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ISIT, Istituto Salumi Italiani Tutelati: non mi piace vincere facile.

Pacco ISIT2-001

Noi foodblogger o Signore della cucina riceviamo spesso inviti a contest; mettiamo un banner, link di riferimento e ci mettiamo all’opera, spremendo le meningi estrapolando più creatività possibile per onorare l’invito.

A volte i risultati di questi contest finiscono nell’oblio, nessuno sa se e con cosa qualcuno abbia vinto: esempio recentissimo il contest di good, contest del quale pochi conoscono i deludenti retroscena.

Beh, tutto questo non appartiene a questo contest, purtroppo non se n’è parlato molto perchè l’ISIT a quel tempo non aveva nessun sito di riferimento, a parte questo (ora so che sta costruendo un sito per poi approdare ai Social, e fa benissimo).

Nessun banner da inserire, divieto assoluto di menzionare marchi, noi dovevamo ideare qualche ricetta che valorizzasse i prodotti e condividere le informazioni che avevamo a disposizione; i prodotti sono stati distribuiti in maniera mirata in modo da portare nelle varie regioni d’Italia le nostre eccellenze, nord. sud, est, ovest.

Lo scopo dell’ISIT non è stato VENDERE ma FAR CONOSCERE, ed io ho conosciuto, ho pensato, ho imparato, ho cucinato ed ho vinto.

Credo che questa vittoria sia stata per me il canto del cigno, ormai i contest stanno emigrando su fb dove c’è più visibilità e dove i mi piace decidono il destino di chiunque ma non m’importa, posso dire di aver avuto, in questi anni (4 + 1 di riserva) le mie belle soddisfazioni, fb o non fb.

Il pacco mi è arrivato, inaspettatamente, proprio la mattina della vigilia di Natale, inaspettato perchè mi era stato anticipato che sarebbe arrivato dopo le feste.

Nella foto non ho messo tutto ma una campionatura, rigorosamente senza marchi perchè, al giorno d’oggi, la pubblicità non è più l’anima del commercio; l’anima del commercio è la QUALITÁ, è quella che, alla fine, paga e ripaga, anche se, dopo aver visto in questi giorni la pubblicità di spaghetti o noodles o quel che sono, in bicchiere di carta da idratare con acqua, sono preoccupata.

In questo momento la pubblicità è l’anima della confusione ed è per questo che apprezzo l’ISIT, che lavora, tutelando i consorzi, senza farsi risucchiare negli ingranaggi del marketing, per garantire qualità e sopravvivenza all’Italia.

La morfologia dell’ Italia ci permette di avere tutto l’anno prodotti diversi e genuini, ci sono produttori seri che lavorano onestamente, aiutiamoli a rimanere così, mangiamo Italiano, consumiamo salumi Italiani

Ribadisco, rispettiamo la stagionalità, mangiamo le fragole a merenda ma quando è la stagione; in inverno, a merenda, mangiamo i cavoli.

Ed ora, per pura vanità e autocelebrazione le ricette che avevo preparato per l’ISIT (cliccando sulle foto arriverete alle ricette (se vi va):

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia  risotto capocollo Calabria pera confit  pane di Giulio con Capocollo di Calabria DOP, Cipolla Rosa e fiori di rosmarino  brodo di salame polpettina2

Per oggi è tutto, ringrazio l’ISIT, l’Agenzia STRIM, lo Staff degli Agli Amici di Godia (musi ispiratori :-D ), il Friuli Venezia Giulia che si è prestato (virtualmente) a questo gioco di scambi ed abbinamenti con la Calabria e Lombardia e ringrazio me, per aver fatto un buon lavoro.

benvenuti nel ventunesimo secolo

Foto da Pinterest

A presto.

volo uccelli nella nebbia-001


Pane con Capocollo DOP di Calabria, crema di cipolla e fiori di rosmarino, per l’ISIT (Istituto Salumi Italiani Tutelati).

pane di Giulio con Capocollo di Calabria DOP, Cipolla Rosa e fiori di rosmarino

L’avevo scritto, che a questo Capocollo bastava il pane per dare il meglio di se e così ho pensato di farcire il pane di Giulio col Capocollo ormai arrivato alla fine, una crema di Cipolla Rosa della Val Cosa e i fiori di rosmarino raccolti in giardino.

Ma prima di passare alla ricetta voglio parlare dell’Istituto ISIT, perchè è grazie a lui e all’iniziativa del contest, se io ed altre blogger abbiamo potuto conoscere e far conoscere, gustare ed apprezzare una parte delle nostre eccellenze.

L’ISIT (Istituto Salumi Italiani Tutelati) è nato nel 2011 con il progetto di controllare i Consorzi per garantire sia i Produttori che i Consumatori, ma non solo.

Capocollo di Calabria DOP

Negli ultimi anni è cambiato il nostro stile di vita, ci muoviamo meno, molti dei mestieri che un tempo si facevano a mano, oggi vengono eseguiti da macchine; il riscaldamento delle case e una sempre maggiore sedentarietà hanno ridotto in maniera preoccupante il nostro consumo energetico e da qui l’esigenza di ridurre i grassi saturi a favore di quelli insaturi, aumentando l’apporto proteico nei salumi.

Per i salumi tutelati dall’ISIT vengono controllati anche gli allevamenti, garantendo agli animali un’ottima qualità di vita con una sana alimentazione, con pascoli a disposizione, evitando loro situazioni di stress che comprometterebbero la qualità del prodotto finale.

Un altro limite dei salumi era l’eccessiva quantità di sale che attualmente i Produttori sono riusciti a ridurre fino al 45%, diciamo che i salumi, per anni demonizzati e ritenuti la causa di molte patologie, oggi, si possono inserire tranquillamente nella nostra alimentazione.

2 porzioni settimanali di 70 grammi per gli adulti e 40/50 per i bambini garantiscono un corretto apporto di proteine, di sali minerali e vitamine, in particolare del gruppo B.

Meno grassi e miglioriI salumi DOP e IGP sponsor di una dieta equilibrata

Se amate i salumi DOP e IGP leggete il PDF che vi allego (basta cliccare sulla foto), ricco di informazioni utili per tutti, buona lettura.

Ed ora la ricetta che parte dalla base del Pane di Giulio che avevo fatto anche con le pesche, è un pane semplice da fare, dopo la farcitura l’ho piegato ed arrotolato perchè volevo l’effetto strudel.

Pane G. capocollo ecc. ingredienti

Ingredienti per il pane:

  • 200 gr di Manitoba o farina “1″ di Cudicio,
  • 192 gr di acqua tiepida dove sciogliere:
  • 4 gr di miele (di acacia).
  • 5 gr di sale (per questo pane ne ho messi 2),
  • 4 gr di lievito secco.

Ingredienti per la farcitura:

  • 70 g. di Capocollo DOP di Calabria,
  • 2 cucchiai di cipolla matura ottenuta con la Cipolla Rosa della Val Cosa,
  • 1 manciatina di fiori freschi di rosmarino.

collage

Come fare:

mescolare il lievito e il sale con la farina, stemperare nell’acqua il miele e aggiungere al mix farina.

Mescolare con una leccapiatti la pastella con movimenti regolari dal basso verso l’alto.

Far riposare per 20 minuti, e ripetere l’operazione per 3 volte ( d’estate) 4 per l’inverno.

*Trascorso il tempo si può infornare direttamente in una placca con carta forno a 230°C per 14 minuti. oppure versare la pastella in una spianatoia piena di farina e piegare come un fagottino per tutti e 4 i lati , lasciare riposare ancora per 20 minuti e infornare.*

In corsivo colorato l’indicazione di Giulio, io ho steso l’impasto, l’ho spalmato con la crema di cipolla matura che avevo frullato col minipimer per renderla omogenea, ho cosparso con pezzetti di Capocollo DOP di Calabria ed ho terminato con i fiori di rosmarino che ho aggiunto anche prima di completare la chiusura della pagnotta.

*Questo pane migliora se servito il giorno dopo riscaldato…* così scrive Giulio ma a casa mia è difficile che questo pane arrivi indenne fino al giorno dopo.

pane di Giulio con Capocollo di Calabria DOP, Cipolla Rosa e fiori di rosmarino interno

Ho voluto fare una pizzetta, con questo impasto si può fare un’ottima focaccia, per un buffet potete fare piccoli panini farciti con quello che vi piace.

Pane G. capocollo ecc. con capocollo di Calabria interno-002

Perfetto anche con il Salame Brianza DOP col quale ho fatto il brodo e le polpettine di fagioli, provate, se vi va.

Pizzetta con Capocollo, crema cipolla e fiori rosmarino

Pizzetta da infornare (220°C. 7/8 minuti).

P.S.: mi scuso per le pubblicità che trovate sotto i post ma non dipendono da me, Vi raccomando di non cliccare, se potete, grazie per la comprensione.


Risotto con Capocollo DOP di Calabria, acqua di Sedano Bianco, Montasio e Pere Confit, per l’ISIT.

risotto capocollo Calabria pera confit

Questo Capocollo DOP di Calabria continua a sorprendermi, non ho mai amato L’”ossocollo” (ho già scritto che da queste parti si chiama così) ma questo mi piace proprio: sarà per quella leggera e gradevole piccantezza ma, mentre ieri lo affettavo per la ricetta, ne ho fatta scivolare qualche fetta su dei crostini spalmati con del formaggio cremoso, crostini che ho dovuto, me tapina, condividere con ello, giudice severo anche per il risotto.

Alla mia domanda: dammi un parere tecnico, mi ha risposto così: è semplicemente buonissimo… Beh, cosa devo fare? Così è se mi pare…

Per questo risotto ho voluto mettere in pratica i consigli elargiti generosamente dagli Chef del Ristorante Agli Amici di Godia Emanuele Scarello e Raffaelo Mazzolini l’uomo che sussurrava (e sussurra ancora) ai cjarsons.

A Pavia di Udine, alla Sagra dei Pirus ho partecipato ad una loro bellissima lezione all’aperto ed è proprio lì che mi sono ispirata.

Ingredienti per 2 persone con tanto appetito:

  • 200 g. di Riso Vialone nano friulano o Carnaroli,
  • 100 g. di Capocollo Dop di Calabria tagliato a fette sottilissime,
  • 2 cucchiai di crema di cipolla matura*,
  • 20 g. di Montasio stravecchio,
  • 10 g. di olio EVO,
  • 15 g. di burro,
  • 2,5 g. di sale,
  • acqua di sedano bianco per idratare il riso*
  • 2 cucchiai di pera confit*

Come preparare la cipolla matura:

*tritare finemente la cipolla, coprire con olio EVO e acqua in parti uguali e cuocere a fuoco lentissimo aggiungendo acqua a poco a poco fino al raggiungimento di una crema; questa preparazione si conserva in frigorifero e sostituisce il solito soffritto di cipolla(il vantaggio sta nella sua digeribilità).

*Io l’ho preparata nel microonde a bassa potenza prelevandone e frullando col minipimer 2 cucchiai a 3/4 di cottura.

Come preparare l’acqua di sedano:

mettere a cuocere in 1 litro di acqua fredda 1 costa di sedano bianco e far ridurre a 1/2 litro, con quest’acqua idratare il riso.

pere confit-001

Come preparare la pera confit:

tagliare a cubetti la pera (preferibile una pera soda), condire con olio extravergine di oliva, sale, aglio e timo, adagiare su una teglia coperta con carta forno ed infornare a 90°C.  per 1 ora e mezza.

Come preparare il risotto:

mettere il riso in un tegame, senza alcun condimento ed iniziare a tostarlo; quando si riesce ancora a prendere il riso tra le mani senza scottarsi iniziare ad idratarlo con l’acqua di sedano.

A metà cottura, dopo 7/8 minuti unire la crema di cipolla e 2 cucchiai di pera confit ridotta a purea, procedere al solito aggiungendo l’acqua di sedano, salare (in questo caso, per la dose di riso, utilizzate la grammatura indicata negli ingredienti; gli Chef, adoperano 13/14 g. ogni kilo di riso).

Per la mantecatura preparare un composto con olio EVO, burro, Montasio stravecchio grattugiato e 80 g. di Capocollo DOP di Calabria tagliato, prima a striscioline e poi a pezzetti piccolissimi.

Nel frattempo rosolare su una padella antiaderente i rimanenti 20 g. di Capocollo DOP di Calabria tagliati a striscioline che verranno appoggiate, assieme a qualche cubetto di pera confit, sul risotto.

Il risotto va servito all’onda, il mio risulta più compatto per le “esigenze fotografiche di copione… vita da foodblogger ;-) ).

risotto capocollo Calabria pera confit3

Condivido con voi la soddisfazione di aver letto del Capocollo di Calabria su GDF, faccio un copia-incolla della prima parte con la speranza di non far torto a nessuno, specialmente alla blogger Agostina che è l’autrice della scheda, per il resto vi rimando al link.

Nonostante le prime testimonianze relative alla lavorazioni delle carni suine in Calabria risalgano al 1600, le origini della produzione di salumi in tale regione discendono con tutta probabilità ai tempi della colonizzazione della Magna Grecia.

Nel XVII secolo, infatti, diversi testi evidenziano l’impiego della carne suina in prodotti finiti di diversa natura, mentre in epoca più recente è la “Statistica Murattiana” a rilevare la produzione d’insaccati: “la carne porcina è la sola che si sala in ciascheduno circondario.

Generalmente viene riposta con sale in vasi di creta, o vasche di legname, ed indi si estrae per lasciarsi asciugare in luoghi ventilati”.

risotto capocollo Calabria pera confit forchetta


Brodo di Salame Brianza con polpettine di fagioli di Resia, per ISIT.

brodo di salame polpettina2

Brodo di Salame Brianza con polpettine di fagioli di Resia, salame cotto e farina di castagne.

Sono nata e vivo ancora in una Regione, il Friuli Venezia Giulia, dove la tradizione del salame ha origini antiche; quasi tutte le famiglie contadine allevavano il maiale per garantirsi una riserva di proteine e grassi per l’alimentazione ma anche per avere prodotti da barattare in cambio di altri generi di necessità.

“El salame de casa”, che bon, essere invitati in una di quelle case era una fortuna, il salame, con un bicchiere di vino ed una fetta di pane significavano: ospitalità e convivialità.

Io ho avuto la fortuna di assaggiare un pò di quei “salami de casa” e, forse, è per questo che ho affinato il palato, abituandolo ad una certa qualità.

Sarà per i divieti con minaccia di brufoli in fanciullezza ma, appena raggiunta l’indipendenza, ho aperto le porte della mia dispensa al salame.

Ne ho mangiati di troppo salati, troppo speziati, troppo magri, troppo grassi, troppo gommosi o con una fastidiosa sensazione “sugnosa” al palato.

Appena il Salame Brianza D.O.P., accompagnato fino all’uscio di casa mia dall’ISIT (Isituto Salumi Italiani Tutelati), è arrivato sulla mia tavola, ho sbirciato tra le maglie dello spago che lo avvolgeva e gli ho sussurrato:  vediamo cosa mi raccontanterai per convincermi…

Così, mentre il pane si riscaldava accantoalcamino,  lui mi ha raccontato che è nato in Brianza, che si scriveva di lui già nel 1500 e mi ha detto con orgoglio che era Ul salam de la Brianza.

Salame Brianza-001

La Brianza è in una posizione geografica ottimale per l’asciugatura e stagionatura del suo salame, a 350 metri s.l.m.  in collina, con una naturale escursione termica e lontana dalle nebbie Padane che ne impedirebbero asciugatura e stagionatura, un esempio dell’ostilità dell’umidità a tale scopo è il Salam d’la Duja che, nel Vercellese, viene conservato nel grasso.

Il Salame Brianza D.O.P. viene prodotto con carni suine, esclusivamente da allevamenti Italiani e, nello specifico, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte.

Prodotto sia a grana fine (macinaura 4-4,5 mm) che grossa (7-8mm), l’asciugatura e la stagionatura vengono condotte secondo regole ben precise nello stabilire tempi e modalità, in funzione al diametro del salame.

A questo punto, il salame Brianza D.O.P. mi guarda preoccupato e mi chiede: cosa ne sarà di me?

Beh, ora torno alla realtà: voi cosa fareste con un salame buono, equilibrato, piacevolmente dolce, non invasivo e che non vi lascia la bocca impastata?

Beh, la risposta è semplice: abbondanti fette di Salame Brianza D.O.P. tagliate sottili (se il salame è fresco si taglia spesso) e racchiuse tra due fette di pane caldo, una leggera pressione affinchè il pane ne assorba gli aromi ed addentare…

Ma non sono qui per farvi un panino, quello potete farlo da sole/i, io ho pensato al dopo-panino, a quando rimangono i culetti (così li chiamiamo qui) e ne ho fatto un buon brodo, la prova del nove per testare un buon salame, provate ad immaginare un brodo preparato con un salame scarso.

Dal momento che amo unire prodotti di eccellenza provenienti da diverse regioni d’Italia, ho pensato a delle nocciol-polpette con fagioli di Resia  e non poteva mancare il profumo lieve (soltanto una carezza sulle pareti della terrina), di Aglio di Resia, Presidio Slow Food, bella compagnia, che ne dite?

salame Brianza1

Salame Brianza D.O.P.

Ingredienti per 2 tazze di brodo di salame Brianza D.O.P.:

  • 125 g. di salame Brianza D.O.P.,
  • 600 g. acqua.

Come fare:

togliere il budello della quantità di salame che desiderate cuocere (rispettando la proporzione d’acqua), coprire con l’acqua fredda, coprire e, a fuoco bassissimo, far ridurre della metà.

Lasciar intiepidire e riporre in frigorifero per qualche ora, rimuovere la parte grassa che si sarà solidificata in superficie.

Chiarificarlo: io l’ho fatto così, per non alterarne il sapore ma potete farlo anche così.

noccioline di fagioli di Resia cotte

Mi scuso per le macchie ma, sapete, questa è la cucina di casa.

Come fare le polpettine di fagioli:

non ho le dosi, ho prelevato una parte di polpa di fagioli di Resia passati per questa ricetta (bene anche i Borlotti o i Lamon), ho tritato metà salame cotto del brodo, ho aggiunto un cucchiaio di Montasio stravecchio grattugiato (al posto del Parmigiano), qualche filo di erba cipollina del mio vaso tagliuzzato finemente, ho legato con l’albume, ho amalgamato ed ho regolato la consistenza con la farina di castagne che esalta il sapore del fagiolo.

Ho preparato delle nocciole di 4 grammi (lo so, sono precisina ), le ho arrotolate nella farina di castagne e le ho fatte bollire per pochissimo nell’acqua in cui ho bollito i fagioli, preciso che ho scelto questa cottura per non intorpidire il brodo ed è per questo motivo che il colore delle polpettine è scuro, i fagioli di Resia rilasciano molto colore.

Appena riemerse del’acqua di cottura di fagioli, ho immerso le nocciol-polpette nel brodo di salame bollente ed ho portato in tavola ottenendo i complimenti di “ello”, che è una garanzia, nel senso che è molto viziato ed esigente, ma è proprio questo che mi garantisce la riuscita della ricetta.

brodo di salame polpettina1-001

Nella ricetta non troverete indicato il sale o il pepe, non sono necessari, il sapore è già negli ingredienti, alla prossima.


Capocollo DOP di Calabria, Figo Moro di Caneva, Formadi Frant e Miele di Resia: eccellenze a braccetto per l’ISIT

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia

I salumi sono stati spesso demonizzati, a me dicevano che facevano venire i brufoli, oggi ho capito che me lo dicevano affinchè ne lasciassi un pò anche a loro.

Il panino col salame o mortadella, ossocollo (qui il capocollo si chiama così) ecc. era il nostro fast food, la nostra merenda per la scuola, il ristoro dopo una gita o una camminata in montagna.

Come dimenticare il panino con la mortadella e peperoncino sottaceto che mangiavo al giro di boa della gita in bicicletta con le compagne di scuola?

Dalle nostre parti, nelle trattorie, osmize  par le alte (sul Carso) si andava a mangiare il famoso Giardineto, un vassoio con salumi, formaggi, sottoaceti e sottolii, tutto de casa.

Questo de casa poi si è ampliato, aumentata la richiesta, aumentata la produzione e per non disperdere le risorse e garantirsi una tutela sono nati i consorzi dove la qualità è garantita dal tutti per uno, uno per tutti.

Molti di questi salumi de casa, col tempo, l’esperienza e la passione dei produttori, hanno meritato il marchio DOP (DENOMINAZIONE ORIGINE PROTETTA).

DOP è un simbolo di origine che viene riconosciuto a quei prodotti le cui qualità e caratteristiche sono essenzialmente dovute all’ambiente geografico in cui sono prodotti.

Tutta la produzione, la trasformazione e l’elaborazione del prodotto devono avvenire nell’area geografica delimitata, seguendo un processo produttivo conforme ad un preciso disciplinare di produzione, nel rispetto della ricetta tradizionale.

L’ ISIT rappresenta 14 di questi Prodotti:

Capocollo di Calabria – Coppa Piacentina – Culatello di Zibello – Pancetta di Calabria – Pancetta Piacentina – prosciutto di Modena – Prosciutto di San Daniele – Prosciutto Toscano – Salame Brianza – Salame di Varzi – Salame Piacentino – Salamini Italiani alla Cacciatora – Salsiccia di Calabria – Sopressata di Calabria.

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia.1

Altri hanno meritato il marchio IGP (INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA)

IGP è un simbolo di origine che riconosce il valore di una particolare specialità alimentare, dando più peso alle tecniche di produzione rispetto alla materia prima.

Identifica un prodotto originario di un determinato luogo, Regione o Paese le cui qualità, reputazione, o altre caratteristiche si possonio ricondurre all’origine geografica, e di cui almeno una fase della produzione, trasformazione o elaborazione avvenga nell’area delimitata, seguendo un processo produttivo conforme ad un preciso disciplinare di produzione, nel rispetto della ricetta tradizionale.

L’ ISIT rappresenta 6 di questi Prodotti:

Bresaola della Valtellina – Cotechino di Modena – Mortadella di Bologna – Prosciutto di Norcia – Speck Alto Adige – Zampone Modena.

L’ ISIT ha ideato un contest invitando alcune foodblogger a promuovere questi Prodotti Italiani, nostro fiore all’occhiello.

Nessun marchio verrà pubblicizzato ma l’attenzione sarà tutta per il prodotto che verrà valorizzato con ricette esclusive.

Io sono dell’idea che il modo migliore per degustare un salume sia in purezza ma l’impegno che ho preso mi stimola a pensare ad una nuova veste da donare ai due prodotti che ho ricevuto senza snaturarli.

Capocollo di Calabria DOP

Capocollo di Calabria

Il  Capocollo di Calabria DOP è stato una vera e gustosa sorpresa, morbido, senza mancare della giusta stagionatura, il sapore, leggermente piccante regalato dal peperoncino di Calabria che contiene, è delicato e non lascia alcun retrogusto.

Inizio con un antipasto nel quale ho voluto assemblare anche eccellenze della mia regione: il Figo moro di Caneva, il Formadi Frant, ed il Miele di acacia che compero direttamente dal produttore a Coseacco di Resia, la ricetta è semplicissima.

Ecco gli ingredienti:

  • fichi neri o verdi, grandi e non troppo maturi tagliati a fette di 1 cm.,
  • Capocollo di Calabria DOP tagliato sottilissimo,
  • Formadi Frant o Gorgondola mascarponato o un formaggio che preferite,
  • formaggio fesc cremoso per amalgamare,
  • miele di acacia.

Come fare:

tagliare a fette di c.ca 1 cm. i fichi non troppo maturi o troppo morbidi, alternare Capocollo di Calabria DOP tagliato sottilissimo, una crema di Formadi Frant ottenuta grattugiando il formaggio ed amalgamandolo con un formaggio cremoso, l’importante è equilibrare la dose di formadi frant o del formaggio che adoperate affinchè non prevalga sul resto, qui, ricordiamolo, è il Capocollo di Calabria il protagonista.

Contiuare alternando capocollo di Calabria e crema di formaggio, terminando con il Capocollo, chiudere e far colare un pò di miele di acacia.

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia alto

Alla prossima ricetta e all’approfondimento sulle proprietà nutrizionali dei nostri splendidi salumi Italiani.

Link per il Formadi Frant

Link per il Figo Moro di Caneva


POMÌ D’ AUTORE: anche i Vegani mangiano le Polpette col Sugo…

 Fonte ricetta Muscolo di grano: Erzebeth.

Fornitore per il sugo: POMÌ (Pomodoro a cubetti).

Manodopera: chef accantoalcamino.

Assistente in cucina: Perla.

Tipologia Ricetta: Sostenibile/Vegana (basilico, prezzemolo, aglio, tutti a Km.o.)

In questa ricetta le dosi sono da interpretare, chi ama le polpette con molto sugo, ne farà di più tanto, si sa, un buon sugo di pomodoro trova sempre una “sistemazione”.

Lo stesso vale per il muscolo di grano, potete raddoppiare la dose o moltiplicarla a piacere, ne otterrete anche delle scaloppine o un arrosto, si conserva in frigorifero.

Ingredienti per 1 porzione di polpette di muscolo di grano (ma possono diventare 2/3/4 nel caso di antipasto):

  • 500 g. di farina o manitoba,
  • 125 g.di farina di ceci,
  • acqua qb.

Ingredienti per l’ impasto delle polpette:

  • muscolo di grano da cuocere,
  • fiocchi di lievito,
  • aglio grattugiato a piacere,
  • 1 ciuffetto di prezzemolo fresco,
  • sale Grigio di Bretagna o sale marino integrale q.b.

Ingredienti per il sugo al pomodoro (per 4 porzioni):

  • 1 lattina di pomodoro a cubetti POMÌ,
  • basilico fresco,
  • 1 pizzico di peperoncino di Calabria secco o 1/2 fresco,
  • sale Grigio di Bretagna o sale marino integrale q.b.,
  • olio EVO da aggiungere alla fine.

Come fare la salsa:

mettere in un tegame i cubetti di pomodori POMÌ con l’aglio intero e cuocere a fuoco basso, quando all’assaggio risulterà cotto aggiungere il basilico, il peperoncino, il sale e cuocere ancora qualche minuto, alla fine aggiungere olio EVO.

Come fare il muscolo di grano: qui faccio una premessa, potete trovarlo pronto al Natura sì o nei negozi che forniscono prodotti naturali  e biologici (correggetemi se sbaglio) o autoprodurlo facilmente con una farina istantanea per seitan, un riferimento qui, dalla mia amica Saretta.

Le indicazioni che seguono provengono parzialmente dal blog linkato all’inizio:

per fare il muscolo  ho usato lo stesso procedimento per fare il seitan, ho mescolato le farine e l’acqua fino ad ottenere un composto non troppo solido (diciamo pure molle), e l’ho lasciato riposare in frigo almeno un paio d’ore.

L’ho lavato con acqua calda e fredda alternate finchè non è risultata completamente limpida, a questo punto avremo il nostro muscolo (più o meno, è molto simile al seitan, solo più proteico grazie ai ceci).

Qui arrivo io, ottenuto un impasto elastico ho preferito condirlo con gli ingredienti ed amalgamarlo prima della cottura, cottura che ho ottenuto avvolgendo il muscolo (piccolo viste le dosi) in carta stagnola, pellicola, carta stagnola e messo a cuocere nel cestello a vapore sopra la pentola dove cuoceva il sugo.

Quando al tatto ho sentito che il muscolo si era rassodato (si vede che ero una sportiva ;-) ) l’ho lasciato raffreddare, l’ho tagliato con le formine a cuore lasciandone qualcuna rotonda per chi volesse la versione classica, e le ho messe a cuocere ancora qualche minuto nella salsa, esattamente come si fa con le classiche polpette da onnivori;-)

Lo so che non siete abituati ai miei post sintetici ma sono ancora alle prese con Celeste che, alla visita veterinaria è risultata: già sterilizzata, e per di più, oggi, quando sono andata a darle da mangiare nello spazio dell’asilo dove l’ho vista la prima volta, ho trovato i bambini che la mandavano via dicendo: via brutto gatto, e la maestra (più brutta del gatto e dei bambini anche loro brutti ;-) ) fomentava la rivolta dicendo, via, che il gatto graffia.

Quello che ho detto io ve lo risparmio perchè non voglio inquinare questo Post sostenibile, mi pongo , dopo ieri, un’altra domanda, ma sono questi gli insegnanti che preparano i bambini? Sono felice di non avere figli perchè non sopporterei di darli in mano a simili “educatrici”, ma tornerò sull’argomento, vale una riflessione.


POMÌ D’AUTORE: Budino al pomodoro con cuore di burrata, sempre di cuore si parla.

Continua la mia sperimentazione con la passata POMÌ L+, premetto che io la adopererei semplicemente per condire un buon piatto di pasta, ieri sera, per esempio, l’ho aggiunta alla fine sulla mia porzione di pasta con il pesce, un filo d’olio EVO e ho dovuto proteggerla dagli attacchi di ello che non ama il pomodoro .

Dopo i cuoricini e le ciambelline dell’altro post, ho voluto provare con un budino dal cuore goloso, goloso perchè, secondo me, non c’è null’altro al mondo di più godurioso del cuore della burrata, chiamato anche stracciatella.

A proposito di burrata, apro una piccola parentesi per raccontarvi cosa mi ha detto la negoziante dove l’ho acquistata: un cliente ha voluto prendere la burrata, proviamo ha detto ed il giorno dopo l’ha riportata indietro perchè, è andata a male, al centro era tutta cremosa, questo la dice lunga su quanto poco si parli e si informino le persone sulle caratteristiche dei prodotti Italiani d’eccellenza.

La burrata ho avuto la fortuna di incontrarla per la prima volta moltissimi anni fa, lavoravo in un famoso buffet di Trieste, ero addetta al banco salumi e formaggi, quel buffet era famoso perchè negli anni ruggenti della Trieste bene, era tradizione, dopo il Teatro andare lì a mangiare il prosciutto cotto caldo, cotto nel pane, appunto.

Credetemi, se lo provate una volta non lo dimenticate più, e non parliamo della crosta di pane, croccante fuori, morbida, ricca del grasso e del sapore del prosciutto all’interno.

Ritornando alla burrata, arrivava direttamente dalla Puglia, il  fornitore era Gigi Formagin, chiamato così proprio perchè a quei tempi era il fornitore di formaggi e non solo più quotato sulla piazza, grazie a lui Trieste, così lontana dal resto d’Italia, si arricchiva di sapori e profumi, i Triestini sono sempre stati additati dai Friulani in malo modo per la loro natura godereccia ma i Triestini forse hanno capito che qui siamo di passaggio.

Ora io vivo in Friuli e l’episodio della burrata la dice lunga sulla differente mentalità, vi riporto 2 proverbi, uno Friulano ed uno Triestino che tratta lo stesso argomento, il denaro.

I bes bisugne saveju spindi.
(I soldi bisogna saperli spendere.)

Bori sarà che noi no  saremo.                                                                                                                                                                                                       (Soldi ce ne saranno anche quando noi non ci saremo, vale a dire spendili e goditeli finché c’è vita.)

E il divagar m’è dolce in questo blog, ma ora la ricetta:

Ingredienti per il budino:

  • 125 g. di POMÌ L+,
  • 2 g. di agar-agar in polvere,
  • qualche fogliolina di coriandolo fresco (dal vaso della mia terrazza),
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar,
  • sale,
  • peperoncino di Calabria (Garofalo) in polvere.

Ingredienti per il cuore di burrata (le dosi sono ad occhio):

  • stracciatella di burrata scolata dal liquido e strizzata,
  • ricotta,
  • panna fresca,
  • sale.

Come fare il cuore di burrata:

dopo aver eliminato il liquido dalla stracciatella setacciarla con la ricotta ed unire la panna fresca fino ad ottenere un composto cremoso e senza grumi, salare a piacere.

Come fare il budino:

il procedimento è lo stesso dei cuoricini dell’altro post: mettere in infusione nella passata le foglioline di coriandolo a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il coriandolo), amalgamare e versare nello stampo, riempiendolo a metà, mettere al cento un cucchiaino di composto di burrata e ricoprire con altra gelatina, riporre in frigorifero, prima di sformarlo immergerlo in acqua bollente per pochi secondi.

Non fatevi ingannare dall’apparenza “spigolosa”, appena un boccone raggiungerà il palato, come per magia riprenderà la sua rotondità e si scioglierà in bocca.

Se preferite avere un budino più cremoso diminuite la dose di agar agar e seguite le indicazioni descritte qui e, se volete variare potete fare un cuore col pesto o altro, alla fine sarà la salsa dove pucciare il vostro budino.

Buona domenica, col cuore.


Cucina l’arte: Torretta di Polipo 6P….

Combattuta fino all’ultimo minuto, Mediterraneo o mare? Mare o Mediterraneo?  Il dado è tratto: Mediterraneo…..

Ormai per me la cucina è diventata arte (non me la sto “tirando” né? ;-) ) mi appaga, mi diverte, mi affascina, m’intriga, mi emoziona.

La stessa emozione che provo guardando il mare al quale sono legata a doppio-triplo-quadrupolo filo e la stessa che provo osservando i colori della natura, dei prodotti che questa nostra terra Mediterranea ci regala sempre, ad ogni stagione, non la ferma neanche il freddo, la neve, il ghiaccio, generosa, caparbia, tenace proprio come le genti che ci vivono.

Ecco il perchè della mia indecisione e la mia difficoltà a strappare questo polipo dal quadro che  Roberto Bixio ha realizzato per Costa Crociere..perchè anche lui fa parte del Mediterraneo, proprio come i Pomodorini, le Patate, il Pesto che guarda caso è fatto  con i Pinoli, il Parmigiano, già…questo piatto non può essere che  Mediterraneo ed il quadro di Roberto Bixio lo racconta tutto.

Se volete saperne di più di questo “Artista” andate a  leggere sul post che apre questa splendida sfida alla quale non potrete resistere :-)

Torretta 6 P

Come fare il polipo in bottiglia:

ci sono molti modi ma io ho scelto e faccio sempre questa ricetta di Piera54  (vedi gz) che copio-incollo paro paro:

“una mia amica mi ha dato questa ricetta. Prendete un polpo mettetelo a bollire in una pentola d’acqua con 1 carota 1 sedano e 1 cipolla per 1 ora poi spegnete e lo lasciate rafreddare per 1 ora. Intanto prendete 1 bottiglia di plastica la tagliate a metà e quando il polpo è freddo lo infilate nella bottiglia e comprimere buttando l’acqua che si forma poi lo coprite con un peso io ho messo un vasetto pieno d’acqua poi metterlo in frigo fino al giorno dopo. Si toglie dalla bottiglia e si affetta con l’affettatrice poi si condisce.”   (Grazie Piera :-) )

Ingredienti per la torretta:

  • fettine di Polipo,
  • Patate lesse,
  • Pomodori datterini,
  • Pesto fatto con: basilico, aglio, Pinoli, Parmigiano, olio extravergine di oliva, sale.

Come fare:

affettare il polipo ed aiutandovi con un coppapasta formare gli strati alternandolo a fette di patate, pomodorini, pesto.

Mi faccio prendere la mano e metto ancora una foto un pò più “marina”:

Con questa torretta piena di Passione partecipo al contest di Antonella del Luppolo selvatico che collabora con:

Buona Arte a tutti!!


Mi fai la “marinaresca”?…..

Ello cucina soltanto quando io non ci sono, ed ho troppo pudore per raccontarvi cosa “combina”, che abbinamenti azzarda così ho pensato di partecipare ugualmente  al contest di Max perchè in fondo questa è la “sua” ricetta, anche se ho cucinato e scritto io l’ho eseguita sotto la sua “direzione”, facendogli continuamente domande per “valorizzare” la sua creatura, ed ogni tanto lo chiamavo a mettere il naso in pentola per giudicare il colore, la consistenza, e lo sottoponevo ai vari assaggi per testare la giusta sapidità e piccantezza :-D

Per dirla tutta non me la sono sentita di dirgli che questa pasta esiste dalla notte dei tempi e che lui non ha inventato nulla ma, si sa, gli uomini sono tutti un pò bambini e vanno lasciati nelle loro innocenti convinzioni.

Tutto iniziò così:

cosa vorresti mangiare?

mangerei volentieri una pasta, perchè non mi fai la “marinaresca”?

La marinachè?

Metti il tonno, l’acciuga, qualche cappero, la fai bella piccantina, magari “in rosso”.

Okkei, ci provo…ma tu sei cuoco?

Si e anche gourmet…

Ahhhhhhhhhhh!

A parte gli scherzi, a parte che questa ricetta è davvero “trita e ritrita” magari a qualcuno può essere utile quando il tempo è poco, mentre cuoce la pasta fate il sugo.

Ingredienti per 1 e 1/2:

  • 500 g. (1 confezione) di Bigoli (pasta fresca),
  • 1 scatola di tonno da 160 g.,
  • 1 lattina di polpa di pomodoro da 100 g..
  • 1 filetto d’acciuga sott’olio,
  • capperi dissalati,
  • 1 cipollotto fresco (volendo anche uno spicchio d’aglio vestito che poi toglieremo),
  • peperoncino,
  • origano,
  • basilico,
  • olio evo (extravergine di oliva).

Come fare:

aspettando che l’acqua bolla far appassire in poco olio evo il cipollotto tagliato a rondelle (se lo usate anche lo spicchio d’aglio), unire il filetto d’acciuga  farlo sciogliere, aggiungere la polpa di pomodoro ed il peperoncino.

Poco prima di scolare la pasta e terminare la sua cottura nel sugo (questo formato richiede 14 minuti), aggiungere il tonno sbriciolato, i capperi, l’origano ed il basilico, nel piatto un filo d’olio crudo e una grattatina di formaggio (a ello piace :-) )…..fatto :-D


Focaccine ricotta salvia e fiori di rosmarino per Spiedino-Schiscetta Time.

Neanche i linguisti Devoto e  Oli sono riusciti ad illuminarmi sul significato della parola Schiscetta, forse perchè a quei tempi  la  pausa pranzo la trascorrevano  comodamente seduti a tavola serviti in piatti di porcellana e posate d’argento o  perchè il termine schiscetta (narra la leggenda) nasce a Milano dall’esigenza di una portinaia  di schisciare (schiacciare) il suo pranzo in un contenitore per comodità di trasporto, forse, non si sa.

Le mie pause pranzo, negli anni, le ho sempre saltate a piè pari, riprendere il lavoro col pancino pieno mi risultava faticoso perciò ho immaginato la mia schiscetta ideale: nutriente, leggera, completa, golosa e bella da vedere.

Per me, anche se frugale il pasto deve contenere i tre nutrienti fondamentali: proteine, carboidrati, grassi, e così è nata la mia schiscetta.

La mia proposta per il contest sono questi spiedini formati da: Focaccine ricotta, salvia e fiori di rosmarino, alternate a pomodorini datterini, bocconcini di bresaola con punte di asparagi.

Ingredienti per le focaccine:

  • 240 g. di ricotta setacciata (ho usato quella di kefir),
  • 240 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 60 g. di formaggio di capra semistagionato (o formaggio a piacere),
  • 2 foglie di salvia,
  • fiori di rosmarino (facoltativi),
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare (io ho usato il robot da cucina con le lame in plastica da impasto):

preriscaldare il forno a 200°C.

Lavorare la ricotta e la farina, aggiungere le uova leggermente sbattute, il formaggio grattugiato, le foglie di salvia tritate finemente, i fiori di rosmarino (facoltativi), sale e pepe (io uso il verde).

Attenzione, adoperare una ricotta asciutta altrimenti sarà necessario aumentare la quantità di farina e questo renderebbe le focaccine meno soffici.

Stendere l’impasto sulla tavola abbondantemente infarinata all’altezza di c.ca 1 cm , per farlo si dovrà infarinare abbondantemente anche la superficie (la farina non verrà incorporata al composto ma servirà soltanto per stenderlo meglio).

Ritagliare dei cerchi o delle forme a piacere, disporre le focaccine sulla piastra da forno rivestita con l’apposita carta e cuocere fino a doratura (per un diametro di 7/8 cm. la cottura sarà di 15 minuti).

Io ho ritagliato delle mini forme da fiore da infilare nello spiedino (cottura 10′), si può giocare con le forme e, dopo aver pennellato col latte spargere semi di papavero, sesamo, zucca, girasole ecc., io l’ho evitato perchè sporcherebbero la scrivania.

Ingredienti per lo spiedino:

  • fettine sottili di bresaola,
  • punte di asparagi (sbollentate in acqua salata),
  • pomodorini datterini,
  • focaccine, ricotta e salvia.

Come fare:

chiudere le punta d’asparago nelle  fette di bresaola tagliate a metà, formare dei fagottini ed alternarli agli altri ingredienti, più semplice di così.

Ed ora,  la ricetta dei dolcetti:

Brutti ma buoni con pinoli e pistacchi di Ernst Knam (L’arte del dolce pag. 96)

Ingredienti:

  • 2 albumi,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 70 g. di pinoli,
  • 70 g. di pistacchi.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina capiente montare gli albumi aggiungendo lo zucchero poco alla volta, unire i pinoli ed i pistacchi ed incorporarli delicatamente alla massa.

Versare il composto in una pentola e far “asciugare” a fuoco bassissimo per c.ca 10 minuti (passaggio giustificato da Kamt per rendere più friabile il prodotto finale).

Disporre a cucchiaiate il composto su una teglia rivestita con la carta forno e cuocere a 170°C. per 10 minuti o fino a quando i brutti ma buoni risulterano ben dorati (quelli della sua foto finale sono diversi dai miei ma avevo paura di bruciarli).

Ecco..tutto questo è racchiuso in questa scatola:


All’alba di un nuovo anno….

Me ne sono ricordata per caso, oggi è sabato e solitamente non sono sola, oggi ello è via e così dopo aver sistemato la casa complice un bel sole ed una luce invogliante mi sono persa nei miei pensieri, oggi è il 15? Si, perchè? Perchè il mio blog ieri ha compiuto un anno.

Non è che vada pazza per i blog-compleanni, ma questo mi porta a tante riflessioni.

Non sto a spiegarvi il perchè ed il percome, se n’è già parlato e “straparlato” molto di me (ma sarò così importante ;-) ) relegandomi spesso in un angolino buio, quasi in castigo..tutto perchè io non do “spiegazioni”, mi addosso colpe ed ipotesi per una sorta di “volerviveretranquilla”, mi sono presa, tranquillamente “le 5 lire de mona” (come si dice a Trieste) senza batter ciglio.

Non so ancora il motivo di tante “cose” e non chiedo..come dice ello quando lo “redarguisco”: io vado per la mia strada :-D

Come si dice sarebbe dovuto essere “un anno in salita” invece è stato un anno in discesa, non ho pedalato, mi sono lasciata andare ed è stato bello correre nel sole, col vento nei capelli senza faticare verso una nuova vita, una nuova avventura, verso nuovi progetti, nuove speranze, nuove soddisfazioni, nuove Amicizie.

Si sta avverando tutto anche se, subendo attacchi ingiustificati e gesti imprudenti da parte di persone “amiche”, sono “inciampata”…ma ora riparto, con scarpe nuove, nuovo entusiasmo, so nuotare bene e non nuoto in acque inquinate, ritengo quindi improbabile un mio annegamento con conseguente trasporto del mio corpo nella corrente.

Vi ricordate del contest di Antonella? Certo che si…invece di fare un semplice PDF aveva pensato di “venderlo” ma non per comperarsi un cappotto nuovo o per andare a farsi  “l’extention”, ma per aiutare i bambini che non sono fortunati come i vostri (io non ne ho :-( ) , una piccola donazione (minimo 4,50 €) beh..mi fermo qui …….

Io ho vinto la sezione sciroppi e mi è arrivato un bel pacco, un pacco ricco, prezioso, questo:

Si, manca la birra Enkir (e altro ;-) ), ma non penserete mica che “ello” abbia aspettato i miei comodi vero?

La birra Enkir l’ha bevuta TUTTA lui:

Buona domenica!


Verrine in rete, raffinate trasparenze in tavola.

Mi piacciono i contest che mi educano alla riflessione, alla ponderata ed attenta elaborazione di un progetto,  che mi entusiasmano stimolando la fantasia, questo è uno di quelli.

In questo caso è premiata in primis la fotografia  ma ormai  l’attrazione fatale ha  preso il sopravvento e non posso più tirarmi indietro.

Più di così, con i mezzi in mio possesso, non avrei potuto fare quindi mi sono dedicata alla ricetta, non perdendomi d’animo  di fronte alla irreperibilità della pasta al pistacchio e la presenza dei biscotti al pistacchio, rappresentati nella foto di Claudia dai  macarons (croce e delizia anche delle più quotate ed esperte blogger).

Ho scelto la sua ricetta Biscotti, mousse al pistacchio e fragole perchè amo i dolci al cucchiaio, quei colori e l’atmosfera calda e rassicurante che emana la sua foto.

Ora però, prima che ci ripensi vi porto in cucina per realizzarla, la ricetta originale la trovate qui.

Ingredienti per 4 bicchieri:

  • 3 tuorli,
  • 20 cl. di latte intero,
  • 30 g. di zucchero,
  • 30 g di pasta al pistacchio,
  • 3 fogli di gelatina,
  • 15 cl di panna liquida,
  • 120 g di fragole,
  • 2 biscotti al pistacchio (li ho sostituiti con una meringa al pistacchio),
  • 1 manciata di pistacchi non salati tritati.

Meringa al pistacchio (nel link la ricetta, in questo caso ho ridotto le proporzioni a 50/50/50)

Prepariamo la crema:

mettere i fogli di gelatina in ammollo in una ciotola d’acqua fredda.

Versare il latte in un pentolino e portarlo quasi a bollore.

In una terrina montare i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso, incorporare la pasta al pistacchio, versare sul composto il latte bollente e mescolare.

Pasta al pistacchio (nel link la fonte della ricetta, io ho dimezzato le dosi e l’ ho resa più liquida, ho tritato i pistacchi nel mortaio lasciando la pasta più grossolana, ho omesso anche l’aroma di mandorla).

Versare  tutto in un pentolino e  cuocere a fuoco basso senza smettere di mescolare, facendo attenzione a non far bollire la crema.

Strizzare i fogli di gelatina e aggiungerli al composto, mescolare.

Versare la crema al pistacchio in una terrina e far raffreddare.

Montare la panna  ben fredda  e incorporarla delicatamente alla crema raffreddata. Mettere la crema in frigorifero per almeno 2 ore.

Lavare le fragole, asciugarle con la carta assorbente da cucina e tagliarle nella misura che preferite.

Disporre sul piano di lavoro i bicchieri e sbriciolarvi sul fondo i biscotti al pistacchio.

Ricoprire con la crema al pistacchio e  guarnire con le fragole.

Infine cospargere con i pistacchi tritati e servire.

Con questa ricetta partecipo al contest Verrine in rete: diciamo che sono anche stata scelta per il pranzo a Bologna ma il fato ha voluto che quei giorni avessi l’operazione all’occhio, sarà per la prossima verrine.


Torta mousse al cioccolato di Jenna, ovvero: innamorarsi.

Avevo già chiuso “baracca e burattini”  invece ho dovuto riaprire di corsa perchè avevo dimenticato che oggi scade il contest di Sara.

Non me la sentivo di lasciarle soltanto una torta, buona si, ma con un titolo inquietante che ha dovuto modificare e che ho modificato anch’io perchè bisogna essere prudenti a pubblicare cose simili, anche se sono “soltanto” (in questo caso) un gioco ;-)

Avendo ancora da smaltire ancora un pò di “romanticismo” prima della fine dell’anno ecco venirmi in aiuto Jenna che, per celebrare la sua nuova emozione mi ha fatto dono di questa “torta”.

Più che torta è una mousse nel vero senso della parola, da mangiare col cucchiaio e magari, come si fa tra innamorati, imboccandosi a vicenda o incrociando i cucchiaini   (rigorosamente di cioccolato).

Ingredienti:

  • 400 g. di latte condensato,
  • 170 ml. di acqua,
  • 150 g. di zucchero semolato (omesso perchè credo che il latte condensato che intende lei non sia zuccherato),
  • 40 g. di cacao,
  • 20 g. di farina di grano (o maizena)
  • 30 g. di cioccolato,
  • 570 ml di panna montata.

Come “innamorarsi”:

in una larga pentola, mescolare il latte condensato, l’acqua, lo zucchero semolato (omesso), il cacao e la farina di grano (maizena), fino ad ottenere un composto senza grumi.

A fuoco medio, aggiungere il cioccolato, mescolando continuamente, fino ad ottenere un prodotto denso.

Questo passaggio io l’ho eseguito a bagnomaria per evitare che il composto si attaccasse inevitabilmente al fondo della pentola (esperienza docet :-) )

Lasciar raffreddare e poi incorporare parte della panna.

Versare il composto in delle formine e mettere in frigo per 4 ore.

Decorare con la panna e servire.

A questo punto Perla che fino a questo punto era rimasta con noi ha preferito uscire, la discrezione dei gatti ..si sa….

Partecipo con questa mousse tratta dal film Waitress – ricette d’amore al contest di Sara:


Venerdì 17: un giorno fortunato.

Non ho tempo per fare delle ricerche per scoprire chi abbia messo in giro la voce che il venerdì 17 sia un giorno sfortunato, oggi non lo è di certo.

Stamattina mi sono messa d’impegno ed ho iniziato, finalmente, un altro panettone, quello con la cupola, perchè chiamiamo certe montagne panettoni? Perchè hanno la cupola, what else?

Giurin giuretto che è l’ultima volta che ci provo per quest’anno, già, bella forza, direte voi, ormai è finito, poi passerò direttamente alle colombe.

Mi sono alzata come sempre di buon mattino, ho dato un’occchiata al mio Lm e verificato il suo ottimo stato di  salute ho disposto l’occorente sulla tavola.

Ello, con l’espressione sgomenta ha posato lo sguardo sconsolato più volte su di me e sugli ingredienti e dopo aver scosso il capino è uscito di casa.

Dopo qualche minuto di streching ho iniziato il lavorone, ma non è questa la fortuna, se è stata fortuna lo saprete domani.

Stavo appunto per aggiungere il sale e le bucce di agrumi nell’impasto quando suona il campanello.

È lei accantoalcamino? Certo che si, lo sa tutto il mondo che mi chiamo accantoalcamino meno lei, intanto addocchiavo  la busta gialla che teneva in mano.

Dopo le firme di rito eccomi salire a 2 a 2 i gradini di casa.

Wow esclamo, è arrivato il premio Amadori, questa tessera scade il 3o novembre, nooooooooooooo è scaduto.

Ma leggi bene sciocchina scade il 30 novembre  2011.

E mentre la mia gioia faceva tremare i vetri, l’impasto e lei, invece di festeggiare cosa stavano facendo?

Dormivano.

Buon pomeriggio.


Bocconcini di pollo al pepe rosa…..

Ecco una ricettina veloce, veloce, leggera, leggera e gustosa, gustosa :-)

La faccio spesso, e dopo ver scoperto che “ello” al contrario di quanto aveva sempre detto, il pollo lo gradisce..e se lo gradisce, lo preparo spesso.

È stata la nostra cena di ieri sera ed ho colto l’occasione per fotografare il piatto e spedire la ricetta al concorso Amadori.

Cosa occorre:

  • petto di pollo,
  • salvia,
  • latte di soia,
  • panna di soia,
  • concentrato di pomodoro o passata,
  • pepe rosa in salamoia,
  • sale.

Come si fa:

si possono lasciare le fettine di petto di pollo così come sono (eventualmente le battete un pò per appiattirle) , io ho ritagliato delle striscioline lunghe che ho annodato, i cuoricini (che non si vedono bene lo so :-) ) li ho ritagliati con una formina dopo la prima cottura.

Rosolare  il pollo dopo averlo salato dalle 2 parti, senza grassi, in una pentola antiaderente e metterlo da parte.

Nella stesssa padella mettere il latte di soia e la salvia, cuocere per qualche minuto, aggiungere la panna, il concentrato di pomodoro (o la passata) ed i grani di pepe rosa.

Ridurre la salsina a fuoco lento, aggiungere il pollo e farlo insaporire e servire :-)

Li ho accompagnati a degli spinaci saltati in padella con poco burro di soia.

Per queste preparazioni “pannose” io uso i derivati della soia ma se voi lo gradite potete usare burro e panna, se non usate la panna potete addensare la salsina con la maizena, si può rosolare il pollo nel burro e salvia, insomma si può fare come si desidera :-)

Con questa ricetta ho vinto il Concorso Amadori.


Ho vinto, il “Cuore” vince sempre.

Manco da qualche giorno, stamattina accendo il pc, controllo la posta e la prima mail è quella delle Sorelle in Pentola, strabuzzo gli occhi e rileggo:  “Vincitore Concorso l’Arte in Cucina”.

Stravolti i programmi, stravolta la giornata, stravolta io, ora lo posso dire (mi aveva impedito di farlo prima.. ;-) ) Tiziana (la mia ospite cuoca) aveva insistito molto e quando “recalcitravo” lei insisteva ancor di più, per questo la ringrazio…….col cuore :-)

Poi ringrazio me, blogger polemica..a volte “rompi…” a volte troppo impulsiva, di aver tirato fuori  il bello che c’è in me e di averlo “appoggiato” su questo piatto.

Grazie anche al maestro Celiberti ed alla moglie.

Ora basta sennò si alza la glicemia di chi legge ;-)

Felice giornata a voi.

Mi è arrivato un omaggio floreale da Tiziana, come dice lei: ogni vittoria ha i suoi fiori….


Pere e pepe lungo, una coppia perfetta.

E’ nata per caso, stavo studiando qualcosa di speciale per completare il trittico di ricette per Antonella, pere e pepe lungo, mi sembrava interessante e così ho sbucciato 1 kilo di Pere Williams gialle, le ho messe a pezzetti in una terrina con 500 g di zucchero, ho mescolato ed ho lasciato che riposassero tutta la notte.

Al mattino le ho trasferite in una pentola  ed ho portato a cottura.

Ho invasato a caldo dopo aver sterilizzato i vasi in forno ed infilato in ogni vaso un bacca di pepe lungo.

Piacevole, gradita, squisita sorpresa, il pepe lungo si era squamato ed aveva avvolto col suo profumo la frutta.

Quel gioiello che tiene unite le bacche di pepe al barattolino di marmellata mi piace un sacco.

Con questa marmellata partecipo al contest di Antonella


Le mani nella marmellata…..

Chi, in questo periodo non si è cimentato con marmellate, confetture e sciroppi, azzardato abbinamenti mettendo assieme ingredienti improbabili ottenendo, invece, un prodotto straordinario e, quel che conta “commestibile”?

Allora è proprio il caso che andiate a trovare Antonella, architetto, riservata, perfezionista, non lascia nulla al caso, sa “raccontare” le sue ricette con ironia, gusto ed intelligenza.

Si, lo so..forse sono la persona meno adatta a promuovere un’iniziativa ;-) ma io non promuovo, suggerisco.

Per non parlare dei premi in palio, da leccarsi i baffi, rimboccarsi le maniche e correre da lei a vedere di cosa si tratta.

Buona giornata a voi.


Fatto col cuore, il mio piatto d’autore.

Mi è sempre piaciuto dare una forma a quello che mettevo nel piatto, anche quand’ero singola mi coccolavo decorando le pietanze, poi per lui mi dilettavo, e mi diletto ancora a fare la pasta, i ravioli, i biscotti, le torte, gli gnocchi a forma di cuore (sbirciando le mie ricette vi accorgerete della mia mania).

Quando ho ricevuto l’invito dalle Sorelle in pentola per questo contest ho subito pensato a quale opera mi sarei potuta ispirare per dar sfogo alla mia passione.

La risposta l’ho trovata in questo quadro di Giorgio Celiberti :

 

Cliccando sulla foto aprirete un documentario sull’Artista.

E’ un pittore che vive e lavora a Udine, la città in cui abito e questo mi ha stimolato ancora di più.

Ora il compito era rendere commestibili i due cuori e rimanere fedele ai colori, considerando che la mia non doveva essere una riproduzione ma soltanto fonte d’ispirazione.

Per il cuore nero ho usato la mia adorata farina di grano arso, per quello rosso il concentrato triplo di pomodoro ed una puntina di colorante alimentare in gel, avrei voluto evitarlo ma per questo piatto sono stata indulgente.

Le pennellate arancioni sono fatte con una crema di peperone, i puntini neri con una salsa al basilico.

Cuore rosso:

ingredienti per la pasta:

  • farina 00,
  • concentrato di pomodoro,
  • 1 puntina di colorante rosso in gel,
  • acqua.

Ingredienti per il ripieno:

  • salsa al basilico fatta con basilico, sale, olio all’aglio (senza pinoli né formaggio per lasciarlo scuro),
  • Formaggio fresco di pecora.

Come fare:

preparare la pasta mescolando la farina con il concentrato aggiungendo acqua fino ad ottenere la consistenza, avvolgerla nella pellicola e metterla in frigorifero per 20 minuti.

Stenderla sottile col mattarello (io ho usato la “nonna papera) e ritagliare 2 cuori, 1 grande 1 piccolo.

mettere al centro del cuore piccolo un pò di salsa al basilico, una pallina di formaggio e coprire con altra salsina, chiudere con il cuore grande.

Appoggiare il cuore sulla schiumarola e cuocerlo in acqua bollente salata.


Cuore nero:

per la pasta:

  • farina di grano arso,
  • acqua.

Per il ripieno:

Come fare:

impastare farina e acqua fino alla consistenza, avvolgere nella pellicola e riporre in frigorifero.

Stendere la pasta (mattarello o nonna papera) e ricavare 2 cuori come per il cuore rosso.

Appoggiare su quello piccolo un pezzettino di burrata, il datterino confit e ricoprire con un altro pezzettino di burrata,

Chiudere con il cuore grande e cuocere come quello rosso.

Per la salsa di peperone:

Tagliare il peperone rosso a pezzi e farlo cuocere a fuoco vivo con olio evo,  uno spicchio d’aglio vestito e sale.

Togliere l’aglio e frullare. Fatto.

Questo piatto partecipa al contest delle Sorelle in pentola:

Era da un pò che stavo pensando di aggiungere la motivazione scelta dai giudici per premiare la mia preparazione, spesso sono troppo umile e bypasso, però in questo caso gongolo proprio e lo pubblico.

“Direi che nella creazione si è riusciti a trovare nell’opera del maestro Celiberti, una fonte di ispirazione ideale e a darne corpo culinario in maniera eccellente. Trasferendo in modalità gastronomica la sua pittura conosciuta per l’innata curva di azione e l’asciutta qualità artistica. A riguardo dello logicità della ricetta, direi che merita un plauso il fatto che si sia utilizzata per la sua realizzazione la farina di grano arso, ingrediente antico. Ottenuta dal grano duro precedentemente tostato, dalla colorazione e profumo intenso, di origine pugliese. E che i prodotti utilizzati per la preparazione siano stati scelti e miscelati sapientemente in un insieme di sapori e di colori. La stesura della ricetta nella consigliata esecuzione di procedimento trova una interessante e ben pianificata metodica di lavoro. I vari soggetti/cibo sono stati assemblati nel piatto con perfetto criterio di ispirazione all’opera d’arte. Ottimo lavoro!!!!! La migliore!!!!!” – Luca Sforzellini-


Blanca e i suoi pupazzi di neve, dolci e salati.

C’è una cosa che, agli occhi dei  bambini, rende perfetto il Natale, è la neve.

La neve  avvolge tutto come una lieve e candida coltre silenziosa che  soltanto le loro grida di entusiasmo riescono a sollevare.

Chi non ricorda le battaglie a “palle di neve” o i pupazzi fatti in giardino o in mezzo ad un prato?

Tutti a correre dalla mamma a chiedere  carote, carboncini, bottoni, sciarpe, cappelli e tutto ciò che serviva a “vestirlo”.

Bisognava premerla bene la neve per far durare il pupazzo più a lungo possibile e, quando attorno l’erba era già spuntata “lui” resisteva ancora.

Ed è ricordando la neve, il suo pupazzo e la sua gioia che oggi Blanca farà assieme a voi dei pupazzi speciali da guardare e soprattutto da mangiare tutto l’anno.

Per i pupazzi dolci:

  • 250  g. di ricotta,
  • 60 g. farina di cocco,
  • 100 g. d cioccolato bianco,
  • M&Ms,
  • pinoli,
  • caramelle gelatinose,
  • riccioli di cioccolato.

Prepariamo i pupazzi dolci:

sciogliere il cioccolato bianco nel microonde ed aggiungerlo alla ricotta, unire anche la farina di cocco , amalgamare bene il tutto e riporre  in frigo per circa mezz’ora.

Con il composto formare una pallina di circa 5 cm. di diametro…..sovrapporre quindi a questa un’altra pallina più piccola.

Fare gli occhi con due riccioli di cioccolato, il naso con un pinolo, la bocca con un pezzetto di caramella, i bottoni del vestito con altri riccioli di cioccolato, il cappello con un’altra caramella e infine le scarpe con due M&Ms.

Posizionare i pupazzi sul piatto di portata cosparso di farina di cocco.

Fatto!!

Per i pupazzi salati:

  • 150 g. ricotta,
  • 150 g. di formaggio “Kaori” o equivalente,
  • 120 g. di mandorle pelate e tritate finemente,
  • mais,
  • piselli,
  • carote,
  • pinoli,
  • 2 limoni,
  • sale.

Prepariamo i pupazzi salati:

amalgamare bene la ricotta ed il formaggio Kaori con un  pizzico di sale e le mandorle tritate (conservarne 2 cucchiai), riporre in frigo per mezz’ora circa.

Formare ora una pallina di circa 5 cm. di diametro, sovrapporre un’altra pallina più piccola e quindi fare gli occhi con due piselli, il naso con un pinolo, la bocca con metà rotellina di carota, i bottoni del vestito con il mais, il cappello con la parte finale della buccia di limone e infine le scarpe con due mandorle.

Spargere un po’ di mandorle tritate sul piatto, prima di posizionare i pupazzi.

Ed ora qualche fase della preparazione:

Blanca  vuole augurare  a tutti i bambini del mondo  un sereno Natale.

Partecipiamo all’ iniziativa della  Cometa Pasticciona.


Il prato di Blanca…..

Per ottenere questo bel prato fiorito occorrono:

pesto fatto con:

  • basilico,
  • parmigiano,
  • pinoli,
  • olio evo.
  • sale.

**********************************

  • Sfoglia di mozzarella (possono  andar bene anche galbanino o sottilette).
  • Carote  al vapore,
  • Pane per tramezzini.

Costruiamo il prato:

lavare e pelare le carote, cuocerle al vapore lasciandole un po’ al dente,

quando si saranno raffreddate tagliarle a rotelline.

Ritagliare dal pane da tramezzini dei quadrati di circa 5 cm. di lato e spalmarli con il pesto.

Dalla sfoglia di mozzarella ottenere con uno stampino dei fiorellini che andranno posizionati al centro del quadrato di pane.

Cliccare sulle foto per ingrandirle.

Dalle rotelline di carota, con uno stampino rotondo più piccolo del fiorellino,

ottenere dei bottoncini che si posizioneranno al centro di ogni fiore.

IL PRATO E’ FIORITO!!!!!!!!!! ED ORA SI MANGIAAAAAAAA :-)

Con questo prato Blanca da il suo contributo alla COMETA PASTICCIONA.

E…e….e…? E ha vintooooooo, brava Blanca e brava la nonna Tiziana, io ho fatto solo da ambasciatrice :-)

Voglio regalare questo prato a lei, al suo bambino ed a tutti i bambini che la mattina dicono:

“Io non ci voglio andare a fisioterapia, basta sono stufo”



Il benvenuto di Heidy per Blanca…

Voi che spesso vi fermate qui “accanto al camino” conoscete già  Tiziana e Blanca.

Sono nonna e nipote….ma non vivono vicine.

Beh, oggi Blanca arriva e Tiziana, lo so già, è agitatissima…mi sembra di vedere quella luce nei suoi occhi.

Blanca è una fan sfegatata di Heidy…..saputo questo, come se avessimo un filo che ci lega maria61m ed io abbiamo avuto la stessa idea:

fare una torta dedicata a Blanca con Heidy :-)

Certo, ho pensato, mi sono messa in un bel guaio, vista l’esperienza dei messicani col sole a picco che scioglieva i mantelli di marzapane, cosa succederà con la torta di Heidy ? :-(

Un breve giro di telefonate con lei ed il mio destino era segnato…….

Non avendo più scampo..ho seguito come una diligente scolaretta “tutte” e dico “tutte” le sue indicazioni arrivate puntualmente via mail:-)

Occorrente per una torta di benvenuto a Blanca:

  • la solita dose di incoscenza e la solita dose di coraggio,
  • una confezione di pan di Spagna già tagliato in tre parti (se sapete farlo fatelo voi),
  • un vaso di amarene sciroppate (io ho usato  quelle in composta senza zucchero),

Ingredienti frolla da utilizzare per i personaggi:

  • 350 g farina 00,
  • 150 g burro,
  • 100 g zucchero a velo,
  • 1 uovo,
  • 1 bustina di vanillina (vaniglia bourbon 1punta di cucchiaino,
  • 1-2 cucchiai di acqua se necessaria x impastare (non usata).

Come fare:

mescolare la farina, lo zucchero a velo e la vaniglia e formare la fontana sulla tavola,

aggiungere al centro il burro e l’uovo leggermente sbattuto.

Impastare e riporre in frigorifero minimo 1/2 ora.

Preriscaldate il forno a 180° C.

Trascorso questo tempo e, dopo aver riprodotto su carta le figure scelte per la torta, stendete la frolla ad un altezza di 8 mm. c.ca.

Appoggiate sulla sfoglia le sagome e ritagliatele con una lama tagliente (ho usato un bisturi).

infilate sul fondo degli stuzzicadenti che vi permetteranno di mettere in “piedi” le vostre sagome.

Infornate per c.ca 15/20 minuti.

Per la farcia:

  • 4oo g. ricotta mista,
  • 200 g. panna fresca,
  • 120 g. zucchero,
  • 2 fogli colla di pesce.

Prepariamo la farcia:

montare ricotta e zucchero, aggiungere la colla di pesce ammollata in acqua fredda, strizzata e sciolta su fuoco dolce con due cucchiai di latte ed infine la panna montata, mescolando delicatamente.

Componiamo la torta:

separare gli strati di pan di Spagna (campione del mondo di calcio :-) ),

prepararli già sul piatto di portata e far posto in frigorifero (passaggio INDISPENSABILE :-) ),

bagnare gli strati di pan di Spagna con lo sciroppo delle amarene diluito con acqua (se usae quello zuccherato), farcirli con la crema, adagiare uno strato di amarene, coprire, farcire un’altra volta con amarene comprese e chiudere.

Stringere la torta con un cerchio richiudibile (quello usato per i cheesecake per intenderci) e riporre in frigorifero.

Trascorse due ore c.ca, prepariamo la crema al burro per glassare la nostra torta e prepararla ad accogliere i nostri personaggi illustri :-)

Seguiamo le indicazioni di Maria per una riuscita perfetta…..:

*Importante per le proporzioni: perche’ la crema riesca bisogna rispettare le proporzioni di 2-4-8, ovvero se 2 e’ il peso degli albumi, va usato il doppio del loro peso di zucchero semolato ed il quadruplo del loro peso di burro.*

Ingredienti (pesati secondo la spiegazione ):

54 g di albumi (circa 2),
108 g di zucchero semolato,
216 g di burro ammorbidito ma non sciolto,
un pizzico di sale,
vanillina (vaniglia bourbon).

Facciamo l’ultimo sforzo..la glassa, la prima parte del lavoro va fatta a bagnomaria:

versare gli albumi con il sale in una ciotola e montarli con una frusta.

Appena gli albumi sono spumosi aggiungere, sempre sul fornello, lo zucchero e continuare a montare per almeno 5 minuti, finche’ la meringa sara’ lucida e lo zucchero completamente sciolto.

Togliere la ciotola dal bagnomaria, aggiungere poca vanillina e continuare a montare finche’ la meringa non si e’ raffreddata.

Aggiungere il burro con la frusta in funzione, un pezzetto alla volta, finche’ la crema sara’ ben montata e spumosa.

A questo punto la crema è pronta all’uso e puo’ anche essere colorata.

Il giudizio dell’ “assaggiatore”: buonissima..ed ha mangiato 4 (quattro) fette……personaggi a parte è una torta da fare anche usando altra frutta….ancora grazie a Maria che mi ha fatto scoprire questa crema/ricotta :-)

Con questa torta partecipo all’iniziativa di Albertone


Salame di cioccolato bianco e ciliegie per la Cometa Pasticciona.

Da bambina il salame di cioccolato è stato il mio primo “dolce esperimento” culinario, il mio compito? Quello di frantumare con una bottiglia i biscotti messi in un sacchetto del pane.

Ho aspettato fremente  per ore il magico momento di poter scartare quel goloso rotolo argentato.

Immaginate la gioia e la soddisfazione per me che mi sentivo “l’unica” realizzatrice di cotanta bontà.

Ieri sera sono tornata bambina e mi sono messa all’opera.

La mia idea era un pò diversa ma, qualcuno aveva “intercettato” le ciliegie :-( lasciandomene talmente poche che ho dovuto dimezzare le dosi e cambiare forma.

Le ciliegie erano molto grandi e l’idea era quella di fare una bella soppressa o un  simil insaccato tipo quelli coloratissimi che trovo in Austria.

Ingredienti (dose originale):

  • 200 g di cioccolato bianco,
  • 200 g di zucchero semolato (ho usato il mio aromatizzato alla vaniglia),
  • 200 g di burro morbido,
  • 150 g di ciliegie,
  • 100 g di biscotti secchi.

Procedimento:

sbriciolare i biscotti nel mixer o, come me, nel sacchetto del pane con la bottiglia :-) ,

sciogliere nel microonde il cioccolato bianco (potete farlo a bagnomaria) e snocciolare le ciliegie  lasciandole integre (usando lo snocciolatore).

Lavorare a crema burro e zucchero, aggiungere il cioccolato sciolto poco a poco, unire i biscotti, mescolare bene ed unire le ciliegie.

Il composto risulterà molto liquido, versarlo sulla carta forno ed arrotolatelo strettamente.

Riporre in frigorifero, io, per dargli una forma rotonda, ogni mezz’ora lo arrotolavo.

Con questo “salame” partecipo a questa iniziativa:


E per tetto un cielo di stelle..le stelline di Blanca …..

Stanno venendo proprio bene!! :-)

..Blanca è la nipotina di Tiziana, la mia fornitrice di ricette via mail che, dopo aver visto il bannerino,  mi ha mandato  le foto e la ricetta.

Blanca ha 5 anni e promette davvero bene :-)

Ho accettato volentieri…per un giorno avrò anch’io una nipotina :-)

Occorrente:

  • polenta già cotta e fatta con la farina di “polenta socchievina”,
  • sottilette,
  • una cuoca creativa in ginocchio sulla sedia.

Non disturbare, cuoca concentratissima!!

Come si fa:

si fa una bella polentina, si livella in una teglia, si fa raffreddare.

Si prendono le formine a forma di stella più una a forma di luna (nel nostro cielo non manca nulla :-) )

Si ritagliano sia la polenta che le sottilette, si sovrappongono e si passano in forno il tempo necessario per far aderire la sottiletta alla polenta.

Ora alzate gli occhi al cielo: le stelle e la luna brillano per voi!!

 

Con questo cielo Blanca e Tiziana partecipano alla raccolta di Albertone

Stavo guardando la foto nel banner..la “linguetta” fuori è proprio indice di “concentrazione” nei bambini!! :-)


Aspettando San Valentino …

….penso alla tavola, a quei piccoli particolari che faranno la differenza.

Gli ingredienti per l’impasto li ho visti qui .

Questo ed altre “cosine” le ho fatte l’anno scorso, “cosine” che rifarò e posterò più avanti con il passo passo per invogliarvi a “copiare” ;-)

Il cesto fatto per Pasqua è ancora in bella mostra sulla vecchia credenza e si presta volentieri (dato che ormai chilomangiapiù?) a trasformarsi in centro-tavola nelle varie occasioni.

I portatovagliolo sono stati mangiati immediatamente come i segnaposti ed altri oggettini.

Essendo inevitabile lo sformarsi durante la cottura  per la presenza del lievito, la prossima volta farò lo stesso impasto omettendolo…..a presto!!

Aggiungo una “postilla”:

Il portatovagliolo va cotto così, di piatto, appoggiatelo nel punto della giuntura che alla fine rimarrà nascosta.

Se lo mettete in piedi scivola ed i cuoricini si sformano…


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