Mignestre di cincuantin (Sorc) cu le Pitine, la Minestra de Bobici di una Triestina in Friuli.

mignestre di cincuantin e pitine alto-002

Mignestre di cincuantin cu le Pitine.

Minestra de bobici.

Xe un minestròn istrian, ma anca triestin.

Metè a sofigar int’el butiro     persuto fumigà, taià a tocheti. Zontè brodo de carne e fè cusinar drento un pugno de fasoi novi o veci (in questo caso, lassèli a smoio per tuta la note) e un dò patate taiade a tocheti.

Par finir, butè int’ela tecia i grani de una panocia de formenton ancora no madura (che i granei gabi drento un poco de late).

No dismentigar el sal e ‘l pevere. (Mila Contini- I sapori del Friuli, pag. 74) 

Mais cincuantino-001

Mais cincuantino (dopo una grandinata) nel Campo del Progetto dell’ Orto Pecol.

Mentre preparavo questo post, pensavo a quante cose possono esserci dietro ad una ricetta: dietro questa semplice minestra c’è un pò della mia vita, di ricordi della mia infanzia.

Vivevo tra Trieste e Muggia, tanto verde ed ancora tanti Contadini che accoglievano bonariamente il mio entusiasmo fanciullo, i miei salti sui covoni, dai quali uscivo felice e piena di paglia dappertutto.

Quando era la stagione mi regalavano le pannocchie, le chiamavano “Panoce de late” (Pannocchie da latte) che, arrostite o bollite, erano l’ambita merenda di grandi e piccini; io le sgranocchiavo così e venivo redarguita “te vegnarà mal de pansa”.

Le pannocchie della foto, invece, che sono anche quelle che ho adoperato per la minestra, sono di mais cincuantino (con la c perchè nella lingua Friulana non esiste la lettera q) del campo di Gemona che fa parte del Progetto dell’ Orto Pecol.

Orto Pecol si chiama così in memoria ed onore della benefattrice SOFIA PECOL (1875 – 1929) che, lasciò tutto il Suo Patrimonio in beneficenza,  all’ Ospedale  San Michele di Gemona, oltre ad un lascito in denaro, vennero destinati una villa, 37 campi e 3 case Coloniche.

campo mais cincuantino-001

Il Comune di Gemona del Friuli proprietario dei beni ha ritenuto opportuno riconsegnare parte di quel lascito (circa 1 ettaro) all’Azienda Sanitaria affinché le volontà della benefattrice venissero in qualche modo rispettate e nel 2012 decolla il progetto, nel quale sono anche contemplati il reisenrimento lavorativo di ex degenti del Cim e la realizzazione di una fattoria didattica con il coinvolgimento di scuole e università.

Oggi, come potete vedere nella foto, i campi vengono coltivati dai “Conservatori del seme”, un gruppo di persone che in questi campi, seminano, coltivano, irrobustendo i prodotti a rischio di estinzione.

Si possono comperare i loro prodotti che, inutile dirlo, sono sempre e solo prodotti di stagione coltivati in maniera assolutamente sana e naturale, al Mercato della terra di Gemona, con scadenza quindicinale, che ospita le belle realtà Regionali, Slow Food e oltre: il prossimo appuntamento Venerdì 8 agosto 2014 dalle ore 9 alle 13.

Ho il piacere di condividere alcuni degli obiettivi di questo progetto esemplare, secondo me:

- garantire ( favorire ) l’inclusione sociale di persone con disagio;

- avviare il loro inserimento nel ciclo lavorativo;

- realizzare un laboratorio di restauro e artigianato (collegato ai progetti dell’Ecomuseo);

- creare un luogo di forte aggregazione sociale;

- valorizzare (conservare) i saperi agricoli della tradizione;

- valorizzare il paesaggio agrario;

- coltivare varietà antiche preservandole dall’estinzione;

- produrre cibo di ottima qualità rispettoso dell’ambiente;

- divulgare l’importanza della cultura alimentare (creare spazi di educazione ambientale);

- coinvolgere le scuole in attività educative.

l'agricoltura cambia faccia alla tua vita1-001

Pannocchie di mais cincuantino, quello che viene adoperato per il Pan di Sorc, altro presidio Slow Food, fortemente voluto, amato e curato da Etelca&C.

Molti di voi si meraviglieranno di vedere una minestra classica da stufa, in agosto ma è questo il periodo, giorno/settimana più o meno, delle pannocchie da latte e consideriamo che il gas, a quei tempi, non arrivava nelle campagne e la stufa era sempre accesa e sopra si cucinavano lentamente le minestre, si tenevano in caldo le pietanze e si scaldava l’acqua per ogni utilizzo.

Oggi, con il congelatore presente in quasi tutte le case, è possibile conservare i chicchi delle pannocchie, si sgranano e si mettono nei sacchetti, come i fagioli che poi si ritroveranno nel tegame, di coccio, nelle giornate autunnali e invernali.

In questa minestra, la Pitina della val Tramontina, sostituisce degnamente el persuto fumigà; amo la Pitina, chi mi legge lo sa, per fare un’esclamazione alla moda: la adoooooro♥

Ho telefonato alla pro Loco di Tramonti di Sopra per farmi indicare un altro produttore di Pitina da inserire sulla scheda di GDF ed ho avuto una bellissima notizia: c’è un agriturismo, Borgotitol, dove allevano pecore e  mucche, dalle quali ricavano il latte per produrre i formaggi; non dimentichiamo il  Formai dal cit, parente stretto del Formadi Frant.

La posizione geografica, la natura incontaminata di questa Valle non lasciano dubbi sulla genuinità dei prodotti della sua tradizione, il Signor Roberto e sua moglie saranno lieti di farveli degustare contagiandovi col loro entusiasmo e da oggi, 1 agosto 2014, sono disponibili 4 camere  per chi volesse trascorrere qualche giorno in un posto meraviglioso, lo so, sono di parte ♥

 cincuantin pitina e patate1-001

Ingredienti, ho pesato soltanto per fare un favore a Tiziana che, se non scrivo i pesi, mi redarguisce, ma voi potete fare ad occhio :-D:

  • 400 g. di fagioli freschi o 200 g. di secchi ammollati una notte,
  • 400 g. di patate tagliate a dadini,
  • i chicchi di 3 pannocchie da latte, considerate che il mais cincuantino è piccolo,
  • 1 Pitina della Val Tramontina,
  • una noce di burro opure olio extravergine (a quei tempi il burro e lo strutto sostituivano l’olio),
  • sale,
  • peperoncino.

mignestre di cincuantin e pitine pp1-001

Come fare:

spezzettare la Pitina e metterla in un tegame di coccio (se l’avete) assieme al burro ed un mestolino di acqua bollente, serve a mantenerla morbida; cuocerla per qualche minuto,  scolarne una parte e conservarla, l’aggiungeremo alla fine così da sentirne tutto il sapore.

Aggiungere al condimento i fagioli, le patate a dadini e coprire abbondantemente con acqua fredda; la ricetta contempla brodo di carne, voi potete adoperare brodo vegetale, io preferisco l’acqua che non mi altera i sapori.

Portare ad ebollizione, coprire e cuocere a fuoco bassissimo fintanto fagioli e patate saranno al dente, unire i chicchi di mais, la pitina e terminare la cottura, basteranno pochi minuti, regolare di sale e pepe o peperoncino.

Inutile dirvi che la minestra riposata è più buona, si addensa e si armonizzano i sapori.

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Link utili, testi presenti nel web e gentilmente segnalati dalla Signora Etelca (Ecomuseo delle Acque di Gemona) e dal Signor Roberto Ferraro per l’Agriturismo:

Agriturismo Borgotitol       

Progetto Pecol       

Sofia Pecol Benefattrice (1875 – 1929)       

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23 responses to “Mignestre di cincuantin (Sorc) cu le Pitine, la Minestra de Bobici di una Triestina in Friuli.

  • Terry

    Ciao stelluzza cara! Come sempre i tuoi post sono un meraviglioso viaggio attraverso ricordi, tradizioni, cibi sani e ancor meglio locali, genuini, da scoprire o riscoprire! …prima o poi dovró assaggiarla sta pitina! ;)… Cosí come venire al mercato di Gemona! :)
    Stupenda questa zuppa… Come dicevi le pannocchie da latte si raccolgono adesso ed infondo anche i fagioli freschi! :)
    Baseti e strucoti

  • Tiziana

    Ciao “triestina trapiantada”,post stupendo che parte dall’Istria e arriva in Friuli con prodotti, profumi e sapori che solo tu sai descrivere così bene. ;-)

  • edvige

    Ciaooooo che buono io il mais lo adoro bollito o alla brace una leccornia per me ma non posso al massimo 1 panocchia solo troppo zucchero per me (io senza che mi vedano me ne sono fatte due…).
    Interessante anche il resto a parte la ricetta.
    Buona fine settimana, oggi bello speriamo che continui…
    Baseto

  • Nuzk

    Ma che buono. Questa ricetta la salvo e appena recupero il mais provo a farla. Grazie :)

  • ecodelleacque

    cincuantin, orto Pecol, mercato della terra oramai conosci il Gemonese meglio di noi. La leggerezza ricca di contenuti con cui divulghi la storia dei territori utilizzando le tue ricette è sorprendente, un grazie di cuore da etelca e da tutto lo staff dell’ecomuseo e oltre…

    • accantoalcamino

      @ecodelleacque, è grazie a voi che ho imparato a conoscere ed amare il Gemonese che tanti anni fa mi ha fatto scoprire lo sciroppo di fiori di sambuco, la antica ricetta della nonna di una mia collega di gare in bici.
      Grazie a voi e buona domenica.

  • paola

    Ciao Libera,non sono sparita,ma ho il computer rotto e mi tocca usare quello di mia figlia.Bello il post,ma da te questo e altro! Ora potrò cucinare pure sul forno,perché andrò ad abitare da sola.(mia figlia è andata a convivere,mentre io ho avuto problemi con l’omino,ma si é risolto).Ti abbraccio fortemente Paola

  • foodlovecouture

    Che meraviglia questa zuppa! Devo solo rimediare il mais e poi la provo!!

  • panelibrienuvole

    Che bella iniziativa quella del Comune di Gemona… E che bella la tua zuppa dal sapore antico. Proprio ieri, in un libro, leggevo la storia del mais e ho scoperto che esiste anche un mais bianco che rischia l’estinzione ed è stato tutelato da Slow Food…chissà quante varietà ci sarebbero da difendere e tutelare…
    Un abbraccio e buon fine settimana,
    Alice

    • accantoalcamino

      @panelibrienuvole, ciao, io sono fiduciosa, c’è un lento ritorno alle cose buone di un tempo, non significa tornare indietro ma di migliorare attingendo dal passato. Una bella domenica a te <3

  • Rossella

    Ciao Libera ! ma che profumi, aromi particolari da te ! questa minestra deve avere un sapore… !!!! Belle e degne di essere raccontate le cose di cui scrivi, c’è tanta generosità che crea poi altrettanta positività…. un abbraccio !

  • letissia

    Che buona questa zuppa, proprio una meraviglia. E’ un piacere leggerti, Libera, ricette come questa sono preziose :) Buona domenica, cara!

  • mamyros

    Ho un paio di pannocchie, se trovo la pitina sono a cavallo e me la preparo, altrimenti “il persut di Sauris è ideale”
    Ciao cara, qui tempo de meola, le ossa fanno funghi, vabbè
    Ricetta stupenda e come sempre sei perfetta !!!
    Baciottoni
    Mandi
    Molti di voi si meraviglieranno di vedere una minestra classica da stufa, in agosto ma è questo il periodo, giorno/settimana più o meno, delle pannocchie da latte e consideriamo che il gas, a quei tempi, non arrivava nelle campagne e la stufa era sempre accesa e sopra si cucinavano lentamente le minestre, si tenevano in caldo le pietanze e si scaldava l’acqua per ogni utilizzo.
    Col tempo che fa, la metterei a cuocere anche in forno ^____^

  • cucinaincontroluce

    Sai che la minestra di bobici era l’incubo della mia infanzia: la mia mamma me la propinava e a me faceva talmente schifo che per anni non ho più voluto assaggiare alcuna minestra! Chissà che effetto mi farebbe ora che le minestre le apprezzo…
    Grazie per questi bei ricordi che talora svaniscono nell’oblio!
    Un abbraccio!

  • paola

    Cara Libera,per me quando vuoi. Dal 24 agosto al 30 vado a Barcellona.Ci mettiamo in contatto? Un abbraccio Paola

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