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Balins di Foncs, Polpette di Finferla e Porcini al forno, i sapori del bosco.

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Questa estate, per moltissimi versi deludente, ci sta “umidamente” portando verso una ricca ed abbondante stagione di funghi; quelli che ho adoperato per questa ricetta sono, oltre ai porcini, i Finferla;

In tutti i miei anni di cercatrice di funghi non solo non li ho mai raccolti, ma non li ho nemmeno mai visti o meglio, non li ho mai notati, probabilmente perchè intenta a cercare le specie che, anno dopo anno, avevo imparato a conoscere ed apprezzare evitando di riempire il cestino senza cognizione di causa.

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Funghi Finferla – Cantharellus lutescens e Porcini (Boletus edulis)

I funghi che vedete sopra non li ho raccolti io ma un’altra persona che, notando i miei occhioni stupiti davanti a cotanto colorato splendore, mi ha detto: quelli gialli sono i Finferla, Finferla? Così, appena arrivata a casa papà google mi ha illuminata (alla fine i link).

Consigliano di essicare questa specie di funghi ed io, possedendo da poco un essicatore, l’ho inaugurato essicandone una parte, il profumo che si è espanto per la casa è sublime, una nota fiorita che poco fa pensare al sottobosco, a muffe, muschi e licheni.

La parte restante di Finferla l’ho cotta, al solito: olio evo, aglio vestito, sale e prezzemolo alla fine; separatamente anche i porcini, con le cappelle ho condito delle tagliatelle paglia e fieno, i gambi li ho trifolati a parte per adoperarli questa sera in un risotto con le cozze, l’altra per sopperire al “furto” di finferla destinate a queste polpette subìto dopo che ero andata a coricarmi :-D

La ricetta alla quale mi sono ispirata l’ho trovata a pagina 215 di uno dei miei libri di cucina preferiti: La cucina del Friuli di Emilia Valli; riporterò ingredienti e dosi come indicate sul libro e tra parentesi, al solito, le mie varianti: come sapete, le polpette sono nate per riciclare/recuperare avanzi quindi usate tranquillamente un fondo di qualsiasi tipo di fungo che avete adisposizione.

Ho scelto la cottura in forno, più leggera, meno impegnativa ma non meno gustosa, provate se vi va.

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Ingredienti per 4 persone (14 polpettine da 30 g.):

  • 250 g. di funghi freschi coltivati (io finferla e porcini),
  • 10 g. di funghi secchi (io porcini),
  • 1 cipolla (io cipollotto fresco)
  • (aglio di Resia),
  • 2 cucchiai di Montasio grattugiato (io avevo parmigiano Reggiano 36mesi),
  • 1 bicchiere di latte (io ad occhio),
  • 4 uova (io 1),
  • farina e pangrattato q.b.,
  • 1 mazzetto di prezzemolo,
  • olio di arachidi, se friggete (io poco olio evo, a gocce su ogni polpettina),

collage polpette funghi   

Come fare (indico come ho fatto io):

ammollare i funghi secchi, scolarli e strizzarli; lavare e spezzettare quelli freschi e trifolarli in un tegame dove avremo fatto appassire il cipollotto, unire i funghi secchi spezzettati ed aggiungere il prezzemolo tritato, aggiustare di sale e pepe, spegnere.

Preparare una leggera besciamella con latte e farina (io la preparo in microonde), servirà per dare cremosità alle polpette; potete sostituirla con patata lessa o polpa di melanzana alla Raffaello (avvolgere la melanzana intera in pellicola adatta alla cottura e cuocerla in microonde, alla massima potenza per 10 minuti).

Amalgamare la besciamella al composto, unire l’uovo ed il formaggio, verificare la consistenza ed aggiungere, poco alla volta, il pane grattugiato necessario per poter manipolare agevolmente le popettine.

Prelevare con un cucchiaio la quantità di composto necessaria a formare delle polpettine (io, che sono maniaca, da 30 g.); se preferite le quenelles, adoperare i soliti 2 cucchiai.

Fate rotolare le polpettine sul pane grattugiato e disporle su una pirofila coperta con carta forno; su ogni polpettina versare qualche goccia di olio extravergine di oliva ed infornare a 180° C. per 30/35 minuti.

Volendo si possono servire con una salsina o un’emulsione, fate voi, noi le abbiamo gustate così: da rifare, ha detto ello, che di cibo se ne intende ;-)

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Finferle   

Finferle ricetta   

Polpa di Melanzane alla Raffaello

Alla prossima ricetta, buon proseguimento di settimana


Potizza all’Estragone (Pehtranova potica).

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Potizza all’estragone e libro.

… La riscoperta del nostro passato, delle nostre radici, che oggi possono nuovamente essere il nostro presente e il nostro futuro, passa quindi proprio attraverso la valorizzazione e la rivalutazione dei tanti “tesori” nascosti nei piccoli angoli del nostro territorio, sicuramente in grado di diventare nuovamente la “bandiera” e l’orgoglio delle nostre terre e del nostro lavoro… (Marco Felluga, Presidente del Consorzio Tutela Vini “Collio”)

Ho estrapolato una piccola parte dell’ introduzione di Marco Felluga sul libro I Dolci di Sonja da San Floriano del Collio (un libro scritto da madre e figlia legate dalla passione per la cucina), perchè descrive perfettamente il mio pensiero.

Mi piace ritrovare il passato nel cibo e, quando è possibile, mi piace ricrearlo; questo dolce, con la presenza dell’estragone (dragoncello) mi riporta indietro, già, sempre a spasso sulla mia macchina del tempo.

La mamma di Franco, quella dei biscottini al cocco, faceva un dolce con la ricotta, buonissimo, all’interno c’era “l’ingrediente segreto” che mi sfidava ad indovinare ogni volta; niente da fare, non indovinavo mai, finchè mi ha detto è l’estragon, estragon? Ho esclamato io, ancora impegnata più col ciclismo che con la cucina.

La Signora Maria aveva una sorella che viveva in Francia e la ricetta gliel’aveva data lei, ricordo che quando veniva in visita d’estate era tutto un fare dolci e dolcetti, dopo ogni allenamento una merenda regale, ah bei tempi!

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Dragoncello/Estragone

Beh, arrivo al dunque, finalmente sono riuscita ad inserire il dragoncello in un dolce, ne ho in abbondanza in terrazza ed è davvero un peccato non utilizzarlo, secco mi da l’idea che perda un po’ del suo particolare aroma.

Comunque, se avete sempre visto il dragoncello/estragone esclusivamente come aroma per carni, pesci o per aromatizzare il burro, ricredetevi ed osate, inseritelo nei dolci, è sublime e vi sorprenderà.

Io ho seguito la ricetta senza sgarrare, ma no ho avuto l’accortezza di stendere la pasta sulla carta forno  per poterla avvolgere e trasportare comodamente sulla teglia.

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Il dolce è risultato particolarmente fragile, si rompeva ad ogni mio respiro, costringendomi ad un recupero d’emergenza mettendo tutto in uno stampo da plum cake, recupero che alla fine si è rivelato geniale, dal momento che  la “potizza- plum cake” ha avuto più successo di quella arrotolata essendo rimasta più morbida; dalla potizza arrotolata era uscito un po’ di ripieno rendendo il dolce più secco: non tutti gli errori vengono per nuocere :-D

Per la ricetta vi lascio la pagina del libro, devo solo specificare che al posto della panna da cucina ho adoperato la panna fresca ed è stata probabilmente questa sostituzione a rendere la mia potizza estremamente fragile.

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Ho adoperato il burro acquistato a Malga Coot, il dragoncello della mia terrrazza, le uova di Etelca ed una farina straordinaria beh, qui in Friuli abbiamo dei Signori Mulini e dei Signori Mugnai: Fiorindo Mazzolini, che è produttore della famosa farina di Polenta Socchievina (Vedi GDF) è lo stesso che ha macinato, nel suo mulino a pietra a Socchieve, in Carnia, questa farina, che è la stessa che viene adoperata per confezionare il famoso Pan di Sorc, altro orgogliosissimo presidio Slow Food del Friuli Vanezia Giulia, io lo definisco: la creatura di Etelca.

Il frumento che viene utilizzato per questa farina è monoseme, varietà Palesio, è coltivato su terreni sottoposti a certificazione biologica nell’ambito geografico del Gemonese in Friuli Venezia Giulia.

Il frumento, seguendo il protocollo biologico, viene seminato a novembre, in pieno campo, su terreno dissodato dopo la coltivazione di leguminose che aiutano a fertilizzare il terreno e a contenere le malerbe.

La concimazione è organica ed i trattamenti fitosanitari vengono eseguiti solo se necessari e con prodotti certificati per l’utilizzo in agricoltura biologica.

Da fine giugno a metà luglio viene eseguita la raccolta, meccanicamente con la mietitrebbia; il taglio viene mantenuto alto per preservare la qualità delle granelle.

Le granelle, dopo la raccolta ed il controllo dell’umidità, si conservano in magazzino climatizzato per, dopo un’accurata pulitura, essere macinato a pietra con una blanda raffinazione.

Consigliata per la preparazione di paste lievitate, pura o mescolata ad altre farine rende speciali pane, pizze e focacce.

potizza all'estragone fetta-001 

Link:

Pan di Sorc 

Fiorindo Mazzolini              

La Signora Maria

terra   

Foto da Pinterest.

Buon proseguimento di domenica


Torta di Compleanno.

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 Giornata malinconica ieri, appena alzata, all’alba come sempre, per distrarmi un po’ mi sono messa al pc, avevo voglia di scrivere qualcosa sulla natura, sugli animali poi, nel reader della bacheca ho letto Addio Professore con la foto di Robin Williams ed incredula ho sussurrato: nooo.

Se n’è andato, ha voluto andare ma le domande restano come resta impressa nella memoria quell’espressione dolce e piena di tristezza di quegli occhi che non hanno voluto assistere alla lenta fine di un uomo che in fondo era già morto dentro da molto tempo…

Ho trovato casualmente quel video, l’avevo già visto prima di sapere, quando si dice le coincidenze: ed è con questi pensieri che mi sono messa malvolentieri a preparare una torta di compleanno, più per dovere che per piacere.

La ricetta l’avevo avuta da Maria, un fitto scambio di mail nelle quali mi spiegava passo passo come fare ed è stato bello sentirla vicina mentre preparavo la torta; anche lei se n’è andata, lei che invece avrebbe voluto rimanere…

Anche se non sembra, questa è una torta semplice, non come quella di fichi ma basta prenderci la mano, per me è diventata la “Torta di compleanno”: in luglio l’avevo preparata per la madre di ello, con le amarene.

Se avete voglia di preparare il pan di Spagna, fatelo, io adopero quello pronto che trovo al Despar, non è pubblicità, semplicemente lì lo trovo bello soffice e non rinsecchito.

Copio/incollo dal post di allora,  la stessa torta la preparo con le amarene in composta ma ieri avevo a disposizione soltanto pesche sciroppate.

Torta di compleanno-1   

Ingredienti:

  • 3 cerchi di di pan di Spagna pronto o preparato in casa,
  • 1 barattolo di pesche sciroppate.

Ingredienti per la farcia:

  • 4oo g. ricotta mista (io avevo soltanto vaccina),
  • 200 g. panna fresca,
  • 120 g. zucchero (io vanigliato),
  • 2 fogli colla di pesce.

Come fare la farcia:

montare ricotta e zucchero, aggiungere la colla di pesce ammollata in acqua fredda, strizzata e sciolta su fuoco dolce con due cucchiai di latte ed infine la panna montata, mescolando delicatamente.

collage torta compleanno       

Comporre la torta:

separare gli strati di pan di Spagna, prepararli già sul piatto di portata e far posto in frigorifero (passaggio INDISPENSABILE), bagnare gli strati di pan di Spagna con lo sciroppo delle amarene  pesche diluito con acqua (se usate quello zuccherato), farcirli con la crema, adagiare uno strato di amarene pesche, coprire, farcire un’altra volta con amarene  pesche comprese e chiudere.

Stringere la torta con un cerchio richiudibile (quello usato per i cheesecake per intenderci) e riporre in frigorifero.

Trascorse due ore c.ca, preparare la crema al burro per glassare la nostra torta.

Seguiamo le indicazioni di Maria per una riuscita perfetta:

*Importante per le proporzioni: perchè la crema riesca bisogna rispettare le proporzioni di 2-4-8, ovvero se 2 è il peso degli albumi, va usato il doppio del loro peso di zucchero semolato ed il quadruplo del loro peso di burro.*

Ingredienti per la glassa (pesati secondo la spiegazione ):

  • 54 g di albumi (circa 2),
  • 108 g di zucchero semolato,
  • 216 g di burro ammorbidito ma non sciolto,
  • un pizzico di sale,
  • vanillina (vaniglia bourbon).

torta compleanno decorata pp1-003       

Come fare la glassa:

la prima parte del lavoro va fatta a bagnomaria; versare gli albumi con il sale in una ciotola e montarli con una frusta.

Appena gli albumi sono spumosi aggiungere, sempre sul fornello, lo zucchero e continuare a montare per almeno 5 minuti, finchè la meringa sarà lucida e lo zucchero completamente sciolto.

Togliere la ciotola dal bagnomaria, aggiungere la vaniglia bourbon e continuare a montare finchè la meringa non si sarà raffreddata.

Aggiungere il burro con la frusta in funzione, un pezzetto alla volta, finchè la crema sarà ben montata e spumosa.

Spatolare la glassa su tutta la superficie della torta, io ho decorato alla fine con una spatola dentata e cuoricini di pesca ricavati con uno stampino a pressione.

snoopy     

Foto da Pinterest.

Ecco fatto, vi lascio con una vignetta che ho trovato stamane su Pinterest, me/ve la dedico


Robin Williams, l’attimo fuggente…


Torta brutta ma buona con fichi, banane, uva spina, amore e fantasia, la Cucina di Casa.

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É tempo di fichi, purtroppo anche loro vittime della sballata metereologia di questa stagione: troppa pioggia è entrata nelle fessure della loro pelle, inacidendoli e rendendoli inutilizzabili.

Quelli comperati, spesso non sono degni di menzione: costosi, inodori e stopposi; solo una volta ho ceduto alla tentazione di farlo, ingannata dalla loro bellezza, ne avevo fatto una tatin, segreta, segretissima, come dice ello…

Quelli di questa torta sono i superstiti del suo raccolto dallo zio:

faccio una marmellata?

No, li mangio.

Li mangi?

No, fai la marmellata…

Così i giorni passavano ed i fichi oziavano in frigorifero, adagiati su un letto di carta da cucina, rotolandosi da una parte all’altra.

Senza indugiare oltre, ho preso in mano la fico-situazione, ho chiesto ed ottenuto la disponibilità dell’altra frutta stanca che c’era in giro: banane e uva spina (superstite del sorbetto), un rotolo di pasta brisè dedita al volontariato salva cibo, marmellata di susine gialle, ricordo di una vacanza indimenticabile e via.

Questa, più che una ricetta, è un’idea, non tutte le donne del mondo sono foodblogger o hanno tempo da perdere come me; questa è un’idea veloce per un dolce dell’ultimo minuto, perfetto per utilizzare rotoli di brisè, come questa, o pasta sfoglia o frolla.

Per la farcitura va bene tutto, anche se avete 1 albicocca soltanto, una ciliegia, una nesopola, una mela ecc. mettete tutto assieme, disponete la frutta in maniera fantasiosa e creerete un dolce da sogno (per dirla alla Briatore ;-) ) che sarà il vostro orgoglio ed il vostro salva dessert ;-)

Nella lista degli ingredienti ho scritto i miei, voi potete fare con quello che avete.

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I fichi dello zio da maturare.

Ingredienti :

  • 1 confezione di pasta brisè light pronta (light per sentirmi meno in colpa),
  • 9 fichi e 1/2,
  • 1 banana tagliata a rondelle,
  • chicchi di uva spina per riempire gli spazi del bordo,
  • pane grattugiato per spolverizzare il fondo della brisè o biscotti tritati se voletela preparazione più dolce,
  • marmellata di susine gialle per coprire il pane grattugiato,
  • zucchero di canna per spolverizzare la superficie.

collage torta fichi       

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Togliere la pasta brisè dal frigorifero (se non la preparate voi) dieci minuti prima di srotolarla e bucherellarla con i rebbi della forchetta; spolverizzarla con pane gattugiato (o biscotti secchi).

Fare uno strato di marmellata e disporre la frutta secondo il vostro gusto; spolverizzare con lo zucchero di canna ed infornare per 25/30 minuti fino a doratura.

Solitamente io copro queste torte con un foglio di carta forno che tolgo cinque minuti prima di sfornarle, provate, se vi va.

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Buon proseguimento di domenica e buona settimana di ferragosto.

P.S.: Tiziana, pienamente fiduciosa delle mie proposte, ieri pomeriggio mi scrive così:

Pasta sfoglia, fondo di biscotti integrali, marmellata di albicocche, spicchi di 2 pesche, fragole e banana congelate.

La frutta l’ho bagnata col succo di limone e poi spolverata con zucchero di canna.
BONONA, metà la xe sparida!

Ecco a voi le foto.

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Fiori d’Aglio di Resia in Agrodolce, come suggellare un giovane amore.

Fiori d’aglio di Resia in agrodolce.

É giovane l’amore che mi lega alla Val Resia ma forte come quello che mi lega alla Val Tramontina: due Valli, una di fronte all’altra, tutte due depositarie delle mie emozioni, dei miei ricordi, dei miei pensieri più intimi.

Dico sempre le stesse cose, lo so, ma non sono reportage, questa è la mia vita, il mio mondo, questa sono io; le persone vanno, i ricordi restano.

Non si può fermare il tempo però, conservando frutta e verdura è possibile: basterà aprire un vaso e ne usciranno scorci di stagioni ormai lontane.

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Val Resia da Malga Coot.

Tempo fa, dopo aver fatto la vellutata, mi erano avanzati fiori d’aglio di Resia, con tutta la fatica ed i sacrifici che fanno i produttori per coltivarlo, sarebbe un peccato mortale sprecarli, vanno utilizzati subito.

Volevo conservare un pezzetto di Valle e qualche ricordo  e sono andata sul sicuro con la ricetta che è una certezza, solitamente conservo così le zucchine, l’ho anche sperimentata con successo per conservare i funghi steccherini dorati.

Io scrivo la dose per 1 kilo di fiori, poi ci si regola secondo la quantità a disposizione; si possono adoperare tutti i tipi di fiori d’aglio, l’Italia è piena di buon aglio, noi qui abbiamo quello di Resia, teniamolo da conto e valorizziamolo.

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Fiori d’aglio di Resia.

Ingredienti:

  • 1 kilo di fiori d’aglio, Italiano, è più buono :-),
  • 3/4 di aceto di vino bianco,
  • 3 dl di olio evo,
  • 120 g. di zucchero,
  • 6 g. di sale.

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Come fare:

lavare ed asciugare i fiori d’aglio, tagliarli a pezzetti di c.ca 3 cm.: fare come per gli asparagi, provare con le dita fin dove si spezzano; io che sono un po’ maniaca vado oltre e poi elimino i filamenti coriacei; non andrebbe messo il bocciolo ma io l’ho messo e non ha reso amara lapreparazione che, a detta di tutti quelli che li hanno assaggiati (ello in primis), sono strepitosi.

Mettere in una casseruola l’aceto, l’olio, lo zucchero, il sale e portare ad ebollizione, unire i fiori d’aglio e cuocere per 20 minuti, togliere dal fuoco, coprire e lasciar riposare 24 ore.

Scolare i fiori, metterli nei vasi sterilizzati, battere il fondo col palmo della mano per livellarli ed eliminare più aria possibile, appoggiare il pressino in pastica.

Rimetteresul fuoco l’agrodolce e farlo ridurre fino ad ottenere una specie di sciroppo; versarlo caldo sui fiori a coprirli, battere leggermentei vasi sul piano per eliminare eventuali bolle d’aria, io solitamente appoggio sopra il coperchio e chiudo ermeticamente dopo qualche ora.

Conservare in luogo fresco ed asciutto, far riposare un mese; durata 1 anno.

Non ho mai sterilizzato la preparazione ma, se non avete pratica, alla fine metterò un link dove troverete degli ottimi consigli per conservare in sicurezza.

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Torrente Resia.

Buon fine settimana, alla prossima gita♣

Link:

Zucchine al rosmarino in agrodolce

Conservare in sicurezza.


Bocconcini di Scarpaccia, dalla tradizione Toscana una ricetta vegana.

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La rima baciata è puramente casuale, come la scoperta di questa ricetta una domenica di luglio, giornata un po’ grigia e piovosa; unica nota di colore delle piccole zucchine ed un cesto dei loro fiori da utilizzare.

Solitamente immaginiamo la cucina vegana irraggiungibile, complicata, spesso priva di appetibilità ma non ci accorgiamo che basta curiosare tra  le ricette della tradizione regionale per scoprire che molte di queste sono vegane, certo non per scelta etica e morale, ma per necessità.

Per molti ceti sociali era difficile, se non impossibile, disporre di fonti proteiche e quelle ottenute con i baratti si esaurivano presto.

Aggiungiamo che non c’erano frigoriferi e congelatori e l’orto e la campagna rimanevano spesso gli unici fornitori di cibo e questa ricetta è un meraviglioso esempio di cucina Povera: ho consultato il web ed ho scoperto che la Scarpaccia è una ricetta della Versilia: a Viareggio si fa in versione dolce, a Camaiore in versione salata: ecco cosa significa far di necessità virtù.

Anche i nostri Cjalzòns possono diventare vegani, basta sostituire la ricotta affumicata col tofu affumicato, il burro col burro di soia o, semplicemente con l’olio extravergine di oliva ed il gioco è fatto.

Solitamente la prima volta che faccio una ricetta trovata su un libro (in questo caso I Buonissimi-antipasti), rivista ecc., seguo pedissequamente le indicazioni e così ho cercato di fare anche questa volta: cercato, appunto, perchè la ricetta dei Buonissimi contempla 12 fiori di zucca , 4 zucchine ed 1 cipolla, io ho abbondato utilizzando tutti i fiori che avevo.

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Ingredienti per una teglia rettangolare di cm. 20×28, tra parentesi le dosi della ricetta, io ho abbondato, senza contare né pesare:

  • (12) fiori di zucchina puliti, privati dei pistilli e tagliati a striscioline,
  • (4) zucchine, lavate e tagliate a rondelle sottili (robot o mandolina),
  • (4 cucchiai di olio extravergine di oliva), io aromatizzato al basilico,
  • (1) cipolla bianca tagliata a fette sottili,
  • (poca farina bianca) la ricetta scrive di metterne fintanto si sarà formata una pastella,
  • foglie di basilico fresco spezzettate finemente: mia aggiunta,
  • (sale) affumicato,
  • (pepe), peperoncino di Calabria in polvere.

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Come fare:

mettere le verdure in una terrina, salare, mescolare, coprire e far riposare fintanto le verdure rilasceranno l’acqua di vegetazione; a questo punto nel libro c’è scritto di lavare le verdure ed aggiungere 1 dl. d’acqua, io non ho l’ho fatto.

Preriscaldare il forno a 180°C. (la prossima volta userò la funzione ventilato)

Aggiungere all’impasto, poca alla volta, la farina necessaria a formare una pastella morbida, condire con l’olio al basilico e le foglie, aggiustare di sale; se lavate le verdure sarà necessario aggiungerlo, pepare.

Amalgamare bene il composto e versarlo nella teglia unta con olio evo, io l’ho foderata con carta forno per poterla rovesciare facilmente.

Infornare per 30 minuti, scritto nel volumetto, 40/45 io; se voltete una crosticina croccante passare la teglia sotto il grill.

Come avrete immaginato, questa ricetta si presta ad un’infinità di varianti: a bocconcini, come ho fatto io adoperando un piccolo coppapasta, sono perfetti per un buffet, per arricchire degli spiedini, alternandoli a cubetti di tofu o seitan.

Con formaggio, prosciutto ecc., per i non vegani, diventa un pasto completo.

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 Provate, se vi va e per invogliare i vostri bambini a mangiare la verdura, coinvolgeteli nel creare varie forme, quelle che non verranno bene, certamente finiranno nella loro boccuccia ;-)

Alla prossima

Link:

Scarpaccia


Pasticcio di Fiori di Zucchina ripieni: la Cucina di Casa.

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Inizio questa settimana d’agosto  con una ricetta semplice con i fiori di zucchina; chi possiede un orto o un campo lo sa, arriva un punto in cui zucchine e fiori invadono ogni spazio e, se non si vuole buttare il cibo, bisogna aguzzare ingegno e fantasia.

I fiori hanno una vita brevissima ed anche quando non sono più rigogliosi, possono essere utilissimi e versatili in cucina: in questo breve periodo di assenza ho avuto modo di sperimentare molti modi di utilizzarli, merito anche della generosità di Milva che mi ha omaggiata con abbondanti fiori, quelli femmina, attaccati alla zucchina che lei stacca, perchè i sui clienti temono che gravino sul costo finale.

Parto da questo, chiamamolo, pasticcio con fiori ripieni adagiati su uno strato di besciamella in coordinato (fiori e zucchine spadellati e tritati),  il tutto rifinito con pennellate di besciamella, una bella manciata di pane grattugiato mescolato al Formaggio stagionato di Latteria Turnaria, che ha sostituito degnamente il mitico Parmigiano Reggiano e abbondanti fiocchi di burro.

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Prima di scrivere gli ingredienti specifico che, essendo una ricetta di casa, questi fiori accolgono felicemente qualsiasi ripieno, sta solo a noi scegliere quale, e se la scelta cade su quello che abbiamo in casa, la soddisfazione è doppia e l’economia di casa salva.

Ingredienti peri fiori:

  • 24 fiori di zucchina privati del pistillo (per la pirofila che vedete in foto),
  • ricotta*,
  • tonno al naturale*,
  • 1 cucchiaio del composto fiori/zucchina per la besciamella,
  • qualche cappero dissalato,
  • 1 filetto di acciuga*,
  • poco aglio schiacciato (io quello di Resia che è digeribilissimo e non lascia traccia),
  • burro*,
  • pane grattugiato (se siete celiaci con spiga di certificazione),
  • basilico fresco,
  • peperoncino,
  • sale affumicato o semplice q.b.(io adopero l’affumicato perchè si sposa bene con le zucchine),*

Ingredienti per la besciamella:

  • latte di soia o di riso,
  • farina di riso o amido di mais,
  • zucchine e fiori spadellati con cipollotto,
  • olio al basilico,
  • sale affumicato*,
  • peperoncino.

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Come fare la besciamella:

stemperare la farina di riso nel latte, sbattere con la frusta e cuocere nel microonde per 1 minuto alla volta (io faccio così), per tenere sotto controllo la consistenza; mescolare bene ogni volta.

Quando la besciamella raggiungerà la consistenza desiderata, aggiustare di sale e pepe, unire il composto fiori/zucchine e un giro d’olio al basilico; io l’ho tenuta più liquida perchè avevo bisogno di umidità per la cottura dei fiori, era un esperimento e dovevo andare ad istinto.

Per la besciamella adopero sempre latte vegetale e non adopero il burro che preferisco metter sopra per la doratura.

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Come comporre il Pasticcio:

preriscaldare il forno a 180°C.

Pulire delicatamente i fiori di zucchina e privarli del pistillo interno, aprirli delicatamente e riempirli, aiutandovi con una sac a poche, col ripieno preparato amalgamando gli ingredienti.

Mettere alla base della pirofila uno strato di besciamella, disporre sopra i fiori ripieni, mettere un po’ di besciamella negli spazi, spolverizzare con abbondante formaggio e pane grattugiato, completare con il burro o, se preferite, olio extravergine, perfetto anche quello aromatizzato al basilico, ottenuto mettendo a macerare nell’olio evo, per qualche giorno, foglie pulite ed asciutte di basilico fresco.

Coprire con la stagnola per 20 minuti, scoprire, continuare la cottura per altri 15 minuti e completare con la funzione grill fino a doratura, provate se vi va.

*Questa ricetta, con le dovute sostituzioni e/o omissioni: la ricotta con tofu, formaggio grattugiato con semi di sesamo tostati o nocciole/mandorle ed il burro con quello di soia, diventa perfetta per i vegani.

Se adoperate il pane grattugiato consentito, è anche senza glutine, infatti la besciamella è fatta con farina di riso o amido di mais e, a proposito di mais, ideale la sua farina per sostituire il pane grattugiato o per aggiungere croccantezza alla preparazione .

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Al momento dell’assaggio io sembravo un’ape, ed ello un calabrone, svolazzavamo di fiore in fiore, contendendoci ogni boccone.

Buonissimo anche il giorno dopo, a temperatura ambiente, buona settimana

 collage debbie

Vi presento Debbie, ci siamo conosciute ieri.


Da piccoli Latte, da grandi Latterie…

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Cliccare 1+ 1 volta sulla foto per leggere bene.

A questo articolo sarebbe seguita questa precisazione, sottolineo sarebbe perchè questa lettera non è mai stata pubblicata.

Udine, 23 novembre 2013

Egregio Direttore,

Domenico Pecile nell’articolo “Così scompaiono le piccole latterie“, pubblicato sul Messaggero Veneto il 22 novembre scorso a proposito del destino dei piccoli caseifici che sopravvivono nei paesi, fa uso di un aggettivo che non condividiamo: scrive di “debacle tanto annunciata quanto irreversibile”, assecondato dalle valutazioni di vari esperti che evidenziano le difficoltà in cui si dibatte il settore lattiero-caseario in Friuli.

L’articolo, tutto preso dal celebrare un de profundis ineluttabile, non dice almeno due cose: manca di un’analisi dei motivi che hanno condotto a questa situazione; esclude che ci siano delle micro realtà che, pur operando in controtendenza, resistono sul mercato in virtù della qualità straordinaria del prodotto che le caratterizza. Proviamo a farlo noi, sinteticamente.

  • Il sistema basato sul cooperativismo e la turnazione ha subìto un forte colpo dopo il terremoto del 1976 quando la ricostruzione ha portato alla chiusura di molte stalle e alla concentrazione degli allevament Le latterie rimaste si sono mantenute ancora per pochi anni e poi hanno iniziato a chiudere per la progressiva scomparsa dei piccoli allevamenti familiari a causa di una politica agroalimentare che ha spinto i produttori a riunirsi o ad aderire a consorzi di grosse dimensioni per ottenere maggiore penetrazione nel mercato della grande distribuzione che in quegli anni si stava affermando. Ne stiamo pagando le conseguenze.
  • Ci sono alcune realtà che reggono ancora, con grandi difficoltà ma pure con lo spirito giusto, pur non riconoscendosi nel modello prevalente. Ne citiamo due, le latterie turnarie di Campolessi e Buja, sostenute dall’Ecomuseo delle acque del Gemonese (un museo partecipativo e sperimentatore, artefice del recupero del Pan di Sorc, portatore di un modello di gestione del territorio che sarebbe interessante analizzare) e da Slow Food che le ha inserite tra i Presidi nazionali, a tutela dei piccoli produttori che agiscono a favore di prodotti di eccezionale qualità. Le due latterie lavorano 25 quintali complessivi di latte al giorno, proveniente da numerose stalle di piccole dimensioni (2-4 vacche) e da alcuni allevamenti di medie dimensioni (alcune decine di capi). Con il conferimento del Presidio lo sforzo di Slow Food e dell’Ecomuseo è finalizzato a preservare un modello di produzione unico valorizzando quanto vi viene Si tratta di un formaggio a latte crudo ottenuto senza l’utilizzo di fermenti preconfezionati perché proveniente da piccoli allevamenti situati a breve distanza dalla latteria, allevamenti dove la razza più diffusa è la locale pezzata rossa. Le latterie di Campolessi e Buja fanno uso di protocolli rigidissimi, che comportano un’alimentazione a base di fieno al quale si aggiunge erba fresca dalla tarda primavera fino al termine dell’estate, sono assolutamente esclusi gli insilati. Inoltre in varie stalle si pratica la stabulazione libera garantendo benessere e salute agli animali.

L’atteggiamento con il quale Slow Food ed Ecomuseo vogliono difendere le latterie turnarie non è nostalgico e romantico ma intende dimostrare che il sostegno delle micro economie può essere un forte motore di sviluppo per tutto il territorio. La vera sfida che viene portata avanti è tutta incentrata sulla qualità, perché promuovere e valorizzare il formaggio di queste latterie turnarie a partire dal prezzo di vendita può aiutare ad arginare la chiusura definitiva del sistema antico che sta alla base del prodotto. Tanto più che tra gli allevatori e i casari, protagonisti di questa straordinaria “resistenza casearia”, ci sono trentenni e quarantenni perfettamente consapevoli del ruolo che hanno assunto. Meritano attenzione e rispetto ma anche il sostegno degli enti pubblici. Dice sconsolato il casaro di San Vito di Fagagna, interpellato da Pecile, che per la sua latteria nessuno ha mosso un dito o si è fatto avanti. Per Campolessi e Buja la mobilitazione c’è stata, le prospettive ci sono, la battaglia per il “buono, pulito e giusto” può essere vinta.

 Max Plett

Presidente Slow Food FVG

Maurizio Tondolo

Coordinatore Ecomuseo delle Acque del Gemonese

Vitellini poppata Austria

Link:

Quarto Potere        UN BLOG DA CONOSCERE.

Si costruiscono grandi stalle, ma le mucche dove sono?       DA LEGGERE.


Mignestre di cincuantin (Sorc) cu le Pitine, la Minestra de Bobici di una Triestina in Friuli.

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Mignestre di cincuantin cu le Pitine.

Minestra de bobici.

Xe un minestròn istrian, ma anca triestin.

Metè a sofigar int’el butiro     persuto fumigà, taià a tocheti. Zontè brodo de carne e fè cusinar drento un pugno de fasoi novi o veci (in questo caso, lassèli a smoio per tuta la note) e un dò patate taiade a tocheti.

Par finir, butè int’ela tecia i grani de una panocia de formenton ancora no madura (che i granei gabi drento un poco de late).

No dismentigar el sal e ‘l pevere. (Mila Contini- I sapori del Friuli, pag. 74) 

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Mais cincuantino (dopo una grandinata) nel Campo del Progetto dell’ Orto Pecol.

Mentre preparavo questo post, pensavo a quante cose possono esserci dietro ad una ricetta: dietro questa semplice minestra c’è un pò della mia vita, di ricordi della mia infanzia.

Vivevo tra Trieste e Muggia, tanto verde ed ancora tanti Contadini che accoglievano bonariamente il mio entusiasmo fanciullo, i miei salti sui covoni, dai quali uscivo felice e piena di paglia dappertutto.

Quando era la stagione mi regalavano le pannocchie, le chiamavano “Panoce de late” (Pannocchie da latte) che, arrostite o bollite erano l’ambita merenda di grandi e piccini; io le sgranocchiavo così e venivo redarguita “te vegnarà mal de pansa”.

Le pannocchie della foto, invece, che sono anche quelle che ho adoperato per la minestra, sono di mais cincuantino (con la c perchè nella lingua Friulana non esiste la lettera q) del campo di Gemona che fa parte del Progetto dell’ Orto Pecol.

Orto Pecol si chiama così in memoria ed onore della benefattrice SOFIA PECOL (1875 – 1929) che, lasciò tutto il Suo Patrimonio in beneficenza,  all’ Ospedale  San Michele di Gemona, oltre ad un lascito in denaro, vennero destinati una villa, 37 campi e 3 case Coloniche.

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Il Comune di Gemona del Friuli proprietario dei beni ha ritenuto opportuno riconsegnare parte di quel lascito (circa 1 ettaro) all’Azienda Sanitaria affinché le volontà della benefattrice venissero in qualche modo rispettate e nel 2012 decolla il progetto, nel quale sono anche contemplati il reisenrimento lavorativo di ex degenti del Cim e la realizzazione di una fattoria didattica con il coinvolgimento di scuole e università.

Oggi, come potete vedere nella foto, i campi vengono coltivati dai “Conservatori del seme”, un gruppo di persone che in questi campi, seminano, coltivano, irrobustendo i prodotti a rischio di estinzione.

Si possono comperare i loro prodotti che, inutile dirlo, sono sempre e solo prodotti di stagione coltivati in maniera assolutamente sana e naturale, al Mercato della terra di Gemona, con scadenza quindicinale, che ospita le belle realtà Regionali, Slow Food e oltre: il prossimo appuntamento Venerdì 8 agosto 2014 dalle ore 9 alle 13.

Ho il piacere di condividere alcuni degli obiettivi di questo progetto esemplare, secondo me:

- garantire ( favorire ) l’inclusione sociale di persone con disagio;

- avviare il loro inserimento nel ciclo lavorativo;

- realizzare un laboratorio di restauro e artigianato (collegato ai progetti dell’Ecomuseo);

- creare un luogo di forte aggregazione sociale;

- valorizzare (conservare) i saperi agricoli della tradizione;

- valorizzare il paesaggio agrario;

- coltivare varietà antiche preservandole dall’estinzione;

- produrre cibo di ottima qualità rispettoso dell’ambiente;

- divulgare l’importanza della cultura alimentare (creare spazi di educazione ambientale);

- coinvolgere le scuole in attività educative.

l'agricoltura cambia faccia alla tua vita1-001

Pannocchie di mais cincuantino, quello che viiene adoperato per il Pan di Sorc, altro presidio Slow Food, fortemente voluto, amato e curato da Etelca&C.

Molti di voi si meraviglieranno di vedere una minestra classica da stufa, in agosto ma è questo il periodo, giorno/settimana più o meno, delle pannocchie da latte e consideriamo che il gas, a quei tempi, non arrivava nelle campagne e la stufa era sempre accesa e sopra si cucinavano lentamente le minestre, si tenevano in caldo le pietanze e si scaldava l’acqua per ogni utilizzo.

Oggi, con il congelatore presente in quasi tutte le case, è possibile conservare i chicchi delle pannocchie, si sgranano e si mettono nei sacchetti, come i fagioli che poi si ritroveranno nel tegame, di coccio, nelle giornate autunnali e invernali.

In questa minestra, la Pitina della val Tramontina, sostituisce degnamente el persuto fumigà; amo la Pitina, chi mi legge lo sa, per fare un’esclamazione alla moda: la adoooooro♥

Ho telefonato alla pro Loco di Tramonti di Sopra per farmi indicare un altro produttore di Pitina da inserire sulla scheda di GDF ed ho avuto una bellissima notizia: c’è un agriturismo, Borgotitol, dove allevano pecore e  mucche, dalle quali ricavano il latte per produrre i formaggi; non dimentichiamo il  Formai dal cit, parente stretto del Formadi Frant.

La posizione geografica, la natura incontaminata di questa Valle non lasciano dubbi sulla genuinità dei prodotti della sua tradizione, il Signor Roberto e sua moglie saranno lieti di farveli degustare contagiandovi col loro entusiasmo e da oggi, 1 agosto 2014, sono disponibili 4 camere  per chi volesse trascorrere qualche giorno in un posto meraviglioso, lo so, sono di parte ♥

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Ingredienti, ho pesato soltanto per fare un favore a Tiziana che, se non scrivo i pesi, mi redarguisce, ma voi potete fare ad occhio :-D:

  • 400 g. di fagioli freschi o 200 g. di secchi ammollati una notte,
  • 400 g. di patate tagliate a dadini,
  • i chicchi di 3 pannocchie da latte, considerate che il mais cincuantino è piccolo,
  • 1 Pitina della Val Tramontina,
  • una noce di burro opure olio extravergine (a quei tempi il burro e lo strutto sostituivano l’olio),
  • sale,
  • peperoncino.

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Come fare:

spezzettare la Pitina e metterla in un tegame di coccio (se l’avete) assieme al burro ed un mestolino di acqua bollente, serve a mantenerla morbida; cuocerla per qualche minuto,  scolarne una parte e conservarla, l’aggiungeremo alla fine così da sentirne tutto il sapore.

Aggiungere al condimento i fagioli, le patate a dadini e coprire abbondantemente con acqua fredda; la ricetta contempla brodo di carne, voi potete adoperare brodo vegetale, io preferisco l’acqua che non mi altera i sapori.

Portare ad ebollizione, coprire e cuocere a fuoco bassissimo fintanto fagioli e patate saranno al dente, unire i chicchi di mais, la pitina e terminare la cottura, basteranno pochi minuti, regolare di sale e pepe o peperoncino.

Inutile dirvi che la minestra riposata è più buona, si addensa e si armonizzano i sapori.

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Linki utili, testi presenti nel web e gentilmente segnalati dalla Signora Etelca (Ecomuseo delle Acque di Gemona) e dal Signor Roberto Ferraro per l’Agriturismo:

Agriturismo Borgotitol       

Progetto Pecol       

Sofia Pecol Benefattrice (1875 – 1929)       


Caponata, per Vincenzo Nibali che ha colorato di Giallo Tour de France la nostra Italia.

Riapro i battenti, in anticipo sulla tabella di marcia, ma non posso perdere l’occasione per celebrare la splendida vittoria di questo uomo che è riuscito a farci rinnamorare dell’Italia.

E pazienza se, dopo anni, ai francesi, come canta Paolo Conte, … le balle ancora gli girano…

E quale occasione migliore per presentare umilmente la caponata che faccio da anni e che non  ero mai riuscita a fotografare? Consideriamo che la caponata, come spezzatini, ragù ecc. non è proprio fotogenica e non è facile equiparare la bellezza alla bontà, perchè la caponata è davvero buona.

Amore al primo assaggio, tantissimi anni fa, ad uno dei soliti pranzi della domenica da Nonna Flora che, aveva vissuto a Lampedusa per seguire la carriera militare del marito.

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Già allora avevo chiesto la ricetta e nel corso della vita, quando era tempo di melanzane, la replicavo; Nonna Flora friggeva anche il sedano ma, anni fa, ad una puntata della prova del cuoco arrivò un signore siciliano che preparò questa ricetta, che contempla il sedano sbollentato ma, credetemi, non si sente la differenza anche perchè il sedano mantiene comunque sapore e croccantezza.

Anche oggi mi intrufolo nelle cucine altrui ma sempre col solito rispetto, l’attrazione fatale che provo nei confronti delle ricette della tradizione, quelle che hanno una storia, le ricette che fanno intravedere la passione di chi le ha accompagnate amorevolmente fino ai giorni nostri, lasciandole in eredità a chi ne avrà la stessa cura, è la molla che mi convince, giorno dopo giorno, a continuare a scrivere qui.

Ogni giorno imparo qualcosa, scopro qualcosa, dietro queste ricette c’è un mondo da scoprire, i popoli e le loro usanze, queste ricette ci aiutano ad imparare, a conoscere, queste ricette sono cultura vera.

Come faccio quando ne ho l’occasione, unisco le regioni, adoperando i prodotti di casa mia e delle case altrui: la ricetta contempla le cipolle rosse, quindi ognuno può personalizzare questa caponata, chi con le cipolle rosse di Tropea, io ho scelto le cipolle Rosa della Val Cosa, Presidio Slow Food del Friuli Venezia Giulia che ho acquistato al Mercato della terra di Gemona; la signora aveva portato le cipolle sciolte per fare la dimostrazione come intrecciarle e formare le Resti (trecce) ma quel venerdì c’era poca gente in giro, peccato, sarà per la prossima volta.

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Le prime melanzane lunghe dello zio e i primi pomodori di Milva, stagionalità a kilometro zero.

Ingredienti, copio dal mio foglio vissuto, nel link sotto al post troverete la storia e la ricetta:

  • 1 kilo di melanzane lunghe,
  • 500 g. di gambi di sedano,
  • 250 g. di cipolle rosse (io la rosa della Val Cosa),
  • 250 g. di pomodori rossi, ramati, San Marzano ecc. oppure una salsa già preparata in precedenza, in questo caso si velocizza la preparazione,
  • 150 g. di concentrato di pomodoro,
  • 150 g. di capperi sotto sale,
  • 200 g. di olive verdi in salamoia, piccole se col nocciolo, grandi se snocciolate,
  • basilico fresco a piacere,
  • olio extra vergine di oliva,
  • olio di semi di arachide per una frittura più neutra,
  • 1 bicchiere di aceto di vino
  • 40 g. di zucchero.

cipolla di Cavasso e della ValCosa-001

Come fare:

lavare le melanzane, tagliarle a dadini, salarle e metterle in un scolapasta, con un peso sopra affinchè perdano l’acqua di vegetazione che potrebbe risultare amarognola; se le melanzane, come nel mio caso, sono freschissime basta 1 ora, sennò prolungare.

Dissalare i capperi sotto acqua fredda corrente e mettere da parte, sciacquare le olive (io lo faccio sempre) e, se scegliete quelle snocciolate, tagliarle a fette; io preferisco quelle col nocciolo, le trovo più saporite.

Sciogliere il concentrato di pomodoro in poca acqua calda; togliere i filamenti dai gambi di sedano e tagliarli a pezzetti, farli sbollentare in acqua bollente salata per qualche minuto e scolarli, mettere da parte.

Se adoperate i pomodori freschi, lavarli, fare una croce sulla buccia e sbollentarli per poter eliminare la pellicina con facilità, eliminare i semi e tritare la polpa.

Nel frattempo le melanzane saranno pronte, solitamente io le risciacquo e le asciugo, voi fate come al solito; friggerle in olio profondo e scolarle.

In un tegame capiente far rosolare in olio extravergine d’oliva, a fuoco lento, le cipolle tagliate a fette sottili fino a farle diventare trasparenti, unire la polpa di pomodoro ed asciugare, aggiungere le melanzane, il sedano, le olive, i capperi, il concentrato di pomodoro, le foglie di basilico, mescolare bene, aggiustare di sale e mescolare.

Unire l’aceto dove avrete fatto sciogliere lo zucchero, mescolare bene e continuare la cottura, scoperto e a fuoco dolce fintanto i sapori si saranno amalgamati perfettamente.

Ormai tutti sanno che la caponata è più buona dopo aver riposato un giorno; si può anche conservare (nel link che trovate sotto ci sono le indicazioni), io ho provato a farlo più volte ma i vasi venivano aperti nel giro di una settimana al massimo ;-)

Ottima anche per condire una pasta, provate a farla, se vi va, investite un pomeriggio, insieme con i vostri cari, sarà un pomeriggio indimenticabile per tutti.

caponata-001

Buona settimana

Link utili:

Cipolla di Cavasso e della Val Cosa

Caponata


Torta marmorizzata con farina di grano arso, finferli, formaggio di capra, è tempo di funghi.

torta farina grano arso-001

♣ Li si trova all’improvviso, nei boschi autunnali, a volte così raggruppati da sembrare un lacero scialle dorato caduto tra le foglie e i rametti morti ♣

Così descrive Dorothy Hartley nel suo libro Food in England la ricerca dei Funghi Finferli, lei parla di autunno ma dalle nostre parti è possibile trovarli già da luglio fino a dicembre.

Il loro colore ed il loro profumo di frutta li rendono, praticamente, inconfondibili ma, se non siete esperti, fate comunque sempre controllare il vostro raccolto all’ASL che ha un ufficio competente allo scopo.

Io ho imparato molto andando da loro ed ho anche conosciuto altri tipi di funghi buoni che fino ad allora avevo ignorato, concentrandomi su porcini e mazze di tamburo.

In questa torta c’è un altro ingrediente che amo, la farina di grano arso che, col suo sapore affumicato rende particolare ogni preparazione in cui è presente.

farina grano arso1-001

Farina di Grano Arso.

Ingredienti per la pasta:

  • 50 g. di farina 0,
  • 50 g. di farina di grano arso,
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 1 cucchiaino di strutto (rende la pasta più vellutata),
  • 50 ml. di acqua tiepida,
  • 1 pizzico di sale.

collage torta salata farina grano arso finferli

Come fare la pasta:

dividere a metà gli ingredienti e distribuirli equamente nelle farine formando due panetti separati e farli riposare per un’ora.

 Dopo il riposo mescolare i due impasti a caso, creando un effetto marmorizzato.

Finferlo Austria-001

Ingredienti per il ripieno:

  • funghi finferli,
  • 1 cipollotto,
  • timo,
  • formaggio di capra spalmabile a piacere,
  • brodo vegetale q.b.,
  • olio evo o burro chiarificato,
  • sale,
  • pepe.

Come fare:

rosolare nel burro chiarificato oppure olio evo se preferite il cipollotto, aggiungere i funghi puliti e tagliati, aggiungere poco brodo vegetale, sale, pepe ed il timo, coprire e far stufare a fuoco medio, i funghi dovranno rimanere croccanti.

Quando il composto sarà raffreddato unire del formaggio tenero di capra a fiocchi, senza mescolare.

Stendere la pasta in maniera irregolare e coprire una teglia apribile (la mia è da 18 cm), riempire con i funghi e richiudere così come viene.

Infornare per 35 minuti.

torta farina grano arso finferli interno-001

Interno.

Per questa settimana è tutto, sto ancora sistemando il blog, questa ricetta, infatti, era abbinata ad un’altra e trovo che meriti di brillare di bontà propria.

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Perla, amore della mamma.

Ecco la mia dolce Perla che soffre di artrosi al gomito della zampina anteriore destra; la diagnosi ieri, dopo il secondo episodio di zoppia in una settimana.


Straccetti al Pomodoro e Basilico.

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Straccetti al Pomodoro e Basilico.

A volte basta davvero uno straccetto di pasta per far tornare alla mente i ricordi, per aver voglia di riassaporare un piatto di pasta, il più amato, quello che fa tanto famiglia, quello che sa di casa, per me tutto questo è la pasta al pomodoro.

La Signora Gisella non era una gran cuoca, diciamo che la cucina non era proprio il suo habitat naturale, cucinava certo, viveva con uno dei figli (l’altro tornava nel fine settimana) e con una piccola ribelle capitata lì all’improvviso (io) e doveva farlo per forza.

Lei viveva di caffè, era magrissima, aveva delle gambe meravigliose, quelle gambe che appartengono ad un’epoca che non c’è più.

Aveva anche delle bellissime mani che curava particolarmente ed io non l’ho mai vista con lo smalto scheggiato (un rosa antico opaco) o con i capelli con la ricrescita o spettinati.

Faceva parte di quelle persone che mai uscire in disordine, mai farsi vedere trascurate.

Quante volte mi ha ripresa perchè non avevo le mani ordinate, ma la forma infelice delle mie unghie non mi ha mai stimolata a tenerle curate.

Riesco a tagliarmi solo quelle della mano sinistra, la destra non riesco proprio, le dicevo.

E lei, per indurmi a farlo mi diceva, chi non riesce a tagliarsi le unghie della mano destra è ladro e bugiardo.

Giammai! Allora facendo enormi contorsioni con la forbicina e con improbabili ritocchi con la lima ce la facevo.

Brava, te vedi che bela che te son desso?

Ritornando in cucina, il menù settimanale doposcuola era pasta al pomodoro o burro/bistecca /insalata/ovi in fonghet/formaggio latteria/frutta di stagione ovviamente non tutto assieme e non nello stesso ordine.

Ed arrivava la domenica, allora la domenica era ancor il dì di festa: vestitino bello, rigorosamente con sotto la sottoveste , scarpe lucide, Santa Messa (che dopo 3 anni di orfanotrofio con le suore era una tortura), sosta obbligata da Mario Pogacini (un pasticcere straordinario) a comprar la guantiera de paste e via a casa (allora vivevo a Ronchi dei Legionari).

Apparecchiavo la tavola in sala,  era domenica: la tovaglia bella, piatti e posate del servizio buono, lo stomaco gorgogliava stimolato dal profumo che arrivava dalla cucina.

Cossa la ga (le ho sempre dato del lei) cusinà oggi? (tanto lo sapevo già).

Go fato la pastasuta, el pollo rosto cole patate, un due bisi e el strucolo de pomi.

Il sugo di cui parlerò tra poco in inverno veniva cotto sullo sparghert ed io vivevo in diretta tutto il procedimento in quanto, essendo la cucina l’unica stanza riscaldata, era lì che facevo i compiti, che guardavo Non è mai troppo tardi ed imitavo il Maestro Manzi cercando di disegnare velocemente come lui e stargli dietro: non ci sono mai riuscita…

Ingredienti per la pasta al pomodoro della Signora Gisella:

  • pasta corta (io gli straccetti),
  • pomodori pelati,
  • cipolla abbondante,
  • olio di oliva (non ricordo se extravergine o no),
  • basilico,
  • sale,
  • 1 puntina di zucchero (per togliere l’acidità del pomodoro),
  • una noce di burro alla fine,
  • una bela gratada de parmigiano.

Come la vedevo fare a lei:

metteva a scaldare l’olio dove aggiungeva la cipolla tagliata grossolanamente e la faceva diventare trasparente senza colorirla o bruciacchiarla.

A questo punto aggiungeva i pomodori pelati senza romperli, il sale, lo zucchero.

Quando risaliva il bollore, metteva il coperchio, abbassava la fiamma (se usava il fornello a gas) o spostava il tegame lontano dalla fiamma forte (se usava lo sparghert) e lasciava cuocere a lungo, alla fine aggiungeva il basilico fresco o secco a seconda della stagione.

Il suo sugo rimaneva abbastanza acquoso, lei non amava le preparazioni unte.

straccetti Tery pp-2

Buona giornata amici, ho chiuso momentaneamente il blog, un po’ per una delusione che passerà presto ed approfitto per fare le modifiche che avevo in mente da un po': sto finendo lo spazio e devo ridurre la grandezza delle foto dei primi tempi quando non avevo ancora esperienza ;-) Vi abbraccio forte


Freselle.

friselle spighe2-006

Queste freselle le avevo fatte col lievito madre partendo da una ricetta con lievito di birra, le foto sono di allora, chi ha confidenza col LM può modificare la ricetta originale come ho fatto io sostituendo i 20 g. di lievito con 160 di lievito madre.

Ma oggi vado sul facile che è buono ugualmente, a volte ci lasciamo prendere la mano dalle mode del momento complicandoci la vita :-)

Come scrivo ogni volta che mi “intrufolo” nelle cucine di altre regioni, perdonatemi l’ardire, chi mi conosce sa che mi piace conoscere le tradizioni di tutta l’Italia e cimentarmi in varie prove.

So che molte/i sono gelose/i delle ricette delle loro Regioni e spesso insorgono per l’invasione di estranei, perdonatemi e comprendetemi

Ingredienti:

  • 400 g. di farina io, in una delle volte avevo adoperato l’integrale,
  • 20 g. di lievito di birra (160 LM),
  • sale.

collage friselle prima parte-001

Come fare:

sciogliere il lievito in una tazza d’acqua tiepida;  sulla spianatoia setacciare la farina assieme al sale e formare la fontana.

Mettere al centro il lievito ed incorporare poco alla volta la farina con la punta delle dita fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.

Lavorarlo per qualche minuto aggiungendo, all’occorrenza un po’ d’acqua; ricavare dall’impasto dei cordoncini lunghi e stretti, chiuderli ad anello, sovrapporli a due a due e posizionare le ciambelline così ottenute sulla teglia rivestita da carta forno o foglio di silicone e farle lievitare in luogo tiepido per c.ca 20/30 minuti.

collage freselle seconda parte

Infornare a 180°C. per 10 minuti, sfornare, tagliare le ciambelline a metà (l’operazione è semplicissima) e riposizionarle nella teglia con la parte tagliata verso l’alto.

Proseguire la cottura finchè si saranno dorate e biscottate.

friselle spighe grano-001

Ho scorporato le due ultime ricette per comodità mia e di chi legge, buona settimana.


Zuppa di cozze.

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Ecco un altra ricetta rispolverata, mi è ritornata in mente l’altro giorno quando ho comperato le cozze, quelle nostrane, che profumano di mare; già, per me le cozze rappresentano l’estate, le vacanze, la sera in trattoria vicino al mare; il sogno contempla Stara Baska sull’isola di Veglia (Krk), solo al pensiero mi si stringe il cuore dall’emozione, chissà se un giorno riuscirò a ritrascinarci ello, divenuto ormai stanziale…

É una ricetta semplicissima, se non avete tempo/voglia di scottare i pomodori ecc. potete adoperare un buon pelato italiano

Se le cozze sono fresche bastano pochissimi ingredienti per avere un piatto profumato, altrimenti potrete rinforzarlo aggiungendo altri odori: cipolla, sedano, un brodo di pesce, ed una spruzzata di vino bianco; in questo caso, a parte la puntina di latte che va aggiunta alla fine e l’olio, gli ingredienti sono tutti nella foto.

collage zuppa cozze

Ingredienti:

  • 1 kilo di cozze,
  • aglio,
  • prezzemolo,
  • olio extravergine di oliva,
  • peperoncino,
  • pomodori (o pelati),
  • 1/2 bicchiere di latte (facoltativo),
  • freselle o crostini per servire.

Come fare:

raschiare e lavare le cozze con cura, metterle in un tegame capiente assieme all’olio evo, l’aglio vestito (che poi andremo ad eliminare) ed il peperoncino.

Coprire il tegame ed alzare al massimo la fiamma, tenendo fermo il coperchio scuotere il tegame; quando le cozze saranno aperte unire il prezzemolo, scuotere, spegnere e mantenere al caldo; eliminare le cozze che non si saranno aperte).

Se adoperate i pomodori freschi, fare un taglio a croce su ognuno e sbollentarli finchè i lembi si solleveranno, scolarli, pelarli, tagliarli ed eliminare i semi, spezzettarli

Togliere le cozze dai gusci e tenerle al caldo, filtrare il liquido di cottura.

In un tegame di coccio far rosolare uno spicchio d’aglio vestito, unire i pomodori e far insaporire; unire il liquido di cottura delle cozze e mezzo bicchiere di latte, serve a dare un po’ di cremosità, se non vi piace potete addensare con un po’ di maizena o una patata lessa schiacciata.

La cottura sarà brevissima, alla fine aggiungere le cozze e cuocerle soltanto il tempo di raggiungere la temperatura, spolverizzare con un po’ di prezzemolo e servire con la fresella o un crostone di pane tostato, se vi piace potete sfregare sia la fresella che il crostone con uno spicchio d’aglio.

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Ho scorporato le due ultime ricette per comodità mia e di chi legge, buona settimana.


Capasanta panata al Prosciutto di Modena DOP su crema di Finferli, sapori avvolgenti per I.S.I.T.

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Amo le capesante, da sempre e trovo che si sposino perfettamente con il prosciutto crudo e con i funghi; già anni fa, quando il blog non esisteva, mi dilettavo con vari abbinamenti.

Ricordo che le comperavo a Pola, in Istria, al mercato, fresche, profumavano di mare e quando sono così basta un pò di pangrattato, un filo d’olio e via in forno; queste erano congelate ma belle sode e compatte, ho trovato i finferli freschi e così è nata questa conchiglia.

Il grasso che ho scartato per ottenere la polvere l’ho utilizzato per rosolare i funghi, il corallo della capasanta l’ho inserito nella crema alla quale ho dato aroma con la maggiorana fresca e cremosità con un tocco di panna acida.

collage prosciutto capasanta finferli

Ingredienti:

  • 1 capasanta a persona,
  • polvere di Prosciutto di Modena DOP,
  • grasso di Prosciutto di Modena DOP,
  • foglioline di maggiorana fresca,
  • 1 spicchio d’Aglio vestito,
  • panna acida,
  • brodo vegetale,
  • sale.

Come fare:

staccare le capesante dalla conchiglia, risciacquarle, togliere i coralli e metterli da parte.

Pulire i funghi, tritarli grossolanamente e farli rosolare nel grasso di prosciutto assieme allo spicchio d’aglio vestito (che poi andrà tolto), aggiungere, man mano, un pò di brodo vegetale per portare a cottura i funghi, alla fine unire i coralli, le foglioline di maggiorana, regolare di sale e cuocere ancora qualche minuto.

Eliminare l’aglio (se vi piace e lo tollerate lasciatelo) e frullare il tutto, alla fine regolare la densità con un pò di brodo vegetale ed aggiungere la quantità di panna acida (o crema di latte se la preferite) sufficiente ad ottenere la cremosità desiderata.

Accendere il grill a 220°C.

Scottare a vapore le capasante e rotolarle nella polvere di Prosciutto di Modena DOP, farle tostare sotto il grill (c.ca 2 minuti), sfornarle e posizionarle nella conchiglia sulla crema di funghi, decorare con fiori di maggiorana ed un piccolo finferlo.

Questa preparazione è indicata anche per un buffet dal momento che si può gustare anche fredda o a temperatura ambiente, provate, se vi va.

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Vi auguro una splendida settimana


Tarte Tatin: Fichi, Prosciutto di Modena DOP e la sua polvere, per I.S.I.T.

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Tarte Tatin Prosciutto di Modena DOP, Fichi, alloro e aceto di mele.

Dopo essermi ed avervi deliziati con il Culatello di Zibello DOP , ecco il Prosciutto di Modena DOP, altra eccellenza della nostra Italia che non conoscevo e che ho avuto modo di apprezzare, merito della generosità dell’I.S.I.T Istituto Salumi Italiani Tutelati che ho conosciuto lo scorso anno.

In seguito dedicherò un post ad ognuno di questi due prodotti che hanno alle spalle una storia antica e molto interessante ed è confortante vedere come tante tradizioni non si siano perse nella notte dei tempi ma che, merito di produttori appassionati (non finirò mai di dirlo), abbiamo ancora la fortuna di poterli assaggiare ed apprezzare.

L’I.S.I.T. è nato con lo scopo di tutelare e proteggere i vari consorzi (ne ho largamente parlato) e questo ci fa sperare in un futuro roseo, sta fortunatamente aumentando l’attenzione per la qualità.

I truffaldini, sofisticatori ed imitatori, cercano di farsi largo, trovando, man mano, la strada sbarrata dalla qualità ed il lavoro serio che hanno iniziato ad avere la meglio…

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Tarte Tatin Prosciutto di Modena DOP, Fichi, alloro e aceto di mele interno.

 Ed ecco la ricetta, l’idea mi è venuta per caso ed inaspettata: il mio dentista mi aveva regalato dei fichi freschi di casa, bene, grazie, ho detto, a ello piacciono molto…già, lei non può mangiarli,nemmeno fragole e kiwi :-(

Ello però, quella sera aveva le paturnie e, come spesso capita, le ha esternate ignorando i fichi… Nessun problema, ho pensato, io non li posso mangiare ma posso inventarmi qualcosa ed è così che: prosciutto e fichi, sì!!!

Nottetempo ho elaborato la ricetta, dovevo pensare a qualcosa che valorizzasse il prosciutto e fosse anche buono, gradevole e commestibile.

Il trancio a mia disposizione è molto stagionato; solitamente, quando un prosciutto non è di buona qualità, più stagionato è più salato è e questo rende difficile la degustazione.

Non è il caso di questo prosciutto ed in questa tatin si è armonizzato alla perfezione, l’alloro e l’aceto di mele l’ hanno arricchita di aroma e la spolverata alla fine è stata la ciliegina sulla torta.

Come preparare la polvere di prosciutto:

ci sono molti modi per ottenerla, l’avevo fatta anni fa con la ricetta del Sacher Hotel, cottura in forno per 10 ore… c’è chi asciuga il prosciutto in microonde, se avete l’essicatore potete adoperare quello, se andate nel web troverete molte indicazioni, io ho optato per la soluzione veloce consigliata da Sabrina (copio/incollo dal suo blog, alla fine il link della sua ricetta):

… ponete le fette di prosciutto su una teglia tra due fogli di carta forno e cuocete per 15-20 minuti a 150° (attenzione passa dal cotto al bruciato in un attimo). Fate raffreddare il prosciutto, e successivamente macinatelo finemente con un robot da cucina fino ad ottenere una polvere fine…

Io ho macinato il prosciutto nel macinino da caffè, ottenendo una polvere fine facile da cospargere col colino.

collage prosciutto e fichi

Prosciutto crudo di Modena DOP e Fichi

Ingredienti per una teglia apribile di 18cm.di diametro:

  • 1 confezione di pasta sfoglia,
  • fichi, quantità secondo la loro grandezza,
  • 40 g. di burro,
  • 50 g. di zucchero di canna,
  • 3/4 cucchiai di aceto di mele,
  • 2 foglie di alloro fresco(o secco),
  • alcune fette di prosciutto crudo di Modena DOP (se avanzano fate un panino).

Come fare:

foderare la teglia con carta forno (se avete la teglia apposta per tart tatin non occorre); lavare i fichi e, se sono grandi, tagliarli in 4 spicchi: io ho fatto così, ma la scelta della decorazione che volete vedere a tatin capovolta, la lascio al vostro gusto.

Ricavare dalla sfoglia un cerchio del diametro leggermente più grande della teglia scelta (1/2 cm.).

Mettere in una padella il burro lo zucchero le foglie di alloro che avrete stropicciato per far uscire l’aroma (se avete quello secco, spezzatelo) e far sciogliere a fuoco moderato,

Quando il composto inizierà a fare le bolle aggiungere l’aceto, un po’ alla volta e, continuare la cottura sempre a fuoco bassissimo; far raffreddare ed eliminare le foglie di alloro.

Preriscaldare il forno a 200°C.

Mettere qualche cucchiaio del composto sul fondo della teglia e disporre a cerchio gli spicchi di fichi con la parte tagliata verso l’alto, negli spazi vuoti tra uno spicchio e l’altro infilare gli altri spicchi con la parte tagliata verso il basso; per riempire il foro nel centro ritagliare a misura un fico con un coppapasta rotondo.

Tagliare a grossi coriandoli il prosciutto crudo e disporli in ordine sparso sui fichi, versare sopra, in maniera uniforme, il rimanente composto di burro e zucchero e coprire con il cerchio di pasta sfoglia.

Infornare per 20/25 minuti fino a doratura; sfornare, aprire il cerchio ed inclinare leggermente per far uscire l’ eventuale liquido rilasciato dai fichi (se li caramellate prima non occorre).

Capovolgere la tatin aiutandovi col piatto di portata, decorare con una rosellina di prosciutto posizionandola al centro, spolverizzare con la polvere di prosciutto come fosse zucchero a velo e buon appetito.

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Io avevo fatto una prova il giorno prima, caramellando i fichi ma non ero soddisfatta dell’aspetto; se non avete le fisime da foodblogger fatelo e mangiate la tatin il giorno dopo, vi sorprenderà, ma questa versione con i fichi a crudo non è da meno, a voi la scelta!

Link Sabrina polvere di prosciutto


Orecchiette alla Peltuinum, antichi esperimenti con la Farina di Grano Arso.

orecchiette alla Peltuinum-001

Ho il disco quasi pieno ed il tecnico mi ha gentilmente invitata/obbligata a fare spazio e così ho deciso di mettere ordine negli album delle foto, mamma mia, quanti ricordi: sarò sincera, rimpiango un po’ quel tempo, vorrei tornare indietro per aggiustare qualcosina ma tempo fugit e l’unica cosa che mi rimane è aver cura del futuro, imparando dagli errori del passato…

Avevo vinto un contest sponsorizzato dall’Antica Azienda Agricola Peltuinum che mi aveva mandato una preziosissima busta contenente pistilli di zafferano dell’Aquila.

Allora, La ricetta originale, prevedeva un tipo di pasta, i cannarozzetti (ora indica mezze maniche), che qui non si trovavano ma che anni dopo la mia dolce Maria me ne aveva mandato un pacco per fare la sua pasta e patate ♥

Avevo provato a fare le orecchiette in casa, essendo la prima volta non era andata poi così male, avevo guardato e riguardato un video su you tube per prendere confidenza con quella manualità inarrivabile delle donne Pugliesi.

Le avevo fatte in tre colori, solo farina di grano arso, solo farina di semola di grano duro, misto semola e grano arso, per l’impasto solo acqua e farina.

collage orecchiette miste

Orecchiette con farina di grano arso, semola e grano arso/semola

Ingredienti (la ricetta originale non riporta/va le dosi e nemmeno io):

  • guanciale,
  • cipolla,
  • latte,
  • ricotta di pecora,
  • pecorino,
  • pistilli di zafferano.

orecchiette peltuinum pp-001

Ho usato lo stesso procedimento, che è veramente semplice:

mettere a cuocere le orecchiette o la pasta che preferite, meglio corta ed avvolgente, sciogliere lo zafferano nell’acqua calda.

Rosolare il guanciale in una padella antiaderente con qualche spicchio di cipolla (che io poi ho tolto), sfumare con il vino (omesso).

Aggiungere la ricotta, il latte, il pecorino; scolare la pasta  saltarla nel condimento aggiungendo un podella sua acqua di cottura; alla fine unire i pistilli di zafferano ed impiattare decorando con una fetta di guanciale croccante e scaglie di pecorino o parmigiano se preferite.

raviolo farina grano arso ripieno ricotta-001

Poi, con gli impasti avanzati mi sono divertita un po’, già a quel tempo mi sentivo raviolaia ;-)

raviolo farina grano arso ripieno ricotta1-001

Ho assemblato varie forme che ho riempito semplicemente con della ricotta di pecora salata e setacciata: la farina di grano arso è molto profumata e coprirebbe qualsiasi sapore.

Quello nella foto sopra l’ho condito con una fonduta fatta con la stessa ricotta , latte e lo zafferano.

raviolo farina grano arso rucola aperto guanciale

Questo l’ho condito con un pesto di rucola e decorato con il guanciale croccante.

Le foto sono tutte di repertorio (2009), vi auguro una serena giornata


Vellutata ai Fiori d’Aglio, la Val Resia profuma di buono.

Vellutata di fiori d’aglio con fiore portatovagliolo.

Le mie domeniche si fanno sempre più intense, sarà perchè da un po’ di tempo sono serena come poche volte nella vita, ma riesco a vivere tutti gli attimi a mia disposizione con emozione ed entusiasmo e se questi attimi sono vissuti in mezzo ad un campo di aglio, beh, cosa posso desiderare di più?

In occasione della gita con ello e lo zio a Oseacco per raccogliere il miele, ed avuto il permesso dalla proprietaria dei campi, sono andata nel campo a raccogliere gli ultimi fiori d’aglio.

fiori aglio Resia-001     

Cosa straordinaria, oserei definire eccezionale: anche ello e lo zio hanno partecipato alla raccolta e mi hanno consegnato il frutto del loro lavoro con un’espressione di orgoglio negli occhi, ah! Questi uomini -bambini

Per farli rifocillare dopo la fatica, li ho accompagnati nell’unico bar di Oseacco e  sono andata a fare un giretto per il paese, illuminato e scaldato da un sole limpido.

Ed ora la ricetta, oggi me la prendo comoda, la ricetta la potete leggere direttamente dalla pagina del libro L’Aglio di Resia e la sua Valle.

Io l’ho fatta esattamente così ma si può sostituire la farina di riso con la maizena o con le patate, in ogni caso la ricetta conserva la caratteristica di non contenere glutine ed è quindi adatta ai celiaci.

vellutata di fiori d'aglio di Resia ricetta-001     

Per ingrandire cliccare sulla foto.

I fiori d’aglio hanno un sapore particolare,  sempre d’ aglio ma contengono una nota dolce, non riesco a definirla ma è estremamente gradevole; l’unica raccomandazione: se il giorno dopo avete intenzione di andare a cercar marito/moglie, rimandate, nel senso che andate a cercare marito/moglie due giorni dopo ;-)

vellutata fiori aglio alto m-001     

Tornerò sull’argomento, sto sperimentando alcune ricette, buona settimana


Zaletti, alla maniera di Mentore.

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Zaletti

“Signore mamme, trastullate i vostri bambini con questi gialletti; ma avvertite di non assaggiarli se non volete sentirli piangere pel caso molto probabile che a loro ne tocchi la minor parte.” (prefazione alla ricetta 591 de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi 1891)

Eccomi con la ricetta facile facile, veloce veloce, tanto facile e veloce che, quando ho telefonato a Tiziana, alla quale avevo mandato poche ore prima la ricetta, per dirle che li stavo facendo, lei mi ha risposto che li aveva già fatti e mangiati :-D

É diversa dalla ricetta dell’Artusi ed anche da quelle che ho visto nel web, strano a dirsi ma non avevo mai assaggiato i Zalletti o Zaeti (in lingua Veneta); questa è molto più semplice ed anche più leggera, contempla meno uova e non c’è il lievito di birra, come ho scritto nel titolo è “alla maniera di Mentore.

Chi è Mentore, chiederete voi: Mentore Valandro è l’insegnante che ha tenuto il corso di pasticceria al quale ho partecipato tempo fa; era proprio nel periodo in cui ero senza forno ed è per questo che ho dovuto aspettare per mettere in pratica i suoi insegnamenti.

Un piacere ascoltarlo e seguirlo, una persona solare, simpatica, ricca di entusiasmo, un uomo d’altri tempi, pochi fronzoli e molta sostanza.

collage zaletti

 Zaletti da infornare e sfornati

 Ingredienti (con questa dose ho ottenuto 95 biscotti, 2 teglie da 36 ed 1 da 23, del peso variabile tra i 6/7 grammi:

  • 125 g. farina di grano tenero,
  • 125 g. farina di mais gialla rustica,
  • 125 zucchero di canna,
  • 125 g. burro,
  • 1 uovo,
  • 3 g. di lievito per dolci,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1/2 bacca di vaniglia (1 puntina di vaniglia Bourbon in polvere),
  • la scorza grattugiata di 1/2 limone,
  • 75 g. di uva sultanina,
  • 25 g. di pinoli.

 

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Zaletti da infornare

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C. (io statico).

Setacciare la farina per togliere eventualiimpurità e togliere i grumi rendendola puiù facilmente amalgamabile; pesare tutti gli ingredienti e disporli sul tavolo.

Impastare burro, zucchero, scorza di limone, sale ed i semini della bacca di vaniglia (io in polvere); unire l’uovo e per ultime le farine mescolate col lievito.

Aggiungere l’uvetta lavata ed ammollata nella grappa o vino verduzzo (io solo acqua); avvolgere l’impasto e riporlo in frigorifero per 1 ora.

Essendo caldo ho preferito lavorare poco impasto alla volta per evitare che si ammorbidisca troppo, togliendolo, man mano dal frigorifero.

Infarinare leggermente la spianatoia, soltanto per facilitare l’arrotolamento del cilindro di pasta che avrà la dimensione di un migliolo; pizzicare i cilindretti con i pollici/indici (vedi foto) ed infornare per 15/18 minuti o fino a doratura (i miei tra i 13/15).

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 Zaletti

 


Tortina salata con “Avanzi” di Risi e Bisi.

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Tortina salata con avanzi di risi e bisi.

Se vi avanzano una minestra o un risotto bisi e bisi ecco una maniera gustosa per riciclarli, con gusto e con la soddisfazione di vedere i vostri cari golosamente felici.

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Ingredienti (teglia da 11 cm.):

  • avanzi di risi e bisi,
  • formaggio di capra a pasta molle,
  • prosciutto cotto tagliato a dadini,
  • creme fraiche (o panna),
  • pasta sfoglia pronta.

collage tortina salata risi e bisi

Come fare:

in una terrina unire gli ingredienti e versarli in una teglia foderata con la pasta sfoglia bucherellata, coprire con fiocchetti di formaggio di capra e la creme fraiche (questi 2 ingredienti vanno anche nel ripieno), formare delle striscioline di pasta ed infornare a 200°C. per 25/30 minuti fino a doratura.

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Sorbetto all’Uva Spina e Fiori di Sambuco, nel ghiaccio, per un’estate da brivido!

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 Dopo una notte da tregenda come quella appena trascorsa, sarebbe più adatta una bella polenta fumante: tuoni, fulmini e saette, vento e pioggia talmente forti da sembrare voler entrare in casa.

Mancavano solo l’orco e la strega cattiva, poi lo scenario era quello di certi racconti che un tempo gli adulti facevano ai bambini per spaventarli e farli stare buoni.

O forse è stato un Castigo Divino per la magra figura che l’Italia ha fatto ai mondiali? Chi può dirlo…

Io non m’intendo di calcio e, pur essendomi impegnata, non sono mai riuscita a farmelo piacere: gli schemi 4/7/8/11 mi sono sempre stati ostici però in occasioni speciali, per rimanere fedele al cuore Italiano che batte nel mio petto, guardo le partite iridate o olimpiche.

Forse, io che appartengo all’epoca in cui il calcio parlava Facchetti, Mazzola, Burgnich, Cappello, Rivera, non capisco o forse sono cambiate le regole, so solo che io ricordavo un calcio corso, si correva, si correva instancabilmente da un’area all’altra.

Oggi, parafrasando il detto triestino: figo caschime in boca (fico cadimi in bocca), vedo un calcio fatto di attese, lunghe attese, si attende la palla, si attende la decisione di altri, si attende, si osserva, si deambula per il campo.

Forse questa svogliatezza è causata dal misero stipendio che percepiscono calciatori ed allenatori? Anche loro, poverini, tra un Rolex ed una Ferrari, fanno fatica ad arrivare a fine mese, voi che siete su fb perchè non promuovete una colletta?

Bene, basta così, ora si volta pagina e magari l’attenzione si sposta su qualcosa di più importante, magari sulla Nazione; ieri sera, a Ballarò un intervistato, alla domanda: Nazione o Nazionale? Ha risposto: la Nazione, ovvio!!!

collage uva spina e pianta 

Uva spina dello zio(notare le spine sulla pianta).

Domenica scorsa, dopo una giornata meravigliosa trascorsa a Oseacco di Resia a comperare il miele e raccogliere i fiori d’aglio (della raccolta scriverò più in là) siamo andati dallo zio di ello, era in cucina e stava curando l’uva spina che aveva raccolto dalla sua pianta.

uva spina alto-001 

Io, con occhioni da fanciulla ingenua e dolce gli ho chiesto: me ne regala un po’? Ed è così che ho potuto realizzare il sogno di fare, finalmente, questo sorbetto.

Non ho la gelatiera e non ho intenzione di comperarla,  anni fa ho comperato un libro che ho iniziato a sfogliare solo adesso, è  sui gelati, le ricette sono tutte corredate dalle foto passo-passo ed ha le indicazioni per farli anche senza gelatiera, il libro perfetto per me.

Io ho adoperato lo sciroppo di sambuco che faccio ogni anno, ma scriverò la ricetta com’è per chi non l’avesse pronto ma avesse sotto mano qualche fiore di sambuco; ho sostituito il succo di mela con il succo centrifugato di mela fatto al momento.

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Ingredienti per il sorbetto:

  • 150 ml. di sciroppo di sambuco,
  • 100 ml. di succo di mela (o centrifugato),
  • 250 g. di uva spina,
  • 1 cucchiaio d’acqua ed 1 di zucchero per l’uva spina.

*Come fare il sorbetto:

dopo aver eliminato il picciolo e la parte terminale dell’uva spina, metterla in un tegame assieme all’acqua e lo zucchero e farla ammorbidire.

Schiacciare la polpa su un setaccio o colino in una ciotola, unire il succo di mela, e far raffreddare.

Aggiungere lo sciroppo di sambuco e riporre in frigorifero finchè non diventa molto freddo; versare in un contenitore basso e largo (così il sorbetto si raffreddera meglio) e riporre in freezer tutta la notte (non occorre mescolare).

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Come fare se non avete lo sciroppo di fiori di sambuco (dose intera):

  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 175 ml. di acqua,
  • 10 ombrelle di fiori di sambuco,
  • 500 g. di uva spina,
  • 200 ml. di succo di mela.

Mettere da parte, in un pentolino, l’uva spina con 2 cucchiai d’acqua e 2 di zucchero.

In un tegame dal fondo spesso scaldare, a fuoco lento, l’acqua con lo zucchero rimasti e mesciolare di tanto in tanto per sciogliere lo zucchero.

Portare ad ebbollizione e bollire per 1 minuto, senza mescolare, per ottenere uno sciroppo; toglierlo dal fuoco ed aggiungere i fiori di sambuco, premendoli con un cucchiaio di legno; lasciare in infusione per 1 ora.

Filtrare lo sciroppo attraverso un setaccio e proseguire come sopra.*

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Per la presentazione ho optato per un contenitore di ghiaccio, solitamente occorrono 2 recipienti di uguale forma ma diversa misura, meglio se rotondo; io avevo solo queste due trapezioidali ma l’effetto è comunque suggestivo.

Potete creare composizioni a vostro gusto e a seconda di cosa volete presentare, io ho scelto fiori e foglie di sambuco per l’effetto tono su tono che mi piace molto e che trovo sempre molto elegante.

collage coppa ghiaccio 

Contenitore di ghiaccio prima e dopo.

Come fare il contenitore di ghiaccio:

scegliere due contenitori trasparenti di vetro, pirex o plastica, resistenti alle basse temperature,  di uguale forma ma di misura differente.

Mettere sul fondo del contenitore più grande un po’ di ghiaccio, inserire i fiori e/o foglie scelte ed appoggiare sopra l’altro contenitore, creando così lo spessore della base.

Io ho fissato le ciotole con un grosso elastico ed ho versato l’acqua a riempire lo spazio; ho inserito i miei fiori e foglie di sambuco ed ho riposto in freezer.

Dopo un po’ ho controllato ed ho sistemato i fiori; il giorno dopo ho tolto dal freezer ed ho riempito la ciotola superiore con acqua bollente, ho aspettato qualche secondo (si sente in “crac” del ghiaccio) ed ho estratto senza dificoltà la ciotola.

Ho rimesso in freezer per 1/2 ora: ecco che, in questi casi, avere l’abbattitore, farebbe la differenza ;-)

Per completare il lavoro ho versato acqua bollente in una terrina ed ho immerso per qualche secondo il contenitore e l’ho sformato, capovolgendolo, ho rimesso in freezer.

collage coppa ghiaccio 1 

Contenitore ghiaccio particolare.

Nel frattempo, il più velocemente possibile, porzionate il sorbetto; io ho scelto, per estetica, di ricavare le palline con lo scavino per le mele ma voi facilitatevi il compito con quello normale da gelati ;-)

Decorare con chicchi di uva spina e fiori di sambuco e buona estate

Ecco, come scrivo ogni volta, per oggi è tutto.

sorbetto uva spina sciroppo sambuco coppa ghiaccio alto e 

P.S.: il sorbetto tende a sciogliersi abbastanza facilmente, voi capirete che, per esigenze fotografiche, di presentazione ecc. i miei tempi si allungano sempre ma per voi sarà una passeggiata.

Fonte: Il grande libro del gelato e dei dessert


Cestini e Millefoglie di Melone con Patè di Avocado e Culatello di Zibello DOP per I.S.I.T.

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Questa ricetta vi sembrerà più complicata della focaccia ma non è così; le uniche difficoltà che ho avuto sono state la scelta del piatto e fotografarla, il patè non consente esposizioni lunghe, ma questo è soltanto un problema da foodblogger ;-)

Se non vi va di tenere acceso il forno a 60° per 3 ore, potete servire questo patè in cestini di Montasio (per i corregionali), di Parmigiano Reggiano o Sbrinz se, come me, lo amate alla follia.

Per la cremosità del patè ho scelto l’avocado che avevo già sperimentato qui, solitamente si adopera burro, ricotta o un formaggio cremoso ma,  l’avocado è ricco di grassi monoinsaturi che fanno bene al cuore, parola dell’ American Heart Association:

♥aiutano a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, riducendo il rischio di malattie cardiache e infarti; inoltre forniscono sostanze nutrienti e aiutano a preservare le cellule del corpo.

I grassi monoinsaturi sono anche solitamente ricchi di vitamina E, un antiossidante di cui gran parte degli americani (e Italiani n.d.r.)ha grande bisogno♥

Il Culatello di Zibello DOP è ricco di proteine e contiene pochi grassi e, insieme con l’avocado diventa un armonia di sapori; un patè ottimo anche semplicemente spalmato su un crostino o in un tramezzino con rucola o insalata; come sempre qui lascio al vostro gusto e alla vostra fantasia.

 millefoglie melone pp e cestino con crema-001

Ingredienti per  la sfoglia di melone:

  • 1/4 di melone (uno medio),
  • 50 g. di riso bollito.

 collage cestini melone

Come fare:

un consiglio, se volete provare, stendete il composto più sottile adoperando una spatola larga, ridurrete i tempi di asciugatura.

Tagliare il melone a pezzetti e metterlo in una casseruola; farlo sobbollire fino a dimezzare la quantità di liquido; unire il riso già cotto (senza sale), mescolare, togliere dal fuoco e frullare.

Stendere il composto su un foglio di silpac o, se non l’avete va bene anche il silicone ed infornare a 60°C. per 3 ore; se volete fare i cestini, dopo 1 ora circa, sfornare e, adoperando un coppapasta, ricavare la forma desiderata: per le millefoglie lasciare così, per i cestini, sollevare i cerchi con una spatola e capovolgerli su un pirottino reso conico con un manico di legno un po’ grosso.

Infornare e terminare l’asciugatura fin quando la sfoglia avrà la trasparenza di una caramella o di un croccante.

collage culatello, avocado, limone

Ingredienti per il patè:

le dosi sono variabili a seconda della quantità che desiderate preparare, l’importante, per l’equilibrio di sapori, mantenere la proporzione 1/1, stesso peso di culatello, stesso peso avocado.

  • culatello tagliato a pezzetti sottili,
  • stesso peso di polpa di avocado maturo,
  • qualche goccia di succo di limone per evitare l’ossidazione dell’avocado e dare freschezza,
  • una puntina di scorza di limone grattugiata (se avete il microplan usatelo).

millefoglie melone crema culatello pp1-001

Come fare il patè:

mettere nel bicchiere del minipimer il culatello, la polpa di avocado ed azionare fino ad ottenere una crema, unire il limone, succo e scorza, amalgamare.

Inserire il composto in una sac a poche e riporre in frigorifero fino al momento della preparazione.

Preparazione:

per la millefoglie, alternare sfoglie e patè, ultimando con un ricciolino di patè ed un rametto di timo fresco o altra erba aromatica a voi gradita.

Per i cestini, inserire il patè e decorare con un cuoricino ricavato dalla sfoglia di melone; un consiglio, inserite il patè all’ultimo momento, potete mantenerlo in frigorifero ben chiuso.

cestino melone crema culatellopp-001

Tutto qui, ora, se vi va, sbizzarritevi, io oggi vado a spasso con ello e lo zio, andiamo in Carnia a comperare il miele; auguro a chi mi legge una bella domenica


ISIT: Focaccia di Cipolle di Tropea IGP e Culatello di Zibello DOP, la Merenda parla un Italiano perfetto.

Focaccia cipolla e panino Culatello Zibello c.

Il 10 settembre arriverà in un attimo, è il termine massimo per presentare le due ricette con i salumi dell’I.S.I.T. Istituto Salumi Italiani Tutelati ed io mi voglio portare avanti.

Inizio con il Culatello di Zibello DOP e con una ricetta semplice, voglio prendere confidenza con questo straordinario prodotto che conoscevo di nome ma non di fatto.

Questo salume ha una lunga storia, la prima citazione ufficiale risale al 1735, in seguito divenne goloso argomento letterario per poeti: Giuseppe Callegari e Gabriele D’annunzio, quest’ultimo scambiava opinioni con lo scultore Renato Brozzi; mi piace immaginarli mentre parlano tra una fetta di Culatello di Zibello ed un calice di vino rendendo, man mano la conversazione sempre più accesa :-D

Inutile dirvi che, mentre portavo alle labbra questa bontà, ho espresso un desiderio, l’abitudine fanciullesca tramandata dalle generazioni passate di esprimere un desiderio ogni volta che si mangia qualche cosa per la prima volta, sia nell’anno che nella vita.

Un po’ perchè allora esistevano ancora le stagioni e la stagionalità dei prodotti, un po’ perchè non c’erano tante possibilità econimiche ed ogni piccola cosa assumeva enorme importanza e valore.

Mi piace, e chi mi segue lo sa, unire l’Italia, mi piace farlo in cucina, con le ricette, è piccola cosa ma è pur qualcosa: in questi giorni, finalmente vedo sui banchi dei supermercati fragole Italiane, ciliegie Italiane, verdure Italiane, anche se io rimango fedele a Milva ed attendo ansiosa le sue primizie.

Questa focaccia l’ho fatta la prima ed ultima volta più di vent’anni fa, allora non avevo l’esperienza di adesso e la sua semplicità mi aveva spinta ad osare.

Qui non c’è lievito madre, non ci sono pieghe da fare ed ore trascorse a sbirciare se l’impasto sta scescendo bene ma, se proprio non potete farne a meno ed avete esperienza, potete provare a farla col vostro “bimbo” (L.M.).

collage culatello cipolla

Culatello di Zibello DOP, Cipolla di Tropea IGP.

Ingredienti per una teglia (la mia era di carta) da cm. 22:

  • 200 g. di farina 0,
  • 15 g. di lievito di birra o 4 g. di lievito di birra secco,
  • 1 uovo,
  • 1 bicchiere di latte (dosarlo a poco a poco,
  • 50 g. di Culatello di Zibello DOP tagliato a coriandoli sottili,
  • 2 grosse Cipolle di Tropea IGP (o quelle che avete),
  • 1 cucchiaio di aghi di rosmarino tritati (freschi o secchi),
  • olio extravergine d’oliva,
  • sale q.b.,
  • pepe (facoltativo).

collage focaccia cipolla culatello

Come fare (ho fatto così):

setacciare la farina, unire il lievito (il sale va nelle cipolle e la sapidità la dà anche il Culatello) ed il latte fino ad ottenere un impasto morbido, coprire e lasciar lievitare al caldo (forno con luce accesa) fintanto l’impasto sarà radoppiato.

Nel frattempo preparare le Cipolle di Tropea IGP , tagliarle a fettine sottili e farle appassire in una padella con poco olio evo, bagnandole di tanto in tanto per mantenerle morbide, aggiustare di sale, pepe, se vi va; toglierle dal fuoco e farle raffreddare.

Preriscaldare il forno (statico) a 180°C.

Tagliare una fetta sottile di Culatello di Zibello DOP, grammo più o grammo meno, il peso non è determinante; ricavarne striscioline sottili e poi tagliarla a quadrucci.

Amalgamare nell’impasto, lavorando velocemente, il composto di cipolla, il rosmarino ed i quadrucci di Culatello di Zibello DOP; stendere la focaccia nella teglia, coprirla con un foglio di alluminio o carta forno e cuocere per circa 30/40 minuti, gli ultimi 5 scoprire.

focaccia cipolla culatello panino-001

Far intiepidire la focaccia, tagliarne una fetta a metà ed imbottirla con fette di Culatello di Zibello DOP: il Paradiso può attendere…

Vi auguro un felice fine settimana, alla prossima

 


La Festa del Pane ad Ampezzo, la Carnia in Rosa.

Fornaio legno pane-001     

Il primo giugno sono andata ad Ampezzo, alla festa del Pane, ed ho approffittato dell’occasione per fare un saluto a Rosetta   che vive, beata lei, in quel paradiso.

Le Genti di Carnia hanno sempre avuto fama di essere persone chiuse, scontrose, diffidenti; anch’io ho coltivato questo preconcetto per molto tempo: sono triestina e noi triestini, favoriti dal clima , dal mare e dalla posizione geografica abbiamo un carattere più solare, forse all’apparenza superficiale e caciarone…

Col motto: sempre alegri mai passion viva là e pò bon, alleggeriamo la nostra vita; i Carnici, chiusi nelle loro Valli o tra le montagne, hanno avuto ben poco da ridere, spesso lasciati soli dalle amministrazioni che avrebbero preferito che a poco a poco abbandonassero la loro terra così da avere meno responsabilità e meno dispendio economico (parere personale).

ampezzo     

Foto dal web (cliccare per conoscere un po’ di storia).

I cambiamenti hanno sempre bisogno di tempo, di molto tempo, sradicare vecchie abitudini e cercare di dimenticare il passato non è facile ma quella domenica, lungo la strada, ho letto un bel racconto, nuovo, mi ha parlato di una Carnia gioiosa, ospitale, generosa.

Enemonzo, bicicletta legno omaggio giro-001

Bicicletta alle porte di Enemonzo

In occasione del passaggio del 97° Giro d’Italia, la Carnia si è vestita di rosa, i paesi si sono uniti per addobbare case, negozi; per l’occasione hanno sfoderato il loro innato talento artistico costruendo enormi biciclette, questa dominava il grande prato di fronte all’Agriturismo da Tiziano, ne avevo parlato qui, mi ero fermata a fotografare lo scultore che stava preparando l’insegna che oggi è completata:

agriturismo Tiziano insegna ultimata-001

Pochi metri dopo troneggiava questa splendida mano che trattiene tra le dita uno spicchio di formaggio, Enemonzo è conosciuta per l’eccellenza dei formaggi che si possono ammirare e comperare nella grande e fornitissima latteria che si trova sulla strada alla fine del paese.

Enemonzo insegna mano formaggiopp-001     

Mentre fotografavo è uscito dal negozio il titolare che, orgoglioso (a ragione), mi ha detto: l’ho scolpita io.

La giornata era bellissima, anche il sole voleva festeggiare il passaggio delle ammiraglie che si stavano trasferendo verso il luogo della partenza dell’ultima tappa; proseguivo verso Ampezzo, di fronte a me la strada si apriva tra i prati, i campi, il verde confortante di una natura ancora incontaminata.

Arrivo ad Ampezzo, per accogliere i corridori i paesani hanno costruito una bicicletta rosa, i palloncini, dopo il passaggio hanno chinato il capino:

bicicletta rosa Ampezzo-001     

Tutto, in paese, ha qualche dettaglio rosa, un grande fiocco su una ringhiera:

  Ampezzo ringhiera fiocco rosa pp-001

Un fiocco su un vecchio portone:

Ampezzo, vecchio portone fiocco-001     

Uno sulla grata di una vecchia finestra:

Ampezzo finestra fiocco rosa-002     

E per la gioia dei bambini, proprio sulla stradina dove abita Rosetta ecco Peppa:

Ampezzo peppa rosa-001     

E tanti, tanti palloncini, questi e pochi altri hanno resistito, forse perchè erano troppo in alto? ;-)

Ampezzo palloncini rosa-001     

Anche qui i palloncini hanno resistito, chissà come mai ;-)

macelleria Ampezzo-001     

É arrivata l’ora di pranzo, Rosetta ha preparato un meraviglioso goulash con la polenta, s’inizia con il formaggio Asìno che conquista Fiamma, una sua amica, ospite anche lei col marito, che poi lo cercherà (non il marito ma il formaggio :-D ), inutilmente, per tutte le bancarelle.

Non si perde d’animo e compera il Formadi Frant, come resistere a tanta simpatia?

Formadi frant-001     

Le bancarelle si alternano, pane, artigianato, erbe, ecco, finalmente, vedo dal vivo il famoso Radic di Mont, ne compero un mazzetto che ho messo sott’olio la sera stessa, la signora del banco conosce bene il mio blog e mi fa i complimenti ♥

Radic di mont-001     

Sono attirata da una figura che vedo in lontananza, sta intagliando il legno: è Bruno Candido:

Bruno Candido al lavoro-001   

Fa dei lavori straordinari: tutti gli antichi attrezzi in miniatura, compresa la gerla delle Portatrici Carniche:

collage Bruno Candido1   

Ritorniamo verso casa, si è fatto tardi, Rosetta mi ha regalato delle piantine di zucchine lunghe e voglio portarle allo zio, un ultima occhiata al Campo da calcio in onore dei mondiali che arriveranno da lì a poco: è stato dipinto seminando radicchio; era ancora coperto dalla rete per evitare incursioni ;-)  se volete vederlo com’è oggi, in tutto il suo splendore andate da Rosetta. 

omaggio ai Mondiali (radicchio)-001   

Per oggi è tutto, ci tenevo a condividere questa splendida giornata, prossimamente vi racconterò com’è andata dallo zio tra scorpacciate di ribes, ciliegie e chiacchiere nella natura; ogni tanto mi piace uscire dalla cucina e portarvi a passeggio insieme con me.

Vi saluto, alla maniera di Carnia:

mandi fruta pp-001   


Piselli Grigliati al profumo di Menta, dal campo alla padella.

piselli alto s

Ci sono ricette che posso fare soltanto pochi giorni all’anno e, per me, diventantano preziose; chi ha la fortuna di poter comperare frutta e verdura a kilometro zero sa di cosa parlo.

Questi piselli poche ore prima di essere su quella piastra di ardesia stavano nel campo a crogiolarsi al sole.

piselli fiore-001

L’idea è nata, ispirata da una foto su pinterest, lì c’erano le fave cotte sulla bistecchiera.

piselli  bacello aperto menta-003

Qui l’unico grasso è nella marinatura che, prima della cottura viene rimossa.

piselli marinatura-001

Piselli nella marinatura.

Ingredienti per 1 persona:

piselli freschi con bacello, di sicura provenienza.

Ingredienti per la marinatura:

  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva,
  • 1 cucchiaio di salsa di soia,
  • ½ cucchiaino di sale affumicato,
  • ½ cucchiaino di peperoncino di calabria in polvere,
  • 1 cucchiaio di foglie di menta fresca tritate finemente.

collage piselli padella1

Come fare:

lavare ed asciugare i bacelli, metterli in una terrina assieme agli ingredienti per la marinatura, mescolare, coprire e lasciar riposare per 30 minuti (volendo si può prolungare fino ad un’ora).

Scolarli dalla marinatura e pulirli con carta da cucina eliminando i residui.

Sistemarli sul fondo della padella o della bistecchiera precedentemente riscaldata e, a fiamma forte, farli colorire (c.ca 6 minuti).

Girarli dall’altro lato e farli tostare sempre a fiamma forte per altri 6 minuti, coprire e spegnere il fuoco.

Far riposare per qualche minuto e servire: vanno mangiati succhiando i piselli dal bacello.

piselli bacello aperto pp-002

Ringrazio ancora amiche/amici e auguro a tutti una splendida domenica♥♥♥ la mia la passerò a stirare e dedicarmi, finalmente, al cambio di stagione.


Ravioli di Tropea alla Veneziana, Delizia Vaticana.

Ravioli di Tropea-001 

Ravioli di Tropea alla veneziana.

É deciso, farò la raviolaia nel bosco e, senza perdermi in ciance, sono già al lavoro per definire il menù, mi piace troppo fare i ravioli ma questo lo avete evinto vero?

Non è facile preparare qualcosa con le Delizie Vaticane; come hanno scritto le mie colleghe, si fa fatica a non tagliare una bella fetta di pane, tostarla, spalmarla con queste bontà e mangiarsela avidamente… Ma non posso, almeno non prima di aver sperimentato una degna alternativa alla cucchiaiata furtiva ;-)

Questi ravioli li ho pensati per poter utilizzare il Patè di Cipolla di Tropea  Delizie Vaticane   che, abbinato al fegato e la salvia, ha dato il meglio di se: se amate il fegato alla Veneziana, fate questi ravioli, vi conquisteranno.

Questi tre li ho mangiati io a pranzo e non vedo l’ora di fare il bis questa sera quando li preparerò per ello; l’unica maniera che ho per farlo desistere dal rubacchiarmi i prodotti che ricevo, è dirgli: non toccare che devo farti una ricetta ;-)

salvia alto patè cipolla-002 

Parto con la ricetta che sembrerà articolata ma è semplicissima, inizio con i veli di cipolla di Tropea fritti (Alfonso Iaccarino), un’idea anche per decorare i piatti.

Ho inserito nell’impasto anche salvia fresca macinata; questa volta ho voluto  farli piccoli perchè, con un ripieno così importante, è necessario rispettare l’equilibrio di sapori.

veli cipolla di Tropea-001 

I veli sono le pellicole che separano gli strati di cipolla: si tolgono, si friggono per pochi secondi in olio a 130°C., io ho il termometro ma potete regolarvi anche senza, è semplicissimo.

Scolare i veli, asciugarli sulla carta assorbente ed infornarli a 50°C. per renderli croccanti (c.ca 30 minuti).

Tamponarli con la carta e macinarli col macinino da caffè, così da ottenere una polvere da inserire nell’impasto.

Patè cipolla-001 

Ingredienti per il ripieno (mantenere la proporzione di 1 parte fegato, 1/2 di patè):

  • per farcire 1/3 d’impasto ho adoperato 40 g. di fegato cotto senza grassi,
  • sale,
  • pepe,
  • 20 g. di patè di cipolla,
  • salvia fresca tritata (a piacere).

Come fare:

pulire dalla pelle e cartilagini il fegato, tagliarlo a pezzi e cuocerlo senza grassi in una padella antiaderente o sulla griglia, salare e pepare.

Frullarlo, unire il patè di cipolla e la salvia, amalgamare e riporre in frigorifero fino al momento dell’uso.

   collage ravioli di Tropea-001 

Ingredienti per la pasta:

ho fatto lo stesso impasto del Raviolo Fiore, l’ho diviso in 3 parti ed ho inserito in un terzo la polvere di cipolla e la polvere di salvia fresca.

  • 250 g. di farina Manitoba setacciata (Raffaello consiglia di setacciare sempre le farine),
  • 150 g. di semola rimacinata,
  • 5 g. di sale,
  • 30 g. di olio EVO,
  • 200 g. di acqua tiepida (30°C.),
  • polvere di cipolla di Tropea (per 1/3 di impasto i veli di 2 cipolle),
  • 1 cucchiaino di salvia fresca macinata.

Ravioli di Tropea da finire e finito att.-001 

Come fare i ravioli (in corsivo la versione base):

mettere in una boule le farine ed aggiungere, mescolando ed impastando come al solito, tutti gli ingredienti, formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero 2 ore o più.

Dopo aver diviso in tre parti ho aggiunto al terzo per questi ravioli, la polvere di cipolla e di salvia, ho impastato bene per amalgamare e distribuire perfettamente i due ingredienti, ho avvolto nella pellicola ed ho riposto in frigorifero.

Ho steso la pasta al solito, con la mia nonna Papera ed arrivata alla tacca 7 ho distribuito le foglioline di salvia, ho coperto con l’altra sfoglia ed ho tirato ancora fino alla tacca 6 per non rompere le foglie.

La sfoglia per la base l’ho tirata fino alla tacca 7 e l’ho ritagliata con un coppapasta rotondo (4 cm.); la sfoglia con le foglioline l’ho ritagliata con un coppapasta di una misura superiore (4 cm e 1/2) in maniera da contenere il ripieno.

Dopo aver chiuso i ravioli li ho ritagliati con l’attrezzino apposito e li ho cotti in acqua bollente salata.

Condimento:

  • olio extravergine d’oliva aromatizzato alla salvia.

collage foglioline salvia veli cipolla n 

Decorazione:

  • anellini di cipolla di Tropea infarinati con farina di riso e fritti,
  • foglioline di salvia infarinate con farina di riso e fritte,
  • veli croccanti di cipolla.

 Ravioli di Tropea interno pp1-001 

Interno Ravioli di Tropea alla Veneziana.

Per oggi è tutto, a presto


Vellutata con Fiori di zucca, Piselli e Menta, indizi d’estate.

Crema di fiori di zucca e piselli alto multicolor

Vellutata effetto pois multicolor (non sono Smarties ;-) )

La primavera ha capito che l’estate è in viaggio ed è il momento di fare le valigie e lasciarle il Campo; giusto il tempo di sistemare gli ultimi fiori, le gemme e i boccioli, poi sarà l’estate a trasformarli in buon cibo sano.

A dir la verità, in questi ultimi anni è diventata più capricciosa e svogliata, è stanca di vedersi portare via il lavoro dall’autunno e dall’inverno, senza parlare delle primavere di tutto il mondo che arrivano tutto l’anno con brutte copie di fiori e frutti senza profumo e sapore.

Non si sente più la protagonista, sono lontani i tempi in cui tutti l’aspettavano impazienti, quanti desideri espressi mangiando la prima fragola, la prima ciliegia, quanti mazzi di fiori colorati, quanti sguardi meravigliati osservavano spuntare le prime viole, ma forse c’è ancora una speranza, è ottimista; l’uomo ha bisogno di lei e capirà.

pisello fiore-001     

Fiore di pisello.

Ieri mattina sono andata da Milva, la mia adorata contadina di fiducia, per vedere cosa c’era di buono; stava ritornando dal campo con un secchio di piselli.

Sono i primi, hanno appena iniziato, mi ha detto, li ho raccolti per una signora ma se ne vuoi un po’ te li do; non me lo sono fatta ripetere, erano bellissimi, ancora caldi di sole, come non prenderli?

Nel suo stanzino c’ era anche una cassetta piena di fiori di zucchina: la gente non li vuole e così li tolgo e li do a chi li vuole,  io li voglio, ho esclamato, prendili, te li regalo!

Era da un pò che pensavo di utilizzarli in una vellutata, avevo già fatto un pesto per condire la pasta ed un cuore morbido per un tortino; ora avevo anche i piselli freschi, è fatta, ho pensato, non mi resta che andare in cucina, ma non prima di aver fatto una capatina nel campo a fare qualche fotografia e raccogliere un fiore.

piselli freschi Milva     

Le dosi sono a piacere, è una ricetta versatile che si presta a molte varianti.

Ingredienti per 2 :

  • piselli freschi,
  • fiori di zucchina,
  • 2 cucchiai di panna acida o yogurt greco,
  • menta fresca,
  • 1 grano di pepe della Jamaica (o pepe a piacere),
  • acqua di cottura dei piselli,
  • sale.

 collage piselli fiori zucchina     

  Come fare:

togliere il pistillo dai fiori di zucchina e lavarli sotto l’acqua corrente; cuocerli a vapore, io li cuocio in microonde nell’apposito contenitore a 600W per 4/5 minuti: in questo modo mantengono il colore e sapore.

Cuocere i piselli in acqua salata, la stessa acqua servirà per allungare la vellutata; scolarli e metterli in acqua fredda, sempre per mantenere il colore brillante; conservarne qualcuno per la decorazione.

Trasferire fiori e piselli nel bicchiere del minipimer, frullare ed aggiungere man mano l’acqua di cottura fino ad ottenere la consistenza desiderata.

Aggiungere la panna acida e le foglioline di menta, aggiustare di sale e versare nelle fondine.

Grattugiare il pepe, io ho adoperato quello della Jamaica che ha un profumo delizioso ma potete adoperare quello che avete, la mia scelta è un vezzo da foodblogger ;-)

Decorare con i piselli e le foglioline di menta, ottima, è piaciuta anche a ello, diciamo che l’ha mangiata quasi tutta lui ;-) , si può servire con crostini di pane all’aglio.

Crema di fiori di zucca e piselli basso     

Vellutata con fiori di zucchina, piselli feschi e menta.

Se siete vegani sostituite la panna acida con la stessa quantità di polpa di avocado maturo.

Se siete intolleranti al lattosio adoperate i prodotti consentiti, anche una ricotta di capra o yogurt di capra sono perfetti e regalano un sapore in più.

Se volete aumentare l’apporto proteico potete aggiungere polvere di prosciutto o striscioline di bresaola; insomma, fate voi, sbizzarritevi.

Crema di fiori di zucca e piselli metà1     

 


Crema di More di Gelso e Plum Cake: salviamo le More, le Rosse, le Bionde.

Crema di more 2 altoe                   

Il gelso ha una storia, un passato glorioso legato alla preziosa seta, che si ricavava sacrificando i bozzoli costruiti dai bachi da seta (Bombyx mori) che si nutrono esclusivamente con le loro foglie.

Alle medie la professoressa di scenze  aveva procurato ad ognuna di noi 1 baco da seta (allora si trovavano ancora allo stato naturale proprio tra le foglie di gelso) da tenere in una ampia scatola con numerosi fori per l’aereazione.

 Avevamo il compito di nutrirlo, con le foglie di gelso, unico cibo a lui gradito, di osservarlo durante la sua trasformazione e di annotare i vari passaggi e le nostre impressioni.

Ho avuto quindi la fortuna di assistere a tutta la sua metamorfosi, al lento costruire attorno a se il bozzolo con quel fil di seta che era la sua bava; ricordo il candore e la lucentezza di quel bozzolo che, poi, lentamente ingialliva ed era allora che aprivo la scatola e la finestra della mia cameretta perchè tra poco la farfalla che c’era all’interno sarebbe volata via.

Lo confesso, quando scoprivo che il bozzolo era vuoto mi rattristavo e mi stupivo allo stesso tempo per questo miracolo della Natura.

Le altre cose che avrei da raccontare le lascio per la prossima volta, intorno ai gelsi, alle more, ruotano tanti episodi, tanti ricordi; mi ha messo malinconia vedere tutte quelle more sulla strada sterrata e il silenzio non interrotto dalla voce di bambini che fanno a gara a chi ne raccoglie di più ma, si sa, i tempi cambiano, non esistono più le stagioni ed, aimeh, anche i bambini vengono indirizzati verso nuove strade, che li stanno allontanando sempre più dalla natura.

  gelso con more-001                 

Giorni fa sono andata a prendere per la coda gli ultimi fiori di sambuco, alcuni per fare lo sciroppo ed altri  seccarli per l’inverno; lungo la strada sterrata c’era un’infinità di more di gelso cadute dai rami e così, la mattina dopo, con uno scolapasta sono tornata sul posto.

Erano anni che non le raccoglievo più: ogni volta che mi decidevo, era già finita la loro breve stagione.

Da queste parti ci sono tanti gelsi (morari), i contadini solitamente, quando li potano, usano i polloni per legare le viti (ne ho parlato anche qui), avevo parlato anche dei bachi da seta, d’altronde è inevitabile, ma ora andiamo in cucina.

Crema di more ramettopp-001                 

Questa ricetta l’ho presa dal libro che ho già citato: 1000 ricette con la frutta (€. 3,90), niente foto patinate, ingredienti introvabili ma semplici ricette per poter utilizzare tutta la frutta, sia nel dolce che nel salato, nei liquori, nelle marmellate ecc., nel libro questa ricetta è intitolata: schiuma ghiacciata di more, ho omesso la vanillina adoperando lo zucchero vanigliato in casa con la bacca di vaniglia ed ho sostituito la farina con quella di riso.

Il colore ricorda più un budino alla liquirizia ma è dato dall’aggiunta del latte, e dei tuorli che smorzano, inevitabilmente, il colore naturale del frutto; preparerò la stessa con le more bianche così vedremo che colore assumerà.

more nel cesto-001         

Cesto Donna Avventura.

Ingredienti per 4 persone:

  • 500 g. di more rosse di gelso (600 g. ho abbondato),
  • 200 g. di zucchero vanigliato con la bacca,
  • 250 g. di panna montata,
  • 400 g. di latte,
  • 5 tuorli,
  • 2 cucchiai di farina di riso.

 more cotte per crema-001               

Come fare:

lavare le more e privarle del picciolo, un lavoraccio ma consigliato, scolarle e metterle in una pentola con un po’ d’acqua e farle cuocere finchè saranno sfatte (8/10 minuti), frullare e far raffreddare il composto nella stessa pentola.

Nel frattempo lavorare a crema i tuorli con lo zucchero ed aggiungere la farina, unire il latte e versare tutto nella pentola col frullato di more.

Cuocere a fiamma bassissima, mescolando con la frusta fino al raggiungimento della densità di una crema pasticcera; sarebbe già pronta da mangiare così, potete tenerla in frigorifero ed aggiungere all’occorrenza la panna montata.

Dopo aver aggiunto la panna, muovendodelicatamente la spatola dal basso verso l’alto, versare la crema in coppette o bicchierini decorando a piacere.

Si può alternare, come ho fatto io, la crema con strati di more; una delle due coppe le ho decorate con fiocchetti di panna acida così da contrastare con la dolcezza, perfetta anche della granella di frutta secca ma, fate voi.

plum cake sfornato-001     

Ora un’altra idea, velocissima, perfetta per chi ha il famoso vasetto della Torta di Padre Pio (alla fine un link esaustivo), solitamente questa torta ha la forma rotonda ma ho voluto variare ed aggiungere, al posto delle mele, le more di gelso, mantenendo le noci come da ricetta originale.

Chi non avesse il vasetto può fare il solito plum cake, sostituendo la tipologia di frutta: le more di gelso danno una bella consistenza umida, quella che io prediligo.

Premetto che io non seguo la catena, ho ricevuto il vasetto dalla moglie di un collega di ello e l’ho diviso solo con Annina la vicina che continua a sfornare la torta ogni settimana.

Io avevo il composto in stand by, non amo buttare il cibo; era fuori dal frigorifero, coperto, senza cure ma lo vedevo sempre vivace e così ho deciso di provare questo plum cake: nel link troverete anche le indicazioni per partire da zero (se non volete continuare la catena), provate, ve lo consiglio.

plum cake da infornare pp-001   

plum cake di Padre Pio interno-001   

Ed ecco i link:

Per la Torta di Padre Pio    

La musa ispiratrice per “Salviamo le more”

Ed un portafortuna, per chi mi segue sempre con affetto e per me:

coccinella su foglia gelso bianco-001           

P.S.: nelle categorie ho aggiunto “senza lattosio” perchè chi è intollerante può sostituire i latticini con i prodotti senza lattosio, la farina di riso è senza glutine ma i celiaci facciano attenzione alla spiga barrata sulla confezione.

Alla prossima, buon fine settimana.


Baci di Tropea: Delizie Vaticane.

Baci di Tropea alto orr-001       

Mi sono sempre piaciuti i Baci di dama, posso dire che sono, dopo i Cavallucci di Siena, i miei biscotti preferiti e, dopo aver assaggiato la variante salata, ho deciso che, prima o poi li avrei fatti.

Chissà perchè ma ho sempre pensato che fossero una mission impossible, tipo i macaron ed invece sono facilissimi e versatili: davvero una bella scoperta.

Ho pensato a questi Baci di Tropea per valorizzare la Mousse di Cipolla delle Delizie Vaticane        : solitamente queste marmellate agrodolci vengono gustate con i formaggi e questi baci sono perfetti; ho sostituito le mandorle, piuttosto dolci, con i pistacchi che hanno un sapore più deciso.

Ho adoperato un Parmigiano Reggiano 36 mesi, più saporito ma un pecorino ci starebbe d’incanto (chissà se Max me ne indica uno ;-) )

Ora andiamo a divertirci in cucina.

Baci di Tropea pp-001       

Ingredienti per i baci:

  • 150 g. di farina 00,
  • 150 g. di farina di pistacchi,
  • 150 g. di burro,
  • 100 g. di parmigiano Reggiano 36 mesi grattugiato,
  • 2 cucchiai di birra Weizen (andrebbe vino bianco ma non ne avevo),
  • sale

Ingredienti per la farcitura:

mousse di Cipolla Delizie Vaticane.       

collage baci di Tropea       

Come fare:

preriscaldare il forno a 150°C.

Tritare i pistacchi e ridurli a farina; metterla nel robot da cucina con la farina, il vino bianco, il burro a pezzetti, il sale e il formaggio grattugiato.

Azionare ad intermittenza fino ad ottenere un composto sabbioso; compattarlo sulla tavola, avvolgerlo nella pellicola e metterlo in frigorifero, potete anche prepararlo il giorno prima.

Prendere l’impasto e tagliarlo a fette man mano che preparerete le palline (per farlo ammorbidire meglio e poco alla volta);  io ho fatto le palline da 6 g. l’una.

Disporle sulla teglia coperta con carta forno ed infornare per 15/20 minuti.

Sfornare i baci, farli raffreddare e farcirli con la mousse di Cipolla, inserirli nei pirottini e servirli così, un’idea per un buffet.

Baci di Tropea sacco-002         

 Alla prossima


Delizie Vaticane, Pacchi Misteriosi e Sfida all’ultimo “Mi piace”…

Pacco Delizie Vaticane   

Quando il postino mi ha detto: un pacco per lei, ho pensato: ma non aspetto nessun pacco; poi, vedendo la provenienza, mi sono detta: qui Gatto      ci cova, ovviamente Nuccio Gatto, l’uomo che ristabilisce gli equilibri in questo mondo quasi tutto al femminile ;-)

Ho aperto il pacco e… Mi sono venute le lacrime agli occhi, come mai? Il pacco conteneva le splendide Cipolle di Tropea I.G.P.

Cipolle di Tropea1-c   

Con queste Cipolle Rosse di Tropea I.G.P.,  prodotto Slow Food di Calabria     l’ Azienda Delizie Vaticane      produce golose leccornie, utilizzando anche altre eccellenze di Calabria, peperoncino ‘Nduja, olive, origano, tutti prodotti che si nutrono di sole e brezza marina, ecco una carellata:

Mousse di cipolla-001   

Mousse di Cipolla: irresistibile!!!

Bruschetta Tropeana-001   

Bruschetta Tropeana.

bomba Vaticana-001   

Bomba Vaticana.  

5 sfizi-001   

5 Sfizi con ‘Nduja.

Patè di cipolla-001   

Patè Cipolla.

Oggi non ho nessuna ricetta, sono stata senza forno fino ad un’ora fa ma da ora sarò operativa ed onorerò l’omaggio dell’Azienda Delizie Vaticane, però… c’è un però: sarò fuori sfida perchè non ho né pagina né il profilo su FB e sarei la quarta incomoda ;-)

Però, promesso, sarò agguerrita e competitiva come se fossi lì,  questo Gatto dispettoso        avrà “Cipolla per i suoi denti”, così impara a sfidare delle foodblogger TOSTE come quelle che ha scelto :-P

Per quanto mi riguarda è tutto, ora… Non mi resta che “piangere” :-D


I.S.I.T. Eccellenza e Cortesia.

ISIT2-001         

É il secondo anno che l’I.S.I.T. Istituto Salumi Italiani Tutelati affida a noi foodblogger il piacevole compito di far conoscere e divulgare la cultura dei Prodotti Italiani di eccellenza, tutto ciò non senza un importante impegno economico, che di questi tempi non è poco.

Ed è anche il secondo anno che partecipo a questo contest, senza obbligo di banner, di mi piace su fb o quant’altro e questo per me è un valore aggiunto.

Il mio pacco conteneva un trancio di Culatello di Zibello DOP (più di 2 kili) ed un trancio di Prosciutto Crudo di Modena DOP (più di 1 kilo); ho messo in evidenza il peso anche per rimarcare la parola cortesia che c’è nel titolo: ci sono state richieste soltanto 2 ricette, una per prodotto ricevuto.

Non ho mai assaggiato nessuno dei due prodotti,  in Friuli abbiamo il culatello di Sauris, buonissimo ma quello di Zibello ha una storia di prestigio da raccontare.

Per  conservarlo, mantenendo intatte caratteristiche e gusto, è consigliato di avvolgerlo in un canovaccio inumidito con vino bianco e lasciarlo riposare un paio di giorni.

Non conoscevo questo metodo che adotterò senz’altro perchè suppongo sia utile anche per evitare l’ irrancidimento e ossidazione ed avere un prodotto sempre di qualità dalla prima all’ultima fetta.

Per oggi è tutto, con questo post voglio soltanto ringraziare L’I.S.I.T. e tutti i Consorzi Italiani che s’impegnano a mantenere alto il buon nome dell’Italia e che hanno riposto in noi foodblogger tanta fiducia: non mi resta che iniziare a pensare alle ricette, con due prodotti così non sarà facile ma con l’ingrediente segreto, la passione, tutto è possibile.

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A presto


Raviolo Pesce ripieno di Baccalà su crema di peperoni e Baccalà pastellato all’aglio orsino: volevo fare la Raviolaia.

Raviolo pesce piatto azzurron                   

Se mi dicessero: hai un’altra possibilità, puoi vivere un’altra vita, puoi cambiare soltanto una cosa, io risponderei: vorrei tutto uguale, cambierei soltanto una virgola, ma la tengo per me.

Terrei anche gli stessi genitori perchè, nonostante le tribolazioni che mi hanno dato, li ricordo come persone affascinanti, ricche di personalità; genio e sregolatezza me l’hanno trasmessa loro e, considerando i tempi, non devono aver avuto una giovinezza facile.

Senso artistico,  creatività, amore per la natura, voglia di libertà, insofferenza a regole ed  imposizioni ; sprazzi di felicità hanno illuminato e dato un senso alla loro ed alla mia vita.

L’unica scelta che mi differenzia è quella di non aver avuto figli, perchè non si fanno figli se non si è in grado di offrir loro una vita serena; anche se non hanno grandi possibilità economiche, la ricchezza più grande che ogni genitore ha il DOVERE di offrire ai propri figli è l’AFFETTO e l’AMORE incondizionati: mai al mondo avrei voluto che mio figlio subisse ciò che ho subito io.

Ho rinunciato a cambiare la mia vita per un gatto,  continuo a farlo perchè c’è Perla accanto a me, che ha bisogno del mio affetto, di serenità e tranquillità, figuriamoci se avessi avuto un figlio, frutto di un amore e con tutta una vita davanti da vivere, una vita che non ha chiesto e della quale io sarei stata l’unica responsabile.

La mamma di Forrest Gamp diceva che la vita  è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita, per me è come un raviolo, anche se conosci il ripieno, non saprai che sapore avrà finchè non lo assaggerai.

Ecco, nella mia prossima vita voglio fare la raviolaia, in una baita nel bosco, vicino ad un mulino, qualche Animale a farmi compagnia e tanti ravioli, di tutti i colori e tutte le forme: per me fare i ravioli è come per un bambino costruire qualcosa col Lego, bellissimo!

E pensate alla sua versatilità, potete coinvolgere i vostri bambini nel creare forme fantasiose, potete ingannare i commensali riempiendo i ravioli con gli avanzi (puliti s’intende), potete far mangiare le verdure a chi non le vuol sentir nemmeno nominare e, non meno importante, potete divertirvi stimolando la fantasia.

Ma, nonostante i buoni propositi, nemmeno oggi sono riuscita a rimanere stringata e passo subito alla ricetta, possiamo chiamarla di riciclo o recupero: la scorsa settimana avevo fatto un fish senza chips, questo:

collage baccalà in pastella                   

La, chiamiamola particolarità, sta nella pastella alla quale ho aggiunto un cucchiaino di salsa all’aglio orsino, senza olio, solo foglie e sale che conservo nelle formine del ghiaccioli in congelatore.

Ingredienti per la Pastella:

  • farina,
  • acqua ghiacciata,
  • albume montato leggermente,
  • sale (se non adoperate la salsa),
  • 1 cucchiaino di salsa all’aglio orsino (scelta personale),
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

mescolare la farina con l’acqua fino a raggiungere la densità desiderata, montare l’albume non a neve ferma, amalgamare; se adoperate la salsa all’aglio orsino o altra erba a voi gradita, aggiungerla prima dell’albume.

Riporre in frigorifero a riposare, il riposo la migliora, meglio tenere in frigorifero fino all’ultimo momento anche il baccalà: lo shock termico farà sì che il fritto sia asciutto e fragrante.

Non potevo non menzionare questa ricetta perchè il baccalà col quale ho riempito il raviolo altro non è che gli scarti del filetto: la coda e le parti più sottili.

La forma del pesce l’ho ricavata da una stampa, una parte risulta più grande ed irregolare perchè serve a contenere il ripieno, la melanzana che vedete nel collage da la cremosità senza alterarne il sapore.

collage raviolo pesce-001                   

  Ingredienti per la pasta (la stessa del raviolo fiore):

  • 250 g. di farina Manitoba setacciata (Raffaello consiglia di setacciare sempre le farine),
  • 150 g. di semola rimacinata,
  • 5 g. di sale,
  • 30 g. di olio EVO,
  • 200 g. di acqua tiepida (30°C.).

pasta senza cacao macchinetta-001                   

Come fare la pasta:

 mettere in una boule le farine ed aggiungere, mescolando ed impastando come al solito, tutti gli ingredienti, formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero 2 ore o più (io l’ho fatta il giorno prima).

Stenderla con la macchina o, se siete brave sfogline, col mattarello; ricavare col coppapasta o ritagliare dalla forma/pesce il raviolo, riempirlo col composto di baccalà, inumidire i bordi e chiuderlo, siggilando con i rebbi della forchetta ottenendo anche una piccola decorazione.

Se non vi piace intravedere il ripieno, tirare la pasta ad uno spessore superiore, a noi piace così, rustega.

Ingredienti per il ripieno (essendo una ricetta di recupero, le dosi non sono rilevanti e gli ingredienti possono essere omessi o aggiunti):

  • baccalà, anche scarti (edibili),
  • capperi sotto sale,
  • filetto di acciuga,
  • polpa di melanzana alla Raffaello (avvolta nella pellicola e cotta al microonde, massima potenza, per 10 minuti),
  • olio di cottura salsa di peperoni,
  • sale se necessario,
  • peperoncino in polvere.

Come fare il ripieno:

tagliare grossolanamente gli scarti del baccalà e saltarli in una padella antiaderente con l’olio dove sono stati fatti cuocere i peperoni per la salsa, aggiungere i capperi, spegnere e far raffreddare.

Nel frattempo ricavare dalla melanzana cotta la polpa necessaria a rendere cremoso e leggero il ripieno che avremo amalgamato in una terrina assieme ad un filetto di acciuga tritato, altri capperi, se vi piacciono, ed un pò di polpa di peperoni.

Aggiustare di sale e peperoncino, ricordate che il ripieno dev’essere sempre più sapido del solito, mantenendo la sapidità normale rischiate di avere un raviolo/tortello ecc, insipido.

Cottura:

Portare ad ebollizione l’acqua salata ed immergere (io lo faccio con la schiumarola) il raviolo, abbassando la fiamma, essendo questa pasta molto sottile, quando il raviolo viene a galla, farlo cuocere ancora per 1/2 minuti.

Come fare la salsa di peperoni:

non amo mettere troppi link in un post però per questa salsa andate a vedere il link è un’idea di una mia amica che vi piacerà e la potrete utilizzare per molte preparazioni, ora che siamo in stagione o quasi è perfetta, si può preparare, sterilizzare o congelare  e conservare per l’inverno, provate  se vi va.

Io Berghofer     

Per oggi è tutto, a presto

 


Mini Mac e Patate Fritte in versione dolce, Amazing Food.

mini mac e patate fritte-cn 

Finalmente so cosa significa Amazing (sono ignorantella e non conosco l’inglese); su Pinterest molte cose sono Amazing ed oggi, cercando su google cibo sorprendente, ho scoperto che Amazing significa sorprendente, ecco, questo è cibo sorprendente perchè arriva nel piatto dopo illuminazioni, idee, elaborazioni e perfezionamenti dello Staff, devo dirvi che Staff? Ma quello degli Amici di Godia, no!

Questo autunno riprenderò a frequentarli, ho ancora troppe ricette da condividere e sperimentare e non voglio che se ne accavallino altre.

In questi corsi ho imparato molti trucchetti che sono ormai diventati protagonisti nella mia cucina di casa: la polpa di melanzana per ammorbidire, rendere cremosi i ripieni senza appesantirli che ho anche adoperato per il ripieno di quei due ravioli che ho anticipato.

Le patate alla Raffaello che adesso non posso fare a causa del forno k.o., senza parlare delle purea di frutta, straordinario metodo per conservare la frutta.

Se fossi giovane con l’intenzione di coltivare questa passione e farla diventare professione farei anche quei corsi base dove impari a fare il fondo bruno, il fondo chiaro ecc. ma, anche i vari fondi si trovano pronti alla Metro e quindi…

Anche questi panini, con l’impasto dei savarin, si possono fare e conservare in congelatore o, come potete vedere nella foto, si possono mettere sottovuoto.

All’occorrenza si scongelano o si tolgono dal sacchetto (in questo caso si fanno rigonfiare lasciandoli semplicemente a temperatura ambiente) e diventano una merenda sana per i vostri bambini, da portare all’asilo o a scuola: sapete cosa c’è dentro ed i vostri bambini fanno un figurone dicendo ai compagni di asilo/scuola: li ha fatti la mia mamma

Mini mac sottovuoto-001 

Menziono Sabrina di Colazioni a letto che, da mesi sta portando avanti una rubrica interessante ed utilissima per le mamme che è : Le Merende di Camilla, pubblica le merende che prepara in casa, per sua figlia, complete di bibita.

Ecco l’utilità ed il senso di un blog, lei è una persona molto discreta e riservata ma dovrebbe pubblicizzare di più questa sua intelligente iniziativa, merita di essere conosciuta, divulgata ed imitata; andate a vedere se vi va (non la linko perchè fa parte delle foodblogger regionali del grupo su fb e non voglio daneggiarla).

Ma ora andiamo in cucina: questo mini mac dolce è composto da un pane dolce (savarin), una ganache formata da polpa di pesche, cioccolato fondente che simula la carne.

Il finto formaggio è formato da una lastra di cioccolato bianco con l’aggiunta di panna e zafferano da dosare fino al raggiungimento del classico colore del formaggio.

Le finte patate fritte non sono nient’altro che dei bastoncini di mango ed il ketchup è una salsa al lampone.

Ingredienti per i panini:

  • 250 g. di farina 00,
  • 5 g. di sale,
  • 10 g. di lievito per dolci,
  • 15 g. di zucchero,
  • 50 g. di acqua tiepida (dove sciogliere il lievito con lo zucchero),
  • 100 g. di uova intere,
  • 100 g. di burro freddo a cubetti (da aggiungere alla seconda lievitazione).

mini mac teglia da infornare-001

Come fare i panini:

mettere la farina (setacciata) in una boule e mettere al centro il lievito sciolto, assieme allo zucchero nei 50 g. di acqua tiepida, mescolare ed unire, poco alla volta il composto di uova.

Amalgamare, coprire e far lievitare a 30°C. con umidità al 70% per 1 ora (per creare il vapore mettere una bacinella d’acqua nel vostro forno a meno che non abbiate quello a vapore).

Nella seconda lievitazione aggiungere il burro, amalgamarlo, formare dellle piccole palline un po’ più grandi delle noci e metterle nella teglia dei muffins, far lievitare ancora un’ora come per la prima lievitazione.

Prima di infornare cospargere la superficie con sesamo, volendo anche semi di papavero, sesamo nero ecc. (ndr).

Infornare, forno ventilato, a 190/200°C. per 4 minuti, si, avete letto bene, 4 minuti, questi panini sono piccolissimi, dei bottoncini, come dice Emanuele.

collage mini mac 

Ingredienti per l’acqua di ginger:

  • 25 g. di zenzero fresco,
  • 100 g. di acqua.

Come fare l’acqua di ginger:

far bollire per 5 minuti lo zenzero con l’acqua: questa acqua servirà nella preparazione della polpa di frutta da inserire nella ganache per il finto hamburger.

Ingredienti purea di pesche (da inserire nella ganache per finto hamburger):

  • 25 g. di acqua di ginger (vedi sopra),
  • 125 g. di polpa di pesca,
  • 100 g. di acqua,
  • 90 g. di zucchero.

Come fare la purea di pesche:

mettere gli ingredienti in un pentolino e sciogliere lo zucchero, ATTENZIONE NON DEVE BOLLIRE, far raffreddare in acqua e ghiacco, frullare.

Ingredienti per la ganache finto hamburger:

  • 60 g. di cioccolato fondente al 60/70%,
  • 1 cucchiaio di miele di girasole o acacia o millefiori,
  • 1 presa di sale,
  • 70 g. di purea di frutta.

Come fare la ganache:

sciogliere a bagno maria il cioccolato col miele, aggiungere il sale e la purea di frutta, mescolare a mano.

Ingredienti per il finto formaggio:

  • cioccolato bianco,
  • panna fresca,
  • zafferano (va bene anche quello in polvere).

Come fare il finto formaggio:

sciogliere a bagno maria il cioccolato, aggiungere la panna, poco alla volta, mescolare delicatamente ed unire lo zafferano (pochissimo) per ottenere la colorazione classica del formaggio per questo tipodi panino).

Stendere il composto tra due fogli di carta forno o di silpack e livellatelo, far raffreddare e ritagliare col copapasta della misura del panino.

Ingredienti per le finte patate fritte:

mango tagliato a bastoncini.

Ingredienti per il finto ketchup (le dosi decidetele voi, potete conservare il composto in frigorifero):

  • lamponi,
  • zucchero a velo.

Come fare il finto ketchup:

frullare i lamponi con lo zucchero a velo.

Come comporre il mini mac:

tagliare i paninetti, con la sac a poche mettere sulla base la ganache, appoggiare sopra il finto formaggio premendo leggermente finchè sotto comparirà il finto hamburger.

Impiattare mettendo a lato le finte patate fritte ed il finto ketchup, volendo (ndr) potete dare una nota di verde con delle foglioline di menta che stanno bene sia con i lamponi che col cioccolato bianco.

Ecco, è tutto, sembra articolato ma è semplicissimo, si può preparare tutto in anticipo per utilizzare all’occorrenza.

Emanuele Anna mini mac ma quanto mi diverto-001 

 Emanuele ed Anna: ma quanto mi diverto!!!

 Auguro a tutto lo staff degli Amici di Godia di avere grande successo con l’evento che stanno preparando ed al loro stagista Luca di guarire al più presto per ritornare a condividere insieme a loro la sua grande passione per la cucina: forza Luca, un passo alla volta ed arriverai al traguardo, mi parlano sempre di te, sei nel cuore di tutti

 


Finto Magnum alle Erbe: Maggio, il mese delle Rose e delle Frittate, nulla è come sembra.

Frittata erbe stile Magnum-001 c.

Magnum alle erbe.

É incredibile quanto aumenti il desiderio di qualcosa proporzionalmente alla impossibilità, anche momentanea di averla o farla, nel caso specifico una semplice frittata al forno che diventa mission impossible se hai il forno rotto.

Ieri il tecnico ha decretato la morte cerebrale del mio forno, il famoso fulmine di settimane fa ha colpito la scheda danneggiando il termostato e per questa frittata dovrò aspettare ancora.

Era stato amore a prima vista lo scorso autunno quando a Beivars, in occasione della chiusura stagionale dell’orto urbano, lo Staff degli Amici di Godia, rappresentato da Michela Scarello ed il mitico Raffaello Mazzolini, aveva preparato questa prelibatezza.

In questa variante c’era anche della ricotta per dare più consistenza mentre, per lo stecco Magnum gli ingredienti sono ridotti all’essenziale: uova, erbe, latte; nulla vieta di arricchire il tutto con formaggi a piacere e/o affettati, NO SALAME per favore!

Frittata erbe orti

Quadrotti di frittata e ricotta.

La frittata che presento oggi l’ho assaggiata al corso, a Godia: il corso che io ho intitolato: Nulla è come sembra, quello delle tagliatelle di seppia per intenderci ed altre leccornie sorprendenti:

Pizza nostrana scatola-001  pizza nostrana dolce morso-001

Pizza (dolce)

St Honorè-001

St. Honorè (salata)

mini mac e patate fritte-001

Mini Mac e patate fritte (dolce)

Ovetto Kinder-001

Ovetto Kinder (salato)

Se avete il Bimby per voi sarà una passeggiata ottenere una crema di erbe dal verde brillante e dalla consistenza setosa sennò fate come farò io, sbianchendo le erbe, raffreddandole immediatamente con acqua gelata e frullandole col minipimer alla massima velocità.

Ingredienti:

  • 3 uova,
  • latte (se siete intolleranti va bene il latte di soia o di riso o quello senza lattosio),
  • erbe sbianchite e frullate,
  • sale,
  • pepe (facoltativo),
  • granella di nocciole o pistacchio, o mandorle o semi di zucca per la copertura, fate voi.

Come fare:

preriscaldare il forno a 90°C.

Scegliere le erbe spontanee preferite o adoperare, quando non è più stagione di passeggiate nei campi: spinaci, bieta, foglie di ravanello, di rapa, quello che avete a disposizione e che vi piace di più.

Sbianchirle in acqua bollente salata, raffreddarle immediatamente per conservarne il colore e frullarle.

Sbattere le uova col latte ed aggiungere il composto di erbe, amalgamare bene e versare in una teglia da forno ad un’altezza di 2/3 cm. c.ca.

Cuocere per 1 ora e mezza, sfornare, far raffreddare, tagliare con un coppapasta a vostra scelta; per questi simil-magnum va bene la forma rettangolare.

Inserire delicatamente lo stecco da gelato e rotolare il finto magnum nella granella da voi scelta.

Se avete bambini che fanno le boccacce di fronte alle verdure beh, questo sarà un modo per sentire l’agognata domanda: me ne dai ancora?

Frittata erbe stile Magnum1-001 c

Bene, spero di aver alleggerito l’atmosfera con questa frittata; ho colto l’occasione per sentirmi al 100% foodblogger del Friuli Venezia Giulia pur non comparendo nel gruppo omonimo su fb (rigorosamente chiuso e privato ;-) per evitare curiosi ed intrusi).

Questa ricetta non sarà certamente pubblicata sulla blasonata rivista ma potevo non condividere questa geniale idea dello staff degli Amici di Godia?

Conosco poche persone innamorate follemente di questa Regione, non basta scarabocchiare qualche parola in Friulano o in Triestino o in Bisiacco, l’amore per questa terra va oltre e si dimostra non emarginando i propri simili o pretendendo l’esclusiva di un prodotto o di un locale ma condividendo le proprie conoscenze, collaborando insieme, certamente non diffamando: I Nuovi Mostri lasciamoli a Striscia la Notizia ;-)


TUTTO VERO, istantanee di vita: il libro di Quarc.

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Cliccare copertina per blog di Quarc   Cliccare copertina per Casa Editrice

Io l’ho sempre chiamato Quarc, dall’inizio dal 2010, quando, non ricordo come, i nostri blog così diversi, che trattano argomenti così diversi, si sono incrociati.

Il blog di Quarc è conosciuto nel web come Quarchedundepegi, titolo che lascia chiaramente trasparire le sue origini Liguri; ora sono in molti che lo chiamano Quarc, perchè i rapporti si sono fatti, negli anni, più confidenziali ed amichevoli.

Posso dire che sia uno dei miei fedelissimi, quelli che anche da lontano, mi hanno tenuta per mano nei momenti in cui capivano che ne avevo bisogno, c’è stato un periodo che tra noi c’è stata una corrispondenza mattutina, glielo avevo chiesto io, di darmi anche solo il buongiorno, mi bastava per far partire bene la giornata e lui è stato e continua ad essere una rassicurante presenza.

La percentuale dei miei follower che non trattano cibo e cucina è maggiore rispetto ai foodblog e sta proprio qui la differenza, i primi leggono cosa scrivi, leggono spesso anche tra le righe e riescono ad intravedere poesia anche in un piatto di ravioli, i secondi (non tutti certo) guardano solo se i tuoi ravioli sono più belli o se li hai copiati da qualcuno; proverbiali i commenti: bello questo risotto mentre nel piatto c’è un’insalata oppure: bel post quando scrivi che uno ti ha distrutto la macchina, beh, si fa per ridere ma a volte è così :-D

Quarc e gli altri appartenenti alla categoria no fud  hanno aperto un blog non tanto per diventare visibili o chef famosi o scrivere libri di cucina e girare l’Italia a cucinare davanti ad un pubblico acclamante, ma, per raccontarsi e raccontare, per dialogare, scambiarsi idee, opinioni; scrivono poesie, recensiscono le loro letture, i film che vedono: sono divulgatori/trici di cultura, quella che sta scemando, che sta passando, purtroppo in secondo piano.

Ora, insieme hanno formato un gruppo, non sui social ma nel web, rimangono stretti al loro blog ed è lì che ognuno scrive il suo racconto, la sua poesia.

Ho letto molto, l’ho già scritto, più da fanciulla che da grande, lo sport mi ha assorbito tempo ed energie, ora ho sostituito lo sport con la passione per la cucina, quella creativa, giocosa, fine a se stessa ma sono arrivata al punto che ho bisogno di trovare spunti, una frase, una storia di vita che mi aiutino a sentirmi serena.

Spesso mi è capitato di trovare soluzioni ai miei piccoli ma costanti problemi esistenziali, nelle piccole cose, quelle che agli occhi dei più, risultano insignificanti e credo che questo libro, che ho iniziato ieri sera, mi guiderà in questa ricerca.

Io non conosco personalmente Quarc, non ho nemmeno mai visto il suo viso che, ora che è diventato nonno da poco, avrà senz’altro un’espressione radiosa ma, ieri sera, mentre leggevo mi sembrava di vederlo mentre scriveva e di sentire la sua voce.

Spesso si dice: era più bello il libro del film, ed è vero, un libro stimola l’immaginazione, la fantasia, è un sano allenamento; ultimamente va di moda il Kindle e sono convinta che, per chi viaggia o sta spesso fuori casa, sia utilissimo ma io rimango fedele alla carta, il profumo della carta fresca di stampa mentre sfogli le pagine ha lo stesso effetto del bere una tazza di te in veranda: evoca ricordi, sensazioni, emozioni, ed io, grande sognatrice malinconica, trovo in tutto questo la ragione e lo stimolo per continuare per la mia strada, in salita, impervia, difficile ma affascinante.

Mauro Corona, il mio alter ego al maschile, dice che noi siamo come volpi nella neve, lasciamo impronte ed è per questo che bisognerebbe vivere in maniera da lasciarle buone, positive, lasciare tracce che possano essere d’aiuto per trovare la strada a chi viene dopo, beh, Quarc le sta lasciando queste buone impronte.

Credo che dedicare la vita studiando il modo migliore ed utile per aiutare chi soffre sia l’impronta più bella che uno possa lasciare ed io lo invidio un pò nonno Quarc perchè io non sto lasciando nessuna impronta positiva,  cammino nella neve e subito dopo, dietro di me, arriva un raggio di sole che la scioglie, rendendola invisibile, ma.. Ho scritto raggio di sole?… Che bello!

Le mie impronte sulla neve-001

Ciao Quarc, grazie

P.S.: benvenuta a bpal, nuova follower della mia regione.


Zuppa di lenticchie con trota affumicata ed aceto balsamico.

zuppa lenticchie trota_picnik 

Zuppa di lenticchie con trota affumicata ed aceto balsamico.

Avevo delle lenticchie cotte ed una confezione di trota affumicata ed è stata subito zuppa, amo i piatti unici, il piatto completo e questo l’ ho trovato perfetto, non trascurabile il fatto che a noi fanciulle le lenticchie fanno un gran bene.

Ingredienti:

  • lenticchie secche,
  • 1 piccola cipolla,
  • 1 foglia di alloro,
  • rosmarino,
  • trota affumicata,
  • riduzione di aceto balsamico a piacere.

Come fare:

risciacquare le lenticchie e metterle in un tegame di coccio assieme agli odori coperte con acqua fredda, mettere il coperchio e cuocere a fuoco basso, non importa se si spappolano tanto andranno frullate,  salare e pepare.

Eliminare dalle lenticchie il rosmarino e l’alloro e frullarne metà, se volete un composto vellutato passate nel passaverdure.

Unire la trota tagliata a striscioline, condire con una riduzione di aceto balsamico.

zuppa lenticchie trota 1_picnik 

 


Raviolo Fiore ripieno di purea di Nespole condito con Burro al Sambuco e Pepe di Sechuan.

raviolo fiore interno cornice

Raviolo fiore ripieno con purea di nespole, pepe di Sichuan, fiori secchi di sambuco, condito con burro al sambuco.

Voi che mi conoscete sapete già che io sussurro ai fiori di sambuco, una magica alchimia ci avvicina e da quell’ incontro nascono idee, ricette, storie, sogni.

Ho lavorato su una base certa, garantita da Raffaello Mazzolini che è appassionato di pasta ripiena ed insieme allo staff del ristorante Agli Amici di Godia, sperimenta, studia, dosa con meticolosità ogni ingrediente perchè, quando un piatto arriva in tavola  dev’essere perfetto, lì non c’è spazio per l’approssimazione.

Questa è una pasta senza uova, si può fare al naturale o al cacao ma nulla vieta di colorarla con la curcuma o altro.

Essendo una pasta neutra può accogliere sia ripieni dolci che salati, con la pasta al cacao è indicato anche un ripieno di coda alla vaccinara o lingua o, per la cucina di casa, qualche avanzo di arrosto o bollito, ma non voglio dilungarmi oltre, passo alla ricetta comprese le varianti; altre potrete crearle voi, questa base è una miniera da dove estrarre un’infinità di varianti, provate se vi va.

Ingredienti per la pasta:

  • 250 g. di farina Manitoba setacciata (Raffaello consiglia di setacciare sempre le farine),
  • 150 g. di semola rimacinata (50 g. cacao e 100 g. di rimacinata),
  • 5 g. di sale,
  • 30 g. di olio EVO,
  • 200 g. di acqua tiepida (30°C.).

collage raviolo fiore Come fare la pasta:

 mettere in una boule le farine ed aggiungere, mescolando ed impastando come al solito, tutti gli ingredienti, formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero 2 ore o più (io l’ho fatta il giorno prima).

Stendere la pasta con la macchinetta fino al n.6, disporre sopra  dei fiorellini di sambuco e coprire, eliminando l’aria, con un’altra sfoglia.

Ripassare alla macchinetta fino a raggiungere lo spessore che permetta la visione dei fiorellini in trasparenza.

Quando avete la pasta pronta potete dedicarvi alla purea di frutta per il ripieno; questo sistema per ottenere la purea di frutta è geniale per conservare la frutta, fare marmellate o guarnizioni.

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 kg. di polpa di frutta a vostra scelta, in questo caso nespole,
  • 100 g. di zucchero (il 10% ).
  • 10 g. di pectina per kilo di polpa di frutta ottenuto (se non l’avete adoperare il fructapec, 1 cucchiaio va bene),
  • 5 g. di agar agar per kilo di polpa di frutta ottenuto.
  • pectina ed agar agar vanno sciolti a parte ed aggiunti alla purea.

Come fare il ripieno:

lavare la frutta, eliminare i noccioli e metterla in un tegame col 10% di zucchero, cuocere e frullare.

Pesare la polpa ottenuta e rimetterla al fuoco con le proporzioni di pectina e agar agar (vi assicuro che il grammo più o meno non sarà rilevante per la riuscita), cuocere per 15 minuti.

Versare il composto in una teglia e far raffreddare in frigorifero; frullare prima dell’uso; se volete ottenere una marmellata versare la purea calda in vasi sterilizzati chidendoli e capovolgendoli come si fa solitamente; otterrete una marmellata buona, non troppo dolce con la maggior parte delle vitamine ancora intatte.

nespole3-001

Per il ripieno alle Nespole del Giappone:

  • purea di Nespole del Giappone,
  • fiori secchi di sambuco macinati, a piacere,
  • pepe di Sechuan pestato nel mortaio, a piacere.

Come fare:

cuocere le nespole assieme al pepe di Sechuan ed unire i fiori secchi di sambuco solo alla fine, mescolare, durante il riposo l’aroma si amalgamerà alla purea ma non sarà alterato dalla cottura.

Come fare il burro ai fiori di sambuco, dose a piacere:

intiepidire la panna e mettere in fusione i fiori di sambuco, freschi in stagione o secchi, macinati nel macinacaffè durante l’anno, far riposare in frigorifero.

Montare la panna col minipimer finchè impazzirà diventando burro, continuare a frullare fino ad ottenere una massa separata dal siero, mettere in un colino.

Per questa ricetta fare subito delle quenelles che si scioglieranno a contatto con i ravioli (sapete che per esigenze di foodblogger certi passaggi non vengono rispettati).

Potete conservare il burro così ottenuto in formine decorate o formando un rotolo nella carta forno.

Raviolo fiore nespole pepe ecc.-001


Polpettine di baccalà, topinambour, cavolo nero.

polpettine baccalà cavolo nero pronte1-001

Ingredienti:

  • 250 g. di baccalà al netto,
  • 250 g. di topinambour,
  • latteo latte di soia o riso per gli intolleranti,
  • 3 foglie di cavolo nero private della costicina,
  • 1 albume,
  • sale affumicato,
  • pepe verde,
  • salsa di soia o glassa di aceto balsamico (facoltativo).

Ingredienti per la panatura:

  • farina di riso,
  • uovo sbattuto,
  • semi di zucca tritati (non serve tostarli perchè vengono fritti),
  • olio di arachidi per friggere.

collage polpettine baccalà

Come fare:

dopo aver lessato baccalà e topinambour nel latte, scottare le foglie di cavolo nero, frullare tutto ed aggiungere l’albume.

Aggiustare di sale e pepe, formare le palline e procedere con l’impanatura: farina, uovo, semi di zucca.

Friggere in olio di arachidi profondo (160/170°C.), servire con qualce goccia di salsa di soia o glassa di aceto balsamico.

polpettine baccalà cavolo nero interno-001


Farinata con Cipolle novelle e Rosmarino, la cucina di casa.

farinata cipolla novella rosmarino1-001 

Vicino casa mia, da pochi anni, hanno aperto un piccolo Despar, io lo chiamo piccolo perchè è ridimensionato rispetto agli Interspar, Eurospar ecc.

Questo negozio ha dato un senso ad un obrobrio edilizio, un rettangolo di cemento brutto, anzi, bruttissimo, costruito così, tanto per togliere un po’ di verde.

La gestione è privata e quindi è possibile reperire prodotti locali, nel caso il Riso Vialone Nano di Domenico Fraccaroli, le farine del mulino Persello di Caporiacco che già da tempi non sospetti completa i suoi sacchetti con le informazioni sulla forza delle farine  .

All’avvicinarsi della scadenza dei prodotti, gli stessi vengono ribassati e messi in cesti appositi; stesso metodo per frutta e verdura e per le “croste di Parmigiano” che, purtroppo in altri supermercati vengono buttate.

Un giorno ho chiesto alla commessa come mai non facessero anche loro le confezioni come i colleghi, non abbiamo tempo, il direttore non vuole, ecco le risposte… Ed io mi continuo a fare la stessa domanda di sempre:  perchènontifaigliaffarituoi? Ma non ottengo risposta…

La signora che gestisce il supermercato arriva dalla scuola di anni di negozio e la politica del risparmio e del non sprecare/buttare il cibo si è ben radicata e per fortuna, nostra e loro.

despar Pasian di Prato io-001 

Un ampio parcheggio permette la sosta, il martedì e giovedì, ad un camioncino del pesce, arriva da Marano; una signora gentilissima, sempre sorridente, anche quando il termometro segna sotto zero, sfiletta, pulisce, consiglia, riceve ordinazioni.

furgono pescheria maranese-001 

Questa ricetta l’ho trovata proprio su una rivista gratuita che si trova alle casse, si chiama DIVITA MAGAZINE e, credetemi, oltre a dare informazioni sui prodotti, sulle novità ecc. si possono trovare tante ricette corredate ognuna da Pillole di saggezza alimentare.

La Pillola di saggezza alimentare che correda questa ricetta parla dei ceci:

i ceci contengono ferro, magnesio, vitamine del gruppo B e proteine. Come tutti i legumi devono essere abbinati ai cereali integrali per completare l’apporto di aminoacidi (i costituenti delle proteine) essenziali.

Accompagnate la farinata con fettine di pane di farro o di segale leggermente tostate.

Su questa base potete applicare molte varianti, la signora del despar l’ha fatta con le zucchine ma si può preparare con molte altre verdure, l’importante è cuocerle senza rosolarle troppo ed asciugandole bene; inoltre la farina di ceci è, con la dovuta spiga sul pacco, senza glutine e quindi perfetta per gli intolleranti.

Io lo specifico sempre, non per fare audience ma perchè credo sia importante offrire suggerimenti ed alternative; questo, anche se tratta più temi e storie di vita personale, è nato e rimane un blog di cucina, ci tengo a sottolinearlo.

farinata, cipolla novella,rosmarino-002 

Ingredienti per 4 persone:

  • 150 g. di farina di ceci,
  • 3 cipolle novelle (e/0 verdure a scelta),
  • 250 g. di acqua fredda,
  • olio evo solo per ungere la padella e per far appassire le cipolle),
  • sale (nella rivista specificano marino integrale),
  • pepe,
  • aghi di rosmarino tritati (va bene anche la salvia o aromi a piacere).

collage farinata-001 

Come fare:

in una ciotola abbastanza ampia miscelare la farina di ceci, due prese di sale e l’acqua fredda; mescolare bene con una frusta da cucina per eliminare eventuali grumi, far riposare in frigorifero la pastella per almeno 2/3 ore (io l’ho preparata la sera prima).

Tagliare finemente le cipolle e farle appassire in padella con un filo d’olio evo, mezzo bicchiere d’acqua, sale e pepe nero macinato al momento.

Cuocere per 15 minuti a fuoco lento (io ho utilizzato il microonde) e far raffeddare prima di inserire nell’impasto di farina di ceci.

Amalgamare bene dopo aver aggiunto anche il rosmarino.

Io, avendo il forno rotto, ho optato per la cottura in padella (di ghisa); se voi preferite farla nel forno, mettere il composto in una teglia formando uno strato di 1 cm. e 1/2 e cuocere a 220°C. per 25 minuti.

Per la cottura in padella procedere ungendola con olio evo, eliminando l’eccesso con carta da cucina; ripetere l’operazione  per la cottura dall’altro lato della farinata.

Cuocere a fuoco basso e girarla quando la superficie si sarà rassodata, come per la frittata.

farinata cuori sovrapposti-001 

Io ho ottenuto dalla farinata dei cuori di varie misure, può essere un’idea per un buffet: alternando ciliegine di mozzarella, pomodori datterini o quant’altro, si possono ottenere degli spiedini.

Come scrivo sempre, non occorre essere chef per creare piatti sfiziosi, colorati e creativi, anche noi umili casalinghe ce la possiamo fare e ce la facciamo ;-)

Perla dorme-001 

Sssssst… É l’ora della pennichella… Alla prossima ♥

P.S.: visti i precedenti, chiarisco che il su-citato supermercato non sa di questa mia iniziativa e quindi non considerate questo post pubblicitario; grazie per la comprensione…


Son tutte belle le mamme del mondo…

Gorilla mamma e figlio   

  cammella con piccolo   

   Scimmia e piccolo   

   volpe e piccolo   

pipistrella col piccolo   

Puledrini   

        scimmia e piccolo2   

mamma orsa   

tigre con piccoli   

mamma coala e piccolo   

lupa col piccolo   

mamma elefante   

Mamma Bradipo col piccolo   

mamma canguro e piccolo   

leopardo e piccolo   

ghepardo e piccoli   

capretta e piccolo   

scimmia e piccolo1   

tamandua e figlio   

mamma ippopotamo e piccolo   

mamma cagnolina e piccolo   

ricci   

mamma alce e piccoli   

mamma panda e piccolo   

mamma gatta e piccoli   

Tutte le fotografie le ho prese da Pinterest; varrebbe la pena iscriversi soltanto per vedere queste e tantissime altre foto di mamme splendide   alle quali non occorrono rose rosse, torte e cuori ma altro…

Buona domenica.


Cottura in trasparenza per i Fiori di Zucchina ripieni.

  fiori zucchina ripieni-001     

Questo metodo di cottura, visto in tv, aveva catturato la mia attenzione, veloce ma delicata, così delicata da lasciare intatti i colori di questi fiori straordinari che negli ultimi anni, anche per merito delle “signore della rete”, diciamolo, hanno ritrovato l’antico splendore e un rinnovato prestigio.

In questo caso ho adoperato i fiori femmina che sono quelli attaccati alla zucchina, mentre quelli con lo stelo sono i fiori maschi indispensabili alla riproduzione; erano attaccati a delle piccolissime zucchine che ho adoperato, cotte a vapore, per il ripieno.

Il ripieno è composto dal mix di quinoa-bulgur che ho adoperato per i pomodori di Pachino, striscioline di surimi, zucchine a vapore, il tutto profumato ed insaporito con la salsina all’aglio orsino che avevo preparato: una parte la conservo in frigorifero, in un barattolo, coperta d’olio evo, l’altra parte l’ho messa nelle formine del ghiaccio in congelatore, ne basta poco per dare personalità alle preparazioni.

fiori zucchina alto-001                         

Anche in questo caso le dosi non sono precise (Tiziana scusami :-P ), se avanza il ripieno lo potete mangiare come insalata di cereali, è davvero buono, ci aggiungete una proteina di vostro gusto ed avete un pasto completo; adoperando solo la quinoa è anche senza glutine.

Ingredienti:

  • fiori di zucchina,
  • mix quinoa/bulgur (o cereali a piacere, anche cus cus),
  • zucchine a vapore,
  • striscioline di surimi,
  • salsa all’aglio orsino,
  • sale.

collage fiori zucchina ripieni                       

Come fare:

cuocere il mix di cereali in acqua salata, scolare e far raffreddare; aggiungere gli altri ingredienti e mescolare bene.

Riempire con un cucchiaino i fiori e richiuderli arrotolando delicatamente i petali.

Appoggiarli sopra un rettangolo di pellicola adatto alla cottura, chiuderli bene ed immergerli in acqua bollente per qualche minuto.

Scolarli, eliminare la pellicola e disporli sul piatto di portata aggiungendo un filo d’olio evo.

fiori zucchina interno-001                       

Per oggi è tutto, vi auguro un bel fine settimana, passerò dalle vostre cucine più tardi.

Perla tappeto terrazza-001 

Felicità è un tappeto al sole di maggio.

  Vi lascio con la gioia di Perla, il mio amore più grande ♥


Tagliatelle di seppia al pomodoro e burrata, illusioni da assaporare.

tagliatelle seppia al pomodoro forchetta-001

Tagliatelle di seppia al pomodoro e burrata.

Ultimamente ello fa i capricci e non mangia più, se non mele cotte (non voglio immaginare cosa ci sia sotto ;-) ) e se ello mangia solo mele cotte, ella cucina solo mele cotte per ello.

Ella si avvale della facoltà di non perdersi d’animo e, in attesa di un suo cortese riscontro, cucinerà per se stessa ricette semplici, veloci e buone, solo piatti unici e nutrirà il blog con le ricette degli altri, di Emanuele, Raffaello, Francesco/ Francesco& Co.

Per fortuna il mio archivio è bello ricco ed il blog può vivere di rendita per un bel pò.

Parto con questa ricetta che vi avevo già anticipato: le tagliatelle di seppia colorate con zafferano e condite con una concassè di pomodoro, basilico e burrata, credetemi, ne avrei mangiata una tinozza intera…

Se la provate a fare, sono sicura che sarà la ricetta della vostra estate, potete preparare in anticipo la seppia ed all’ occorrenza affettarla, ottenendo così delle tagliatelle da colorare e condire a piacere e fantasia.

collage seppia tagliatelle1

 Ingredienti per queste tagliatelle:

  • seppie grandi,
  • pomodori,
  • zafferano in polvere per colorare le tagliatelle,
  • burrata,
  • basilico fresco,
  • olio evo,
  • sale,
  • pepe? Non lo ricordo, facoltativo.

 collage Tagliatelle seppia Raffa1

Come fare le tagliatelle di seppia:

mettere sul fuoco una pentola d’acqua e portare a bollore, nel frattempo pulire e lavare bene la seppia, mettere da parte i tentacoli e le alette per altre preparazioni.

Appena bolle l’acqua immergere la seppia e spegnere il fuoco, coprire e lasciar raffreddare.

Scolare la seppia, compattarla, pressarla e metterla in congelatore.

Al momento dell’occorrenza, toglierla dal congelatore e tagliarla a listarelle sottili, dalla parte più lunga, con l’affettatrice, o mandolina o pelapatate, con quello che avete, non comprate l’affettatrice per fare questa ricetta, andate a mangiarla al ristorante Agli Amici ;-)

Sciogliere la polvere di zafferano in acqua tiepida ed immergere le striscioline di seppia affinchè ottengano il colore delle classiche tagliatelle all’uovo.

Come fare il condimento:

incidere a croce i pomodori e scottarli in acqua bollente, pelarli, tagliarli a metà per eliminare i semi e l’acqua di vegetazione.

Ricavare dalla polpa una concassè (è una tecnica culinaria utilizzate per certe verdure (in particolare il pomodoro) che consiste nello scottare rapidamente in acqua bollente il vegetale, per poi poterlo pelare, eliminando in questo modo facilmente la buccia e quindi ridurre a tocchettini Wikipedia) e farla saltare in una padella, a fuoco vivo con olio evo e sale, la cottura dovrà essere breve ma intensa per mantenere forma e consistenza.

Frullare la burrata con olio evo.

Nel piatto:

mettere alla base del piatto il composto di burrata, appoggiare sopra il nido di tagliatelle e terminare con la concassè di pomodoro ed il basilico.

Tagliatelle seppia al pomodoro piatto g

Per oggi è tutto, vi auguro una bella domenica, io corro a sbucciare le mele ;-)


Pomodoro Costoluto di Pachino I.G.P., ripieno di Bulgur, Quinoa e Gamberi: ed è subito Estate.

Pomodoro di Pachino costoluto ripieno2-001                 

 Come ho scritto nel post precedente, meno cose si aggiungono all’eccellenza, meglio è e qui, l’eccellenza è arricchita soltanto dalla semplicità e leggerezza del ripieno fatto con un misto di bulgur (grano spezzato) e quinoa (nel caso foste celiaci adoperate solo quella che è senza glutine) e gamberi cotti al vapore, questi e cereali aromatizzati con lemongrass che da freschezza.

cassettina Pomodori di Pachino-001     

Qui il Pomodoro principe è il Costoluto di Pachino IGP             (a sinistra nella foto); a me piace il pomodoro molto rosso e l’ho fatto maturare qualche giorno, nonostante ciò, il pomodoro non ha perso la sua consistenza rimanendo sodo e compatto.

Non posso immaginare quali siano sapore e profumo di questi pomodori in estate, raccolti direttamente dalla pianta e mangiati nel campo, ancora caldi di sole.

Questa ricetta facile, forse scontata, fa parte della cucina di casa, quella che, dico sempre, non ha dosi e regole fisse: io ho adoperato gamberoni congelati, chi ha la possibilità e la sicurezza di acquistarli freschi, ne guadagnerà certo in qualità; per il resto spazio alla fantasia ed al proprio gusto.

Pomodoro di Pachino costoluto-001       

Ingredienti:

  • 1 pomodoro a persona,
  • misto di bulgur e quinoa,
  • odori a piacere o solo la stecca di lemongrass per profumare l’acqua di cottura dei cereali,
  • una stecca di lemon grass o vegetali a piacere per insaporire il vapore,
  • gamberi o mazzancolle,
  • olio extravergine di oliva di ottima qualità,
  • origano fresco,
  • sale,
  • pepe a scelta (facoltativo),
  • fili di erba cipollina per decorare.

Come fare:

seguire le indicazioni per la cottura dei cereali, il misto che adopero io richiede 10 minuti di cottura in acqua salata, io ho voluto aromatizzare anche quest’acqua col lemon grass ma voi potete adoperare gli aromi che preferite.

Cuocere a vapore i gamberi, se adoperate quelli freschi scottarli appena; tagliarne a pezzetti qualcuno e lasciarne intero 1 a persona con la “codina” per decorare.

Tagliare la calotta dei pomodori, metterla da parte; scavare la loro polpa, eliminare i semi se vi va (io li ho lasciati), salare e pepare l’interno e capovolgerli affinchè perdano l’acqua di vegetazione (ce n’è davvero poca).

Condire la polpa con sale, pepe, foglioline stropicciate di origano fresco (rilasciano il profumo)  e un ottimo olio extravergine di oliva, se volete rimanere in Sicilia l’olio siciliano che ho degustato io profumava di carciofo, una delizia.

Unire i gamberi a pezzetti, mescolare bene e far insaporire il tempo che intiepidiscano i cereali, unirli alla polpa ed inserirli all’interno dei pomodori, decorare con il gambero, qualche fogliolina di origano fresco ed erba cipollina, ancora un giro d’olio e buona estate.

Pomodoro di Pachino costoluto ripieno     

 Spero di riuscire ad onorare l’invito del Consorzio per andare a Cibus, a Parma, per assaggiare la pizza “senza” ma con i Pomodori di Pachino IGP, ma questo lo saprò martedì, da un po’ ho deciso di non prendermi impegni perchè non so mai cosa succederà domani…

Buon fine settimana.


Shortbread al Sambuco: senza glutine, con Farina di Saraceno e Glasse Floreali ♣

  shortbread glassa-001       

Ecco, questa è una di quelle ricette che mi riconciliano con la vita; per un attimo avevo temuto di aver perso entusiasmo e fantasia per quanto riguarda la cucina in fiore, pensavo di prendermi una stagione di pausa invece, mumble, mumble, ecco l’idea, ispirata da Terry che mi aveva omaggiata, durante la nostra ultima scorribanda, con i suoi splendidi shortbread            .

Io mi tenevo alla larga, ogni tanto, anche su pinterest, incappavo in qualche ricetta ma a me le cup, le cap, gli spoon &Co. sono ostici e, nonostante alcune foodblogger di tutto rispetto ed affidabilità mi abbiano fornito signore tabelle di conversione, beh, io sono ancora grammo-dipendente :-D

La presenza della farina di riso in un’altra delle sue ricette