Non conosco modo migliore e più esaustivo per descrivere il mio Lavazza-pensiero.
Lo so che apparirò a voi come l’ultimo spettatore che, a sipario calato e luci spente, si ostina a rimanere seduto sulla sua poltrona in ultima fila… Ma è proprio così, il Salone del Gusto è stato descritto da molte blogger, certamente più preparate di me, l’hanno fatto con dovizia di particolari e con racconti fotografici come io non avrei potuto certamente fare (l’Ufficio Stampa che ha curato questo evento nell’evento ci ha mandato qualche fotografia, grazie davvero).
Non sono giornalista e non ne ho velleità (per buona pace di colei che ha esternato il suo disappunto verso il mondo delle incompetenti/foodblogger) per cui rimango ancorata al mio stile rustico-casalingo per raccontare gli eventi che vivo di persona.
Questo post è tutto per la Lavazza che, ogni mattina dell’evento, ha mandato uno Scuola- cappuccino bus davanti ad ogni albergo a prelevare un gruppo di blogger entusiaste che, appena raggiunto Settimo Torinese, sono state liberate e lasciate scorazzare felici per le aree consentite controllate a vista da un austero Luigi Lavazza il Fondatore dell’Azienda:

Dopo aver attraversato un lungo corridoio con una splendida esposizione storica e non di tazzine (infotografabile per me a causa del vetro
), arriviamo al Bar dove facevano bella mostra di se le prime macchine da caffè.

Un caffè da mescolare rigorosamente con questo cucchiaino, chiamato Espoon e progettato da Davide Oldani per Lavazza:


Io ne possiedo uno (non Oldani), non l’ho trafugato sia ben chiaro!!! Vi chiederete a cosa serve, serve a sciogliere lo zucchero senza danneggiare la cremina, insomma, roba da intenditori.
Dopo aver bevuto il caffè, il responsabile … (chi conoscesse il suo nome è pregato di dirmelo) ci ha riuniti a cerchio, ha cercato di farci sentire in colpa per delle improbabili levatacce sue e dello staff per accoglierci e offrirci la colazione e ci ha anticipato il programma.

Siamo state omaggiate di uno splendido grembiule color caffè, ci hanno accompagnte in aula, ci siamo sistemate a 2 a 2 dietro le macchine ed è iniziata la lezione:

Mentre noi studentesse/studenti diligenti ascoltavamo:

I coffee Boys ci strabiliavano con i loro virtuosismi:

Cappuccino con dedica.


Cappuccino solido col sifone.

Caviale di caffè.

Mangia e bevi (da una foto all’interno dell’Azienda).

Anch’io ho cercato di fare del mio meglio e ne è uscita, involontariamente, una mela.
Ci salutiamo, saliamo sullo Scuola-Cappuccino bus per vivere un’altra avventura nella T(i)erra Lavazza assieme a Massimo Bottura e Giuseppe Lavazza.

Vieni in Italia con me (noi).
Non scriverò molto, mi limiterò a descrivere con immagini questo viaggio.
In questo viaggio saremo accompagnati da un caffè straodinario, lo posso dire perchè lo bevo ogni mattina e da brava Triestina me ne intendo di caffè, è questo:

Foto dal web.
Vieni in Italia con noi è il nome del nuovo menù degustazione ideato da Massimo Bottura.

Un omaggio all’Italia che inizia dalla Sicilia con una granita straordinaria:

Dopo aver centellinato ogni piccolo boccone alla ricerca dei sapori ed aver indugiato con la lingua sul palato mi sono librata in volo, ho cercato di vedere con gli occhi suoi i paesaggi che gli hanno ispirato questo piatto:

Non è stata una buona stagione per i tartufi ma a Torino è arrivato comunque un “cercator cortese” che ha portato a Bottura l’ingrediente per completare la sua tavolozza d’ autunno:

Mentre stavo assaporando Think Green la brigata di Bottura “sporcava” l’anguilla:

Ma questo piatto ve lo faccio raccontare da chi l’ha descritto in modo irresistibile (troverete il link alla fine):


Nella nostra fila eravamo convinte che stessero fotografando noi, invece no… eravamo sedute ad un passo da Yoshihiro Narisawa



E davanti a me Francesca Riganati la direttrice della scuola di cucina del Gambero Rosso (ormai la sua caprese a casa mia è un must)

Concludo questa passeggiata gastronomico-artistica entrando nel bosco, un habitat a me amico… Come la lepre che mi capita spesso di veder correre all’impazzata per i campi qui attorno…

Non ho fatto in tempo a fotografare il quadro integro…

Non mi è piaciuto il sapore, non ho avuto il tempo di comprenderlo. Un piatto che andava osservato a lungo e poi assaporato in maniera primordiale leccandolo o con le dita, ma il “quadro” girava per i banchi senza darmi la possibilità di monopoizzarlo per qualche minuto.
Bottura mi piace e se dovessi andare a mangiare nel suo ristorante non andrei certo per “sfamarmi”, c’è nel mondo chi ancora ha fame ma non credo sia il caso nostro o di quelli che vogliono per forza dare un senso alla fantasia e la creatività…
Andrei a mangiare da Bottura come se andassi a vedere una mostra di Picasso, citazione non a caso dal momento che è stato Picasso ad ispirare il suo ultimo piatto/quadro ed alternava la spiegazione del piatto a letture appassionate di brani tratti dal libro Picasso di Gertrude Stein.

Un contenitore di idee e di emozioni…











