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Zaletti, alla maniera di Mentore.

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Zaletti

“Signore mamme, trastullate i vostri bambini con questi gialletti; ma avvertite di non assaggiarli se non volete sentirli piangere pel caso molto probabile che a loro ne tocchi la minor parte.” (prefazione alla ricetta 591 de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi 1891)

Eccomi con la ricetta facile facile, veloce veloce, tanto facile e veloce che, quando ho telefonato a Tiziana, alla quale avevo mandato poche ore prima la ricetta, per dirle che li stavo facendo, lei mi ha risposto che li aveva già fatti e mangiati :-D

É diversa dalla ricetta dell’Artusi ed anche da quelle che ho visto nel web, strano a dirsi ma non avevo mai assaggiato i Zalletti o Zaeti (in lingua Veneta); questa è molto più semplice ed anche più leggera, contempla meno uova e non c’è il lievito di birra, come ho scritto nel titolo è “alla maniera di Mentore.

Chi è Mentore, chiederete voi: Mentore Valandro è l’insegnante che ha tenuto il corso di pasticceria al quale ho partecipato tempo fa; era proprio nel periodo in cui ero senza forno ed è per questo che ho dovuto aspettare per mettere in pratica i suoi insegnamenti.

Un piacere ascoltarlo e seguirlo, una persona solare, simpatica, ricca di entusiasmo, un uomo d’altri tempi, pochi fronzoli e molta sostanza.

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 Zaletti da infornare e sfornati

 Ingredienti (con questa dose ho ottenuto 95 biscotti, 2 teglie da 36 ed 1 da 23, del peso variabile tra i 6/7 grammi:

  • 125 g. farina di grano tenero,
  • 125 g. farina di mais gialla rustica,
  • 125 zucchero di canna,
  • 125 g. burro,
  • 1 uovo,
  • 3 g. di lievito per dolci,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1/2 bacca di vaniglia (1 puntina di vaniglia Bourbon in polvere),
  • la scorza grattugiata di 1/2 limone,
  • 75 g. di uva sultanina,
  • 25 g. di pinoli.

 

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Zaletti da infornare

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C. (io statico).

Setacciare la farina per togliere eventualiimpurità e togliere i grumi rendendola puiù facilmente amalgamabile; pesare tutti gli ingredienti e disporli sul tavolo.

Impastare burro, zucchero, scorza di limone, sale ed i semini della bacca di vaniglia (io in polvere); unire l’uovo e per ultime le farine mescolate col lievito.

Aggiungere l’uvetta lavata ed ammollata nella grappa o vino verduzzo (io solo acqua); avvolgere l’impasto e riporlo in frigorifero per 1 ora.

Essendo caldo ho preferito lavorare poco impasto alla volta per evitare che si ammorbidisca troppo, togliendolo, man mano dal frigorifero.

Infarinare leggermente la spianatoia, soltanto per facilitare l’arrotolamento del cilindro di pasta che avrà la dimensione di un migliolo; pizzicare i cilindretti con i pollici/indici (vedi foto) ed infornare per 15/18 minuti o fino a doratura (i miei tra i 13/15).

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 Zaletti

 


Shortbread al Sambuco: senza glutine, con Farina di Saraceno e Glasse Floreali ♣

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Ecco, questa è una di quelle ricette che mi riconciliano con la vita; per un attimo avevo temuto di aver perso entusiasmo e fantasia per quanto riguarda la cucina in fiore, pensavo di prendermi una stagione di pausa invece, mumble, mumble, ecco l’idea, ispirata da Terry che mi aveva omaggiata, durante la nostra ultima scorribanda, con i suoi splendidi shortbread            .

Io mi tenevo alla larga, ogni tanto, anche su pinterest, incappavo in qualche ricetta ma a me le cup, le cap, gli spoon &Co. sono ostici e, nonostante alcune foodblogger di tutto rispetto ed affidabilità mi abbiano fornito signore tabelle di conversione, beh, io sono ancora grammo-dipendente :-D

La presenza della farina di riso in un’altra delle sue ricette             mi ha stimolato a volerli fare senza glutine ed ho optato per la farina di grano saraceno (mi raccomando, i celiaci controllino che sul pacco ci sia la spiga), un occhio di riguardo anche per quanto riguarda lo zucchero a velo che può contenere glutine io, per sicurezza (e risparmio) lo faccio macinando lo zucchero nel macinino da caffè).

I fiori di sambuco sono quelli che faccio seccare di anno in anno e che sono continua fonte di ispirazione.

Sono partita dalla sua collaudatissima ricetta base che prevede 1 parte di  zucchero, 2 di burro, 3 di farina.

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Shortbread senza glassa, formato grande.

Ingredienti:

  •  200 g. di farina di grano saraceno,
  •  160 g. di farina di riso,
  •  240 g. di burro a temperatura ambiente,
  • 120 g. di zucchero a velo ottenuto come indicato sopra,
  • 2 cucchiai di fiori di sambuco secchi, 1 macinato assieme allo zucchero, l’altro messo nell’impasto.

Ingredienti per la glassa:

  • zucchero a velo,
  • scorza di limone grattugiata,
  • succo di limone.

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Come fare la glassa:

inserire nello zucchero a velo e la scorza grattugiata, poco alla volta, il succo di limone e mescolare fino ad ottenere una glassa liscia e fluida ma non troppo liquida.

Questa glassa potete arricchirla, di colta in volta con petali o quanto vi piaccia, i biscotti li potete spennellare o intingere.

Per decorare:

  • petali secchi di calendula,
  • fiori freschi di sambuco,
  • petali di papavero tagliuzzati.

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Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Sbattere il burro con lo zucchero a velo (in questo caso con i fiori di sambuco) e quando il composto è ben amalgamato unire, poco alla volta, le farine e il cucchiaio di fiori di sambuco.

Lavorare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo (ho adoperato il robot da cucina) e formare un panetto da stendere sulla spianatoia infarinata ad uno spessore di 1 cm o più (in forno gli shortbread si adagiano un pò, almeno i miei si).

Io, non avendo lo stampo apposito ho adoperato dei coppapasta merlati di due misure 6 e 8 cm.

Infornare per circa 10/12 minuti.

Gli shortbread hanno la particolarità di essere pallidi, come le damine del ‘700 ma questi sono della scuola di Chanel che aveva lanciato la moda dell’abbronzatura, fino a quel tempo appannaggio emarginante della Classe Contadina ;-)

 Shortbread fiori sambuco glassa     

Per oggi è tutto, vi auguro un sereno primo maggio.


Biscottini al mosto cotto, senza uova, senza lattosio, senza glutine ma con tanto tanto sapore… Un pensiero per Maria ♥

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Non so se è merito dei Maya che, con le loro profezie hanno comunque mosso qualcosa in ognuno di noi, non so se è perchè dai e dai le cose cambiano, non so se, finalmente, mi sono incamminata sulla strada giusta… Fatto sta che ho trascorso uno splendido Natale, direi sereno, si, sereno è la parola giusta.

La venuta della suocera&Co. non mi ha agitata, sono riuscita ad organizzare tutto per benino e nei tempi giusti, voi direte: cosa sarà mai organizzare un pranzo di Natale per 5.. Beh, per me, che non ho mai ospiti a casa, è un bel impegno, quando manca la pratica non basta la grammatica no?

Come già sapete il mio menù di Natale non è stupefacente ma è il solito: lasagne portate dalla suocera, zampone, lenticchie a volontà, brovada.

Quest’anno l’ho arricchito con 2 stinchi di maiale al forno, Lambrusco, coca cola per il cognato (ORRORE!!!) comperata da ello che, dopo aver notato il mio disappunto ha detto saggiamente: bisogna adeguarsi agli ospiti, panettone ai marron glacè gentilmente offerti da Loison, spumante per il brindisi, caffè, ammazzacaffè per lo zio: una grappa che gli ha fatto strabuzzare gli occhi per quanto era forte…

Tutto qui, qualche chiacchera, una breve comparsa di Perla che è venuta a salutare “la nonna” e dopo aver sberlato per qualche minuto è tornata a dormire e poi, tutti a casa, ello ad accompagnare lo zio (che mi ha regalato del buonissimo miele di acacia che ho adoperato per i biscottini) e così, rimasta sola mi sono messa a fare questi biscottini.

Ci tenevo a farli per Natale, un omaggio a Maria, è lei che mi aveva mandato il mosto cotto: adoperalo, mi diceva, ma non voglio finirlo, rispondevo, dai che te ne mando ancora… invece non c’è stato più tempo, purtroppo…

Questa ricettina mi è arrivata via mail da Nannarè, una delle Amiche di forum di un tempo, è una delle tante ricette che mi ha mandato, sono di sua nonna o di “nonnine”, come le chiama lei e per me sono perfette.

Appena la sento le chiedo delucidazioni sulla provenienza di questi “Biscottini al mosto cotto”, se hanno un nome definito o si chiamano soltanto così.

Io ho preferito lasciarli naturali, senza spezie, un pò perchè a ello non piacciono un pò perchè coprirebbero il sapore della frutta secca, rimane comunque il fatto che sono molto versatili e, da questa base, se ne possono elaborare un’infinità, mi sono limitata a modificare il tipo di farina perchè, essendo questi biscotti, già senza lattosio e senza uova, volevo farli anche senza glutine.

Copio incollo la ricetta così come è arrivata, con lo stile gajardo de Anna (si chiama così), le sue abbreviazioni da sms, credo assimilate dalle 2 figlie adolescenti, qualche doppia di troppo, ma è perfetta così, la adoro ♥

Per facilitare la lettura ho evidenziato gli ingredienti, mentre le mie varianti e il mio procedimento sono inseriti tra gli asterischi.

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Si lavorano degli ingredienti sullla spianatoia mettendone  ad occhio

circa 300 grammi fra nocciole, noci, pinoli, (xchè no, qualche mandorla) spezzettati grossolanamente
(Se vuoi anche tostati ma nn è necessario)
500 grammi di farina (da nn usare tutta insieme, che so iniziare con 250/300 gr. ed aggiungere quella che occorre man mano) *farina di grano saraceno e tapioca*
1 bicchiere circa di ottimo olio evo o strutto *olio evo (Pugliese)*
un pò di zucchero e miele * solo miele*
mosto cotto (o vino) q.b.
poco + della metà di una bustina di lievito x dolci
( Eventualmente Vanillina o spezie facoltative ed a piacere del proprio gusto) *estratto di vaniglia*
Non ci vanno le uova ma c’è anche chi ne mette *omesse*.
Zucchero a velo x spolverizzare , facoltativo *omesso*.

Mettere, la farina a fontana con tutti gli ingredienti dentro (la mi mama talvolta mette anche un po’ di buon cacao in polvere, ma ciò è una cosa del tutto personale), lavorare raggruppando per bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una “massa” omogenea, formare un filoncino
un “pò piatto” e tagliare a forma di losanga (qsta è la tradizione) oppure stendere e dare la forma ai biscotti che andranno su una teglia con
carta forno.

*Io ho mescolato la frutta secca con 250 g. di farina (proporzione 350 farina di grano saraceno, 150 farina di tapioca), ho aggiunto il bicchiere d’olio, 3 cucchiai abbondanti di miele, ho amalgamato, ho unito il resto della farina e poi ho aggiunto a poco a poco il mosto cotto fino al raggiungimento della “massa” omogenea (come scrive Anna), ho formato il filoncino un “pò piatto” e, come da tradizione, ho formato le losanghe*

Naturalmente infornare con forno già caldo a ca. 180 gradi finchè nn saranno coloriti e cotti (forse 20 min. o poco+)
Si possono servire ed intingere con buon bicchiere di vino bianco, marsala o …

Semplici, ma “fanno famiglia” e Natale magari apprezzati accanto al camino acceso …??! (A Perla falli assaggiare senza inzuppo nel vino mi raccomando …!!! Alle gattine di buona famiglia si bagna soltanto dietro l’orecchio con una goccia di Champagne, la notte di Capodanno, cm fossse Chanel N° 5 – insieme ad un assaggio di Pandoro).
Cuore

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Buongiorno mondo.


Pasticcini al cocco: un pezzetto di eredità…

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É una parola che, in qualsiasi caso, ti grava di enormi responsabilità, ti ritrovi all’improvviso “proprietaio” di qualcosa che non hai scelto, al quale non hai mai pensato, qualcosa che rimette in discussione le tue convinzioni, che apre di fronte a te un orrizzonte nuovo, da esplorare.

Un eredità non ti abbandonerà mai, sarà sempre accanto a te e tu, dovrai essere capace di trarne il buono ma questo non è facile, basta guardarsi attorno quando si passeggia per le vie delle città, case splendide avvolte dall’edera, lasciate morire così soltanto perchè qualcuno, per beghe e beghette non è stato capace di condividere un’eredità, esempio recente è l’eredità di Lucio Dalla…

Di fronte ad un’eredità spesso manca il rispetto, il rispetto nei confronti di chi ha costruito quell’ eredità nel corso dell’ intera vita, spesso con enormi sacrifici.

Non entro nel merito e non approfondisco l’argomento riguardante le gravose tasse di successione che renderebbero prosaico questo mio, invece, dolcissimo, post…

Ci sarebbe davvero da scrivere volumi interi sulle varie sfaccettature di questa importante parola, ma io oggi voglio parlarvi della mia eredità, della mia meravigliosa, dolce eredità si, dopo il famoso tavolino con specchio che ho avuto in eredità dalla mia adorata Signora Gisella, sabato ho avuto in eredità le ricette dei dolci della Signora Maria, ricordate la mamma di Franco, il mio amico di gare in MTB, ne ho parlato tempo fa perchè è mancata da pochi mesi.

In fondo troverete i link di 2 ricette che sono riuscita a carpirle in vita, per le altre la risposta era sempre la stessa: quando sarò morta potrete guardare la mia agenda…

Beh, Franco mi ha spedito le foto di tutte le pagine di quell’agenda, tutte le ricette che lei scriveva in bella e leggibile calligrafia e per me è stata un’enorme emozione leggerle, perchè leggendo ho ritrovato i sapori, i gesti di quelle mani, ho rivissuto la tanto attesa apertura del forno dal quale uscivano, avvolgendomi, gli indimenticati profumi, se non è EREDITÁ questa…

Per chi non riuscisse a leggere bene la ricetta la riscrivo e, alla fine vi do alcuni consigli per una perfetta esecuzione.

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  • 500 g. di cocco grattugiato o farina di cocco,
  • 300 g. di zucchero,
  • 4 uova,
  • scorza grattugiata di 1 limone e 1 arancia.

Come fare:

mescolare il cocco, lo zucchero, la scorza grattugiata dell’arancia e del limone, i tuorli e per ultimi gli albumi montati a neve ben ferma.

Ricavare dal composto delle palline delle dimensioni di una noce, disporle su uno stampo coperto con la carta da forno e cuocere a 200°C. per 15 minuti.

Suggerimenti: Tiziana, che si fida delle ricette che pubblico e le testa volentieri, ha fatto questi biscotti ieri ma, mi ha detto, le sono venuti un pò asciutti, già dall’impasto aveva visto che non era morbido.

Come ho riscontrato tutte le volte che ho replicato i biscottini di Nigella e le Favette, le uova non sono più le stesse e, anche se sulle confezioni c’è scritto medie/grandi ecc., le dimensioni cambiano anche da uovo a uovo (le galline di Milva hanno indetto uno sciopero ad oltranza, quindi ) quindi consiglio sempre di mettere gli albumi in una ciotolina e di dosarli un pò alla volta fino ad ottenere la consistenza desiderata.

In questo caso è importante che  la farina di cocco sia il più fresca possibile perchè se adoperate la farina di un pacco già aperto è probabile che sia troppo secca e questo comprometterebbe la perfetta riuscita sia di questi biscotti che di qualsiasi altra preparazione, anche perchè a volte la farina vecchia sa di rancido.

Ho assaggiato gli originali, spesso, la Signora Maria, doveva nasconderli perchè  in un battibaleno, io ripulivo il vassoio, questi sono proprio i cocchetti (da bambina li chiamavo così), forse non ho pubblicato nulla di nuovo ma, pe me, questi sono unici perchè sono i: Pasticcini al cocco della Signora Maria.

Grazie Franco, mi hai fatto proprio un bel regalo di Natale e non solo

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Buona settimana mondo, dopo le mie riflessioni domenicali, inizio la settimana con tanta dolcezza, e non è soltanto la dolcezza di questi biscotti ma è la dolcezza che ci regala ogni giorno la vita, quasi quasi mi dispiace che il 21 finisca tutto.

Le 2 ricette della Signora Maria:

Internet point ed il tacchino col tappo

Torta di pane/ttone e mele profumata al macis, cucina povera?


Biscotti con farina d’orzo, uvetta e pinoli, come un volo di falene.

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Se le va un’altra cena quando volano le falene, venga stasera dopo il lavoro qualsiasi ora andrà bene.

Ho iniziato questo post ieri sera tardi ed è così che queste farfalle sono diventate falene e non ho potuto fare a meno di collegare le falene  alla frase del biglietto che Francesca (Mery Streep) aveva lasciato sul ponte  a Robert (Clint Eastwood) nel film I ponti di Madison County.

Sono una sentimentale lo so, io sarei partita con lui ma forse Francesca non aveva torto scrivendo dopo anni: Quello che io e Robert avevamo avuto non sarebbe potuto continuare se fossimo rimasti insieme e quello che io e Richard avevamo sarebbe svanito se ci fossimo separati.

A volte mi sforzo di essere moderna però non ci riesco, tra Avatar e Heidy, preferisco quest’ ultima e chissà se a Heidy piacerebbero questi biscottini, lei adora le farfalle.

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Ingredienti per 35 biscotti:

  • 200 g. di farina di orzo integrale biologica macinata a pietra,
  • 50 g. di uvetta biologica lavata (accuratamente), asciugata e frullata,
  • 3 cucchiai di olio EVO,
  • 4 cucchiai di succo di succo centrifugato di mela,
  • 30 g. di pinoli,
  • un piccolo pizzico di macis macinato al momento.

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Come fare:

preriscaldare il forno (io statico) a 180°C.

In una terrina formare la fontana con la farina setacciata con la polvere di macis (l’involucro della noce moscata) lasciandone un pò per stendere la pasta.

Mettere al centro l’ uvetta frullata, il miele, l’olio e l’acqua e lavorare fin ad ottenere un impasto omogeneo, incorporare i pinoli.

Stendere la pasta col matterello in uno spessore di c.ca 1/2 centimetro e, con una formina a piacere ritagliare i biscotti, adagiartli su una placca da forno rivestita con l’apposita carta ed infornare per c.ca 15/20 minuti.

Gustarli in terrazza con un bicchiere di sciroppo di fiori di sambuco aromatizzato con foglie di menta fresca, però non oggi, domani.

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Vi auguro un sereno fine settimana.


Baicoli stortignaccoli: Cartoline da Venezia.

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Come fu governata Venezia (può essere un’idea ;-) )

Venezia potè raggiungere una così grande prosperità grazie anche alla sua ottima organizzazione politica. Dapprima il governo della città spettò al doge, coadiuvato dall’ «Assemblea del popolo». In seguito, l’Assemblea venne sostituita dal «Maggior Consiglio», costituito dalle famiglie più ricche della città. Dall’inizio del del secolo XIII, il governo passò nelle mani di poche famiglie nobili.

Per prevenire eventuali congiure, gli appartenenti al «Maggior Consiglio» sceglievano tra loro i dieci più capaci, perchè costituissero il cosidetto «Consiglio dei Dieci».

Esso aveva il compito di vigilare sull’operato del doge e su tutti i cittadini che ricoprivano cariche pubbliche. I colpevoli venivano condannati con grande severità. Nel 1355, il Consiglio dei Dieci scoperse la congiura capeggiata dal doge Marin Faliero, il quale voleva farsi capo assoluto della Repubblica. Il doge fu arrestato, condannato a morte e decapitato sui gradini dello scalone del Palazzo Ducale.

Ho trovato questo cenno storico nel quinto volume dell’ enciclopedia CONOSCERE, quelli della mia generazione la ricorderanno senz’altro, era l’ «Internet de noaltri», fonte preziosa di informazioni utili alle nostre ricerche scolastiche, i compiti diventavano più semplici ed il giorno dopo facevamo sempre una bella figura sfoggiando il nostro Conoscere.

Sfogliando il mio blog trovo spesso riflessioni, pensierie e ricordi sul periodo della scuola, proprio pochi giorni fa, sempre su un post veneziano, ho scritto del mio inconsapevole ’68, sono stata sincera, non capivo, scioperavo senza capire però ero assieme a loro nei cortei e nelle assemblee, un numero che però alla fine ha contato qualcosa, chissà quanti altri numeri c’erano…

Numeri utili ed importanti a formare i lunghissimi cortei, su e giù per i ponti, con cartelli, recitando slogan, era forte la protesta, convinta, piena di passione, di speranza nel futuro, non volevano cambiare il mondo ma migliorarlo…

Quanti anni sono passati…io ho la fortuna di averli dei ricordi, di poterli raccontare gli anni della scuola, ho la fortuna di poterla raccontare la mia vita.

É anche per questo che non mi sento sola, non è saggio vivere di ricordi però è meraviglioso poter chiudere gli occhi e vedere il proprio passato, e perdersi in inutili nostalgici ma e se.

Questo patrimonio di ricordi ci sono persone che non lo avranno mai perchè in un attimo tutto si è fermato, tutto è finito…senza un perchè…e chi potrà ricordare non vorrà farlo perchè  anche la sua vita si è fermata in quell’ attimo, assieme ai suoi sogni e progetti.

Non temo la morte fisica ma temo moltissimo la morte spirituale, la morte della speranza, dell’entusiasmo, temo il lasciarsi andare, temo la rassegnazione, tirare avanti una vita senza uno scopo.

Mancano i sogni e quando ci sono crollano, senza avere alternative, crollano come quelle case …

Vedo un’ Italia sofferente, non fa in tempo a guarire da una ferita che subito le ne viene inferta un’altra, un’Italia piena di cicatrici sanguinanti…io spero che le nuove generazioni non perdano la speranza e continuino a sognare un mondo migliore e trovino la medicina per guarirle queste ferite e di fare della prevenzione la regola…

Questo post doveva essere gioioso,  il cenno storico stava aspettando da giorni poi, come succede spesso, le coincidenze si susseguono, si inanellano l’un l’altra: l’enciclopedia, la scuola, i miei ricordi, Venezia, avrei preferito non ci fossero queste coincidenze…

Ora, anche se non sono convinta di fare la cosa giusta, condivido con voi i miei Baicoli.

Appena ritornata da Venezia, quando ero ancora avvolta dalle sue atmosfere, ho cercato la ricetta dei Baicoli, strano ma non li conoscevo, come non conoscevo i tempi di preparazione, credevo fossero mordi e fuggi, ed  invece no, non bisogna avere fretta, i Baicoli hanno bisogno di quasi 3 giorni per meritarsi questo nome, 2 di riposo ed il resto per la preparazione e la tostatura, come per i cantucci la cottura è doppia, che è, in fondo, l’origine del termine biscotto ovvero Cotto due volte.

“No gh’è a sto mondo, no, più bel biscotto, – più fin, più dolce, più liniero e san – per mogiar nela cìcara o nel goto, – del Baicolo nostro Veneziàn” (Non c’è al mondo biscotto più fino, dolce e sano da intingere nella tazza o nel bicchiere del nostro Baicolo Veneziano).(Fonte)

Ho scelto la prima ricetta che ho trovato, in fondo, a parte i Baicoli preparati con la pasta madre, le dosi variano di poco. La fonte è un “Il quaderno dei biscotti e dolcetti per la colazione, il tè e le feste comandate” (pagine 8/9).

Ingredienti per 4 filoncini stortignaccoli:

  • 500 g. di farina 00,
  • 50 g. di burro,
  • 50 g. d zucchero,
  • 1 albume,
  • 15 g. di lievito di birra,
  • latte q.b. per sciogliere il lievito e per l’impasto,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare:

versare a fontana la farina mescolata assieme allo zucchero e sale, formare un incavo ed inserire il burro a temperatura ambiente, l’albume (in qualche ricetta viene montato a neve) ed il lievito sciolto precedentemente in poco latte tiepido.

Lavorare l’impasto aggiungendo il latte necessario, l’impasto deve risultare consistente e non molliccio.

Formare una palla e metterla in una terrina coperta dalla pellicola per 2 ore.

Dividere l’impasto in 4/5 panetti di forma allungata e disporli, lasciando spazio tra l’uno e l’altro, sulla teglia foderata con carta forno.

Coprire con un tovagliolo e lasciar lievitare ancora per 1 ora e mezza.

Cuocere a 180°C. per 10 minuti, è importante che si colori senza che si formi la crosta.

Far raffreddare, avvolgere i panetti in un canovaccio e far riposare 2 giorni, dopo si tagliano i filoncini diagonalmente a fette sottili, disporle sulla teglia e farle tostare (io ho riscaldato il forno, funzione ventilato, a 150°C. per 5 minuti da un lato e 5 dall’altro, scegliendo di non colorarli troppo).

Forse i miei sono un pò grossi ma era la prima volta,  da modificare per fare delle ottime fette biscottate anche in versione salata, sono piaciuti anche a ello ed il suo “da rifare” mi ha dato coraggio per riprovarci, non me ne vogliano i puristi o le Genti di Venezia, migliorerò, promesso :-)


Biscotti secchi, quasi O.S.

Ingredienti come da fonte:

  •  500 gr di farina 00 (200 g. 00 + 300 integrale),
  • (1 cucchiaino di semi di anice macinati),
  •  175 gr di zucchero semolato (150 g. zucchero di canna),
  • 60 gr di zucchero di canna
  • 65 gr di strutto (oppure burro o olio) (70 g. di st rutto, li rende più croccanti),
  • 1 bustina di lievito per dolci (meglio quello all’ammoniaca) (cremortartaro),
  •  buccia di limone grattugiata,
  •  1 albume montato a neve (omesso)
  •  un pizzico di sale.
  • (io ho setacciato assieme alle farine dei semi di anice macinati).

Procedimento da fonte:

Impasta la farina con lo strutto, lo zucchero, un pizzico di sale, la scorza grattugiata del limone e aggiungi qualche cucchiaio di latte per ammorbidire l’impasto, infine unisci il lievito (deve risultare un composto da poter tirare con il matterello)

Stendi la pasta di 1 cm circa e fanne tante formine a piacere: rotonde, a ciambellina, rettangolari, a parte monta un albume a neve e prendi ogni biscotto con le dita passandolo prima sull’albume bagnando la superficie poi lo passi nello zucchero a canna e lo metti infine sulla placca da infornare (quest’ultima parte l’ho omessa).

Inforna i biscotti a 180° C. per 13/15 minuti, devono essere color miele.

 


I Cantucci di Tiziana…

Questo nuovo anno che per me è iniziato rallentato da malanni di stagione, mi sono portata “appresso” il solito bagaglio di rimorsi, rimpianti, conferme, abbandoni, avvicinamenti, tutto come sempre perchè ogni anno è in fondo uguale ad un altro.

È per me come la passeggiata per i campi attorno casa,  ogni giorno trovo qualcosa di nuovo o qualcosa non c’è più, spesso mi domando se cambia il mondo o cambia il mio modo di guardarlo…

Ma ora basta filosofeggiare è arrivato il momento di presentarvi i “miei” cantucci, quelli che faccio e che hanno (aimeh) il burro :-(

Stranamente le mandorle che solitamente amo nei dolci, nei cantucci non apprezzo e preferisco sostituirle con le nocciole e noci, la ricetta originale la trovate da Tiziana, è quella che ha imparato al corso di cucina e la prossima volta “copierò” paro paro..però con le nocciole e noci ;-)

Ingredienti:

  • 1 kg di farina 00,
  • 700 gr di zucchero,
  • 1 bustina di lievito per dolci ( cremortartaro),
  • 7/8 uova (8),
  • (300 g. di burro morbido),
  • succo e scorza di un limone (buccia di limone e arancia),
  • (1 cucchiaino di estratto di vaniglia)
  • (1 pizzico abbondante di sale),
  • 1/2 kg di mandorle non spellate (250 g. di nocciole, 250 g. di noci),
  • latte q.b. (omesso),
  • un tuorlo per spennellare e zucchero semolato per spolverizzare (omesso).

Come fare:

preriscaldare il forno a 140°C.

Setacciare la farina con il cremortartaro, il pizzico di sale e formare la fontana, lavorare il burro con lo zucchero, aggiungere la buccia degli agrumi e l’estratto di vaniglia.

Rompere le uova all’interno della fontana ed amalgamarle poco alla volta alla farina, unire il composto di burro e zucchero e lavorare.

Dividere l’impasto in 2 ed inserire in una le noci nell’altra le nocciole, formare 4 filoni ed infornare per 40 minuti.

Sfornare e tagliare i filoni a fette, mettere le fette “di piatto” sulla teglia ed infornare ancora per 10 minuti da un lato ed altri 10 dall’altro (io ho fatto così…ma forse non serve?).

E adesso ‘na botta de vita…avessi 30 anni di meno :-D


Buona Fine e Buon Principio…ed io? Io speriamo che me la cavo…con i miei primi biscotti senza glutine…

Li ho voluti fortemente, non ho lasciato nulla al caso, c’è anche la spiga sul pacco di farina di grano saraceno che ho adoperato al posto di quella normale.

Una scoperta, biscotti veloci da fare e perfetti da regalare, li alternerò agli ormai famosi biscotti alle mandorle di Nigella che hanno stregato le mie amiche e non solo.

Questi li ho fatti con le arachidi che, si sa, finiti pranzi e cenoni fanno bella mostra di se nei cestini e la sera, davanti alla tv, uno dietro l’altro si sgranocchiano trasformando il divano, come mi dice “ello”, in una “porcilaia :-D

Lo zucchero muscovado ha regalato loro un profumo irresistibile, il burro di soia mi ha sollevata dai sensi di colpa, hanno la consistenza dei “sablè”, irresistibili.

Chi, come ello (per fortuna) non ama le arachidi li può replicare con le noci, mandorle e nocciole, il risultato sarà senz’altro ottimo ma, credetemi, con le arachidi hanno una marcia in più.

Ingredienti per 31 biscottini:

  • 300 g. di farina di grano saraceno (con spiga sul pacco),
  • 150 g. di zucchero muscovado (equosolidale),
  • 150 g. di arachidi sgusciate e tritate grossolanamente,
  • 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia naturale,
  • 150 g. di burro di soia che è già morbido (se usate quello normale fatelo ammorbidire),
  • 1 uovo,
  • 3 cucchiai di rum,
  • 1 pizzichino di sale,
  • zucchero a velo per spolverare (per la ricetta senza glutine macinate lo zucchero nel macinino da caffè, lo zucchero a velo confezionato, se non dichiarato “senza glutine” può contenere tracce di farina).

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

In una terrina setacciare la farina e mescolarla allo zucchero e le arachidi, fare la fontana ed inserire il burro e lavorare con le dita, aggiungere l’uovo (leggermente sbattuto), la vaniglia, il rum ed impastare fino ad ottenere un composto omogeneo.

Formare delle palline (le mie 25 grammi) ed appoggiarle leggermente distanziate sulla teglia coperta con carta forno, appiattirle col dorso di una forchetta ed infornare per 20 minuti.

Ecco, tra poche ore mi chiuderò alle spalle la porta di questo 2011, prima di uscire lascerò sul tavolo una scatola, il cui contenuto lo svelerò nel primo post del 2012.

I miei Propositi? Non fare Propositi!!!

I miei Progetti? Carpe Diem!!!

Io…speriamo che me la cavo…

E, come si dice dalle mie parti: che Dio ne la mandi bona ;-)


Focaccine ricotta salvia e fiori di rosmarino per Spiedino-Schiscetta Time.

Neanche i linguisti Devoto e  Oli sono riusciti ad illuminarmi sul significato della parola Schiscetta, forse perchè a quei tempi  la  pausa pranzo la trascorrevano  comodamente seduti a tavola serviti in piatti di porcellana e posate d’argento o  perchè il termine schiscetta (narra la leggenda) nasce a Milano dall’esigenza di una portinaia  di schisciare (schiacciare) il suo pranzo in un contenitore per comodità di trasporto, forse, non si sa.

Le mie pause pranzo, negli anni, le ho sempre saltate a piè pari, riprendere il lavoro col pancino pieno mi risultava faticoso perciò ho immaginato la mia schiscetta ideale: nutriente, leggera, completa, golosa e bella da vedere.

Per me, anche se frugale il pasto deve contenere i tre nutrienti fondamentali: proteine, carboidrati, grassi, e così è nata la mia schiscetta.

La mia proposta per il contest sono questi spiedini formati da: Focaccine ricotta, salvia e fiori di rosmarino, alternate a pomodorini datterini, bocconcini di bresaola con punte di asparagi.

Ingredienti per le focaccine:

  • 240 g. di ricotta setacciata (ho usato quella di kefir),
  • 240 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 60 g. di formaggio di capra semistagionato (o formaggio a piacere),
  • 2 foglie di salvia,
  • fiori di rosmarino (facoltativi),
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare (io ho usato il robot da cucina con le lame in plastica da impasto):

preriscaldare il forno a 200°C.

Lavorare la ricotta e la farina, aggiungere le uova leggermente sbattute, il formaggio grattugiato, le foglie di salvia tritate finemente, i fiori di rosmarino (facoltativi), sale e pepe (io uso il verde).

Attenzione, adoperare una ricotta asciutta altrimenti sarà necessario aumentare la quantità di farina e questo renderebbe le focaccine meno soffici.

Stendere l’impasto sulla tavola abbondantemente infarinata all’altezza di c.ca 1 cm , per farlo si dovrà infarinare abbondantemente anche la superficie (la farina non verrà incorporata al composto ma servirà soltanto per stenderlo meglio).

Ritagliare dei cerchi o delle forme a piacere, disporre le focaccine sulla piastra da forno rivestita con l’apposita carta e cuocere fino a doratura (per un diametro di 7/8 cm. la cottura sarà di 15 minuti).

Io ho ritagliato delle mini forme da fiore da infilare nello spiedino (cottura 10′), si può giocare con le forme e, dopo aver pennellato col latte spargere semi di papavero, sesamo, zucca, girasole ecc., io l’ho evitato perchè sporcherebbero la scrivania.

Ingredienti per lo spiedino:

  • fettine sottili di bresaola,
  • punte di asparagi (sbollentate in acqua salata),
  • pomodorini datterini,
  • focaccine, ricotta e salvia.

Come fare:

chiudere le punta d’asparago nelle  fette di bresaola tagliate a metà, formare dei fagottini ed alternarli agli altri ingredienti, più semplice di così.

Ed ora,  la ricetta dei dolcetti:

Brutti ma buoni con pinoli e pistacchi di Ernst Knam (L’arte del dolce pag. 96)

Ingredienti:

  • 2 albumi,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 70 g. di pinoli,
  • 70 g. di pistacchi.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina capiente montare gli albumi aggiungendo lo zucchero poco alla volta, unire i pinoli ed i pistacchi ed incorporarli delicatamente alla massa.

Versare il composto in una pentola e far “asciugare” a fuoco bassissimo per c.ca 10 minuti (passaggio giustificato da Kamt per rendere più friabile il prodotto finale).

Disporre a cucchiaiate il composto su una teglia rivestita con la carta forno e cuocere a 170°C. per 10 minuti o fino a quando i brutti ma buoni risulterano ben dorati (quelli della sua foto finale sono diversi dai miei ma avevo paura di bruciarli).

Ecco..tutto questo è racchiuso in questa scatola:


Biscotti di Londra e Auguri di Fine Anno.

BISCOTTI di LONDRA

Questi biscotti fanno parte dei regali ricevuti per Il mio grosso grasso Natale 2010 da Tiziana: è una ricetta di sua suocera che li ha sempre chiamati così Biscotti di Londra non chiedete il perchè.

Ingredienti primo strato:

  • 200  g. di farina 00,
  • 150 g. di burro,
  • 40 g. di zucchero,
  • 2  tuorli.

Ingredienti secondo strato:

  • 200 g. di mandorle o nocciole,
  • 100 g. di zucchero,
  • 3 albumi a neve.

Come fare:

impastare gli ingredienti del primo strato e stenderlo su uno stampo basso (30×30), tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unire gli albumi a neve mescolando lentamente dal basso verso l’alto, stendere  questo composto sul primo strato.

Infornare a 180° per 20’ circa.

Togliere dal forno e, prima che si raffreddi completamente, tagliare prima in senso verticale ogni 4 cm. e poi partendo da un angolo tagliare in senso obliquo, formando così delle losanghe.

Quando i biscottini saranno completamente raffreddati imbiancarli con un po’ di zucchero a velo.

Buone feste.


Pomeriggio con Blanca, il Maestro e il gatto fantasma.

..e finalmente è arrivato il giorno: martedì 21 dicembre 2010 (vedete sulla scrivania la data) ho incontrato Blanca, la mia cuoca, la mia pasticcera, la mia piccola amica che ha cucinato per la Cometa Pasticciona e che mi ha portato in regalo il ricettario ed un sacchettino di biscotti fatti con le sue manine e tutti per me (infatti li tengo nascosti ;-) )

La nonna (Tiziana) ed il papà (Enrico) li conoscevo già, Enrico era corridore professionista.

A volte, durante i miei allenamenti, percorrevo un tratto di strada con lui e, siccome la vita è fatta di “coincidenze” il maestro chiede ad Enrico cosa facesse di bello e così viene fuori che Celiberti ha dedicato un quadro a Pantani (amico di Enrico) che tutti conoscete.

Ma procediamo per ordine:

dopo i primi momenti di “ritrosia” comuni a tutti i bambini di fronte agli sconosciuti, abbiamo sciolto pian pianino il ghiaccio e dopo il breve tragitto in macchina per raggiungere lo studio la timidezza aveva lasciato posto alla gioia di vivere un momento diverso e “speciale”.

Il “maestro” ci ha accolto cordialmente, io l’avevo già incontrato alla presentazione del libro che la sua efficiente collaboratrice “Eliana Bevilacqua” aveva terminato dopo 4 anni di minuzioso lavoro, me l’avevano descritto come una specie di “orso” chiuso nel suo laboratorio assieme al suo gatto Silvestro, invece no, un uomo cordiale, disponibile, spiritoso.

Quando gli ho spiegato chi fossi mi ha abbracciata complimentandosi, anche se non gli era ancora ben chiaro se il mio “piatto” fosse dolce o salato..ma poco importava :-)

Tiziana fremeva per vedere lo studio, era come Alice nel paese delle meraviglie, Blanca che ama i gatti si è subito lanciata sulle varie sculture che ritraevano i vari gatti (con nome scritto) che, negli anni, hanno dipinto e scolpito con lui:

(Perla non centra un fico secco ma era gelosa :-D )

Siamo saliti al piano superiore dello studio che (ci siamo ripromesse con Tiziana di venire a visitare di giorno) è enorme.

Celiberti ha scolpito addirittura il portone d’ingresso,  lastre di pietra  scalpellate a mano ed assemblate.

Blanca, Enrico, Silvestro e Portone Scultura (Mi scuso per la foto mossa)

Maestro ma lei è un “genio”!!!!!

No, non sono “Eugenio” sono “Giorgio”……….

Opere create su vecchie finestre di recupero

Esempio dell’artista completo.

Il suo laboratorio

Scorcio Studio

Si era fatto tardi, è stata una giornata pesante, mi disse Eliana, tutto il giorno un via vai di gente per fare gli auguri, portare un omaggio, il Maestro era stanco e Blanca doveva andare al concerto della sua amichetta, un abbraccio, una stretta di mano, un “arrivederci a presto”, magari alla mattina con la luce, per poter ammirare tutte le opere, anche se non basterebbe 1 mese per vederle tutte, più di 40 anni di lavoro, di quadriennali vinte, di mostre di successo, c’è anche una sua scultura nell’atrio dell’Ospedale di Udine.

“Un giorno senza il mio lavoro è un giorno perso”, questo dice Giorgio Celiberti, e questa frase “racconta il genio” (e anche il Giorgio ;-) )

Lui riesce a trasformare ogni materiale che trova sul suo cammino, crea anche gioielli (ma quelli vanno fotografati di giorno), si evince che nelle sue opere c’è prima di tutto il “cuore” e si sa:…il “cuore vince sempre” ;-)

Ancora una foto maestro..la prego :-) ed inaspettatamente mi chiama e mi dice: sciegline uno..emozionata ne ho indicato uno, con i cuori…già, ora possiedo un Celiberti, con una dedica tutta per me……

E Silvestro dov’è?


Eccolo Silvestro, non sembra anche a voi “trasparente”? (non chiedetemi come ho fatto..non lo so)

Bene, abbiamo chiacchierato un pò, qui, accanto al camino, al calore di un fuoco sempre acceso, fatto di storie di vita, di storie di tutti i giorni, di storie straordinarie..come questa, la storia di un incontro, del sorriso di una bambina bellissima che oggi ritorna in Spagna, lasciando un pò di tristezza nel cuore di chi, in questi giorni, ha goduto della sua allegra e spensierata compagnia.

Chissà quanti biscotti ha confezionato con la nonna, quanti disegni hanno fatto assieme (un disegno di Blanca è appeso sulla parete di un ospedale che accoglie bambini sfortunati).

Eccolo il suo disegno..e con questo vi saluto e vi auguro un sereno Santo Stefano, è pronto il the ed i biscottini di Blanca mi attendono, ciao :-)


Curambiè, sull’onda dei ricordi…

17 gennaio 2009, fotografavo ancora con un telefonino che, inavvertitamente era rimasto dentro alla tovaglia che ho poi sbattuto fuori dalla finestra assieme alle  briciole ..con le conseguenze che potete immaginare: telefonino intatto ma privo di vita, io abbacchiata e costernata :-(

Poi è arrivato San Valentino e con lui la mia piccola adorata digitale.

A causa di dispute sui “diritti d’autore” delle ricette, gli amministratori del forum desideravano che si citasse la loro fonte ed io così ho pensato di fotografare questo foglietto che era sopravvissuto a tutti i miei spostamenti su e giù per l’Italia.

Questo foglietto ha quasi 40 anni, questi “curambiè” che forse si chiamano più precisamente “curabiè” li ho fatti soltanto una volta, quel remoto 17 gennaio del 2009 ed io ve li offro oggi, col cuore, come sempre……

Ingredienti:

  • 200 g. mandorle pelate
  • 250 g. farina 00
  • 200 g. burro
  • 80 g. zucchero
  • 1 pizzico di sale sciolto in un cucchiaio di acqua tiepida.

Procedimento:

Ammorbidire un po’ il burro col cucchiaio, mescolare lo zucchero, le mandorle grattuggiate (io le ho messe con un po’ di zucchero nel mixer, senza però farle diventare farina, la mandorla si deve sentire sotto i denti!) la farina ed il sale.

Lavorare poco ed appena la pasta sarà sufficentemente amalgamata, formare dei piccoli chiffeletti e cuocerli in forno appena caldo (io ho usato il ventilato a 150° controllando sempre) per 25 – 30′.

Devono rimanere bianchi sopra, un po’ coloriti sotto, coprire ancora caldi di zucchero a velo vanigliato.

Ps: se durante la lavorazione l’impasto s’ammorbidisse troppo, lavorare metà impasto alla volta (l’altro metterlo in frigorifero).

Con una metà io ho fatto 15 pezzi, con l’altra metà li farò più piccoli.


Biscottini cioccolato e zenzero per l’ora del te.

Piove così, per consolarmi un pò ho frugato nel cassetto dei ricordi alla ricerca di qualche ricettina golosa  per colorare un pò questo cielo.

Un’ occhiata alle foto, qualche ritocchino qua e là e la scelta è caduta su questi cuoricini al cioccolato e zenzero.

Ingredienti per c.ca 60 cuoricini:

  • 60 g. di  albicocche secche,
  • 125 g. di cioccolato fondente,
  • 60 g. di zenzero fresco,
  • 1 uovo,
  • 60 g. di burro di soia ammorbidito,
  • 50 g. di fruttosio,
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia,
  • 200 g di farina 00,
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci cremortartaro.

Per la finitura:

  • cioccolato bianco,
  • granella di nocciole,
  • granella di pistacchio.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C. statico o a 160°C. ventilato.

Tritare finemente le albicocche secche, tritare il cioccolato fondente, sbucciare lo zenzero e grattugiarlo e sbattere l’uovo.

Montare il burro, lo zucchero e l’estratto di vaniglia, unire un pò alla volta l’uovo che deve legare immediatamente al burro.

Aggiungere la farina, il lievito, le albicocche secche, il cioccolato e lo zenzero fino ad ottenere un impasto omogeneo, avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare per 1 ora in frigorifero.

Stendere l’impasto tra 2 fogli di carta forno e ritagliare con le formine che desiderate (l’importante che non superino i 5 cm).

Disporre i biscotti sulla teglia foderata, distanti 2 cm. l’uno dall’altro sul secondo ripiano dal basso del forno e cuocere per 15 minuti (ventilato 160° C. per 14 minuti).

Sfornare e far raffreddare, nel frattempo sciogliere a bagnomaria o nel microonde il cioccolato bianco, intingere la parte che desiderate decorare e cospargerla a piacere con la granella di pistacchio o di nocciole.

Se non li mangiate tutti subito durano 1 settimana :-)



Biscottoni ai fiori di Sambuco: prima che l’estate li trasformi in bacche.

… lunedì mattina sono andata a cercare le ultime piante fiorite di sambuco, le piante più giovani e quelle nascoste nell’ombra regalano ancora il profumo dei loro  candidi ombrelli.

Li ho fatti seccare per 3 giorni e ieri ho preparato questi biscottoni.

Vi do subito la ricetta.

Ingredienti per 12 biscottoni:

  • 1 cubetto di lievito di birra (25 g.),
  • 3 cucchiai di latte tiepido,
  • 200 g di burro (150),
  • 150 g di semolino,
  • 230 g di farina “0”,
  • 100 g. di farina gialla,
  • 150 g di zucchero,
  • un pizzico di sale,
  • 3 cucchiai di fiori di sambuco secchi,
  • 2 uova,
  • zucchero vanigliato (fatto in casa e macinato col macinacaffè).

Procedimento:

sciogliere il lievito di birra nel latte tiepido,

fondere il burro a bagnomaria,

sbattere le uova,

setacciare in una ciotola le farine, aggiungere lo zucchero, il sale e 2 cucchiai di fiori secchi.

Fare la fontana e versare all’interno il lievito, il burro fuso e le uova mescolando.

Lavorare l’impasto sulla spianatoia infarinata per 10 minuti (sarà un impasto molle ma non appicicoso).

Formare una palla e metterla in una ciotola unta e coprire con un canovaccio umido.

Far riposare fino al raddoppio (2 ore).

Accendere il forno a 190°C.

Lavorare energicamente l’impasto e ricavarne 12 pezzi.

Formare delle palline e mettererle ben distanziate sulla teglia coperta con carta forno,

appiattirle e spolverizzarle con i fiori di sambuco avanzati e lo zucchero vanigliato.

Infornare per 30 minuti fino a doratura.

Far raffreddare su una griglia.

Ora, se avete un pò di tempo vi porto a spasso con me nei campi.

Vi aspetto nel pomeriggio per sorseggiare un te assieme, rigorosamente freddo.


Biscotti alle ortiche, pensavo fosse matcha: un biscotto radical chic.

Finalmente ho trovato il modo per giocare con il color matcha senza intaccare l’economia domestica, l’ortica.

Tempo fa, dopo aver camminato per tutta la città nelle zone a traffico limitato consumando i tacchi di due paia di scarpe, ho trovato, oltre a sguardi increduli ed attoniti, una preziosa scatola nera, con all’interno un’altra scatola nera  di metallo, che conteneva un altro sacchetto color argento che conteneva… 40 grammi di polvere verde, tutto questo gioco di matrioske costava, udite, udite: 24 €.

Con che coraggio potevo disperdere quella polvere in plum cake, panne cotte, bavaresi, mousse e quant’altro?

Ho fatto piccoli esperimenti, ma piccoli piccoli, ho preferito destinare quella polvere al mio benessere psicofisico così, seguendo le istruzioni della venditrice ne metto una punta di cucchiaino in una tazza d’acqua a 70°C. con i rebbi della forchetta muovo la superficie formando la schiuma e sorseggio voluttuosamente quel nettare.

Ma torniamo alla vera protagonista di questo post: l’ortica.

Anche lei ha le sue belle proprietà e con umiltà si dona a noi, guardate un po’ di cosa è capace!

Dell’Urtica dioica (la pianta dell’ortica che tutti conosciamo) si utilizzano il fusto, le foglie e la radice.

Parti della pianta differenti manifestano proprietà differenti e specifiche, in quanto ognuna di esse è ricca di sostanze chimiche diverse. In particolare la parte aerea dell’ortica racchiude numerosi principi attivi tra cui vitamine del gruppo B (B2, B5 ed acido folico), le vitamine A,C ed E e molti minerali come il magnesio, il ferro, il silicio ed alcuni oligoelementi come lo zinco ed il rame. Tutte queste sostanze agiscono in modo molto efficace per il trattamento delle unghie fragili e dei capelli deboli con le doppie punte, stimolandone la crescita.

Grazie all’effetto antinfiammatorio dello zinco, il fusto e le foglie dell’ortica, esercitano una valida azione benefica nella cura dell’acne e di molte irritazioni cutanee come l’eczema, anche infantile, o l’eczema nervoso.

La presenza di discrete quantità di minerali conferisce ai preparati di ortica, derivanti dal fusto e dalle foglie, un efficace potere remineralizzante utile per curare persone che soffrono di artrosi, reumatismi o di dolori articolari dovuti alle cartilagini consumate; per questa ragione è consigliabile inoltre utilizzare l’ortica anche prima e durante la menopausa, periodo in cui le donne vanno incontro ad un indebolimento osseo e cartilagineo in generale. Da non sottovalutare anche la presenza di una buona quantità di ferro che può sicuramente aiutare chi soffre di carenza di questo indispensabile minerale, in particolare per esempio donne in gravidanza o madri che allattano. In generale i prodotti derivati dal fusto e dalle foglie dell’ortica hanno un potere tonico ed antiastenico abbastanza forte.

I prodotti ricavati invece dalla radice della pianta sono ricchi di beta-sitosteroli, che hanno una spiccata azione sull’ipertrofia prostatica benigna, cioè il progressivo ingrossamento della ghiandola prostatica, e sulle sue fastidiose ed anche dolorose manifestazioni. L’ortica ha su questa patologia un’azione molto specifica che può essere potenziata con l’assunzione di altre piante come la zucca o di altri derivati contenenti licopene (contenuto in buona quantità nel pomodoro).

Questi biscottini li ho trovati  qui.

I 10 grammi di ortica cotta credo siano un errore di stampa, io ho fatto metà dose e ne ho messi 50 per ottenere i colore che vedete nelle foto.

Cosa occorre:

  • 500 g di farina 00,
  • 150 g di farina di mais,
  • 10 g di bicarbonato (ho usato il cremortartaro),
  • 250 g di burro a temperatura ambiente,
  • 250 g di zucchero, (per metà dose ho messo 100 g),
  • la buccia di 2 limoni,
  • 1 p. sale.
  • 100 g di ortiche cotte e tritate,
  • 4 rossi d’uovo.

Come si fa:

si uniscono tutti gli ingredienti, si amalgamano bene, si forma un salsicciotto (come per gli gnocchi), si tagliano in diagonale,

e s’infornano a 170°C. per 35 minuti.

Vi offro questi biscottini e vi auguro una splendida giornata!!


Pastine nuova delizia.

Si preparano tempi nuovi, tempi “illuminati” e quindi “uomini” illuminati: come Rousseau, convinto assertore del concetto che “L’uomo è, per natura, buono!”. Folgorata dal concetto, Nonna Papera ha lasciato al buon… Ezechiele la scelta di questa ricetta!

E’ trascorso molto tempo da quel bellissimo pomeriggio trascorso con Nonna Papera, ricordate la torta al limone?  Quella con l’errore sulla dose del burro?

Mi sono molto divertita ad “immaginare” un pomeriggio con lei, per essere sincera ne ho immaginati altri, ho dato un seguito alla storia, ma oggi non voglio annoiarvi.

L’ho sfogliato parecchie volte il manuale per cercare la ricetta che, com’è successo l’altra volta, fosse “un colpo di fulmine”, non doveva avere particolari caratteristiche, doveva farmi innamorare alla prima letta…, così stamattina all’alba l’ho sfogliato ancora una volta e la mia attenzione  è caduta sulla pagina 217.

Eccola, è lei, ho pensato e mi sono messa subito al lavoro.

Che cosa occorre:

  • gr. 200 farina bianca;
  • un cucchiaino di lievito;
  • gr. 80 zucchero (50 zucchero muscovado);
  • 2 tuorli d’uovo;
  • gr. 140 burro (100 + 20 di burro salato);
  • la scorza grattugiata di 1 limone:

Per la decorazione:

20 mandorle;

una quindicina di ciliegie candite.

Come si procede:

*fate la pasta (vedi pag. 225)…………………

APERTA PARENTESI:

LA PASTAFROLLA

Molti dolci si preparano facendo prima “la pasta”; per prepararla, usando gli ingredienti nelle dosi indicate dalle singole ricette, si procede così:

mescolate insieme la farina e il lievito e, passandola attraverso un setaccio, versatela sul tavolo ben pulito “a fontana”: formate cioè un monticello in mezzo a cui farete un buco col dito.

Mettete le uova nel buco e impastate ben bene con le mani: poi sbriciolate il burro, e impastate: poi unite lo zucchero, e impastate nuovamente!

A questo punto il più è fatto: non vi resta che aggiungere gli altri ingredienti (se ce ne sono) e impastare (avete capito che è la cosa fondamentale!) fino a ottenere una pala della consistenza voluta.

Non sempre la pasta va usata subito: a volte va lasciata riposare: è indispensabile seguire i tempi di riposo indicati nella ricetta.

Per spianare meglio la pasta all’altezza voluta, senza che si attacchi, infarinate leggermente sia il piano del tavolo sia il matterello.

Se dovete ritagliare la pasta con gli stampini, ricordatevi di impastare i ritagli per utilizzare tutta la pasta.

Basta.

**********************************

*………………..lavoratela velocemente formando una palla e lasciatela riposare al fresco per mezz’ora.

Sbucciate le mandorle e dividetele a metà, come pure le ciliegie (ho usato mandorle già pelate, intere).

Con la pasta, fate delle palline grosse come una noce (ho pesato 20 grammi l’una :-) ) e schiacciate al centro: sarà il “nido” in cui collocare la ciliegina o la mandorla.

Imburrate la lastra del forno (ho usato un foglio di silicone),

spennellate di albume i pasticcini


e cuoceteli a forno caldo per 20 minuti (180°C per 30 minuti).

Con questa dose sono venute 21 pastine, deliziose, semplici, sono piaciute tanto allo zio che nel frattempo che noi 2 eravamo ad “erbe” se l’ è pappate tutte…buone, buone, assomigliano ai biscotti che mangiavo in Germania….. credetemi, è un GRAN COMPLIMENTO!!!



Financier ai mirtilli.

E pensare che a quest’ora sarei dovuta essere a Rimini, a correre sulla spiaggia, riempire le narici col profumo del mare e trasportare lo sguardo all’orrizzonte cercando antiche emozioni e ricordi che l’acqua non è riuscita mai a trascinare via.

Come l’onda i ricordi si allontanano e poi ritornano, il mare  riporta  quelli belli con l’inevitabile malinconia.

Ma ritorniamo alla realtà che, in ogni caso, non è poi così malvagia.

Ritorniamo ai Financier, un classico della pasticceria francese, devono il loro nome al quartiere finanziario di Parigi dove nascono.

Farina di mandorle, albumi ed il burro nocciola (beurre noisette), burro che viene fatto sciogliere lentamente sul fuoco fino a raggiungere il color nocciola.

Meglio adoperare il burro chiarificato perchè oltrepassato il punto di fumo il burro diventa nocivo, il burro chiarificato si trova in commercio ma si può fare da soli così.

Questa versione arriva da una rivista letta dalla parucchiera… già ero andata a farmi bella, invece di informarmi sulla vita di Belen o curiosare nella casa del grande fratello od immergermi nel gossip  vado a cercarmi le rubriche di cucina.

A volte corrompo il personale e mi faccio regalare la rivista, altre, come in questo caso mi armo di carta e penna.

Se avete poco tempo, volete fare bella figura o volete farvi una coccola tutta speciale per voi, ecco, questi financier fanno al caso vostro.

Per 12 financier:

  • 80 g di mirtilli,
  • 75 g di burro salato chiarificato,
  • 125 g di zucchero (l’ho sostituito con 50 g di sciroppo d’acero),
  • 60 g di farina di mandorle,
  • 60 g di farina di nocciole,
  • 20 g di farina 00,
  • 3 albumi.

Come si fanno i financier:

accendere il forno a 190°C.

sciogliere il burro fino a farlo diventare color nocciola, mettere in una terrina le farine, lo sciroppo d’acero, unire il burro, montare a neve gli albumi ed incorporarli.

Lasciato da parte 36 mirtilli e mescolare gli altri al composto,  riempire le 12 formine,  decorarle ognuna con 3 mirtilli.

Infornare per 12 minuti.

Sono riuscita ad assaggiarne UNO SOLTANTO!!!


Biscotti al musli, cioccolato e zenzero.

biscotti musli piatto alto n-001

Oggi è una splendida giornata, finalmente, dopo una settimana di pioggia battente, freddo e nebbia autunnale è arrivato il sole.

E con il sole riaffiora in me la voglia di uscire, di camminare nel verde, di iniziare ad esplorare la campagna, il mio desiderio ancestrale di natura si fa prepotentemente largo nella mia mente.

Allora un paio di scarpe comode, uno zainetto, una bottiglia d’acqua e… la merenda, ma quale merenda? Qualcosa che mi dia energia, che sia buono, che appaghi tutti i sensi; questi, per me, sono perfetti.

Quando ho letto: farina di müsli ho pensato, ecco ancora ingredienti introvabili ma, alla fine il segreto stava tutto nel frullare finemente il müsli ed ottenere una polvere finissima.

biscotti musli piatto n-001

Ingredienti per i biscottini:

  • 130 g di farina di musli,
  • 70 g di farina 00,
  • 50 g di malto di riso,
  • 35 g di olio di sesamo,
  • latte q.b., per i vegani latte di soia, riso, mandorle ecc.,
  • cioccolato fondente per la glassa,
  • fettine di zenzero candito per decorare.

collage biscottini musli c

Come fare questi biscottini:

Preriscaldare il forno a 180°C.

Miscelare le 2 farine, aggiungere il malto di riso, l’olio ed il latte necessario ad ottenere un composto morbido e compatto, lasciar riposare l’impasto avvolto nella pellicola per 20 minuti, stenderlo e formare i biscottini.

Infornare per c.ca 15 minuti

Quando i biscotti si saranno rafreddati, sciogliere il cioccolato a bagnomaria o nel microonde e decorare a piacere appoggiando sulla glassa lo zenzero candito.

biscotti musli pp n-001


Biscotti alle mandorle di Nigella.

biscottini Nigella alzatina-001

Sono innamorata di questi biscottini,  ed è dopo averli visti fare da Nigella che è iniziata la mia caccia al cardamomo e la conseguente dipendenza.

Le proporzioni sono 1/1 quindi potete decidere voi quanti farne senza scervellarvi in calcoli matematici, sono sublimi anche con nocciole e noci.

Ingredienti:

  • 200 g di mandorle pelate,
  • 200 g di zucchero,
  • 2 albumi: inserirne prima uno e poi, se necessario, aggiungerne altro  poco a poco, i composto dev’essere sodo e compatto altrimenti i biscotti in forno si appiattiscono.
  • 4/5 bacche di cardamomo,
  • acqua di rose o di fiori d’arancio.

collage biscotti Nigella

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Macinare nel robot da cucina le mandorle con lo zucchero, pestare nel mortaio i semi di cardamomo ed unirli al composto, aggiungere i 2 albumi non montati.

Bagnarsi le mani con l’acqua di rose e formare con l’impasto delle piccole noci ed adagiarle distanziate sulla carta forno, io le peso sempre per avere una cottura uniforme, le mie variano di volta in volta tra i 17 g. e i 20.

Appoggiare al centro una mandorla, premendo leggermente, infornare a 200°C per 10 minuti, controllare che i biscotti non colorino, saranno ancora morbidi ma si induriranno raffreddandosi.

biscottini Nigella alle nocciole-1

Variante alle nocciole di Tiziana

 


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