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Agli Amici di Godia, tra sogno e realtà col ♣Chic Nic♣ di Pasqua.

Foto da 10_apr_2014

Chic Nic di Pasqua

Sono reduce da un corso di cucina tenuto dai miei mentori Emanuele Scarello, Patron (parola che va tanto di moda ;-) ) e Chef del Ristorante Agli Amici di Godia  e Raffaello Mazzolini (l’uomo che sussurrava ai cjarçons), corso che mi ha portata, fanciulla stupita e sorpresa,  nel mondo dell’illusionismo dove il dolce diventa salato ed il salato diventa dolce come golosa magia.

Ma oggi voglio condividere con voi l’idea geniale di questo Staff che non finirà mai di stupirmi per fantasia, passione e genialità ma… quando uno è Mago!

L’idea è nata dall’esigenza di offrire un Amichevole servizio ai loro Clienti/Amici che vogliono trascorrere la tradizionale Pasquetta fuori porta senza però rinunciare alle loro prelibatezze, senza spadellare e, soprattutto, senza spendere cifre astronomiche, è possibile infatti acquistare i singoli prodotti o il menu completo al prezzo di Euro 45,00.

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Il Menù, dall’antipasto al dolce è così composto:

  • Uovo con asparagi e fonduta di formaggi di malga – Euro 8,5
  • Gnocchi di patate, con ragù d’agnello e carciofi – Euro 10,5
  • Dentice sott’olio (extravergine d’oliva) al profumo di menta e limone – Euro 12
  • Caponata & caprese – Euro 9
  • Cremoso di cioccolato bianco e lamponi – Euro 8

Ciascuna preparazione è confezionata in vaso ermetico Weck (che rimane a voi), riutilizzabile e soprattutto molto carino da usare come piatto.

Il menu è molto semplice da gestire, lo Staff vi fornisce anche tutte le indicazioni scritte per gustare al meglio le loro proposte.

Ci sono preparazioni da servire calde, utilizzando un forno a microonde o tradizionale o a bagnomaria e altre pronte da mangiare.

In più  Ana, Gianluca e Stephane, il prezioso Staff di Sala ha selezionato per Voi i Vini da abbinare al menù:

Ana: … io amo il Franciacorta dall’aperitivo a tutto pasto, lo trovo leggero, non mi appesantisce e per il menu di Pasqua e Pasquetta Vi consiglio il mio preferito: Montenisa Brut, elegante e rotondo.(Franciacorta Brut Montenisa, Euro 30)

Gianluca: … bene, ma ci vuole anche un vino rosso, poco tannico e, fondamentale, che sappia raccontare il nostro territorio, come lo splendido Pinot Nero de Le Due Terre, immancabile! (Pinot Nero 2011 Le Due Terre, Euro 30)

Stephane: … beh, lo sapete, io sono sempre per la dolcezza! Agli Amici mi è capitato di assaggiare un vino delizioso e quasi per niente alcolico, l’ideale per accompagnare il dolce: il Moscato d’Asti di Prunotto, mi piace da impazzire! (Moscato d’Asti 2012 Prunotto, Euro 20).

Considerando la cura e la precisione che, in ogni occasione, tutto lo Staff degli Amici di Godia applica per soddisfare ogni Vostra esigenza, Vi chiede di sottopore  il Vostro ordine entro il 18 aprile , rimanendo a disposizione, per il Vostro ritiro, anche domenica 20 aprile fino alle ore 12.

Francesco, Emanuele, Ana-002

Per oggi è tutto, alla prossima, che sarà questa:

tagliatelle seppia al pomodoro forchetta-001

Tagliatelle al Pomodoro e Basilico… con sorpresa (comperate le seppie, grandi ;-) )


Noci di Capasanta alla Vaniglia e Riso Selvatico, per ricominciare.

Noci capasanta alla vaniglia e riso selvatico n.

Padelle in spalla e via, così voglio iniziare il mio quasi quarto anno di blog (sarà il 14 gennaio) con una ricetta che racchiude due meravigliosi doni della Natura che amo particolarmente, le Capesante e la Vaniglia sulla quale ho trovato queste 2 righe:

Dopo 9 mesi sulle liane, i baccelli verdi sono accuratamente colti a mano. La preparazione lenta e minuziosa che si svolge per parecchi mesi permette di ottenere un bel bacello nero dall’aroma e dal profumo caratteristici, i bacelli più grandi sono generalmente di qualità superiore.

collage vaniglia

Non sono abbinamenti ai quali noi italiani siamo abituati, abbiamo sempre “pensato” le capesante con i profumi di aglio e prezzemolo, ello si è rifiutato di assaggiare, la vaniglia la associa ai dolci… Meglio così, non sa cosa si è perso, a Trieste diciamo: Darghe biscoti in boca a un mus (dare i biscotti in bocca all’asino) :-P

Se voi avete il coraggio di osare e la voglia di educare il palato a sapori e profumi nuovi, provate senza indugio.

Noci capasanta alla vaniglia e riso selvatico pp1n

Ingredienti per una persona (ho messo più burro e panna perchè, con la salsa, ho condito il riso) :

  • 2 noci di capasanta senza corallo,
  • 2 cucchiaio di burro (meglio se chiarificato),
  • 2 cucchiai di panna fresca,
  • i semi di un pezzetto di bacca di vaniglia,
  • aneto per decorare,
  • fior di sale (fortemente consigliato),
  • pepe macinato fresco,
  • riso selvatico o il riso che vi piace, per l’effetto cromatico perfetto il Venere (dose a piacere).

Come fare:

preparare il riso come indicato nel link (1 parte di riso=3 parti di acqua, cuocere tra i 45/60 minuti), scolarlo e mettere un pò d’olio per tenere i chicchi separati.

Sciogliere il burro in una padella antiaderente ed unire la vaniglia, far cuocere le noci di capasanta, a fuoco forte, 1 minuto per parte e 3 minuti a fuoco basso.

Togliere le capesante e tenerle al caldo, aggiungere la panna al burro e far addensare.

Impiattare o, come me, inconchigliare, versare sopra la salsa, rifinire con fior di sale ( che ci sta d’incanto) e una macinata di pepe; se vi va, scottate nella salsa i coralli ed unirli al riso.

Mettere il riso nella padella con la salsa rimasta, mescolare ed impiattare o inconchigliare.

Mangiare sognando paesi esotici.

Noci capasanta alla vaniglia e riso selvatico pp riso n

Vi auguro un meraviglioso 2014; io ho abbandonato alla chetichella il vecchio anno prima del rintocco della mezzanotte, alla mia maniera classica, da insalutato ospite, in fondo ci eravamo già dato e detto tutto.

Ho raccolto poche cose tra le quali padelle e pentole, tante padelle e pentole, la mia passione per la cucina e la voglia di cucinare che aumenta di giorno in giorno, ho preso in braccio Perla ed ho chiuso la porta dietro di me con una nuova consapevolezza.

Un giorno per sistemarmi nella nuova dimensione ed eccomi qui, anno nuovo, ricette nuove e, perchè no, anche nuova energia.

Per me il capodanno è uno stato mentale, amo ricominciare da zero, è da questo che trovo stimoli per rendere questa mia vita interessante, sennò che senso avrebbe?


A Natale mi faccio un Toast, col merluzzo… Quando uno è Genio.

Emanuele intrattiene e Anna distribuisce il timo-001

Oggi non parlerò dello Chef, parlerò del Genio e del Toast Geniale che ha preparato per noi, alunne diligenti ed attente, questo toast vi lascerà senza parole ma con una gran voglia di rifarlo a casa, quanto prima, magari proprio in occasione delle imminenti Festività Natalizie.

Va da se che il merluzzo debba essere freschissimo, può essere sostituito anche con gamberi, il Genio consiglia di non comperare quelli pregiati, dal momento che poi verranno tritati.

Per noi Triestini va ben anche i moli, che podemo trovar in tute le pescherie a bon prezzo (io li ho ordinati per la prossima settimana).

Per i più raffinati sono perfette le cappesante, ma anche per i triestini le va ben ;-) ma desso ‘ndemo vanti col brum.

Toast di merluzzo pronto-001

Ingredienti, quantità a piacere:

  • fette di pancarrè private della crosta e tagliate a metà nel senso dello spessore,
  • merluzzo CRUDO o le varianti, CRUDE, indicate sopra, tritate a coltello,
  • sale,
  • pepe,
  • timo,
  • burro per la padella,
  • maionese per accompagnare.

collage Preparazione toast merluzzo-001

Per ingrandire, cliccare sul collage.

Come fare il Toast:

privare il pancarrè dalla crosta e tagliarlo a fette sottili, tritare a coltello il merluzzo o ciò che avete scelto, condire con pepe e sale ed amalgamare bene per far insaporire.

Stendere una parte di composto sul pane, schiacciandolo con una spatola, aromatizzare con foglioline di timo e chiudere con l’altro pane e premere per livellare.

Tagliare il toast in 3 parti se è grande, come in questo caso, se volete una preparazione più sciccosa potete ricavare forme diverse con dei coppapasta ma, secondo il Genio, questa preparazione deve mantenere la sua naturale e raffinata rusticità.

Scaldare una padella antiaderente o di ghisa e sciogliere una noce di burro, sì, avete capito bene: BURRO (se lo dice il Genio ;-) ) e rosolare i toasts, girandoli più volte per uniformare la doratura.

Per fare entrare il calore schiacciare delicatamente con la mano (vedi Genio), quando i toasts avranno assunto una colorazione golosa ed irresistibile appoggiarli belli caldi sui piatti e lasciateli soli a godersi l’ottima compagnia di un ciuffo di maionese che, se fatta da voi sarà quello che Crozza/Briatore chiama “il sciognio”.

Decorazione Natalizia Agli Amici di Godia-001

Il Natale Agli Amici di Godia.

Bene, per oggi è tutto, voglio solo precisare che, quando nomino il Genio, non parlo di me, Mandi Friul ma non solo:

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La Trieste che me piasi a mi.

P.S.: se mi scrivete che questa è “complicata” vengo ad aspettarvi sotto casa :-D


Involtini di Sogliola in Gelatina d’oro e crema di Zucca: Quando uno è Genio.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca cornice

Mentre osservavo Emanuele Scarello e Juja Nitta preparare questa ricetta, mi sono ricordata di un aneddoto che mi raccontò ello (per chi mi leggesse per la prima volta “ello” è la mia dolce metà♥).

Ogni anno la banca organizzava una festa per i figli dei dipendenti ed invitava il Mago Silvan, a quei tempi i bambini credevano ancora alle favole, anche ello e così, dopo uno spettacolo, chiese al padre: ma papà, come riesce quel signore a fare quelle magie?

Il padre, dopo un attimo di esitazione, rispose: quando uno è mago…

Ecco, io, quando osservo Emanuele mi chiedo: ma come fa? Ogni volta la mia risposta è la stessa: quando uno è genio…

Passo a descrivere la ricetta, perfetta per le feste che stanno arrivando, se non avete la polvere d’oro la potete sostituire con:

  • lo zafferano in polvere, i preziosi pistilli usateli per una raffinata decorazione;
  • la curcuma;
  • il succo di barbabietola;
  • l’acqua dove avete cotto le carote viola;
  • l’acqua dove avete cotto il cavolo cappuccio viola per una tonalità più blu.

Queste sono solo alcune varianti, la fantasia ed il gusto personale faranno il resto; inizio con gli involtini che si possono preparare anche il giorno prima perchè vanno immersi nella gelatina freddi.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca involtino rilievo

Ingredienti per gli involtini:

  • filetti di sogliola, da una sogliola se ne ricavano 4, calcolate voi la quantità,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva.

Procedimento per gli involtini:

salare e pepare i filetti di sogliola, arrotolarli e cuocerli con poco olio evo in una padella antiaderente, girandoli da tutti i lati (basta pochissimo).

Metterli in frigorifero, se avete l’abbattitore questa operazione richiederà pochi minuti.

Quando gli involtini saranno freddi inizire a preparare la gelatina.

Ingredienti per la gelatina:

  • 500 ml. di acqua o l’acqua di cottura che avete scelto,
  • 5 g. di agar agar,
  • polvere d’oro alimentare o alternative suggerite.

Come fare la gelatina:

sciogliere l’agar agar in una piccola parte di acqua prelevata dalla dose, mescolare con la frusta per evitare grumi, aggiungere il resto dell’acqua, mettere sul fuoco e portare ad ebbollizione.

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Come finire la preparazione:

immergere velocemente gli involtini nella gelatina, rotearli e riporli in frigorifero, quando il primo strato sarà rassodato ripetere l’operazione, osservando sempre il tempo di solidificazione.

Per questo effetto l’operazione è stata ripetuta per 3 volte.

Finita la “doratura”, preparare la crema di zucca di accompagnamento, sarà questa la nota calda della ricetta, se non vi piace la zucca potete preparare una crema di broccoli, una purea di sedano rapa o di finocchi, perfetto l’abbinamento con una crema di cariofi, un purè di topinambour o di carote viola aromatizzato con rosmarino.

La sogliola, dal gusto delicato, ben si accompagna con tuberi ed ortaggi, la scelta è affidata al gusto personale.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca in rilievo

Ingredienti per la crema di zucca:

  • zucca Violina (questa adopera lo Chef Emanuele Scarello),
  • burro fuso per spennellare prima della cottura (segreto dello Chef c.s.),
  • sale,
  • pepe,
  • brodo vegetale o altro liquido a scelta,
  • olio evo.

collage crema zucca

Come fare la crema di zucca:

tagliare a metà la zucca, eliminare semi e filamenti (conservarli per altri utilizzi), spennellare la polpa con burro fuso, avvolgere le 2 metà nella carta stagnola ed infornare a 160° C. per 1 ora/1 ora e 1/2 a seconda delle dimensioni della zucca.

Sfornare ed estrarre la polpa, frullarla assieme al sale e pepe, regolare la consistenza aggiungendo, all’occorrenza brodo vegetale.

Impiattare gli involtini con la cema di zucca, decorare con un rametto di aneto ma, impiattamento e decorazione li lascio al vostro gusto personale.

Buon proseguimento, ah, dimenticavo, ho riabilitato i commenti, non è giusto che, a causa di qualche IDIOTA io debba privarmi del piacere della presenza dei miei veri amici; è sottinteso che tutti i commenti indesiderati o inopportuni di derivazione black bloc non verranno presi in considerazione ed eliminati a prescindere.

Se questi involtini vi hanno stupito, ebbene, la prossima ricetta vi lascerà senza fiato, parola di accantoalcamino ;-)


Sfogliatelle e Strudel all’Avocado.

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Premetto che questa ricetta non è nata dalla mia fantasia ma appartiene al libro 1000 ricette con la frutta di Emilia Valli, un libro che ho già citato qui e dal quale ho attinto con soddisfazione per altre preparazioni.

É un libro “moderno”, contempla ricette con la frutta che spaziano dall’antipasto al dolce, costa meno di 5 €uro, non ha fotografie ma è affidabile, cosa che di questi tempi non è poco.

L’avocado è un frutto che non appartiene alla nostra tradizione e cultura ma, dal momento che è sempre presente nei nostri negozi, credo sia giusto impedire che, invenduto, venga buttato nella spazzatura, è un frutto interessantissimo, versatile, un amico in cucina, una piacevole sorpresa.

Può sostituire il burro nelle preparazioni, io stessa l’ho adoperato al posto del burro per una pasta brisè.

Ecco alcune informazioni che avevo già scritto:

 Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quantità una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei(gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento.

Sfogliatelle all'avocado piatto pp

Ingredienti:

  • 1 confezione di pasta sfoglia (light),
  • 80 g. di pancetta stufata tritata,
  • la polpa di 2 avocado piccoli o 1 grande,
  • 2 cucchiaini di senape (io al dragoncello),
  • 1 cucchiaio di noci tritate,
  • sale,
  • peperoncino in polvere q.b. (decorazione),
  • semi di papavero (decorazione),
  • semi di sesamo (decorazione),
  • semi di zucca tritati (decorazione),
  • paprica dolce (decorazione)
  • latte per pennellare (o uovo).

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Come fare:

tagliare a metà gli avocado, ruotare e dividerli, eliminare il nocciolo (se si vuole la piantina procedere così) e, aiutandosi con un cucchiaio, togliere la polpa.

Raccoglierla in una ciotola ed amalgamarla alla pancetta tritata, la senape e le noci, aggiustare di sale, pepare (peperoncino), amalgamare fino ad ottenere una consistenza cremosa.

Stendere la sfoglia e, con 2 coppapasta rotondi di dimensioni una più grande e una più piccola, ritagliare 2 cerchi, porre al centro un cucchiaino di composto e richiudere con il cerchio più grande in maniera che non fuoriesca il ripieno.

Disporre le sfogliatelle su una teglia rivestita di carta forno, spennellare con il latte o l’uovo, se lo preferite, spargere i semini ed infornare a 200°C. per 15 minuti o fino a doratura.

Come fare lo strudel:

reimpastare i ritagli di sfoglia, stenderla, spalmare con il composto di avocado rimasto, arrotolare a mò di spirale e richiudere a cerchio, spennellare come sopra e spargere i semini (io di zucca).

Infornare come sopra, 200°C. per 15/20 minuti.

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Le giornate si sono accorciate e questo strudel ho potuto tagliarlo soltanto all’ora di cena, la foto ne ha pagato le conseguenze ;-)

Questa ricetta apre la porta ad un’infinità di varianti, la pancetta stufata si può sostituire a piacere; l’avocado ha un sapore neutro che ben si presta a qualsiasi abbinamento, sia dolce che salato


Polpettine di Seppia con Arancia, Curry e Caffè su Rösti e Crema di Zucca e Patate.

Caffè Trieste

Foto da Pinterest

Chi ordina un caffè a Trieste dovrebbe prima imparare lo speciale vocabolario cittadino, perchè ancora una volta qui è tutto diverso rispetto al resto del paese.
É inutile abbozzare uno schema perchè le differenze sono troppo grandi.
Innanzitutto sul bancone di un bar che si rispetti, accanto alla zuccheriera si trova un bricchetto di latte freddo, fatto sconcertante per qualsiasi napoletano.
In secondo luogo vige la regola che più un cliente abita lontano dal centro, più aumentano le probabilità che ordini il caffè in bicchiere invece che in tazzina.
Qualche cameriere-psicologo è convinto che secondo alcuni clienti nel bicchiere ce ne sia di più, il che naturalmente non è affatto vero.
O che magari pensino che sia più semplice scaldarsi le mani attorno a un bicchiere che non attorno a una tazzina.
Inoltre a Trieste un capuccino è ciò che che nel resto d’Italia si chiama “macchiato”, ovvero un cappuccino in tazza piccola; il macchiato a Trieste lo si chiama “capo” quando lo si vuole servito in tazza, “capo in bi” quando lo si desidera nel bicchiere.
Chi desidera quel che nelle altre regioni si chiama capuccino deve ordinare un caffellatte, che a sua volta a Trieste si chiama “latte macchiato”.
E poi esistono innumerevoli varianti, forme raffinate in grado di condurre sull’orlo di una crisi di nervi anche i baristi più navigati, e in alcuni casi solo i più geniali tra loro riescono a decifrare correttamente il desiderio del cliente.
I furbetti ordinano, per esempio, un “capo caldissimo” e lo rabboccano tre volte col bricchetto di latte sul bancone: paghi uno bevi tre.
Il “gocciato” è a tutti gli effetti un macchiato con solo poche gocce di latte leggermente schiumato al centro della tazza.
Alcuni clienti però si sentono davvero “in” solo se fanno un ordinazione particolare con cui pensano di rendersi più interessanti: “un capo in bi chiaro e con le bollicine né troppo grosse né troppo piccole” – quindi, un caffè macchiato in bicchiere, ma chiaro e con bollicine di schiuma di medie dimensioni.
Mio Dio, cosa significa chiaro? Più latte o meno caffè?
Un giorno un giovane con occhiali da sole arancioni alla moda ha ordinato “un marocchino d’orzo scurissimo senza, con acqua calda bollente a parte, dietor e canna” e non ha battuto ciglio quando il barista ha stralunato gli occhi, presubimilmente riflettendo sulla fugace ipotesi di buttarlo fuori dal locale.
lo spaccone voleva solo un caffè d’orzo macchiato scurissimo, con latte senza schiuma acompagnato da un bricco d’acqua bollente, dolcificante e zucchero di canna.
Voleva forse scaldarsi le mani sul bicchiere o allungarsi il caffè fino alle calende greche, riflettendo intanto al bancone, con la testa poggiata sul palmo delle mani su quanto fosse in gamba?Potremmo elencare altri innumerevoli esempi del genere.
Abbiamo provato a calcolare con un l’aiuto di un barman professionista le possibili combinazioni, e alla cinquemilacentottantaquattresima (5.184) variante abbiamo gettato la spugna.
Il barista ha poi calcolato approssimativamente il numero effettivo delle specialità a base di caffè, spaventandosi lui stesso: considerando una presenza media di clienti affetti da sindrome da protagonismo, nel suo bar ne ordinano quotidianamente oltre cinquanta (50).
Ma da dove vengono queste denominazioni così diverse da quelle usate nel resto del paese? Dipende dal fatto che Trieste è la capitale italiana del caffè?
O,come sostengono sprezzanti i campanilisti, sono le loro definizioni quelle vere, mentre nelle altre regioni d’Italia ancora una volta non hanno capito nulla?
(pagg. 122/123 Trieste, la città dei venti di Veit Heinichen – Ami Scabar)
 polpettine seppia caffè curry ecc

Anche questa ricetta fa parte di questo splendido libro, l’ho provata nella maniera originale ma avendo dimezzato le dosi ho messo troppo poco curry e troppo caffè (consideriamo che una tazza di espresso zuccherata (a Trieste) consiste in c.ca 2/3 cucchiaini di caffè) quindi, non soddisfatta l’ho rifatta aggiungendo caffè e curry poco alla volta e sostituendo la buccia di limone con quella d’arancia.

L’importante, con gli ingredienti con i quali non abbiamo confidenza nelle preparazioni salate, è provare e riprovare, fino a trovare il giusto equilibrio, che rimane sempre quello gradito al palato di ciascuno di noi.

Essendo polpettine piccole da 15 grammi (arieccolaconigrammi… ) ho pensato di completare la preparazione abbinandole a dei piccoli rösti fatti con una julienne di zucca Butternut e patate e/o in alternativa, una crema fatta con zucca e patate cotte al vapore, succo d’arancia e olio extravergine di oliva.

Può essere un’idea per le feste, potrete farne di diversi tipi, con diversi abbinamenti, variando le spezie, anche sostituendo il caffè per gli irriducibili e amanti del “classico”, provate, in pochi minuti avrete un antipasto originale e profumato.

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Ingredienti:

  • 200 g. di seppia già pulita,
  • scorza di limone grattugiata (arancia),
  • 1 uovo sodo freddo,
  • 1 cucchiaino da caffè di curry,
  • 1 cucchiaino di caffè espresso zuccherato,
  • sale,
  • olio extravergine di oliva.

Ingredienti per i rösti e la crema di zucca e patate:

  • julienne di zucca Butternut ottenuta con la grattugia a fori larghi,
  • julienne di patata ottenuta con la grattugia a fori larghi,
  • albume q. b. per legare,
  • sale.
  • 1 patata piccola,
  • 1 fetta di zucca Butternut,
  • succo d’arancia,
  • olio extravergine di oliva,
  • sale.

polpettine seppia caffè curry ecc.alto1

Come fare le polpettine (15 g.):

preriscaldare il forno a 140°C.

Tritare finemente a coltello la seppia e l’uovo sodo (io ho frullato il tutto col minipimer lasciando qualche pezzettino), unire gli altri ingeredienti ed amalgamare bene.

Formare delle polpettine o,  come ho fatto io, aiutandovi con 2 cucchiaini da the unti d’olio evo, delle piccole quenelles; appoggiarle sulla carta forno e cuocerle per 5 minuti.

Garantisco che non si disfano perchè la seppia ha una consistenza gelatinosa che tiene uniti gli ingredienti.

Si possono servire sia calde che fredde, perfette quindi per un buffet.

polpettine seppia caffè curry ecc. interno

Come fare i rösti e la crema di zucca e patate:

intanto che zucca e patata, tagliate a pezzi, cuociono a vapore (nel microonde alla massima potenza per 4 minuti), grattugiare la quantità di zucca e patate che desiderate (anche se ne fate di più non ve ne pentirete), salare ed aggiungere un pò di albume che servirà, assieme all’amido della patata a tenere uniti gli ingredienti.

Ungere con olio evo una padella di ghisa o antiaderente e cuocete il rösti, io ne ho preparato uno unico e ritagliato irregolarmente con un coppapasta ma se volete potete versare il composto col cucchiaio, schiacciandolo ed arrotondarlo.

Appoggiarne uno alla base di ogni cucchiaio, decorare con buccia d’arancia ottenuta col rigalimoni, se l’avete, un chicco di caffè, io non avendolo ho messo un fagiolino verde e qualche granello di caffè solubile che si è sciolto col calore.

Per la crema schiacciare nello schiacciapatate la polpa di zucca e patata, salare, preparare un’emulsione col succo d’arancia e l’olio evo, mescolare bene e metterne un pò alla base del cucchiaio, appoggiare la polpettina e decorare a piacere.

Auguro a tutti una serena festa e, dal momento che è la festa di tutti i santi, buon onomastico a voi.


Capocollo DOP di Calabria, Figo Moro di Caneva, Formadi Frant e Miele di Resia: eccellenze a braccetto per l’ISIT

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia

I salumi sono stati spesso demonizzati, a me dicevano che facevano venire i brufoli, oggi ho capito che me lo dicevano affinchè ne lasciassi un pò anche a loro.

Il panino col salame o mortadella, ossocollo (qui il capocollo si chiama così) ecc. era il nostro fast food, la nostra merenda per la scuola, il ristoro dopo una gita o una camminata in montagna.

Come dimenticare il panino con la mortadella e peperoncino sottaceto che mangiavo al giro di boa della gita in bicicletta con le compagne di scuola?

Dalle nostre parti, nelle trattorie, osmize  par le alte (sul Carso) si andava a mangiare il famoso Giardineto, un vassoio con salumi, formaggi, sottoaceti e sottolii, tutto de casa.

Questo de casa poi si è ampliato, aumentata la richiesta, aumentata la produzione e per non disperdere le risorse e garantirsi una tutela sono nati i consorzi dove la qualità è garantita dal tutti per uno, uno per tutti.

Molti di questi salumi de casa, col tempo, l’esperienza e la passione dei produttori, hanno meritato il marchio DOP (DENOMINAZIONE ORIGINE PROTETTA).

DOP è un simbolo di origine che viene riconosciuto a quei prodotti le cui qualità e caratteristiche sono essenzialmente dovute all’ambiente geografico in cui sono prodotti.

Tutta la produzione, la trasformazione e l’elaborazione del prodotto devono avvenire nell’area geografica delimitata, seguendo un processo produttivo conforme ad un preciso disciplinare di produzione, nel rispetto della ricetta tradizionale.

L’ ISIT rappresenta 14 di questi Prodotti:

Capocollo di Calabria – Coppa Piacentina – Culatello di Zibello – Pancetta di Calabria – Pancetta Piacentina – prosciutto di Modena – Prosciutto di San Daniele – Prosciutto Toscano – Salame Brianza – Salame di Varzi – Salame Piacentino – Salamini Italiani alla Cacciatora – Salsiccia di Calabria – Sopressata di Calabria.

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia.1

Altri hanno meritato il marchio IGP (INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA)

IGP è un simbolo di origine che riconosce il valore di una particolare specialità alimentare, dando più peso alle tecniche di produzione rispetto alla materia prima.

Identifica un prodotto originario di un determinato luogo, Regione o Paese le cui qualità, reputazione, o altre caratteristiche si possonio ricondurre all’origine geografica, e di cui almeno una fase della produzione, trasformazione o elaborazione avvenga nell’area delimitata, seguendo un processo produttivo conforme ad un preciso disciplinare di produzione, nel rispetto della ricetta tradizionale.

L’ ISIT rappresenta 6 di questi Prodotti:

Bresaola della Valtellina – Cotechino di Modena – Mortadella di Bologna – Prosciutto di Norcia – Speck Alto Adige – Zampone Modena.

L’ ISIT ha ideato un contest invitando alcune foodblogger a promuovere questi Prodotti Italiani, nostro fiore all’occhiello.

Nessun marchio verrà pubblicizzato ma l’attenzione sarà tutta per il prodotto che verrà valorizzato con ricette esclusive.

Io sono dell’idea che il modo migliore per degustare un salume sia in purezza ma l’impegno che ho preso mi stimola a pensare ad una nuova veste da donare ai due prodotti che ho ricevuto senza snaturarli.

Capocollo di Calabria DOP

Capocollo di Calabria

Il  Capocollo di Calabria DOP è stato una vera e gustosa sorpresa, morbido, senza mancare della giusta stagionatura, il sapore, leggermente piccante regalato dal peperoncino di Calabria che contiene, è delicato e non lascia alcun retrogusto.

Inizio con un antipasto nel quale ho voluto assemblare anche eccellenze della mia regione: il Figo moro di Caneva, il Formadi Frant, ed il Miele di acacia che compero direttamente dal produttore a Coseacco di Resia, la ricetta è semplicissima.

Ecco gli ingredienti:

  • fichi neri o verdi, grandi e non troppo maturi tagliati a fette di 1 cm.,
  • Capocollo di Calabria DOP tagliato sottilissimo,
  • Formadi Frant o Gorgondola mascarponato o un formaggio che preferite,
  • formaggio fesc cremoso per amalgamare,
  • miele di acacia.

Come fare:

tagliare a fette di c.ca 1 cm. i fichi non troppo maturi o troppo morbidi, alternare Capocollo di Calabria DOP tagliato sottilissimo, una crema di Formadi Frant ottenuta grattugiando il formaggio ed amalgamandolo con un formaggio cremoso, l’importante è equilibrare la dose di formadi frant o del formaggio che adoperate affinchè non prevalga sul resto, qui, ricordiamolo, è il Capocollo di Calabria il protagonista.

Contiuare alternando capocollo di Calabria e crema di formaggio, terminando con il Capocollo, chiudere e far colare un pò di miele di acacia.

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia alto

Alla prossima ricetta e all’approfondimento sulle proprietà nutrizionali dei nostri splendidi salumi Italiani.

Link per il Formadi Frant

Link per il Figo Moro di Caneva


Fiori di zucchina ripieni, ho preso una strana piega, la piega di Pinterest…

F. zucchina piatto-001

Già, ho preso una strana piega, la piega di Pinterest, non vado in giro per blog, ma perdo delle buone mezz’ore su quel sito ad estasiarmi davanti a foto straordinarie, a stupirmi di fronte alla creatività di noi esseri umani.

Io, che ho fatto quattro ricette striminzite con l’avocado, sentendomi un genio alla stregua di Leonardo Da Vinci (scherzo eh ;-) ), mi ritrovo di fronte a centinaia di ricette con l’avocado e ritorno piccolina, piccolina.

Per non parlare dei dolci, delle idee, beh, tanto di cappello!!!

Nel frattempo, aspettando tempi più freschi, preparo marmellate, la Signora dell’Hotel mi ha regalato una cassa di “amoli” gialli (gocce d’oro) che ho voluto fortemente conservare e, quindi, nel tempo rimasto, cucino la “normalità”, la cucina di tutti i giorni per ello, la trasgressione sono le torte salate, necessità che diventa virtù con le verdure di Milva, spesso raccolte personalmente dal suo campo.

Attendo ansiosa, anzi attendiamo ansiosi le terme, mai come quest’anno desidero prendere una sbornia d’Austria, di funghi, di boschi, di calda ospitalità Austriaca, di passeggiate all’alba sull’erba bagnata di rugiada, di sane colazioni colorate che profumano di pane caldo, colazioni ricche che mi sosterranno per ore.

Per oggi ancora fiori di zucchina, rigorosamente dall’archivio, questi sono ripieni con tonno, patate lesse, zucchine e fiori saltati in padella.

Se notate, a parte le ricette studiate, volute o classiche, molte delle mie preparazioni sono una sorta di riciclo/riutilizzo di avanzi (tra virgolette)-

Ello non mangia mai due volte lo stesso cibo, io ho altri gusti e quindi per me,  diventa problematica la gestione dei pasti.

Quando, da Milva, trovo le zucchine con i fiori  uso spadellarli assieme alle zucchine, quei puntini rallegrano e ravvivano la preparazione accentuandone anche il sapore, i fiori hanno un sapore più intenso.

Le dosi sono a piacere, come sempre in questi casi, la pastella è semplicemente fatta con farina e birra fredda, una pastella densa che deve aderire bene ai fiori e che rende croccantissimo qualsiasi cosa ci sia sotto, ho omesso la ricotta che ho sostituito con la patata lessa, ma andiamo in cucina.

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Ingredienti:

  • fiori di zucchina,
  • zucchine,
  • 1 spicchio d’aglio vestito (andrà tolto),
  • patate lesse,
  • tonno al naturale o sott’olio,
  • parmigiano,
  • pane grattugiato (per addensare leggermente il ripieno) se volete il senza glutine adoperate quello da prontuario,
  • basilico tritato,
  • sale se necessario.

Ingredienti per la pastella:

  • birra fredda,
  • farina 00, se volete una preparazione senza glutine perfetta la farina di riso.

Come fare:

preriscaldare il forno, in questo caso ventilato, a 200° C.

Se i fiori non dovessero essere bene aperti, immergerli in acqua ghiacciata, scolarli e togliere delicatamente il pistillo interno.

Spadellare le zucchine con l’aglio vestito, toglierlo dopo che le ha insaporite, aggiungere i fiori spezzettati con le mani, coprire, lasciar ammorbidire, spegnere e far raffreddare.

In una terrina schiacciare la patata lessa e sbriciolare il tonno, aggiungere il composto di zucchine ed il resto degli ingredienti, non esagerare col pane grattugiato perchè otterrete un ripieno troppo asciutto.

Riempite i fiori col composto ed immergerli ella pastella ottenuta semplicemente con farina e birra ghiacciata.

Disporli su una teglia da forno ricoperta con l’apposita carta e cuocere per c.ca 20 minuti, il tempo che si fori una bella crosticina dorata e croccante.

Se dovesse avanzare qualche fiore e avete del feta, inseritene un bastoncino all’interno e procedere alla cottura come sopra, per dare al tutto freschezza, ho accompagnato i fiori con degli spiedini di feta, datterini (i miei), olive verdi e foglie di basilico.

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Alla prossima.


Tartare di Trota marinata al Coriandolo e Zenzero con Chutney di Pesche.

Tartare di trota e chutney di pesca completo-001

É la mia prima volta con il pesce crudo, avevo assaggiato una tartare di trota affumicata con chutney di albicocche e me ne ero innamorata ed ho voluto mettermi alla prova.

Ho comperato una trota freschissima (semplice, né iridea, nè salmonata), da queste parti ci sono molti allevamenti e l’acquisto è sicuro.

Ne ho ricavato 2 filetti e li ho messi in congelatore per 24 ore poi, li ho privati della pelle e delle spine rimaste, li ho tagliati a piccoli cubetti e li ho marinati.

Ingredienti per la tartare di trota:

  • 2 filetti fi trota fresca,
  • 1 cucchiaio raso di sale affumicato,
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna,
  • qualche seme di coriandolo leggermente pestato nel mortaio,
  • 3 cm. di zenzero fresco grattugiato.

Come preparare la tartare di trota:

mettere la tartare in una ciotola, unire tutti gli ingredienti e mescolare bene, coprire con un foglio di pellicola e riporre in frigorifero per tutta la notte.

Trascorso il tempo necessario, risciaquarla e asciugarla tamponandola, la trota non ha perso consistenza ed è rimasta bella soda e profumata..

tartare di trota e chutney di pesche1-001

Ingredienti per il Chutney di pesche:

  • 1 scalogno,
  • 2 pesche a pasta gialla,
  • qualche seme di coriandolo,
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna,
  • 1 cucchiaio di aceto balsamico ai lamponi.

Come fare il Chutney di Pesche:

affettare finemente lo scalogno e farlo appassire in poco olio, unire le pesche, anch’esse affettate sottilmente, unire i semi di coriandolo, lo zucchero, mescolare ed insaporire, aggiungere l’aceto, farlo evaporare, mescolare ancora e spegnere.

L’aceto balsamico ha colorato la preparazione, se non lo gradite, adoperate il Mirin (aceto di grano) o aceto di mele o di vino bianco.

L’aceto balsamico ai lamponi che ho adoperato ha regalato al chutney un aroma straordinario.

Questa è una ricetta velocissima ed è un ottimo accompagnamento per questo tipo di preparazione, si può variare tipo di frutta e spezie, provate, vi piacerà.

Decorazione:

  • yogurt greco,
  • fettine sottili di pesche nettarine,
  • foglioline di melissa fresca.

Componiamo la coppa:

mettere alla base della coppa Martini la tartare, coprire con un pò di chutney, decorare con  un cucchiano di yogurt greco, fettine sottili di pesca e una fogliolina di melissa.

L’ho assaggiata, un pò titubante perchè non sono abituata a mangiare il pesce crudo, beh, me la sono gustata tutta, fino all’ultimo cubettino, la marinatura aveva rilasciato nella trota tutti i sentori dello zenzero e dei semi di coriandolo che io amo adoperare in molte preparazioni.

Il sale affumicato aveva fatto il resto, la prossima volta sarà la mia prima volta con l’affumicatura casalinga, pentolaccia e terrazza aperta sono pronte ad accogliere i miei prossimi esperimenti.

Con viva e vibrante soddisfazione  vi dico: provate :-D

Tartare di trota e chutney di pesche

Buona serata.


Carpaccio di Pesche Nettarine e Trota Salmonata Affumicata, in un piatto 2 eccellenze del Friuli Venezia Giulia.

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Carpaccio di trota affumicata e pesche nettarine con citronette di lime, olio di semi di vinacciolo e sale nero di Cipro.

Proprio giorni fa scrissi di un’Azienda della zona di Fiumicello, gestita da giovani, che produce marmellate con la propria frutta e dopo qualche giorno mi arriva l’invito a partecipare ad un concorso riservato a foodblogger della Regione, l’ingrediente proposto da utilizzare per la ricetta, dolce o salata che sia è la Pesca, regina incontrastata in questo periodo nella zona di Fiumicello.

Il concorso è aperto anche ai foodblogger extraregionali ma non entreranno nella classifica, è sponsorizzato dal Comune di Fiumicello che, per quelli che vivono qui è il regno della frutta e non solo, anche gli asparagi la fanno da padrone quand’è la stagione.

Molti si spostano volentieri per andare in quella zona a comperare la frutta, lì vicino c’è la Laguna di Grado, meta di vacanza per molti stranieri e anche centro termale di cura (vedi link).

Voi sapete che da fanciulla vivevo a Ronchi dei Legionari, amata e coccolata dalla mia adorata Signora Gisella, noi bambini possedevamo tutti una bicicletta e, finite le scuole, iniziavano le nostre ladresche scorribande fruttate, iniziavamo con le ciliegie, ormai ci conoscevano e i padroni degli alberi chiudevano un occhio e a volte ci dicevano: ocio de no cascar, che se ve fassè mal mi no vegno a ingrumarve!!! (attenti a non cadere e farvi male perchè io non vengo a prendervi)… Nessuno è mai caduto :-D

Noi fanciulle tornavamo a casa sempre adornate con splendidi orecchini rosso ciliegia e, per farci notare, muovevamo la testa con fare elegante.

pesca

Poi arrivava il periodo delle pesche e lì era più semplice perchè si poteva agire indisturbati anche rimanendo in sella, ne prendevamo qualcuna, la infilavamo nella maglietta, una in bocca e via di corsa…

Come dimenticare i “buioi” di pesche col vino nelle sere d’estate e,anche se io ero piccola, non potevo esimermi da festeggiare con i grandi, condivo le mie pesche con zucchero e limone e diventavo maggiorenne in un attimo.

Le pesche col vino, delizia rinfrescante in tutte le sagre dei paesi dell’Isontino e non solo.

Ed è per questo, per questi ricordi che ho deciso di partecipare al concorso, nonostante i vari sassolini che ho nella scarpa, mi piace rimanga qualcosa di me e di questi posti, di questa Regione colpita, aimeh, dallo scandalo Cospalat.

Quello che mi colpisce ancor di più è la complicità di due donne, ed io mi domando: ma queste due donne hanno bambini? Danno loro il latte? Non giustifico nemmeno il presidente ma, si sa, gli uomini hanno altri Punti di vista , gli uomini sono per i bes (soldi) ma una donna che si presti a questo no, questo mi risulta incomprensibile ed inaccettabile.

Questa Regione sta facendo salti mortali per mettersi in evidenza per le sue eccellenze, so di produttori che fanno sacrifici per restare a galla e non mollare e poi, arriva un avido che rimette tutto in discussione e danneggia Aziende ignare che si trovano da un momento all’altro con gli ordini dimezzati, è vergognoso!!!

Io il Montasio continuo a comperarlo e a promuoverlo e spero che questa brutta storia non faccia più danni di quelli previsti e poi una parolina al Sior Fidenato che ha un’attrazione fatale per il mais OGM che, tra parentesi ha seminato poco distante da casa mia dalla quale vedo distese di campi di mais REGOLARE, ma quel mais, mi domando, sarà contaminato?

Dal momento che tutti portano via dall’Italia e dalla Regione le fabbriche per andare all’estero, lo facesse pure lui, vero sior Fidenato? Fine.

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Donna con la Gerla di Tiziana Millo

Ma la parte bella è che la mia Amica Tiziana (compagna di merende) fa spesso mostre in paesi vicini a Fiumicello, i suoi quadri sono straordinari, di sicuro vi ricordate questo che sta in bella mostra al Prosciuttificio Wolf di Sauris, vedete che gira e rigira il bello ed il buono rimangono qui, in Friuli Venezia Giulia?

Ed eccomi qui, con la ricetta che mi è molto cara, perchè l’ho ideata un sera d’estate, di ritorno da una gita a Most na Soči, il post era questo.

Copio-incollo l’introduzione:

Questo abbinamento mi frullava per la testa da un pò, siccome né ello né io amiamo molto il sapore di pesce ho pensato di smorzarlo un pò con le pesche nettarine, quelle dure che si prestano ad essere tagliate con l’affettatrice, per non coprire l’equilibrio di sapori non ho usato l’olio d’oliva ma un olio di semi di vinacciolo e l’ho emulsionato con il succo di lime.

Pesca1-001

Ingredienti:

  • fettine di trota affumicata,
  • fettine di pesca noce,
  • olio di semi di vinacciolo,
  • succo di lime,
  • sale nero di Cipro macinato.

Come fare:

alternare le fettine di trota e pesca, irrorarle con la citronette, far insaporire per 15 minuti e mangiare :-D

carpaccio trota aff. e pesca conchiglia1-1

Si può pubblicare una sola ricetta ma, per chi volesse un’idea per adoperare le pesca in una ricetta salata ecco qui, la ricetta contemplava le pesche nettarine che, da queste parti, si chiamano Pesche Noci, ma io avevo le tabacchiere, provate, se vi va.

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Petto di pollo alle pesche Tabacchiere.


Crocchetta di patate con cuore di Formaggio Asìno, zuppa fredda di melone e fragole, cose da Chef…

crocchetta di patate e asino-005

Ed eccoci all’ultima ricetta del corso, è il momento giusto, è arrivato il caldo, forse troppo e troppo all’improvviso ma non mi lamento.

Anche se non lo menzionassi evincereste che questa ricetta non è farina del mio sacco, l’equilibrato contrasto di sapori, di temperature, di consistenze svelano una tecnica, una conoscenza ed un’esperienza che io non possiedo.

Una ricetta che è un viaggio nell’estasi, attraverso una croccante doppia panatura arriviamo al morbido impasto di patate per affondare poi nel tenero cuore di Formaggio Asìno per poi trovare ulteriore sollievo nella dolce freschezza della zuppa di melone nella quale nuota leggiadra l’acidità della fragola.

Nulla è lasciato al caso e all’immaginazione perchè gli Chef ci svelano tutti i segreti, come sempre, indicando le alternative alla, per loro ormai indispensabile, tecnologia.

Un cenno al Formaggio Asìno che non viene prodotto col latte d’asina (quello lo lasciamo a Poppea per fare i suoi bagni di giovinezza), ma prende il nome dal Paese Asio in Val d’Arzino.

Per chi, come me, amasse la storia e l’origine dei prodotti, consiglio caldamente (è proprio il caso di dirlo ;-) ) di visitare i link che troverete alla fine, ne vale la pena, scoprirete un sacco di cose, storie, aneddoti e ricette.

Se il Friuli Venezia Giulia o il Veneto orientale fosse tra le vostre mete turistiche di quest’anno, non mancate di fare una visita a questi posti e già che ci siete, fate una deviazione in Val tramontina dove assaggerete la mia adorata Pitina..

Val d’Arzino
Val d’Arzino

Questa è una ricetta da meditazione, sia mentre si prepara che mentre si degusta, non è certo la crocchetta che farei ad ello, non la valorizzerebbe, diciamo che non la merita ;-)

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Melone e angurie di Milva (foto 2012)

Sui banchi dei negozi sono arrivate angurie e meloni e, se dovesse capitarvi di aprirne uno e trovarlo poco dolce, ecco il consiglio di Raffaello per utilizzarlo, trasformandolo o in questa zuppa, o in fresca bibita estiva.

Basta frullare la polpa (lui adopera il Bimby ma il minipimer è perfetto) ed aggiungere una parte di sciroppo, Raffaello ci insegna come prepararlo.

Lo sciroppo T.P.T. (Tanto Per Tanto): tanta acqua, tanto zucchero, mettere al fuoco e bollire 3 minuti, far raffeddare ed adoperare all’occorrenza nelle proporzioni desiderate.

Sciroppo agli Agrumi:

  • 1 litro di acqua,
  • 300 g. di zucchero,
  • bucce di arancia,
  • bucce di limone,
  • bacca di vaniglia.

Come fare: come sopra, portare a bollore e far bollire per 3 minuti.

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Fragola dello zio

Raffaello ci da anche un’ idea per conservare le fragole che, si sa, hanno una stagione abbastanza breve e passano velocemente da mature a troppo mature.

Quando le trovate belle e a buon prezzo, lavatele, MAI AD IMMERSIONE E SENZA IL PICCIOLO, asciugatele e tagliatele a metà per il lungo.

Disponetele su dei vassoi, non raggruppatele tutte assieme nei sacchetti perchè il frullatore non riuscirebbe a frantumarle, e mettetele in congelatore (lui adopera l’abbattitore ;-) ).

In estate o quando vorrete stupire gli amici con un sorbetto inaspettato, mettetene una parte nel frullatore assieme ad un pò dello sciroppo d.c.s. (di cui sopra).

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Ed eccomi alla ricetta, ho tergiversato un pò perchè la crocchetta di per se è semplicissima.

Ingredienti:

  • 500 g. di patate alla Raffaello* (o come  fate di solito, ma vi consiglio di provare il suo metodo),
  • 50 g. di Parmigiano Reggiano o Montasio stagionato o Pecorin0,
  • 50 g. di pancetta cotta (facoltativa),
  • 1 uovo,
  • cubetti di Formaggio Asìno per il cuore,
  • albume rotto (leggermente sbattuto affinchè aderisca bene alla crocchetta),
  • pane grattugiato (per chi fosse celiaco è perfetto quello ottenuto da un pane senza glutine o da prontuario),
  • olio di arachdi profondo per friggere.

Come fare (nella prima parte, colorata in corsivo, come fare le Patate alla Raffaello):

*Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

Amalgamare bene gli ingredienti e formare delle palline di 20 grammi, schiacciarle delicatamente con il pollice ed inserire il cubetto di formaggio Asìno, richiudere e fare la DOPPIA IMPANATURA: albume, pane gattugiato, albume, pane grattugiato, friggere in olio di arachide profondo fino a doratura.

Se si desidera fare un Crostone, ripetere l’operazione 3 volte.

Servire la crocchetta caldissima sulla zuppa di melone freddissima assieme a mezza fragola e un cubetto di Formaggio Asìno.

Per chi non amasse gli abbinamenti insoliti nulla vieta di servire questa crocchetta a piacere.

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Raffaello al lavoro

Questo saltellar da uno Chef all’altro non ha fatto che aumentare la mia passione per la cucina, per i dettagli, i prodotti, per la qualità e questo non può che farmi piacere, spero faccia piacere anche a chi mi segue sempre con interesse e che mi perdona le assenze dal loro modulo commenti, un abbraccio.

Formaggio Asìno

Formaggio Asìno, un’ alchimia perfetta tra sapori e tradizione.

Formaggio Asìno

P.S.: avrei voluto aggiungere anche la scheda di GDF (Gente Del Fud) ma la scheda è praticamente il copia-incolla di un sunto di questi link…


Il Pane di Giulio e, se la Classe non è acqua, è Caviale di Sciroppo di Fiori di Sambuco.

Pane Giulio con Giulio-001

Questo pane mi affascina perchè ha la lunga lavorazione che solitamente ha il pane fatto col lievito madre, mentre qui c’è il lievito secco ed è quindi perfetto per chi non ha il lievito madre, chi non ha il tempo per accudirlo o non ne capisce molto.

Un pane da fare ed infatti Giulio lo fa ogni giorno ed ha colto l’occasione per fotografare anche il passo passo.

Eccoci ci siamo….

Ingredienti:

  • 200 gr di Manitoba o farina “1″ di Cudicio,
  • 192 gr di acqua tiepida dove sciogliere:
  • 4 gr di miele.
  • 5 gr di sale,
  • 4 gr di lievito secco.

collage pane di Giulio

Come fare il pane di Giulio:

mescolare il lievito e il sale con la farina.

Stemperare nell’acqua il miele e aggiungere al mix farina.

Mescolare con una leccapiatti “la pastella” con movimenti regolari dal basso verso l’alto.

Far riposare per 20 minuti, e ripetere l’operazione per 3 volte ( d’estate) 4 per l’inverno.

Trascorso il tempo si può infornare direttamente in una placca con carta forno a 230°C per 14 minuti. oppure versare la pastella in una spianatoia piena di farina e piegare come un fagottino per tutti e 4 i lati , lasciare riposare ancora per 20 minuti e infornare.

Questo pane migliora se servito il giorno dopo riscaldato…

Bacioni.

collage caviale sciroppo fiori sambuco, zenzero e semi di papavero

Caviale di sciroppo di fiori di sambuco, zenzero e semi di papavero per Sashimi di salmone affumicato e riso sushi…

Ora vi presento l’omaggio di Giulio al mio sciroppo di fiori di sambuco,  ma che vita che fai, direte voi, beh, avete ragione, è vero, ne vado così orgogliosa che stamattina sono uscita di buonora a raccogliere altri fiori perchè anche ello ne va orgoglioso e lo regala ai suoi colleghi e le riserve depauperate vanno reintegrate, nevvero?

Vi auguro un buon proseguimento di domenica.


Seppie di seppia e Levistico (Sedano Montano) su crema di patate, e polpetta sia.

polpettina seppia cucchiaio pp-001

Premetto che i titoli delle ricette e le ricette stesse sono frutto della fantasia artistico/culinaria dello Chef.

Ecco la penultima ricetta del corso piovono polpette, dopo aver cotto al forno, fritto, impastellato, oggi cuociamo a vapore.

Per questa preparazione lo Chef ha adoperato il Bimby che è un grande aiuto in cucina, praticamente questo “giocattolo” fa di tutto, gli manca soltanto di rispondere al telefono o di mettere un Mi piace su fb, ma ci arriveremo, ci arriveremo…

Ormai dipendiamo da fb e, tra non molto, se resteremo senza benzina basterà collegarsi alla rete, farsi mettere un Mi piace e via che la macchina riprenderà vigore e ripartirà.

Quando sarete tristi e avrete bisogno di un abbraccio, niente paura, indossate un giubbotto collegato al vostro telefonino, sollecitate un Mi piace dagli “amici” di fb ed ecco che il giubbotto si gonfierà, stringendovi in un “caldo” abbraccio, che meraviglia…

Queste chicche le ho sentite su Radio Montecarlo, il pomeriggio c’è Kay Rush che trova per gli ascoltatori di tutto e di più.

Beh, a me si prospetta un futuro incerto, la mia avversione nei confronti di FB mi ha già relegata ai “margini della società”, per fortuna che sono avanti con gli anni, non mi resta che portare una tanica di benzina sempre con me e la coperta di Linus per un improvviso bisogno di coccole.

Speriamo bene ma, nel frattempo mi consolo in cucina con la ricetta di oggi.

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Il Levistico o sedano di montagna che è menzionato nel titolo, era la prima volta che lo vedevo, annusavo e toccavo con mano.

Il nome, sedano di montagna parla da sè e, se vi piace il sapore del sedano e non avete a disposizione il levistico, inserite nelle polpette del sedano, altrimenti potete ometterlo e sostituirlo con prezzemolo, basilico o erbe aromatiche di vostro gusto.

Questo è il momento giusto per raccogliere il levistico in montagna e, se lo trovate, raccoglietene una pianta con tutte le radici.

Il Levistico ama gli orti di casa, li ama così tanto che poi se ne impossessa, è considerata una pianta “infestante”.

Infestante è una parola che non  mi piace però, sillabandola, diventa in festa ed allora, facciamo festa con queste polpettine.

Ingredienti per le polpettine:

  • 300 g. di seppia cruda,
  • sale,
  • 1 albume,
  • levistico (facoltativo).

polpettine alla seppia padella-001

Come fare:

tagliare le seppie, pulite, eviscerate, lavate e tritarle, unire l’albume, il sale e frullare col bimby o con un normale robot da cucina.

Prendere uno stampo in silicone adatto a creare delle piccole sfere e riempitelo con il composto, spatolandone l’eccesso (mi scuso per la carenza fotografica).

Se avete un forno a vapore cuocete per 6/8 minuti, altrimenti inserite nel vostro forno  un pentolone d’acqua, posizionate lo stampo sulla griglia e procedete alla cottura che va controllata.*

Se non vi va di accendere il forno, create una fornetto a vapore sul fornello, magari approfittando di una pentola d’acqua già sul fuoco.

Posizionate una griglia sulla pentola, appoggiate il vostro stampo e create sopra una campana e proseguite con la cottura.*

*Le vostre polpettine saranno pronte quando, al tatto, opporranno resistenza e saranno sode.

Farle raffreddare, sformarle e saltarle in una padella antiaderente con un filo d’olio EVO.

Servirle su una crema di patate che otterrete facendo cuocere patate, porro o cipolla o scalogno e frullando alla fine.

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Con questa ricettina vi lascio per il fine settimana, oggi è venerdì e potrete provare a farla, se vi va, noi ci leggeremo presto con l’ultima ricetta della quale vi presento un’anteprima:

Crocchetta di patate ....-001

Baci♥


Arancini di riso con cuore di tartara, pastellati al vino rosso, zuppa al vino bianco e patate, una vittoria e pezzi di puzzle.

arancino riso pronto-004

La mia gita ai Navigli sta rimettendo a posto un pò di tessere del mio puzzle, pensate che lo stesso giorno, a Milano, c’era Taste che, per una foodblogger che si rispetti è il massimo ma fa bene ogni tanto allontanarsi dalla cucina per rientrarci poi ancora più carichi, pieni di idee e voglia di fare.

Mentre stavo scrivendo il post precedente mi è anche giunta la notizia che sono una delle 2 vincitrici del contest di Ambra, con i Fusilli allo sclopit e cozze, un omaggio anche alla mia Lumix che, dopo quelle foto è spirata.

Gli Chef che hanno visionato le ricette ed avendo 2 Location, una in Piemonte ed una in Trentino, hanno deciso di, come dico io, prendere sotto la loro ala per un week end 2 partecipanti: in Piemonte Cinzia ed io in Trentino beh, sono soddisfazioni, ho visto il sito della Location e: guardate un pò:

1_Panoramatrasse

Cliccando sulla foto arriverete nel Sito di Villa Berghofer.

Ma ora, dopo aver esternato con “viva e vibrante soddisfazione” (vi piace Crozza?) la vittoria, riprendo con le ricette del corso, impossibile in questo caso stilare una classifica, non c’è n’è una più buona dell’altra, soltanto il gusto personale può deciderlo, l’ideale sarebbe averle tutte nello stesso piatto.

Per la zuppa al vino e patate vi mando qui, un’idea anche per altre basi e/o preparazioni.

Premetto che Agli Amici di Godia NON SI RICICLA NULLA, ci tengo a precisarlo perchè, non si sa mai, ma a casina nostra si può fare e quindi, se vi avanza del risotto (anche l’orzotto secondo me, è che in casa ello non avanza mai nulla per il giorno dopo) ecco pronto un antipasto o finger food delizioso e, se non avete la tartara, potete metterci all’interno altre cose, ed è qui che la fantasia in cucina per le donne impegnate (e non) la fa da padrona, assecondiamola.

tartara per cuore arancino-001

Come fare il cuore di tartara (6/8 g.):

il Ristorante adopera la carne di Pezzata Rossa, voi adoperate la vostra preferita, va tagliata rigorosamente a coltello, lo Chef ci tiene a precisarlo, e condita, a piacere con olio, sale, pepe e le erbe aromatiche che vi piacciono di più, consideriamo che gli arancini sarano già saporiti.

Formare delle palline di 6/8 cm. e metterle in congelatore, al momento della preparazione sarà più facile inserire il cuore nell’arancino.

arancini riso da impastellare-001

Ingredienti base per gli arancini, le altre dosi sono da interpretare al momento:

  • riso cotto,
  • 1/2 uovo,
  • zucchine,
  • erbe aromatiche,
  • piselli,
  • quello che avete in frigorifero,
  • olio di arachidi abbondante per friggere.

Come preparare gli arancini:

mescolare gli ingredienti, formare delle palline di 20 grammi ed inserire il cuore di tartara, richiudere ed immergere nella pastella al vino e friggere a 170°C. in olio di arachide profondo.

arancini friggono-002

Ingredienti per la pastella al vino:

  • 100 g. di farina 00,
  • 100 g. di vino rosso,
  • 3 albumi (60 g.) montati a neve fermissima.

collage pastella al vino-001

Come fare la pastella al vino rosso:

beh, come immaginerete nulla di più semplice, si setaccia la farina e la si amalgama al vino rosso, si montano gli albumi a neve fermissima e si aggiungono al composto.

Completiamo il piatto mettendo sul fondo la zuppa di vino e patate e, dopo 1 minuto di raccoglimento, assaggiamo…

arancino riso interno-003

Forse le foto non rendono merito alla ricetta ma, credetemi, provate, con questa pastella potete impastellare quello che vi piace, verdure, pesce e quant’altro, bocca desidera.

Per oggi è tutto, vi auguro una splendida giornata, qui il sole si è fatto coraggio ed ogni tanto appare.


Polpettine di melanzane con cuore di Parmigiana, zuppa di burrata e bucce di melanzana in agrodolce: entriamo nelle pieghe delle ricette.

Polpetta di melanzane  ec di parmigiana-001

Mi rendo conto che i miei post sono troppo lunghi da leggere per chi passa di qua per un saluto o per la ricetta, ma a me piace così, non riesco a fare diversamente ( se vi incuriosisce la polpettina della foto, tralasciate questa introduzione).

In fondo questo non è semplicemente il “mio ricettario”, non ne ho bisogno, anche perchè, raramente rifaccio due volte la stessa ricetta o, se la rifaccio, la modifico ancora.

Per me la cucina è una passione (se non si fosse capito… ), un hobby, come il ricamo, l’uncinetto, il lavoro a maglia, la pittura, il decoupage ecc. ecc., io dipingo piatti, utilizzo gli ingredienti come fossero colori o fili colorati.

Cucinare mi rilassa, mi appaga, mi da energia positiva, mentre cucino penso, mi piace l’approfondimento di una ricetta, un’amica mi definisce così: «quella  piena di curiosità che non si perde nulla nelle pieghe delle ricette», e questa definizione trovo mi calzi a pennello.

Raffaello, alla fine del corso mi ha chiesto come mai non sfrutto questa mia passione e magari renderla redditizia… Beh, la risposta, chi mi conosce o chi mi ha frequentata lo sa già, semplicemente perchè io non so relazionarmi con le persone, la gente ed io non ci piacciamo…

La sala dove si svolgono i corsi è uno dei pochi posti dove io non mi senta inadeguata e fuori posto, pur essendoci persone molto diverse e distanti da me sia per ceto sociale che per levatura culturale, su quello sgabello vicino al lavandino da dove mi è permesso fare domande, fotografare, assaggiare e toccare con mano gli ingredienti, io mi sento una principessa… Ormai è un dato di fatto, io sono così: Libera…

Ma ora ritorniamo in cucina e parliamo di polpette, di Signore polpette, le prime che sono state presentate al corso, delle splendide, succulente, goduriose perle di melanzane col cuore di parmigiana e, come se non bastasse, adagiate voluttuosamente su una zuppa di burrata e decorate da una brillante julienne di bucce di melanzane in agrodolce.

bucce dimelanzana caramellate1-001

Iniziamo proprio da queste, dalle bucce di melanzane in agrodolce, un modo raffinato ed elegante per utilizzare le bucce delle melanzane che solitamente scartiamo, anche se, ultimamente l’esigenza del «far di necessità virtù», ha avvicinato tutti alla cultura del “buttiamo via il meno possibile”.

Questa julienne di melanzane può essere conservata ed utilizzata per arricchire più prepaazioni, per decorare piatti semplici che acquisteranno immediatamente un tocco di classe.

Ingredienti per la cottura sottovuoto:

  • 100 g. di bucce crude di melanzane tagliate a julienne,
  • 1 cucchiaio raso di zucchero,
  • 2 cucchiai di aceto rosso (mantiene il colore delle bucce),
  • 1 pizzico di sale,
  • 50 g. di olio Extravergine di oliva.

Come fare la cottura sottovuoto:

unire gli ingredienti in un sacchetto da sottovuoto, sigillarlo e cuocere a vapore o in acqua, importante è mantenere la temperatura 92°C. per 30 minuti, fermare la cottura in acqua e ghiaccio.

Ingredienti per la cottura in pentola:

  • 200 g. di bucce crude di melanzane tagliate a julienne,
  • 300 g. di zucchero,
  • 200 g. di acqua,
  • 500 g. di aceto di vino rosso.

Come fare la cottura in pentola:

con l’acqua e zucchero preparare un caramello biondo, versare, lentamente, l’aceto CALDO, mescolare per amalgamare bene il composto e portare a bollore, unire le bucce, portare nuovamente a bollore, spegnere il fuoco e lasciar raffreddare le bucce nel liquido.

Raffaello ha dato anche questa dose per ottenere gli scalogni in agrodolce:

Ingredienti per 1 kilo di prodotto:

  • 600 g. di zucchero,
  • 400 g. di acqua,
  • 1 litro di aceto.

Come fare:

procedere come sopra (cottura in pentola), facendo bollire gli scalogni per 3 minuti, fatto.

parmigiana congelata per polpette-002

Ora prepariamo la parmigiana di melanzane dalla quale Raffaello ricava i cuoricini da inserire nelle polpettine.

Lui adopera uno stampo da plum cake in pirex, le melanzane non vengono fritte ma cotte al forno, gli strati vengono ripetuti per 2 volte, dopo cotta, la parmigiana viene messa nel congelatore, il risultato è una “placca” dalla quale si ricaveranno poi i cuori.

Preparazione delle melanzane:

tagliare le melanzane a fette di 5 mm., Raffaello consiglia, se le melanzane non sono freschissime, di salarle per togliere l’amaro,  mezz’ora basta, l’importante è, dopo,  risciacquarle bene e tamponarle con la carta assorbente.

Ungere una placca da forno, appoggiare le fette di melanzane, ungerle con un pennello e salarle, cuoere a 190°C. per 8/12 minuti, dipende dal vostro forno.

Ingredienti per la parmigiana light:

  • melanzane c.s.,
  • salsa di pomodoro (uno strato sottilissimo, va benissimo la salsa che fate di solito),
  • formaggio latteria, va benissimo anche il Pannarello, (evitare la mozzarella che renderebbe “gommosa” la preparazione),
  • Parmigiano Reggiano grattugiato.

Come fare la parmigiana light:

iniziare con uno strato sottile di salsa, melanzane, formaggio, salsa, melanzane, formaggio, cuocere in forno ventilato a 200° C. per 20 minuti (tempo consigliato da Raffaello per i forni di casa).

Sfornare, se avete la fortuna di possedere un abbattitore, inseriteci la parmigiana, altrimenti, dopo che la preparazione sarà fredda mettete in congelatore.

Al momento dell’utilizzo, tirate fuori la vostra parmigiana e dividetela in cubetti che inserirete congelati nelle polpette.

cuoricino parm per polpette-001

Ora passiamo alla preparazione delle polpette.

Ingredienti:

  • 400 g. di polpa di melanzana,
  • 1 uovo intero,
  • 1 tuorlo (l’albume per la panatura),
  • 100 g. di pane secco senza crosta,
  • 100 g. di Parmigiano o Grana o Sbrinz, o Montasio 10 mesi, l’importante che siano stagionati,
  • santoreggia,
  • timo,
  • sale,
  • pane grattugiato per la panatura,
  • olio di arachidi per la frittura.

composto polpettine melanzane1-002

Come fare:

otteniamo la polpa di melanzane: dopo averle pelate (la buccia adoperiamola c.s.), tagliarle a fette di 5 mm., buttarle in acqua bollente salata per 5 minuti, scolarle, farle raffreddare e strizzarle.

Unire la polpa agli altri ingredienti, mescolare, formare, col composto delle palline da 20 grammi, schiacciarle con il pollice, inserire il cuoricino di parmigiana, richiudere, arrotolare, passare nell’albume e nel pane grattugiato.

polpettine melanzane e parmigiana a friggere-001

Friggere le polpettine in profondo olio di arachidi, servirle su una zuppa di burrata preparata calcolando la metà di panna rispetto alla dose di burrata (il metodo per fare la fonduta), portare a 60°C. e frullare il tutto, fatto.

Servire la polpettina sulla zuppa di burrata e decorare con le bucce di melanzana in agrodolce e gustatevi l’estasi…

Polpetta di melanzane  ec di parmigiana interno-001

É una ricetta semplicissima, mi sono soffermata sui vari passaggi per dovere di precisione ma, alla fine, vi sarete accorti che tralasciando il cuore di parmigiana, la zuppa di burrata, le bucce in agrodolce, queste polpettine sono la cosa più semplice da fare.

Nelle cucine degli Amici di Godia, il riciclo non è contemplato, come non “dovrebbe” essere contemplato nei ristoranti con la erre maiuscola, ma a casina nostra si può e spesso si DEVE fare.

In fondo, le polpette nascono così, dalla necessità di assemblare degli “avanzi”, renderli belli, invitanti e riproporli ai familiari.

Buon proseguimento di giornata, noi ci rileggeremo venerdì.


Ferratelle verdi allo sclopit, crema di ricotta, trota affumicata e aglio orsino, finalmente.

Ferratelle slopit crema ricotta trota affumicaa aglio ursino2-002

Finalmente l’aglio orsino, erano 3 primavere che desideravo trovarlo, nei campi qua intorno non l’ho mai visto, o meglio, ho visto un fiore simile ma non è lui.

Ci voleva lo Chef stellato per realizzare questo mio piccolo/grande sogno, sabato, dopo il corso di cucina tenuto da Raffaello, l’uomo che sussurrava ai Cjarsôns, lo Chef stellato, in ciabatte, e accantoalcamino, in ballerine scamosciate, si sono diretti lungo una stradina costellata di pozzanghere verso il posticino segreto.

Aglio orsino-001

Dopo aver scorribandato per i campi alla scoperta di nuove erbe delle quali parlerò più in là, inzaccherati ma felici siamo ritornati, lo Chef nella Sua meravigliosa cucina ed io, prima a lavare la macchina e poi a casa a sistemare il raccolto.

Le ferratelle erano in programma da tempo, da quando 2 blogger mi avevano spedito i ferri, il ferratell-pensiero ricorreva con scadenza settimanale, ci voleva il contest di Ambra per farmi rompere gli indugi.

La ricetta me l’ha spedita Emanuela e la riporto paro paro compresa la mail di accompagnamento (in grassetto-corsivo verde le mie scelte).

Mi dispiace di non avere un passo-passo completo di inserimento “pizzetta” sul ferro ma, da sola, è complicato gestire macchina fotografica e ferro assieme.

Per quanto riguarda  le ferratelle… la ricetta base, che puoi moltiplicare all’infinito, è :

  • 1  uovo,
  • 50 ml. di olio (d’oliva o di semi…), ho messo l’extravergine,
  • farina qb (circa 80 g), ho messo 80 g. di Farina di Grano Saraceno (senza glutine),
  • 1/2 cucchiaino di sale,
  • 1 pizzichino- ino -ino di bicarbonato,
  • 30 g. di sclopit cotto e ben strizzato,
  • qualche piccolo bulbo di aglio orsino.
collage Ferratelle-001
Come fare (da mail):
(io ho frullato lo sclopit con un pò di olio e poi ho unito il resto)
mescoli tutto, scaldi bene il ferro e lo ungi con olio, ricavi delle “pizzette di pasta!” schiacciate e le poni al centro del ferro.

Ci puoi aggiungere, un paio di cucchiai di formaggio grattugiato, il rosmarino tritato, puoi utilizzare la farina che preferisci… insomma, spazio alla tua fantasia!

E’ preferibile secondo me, per le ferratelle salate, utilizzare il ferro che ti ha mandato Ileana, per ottenere delle ferratelle croccanti!

E questo è il mio risultato:

Ferratelle vassoio-001

Ferratelle cestino1-001

Ora l’accompagnamento, nelle mie ricette amo unire tradizioni e prodotti delle varie regioni d’Italia e non solo; questo, con la speranza di non offendere nessuno,  “intrufolarsi” nelle tradizioni trovo sia  segno di profondo rispetto e considerazione.

Ultimamente con internet e i vari libri, ci si può rendere conto dell’infinità di ricette esistenti al mondo, una interminabile carellata di fantasia, creatività, passione, amore per il cibo, ed ogni ricetta è conseguente ad un’altra, da idea nasce idea.

Come dice Raffaello un tempo non c’erano dosi e quantità, la cucina era assemblare ciò che si aveva a disposizione, esempio che calza a penello sono i Cjarsòns.

Amare il cibo e rispettarlo è sintomo di civiltà, siamo in un’epoca dove si tende a tralasciare il dettaglio, ma, se vogliamo rimanere “vivi”, è nella cura dei dettagli che dobbiamo concentrarci, rendere straordinaria la semplicità.

Ferratelle trota affumicata e fiore-001

Ed in questo mio viaggio per l’Italia (mi sento un pò la Bottura de noartri), mi sono fermata a Porcia, dove da anni la Famiglia Del Tedesco alleva la Trota Verace  ed è proprio la loro trota affumicata che entra nella crema di accompagnamento, assieme alla ricotta e l’aglio orsino.

L’ho chiamata crema perchè non saprei come definirla, mousse no, patè neanche, ho voluto lasciare “a vista” sia la trota che l’aglio orsino che la colorano e le regalano un pò di consistenza.

Era la mia prima volta con l’aglio orsino e non volevo fare errori, per questo ho chiesto consiglio a Raffaello che l’aglio orsino lo manipola quasi ogni giorno Agli Amici di Godia, quando è la stagione.

aglio ursino ad asciugare-001

Mi ha detto che, per le preparazioni a freddo, patè, creme, come in questo caso, salse, è sempre meglio dare al prodotto uno shock termico.

Dal momento che avrei adoperato la ricotta mi ha consigliato di riscaldare la panna fino ad una temperatura di 80°C., immergere una buona quantità di foglie di aglio orsino, mescolare velocemente, spegnere il fuoco e frullare.

Nel caso del pesto e/o salsa, scottare le foglie velocemente in acqua, scolare e frullarle con gli altri ingredienti.

Questo composto è perfetto, con una aggiunta di sale e buccia di limone, anche per condire una pasta o mantecare un risotto (n.d.r.), l’importante è dosare l’aglio orsino con cautela per non annullare il sapore degli altri ingredienti.

Ingredienti per la crema di ricotta, trota affumicata e aglio orsino (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • trota affumicata tagliata a pezzetti,
  • composto di panna e aglio orsino,
  • sale se necessario (la trota dà sapidità).
  • Lo Chef consiglia una piccola aggiunta di buccia di limone BIOLOGICO grattugiata.

Ferratelle slopit crema ricotta trota affumicaa aglio ursino pp-001

Come fare:

semplicemente frullare gli ingredienti.

Per oggi è tutto, con l’inaugurazione dei ferri e il ritrovamento dell’aglio orsino mi si è spalancata una porta su uno spazio infinito, ora non mi resta altro che attraversarla e lasciarmi andare…

Ferratelle piatto pesce cestino n

Con questa ricetta partecipo al  contest  di Ambra.

Il premio? Un week end da sogno al Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita gestito da Juri Chiotti dove rilassarsi, riempirsi gli occhi di paesaggi incantevoli e ritornare a casa con un piccolo bagaglio di esperienza in più, perchè avrete l’onore di entrare in cucina ed imparare qualche segreto, non tutti però…

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Tortino di Borragine, Formadi Frant, Aglio selvatico e la Fine del Mondo Storto…

tortino borragine rotondo1-001

Vita Grama.

I primi giorni senza le spinte dei combustibili sono tremendi. Nessuno sa ancora quel che avverrà. Altrimenti, di certo nessuno avrebbe definito quei primi giorni come i più duri della propria vita. Ma andiamo con ordine.

Nelle sere di cuccagna, quando c’erano i propulsori, la gente guardava la televisione. Adesso invece quella se ne sta spenta e silenziosa.

Ma non solo. Senza forza elettrica, niente luci, lampade, lampadine, fari, abat-jour. Muti anche gli aggeggi a motore. Sbattiuova, pelapatate, forni a microonde, aspirapolvere, scope elettriche, frullatori, tritacarne. Tutto fermo…

(Mauro Corona, la fine del mondo storto pag. 19).

Questa introduzione mi è nata spontanea ieri mattina (domenica) quando, alzatami prestissimo come sempre, mi sono messa a stirare in studio guardando la televisione.

Verso le 6 è mancata la corrente;  dopo aver fatto i dovuti controlli ho evinto che il problema era generale, beh, tornerà tra qualche minuto, invece no, la luce è ritornata alle 13 e 45…

C’erano dei cartelli sui pali della luce (1 palo) e, solitamente quando guido non guardo i pali della luce, a meno che non ci  cozzi contro…

Bene, scendo, mi faccio un bel caffè, preparo la moka giro la manopola del gas e schiaccio per accendere, niente, già, manca la corrente. Cerco i fiammiferi, per fortuna che ello, pur non fumando, ne ha una scorta.

Cosa posso fare? Troppo presto per telefonare a qualche amica e, se manca la corrente non funziona neanche il telefono… Vado in garage ad aspirare l’interno della macchina ma… manca la corrente, è vero, vorrà dire che farò le foto del tortino, sperando che non si scarichi la batteria troppo presto.

Insomma, mi sono accorta che davo per scontato ogni gesto e lo collegavo inevitabilmente alla tecnologia e ho ricordato i tempi che furono, quando «se meteva in smoio le strazze» (Si mettevano in ammollo i panni) per facilitare il loro lavaggio il giorno dopo, quando i piatti si lavavano rigorosamente a mano e le pentole si strofinavano con la «paieta de fero».

Parlo dei tempi in cui vivevo con la Signora Gisella e la casa si scaldava con lo sparghert e lo scaldabagno si accendeva il sabato sera per farsi il bagno la domenica mattina prima di mettersi il vestitino buono ed andare alla santa messa perchè si doveva andare a rinnovare e scambiare i pettegolezzi della settimana.

Gli altri giorni «se se lavava a tochi» (ci si lavava a pezzi).

mazzo erbe campo e spighe orzo n-001

Questa è la storia intorno che accompagna questa ricetta, mi sembra adatta dal momento che gli ingredienti sono prodotti che ci regala la natura ed il lavoro dell’uomo: borragine, aglio selvatico, il Formadi Frant un formaggio particolare che nasce dal dover far di necessità virtù di quel popolo straordinario che sono i Carnici.

Loro non avrebbero problemi e, se mancasse la corrente, saprebbero comunque come cavarsela:

In ginocchio.

… Intanto dalle città, uomini magri come fil di ferro continuano a muoversi verso le campagne e i monti in cerca di Contadini. Vogliono imparare da loro a coltivare la terra. Subito. I Contadini rimasti attendono di insegnare. Appena la terra diventerà tenera, e il gelo avrà aperto il pugno e mollato la presa, hanno intenzione di seminare. Dappertutto. Nelle periferie, ai confini delle città, ovunque c’è terreno a perdita d’occhio. Spazi abbandonati, incolti. Terreni che, ai tempi delle vacche grasse, sarebbero diventati selve di palazzi, condomini, banche, supermercati, discoteche. la fine del mondo li ha salvati, adesso i sopravvissuti intendono coltivarli. E di corsa, subito. la fame non aspetta e non dà requie. Occorre far presto…

(Mauro Corona, la fine del mondo storto pagg. 61/62).

tortino borragine rotondopp-001

Ingredienti per 5 tortini di 6 cm. di Ø (alla base):

(indico le dosi che ho adattato alla quantità di foglie di borragine che avevo, scorporandole dalle basi dei soliti tortini salati, per il mezzo uovo ho diviso a metà uno sbattuto, gli ingredienti in verde chiaro/corsivo sono per la cottura della borragine).

  • 130 g. di foglie di borragine,
  • 1 piccolo spicchio d’aglio vestito,
  • 1 cucchiaino d’olio EVO,
  • 1 puntina di sale,
  • 1 uovo e mezzo,
  • 2 cucchiai rasi di Formadi Frant grattugiato (il mio affinato con aglio ed erbe),
  • 30 g. di farina integrale,
  • 10 cl. di latte,
  • 15 g. di burro (per imburrare ge cocottine adopero la carta del burro alla maniera di Nigella),
  • sale,
  • pepe verde macinato,
  • fiori di borragine per decorare.

Ingredienti per il cuore di Formadi Frant:

  • 1 cucchiaio di Formadi Fant grattugiato,
  • 2 cucchiai di ricotta,
  • fili di aglio selvatico tagliati con le forbici.

Ingredienti per la besciamella di accompagnamento:

(in questo caso non ho pesato nulla ma ho fatto ad occhio)

  • il liquido di cottura aromatizzato all’aglio delle foglie di borragine,
  • fecola di patate,
  • un cucchiaino di borragine prelevata da quella per l’impasto,
  • 1 cucchiaio di panna fresca,
  • sale*

*se adoperate il Formadi Frant attenzione a dosare il sale perchè è un formaggio sapido e piccante, non esagerate perchè tenderebbe a sovrastare i sapori mentre deve semplicemente esserne complementare.

Come fare la besciamella di accompagnamento:

sciogliere la fecola, pochissima alla volta nel liquido di cottura della borragine,  far addensare a fuoco bassissimo, unire la panna fesca, se dovesse risultare troppo denso aggiungere latte, completare la besciamella con la borragine frullata.

collage tortini borragine n rid

Come fare il ripieno:

mescolare la ricotta col Formadi Frant e lavorare per amalgamare, unire l’aglio selvatico, formare delle palline (le mie pesavano 7 g., ne vedete 6 (1 per l’assaggio di ello) e riporle in frigorifero.

Come fare i tortini:

dopo aver lavato le foglie di borragine, metterle in un tegame dove avremo messo l’aglio vestito assieme all’olio per insaporire, salare q.b., abbassare il fuoco, coprire e far appassire, togliere l’aglio.

Scaldare il latte con il burro per farlo sciogliere a fuoco bassissimo, nel frattempo, in una terrina sbattere l’uovo e mezzo ed aggiungere un pò alla volta la farina, setacciandola.

Preriscaldare il forno a 210°C.

Scolare bene la borragine schiacciandola in un colino per conservare il liquido con il quale prepareremo la besciamella e metterla nel minipimer aggiungendo un pò alla volta il composto di latte e burro.

Imburrare le cocottine e versare il composto a 3/4, inserire in ogni cocottina una pallina di formaggio ed infornare per 20 minuti.

Sfornare, far intiepidire e sfornarli aiutandosi con una spatolina, versare sul fondo del piatto la besciamella, appoggiare il tortino e decorare con fiori di borragine e fili di aglio selvatico.

tortino borragine rotondo interno-002

Con questa ricetta partecipo al  contest  di Ambra.

Se volete trascorrere un week end, full immersion con erbe spontanee sia fuori che nella cucina del Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita gestito da Juri Chiotti , prendete un cesto e correte a riempirlo di erbe e fiori e cucinate.

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Torta salata agli asparagi, semplice e versatile, senza limiti.

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Ho deciso di scorporare le ricette doppie dai post e, dal momento che gli asparagi sono di stagione, inizio da questa torta salata, versatile perchè può diventare senza glutine sostituendo la sfoglia (ce ne sono in commercio di affidabili e buone), sostituendo panna e burro (quest’ultimo si può omettere) con quelli di soia o di riso diventa perfetta per gli intolleranti al lattosio.

Ma non dico nulla di nuovo, si sa che le torte salate sono le amiche di chi sa cucinare, di chi non lo sa, di chi ha tempo e di chi non ne ha, insomma,  un fazzoletto di pasta sfoglia può accogliere un mondo.

Torta salata asparagi sfornata-001

Ingredienti per una tortiera apribile da 24 cm.:

  • una confezione di pasta sfoglia pronta o fatta da voi,
  • asparagi a scelta, verdi, bianchi o misti,
  • 2 uova,
  • 150 di panna,
  • prosciutto cotto a piacere, (in un’altra ho usato soltanto taleggio),
  • una noce di burro,
  • sale,
  • pepe verde.

collage torta salata asparagi-001

Come fare:

eliminare la parte coriacea degli asparagi, mettere da parte le punte e tagliare i gambi a pezzi non troppo piccoli che cuoceremo a vapore lasciandoli al dente.

Sciogliere il burro in una padella e far insaporire gli asparagi, salare, pepare e toglierli dal fuoco.

Nella terrina sbattere leggermente con la forchetta le uova con la panna, il sale ed il pepe.

Stendere la sfoglia nella teglia, bucherellare il fondo (senza andare oltre), disporre gli asparagi mescolati al prosciutto cotto, distribuire il composto di uova, ripiegare la pasta e decorare con le punte di asparago.

Infornare a 200°C. per 35/40 minuti fino a doratura.

torta salata asparagi fetta1-001

Buon maggio a tutti.


Torta Salata con Acetosa e Cipolla.

torta salata acetosa pronta n-002

Il mio approccio con le erbe è lo stesso che ho con i funghi, non avendo fatto corsi né per le une né per gli altri, preferisco andar per gradi ed aggiungere ogni anno un’erba o un fungo diversi.

L’acetosa l’ho conosciuta l’anno scorso e da quel giorno la curiosità di saperne di più mi è rimasta appiccicata addosso, ora, l’averla trovata nei campi vicino casa mi ha rinnovato la voglia di iniziare a sperimentare ricette con lei.

Questa ricetta, l’ho trovata su uno dei due piccoli libricini che mi erano stati regalati: l’erbario in tavola. Li ho trovati anche in rete,la prima parte ad un prezzo irrisorio mentre la seconda, a mio parere, ad un prezzo ingiustificato.

C’è anche in rete, un copia-incolla  ma a me piace provarle le ricette, specie quelle con le erbe che solitamente vedo nei campi ma che non immaginerei mai di poter portare in tavola per mangiarle.

In cucina mi piace essere affidabile, provare, modificare a piacere mio, condividere e spiegare, mi è già capitato che mi domandassero: che sapore ha? E voglio poter rispondere.

In questo caso rispondo prima, questa è una tortina dal sapore particolare, l’erba acetosa, lo dice anche il nome, è aspra e richiede la vicinanza di ingredienti che l’addolciscano un pò, quindi, non fatevi spaventare dalla presenza dello zucchero di canna è, per questa torta, il marito perfetto.

Acetosa foglia-001n

Il suo nome latino è Rumex acetosa, Rumex significa Lancia ed è proprio ad una lancia che assomigliano le foglie; questo vi aiuterà a riconoscerla e non confonderla, nel dubbio assaggiatela ed il suo sapore di aceto vi confermerà che state raccogliendo l’erba giusta.

In Lombardia la chiamano Erba Brusca e nel Milanese le fu dedicata anche una canzone..

L’Acetosa vanta una lunga storia, dal libricino: gli Egizi la raccoglievano in abbondanza e la servivano a fine pasto, come digestivo, persino alla mensa dei Faraoni; anche i Romani ne fecero molto uso, sia in cucina che come medicinale e la si ritrova menzionata da molti autori, fra i quali non manca Virgilio.

Nel Medioevo la si coglieva tenera per farne minestre e salse e per aggiungerla alle insalate, sottolineandone anche il valore medicinale, come in questo passo dei Consulti medici del Cocchi:

“Sia il pranzo consistente in minestra brodosa molto, di carne con pane e paste, e bollitura di lattuga o d’acetosa”

In alcune Regioni dell’Inghilterra veniva usata per sostituire le mele in torte e pasticcini nel periodo «vacante», quando cioè le ultime mele conservate durante l’inverno erano finite ma non era ancora spuntata l’uva spina.

Sul libricino ho trovato anche questa chicca:

Il Cuoco Piemontese, pubblicazione del 1766, riporta questa  Salsa verde all’Acetosa:

“Pestate un pugillo di acetosa in un mortaio, spremetene il sugo, indi passatelo allo staccio; mettetevi dentro del buon butirro maneggiato con farina, sale e pepe grosso, fate legare la salsa sul fuoco e servitene tanto di grasso come di magro”

Assai simile a questa preparazione è un’antica salsa lombarda: quella detta all’ erba brusca.

Ora andiamo in cucina, è da pochissimo che mi sono avvicinata alla pasta brisè ed ho notato che l’aggiunta di farina di tapioca rende l’impasto vellutato e setoso, quindi continuo così.

torta salata acetosa alto n-001

Ingredienti per una teglia da 24 cm.:

Per la Pasta Brisè, mia versione:

  • 150 g. di  farina 00,
  • 70 g. di farina di tapioca,
  • 100 g. di burro freddo tagliato a cubetti (per gli intolleranti al lattosio usare il burro di soia),
  • 1 tuorlo,
  • brodo vegetale freddissimo (al posto dell’acqua),
  • 1 pizzico di sale affumicato.

Ingredienti per il ripieno:

  • 500 g. di foglie di acetosa (io non l’ho pesata ma ne avevo un bel cesto pieno),
  • 2 grandi cipolle (rosse),
  • 2 cucchiai di zucchero di canna,
  • olio EVO,
  • 1 dl di panna liquida (per gli intoleranti al lattosio adoperare quella di soia o riso),
  • sale affumicato,
  • spalla cotta a pezzetti (facoltativa).

Collage torta acetosa-001n

Come ho fatto la brisè:

ho messo nel robot da cucina (con le lame da impasto in plastica) le 2 farine ed il sale, ho miscelato ed ho aggiunto il burro freddo tagliato a cubetti piccoli.

Ho azionato il robot ad intermittenza fino ad ottenere un composto sbriciolato, ho unito il tuorlo, ho riazionato ed ho aggiunto man mano il brodo vegetale necessario ad ottenere un bel composto vellutato ed omogeneo.

Ho formato una palla e l’ho avvolta nella pellicola, ho riposto in frigorifero per alcune ore.

cipolle affettate n -001

Come ho preparato il ripieno:

ho affettato sottilmente le cipolle, le ho messe in una padella con l’olio e lo zucchero, ho mescolato bene e le ho coperte, a filo, con dell’ acqua e le ho cotte fino a farle diventare trasparenti, se necessario aggiungere acqua bollente.

Appena pronte le ho scolate ed ho messo nella stessa padella l’acetosa ed il sale affumicato, ho coperto e l’ho fatta cuocere nella sua acqua di vegetazione.

Ho scoperto, alzato la fiamma e fatto asciugare il composto, ho tritato finemente ed aggiunto la spalla cotta.

Ho preriscaldato il forno a 180° C.

Ho steso la pasta ed ho foderato la teglia, ne ho bucherellato il fondo ed ho infornato fino a doratura.

Ho sfornato, ho fatto un primo strato con le cipolle, un secondo con l’acetosa, ho versato la panna, ho coperto con la stagnola ed ho infornato abbassando la temperatura a 180° C., per 20 minuti, ho tolto la stagnola ed ho continuato la cottura per altri 15 minuti

la ricetta originale prevede una gratatina di noce moscata sulla panna ma non la ritengo necessaria.

Varianti: si può aggiungere del formaggio a scelta nel composto di acetosa o mettere un tuorlo e parmigiano nel composto di panna, per attenuare il sapore dell’acetosa si possono aggiungere delle patate bollite schiacciate ecc. fate come vi piace.

Torta salata acetosa fetta-002n

Buona domenica, alla prossima ricetta.


Sformatino di Patate con Fave e Alpentilsiter e addio Mister Krups…

Robot da cucina

Foto dal web

Ti avevo scelto tra molti, quasi 30 anni fa, insieme abbiamo montato albumi, panna, abbiamo fatto la maionese, salse, impasti, abbiamo tritato frutta secca, per non parlare delle Fave Triestine o i Biscottini di Nigella.

Ogni tanto provavamo a fare qualche ricetta del suo ricettario: la torta di rabarbaro, le cialde ecc.

Eri sempre pronto a darmi una mano, mi hai seguita in tutti i miei spostamenti e con l’età ti eri un pò acciaccato, cadi oggi, cadi domani, il coperchio ne aveva sofferto ma non ti sei mai fermato, fino a l’altra sera quando io, imprudente perchè, pur sapendo che il coperchio andava tenuto,  mi sono distratta e così, il pezzetto di Sbrinz ha fatto leva e si è rotto il perno che supportava le lame.

A nulla sono valse le corse da una parte all’altra della città per rianimarti: non c’è più nulla da fare, la risposta, ma il motore funziona dico io scoraggiata… Si, ma non si trovano più i ricambi, sa, dopo trent’anni.

Addio Miser Krups, ello ha voluto che ti sostituissi subito, mi ha vista triste e malinconica, tu lo sai che con te se ne va un altro pezzo della mia vita, 30 anni non sono mica uno scherzo.

Quando ti ho visto in negozio mi avevano detto: è il modello base, non ha questo, non ha quello ma io ormai mi ero innamorata e volevo solo te, senza altri accessori: spremiagrumi, bicchiere per i frullati ecc.

Mister Kenwood li ha tutti, comprese le fruste elettriche, utili se devo fare un Pan di Spagna che richiede una lunga lavorazione delle uova, ma avrà la costanza e pazienza di stare con me altri 30 anni?

Oggi gli elettrodomestici vengono costruiti con altri criteri, pensa se durassero tutti 30 anni, le fabbriche non produrrebbero e i negozi chiuderebbero.

Fra 30 anni avrò quasi 90 anni e chissà se ci sarò ancora e se avrò la capacità e lucidità di adoperare un robot da cucina, staremo a vedere.

Addio Mister Krups ♥

Ecco, se nell’Universo del web ci fosse ancora qualcuno che pensi io sia “normale”, beh, ora potrà ricredersi.

Sformatino di patate, fave e alpentiltiser-001n

Ora la ricetta di Pasqua, ancora uno sformatino, il procedimento è lo stesso dello sformatino precedente con la variante della purea di fave abbinata al formaggio Alpentilsiter che ho scelto al posto del pecorino che andrebbe, per tradizione, abbinato alle fave.

Come saprete, dal contest dei Formaggi della Svizzera, non mi è rimasta soltanto la “delusione” di non essere andata a Roma per la mia scarsa autostima, ma mi sono rimasti ancora i formaggi che mi sono stati spediti gentilmente  dal Consorzio.

Avevo ancora un pezzetto di questo formaggio che, per sapore e consistenza si sposa bene con le fave e non fa rimpiangere il suo “legittimo sposo” che è il pecorino.

Da noi le fave sono arrivate da poco, non fanno parte della nostra cultura gastronomica anche perchè qui il clima è diverso e la riuscita della sua  coltivazione improbabile.

Lo dico con cognizione di causa perchè ho tentato varie volte, nell’orto dello zio, di seminarle ma l’umidità dell’atmosfera e del terreno hanno favorito la comparsa di parassiti (pidocchi) vanificando i miei vari tentativi

A me piace spaziare in lungo ed in largo, variando, rivisitando, facendo prove ed esperimenti, non lo trovo “dissacrante” nei confronti della tradizione, anzi, lo trovo rispettoso ed attento.

Spesso i puristi storcono il naso nel vedere stravolgere o modificare qualche ricetta della tradizione (vedi orecchiette e formaggio) ma io sono favorevole se si specifica che la ricetta è di fantasia e non vanta alcun diritto d’autore, questo per dovere di cronaca.

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Aglio selvatico

Ingredienti per 2 sformatini (alcune dosi non sono indicate perchè vanno dosate al momento):

  • 2 patate medie,
  • le fave ricavate da 500 g. di bacelli freschi,
  • qualche filo di aglio selvatico (raccolto nei campi),
  • olio evo,
  • 50 g. di Alpentiltiser grattugiato finemente,
  • crema di latte,
  • sale,
  • pepe verde,
  • burro per ungere gli stampini,
  • 1 uovo sodo per la decorazione più 4 fave.

collage sformatino patate fave-001

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

sbucciare le patate, lavarle e, con la lama apposita del robot, quella con lo spessore più sottile, tagliarle a fettine.

Sbollentarle per qualche minuto, NON SALARE L’ACQUA sennò si “spatasciano”, devono semplicemente diventare elastiche.

Scolarle ed immergerle in acqua fredda, scolarle nuovamente ed asciugarle bene, farle riposare qualche ora.

Sgranare le fave e metterle in un padella con l’olio evo e l’aglio selvatico, rosolare qualche minuto ed aggiungere qualche cucchiaio di brodo vegetale, riprendere i bollore, coprire e continuare la cottura fino ad ammorbidirle.

Frullare grossolanamente col Minipimer ed unire il formaggio grattugiato finemente e, solo ora, aggiustare di sale.

Mettere un cerchio di carta forno sulla base delle coccottine ed imburrare bene le pareti, foderarle con le fette di patate, iniziare con uno strato di purea di fave e formaggio ed alternare patate e purea di fave fino ad esaurimento.

Essendo la purea piuttosto consistente, dopo ogni strato aggiungo la crema di latte e sopra il pepe.

Prima di richiudere con le patate versare ancora un po’ di miscela di crema di latte, coprire con un foglio di stagnola ed infornare per 1 ora.

Eliminare la stagnola e continuare la cottura per altri 20/30 minuti, far raffreddare qualche minuto prima di sformarli.

Decorare a piacere, se vi va, con una fondutina leggera, io ho optato per una mimosa d’uovo, fatta con l’uovo  sodo passato al setaccio e qualche fava come fossero ovetti.

Sformatino patate fave interno-001

E con questa semplice ricetta mi congedo da voi augurandovi Buona Pasqua.


La leggenda del Lago di Cavazzo e Sformatino di Patate, Porro e Alpentilsiter: antipasto della domenica.

Sformato patate porro e Alpen...-001

Tempo fa avevo pubblicato la leggenda dell’Amariana, oggi vi racconto quella del Lago di Cavazzo che sta proprio sotto il Monte Amariana e il Monte San Simeone, sembra messo lì apposta per dissetare la bella Amariana e l’Orcolat.

Come per tutte le favole o leggende la morale è sempre la stessa, non fare mai del male, perchè prima o poi ti arriva “la bolletta”

Lago di Cavazzo

Il Lago di Cavazzo (Foto dal Web)

Una volta, tanti anni fa, quando il lago di Cavazzo non esisteva, il Signore e San Pietro si trovavano a passare da quelle parti.

Era una calda giornata di piena estate e si sa, cammina cammina, in mezzo a sassi e ai rovi, ai due viandanti era venuta una gran sete.

Allora il Signore si rivolse a San Pietro: “Guarda là, si intravede un casolare, vai a chiedere se ci danno un po’ d’acqua”.

Dall’umile casa si affacciò una vecchia dal volto arcigno, che apostrofò in malo modo San Pietro: “La fonte è lontana, in casa non ho acqua a sufficienza da dispensare a forestieri e pellegrini”. E gli sbattè in faccia il pesante portone.

Costernato, San Pietro ritornò brontolando verso il Signore e gli raccontò l’accaduto.

“Suvvia, Pietro, non ti arrabbiare, guardà là, oltre il cespuglio, c’è un altro fienile. Vai e prova a chiedere a quei contadini, forse avremo più fortuna”

Gesù confidava sempre nel buon cuore degli uomini, ma il suo apostolo ricevette un altro sonoro rifiuto, perciò ritornò sui suoi passi sempre più sconsolato mostrando al Signore le mani vuote e la gola ormai arsa dalla sete.

I due viandanti non si dettero per vinti e bussarono in un’altra casa e in un’altra ancora, ma dagli abitanti di Cavazzo non ricevettero né acqua né ospitalità.

Mancava un’ultima dimora, l’ultima veramente, molto povera, posta alla fine del paese.

Senza più speranza, sfiniti ed assetati, i due pellegrini, con la poca forza che era loro rimasta, bussarono anche in quella casa derelitta.

L’uscio si aprì ed una vecchia gentile li accolse con un sorriso e dette loro tutta l’acqua che chiesero e li invitò pure a fermarsi per la notte, visto che ormai le ombre lunghe del crepuscolo stavano scendendo sulla valle.

Ancora increduli, il Signore e San Pietro ringraziarono commossi.

“Buona donna, non sappiamo come ricambiare la vostra ospitalità, ma non ci scorderemo di voi, potete starne certa; ora dobbiamo riprendere il cammino, il nostro viaggio è ancora molto, molto lungo” dissero infine il Signore e San Pietro, salutandola con profonda gratitudine.

Una volta arrivato in paradiso, il Signore decise di premiare quella benefattrice che li aveva ristorati con tanta premura, mentre per gli altri paesani inospitali bisognava pensare ad una punizione.

“Già, una punizione” andava riflettendo meditabondo il Signore.

“E che sia esemplare!” esclamò alla fine.

Chiamò a se gli angeli del cielo e chiese loro di trasferire la casa della buona donna sopra il paese, osservò che il trasporto fosse completato, poi prese un gran mestolo, ma grande, molto grande, lo riempì d’acqua e lo versò sulla valle dicendo ai suoi abitanti: “Non avevate acqua a sufficienza? Ecco, ora vi accontento, non lamentatevi più!”.

Fu così che nacque il Lago di Cavazzo!

Tutti perirono sotto quel gran diluvio, tutti, eccetto la vecchina generosa che si salvò grazie all’intervento divino e visse ancora tanti, tanti anni nella sua casa in cima al monte e, quando morì, in ricordo e venerazione per quel miracolo ad opera del Signore, fu costruita sul luogo una chiesa dedicata a San Simeone (La buona vecchina era stata spostata proprio sul Monte San Simeone n.d.r.).

Ancora oggi si racconta che durante la notte in cui ricorre la festa dei morti si intravede, su quelle pendici, inerpicarsi una lunga processione di defunti con la candela in mano.

Gli anziani dicono che chi non va a San Simeone da vivo, deve andarci per forza da morto.

Proverbio che sta a ricordare l’antica sacralità del luogo e l’ospitalità premiata.

(Dal libro di Raffaela Cargnelutti: Fiabe e Leggende della Carnia)

Ora la ricetta, io a Pasqua sarò alle Terme, in Austria e quindi la mia trasgressione culinaria sarà doppio tour attorno al buffet delle insalate, tra daikon, germogli e kartoffelsalat.

Quindi, oltre alla certezza che il mio agnellino rimarrà beato sotto la mammella della mamma a ciucciare, la mia Pasqua sarà all’insegna del relax, la cura del corpo e dello spirito e, con questo nuovo, speciale Papa mi sa che mi intrufolerò anche in qualche chiesetta sperduta a pregare, pregherò per me, per quei 4 gatti che mi vogliono bene e per tutti gli animali del mondo che occupano una bella porzione del mio cuore.

Nei prossimi giorni pubblicherò una proposta Pasquale, ispirata da questo sformatino che consiglio a tutti per la versabilità, sia per utilizzo di ingredienti che per le presentazioni.

collage sformatino Alpentilsiter n-001

Ingredienti per 2 sformatini (alcune dosi non sono indicate perchè vanno dosate al momento):

  • 2 patate medie,
  • 1 porro,
  • 50 g. di Alpentiltiser grattugiato finemente,
  • crema di latte e latte,
  • sale,
  • pepe,
  • burro per ungere gli stampini,
  • panna acida e foglia di porro sbollentata per decorare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

sbucciare le patate, lavarle e, con la lama apposita del robot, quella con lo spessore più sottile, tagliarle a fettine.

Sbollentarle per qualche minuto, NON SALARE L’ACQUA sennò si “spatasciano”, devono semplicemente diventare elastiche.

Scolarle ed immergerle in acqua fredda, scolarle nuovamente ed asciugarle bene, farle riposare qualche ora.

Tagliare i porri a rondelle sottili e brasarli fino a farli appassire, intiepidire ed unire il formaggio grattugiato finemente, pepare e, soo ora aggiustare di sale.

Mettere un cerchio di carta forno sulla base delle coccottine ed imburrare bene le pareti, foderarle con le fette di patate,
iniziare con uno strato di porri e formaggio ed alternare patate, porro fino ad esaurimento, io, dopo ogni strato di porro, aggiungo la miscela di crema di latte.

Prima di richiudere con le patate versare ancora un po’ di miscela di crema di latte, coprire con un foglio di stagnola ed infornare per 1 ora.

Eliminare la stagnola e continuare la cottura per altri 20/30 minuti, far raffreddare qualche minuto prima di sformarli.

Decorare a piacere, se vi va, con una fondutina leggera, io ho optato per un cucchiaino di panna acida e una foglia di porro sbollentata usata come sciarpa.. col freddo che fa oggi.

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Buona domenica a voi ♥


Alici marinate al limone perchè oggi è venerdì e venerdì pesce!

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Pur essendo donna di mare non mi piace il pesce azzurro, lo scrivo ogni volta ma è così, purtroppo, perchè il pesce azzurro fa bene.Un tempo aveva anche il pregio di costare poco, ricordo ancora le 5o lire di sardoni per i randagini che comperavo al ritorno da scuola, erano le 50 lire che mi dava la Signora Gisella  per la merenda:  20 una rosetta di pane + 30 una vaschettina di nutella= 50 lire (sarebbero 3 centesimi di €uro), un giorno si e uno no devolvevo i soldini per i mici che mi sentivano arrivare nel cortile ed era una festa, già, ho sempre avuto un rapporto speciale con gli animali, gatti in primis ♥

Nei fumetti era un classico il gatto spelacchiato con la lisca in bocca no?

Torniamo a noi, questa è l’unica maniera in cui mangio le alici, le mangio al ristorante o, raramente, le compero pronte.

Non le ho mai preparate e questa ricetta con foto mi è stata gentilmente offerta da gustissimo un portale di cucina, un ricettario on line, ce ne sono molti ma non tutti sono affidabili.

Spesso ho replicato qualche ricetta e spesso sono rimasta delusa;  non c’è modo di comunicare, né di protestare perchè manca un ingrediente o è errato qualche passaggio nel procedimento.

Certo, capita anche a me di andare in cerca di qualche ricetta nel web, per le ricette classiche bisogna avere una base dalla quale partire per poi rivisitare.

Questo è il terzo anno che ricevo a casa la rivista Sale&Pepe e devo dire grazie proprio a Gustissimo che mi ha anche concesso la riproduzione di questa ricetta per cui, quest’anno, un post di ringraziamento ci sta tutto.

Ingredienti per 4 persone:

  • 600 g. di alici,
  • 4 Limoni,
  • aglio,
  • prezzemolo,
  • olio extravergine d’oliva,
  • peperoncino (facoltativo ma consigliato).

Come fare:

pulire le acciughe eliminando testa, coda e lisca, sciacquarle bene e appoggiarle su un tagliere inclinato per farle sgocciolare, asciugarle con un panno per far assorbire anche l’acqua residua.

Spremere i quattro limoni e versare una parte di succo in una pirofila, poi adagiare un primo strato di alici, ripetere l’operazione fino ad esaurimento delle alici facendo attenzione a che il succo le ricopra bene.

Farle marinare in frigorifero per almeno 6 ore, trascorso questo tempo scolare il succo di limone e condire le alici con aglio, olio e prezzemolo.

Accorgimenti:

ricordarsi di pulire le alici appena acquistate e di asciugarle bene sia dall’acqua dopo averle pulite, sia dal succo di limone dopo il riposo in frigorifero.

Idee e varianti:

si può  aggiungere al condimento delle alici marinate al limone anche un peperoncino piccante per dare un tocco di sapore in più a questo piatto fresco.

Vi auguro uno splendido fine settimana.


Coupelle ai semi di papavero con Mousse di Salmone e il Silenzio del Capodanno.

Coupelle ai semi di papavero con mousse di salmone1n-001

Una Baita in montagna con la neve che fa capolino dalla finestra, un camino acceso,  2 persone e una meravigliosa gattina bianca che si distingue nella neve per il colore dei suoi occhi (Perla).

Potrei scrivere giorni e giorni sul capodanno, cambierebbero gli scenari ma non i protagonisti, gli occhi di Perla si distinguerebbero anche sulla candida sabbia di una spiaggia, penso a Saleccia dove ho avuto la fortuna di andare in barca a vela anni fa e non sarei mai più venuta via:

Saleccia

Foto dal web.

Oppure mi viene in mente la spiaggia dell’Alberese nel parco dell’Uccellina in Toscana, scenario di una bella storia d’amore:

spiaggia_alberese

Foto dal web.

Amo svegliarmi all’alba e coricarmi presto, la mia indole primitiva e selvaggia mi porta a seguire i ritmi del sole, è la luce la mia linfa vitale, della notte amo il silenzio e, purtroppo, per molti  il capodanno è confusione, chiasso, sguaiatezza, bere inconsapevole, spaventare gli animali con quegli inutili e stolti aggeggi che chiamano botti.

A me piacciono quei bastoncini scintillanti che hanno il suono dell’effervescenza, che non fanno male a nessuno e fanno tanta festa, ecco, per me, a mezzanotte (se ci arrivo) è il massimo: un bastoncino scintillante, un brindisi e la consapevolezza che inizia un nuovo anno, un modo per ricominciare, per cambiare, per migliorare.

Ogni primo dell’anno si inizia una dieta, si smette di fare questo o quello; io, nel 1986 alle 19 del 31 dicembre ho fumato la mia ultima sigaretta, già, perchè io fumavo.

Beh, non “tiravo a petto”, però accendevo la sigaretta e facevo fumo, mi toglieva dall’imbarazzo di dove tenere le mani, mi dava un tono.

Ricordo che lo stesso anno, in settembre, vinsi la prima gara in MTB (bici da montagna), appena arrivata mi sedetti sull’erba (ero a Basovizza dove c’è la Foiba) e ho acceso una sigaretta… che grulla.

Da quel 31 dicembre non ho mai più fumato.

Probabilmente la mia idea di capodanno dipende anche dal fatto che non ho avuto una famiglia e non ho, quindi, memoria di feste, di casa invasa dai parenti o amici; anche ora, che una famiglia ce l’ho, la casa si riempie solo a Natale, siamo in 5, come i confetti di nozze.

Mentre sto scrivendo mi ritornano alla mente i miei capodanni, uno a Perteole che, a quei tempi, era il massimo, i triestini partivano a gruppi in macchina, allora si chiamavano “Compagnie”, per raggiungere la sciccosa discoteca nel paese della bassa friulana, il titolare era un famoso e facoltoso imprenditore della sedia di Manzano, accanto a lui sempre splendide donne che lo superavano di almeno 2 spanne in altezza…

Ricordo un cenone deludente, porzioni scarsissime, fredde e sotto ogni aspettativa vista la fama, in conclusione abbiamo patito la fame.

Poi ne ricordo uno con ello, in Croazia, pensate che sono riuscita persino a fargli ballare un valzer, lì non abbiamo patito la fame ma… A proposito di fame, dopo tante chiacchiere, è arrivata l’ora della ricetta che, come la foto, risale al 2009.

Coupelle ai semi di papavero con mousse di salmonenpr-001

L’idea delle coupelle me l’aveva data una conoscente di forum, l’aveva fatta in versione dolce, io l’ho trasformata in salata aggiungendo i semi di papavero che adoro.

Le ho riempite con una mousse al salmone alla quale mi ero ispirata da una ricetta di Solema, la sua mousse originale con l’aringa l’avevo preparata seguendo dosi e ingredienti suoi poi l’ho rivisitata col salmone affumicato.

Ingredienti per le coupelle:

  • 50 g.  di farina 00,
  • 50 g. di burro chiarificato,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero macinati,
  • 1 albume,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro per la carta forno.

Come fare le coupelle:

preriscaldare il forno a 220°C., sciogliere il burro, sbattere leggermente l’albume e formare una pastella con tutti gli ingredienti.

Foderare una teglia con carta forno, ungerla con il burro e versare un pò del composto, col dorso di un cucchiaio livellarlo formando dei cerchi sottili, il diametro decidetelo voi a seconda della grandezza desiderata (si possono ottenere anche dei finger food).

Cuocere per pochi minuti, controllando che si cuociano ma non induriscano, sfornare le coupelle, appoggiarle sul rovescio di una coppetta a vostra scelta e farle raffreddare.

Ingredienti per la mousse di salmone:

  • 100 g. di salmone affumicato,
  • 1 piccola patata lessa schiacciata,
  • 1/2 robiola (di quelle piccole),
  • 2 cucchiai di ricotta,
  • 1 cucchiaio di panna acida,
  • bacche di pepe rosa (in salamoia),
  • scorza di limone grattugiata,
  • prezzemolo,
  • pomodori datterini per decorare.

Come fare:

io ho messo nel robot da cucina il salmone, la patata lessa e le bacche di pepe rosa e ho azionato ad intermittenza ottenendo una consistenza rustica, poi ho aggiunto i formaggi che ho lavorato a parte con una spatola, non li ho messi nel robot per non rendere la mousse troppo liquida.

Ho tritato qualche fogliolina di prezzemolo e, sempre alla fine ho aggiunto qualche pezzettino di pomodoro datterino per dare colore qua e là.

Ho riposto in frigorifero per qualche ora e ho servito la mousse nelle coupelle, decorare a piacere.

Panettone Scarello Albicocche Picolit nastro nuovo corn-001

Ora vi presento un panettone speciale, come speciale è lo chef che l’ha ideato, studiato,  preparato e perfezionato.

Per la cottura si è rivolto a un amico che ha un rinomato forno e che voleva convincerlo che il panettone era perfetto così, di non rifarlo ma, si sa, gli chef stellati sono cocciuti e perfezionisti..Sennò che chef stellati sarebbero?

É un panettone da capodanno perchè Emanuele Scarello, per seguire i rinfreschi del lievito madre ha fatto le ore piccole nella sua cucina, come diciamo a trieste: el ga fato notolada… Il risultato? Eccolo qui sotto, un panettone al Picolit e albicocche, ce n’è ancora uno ma quello lo tengo tutto per me, quello me lo mangerò tutto da sola (l’ho nascosto dalle grinfie di ello ) sssssttttt) il gusto? Dovete attendere il nuovo anno…

Ne ha prodotti 80, dagli Amici per gli Amici, Emanuele e Michela consigliano di tostarlo leggermente in forno per far riaffiorare tutti i profumi.

Gli ingredienti del secondo tipo sono stati inseriti in dispersione, significa che non troveremo tra i denti un candito, un’uvetta o quant’altro, il cui sapore prevvarrà in bocca per tutto il tempo della degustazione, nel panettone Scarello ogni boccone vi racconterà qualcosa degli ingredienti, ne parlerà così bene che ve ne innamorerete e non vorrete più lasciarlo ♥

Fetta panettone Amici-001corn

Buona fine e buon principio, vi abbraccio io e  un fusino dalla mia adorata Perla.

perla Auguri n-001


Chips di Bucce di Cartufule (Patate) da sgranocchiare durante la Tombola di Natale e ♥ BUONE FESTE ♥

Mamma Scarello con le chips di buccia di patate sovrappos-001
Beh, io la ricordo bene, era una festa, a partire dal veder tirar fuori l’occorrente, scegliere le cartelle preferite, assaltare la dispensa per accappararsi  i fagioli della misura giusta oppure i chicchi di mais, o altro ancora, ogni fonte da atingere era buona per procurarsi le pedine personali.

Era una festa davvero, io vincevo poco perchè ero mooooolto fortunata in amore (i miei gatti mi adoravano ♥) e facevo sempre pressione affinchè mi dessero il sacchetto coi numeri: mescola, mescola, gridavano quelli che si vedevano ancora la cartellina vuota… Ma sto mescolando!!!

Durante la serata in tavola c’era sempre qualcosa da sgranocchiare,  le giocatrici (solitamente eravamo tutte donne/bambine) dovevano tenersi in forze… con tutte le energie che sprecavan.

Solitamente c’erano noci, nocciole, pistacci (arachidi), fichi secchi, datteri, spesso gli avanzi di San Nicolò.

Se avete una bella famiglia o anche solamente una famiglia perchè non provare, quest’anno, a rispolverare questa vecchia usanza?

Tutto CATEGORICAMENTE a TV spenta, PC spento, TELEFONINI spenti, semplicemente voi, la vostra famiglia, i vostri cari, le persone che amate di più e, magari, invitate la/il vicina/o che è solo, che ne dite?

Questo post l’avevo in mente da giorni ed è puramente casuale che riporti tristemente alla proposta di aprire le sale da gioco, io lo trovo VERGOGNOSO e mi modero perchè oggi c’è il sole, respiro l’atmosfera natalizia, mi sento serena e felice e non mi va di pensare al mondo “storto” (come dice Mauro Corona)

A proposito di mondo, è andata anche questa volta, niente fine del mondo, niente apocalisse, abbiamo un’altra possibilità, sfruttiamola al meglio

Ieri, in macchina, alla radio ne ho sentite di tutti i colori, di gente che ha comperato delle Arche, Bunker, Rifugi antiatomici, mah…

Non amo la fantascienza, non mi piace proprio, credo di essere l’unica persona al mondo (assieme a Perla) a non aver visto Guerre Stellari, però mi sono fatta un’idea di come possa essere la fine del mondo, finisce e basta, ce ne andiamo tutti perchè il mondo esplode, si disperde nello spazio, si sparpaglia  fra le stelle…

La fine del mondo non è: muoiono tutti meno 1, o muoiono tutti meno 2, sennò ricominciamo: Adamo ed Eva, e la mela e il serpente che ti invita a mangiarla e tu la mangi e poi sono cavolacci tuoi/nostri e hai peccato e devi essere punito e via di seguito… No, grazie, abbiamo già dat.

Per cui per me oggi inizia un’altra vita e la faccio ricominciare proprio dalla Tombola di Natale, un ricordo di bambina, pefetto per ripartire con l’atmosfera giusta.

chips di buccia di patate1-001

La Signora Ivonne mi ha gentilmente svelato i suoi segreti da Chef per fare gli gnocchi: i segreti riguardano la cottura delle patate che mette, contrariamente a come si fa di solito, nell’acqua bollente e ne controlla con uno stecchino  la consistenza, raccomanda di non bucarle prima (non so se qualcuno lo fa, io no).

L’altro segeto è di cuocerle al forno, si parla di patate medie, di provenienza certa e biologiche perchè le bucce verranno poi adoperate per fare proprio queste chips da sgranocchiare durante la Tombola/serata.

In ristorante (parlo sempre di Agli Amici di Godia) hanno il forno misto-vapore, se avete la fortuna di possederne uno fate cuocere le patate nel forno misto vapore per 15 minuti a 70°C., se avete la vaporiera cuocerle a vapore per 20 minuti e poi 30 minuti a 180°C., controllarne comunque la consistenza.

Tagliare le patate a metà per la lunghezza e togliere la polpa aiutandovi con un cucchiaio,  adoperarla per fare gli gnocchi o qualche altra preparazione.

Le bucce vanno rimesse in forno (ventilato) a 140° C. per 45 minuti, i forni di casa sono differenti, la Signora Ivonne consiglia di controllarne sempre e comunque la croccantezza.

Ecco, tutto qui, è anche un modo, in tempo di crisi, per non buttare nulla.

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Frico in bicchiere, un antipasto originale, facile da preparare e perchè no, per stupire gli ospiti.

frico in bicchiere con chips-001

 

Durante il corso di cui al post precedente, l’uomo che sussurrava ai cjarsòns ha condiviso con le sue adorate allieve questo originale maniera per presentare il frico.

Oggi mi sento trendy e lo definisco: Frico Destrutturato, Frico Scomposto, Frico Rivisitato ma sempre Frico è, con il suo bel Montasio stagionato, le sue belle patate, in questo caso non sono accompagnate dalla cipolla ma dal porro.

Le patate in un moto di superbia e voglia di prevaricazione si sono messe in bella mostra trasformandosi in elegantissime chips.

Per agevolarvi e per sentirmi ancora più trandy, aggiungerò anche il Passo passo -Tutorial.

Tutorial, una parola che ho scoperto qui, nel web ed esattamente nel blog di Ely, le commentai il post chiedendole con grande ingenuità cosa fosse il tutorial (e andare da papà google no eh? ), non mi rispose e fino a pochi minuti fa sono rimasta nell’ignoranza più sconcertante.

É una di quelle parole … che suonano alle mie orecchie come ronzio di mosche… come dice Sinuhe l’Egiziano nel famoso romanzo, ce ne sono molte altre e quando posso le salto a piè pari.

Sarà che appartengo alla generazione appena dopo l’ asta e filetto o della Tivù in bianco e nero ma tutti questi termini  non appartengono alla mia cultura e confondono chi, sciagurato e fuori dal tempo come me, capita in un blog di cucina semplicemente per trovare una ricetta, uno spunto, un’idea e non conosce le lingue, i neologismi, che non sa mandare un sms del tipo nn 6 +nnt (per dire non sei più niente), insomma a volte noi foodblogger dovremmo volare un pò più basso ed agevolare i più ignoranti.

Detto questo, persi gli ultimi 3 follower, passo alla ricettina, quelle di una volta, quelle che riempivano il pancino dei nostri nonni/bisnonni: il frico fatto, in quei tempi con le croste dei formaggi avanzati, le immancabili patate e la pancetta (il Maestro ha detto che ci va, si, la pancetta), qui è in versione secondo millennio.

Preparazione frico in bicchiere-002

Mini Brigata al lavoro.

Montasio stravecchio-002

Il taglio del Montasio.

frico in bicchiere preparazione-001

5 cubetti di Montasio in ogni  bicchiere.

crema di patate e porro per frico in bicchiere-002

Crema di patate e porro, ricetta a vostra discrezione, obbligatorio che sia abbastanza liquida e bollente.

frico crema di patate porro imbuto1-002

Imbuto dosatore per porzionare la crema di porro, possiamo adoperare un imbuto normale con la dose predefinita in un mestolo).

frico in bicchiere da completare1-002

Frico in bicchiere da completare con chips.

Chips per frico bicchiere-001

Chips per Frico.

Se non avete tempo le chips potete comperarle, ce ne sono di buone, cotte anche al forno se non vi va il fritto, pure con la buccia ma se volete farle il Maestro insegna così:

le patate vano pulite e lavate bene, tagliate con una mandolina e messe in acqua fredda, lasciarle sotto un filo d’acqua corrente ancora meglio, il segreto sta anche nell’ eliminare il più possibile l’amido.

Dopo averle scolate le fette di patata vanno asciugate ed immerse, pochissime alla volta affinchè la temperatura (150/160°C.) non si abbassi, in olio di arachidi profondo; il Maestro dice di NON adoperare l’olio extravergine di oliva e nemmeno l’olio di oliva (che non esiste), cuocere pochi secondi da una parte e pochi secondi dall’altra, scolare e far asciugare su carta assorbente.

La “lezione” per oggi è terminata, la prossima ricetta sarà questa, sempre di antipasto si parla e di un altro metodo di cottura per le patate:

cartufula pronta 4-001Buona domenica mondo ♥


Frittelline salate di Zucca e Zafferano.

frittelle zucca pronte2 n.-001

Questa è una di quelle ricettine outfit, termine che va molto di moda e che significa tutto e niente come in Lingua Friulana “ciosul”  (soi stat di ciosul, pasimi al ciosul, finisile di ciosulà).

Frittelline di zucca salate, da rivisitare in 1000 modi, aggiungendo o togliendo, salando, zuccherando o pepando, insomma per rimanere in tema proverbioso/proverbiale: Bocca desidera.

Detto questo vi allieterò la giornata con un breve capitolo tratto dal libro che vanta la paternità di queste fritelline, già, non penserete mica che le ho inventate io?

Copertina libro zucca

Se vi interessa, cliccare la foto

Il libro è questo, la ricetta a pagina 82, il capitolo a pagina 56 ed è intitolato:

Tra una zucca vuota e l’origine del mondo.

A causa del suo esser tonda e vuota, ricca d’acqua se non addirittura puro involucro legnoso e svuotato, la zucca diviene, ben presto, anche sinonimo di scarsa intelligenza.

Il Boerio, ancora una volta, non è secondo a nessuno nelle definizioni: ‘zucca vuota’ sta allora per ‘persona vana, che non ha abilità, disutile’.

Il Veneto da solo vanta un’infinità di espressioni, a volte anche crudeli, a volte solamente affettuose.

Si va dal classico: “Te si un sucòn”, che non ha bisogno di traduzione, al più colorito: “La g’ha una suca che no’ la magna gnanca i porsèi”, espressione più cattivela, atta a indicare che la ‘zucca’ della persona in questione è rifiutata perfino dai maiali, solitamente di bocca buona.

Se ci si sposta in Liguria, una tradizionale favola narra di due fratelli che si chiamavano Zucca e Mattana, che non godevano certo di una buona reputazione, giacchè “se uno era scemo, l’altro era matto…”: una serie di spassose avventure che varrebbe la pena di rispolverare.

La stessa zucca barucca di Chioggia diventa sinonimo di persona poco intelligente, mentre il significato de “l’aver fato solo el giro dela sughera” o “te gh’è girà el mondo come un cào de suca” indica il non essere andati oltre il proprio orto di casa o oltre i confini del proprio paese natale, quindi riferito a una persona con poca dimestichezza con le cose della vita.

Le varianti di sucon, zuka, suca stagna, zucchet, cocuzza, a seconda dei differenti dialetti, non si contano più.

Quell’aver “poco sale in zucca” era occasione di divertimento e di scherno anche trai bambini, e le filastrocche e gli scioglilingue ne portano una nutrita testimonianza: “Zucca pelata/ magna la rapa/ bevi il vino/ spazza camino/ Zucca pelata con cento capelli/ tutta la notte/ ammazza i gilli/se fa ‘na bona magnata/ Zucca pelata, zucca pelata!”

zucche Milva cassetta1-001

Ingredienti:

  • 350 g. di zucca (ho adoperato la Butternut),
  • 3 albumi d’uovo,
  • 1 cucchiaino di farina bianca (ho adoperato quella di tapioca senza glutine),
  • 70 g. di Parmigiano grattugiato,
  • noce moscata (facoltativa),
  • 1 bustina di Zafferano,
  • 1 pizzico di sale fino,
  • pepe,
  • olio di arachidi per friggere.

Collage frittelle di zucca

Come fare:

dopo aver pulito bene la zucca, eliminando buccia,  semi e filamenti, tagliare la polpa a julienne.

A parte, in una terrina, montare leggermente gli albumi ed unire farina,  formaggio, sale, una grattatina di noce moscata e lo zafferano precedentemente sciolto in poca acqua tiepida.

Mescolare bene fino a rendere omogeneo il tutto, unire la julienne di zucca e farla impregnare bene nella pastella.

Aiutandosi con 2 cucchiai prendere il composto e formare delle frittelline ed immergerle in olio di arachide profondo.

Girarle velocemente, scolarle e farle asciugare su carta assorbente, cospargere con sale e pepe se desiderate, servire caldissime.

Si possono fare anche in forno.


Fagiolini avvolti in sciarpa croccante di Sbrinz.

fagiolini imbacuccati alto-002

Vi ho parlato spesso di Milva, di quanto lavori e con quanto amore lo faccia.

Sono andata a trovarla  ed ho visto questa cassettina di fagiolini:

fagiolini cassetta Milva-001

e mi è venuta un’idea:

Lampadina impolverata-001

L’idea, per dire la verità l’ho rubata a ello, infatti è lui che mi ha insegnato questa leccornia.

Un giorno mi ha detto: perchè non fai i fagiolini come li facevano a Pioverno (Venzone/Gemona)?

Fai rosolare nel burro un pò di cipolla (lui ha aggiunto anche di bruciacchiare il burro ma io mi sono opposta ) unisci i fagiolini lessati, alla fine aggiungi una bella manciata di formaggio e una grattugiata di pepe.

E così ho fatto (in questo caso ho omesso la cipolla).

Ingredienti:

  • fagiolini a piacere, lessati al dente in acqua salata,
  • burro chiarificato ma potete adoperare anche quello di soia, se vi va,
  • SBRINZ DOP gratuggiato (per chi non l’avesse Parmigiano o formaggio stagionato a piacere) anche per la sciarpa,
  • pepe (verde),
  • sale se occorre.
fagiolini tegame-001
Il procedimento lo trovate sottolineato in corsivo/grassetto più su, io aggiungo quello per la cialdina:

io ho adopero un tegame di ghisa, l’ ho riscaldato bene ed ho  cosparso il fondo con una manciata di SBRINZ DOP grattugiato, ho abbassato la fiamma e l’ho lasciato amalgamare.

Quando la cialda era ancora morbido (in questo caso, senza farina di mais, la cialda è elastica e si riesce a modellare) ne ho ricavato 2 rettangoli che ho avvolto attorno ad un cilindro (quello per i cannoli) e, dopo aver sfilato le “sciarpe le ho riempite con i fagiolini.

Può essere un’idea per un antipasto, per avere un effetto cromatico migliore di questo potete lessare i fagiolini come sopra, metterli in acqua fredda per conservarne il colore e condirli a freddo o tiepido.

Fagiolini vestiti con cialda di Sbrinz brochure-001


Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

“Creare una o due ricette inedite, ispirate alla tradizione gastronomica italiana ma reinterpretate con i nostri formaggi”…

Questa una delle regole per partecipare al contest ideato da www.formaggisvizzeri.it ed è per questo che nulla è casuale in questo post.

A monte la scelta del formaggio che avevo assaggiato,  innamorandomene, tanti anni fa, la scelta della ricetta con la quale sposarlo, la semplicità delle foto e delle ambientazioni, il cuore, comune denominatore dei contest ai quali partecipo.

La semplicità, mi hanno insegnato che, quando si hanno a disposizione prodotti eccellenti di qualità, non c’è bisogno di fare grandi cose e dal momento che ho appena finito di “leccarmi i baffi” vi assicuro che, pur non avendone mangiati molti di “frichi”, questo lo rifarò, farò in modo di far avanzare un po’ di Sbrinz per replicarlo.

 Sbrinz: il formaggio più antico d’Europa è particolarmente ricco di tutti gli elementi nutritivi, ma anche e soprattutto digeribili, quindi consigliabile nell’alimentazione di ogni età.

Frico: tipico piatto friulano della provincia di Udine, è di antichissima origine.

Le più antiche ricette di Frico risalgono al 1450 circa, ad opera di Maestro Martino, cuoco del Camerlengo del Patriarca di Aquileia.

Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

Questa ricetta l’ho trovata in un vecchio libro di ricette della Carnia/Friuli che scrive così:

oggi il piatto viene ancora preparato, con frequenza, anche con “formaggio di malga” stagionato e grattugiato.

A questo intingolo si usa, talvolta, ggiungere, oltre alle patate, anche le cipolle, le erbe selvatiche o delle mele renette locali, grattugiate a scaglie.

La pietanza va consumata da sola o accompagnata con uova strappazzate.

Io ho scelto la versione con patate, arricchita dal porro che, essendo meno “forte” della cipolla, non interferisce e addolcisce la preparazione conferendole dolcezza e profumo.

Semplicemente Frico, un po’ di Friuli per la “Svizzera nel piatto”…

Ingredienti per 1 padella in ghisa del Ø di 22 cm.:

  • 250 g. di patate lesse,
  • 200 g. di formaggio Svizzero Sbrinz grattugiato,
  • 30 g. di porro (il bianco) tagliato a rondelle sottili,
  • 1 cucchiaino di burro chiarificato.
  • polenta per comporre gli spiedini.

Come fare:

far rosolare (senza colorirle troppo) nel burro chiarificato le rondelle di porro, aggiungere le patate precedentemente lessate (io le ho cotte a vapore con la buccia), sbucciate e grattugiate e, mescolandole, fatele colorire leggermente.

Aggiungere il formaggio Sbrinz grattugiato e continuare a mescolare per 5/7 minuti, dipende se desiderate un frico morbido o croccante.

Io ho optato per una cottura media, asciutta ma non troppo in modo da poterne ricavarne dei cuoricini con la formina.

Il Frico si può servire come secondo piatto o piatto unico, io ho scelto una moderna versione Finger Food alternando a mo’ di spiedino cuoricini di frico e di polenta (un avanzo che vevo precedentemente steso e livellato)

Alla prossima ricetta, questo è “soltanto” l’ antipasto, vi auguro un sereno fine settimana.


Crostone ai Funghi Lactarius Deliciosus.

Lactarius crostone-001

Oggi voglio condividere con voi la ricetta di questo crostone fatto con i funghi Lactarius Deliciosus raccolti ieri sull’Altipiano del Montasio.

Ritornerò sull’argomento per raccontarvi tempi, modi e altre ricette.

Era la prima volta che ne vedevo così tanti e, pur conoscendoli, non li avevo mai raccolti, per cui prima di mettermi a spadellar leggiadra mi sono documentata perchè le informazioni, lo scrivo sempre, sui funghi non sono mai troppe.

Come al solito per non rempire il post di link in fondo li indicherò, compreso quello della fonte/ricetta per onor di citazione che va sempre fatta.

Ecco gli ingredienti come da fonte, io non ho pesato nulla e non ho adoperato i pomodori ma la mia solita passata POMÍ che ormai fa parte della famiglia, tra parentesi le mie varianti.

Collage Lactarius bosco

I gambi vanno eliminati, è consigliato in tutte le ricette non perchè siano tossici ma essendo cavi all’interno sono sfilacciosi.

Ingredienti come da fonte:

  • 600 gr. di funghi (non pesati),
  • 400 gr.di pomodori rossi (passata POMÍ),
  • olio di oliva (extravergine),
  • aglio,
  • origano,
  • sale,
  • mozzarella,
  • Parmigiano Reggiano.
Collage lactarius pirofila-001

Come ho fatto:

Ho preriscaldato il forno a 180°C.

Ho disposto i soli cappelli dei funghi  in una pirofila, ho preparato una salsina con l’aglio tritato, la passata Pomì, l’origano, il sale, l’olio e l’ho messa sopra ogni fungo.

Ho coperto la pirofila con la stagnola, ho cotto per 15 minuti, scoperto e alzata la temperatura a 190°C. per 10 minuti, ho aggiunto il parmigiano grattugiato e la mozzarella a dadini piccolissimi, ho reinfornato fino a scioglimento mozzarella.

Dopo aver bruscato il pane l’ho bagnato con il sughetto formato dai funghi (motivo per cui non ho messo il pomodoro fresco, avrebbe rilasciato troppo liquido).

Si possono mangiare anche così, come contorno, rimangono sodi e non sono limacciosi, ricetta da provare anche con gli champignon, mazze di tamburo, pleurotus.

Per la versione Vegana sostituire i formaggi con del Tofu, anche qui non ci sono glutine.

Lactarius_deliciosus (da Wikipedia, digitando il nome troverete altri siti e altre informazioni).
Fonte ricetta (con altre belle idee)

Collage chiodini girasole-001

Buona domenica a tutti.


Steccherini dorati sott’olio: preludio d’autunno.

steccherini dorati piatto-001

steccherini dorati fiori1-001

Io sono già proiettata verso l’ autunno,  Caronte, Scipione, Lucifero e quant’altro sono soltanto un ricordo, sono sopravvissuta e non ho patito grossi disagi, vedremo cosa ci porterà ‘stà Beatrice, e se riuscirà a spegnere gli incendi che dei mentecatti stanno appiccando in ogni dove mettendo a repentaglio la vita delle persone e anche ad uccidere.

E gli animali? Non oso pensare quanti animali siano morti per la demenza umana, piromani? Ecco cosa dice Wiki sulla piromania, mi sa che qui con la scusa delle “patologie” e debolezze mentali sia ormai lecito tutto, “poverino è malato”, ha avuto un’infanzia difficile ecc. ecc… vabbeh, stendiamo il solito velo pietoso e, per risollevarci andiamo nel bosco a ritemprare la mente e lo spirito.

Steccherini e castagne-001

Solitamente al ritorno dal’Austria posto qualche ricettina con i funghi porcini ma stavolta non ho fatto altro che le solite tagliatelle, il solito cartoccio , la solita frittata (più che frittata uova strapazzate con funghi scottati leggermente e lasciati sodi) e il solito misto con mazze di tamburo, finferli, porcini (quelli più “vecchi”), avevo un fungo viola (trovato da ello), 2 lactarius deliciosus, una parte l’ho messa già cotta in congelatore ed il resto come contorno.

Mi scuso per la quantità esagerata di link ma quando si parla di funghi è meglio una parola in più che una in meno.

Uova strapazzate con porcini-001

Uova strapazzate con Porcini.

Di funghi steccherini  avevo già parlato in Questo post, essendo un fungo molto consistente è adatto ad essere conservato.

Si raccoglie fino ad ottobre inoltrato, consiglio di pulirlo il più possibile sul posto, io non ho potuto farlo (si evince dalle foto) perchè si trovavano in luogo impervio e ricco di vegetazione tra cui rovi che mi hanno reso difficile l’operazione.

steccherini-001

Comunque sia, gli Steccherini sopportano il lavaggio ad immersione senza subire danni.

Prima di sperimentare ho consultato in questo blog l’articolo come conservare i funghi sott’olio, peccato che questo blog non sia attivo da molto tempo perchè ha molti spunti per chi ama la natura e i prodotti della terra ed ovviamente i funghi, consultatelo se vi va.

Steccherino dorato-001

Non ho le dosi esatte, in questo caso mi sono ispirata anche alla ricetta delle zucchine in agrodolce e riporto le dosi necessarie per 1 kilo di prodotto.

Ii funghi che vedete nella foto li ho preparati l’anno scorso ed ho aperto il vaso in questi giorni, sono rimasti sodi e croccanti, davvero una bella sorpresa, la stagione è all’inizio e sarà mia premura raccoglierne anche quest’anno e provare qualche altra conserva.

Collage steccherini sott'olio-001

Ingredienti:

  • Funghi Steccherini dorati,
  • 1 cipolla bianca,
  • 2 rametti di rosmarino,
  • 1/2 litro di aceto di vino bianco,
  • bacche di ginepro (potete sostituirle con chiodi di garofano o altre bacche a piacere),
  • 5 g. di sale per il liquido di cottura più quello per la prima bollitura,
  • 2 dl di olio evo più quello per la copertura finale.

Come fare:

dopo aver pulito bene i funghi farli bollire in acqua salata per 20 minuti, scolarli e metterli ad asciugare su un telo per tutta la notte.

Il giorno dopo ritagliarli e metterli in una pentola assieme alla cipolla tagliata finemente, il rosmarino tritato (eliminare la parte legnosa), le bacche di ginepro, l’aceto, l’olio ed il sale.

Portare ad ebbollizione, cuocere per 10 minuti e lasciar riposare coperto 24 ore.

Scolare i funghi con la schiumarola e metteterli nei vasi precedentemente sterilizzati, coprire con olio evo, chiudere quando non si vedranno più bolle d’aria.

Conservare in luogo fresco ed asciutto, per un’ottima degustazione non consumare prima di 2 mesi.

steccherini sott'olio-001

Con questa proposta, preludio d’autunno, accompagnata dal ticchettio della pioggia sull’abbaino, vi auguro una bella settimana.


Tagliata di seitan, zucchine, spaghetti di patate dolci e notizie di Blanche, la cagnolina del fiume, ricordate?

tagliata di seitan con zucchine e spaghetti di patate dolci-001

A me piacciono i piatti unici, non è un segreto, non amo stare a tavola, un pasto per me deve contenere tutti i nutrienti e questo li contiene.

Non sono vegana/vegetariana però sono curiosa e golosa e, non essendo o così o pomì io mi cimento in varie preparazioni e non mi pongo limiti, ha un senso la mia affermazione che non sono né carne né pesce, ho un mio carattere ed è proprio quello di provare tutto con piacere e gusto.

zucchine-001

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 confezione di seitan grigliato (se lo avete autoprodotto va benissimo),
  • zucchine piccole freschissime tagliate a losanghe,
  • cipollotti freschissimi,
  • matassine di spaghetti di patate dolci (nei negozi etnici),
  • olio evo,
  • sale integrale,
  • pomodorini gialli (spiedino),
  • pomodorini rossi (spiedino),
  • fiori di zucchina (spiedino),
  • foglie di basilico fresco (spiedino).

Come fare:

tagliare a fettine sottili il seitan, una parte a cubotti e far rosolare a fuoco vivo in olio evo e cipollotto fresco per qualche minuto, mettere da parte  mettere nella stessa padella le zucchine tagliate a losanghe e cuocerle per qualche minuto (devono rimanere croccanti), aggiustare di sale.

Tagliare a rondelle larghe 1 zucchina e cuocere  vapore per 3 minuti, far saltare nella pentola usata per le precedenti preparazioni.

Saltare anche le matassine di spaghetti di patate aggiungendo olio evo e sale, mettere da parte.

Comporre il piatto con le fetine di seitan e le zucchine saltate col cipollotto, decorare con i mezzi fiori di zucchina con all’interno le matassine di spaghetti di patate.

tagliata di seitan con zucchine e spaghetti di patate dolci.1-001

Comporre lo spiedino:

alternare una fetta di zucchina, una parte di fiore di zucchina, 1 pomodorino rosso, 1 foglia di basilico, 1 cubotto di seitan, 1 pomodorino giallo, 1 parte di fiore di zucchina, infilare lo spiedino su una base di zucchina.

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Ora l’aggiornamento su Blanche, la cagnolina del fiume, da Varese l’hanno trasferita a Modena in un canile, si chiama BARATERI, se abitate nei dintorni… Grazie.

P.S.: Blanche è stata adottata♥


Brisè all’Avocado per una tortina salata con pomodorini ripieni.

torta salata pomodori gialli ripieni.2-001

Quando mi fisso su qualcosa non mollo, mi affeziono, soffro della sindrome della crocerossina e mi prendo a cuore la sorte di  qualche prodotto bistrattato o lasciato  deperire sui banchi dei negozi, inizio ad occuparmene e ad utilizzarlo in maniera compulsiva, è toccato al topinambur ed ora è il momento dell’Avocado.

Il suo sapore neutro che sposa in maniera ottimale sia il dolce che il salato, la sua consistenza soda che diventa all’occorrenza cremosa  lo rende, secondo me, particolarmente versatile.

Ultimamente mi confronto spesso con la cucina vegana, vegetariana e senza glutine, in questa riceta il glutine c’è ma adoperando un’altra farina specifica lo diventa.

Spesso la dose eccessiva di burro nei dolci mi blocca, proverò a fare dei biscotti o un plum cake adoperando l’avocado che, anche a livello economico conviene, certo la fragranza del burro mancherà ma si può sostituire con aromi naturali quali la vaniglia bourbon o la buccia di agrumi o spezie tipo macis, cardamomo ecc.

Dopo il gelato e il capriccio ho pensato di utilizzare l’Avocado in sostituzione del burro in una brisè ed ho fatto bene perchè chi oltre a me l’ha assaggiata ha gradito molto e mi è stato chiesto il bis

La ricetta che mi ha ispirata l’ho vista su un sale e pepe dell’anno scorso, non so come mai mi fosse sfuggita perchè mi ha stregata, vuoi per la foto che trovo bellissima (secondo me e per il mio gusto, le foto di Sale e Pepe sono le migliori) vuoi per la semplicità di realizzazione, vuoi per la presenza del pesto che metterei dappertutto, fatto stà che sono andata in terrazza a raccogliere i pomodorini, il basilico e mi sono messa all’opera.

Collage torta salata-001

Più sotto troverete la ricetta originale che ho replicato in versione mini con i pomodori Piccadily essendo i perini, da Milva, ancora indietro con la maturazione.

Ingredienti per la Brisè all’Avocado (teglia quadrata di 20 cm Ø):

  • 150 g. di farina,
  • 8o g. di polpa di Avocado,
  • acqua fredda q.b.,
  • 1 pizzico di sale affumicato.

Ingredienti per la tortina (le dosi esatte le trovate sotto, qui ho fatto a occhio):

  • pomodori ciliegini gialli e rossi,
  • quartirolo,
  • parmigiano grattugiato,
  • casatella trevigiana,
  • pesto sia per la base della pasta che per la farcia (basilico, aglio, sale, pinoli, parmigiano, olio evo).

Brisè all’Avocado per una tortina salata con pomodorini ripieni .

Versione originale (senza foto finale)

Come fare la brisè all’Avocado:

solitamente la brisè andrebbe lavorata con le punte delle dita ma la polpa di Avocado non si scioglie e per amalgamare bene l’impasto ho adoperato il robot da cucina aggiungendo l’acqua a poco a poco fino ad ottenere la giusta consistenza.

Ho fatto riposare in frigorifero (ma probabilmente non serviva), l’ho stesa e adagiata sulla teglia rivestita di carta forno, l’ho farcita con i pomodorini ai quali ho inciso la buccia,  li ho scottati in acqua bollente salata per 30 secondi, tagliati a metà, svuotati dei semini e messi ad asciugare (come spiegato nella ricetta originale),  ho acceso il forno a 200°C.

Ho riempito i pomodorini con il composto di formaggi, non ho messo l’origano per non interferire col basilico e li ho disposti sulla base di brisè all’Avocado spalmata con il pesto.

Ho infornato per 35 minuti.

torta salata pomodori ripieni1-001

Versione originale (senza origano) con decorazione pesto e pinoli)

ricetta sfoglia pomodori

Mi scuso per la patacca sulla ricetta.

torta salata pomodori gialli ripieni rivista-002

Buona settimana a tutte/i.


Fiori di zucchina ripieni di Insalata di pollo: quando il sale è un’Opera d’Arte…

insalata di pollo nei fiori di zucchina-001

La forma piramidale di questo sale è incredibile, unica ed il suo aroma regala un tocco particolare a qualsiasi pietanza gradisca la nota affumicata, io lo abbino spesso alle zucchine e la ricetta di oggi nasce davvero per caso.

fiori di zucchina e sale affumicato-006

Ingredienti:
  • degli splendidi fiori maschi di zucchina raccolti al mattino nel campo di Milva,
  • un avanzo di pollo allo spiedo,
  • cipolline sott’aceto,
  • cetriolini sott’aceto,
  • sedano,
  • carota grattugiata,
  • prezzemolo,
  • maionese fatta in casa o comperata se vi va,
  • fiocchi di sale affumicato Falksalt.

collage fiori di zucchina ins pollo-001

Come fare:

cuocere al vapore i fiori di zucchina, dopo averli puliti deliatamente e tolto il pistillo, per dieci minuti nel microonde.

aprirli delicatamente e riempirli di insalata di pollo, tutto qui.

Questa semplice insalata di pollo può trasformarsi, per la presentazione nel fiore di zucchina, anche in finger food.

fiori di zucchina ripieni di insalata di pollo-001


Sformatini multicolor di zucchine, melanzane, carote.

Sformatino di verdure e zucchine-001

Ingredienti per uno sformatino:

  • 3 zucchine piccole frschissime,
  • 1 melanzana piccola,
  • 1 carota piccola,
  • 3 pomodori rossi maturi,
  • foglioline di basilico fresco,
  • 1 spicchio d’aglio (metà per la melanzana, metà per le zucchine),
  • pinoli tostati,
  • fiocchi di lievito di birra,
  • sale affumicato,
  • pepe verde,
  • olio EVO.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Incidere a croce la buccia dei pomodori e sbollentarli per pochi secondi in acqua bollente, pelarli, eliminare i semi e l’acqua di vegetazione, tritare la polpa.

Sbucciare le melanzane con il pelapatate ed ottenere dalla buccia delle striscioline che sbollenteremo (per ultime!!!) in acqua salata per la decorazione.

verdure per sformatini-001

Tagliare la polpa della melanzana a cubetti piccolissimi (se le melanzane sono fresche non necessitano del solito riposo sotto sale) e cuocerla in un tegame con l’olio, mezzo spicchio d’aglio (che poi toglieremo) la polpa di pomodoro, aggiungere qualche fogliolina di basilico spezzettato, cuocere a fuoco vivace per qualche minuto, salare e pepare.

Togliere le melanzane e mettere nello stesso tegame aggiungendo un filo d’olio e il mezzo spicchio d’aglio avanzato, le zucchine pelate (come si è fatto per le melanzane, conservare le striscioline di buccia  più qualche strisciolina di polpa e sbollentarle per 1 minuto per renderle elastiche e tagliarle a rondelle sottili, aggiungere le foglioline di basilico e rosolare per pochi minuti, devono rimanere croccanti, aggiustare di sale e pepe.

sformatino di verdure da infornare-001

Ricavare dalla carota altre striscioline per la decorazione, queste richiedono qualche minuto in più di sbollentatura.

Man mano che avrete sbollentato le striscioline di verdura appoggiarle su una carta assorbente, ungere lo stampino e formare una corolla alternando i colori a piacere, fare uno strato con le melanzane, uno con le zucchine, qualche pinolo ed una spolverata di fiocchi di lievito, continuare alternando e terminare con le zucchine, qualche pinolo.

Cuocere in forno a bagnomaria a 180°C. per 30 minuti. sfornare, lasciar intiepidire e sformare su un piatto, condire con un filo d’olio EVO e spolverizzare con i fiocchi di lievito, una bontà.

sformatino verdure zucchine interno-002


Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa.

gelato avocado seme e avocado-004

Non possiedo una gelatiera che mi sarebbe utile per velocizzare la preparazione senza farmi correre in cantina ogni 2 ore a rimestare ma per il momento va bene così.

Ho trovato questa ricetta in uno dei miei storici fascicoli e venerdì scorso ho preso il coraggio e mi sono messa all’opera. Consigliano questo gelato come antipasto ma con l’aggiunta di sciroppo d’acero e granella di nocciole l’ho trasformato anche in un delizioso dessert .

Ho scelto di adoperare il latte e la panna di soia e di dolcificarlo col fruttosio, non contiene uova e la polpa di avocado conferisce al gelato una consistenza cremosa.

Per la versione antipasto ho adoperato la glassa di aceto balsamico e granella di semi di zucca, ci vedrei bene anche qualche gambero ma non ne avevo a casa, provate se vi piace l’idea, per noi è stata una piacevole sorpresa.

gelato avocado glassa aceto balsamico-001

Versione Antipasto con glassa di aceto balsamico.

Ingredienti per 1/2 kilo di gelato:

  • 225 ml di latte di soia (senza zuccheri aggiunti Naturasì),
  • 40 g. di fruttosio,
  • 2 avocadi maturi,
  • 2 cucchiai di succo d’arancia filtrato,
  • 2 cucchiai di succo di limone filtrato,
  • 1 pizzichino di sale,
  • 225 ml. di panna di soia da montare.

Gelato avocado da congelare-001

Per la guarnizione da antipasto:

  • glassa di aceto balsamico,
  • semi di zucca tostati e tritati grossolanamente.

Per la guarnizione da dessert:

  • sciroppo d’acero,
  • granella di nocciole tostate.

Gelato avocado sciroppo d'acero granella nocciole storto-002

Versione Dessert con sciroppo d’acero e granella di nocciole.

Come fare:

far sciogliere in un pentolino con il latte, a fuoco dolce, il fruttosio, spegnere e far raffreddare.

Prelevare la polpa di avocado praticando un taglio orrizzontale o trasversale se volete, come me, presentare il gelato nel guscio a mò di coppetta, eliminate l’osso che useremo per avere una bella pianta in casa (segue indicazione).

Frullare la polpa assieme al succo di limone e arancia, aggiungere il latte ed il pizzichino di sale, amalgamare ed unire la panna montata.

Mettere in congelatore il composto per 4 ore, quando sarà ghiacciato ai bordi frullare e ripetere l’operazione ancora una volta, lasciare in congelatore tutta la notte, io, prima di servirlo l’ho lasciato a temperatura ambiente per un pò e l’ho rifrullato.

Avocado-001

Avocado

A me piace sapere cosa mangio, da dove arriva, quali nutrienti contenga ed ho trovato questo sull’ Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quanttà una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei (gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento, ma vediamo come utilizzare i semi di avocado:

semi avocado ciotola

… Come si fa per le patate americane, s’infilano 4 stuzzicadenti a metà seme, lasciando la parte più rotonda in basso a contatto con l’acqua che dovrà essere rabboccata quotidianamente, prima spunteranno le radici, poi, se sarete/rò fortunati/a nascerà anche il germoglio, dopo di chè si potrà interrare il seme ed attendere al caldo (mi raccomando è una pianta tropicale) che nasca la bella pianta da salotto.

seme avocado piantine grasse-001

Altra idea con l’avocado e altri gelati, cliccare sulle foto per le ricette:

Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D

Buona giornata.


POMÌ: inizio col cuore,antipasto d’autore.

Tra una carezza a Celeste e la preoccupazione di trovarle presto una casa piena d’amore, per svagarmi ho pensato a cosa proporre con i prodotti POMÌ D’AUTORE che ho ricevuto tempo fa.

L’approcio è stato simpatico, il postino ha suonato ed ha detto: “c’è un pacco per la signora accantoalcamino” :-D …arrivo, e sono corsa veloce giù per le scale con una lieve crisi d’identità, nessuno mai mi aveva chiamata “signora accantoalcamino”…

Non ho aperto subito il pacco, so che “ello”, anche se non lo da a vedere, è orgoglioso della sua signora accantoalcamino e si sente importante quando apro i pacchi davanti a lui ;-)

Appena visti i prodotti mi ha detto: perchè non mi fai un bloody mary? Bloody Mary? Non proprio, metti la passata, aggiungi qualche goccia di succo di limone, sale (affumicato) e pepe…okkei, okkei :-)

Il cucchiaino andava messo dall’altra parte…lo so :-(

Mi conosco, so già di non cavarmela con pochi minuti, d’altronde POMÌ fa parte della mia “memoria storica”, 30 anni, chi non ricorda il “tormentone” (si può dire?) «o così o POMÌ»?

Era ed è tuttora diventato parte del linguaggio comune, spesso, quando si deve dire a qualcuno: prendere o lasciare, si dice o così o POMÌ, è inevitabile come me che sono la signora accantoalcamino :-D

La prima passata in brick è stata POMÌ, io la ricordo, la guardavamo tutti con curiosità ed ammirazione, oggi è quasi la regola ma allora era la “genialata”, ma ora passo alle mie idee per un antipasto a tutto POMÌ.

Cialda parmigiano e POMÌ con mousse di crescenza.

Ingredienti per la cialda:

  • 70 g. di Parmigiano Reggiano 36 mesi,
  • 50 g. di POMÌ L+,
  • 10 g. di farina di polenta bianca,
  • 25 g. di pinoli tritati.

Come fare la cialda (l’idea era nata dopo aver fatto la Millefoglie alle fragole, ho studiato un pò le proporzioni e questo è il risultato, ve la consiglio, è davvero buona, anche mangiata così “in purezza” o può essere utilizzata come “lasagna” assemblandola con burrata, mozzarella e quant’altro):

grattugiare il parmigiano ed unirlo agli altri ingredienti, amalgamare e stendere in strato sottile su una placca forno rivestita con la carta, cuocere a 180°C. (ventilato), appena la cialda apparirà dorata sfornarla, ritagliare la forma desiderata ed appoggiarla su una formina, in questo caso spazio alla vostra creatività.

Ingredienti per la mousse di crescenza (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • crescenza,
  • panna fresca q.b. a rendere l’impasto cremoso.

Come fare la mousse:

setacciare la ricotta e la crescenza, lavorare aggiungendo la panna fresca fino a rendere il composto cremoso, metterlo in una sac a poche e riempire la cialda di POMÌ e la ciambellina di gelatina.

Ingredienti per le ciambelline e cuoricini gelatina:

  • 250 g. di POMÌ L+,
  • 4 g. di agar-agar in polvere,
  • 5 foglie di basilico fresco,
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar.

Come fare le gelatine di POMÌ L+:

mettere in infusione nella passata il basilico a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il basilico), amalgamare e versare negli stampini, riporre in frigorifero.

Per i cuoricini chiari mescolare un pò di mousse alla gelatina e riporre in frigorifero.

Cuori POMI-002

Ecco, questo è tutto o quasi perchè ho un’altra proposta ed arriverà a breve, appena Celeste mi darà il via, buon pomeriggio…

HO VINTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!! :-D


Io Cucino con i fiori, ma voi andate a raccoglierli.

E dire che Godia è a 15 minuti da casa mia e che il Ristorante agli Amici di Godia ha come Patron nientepopòdimeno Emanuele Scarello, chef stellato, relatore e ospite fisso a Identità Golose.

É corteggiatissimo da varie trasmissioni televisive ma lui dice: Lì sarei soltanto uno con la giacca bianca che cucina…preferiso dedicare tempo, energia ed esperienza alla Mia Cucina, ai ragazzi che lavorano con e per me, ad organizzare corsi per le persone appassionate che vogliono imparare tecniche nuove, voglio svelare qualche segreto…ma il Sorbetto al sambuco no eh? (n.d.r. ;-) )

Non ama il microonde, anzi, lo odia proprio, al punto da ricattare la moglie: se vuoi il Bimby, butta il microonde (inutile dirvi che ha vinto lui..ed anche lei ;-)

Non è favorevole al “riciclo” in cucina e  sono daccordo, chi vorrebbe, in un ristorante, mangiare gli avanzi? Gestire bene il fresco, questo è il suo credo ma in famiglia spesso non si può praticare, specialmente se hai un “ello” che non mangia mai 2 volte la stessa cosa e tu sei una che non ama buttare il cibo.

Per farsi “perdonare” il sorbetto al sambuco ci ha svelato una ricetta che, credetemi, è sublime, a me poi, che amo le pietanze al cucchiaio…mmmmmmmmmmmm!!! Ecco a voi il Cremoso al Grana:

Ingredienti per (non pervenuto):

  • 250 ml di latte di soia,
  • 100 g. di Grana grattugiato,
  • 1 foglio (5 g.) di colla di pesce (è possibile sostituirlo con l’agar agar),
  • fiori commestibili per decorare (acacia, trifoglio, ononis spinosa, salvia, rosmarino ecc. ecc.),
  • crostini di pane tostati,
  • pinoli e mandorle tostati,
  • riduzione di acidulato di lamponi.

Come fare:

ammollare la colla di pesce in acqua fredda, strizzarla e scioglierla nel latte di soia precedentemente riscaldato (non bollire), unire il Grana grattugiato e, sempre a fuoco dolce amalgamarlo al composto.

Far riposare in frigorifero ed al momento del servizio decorarlo con i fiori, la frutta secca e la riduzione di acidulato di lamponi.

Mettetevi comodi e gustatevi la poesia di un piatto Stellato.

Ora c’è la ricetta, se vi va di seguirmi ancora siete i benvenuti sennò fatemi sapere se vi è piaciuta ;-) ..lasciatemene un pò :-)

Vi lascio a mangiare in compagnia di Michela Scarello, lei sta gustando i ravioli allo stinco di vitello, vi assicuro che il profumo regalato dall’aglio ursino (raccolto dal Signore sorridente nella foto) ha reso il piatto straordinario…

Ecco, questo è uno di quei casi in cui vorrei possedere il dono della sintesi ed una Reflex…per la prima non c’è speranza, per la Reflex se ne può parlare.

Mi capita spesso quando faccio esperienze nuove che mi portano altrove, che al momento di dare corpo ai miei pensieri mi blocchi.

Scrivo, rileggo e mi sembra sempre che manchi quel pò del “cuore” che c’era prima di farlo, ma questa volta lo devo fare, magari in più puntate, d’altronde le fotografie che Joel mi ha spedito non possono rimanere in archivio, sono troppo belle, guardate questo “Barba di becco”…non è incantevole?!!?!!

Forse alla fine saranno proprio le foto a parlare al posto mio, forse…non lo so ancora…

E qui dico chi è Joel, è un collaboratore di Emanuele Scarello, potrei dire Cameriere, Dipendente ma non mi va di catalogare, so che lui ama il suo lavoro e la fotografia, discreto, educato, gentile, doti comuni a tutte le altre persone che lavorano Agli Amici.

Spesso se non si ha del personale “speciale” uno chef stellato non basta a rendere “speciale” un ristorante, spesso mi è capitato e sento anche dire: si mangia bene…peccato che il personale…

Ci sono ristoranti nei quali ti “sfami” e ristoranti nei quali ti “nutri”, ecco, Agli Amici ti “nutri”.

Ho apprezzato molto anche l’attenzione che hanno nei confronti delle intolleranze alimentari, la Signora Ivonne, mamma di Michela (la coordinatrice dei corsi n.d.r.) al nostro ritorno, ha “impastellato” per noi i fiori di sambuco ed acacia, pastella fatta rigorosamente ed esclusivamente con farina di riso ed acqua minerale frizzante ghiacciata, ma il “trucco”, per non avere alla fine una “mappazza” sta nello “strizzare” i fiori per eliminare l’eccesso di pastella, non importa se, dopo il trattamento, i fiori saranno avviliti, appena a contatto con l’olio le ombrelle, come per incanto,  ritorneranno ad aprirsi, alla fine una leggera spolverata di sale, io aggiungo sempre lo zucchero e quindi è stata una piacevole e gustosa scoperta.

Grazie Signora Ivonne, questa non la sapevo e credo che molte colleghe-blogger ne faranno tesoro ;-)

Ho omesso la testa soltanto per discrezione ma prometto che la prossima volta la immortalo a mezzo-busto-superiore :-)

All’andata una breve sosta al Mulino di Godia che merita un post a parte per quanto è bello, per quanto sia antica la sua storia, per quanto siano buone le farine che produce, le foto che mi ha spedito Joel mi hanno incantata:

Al ritorno ancora una sosta al mulino per comperare le farine:

Ora capite vero…….? Non siamo ancora partiti ed io sono già al ritorno…ma è così, da pensiero nasce pensiero ed i racconti si legano in maniera naturale ed armoniosa, così dev’ essere, almeno così è per me..ma ora si parte davvero, mettetevi scarpe comode ed armatevi di cesto che si va…

L’andatura da “bersagliere” è la mia…

In primo piano asparago.

Una pausa sotto il Sambuco:

Io sono rimasta affascianata dalla Parietaria che è chiamata anche erba vetriola, un tempo veniva usata per lavare le bottiglie per il suo alto potere abrasivo, dove s’ attacca rimane, peggio dell’edera:

Ringrazio la modella.

All’improvviso si apre davanti a noi una suggestiva distesa di trifoglio in fiore:

Qualcuno ricorderà quando da bambino succhiava i petali zuccherini come fosse un dolcetto, altro che cupcake :

Cammina cammina, di prato in prato, come api curiose:

C’è chi raccoglie qualcosa:

C’è chi mette in bella mostra un giovane topinambour:

E cosa dire dell’erba viperina (mentha Pulegium)? Chissà quante volte l’avete vista durante le vostre passeggiate, mi sono chiesta: ma perchè si chiama così? Ho trovato questo:

In lingua greca echis è il vocabolo che indica la vipera; forse il nome Echium venne dato alla pianta perché il fiore presenta uno stilo biforcuto che ricorda la testa delle serpi, oppure perché per lungo tempo l’ E. vulgare fu erroneamente ritenuto capace di contrastare il veleno iniettato mediante la puntura delle vipere.

Particolare del laboratorio


Asparagi bianchi al cartoccio, profumatissimi.

Faccio fatica a cambiare post, mi sono affezionata al riccetto meraviglioso  che, per chiarezza, non è mio (magari!!!) e per non perderlo di vista l’ ho messo al sicuro sulla colonna a dx, lì non rischia di essere investito.

Okkei, sistemato il riccio ora vi lascio questa ricetta che ho preso dal libro di ricette dell’Hotel Sacher, loro scrivono “asparagi del Marchenfeld   al forno” ma, credo che “Asparagi al cartoccio” sia perfetto perchè è proprio nel cartoccio che vanno in forno.

Ho fatto una prova, soltanto per me (ello, lo sapete che è riluttante alle cose strane), se avessi saputo ne avrei fatti il doppio, triplo, ma la stagione degli asparagi continua e continuerò anch’io, anche in questo caso le varianti sono infinite.

Il risultato cambia a seconda delle erbe aromatiche che si adoperano, si può anche osare qualche succo diverso, anche della glassa di aceto balsamico, insomma, bocca desidera.

Qualche cenno storico sugli asparagi:

la specie coltivata deriva da una forma spontanea, presente in natura anche attualmente e diffusa in parte dell’Europa, in Africa settentrionale e Asia occidentale.

Tale coltura è assai antica anche nel nostro paese; originario forse della Mesopotamia, l’asparago si sarebbe da qui diffuso in Egitto, Grecia, Ucraina, Italia e della tecnica di coltivazione parla anche Catone nel suo “De Agricoltura”.

Dalle tante notizie si apprende che, sebbene siano trascorsi alcuni millenni essa non è di molto cambiata, un nuovo impulso si è avuto intorno al 1700 con la comparsa della razza olandese dalla quale discendono il precoce e il tardivo francese di Argenteuil e altri tipi più recenti, da allora la coltivazione dell’Asparago si è diffusa in tutta l’ Europa e negli Stati Uniti.

Essendo pianta assai adatta alla forzatura, la sua produzione si spinge molto al di là dei tempi normali (primavera) e perciò la si trova facilmente fuori stagione.

Principali costituenti: oltre al 93% di acqua, nell’asparago sono presenti proteine, zuccheri, sali minerali (manganese, ferro, fosforo (per il cervello ;-) , calcio e magnesio), vitamine A e B e inoltre mucillagini, sostanze amare e asparagina.

Ed ora passiamo alla ricetta, quella del libro è per voi, se volete provare, io vi do le mie dosi e quello che ho aggiunto di mio (pochino ;-) )

Ingredienti per la mia porzione:

  • 4 asparagi bianchi (Veneto Padova),
  • 1 pizzico di zucchero,
  • 1 cucchiaio di burro di soia (potete usare anche l’olio evo),
  • erbe aromatiche (foto): dragoncello, coriandolo, cerfoglio, prezzemolo (produzione propria),
  • succo di 1/2 arancia,
  • scorza d’arancia,
  • sale rosa e sale affumicato.

Perfetti temperatura e tempo di cottura indicati nel libro, provate!!!

Spero di non avervi annoiate/i ma di avervi dato un’idea (anzi il Sacher) per adoperare questo meraviglioso ortaggio.


Melanzane, peperoni per una scatola a sorpresa, tutta da mangiare.

Ci sono ricette che ho conservato e mai pubblicato, vuoi perchè le foto risalgono ai miei primi tempi Lumix e quindi le foto erano blu o gialle o scure o mosse ed avevo anche poca dimestichezza con i programmi di fotoritocco che, per chi non ha cavalletti, reflex, box light  o il magico fotoshop (che mi alzerebbe di 20 cm. e mi toglierebbe rughe e kili ;-) ),  sono davvero amici utili e fidati, vuoi perchè non c’è mai stata l’occasione, sempre altre ricette la scalzavano dalla lista d’attesa ma ora è arrivato il momento, in vista della bella stagione che riporterà sula tavola peperoni e melanzane.

E come tante mie proposte anche questa è figlia di un riciclo, in questo caso un esuberante ripieno per le melanzane  con l’aggiunta di patata lessa e tonno, che si può omettere se si desidera rendere la ricetta vegetariana.

Si può anche renderla Vegana sostituendo il formaggio con il Tofu e, usando il pane grattugiato senza glutine,  si trasforma in ricetta senza glutine…mamma mia quante sorprese in questa scatola ;-)

Ingredienti per il ripieno che ho riutilizzato:

  • mezza melanzana cotta in forno con la stagnola,dalla quale ho ricavato la polpa e le strisce dalla buccia per l’involucro.
  • una zucchina piccola,
  • due cucchiai di pomodoro,
  • basilico,
  • pane grattuggiato q.b.,
  • formaggio morbido a dadini (Tofu),
  • capperi,
  • olive verdi,
  • sale,
  • pepe,
  • olio evo.

Come fare il ripieno:

cotta (ma non spappolata) la mezza melanzana  estrarre la polpa con un cucchiaio ed aggiungerla alla zucchina tagliata a dadini con 2 cucchiai di pomodoro e l’olio, per velocizzare cuocere in microonde per 7/8 minuti.

Frullare il composto aggiungendo pane grattugiato, il formaggio, il basilico (se preferite origano, timo ecc.) ed una parte di olive e capperi, lasciare qualche cappero intero e qualche oliva spezzettata grossolanamente, amalgamare anche il tonno.

Ingredienti per la “scatola”:

  • falde di buccia di melanzana,
  • falde di peperoni arrostiti gialli e rossi,
  • 2 patate lessate e schiacciate,
  • sale, pepe, olio evo.

Come fare la “scatola”:

disporre a fantasia sul fondo e sui bordi di una pirofila rettangolare le falde di peperone e di melanzana,  fare uno strato con le patate schiacciate condite con olio evo sale, pepe,  aggiungere il ripieno delle melanzane,  terminare con le patate e  chiudere ripiegando le falde di peperone e melanzana.

Infornare a 180°C. per c.ca 20 minuti, il tempo di compattare il tutto.

Ottimo mangiato freddo, credo sia perfetto per la bella stagione che sta arrivando (spero ;-) ) che porterà sulle nostre tavole le verdure che soltanto il sole può arricchire di sapore e colore.

Con un piccolo avanzo ho preparato questo tortino senza mettere peperoni e melanzane, ho unto uno stampo e cosparso con pane grattugiato, ho creato l’involucro con le patate, messo il ripieno e cotto in forno a 180°C. per 20 minuti, l’ho servito con una salsina di pomodoro al basilico.

Buon fine settimana :-)


Pane azzimo e qualche idea per conservare le zucchine…

Oggi un post “professionale”, solo ricette..ed un pò di musica alla fine :-)

Ricettine che arrivano dal mio archivio, testate e riprodotte regolarmente, comprese le conserve che vi presenterò poi e che non richiedono sterilizzazione.

Se non foste tranquilli sterilizzate pure come fate al solito o cercando nel web informazioni utili.

Inizio dal pane azzimo, nome che deriva dal greco azymos (senza fermenti), quindi senza lievito, di semplice esecuzione e di lunga durata…

Ingredienti x 8 pagnottelle:

  • 300 g. farina 00,
  • 150 g. farina integrale (meglio se biologica),
  • 250 ml di acqua,
  • olio evo (anche per ungere la ciotola),
  • 1 cucchiaino raso da te di sale.

Come fare:

setacciare le 2 farine con il sale, formare la fontana ed aggiungere l’acqua un po’ alla volta (l’impasto deve risultare morbido ed elastico).

Ungere una terrina a bordi alti e mettere la pagnotta a riposare dopo averla ben rigirata per ungerla, coprire con pellicola e telo e far riposare per 1 ora.

Accendere il forno a 230°C., rivestire la teglia con carta forno e dividere l’imasto in 8 pagnottelle.

Stenderle ad una ad una col matterello fino ad uno spessore di 1/2 cm., praticare dei forellini con i rebbi della forchetta (io ho usato il mio solito batticarne), spennellare d’olio, infornare per 10′ da una parte, girare e terminare la cottura per atri 10′.

Ora le ricette delle zucchine sott’olio, provatele, sono straordinarie, le mie preferite quelle in agrodolce e quelle Julienne, per la ricottina qui, per i peperoncini qui.

Ricottina casalinga con mix di sottoli misti.

Zucchine con alici e capperi:

  • 1 kilo di zucchine piccole e tenere,
  • 30 g. alici sott’olio,
  • 30 g. di capperi sotto sale (risciacquati),
  • 1 litro di aceto di vino bianco,
  • 1 ciuffo di prezzemolo,
  • 50 g. di sale grosso,
  • olio  (evo).

Come fare:

portare ad ebbollizione l’aceto con il sale, nel frattempo spuntare le zucchine e tagliarle in 4 in senso verticale (a bastoncino).

Sbollentarle poche alla volta per 4 minuti, scolarle e farle asciugare per 12 ore su un canovaccio.

Adagiarle in vasetti fatti precedentemente sterilizzare in forno a 100° ed alternarle con capperi, prezzemolo tritato finemente e pezzettini di alici.

Premere bene e coprire d’olio, aspettare che l’aria sia uscita e che non ci siano più bolle, chiudere ermeticamente e conservare al fresco.

Tempo di riposo: 20 gg.

Durata 1 anno.

Le avevo servite così a “ello” come spuntino.

Zucchine in agrodolce al rosmarino e cipolla:

  • 1 kilo di zucchine,
  • 2 rametti di rosmarino,
  • 1 cipolla bianca,
  • 1/2 litro di aceto di vino bianco,
  • 2 dl di olio evo,
  • 100 g. di zucchero,
  • 5 g. di sale.

Come fare:

tritare il rosmarino privato della parte legnosa e tritare finemente la cipolla e le zucchine a rondelle sottili  (io uso il robot).

Mettere in una casseruola l’aceto, l’olio, lo zucchero, il sale, il rosmarino, la cipolla e portare ad ebollizione, unire le zucchine, togliere dal fuoco e lasciar riposare 24 ore.

Sgocciolare le zucchine, metterle nei vasi (sterilizzati come sopra), premere leggermente e coprire con la salsa agrodolce.

Chiudere ermeticamente e riporre in luogo fresco ed asciutto.

Riposo 1 mese.

Durata 1 anno.

Zucchine in agrodolce.

Zucchine sott’olio:

  • 1 kilo di zucchine piccole,
  • 1 litro di aceto alcune foglie di basilico,
  • pepe in grani,
  • qualche rametto di timo,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 50 g. di sale,
  • olio evo.

Come fare:

spuntare le zucchine lavate precedentemente e tagliarle a rondelle, portare ad ebollizione l’aceto con sale e pepe in grani.

Tuffare le zucchine poche alla volta e cuocerle per 3 minuti, scolarle e metterle tra 2 canovacci ad asciugare per 12 ore.

Inserirle nei vasetti alternandole con l’aglio a fettine, il timo, il basilico e coprire d’olio avendo cura che non si formino bolle d’aria, chiudere ermeticamente e riporre in luogo fresco.

Riposo 20 gg.

Durata 1 anno.

Julienne di zucchine sott’olio con timo, capperi e pinoli:

  • 1 kilo di zucchine,
  • 30 g. di capperi,
  • 40 g. di pinoli,
  • alcuni rametti di timo,
  • 1/2 litro di aceto bianco di vino,
  • 1/2 litro di vino bianco,
  • 30 g. sale grosso,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • olio evo.

Come fare:

spuntare le zucchine e tagliarle a julienne con una grattugia a fori larghi o con il robot.

Portare ad ebollizione il vino, l’aceto, il sale e l’aglio, tuffare le zucchine e cuocerle per 2 minuti, scolarle e farle asciugare su un canovaccio per 3 ore.

In una terrina mescolare le zucchine con i capperi, i pinoli ed il timo, invasare e coprire d’olio, con gli stessi accorgimenti delle ricette precedenti.

Riposo 20 gg.

Durata 6 mesi in luogo fresco.

Zucchine Julienne timo, pinoli, capperi.

Ed ora vi saluto, vi auguro un bel fine settimana, qui piove ma non importa,  il sole c’è sempre, basta saperlo “vedere” tra le nuvole, se vi va di ascoltare un pò di musica cliccare sulla foto della mia adorata Perla.

Per maggiori informazioni lascio questo link che parla del Botulino e vi da indicazioni sulla perfetta conservazione.


Topinambur sott’olio: a che punto è la primavera, un anno dopo.

Topinambur sott’olio.

Topinambur raccolti il 17 marzo 2012

Amo il mio blog per tanti motivi ma quello che m’incanta di più è che mi da la possibilità, anno dopo anno, di fermare  immagini,  sensazioni, emozioni e  dopo un pò di tempo poterle confrontare  con il presente che a sua volta diventerà passato e così via.

Ieri,  come faccio spesso, tornando dalla spesa ho fatto la solita deviazione campagnola, ora gli sterrati attorno casa sono accessibili soltanto ai mezzi autorizzati,  lì ci sono ancora i campi e le strade servono ai contadini per lavorare, per passare con trattori, trebbiatrici ecc.

Fino ad un mese fa, i detriti/immondizie dell’anno scorso c’erano ancora, mentre ieri, con mia grande sorpresa, era stato portato tutto via e gli argini ripuliti dalle sterpaglie per dar nuovo respiro e nuova vita a sambuchi, gelsi e quant’altro.

Sterpi da bruciare.

Mamme e bambini vanno tutti a passeggio per i centri commerciali che qui a Udine abbondano  e così, questi campi rimangono avvolti nel silenzio, rotto soltanto dal rumore della ghiaia ad ogni passo e, man mano che la primavera avanzerà,  sveglierà i suoi abitanti ed aumenteranno i suoni come una musica, in un crescendo che mi ricorda il Bolero di Ravel.

Soltanto per curiosità, ma senza speranza mi sono avvicinata al campo di topinambur, convinta che fosse stato arato..invece no, era lì:

Sono entrata senza esitare…con le scarpine primaverili, delle ballerine blu traforate e, a mani nude ho iniziato a ravanare e…e li ho trovati.

Ne ho raccolti soltanto un pò, il raccolto vero e proprio lo farò con abbigliamento adeguato.

Ho trovato una ricetta in un libro per conservarli e oggi mi metterò al lavoro, non conserverei mai quelli comperati perchè non si sa  quanto tempo sia trascorso dal campo al bancone, però questi, con una buccia quasi inesistente, sodi, profumati e, raccolti con le mie mani, beh..questi si.

Sembro una matta con questi topinambur ma va bene così…noto, con grande gioia, che molte blogger stanno abbracciando la cucina con le erbe, forse è la moda ma ben venga e che rimanga ben salda nel web per sempre, un pò come le mie ballerine traforate, sempre di modama certo non adatte a certi terreni.

Tana

Ripeto, come scrivo qui, io non ho fatto corsi, mi piace avere un’infarinatura di tutto, non ho molto tempo per approfondire le mie passioni, io arrivo fin dove mi diverto, oltrepassare l’aspetto ludico non fa per me, ma, e questo concedetemelo, ho una bella fantasia che mi permette di divertirmi non poco.

Quest’anno ho conosciuto un appassionato maestro che fa corsi su come riconoscere le erbe commestibili ed essendo anche un cuoco, insegna come adoperarle in cucina, ecco, un corso così lo potrò fare, anche se a me piace sperimentare con le erbe che già conosco e che ho a disposizione però qualche piccolo “segreto” in più non guasta.

Dall’anno scorso ho in archivio un sacco di proposte, tutte riposte nel cassetto della memoria e pronte ad essere portate nel piatto.

Ora riporto quanto scritto sul libro Conservare frutta e verdura di Giunti/Demetra sui topinambur e ricetta che preparerò oggi e quindi foto più tardi:

Il topinambur ebbe un tempo una diffusione sulle mense ben più larga di quanto non avvenga ai nostri giorni; fu però soppiantato dalla patata.

Viene ancor oggi coltivato, ma il tubero commestibile può essere raccolto anche allo stato selvatico.

Pulite dunque con molta cura i bitorzoluti tuberi di topinambur e lavateli molto bene aiutandovi con uno spazzolino morbido, così da poter eliminare completamente ogni traccia di terriccio.

Fate bollire dell’acqua salata e aggiungetevi 1/2 bicchiere d’aceto per ogni litro d’acqua; quando bolle versatevi i tuberi senza spellarli e lasciateli cuocere per circa 1/4 d’ora.

Poi scolateli e lasciateli asciugare distesi su un canovaccio, quando i tuberi sono asciutti, sistemateli accuratamente in vasi di vetro (sterilizzati aggiungo io), aggiungetevi dell’alloro e qualche grano di pepe e ricopriteli perfettamente con dell’olio, infine chiudete i vasi e riponeteli per la conservazione, consumando dopo un paio di mesi come contorno o come antipasto.

Ho trovato nel web qualcosina ma più o meno questa è la ricetta, i miei topinambur sono piccoli e li lascerò interi, qualcuno li taglia a cubetti, insomma proviamo e vediamo cosa succede.

Qualche idea:

        

     

     



Dadi di patè, variazioni sulla scacchiera per un raffinato riciclo.

Dado patè Ribollita ingredienti:

  • cavolo nero lessato,
  • fagioli cannellini,
  • cipolla rossa,
  • peperoncino,
  • olio evo,
  • sale,
  • formaggio morbido di capra per legare.

Come fare:

rosolare la cipolla in poco olio extravergine, unire il cavolo nero già sbollentato e gli altri ingredienti, far insaporire ed asciugare bene.

Frullare e quando il composto sarà freddo unire il formaggio di capra, inserire negli stampini, riporre in congelatore, sformare e servire.

Questa va accompagnata sia con i dadini di pane nero, sia la polenta e sia i dadini di pane casalingo (fatto domenica, semplice pane bianco), se avete pane toscano ancora meglio.

Patè cavolini B. Pollo porri-1

Dado patè aringa affumicata ingredienti:

  • aringa affumicata cotta nel latte e alternata con cipolla stufata (iol’avevo fatta sabato per ello),
  • burro,
  • dadi di polenta,
  • cipolla stufata.

polenta in stampo-1

Polenta avanzata fatta con la MDP

Come fare:

frullare i filetti di aringa assieme al burro senza sale nè pepe perchè c’è già nella preparazione, riporre negli stampini.

Questi, contenendo il burro si rassodano in fretta, io li ho accompagnati con la polenta e la cipolla della preparazione.

Gli impasti avanzati (aringa esclusa) li ho alternati in un bicchiere dando l’idea della sabbia colorata.

dadi di pane-1

Dadi di pane raffermo(ammollati nel latte, messi negli stampini, fatti asciugare e fritti in olio evo)

Patè cavoletti B stampo-1

Patè cavolini stampo.

Ingredienti per dado cavolini Bruxelles:

  • cavolini Bruxelles  cotti a vapore,
  • acciuga sott’olio,
  • peperoncino in polvere (pacco Garofalo),
  • robiola,
  • pepe verde per “decorazione”.

Come fare:

cuocere a vapore  i cavoletti, frullarli assieme alla polvere di peperoncino, l’acciuga sott’olio e la robiola.

Mettere il composto negli stampini e mettere nel congelatore, decorare con pepe verde.

Ingredienti dado pollo:

  • filetti petto pollo,
  • porro,
  • burro salato,
  • pepe rosa per decorazione.

Come fare:

rosolare i pezzetti di petto di pollo nel burro, unire le rondelle di porro, salare e portare a cottura, frullare, riporre negli stampini e congelare per il tempo necessario, sformare e decorare con grani di pepe rosa.

Gli impasti avanzati (aringa esclusa) li ho alternati in un bicchiere dando l’idea della sabbia colorata.

Tutti i patè che presento  si possono semplicemente presentare in una ciotola o dare delle forme più grandi e comode da ottenere.


Piccole Madeleine con patè di trota affumicata.

É la prima volta che faccio le madeleine, non pensavo fosse così semplice, altrimenti avrei già iniziato tanto tempo fa, ci si può sbizzarrire con gli ingredienti, dolci o salate, belle da vedere, buone da mangiare.

Le Madeleine nascono dolci nel comune di Commercy, nel nord-est della Francia e, come succede sempre la tradizione si espande al resto della  nazione.

Sono riconoscibili per la tipica forma a conchiglia ottenuta dal famoso stampo da madeleine; altra caratteristica la “pancia” che si gonfia durante la cottura e che ne determina la buona riuscita.

Le ho abbinate ad un patè di trota affumicata, ho sostituito il burro con l’Avocado, ho aggiunto del finocchietto selvatico trovato freschissimo e profumatissimo al mercato.

Ingredienti per le madeleine:

  • 50 g. di farina 00,
  • 1 uovo,
  • 1 e 1/2 cucchiaino di cremortartaro,
  • sale affumicato,
  • pepe rosa macinato,
  • 1 cucchiaio di ricotta affumicata,
  • 2 cucchiai di latte,
  • 1 cucchiaio di panna acida,
  • 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva,
  • finocchietto selvatico.

Come fare le madeleine:

preriscaldare il forno a 220°C.

In una terrina unire tutti gli ingredienti ed amalgamare con una frusta, far riposare il composto in frigorifero per 40 minuti.

Versare negli stampini (se non avete quelli in silicone imburrateli) un cucchiaino da caffè di composto e cuocere a 220°C. per 4 minuti, abbassare la temperatura a 180°C. e cuocere ancora 6 minuti, fino ad ottenere una colorazione dorata.

La “pancia” caratteristica delle madeleine si ottiene proprio con lo sbalzo termico quindi è indispensabile partire a forno caldissimo.

trota salmonata affumicata-1

Ingredienti per il patè:

  • 100 g. di trota salmonata affumicata,
  • 60 g. di polpa di avocado maturo ma non troppo,
  • 2 cucchiai di panna acida,
  • 6 olive verdi snocciolate,
  • finocchietto selvatico fresco,
  • pepe rosa macinato.

Madeline stampo finocchietto-1

Come ho fatto:

ho messo gli ingredienti nel robot, ho amalgamato il tutto e messo negli stampini (quello per madeleine ed uno a sigaro), ho riposto nel congelatore per 20 minuti.

Ho tagliato le madeleinette e le ho riempite col patè.


Bruschetta di panettone con peperoni arrostiti in agrodolce e acciuga…ma che sapore avrà?

Quando una signora mi raccontò estasiata con ancora con l’acquolina in bocca che aveva mangiato da amici una cosa buonissima m’incuriosì, se ti è avanzato il panettone prova, mi disse, ebbene, ieri ho provato.

E non avendo molto tempo è stato il pranzetto perfetto.

Premetto che non amo le acciughe e se posso le evito, le ho messe in foto per “fedeltà” alla ricetta originale, io ho preferito dare profumo con il basilico e l’origano, in stagione di peperoni si possono arrostire ed adoperare quelli, ora è meglio adoperare quelli conservati di buona marca.

Ingredienti:

  • panettone,
  • peperoni arrostiti in agrodolce o semplicemente arrostiti,
  • filetti d’acciuga (come da suggerimento ma a me non piace :-( ),
  • spicchio d’aglio passato sul panettone bruscato (mia variante),
  • basilico e origano (mia variante)

Come fare:

scolare i peperoni dall’olio di conservazione, tagliarli a dadini piccoli e condirli con un buon olio evo, origano o basilico, mescolare (se adoperate l’acciuga tagliatela a striscioline ed unitela) e lasciare  ad insaporire.

Nel frattempo preparare il panettone e bruscatelo, passate lo spicchio d’aglio e coprite con una “copertina” di peperoni.

Fatto :-)


Una passeggiata nei campi, di scie chimiche, di bacche, di topinambur…poi in cucina a riciclare i cotechini…

Sono 3 mattine che “Annina la vicina” ed io andiamo a camminare per i campi, d’altronde con un cielo così come si fa a rimanere a casa?

Su di me la natura ha un effetto “magico”, mi trasforma, mi rasserena, è come se prendesse i colori dalla sua tavolozza e colorasse i miei pensieri.

Soltanto un’ora ma un’ora importante, direi indispensabile.

Anna è la prima persona con la quale ho interloquito appena arrivata qui in Friuli, notoriamente patria di “orsi” (in senso buono).

Avevo bisogno di un “attrezzo” e sfrontatamente le ho suonato.

Anna è l’Amica…punto, senza ma, senza se, puoi dirle tutto, anche le tue debolezze, le tue “marachelle”, non cambierà di una virgola il suo atteggiamento.

Anna è una di quelle persone che hanno beneficiato della “caprese” e del pane tedesco che avevo preparato in previsione del viaggio a Firenze e forse è mia Amica per quello? Naaaaaaaaaaaaaaaaaa….. :-D

Appena partite, il primo giorno mi ha fatto notare gli “strani incroci delle scie_chimiche delle quali ero completamente all’oscuro, se vi interessa saperne di più cliccate sul link.

Camminando facciamo “strani incontri”, 2 stroppie di mais in una pozzanghera ghiacciata, in piedi come fossero arrivate “balzellando” fin lì dal campo, quasi una “fuga romantica”…:

Poi il primo fiore di tarassaco, piccolo, piccolo, nascosto tra le foglie per non prendere il gelo della notte.

Si nasconde anche questo ciotolo, sotto una “copertina” di muschio, uguale a quello che andavo a raccogliere con papà per mettere nel Presepio:

E poi gemme:

Campi interi seminati a radicchio, quello col “poc”, che diventa tenerissimo dopo aver preso la “gelata”, assomiglia ad una rosa di velluto, meraviglioso…

Poi la scoperta di un campo di topinambour (di nessuno ;-) ) e lì è stata la nostra fine :-D , come 2 cinghialesse abbiamo iniziato a “grufolare”:

Eccoli qua i “tuberi magici”, ma di questi parlerò più avanti, dedicano un post ed una ricetta “speciale”, per la raccolta di Tiziana

Spesso mi rammarico di vivere qui, nell’estremo est, come dico sempre, “fuori dalle rotte”, peccato non vivere a Milano mi sussurro, potrei approfondire la mia passione per la cucina, per la fotografia, potrei partecipare a corsi, eventi e quant’altro, imparerei anche a “socializzare”…(forse) ;-) …ma poi, mentre guardo fuori dalla finestra e vedo tutto questo mi dico: no, il tuo posto è qui, questo è il tuo mondo, soltanto qui puoi essere serena e ritorno alla mia vita…

mentre ora si torna a casa, ancora una pennellata di colore e poi in cucina…non nella mia, io non ho avuto tempo per cucinare, a questo ci ha pensato Tiziana…la necessità di “riciclare tanti cotechini” ha aguzzato il suo ingegno ed ecco il risultato:

Sono così “pigra” che riporto la sua mail, io mi limiterò a raccontare le ricette con le foto, che, ovviamente sono sempre le sue :-D

Avevo tanti cotechini che mi hanno regalato, non ho voluto lasciarli crudi perchè non ho il posto adatto per conservarli, così ho pensato di aprirli e cuocere l’impasto togliendo anche un pò di grasso.

Gli involtini di verza:

li ho fatti con le foglie appena lessate (ho copiato da te) che vedi nelle foto stese sulla carta da cucina, le ho farcite con la pasta dei cotechini, le ho richiuse, messe in una pirofila con un filo d’olio aglio e peperoncino e passate in forno solo ad asciugare, perchè gli ingredienti sono già cotti.

Per i tortini:

ho preparato le verze (come vedi dalla foto) lavate e tagliate sottili, poi ho aggiunto 3 spicchi d’aglio tritato, un pò d’olio evo, sale e peperoncino (consumate piano piano).

Ho foderato gli stampini con la pasta brisè, ho messo uno strato di verze, uno di pasta di cotechino, un’altro di verze, non ho chiuso completamente la pasta brisee e ho infornato a 180°C per circa 30.

Buonissima giornata a tutte/i :-)

Banana rinsecchita :-)

Quasi dimenticavo la “merenda”, si, questa è la merenda che mi ha offerto Annina la vicina quando siamo tornate a casa…non male vero? Quando uno è ospitale e generoso non si smentisce mai :-D ciao Annina la vicina :-D


La torta fritta di Parma.

Pur essendo “accasata” con il figlio di un emiliana che ha fatto l’università a Parma mai avevo fatto la torta fritta per cui è stata ben accolta la proposta e ben tollerato l’odore di fritto che permaneva nella stanza, malgrado l’ aspiratore a “tutta”, finestre e porte finestre spalancate.

Niente da fare, l’umidità non aiutava a diradare la “nube”, la frittura procedeva lenta, la sfoglia troppo sottile, facciamola più grossa, la pentola non va bene, cambiamo pentola e così, tra una cosa e l’altra è calato il buio della sera, i miei progetti fantasiosi scemavano e si limitavano ad un cestino di carnevale, con stelle filanti, farfalle e cuoricini guardato con sospetto dal nostalgico universitario.

L’ambizioso progetto di fare dei “coriandoli” colorati è soltanto rimandato ai momenti di “solitudine” e le foto insoddisfacenti offuscano la gioia di aver sperimentato per la prima volta questa ricetta.

Ho optato per il lievito di birra fresco, sia nella versione “classica” che quella con le patate nell’impasto.

Copio/incollo dal blog di Dauly

1kg di farina
20gr di lievito di birra
20gr di sale
acqua
latte quanto basta per impastare

sciogliere il lievito in acqua leggermente tiepida, impastare e lasciare lievitare coperto per circa 1 ora.

formate l’impasto e fatelo riposare dieci minuti, tagliate a pezzetti e tirate le strisce con la macchinetta o se volete col mattarello alte 2-3 millimetri, tagliate a losanghe e friggete in abbondante strutto o olio profondi.

*per impastare si possono usare indifferentemente sia acqua che latte, non cambia granchè, per cui se al momento si è sprovvisti di latte in casa non scendiamo a comprarlo, usiamo l’acqua.
*nella macchinetta la tiro alla terzultima tacca.*

Per la versione con le patate ho attinto alla fonte consigliata da lei: Trattoria cavallo

Ho farcito qualche “torta” con lo stracchino, “ello” mi ha detto che la mamma faceva anche dei “panzerotti” ma l’esperimento lo rimando a quando ci sarà un pò di vento ;-)

E per finire una riflessione che avrete fatto in molti, mentre preparavo la ricetta scorrevano in televisione le immagini dell’alluvione di Genova (senza dimenticare però  la gravità di quella recente in Lunigiana)…beh, la natura ci sta presentando il conto, e mi sa che sarà “salato”, nessuno ci può aiutare, soltano noi con il nostro buonsenso, con il rispetto e la consapevolezza che se monti, fiumi, mari, laghi sono dove sono c’è un perchè, un perchè che l’uomo ha sempre ignorato e continua ad ignorare…


Profiteroles rosa x la prevenzione…mai dire MAI…

Era tutto perfetto: avevo abbattuto le “barriere architettoniche” della mia mente, avevo “familiarizzato” con la pasta choux, avevo addirittura fatto amicizia con la “sac a poche”..beh, non è una novità, anche se avete 100 anni  vi accorgerete che c’è sempre una “prima volta”….si,  anche a 100 anni.

Per i profiteroles (dal libro “Cioccolato passione fantasia”):

  • g.50 di burro,
  • g. 50 di acqua,
  • g.100 di latte (scremato),
  • g.100 di farina 00,
  • 1 cucchiaio di zucchero (pizzico di fruttosio),
  • 3/4 uova (3 uova e 1/2),
  • 1 pizzico di sale (rosa dell’Himalaia).

Come fare i bignè:

far bollire l’acqua , il latte con il burro, lo zucchero, il sale e versare la farina a pioggia, mescolare continuamente fino a quando si sarà formato un composto omogeneo, togliere dal fuoco e far raffreddare, aggiungere le uova una alla volta SOLTANTO DOPO AVER AMALGAMATO BENE IL PRECEDENTE UOVO).

Accendere il forno e portarlo alla temperatura di 200° C.

Sulla teglia rivestita da carta forno formare con la sac a poche delle “noccioline” d’impasto e farle cuocere per c.ca 10 minuti.

Sfornarle, farle raffreddare e, con la siringa o con la bocchetta piccola della sacca farcirle con la mousse di salmone.

Per la mousse di salmone vi mando Qui , al posto dell’aringa ho usato il salmone affumicato.

Per la salsa rosa:

maionese fatta con 1 uovo intero, olio di semi di vinacciolo, sale rosa dell’Himalaia, concentrato di pomodoro, worchestersauce, pepe rosa.

Per decorare:

pepe rosa e uova di salmone.


La leggenda di Prinzessa Luzja e la Trota negata.

C’era una volta un drago che viveva in una grotta da qualche parte in Slovenia vicino al fiume Isonzo.

Stanco di stare da solo decise di uscire a cercar moglie, si fece bello, si lavò, si pettinò (era un drago con i capelli) ed uscì.

Camminò per molte ore e all’improvviso vide una fanciulla bellissima, i lineamenti delicati, i capelli così lunghi che le accarezzavano tutta la schiena, il passo lieve ed elegante.

Il cuore iniziò a battergli così forte nel petto che la fanciulla sentì, si voltò e quando lo vide cominciò ad urlare e scappò.

Lui, avvilito e triste, andò a trovare la sua amica strega che viveva accantoalcamino.

Cos’hai che sei così triste? E come mai non sei nella tua grotta?

Mi sento troppo solo e voglio trovar moglie.

E allora perchè non lo fai?

L’ho fatto ma la fanciulla dei miei sogni quando mi ha visto è scappata, e pensar che mi ero anche fatto bello.

Caro amico drago, non potrai mai diventare bello, nemmeno io potrei aiutarti, se vuoi in moglie quella fanciulla  dovrai rapirla.

Il drago ritornò a cercare la fanciulla e così fece, la rapì e la portò nella grotta.

La fanciulla era infelice e piangeva sempre, pianse per giorni, mesi, anni finchè le sue lacrime formarono un lago.

Un giorno passò di lì con la barca un principe, era giovane, bello, ricco, vide la fanciulla in lacrime che lo chiamò e gli disse:

aiutami, sono prigioniera del drago, ti prego portami via.

Lui, senza pensarci 2 volte impugnò la spada ed andò a cercare il drago che, ignaro, stava dormendo, lo colpì dritto al cuore ed il drago morì.

Il suo sangue iniziò a scorrere e si riversò nel lago dipingendo l’acqua di verde.

Ed è così che oggi il lago (nella realtà un lago artificiale, voluto per una centrale idroelettrica) ha l’acqua di questo splendido colore ed è per questo che il battello di capitano Dean si chiama Lucija.

Capitano Dean racconta questa leggenda (io l’ho un pò adattata ;-) ) ogni volta che il battello attraversa una piccola gola tra le rocce.

L’acqua è così verde e l’atmosfera così magica che per un pò credi  che quelle siano davvero le lacrime della prinzessa Luzja colorate dal sangue del drago.

Non è la prima volta che andiamo su quel battello e capitano Dean è così speciale che io non scenderei più, i suoi occhi sono di un azzurro/verde così intenso che mi piace pensare sia un “dono” della “prinzessa” per ringraziarlo di farla vivere ancora col suo racconto, sembra nato per stare con i bambini.

Inizia stringendo loro le mani,  e se i grandi l’allungano per primi lui li ferma dicendo: otroci prva (prima i bambini).

Sul battello li chiama uno alla volta, li mette al timone, gli mette il cappello da capitano e li fa guidare e suonare la sirena.

Un giorno ello mi disse: andiamo a mangiare la trota a Most na Soči?

Io non  conoscevo quel posto ed amando la trota ho risposto: certo che sì!! Ma, aimeh, questa volta la trota era finita e, scesi dal battello affamati ed avviliti, siamo ritornati a casa.

Ma… ma la strega che abita accantoalcamino come per magia ha tirato fuori dal frigorifero un “Filetto di trota verace salmonata affumicata”   e in quattroequattrotto ha imbastito una cenetta a dir poco magica.

Iniziamo dall’antipasto:

Carpaccio di trota affumicata e pesche nettarine con citronette di lime, olio di semi di vinacciolo e sale nero di Cipro.

Questo abbinamento mi frullava per la testa da un pò, siccome né ello né io amiamo molto il sapore di pesce ho pensato di smorzarlo un pò con le pesche nettarine, quelle dure che si prestano ad essere tagliate con l’affettatrice, per non coprire l’equilibrio di sapori non ho usato l’olio d’oliva ma un olio di semi di vinacciolo e l’ho emulsionato con il succo di lime.

Ingredienti:

  • fettine di trota affumicata,
  • fettine di pesca noce,
  • olio di semi di vinacciolo,
  • succo di lime,
  • sale nero di Cipro macinato.

Come fare:

alternare le fettine di trota e pesca, irrorarle con la citronette, far insaporire per 15 minuti e mangiare :-D

La mia porzione.

Ed ora passiamo al primo piatto: vermicelli di soia conditi “a freddo” con la trota affumicata, una salsa al basilico ottenuta usando ancora l’olio di semi di vinacciolo ed il sale nero di Cipro.

Come faccio spesso ho profumato la ciotola dove ho condito con uno spicchio d’aglio passandolo sulle pareti.

Porzione di ello.

Ingredienti:

  • vermicelli di soia,
  • pezzetti di filetto di trota affumicata,
  • basilico,
  • olio di semi di vinacciolo,
  • sale nero di Cipro macinato,
  • spicchio d’aglio.

Come fare:

cuocere i vermicelli di soia come da indicazioni (io li metto nell’acqua bollente a fuoco spento per 3/4 minuti) e nel frattempo dopo aver spezzettato le fettine di trota preparare la salsa al basilico.

Passare lo spicchio d’aglio sulle pareti della ciotola, mettere sul fondo un pò di salsa e qualche pezzetto di trota, versare i vermicelli caldi, aggiungere la salsa e la trota avanzate e mescolare velocemente amalgamando bene il tutto.

La mia porzione.

“Capitano Dean” vi saluta.

Vado anch’io, vi ho portate/i un pò a spasso, vi ho raccontato una storia, vi ho offerto il pranzo e adesso torno “accantoalcamino” a preparare altre “magie”, a pensare ad altre “storie”…a presto…

Riassunto e link: Gita in battello a Most na Soči

Dal web qualche informazione sull’olio di semi di vinacciolo che, diciamolo, non ha nulla a che vedere con il nostro straordinario olio extravergine di oliva, ma essendo incolore/inodore/insapore ed avendo qualche “pregio” può essere adoperato tranquillamente quando non si vuole rinunciare al condimento ma non si vuole l’aroma “prepotente” dell’olio evo.


Crostata salata con Okra, Tagliatelle di riso con finferli, Crostatine con Alchechengi e Amarene

Oggi ho scelto 3 ricette e la pigrizia perchè non vi darò le dosi ma vi lascerò la libertà di scegliere se fare una torta salata grande o delle mini porzioni (tipo tartelette per intenderci), se fare un piattone di pasta o una ciotolina piccola come la mia, una crostata agli alchechengi grande o crostatine.

Lo so, vi faccio accendere il forno ma io non trovo così tragico farlo,  non ci  entro io nel forno ma soltanto le torte e quant’altro ed intanto che lui lavora io me ne sto al fresco.

Inizio con la torta salata che ho fatto provando la frolla all’olio aromatizzato che ho trovato in un blog che non cito, anche perchè il risultato non mi ha soddisfatto e per rimediare ho dovuto raffazzonare abbastanza però alla fine ce l’ho fatta però, essendo quella blogger una brava fotografa mi aveva invigliato, con la foto, a provare; si sa on sempre una bella foto significa qualità e bontà del piatto.

La foto era bellissima ma, come succede spesso nel web, alla fine la ricetta non soddisfa il palato.

Ho adoperato la farina integrale, per questo ho aggiunto acqua e un altro tuorlo.

Ho usato l’okra che ho comperato a Mestre che ho tagliato a rondelle e fatta saltare in padella con il  cipollotto, ne ho lasciata intera qualcuna per decorare.

Avevo delle piccole zucchine di Milva con fiore (raccolte io) che ho tagliato a metà e rosolato velocemente in padella dalla parte tagliata.

Cotto il guscio di frolla all’olio ho coperto il fondo con l’okra,uno strato di tofu sbriciolato condito con sale affumicato e origano, ho concluso con le zucchine, l’okra intera ed i miei datterini ed infornato come  Alex 10 minuti a 220°C ed il gioco è fatto.

Per fare il primo piatto ho usato le tagliatelle di riso (sempre negozio di Mestre), dei finferli che mi ha portato Tiziana dalla montagna, fiori di zucchina e tofu affumicato (Mestre).

Come ho fatto:

ho fatto appassire uno scalogno e, dopo aver pulito i funghi, li ho fatti cuocere aggiungendo un pò di brodo vegetale (fresco) ho salato, un pò di pepe verde e, quasi a fine cottura, ho aggiunto i fiori di zucchina privati dei pistilli e il tofu affumicato grattugiato.

Ho scolato le tagliatelle al dente e le ho fatte saltare col sugo, impiattato, un filo d’olio evo e un’altra grattatina di tofu.

L’ ho servita  in una ciotola ottenuta da una foglia di palma.

E per finire 2 crostatine, una con i soliti alchechengi e  una crostatina con le  ciliegie in composta (senza zucchero)

Come ho fatto (nulla di più semplice):

se vi piace fare la frolla a casa (a me no) fatela, rivestire uno stampo apribile, riempire il fondo con i legumi e cuocere a 180°C. per c.ca 20 minuti (se fate le crostatine basta molto meno).

Fare una crema pasticcera (va benissimo la vostra  ricetta) e dopo averla fatta intiepidire versarla sul fondo della frolla, disporre gli alchechengi privati del calice e/o le ciliegie.

Preparare una meringa (mi ricorda qualcosa ma non mi sovvien :-D ;-) ), unire un pò di cacao (a piacere) e cannella.

Coprire la crostata o le crostatine col composto ed infornare ancora per 5 minuti.

Mi mancherà la gioia più grande della mia vita (ebbene si ;-) ), ma lei sarà in una pensione a 5 stelle (io 4 :-( ) in un grande box tutto per lei con i giochini e una mia maglietta usata (per non farle credere di essere stata abbandonata):


Soufflè glacè alla caponata.

Mi frullava nel cervello la versione salata, meglio dire agrodolce di questo soufflè glacè perchè la meringa italiana non permetteva grandi deviazioni.

Così mi sono ricordata della Pavlova che ha all’interno l’aceto ed il resto è arrivato da sè.

D’estate faccio spesso la caponata, alla fine si aggiunge lo zucchero sciolto nell’aceto..ecco fatto, la difficoltà stava nello sviluppo dell’idea, si sa io sono “istintiva” e mi manca certamente la tecnica però ce l’ho fatta e l’assaggio mi ha soddisfatta, io ho usato una coppa per motivi di presentazione, l’ideale sarebbe servirlo in  bicchierini o coppe piccolissime e servire questo soufflè come stuzzichino.

Dal blogdi mammà (la cucina di mamma), tra parentesi le mie varianti:

  • 250 gr yogurt bianco (125 formaggio spalmabile di capra),
  • 3 albumi (del peso di circa 100gr) (50 g.)
  • 200 gr zucchero a velo (100),
  • 100 ml acqua per lo sciroppo (50 ml di aceto bianco),
  • 200 ml panna montata (100),
  • un cucchiaio di composta per lo yogurt + composta per il ripieno.
  • (basilico).

Rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 5 cm e fissare con spago da cucina.
Mettere al fresco.

Preparare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima.
Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , far sciogliere sul fuoco fino ad avere uno sciroppo piuttosto denso.

Versare lo sciroppo negli albumi montati a neve continuando a sbattere il composto fino a quando non sarà freddo, poi passare in frigo.

Montare la panna.
Versare lo yogurt in un recipiente, unire un cucchiaio di composta ai frutti di bosco e la panna montata, incorporare gli albumi.
Versare nei contenitori  e mettere in freezer , dopo circa un’ora (o non appena saranno rappresi) tirarli fuori , prelevare due cucchiaini di composto dal centro, in modo da creare un piccolo buco, rimettere in freezer per almeno 6 ore.
Prima di servire rimuovere la carta, riempire il soufflé gelato con due cucchiaini di composta ai frutti di bosco e servire.

Io ho fatto così:

ho messo le foglie di basilico intere in fusione nella panna per tutta la notte, e foglie di basilico tritato nel formaggio di capra e lasciato in frigorifero tutta la notte, ho seguito le regole della ricetta originale per l’assemblamento).

Ho preparato una caponata, per la ricetta ho fritto sia il sedano che le melanzane tagliando tutto a piccolissimi dadi, ho appassito la cipolla di Tropea ed ho aggiunto i pomodorini datterini della mia pianta,una puntina di concentrato, capperi, olive verdi, basilico, per ultimo ho inserito sedano e melanzane, ho fatto insaporire e non ho fatto l’aggiunta agrodolce.


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