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POMÌ D’ AUTORE: anche i Vegani mangiano le Polpette col Sugo…

 Fonte ricetta Muscolo di grano: Erzebeth.

Fornitore per il sugo: POMÌ (Pomodoro a cubetti).

Manodopera: chef accantoalcamino.

Assistente in cucina: Perla.

Tipologia Ricetta: Sostenibile/Vegana (basilico, prezzemolo, aglio, tutti a Km.o.)

Ingredienti per 1 porzione di polpette di muscolo di grano:

  • 500 g. di farina o manitoba,
  • 125 g.di farina di ceci,
  • acqua qb.

Ingredienti per l’ impasto delle polpette:

  • muscolo di grano da cuocere,
  • prezzemolo,
  • fiocchi di lievito,
  • aglio grattugiato a piacere,
  • prezzemolo fresco,
  • sale Grigio di Bretagna a piacere.

Ingredienti per il sugo al pomodoro:

  • pomodoro a cubetti POMÌ,
  • basilico fresco,
  • peperoncino di Calabria,
  • sale Grigio di Bretagna,
  • olio EVO da aggiungere alla fine.

Come fare la salsa:

mettere in un tegame i cubetti di pomodori POMÌ con l’aglio intero e cuocere a fuoco basso, quando all’assaggio risulterà cotto aggiungere il basilico, il peperoncino, il sale e cuocere ancora qualche minuto, alla fine aggiungere olio EVO.

Come fare il muscolo di grano: qui faccio una premessa, potete trovarlo pronto al Natura sì o nei negozi che forniscono prodotti naturali  e biologici (correggetemi se sbaglio) o autoprodurlo facilmente con una farina istantanea per seitan, un riferimento qui, dalla mia amica Saretta.

Le indicazioni che seguono provengono parzialmente dal blog linkato all’inizio:

per fare il muscolo  ho usato lo stesso procedimento per fare il seitan, ho mescolato le farine e l’acqua fino ad ottenere un composto non troppo solido (diciamo pure molle), e l’ho lasciato riposare in frigo almeno un paio d’ore.

L’ho lavato con acqua calda e fredda alternate finchè non è risultata completamente limpida, a questo punto avremo il nostro muscolo (più o meno, è molto simile al seitan, solo più proteico grazie ai ceci).

Qui arrivo io, ottenuto un impasto elastico ho preferito condirlo con gli ingredienti ed amalgamarlo prima della cottura, cottura che ho ottenuto avvolgendo il muscolo (piccolo viste le dosi) in carta stagnola, pellicola, carta stagnola e messo a cuocere nel cestello a vapore sopra la pentola dove cuoceva il sugo.

Quando al tatto ho sentito che il muscolo si era rassodato (si vede che ero una sportiva ;-) ) l’ho lasciato raffreddare, l’ho tagliato con le formine a cuore lasciandone qualcuna rotonda per chi volesse la versione classica, e le ho messe a cuocere ancora qualche minuto nella salsa, esattamente come si fa con le classiche polpette da onnivori;-)

Lo so che non siete abituati ai miei post sintetici ma sono ancora alle prese con Celeste che, alla visita veterinaria è risultata: già sterilizzata..e per di più, oggi, quando sono andata a darle da mangiare nello spazio dell’asilo dove l’ho vista la prima volta, ho trovato i bambini che la mandavano via dicendo: via brutto gatto, e la maestra (più brutta del gatto e dei bambini anche loro brutti ;-) ) fomentava la rivolta dicendo, via, che il gatto graffia..quello che ho detto io ve lo risparmio perchè non voglio inquinare questo Post sostenibile, mi pongo , dopo ieri, un’altra domanda, ma sono questi gli insegnanti che preparano i bambini?…sono felice di non avere figli perchè non sopporterei di darli in mano a simili “educatrici”..ma tornerò sull’argomento, vale una riflessione…


POMÌ D’AUTORE: Budino al pomodoro con cuore di burrata…sempre di “cuore” si parla.

Continua la mia sperimentazione con la passata POMÌ L+, premetto che io la adopererei semplicemente per condire un buon piatto di pasta, ieri sera, per esempio, l’ho aggiunta alla fine sulla mia porzione di pasta con il pesce, un filo d’olio EVO e ho dovuto proteggerla dagli attacchi di “ello” che …non ama il pomodoro ;-)

Dopo i cuoricini e le ciambelline dell’altro post, ho voluto provare con un budino dal cuore goloso, goloso perchè, secondo me, non c’è null’altro al mondo di più godurioso del cuore della burrata, chiamato anche stracciatella.

A proposito di burrata, apro una piccola parentesi per raccontarvi cosa mi ha detto la negoziante dove l’ho acquistata: un cliente ha voluto prendere la burrata, proviamo ha detto ed il giorno dopo l’ha riportata indietro perchè…è andata a male, al centro era tutta cremosa… :-( questo la dice lunga su quanto poco si parli e si informino le persone sulle caratteristiche dei prodotti Italiani d’eccellenza.

La burrata ho avuto la fortuna di incontrarla per la prima volta moltissimi anni fa, lavoravo in un famoso buffet di Trieste, ero addetta al banco salumi e formaggi, quel buffet era famoso perchè negli anni ruggenti della “Trieste bene”, era tradizione, dopo il Teatro andare lì a mangiare il prosciutto cotto caldo, cotto nel pane, appunto.

Credetemi, se lo provate una volta non lo dimenticate più, e non parliamo della crosta di pane, croccante fuori, morbida, ricca del grasso e del sapore del prosciutto all’interno.

Ritornando alla burrata, arrivava direttamente dalla Puglia, il  fornitore era “Gigi Formagin”, chiamato così proprio perchè a quei tempi era il fornitore di formaggi e non solo più quotato sulla piazza, grazie a lui Trieste, così lontana dal resto d’Italia, si arricchiva di sapori e profumi, i Triestini sono sempre stati additati dai Friulani in malo modo per la loro natura godereccia ma i Triestini forse hanno capito che qui siamo di passaggio ;-)

Ora io vivo in Friuli e l’episodio della burrata la dice lunga sulla differente mentalità, vi riporto 2 proverbi, uno Friulano ed uno Triestino che tratta lo stesso argomento, il denaro.

I bes bisugne saveju spindi.
(I soldi bisogna saperli spendere.)

Bori sarà che noi no  saremo.                                                                                                                                                                                                       (Soldi ce ne saranno anche quando noi non ci saremo, vale a dire spendili e goditeli finché c’è vita.)

E il divagar m’è dolce in questo blog…ma ora la ricetta:

Ingredienti per il budino:

  • 125 g. di POMÌ L+,
  • 2 g. di agar-agar in polvere,
  • qualche fogliolina di coriandolo fresco (dal vaso della mia terrazza),
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar,
  • sale,
  • peperoncino di Calabria (Garofalo) in polvere.

Ingredienti per il cuore di burrata (le dosi sono ad occhio):

  • stracciatella di burrata scolata dal liquido e strizzata,
  • ricotta,
  • panna fresca,
  • sale.

Come fare il cuore di burrata:

dopo aver eliminato il liquido dalla stracciatella setacciarla con la ricotta ed unire la panna fresca fino ad ottenere un composto cremoso e senza grumi, salare a piacere.

Come fare il budino:

il procedimento è lo stesso dei cuoricini dell’altro post: mettere in infusione nella passata le foglioline di coriandolo a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il coriandolo), amalgamare e versare nello stampo, riempiendolo a metà, mettere al cento un cucchiaino di composto di burrata e ricoprire con altra gelatina, riporre in frigorifero, prima di sformarlo immergerlo in acqua bollente per pochi secondi.

Non fatevi ingannare dall’apparenza “spigolosa”, appena un boccone raggiungerà il palato, come per magia riprenderà la sua rotondità e si scioglierà in bocca.

Se preferite avere un budino più cremoso diminuite la dose di agar agar e seguite le indicazioni descritte qui e, se volete variare potete fare un “cuore”col pesto o altro, alla fine sarà la salsa dove pucciare il vostro budino…

Buona domenica..col cuore…

Adoro Cesare Cremonini


Dalla Spagna con sapore e leggerezza: “Salmon en Escabeche”..olè!!!

Aspettavamo da mesi questa ricetta dalla Spagna, finchè Tiziana ha deciso di andarla a prendere di persona :-D

In realtà è andata a trovare la sua adorata nipotina Blanca, che tutti conoscete per le sue prodezze culinarie.

Dai un bacio a Blanca e non dimenticare la ricetta…ed eccola qui, profumata, appetitosa, e leggera, perfetta per questo venerdì autunnale.

Salmone in marinata (Salmon en escabeche)

Ingredientes: 

  • 500 g. di  salmone  fresco  (senza pelle e senza spine),
  • 2 cipolle,
  • 2 carote piccole,
  • 1 porro,
  • 5 spicchi d’aglio (vestiti),
  • 15 fior di cappero,
  • 1 bicchiere  di aceto di mele,
  • sale e pepe,
  • olio evo.

Cómo preparar la receta:

passare il salmone in una padella con un po’ d’olio molto rapidamente, prima da una parte poi dall’altra e mettere da parte.

Tagliare le cipolle e il porro a julienne e le carote a fettine , mettere in una padella assieme agli spicchi d’aglio, un po’ d’olio e cucinare molto lentamente finchè il composto diventa color miele.

A  questo punto aggiungere l’aceto di mele, il sale, il pepe e il salmone e cuocere ancora per circa 10/15 minuti.

Servire a temperatura ambiente.

Questo piatto  è ancora più saporito se si prepara il giorno precedente.

Su gentile richiesta di Blanca, questa ricetta partecipa al contest Sezione autunno di Una ricettola per la pupattola


Da pupattola a “pupattola”: il “Piatto Primavera”…


Lo so, siamo in estate (forse) ma con l’atmosfera che si respira in casa “Sapori Divini” mi sa che la primavera sarà la stagione regina per molti anni.

Questo piatto nasce dalla mente “fervidamente artistica” di Tiziana che me l’ha spedita via mail proprio a primavera ma, sapendo della visita estiva di Blanca abbiamo aspettato il momento giusto per farla assieme.

Al tempo c’erano ancora le cime di rapa che abbiamo (ha) sostituito con un golosissimo pesto di rucola.

Ingredienti:

  • petto di pollo,
  •  zenzero in polvere,
  •  zafferano,
  • vino bianco,
  •  cime di rapa (versione attuale con pesto di rucola “booooono”)
  •  aglio,
  •  philadelphia,
  •  semi di papavero,
  •  sale
  •  olio evo.
  • peperoni rosso e giallo,
  • striscioline buccia di cetriolo.

Disegnare il “Piatto Primavera”:

salare le fettine di pollo, rosolarle in un filo d’olio assieme allo zenzero, sfumare con il vino bianco, aggiungere lo zafferano e portare a cottura.

Togliere il pollo dalla padella, farlo raffreddare per ritagliarlo con le formine ( fiori e farfalle ), tenere da parte il sughetto di cottura.

Lavare le foglie delle cime di rapa, metterle in una padella con un filo d’olio evo, l’aglio tritato, il sale e farle appassire.

Lasciar raffreddare e quindi passarle nel mixer assieme a un cucchiaio di Philadelphia.

Riscaldare la salsina verde, in un’altra padella riscaldare le formine di pollo nel sughetto di cottura , quindi impiattare appoggiando i fiori e le farfalle sulle salsine decorando poi  con i semini di papavero.

Questo succedeva nella ricetta originale ma Blanca ha deciso di fare i fiori con i peperoni rossi e gialli, ha voluto fare i cuoricini, ha voluto fare un cielo…

ogni tanto la “nonna” voleva metterci mano :-D

Alla fine bisogna creare un “set fotografico” ma se nessuno ti dà una mano, anzi, si diverte a farti i “dispetti” come si fa?

Ditemi voi se sono “facce” da fare ad un’anziana “signora” che sta  fotografando…mah, valle a capire queste “pupattole” ;-)

Blanca, la nonna, Perla (deve sempre metterci il nasino :-D ) e l’”anziana Signora” offrono questo piatto ad Alice Ginevra, la meravigliosa “Pupattola” del web, non so se Alice vorrà farlo assaggiare a mamma e papà…ma questo lo saprete più in là ;-)

E dopo aver trascorso un meraviglioso pomeriggio con Blanca, la nonna ed il papà di Blanca che, purtroppo ha, nel frattempo, ricevuto una brutta notizia (Enrico un abbraccio affettuoso) me ne sono andata via con una bella zanzarona costruita proprio da Blanca con un palloncino (ma secondo me c’è ancora lo zampino della “nonna” ;-) ).

Io le ho lasciato una scatolina/decoupage (finalmente dopo tanto tempo ho ripreso l’”attività”) dove mettere le sue collane (l’ha detto lei :-) )


Cucina l’arte: Torretta di Polipo 6P….

Combattuta fino all’ultimo minuto, Mediterraneo o mare? Mare o Mediterraneo?  Il dado è tratto: Mediterraneo…..

Ormai per me la cucina è diventata arte (non me la sto “tirando” né? ;-) ) mi appaga, mi diverte, mi affascina, m’intriga, mi emoziona.

La stessa emozione che provo guardando il mare al quale sono legata a doppio-triplo-quadrupolo filo e la stessa che provo osservando i colori della natura, dei prodotti che questa nostra terra Mediterranea ci regala sempre, ad ogni stagione, non la ferma neanche il freddo, la neve, il ghiaccio, generosa, caparbia, tenace proprio come le genti che ci vivono.

Ecco il perchè della mia indecisione e la mia difficoltà a strappare questo polipo dal quadro che  Roberto Bixio ha realizzato per Costa Crociere..perchè anche lui fa parte del Mediterraneo, proprio come i Pomodorini, le Patate, il Pesto che guarda caso è fatto  con i Pinoli, il Parmigiano, già…questo piatto non può essere che  Mediterraneo ed il quadro di Roberto Bixio lo racconta tutto.

Se volete saperne di più di questo “Artista” andate a  leggere sul post che apre questa splendida sfida alla quale non potrete resistere :-)

Torretta 6 P

Come fare il polipo in bottiglia:

ci sono molti modi ma io ho scelto e faccio sempre questa ricetta di Piera54  (vedi gz) che copio-incollo paro paro:

“una mia amica mi ha dato questa ricetta. Prendete un polpo mettetelo a bollire in una pentola d’acqua con 1 carota 1 sedano e 1 cipolla per 1 ora poi spegnete e lo lasciate rafreddare per 1 ora. Intanto prendete 1 bottiglia di plastica la tagliate a metà e quando il polpo è freddo lo infilate nella bottiglia e comprimere buttando l’acqua che si forma poi lo coprite con un peso io ho messo un vasetto pieno d’acqua poi metterlo in frigo fino al giorno dopo. Si toglie dalla bottiglia e si affetta con l’affettatrice poi si condisce.”   (Grazie Piera :-) )

Ingredienti per la torretta:

  • fettine di Polipo,
  • Patate lesse,
  • Pomodori datterini,
  • Pesto fatto con: basilico, aglio, Pinoli, Parmigiano, olio extravergine di oliva, sale.

Come fare:

affettare il polipo ed aiutandovi con un coppapasta formare gli strati alternandolo a fette di patate, pomodorini, pesto.

Mi faccio prendere la mano e metto ancora una foto un pò più “marina”:

Con questa torretta piena di Passione partecipo al contest di Antonella del Luppolo selvatico che collabora con:

Buona Arte a tutti!!


Mi fai la “marinaresca”?…..

Ello cucina soltanto quando io non ci sono, ed ho troppo pudore per raccontarvi cosa “combina”, che abbinamenti azzarda così ho pensato di partecipare ugualmente  al contest di Max perchè in fondo questa è la “sua” ricetta, anche se ho cucinato e scritto io l’ho eseguita sotto la sua “direzione”, facendogli continuamente domande per “valorizzare” la sua creatura, ed ogni tanto lo chiamavo a mettere il naso in pentola per giudicare il colore, la consistenza, e lo sottoponevo ai vari assaggi per testare la giusta sapidità e piccantezza :-D

Per dirla tutta non me la sono sentita di dirgli che questa pasta esiste dalla notte dei tempi e che lui non ha inventato nulla ma, si sa, gli uomini sono tutti un pò bambini e vanno lasciati nelle loro innocenti convinzioni.

Tutto iniziò così:

cosa vorresti mangiare?

mangerei volentieri una pasta, perchè non mi fai la “marinaresca”?

La marinachè?

Metti il tonno, l’acciuga, qualche cappero, la fai bella piccantina, magari “in rosso”.

Okkei, ci provo…ma tu sei cuoco?

Si e anche gourmet…

Ahhhhhhhhhhh!

A parte gli scherzi, a parte che questa ricetta è davvero “trita e ritrita” magari a qualcuno può essere utile quando il tempo è poco, mentre cuoce la pasta fate il sugo.

Ingredienti per 1 e 1/2:

  • 500 g. (1 confezione) di Bigoli (pasta fresca),
  • 1 scatola di tonno da 160 g.,
  • 1 lattina di polpa di pomodoro da 100 g..
  • 1 filetto d’acciuga sott’olio,
  • capperi dissalati,
  • 1 cipollotto fresco (volendo anche uno spicchio d’aglio vestito che poi toglieremo),
  • peperoncino,
  • origano,
  • basilico,
  • olio evo (extravergine di oliva).

Come fare:

aspettando che l’acqua bolla far appassire in poco olio evo il cipollotto tagliato a rondelle (se lo usate anche lo spicchio d’aglio), unire il filetto d’acciuga  farlo sciogliere, aggiungere la polpa di pomodoro ed il peperoncino.

Poco prima di scolare la pasta e terminare la sua cottura nel sugo (questo formato richiede 14 minuti), aggiungere il tonno sbriciolato, i capperi, l’origano ed il basilico, nel piatto un filo d’olio crudo e una grattatina di formaggio (a ello piace :-) )…..fatto :-D


Focaccine ricotta salvia e fiori di rosmarino per Spiedino-Schiscetta Time.

Neanche i linguisti Devoto e  Oli sono riusciti ad “illuminarmi” sul significato della parola “Schiscetta”, forse perchè a quei tempi  la  pausa pranzo la trascorrevano  comodamente seduti a tavola serviti in piatti di porcellana e posate d’argento o  perchè il termine schiscetta (narra la leggenda) nasce a Milano dall’esigenza di una portinaia  di “schisciare” (schiacciare) il suo pranzo in un contenitore per comodità di trasporto……forse…non si sa.

Le mie pause pranzo, negli anni, le ho sempre saltate a piè pari, riprendere il lavoro col pancino pieno mi risultava faticoso perciò ho “immaginato” la mia “schiscetta” ideale: nutriente, leggera, completa, golosa e bella da vedere.

Per me, anche se frugale il pasto deve contenere i tre nutrienti fondamentali: proteine, carboidrati, grassi……e così è nata la mia “schiscetta”.

La mia proposta per il contest sono questi spiedini formati da: Focaccine ricotta, salvia e fiori di rosmarino, alternate a pomodorini datterini, bocconcini di bresaola con punte di asparagi.

Ingredienti per le focaccine:

  • 240 g. di ricotta setacciata (ho usato quella di kefir),
  • 240 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 60 g. di formaggio di capra semistagionato (o formaggio a piacere),
  • 2 foglie di salvia,
  • fiori di rosmarino (facoltativi),
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare (io ho usato il robot da cucina con le lame in plastica da impasto):

preriscaldare il forno a 200°C.

Lavorare la ricotta e la farina, aggiungere le uova leggermente sbattute, il formaggio grattugiato, le foglie di salvia tritate finemente, i fiori di rosmarino (facoltativi), sale e pepe (io uso il verde).

Attenzione, adoperare una ricotta asciutta altrimenti sarà necessario aumentare la quantità di farina e questo renderebbe le focaccine meno soffici.

Stendere l’impasto sulla tavola abbondantemente infarinata all’altezza di c.ca 1 cm , per farlo si dovrà infarinare abbondantemente anche la superficie (la farina non verrà incorporata al composto ma servirà soltanto per stenderlo meglio).

Ritagliare dei cerchi o delle forme a piacere, disporre le focaccine sulla piastra da forno rivestita con l’apposita carta e cuocere fino a doratura (per un diametro di 7/8 cm. la cottura sarà di 15 minuti).

Io ho ritagliato delle mini forme da fiore da infilare nello spiedino (cottura 10′), si può giocare con le forme e, dopo aver pennellato col latte spargere semi di papavero, sesamo, zucca, girasole ecc….io l’ho evitato perchè “sporcherebbero” la scrivania :-D

Ingredienti per lo spiedino:

  • fettine sottili di bresaola,
  • punte di asparagi (sbollentate in acqua salata),
  • pomodorini datterini,
  • focaccine, ricotta e salvia.

Come fare:

chiudere le punta d’asparago nelle  fette di bresaola tagliate a metà, formare dei fagottini ed alternarli agli altri ingredienti…..più semplice di così ;-)

Ed ora, fuori concorso la ricetta dei dolcetti:

Brutti ma buoni con pinoli e pistacchi di Ernst Knam (L’arte del dolce pag. 96)

Ingredienti:

  • 2 albumi,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 70 g. di pinoli,
  • 70 g. di pistacchi.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina capiente montare gli albumi aggiungendo lo zucchero poco alla volta, unire i pinoli ed i pistacchi ed incorporarli delicatamente alla massa.

Versare il composto in una pentola e far “asciugare” a fuoco bassissimo per c.ca 10 minuti (passaggio giustificato da Kamt per rendere più friabile il prodotto finale).

Disporre a cucchiaiate il composto su una teglia rivestita con la carta forno e cuocere a 170°C. per 10 minuti o fino a quando i brutti ma buoni risulterano ben dorati (quelli della sua foto finale sono diversi dai miei ma avevo paura di bruciarli).

Ecco..tutto questo è racchiuso in questa scatola:

Ho vinto!


All’alba di un nuovo anno….

Me ne sono ricordata per caso, oggi è sabato e solitamente non sono sola, oggi ello è via e così dopo aver sistemato la casa complice un bel sole ed una luce invogliante mi sono persa nei miei pensieri, oggi è il 15? Si, perchè? Perchè il mio blog ieri ha compiuto un anno.

Non è che vada pazza per i blog-compleanni, ma questo mi porta a tante riflessioni.

Non sto a spiegarvi il perchè ed il percome, se n’è già parlato e “straparlato” molto di me (ma sarò così importante ;-) ) relegandomi spesso in un angolino buio, quasi in castigo..tutto perchè io non do “spiegazioni”, mi addosso colpe ed ipotesi per una sorta di “volerviveretranquilla”, mi sono presa, tranquillamente “le 5 lire de mona” (come si dice a Trieste) senza batter ciglio.

Non so ancora il motivo di tante “cose” e non chiedo..come dice ello quando lo “redarguisco”: io vado per la mia strada :-D

Come si dice sarebbe dovuto essere “un anno in salita” invece è stato un anno in discesa, non ho pedalato, mi sono lasciata andare ed è stato bello correre nel sole, col vento nei capelli senza faticare verso una nuova vita, una nuova avventura, verso nuovi progetti, nuove speranze, nuove soddisfazioni, nuove Amicizie.

Si sta avverando tutto anche se, subendo attacchi ingiustificati e gesti imprudenti da parte di persone “amiche”, sono “inciampata”…ma ora riparto, con scarpe nuove, nuovo entusiasmo, so nuotare bene e non nuoto in acque inquinate, ritengo quindi improbabile un mio annegamento con conseguente trasporto del mio corpo nella corrente.

Vi ricordate del contest di Antonella? Certo che si…invece di fare un semplice PDF aveva pensato di “venderlo” ma non per comperarsi un cappotto nuovo o per andare a farsi  “l’extention”, ma per aiutare i bambini che non sono fortunati come i vostri (io non ne ho :-( ) , una piccola donazione (minimo 4,50 €) beh..mi fermo qui …….

Io ho vinto la sezione sciroppi e mi è arrivato un bel pacco, un pacco ricco, prezioso, questo:

Si, manca la birra Enkir (e altro ;-) ), ma non penserete mica che “ello” abbia aspettato i miei comodi vero?

La birra Enkir l’ha bevuta TUTTA lui:

Buona domenica!


Verrine in rete…raffinate trasparenze in tavola

Mi piacciono i contest che mi “educano” alla riflessione, alla ponderata ed attenta elaborazione di un progetto,  che mi entusiasmano stimolando la fantasia, questo è uno di quelli.

In questo caso è premiata “in primis” la fotografia  ma ormai  l’attrazione fatale ha  preso il sopravvento e non posso più tirarmi indietro.

Più di così, con i mezzi in mio possesso, non avrei potuto fare quindi mi sono dedicata alla ricetta, non perdendomi d’animo  di fronte alla irreperibilità della pasta al pistacchio e la presenza dei biscotti al pistacchio, rappresentati nella foto di Claudia dai  “macarons” (croce e delizia anche delle più quotate ed esperte blogger).

Ho scelto la sua ricetta: “Biscotti, mousse al pistacchio e fragole” perchè amo i dolci al cucchiaio, quei colori e l’atmosfera calda e rassicurante che emana la sua foto.

Ora però, prima che ci ripensi vi porto in cucina per realizzarla, la ricetta originale la trovate qui.

Ingredienti per 4 bicchieri:

  • 3 tuorli,
  • 20 cl. di latte intero,
  • 30 g. di zucchero,
  • 30 g di pasta al pistacchio,
  • 3 fogli di gelatina,
  • 15 cl di panna liquida,
  • 120 g di fragole,
  • 2 biscotti al pistacchio (li ho sostituiti con una meringa al pistacchio),
  • 1 manciata di pistacchi non salati tritati.

Meringa al pistacchio (nel link la ricetta, in questo caso ho ridotto le proporzioni a 50/50/50)

Prepariamo la crema:

mettere i fogli di gelatina in ammollo in una ciotola d’acqua fredda.

Versare il latte in un pentolino e portarlo quasi a bollore.

In una terrina montare i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso, incorporare la pasta al pistacchio, versare sul composto il latte bollente e mescolare.

Pasta al pistacchio (nel link la fonte della ricetta, io ho dimezzato le dosi e l’ ho resa più “liquida”, ho tritato i pistacchi nel mortaio lasciando la pasta più “grossolana”, ho omesso anche l’aroma di mandorla).

Versare  tutto in un pentolino e  cuocere a fuoco basso senza smettere di mescolare, facendo attenzione a non far bollire la crema.

Strizzare i fogli di gelatina e aggiungerli al composto, mescolare.

Versare la crema al pistacchio in una terrina e far raffreddare.

Montare la panna  ben fredda  e incorporarla delicatamente alla crema raffreddata. Mettere la crema in frigorifero per almeno 2 ore.

Lavare le fragole, asciugarle con la carta assorbente da cucina e tagliarle nella misura che preferite.

Disporre sul piano di lavoro i bicchieri e sbriciolarvi sul fondo i biscotti al pistacchio.

Ricoprire con la crema al pistacchio e  guarnire con le fragole.

Infine cospargere con i pistacchi tritati e servire.

Con questa ricetta partecipo al contest Verrine in rete: diciamo che sono anche stata scelta per il pranzo a Bologna ma il “fato” ha voluto che quei giorni avessi l’operazione all’occhio…sarà per la prossima ;-)


Torta mousse al cioccolato di Jenna, ovvero: innamorarsi.

Avevo già chiuso “baracca e burattini”  invece ho dovuto riaprire di corsa perchè avevo dimenticato che oggi scade il contest di Sara.

Non me la sentivo di lasciarle soltanto una torta, buona si, ma con un titolo inquietante che ha dovuto modificare e che ho modificato anch’io perchè bisogna essere prudenti a pubblicare cose simili, anche se sono “soltanto” (in questo caso) un gioco ;-)

Avendo ancora da smaltire ancora un pò di “romanticismo” prima della fine dell’anno ecco venirmi in aiuto Jenna che, per celebrare la sua nuova emozione mi ha fatto dono di questa “torta”.

Più che torta è una mousse nel vero senso della parola, da mangiare col cucchiaio e magari, come si fa tra innamorati, imboccandosi a vicenda o incrociando i cucchiaini   (rigorosamente di cioccolato).

Ingredienti:

  • 400 g. di latte condensato,
  • 170 ml. di acqua,
  • 150 g. di zucchero semolato (omesso perchè credo che il latte condensato che intende lei non sia zuccherato),
  • 40 g. di cacao,
  • 20 g. di farina di grano (o maizena)
  • 30 g. di cioccolato,
  • 570 ml di panna montata.

Come “innamorarsi”:

in una larga pentola, mescolare il latte condensato, l’acqua, lo zucchero semolato (omesso), il cacao e la farina di grano (maizena), fino ad ottenere un composto senza grumi.

A fuoco medio, aggiungere il cioccolato, mescolando continuamente, fino ad ottenere un prodotto denso.

Questo passaggio io l’ho eseguito a bagnomaria per evitare che il composto si attaccasse inevitabilmente al fondo della pentola (esperienza docet :-) )

Lasciar raffreddare e poi incorporare parte della panna.

Versare il composto in delle formine e mettere in frigo per 4 ore.

Decorare con la panna e servire.

A questo punto Perla che fino a questo punto era rimasta con noi ha preferito uscire, la discrezione dei gatti ..si sa….

Partecipo con questa mousse tratta dal film Waitress – ricette d’amore al contest di Sara:


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