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♣Buona Pasqua♣

pinza uova effetti nat.-002   

Con questo post auguro a tutti, amiche/amici, ex amiche/amici, followers, ex followers, conoscenti, lettrici/lettori occasionali, una serena Pasqua.

Quella che intravedete nella foto è una delle Pinze Triestine che ho fatto e rifatto con la ricetta che mi ha dato Tiziana, la mia compagna di merende.

Era proprio con questa ricetta che avevo intenzione di lasciarvi ma, essendo una di quelle ricette del , le voglio dedicare il tempo che merita; voglio solo anticiparvi il titolo: Pinza Triestina, per chi non ha l’impastatrice, farine griffate e pregiudizi.”

Il periodo di Pasqua mi è sempre stato ostile ed anche quest’anno non è da meno ma, come succede nella vita, prima o poi le cose cambiano e migliorano e nell’attesa che questo accada vi abbraccio con affetto.

La foto che vedete l’ho fatta mettendo davanti all’obiettivo la “finta paglia” che si trova nei cesti regalo e che ha regalato alla foto l’effetto ti vedo/non ti vedo, le uova le ho decorate io.

Tutto qui,  Auguri, anche dalla mia Perla.

Perla Pasqua 2014         


É finita l’era di Libero, non ho detto di Libera :-D

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Ciao Amiche, Amici, Followers, lettori occasionali o semplicemente  curiosi di sapere cosa accade accantoalcamino ecco, accantoalcamino non accade nulla, semplicemente, dal momento che non riesco a “Liberarmi” di Libero, nonostante le mie innumerevoli e reiterate dimostrazioni di volontà di “Liberarmi” di Libero, vi informo che dal momento in cui leggerete questo post medesimo io non aprirò più questo indirizzo di posta: accantoalcamino@libero.it

Il mio adorato, insostituibile, straordinario tecnico Max mi ha detto che, se, per un anno non aprirò Libero mail, automaticamente verrà cancellato.

Prima di arrivare a ciò, ho telefonato a Milano, dove ha sede Libero ma senza avere riscontro, anzi, l’ho avuto ma, in quattro e quattrotto mi hanno liquidata…

D’altronde ero stanca di ricevere innumerevoli SPAM o pubblicità di siti per single che mi proponevano ragazze super-porche o la possibilità di incontrarmi con tutto e di più.

Ultimamente vanno alla grande il dimagrimento e la riduzione delle rughe, tutt’e due “stupefacenti”, tanto da far arrabbiare i medici.

Io sono una donna anziana, ho quasi raggiunto la pace dei sensi e trovo più eccitante un abbraccio, una carezza, uno sguardo o, meglio ancora, una passeggiata in campagna o una scarpinata in montagna o, dulcis in fundo: una “scaravoltata di Perla” con annesso e connesso bacio sul suo morbido pancino.

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Ecco, tanto volevo dirvi, anche se oggi, in programma c’era un dolce Pasquale, ma è appena lunedì e c’è tempo, c’è ancora tempo per imbrattare la cucina di farina ;-)

pinze pronte cornice

Pinze Triestine

frase differenza

Io faccio numero ;-)


La mia Aquila ♣ Ala Monca.

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Mi sono fatta piacevolmente coinvolgere in questo passaparola (lo chiamo così) da Marirò; lei lo definisce gioco-catena ma, comunque sia, è perfetto per chi, come me, ama tutti gli animali, indistintamente.

Mi ha assegnato l’Aquila con queste motivazioni:

Se ti fa piacere continuare il gioco ti assegno l’aquila, simbolo per eccellenza di indipendenza, ribellione e leadership, essere amato da chi ha un animo libero .

Mi sarebbero calzati a pennello anche il lupo o l’orso, difficilmente addomesticabili e tendenzialmente restii al contatto umano.

Il mio rapporto con gli umani è stato compromesso già prima della nascita ma non vi tedierò ancora con la mia storia, la mia infanzia e quant’altro.

Il risultato è che non potrò mai amare veramente nessuno, non sarò mai una buona amica, se non per brevissimi periodi; non mi fido e mi rendo inaffidabile per allontanare chi mi è vicino e far desistere chi vorrebbe avvicinarsi, sono una “brutta bestia”.

Ma, dal momento che l’uomo non può vivere senza amare ed essere amato, io ho scelto la Natura ma, appartenendo anche noi al Progetto di Dio (altra nota dolente della mia infanzia… ), non nella sua completezza.

Chi mi legge conosce già la mia abitudine di lasciar svernare indisturbate le cavallette sulla mia terrazze o il rimorso quando, per motivi di forza maggiore, devo eliminare le formiche o i ragni che, il più delle volte prelevo e trasferisco in sedi più adatte.

Ora voglio condividere con voi un racconto di Mauro Corona, tratto dal suo libro: Finchè il cuculo canta: io possiedo ed ho letto tutti i suoi libri e ritengo sia la persona adatta che, da ex bracconiere (per fame), possa trasmettere il valore del rispetto degli animali che, non dimentichiamolo, cacciano per fame…

Non sempre riesco a leggere certi passi dei suoi racconti, alcuni (come questo) non li approvo e mi innescano un misto di rabbia e rancore ma, come dice ello: funziona così ma quello che devo riconoscere a Mauro Corona è la mancanza di ippocrisia, lui le cose le dice…

ALA MONCA.

Zuan ed io eravamo amici. Assieme avevamo cacciato, mangiato ghiri, salamandre, vipere, gatti, volpi, martore ed altro. Non per fame, per la curiosità di assaggiare il sapore di nuove carni. Cucinavamo di tutto. Tutto ciò che la gente normale avrebbe rifiutato con ribrezzo, noi lo arrostivamo e lo mangiavamo. All’epoca dei fatti Zuan aveva oltre sessant’anni, io soltanto ventinove. Entrambi abitavamo nella parte vecchia di Erto.

Nella valle Zuan ed io avevamo fatto i bracconieri per tanti anni. Poi io mi ero ravveduto e avevo deciso che per il resto dei miei giorni non avrei più ucciso nemmeno una formica. Per questo in seguito ci frequentammo un po’ meno, tuttavia la nostra amicizia, protetta dalla complicità delle malefatte, non ne aveva risentito.

Un giorno d’estate Zuan mi venne incontro nel bosco, stavo facendo legna. Mentre fumavamo una sigaretta parlammo di caccia, sentii un po’ di nostalgia. «L’aquila mi ha mangiato due agnelli e una capra – disse improvvisamente Zuan – ma io l’ho seguita col binocolo, so dove ha fatto il nido, ha dentro due piccoli. Devo ucciderli altrimenti due nuove aquile si butteranno in picchiata sul mio branco distruggendolo. Tu che te ne intendi di corde, chiodi e scalate, devi darmi una mano». In quel periodo non avevo una lira, alle parole di Zuan mi ricordai di un tirolese che pagava i rapaci vivi a peso d’oro. Fiutai l’affare. Inoltre in quegli anni ero un po’ irrequieto e l’idea di una simile avventura mi catturò. Partimmo un mattino di metà luglio armati di corde, chiodi da roccia, due sacchi di iuta, una roncola affilatissima e un vecchio casco da motociclista.

Dopo alcune ore di cammino arrivammo sul luogo del delitto. Zuan si fermò sottola parete rocciosa nascondendosi nel fogliame del bosco, io affrontai la montagna. Arrampicai sul versante più facile, per portarmi sulla verticale della nicchia che ospitava il nido. Con calma, stando in bilico sul bordo del dirupo, attrezzai la prima calata a corda doppia. Indossai il casco e legai con un cordino la roncola al polso destro per essere pronto a difendermi da un eventuale attaco del rapace. A questo punto mi preparai a scendere. Sporgendomi, il mio sguardo cadde nel vuoto della valle, sull’esuberanza del rigoglio estivo. Dalla cima delle chiome partivano chiare ombre radenti: s’allontanavano lentamente verso boschi più lontani, per fondersi in un’ immensa foresta lucente. Prima di calarmi crutai l’aria. Il sole la riscaldava animandola di strani riflessi vibranti. Sembrava che in quel nulla ondeggiassero fili d’argento. Il cielo era deserto, come se le creature dell’aria sapessero che quel lembo d’azzurro apparteneva alla signora del vento. Aleggiava un silenzio misterioso e inquietante. Ebbi la netta sensazione che due occhi implacabili mi spiassero. Percepii l’invisibile presenza dell’aquila, provai paura; ugualmente iniziai la discesa. Mentre “volavo” appeso alla bava di ragno, con l’ansia che l’aquila mi arrivasse alle spalle, curai di tenere lontano dalle corde tese la roncola. Dopo due lunghe filate nel vuoto, mi trovai improvvisamente di fronte alla dimora della signora. L’emozione mi colpì. Sull’angusto ripiano dell’area grotta, al centro di un disordinato ammasso di frasche e ramaglia, due splendidi aquilotti quasi pronti per il volo spiavano l’intruso. Tutt’intorno brandelli di animali, lana di pecora, in un angolo addirittura un capriolo in vari pezzi che restituivano quasi l’intero. I brani, semiputrefatti, emanavano un odore nauseante. Posai i piedi sul piano della grotta, liberai le corde e mi avvicinai cautamente ai piccoli. Mi aspettavo una reazione aggressiva, invece erano dolcissimi. Non dimostravano nessuna paura dell’uomo. Ne sollevai uno in braccio e presi ad accarezzarlo sotto il collo. Dopo qualche secondo il piccolo reclinò il capo e si addormentò come un neonato. Pensai che anche gli animali più spietati, come gli uomini, da cuccioli non sono cattivi; poi si risvegliano gli istinti agressivi. Noi ne siamo l’esempio peggiore.

Con l’aquilotto ancora in braccio mi sedetti dentro al nido. Allora l’altro pulcino, forse un po’ geloso, afferrò il mio braccio con una grinfia, senza stringere, delicatamente. Quel giovane artiglio mi circondava completamente il polso. Percorso da un brivido, non potei fare a meno di immaginare come doveva essere grande e potente quello materno. Il pensiero affrettò i miei gesti. Tolti i sacchi di iuta dallo zaino, vi infilai uno degli aquilotti.

Stavo legando il sacco quando un’ombra improvvisa oscurò la roccia. In quel momento il silenzio impazzì. Il cielo di stagnola fu tagliato dal terribile urlo d’attacco dell’aquila come un colpo di rasoio. Mi sentii raggelare. Guardai l’orrizzonte, vidi il rapace virare a meno di dieci metri dalla grotta e allontanarsi. Fu il primo avvertimento. Non passarono due minuti, la spietata signora dei cieli tornò. Questa volta mi si avvicinò fino a sfiorarmi. I miei occhi incrociarono i suoi, tremendi, mentre sul viso sentivo i soffi degli spostamenti d’aria provocati dalle ali. Strinsi forte la roncola nella mano destra e appoggiai la schiena contro il fondo della grotta. Intuii che il prossimo sarebbe stato l’attacco decisivo, con il cuore in gola, organizzai la difesa. Dopo qualche minuto vidi l’aquila in lontananza sospesa nel vento, quasi ferma. Improvvisamente si lanciò come proiettile verso di me. Chiusi gli occhi mentre menavo colpi di roncola nell’aria. Fui sicuro di aver colpito qualcosa, nello stesso istante sentii sul braccio destro la rasoiata dell’artiglio. L’aquilà virò di colpo e si allontanò sbilenca, lasciando nel nido tre penne remiganti dell’ala sinistra attaccate ad un brandello di carne. Mi aspettavo un altro attacco, non ci fu. Era scomparsa.

Dal fitto bosco Zuan gridava a squarciagola incitandomi a fuggire, temeva per la mia sorte. Col terrore addosso, cacciai nel sacco il secondo aquilotto, recuperai le corde, attrezzai l’ultima doppia e, legatomi i fardelli all’imbragatura, abbandonai in tutta fretta il pericoloso pulpito.

Mentre scendevo notai il sangue sul braccio destro, rabbrividii pensando all’incontro ravvicinato col grande rapace. Quando fui a terra ripresi coraggio, riflettei su quanto mi era capitato. Allora, con un certo orgoglio, mi convinsi che quello sarebbe diventato un giorno memorabile, di quelli da raccontare ai nipotini.

Dopo qualche giorno gli aquilotti presero la via del Tirolo procurandoci un discreto gruzzolo. Divisi la somma equamente, tuttavia non mancai di far notare all’amico che il rischio era stato solo mio, a rigor di logica, mi sarebe spettata qualche lira in più. Zuan fu irremovibile: «Metà ciascuno, era nei patti», brontolò.

Passarono i mesi, quel fatto venne infilato nel sacco dei ricordi.

Un giorno dell’estate successiva stavo seduto sulla forcella del Duranno, pronto a una scalata. Regnava il silenzio arroventato di mezzodì. Il ronzio monotono di un aereo ruppe per un attimo l’incanto. Poi sparì come risucchiato dai cieli, rendendo la solitudine del luogo ancora più acuta. Catturato da quella magia abbandonai l’idea di scalare la montagna, volevo restare là, seduto. Stavo assorto nei miei pensieri, quando all’improvviso percepii la stessa inquietudine provata un anno prima nel nido dell’aquila. Sentivo due occhi che mi spiavano. Senza alcun rumore l’ombra improvvisa si disegnò sull’erba. Alzai lo sguardo, vidi nitida nel cielo terso la signora del vento.

Notai che all’ala sinistra mancavano delle penne remiganti. Era lei, l’aquila dello scontro, quella a cui avevo sottratto i piccoli. Non ebbi il tempo di riflettere, preceduto dall’urlo conosciuto, l’attacco partì. Quel giorno non avevo la roncola, fui assalito dalla paura. Ma l’aquila non colpiva: voleva solo giocare, spaventarmi, come faceva con i caprioli prima di precipitarli nei burroni. Scendeva in picchiata fino a un metro da me, incrociavo di nuovo quegli occhi, sentivo ancora sul viso il soffio dello spostamento d’aria, poi tornava a riprendere il vento. Ricordai che lì vicino esisteva un anfratto dove nascondevo assieme a mio padre i camosci uccisi. Tenendo a bada i movimenti della bestia, corsi velocissimo verso quella forra e mi buttai dentro. Dal buco potevo vedere un lembo di prato della forcella, su quell’erba sottile bruciata dal sole, passava l’ombra silenziosa dell’aquila. Restai rannicchiato nella tana fino a quando il buio non venne a prendere la valle. Allora uscii dal foro e mi lanciai come un razzo verso casa.

Per un anno non potei più andare in montagna con la certezza di tornare vivo. L’aquila mi seguiva, voleva vendicarsi. Uscivo con la paura nel cuore e l’ansia d’incontrarla. Molte volte tornai indietro a metà strada preso dallo spavento. Allora decisi di girare armato di roncola o con il bastone ferrato, ma ancora non mi rassicuravo.

Solo quando andavo a fare legna nel bosco potevo stare tranquillo. Nella foresta la fitta ramaglia impediva alla vendicatrice di attaccare. Inoltre pareva che lei sapesse che in quel luogo ero armato di manéra e motosega e non si fece mai vedere. In quell’anno non arrampicai neppure. Non osavo nemeno pensare di offrire la schiena al rapace mentre le mani e i piedi erano impegnati a tenermi aggrappato alla parete. Stufo di questa storia avevo deciso di ucciderla, ci avevo anche provato, sottraendo di nascosto un fucile a mio padre. Ma la bestia era furba, quando dall’alto mi adocchiava girare armato non si faceva vedere.

In quei mesi di nervosismo subii due attacchi. Mi difesi col bastone, ma non sembrava voler veramente affondare. Voleva solo togliermi la pace. Una volta soltanto, sul monte Borgà, mentre raccoglievo fossili, calò in picchiata fino a sfiorarmi lo zaino.

Un giorno d’autunno, durante una discussione di caccia, un amico di Claut mi riferì che la sera precedente aveva trovato sul greto del Cellina una grande aquila morta. «Probabilmente – azzardò l’uomo – ha picchiato nel cavo di una teleferica perchè ha il petto sfondato e dall’ala sinistra mancano alcune penne».

A quelle parole, rizzai le orecchie: forse era lei. Mi tornò la speranza. Seppi che la carcassa del rapace si trovava in un ufficio della sezione cacciatori: decisi di andarla a vedere. Il funzionario aprì un sacco di tela e ne rovesciò il contenuto sul pavimento. L’enorme aquila aveva ancora gli occhi aperti, provai un brivido. Erano quelli che fissarono i miei un giorno di luglio. Non ebbi dubbi ma volli essere sicuro. Aiutato dall’uomo, dispiegai con un certo sforzo le grandi ali irrigidite del volatile. Il bordo esterno dell’ala sinistra era stato asportato completamente assieme alle penne per una lunghezza di circa cinque centimetri. Sull’arto mutilato si notava la carne scura e rugosa della cicatrice. Contai le remiganti: ne mancavano tre. Chiesi all’addetto se potevo prendermi la testa di quella creatura superba per farla imbalsamare e tenermela in casa. Rispose che non era possibile per questioni di regolamento.

Quel giorno finì il mio icubo. Me ne resta il ricordo: una sottile cicatrice sul bicipide destro. Nel cuore il rimrso e un debito on ancora pagato.

Ala Monca da pag 73 a pag. 79 (Finchè il cuculo canta), Mauro Corona.

Lo so che è un post lungo ma il racconto andava trascritto tutto e, dopo averlo letto, avrete evinto che, alla fine, è sempre l’uomo la causa dell’agressività degli animali…

Charlie Chaplin

 


Agli Amici di Godia, tra sogno e realtà col ♣Chic Nic♣ di Pasqua.

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Chic Nic di Pasqua

Sono reduce da un corso di cucina tenuto dai miei mentori Emanuele Scarello, Patron (parola che va tanto di moda ;-) ) e Chef del Ristorante Agli Amici di Godia  e Raffaello Mazzolini (l’uomo che sussurrava ai cjarçons), corso che mi ha portata, fanciulla stupita e sorpresa,  nel mondo dell’illusionismo dove il dolce diventa salato ed il salato diventa dolce come golosa magia.

Ma oggi voglio condividere con voi l’idea geniale di questo Staff che non finirà mai di stupirmi per fantasia, passione e genialità ma… quando uno è Mago!

L’idea è nata dall’esigenza di offrire un Amichevole servizio ai loro Clienti/Amici che vogliono trascorrere la tradizionale Pasquetta fuori porta senza però rinunciare alle loro prelibatezze, senza spadellare e, soprattutto, senza spendere cifre astronomiche, è possibile infatti acquistare i singoli prodotti o il menu completo al prezzo di Euro 45,00.

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Il Menù, dall’antipasto al dolce è così composto:

  • Uovo con asparagi e fonduta di formaggi di malga – Euro 8,5
  • Gnocchi di patate, con ragù d’agnello e carciofi – Euro 10,5
  • Dentice sott’olio (extravergine d’oliva) al profumo di menta e limone – Euro 12
  • Caponata & caprese – Euro 9
  • Cremoso di cioccolato bianco e lamponi – Euro 8

Ciascuna preparazione è confezionata in vaso ermetico Weck (che rimane a voi), riutilizzabile e soprattutto molto carino da usare come piatto.

Il menu è molto semplice da gestire, lo Staff vi fornisce anche tutte le indicazioni scritte per gustare al meglio le loro proposte.

Ci sono preparazioni da servire calde, utilizzando un forno a microonde o tradizionale o a bagnomaria e altre pronte da mangiare.

In più  Ana, Gianluca e Stephane, il prezioso Staff di Sala ha selezionato per Voi i Vini da abbinare al menù:

Ana: … io amo il Franciacorta dall’aperitivo a tutto pasto, lo trovo leggero, non mi appesantisce e per il menu di Pasqua e Pasquetta Vi consiglio il mio preferito: Montenisa Brut, elegante e rotondo.(Franciacorta Brut Montenisa, Euro 30)

Gianluca: … bene, ma ci vuole anche un vino rosso, poco tannico e, fondamentale, che sappia raccontare il nostro territorio, come lo splendido Pinot Nero de Le Due Terre, immancabile! (Pinot Nero 2011 Le Due Terre, Euro 30)

Stephane: … beh, lo sapete, io sono sempre per la dolcezza! Agli Amici mi è capitato di assaggiare un vino delizioso e quasi per niente alcolico, l’ideale per accompagnare il dolce: il Moscato d’Asti di Prunotto, mi piace da impazzire! (Moscato d’Asti 2012 Prunotto, Euro 20).

Considerando la cura e la precisione che, in ogni occasione, tutto lo Staff degli Amici di Godia applica per soddisfare ogni Vostra esigenza, Vi chiede di sottopore  il Vostro ordine entro il 18 aprile , rimanendo a disposizione, per il Vostro ritiro, anche domenica 20 aprile fino alle ore 12.

Francesco, Emanuele, Ana-002

Per oggi è tutto, alla prossima, che sarà questa:

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Tagliatelle al Pomodoro e Basilico… con sorpresa (comperate le seppie, grandi ;-) )


Pomodoro di Pachino IGP: cosa aggiungere all’Eccellenza? Una Cornice e qualche Ricetta.

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Io vivrei di pomodori, in tutte le “salse” (per giocare con le parole), pasta al pomodoro,  crudo o cotto, panzanella, bruschetta, pane olio e pomodoro, con tofu (quello buono), feta,  mozzarella: pensate all’insalata Caprese, cosa sarebbe l’estate senza una Caprese?

Il pomodoro risolve un pasto, si aggiuge una proteina, anche vegetale ed è fatta.

I pomodori fuori stagione li evito ma non per “talebanismo” ma perchè non hanno profumo, sono acquosi e più acidi; mi concedo qualche datterino e Piccadilly che mangio come fossero frutta o caramelle.

Ricevere quella cassettina è stato per me gioia pura, chi mi conosce lo sa, non parlo mai di prodotti che non amo e non m’interessa nemmeno ricevere campionature, qui si tratta di Pomodoro di Pachino IGP, vi rendete conto?

Un prodotto ineguagliabile che tutto il mondo c’invidia, d’altronde chi oltre alla Sicilia ha il Sole della Sicilia? Eppoi, se guardate sulla carta geografica vedrete che Pachino è spaparanzata al sole, dal balcone i Pachinesi vedono l’Isola di Malta, la Tunisia, Libia ed Egitto, che meraviglia!

E da Pachino, come perle di corallo sono rotolati fino a Pasian di Prato (UD) tre varietà di Pomodoro di Pachino IGP: il Ciliegino, Il Costoluto, il Tondo liscio.

Inizio con i Ciliegini di Pachino IPG, sono dei grossi grissini che avevo già fatto col lievito madre anni fa, ho colto l’occasione per rifarli, col lievito di birra, più alla portata di tutti.

Nelle foto vedrete i piccioli, beh, ello ha mangiato anche i piccioli, non dico altro.

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Ingredienti per 8 pezzi (la ricetta dice 10 ma ho voluto farli più grandi):

  • 450 g. di farina 00,
  • 200 ml di latte,
  • 25 g. di lievito di birra,
  • 2 cucchiai di olio evo (ho adoperato quello delle olive taggiasche),
  • 1 cucchiaino da te di sale.

Ingredienti per la farcitura/finitura:

  • 1 tazza da te di olive taggiasche snocciolate,
  • pomodorini ciliegini Ciliegini di Pachino IGP tagliati a metà,
  • olio evo per spennellare.

Volendo potete aggiungere prima d’infornare origano, maggiorana, timo, a piacere, io ho voluto lasciarli così, in purezza.

 

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Come fare (io ho adoperato la MDP (macchina del pane):

mettere l’olio nello stampo della MDP, unire la farina setacciata col sale ed aggiungere il lievito sciolto nel latte tiepido.

Azionare la macchina (funzione impasto 15 minuti).

Modellare una sfera, spennellarla con l’olio e metterla in una ciotola, coprire con la pellicola e far lievitare in luogo tiepido per c.ca 1 ora fino al raddoppio.

Unire all’impasto le olive taggiasche spezzettate, amalgamare e formare un filone dal quale ricavare 8 (o 10) pezzi dello stesso peso.

Formare dei filoncini ed appiattirli col matterello allargandoli leggermente, disporli sulla teglia coperta con cartaforno, farcirli alternando olive e pomodorini, spennellarli con l’olio e lasciarli riposare per 40 minuti.

Dopo 30 minuti accendere il forno a 200°C. e, terminato il tempo di riposo, infornare i grissotti cuocendoli per 25 minuti fino a doratura.

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Volevo ringraziare il Consorzio per l’omaggio ed aggiungo il ringraziamento a chi ha aderito con entusiasmo al mio appello per salvare il Torrente Resia.

Versione con lievito madre (cliccare sulla foto per ricetta:

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Salviamo il Torrente Resia, la sua Valle e la Sua Gente.

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Fiume Resia (Foto gentilmente messa a disposizione dalla Signora Donatella Pezzaioli)

Buona domenica a tutti/e, ho ricevuto questa mail dalla Signora Donatella Pezzaioli che, chi mi segue, conosce già, essendo lei, originaria di Resia, la persona che pur avendo un’attività avviatissima a Brescia, ha scelto di comperare i terreni abbandonati per ridestinarli alla coltivazione del famoso Aglio.

Parliamo tutti della salvaguardia del territorio, dei prodotti di nicchia che poi sono quelli dei piccoli produttori con sempre meno aiuti e risorse.

Tornerò sull’argomento con altro materiale che sto raccogliendo, vediamo se riusciamo a dare una boccata di ossigeno a questa valle già penalizzata dall’autostrada che ha deviato il passaggio costringendo la gente a chiudere i negozi sulla Pontebbana.

A volte penso che le amministrazioni emarginino volutamente certe zone delle regioni relegandole a ripostigli, magazzini e “riserve”; zone splendide lasciate in panchina con la certezza che prima o poi torneranno utili, se non moriranno prima…

Sarebbe da fare un lungo discorso; dall’autostrada, chi va verso l’Austria può vedere i pini malati, i nidi della processionaria li ha ridotti a “batuffoli” di cotone, tra il bianco si riesce ad intravedere appena qualche macchia di verde.

Hanno sacrificato il sud, riducendolo in una enorme discarica, abusiva o meno ma tutti lo sanno e nessuno lo sa, la tragedia del Vajont  non è servita a nulla, qui bisogna fare soldi, tanti soldi e se possibile, farli sulle spalle della gente…

Ecco cosa mi scrive Donatella:

Cari amici, so che tutti voi siete rimasti colpiti dalla bellezza di questo corso d’acqua che attraversa la Val Resia.Vi chiedo di prendere parte alla ns petizione per salvaguardare il nostro territorio. Invio il modulo da compilare, scannerizzare ed inviare a tutti gli indirizzi citati. Costa un pò di tempo ma ne vale la pena.

Se potete passate parola ad altri amici.

Grazie di cuore, Donatella Pezzaioli

Az. Agr. Fassal – Resia (Ud) 

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Fiume Resia (Foto gentilmente messa a disposizione dalla Signora Donatella Pezzaioli)

Alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia:

- Direzione Centrale Ambiente e Lavori Pubblici, Servizio valutazione impatto ambientale (VIA) – via Giulia 75/1 – 34126 Trieste
via mail: ambiente@certregione.fvg.it

- Presidenza della Giunta Regionale piazza Unità d’Italia 1 34121 Trieste
via mail: presidente@regione.fvg.it

Al Comune di Resia Via Roma 21 33010 Resia
via mail: resia@com-resia.regione.fvg.it

Al Consiglio Direttivo del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, Piazza Tiglio 3 – 33010 Resia
Via mail: info@parcoprealpigiulie.it

PETIZIONE

Il sottoscritto

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residente a in via_

VENUTO A CONOSCENZA
che

Presso i competenti uffici regionali sono stati presentati ben cinque avvisi di deposito così articolati:

- Avviso di Deposito per verifica di assoggettabilità a procedura di VIA del “Progetto per la derivazione d’acqua ad uso idroelettrico del torrente Resia in Comune di Resia – Località Coritis – proponente Co.s.in.t di Tolmezzo –“. Pubblicato sul B.U.R. del 17 ottobre 2012.

- Avviso di Deposito per verifica di assoggettabilità a procedura di VIA del “Progetto per la derivazione d’acqua ad uso idroelettrico del torrente Resia in Comune di Resia – Località Coritis – proponente Energia Pura S.r.L. di Padova – “. Pubblicato sul B.U.R. del 28 agosto 2013.

- Avviso di Deposito per verifica di assoggettabilità a procedura di VIA del “Progetto per la derivazione d’acqua ad uso idroelettrico del torrente Resia in Comune di Resia – Località Coritis – proponente Comune di Resia “. Pubblicato sul B.U.R. del 18 settembre 2013.

- Avviso di Deposito relativo alla procedura di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale del progetto “nuovo impianto a fonte rinnovabile:

Tanaraune-Zamlin in Comune di Resia (UD)” – Ditta F.lli Chinese -.Pubblicato sul
B.U.R. del 27 dicembre 2013.

- Avviso di Deposito relativo alla verifica di assoggettabilità alla Procedura di VIA. Derivazione d’acqua per l’impianto micro idroelettrico a vite idraulica sul torrente Resia presso il Ponte alla prog. 9+200 della S.P. “Val Resia” in Comune di Resia.

– Professionisti Alessandrini-Mocchiutti Alpe Progetti Srl di Udine. Pubblicato sul
B.U.R. del 2 gennaio 2014 -.

Ai quali seguirà l’iter amministrativo necessario all’ottenimento delle relative concessioni di derivazione d’acqua a fini idroelettrici

PREMESSO
che

- Il Comune di Resia è sede del Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie, istituito nel 1996 ed esteso su un territorio di poco meno di 100 km2. La specificità della zona è determinata dal contatto di tre aree biogeografiche diverse, mediterranea, illirica ed alpina, che concorrono a determinare una straordinaria biodiversità;

- la Val Resia è attraversata dall’omonimo torrente che è custode di un’acqua preziosa, irripetibile risorsa naturale che include specie acquatiche quali la trota marmorata (Salmo [trutta] marmoratus), il temolo adriatico (Thymallus thymallus var. adriatica) e il gambero d’acqua dolce (Austropotamobius pallipes italicus), oggetto di tutela ai sensi della Direttiva 92/43/CE “Habitat” a livello europeo, nazionale e locale. La trota marmorata è oggetto, da due decenni, di un programma di salvaguardia attuato dall’Ente Tutela Pesca del Friuli Venezia Giulia. Lo stesso Ente regionale ha avviato un analogo programma destinato alla salvaguardia e ripristino delle popolazioni di temolo adriatico;

- la Direttiva 2000/60/CE ha lo scopo di impedire un ulteriore deterioramento e di proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici e degli ecosistemi terrestri e delle zone umide direttamente dipendenti dagli ecosistemi acquatici sotto il profilo del fabbisogno idrico;

- considerato la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (FER) in attuazione del protocollo di Kyoto individua per ogni stato dell’Unione europea vincolanti obiettivi nazionali generali per la quota di energia da fonti rinnovabili da raggiungere entro il 2020. L’obiettivo assegnato allo Stato italiano è pari al 17% sul totale dei consumi. Dal Rapporto statistico 2012 del Gestore Servizi Elettrici risulta che la produzione elettrica da FER al netto delle perdite di rete è di 90,2 TWh, pari al 29,4% dei consumi totale che si attestano a 307,2 TWh. L’obiettivo sulla quota di energia da fonti rinnovabili che l’Italia deve raggiungere entro il 2020 e’ già stato ampiamente superato;

- ai sensi del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 sono definiti come obiettivi da perseguire il mantenimento dello stato di qualità ambientale “elevato” ove già esistente, il raggiungimento od il mantenimento almeno dello stato “buono” per tutti i corpi idrici significativi;

- da anni gli Enti preposti insieme alle associazioni e alle forze sociali della Valle lavorano alla realizzazione di progetti di sviluppo turistico eco-sostenibile per creare opportunità di futuro alle giovani generazioni che hanno scelto coraggiosamente di vivere in montagna, concretizzati in valide ed importanti attività (per es. progetto “Ecomuseo” della Val Resia);
- non ci sarebbe la Val Resia senza il Resia. E’ il suo corso a tenere unita la Valle, la sua gente, il suoi paesi (Coritis, Stolvizza, Oseacco, Gniva, Lischiazze, Prato, San Giorgio);
- il Co.S.In.T. ha già recuperato una centrale con captazione sul Rio Barman, affluente di sinistra del Resia;
- il torrente Resia, la sua Valle, la popolazione che la abita costituiscono un “unicum” storico, culturale, etnico e linguistico inscindibile, già tutelato dalla legislazione regionale vigente;

CONSIDERATO
che

- gli avvisi di deposito inerenti la realizzazione di una centralina idroelettrica in località Coritis presentate dall’Amministrazione Comunale di Resia e dal Co.S.In.T, evidenziano importanti criticità in relazione in particolare alla stabilità geologica dell’area interessata all’intervento mentre quello della Società Energia Pura di Padova – sempre in località Coritis – non tiene conto della carenza d’acqua in loco e quindi della reale difficoltà a far funzionare l’impianto;

- gli altri due avvisi riguardano uno dei tratti più significativi ed importanti del Resia; si evidenzia inoltre che le aree interessate dai progetti sono state classificate P3 – PERICOLOSITA’ IDRAULICA ELEVATA – nel piano di assetto idrogeologico (P.A.I.) del Comune di Resia;

- nella valutazione dell’impatto socio economico si tiene conto solamente dell’impatto positivo (teorico) derivante dall’esercizio delle centrali. Tale impatto si può imputare solo ad un guadagno esiguo da parte dell’amministrazione comunale, mentre in termini di ricaduta economica sulla popolazione locale è quasi nullo.

L’occupazione non aumenta e non sono previste forniture scontate di energia elettrica agli abitanti della valle. Nella valutazione dell’impatto non si tiene conto del potenziale svantaggio prodotto all’attività ricreativa e turistica.

In Val Resia al momento l’agricoltura cerca uno sviluppo di nicchia (l’aglio) così come la zootecnia, la silvicoltura è quasi assente, ci sono piccole realtà artigianali e industriali;

l’industria idroelettrica che dovrebbe insediarsi non produrrebbe ricchezza per la valle, ma la porterebbe via.

Rimangono il turismo naturalistico e quello della pesca sostenibile.

La perdita di spazio, sostanziale, e di immagine per la Val Resia, che deriverebbe dalla realizzazione degli impianti, è un impatto economico e sociale non valutato, ma sicuramente molto più grande rispetto al guadagno (relativo) ed esiguo che ricaverebbe il Comune.

Il Comune ha bisogno di fondi, questo è ovvio, ma è altrettanto ovvio che i cittadini hanno bisogno di reddito e se non c’è possibilità di produrlo in loco (con agricoltura, silvicoltura, zootecnia, piccole attività industriali/artigianali e turismo), gli abitanti devono andare a lavorare altrove, a lungo andare questo porta allo spopolamento della valle, come osservato in altri luoghi, e dunque in ultima analisi è inutile che il Comune disponga di più fondi per una comunità che si riduce numericamente a causa della mancanza di prospettive economiche in loco;

- la diminuzione di portata del torrente Resia determinerebbe un’alterazione del paesaggio incompatibile con la fruizione turistica del territorio, ritenuta essenziale risorsa per lo sviluppo economico delle aree montane;

- l’alterazione del regime delle portate del corso d’acqua comporterebbe una diminuzione dell’idoneità ad ospitare le comunità biologiche caratteristiche della tipologia ambientale cui il torrente Resia appartiene;

- i progetti interferirebbero in modo irreversibile con i piani di conservazione delle popolazioni ittiche autoctone, il cui mantenimento è essenziale sia per soddisfare quanto previsto dalla Direttiva 92/43/CE “Habitat” che per lo sviluppo del turismo legato a forme moderne di pesca sportiva a basso impatto ambientale;

- la realizzazione dei progetti comporterebbe inevitabilmente una diminuzione del livello di qualità ambientale del torrente Resia, incompatibile con gli obiettivi indicati dal D.L.vo 152/2006;

TUTTO CIO’ PREMESSO,

CHIEDE

Alla Regione:

- di valutare l’incompatibilità ambientale e paesaggistica dei diversi progetti, tenendo in considerazione le particolarità ambientali, storiche e culturali della Val Resia;

- di rendere pertanto parere negativo sulle richieste di pronuncia di compatibilità ambientale sopra citate;

- di individuare un elenco di torrenti che, per il contesto naturale e paesaggistico in cui si collocano, vanno esclusi da qualsiasi ipotesi di sfruttamento idroelettrico, tra i quali ricomprendere il Resia e l’Arzino.

Al Comune di Resia:

- di revocare le eventuali deliberazioni già assunte;

- di rendere un parere negativo alla realizzazione dei progetti;

- di garantire un percorso di informazione, partecipazione e trasparenza;

- di assumere decisioni partecipate con la popolazione;

Al Consiglio Direttivo del Parco Naturale delle Prealpi Giulie:
- di esprimere un parere negativo in merito alla realizzazione dei progetti e di farlo pervenire alle autorità competenti, viste le finalità di tutela, conservazione dell’ambiente e sviluppo proprie dell’Ente.

Luogo, data                                                                                                                                                                                  Firma

 

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Fiume Resia (Foto gentilmente messa a disposizione dalla Signora Donatella Pezzaioli)

Vi allego il PDF che potrete scaricare, firmare e scannerizzare. É un appello che faccio a tutti ma in particolare ai blogger e non del Friuli Venezia Giulia e Veneto, si tratta della salute e della bellezza della Regione in cui viviamo.

Condividete se avete piacere, Libera.

Petizione singola Salviamo il Resia


Gnocchi di Baccelli di Fave e Foglie di Porro su Fonduta di Formaggio Asìno: Scarti d’Autore.

Gnocchi bacelli di fave forchetta tela

Che sia una moda del momento, o l’ effetto della crisi o il ritrovato rispetto per il cibo e per chi ne ha meno di noi, oppure un credo religioso o, come nel mio caso, la riminescenza di un educazione che m’imponeva di non sprecare e buttare il cibo; comunque sia ben venga la tendenza di utilizzare in cucina gli scarti di frutta e verdura.

Oggi, con la raccolta differenziata e la possibilità di produrre da soli il compost, molti scarti vengono utilizzati per la produzione sia di terriccio che concimi naturali, come si dice: nulla si crea, nulla si distrugge.

Pioniera dell’utilizzo degli scarti in cucina è stata Lisa Casali che, del rispetto per l’ambiente, ne ha fatta una professione; ha condiviso la sua esperienza scrivendo libri, testando ricette e presentando la sua trasmissione Zero Sprechi su gambero Rosso Sky.

Lei con gli scarti ha creato piatti elegantissimi e buonissimi, io ho provato a fare le barbe stufe, con le barbe di porro; si, io sono fortunata perchè ho la contadina a due passi che esaudisce ogni mio desiderio e capisco che per molti è difficile trovare in negozio le rape con le foglie o i porri con le radici ma con i G.A.S. dei quali ho parlatoqui, riuscirete ad avere non tutto ma quasi.

A proposito di baccelli, nel suo libro Ecocucina (pagina 99), Lisa Casali scrive che la percentuale di scarto commestibile nei legumi è del 68% circa, in pratica su ogni €uro che spendiamo per kilo ne buttiamo 68 centesimi nella differenziata e a me sembrano davvero troppi.

Scrive ancora Lisa che i baccelli sono ricchissimi di cellulosa, pectine e flavonoidi  che rallentano l’assorbimento degli zuccheri.

Sono un’arma efficace in alcuni casi specifici, particolarmente per chi è diabetico o soffre di fame nervosa la sera.

Sono indicati per il controllo del peso grazie alla loro azione diuretica e al contenimento di assorbimento degli zuccheri.

Consiglia di scegliere bacelli piccoli e dai colori brillanti; l’aspetto dev’essere integro e sodo e non devono essere ingialliti.

Per questa ricetta ho adoperato i baccelli delle fave e le foglie verdi del porro che acquisto dalla Milva, la mia fornitrice di fiducia; le fave che ho adoperato non sono quelle che vedete vicino al formaggio Asìno ma quelle acquistate al mercato di Mestre, erano perfette, integre e con ancora le foglie rigogliose attaccate su (Terry può testimoniare), peccato non averle fotografate.

Altro protagonista il Formaggio Asìno, del quale ho già parlato in altri post, in questo caso ho adoperato quello morbido che ben si presta per le fondute; unico accorgimento, dal momento che è, anche nella versione morbida, molto sapido, dosare la quantità di sale, sia nel composto che nell’acqua di cottura.

Ho legato l’impasto con la farina di riso che è senza glutine e non rilascia il sapore di farina che non a tutti piace, ho volutamente omesso l’uso delle patate che mi avrebbe facilitato il compito ma volevo un sapore decisamente verde.

Formaggio Asìno fave-001

(Non è un post pubblicitario, il formaggio l’ho comperato)

 Ingredienti per gli gnocchi (queste dosi sono variabili, dipende dall’umidità delle verdure):

  • 500 g. di baccelli freschi di fave,
  • foglie verdi di porro a piacere,
  • 2 cucchiai colmi di Parmigiano Reggiano grattugiato,
  • 1 uovo,
  • 3 cucchiai di farina di riso
  • olio all’aglio orsino (per decorare).

Gnocchi bacelli di fave impasto minipimer-001

Come fare gli gnocchi:

lessare i baccelli di fave e le foglie di porro, scolare e togliere i filamenti dai baccelli, io preferisco perdere un pò di tempo per farlo ma se volete potete lasciarli e passare il composto al passaverdure.

Mettere le verdure nel bicchiere del minipimer e ridurre a crema, aggiungere gli altri ingredienti lasciando per ultimo l’inserimento della farina; alla fine dovrà risultare un composto sufficientemente consistente per poter formare delle quenelle con i 2 cucchiai (i miei piccolissimi, da caffè).

Se vi va e siete capaci di usarla, potete mettere il composto nella sac a poche e buttarli nell’acqua tagliandoli man mano col coltello o, per velocizzare fare delle quenelles più grandi.

Sobbollire in acqua leggermente salata e scolare quando salgono a galla, man mano li mettete nello scolapasta ungerli per non farli attacare, maneggiare con cura!

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Quenelles di bacelli di fave da cuocere.

Ingredienti per la fonduta di Formaggio Asino:

Se risultasse troppo densa aggiungere un pò di latte, al contrario un pò di farina di riso o maizena (poca alla volta!).

  • 60 g. di formaggio Asìno,
  • 30 g. di panna fresca (la metà del peso del formaggio).

 Formaggio Asìno-001

 Come fare la Fonduta (ho messo il link del post dove spiegavo bene il procedimento):

come ho scritto sopra nel link troverete i due procedimenti imparati al corso di cucina, essendoci qui una dose minima mi sono limitata a sciogliere a fuoco bassissimo il formaggio nella panna aggiungendo un pò di latte, la volevo fluida anche per esigenze “fotografiche”.

Ho decorato la fonduta con un olio all’aglio orsino ottenuto frullando le foglie di aglio orsino, lavate ed asciugate bene, con il sale e coperte d’olio, lo conservo in frigorifero.

gnocchi bacelli fave fonduta pp-001

Per oggi è tutto, vi auguro anticipatamente un bel fine settimana, io sono ricaduta nella trappola del Lievito Madre e devo accudire la creatura: ho iniziato una produzione di dolci Pasquali, ve ne darò notizia, sia in caso di successo che di flop.

 


Patate al Forno con Parmigiano e Rosmarino, gustose e veloci ma che dico veloci, velocissime!!!

patate al forno parmigiano rosmarino cornice-001

Buona domenica a tutte/i, dopo una ricetta  che richiede un quadrimestre di attesa per essere verificata e gustata, oggi una ricetta da fare in 35/40 minuti, d’altronde questa ricetta arriva da qui e quindi non può che essere “Fast&Easy”.

Conosco ed apprezzo la praticità e la fantasia senza fronzoli delle donne americane; non hanno, come noi, una antica tradizione gastronomico-culinaria ed avendo la mente fresca e libera da orpelli storici, sanno entusiasmarsi di fronte a qualsiasi ingrediente e prodotto che ritengono sia commestibile e lo giravoltano all’infinito curiose di scoprire cosa può venirne fuori di buono.

Le americane sono coraggiose, a Trieste diremmo “nolegapelcul”, diciamo che non sono così “sofisteghe” come noi italiane ;-)

Quando sono stata in America per motivi sportivi ho avuto modo di conoscerne qualcuna, Kathy Sessler, che ha gareggiato con me ai mondiali mi ha insegnato a fare il Guacamole e mi ha sconvolto una sera a cena quando assieme ai suoi amici hanno fatto una gara di rutti, si, avete letto bene, io mi sono astenuta ma li ho visti molto divertiti dal “gioco”.

Inga Thompson, mi ha insegnato a fare il Margarita, il fratello faceva la birra in casa e, dopo le escursioni a Reno (Nevada) a cercare invano parmigiano e basilico (scrivo invano perchè era il 1993 e Bastianich non spopolava ancora… ) perchè volevo farle la pasta col pesto, ci consolavamo facendo il bagnetto al suo cane.

Mi ha insegnato a fare il pane integrale del quale possiedo ancora la ricetta in una agenda, prima o poi lo farò.

Avrei avuto l’occasione di andare a vivere lì, mi aveva proposto di andare ad abitare casa dei suoi genitori, in Texas, dove avevano una tenuta; avrei insegnato l’italiano alla sorellina ed avrei cucinato per la famiglia.

Non me la  sentii perchè avevo ancora Lorenzo, il mio adorato gatto e non ebbi il coraggio né di lasciarlo solo né di fargli subire lo stress di un viaggio così lungo, lui che,  se dovevo fare anche un kilometro in macchina per portarlo dal veterinario, impazziva letteralmente.

Chi xe mona qua xe mona anche in America, mi diceva sempre quel mio famoso saggio amico di Trieste che nomino spesso; chissà come sarebbe andata la mia vita se fossi partita, chissà.

La cultura gastronomica americana di cui fui testimone contemplava anche l’apertura di barattoli di chili con fagioli da mangiare direttamente da lì col cucchiaio, questo lo faceva Alison Sydor una biker canadese che andava fortissimo, lei faceva cross country e mi sono sempre chiesta come facesse ad andare così forte mangiando quelle porcherie… Che ci fosse dietro qualche integratore :-D ?

Beh, arriviamo al dunque, le patate arrivano dall’America e quindi questa ricetta è per me: Italo-Americana.

Ingredienti (per una teglia da forno):

  • 4 patate medie,
  • olio extravergine di oliva abbondante,
  • parmigiano reggiano grattugiato abbondante,
  • rosmarino fresco tritato,
  • paprica in polvere, facoltativa (idea personale),
  • sale q.b.

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Come fare:

preriscaldare il forno a 190°C., coprire la teglia con un foglio di carta forno per non sporcarla durante la cottura delle patate che avverrà direttamente sulla grata.

Pelare le patate, tagliarle a spicchi regolari, lavarle, asciugarle ed immergerle nell’olio mescolandole bene affinchè si ungano perfettamente.

Metterle nel piatto dove avrete miscelato abbondante parmigiano, rosmarino e sale a piacere, volendo anche un pò di paprica e rotolarle affinchè il composto aderisca bene.

Appoggiarle sulla grata regolarmente distanziate ed infornare mettendo la grata sopra la teglia, cuocere per 25/30 minuti.

Ve le consiglio e, anche se le mie foto non sono stratosferiche vista l’ora serale, il sapore lo è davvero, provatele ne vale la pena.

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 Buona domenica a voi, alla prossima.

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Vino di Tarassaco, un Vino da Meditazione.

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Vino di Tarassaco 21 marzo 2014

La sento, è lì, nascosta dietro l’angolo, ogni tanto fa capolino e lancia piccoli e caldi raggi di sole che mi riscaldano regalandomi nuova energia: è lei, la Primavera, quella che mi sta aiutando nel mio progetto di felicità.

Non importa se ho ancora addosso il maglione, dormo col piumino, vedo la neve sulle montagne in lontananza e se le mie cavallette sono ancora ben nascoste nei loro rifugi invernali, per me è già arrivata ed io voglio brindare con e per lei con questo vino che sarà pronto fra 4 mesi, esattamente il 21 luglio 2014.

Meryl Streep la mia Africa

Foto da Pinterest (Meryl Streep ne La mia Africa)

L’ho chiamato vino da meditazione perchè, mentre raccoglievo i fiori pensavo e mi immaginavo già ad agosto, seduta su una comoda poltrona in terrazza, nella rassicurante penombra del tramonto, con Perla sulle ginocchia a sorseggiare un piccolo bicchiere di questo vino ricordando la primavera ormai lontana e sognandone già un’altra.

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Qui il prezzo più basso (cliccare sulla foto).

♣Ne uscirà un buon vino sugli 11 gradi ♣, scrive Ennio Furlan (che ho citato anche nel post precedente) riguardo questa ricetta trovata a pagina 138 del suo libro Erbe… e dintorni.

É un libro da sfogliare lentamente questo, l’amore per la Natura che nutre e coltiva questo Chef è contagioso, da ogni pagina escono profumi di erbe e di fiori e di buoni sentimenti; non è soltanto un libro di ricette, ricette ormai ne conosciamo molte e siamo diventate tutte molto brave, siamo anche in grado di inventarne di nuove, questo è un libro da leggere, da leggere tra le ricette.

La Natura ha le sue regole ed il signor Ennio ci aiuta a conoscerle, prima di tutto e poi a rispettarle, rispettare la Natura è rispettare noi stessi e allora, niente raccolte indiscriminate, niente ribaltamenti inutili di funghi che non conosciamo, niente estirpazione di bulbi con i quali poi non sapremmo cosa fare e che, nella maggioranza dei casi, non troverebbero conforto nei nostri vasi sul balcone o nei nostri orti.

Vi consiglio di acquistarlo e di leggerlo attentamente, magari anche ai vostri bambini e, perchè no, magari proprio sul campo mentre raccogliete insieme i fiori di tarassaco per preparare un buon miele o questo vino.

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A proposito di miele, ho avuto il mio bel daffare a raccoglierne un quantitativo sufficiente, le api stavano festeggiando, volando di fiore in fiore ed io non ho avuto il coraggio di toglier loro il fiore di bocca così mi allontanavo alla ricerca di altri fiori.

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Riporto le dosi indicate sul libro, io ne ho preparato un terzo: raccogliere 1 kilo e mezzo di fiori da sola è un’impresa ardua, ecco perchè può essere un buon motivo per coinvolgere la vostra famiglia convincendola a fare una gita fuori porta.

tarassaco fiori da coprire con acqua-001

Ingredienti:

  • 1 kg. e 1/2 di fiori di tarassaco privati il più possibile della parte verde (nel libro non è specificato ma io ho fatto così),
  • 2 kg. di zucchero,
  • il succo di 4 limoni,
  • 6 lt. di acqua,
  • 20 g. di lievito di birra fresco o l’equivalente di secco.

collage fiori di tarassaco per vino-001

Come fare, riporto (quasi) fedelmente:

mettere in un contenitore i fiori di tarassaco e versarvi sopra l’acqua bollente, rimestare bene finchè il tutto sia uniforme e lasciar riposare per una notte.

L’indomani filtrare il tutto spremendo bene la parte floreale per non perdere la parte acquosa ed ELIMINARE I FIORI, rimettere in pentola il liquido ottenuto ed aggiungere lo zucchero ed il succo dei limoni.

Riportare ad ebollizione fino allo scioglimento dello zucchero (c.ca 5 minuti) e lasciar raffreddare per una notte; a questo punto si può filtrare un’altra volta (io ho messo imbuto, colino, garza) sciogliendo poi il lievito in una tazza con lo stesso liquido (Il signor Ennio non lo specifica io, ho preferito scaldarlo un pò affinchè il lievito si sciogliesse bene) ed aggiungerlo al resto.

Versare in una damigianetta a collo largo e coprire con una garza onde evitare il contatto con eventuali moscerini; mettere in un posto con temperatura di almeno 20° e lasciar fermentare di modo che gli zuccheri si trasformino in alcool.

Dopo 4 settimane si passa a un primo travaso con molta delicatezza, lasciando sul fondo la parte scura e così per altri tere travasi a distanza di un mese uno dal’altro.

Nota: se il vino rimane torbido si può mettere in frigorifero, per la precipitazione delle impurità.

cesto fiori di tarassaco per vino-001

Posterò le foto dei passaggi man mano, non ho idea di come possa essere ma suppongo possa assomigliare ad uno di quelli che ello invoca chiamandolo vino aromatico, può essere anche una graziosa idea regalo ed ora, cesto in mano e via.

Campo trattore-001

Vi auguro una splendida giornata.

P.S.: una mia lettrice mi ha segnalato un un commento questo brano, miè piaciuto moltissimo e si armonizza con questo post/racconto, ho fatto una ricerca e, con infinita tristezza ho scoperto che il blog è chiuso ma vi metto il link dell’ultimo post che contiene queste stupende parole http://it.paperblog.com/e-cosi-finisce-un-blog-non-con-uno-schianto-ma-con-una-nenia-1753462/

 “Andarono in cantina col nonno e mentre lui decapitava i fiori, i ragazzi guardarono l’estate che luccicava sugli scaffali d’oro.

File e file di bottiglie, vino di dente di leone.

Erano tutte numerate e ormai erano quasi tutte piene.

Una bottiglia lucente per ogni giorno d’estate.

- Ragazzi – disse Tom – è veramente una bella pensata imbottigliare giugno, luglio e agosto.
… L’estate non finisce mai del tutto. Ricorderò ogni attimo di questa stagione, per tutta la vita! – “ 

 


Fettucce Garofalo con Salsa di Aglio Orsino e Avocado: Coincidenze Fortuite.

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Molte delle mie ricette nascono da una serie di fortuite coincidenze, questa è una di quelle.

Un sabato piovoso, il repentino abbassamento della temperatura mi hanno costretta a rinunciare alla mia quotidiana passeggiata nel verde e così mi sono infilata in macchina con ello e siamo andati in Slovenia.

Il pieno di benzina, sempre conveniente, tanto conveniente che, facendo i dovuti calcoli, con la differenza, si riesce sempre a fare una ricca spesa: pane a volontà, pane che congelo e inforno prima dell’ultilizzo rendendolo croccante e fragrante come appena sfornato; non vale la pena farlo a casa, anche se preparare il pane ha sempre un suo fascino ed anche un effetto terapeutico.

Io sono piombata al reparto frutta e verdura; ho fatto scorta di mango a €. 0,99 l’uno (in Italia lo stesso peso €. 1,98), avocado  (in Italia fluttua da €. 1, 68 a 1, 98), taccole, da noi introvabili a meno che non si vada alla Metro a pagarle a peso d’oro.

Ho continuato con lo zenzero col 50% di sconto ed ho messo nel carrello anche 2 vaschette contenenti delle belle foglie a me sconosciute, la scritta in tedesco e sloveno (Bärlauch Divji česen) non mi dicevano nulla, ed arrivata a casa papà Google che mi ha illuminata: Aglio Orsino, si proprio lui.

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Aglio Orsino raccolto da me l’anno scorso.

Come dice Ennio Furlan, se voi non avete esperienza o non vivete vicino ai luoghi dove raccogliere le erbe, compratele pure; da un pò di tempo ci sono i G.A.S. (gruppi di acquisto solidale), la cui lista completa ed aggiornata è nei link in coda al post.

Di certo nell’elenco troverete qualche gruppo vicino casa vostra, potrete così permettervi di mangiare frutta e verdura di stagione a kilometri zero o quasi zero, prodotti dalla freschezza garantita, ci sono molte amiche blogger che lo fanno.

Può essere un primo passo per aiutare a salvare l’economia di casa nostra e di permettere ai caparbi e straordinari piccoli produttori  di continuare a coltivare i loro campi e le loro passioni e vivere con il proprio lavoro.

Mi piace l’utilizzo dell’avocado in cucina, quando seguivo la dieta zona era uno dei grassi favorevoli, l’ho sperimentato in un patè e in una brisè al posto del burro e ieri, finalmente, dopo aver visto girare per mesi su Pinterest piatti di pasta conditi con l’avocado, mi sono buttata anch’io nell’impresa… Chissà se Michelle ha l’aglio orsino nel suo orto ;-)

L’utilizzo della polpa di avocado limita di molto l’uso dell’olio; alla fine l’aggiunta di un pò di acqua di cottura della pasta rende la salsa più fluida senza destrutturarla.

Ho volutamente pesato gli ingredienti per dare un’idea a chi volesse provarla, comunque, prese le misure si può tranquillamente fare a occhio, l’unico consiglio, se si adopera l’aglio orsino, di mantenere le proporzioni 1 parte di foglie 2 parti di polpa di avocado.

fettucce aglio orsino avocado pp-002

Ingredienti:

  • 500 g. di Fettucce Garofalo n.15 (o guaglione), io ho adoperato questa,
  • 40 g. di foglie di aglio orsino ben lavate ed asciugate,
  • 80 g. di polpa di avocado, il peso del mezzo avocado che ho adoperato,
  • 30 g. di pistacchi non salati,
  • 10 g. di pinoli,
  • 30 g. di Parmigiano Reggiano grattugiato,
  • 1 pizzico di sale,
  • 2 cucchiaio di olio extravergine di oliva,
  • acqua di cottura alla fine fino q.b. per la densità desiderata.

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Come fare:

introdurre nel bicchierone le foglie di aglio orsino spezzettate con le dita, la polpa dell’avocado (i foodblogger conservino il guscio per la presentazione) e tutti gli altri ingredienti.

Azionare il minipimer ad intermittenza fino ad ottenere una crema, se non potete rinunciare al mortaio, adoperatelo.

Se preparate la salsa per consumarla subito diluitela con l’acqua della pasta, se volete utilizzarla in seguito copritela con olio evo e conservatela in frigorifero.

Io ho preparato anche una salsa tritando grossolanamente le foglie rimaste assieme a sale e poco olio evo; l’ho messa in un vasetto sterilizzato ricoprendola bene con altro olio evo; all’occorrenza la potrete utilizzare per aromatizzare risotti, carne, minestre, tutto quello che vi pare e, se vi ho incuriosito, potrete aggiungere l’avocado e fare come ho fatto io, provate, ve lo consiglio vivamente.

fettucce aglio orsino avocado lumaca-001

Non vi sembra una chiocciolina?

Link interessanti:

Aglio Orsino (anche ricette, da vedere)

Ennio Furlan

GAS GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE1

GAS GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE2

P.S.: qualcuno penserà che ho sbagliato la dose di pasta no, ve l’assicuro, io ho mangiato quella che vedete nella foto, ello il resto, in due manches però :-D Buona settimana a tutti/e.


Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

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Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

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Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

limone e curd light Maria-001

Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

mini plum cake limone-001

Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

mini plum cake al limone-001

P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Schmarren ai Lamponi, perchè i Lamponi fanno bene, anche fuori stagione.

Schmarren da infornare metà + logo 2-001

Per fortuna, sensibilità e solidarietà, non sono ancora monopolio di nessuno e così, anche chi, come me, vive ai margini del web, felicemente lontana dai social network, può permettersi di condividere alcune Belle Realtà con i suoi amici, anche senza banner e anche qualche giorno dopo.

Non mi piacciono le giornate dedicate a…, il giorno dopo tutto finisce in cantina per poi venir ritirato fuori quel giorno, una spolveratina e via.

Soltanto le minoranze hanno un giorno di festa, ed è questo giorno di festa che le discrimina ulteriormente.

L’8 marzo è la giornata dedicata alle Donne e, purtroppo, l’8 marzo sta diventando una seconda giornata della memoria (che si commemora il 27 gennaio).

Due date, ma non bastano 48 ore, il rispetto per le Donne e non solo deve andare oltre, deve far parte della nostra vita, ogni ora, ogni giorno, sempre.

Rimango comunque dell’idea che, fintanto non saranno le donne stesse ad essere unite e solidali e a rispettarsi, gli uomini continueranno ad arrogare diritti su di loro: un recente quanto misero esempio risale a pochi giorni fa, le quote rosa, vi dice nulla?

Ma non sono qui per fare polemiche ma per dire a chi mi segue e alle mie amiche, blogger e non, che vivono in Friuli Venezia Giulia che possono concretamente far qualcosa tutto l’anno, per aiutare queste Donne a continuare con il loro progetto che è, semplicemente, il progetto di vivere, di lavorare, con orgoglio, con dignità e, soprattutto, di continuare a farlo nella loro Terra, quella Terra dalla quale la guerra le aveva cacciate, costringendole ad abbandonare tutto.

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Foto dal web

La strage di Srebrenica è la dimostrazione della follia dell’uomo ed anche della nostra follia che ha permesso e continua a premettere ad un pugno di maschi di decidere il destino e la vita di migliaia di persone innocenti che hanno avuto ed hanno soltanto la sfortuna di nascere, crescere e vivere in un determinato paese ed è, purtroppo, anche la conferma che l’uomo non cambia, rimane sempre una belva assetata di sangue e non imparerà mai dai suoi errori.

Sono state e sono le donne a pagare il prezzo più alto della follia maschile: prima subendo lo strazio di vedersi trascinare via gli affetti con la forza per non vederli mai più tornare poi, alla fine di tutto, rimane a loro la responsabilità del difficile compito di ricominciare.

Lo devono fare, per dare coraggio a chi è rimasto, spesso senza potersi abbandonare ad un pianto liberatorio, soffocando o asciugandosi frettolosamente le lacrime con la mano, lacrime che continueranno a velare i loro occhi, per tutta la vita…

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Queste Donne  hanno detto no, sono ritornate nella loro terra ed hanno aiutato altre donne a farlo, hanno ripopolato due paesi: Srebrenica e Bratunac, si sono reimpossessate delle loro proprietà e si sono reinventate un lavoro, coinvolgendo chi aveva ancora un pezzetto di terra, terra che la guerra aveva colorato di rosso.

Anche oggi quella terra colora di rosso ma non è più rosso sangue, è il rosso dei piccoli frutti, il rosso dei lamponi; queste donne Insieme, hanno rimesso in piedi il passato per trasformarlo in futuro.

Mi sono documentata e, con piacevole sorpresa, ho scoperto che qui, in Friuli Venezia Giulia, in due Ipercoop: Meduno (Pordenone) e Tiare (Villesse Go), quest’ultimo accanto all’IKEA, comodamente raggiungibile in autostrada, si possono comperare i loro prodotti e così ho fatto, ho comperato le loro confetture ed i loro succhi di frutta, eccoli:

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C’èrano ancora i cartelli con le fotografie che documentavano le atrocità della guerra e la realtà attuale di queste Donne che hanno ritrovato il sorriso:

Coop Tiare cartelli frutti di pace-003

Mentre ritornavo a casa mi sentivo serena, felice, è quella felicità che deriva dalla consapevolezza di aver fatto qualcosa, una piccolo gesto per aiutare qualcuno, anche se non lo conosci.

Io, Triestina, a quel tempo abitavo lì ed ho ancora memoria dell’atmosfera pesante che gravava sulla città, ci sono stati momenti in cui si sentivano i cannoni in lontananza, la guerra si era avvicinata pericolosamente.

Ricordo ancora l’arroganza dei militari oltreconfine, la spavalderia di chi non ha più freni inibitori e libera la parte peggiore di se, per questo non mi meraviglio più di nulla e mi sento fortunata, molto fortunata, per non aver vissuto tutto quello che hanno vissuto queste Donne in prima persona, non so se ce l’avrei fatta, se avessi avuto la loro stessa forza.

Ora la ricetta, semplice, veloce da fare, lo schmarren.

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Ingredienti per lo Schmarren ai Lamponi:

  • 120 g. di lamponi,
  • 250 g. di panna acida (fatta da voi o comperata in negozio, si trova),
  • 50 ml di latte,
  • 4 tuorli d’uovo,
  • 1 pizzico di vaniglia bourbon (no vanillina),
  • 100 g. di farina setacciata,
  • 4 albumi,
  • 3 cucchiai di zucchero,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro chiarificato q.b. per cuocere lo schmarren,
  • zucchero a velo per decorare.

Per la salsa ai lamponi:

confettura ai lamponi Frutti di Pace.

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Come fare:

preriscaldare il forno ventilato a 180°C.

Mescolare la panna acida con il latte, i tuorli; aggiungere la farina setacciata assieme al sale e la vaniglia (potete adoperare anche l’essenza, in quel caso unitela al composto liquido).

Montare gli albumi a neve semiferma con lo zucchero ed incorporarli delicatamente all’impasto.

Scaldare il burro chiarificato in una padella capiente (la mia di rame col fondo da 22 cm.) possibilmente col manico adatto al forno, distribuire il composto e cospargere con i lamponi.

Infornare per c.ca 15 minuti, calcolate che deve cuocersi la farina, sfornare e servire direttamente con la padella e la salsa a parte.

Si può variare tipo di frutta a piacere, io l’ho servita conla confettura di lamponi in purezza ed anche con panna, perfetto il gelato o ciò che più vi va.

Per oggi è tutto, voglio lasciarvi con questa foto dei Frutti della Pace,  fatta su un prato di nontiscordardime, mi sembra un bel augurio, per tutti quelli che hanno bisogno di essere ricordati ed aiutati ogni giorno, anche oggi, 13 marzo.

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Una parte dei loro Prodotti.


Buchteln, con salsa al cardamomo, quando c’è il burro buono.

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Ricetta Cucina Triestina Maria Stelvio (pag 338)

Sono ritornata dall’Austria, da qualche giorno ormai, col burro buono, il latte buono, una rinnovata energia, un ritrovato entusiasmo e una nuova consapevolezza.

Ma di questo parlerò un’altra volta, oggi voglio parlare di Buchtel, della mia prima volta con i Buchtel, una ricetta che mi ha fatto risalire sulla macchina del tempo, diventata ormai il mio mezzo di trasporto preferito.

Su questa macchina trasporto i miei sogni, i miei ricordi ed anche i miei rimpianti, è come vivere due volte, la seconda correggendo gli errori della prima, trasformando i brutti ricordi in bei ricordi e la vita ricomincia.

Nel post dei gnochi de spinaze vi ho raccontato della Signora Lia, ebbene, è proprio lei che me li ha fatti assaggiare la prima volta, li alternava alla torta di mele, avevo quasi vent’anni e da allora non li avevo mai più mangiati.

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Burro Austria, cardamomo.

La scintilla è stato il burro buono e bello, il burro dell’Austria; appena arrivati a casa ello ha voluto che facessi dùspaghi, io non faccio mai la pasta al burro, nella mia infanzia era il piatto must a casa della Signora Gisella, d’altronde, come va di moda dire: i piatti più semplici devono contenere prodotti di straordinaria qualità e questo burro è perfetto, ma volevo di più, volevo fare un dolce dove il burro buono, il latte buono e la farina buona potessero fare la differenza: i Buchteln.

Mentre li preparavo mi hanno ricordato il Danubio che feci tempo fa, già il nome è un indizio, infatti i buchteln altro non sono che i progenitori di quel dolce che a Napoli hanno chiamato Briochina dolce del Danubio, semplificato in Danubio e che poi è stato rivisitato anche in versione salata.

I Buchteln sono focaccine dolci di pasta lievitata, riempite di marmellata e cotte in una pirofila in modo che si attacchino l’una all’altra.

Sono originarie della Boemia, ma hanno un posto di primo piano nella cucina austriaca, nella cucina ungherese (in lingua ungherese bukta) e anche nella cucina ladina.

I Buchteln tradizionali sono riempiti con powidl (confettura di frutta preparata senza aggiungere zucchero) di prugne o coperti di salsa alla vaniglia.

I più famosi Buchteln austriaci vengono serviti nelCafé Hawelka a Vienna, dove sono la specialità della casa e vengono preparati secondo una ricetta di famiglia antichissima e segreta.(Fonte Wikipedia)

In Baviera i Buchteln vengono chiamati Rohrnudeln.

Trieste contempla la tradizione per questo dolce, avendo assorbito influenze Austroungariche per quanto riguarda la gastronomia; si mangiano anche in Alto Adige per la naturale e golosa conseguenza della sua posizione geografica.

Vengono serviti con una salsa alla vaniglia, ho voluto variare questa tradizione con una salsa al cardamomo che ben si sposa con il sapore della confettura di albicocche.

Altre varianti potebbero essere con una salsa alla cannella se la farcitura si fa con una confettura di prugne o di mele, per esempio.

Inizio con la ricetta del Sacher Hotel la quale, secondo me, manca dell’ultima lievitazione che li avrebbe resi più alti e soffici:

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Ricetta Buchteln Sacher Hotel.

collage buchteln Sacher-001

Note: impastare con la planetaria (per chi ce l’ha) sennò, come ho fatto io per la versione della Stelvio, nella macchina del pane (impasto per pasta 9 minuti), fare un’ulteriore lievitazione prima di infornare, curare di più l’esecuzione delle porzioni e la sistemazione in teglia.

Per fare la salsa al cardamomo ho fatto intiepidire il latte ed ho lasciato in infusione i semi di cardamomo leggermente schiacciati per un’ora, riscaldando il latte di tanto in tanto.

L’ho portato ad ebbollizione, ho passato al colino per eliminare i semi ed ho proceduto come da ricetta originale.

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Buchteln con salsa al cardamomo.

Non completamente soddisfatta, sono andata alla ricerca della ricetta sul libro della cucina Triestina di Maria Stelvio (1976), certa di trovarla, essendo, come ho scritto prima, una ricetta della nostra tradizione dolce.

Qui varia la quantità di lievito e, come potete leggere nella foto dell’inizio, variano anche le fasi di lavorazione, di lievitazione e la forma, segno che ognuno le ricette della tradizione le ha interpretate e le interpreta a modo suo senza, alla fine, stravolgere il risultato.

Ho cambiato anch’io la forma, rimamendo sulla forma circolare della ricetta del Sacher, ho solo aumentato il diametro di due cm. ed ho inaugurato la Farina Garofalo, faccio parte di Gente del Fud e spesso l’Azienda ci omaggia con qualche prodotto.

Inoltre ho immerso i buchteln nel burro fuso come nella versione del Sacher ed ho adoperato il latte di malga; per tutte 2 le preparazioni ho adoperato una marmellata di albicocche senza zucchero.

farina Garofalo1-001

Le farine sono di tre tipologie: W170 per lievitazioni fino a 8 ore (quella che ho adoperato);  W260 per lievitazioni fino a 24 ore e W350 fino a 48 ore di levitazione.

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Collage Buchteln Maria Stelvio.

Note: distanziare di più i saccottini e curarne di più la forma.

buchteln pp.-002

Se decidete di prepararli, sappiate che potete staccarli e riporli nei sacchetti e congelarli, all’occorrenza una botta di forno e saranno come appena fatti.

Questa è la mia inconsapevole versione salata della ricetta:

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Lascio un link interessante per chi ama, come me, la storia del cibo, buona domenica a voi.

Snoopy e Linus


I Don’t Care About Internet Popularity

accantoalcamino:

Grazie Popof♡ , ora ritorno alle mie faccende ;-)

Originally posted on Yellingrosa's Weblog:

I don’t care about Internet Popularity because it seems to me that I should give up my personality in order to get such a thing. The most of the popular blogs are much the same and they are promoting by using the same methods. Anyway, if everybody is churning out the same story with the same pictures and songs what’s the idea. Wouldn’t it be sufficient that there is just a few bloggers available and rest of us could go swimming for example. Of course, the exception proves the rule, but I’m talking about the most of the popular blogs.

Internet is a very unfavorable place for a poet. The most of the popular poems with a few exceptions are written by deceased fellows. They have got the public and educational acceptance and assurance of the universal civilization. By liking them we are raising our own status not the development…

View original 328 altre parole


Premi&Co.

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Io sono scaramantica ed i premi, per me, sono come gli incontri (non tutti neh), non mi portano bene, in tutti 2 i casi, dopo un pò le amicizie svaniscono nell’aeree.

Dopo 4 anni, ci sono persone che sono rimaste, sono andate e ritornate, non c’è più l’assidua frequentazione di un tempo ma questa è la nuova tendenza, nei blog si leggono sempre meno commenti, fatte le dovute eccezioni per certi blog dove i: tesoro, cucciolo, mammolo, stronzolo, caccolo, sei unica, nessuno cucina come te e che bella persona che sei si vendono/comprano al kilo.

Si è preso atto che qui rimane comunque tutto virtuale e fatuo e troppo spesso, avvolto da un mantello tessuto con fili di opportunismo ed ipocrisia, in molte cucine si sente l’olezzo dell’aria fritta, vien voglia di uscire all’aperto, in altre ci si accomoda e non si andrebbe mai via..

Detto ciò, nonostante questo mio ottimistico preambolo, questo blog pullula ancora di vita, di vita vera, e le amicizie perdute, stroncate o abbandonate, hanno avuto una seconda possibilità e mi fanno capire che qui si trovano a loro agio.

Pubblico i premi in ordine di arrivo: il 14 novembre 2013, Rossana, con questa motivazione: che anche se non lo vuole glielo ammollo lo stesso perché la adoro e se lo merita, tiè! :-) mi diede questo premio, devo rispondere a qualche domanda e lo faccio volentieri:

1) Mattiniero o dormiglione? Mattiniero 100%

2) L’uomo/donna ideale: bello e dannato o tranquillo e rassicurante? La ragione dice tranquillo e rassicurante ma, si sa, alla fine il cuore batte più forte per il bello e dannato :-D

3) Jeans e maglietta o vestito elegante? Jeans e maglietta anzi, meglio camicia elegante, adoro il contrasto, quand’ero fanciulla era il mio “outfit” preferito :-D

4) Moto o automobile? Mi piace la moto ma la macchina è più comoda, le mie scorribande implicano sempre raccolte varie e, non si sa mai che trovi un animale abbandonato da farci salire…

5) Sport o pantofole? Sport al 100%

6) Caffellatte e biscotti o cappuccino e brioche? Caffellatte e biscotti, tipo zuppa.

7) Conservare o eliminare? Purtroppo conservare, sono molto legata ai ricordi e tutto ciò che possiedo mi racconta una storia di vita trascorsa.

8) Città o campagna? Campagna al 100%

9) Musica classica o Rock? Musica Classica e anche rock, ma a piccole dosi.

10) Pareti bianche o colorate? Bianche al 100%

11) Fanta o Coca Cola? Nessuna delle due…

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Passiamo al secondo, quello di Nives, con la seguente motivazione: è per me un piacere consegnare ora il LIEBSTER AWARD a delle amiche che ho conosciuto nel web e che stimo molto:

E queste sono le DOMANDE  preziose per Loro:

1)  Ti piacerebbe vivere a Venezia? Molto, è una città magica, peccato che la stiano trascurando ma ha conservato gelosamente luoghi nascosti dove si può andare a sognare.

2)   E’ importante per Te la famiglia? Hai la domanda di riserva? Sai vero la mia storia ;-) ?

3) Ogni essere umano ha una sua missione da compiere? Credo di si ma non lo sa.

4)  Ama la sua essenza la donna che aspira alle posizioni maschili?  Non la vedrei così, già dire “posizioni maschili” è discriminante nei suoi confronti.

5) Per i figli, vale di più il benessere o una crescita armoniosa? Una crescita armoniosa, senza dubbio.

6) Li rende più forti il successo dei genitori? Non sempre, a volte li rende più deboli cercando il confronto, volendoli imitare, le cronache sono piene di figli di persone famose finite male…

7) Quando l’orgoglio è un valore? Quando è costruttivo.

8) Quando, secondo Te, il denaro diventa un mito? Quando si è poveri di tutto il resto.

9) Quando la sofferenza educa la persona? La sofferenza educa ma, assomiglia al veleno, in piccole dosi fortifica, troppa uccide.

10) Le Persone hanno ancora qualcosa da imparare dalla Natura? Tutto, è la fonte dalla quale dovremmo attingere almeno 1 volta al giorno.

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É la volta di Marco di Un po’ di mondo con questa motivazione: perchè è una delle prime blogger che ho conosciuto in rete e pure di persona. Per le ricette ma soprattutto per le storie che ci girano intorno. E perchè, come ho già detto   uno dei miei luoghi del cuore è la Carnia. (Noi 2 abbiamo già litigato, quindi sono/siamo tranquilli :-D )

Ed ecco le sue domande:

1) Perché hai iniziato questo blog? Per vanità, perchè, non amando stare tra la gente, da dietro il monitor posso espormi senza il rischio di ferirmi, anche se poi ferisce più il web che la spada…

2) Qual è la cosa più importante nella tua vita? La Natura, nella sua totalità, per i resto credo poco/niente, vivo alla giornata e cerco di cogliere in ogni momento qualcosa d’importante.

3) Il cibo di cui non puoi fare a meno? La pasta.

4) Il tuo posto del cuore? l’Isola di KRK in Croazia, nello specifico questo:

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Foto presa da qui.

5) Come ti vedi nei prossimi 10 anni? Non mi vedo.

6) Tre cose senza le quali non esci di casa? Il coraggio, l’ansia e gli occhiali (ormai li devo portare :-D ).

7) Una citazione che ti caratterizza? Non è elegante, lo so, e mi scuso con le signore della Trieste-bene che si scandalizzeranno ma un tempo questa frase faceva parte del linguaggio dei portuali di Trieste, chiedo venia:

L’amor xe come un stronzo coverto de zuchero, te lechi el zuchero, resta el stronzo (Non credo di doverla tradurre ;-) )

Con questo bel post :-D vi lascio, augurandovi un bel fine settimana, qui, a Udine la pioggia ci tiene compagnia e sembra che non ci abbandonerà per un pò, io invece, per un po’, vi abbandono.

Alla mia età è arrivato un problema di salute che richiede tutta la mia concentrazione per poterlo risolvere io, credendomi sempre una fanciulla, non ho mai ascoltato i segnali che mi mandava il corpo, ma ora è arrivato il momento di farlo, tra non molto sarà primavera e me la voglio godere tutta, al meglio, all’aria aperta, voglio andare nei campi e tornare a casa con cesti colmi di erbe e di fiori, voglio godermi il sole.


Gnochi de Spinaze e Ricotta (Trieste), cucinare Buono in poco tempo.

Gnochi spinaze e ricota pronti n.-001

Sento continuamente parlare di crisi, e la crisi c’è, mancano i soldi e manca il tempo: qui parlo di cucina e delle sue innumerevoli sfaccettature e, per tempo, intendo il tempo per cucinare.

Anni addietro, la crisi si contrastava aguzzando l’ingegno, con la fantasia; ci si organizzava e si risparmiava facendo una spesa intelligente, si riciclava, ma non per una forma di snobbismo ma per necessità, basta sfogliare i vecchi libri e leggere le ricette delle nonne, nonne che lavoravano anche nei campi, nonne che non disponevano di tutta la tecnologia di cui disponiamo noi; a quei tempi la cucina povera non si faceva col bimby.

Ma è anche vero che non è facile regredire, lo spirito di adattamento dell’uomo è grande ma ha difficoltà a fare un passo indietro.

C’è la crisi ma, le rare volte che vado nei centri commerciali della zona, sbircio nei carrelli e vedo cibo inenarrabile, cibi confezionati, surgelati, pronti, basta scartarli, metterli in forno ed impiattarli, mi auguro non in piatti di carta…

Non c’è tempo ed ecco che arrivano in soccorso aziende che propongono risotti da cuocere nelle piramidi, senza possederne il fascino.

Ma non è finita, improbabili casalinghe chiedono aiuto, via Skype, ad un altrettanto improbabile cuoco che, dovendo vivere anche lui (ricordate Rugiati e la coca cola?), propone una splendida vellutata di funghi, in barattolo.

Non ho avuto occasione di controllarlo (non ho tempo), ma immagino il prezzo di questa vellutata, senza calcolare i costi di smaltimento della lattina, non tutti amano “differenziare” e siamo in crisi anche per questo…

Ma, si sa, il mondo è cambiato, oggi il calzino bucato si butta o, nei migliori casi, si riutilizza per dare la cera ai mobili di legno, no? Mi dite che non si fa più? Bene.

Oggi propongo questo piatto, uno di quelli che appartengono alla memoria, uno dei primi piatti che ho fatto appena raggiunta l’autonomia e l’indipendenza: i gnochi de spinaze e ricotta.

Li avevo visti preparare, nel 1974,  dalla mamma di un mio moroso, lei restaurava cornici antiche, lavorando la mattina fuori casa in una soffitta che aveva rimesso apposto quasi tutta da sola, lavorava a maglia, cuciva tutto il guardaroba per la famiglia (marito e figlio), compresi pantaloni, cappotti ecc., lavorava a maglia, è lei che aveva il fornetto per ceramica e mi ha iniziata a quell’arte, frequentandola avevo riportato a galla la mia vena artistica di bambina, avevo iniziato a dipingere anch’io, vendendo, seppur malvolentieri qualche quadro, ricordo il difficile distacco da un Sommaco che avevo dipinto ad olio dal vero.

Faceva anche bomboniere, su ordinazione, e quant’altro, non andava mai a letto senza struccarsi e mettersi la crema nutriente, la prima cosa al mattino un leggero trucco ed una sistemata ai capelli, era sempre perfetta, senza essere inavvicinabile.

Provvedeva da sola a rifare la tappezzeria di divano e poltrone, dipingeva e, d’estate, si metteva in terrazza 1 ora a prendere il sole, le piaceva l’abbronzatura, aveva un gattone, Biri che lei chiamava Birulito, non amava farsi toccare a causa del trauma della sterilizzazione fatta con un’anestesia approsimativa.

Faceva una pizza che non ho mai dimenticato e che non ho mai più rimangiata così buona, era alta, con i bordi croccanti, facevamo a gara a chi arrivava per primo, ma, aimeh, gli angoli erano 4 e noi in 4.

Un giorno si ed uno no, faceva la torta di mele, aveva sempre un’apparenza serena anche se soffriva di fortissime emicranie che la costringevano a letto al buio ed in silenzio per ore.

Non avevo programmato queste righe, sono arrivate così, sull’onda dei ricordi, probabilmente sono partite dal fattore tempo.

Allora non ne sapevo molto di cucina (ora ne so/capisco un pò di più) anche se s’intravedevano già una passione ed un talento da sviluppare; purtroppo, nella mia vita, il grande freno è stato quello, sempre quello: la difficoltà ed incapacità di amalgamarmi al gruppo sennò, credo che sarei riuscita a raggiungere altri traguardi ottenendo grandi soddisfazioni, come ho ottenuto nello sport.

Oggi, con la maggior informazione e conoscenza della cucina regionale italiana, questi potrebbero sembrare la copia degli gnudi toscani ma, allora non conoscevo gli Gnudi che si chiamano così perchè sono il ripieno dei ravioli senza la pasta, gnudi (nudi) appunto, che hanno un’altra forma, più allungata.

Questa è una ricetta senza dosi, come spesso succede nella cucina di casa, si prendono gli ingredienti, si mescolano tra loro ed ogni volta si ottiene un piatto diverso.

Io li faccio così, senza pangrattato e senza farina nell’impasto,  soltanto quella necessaria per avvolgerli prima della cottura; se siete celiaci potete adoperare la vostra.

Un tempo il pangrattato sostituiva la ricotta non sempre disponibile.

Non adopero l’uovo intero ma soltanto l’albume che mi aiuta a legare l’impasto, la totale assenza di farina richiede una perfetta strizzatura degli spinaci e la ricotta del tipo asciutto da scolare ulteriormente.

Se volete Friulanizzare la ricetta ulteriormente, vada per un Montasio stravecchio e una ricotta affumicata per rifinire.

collage gnochi spinaze e ricotta-001

Ingredienti a modo mio:

  • spinaci (io della Milva) lessati (anche un avanzo di spinaci saltati in padella), strizzati benissimo,
  • ricotta, preferibilmente asciutta,
  • Parmigiano Reggiano grattugiato o Padano se lo preferite o Montasio stravecchio o Sbrinz (io lo adoro),
  • sale se necessario (saliamo l’acqua ed aggiungiamo altro formaggio),
  • albume.

Per il Condimento:

  • burro chiarificato o lo chiarificate voi eliminando la caseina che si forma in superficie,
  • salvia fresca,
  • 1 spicchio d’aglio vestito (cava e meti), io Aglio di Resia, finchè c’è,
  • scaglie di Parmigiano o dei formaggi citati sopra.

Come fare:

in una terrina amalgamare, meglio con le mani, tutti gli ingredienti, meno l’albume che aggiungeremo per ultimo.

Formare delle palline, io le peso, quelle della foto 40 g., quelle che ho fatto ieri sera 50 g., rotolarle nella farina ed immergerle in acqua bollente salata finchè vengono a galla; non contenendo farina all’interno la cottura è brevissima, giusto il tempo che l’albume leghi l’impasto.

Raccoglierli con la schiumarola e metterli nella padella dove avremo fatto rosolare nel burro la salvia e l’aglio vestito.

Senza toccarli, soltanto muovendo la padella, li facciamo insaporire e li impiattiamo servendoli con le scaglie del formaggio che abbiamo scelto.

Gnochi spinaze e ricota pronti1n-001

Per oggi è tutto, prossimamente vi porterò a mangiare la pasta in Giappone, prendete la forchetta ;-)


Identità d’Acqua: Emanuele Scarello, il Principe delle Maree.

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Francesco, Raffaello, Francesco Massenz, Juja Nitta (Staff Agli Amici di Godia), Emanuele Scarello, relatore.

Mi piace il lato romantico della vita ed è per questo che cerco di coglierlo in tutto ciò che mi circonda; lato romantico inteso come calda umanità, emozione, sensibilità, la capacità di dare vita a qualsiasi cosa, anche a quella apparentemente più fredda e distante, sono fatta così.

Amo le ricette di un tempo, quelle che raccontano una storia e le ricette di Emanuele Scarello raccontano sempre una storia; nascono da una intelligente osservazione dell’ambiente in cui vive e non solo.

Ed ecco che una semplice passeggiata per i campi di Godia o sulla spiaggia, o un viaggio si trasformano in piatti; l’ispirazione diventa idea e poi bozza fino a concretizzarsi.

Ci vogliono molte prove, moltissime, tutte quelle che occorrono per raggiungere la perfezione, solo allora il piatto è pronto per debuttare in tavola, trasformandosi in gesto di amorevole rispetto dello Chef verso il cliente.

Cibo per la mente prima che per il corpo anche se non vi alzerete mai “affamati” dalla sua tavola ma, certamente, con la voglia di ritornarci.

Iniziamo questa virtuale gita al mare e respiriamo la sua brezza che ci avvolge appena incisa la pellicola che la trattiene:

Scarello Disegno Brezza-001

Schema.

Collage Brezza Scarello

Brezza Marina

Osserviamolo facendo danzare i nostri occhi in mezzo ad alghe, molluschi e crostacei, è il Mare:

Scarello disegno Mare-001

Schema

Scarello Mare-001

Mare

Seguiamolo con lo sguardo mentre si ritira lentamente scoprendo i suoi tesori nascosti lasciando dietro di se un velo di schiuma, è la Bassa Marea:

Scarello disegno bassa marea-001

Schema

Scarello bassa marea-001

Bassa Marea

Scarello bassa marea pp1-001

Pasta alle alghe Bassa Marea

Poi il mare ritorna coprendo nuovamente tutto, non ci resta che tuffare il cucchiaio, è l’Alta Marea:

Scarello disegno alta marea-001

Schema

Scarello alta marea1-001

Alta Marea

É inverno, all’improvviso si alza un forte vento, arriva la mareggiata e schiaffeggia la spiaggia; in un attimo tutto ciò che stava nascosto sotto la sabbia viene sparpagliato qua e là in un goloso disordine:

Scarello disegno mareggiata-001

Schema

Scarello mareggiata1-001

Mareggiata

Ritorna la quiete e camminiamo tra alghe, tronchi (bastoncini di polenta rivestiti con alga nori), spugne e molluschi, prima che si nascondano ancora:

Scarello mareggiata pp-001

Particolari mareggiata

É ora di ritornare nella rassicurante cucina di casa e, con un velo di nostalgia, annaffiamo i prodotti della nostra terra col ricordo del mare:

Scarello disegno ritorno a casa-001

Schema

Scarello ritorno a casa-001

Ritorno a casa

Scarello ritorno a casa finito-001

Finisce qui la nostra giornata al mare,  è questo che intendo per arte in cucina ed è per questo che mi piace questo evento, mi piace molto, anche se non faccio parte dell’ambiente.

Identità Golose è una vetrina, ma non la vetrina per foodblogger, è la vetrina di una passione, quella per la qualità del cibo e per la cucina.

É la vetrina per giovani talenti che, pur consapevoli che questa scelta costellerà di sacrifici la loro vita, vanno avanti; in questo campo succede come nello sport, molti partono, non tutti arrivano e pochi vincono.


Animali meravigliosi♥

Mamma gatta adotta dei riccetti orfani, è semplicemente commovente…

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(Questa è una foto)


Identità di Pasta, Davide Scabin: una Pàca sul piatto e via!

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Foto dal sito di Identità Golose

Qualcuno reclama una semplice pasta al pomodoro e basilico ma Davide Scabin non si sente ancora maturo per presentarla ed aspetta il momento giusto.

Nel frattempo si consola con un piatto di Pàche Monograno Matt, il nuovo formato di pasta del pastificio Felicetti: una pasta che non ne vuole proprio sapere di scuocersi, come volesse ritornare grano.

Per trasformarsi in Lo spiedo di Pàca arrosto con polpo e patata al pesto, già cotta, prima di saltare in padella, ama immergersi nell’acqua dove ha bollito il polpo, per poi farsi trafiggere dallo spiedo ed adagiarsi accanto al polpo, nel piatto dove l’attende anche la rassicurante e voluttuosa presenza di una patata bollita profumata con una goccia di pesto.

Scabin Lo spiedo di Pàca arrosto con polpo e patata al pesto

Foto gentilmente offerta da Elisa.

Davide Scabin vuole la pasta spudoratamente nuda, come Felicetti l’ha fatta e lascia a noi il piacere di vestirla o assaporarla così, in tutta la sua bellezza/bontà.

Sempre nuda la corica sull’insalata ed interrompe questa sensualità condendola con una rude cacio e pepe squeeze ma, non ancora pago, ci obbliga a mangiarla con le bacchette che, si sa, a noi Italiani, risultano ostiche da maneggiare: la pasta vuole attenzione, ci spiega, richiede i suoi tempi, che sono tempi lenti, necessari a creare la perfetta intesa ed affinità gustativa.

ImmagineMonogranoFelicettiperIG014ScabinInpuntadicoltellobobnotowebFoto da qui

Le sorprese non finiscono qui perchè arriva la Scarpetta Felicetti con carne di fassona e bagna cauda (Scabin, sempre con il Piemonte nel cuore e nel piatto) dove le conchiglie, dopo averle avvicinate all’orecchio per sentire il mare, diventano posata o nachos (come dice lui) e servono per raccogliere la salsa.

E, se siete tradizionalisti, niente paura, versate senza pudore il contenuto del bicchiere nel piatto e nascondete le vostre conchiglie sotto la salsa come fosse sabbia e tagliatele con forchetta e coltello.

Ecco, questo è Davide Scabin, dopo averci portati tutti in strada col Past Food ed averci proiettati nelloSpazio con la valigia piena di cibo Italiano liofilizzato e disidratato, oggi ci presenta la pasta nuda o coperta da un mare di salsa, da mangiare con le mani o con le bacchette o, stravolgendo la tradizione, con forchetta e coltello.

Chi è italiano lo sa, con la pasta niente coltello in tavola, nemmeno per lasagne e cannelloni; ma Davide Scabin è, come ho già scritto, genio e sregolatezza e ben vengano le sue trasgressioni.

Davide Scabin riempie la scena e le sale, col suo entusiasmo e la sua simpatia trascina le folle, ci regala una ventata di ottimismo e cosa importa se non fa la pasta al pomodoro e basilico.

Se proprio non potete farne a meno vi invito io, la faccio davvero buona, ma non venite subito, io voglio che i pomodori profumino di pomodoro ed il basilico profumi di sole.

P.S.: mi scuso per l’assenza di foto delle ricette (arriveranno) ma, quest’anno non sono stata capace di distrarmi, il carisma dei protagonisti e gli argomenti non concedevano distrazioni.

Questa è la prima parte, ma aspettatevi altre sorprese perchè, quest’anno, per quanto mi riguarda ne ho viste davvero di tutti i colori e sapori.


Il Mimo, interpretato da Ermanna Spanghero e Tiziana Millo: Arte e Poesia 2.

Uovo, quadro Tiziana-001

Mimo

Realtà inafferrabile
di languori e palpiti, luce netta
di labbra chiuse nel silenzio
quasi ombre all’orlo del cielo
che maturano frutti
e scuotono tempi perduti,
si schiantano in remoti ricordi
alle pieghe degli occhi
sino alle lacrine
di donna, di uomo.
 
Sorsi di realtà che fermano il buio
per un istante
dove sosta immobile la solitudine
tranquilla, diversa
padrona di quest’ultimo
come la notte al suo limite
prima del duro risveglio.
 
Verrà domani
ancora
per te senza pace
senza parlare di nuove promesse
nella fulgida luce del giorno.
(Ermanna Spanghero)

Articolo quadro Tizana-001

Questo quadro di Tiziana era stato selezionato per una mostra internazionale, grande soddisfazione per lei e grande vanto per il Friuli Venezia Giulia.

Se dovessi scrivere un articolo sulle donne straordinarie che vivono qui, lo intitolerei Donne nell’ombra, perchè non amano, come ho già scritto, le luci della ribalta, quello che creano lo fanno per se stesse.

Per gli Artisti dar via una propria opera è come dare via un figlio, comunque un filo invisibile li unirà per sempre.

Vi auguro uno splendido fine settimana, prima o poi ritornerò a cucinare, accantoalcamino,  per chi mi continua a seguire, nonostante la mia assenza dai vostri blog

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ISIT, Istituto Salumi Italiani Tutelati: non mi piace vincere facile.

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Noi foodblogger o Signore della cucina riceviamo spesso inviti a contest; mettiamo un banner, link di riferimento e ci mettiamo all’opera, spremendo le meningi estrapolando più creatività possibile per onorare l’invito.

A volte i risultati di questi contest finiscono nell’oblio, nessuno sa se e con cosa qualcuno abbia vinto: esempio recentissimo il contest di good, contest del quale pochi conoscono i deludenti retroscena.

Beh, tutto questo non appartiene a questo contest, purtroppo non se n’è parlato molto perchè l’ISIT a quel tempo non aveva nessun sito di riferimento, a parte questo (ora so che sta costruendo un sito per poi approdare ai Social, e fa benissimo).

Nessun banner da inserire, divieto assoluto di menzionare marchi, noi dovevamo ideare qualche ricetta che valorizzasse i prodotti e condividere le informazioni che avevamo a disposizione; i prodotti sono stati distribuiti in maniera mirata in modo da portare nelle varie regioni d’Italia le nostre eccellenze, nord. sud, est, ovest.

Lo scopo dell’ISIT non è stato VENDERE ma FAR CONOSCERE, ed io ho conosciuto, ho pensato, ho imparato, ho cucinato ed ho vinto.

Credo che questa vittoria sia stata per me il canto del cigno, ormai i contest stanno emigrando su fb dove c’è più visibilità e dove i mi piace decidono il destino di chiunque ma non m’importa, posso dire di aver avuto, in questi anni (4 + 1 di riserva) le mie belle soddisfazioni, fb o non fb.

Il pacco mi è arrivato, inaspettatamente, proprio la mattina della vigilia di Natale, inaspettato perchè mi era stato anticipato che sarebbe arrivato dopo le feste.

Nella foto non ho messo tutto ma una campionatura, rigorosamente senza marchi perchè, al giorno d’oggi, la pubblicità non è più l’anima del commercio; l’anima del commercio è la QUALITÁ, è quella che, alla fine, paga e ripaga, anche se, dopo aver visto in questi giorni la pubblicità di spaghetti o noodles o quel che sono, in bicchiere di carta da idratare con acqua, sono preoccupata.

In questo momento la pubblicità è l’anima della confusione ed è per questo che apprezzo l’ISIT, che lavora, tutelando i consorzi, senza farsi risucchiare negli ingranaggi del marketing, per garantire qualità e sopravvivenza all’Italia.

La morfologia dell’ Italia ci permette di avere tutto l’anno prodotti diversi e genuini, ci sono produttori seri che lavorano onestamente, aiutiamoli a rimanere così, mangiamo Italiano, consumiamo salumi Italiani

Ribadisco, rispettiamo la stagionalità, mangiamo le fragole a merenda ma quando è la stagione; in inverno, a merenda, mangiamo i cavoli.

Ed ora, per pura vanità e autocelebrazione le ricette che avevo preparato per l’ISIT (cliccando sulle foto arriverete alle ricette (se vi va):

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia  risotto capocollo Calabria pera confit  pane di Giulio con Capocollo di Calabria DOP, Cipolla Rosa e fiori di rosmarino  brodo di salame polpettina2

Per oggi è tutto, ringrazio l’ISIT, l’Agenzia STRIM, lo Staff degli Agli Amici di Godia (musi ispiratori :-D ), il Friuli Venezia Giulia che si è prestato (virtualmente) a questo gioco di scambi ed abbinamenti con la Calabria e Lombardia e ringrazio me, per aver fatto un buon lavoro.

benvenuti nel ventunesimo secolo

Foto da Pinterest

A presto.

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Tiziana Millo, Ermanna Spanghero: Arte e Poesia, la sinergia di di Due Donne Friulane che parlano di altre donne.

quadro Tiziana mimo1-002

Altalena

Per sentieri nascosti, Dio
cammino questi momenti
che sono solo miei,
indugio nel silenzio di parole difficili
che liberano con dolcezza
timori antichi di notti profonde
e nasce l’allegria per le piccole cose
vicoli d’acqua e tartarico, flora e fauna
come lampi d’eternità negli occhi
e confondono i pensieri al cielo
che si squarcia alle promesse del giorno.
Per quella stella nascosta
che brilla nell’anima
volto le spalle al dolore,
lo conosco ormai e non mi fa paura.
La terra sotto i piedi
rimane dentro la cosapevolezza del sogno
che danza la vita con promesse
ala di gabbiano
vertigine per un attimo o per sempre
senza stupore.

 Questa Mostra è  rimasta aperta a Villa Settimini a San Canzia d’Isonzo (GO), dal 30 novembre al 07 dicembre 2013; è nata dalla sinergia di due donne straordinarie del Friuli Venezia Giulia, due donne riservate che non amano le luci della ribalta ma, per fortuna nostra, sono circondate da persone che conoscono il loro valore e le spingono a condividere la bellezza delle loro opere: Ermanna Spanghero scrive poesie, Tiziana Millo (TI MI) dipinge quadri, donne, donne sui cui volti sono disegnate le linee della vita.

Come ho già scritto, io non sono una critica d’arte e non so fare recensioni, il linguaggio arzigogolato non mi appartiene, io scrivo con la semplicità dei miei occhi e del mio cuore, quella che mi appartiene.

Tiziana Millo è  nata a Turriaco nel 1951, ha seguito vari corsi di tecnica pittorica e, dal 2001, si dedica più assiduamente alla pittura, prediligendo il ritratto a tempera acrilica.

Nell’aprile del 2011 ha allestito la sua prima personale nello studio-galleria Maninarte di Romans d’Isonzo dal titolo Donne con la pipa, curata da Manuel Grosso, uno dei suoi insegnanti.

Ermanna Spanghero è nata a Monfalcone nel 1950, inizia a scrivere nel 1986, stimolata da un’amica poetessa; dopo aver frequentato, nel 1995, un laboratorio di Poesia a Monfalcone, nel 1998 pubblica il suo primo libro VENTO ACQUA MARE.

Voglio condividere le parole di Frate Ginepro Zoppetti ofm, che descrive così la poesia:

Qualunque ne sia il contenuto o la forma, la poesia è sempre magia.

Il poeta ha il privilegio di pentrare nel cuore della realtà e di svelarne i segreti riposati.

La parola, i suoni, i silenzi e i ritmi sono le forze evocatrici di quello splendore di verità che la cenere dell’abitudine e il torpore dell’indifferenza mortificano e offuscano.

Un mondo di resurrezione s’ impone con la pacata ed incontestabile evidenza dell’essere, con il vigore irresistibile della vita.

Il miracolo è reso possibile dal cuore del poeta, che si dilata fino a contenere tutto l’universo, con la sua bellezza ma anche con il suo mistero, con la sua gioia, ma anche con i suoi dolori, con la sua vita e con la morte.

Oggi ho scelto Altalena, un pò alla volta condividerò il resto, come fosse una piccola rubrica di arte e di poesia.

Vi auguro una splendida giornata.

P.S.: mi scuso per il cambiamento della Poesia ma a questo quadro corrispondeva questa poesia…


Torta Paciarèla (o Paesana o di Latte) e la Macchina del Tempo.

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Eccola, è una bomba energetica, la preparano le donne della bassa, ognuna con delle varianti.

Questa, da quanto ho capito ha più di un secolo, se la tramandano di madre in figlia e quando non ci sono figlie femmine tocca ai figli maschi tramandarla, a me l’ha data un conoscente.

Ciao e buon divertimento

Paolo

Così mi scriveva Popof  il 18 febbraio 2013, alle ore 22.07; Popof non scrive di cucina ma cucina lui, nel suo blog, racconta di viaggi, di politica, appassionato di montagna racconta le sue domeniche in alta quota.

Mandandomi questa ricetta ha portato in Friuli Venezia Giulia un pezzetto di Lombardia, Popof conosce la mia grande passione per le ricette del passato, è il passato, è la cucina delle nonne, delle mamme, che ha ispirato i nostri Chef.

L’anno scorso, a Identità di Pasta Luciano Monosilio del ristorante Pipero al Rex di Roma ha detto: …il passato non deve offuscare il presente…, ma non succederà, il passato continuerà ad ispirarci, il compito è quello di alleggerire le ricette, adattandole ai nuovi stili di vita, più comodi e meno faticosi, almeno fisicamente, il passato schiarisce il presente, come il sole dell’estate schiarisce i capelli illuminando il volto.

Va di moda la tradizione, Cracco ha scritto un libro di cucina regionale, Mariola, sul gambero Rosso, conduce una rubrica di cucina regionale tradizionale, preparando per noi le ricette; ho visto la sua versione delle Patate in tecia triestine alla quale ha dato la forma a frittata, ma la forma a frittata appartiene alla Carnia, al Frico.

Le patate in tecia *le xe butade là, a la vecia*, ma non voglio fare la talebana della cucina ce ne sono già troppe/i.

Questo blog è diventato, per me, la macchina del tempo: salgo a bordo e, in un attimo, mi trovo proiettata in epoche remote e regioni diverse, ospite in cucine lontane, ma rimango in Italia, è l’Italia che ha bisogno di noi, della nostra memoria e del nostro rispetto.

La tradizione è come un fiume, nasce povero, poca acqua poi, man mano si arricchisce, prosegue ed accoglie l’acqua degli affluenti che sono le rivisitazioni e le tradizioni di altri.

Il fiume si arricchisce, metro dopo metro, fino a riversare in mare tutta l’ acqua, sarà poi dal mare che potremo attingere  storia, arte, affetto, ricordi, ricette, racconti.

Ecco, per me è questa la tradizione, è la generosità del passato, è la nostra eredità e di questa eredità fa parte anche la Paciarela, torta che, merito di questo fiume, ho conosciuto e potuto rifare.

Se volete assaggiarla e, il 9 febbraio siete dalle parti di Pessago con Bornago (MI), c’è una sagra a lei dedicata, altre informazioni su questa torta le trovate da Sara, amante della cultura e delle tradizioni culinarie Italiane.

Ora, salite con me sulla macchina del tempo e partiamo, si va in Lombardia, se vi perdete la sagra di febbraio, in ottobre, potrete gustare la Paciarela a Gessate dove viene arricchia di una elle, per chi potrà andarci, sarà motivo in più per scoprirne i segreti.

Torta Paciarela ing cornice

Ingredienti per una tortiera da 30 cm.:

  • 1 litro di latte fresco,
  • 1 pagnotta di pasta dura oppure 2 rosette milanesi,
  • 100 g. di biscotti secchi tipo O. S.,
  • 200 g. c.ca di pane all’anice (io l’ho sostituito con pane aggiungendo all’impasto semi di anice pestati nel mortaio),
  • 2 uova
  • 50 g. di burro,
  • 400 g. di amaretti,
  • 100 g. di cioccolato fondente a quadrotti,
  • 100 g. di cacao amaro,
  • 100 g. di cacao dolce
  • 150 g. di uvetta,
  • 100 g. di cedro candito (l’ho sostituito con arancia candita),
  • 100 g. di zucchero vanigliato,
  • 1 cucchiaio di liquore (brandy o cognac (omesso)).

Zucchero a gusto (aggiungere solo a fine impasto, primadella cottura, se serve; attenzione però: la torta è migliore se leggermente amara

niente sale e neppure lievito.

Particolari da ricordare:

Latte: bollire e lasciar riposare almeno mezz’ora;

Burro: lasciarlo sciogliere a temperatura ambiente o a bagnomaria;

Uova: rotte e sbattute al momento dell’utilizzo.

Uvetta: a bagno il giorno prima, poi asciugata con panno o scottex;

Amaretti, Biscotti, Pane: frantumarli bene prima di amalgamare.

Preparazione:

Paciarela ingredienti mercoledì n-001

Mercoledì:

in una pentola di buona capacità (meglio se alta) preparare tutti gli ingredienti principali: pane,biscotti e amaretti ridotti a pezzetti; il cioccolato fondente grattugiato o ridotto in scaglie sottili.

Mescolare bene.

  • Miscelare a parte il cacao amaro e dolce.
  • Far fondere li burro in una tazzina.
  • Mettere a bagno l’uvetta.

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Giovedì:

  • bollire il latte e lasciarlo riposare almeno mezz’ora.
  • Asciugare l’uvetta tamponandola.

Preparare l’impasto unendo a quanto già pronto in pentola: il latte, il cacao, il burro, buona parte del cedro (arancia), lo zucchero vanigliato, il liquore (omesso), ma non l’uvetta); mescolare sempre.

Mescolare, amalgamare molto bene e lasciar riposare fino al giorno dopo.

Paciarela da infornare venerdì corn.

Venerdì:

unire le uova sbattute e mescolare molto bene.

Passare l’impasto al passaverdura (passaverdura a mano, evitare frullatore e minipimer, se proprio si usa il minipimer, non ridurre a semolino ma lasciare a grana grossa) *Questo passaggio non l’ho fatto*.

(A  questo punto si può soddisfare la gola assaggiando se è dolce a suffìcienza: se poco, basta aggiungere un poco di zucchero, se troppo, unire altro cacao amaro o cioccolato fondente; normalmente va bene così) *io non ho aggiunto nulla*.

Unire l’uvetta e il poco cedro rimasto mescolando bene.

Lasciare riposare un pò e poi trasferire in una tortiera imburrata leggermente spolverata di pan grattato

Cuocere in forno già caldo a 200° C. per circa 105 minuti; versoi 90/95 minuti accertare il grado di cottura con la prova stuzzicadenti.

Naturalmente lasciar raffreddare prima di toglierla dalla tortiera, curando di staccarla dal bordo con l’aiuto del coltello.

Sarebbe opportuno resistere alla tentazione di gustarla fino a domenica: nei giorni successivi alla cottura, asciugando, acquista un leggero gusto amarognolo di cacao e cioccolato fondente che la rende migliore.

Paciarela sfornata corn


Tramonti di Sopra e il Calendario 2014 dedicato alla Pitina, ci sono anch’io.

collage calendario Pitina

Quando si arriva a Tramonti di Sopra si ha la sensazione che il mondo finisca lì, dopo qualche kilometro, dietro il Passo del Monte Rest, passo che rimane chiuso d’inverno per la neve, neve che, come dice Mauro Corona, non è la neve firmata del Veneto e del Trentino, in Friuli Venezia Giulia la neve non riempie le tasche delle amministrazioni e così, gli abitanti della montagna, per non abbandonarla, continuano ad esercitare, da sempre, l’arte dell’arrangiarsi.

Lago di redona

Foto dal web.

L’incanto inizia già mentre si percorre la strada che attraversa la Val Tramontina, l’emozione che regala la vista del lago di Redona, dal quale affiorano i ruderi del paese sacrificato per formare questo Lago artificiale è indescrivibile, il colore dell’acqua ed il candore della pietra portano il pensiero verso paesi lontani, mentre siamo qui, in Friuli Venezia Giulia, nella nostra bella Italia .

lago di redona1

Foto dal web.

Quando si è turisti non si pensa a come vivano queste persone, alla distanza tra loro ed i loro posti di lavoro; ciò che in città è semplice, nei paesi di montagna, diventa estremamente complicato.

É per questo che nutro profonda stima verso questa gente caparbia, tenace e forte; se certe Valli non sono ancora completamente abbandonate (vedi Val Resia) è soltanto perchè i loro abitanti si sono inventati una ragione di vita, hanno trovato degli appigli su cui aggrapparsi con forza, mi viene in mente la lavanda a Venzone o le farfalle a Bordano.

A Venzone c’era anche una festa della zucca che per anni ha riempito il Paese ma la “mancanza di fondi” l’ha cancellata dal calendario nel 2013 e così, un’altra tradizione  si è persa nel labirinto dell’insensibilità, soffocata dalla intricata maglia della burocrazia.

Ma è di Tramonti di Sopra e della Val Tramontina che voglio parlare; il legame tra questo Paese e me è nato più di vent’anni fa quando ho mangiato il risotto con la Pitina, ed è stato subito amore.

Poi c’è stato l’incontro, era agosto, c’era la sagra della Pitina, ne ho portata a casa qualcuna ma il desiderio di tornare lassù è diventato talmente forte da volerci ritornare almeno una volta all’anno.

cartina della Val Tramontina-001

É un legame strano il nostro, ma è il legame che mi unisce da sempre ai Luoghi; Tramonti di Sopra non fa parte dei miei ricordi di bambina, lì non conosco nessuno,  non ho campanelli da suonare o persone da incontrare; mi perdo per le vie, mi fermo ad ammirare gli affreschi degli antichi mestieri sui muri delle case, i suoi balconi fioriti ed immagino la vita dietro quelle finestre; mi tolgo gli occhiali da turista e guardo il Paese con gli occhi del cuore.

Non ricordo quando sia iniziata la mia collaborazione con la Pro loco di Tramonti di Sopra, non è proprio una collaborazione ma una specie di tacito accordo: ogni qualvolta preparo una ricetta con la Pitina  gliela mando.

Grande gioia per me cucinare con lei a Torino, al Salone del Gusto: la Pitina, protagonista assieme ad altri due prodotti straordinari, in una ricetta con la pasta Garofalo, un’altra occasione per unire l’Italia con le sue eccellenze, da nord a sud, non mi stancherò mai di farlo, di dirlo e di promuoverlo.

L’altro mese ho ricevuto una mail: la Pro Loco di Tramonti di Sopra ogni anno prepara un calendario da regalare ai Turisti, loro ospiti; quest’anno, invece dei soliti paesaggi ha pensato di mettere 12 ricette con la Pitina scegliendone 4 dal mio blog, 3 sono mie ed una di Emanuele Scarello, la crema di broccoli, amaranto e Pitina che aveva preparato ad un corso nella sua cucina.

Le altre ricette sono della Pro loco di Tramonti di Sopra, di Michele Crozzoli della Locanda al Lago (Redona PN), del Ristorante Mr. Gredy di Arba (PN), di Liana e Massimo Cozzi dell’ex Osteria dal Cjco,  e la ricetta Pitina con brodo di polenta fotografata da Ivana Rugo è della Trattoria La stella di Meduno (PN)

Beh, che dire, una come me, appassionata di cucina, di Pitina e di storia e tradizioni, non può che essere emozionata, in fondo è ciò che desidero, è questo che mi appaga e mi dà soddisfazione: il riconoscimento per una passione fine a se stessa, senza sogni di gloria, ambizioni o fame di denaro.

Rinnovo la stima alla Signora Elisa ed i suoi collaboratori per tutto ciò che fanno per il Paese e per la loro Valle, volli, volli, fortissimamente volli è il loro motto ed ho la certezza che dal lavoro che stanno facendo, otterranno grandi soddisfazioni e riconoscimenti, io glielo auguro di cuore.

Ma a Tramonti non c’è soltanto la Pitina, c’è il Formai dal Cit e le erbètines:

… In primavera, la natura offriva una varietà di erbe spontanee adatte a variare il menù quotidiano. In particolare le donne, andavano nei luoghi conosciuti a raccogliere piante erbacee non identificate con un nome, ma che chiamavano erbètines.

Raccoglievano solo vegetali perfettamente conosciuti, mescolandone vari tipi insieme, con i quali preparavano piatti molto semplici.

Un buon pistiç era fatto con piruc (buon Enrico), radic di prat (tarassaco), pivetis (foglie di primule), pestenal (pastinaca), trepu (farinaccio), orelis de centonervi (piantaggine minore), oreles o orelis di jeur (gittone), urties (ortiche), germogli di spin (rovi) e di vitalba, vincuç (silene).

Si è riscontrato che la stessa pianta viene denominata in modi diversi nelle località della vallata; lo stesso vale per le attrezzature usate in cucina … (dalla brochure per gentile autorizzazione di Elisa).

Brochure Tramonti-001

La prossima volta che andrò a Tramonti avrei un campanello da suonare e qualcuno da vedere ma probabilmente non lo farò, mi piace così, voglio mantenere quella magia, voglio continuare a preparare ricette per loro, nel rispetto del nostro tacito accordo… Ma voi entrate nell’Ufficio della Pro Loco, vi racconteranno di Tramonti di Sopra e della Val Tramontina, vi indicheranno i sentieri, i luoghi dove mangiare, cosa vedere, ne rimarrete incantati, proprio come me e vorrete tornarci.

Buona domenica a voi.

Vi presento Sua Maestà la Pitina

Al Salone del gusto, piccoli Produttori crescono


Torta di Carote Viola, Cocco e Mandorle: cambia il Colore , rimane la Sostanza

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Al tempo d’oggi Pel di Carota avrebbe una crisi d’identità, o cambiare nome o cambiare di volta in volta colore di capelli o farsi delle meches gialle, arancioni, rosse, viola, bianche ecc.

La carota (Daucus carota) della famiglia delle Umbelliferae è una pianta erbacea  originaria probabilmente dell’Afganistan, terra straordinaria che, almeno io, associavo soltanto a tristi eventi, mentre da ora, ogni qualvolta vedrò e mangerò una carota, penserò all’Afganistan con gratitudine, augurandogli, finalmente un pò di pace…

Sembra che sia nata viola poi, probabilemente per il cambiamento dei terreni dove veniva coltivata ha cambiato colore ma è stato un cambiamento naturale, non forzato, che ha però arricchito la varietà dei valori nutrizionali.

Chi, in estate, per favorire l’abbronzatura, non si è fatto una cura di carote? Le carote viola contengono antiossidanti, utilissimi a rallentare l’invecchiamento delle cellule; ma io non sono né medico né erborista e quindi vi rimando al web per arricchire le vostre conoscenze in fatto di carote.

Questa ricetta è uguale alla torta di carote che avevo fatto anni fa, ho cambiato carote e, al posto del kefir, ho adoperato lo yogurt greco allungato con un pò di latte.

Ho diminuito la dose di zucchero nella torta per via della glassa.

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Ingredienti:

  • 300 g. di carote,
  • 150 g. di farina di cocco,
  • 150 g. di mandorle pelate,
  • 80 g. di zucchero semolato,
  • 3 uova,
  • 150 g. di yogurt greco,
  • latte q.b. per diluire lo yogurt,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere con spiga,
  • alchechengi per la decorazione.

Per la glassa,dosi a piacere:

  • centrifugato di carote viola,
  • zucchero a velo (ottenuto macinando lo zucchero semolato).

Come fare la torta:

pelare le carote e tritarle, tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unirle alle carote.

Aggiungere il cocco, le uova intere, il lievito, lo yogurt diluito, Versare in uno stampo di 24 cm. ed infornare a 160°C. per 10 minuti, alzare poi la temperatura a 180°C. per 40 minuti.

Far raffreddare sulla griglia.

Come fare la glassa:

centrifugare le carote, ottenuto il succo versarlo poco a poco sullo zucchero a velo fino ad ottenere la consistenza desiderata.

Finiamo la torta:

se volete potete decorarla a vostro gusto, io ho adoperato gli alchechengi che amo particolarmente, li ho intinti nella glassa ed ho adoperato le foglie per decorare il bordo.

Diciamo che si può migliorare, altra grande notizia: a parte una fetta per la “giudicessa (me medesima)” il resto è stato mangiato dal buongustaio di casa ello ;-)

torta carote viola cornice-001

Vi auguro un buon proseguimento di settimana, tornerò presto con la campagna Salviamo i Cachi; questi frutti color del sole hanno contagiato qualche fooblogger e la cosa mi fa un enorme piacere, più se ne parla e più se ne cucina e più questi frutti riavranno la dignità e l’attenzione che meritano.

presepe con pannocchie-002

Lo so che Natale è passato da un pò, ma volevo farvi vedere il presepe fatto tutto con le pannocchie dell’asilo di Pasian di Prato, quello che ho citato più volte per la faccenda della micia Celeste, poi felicemente addottata che ora vive a Trieste, la mia città natale.

Peccato che le piogge l’abbiano un pò rovinato, io l’ho visto soltanto qualche giorno fa, ma è una bellissima idea, specialmente da condividere con i bambini… peccato che il personale di quell’asilo, nell’occasione di Celeste si sia dimostrato poco coerente con la propria professione…

tappeto volante farfalle-001

farfalle viola ottenute con l’acqua di cottura delle carote viola.


Torta di Cachi e Ricotta per “Salviamo i Cachi”

torta di cachi fetta n

In questi anni di blog ho imparato molto ed ho affinato la sensibilità indispensabile per poter interpretare una ricetta e permettermi varianti e rivisitazioni.

Sono molto affezionata alla cucina di un tempo e sfoglio con curiosità e nostalgia le vecchie riviste ed i vecchi libri; il libro di cucina rinascimentale lo leggo e rileggo e rimane vivo in me il rammarico di non essere più giovane per potermi dedicare a tempo pieno a questa mia passione, sarà per la prossima vita, aspettatemi ;-)

Questa ricetta, che non è mia ed arriva dal libro che cito e ricito 1000 ricette con la frutta, contempla l’uso di uova, miele, zucchero e latte: ingredienti che ho omesso ottenendo un ottimo risultato.

Così, come mi succede spesso, ho pensato a come sono nate certe ricette, certamente in momenti storici nei quali non c’era l’abbondanza di adesso, le case non erano riscaldate e molti lavori che ora sono affidati alle macchine, allora venivano eseguiti a mano; da qui l’esigenza di assimilare più energia possibile dal cibo.

Assemblare carboidrati, proteine, grassi in una torta era il modo per garantire una buona, sana, nutriente merenda ai propri cari, a chi studiava, a chi lavorava, a chi praticava sport.

In questo periodo ho un trasporto quasi sentimentale verso i cachi, adoperarli nei dolci è stata una piacevole scoperta: non necessitano di aggiunte di nessun genere, la loro dolcezza e consistenza sono sufficenti a garantire un’ottima riuscita, il loro sapore ospita volentieri aromi, spezie, frutta secca, agrumi.

Mi ripeterò ma, in autunno, quando vedrete gli alberi di cachi lasciati a loro stessi, suonate il campanello, lasciate da parte l’orgoglio e fatevene regalare qualcuno.

La mia amica Sabrina, stamattina mi ha svelato il segreto di una signora Slovena che li raccoglie ancora sodi, li taglia a fette e li fa seccare; li adopera durante l’anno come si adopera la frutta disidratata.

Andiamo in cucina, questa è una ricetta perfetta per utilizzare i rotoli di sfoglia che languono in frigorifero, anche se questa nasce con la sfoglia surgelata.

Ingredienti per una teglia di 24 cm. :

  • 600 g. di polpa di cachi,
  • 2 rotoli di pasta sfoglia pronta o 400 g. surgelata (da scongelare per tempo),
  • 50 g. di farina di mandorle ottenuta macinandole,
  • 250 g. di ricotta ben scolata (meglio il tipo asciutto) e setacciata,
  • 1 manciata di noci tritate grossolanamente,
  • 1 pizzico di vaniglia bourbon in polvere,
  • 1 pizzico di sale.

collage torta cachi ricotta

Come fare:

preriscaldare il forno a 220°C.

Foderare la teglia con la pasta sfoglia

Frullare la polpa di cachi assieme alla farina di mandorle, la vaniglia, il sale, unire la ricotta e le noci, amalgamare bene e versare ikl composto nel guscio di sfoglia.

Livellare e ricoprire con l’altra sfoglia, chiudere bene i bordi ed infornare, coprendo con carta forno per 20 minuti ed altri 10 scoperto.

Sfornare e far raffreddare, questa tortada il meglio di se se consumata il giorno dopo, fredda o a temperatura ambiente.

Perla divano-001

♡ L’amore di accantoalcamino♡

Alla prossima.


L’Epifanìa tutte le Feste porta(va) via…

befana

Immagine presa da qui

La befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, col capel alla romana, viva viva la befana.

Questa è l’unica filastrocca che ricordo inerente a questa festa, nel web troverete un’infinità di varianti, io ho consultato una vecchia enciclopedia di ello datata 1960 ed ho trovato queste definizioni per l’Epifania (dal greco manifestazione):

solennità religiosa della Chiesa cattolica che ricorre il 6 gennaioper ricordare la visita dei re Magi a Betlemme.

L’origine di questa festa risale al II-III secolo d.C.; di provenienza orientale, essa si generalizzò in tutto il mondo cristiano solo nel IV sec., ma nel significato storico-culturale con epifanìa si indicava alle origini, il manifestarsi di una divinità tra gli uomini mediante un qualsiasi segno, oppure per mezzo di un sogno, di una visione, ecc.

Così si riferiscono epifanìe di varie divinità del mondo greco-romano (es. Zeus a Pergamo; Artemide ed Efeso, ecc.) e tra gli ebrei l’epifanìa di Jahvè.

Nel particolare significato del greco parousia (venuta), con epifanìa si indicò anche il ritorno di una divinità dopo un periodo di assenza.

Ed ora la definizione di Befana, che è quella che mi è più familiare:

personaggio fantastico (corruzione di Epifanìa) che sotto le spoglie di una vecchietta sdentata e sorridente, la notte del 6 gennaio, premia con regali i bambini buoni, arrivando dalla cappa del camino (io aggiungo: a quelli “cattivi” portava carbone che, per non deluderli del tutto era .

L’uso del regalo per la befana è antichissimo e rappresenta probabilmente la sopravvivenza di qualche rito magico pagano associatosi con la festa cristiana dell’Epifanìa e la tradizione dei regali portati dai re Magi a Gesù.

SprinkleBakes Sprinkle Bakes Coal Candy-2

Foto presa da questo sito, nel quale troverete anche la ricetta.

Io non ho gran memoria della festa della befana, a Trieste era San Nicolò a regalare la magia a grandi e piccini, l’atmosfera della festa iniziava con la fiera, il profumo dello zucchero filato, i vari San Nicolò  all’entrata dei negozi con i quali farsi la foto ricordo (ne ho parlato poco fa, io avevo un orribile cappottino rosso già usato da non so chi).

Per la befana si aggiungevano i re Magi nel presepe, le ultime statuette conservate tutto l’anno nell’”ovatta” (cotone idrofilo) ed avvolte nel giornale, allora erano di gesso e molto delicate.

Non rammento nessuna calza, il carbone era soltanto simbolico: la befana te porterà carbòn!

La befana significava l’addio alle vacanze, il ritorno ai banchi di scuola, si preparava la cartella, si controllavano i compiti e si andava a dormire un pò malinconici.

I doni, in questi giorni ho riflettuto sui doni, da quando bazzico il web i “doni” e gli “incontri”mi hanno portato sfortuna; quando ho spedito doni o ricevuto doni, inevitabilmente ed inspiegabilmente l’”amicizia”è andata lentamente scemando.

La stessa cosa è successa con gli “incontri”, puff, come bolle di sapone, più nulla, ed è per questo che, per conservare intatta l’affinità che ancora ho con qualcuno, niente materializzazione della conoscenza.

Il web ti porta ad idealizzare, a vedere spesso quello che non c’è o quello che vorresti vedere, in ambedue i casi.

Non ho propositi per il nuovo anno ma niente doni, né da fare né ricevere, nessun incontro e, soprattutto, non prendere a cuore nessuna situazione, mi è bastata l’ultima…

Augurarvi Buona Befana mi sembra irrispettoso, vi auguro una bella settimana, domani ritorno in cucina.


Noci di Capasanta alla Vaniglia e Riso Selvatico, per ricominciare.

Noci capasanta alla vaniglia e riso selvatico n.

Padelle in spalla e via, così voglio iniziare il mio quasi quarto anno di blog (sarà il 14 gennaio) con una ricetta che racchiude due meravigliosi doni della Natura che amo particolarmente, le Capesante e la Vaniglia sulla quale ho trovato queste 2 righe:

Dopo 9 mesi sulle liane, i baccelli verdi sono accuratamente colti a mano. La preparazione lenta e minuziosa che si svolge per parecchi mesi permette di ottenere un bel bacello nero dall’aroma e dal profumo caratteristici, i bacelli più grandi sono generalmente di qualità superiore.

collage vaniglia

Non sono abbinamenti ai quali noi italiani siamo abituati, abbiamo sempre “pensato” le capesante con i profumi di aglio e prezzemolo, ello si è rifiutato di assaggiare, la vaniglia la associa ai dolci… Meglio così, non sa cosa si è perso, a Trieste diciamo: Darghe biscoti in boca a un mus (dare i biscotti in bocca all’asino) :-P

Se voi avete il coraggio di osare e la voglia di educare il palato a sapori e profumi nuovi, provate senza indugio.

Noci capasanta alla vaniglia e riso selvatico pp1n

Ingredienti per una persona (ho messo più burro e panna perchè, con la salsa, ho condito il riso) :

  • 2 noci di capasanta senza corallo,
  • 2 cucchiaio di burro (meglio se chiarificato),
  • 2 cucchiai di panna fresca,
  • i semi di un pezzetto di bacca di vaniglia,
  • aneto per decorare,
  • fior di sale (fortemente consigliato),
  • pepe macinato fresco,
  • riso selvatico o il riso che vi piace, per l’effetto cromatico perfetto il Venere (dose a piacere).

Come fare:

preparare il riso come indicato nel link (1 parte di riso=3 parti di acqua, cuocere tra i 45/60 minuti), scolarlo e mettere un pò d’olio per tenere i chicchi separati.

Sciogliere il burro in una padella antiaderente ed unire la vaniglia, far cuocere le noci di capasanta, a fuoco forte, 1 minuto per parte e 3 minuti a fuoco basso.

Togliere le capesante e tenerle al caldo, aggiungere la panna al burro e far addensare.

Impiattare o, come me, inconchigliare, versare sopra la salsa, rifinire con fior di sale ( che ci sta d’incanto) e una macinata di pepe; se vi va, scottate nella salsa i coralli ed unirli al riso.

Mettere il riso nella padella con la salsa rimasta, mescolare ed impiattare o inconchigliare.

Mangiare sognando paesi esotici.

Noci capasanta alla vaniglia e riso selvatico pp riso n

Vi auguro un meraviglioso 2014; io ho abbandonato alla chetichella il vecchio anno prima del rintocco della mezzanotte, alla mia maniera classica, da insalutato ospite, in fondo ci eravamo già dato e detto tutto.

Ho raccolto poche cose tra le quali padelle e pentole, tante padelle e pentole, la mia passione per la cucina e la voglia di cucinare che aumenta di giorno in giorno, ho preso in braccio Perla ed ho chiuso la porta dietro di me con una nuova consapevolezza.

Un giorno per sistemarmi nella nuova dimensione ed eccomi qui, anno nuovo, ricette nuove e, perchè no, anche nuova energia.

Per me il capodanno è uno stato mentale, amo ricominciare da zero, è da questo che trovo stimoli per rendere questa mia vita interessante, sennò che senso avrebbe?


Emanuele Scarello Cuoco dell’anno: buona fine e buon principio.

Emanuele Scarello, L'uomo che sussurrava ai cjarsons ed in mezzo il sindaco di Pavia di Udine-001

Sarà Emanuele il cuoco dell’anno, sembrano dire questo l’uomo che sussurrava ai cjarsons ed il sindaco di Pavia di Udine in occasione della Sagra dei Pirus.

Voglio terminare l’anno così, con una dedica ad Emanuele Scarello, alla sua Famiglia, al suo Staff perchè sono stati per me grande fonte di ispirazione, grandi maestri e grandi Amici.

Io l’ho saputo solo ieri che è il cuoco dell’anno perchè non ho letto la posta (Tiziana mi aveva avvertita) e, a causa dello zapping compulsivo di ello, non ho seguito il TG Regionale che gli ha dedicato un servizio, non leggo i giornali e di certo lui non mi telefona per dirmelo, se c’è una persona al mondo che dovrebbe tirarsela è proprio Emanuele ma la classe non è acqua e sarà proprio con l’acqua che, a Identità Golose, farà delle magie alle quali avrò il piacere di assistere.

La cucina del cuore

La sua dedica a me, all’ultimo corso.

Cuoco dell’anno è Emanuele Scarello grande interprete di una cucina che invita alla convivialità: il suo ristorante si chiama Agli Amici. Cuoco di confine, creativo di tradizione, con sua sorella Michela ha costruito gioiosa macchina da guerra (enogastronomica) che produce un’esperienza sensoriale indimenticabile.

passaggio 2013 2014

Foto presa da qui

Auguri!


Marmellate di Cachi con Cardamomo, Pepe di Sichuan, Vaniglia, Zenzero e Fiori di Sambuco: ♥Save the Persimmons♥

Marmellate cachi cornice-001

La mia sindrome della crocerossina che ha sempre avuto effetti devastanti sui miei rapporti sociali e di amicizia, riscuote, al contrario, grande successo nei miei rapporti col mondo vegetale e “animale”, intendo animali pelosi, con squame, ali, pinne ecc., regalandomi belle soddisfazioni.

Nel corso della mia brillante carriera da food-blogger ( :-D ) mi sono dedicata al Topinambor, alla zucca, allo sclopit, ai fiori di sambuco, alle varie erbe sconosciute dai più.

Ho dato attenzione alle ricette di un tempo, alla loro storia che, non dimentichiamolo mai, É anche la nostra storia;  nelle mie ricette ho spesso unito i prodotti della nostra straordinaria Italia, da nord a sud, passando per il centro e fermandomi sulle isole.

La nostra meravigliosa Italia, essendo a forma di elegante stivale non ci aiuta e, spesso ci fa sentire molto lontani e mette  nord e sud in una continua, incomprensibile ed estenuante competizione.

Come sempre, esco dal tema ma, abbiate pazienza, è una delle ultime chiacchierate con voi del 2013…

Voi che siete esperti di cucina conoscete la Reazione di Maillard vero? (così finiamo l’anno con un pò di cultura e tecnica), beh, io ho la Reazione di Towanda, non la conoscete? Eccola, ve la presento :-D :

Molte di voi riconosceranno in questo video qualche attimo della loro vita, ma, come ho detto, è la vita e, se non se ne può cambiare il corso, ci si può fare attorno qualche bella risata.

La mia vita è questa, a volte mi sembra di non avere neanche la forza di arrivare a domani e, all’improvviso mi sento pervasa da un’energia inarrestabile che mi ridà nuovi stimoli e nuovi slanci.

In questi giorni ho una voglia sfrenata di sperimentare ed i cachi, miei dolcissimi complici, la assecondano suggerendomi cosa fare, ed è così che ieri, nell’alba illuminata soltanto dalle lucine natalizie della mia finestra, ho messo in cantiere queste marmellate.

Io faccio parte della “marmelata-generazion”, pur sapendo che la marmellata viene chiamata così soltanto se di agrumi, io non mi distacco dall’infanzia, quell’infanzia in cui mangiavo “le omlet con la marmelata” o “i gnochi de marmelata” o, semplicemente, “el panin con buro e marmelata”.

A questo punto del post, chi avrà avuto l’ardore di leggermi sin qui, avrà capito che la reazione di Towanda è stata determinante anche per la foto, tutte le marmellate col culetto per aria :-D e, udite, udite, preparate col fructapect 3:1, la ribellione/trasgressione totale (Towanda’s style).

Non è pubblicità occulta, lo avevo in dispensa ed ho deciso di usarlo proprio per queste marmellate; non me la sono sentita di mettere 1 kilo di zucchero per kilo di polpa di cachi (che trovo già dolci di per se/loro) e di dover stare, come una sentinella a guardia del fornello per 40 minuti, col rischio che la marmellata si attacchi e bruci, con le conseguenze immaginabili.

Col fruttapec tutto si risolve in pochi minuti (leggete le istruzioni), io ho impiegato più tempo perchè, dopo i 2 minuti ho diviso il composto in 5 parti per aggiungere le spezie, spezie che ho prima tostato per estrarne l’essenza.

Lo zenzero l’ho grattugiato fresco e, per l’aroma di vaniglia ho adoperato l’essenza, visto anche l’esiguo quantitativo di marmellata.

Sulla scatola troverete la seguente precisazione: Il prodotto può contenere tracce di frumento, latte, uova, frutta a guscio e soia, quindi, se siete intolleranti a glutine, ecc, questo prodotto è sconsigliato.

composto marmellata cachi

Andiamo alla ricetta,  indicherò anche le dosi ed il procedimento se non usate il fruttapec.

Ingredienti per il totale delle marmellate:

  • 1 kilo di polpa di cachi*,
  • 350 g. di zucchero di canna (1 kilo di zucchero),
  • 1 busta di fruttapec 3:1 (facoltativa)
  • il succo di 1 limone,
  • 1 semi di una bacca di cardamomo verde pestati nel mortaio,
  • grani di pepe di Sichuan tostati,
  • zenzero fresco grattugiato a piacere,
  • vaniglia, bacca, polvere (naturale) o essenza naturale a seconda del quantitativo,
  • fiori secchi ma ancora profumati di sambuco a piacere (io li raccolgo in stagione, li faccio asciugare e li conservo ermeticamente nei vasi, se volete polverizzarli usate il macinino da caffè).

Come fare  la marmellata col fruttapec 3:1

con un cucchiaio estrarre la polpa dei cachi, metterla in una pentola ed aggiungere 350 g. di zucchero di canna ed una busta di fruttapec 3:1 ogni kilo di polpa, mescolare e portare ad ebbollizione, cuocere a fuoco forte per 3 minuti ed aggiungere il succo di limone.

Io ho proceduto come per la ricetta base, scottando e pelando i cachi ed ho fatto anche la precottura di 15 minuti lasciando raffreddare prima di procedere.

Ddovendo fare diverse preparazioni ho fatto bollire 2 minuti ed ho diviso il composto in5 pentolini a parte nei quali ho messo le varie spezie.

Versare la marmellata bollente nei vasi sterilizzati ancora caldi, chiudere col coperchio e rovesciarli su un panno (ecco il perchè dei culetti all’aria :-D ) fino a completo raffreddamento e  formazione del sottovuoto.

Varianti per la ricetta base:

per facilitare la pelatura dei cachi scottarli un attimo in acqua bollente e cuocerla per 15 minuti, pesarla ed aggiungere la stessa quantità di zucchero.

Cuocere per 40 minuti, alla fine aggiungere il succo di limone ed invasare, procedendo come sopra.

Ecco fatto, tutto qui, d’altronde, cosa inventarsi di nuovo con le marmellate? Per fortuna ci sono le spezie che possono dare quel tocco innovativo in più e rendere più stimolante questa bellissima attività che un tempo era alla base della vita delle famiglie.

Allora esisteva ancora la stagionalità e frutta e verdura venivano conservate per l’inverno, non era una moda era far di necessità virtù.

La stagionalità, è proprio questo l’argomento che tratterò per primo nel nuovo anno.

Lucy e Schroeder -001

Foto da Pinterest

A domani, per gli auguri di fine anno ♥


Crostata di Cachi, ispirata da Nino per rilanciare un Frutto straordinario.

crostata di caki fetta-001

Il Natale è alle spalle, ora mancano pochi giorni per decidere cosa lasciarci dietro e cosa portare con noi nel nuovo anno; una cosa è certa, io mi porterò dietro una cassa di caki o cachi o comesichiamano.

Nel blog ho già scritto della mia passione per questo frutto e per il mio disappunto nel vederlo maltrattato; lo scorso anno mi ero dedicata al Topinambour, ora mi dedicherò ai Caki.

Dal momento che oramai il panettone e/o pandoro si possono mangiare tutto l’anno io, la vigilia di Natale, senza l’ansia di preparare pranzi &C. dal momento che ello ha portato a paranzo fuori tutta la combriccola, ho preparato questa crostata.

Ispirata da questa ricetta di Nino (chi ha frequentato il forum cooker net lo ricorderà senz’altro; Nino è mancato nel 2010 … )

Un signore che abita a qualche kilometro, invece di far sfracellare i cachi sul terreno, ogni anno li spartisce agli amici, li toglie al momento giusto, quando le foglie sono cadute tutte e quando i cachi hanno preso il primo freddo e li mette nelle cassette.

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Cako di Aldo.

Quelli di questa ricetta provengono da quest’albero ma sono stati raccolti tempo dopo, sono del tipo morbido, mentre questi, di Milva sono i cachi vaniglia, chiari all’esterno con la polpa scura, in questi ultimi anni si trovano in commercio i cachi mela, più “eleganti”, si adoperano anche per decorare i dolci.

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Cachi Vaniglia di Milva.

Questa crostata ha conquistato ello che me l’ha richiesta e l’ho rifatta ma variandola, la pubblicherò a parte perchè è molto veloce da fare e si presta ad un’infinità di varianti.

Questa ricetta apre una nuova categoria che chiamerò: la cucina di casa che è quella con dosi ad occhio, con la bilancia quasi assente dal tavolo e senza l’ansia da foto impeccabile, spesso non c’è tempo, la luce insufficiente e la mano tremolante e, come in questo caso, non si stira la tovaglia.

Per la base ho adoperato la solita ricetta:

  • 400 g. di farina 00,
  • 100 g. di zucchero (ne metto 50 g., sono sufficienti),
  • 170 g. di burro,
  • 2 uova,
  • la buccia di un limone non trattato,
  • 1bustina di zucchero vanigliato (1 pizzico di vaniglia bourbon),
  • 1 bustina di lievito in polvere (1/2 bustina di cremortartaro, sono più grandi).

Come fare la frolla:

io, adoperando il robot, setaccio la farina col lievito e la inserisco nel contenitore, aggiungo lo zucchero, la vaniglia bourbon, la buccia di limone grattugiata ed aziono il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unisco il burro spezzettato e le uova leggermente sbattute a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Aziono il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, se avete tempo lasciatelo riposare coperto da una terrina come consigliato nel libro, sennò, stendetelo sopra un foglio di carta forno, vi aiuterà a farlo senza aggiungere altra farina e agevolerà il suo inserimento  nella teglia.

cachi-1

Ingredienti per il ripieno:

essendo per me un esperimento, questa volta ho pesato tutto ma potete regolarvi in base ai vostri gusti; se vi piace la nota alcolica, potete far rinvenire la frutta nel rum o marsala, la cannella può essere sostituita con la spezia che preferite, Nino aveva adoperato il cardamomo.

  • 600 g. di polpa di cachi,
  • 4 fichi secchi fatti reinvenire in acqua calda,
  • 60 g. di uvetta fatta rinvenire in acqua calda,
  • 60 g. di mirtilli rossi fatti rinvenire in acqua calda (qualcuno adoperato per la decorazione),
  • 100 g. di pistacchi tostati,
  • cannella a piacere (io poca perchè ello non la gradisce).

crostata caki  sfornata alto1-001

Come fare la crostata:

preriscaldare il forno a 200°C.

Mettere la polpa di cachi nel robot e ridurla in crema, aggiungere gli altri ingredienti lasciando a parte qualche mirtillo per la decorazione e qualche pistacchio che aggiungeremo alla fine, tritato grossolanamente.

Stendere la pasta, se potete, più sottile di come ho fatto io (Nino consiglia una precottura, io non l’ho fatta), bucherellare il fondo (io l’ho dimenticato) e versare il composto, decorare a piacere ed infornare per 20 minuti coperto con carta forno (io faccio così) e 15 minuti scoperto.

crostata caki fetta1-001

Questa ricetta può diventare senza glutine se si adopera la farina adatta, si può fare una frolla con l’olio se si è intolleranti al lattosio, si possono eliminare le uova, facendo una brisè, se si è intolleranti alle uova.

Il bello della cucina di casa è che puoi trasformarla, stravorgerla a piacere, è così che ci si diverte, almeno io così mi diverto.

Buon fine settimana e viva i cachi!!!


Doman xe Nadal: La Granda Cusina ♥ (Domani è Natale: La grande Cucina)

Noi-001

Perla tra le mie braccia nella mia “Granda Cusina

LA GRANDA CUSINA (poesia di SILVIO DOMINI)

La granda cusina la sà de sbrovada
de i stissi che fuma la xe luminada;
par la barconela che varda in contrada
se vede che casca ‘na roba
‘ngiazada.
 
Doman xe Nadal!
Da un sterp de zanevra pindula do
pomi,
e soto sta rama i putei, boni, boni
i varda so pare picar contentoni, tre datui, carobule e quattro
bomboni.
 
Doman xe Nadal!!
la bora de fora la suffia zidina,
ma al nono sfuriga cu’na bachetina
le bronze e domila falis’cie sbusina
più bele de stele in ‘sta vecia cusina
Doman xe Nadal!

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LA GRANDE CUCINA

La grande cucina odora di rape (la sbrovada è una verdura cotta che si mangia d’inverno)
è illuminata dagli stizzoni che bruciano nel caminetto;
per la piccola finestrella che guarda verso la via
si vedono cadere piccole gocce ghiacciate.
 
Domani è Natale!
Da un ramo di ginepro pendono due mele
e sotto questo ramo i bambini, buoni, buoni
guardano, contenti, il padre che appende tre datteri, carrube e quattro caramelle.
 
Domani è Natale!
la bora (tipico vento del Friuli venezia Giulia) fuori soffia pungente
ma il nonno con un rametto ravviva le braci nel caminetto e si formano duemila scintille
più belle di stelle in questa vecchia cucina.
Domani è Natale!
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Un tempo erano i profumi, gli odori che inondavano le vie, le case, ad anticipare la festa: frittelle a Carnevale, la Pinza per Pasqua (a Trieste), Presnitz, Putizze, Strucoli a Natale.

A Trieste era il profumo dei crauti ad annunciare l’inverno, e quello dello zucchero filato ad annunciare la Fiera di San Nicolò; ricordo ancora una mia foto con San Nicolò sulla porta di Orvisi, il più famoso negozio di giocattoli di Trieste fino a qualche anno fa.

Il progresso ha cancellato negozi, profumi, tradizioni, ma io non mi arrendo, non rinuncio al profumo del Kuguluf, dei Krapfen dei  Buchteln di Nonna Flora e quest’anno, il mio regalo per chi mi segue e mi vuole bene è un profumo.

Un profumo firmato, firmato da voi, dalla vostra passione per la cucina, dalla vostra voglia di stare insieme.

Voglio regalarvi un profumo che conserverete per sempre, che potrete raccontare ai vostri bambini, ai vostri nipoti, il profumo del Calore Familiare, quello che nessun telefonino, hi pad o quant’altro potrà mai sostituire, imitare o consolarvi nei momenti bui e tristi.

I profumi dell’infanzia, della cucina di casa hanno determinato i destini di molti di quegli Chef che oggi ammiriamo e seguiamo.

Il profumo dei bei ricordi, una goccia dietro ad ogni orecchio, per sentirsi le persone più felici e ricche del mondo ogni qualvolta lo si desideri…

Buone Feste a tutti voi che, pazientemente, mi avete seguita in questo lungo, a volte difficile 2013.

Panettone Scarello Albicocche Picolit nastro nuovo corn-001

Come andò a finire…

Vi lascio con l’omaggio virtuale del panettone degli Amici di Godia il cui Staff è stato per me grande fonte d’ispirazione tant’è che, ispirandomi al loro stile ho vinto il contest dell’ISIT (Istituto Salumi Tutelati Italiani), il cui pacco-premio mi è arrivato proprio mentre stavo scrivendo.

Auguri: Accantoalcamino e Perla


Avent e Nadâl, Tradizions Furlanis (Avvento e Natale, Tradizioni Friulane).

corona dell'avvento di Rosetta

Foto di Rosetta.

Dicembar al è il mês dal Nadâl; Dai paÎs dal nord e plui o mancul pandût secont une conotazion moderne, al è il calendari dal Avent, che al segne il timp che al mancje ae nassite dal Gjesù Bambin.

In ciertis comunitâts, si fâs la corone dal Avent, le fasin i fruts in cjase cul jutori dai gjenitôrs e a doprin fÎl di fier par tignî adun e dâ le forme, la brene e lis pomulis rossis, lis pignis e altris decorazions.

Catri cjandelutis impiadis une par domenie a segnalin il svicinâsi dal Nadal. Une grande e en metude in glesie al puest des cjandelis dal altâr.

Sot di Nadâl tes cjasis nol mancje il peç, sfodrât di lusutis coloradis. La divignince di cheste tradizion e puarte ae Gjermanie, e ancjemò prime al Egjit (par vie deforme piramidâl).

Sot dal arbul, dispès, si fas il presepi. Ancje il peç al è stât tramundât a simbul dal cristianisim: al è furnît di lûs, come Gjesù al è lûs dal mont.

In passât une vore comun, e cumò presint massime in chês fameis che a tegnin un cjamin, e je la usance di impiâ un çoc, che al à di ardi vie pe gnot di Nadâl, gnot di spiete e di vilie.

Ancje chest al è un simbul, impuartât di une tradizion pagane. In chest câs, il fûc dal çoc che al bruse al sta a indicâ l’amôr dal Bambin a pene nassût e impiât di Diu su la tiere.

E che, come une flame, al scjaldarà il cûr di ogni om e di ogni famee; in cjase, si picje visc e rafacon, che a son plantis simpri verdis, segn di vite eterne.

Buine usance par un bon principi; spinis e samencis dal rafacon a àn un lôr simbolism: lis primis a ricuardin la corone puartade dal Crist, lis secondis, lis gotis di sanc, sacrifici de sô vite a pro de savece de umanitât. (Oscar Puntel)

corona dell'avvento di Rosetta1

Foto di Rosetta

Dicembre è il mese del Natale; nei paesi del nord e più o meno dappertutto secondo una connotazione moderna, è il calendario dell’Avvento a segnare il tempo che manca alla nascita di gesù bambino.

In alcune comunità si fa la corona dell’Avvento, la fanno a casa i bambini con l’aiuto dei genitori e adoperano fil di ferro per tenerla assieme e darle forma, la neve, le bacche rosse, le pigne ed altre decorazioni.

Quattro candele accese una ogni domenica indicano l’avvicinarsi del Natale; una grande viene messa in chiesa sull’altare.

Sotto Natale nelle case non manca l’abete, addobbato con luci colorate; questa tradizione parte dalla Germania ed ancora prima dall’ Egitto (per la forma piramidale).

Spesso, sotto l’albero, si fa il presepe. Anche l’Abete è stato tramandato a simbolo del cristianesimo, è illuminato, come Gesù è la luce del mondo.

In passato, molto comune ed ora presente nelle poche famiglie che possiedono un camino, c’è l’usanza di accendere un ciocco di legno da ardere durante la notte di Natale, notte di vigilia e di attesa.

Anche questo è un simpolo importato da una tradizione pagana; in questo caso, il fuoco del ceppo che brucia sta ad indicare l’amore del Bambino appena nato e mandato da Dio sulla terra.

Come ogni fiamma, riscalderà il cuore di ogni uomo e di ogni famiglia; in casa si appendono il vischio e l’agrifoglio, che sono piante sempre verdi, segno di vita eterna.

Buona usanza per un buon inizio; le spine e le bacche dell’agrifoglio hanno un loro simbolismo: le prime ricordano la corona portata da Cristo, le seconde, le gocce di sangue, sacrificio della sua vita per salvare l’umanità.

Buona domenica a tutti.

Ecco, la traduzione l’ho fatta io, triestina pattocca quindi, Rosetta, chiedi a orso tuo di correggermi, se può ;-)


I Ricottini per Mukka Emma e la ♠sostenibile pesantezza dell’essere♠

Ricottini mele cestino n

A causa della mia sostenibile pesantezza dell’essere mi sono giocata quasi tutti i jolly e perso molte occasioni ma tant’è, cerco di avvicinarmi e di stare con gli altri ma non ce la faccio, ho sempre paura di danneggiarli, come fossi un’appestata…

Questa ricetta, che mi aveva mandato Tiziana, era per un progetto, un progetto pensato proprio per me, per accantoalcamino che aveva vinto il contest dei formaggi della Svizzera, nonostante avesse dato “buca” all’ultimo momento.

Qualcuno aveva creduto in me, aveva visto in questo “ricettacolo di contraddizioni”, come scriveva Anna Frank, qualcosa di buono, io sarei stata Mukka Melma, la sorella pasticciona in cucina di Mukka Emma.

Ecco come descrive Peter Mukka Melma, sono proprio io ;-) :

Melma: è la più pasticciona, ma solo per lavoro!! Melma infatti è lo chef del Mira Mukka famosa per le sue doti creative in cucina e per la capacità di inventare e improvvisare fantastiche ricette. Un po’ imbranata e talvolta ingenua nei rapporti con gli altri ma assolutamente autentica.

Non si sbagliava Peter, ma non aveva fatto i conti con la mia mancanza di autostima e la mia convinzione che, con me, questo progetto non avrebbe avuto il successo che si meritava.

Ora non so chi sia Mukka Melma ma sta cucinando assieme a food-blogger più blasonati, famosi e carismatici di me, esattamente come deve essere.

Peter scrive racconti per bambini e questo blog lo ha ideato per loro, io avevo molte idee, a me che piacciono le erbe avrei scritto, in maniera comprensibile e giocosa, l’utilizzo delle erbe in cucina e li avrei coinvolti, assieme alle mamme a prepararle assieme queste ricette.

Vorrei che quel blog fosse seguito da chi ha bambini e magari farli interagire con Peter e le 7 Sorelle di Mukka Emma, io non ho avuto bambini ma i più bei ricordi che ho del breve periodo vissuto assieme alla mia mamma, sono proprio quelli passati in cucina con lei o quando m’insegnava a disegnare, o quelli col papà che mi portava nell’orto o a pescare, ma di questo ho già scritto.

Ecco, io sogno un mondo dove i bambini rimangono bambini, sogno bambini che corrono, giocano all’aria aperta, conoscono ed amano gli animali, i fiori, le erbe, che rispettano la Natura e credo che con Peter, Mukka Emma&C. tutto questo si possa realizzare, ma non con me intorno…

O mamma, che post malinconico ma ora facciamo ritornare l’allegria con questa ricettina golosa, perfetta per queste giornate di freddo, da gustare assieme ad una cioccolata calda o un the dopo una giornata sulla neve.

L’impasto è quello che un tempo le nonne chiamavano finta pasta sfoglia, la ricotta sostituiva degnamente il burro che era più costoso.

collage ricottini Mukka Melma

Ingredienti per la pasta:

  • 200 g. di burro,
  • 300 g. di ricotta,
  • 300 g. di farina 00,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

impastare gli ingredienti e far riposare in frigo per mezz’ora, nel frattempo preparare il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:

  • 4 mele imperatore,Tiziana aveva quelle ma potete adoperare quelle che gradite,
  • il succo di 1 arancia,
  • il succo di 1/2 limone,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 100 g. di pinoli,
  • 100 g. di uvetta,
  • 100 g. di noci tritate grossolanamente.

Come fare il ripieno:

sbucciare e tagliare le mele a dadini e cuocerle con il succo d’ arancia e limone, lo zucchero e la cannella e, quando il composto sarà freddo, aggiungere i pinoli, l’ uvetta e le noci.

Come fare i saccottini:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver steso la pasta, mettere dei mucchietti di ripieno , tra uno e l’altro spennellare con un pò di latte e chiudere con la rotellina.

Infornare a 200°C. per 15 minuti.

 Panorama-001

Vi auguro una splendida giornata, come quella della foto, beh, vivo o non vivo in un Paradiso?


Lasagna Vegana di Tofu, Ragù di Soia, Zucca e un pò di Storia.

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca cornice

Se in occidente le cucurbitacee possono essere sinonimo di insipida stupidità oppure, come vedremo, contengono le luci tremolanti della notte dei morti e assumono sembianze spaventevoli, in alcuni stati africani i semi prodotti dalla zucca hanno tradizionalmente l’effetto che noi riteniamo proprio del fosforo.

Per il saggio Oriente, infine, le forme rotonde di una generosa zucca richiamano i segni della fertilità, dell’abbondanza, della rinascita.

In Laos, ad esempio, le genti fanno risalire le loro remote origini a delle enormi zucche, appese all’asse del mondo (la grande Liana, come viene chiamata laggiù), da cui nacquero i progenitori degli uomini.

La stessa idea, a ben vedere, l’hanno avuta i Taoisti con le cosidette zucche celesti, grandissime ed esistenti prima del mondo; nella loro pancia, custoditi da millenni, contengono tutti i generi umani, tutte le innumerevoli varietà di riso esistenti sulla Terra e i manuali delle scienze segrete.

L’uomo, il nutrimento, la scienza: tutto ciò che serve al mondo racchiuso in una primordiale zucca, la quale, ovviamente imbandita sulle tavole delle cerimonie e delle grandi occasioni, viene assunta come cibo dell’immortalità.

Cibo, ma anche viatico, ascesi, panciuto contatto tra il cielo e la terra. Il progenitore dei cinesi si chiamava P’an-Ku e un giorno gli fu concesso di sopravvivere ad un grande diluvio.

Se Noè aguzzò l’ingegno con un’enorme zattera, P’an-ku aguzzò l’ingegno con un’enorme zattera, P’an-Ku trovò rifugio in una altrettanto gigantesca zucca.

Da quel giorno, le zucche crescono anche nelle isole degli immortali: procurandosi un passaggio per mezzo di esse, dalla terra ci si può avvicinare al regno dei beati e raggiungere il cielo.

E cosa fare con i semi commestibili, racchiusi nel divino ventre di questo vegetale di passaggio? Si mangiano durante l’equinozio di primavera, giorno del rinnovamento e della rinascita, quando tutta la positività dello yang si sprigiona sulla terra.

Rotonda come solo certe enormi zucche sanno essere: ed infatti nella lingua cinese, che osserva leggi e regole difficilmente comprensibili in Occidente, la parola ′zucca′ designa la circonferenza del nostro pianeta.

Ramusio, nel Sommario delle Indie Orientali, narra di una zucca misteriosa, così grande da poter contenere il figliolo morto di un potente uomo chiamato Jaia: mito cosmogonico con cui i nativi delle Isole spiegavano nientemeno che l’origine dei mari e degli oceani, che fuoriuscirono dal gigantesco ortaggio una volta fatto cadere e frantumato.

Il mito si collega in qualche modo a quello indiano di Brahma, raccontato nei sacri libri di Veda, che racconta di una zucca imperatrice dei vegetali e ′regina del cosmo′.

Agli inizi dei tempi, tutto era immerso nell’oscurità; ′colui che sussiste per se stesso′ creò poi l’universo dalla propria sostanza, facendo sgorgare le acque e piantando un seme che divenne un uovo splendente come il sole.

Dentro l’uovo galleggiante sulle acque nacque Brahma, che vi rimase nascosto per un anno intero.

Brahma divise poi l’uovo in due parti, costruendo il cielo e la terra e lasciandovi in mezzo le acque, le stesse da cui era nato il seme splendente. (La Zucca-Paolo Morganti-Chiara Nardo pagg.58/59)

Quanta storia dietro ad una zucca, l’ho scoperta solo da qualche anno, non appartiene alla cultura gastronomica di Trieste, la mia città; troppo poco lo spazio, troppo ostile la tipologia del terreno, così sassoso, di natura carsica.

La prima cenetta romantica che ho preparato per ello, sono stati proprio degli gnocchi di zucca, conditi con burro, salvia e ricotta affumicata… Solo più tardi scoprii che ad ello la zucca non piaceva, potere dell’ esordiente amore

Oggi ello la zucca la mangia, recalcitra ancora ma più per uno, ormai smascherato orgoglio maschile, che per convinzione.

Pensate che ha persino mangiato questa lasagna di tofu fatta col ragù di soia, besciamella di zucca e parmigiano vegano, ma chi ha detto che le persone non cambiano? Allora ho ancora qualche speranza? Vi voglio bene, siete così pazienti e comprensivi con me ;-)

L’ispirazione è arrivata dopo aver assaggiato, a Trieste, in un ristorante vegano che mi ha fatto conoscere la mia “compagna di San Nicolò”, una lasagna di tofu con ragù di verdure, buonissimo, lo dico senza esitare, uno dei piatti più buoni che abbia mai mangiato e va da sè che, appena uscita dal ristorante il mio neurone curioso abbia iniziato ad attivarsi.

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca pirofila-001

Ingredienti per la lasagna:

  • tofu morbido tagliato a fette sottili,
  • ragù di soia,
  • besciamella di zucca,
  • parmigiano vegano a modo mio,
  • olio extravergine di oliva,
  • sale affumicato
  • nastri di zucca a vapore per decorare.

Ingredienti per il ragù di soia:

  • granulare di soia,
  • brodo vegetale,
  • rosmarino,
  • sedano,
  • cipolla,
  • aglio,
  • la polpa della zucca ricavata dalla centrifuga,
  • peperoncino fresco,
  • sale.

Come fare il ragù di soia:

per reidratare il granulare di soia seguite le indicazioni sul pacco, io l’ho fatto bollire per 10 minuti in un brodo vegetale preparato al momento, ho spento e lasciato riposare.

Nel frattempo ho rosolato a parte la polpa di zucca in una padella con poco olio extravergine di oliva e uno spicchio d’aglio vestito che poi ho tolto, ho aggiustato di sale, ho profumato con un pò di rosmarino ed ho preparato la besciamella di zucca, anche se il nome è inappropriato, essendo questa besciamella senza latte e senza grassi.

besciamella alla zucca e ragù di soia-001

Ingredienti per la “besciamella di zucca”:

  • 200 ml. di centrifugato fresco di zucca,
  • 20 g. di amido di riso,
  • sale affumicato.

centrifugato di zucca

Centrifugato di zucca, a differenza delle carote, sia il succo che la polpa non ossidano e mantengono il colore.

Come fare la “besciamella di zucca”:

ho sciolto l’amido di riso in una parte di succo, ho mescolato per evitare grumi, ho aggiunto il resto del liquido e salato.

Ho introdotto la ciotolina nel microonde ed ho fatto cuocere a più riprese per pochi secondi, mescolando ogni volta, fino alla consistenza desiderata, ho messo da parte.

Le altre preparazioni:

il parmigiano vegano a modo mio l’ho preparato utilizzando i fiocchi di lievito che vengono usati nella ricetta classica (da Cesca la troverete ), del tofu affumicato grattugiato, sale affumicato e un mix di semi tostati, ognuno per conto suo) che mi ha regalato Alessadra, la mia nuova insegnante d’inglese♥ (non è mai troppo tardi).

Per la decorazione ho tagliato con l’affettatrice dei nastri di zucca con la buccia e li ho cotti al vapore in microonde.

Non conoscendo le reazioni del tofu in forno e, temendo uno spatascio, ho preferito cuocere la lasagna in una pirofila con olio evo, olio che poi ho messo da parte per un’altra preparazione; lo spatascio non è avvenuto ed ho trasferito la lasagna nel piatto decorando con i nastri di zucca.

collage lasagna tofu

Spero, fino ad ora, di essere stata esaustiva, queste ricette le sviluppo più con l’ istinto che con la tecnica e la conoscenza, le dosi sono approssimative, se vi avanzano ragù, besciamella, nastri di zucca ecc, potere riutilizzarli per altre preparazioni, diciamo che questa è la cucina di casa.

In questa preparazione compare il sale affumicato, l’ho scelto perchè trovo che l’affumicato si abbini perfettamente alla zucca, regalando alla lasagna un sapore in più ma, se non amate l’affumicato a voi la scelta alternativa.

Assemblare la Lasagna:

io non ho trovato il tofu grande, probabilmente quel ristorante lo produce da se, quindi, ho unito 2 fette a formare una “sfoglia”.

Sulla base della pirofila ho messo un pò di ragù di soia mescolato con poca besciamella, ho posizionato le fette di tofu, ho aggiunto ragù di soia, besciamella, parmigiano vegano, un’ulteriore grattuggiata di tofu affumicato proseguendo per 3 strati.

Ho terminato con ragù, besciamella ed un abbondante strato di parmigiano vegano e tofu affumicato, ho aggiunto un pò di sale affumicato, un filo d’olio evo ed ho infornato, coperto per 10 minuti a 200°C. e, scoperto, sotto il grill per altri 5 minuti.

Ho trasferito la lasagna sul piatto e decorato con nastri di zucca e semini vari, provare per credere… Se lo dice ello ;-)

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca forchetta cornice2

Vi auguro una splendida settimana, splendida come il sole che illumina oggi il cielo di Udine e dintorni, il sole per me è vita.


POMÌ: quando Apparire è anche Essere, le ricette di Monica Bianchessi a Golosaria.

Non è un segreto che a me piaccia POMÌ, da sempre i loro prodotti e, da quando le ho conosciute, anche le persone che lavorano per POMÌ, sia in Azienda che fuori.

Era mia intenzione postare le ricette che Monica Bianchessi ha preparato a Golosaria ma, dal momento che ci sono i video, lascio che le racconti Lei.

Vi consiglio il risottino, era da quando ero bambina che non mangiavo più il risotto al pomodoro, ora riprenderò a farlo, burrata, basilico, questo risotto ha i colori dell’Italia come non amarlo?

Come potrete vedere, quando c’è da mangiare “aggratis” la gente dimentica e diventa anche maleducata, qualcuno si è lamentato perchè la pasta era troppo al dente, altri che non sono riusciti ad assaggiare, mi sono vergognata per loro, ma in tutti gli stand dove “offrivano” assaggi c’era la stessa atmosfera di ritorno dalla guerra di Russia mentre, in quelli che presentavano sì, prodotti straordinari ma senza degustazione, erano desolatamente vuoti…

“I post pubblicitari non mi piacciono molto. Specie se la pubblicità è nascosta da patriottismo aziendale e sentimentalismo.”, così scriveva il maestro della cucina in un commento al mio inconsapevole post-bomba, io quoto, anzi, lo correggo perchè pubblicità e sentimentalismo sui miei POMÌ-post NON sono nascosti ma sono in bella mostra e gridati ai quattro venti.

Dimenticavo: io faccio pubblicità/marchettara lui fa informazione, mannaggia,come non averlo capito prima,sono proprio una tontolona  :-D

Buona domenica♥


A Natale mi faccio un Toast, col merluzzo… Quando uno è Genio.

Emanuele intrattiene e Anna distribuisce il timo-001

Oggi non parlerò dello Chef, parlerò del Genio e del Toast Geniale che ha preparato per noi, alunne diligenti ed attente, questo toast vi lascerà senza parole ma con una gran voglia di rifarlo a casa, quanto prima, magari proprio in occasione delle imminenti Festività Natalizie.

Va da se che il merluzzo debba essere freschissimo, può essere sostituito anche con gamberi, il Genio consiglia di non comperare quelli pregiati, dal momento che poi verranno tritati.

Per noi Triestini va ben anche i moli, che podemo trovar in tute le pescherie a bon prezzo (io li ho ordinati per la prossima settimana).

Per i più raffinati sono perfette le cappesante, ma anche per i triestini le va ben ;-) ma desso ‘ndemo vanti col brum.

Toast di merluzzo pronto-001

Ingredienti, quantità a piacere:

  • fette di pancarrè private della crosta e tagliate a metà nel senso dello spessore,
  • merluzzo CRUDO o le varianti, CRUDE, indicate sopra, tritate a coltello,
  • sale,
  • pepe,
  • timo,
  • burro per la padella,
  • maionese per accompagnare.

collage Preparazione toast merluzzo-001

Per ingrandire, cliccare sul collage.

Come fare il Toast:

privare il pancarrè dalla crosta e tagliarlo a fette sottili, tritare a coltello il merluzzo o ciò che avete scelto, condire con pepe e sale ed amalgamare bene per far insaporire.

Stendere una parte di composto sul pane, schiacciandolo con una spatola, aromatizzare con foglioline di timo e chiudere con l’altro pane e premere per livellare.

Tagliare il toast in 3 parti se è grande, come in questo caso, se volete una preparazione più sciccosa potete ricavare forme diverse con dei coppapasta ma, secondo il Genio, questa preparazione deve mantenere la sua naturale e raffinata rusticità.

Scaldare una padella antiaderente o di ghisa e sciogliere una noce di burro, sì, avete capito bene: BURRO (se lo dice il Genio ;-) ) e rosolare i toasts, girandoli più volte per uniformare la doratura.

Per fare entrare il calore schiacciare delicatamente con la mano (vedi Genio), quando i toasts avranno assunto una colorazione golosa ed irresistibile appoggiarli belli caldi sui piatti e lasciateli soli a godersi l’ottima compagnia di un ciuffo di maionese che, se fatta da voi sarà quello che Crozza/Briatore chiama “il sciognio”.

Decorazione Natalizia Agli Amici di Godia-001

Il Natale Agli Amici di Godia.

Bene, per oggi è tutto, voglio solo precisare che, quando nomino il Genio, non parlo di me, Mandi Friul ma non solo:

saggezza triestina-002

La Trieste che me piasi a mi.

P.S.: se mi scrivete che questa è “complicata” vengo ad aspettarvi sotto casa :-D


Involtini di Sogliola in Gelatina d’oro e crema di Zucca: Quando uno è Genio.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca cornice

Mentre osservavo Emanuele Scarello e Juja Nitta preparare questa ricetta, mi sono ricordata di un aneddoto che mi raccontò ello (per chi mi leggesse per la prima volta “ello” è la mia dolce metà♥).

Ogni anno la banca organizzava una festa per i figli dei dipendenti ed invitava il Mago Silvan, a quei tempi i bambini credevano ancora alle favole, anche ello e così, dopo uno spettacolo, chiese al padre: ma papà, come riesce quel signore a fare quelle magie?

Il padre, dopo un attimo di esitazione, rispose: quando uno è mago…

Ecco, io, quando osservo Emanuele mi chiedo: ma come fa? Ogni volta la mia risposta è la stessa: quando uno è genio…

Passo a descrivere la ricetta, perfetta per le feste che stanno arrivando, se non avete la polvere d’oro la potete sostituire con:

  • lo zafferano in polvere, i preziosi pistilli usateli per una raffinata decorazione;
  • la curcuma;
  • il succo di barbabietola;
  • l’acqua dove avete cotto le carote viola;
  • l’acqua dove avete cotto il cavolo cappuccio viola per una tonalità più blu.

Queste sono solo alcune varianti, la fantasia ed il gusto personale faranno il resto; inizio con gli involtini che si possono preparare anche il giorno prima perchè vanno immersi nella gelatina freddi.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca involtino rilievo

Ingredienti per gli involtini:

  • filetti di sogliola, da una sogliola se ne ricavano 4, calcolate voi la quantità,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva.

Procedimento per gli involtini:

salare e pepare i filetti di sogliola, arrotolarli e cuocerli con poco olio evo in una padella antiaderente, girandoli da tutti i lati (basta pochissimo).

Metterli in frigorifero, se avete l’abbattitore questa operazione richiederà pochi minuti.

Quando gli involtini saranno freddi inizire a preparare la gelatina.

Ingredienti per la gelatina:

  • 500 ml. di acqua o l’acqua di cottura che avete scelto,
  • 5 g. di agar agar,
  • polvere d’oro alimentare o alternative suggerite.

Come fare la gelatina:

sciogliere l’agar agar in una piccola parte di acqua prelevata dalla dose, mescolare con la frusta per evitare grumi, aggiungere il resto dell’acqua, mettere sul fuoco e portare ad ebbollizione.

collage

Come finire la preparazione:

immergere velocemente gli involtini nella gelatina, rotearli e riporli in frigorifero, quando il primo strato sarà rassodato ripetere l’operazione, osservando sempre il tempo di solidificazione.

Per questo effetto l’operazione è stata ripetuta per 3 volte.

Finita la “doratura”, preparare la crema di zucca di accompagnamento, sarà questa la nota calda della ricetta, se non vi piace la zucca potete preparare una crema di broccoli, una purea di sedano rapa o di finocchi, perfetto l’abbinamento con una crema di cariofi, un purè di topinambour o di carote viola aromatizzato con rosmarino.

La sogliola, dal gusto delicato, ben si accompagna con tuberi ed ortaggi, la scelta è affidata al gusto personale.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca in rilievo

Ingredienti per la crema di zucca:

  • zucca Violina (questa adopera lo Chef Emanuele Scarello),
  • burro fuso per spennellare prima della cottura (segreto dello Chef c.s.),
  • sale,
  • pepe,
  • brodo vegetale o altro liquido a scelta,
  • olio evo.

collage crema zucca

Come fare la crema di zucca:

tagliare a metà la zucca, eliminare semi e filamenti (conservarli per altri utilizzi), spennellare la polpa con burro fuso, avvolgere le 2 metà nella carta stagnola ed infornare a 160° C. per 1 ora/1 ora e 1/2 a seconda delle dimensioni della zucca.

Sfornare ed estrarre la polpa, frullarla assieme al sale e pepe, regolare la consistenza aggiungendo, all’occorrenza brodo vegetale.

Impiattare gli involtini con la cema di zucca, decorare con un rametto di aneto ma, impiattamento e decorazione li lascio al vostro gusto personale.

Buon proseguimento, ah, dimenticavo, ho riabilitato i commenti, non è giusto che, a causa di qualche IDIOTA io debba privarmi del piacere della presenza dei miei veri amici; è sottinteso che tutti i commenti indesiderati o inopportuni di derivazione black bloc non verranno presi in considerazione ed eliminati a prescindere.

Se questi involtini vi hanno stupito, ebbene, la prossima ricetta vi lascerà senza fiato, parola di accantoalcamino ;-)


Il Sushi di Godia (o Friulano) e una Storia d’Amore che dura dal 1887.

Sushi di Godia1

Ebbene si, il Sushi di Godia o Friulano, come l’ha intitolato Emanuele Scarello, Chef che tutto il mondo ci invidia e che vorrebbe avere nelle proprie cucine e invece no, Emanuele Scarello rimane qui, in Friuli, a Godia, nel Paese che un tempo era chiamato L’orto del Friuli e, considerando quanto sia cambiato il mondo, lo è ancora, essendo circondato da orti, campi e prati stabili sui quali poter scorrazzare liberi in primavera alla ricerca dell’erba e del fiore perduto da portare in cucina…

Mulino Godia-002

A Godia hanno mantenuto il mulino, nonostante tutto, a Godia continuano a coltivare le famose Patate di Godia, alle quali viene dedicata un’importate sagra: per giorni i volontari del paese pelano patate e preparano gnocchi che, parola mia e di ello, se li mangiate non li dimenticate mai più…

Ed è proprio a Godia che, nel 1887 , nasce la bellissima storia d’amore che dura tutt’oggi.

Dopo il corso mi sono fermata a chiacchierare con il Signor Tino, e mi sono fatta raccontare un pò di storia, tralascio i nomi.

Agli Amici diploma1

Nel 1887, alla fine del rapporto di lavoro non esisteva la liquidazione o la buona uscita e, al bisnonno del Signor Tino, dopo aver prestato servizio alla Guardia Reale, venne data in concessione la Licenza di Coloniali: *La licenza è un premio concesso a chi ha ben meritato per attività e rendimento in servizio*; tale licenza pemetteva la vendita di liquori, vini, sigarette ecc. (qui varrebbe la pena fare un ripasso di storia ed approfondimento).

L’attività de Agli Amici  iniziò così, il negozio era diventato il ritrovo degli abitanti del paese, sia per acquistare ciò che il negozio offriva, sia per bere un bicchiere di vino, fumare una sigaretta o bere un caffè dopo le lunghe giornate di lavoro nei campi.

Viene da se che, a stomaco vuoto, bere e fumare, non sia salutare quindi, ecco l’idea di offrire alc di gustâ; io, nel 19887 non c’ero ancora (1954 ;-) ) ma immagino, patate, polenta, salame, salam cun l’asêt (salame con l’aceto), formadi (formaggio), uova e quant’altro potesse aiutare il vino a scendere meglio in gola e quanto a quei tempi ci fosse a disposizione.

La concessione passò di generazione in generazione, dopo il bisnonno toccò al nonno di Tino che portò avanti l’attività con l’aiuto delle 2 figlie, una delle quali sposò uno Scarello, il padre del Signor Tino che convolò a nozze con la splendida Signora Yvonne, Cuoca eccelsa che ha trasmesso al Figlio Emanuele la passione per la cucina.

Mi sembra di vederlo sbucciar patate, sgranar fagioli e piselli, lavare pentole sotto lo sguardo attento ed amorevole della mamma; mi sembra di sentire la Signora Yvonne dire ad Emanuele: frût, vami a cjapà su jarbis t’al cjamp (bambino, vai a raccogliermi erbe nei campi)(spero di essere stata friulanamente corretta ;-) )

Poi Emanuele decise che quella era la sua strada, la catena d’amore che era arrivata fino a lui non doveva finire e diventò, assieme alla sorella Michela, ognuno col proprio importante ed indispensabile ruolo, un altro anello importante.

Emanuele voleva fare le cose bene, era curioso di imparare, di conoscere altre cucine, voleva dimostrare a se stesso che, anche fuori dalla cucina di mamma, lui sarebbe diventato un grande Chef e, mentre a Godia, il canto del gallo continuava a scandire le giornate, Emanuele, a fianco di grandi Maestri, imparava il mestiere, con la stessa umiltà ed entusiasmo che lo caratterizzano tutt’ora, ora che anche lui è uno Chef famoso.

Non so se altri anelli si aggiungeranno a continuare questa tradizione ma intanto so che il figlio di Emanuele, ogni tanto, scuola permettendo (l’istruzione è alla base di tutti i mestieri), una capatina in cucina la fa e so anche che gli vengono affidati compiti importanti, chissà, staremo a vedere ;-)

Mi sto dilungando, lo so, è l’ accantolacamino’s style ma ora arrivo alla ricetta, ricetta che apre la serie, idee veloci, da fare per le feste che stanno arrivando, per le prossime sarò breve, parola di lupetto…

Sushi Godia scritta lavagna

Ingredienti per il Godia’s Sushi (in sequenza):

  • patate di Godia bollite e schiacciate,
  • filetto d’orata freschissima tagliato con taglio sushimi*,
  • sale di Pirano o Maldon,
  • brovada grattugiata finemente,
  • olio nuovo istriano (lo si evince dal colore),

collage

Come fare il Godia’s Sushi:

*procuratevi un’orata freschissima (si può fare) o un filetto, tagliatelo a sushimi che, come insegna Juja Nitta, che fa parte della Brigata di cucina del Ristorate Agli Amici che, essendo Giapponese,  di cultura di tagli del pesce la sa lunga.

Taglio Sushimi significa un taglio più grosso del taglio Sushi e, per dirla tutta, il taglio Sushimi si applica per il pesce dalla carne più morbida e/o più grassa (Juja correggimi se sbaglio, anche in Giapponese, ti capirò, promesso :-D ).

Grattugiare finemente la Rapa da Brovada ed iniziamo a impiattare mettendo alla base del piatto un pò di composto di patate, un pezzetto di filetto di orata, aggiungere qualche fiocco di sale, un pò di brovada, irrorare il tutto con l’olio nuovo Istriano e godetevi l’estasi di un piatto semplice ma ricco di storia, di amore per la cucina, la nostra cucina che è, in fondo, la cucina del mondo perchè l’amore per la cucina si dimostra aprendo gli orrizzonti, permettendo ad altre culture di entrare nei piatti della nostra tradizione, si, questa è storia, è cultura, è la cucina che mi piace, questa è l’Italia che mi piace, tutto il resto è scotto…

Preparazione sushi Godia

Chi mi legge e frequenta il mio blog sa già che sono tante le cose che avrei voluto aggiungere ma c’è tempo, c’è tempo… Vi auguro un sereno fine settimana♥


NELSON MANDELA, Indimenticabile Esempio…

Nelson Mandela


♥Dolce Povero di Zucca e Bruscolini♥: La Zucca nel Mondo Contadino.

torta zucca mele  alto-001

La ricchezza di una ricetta ♥povera♥ sta proprio nella sua storia, nel suo significato, sta nella fantasia e nell’amore di chi l’ha pensata e preparata, nei pochi ma preziosi ingredienti che si trovavano in dispensa.

Questa racconta di una povertà estrema perchè è senza uova, senza latte, senza burro, senza zucchero (io ho spolverizzato sopra un cucchiaio di zucchero di canna ma si può evitare) ma è anche attuale perchè è senza glutine.

Oggi la scelta del senza è dettata più dalle intolleranze o da scelte di vita che escludono dalla propria alimentazione prodotti provenienti dal mondo animale, piuttosto che dalla necessità, ma un tempo era una scelta obbligata e, come introduzione alla ricetta, voglio condividere queste righe, tratte da un libro che ho da tempo.

zucca

Musquèe de Provence (dal campo di Milva, la mia Contadina di fiducia)

Prima di abbandonare la precarietà della vita contadina, la zucca ha scandito, non diversamente da altre piante alimentari, il ritmo delle stagioni nelle campagne.

La sucàra, o il sucàro, veniva costruito alla meglio vicino alla modesta casa, come riparo per attrezzi e animali; era sufficiente lasciar muovere in libertà, lungo un pergolato, una pianta, oppure usarne le foglie palmate a copertura di un vecchio portico.

“Te si’  sicuro come soto ‘na zucàra” si usava a indicare situazioni di insicurezza: le foglie di queste erbacee, pur robuste, possono offrire ben poca salvezza.

Le abitazioni d’altronde, per molti, non erano in migliori condizioni: “Le par baràche che ghe piove zò da par tuto, come su un sucàro”, cioè ‘sembrano baracche dove piove dentro dappertutto, come una zuccaia’.

Non c’era orto vicino a casa o campo che non ospitasse le piante serpentine e i loro generosi frutti, tanto più se si seguivano i consolidati proverbi: “la prima zobia d’april, metè le zuche che le vien come un baril”, “il primo giovedì d’aprile, piantate le zucche, cosicchè crescano grandi come un barile”, o “suche e fien, in t’un mese le vien”, “zucche e fieno crescono in un mese”.

Ma attenzione però, perchè “Dopo l’Annunziata la zuca sia posta o nata”, e “Da Santa Caterina le zuche le va in farina”.

Con l’arrivo dell’autunno i ritmi della natura, così come quelli della vita contadina; all’imbrunire, dopo una cena modesta, alla ricerca di un luogo caldo dove trascorrere in compagnia le ultime ore prima del riposo, le famiglie venete si riunivano a perpetuare la secolare tradizione del filò, ovvero una delle più antiche e popolari forme di socializzazione, grazie alla quale sono giunte a noi, oralmente, storie e leggende.

Tra il tepore procurato dal respiro degli animali nelle stalle, illuminate dalla tremolante luce di un fuoco o di una lucerna ad olio, le donne ricamavano e rammendavano.

Gli uomini costruivano, sorretti dall’esperienza e dall’ingegno, gli attrezzi necessari al lavoro, i bambini ascoltavano storie straordinarie, se l’annata era stata baciata dalla misericordia divina, a conferire tono ai canti e alle chiacchiere circolava un buon bicchiere di vino, un pò di patate dolci, castagne e zucca cotta e profumata, adattissima a soddisfare per intero molti convenuti o le famiglie più numerose.

Anche arrostita sotto la cenere, veniva offerta ai vicini accorsi in aiuto durante le giornate di lavoro più intenso.

Nelle varietà meno pregiate, la zuca porzeèra (la zucca dei maiali) serviva bene anche all’alimentazione degli animali durante l’inverno.

Anche la pianta della suca dal col o suca bever, che ancora il Boerio definisce “specie di fiasco formato da guscio di zucca che adoprano gli accattoni viandanti e dove portano la loro bevanda” era coltivata, fino a non molto tempo fa, nelle campagne venete; se ne ricavavano borrace e fiaschi da portare appresso, colmi d’acqua fresca o di vino, durante i lavori agricoli, ma in casa serviva anche per sbattere la panna e fare il burro, per conservare lo strutto e trasportare l’acqua dalla fontana.

Zucche di dimensioni più modeste diventavano, invece, vasi per fiori; recisa la parte superiore del collo, la zucca era messa ad essicare in penombra.

Un cucchiaio o un risciacquo con l’acqua serviva a liberarla dalla polpa ormai secca, la corteccia, fattasi sempre più simile al legno, veniva poi fatta impregnare di vino scadente perchè “sazia non assorbisse poi quello buono.

Ortaggio così familiare alla storia contadina, la Cucurbita entra insomma a buon diritto nei proverbi e modi di dire, nelle cantilene per i bimbi e nelle cante che scandivano il duro lavoro quotidiano.

Gli esempi, con variazioni spesso inconsistenti, si raccolgono un po’ in tutte le regioni d’Italia; altre ancora erano solo gustose “conte”, ad uso dei giochi, dal significato lontano ma dal ritmo interminabile o, come nel Veronese, quando le nenie erano null’altro che la cronaca della realtà:

“se magna de genaro
de genaro la se còse par le pute e par le spose
ma la magna anc’el paròn, e mi vago a sbrindolòn
a cercar la carità
gnanca un soldo a mi me dà”
ovvero:
‘la zuca si mangia a gennaio
in gennaio si cuoce
per le ragazze e le spose
ma la mangia anche il padrone,
mentre io vado in giro
a cercare la carità
ma non mi dann neanche un soldo”

Durante le lunghe sere d’inverno, ai bambini irrequieti gli anziani raccontavano storie paurse e fantastiche, sollecitati da qualche insofferente “Contaghe quèa de Barba (zio) Sucon”: qualsiasi storia andava bene, purchè i piccoli stessero tranquilli.

Per i burloni, poi, era sempre uno spasso presentarsi al filò facendosi annunciare da un lungo bastone bardato a dovere con un vecchio lenzuolo e una testa di zucca, a ricordare presenze inquietanti.

E tra un racconto e uno scherzo, ai bambini piaceva riascoltare la storia di Cenerentola e di quella zucca resa nobile e famosa per essersi trasformata in una lussuosa carrozza.

zucca interno1

Zucca Musquèe de Provence interno (sembra una bocca spalancata)

Ingredienti per uno stampo da plum cake da cm. 23P/10L/6h:

  • 500 g. di polpa di zucca,
  • 150 g. di farina di grano saraceno,
  • 70 g. di mirtilli rossi disidratati( o uvetta),
  • 2 mele (1 e 1/2 per il composto, mezza per la decorazione),
  • 6 prugne secche o a piacere,
  • un cucchiaino da te di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 pizzico di sale,
  • semi di zucca tritati o pane grattugiato o biscotti secchi tritati per la teglia,
  • burro di soia o vaccino per la teglia.

vapore microonde LIDL

Foto da qui (il mio era al lavaggio).

Come ho fatto:

ho acceso il forno a 200°C., ho lavato bene sotto l’acqua corrente i mirtilli rossi e li ho messi, coperti con l’acqua, nella parte bassa della”caccavella” nella foto e, nella parte dove vedete le patate, ho messo la polpa di zucca tagliata a pezzi piccoli, ho coperto ed azionato il microonde alla massima potenza (il mio 850) per 10 minuti.

collage

Ho scolato e messo nel bicchiere del minipimer ed ho frullato il tutto (vedi collage) aggiungendo un pizzico di sale e 3 prugne secche (lavate in precedenza, la frutta disidratata, l’uvetta &C. vanno lavati benissimo prima dell’uso).

Ho unito al composto la mela grattugiata a julienne (grossa) ed ho unito la farina amalgamando bene.

Ho unto lo stampo e l’ho spolverizzato con semi di zucca tritati finemente, ho versato il composto, ho decorato con fette rotonde di mela (biologica) e riempito i fori lasciati dal torolo con pezzetti di prugna secca, ho spolverizzato con 1 cucchiaio di zucchero di canna (che si può omettere) ed ho infornato per 45/50 minuti.

Ho sfornato e rovesciato il dolce affinchè non si afflosciasse troppo, l’ho fatto intiepidire e l’ho rirovesciato sul piatto di portata.

Servire tiepido o, dopo averlo ripassato in forno per qualche minuto: consiglio e valutazione di ello ;-)

torta zucca mele fetta

Quelli della mia generazione, forse ricordano i “bruscolini”, semi di zucca tostati e salati che accompagnavano le serate davanti alla tv o la domenica pomeriggio al cinema.

Sono la conferma che della zucca non si butta nulla, come per il maiale, cultura saggia, cultura antica;  della zucca si consumano anche i filamenti (Lisa Casali docet), io li ho conservati per utilizzarli in una prossima preparazione.

bruscolini

Ingredienti per i bruscolini:

  • semi di zucca,
  • sale marino integrale.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., rivestire una teglia bassa e larga con carta forno, ripulire bene i semi dai residui dei filamenti, lavarli bene sotto l’acqua corrente, scolarli, tamponarli lasciandoli umidi e, in una terrina farli saltare assieme al sale affinchè ne assorbano una quantità sufficente ma non eccessiva.

Stenderli sulla teglia ed infornare avendo cura di scuotere la teglia di tanto in tanto; saranno sufficenti 15/20 minuti, quando inizieranno a scoppiettare saranno pronti.

Sfornare e gustare, caldi o freddi, il giorno dopo sono ancora più fragranti.

bruscolini1


Cambiamenti climatici.

Foglia nell'acqua

Pensavo in questi giorni, pensavo a come sono, al mio carattere; lo ho associato al clima, ai suoi cambiamenti.

A volte, soleggiato, leggermente ventilato, il cielo azzurro e l’aria profumata, rassicurante poi, all’improvviso arriva una perturbazione, un incrociarsi di correnti che, in un attimo oscurano il sole, raffreddano l’aria e mettono paura.

Già, io sono così ma, a differenza del clima posso evitare le correnti ed è proprio questo il mio nuovo proposito per il mese che arriva e il nuovo anno, non farmi trasportare via dalle correnti ma rimanere al riparo dietro al vetro, guardarle passare o, come davanti alla tv, cambiare canale.

Ma a me, e l’ho già scritto, cosa importa di quello che fanno gli altri? E perchè mi prendo sempre a cuore le faccende altrui? Qui sono tutti adulti e vaccinati e sanno difendersi da soli e se a loro va bene di farsi prendere in giro a me che importa? (E la prego, “mister” non mi cerchi e non mi scriva, tanto non la leggo e perchè non ho nulla da dirle, anche perchè io non ho fatto nomi vero?)

Mi scoccia questo susseguirsi di miei post ma, non sono l’unica; in questi mesi ho assistito a chiusure/aperture/insulti/litigi/sfoghi di blogger che poi sono ritornate in pista più pimpanti ed aggressive di prima ecco, questa è la differenza, io non mi ritengo aggressiva e nemmeno arrabbiata anche se tutto lo potrebbe far pensare, però pimpante si…

In fondo questi post sono dei semplici soliloqui in cucina ed è proprio questo che da oggi diventa il motto di questo blog perchè la mia attivita “sociale” cambierà sede e proseguirà su pinterest dove ci sono poche chiacchiere, nessun pettegolezzo e le affinità si scoprono dalle fotografie, dagli argomenti.

Mi viene naturale sentirmi affine a chi ama gli animali o la natura o un certo tipo di abbigliamento, anche se non parla italiano, infatti ho più di 1000 follower ma le italiane si contano sulle dita di una mano ma non mi stupisco.

E non mi stupisce neanche vedere che molte delle ricette che le italiane pubblicano come fossero loro le menti,  sono scopiazzate da Pinterest…

Anzi, devo ringraziare la signorina pane e salame perchè se lei non mi avesse “rimossa” dalla sua board io sarei ancora ignara del funzionamento di pinterest e non avrei tutte queste simpatiche “ammerikangherl” alle quali accantoalcamino laikassai ;-)

Ringrazio chi, ieri ha risposto alla mia email ed informo che sto disattivando quell’indirizzo, quindi non scrivetemi più su l’account di libero.

Buon fine settimana, come vedete resto on line perchè qui ci sto proprio bene, come dice la mia amica S., il blog è terapeutico :-)


DONNE CHE SI RACCONTANO, UNA MOSTRA DA VEDERE E DA LEGGERE.

Mostra TIMI

GRIGIO

Sarà il malumore che lascia la nebbia
a pesare oggi
sul cuore,
s’insinua grigia
polposa nei  secchi  rami
di alberi nudi
nel guscio dei miei pensieri
e va a languire cupa
sull’erba,
un accenno di  livide danze
tra inconsistenti colori
e penombre sinuose,
sapori e voci di terra incupita
sfumano cantilene
profonde e fredde
agli abbracci di  tramontana.
Promesse taglienti d’inverno
che spaziano indomabili
nel torpore di vergini gemme.

(Ermanna Spanghero)

Voglio segnalare, a chi fosse della Regione (Friuli Venezia Giulia) o avesse piacere di farci una capatina, a chi ama l’arte e la poesia, questa mostra di Tiziana Millo che, quelli che mi seguono conoscono già; per chi fosse su fb, può trovare parte delle sue opere sulla sua pagina.

Protagoniste le Donne, tutte le donne che hanno l’arte e la poesia nell’anima, ogni quadro di Tiziana Millo, è abbinato ad una poesia di Ermanna Spanghero; trovo questa formula straordinaria, emozionante, è proprio quello che ci vuole : arte, poesia, sensibilità femminile, ingredienti indispensabili per la ricetta della vita, la ricetta perfetta direi.

Vi auguro un sereno fine settimana.

Per chi volesse scaricare il PDF eccolo: donne_che_si_raccontano


Epilogo.

Mi sto annoiando, questo “gioco”mi ha stancata, perchè non è più un gioco perchè, ogni volta che mi accingo a scrivere qualcosa ho la sensazione di partire per la guerra, per una destinazione sconosciuta, dalla quale non so se farò ritorno.

Se amassi litigare o dovermi difendere in continuazione dagli attacchi, mi iscriverei su fb e lì potrei avere “soddisfazione” ma non amo litigare, preferisco lasciare il campo e ormai, questo dei “food-blogger” sta diventando un campo minato.

Ovunque tu cammini rischi di saltare in aria.

Mi sono stancata, stancata dei millantatori, approfittatori, di falsi giornalisti e finti avvocati che minacciano finte querele e promettono finti tesserini, diplomi e soldi che non arriveranno mai.

Ho ricevuto anch’io la richiesta di “coordinatrice” per il Friuli Venezia Giulia di quella ormai famosa rivista ma, per fortuna ho naso e non ho nemmeno risposto.

Ma potrei io, con le idee che ho, collaborare con una rivista che promuove la pesca a strascico, ed è a favore della caccia?

Avrò 1000 difetti ma la coerenza non mi manca e nemmeno il coraggio di dire e scrivere ciò che penso…

DitoPuntato

Foto dal web

Sono stanca di questa corte dei miracoli che se le beve tutte in cambio di una foto o di un articolo sul giornale o di chi si fa spedire i prodotti per partecipare ad un contest per poi non partecipare.

Sono stanca di ricevere inviti a contest  e dover mandare il numero di visite quando, lo so e lo sanno tutti che, su fb ci sono gruppi che si “visitano” a pagamento, suvvia, ma l’epoca di biancaneve e i 7 nani è ormai lontana.

Ci stanno marchiando a fuoco, come mucche al pascolo e siamo diventate mucche da 1000 visite, da 23000, da 3000, ecc. ecc.

E sono stufa di quelli che stilano classifiche di blog in serie A e serie B, l’aveva già stilata a suo tempo la Madama del MTC (ed è stato anche quello il motivo del mio abbandono).

E son stufa di leggere articoli sgrammaticati, scritti sempre da finti giornalisti che non sono nemmeno iscritti all’albo…

Leggete qui (link disattivato) ed anche qui (link disattivato)e svegliatevi perdio e, per usare un termine militare: giù dalle brande!!!

stresslavorolunedi_thumb

Foto dal web

Questo blog rimarrà un semplice ricettario, come altri, ingredienti, procedimento, dù fotine evvia (ovviamente fatte da me e non copiate!), senza commenti

Se avrò l’ispirazione farò le ricette per 2 contest sennò amen…


Considerazioni finali ed i commentatori “black bloc”

Perla relax

Voi non immaginate quanto vorrei iniziare i miei post così:

cari lettori, care lettrici, stamane ho fatto fatica a sciogliermi dall’abbraccio del piumino ma l’ho fatto per voi, per offrirvi una fetta di torta e fare colazione tutti insieme…

Oppure così:

  • 1 scalogno,
  • 1 uovo,
  • 1 manciata di formaggio,
  • 1 cucchiaio di farina.

Procedimento:

mettete tutti gli ingredienti sul tavolo, guardateli più volte ed inventatevi qualcosa…

Invece no, io sono una “foodblogger” maledetta, anzi, dannata, io imbratto la mia cucina, spesso con incoscenza e follia ma, come ho scritto al “maestro della cucina”, questa sono.

I commentatori black bloc invece la cucina la lasciano immacolata, non prendono mai una posizione e se lo fanno lo fanno lontano dalle luci della ribalta, loro non amano le polemiche, non amano discutere e si tengono alla larga da tutto ciò che esula dal cibo e dintorni, questo nel loro blog…

Solitamente non li vedi mai, loro non ti hanno sul blog roll, non ti seguono e non ti considerano, neanche se fai una torta a 20 strati con 20 diverse farciture e decorata con preziosi ricami in ghiaccia reale, con una cascata di grappoli di glicine modellati ad uno ad uno con le tue mani però, però, come i black bloc, appunto, sanno quando scrivi qualcosa sulla quale devono mettere il becco ed arrivano da non si sa dove impugnando le loro lingue biforcute a mò di spranghe.

Io ho seguito il consiglio della “signorina o signora m”, mi sono “riletta” ma, anche se mi sono concentrata facendo uno sforzo immane, non riesco a “vergognarmi” di ciò che ho scritto, forse perchè l’interpretazione che la suddetta ha dato alle mie parole non mi appartiene?

Capisco e riconosco che il mio stile di scrittura, sarcastico, ironico, a volte pungente, lascia spazio ad un’infinità di interpretazioni ed ognuno può leggerci qualcosa che lo stuzzica.

Mi viene in mente il critico d’arte che, osservando un quadro astratto dal titolo “Natività”, va dal pittore e lo redarguisce perchè lui, in quel quadro, vede un cavallo al galoppo in un bosco di faggi…

Oppure quelli che giudicano un libro dalle ultime righe o un film dal’ultima scena ma, dopotutto oggi è un altro giorno.

Oggi disabilito i commenti, i commentatori black bloc dovranno trovarsi un’altra “sede” ;-)

Postilla: se siete così appassionate/i e vi stanno a cuore le sorti dell’Italia ed avete un’opinione perchè non scrivete due righine nei vostri blog e rimanete ad aspettare cosa succede? Lo dico soprattutto a te, signora/ina m  che elargisci perle di saggezza a piene mani ;-)


POMÌ, e il naufragar m’è dolce in questo mare…

Pomì Monica Bianchessi

Monica Bianchessi, consulente e collaboratrice del’Azienda, grande promotrice dei Prodotti Italiani

Una sera d’estate, una poltrona, un tramonto che tinge di rosso POMÌ l’orrizzonte, candele profumate al basilico, gli occhi al cielo a cercar la prima stella cadente per esprimere un desiderio…

Il desiderio che le Aziende Italiane, Serie, Appassionate, che lavorano bene, possano continuare a fare il loro lavoro, realizzare i loro progetti senza interferenze inopportune e dannose.

Mi è dispiaciuto venire a conoscenza che su f.b. c’è stata una grande campagna diffamatoria contro questa Azienda che stimo, io non me n’ero accorta perchè ho la fortuna di non dipendere da quel s.n. che, mi sa, si è impossessato dell’identità di Dio, che tutto crea e tutto distrugge…

Si è parlato addirittura di razzismo, di rifiuti del nord portati al sud (ma che avesse, il sud, più amore e cura per il proprio territorio invece di darlo in pasto ai malfattori e di riempirlo loro stessi di rifiuti…).

Al tempo della raccolta, allora avevo anch’io un profilo sulla “virtual-bibbia”, questa Azienda è stata accusata di caporalato…, ma fatemi il piacere, andate a lavorare, magari a raccogliere pomodori proprio lì!

Ma, come dico io: raglio d’asino non sale in cielo!

Io sono stata in Azienda, ho conosciuto lo staff, ho visto i campi, ho respirato aria di pomodori Italiani a pieni polmoni, in due parole ho visitato Il Territorio POMÌ.      

Adoperando il cervello, opzione che consiglio vivamente, si può evincere che nessuna Azienda Seria si esporrebbe se non certa e sicura delle informazioni che divulga e condivide, e mi riferisco alla Tracciabilità       e la garanzia che per i prodotti POMÌ, vengono adoperati soltanto POMODORI ITALIANI che arrivano direttamente dai campi di oltre 300 aziende agricole collocate principalmente nelle province di Parma, Piacenza, Cremona e Mantova, distanti in media 42 chilometri dagli stabilimenti e situate nel cuore della food valley italiana.

I prodotti BUONI ed ITALIANI, risultato del lavoro di anni di Aziende che resistono, che non svendono il marchio a multinazionali, che non emigrano dove le tasse sono inferiori e la manodopera più a buon mercato, vanno “seguiti”, non su feisbuck (lo scrivo apposta così.. ) ma sulle nostre tavole.

Meritano fiducia, vanno comperati ed utilizzati, i pomodori Italiani hanno quella bella storia che racconta di grandi insalate mangiate all’aperto e di salse preparate assieme in estate.

In quelle salse rimanevano intrappolati i raggi del sole, le bottiglie racchiudevano sia il profumo dell’estate che il calore familiare, il piacere di stare assieme  e l’amore per le cose buone.

Io sarò anche una tontolona, un pò ingenua ma quando apro una bottiglia di POMÍ L+       li sento quei raggi di sole e sento il profumo dell’estate e, mi sa, che li sente anche ello, che non mangiava MAI pomodori&C. ed invece mangia volentieri quello che preparo con POMÍ.

I prodotti non vanno seguiti solo sui sn, vanno seguiti in cucina, in tavola: un merluzzo alla livornese, una amatriciana o uno splendido risotto, come quello preparato da Monica Bianchessi, con pomodoro, pesto e burrata, uno spaghetto pomodoro e basilico perchè il basilico è lo Chanel n.5 del pomodoro, quella goccia che lo rende peccaminoso, sensuale, irresistibile.

Rivedere lo staff dopo più di un anno è stato come incontrare vecchi Amici, il loro invito mi ha lusingata, hanno invitato me che, lo riconosco, non sono la “testimonial” ideale, io, “food-blogger” anomala, spigolosa, beh, mi hanno invitata.

Ho avuto anche il piacere di incontrare per la prima volta dopo averlo “tediato” al telefono ai tempi del concorso POMÌ  il Patron dell’Agenzia Zenzero Comunicazione      , un uomo appassionato, vulcanico, intrapendente e ricco di carica umana.

Pubblicizzavano la APP POMÌ      , per chi è tecnologico (io non lo sono aimeh :-( ), per chi ha poco tempo e cerca un’idea per un pranzo, una cena, un buffet, per tutto ciò che contempla l’uso del pomodoro, di un Buon pomodoro.

Troverete anche le ricette delle food-blogger, magari trovate la ricetta della vostra amica ;-)

Pomì da bere     

Presentavano il succo di pomodoro      , ottimo per preparare un Bloody Mary da offrire agli ospiti, intanto che aspettano il pranzo di Natale…

POMì+     

Ho ritrovato anche la mia amata Passata Pomì l      +      , amica e complice in cucina che, prima dell’arrivo del nuovo nato succo, adoperavo per il Bloody Mary:

Bloody Mary1-001     

Ai tempi del contest

Ho rivisto Azzurra, bella come il sole:

Azzurra     

Ecco, questa è l’Italia che mi piace, l’Italia che mi fa essere orgogliosa di essere nata in questa splendida penisola:

Uomo pomodoro POMI     

Questo ragazzo ha sfidato la calura, la difficoltà di deambulazione, si è prestato a foto-ricordo con le sue fans; avendo le braccia immobilizzate ha sofferto la fame e la sete, è lui l’eroe di Golosaria, è lui l’Uomo simbolo di POMÌ: passione, coraggio, resistenza, simpatia, disponibilità.

Ed è con questo stato d’animo, gioioso e goliardico che sono rientrata in albergo, ho ordinato alla reception una porzione di patatine fritte, sono salita in camera, ho aperto la confezione di Ketchup POMÌ       e mi sono lasciata andare a qualche minuto di trasgressione peccaminosa da teenager, questa si che è vita!!!


Sfogliatelle e Strudel all’Avocado.

Sfogliatelle all'avocado piatto 3-001

Premetto che questa ricetta non è nata dalla mia fantasia ma appartiene al libro 1000 ricette con la frutta di Emilia Valli, un libro che ho già citato qui e dal quale ho attinto con soddisfazione per altre preparazioni.

É un libro “moderno”, contempla ricette con la frutta che spaziano dall’antipasto al dolce, costa meno di 5 €uro, non ha fotografie ma è affidabile, cosa che di questi tempi non è poco.

L’avocado è un frutto che non appartiene alla nostra tradizione e cultura ma, dal momento che è sempre presente nei nostri negozi, credo sia giusto impedire che, invenduto, venga buttato nella spazzatura, è un frutto interessantissimo, versatile, un amico in cucina, una piacevole sorpresa.

Può sostituire il burro nelle preparazioni, io stessa l’ho adoperato al posto del burro per una pasta brisè.

Ecco alcune informazioni che avevo già scritto:

 Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quantità una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei(gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento.

Sfogliatelle all'avocado piatto pp

Ingredienti:

  • 1 confezione di pasta sfoglia (light),
  • 80 g. di pancetta stufata tritata,
  • la polpa di 2 avocado piccoli o 1 grande,
  • 2 cucchiaini di senape (io al dragoncello),
  • 1 cucchiaio di noci tritate,
  • sale,
  • peperoncino in polvere q.b. (decorazione),
  • semi di papavero (decorazione),
  • semi di sesamo (decorazione),
  • semi di zucca tritati (decorazione),
  • paprica dolce (decorazione)
  • latte per pennellare (o uovo).

collage

Come fare:

tagliare a metà gli avocado, ruotare e dividerli, eliminare il nocciolo (se si vuole la piantina procedere così) e, aiutandosi con un cucchiaio, togliere la polpa.

Raccoglierla in una ciotola ed amalgamarla alla pancetta tritata, la senape e le noci, aggiustare di sale, pepare (peperoncino), amalgamare fino ad ottenere una consistenza cremosa.

Stendere la sfoglia e, con 2 coppapasta rotondi di dimensioni una più grande e una più piccola, ritagliare 2 cerchi, porre al centro un cucchiaino di composto e richiudere con il cerchio più grande in maniera che non fuoriesca il ripieno.

Disporre le sfogliatelle su una teglia rivestita di carta forno, spennellare con il latte o l’uovo, se lo preferite, spargere i semini ed infornare a 200°C. per 15 minuti o fino a doratura.

Come fare lo strudel:

reimpastare i ritagli di sfoglia, stenderla, spalmare con il composto di avocado rimasto, arrotolare a mò di spirale e richiudere a cerchio, spennellare come sopra e spargere i semini (io di zucca).

Infornare come sopra, 200°C. per 15/20 minuti.

strudel avocado interno-001

Le giornate si sono accorciate e questo strudel ho potuto tagliarlo soltanto all’ora di cena, la foto ne ha pagato le conseguenze ;-)

Questa ricetta apre la porta ad un’infinità di varianti, la pancetta stufata si può sostituire a piacere; l’avocado ha un sapore neutro che ben si presta a qualsiasi abbinamento, sia dolce che salato


Appunti di Viaggio…

Lei ed io a Golosaria1-002

In attesa del mio Golosaria/Resoconto, vi lascio la foto che immortala me (sx) e la “Signora appassionata di Cucina, disposta a piccole trasferte con  verificata e datata simpatia nei confronti della scrivente” ( simpatia ricambiata e, dopo il pomeriggio Golosario, confermata e rafforzata).

Vi lascio inoltre i link dei protagonisti dei miei Golosaria/post che riguarderanno Aziende Serie ed Oneste,  iniziative e Storie di coraggiosi cambiamenti di vita per reinnamorarsi dell’italia.

Pomì da bere

Foto dal Sito POMÌ

Langhe cane tartufo

Renato Maunero, da commerciante a pastore e ricercatore di tartufi: il sogno della vita diventato realtà. (Foto dal web)

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Masseria Giòsole, una bella realtà Italiana da conoscere

A presto.


A.A.A. CERCASI…

golosaria

Signora della Cucina (termine italiano che indica la Foodblogger) disposta a trascorrere in piena libertà ore liete a Golosaria.

Biglietto offerto da (ve lo dirò al momento opportuno).

Requisiti indispensabili:

passione per la cucina ed il suo mondo;

disponibilità anche a piccole trasferte;

indispensabile anche minima simpatia, verificata e datata, nei confronti della scrivente.

Garantisco:

nessun obbligo di “avvinte come l’edera”;

assoluta libertà di movimento;

di dileguarmi nel caso di incontri del terzo “foodblogger tipo”.

NO PERDITEMPO.

Per chi abitasse a Milano e/o zone limitrofe ed avesse i requisiti richiesti oltre al desiderio di conoscermi :-D , può lasciare un commento sotto questo post, i commenti sono in moderazione e nessuno, fino al momento della pubblicazione che io posso, a mia discrezione moderare, avrà la facoltà di leggere; massima discrezione da parte mia, per sempre.


Torta di mele, ma anche di uva fragola, di mango e altra frutta, quella che avete.

torta di mele, maionese mirtilli rossi alto-001

Mentre, per la … esima volta stavo preparando questa torta e rileggevo gli ingredienti sulla pagina che ho trovato durante la mia cernita e che risale ancora agli anni in cui vivevo a Trieste (non rammento chi me l’abbia data), mi sono ricordata dello scalpore che avevano fatto i biscottini alla maionese pubblicati da Stefania (l’Araba Felice).

Stupore ed interesse comprensibili, in quanto la maionese la immaginiamo in una bella insalata russa, in un’insalata capricciosa, come ghirigoro su un pesce bollito e quant’altro ma, se ci pensiamo bene, la maionese è un emulsione e, oltre alle altre possibilità, quella che conosciamo ed adoperiamo sempre  è fatta con uova, olio, sale e limone e/o aceto, ingredienti che ritroviamo spesso nei dolci.

I biscottini di Stefania contemplavano anche il burro che in questa torta non c’è, io ho voluto provare ed ho modificato la ricetta originale che è questa:

Ricetta torta mele foglio

Igredienti per una tortiera da 32 cm. per avere una torta bassa, da 24 per avere una torta più alta:

  • 4 uova intere,
  • 250 g. di zucchero (in questa ho messo 120 g. di zucchero di canna e 60 di muscovado, infatti il composto è scuro),
  • 1 pizzico di sale,
  • buccia d’arancia e limone grattugiata,
  • 250 g. di farina (io questa volta di Kamut),
  • 125 ml di olio, metà semi (di mais), metà extravergine di oliva,
  • uvetta (io mirtilli rossi disidratati),
  • pinoli,
  • 1 kg. di mele (questa volta ne avevo 800 g. di quelle di Pantianicco (Beano) che trovo in uno spaccio vicino casa),
  • 1 bustina di lievito (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di vanilla bourbon in polvere.

collage

Come fare (io ho fatto così ma voi potete seguire le indicazioni):

accendere il forno a 175° C. (io metto sempre 10° in più per poi, appena infornato riportare alla temperatura indicata).

Mettere nel robot da cucina 2 uova intere e i 2 albumi, lo zucchero e sbattere bene; unire la buccia grattugiata degli agrumi.

Preparare la maionese con i tuorli, il pizzico di sale e i due tipi d’olio, aggiunngerla al composto ed unire la farina setacciata col lievito e la vaniglia bourbon.

Grattugiare con la grattugia a fori larghi le mele, mescolare assieme i mirtilli rossi (che regalano alla preparazione una gradevole nota acidula), lavati ma non ammollati perchè assorbiranno l’umidità della frutta, i pinoli e distribuire uniformemente nell’impasto.

Ungere una teglia apribile, scegliendo tra le due misure a seconda di come desiderate la torta ed infornare per 1 ora.

Farla raffreddare, sformarla e decorare a piacere, io ho adoperato un centrino che poi ho tolto aiutata da ello (credo solo perchè aveva voglia di assaggiarla ;-) )

Non so se è l’effetto placebo ma ello ha detto: la più buona che hai fatto ma, dal momento che lo dice ogni volta non so se è merito della “maionese” o della sua golosità.

Come anticipato nel titolo, questa torta si può fare con la frutta che avete a casa o che vi piace, io l’ho fatta con le pesche che ello mi aveva portato a casa a fine ottobre… , con il mango, con l’uva fragola, con le pere.

Se avete le pere o mele cotogne, secondo me ci stanno bene, comunque procediate questa torta è una garanzia, se vi piacciono le torte “umide”, questa fa per voi.

Se vi avventurate fatemi sapere, intanto vi metto un link interessante sulla maionese, troverete anche un PDF con varie ricette, quello non è gratis ma il prezzo è piccolo ed il ricettario vale la spesa: La chimica della maionese

torta mele maionese mirtilli rossi fetta1

Alla prossima.


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