Meravigliosa serata di musica e non solo quella di ieri sera, la Piazz a piena di gente, Marco Alemanno, in piedi sotto l’arco, che recitava i testi delle canz oni, leggendoli probabilmente dal quaderno sul quale li aveva scritti Lucio.
Mi piace Marco Alemanno, la sua riservatezza, la sua intelligenza, la sua maniera silenziosa di vivere il suo dolore, mi verrebbe voglia di abbracciarlo, di fagli una carezza come farei con un figlio.
Mi piace scoprire di volta in volta nuovi scorci di me e della vita, questa vita che è come un libro di racconti, scritti giorno dopo giorno, ma, a differenza dei libri di carta, qui i racconti vengono scritti alla sera e non sappiamo quale racconto leggeremo la sera dopo e se avremo da leggere, non saremo noi a decidere quando scrivere la parola fine (a parte qualche eccezione … )
Facciamo programmi per il bisogno che abbiamo noi di avere certezze ma non ci sono certezze, tutto può cambiare da un minuto all’altro, ogni racconto può cambiare, essere diverso da come l’avevamo scritto nella nostra mente.
Paragono la cucina alla musica, sono tutt’e due il filo conduttore che ci tiene legati al passato e ci accompagna nel futuro, tutt’e due sono la nostra storia, parlano di noi.
La musica ed il cibo ci sono sempre stati e si sono evoluti nel tempo e continua l’evoluzione, sette note hanno creato e continueranno a creare infinite melodie, noi, con gli stessi ingredienti di sempre, continueremo a creare infiniti piatti.
Sono andata un pò lunga anche oggi, lo so, ed ora arrivo alla ricetta della foto, ricetta che non è mia ma è presa da un blog che per me è una continua sorpresa.
Un blog che molti di voi non conosce perchè, come succede spesso, chi l’amministra non ha tempo per andare in giro a far propaganda.
Ciò che noi chiamiamo cucina molecolare lui chiama “scienza in cucina” e questa crema (io la chiamo così per la sua cremosità) è nata da uno studio sulla reazione di Maillard.
Non voglio addentrarmi in un argomento che per me è ancora nuovo e la scienza esige conoscenza, una conoscenza che non possiedo.
Oggi vi mando in trasferta, da INNOVIDEA, l’ultimo post parla di maionesi, da leggere avidamente perchè ci sono spunti interessanti per chi vuole mangiarla ma rimanere leggero.
Questa ricetta può diventare punto di partenz a per sperimentare altre varianti, la preparaz ione in pentola a pressione la rende veloce e di questi tempi non è male.
Prima di pubblicarla ho contattato Innovidea perchè la quantità di sale indicata, alla fine, per me è risultata eccessiva, anche perchè, al posto della ricotta che innovidea abbina, io ho abbinato il Tete de Moine che è più saporito.
Mi è stato detto che il sale non è determinante per la riuscita della ricetta e si può tranquillamente diminuire quindi, io riporto fedelmente le dosi e, se vorrete provare sappiate che il sale si può gestire a piacere.
Ingredienti:
- 500 g di carote tagliate a bastoncini di circa 5 cm. (peso netto),
- 80 g di burro non salato,
- 7,5 g di sale (modificabile), 2,5 g bicarbonato di sodio,
- 635 g. di succo centrifugato di carote.
Come fare:
pelare le carote, tagliarle a pezz i di circa 5 cm, tagliarle a quarti nel senso della lunghezza e togliete la parte centrale che apporta un retrogusto amaro.
Fondere il burro nella pentola a pressione e versare le carote, mescolare in modo da ricoprire le carote con il burro fuso, aggiungere qualche cucchiaio di acqua, il sale e il bicarbonato di sodio.
Cuocere a pressione per 30 min.
Dopo questo tempo raffreddare velocemente la pentola sotto il rubinetto per raffreddarla.
Versare le carote nel bicchiere del frullatore e aggiungere il succo di carote ottenuto con la centrifuga, in caso di necessità aggiungere un po’ d’acqua per ottenere la consistenz a desiderata.
Filtrare la zuppa e versarla in una pentola e farla sobbollire.
Consigli di presentazione (da INNOVIDEA):
ho mescolato della ricotta di pecora con un misto di aromi: paprica dolce, aglio, peperoncino, timo, origano, basilico, fiori di rosa, rosmarino, pepe nero, petali di girasole e fiori di calendula.
Ho formato due quenelle di ricotta e le ho disposte in un piatto e poi ho versato la z uppa di catote caramellata. Ho aggiunto qualche goccia d’olio d’oliva e una spolverata del misto di aromi.
Io ho formato dei ventaglietti di Tete de Moine ed ho decorato così, deliziosa, provare per credere!















