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Snoopy ha il carrellino ma non ancora una casa, gliela troviamo noi?

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Prima

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Dopo

Molti di voi hanno cliccato in questi mesi la mia pagina Aiutiamo gli animali e si sono commossi vedendo la foto di Snoopy, il cagnolino paralizzato dopo un incidente che gli ha spezzato le zampe.

Oggi, per caso, cliccando in bacheca, ho trovato il nuovo link con le notizie aggiornate.

Ho appena finito di parlare al telefono con la splendida e generosa volontaria che ha seguito Snoopy in questa avventura, una persona che ammiro molto per la  forza d’animo, la costanza e la capacità di sopportare il male che vede quotidianamente infliggere agli animali.

Ultimamente ho letto da qualche parte la frase di una blogger vegana che noi onnivori amiamo gli animali quando li abbiamo nel piatto e pur ritenendo la frase eccessiva, non mi sorprende più di tanto e lascio  che lo pensi.

Ho avuto l’autorizzazione di  copia- incolla del  post così com’ è, ma voi potete andare nel sito per constatare di persona il lavoro di queste persone.

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Le volontarie, nell’appello che riportiamo, lo chiamano “Pisciolo” ma il cagnolino nelle foto è senz a dubbio Snoopy, il cane che oltre un anno fa venne trovato con la schiena spezzata.

Di lui avevamo parlato in numerosi articoli e in molti, per lungo tempo, ci hanno chiesto informaz ioni sul suo conto.

Siamo finalmente in grado di riportarvi qualche aggiornamento – bello da un lato, triste da un altro: Snoopy ora ha un carrellino, ma non ha ancora una famiglia

che lo accolga.

“Aversa (CE), 22 febbraio 2013

Oggi Pisciolo ha avuto uno dei regali più belli che potesse ricevere: il carrellino costruito su misura per lui, che gli consentirà di muoversi e di tornare a correre (quasi) come prima dell’incidente che gli ha paralizz ato a vita le zampe posteriori!

La sua prima reazione è stata titubante. Avrà pensato: “E questa appendice cos’è?”

Poi si è sciolto e ha cominciato a muoversi con disinvoltura (tavolo, sedie e altri oggetti permettendo). Ogni tanto torna alla sua copertina e vi si ferma sopra.

Il suo rifugio… Poi però, quando lo chiamo, mi viene incontro, mi segue, non mi sembra vero che non debba più trascinare il posteriore a terra!

Per questo piccolo- grande miracolo devo ringraz iare Alessandro e tutto lo staff di Carrellini Disabili che hanno costruito il carrellino su misura per Pisciolo, con una professionalità e dedizione encomiabili, e Raffaella B. di Milano che ci ha economicamente permesso di farlo.

Adesso… attendiamo di potervi dare l’ultima grande notizia, attendiamo che un cuore grande si innamori di Pisciolo e decida di adottarlo.

Lui ci spera tanto.

Francesca Oliva

Movimento Animalista di Aversa Tel.: 347.4897010

Fax: 081.19318372

adozioni@ ma- aversa.it

http://www.ma- aversa.it

C.C.Postale n. 76938539

intestato a “Movimento Animalista di Aversa” IBAN: IT59C0760114900000076938539”

Grazie per aver letto fin qui, spero che ci sia qualcuno con uno spazio a disposizione in casa e anche con un grande spazio a disposizione nel suo cuore…   per accoglierlo.


La Cagnolina del Fiume, aiutiamola per favore!!! (Adottata!!!)

La Cagnolina del Fiume, aiutiamola per favore!!!

Le sponde di questo fiume sono la mia casa,
qui ho trovato rifugio,
lontana dalla cattiveria.

Nascosta passo le mie giornate,
a tenermi compagnia il fluire delle acque.

Una mano amica mi porta ogni tanto del cibo,
io ringrazio con giri di coda e balletti sul posto.

Mangio il necessario per la sopravvivenza e nascondo il superfluo,
perché conosco la fame e sono previdente.

Io sono Blanche la cagnolina del fiume,
ho imparato a sopravvivere ma ho non ho perso la speranza di vivere.

Blanche ha solo 7 mesi è buona, dolce, remissiva e sola.

Vi prego aiutatemi io non posso prenderla perché sono arrivata allo stremo.
Si trova in provincia di Roma ma posso portarla in tutto il centro nord.

Per qualsiasi informazioni Anna 3294098913 o scrivere ad
amicodeirandagi@gmail.com (riesco a leggere la posta solo la sera)

Oggi non avevo voglia di pubblicare nulla, avrei lasciato il mio gelatino in bella mostra da offrire a chi passa a trovarmi ma ieri sera sono incappata in questa foto e queste parole allegate e non ho avuto più pace.

Se conoscete qualcuno che la possa amare, dare una casa, un giardino, qualcuno che la possa accarezzare, qualcuno che abbia voglia di trasformare questo sguardo triste in uno sguardo sereno, passate parola vi prego, grazie.


Celeste ha trovato casa e festeggia facendo Pilates.

Celeste ha trovato casa e festeggia facendo Pilates :-)

É proprio quello che ho pensato quando ho scaricato questa foto, mi ricordava un esercizio di Pilates, qui si vedono benissimo i suoi spelendidi occhi “Celeste”, un pò strabici, che le danno un’aria quasi da nobil-gatta.

Celeste ha trovato casa e festeggia facendo Pilates :-)

Appena entrata nella clinica con le sue scatolette preferite e con addosso sempre quel senso di colpa nei confronti dello staff che ha avuto giorni pieni, le gabbie non erano sufficenti per tutti i gatti in cura, senza contare che nel frattempo erano arrivati altri 2 trovatelli (una da oggi è già nella nuova casa), più piccoli, ma gli Angeli dell’Animal Care non hanno fatto una piega e non mi hanno mai fatto sentire a disagio, neanche per un attimo, il Dottor Monino mi dice:

ciao, stavo proprio cercando il tuo numero di telefono per chiamarti.

É successo qualcosa?

Si, ma qualcosa di bello, Celeste oggi pomeriggio va nella nuova casa ma preferivo avvisarti prima.

E così, in un lampo mi sono scivolate via la preoccupazione e l’ansia che mi hanno accompagnato sin dalla prima volta che la vidi nel cortile dell’ asilo.

Devo essere sincera, mi mancherà, è normale, ma saperla amata, coccolata e serena è per me un grande sollievo.

Celeste ha trovato casa e festeggia facendo Pilates :-)

Ciao piccola Celeste, questa gabbia ti ha salvata ma ora che sei uscita, vai libera e, come dicono qui, nel mondo virtuale: Buona Vita Celeste mia adorata…


Da cosa nasce cosa…

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Sono sempre stata convinta che la vita sia fatta di coincidenze, a volte uscire di casa un minuto prima o uno dopo può fare la differenza, non necessariamente per cose di massima importanza, anche soltanto per conoscere una persona speciale o una persona cattiva, o tutte 2 assieme.

Ed è così che giovedì, quando ho deciso che era il momento di portare via Celeste da quel covo di serpi, mi si è avvicinata una bella signora che aveva anche lei notato la micia da giorni aggirarsi nel prato, anche lei amante degli animali e “mamma adottiva” di Luna, la micetta che s’intravede nella foto del suo negozio… A proposito, il mio divano ha bisogno di un restyling dopo gli attacchi di Perla ;-)

Mentre stavamo parlando su cosa fare per Celeste mi si è affiancata una macchina azzurra con dentro un becero che mi ha detto con fare severo: “proprio lei la stavo cercando per via dei gatti”… DEI GATTI? Ma quanti sono? Però il becero, quando l’ho invitato a parcheggiare e venirmi a parlare, si è volatilizzato, beh, della serie “beceri coraggiosi”.

Così, la bella signora ed io ci siamo scambiate i numeri di telefono e le email, Celeste l’ho portata dritta, dritta dai veterinari e sono ritornata ad avvisare “le serpi” che stavano confabulando col parroco che le avevo “sollevate” dal gravoso problema.

Già, alla fine è il parroco il “padrone” dell’asilo e mi ha detto che la gatta aveva fatto i “buchetti” nel prato e la “serpe” che, poverini, i bambini non potevano mangiare le fragole perchè la gatta faceva la popò…nota bene che la gatta non ha la stazza di un elefante e non credo soffrisse d’incontinenza ed io l’ho vista sempre tenersi alla larga dalgli spazi dov’era l’orto e dai bambini stessi…

Ricordo quel parroco, quando venne a casa mia a chiedere “l’offerta” e me lo ricorderò anche quando tornerà la prossima volta con la scusa di benedire la casa, la mia casa non ha certo bisogno di essere benedetta, mi sembra di averglielo detto l’altra volta che, dopo essere stata in orfanotrofio con le suore per 3 anni non ne sono uscita con teneri e dolci ricordi d’infanzia e non nutro una grande stima per le persone “di chiesa”, quindi signor parroco, se le avanza qualche soldino lo investa per aiutare i terremotati dell’Emilia, o dell’Aquila o semplicemente quei bambini che non hanno la possibilità di frequantare il suo pregiatissimo asilo visti i costi… bene, l’ho detto…e dica alle sue adorate “educatrici” che le cose si possono dire ed insegnare in altro modo, specialmente quando si ha a che fare con bambini che assorbono come spugne sia il bene che il male…

Venerdì ed ieri sono stata a trovare Celeste alla quale hanno ampliato l’alloggio, i suoi approci affettivi nei miei confronti si sono evoluti con delle delicate zampate sulla guancia e piccoli morsi all’avambraccio.

Ah, abbiamo deciso di “risarcire” i danni dell’orto regalando una bella cassettina di fragole ai bambini, sperando che nessuno sia allergico… a proposito, non hanno messo in conto che esiste anche l’allergia alle fragole oltre l’allergia al pelo di gatto? ;-)

Buona fortuna Celeste e grazie Mara.


Vellutata di malva e un rinnovato GRAZIE ad Animal Care di Martignacco…

Cliccando sulla foto conoscerete l’adorabile staff della Clinica.

Prima di passare alla ricetta mi soffermo per ringraziare ancora una volta la clinica Animal Care di Martignacco che, senza avere contributi dallo stato né dal comune, mi ha sempre aiutata quando ho avuto bisogno di curare qualche gatto abbandonato, senza dimenticare che sono i medici della mia adorata Perla.

Approfondirò domenica, in uno speciale (come in tv ;-) ) post gli ultimi accadimenti ed aggiornamenti su Celeste che ora, per merito dell’interesse e dell’amore dello staff della clinica è invilleggiatura, infatti, così c’è scritto sulla tabella davanti al suo alloggio: sana, in villeggiatura.

Vi dirò che oggi, per la prima volta, l’ho sentita fare le fusa, le vogliono tutti bene e ci sono molte persone che si stanno muovendo per trovarle una casa.

Io ringrazio tutti, davvero, col cuore…è proprio vero il detto triestino: Non xe mai un mal sensa un ben…ma ora qualche notizia sulla malva, regina indiscussa di questa ricetta ricca di colore e di amore per la natura:

Malva deriva dal greco, con significato di molle, emolliente; sylvestris perchè cresce nei luoghi selvatici.

Questa pianta, di origine mediterranea, è stata decantata già nel VIII secolo a.C. quando i germogli venivano presentati sulle mense dei dignitari ed era ben nota anche ai Romani perchè le cronache ricordano che Catone ne era ghiottissimo, che Cicerone ne faceva addirittura indigestione e che Marziale, oltre a usarla come antidoto alle sue notti brave, la consigliava a un certo Febo che aveva problemi di stitichezza.

Orazio la accompagna alla cicoria nei suoi Carmina e Apicio, dal canto suo, la consacra nella cucina ricca, pur essendo cibo contadino e popolano, dedicandole due ricette: Malva minore: in salsa acida di vino con salsa di pesce, olio e aceto e Malva maggiore: in salsa acida di vino, pepe, salsa di pesce, vino dolce cotto o passito.

La ritroviamo nei secoli successivi, la Scuola Salernitana la lodava perchè risana e scioglie il corpo e durante il Medioevo era comunemente coltivata negli orti.

Nel 1614 il Castelvetro, naturalista, accennando ai prodotti primaverili, scriveva: “Abbiamo ancora in questo medesimo tempo le cime della malva, anzi che comincino a fiorire.

Si tagliano adunque lunghe un palmo, tagliando tutte le foglie eccetto una o due piccole, che cingono i bottoncini su l’ultima parte di quelle; co’ predetti bottoncini suon buone.

Si cuocono poi e si acconciano come i lupuli (luppolo) e senza noia veruna lubricano il corpo e non poco contro i dolori dell’orina giovano”.

Nella nostra tradizione popolare la malva rappresenta l’amore materno sempre sollecito, pronto e disponibile ad aiutare in ogni momento in modo deciso ma al tempo stesso delicato.

Ingredienti per una persona:

  • 100 g. di foglie e fiori di malva,
  • 1 cucchiaino di burro,
  • 1 piccolo cipollotto,
  • 1 cucchiaino di farina di grano saraceno,
  • 1 cucchiaino di farina di riso,
  • maggiorana,
  • 300 ml di brodo vegetale,
  • panna acida,
  • sale.

Come fare:

rosolare il cipollotto tritato finemente nel burro, unire la farina di grano saraceno e far insaporire, allungare col brodo vegetale bollente ed aggiungere la farina di riso e la malva tritata, mescolare con una frusta per eliminare eventuali grumi e continuare la cottura per 20 minuti.

Aggiustare di sale e frullare col minipimer, profumare con maggiorana e decorare con panna acida.


Focaccia dolce con le “Albicocche Viaggiatrici” (senza glutine)

Nel post precedente ho raccontato del dolce da forno per ello, ed ecco qui cosa ho preparato per lui con le “albicocche viaggiatrici”.

L’idea iniziale era un clafoutis ma l’impasto necessitava di 1 ora di riposo ed ello non poteva aspettare, la fame incalzava e non concedeva molto tempo.

Spesso, quando cerco una ricetta veloce da fare consulto i miei “I Buonissimi”, ormai tutte le ricette sperimentate sono state un successo e per questo ormai vado a colpo sicuro.

Questa focaccia può essere fatta anche con altra frutta, proverò a sostituire il burro con l’olio di semi (anche se uso sempre il burro di soia), è velocissima da fare ed è favolosa mangiata fredda di frigorifero il giorno dopo, provate.

Per rimanere fedele alla mia abitudine di scrivere per WHB qualche notizia sul prodotto principale che compare nella ricetta vi racconterò qualcosa sulle albicocche.

Le albicocche sono capitate in Italia in epoca romana, partendo dalla Cina ed attraversando, qualche millennio prima di Cristo, l’India, l’Egitto, la Persia e l’Armenia.

Alla diffusione delle albicocche nel bacino del Mediterraneo hanno contribuito gli Arabi, mentre in America e nell’ Africa meridionale le albicocche sono comparse “soltanto” nel XVIII secolo.

Da noi viene coltivata particolarmente in Piemonte, Emilia Romagna, Campania, la maturazione naturale avviene in giugno ed è quindi da imputare a questo lo scarso sapore delle albicocche che troviamo sui banchi dei negozi anzitempo  ;-) (n.d.r.).

Le cultivar più precoci sono “Bulida” diffuse in Spagna e la “Palummella”, popolare in Campania; queste due cultivar maturano in giugno ed offrono frutti grossi, giallo oro, screziati di rosso con la polpa molto profumata.

Più tardive sono la “Reale” e la “Precoce di Imola”, seguite dalla “Paviot” e la “Baracca”, quest’ultima, molto zuccherina è indicata per le marmellate.

É un frutto apprezzato per l’elevato contenuto di vitamina A, contiene sali minerali, soprattutto Potassio, zuccheri, acido pantotenico e carotenoidi che rendono il frutto utilissimo per problemi in campo visivo, indicate per reumatismi e anemia.

In cosmetica viene consigliata una maschera per le pelli grasse, la polpa delle albicocche ridona colorito e morbidezza alla pelle (a questo proposito voglio indicarvi un link che ho scoperto per caso stamane, lì troverete indicazioni per la vostra bellezza usando prodotti naturali: Le pappe cosmetiche.

Ingredienti:

  • 500 g. di albicocche,
  • 90 g. di zucchero (40 di fruttosio),
  • 110 g. di burro morbido (burro di soia),
  • 90 g. di farina bianca (ho adoperato un “avanzo” di farina senza glutine del blitz di mele di Felix),
  • 2 uova,
  • 1 bustina di cremortartaro (con spiga),
  • sale,
  • zucchero a velo ottenuto macinando il fruttosio nel macinino da caffè.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C.

Lavare le albicocche, snocciolarle e tagliarle a metà, in una terrina mescolare la farina, il sale, lo zucchero, il burro e le uova; a questo punto incorporare il lievito e le albicocche, amalgamare.

Versare il composto nella tortiera ed infornare per 30/35 minuti.

Sfornarlo, farlo raffreddare e servire tiepido o freddo come ho consigliato prima.

Non posso fare a meno di mettere una foto di Celeste che oggi, forse, andrà in una casa piena di amore, ieri all’asilo hanno tappato con dei mattoni il piccolo passaggio che usava Celeste per andare a proteggersi dalla pioggia ed un bambino (sempre quel brutto bambino dell’altra volta) con in mano una scopa la cercava…ma lei era al sicuro vicino a me e, non viste, lo guardavamo col ghigno :-P


POMÌ D’ AUTORE: anche i Vegani mangiano le Polpette col Sugo…

 Fonte ricetta Muscolo di grano: Erzebeth.

Fornitore per il sugo: POMÌ (Pomodoro a cubetti).

Manodopera: chef accantoalcamino.

Assistente in cucina: Perla.

Tipologia Ricetta: Sostenibile/Vegana (basilico, prezzemolo, aglio, tutti a Km.o.)

Ingredienti per 1 porzione di polpette di muscolo di grano:

  • 500 g. di farina o manitoba,
  • 125 g.di farina di ceci,
  • acqua qb.

Ingredienti per l’ impasto delle polpette:

  • muscolo di grano da cuocere,
  • prezzemolo,
  • fiocchi di lievito,
  • aglio grattugiato a piacere,
  • prezzemolo fresco,
  • sale Grigio di Bretagna a piacere.

Ingredienti per il sugo al pomodoro:

  • pomodoro a cubetti POMÌ,
  • basilico fresco,
  • peperoncino di Calabria,
  • sale Grigio di Bretagna,
  • olio EVO da aggiungere alla fine.

Come fare la salsa:

mettere in un tegame i cubetti di pomodori POMÌ con l’aglio intero e cuocere a fuoco basso, quando all’assaggio risulterà cotto aggiungere il basilico, il peperoncino, il sale e cuocere ancora qualche minuto, alla fine aggiungere olio EVO.

Come fare il muscolo di grano: qui faccio una premessa, potete trovarlo pronto al Natura sì o nei negozi che forniscono prodotti naturali  e biologici (correggetemi se sbaglio) o autoprodurlo facilmente con una farina istantanea per seitan, un riferimento qui, dalla mia amica Saretta.

Le indicazioni che seguono provengono parzialmente dal blog linkato all’inizio:

per fare il muscolo  ho usato lo stesso procedimento per fare il seitan, ho mescolato le farine e l’acqua fino ad ottenere un composto non troppo solido (diciamo pure molle), e l’ho lasciato riposare in frigo almeno un paio d’ore.

L’ho lavato con acqua calda e fredda alternate finchè non è risultata completamente limpida, a questo punto avremo il nostro muscolo (più o meno, è molto simile al seitan, solo più proteico grazie ai ceci).

Qui arrivo io, ottenuto un impasto elastico ho preferito condirlo con gli ingredienti ed amalgamarlo prima della cottura, cottura che ho ottenuto avvolgendo il muscolo (piccolo viste le dosi) in carta stagnola, pellicola, carta stagnola e messo a cuocere nel cestello a vapore sopra la pentola dove cuoceva il sugo.

Quando al tatto ho sentito che il muscolo si era rassodato (si vede che ero una sportiva ;-) ) l’ho lasciato raffreddare, l’ho tagliato con le formine a cuore lasciandone qualcuna rotonda per chi volesse la versione classica, e le ho messe a cuocere ancora qualche minuto nella salsa, esattamente come si fa con le classiche polpette da onnivori;-)

Lo so che non siete abituati ai miei post sintetici ma sono ancora alle prese con Celeste che, alla visita veterinaria è risultata: già sterilizzata..e per di più, oggi, quando sono andata a darle da mangiare nello spazio dell’asilo dove l’ho vista la prima volta, ho trovato i bambini che la mandavano via dicendo: via brutto gatto, e la maestra (più brutta del gatto e dei bambini anche loro brutti ;-) ) fomentava la rivolta dicendo, via, che il gatto graffia..quello che ho detto io ve lo risparmio perchè non voglio inquinare questo Post sostenibile, mi pongo , dopo ieri, un’altra domanda, ma sono questi gli insegnanti che preparano i bambini?…sono felice di non avere figli perchè non sopporterei di darli in mano a simili “educatrici”..ma tornerò sull’argomento, vale una riflessione…


Vi presento Celeste: storie di gatti…

Era la terza volta che la vedevo sbucare oltre la rete dell’asilo di fronte alla banca poco dopo aver parcheggiato, un’attrazione fatale, carezze io, balletti lei, sarà la gatta dell’ asilo ho pensato, così ieri, ho chiesto ad un’operatrice se la gatta fosse loro: “no, non abbiamo gatti nella scuola” mi ha risposto con fare seccato e con voce stridula, proprio una delle voci che mi sono più “indigeste”.

Le ho fatto la domanda perchè è la terza volta che la vedo nel vostro giardino…”no, non abbiamo animali nella scuola”…

Conseguentemente ho realizzato, vista anche la zona, che la gatta era stata abbandonata, certo una gatta che è stata in casa visto la sua disponibilità alla carezza e ai complimentini…

Dopo ti porto qualcosa da mangiare e così è stato, l’ho trovata che dormiva sotto una siepe sulle foglie umide, mi ha “sentita” ed ha iniziato la sua danza felice…ho aspettato che mangiasse ed ho riportato via la ciotolina per non lasciare traccia o “sporcizia”… Celeste ed io non vogliamo problemi…

Perchè Celeste? Per il colore dei suoi occhi, un pò strabici ma di un azzurro cielo che ti prende il cuore, il mio lo ha già preso e le mie notti sono già insonni al pensiero di trovarle una casa e tanto affetto.

Oggi ho chiamato i miei amici veterinari della clinica Animal Care di Martignacco, già veterinari di Perla, che  altre volte mi hanno aiutato e la prossima settimana la farò sterilizzare, al limite la riporto lì, se non altro starà tranquilla e non ci saranno problemi di cuccioli senza la certezza di un futuro certo.

Le ho raccomandato di non attraversare e di aver cura di se, io le porterò ogni giorno da mangiare e le farò tante carezze…

Sarò assente dai vostri blog, lo sono già e ne avverto le conseguenze…spero di non perdervi tutti ;-) ma Celeste in questo momento è al primo posto…mi scuso per le foto, volevo fotografarle gli occhi ma non stava ferma, continuava a girare intorno e a darmi colpetti col musetto…Perla lo sa che ho un’”altra” micia ma lei è contenta, è una gatta buona, è la mia gatta, ha preso da me ;-)

Ho raccontato a Celeste che ha tante fans e così lei ricambia con un balletto :-)

Sapete che era già stata sterilizzata? Ma privatamente perchè non ha l’orecchio tagliato come invece hanno i gatti delle colonie..cosa pensare?


Zuppa di indivia riccia e pastinaca: c’è qualcosa di nuovo oggi nel…Coccio, anzi d’antico.

Non me ne voglia Giovanni Pascoli se ho trasformato una sua strofa in titolo ma ho voglia di poesia, di sognare, di fermarmi a contemplare, ho voglia di trasformare ogni mio piccolo gesto quotidiano, voglio cogliere la poesia che c’è nelle cose che mi circondano, ne ho bisogno…per vivere, io non voglio sopravvivere ma “vivere”.

Non so se mi piace vivere in questo “nuovo” mondo d’oggi, mi accorgo che ci sono state in questi ultimi anni 2 forti accelerazioni che hanno spinto di forza quelli della mia generazione in una dimensione sconosciuta, persone che in un’età nella quale dovrebbero aver imparato quasi tutto, devono ricominciare a “studiare” per non sentirsi inadeguati.

Penso ai nostri anziani quasi obbligati ad avere un conto corrente o costretti (con la loro pensione) a fare corsi di computer per poter pagare le bollette online, con conseguente allacciamento della linea telefonica…sono perplessa ed esterefatta…

Ho pensato a questo ieri, dopo essere andata nel blog di Benedetta ed aver letto nella sua bellissima introduzione ad una mousse questa frase “Poi una canzone vai in loop… mi alzo per andare a sbloccare groveshark…” e lì mi è preso lo sconforto, mi sono sentita ignorante ed inadeguata.

Io ricordo che, ai tempi del vinile,  saltava la puntina :-( o s’ incantava il disco…si, mi sento inadeguata, poco preparata ma anche poco (niente) interessata ad imparare , preferisco l’ inadeguatezza, non ho tempo ed anche se imparassi  non avrei interlocutori/trici con cui sfoggiare il mio sapere se non Perla, ello ne sa meno di me ed ama scrivere ancora con la penna stilografica…questo mondo di hiphone, ipod, touch screen non fa per me…, io continuo a giocare da sola in cucina e contemplare la natura intorno casa, sarà poco, ma a me basta.

L’insalata della foto è la gentile.

Ed eccoci arrivati alla ricetta, una zuppa cotta nel coccio dove le cotture sono silenziose, lente, non richiedono attenzione e regalano profumi, l’ideale per un’ anima maledetta come la mia.

Se la cucina già di per se è la mia terapia, la cottura nel coccio è la mia cura d’urto, quella che si fa a primavera per “sistemare” le vitamine ed i sali minerali che i raggi caldi del sole d’estate faranno evaporare.

L’ho trovata tempo fa su una scheda cucina e l’ho vista anche nel web, esattamente com’è scritta, ed è per questo che ho voluto rinnovarla e rinfrescarla, una zuppa così merita attenzione.

Ho aggiunto la pastinaca ed ho adoperato la farina socchievina che, con la sua consistenza farinosa ha regalato a questa zuppa una nota vellutata, accentuata anche dall’aver frullato il tutto, cosa che nella ricetta originale non c’è.

Consigliato il crostino di pane tostato che ho sostituito con delle chips di pastinaca che hanno dato ulteriore gusto e croccantezza alla zuppa…’na botta de vita…provatela, se vi va, anche con la pentola normale ;-)

Ingredienti per 2 persone (4):

  • 1 cespo di indivia riccia,
  • 1 radice di pastinaca,
  • 1 scalogno,
  • 1 cucchiaio di farina di mais Socchievina,
  • 1 cucchiaio di olio evo ,
  • acqua di cottura della pastinaca ed indivia a coprire,
  • sale affumicato (lo adoro),
  • peperoncino in polvere q.b.(Garofalo).

Ingredienti per le chips di pastinaca (copio incollo dal blog di riferimento, io ho dosato ad occhio ed ho tagliato le fette troppo sottili ):

  • 2 grosse pastinache affettate a mano (non uniformi),
  • 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva,
  • ho omesso la salamoia secca che indica nel blog adoperando soltanto  sale e polvere di peperoncino.

Come fare la zuppa:

pelare la radice di pastinaca, tagliarla a pezzi grossolani e farla cuocere in acqua salata (partire da freddo), nel frattenpo lavare l’indivia riccia e quando la pastinaca sarà tenera sbollentarla per qualche minuto.

Considerando che il tutto andrà frullato non occorre tritare finemente, fatelo se desiderate un’altra consistenza.

Versate il composto nel vostro tegame (di coccio o no) dove avrete fatto imbiondire lo scalogno in poco olio evo, far insaporire per una decina di minuti (la pastinaca schiacciatela con una forchetta), se allungate con brodo vegetale senza sale aggiustare la sapidità, io ho allungato con l’acqua di cottura già salata.

Portare lentamente ad ebollizione, versare setacciando, la farina e mescolare senza formare grumi, mettere il coperchio e continuare la cottura per 30 minuti.

La ricetta consiglia, a questo punto, di aggiungere il parmigiano, mescolare e versare su crostoni di pane raffermo, io ho preferito aggiungere le chips di pastinaca fatte come spiegato sotto, la ricetta l’ho trovata nel blog che cito, peccato che da quasi 1 anno non sia stato aggiornato, so che le Amiche vegane, vegetariane e quelle che amano la cucina sana e naturale andranno a prendere spunti.

Come fare le chips di pastinaca (dal blog di riferimento):

accendere il forno a 200°C (ventilato), (per me la temperatura è risultata eccessiva ma voi regolatevi con il vostro forno).

Condire le fettine di pastinaca con olio, sale e gli aromi che preferite,  infornare per 10/15 minuti.

Ecco fatto, ne ho data una fondina alla mia vicina (non la “svizzera” ;-) ) ed è passata a dirmi che quando la rifaccio la rivuole :-D ..ello? Ello ha soltanto detto: io non mangio “quella roba verde” :-( ..peggio per lui :-D

Ed ora vi presento la farfalla che martedì era intrappolata nella pioggia, così l’ho “invitata” a salire su una foglia e l’ho portata in casa (consigliata dalla mia “interlocutrice” telefonica), dove è rimasta fino al giorno dopo, poi quando si è alzato il sole si è appoggiata alla parete della terrazza ad aspettare che si asciugassero le ali e poi…è volata via.

E come spesso e ancora ed ancora per molto tempo mi succederà, quando vedo una farfalla mi viene in mente la canzone di Lucio dalla (Cara), se la volete ascoltare cliccate sulla foto, vi auguro una bellissima giornata, come la mia.

…Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla
e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla
se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano…


L’importanza del Riccio…

Tutte le foto erano allegate alla mail.

Giorni fa ho ricevuto questa mail da un’amica che è a conoscenza del mio amore per questi animali indifesi, anche se si “chiudono a riccio” credendo di proteggersi, le ruote delle automobili non li risparmiano, la paura li paralizza e si fermano dove si trovano, per questo credo che diano anche la possibilità di evitarli mentre a volte sembra che gli automobilisti li vadano proprio a cercare :-(

Spesso mi capita di vederli schiacciati proprio sul ciglio della strada, a significare che l’”investimento” è INTENZIONALE, ma sulla cattiveria, ignoranza e stupidità di quello che “qualcuno” definì genere umano sono piene le cronache e, purtroppo ne è pieno il mondo.

Avrei voluto dedicare un altro post a Messer Riccio, abbinato ad un dolce ma il tempo è trascorso inesorabile ed il dolce è troppo calorico per questa stagione, in autunno lo farò (anche se mi sembra autunnale anche questo aprile) e magari fotograferò qualcuno dei riccetti che vengono a mangiare da me a “rimpinzarsi” per poi andare in letargo tranquilli.

Ciao a tutti gli automobilisti!

Sono qui per ricordarvi di fare molta attenzione sulla strada

perché è il periodo dei piccoli ricci (troppo belli, inoffensivi ed utili!)

Vi sbarazzeranno da lumache, uova di serpenti, piccole vipere,

larve di insetti dannosi per gli orti ed i giardini, ecc.

Sarebbe un peccato schiacciarmi, no???

Vi auguro una bella settimana e…occhio ai ricci ;-)