i miei Baicoli.

Appena ritornata da Venezia, quando ero ancora avvolta dalle sue atmosfere, ho cercato la ricetta dei Baicoli, strano ma non li conoscevo, come non conoscevo i tempi di preparazione, credevo fossero mordi e fuggi, ed  invece no, non bisogna avere fretta, i Baicoli hanno bisogno di quasi 3 giorni per meritarsi questo nome, 2 di riposo ed il resto per la preparazione e la tostatura, come per i cantucci la cottura è doppia, che è, in fondo, l’origine del termine biscotto ovvero Cotto due volte.

“No gh’è a sto mondo, no, più bel biscotto, – più fin, più dolce, più liniero e san – per mogiar nela cìcara o nel goto, – del Baicolo nostro Veneziàn” (Non c’è al mondo biscotto più fino, dolce e sano da intingere nella tazza o nel bicchiere del nostro Baicolo Veneziano).(Fonte)

Ho scelto la prima ricetta che ho trovato, in fondo, a parte i Baicoli preparati con la pasta madre, le dosi variano di poco. La fonte è un “Il quaderno dei biscotti e dolcetti per la colazione, il tè e le feste comandate” (pagine 8/9).

Ingredienti per 4 filoncini stortignaccoli:

  • 500 g. di farina 00,
  • 50 g. di burro,
  • 50 g. d zucchero,
  • 1 albume,
  • 15 g. di lievito di birra,
  • latte q.b. per sciogliere il lievito e per l’impasto,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare:

versare a fontana la farina mescolata assieme allo zucchero e sale, formare un incavo ed inserire il burro a temperatura ambiente, l’albume (in qualche ricetta viene montato a neve) ed il lievito sciolto precedentemente in poco latte tiepido.

Lavorare l’impasto aggiungendo il latte necessario, l’impasto deve risultare consistente e non molliccio.

Formare una palla e metterla in una terrina coperta dalla pellicola per 2 ore.

Dividere l’impasto in 4/5 panetti di forma allungata e disporli, lasciando spazio tra l’uno e l’altro, sulla teglia foderata con carta forno.

Coprire con un tovagliolo e lasciar lievitare ancora per 1 ora e mezza.

Cuocere a 180°C. per 10 minuti, è importante che si colori senza che si formi la crosta.

Far raffreddare, avvolgere i panetti in un canovaccio e far riposare 2 giorni, dopo si tagliano i filoncini diagonalmente a fette sottili, disporle sulla teglia e farle tostare (io ho riscaldato il forno, funzione ventilato, a 150°C. per 5 minuti da un lato e 5 dall’altro, scegliendo di non colorarli troppo).

Forse i miei sono un pò grossi ma era la prima volta,  da modificare per fare delle ottime fette biscottate anche in versione salata, sono piaciuti anche a ello ed il suo “da rifare” mi ha dato coraggio per riprovarci, non me ne vogliano i puristi o le Genti di Venezia, migliorerò, promesso :-)

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