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Panini con Sclopit e Pitina, Asparagi “Spighe di Grano” con Fonduta di Montasio, dopo l’Abruzzo si ritorna in Friuli.

Panini sclopit pitina-001

Non potevo non menzionare Pitina e Montasio in questo contest, ormai giunto al termine; il Montasio mi è particolarmente caro e ieri ha accolto nel suo altopiano i corridori del Giro d’Italia, dopo una salita ripida su una strada che è stata asfaltata per l’occasione, speriamo che questo incoraggi il turismo.

Ingredienti per i panini:

  • 600 g. di farina 0,
  • 250 g. di acqua tiepida (ho adoperato l’acqua della bollitura sclopit),
  • 100 g. di sclopìt lessato (per ottenere 100 grammi sono necessari 200 grammi di foglie),
  • 1 cubetto di lievito di birra (25 grammi),
  • 1/2 cucchiaino da caffè di sale,
  • 1  uovo,
  • 5 cucchiai d’olio extravergine di oliva,
  • 2 cucchiai di composto di panna e aglio orsino (avanzato dalla preparazione della crema alla ricotta del post precedente),
  • 40 g. di pitina sbriciolata.

Collage panini sclopit

Come fare i panini:

sfogliare lo sclopit, lavarlo e, senza scolarlo, metterlo in una pentola con 1 bicchiere d’acqua e cuocerlo per qualche minuto, raffreddarlo, metterlo in un colino e strizzarlo bene.

Versarlo nel bicchiere del minipimer e frullare, aggiungere l’uovo,  l’olio ed il composto di panna e aglio orsino e frullare ancora.

Sciogliere il lievito di birra nell’acqua tiepida otenuta dalla bollitura dello sclopit .

In una terrina versare la farina, il sale ed unire la pitina sbriciolata, distribuirla bene, aggiungere il composto di sclopit e l’acqua col lievito.

Mescolare energicamente, portare la pasta di pane sulla tavola e continuare a lavorarla fintanto sarà liscia, ricavare dall’impasto delle palline del peso di 50 grammi, disporle su una teglia da forno rivestita con la carta apposita e far lievitare fino al raddoppio del volume.

Accendere il forno a 200°C. ed infornare i panini, dopo qualche minuto abbassare la temperatura a 190°C. e cuocere i panini per 20 minuti.

La prossima volta farò le palline di 30 grammi e le metterò più distanziate; era la prima volta che facevo questo pane e non avevo idea sulla lievitazione ecc.

Se volete fare un unico pane, cuocetelo a 220°C. per 25 minuti.

Asparagi spighe di grano-002

Asparagi “Spighe di grano”.

Non conoscevo questi asparagi, sabato lo Chef mi ha indicato il posto dove trovarli e così, ieri sono andata a cercarli, eccoli:

Asparagi spiga di grano campo-001

Non sono gli asparagi selvatici che vediamo di solito nei campi, quindi, dopo averli fatti vedere allo chef che ha confermato la loro commestibilità (sennò ora non sarei qui a scrivere ;-) ), ho fatto una ricerca ed ho trovato questo, dal quale copio-incollo:

*Gli asparagi selvatici, infatti, non sono proprio asparagi: sono il gambo dell’Ornithogalum Pyrenaicum, una pianta erbacea bulbosa appartenente alla famiglia delle Liliaceae o Hyacinthaceae.*

Non sono amari e questo li rende particolarmente versatili, i bambini li apprezzerebbero, il loro sapore delicato li rende perfetti per tutte le preparazioni, alla vostra prossima gita in campagna, occhio alle “Spighe di grano”.

Li ho cotti nell’asparagera e li ho conditi con una fonduta di Montasio stagionato 10 mesi, ottenuta sciogliendo a fuoco basso il Montasio nella panna fino ad ottenere la consistenza desiderata.

campo di grano papavero-002

Corro da Ambra, sono sul filo di lana, non è il post che avrei voluto, solitamente mi piace curarli di più, ma non sono riuscita a fare di meglio, in questo caso niente foto, niente testo, qui l’attenzione è rivolta all’idea, questi panini sono buonissimi.

Con queste dosi ne sono usciti 21 piccoli ed 1 più grande, dopo l’assaggio mio e di ello, ho messo gli altri nel congelatore, all’occorrenza li mettete in forno e sono come appena fatti.

Con la base se ne possono fare proprio di tutti i colori, immagino un bel cestino multicolor sulla tavola, allegria assicurata.

panini sclopit ecc.-001

Il mio omaggio alla Tappa del Giro d’Italia con arrivo sull’Altipiano del Montasio è il tovagliolo rosa ed il portatovagliolo che ho fatto con una vecchia catena di bicicletta, così ho rinfrescato anche la pratica con lo smaglia-catena, non si sa mai che riprenda di nuovo in mano labicicletta…

Con questa ricetta partecipo al  contest  di Ambra.

 Un week end da sogno al Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita gestito da Juri Chiotti dove rilassarsi, riempirsi gli occhi di paesaggi incantevoli e ritornare a casa con un piccolo bagaglio di esperienza in più, perchè avrete l’onore di entrare in cucina ed imparare qualche segreto, non tutti però…

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Nespole del Giappone in agrodolce, un contorno alternativo.

nespole agrodolce tagliata3-001

Quando ho pubblicato il Crumble di Nespole avevo citato questo contorno, un pò scettica ma poi, curiosa come sempre di fronte a ricette fino allora sconosciute, ci ho pensato su: a me piacciono la caponata, i fagioli all’uccelletto e il savor ed anche anche a ello, allora perchè non provare?

Hanno fatto da contorno ad una tagliata, improvvisato riciclo della parte centrale della costata della sera prima, che ho condito con un olio aromatizzato alla salvia per rimanere vicino al sapore del contorno.

Questa ricetta la trovate sul libro di Emilia Valli: 1000 ricette con la frutta (€. 3,90), io l’ho comperato ma lo davano anche con un quotidiano.

Ho modificato le dosi secondo le nespole a mia disposizione, tra parentesi le dosi originali nel caso voleste provare, il procedimento l’ho un pò modificato perchè seguendo i tempi di cottura della ricetta originale le nespole sarebbero rimaste troppo crude.

nespole3-001

Ingredienti:

  • 8 nesople del Giappone a media maturazione (12),
  • 1 cucchiaio d’olio evo (1 cucchiaio di margarina),
  • 1 piccolo scalogno (1/2 cipolla bianca),
  • 2 foglie di salvia,
  • 1 cucchiaio di aceto di mele (1 di aceto bianco),
  • 1/2 cucchiaio di zucchero (1 cucchiaio),
  • sale,
  • peperoncino di Calabria in polvere.

nespole tegame2-001

Come fare:

sbucciare le nespole, denocciolarle ed eliminare la pellicola che contiene i semi, tagliarle a spicchi e rosolarle nel tegame con l’olio caldo e lo scalogno tritato finemente e fatto appassire, aggiungere la salvia tritata ed il pizzico di peperoncino.

Far insaporire bene, coprire per ammorbidirle leggermente (tendono a rimanere sode), sciogliere lo zucchero nell’aceto e versare nel tegame, alzare il fuoco, mescolare e spegnere.

Far marinare per 1/4 d’ora  prima di sevire.

salvia 2013-001

Ed ecco la mia salvia, era una piantina striminzita che mi ha seguita in vaso per 2 traslochi e come ultima speranza l’ho piantata, nel 2006 nel giardino, in un piccolo triangolino ed ecco com’è diventata.

Ieri mattina ho fatto un pò di giardinaggio e prima che la pioggia imminente ne rovinasse irrimediabilmente i fiori, l’ho fotografata.

Per oggi è tutto, buona giornata a voi♥


Chips di Bucce di Cartufule (Patate) da sgranocchiare durante la Tombola di Natale e ♥ BUONE FESTE ♥

Mamma Scarello con le chips di buccia di patate sovrappos-001

C’è quacuno di voi che si ricorda del gioco della tombola? Sto parlando ad un pubblico datato, ovvio,  perchè non credo sia più usanza di oggi, forse ancora nei paesi, in campagna, forse ancora in qualche casa.

Beh, io la ricordo bene, era una festa, a partire dal veder tirar fuori l’occorrente, scegliere le cartelle preferite, assaltare la dispensa per accappararsi  i fagioli della misura giusta oppure i chicchi di mais, o altro ancora, ogni fonte da atingere era buona per procurarsi le pedine personali.

Era una festa davvero, io vincevo poco perchè ero mooooolto fortunata in amore (i miei gatti mi adoravano ♥) e facevo sempre pressione affinchè mi dessero il sacchetto coi numeri: mescola, mescola, gridavano quelli che si vedevano ancora la cartellina vuota… Ma sto mescolando!!!

Durante la serata in tavola c’era sempre qualcosa da sgranocchiare,  le giocatrici (solitamente eravamo tutte donne/bambine) dovevano tenersi in forze… con tutte le energie che sprecavan.

Solitamente c’erano noci, nocciole, pistacci (arachidi), fichi secchi, datteri, spesso gli avanzi di San Nicolò.

Se avete una bella famiglia o anche solamente una famiglia perchè non provare, quest’anno, a rispolverare questa vecchia usanza?

Tutto CATEGORICAMENTE a TV spenta, PC spento, TELEFONINI spenti, semplicemente voi, la vostra famiglia, i vostri cari, le persone che amate di più e, magari, invitate la/il vicina/o che è solo, che ne dite?

Questo post l’avevo in mente da giorni ed è puramente casuale che riporti tristemente alla proposta di aprire le sale da gioco, io lo trovo VERGOGNOSO e mi modero perchè oggi c’è il sole, respiro l’atmosfera natalizia, mi sento serena e felice e non mi va di pensare al mondo “storto” (come dice Mauro Corona)

A proposito di mondo, è andata anche questa volta, niente fine del mondo, niente apocalisse, abbiamo un’altra possibilità, sfruttiamola al meglio

Ieri, in macchina, alla radio ne ho sentite di tutti i colori, di gente che ha comperato delle Arche, Bunker, Rifugi antiatomici, mah…

Non amo la fantascienza, non mi piace proprio, credo di essere l’unica persona al mondo (assieme a Perla) a non aver visto Guerre Stellari, però mi sono fatta un’idea di come possa essere la fine del mondo, finisce e basta, ce ne andiamo tutti perchè il mondo esplode, si disperde nello spazio, si sparpaglia  fra le stelle…

La fine del mondo non è: muoiono tutti meno 1, o muoiono tutti meno 2, sennò ricominciamo: Adamo ed Eva, e la mela e il serpente che ti invita a mangiarla e tu la mangi e poi sono cavolacci tuoi/nostri e hai peccato e devi essere punito e via di seguito… No, grazie, abbiamo già dat.

Per cui per me oggi inizia un’altra vita e la faccio ricominciare proprio dalla Tombola di Natale, un ricordo di bambina, pefetto per ripartire con l’atmosfera giusta.

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La Signora Ivonne mi ha gentilmente svelato i suoi segreti da Chef per fare gli gnocchi: i segreti riguardano la cottura delle patate che mette, contrariamente a come si fa di solito, nell’acqua bollente e ne controlla con uno stecchino  la consistenza, raccomanda di non bucarle prima (non so se qualcuno lo fa, io no).

L’altro segeto è di cuocerle al forno, si parla di patate medie, di provenienza certa e biologiche perchè le bucce verranno poi adoperate per fare proprio queste chips da sgranocchiare durante la Tombola/serata.

In ristorante (parlo sempre di Agli Amici di Godia) hanno il forno misto-vapore, se avete la fortuna di possederne uno fate cuocere le patate nel forno misto vapore per 15 minuti a 70°C., se avete la vaporiera cuocerle a vapore per 20 minuti e poi 30 minuti a 180°C., controllarne comunque la consistenza.

Tagliare le patate a metà per la lunghezza e togliere la polpa aiutandovi con un cucchiaio,  adoperarla per fare gli gnocchi o qualche altra preparazione.

Le bucce vanno rimesse in forno (ventilato) a 140° C. per 45 minuti, i forni di casa sono differenti, la Signora Ivonne consiglia di controllarne sempre e comunque la croccantezza.

Ecco, tutto qui, è anche un modo, in tempo di crisi, per non buttare nulla.

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Auguri anche dalla mia Perla.


Cartufula ripiena Affumicata, ancora cucina di Carnia… E che Carnia!

 

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In questo periodo che precede il Santo Natale sarebbe più utile pubblicare biscotti, decorazioni, glasse, idee regalo ecc. ma c’è già chi lo fa e lo fa meglio di me, con dovizia di spiegazioni, passi-passi, fotografie ecc. io però, continuo sull’onda della Cucina di Carnia con le altre ricette del corso.

le mie note-001

Lo faccio per non dimenticare, pur avendo preso appunti ed essendo stata attenta, la mia memoria non può fidarsi del tempo che passa, in questo periodo poi, tra addobbi, pulizie di Natale, tanti progetti, tante idee, è meglio scrivere.

Non è stato semplicemente un Corso di cucina, è stato qualcosa di più ed io sono così, quando una cosa mi entusiasma e mi appassiona mi sento come presa in un vortice, mi sento felice come un cagnolino liberato dal guinzaglio e lasciato correre in uno spazio infinito.

Un corso sulla cucina di Carnia, splendido… e l’affumicatura poi, per me che amo tutto il cibo che sa di fumo è come per chi ama i dolci andare ad un corso di Montersino.

Se passate per il Friuli andate a Sauris ed assaggiate in loco il Prosciutto affumicato e se volete raggiungere l’estasi bevete la birra affumicata del Birrificio Zahre.

Mi dispiace che esista ancora questo luogo comune che vuole Triestini e Friulani acerrimi nemici, per quel che mi riguarda io ho un grande rispetto per il Popolo Friulano ma, lo devo dire, ancor di più per il Popolo Carnico, specialmente per le Donne di Carnia e così, mentre, durante il giorno, pensavo a come scrivere questo post, mi sono ricordata di  Maria Plozner Mentil, la portatrice Carnica Donna simbolo.

Se non ne avete mai sentito parlare vi consiglio di andare a leggere un pò della sua storia, per sentirvi ancora più orgogliose di essere Donne.

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Donna con la Gerla (quadro di Tiziana Millo)

 La tempra e la fatica delle Portatrici

Queste donne avevano ereditato dal loro passato la fatica. Abituate da secoli per l’estrema povertà di queste zone, ad indossare la “gerla” di casa  – che mai come in questo caso può rappresentare il simbolo della donna carnica – , ora la mettevano sulle spalle al servizio del Paese in guerra.
Fino ad allora l’avevano a caricata di granturco, fieno, legna, patate e tutto ciò che poteva servire alla casa e alla stalla. In questa situazione invece la gerla era carica di granate, cartucce, viveri e altro materiale.

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Queste cartufule, le Donne di Carnia le avrebbero cotte nella cenere accantoalcamino dove avrebbero acquisito quel buon profumino di fumo, il Maestro invece ci ha insegnato a farlo anche senza stufa, spolert, sparghert ecc.

Nelle cucine dei ristoranti ci sono gli affumicatori, abbattitori e quant’altro però a casa diventa problematico avere tutto questo e un corso di cucina, secondo me, deve insegnare ad ottenere un simile risultato senza dover spendere un patrimonio in attrezzature.

Collage cartufule-001

Oggi la lezione inizia con un metodo di cottura per le patate, che non conoscevo e che permette di mantenere le patate sode, croccanti ma non crude, il metodo perfetto per questo tipo di preparazioni.

Ingredienti:

  • 8 patate medio/piccole,
  • fonduta*,
  • tuorlo,
  • Montasio o Ricotta Affumicata*,
  • 320 g. di pasta di salame all’aceto (balsamico)
  • fondo bruno q.b. per condire.

Come fare:

sbucciare le patate e, con uno scavino, formare un foro, immergerle in acqua bollente e farle bollire 7/8 minuti, spegnere e lasciarle nell’acqua calda fino a raffeddamento.

Quando sono pronte, scolarle a foro in giù per eliminare l’acqua e disporle (vedi collage) su un cestello per il vapore o, se l’avete, un contenitore come quello della foto; importante che si possa sigillare con un coperchio e che rimanga sollevato dal fondo per non soffocare il fumo.

Per poter procedere con una affumicatura casalinga è necessario avere a disposizione una stanza, una terrazza, un posto aperto o da poter arieggiare comodamente.

trucioli e erbe aromatiche per affumicatura-002

In una vecchia padella disporre dei trucioli di nocciolo e faggio (naturali e senza vernici),  rametti di rosmarino, foglie di alloro, timo, bacche di ginepro, mentre la padella e i trucioli prendono calore mescolare con le mani e, quando inizia a far fumo, chiudere la padella e scuoterla più volte tenendo il coperchio sigillato.

Collage padella affumicatura-001

Al corso il Maestro ha adoperato questi aromi ma voi potete farlo con ciò che vi piace o avete a disposizione, anche un misto tra coriandolo, cardamomo, lemon grass ecc. per profumare dei gamberoni o tranci di pesce (è un mio pensiero, chiederò al Maestro se si può fare).

Quando si è sviluppata una buona quantità di fumo, velocemente versare i trucioli nel contenitore, sigillarlo velocemente e lasciar insaporire.

Al corso, per ovvie questioni di tempo, non è stato possibile rispettare i tempi ma a casa decidete voi il punto di fumo che vorrete raggiungere.

Condire le patate per insaporirle con olio e sale e versare all’interno di ogni foro un pò di fonduta, e qui il Maestro ci ha insegnato come fare sia la classica fonduta lucida, che richiede attenzione in cottura affinchè non impazzisca, sia la veloce che prevede l’aggiunta di una besciamella leggera.

Cartufule ripiene di fonduta-002

Fonduta classica lucida: la panna dev’essere la metà della quantità di formaggio che adoperate, la fonduta va preparata a Bagno Maria a 60°C., se non avete un termometro da cucina (che vi consiglio di farvi portare da Babbo Natale perchè è davvero utile anche per le fritture n.d.r.) appoggiare il dito, quando scotta è arrivata a c.ca 60°C., i formaggi vanno grattugiati finemente.

Le dosi adoperate dal Maestro al corso:

  • 200 g. Montasio Stravecchio,
  • 100 g. Montasio fresco,
  • 60 g. di ricotta,
  • 30 g. di caprino,
  • panna fresca la metà del peso dei formaggi.

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Fonduta lucida

Fonduta veloce con besciamella: al posto della panna adoperare un besciamella, io vi do le proporzioni per 1 litro di besciamella, voi regolatevi secondo necessità: per ogni litro di latte preparare un roux con 50 g. di burro e 50 g. di farina, aggiungere 8 g. di sale.

A volte io, al posto della panna metto un pò di maizena che faccio sciogliere nel latte freddo ed aggiungo alla fine e mi regolo per la densità.

Fare la fonduta è più semplice di quanto sia scriverla, riprenderò questo argomento al prossimo post nel quale  sarà una dei protagonisti principali in un piatto da sogno.

Collage cartufule tuorlo-001

Dopo aver inserito la fonduta in ogni foro versare un pò di tuorlo.

Collage cartufule da infornare-001

Cospargerle con della ricotta affumicata (o Montasio stravecchio), disporle su una teglia con carta forno, una macinatina di pepe ed infornare con funzione grill per qualche minuto fino a doratura.

Il Maestro consiglia, visto che le ricotte affumicate che si trovano in negozio sono tropo fresche, di asciugarle a 30/40°C. per qualche ora.

Ha ribadito l’utilità di avere a casa un piccolo essicatore, tenere acceso il forno per molte ore, visti i tempi, è dispendioso, con l’essicatore si risparmia e si ottengono ottimi risultati, in commercio se ne trovano anche di piccole dimensioni non “invadenti” (altra letterina a Babbo natale).

pasta di salame da accompagnare alla cartufula-002

Le Cartufule vanno servite su un letto  di pasta di salame messa in padella senza aggiunta di condimenti, va sgranata bene con le mani, rosolata e, alla fine si aggiunge l’aceto balsamico e un pò di fondo bruno (in un post a parte la spiegazione assieme ad altre chicche).

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Per oggi è tutto, la prossima ricetta sarà questa:

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Buongiorno mondo ♥


Crostone ai Funghi Lactarius Deliciosus.

Crostone ai Funghi Lactarius Deliciosus per WHB # 353

Oggi dere con voi la ricetta di questo crostone fatto con i funghi Lactarius Deliciosus raccolti ieri sull’Altipiano del Montasio.

Ritornerò sull’argomento per raccontarvi tempi, modi e altre ricette.

Era la prima volta che ne vedevo così tanti e, pur conoscendoli, non li avevo mai raccolti, per cui prima di mettermi a spadellar leggiadra mi sono documentata perchè le informazioni, lo scrivo sempre, sui funghi non sono mai troppe.

Come al solito per non rempire il post di link in fondo li indicherò, compreso quello dela fonte/ricetta per onor di citazione che va sempre fatta ;-)

Ecco gli ingredienti come da fonte, io non ho pesato nulla e non ho adoperato i pomodori ma la mia solita passata POMÍ che ormai fa parte della famiglia, tra parentesi le mie varianti.

Crostone ai Funghi Lactarius Deliciosus per WHB # 353

I gambi vanno eliminati, è consigliato in tutte le ricette non perchè siano tossici ma essendo cavi all’interno sono sfilacciosi.

Ingredienti come da fonte:

  • 600 gr. di funghi (non pesati),
  • 400 gr.di pomodori rossi (passata POMÍ),
  • olio di oliva (extravergine),
  • aglio,
  • origano,
  • sale,
  • mozzarella,
  • Parmigiano Reggiano.

Crostone ai Funghi Lactarius Deliciosus per WHB # 353

Come ho fatto:

Ho preriscaldato il forno a 180°C.

Ho disposto i soli cappelli dei funghi  in una pirofila, ho preparato una salsina con l’aglio tritato, la passata Pomì, l’origano, il sale, l’olio e l’ho messa sopra ogni fungo.

Ho coperto la pirofila con la stagnola, ho cotto per 15 minuti, scoperto e alzata la temperatura a 190°C. per 10 minuti, ho aggiunto il parmigiano grattugiato e la mozzarella a dadini piccolissimi, ho reinfornato fino a scioglimento mozzarella.

Dopo aver bruscato il pane l’ho bagnato con il sughetto formato dai funghi (motivo per cui non ho messo il pomodoro fresco, avrebbe rilasciato troppo liquido).

Si possono mangiare anche così, come contorno, rimangono sodi e non sono limacciosi, ricetta da provare anche con gli champignon, mazze di tamburo, pleurotus.

Per la versione Vegana sostituire i formaggi con del Tofu, anche qui non ci sono glutine.

Lactarius_deliciosus (da Wikipedia, digitando il nome troverete altri siti e altre informazioni).
Fonte ricetta (con altre belle idee)

Crostone ai Funghi Lactarius Deliciosus per WHB # 353

Buona domenica a tutti.


Fongi a savore in pentola: cucina Rinascimentale.

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Fongi a savore in pentola.

Rp: fongi ben lavati et neti et fane pezi et toli de li pori ben tridi et metteli a cocere ne la pentola con lardo et quando li pori sono mezo cotti butavi dentro li fungi et le specie et zafrano et de le mandole monde et uno poco di petrosemoli et menta ben pisti, quando li metti li fungi, et cotti quando ti parerano menestrali pi et sarano boni (carta 27 v)

Beh,  ieri la preparazione di questo semplice piatto è stato per me un momento solenne.

Per me, che sono appassionata della cucina di un tempo, quella delle nonne, al massimo delle bisnonne, trovarmi di fronte ad una ricetta della cucina rinascimentale è stato emozionante.

La ricetta l’ho presa da un libro che ho comperato a Ferrara su una bancarella.

Questo libro lo trovate in vendita nel web, i prezzo è irrisorio e, se amate la cucina, la sua storia e la sua evoluzione, comperatelo.

Copertina libro

Cliccando sulla foto (presa dal web) qualche informazione sull’epoca del Rinascimento.

Non sono così brava da tradurre l’Italiano Volgare (nel quale riconosco inflessioni Venete e Toscane) e certamente non sarei riuscita a realizzare questa ricetta, a questo ha pensato Maurizio Coreggioli, chef del Ristorante Il Cucco di Ferrara, dosando gli ingredienti a seconda della sua esperienza e adattandola ai gusti attuali ma senza snaturarla.

Il libro riporta delle Curiosità,  una è particolarmente attinente a questa ricetta, e parla dell’uso eccessivo delle spezie nella cucina rinascimentale e che condivido, è questa:

L’uso delle spezie, che caratterizzò larga parte delle ricette medievali, continua ad essere pratica abituale anche nel periodo rinascimentale.

Anche in questo caso veniva considerato un segno di distinzione sociale piuttosto che una necessità di cucina.

È lecito pensare che in molte delle ricette qui presenti l’abbondante uso di cannella, chiodi di garofano, zenzero e noce moscata conferisse ai piatti un sapore stucchevole che copriva le fragranze e i sapori degli ingredienti di base.

A mio modesto parere, i funghi di per sè non necessitano di ulteriori profumi, io ho scelto di adoperare poca noce moscata e zenzero fresco, quest’ultimo già felicemente sperimentato in una zuppa di chiodini e patate, ho cercato di non tralasciare nulla dosando con parsimonia, ho evitato cannella e chiodi di garofano che avrebbero davvero “ammazzato” il sapore di porcini e finferli.

Ora siamo nel XXI° secolo, allora eravamo tra il XIV ed il XVI° e Marco Polo dai suoi viaggi aveva portato le spezie, aprendo la strada ad un nuovo modo di cucinare e regalando agli abbienti la possibilità di arricchire ancor di più la loro tavola, ignari che qualche secolo più tardi noi foodblogger avremmo ripulito molte ricette dagli eccessi, adoperando le spezie per preparazioni esclusive e riuscite per il mio gusto, (un pò perchè fa scic, un pò per avvicnarsi al gotha) ed avremmo iniziato una ricerca per ritornare alla cucina “povera”, quella che un tempo è stata la cucina dei  sudditi, del popolo, di quelli che avrebbero voluto soltanto pane e non brioche

Qui mi torna in mente Maria Luigia che della vita aveva capito tutto e che molti vorrebbero veder reincarnata in qualche nostro governante, lei andava nei campi a trovare i contadini e diceva loro: andiamo a fare “La Torta” (si vocifera che da lì nacque la famosa torta fritta di Parma).

Ecco, questo è il bello della cultura, quella vera (non la mia raffazzonata), quella che possiede la guida Annamaria che mi/ci ha fatto/i innamorare di Parma.

Riuscire a concatenare le epoche e comprenderne le dinamiche, chissà, forse diventerò topo di biblioteca, ne ho una a pochi metri da casa.

Riuscirò ad “acculturarmi” o è meglio che continui a spadellar leggiadra?

Ho capito, allora ecco la ricetta in linguaggio corrente:

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Ingredienti (in corsivo le mie scelte):

  • 500 g. di funghi freschi ben nettati (funghi misti come prataioli, porcini, chiodini e finferli),  pioppini),
  • n.1 porro,
  • 60 g. lardo,
  • 30 g. mandorle bianche (senza buccia) tagliate fini mandorle a lamelle,
  • zafferano (pistilli) e spezie a piacere: noce moscata, zenzero fresco,
  • prezzemolo,
  • menta,
  • sale,
  • pepe di Szechuan.
fongi a savore nel coccio piccolo-002

Preparazione:

battere il lardo a coltello e porlo al fuoco in una padella (io ho adoperato il Coccio, anche se nel Rinascimento comparvero le prime pentole di rame); quando comincia a prender colore unire il porro ben tritato e quando sarà mezzo cotto (quasi trasparente ma non colorato) unire i funghi con tutti gli altri ingredienti (se necessario unire un poco di brodo o di acqua).

Finire di cuocere e aggiustare di sale.

Considerazioni personali:

ovviamente buonissimi anche se, ripeto, io i funghi amo mangiarli in purezza ma è un ottimo modo per valorizzare il misto di funghi che i raccoglitori esperti conoscono e nel quale solitamente non entrano i porcini (se non esemplari “vecchi”) perchè quelli meritano una cottura esclusiva.

Finferli, chiodini, pioppini, pleurotus, prataioli, russole, lactarius, anche gli steccherini  previa bollitura.

Ecco, secondo me questa ricetta con spezie e annessi e connessi è perfetta per valorizzare un misto di funghi, perfetto come contorno, come condimento per una tagliatella, per un risotto e perchè no, una lasagna, per non parlare dell’abbinamento con la polenta.

Chi è vegetariano/vegano può tranquillamente sostiuire il lardo con il nostro straordinario olio EVO, la ricetta è anche senza glutine, insomma un altro motivo per provare a cucinare rinascimentale nel secondo millennio.


Sformatini multicolor di zucchine, melanzane, carote.

Sformatini multicolor di zucchine e … “Salutiamoci” suvvia :-)

Ingredienti per uno sformatino:

  • 3 zucchine piccole frschissime,
  • 1 melanzana piccola,
  • 1 carota piccola,
  • 3 pomodori rossi maturi,
  • foglioline di basilico fresco,
  • 1 spicchio d’aglio (metà per la melanzana, metà per le zucchine),
  • pinoli tostati,
  • fiocchi di lievito di birra,
  • sale affumicato,
  • pepe verde,
  • olio EVO.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Incidere a croce la buccia dei pomodori e sbollentarli per pochi secondi in acqua bollente, pelarli, eliminare i semi e l’acqua di vegetazione, tritare la polpa.

Sbucciare le melanzane con il pelapatate ed ottenere dalla buccia delle striscioline che sbollenteremo (per ultime!!!) in acqua salata per la decorazione.

Sformatini multicolor di zucchine e … “Salutiamoci” suvvia :-)

Tagliare la polpa della melanzana a cubetti piccolissimi (se le melanzane sono fresche non necessitano del solito riposo sotto sale) e cuocerla in un tegame con l’olio, mezzo spicchio d’aglio (che poi toglieremo) la polpa di pomodoro, aggiungere qualche fogliolina di basilico spezzettato, cuocere a fuoco vivace per qualche minuto, salare e pepare.

Togliere le melanzane e mettere nello stesso tegame aggiungendo un filo d’olio e il mezzo spicchio d’aglio avanzato, le zucchine pelate (come si è fatto per le melanzane, conservare le striscioline di buccia  più qualche strisciolina di polpa e sbollentarle per 1 minuto per renderle elastiche e tagliarle a rondelle sottili, aggiungere le foglioline di basilico e rosolare per pochi minuti, devono rimanere croccanti, aggiustare di sale e pepe.

Sformatini multicolor di zucchine e … “Salutiamoci” suvvia :-)

Ricavare dalla carota altre striscioline per la decorazione, queste richiedono qualche minuto in più di sbollentatura.

Man mano che avrete sbollentato le striscioline di verdura appoggiarle su una carta assorbente, ungere lo stampino e formare una corolla alternando i colori a piacere, fare uno strato con le melanzane, uno con le zucchine, qualche pinolo ed una spolverata di fiocchi di lievito, continuare alternando e terminare con le zucchine, qualche pinolo.

Cuocere in forno a bagnomaria a 180°C. per 30 minuti. sfornare, lasciar intiepidire e sformare su un piatto, condire con un filo d’olio EVO e spolverizzare con i fiocchi di lievito, una bontà.

Sformatini multicolor di zucchine e … “Salutiamoci” suvvia :-)


Bocconcini di coniglio all’aglio e kümmel.

Verzottini, dal campo al Sacchetto, con un pizzico di Kümmel ed altro ancora…

Bocconcini di coniglio all’aglio e semi di kümmel

Un’altra proposta per utilizzare i Sacchetti Cuki ma so che, nella mia cucina, è soltanto iniziata l’ era della sperimentazione e sono curiosissima di scoprire domani cosa avrà preparato la bravissima ed elegantissima  Nadia di ALTE FORCHETTE alla quale passo il testimone di questa golosa staffetta culinaria e ringrazio per la fiducia.

Per vedere tutte le ricette fin’ora proposte potete collegarvi con la Pagina Facebook di Cuki.

Ingredienti per il coniglio all’aglio e kümmel:

  • 200 g. di bocconcini di coniglio,
  • 3 spicchi d’aglio rosso vestiti,
  • 1cucchiaino da caffè di semi di kümmel pestati nel mortaio,
  • olio EVO soltanto per ungere i bocconcini,
  • sale.

Verzottini, dal campo al Sacchetto, con un pizzico di Kümmel ed altro ancora…

Come preparare i bocconcini di coniglio:

preriscaldare il forno a 195°C. (ventilato).

Dopo aver ricavato i bocconcini di coniglio metterli in una terrina, ungerli con l’olio EVO e condirli con i semi di kümmel, il sale e l’aglio, mescolare ed inserire nel sacchetto, chiudere e cuocere per 20 minuti, estrarre e, come per il verzottino, scuotere il sacchetto per uniformare la cottura.

Continuare per altri 15 minuti, ritagliare il sacchetto e rosolare con funzione grill 5 minuti da una parte e 5 dall’altra.

Fidatevi, la carne di coniglio che, se si sbaglia la cottura diventa stopposa, così è risultata, come di dice dalle nostre parti: un burro.


Verzottini, dal campo al Sacchetto, con un pizzico di Kümmel.

Verzottini, dal campo al Sacchetto, con un pizzico di Kümmel ed altro ancora…

Verzottini all’aceto balsamico di mele, kümmel e biglie di formaggio di capra aromatizzate.

30 blogger, 30 giorni, 30 ricette, una al giorno, per scoprire fino a che punto possano arrivare la fantasia di chi cucina e la versatilità dei sacchetti forno Cuki , tutto reso ancora più stimolante da una Spezia a sorpresa Cannamela che non si conoscerà fino all’arrivo del pacco.

Aderire per me è stata una passeggiata, i sacchetti li conoscevo e già li adoperavo, unicamente per i fuselli di pollo però.

Ho aspettato che arrivasse il pacco perchè tutto sarebbe dipeso dalla Spezia misteriosa e, quando ho visto che la mia spezia era il kümmel  beh, le mie origini Mitteleuropee si sono risvegliate e, vedendo la fila di verzottini nel campo di Milva ho deciso cosa preparare, ne ho raccolto uno, l’ho portato a casa, l’ho liberato delle foglie rovinate (non usa diserbanti e si evince dall’aspetto delle foglie mangiucchiate) e mi sono messa all’opera.

Verzottini, dal campo al Sacchetto, con un pizzico di Kümmel ed altro ancora…

Ingredienti per il verzottino:

  • 300 g. di verzottino tagliato sottile con l’affettatrice (o a mano se non l’avete),
  • 1 cucchiaino di kümmel tostato e schiacciato nel mortaio,
  • 1 cucchiaio di aceto balsamico di mele che, per sicurezza, ho fiammato per eliminare l’eventuale presenza di alcool (è sconsigliata l’introduzione di elementi a contenuto alcoolico),
  • un pizzico di aglio in fiocchi,
  • sale affumicato,
  • pepe verde,
  • olio EVO a fine cottura.

Verzottini, dal campo al Sacchetto, con un pizzico di Kümmel ed altro ancora…

Ingredienti per le biglie di formaggio:

  • la proporzione è 1/3 di formaggio tenero di capra e 2/3 di ricotta di capra,
  • kümmel in povere ottenuta con il macinino da caffè,
  • semi di kümmel interi per decorare.

Verzottini, dal campo al Sacchetto, con un pizzico di Kümmel ed altro ancora…

Come preparare il verzottino:

preriscaldare il forno (ventilato) a 199°C..

Dopo aver eliminato le foglie rovinate, lavarlo, asciugarlo e tagliarlo sottile, metterlo in una terrina e condirlo con gli ingredienti nella lista meno l’olio EVO, far riposare in frigorifero per 10 minuti.

Inserire nel sacchetto Cuki e cuocere per 10 minuti, estrarre il sacchetto (dentro una pirofila) e scuoterlo per mescolare, continuare la cottura per altri 10 minuti, aprire il sacchetto e lasciare ancora 5 minuti.

Condire in una terrina con l’olio EVO a crudo e porzionare, accompagnare con le biglie di formaggio.

Come preparare le biglie di formaggio:

setacciare la ricotta col formaggio di capra, inumire le mani e formare le biglie, qualcuna decorarla con i semi, le altre rotolarle senza eccedere nella polvere di kümmel per dar loro l’aspetto di un tartufino.

Verzottini, dal campo al Sacchetto, con un pizzico di Kümmel ed altro ancora…

Buona giornata.


Asparagi bianchi al cartoccio, profumatissimi.

Faccio fatica a cambiare post, mi sono affezionata al riccetto meraviglioso  che, per chiarezza, non è mio (magari!!!) e per non perderlo di vista l’ ho messo al sicuro sulla colonna a dx, lì non rischia di essere investito.

Okkei, sistemato il riccio ora vi lascio questa ricetta che ho preso dal libro di ricette dell’Hotel Sacher, loro scrivono “asparagi del Marchenfeld   al forno” ma, credo che “Asparagi al cartoccio” sia perfetto perchè è proprio nel cartoccio che vanno in forno.

Ho fatto una prova, soltanto per me (ello, lo sapete che è riluttante alle cose strane), se avessi saputo ne avrei fatti il doppio, triplo, ma la stagione degli asparagi continua e continuerò anch’io, anche in questo caso le varianti sono infinite.

Il risultato cambia a seconda delle erbe aromatiche che si adoperano, si può anche osare qualche succo diverso, anche della glassa di aceto balsamico, insomma, bocca desidera.

Qualche cenno storico sugli asparagi:

la specie coltivata deriva da una forma spontanea, presente in natura anche attualmente e diffusa in parte dell’Europa, in Africa settentrionale e Asia occidentale.

Tale coltura è assai antica anche nel nostro paese; originario forse della Mesopotamia, l’asparago si sarebbe da qui diffuso in Egitto, Grecia, Ucraina, Italia e della tecnica di coltivazione parla anche Catone nel suo “De Agricoltura”.

Dalle tante notizie si apprende che, sebbene siano trascorsi alcuni millenni essa non è di molto cambiata, un nuovo impulso si è avuto intorno al 1700 con la comparsa della razza olandese dalla quale discendono il precoce e il tardivo francese di Argenteuil e altri tipi più recenti, da allora la coltivazione dell’Asparago si è diffusa in tutta l’ Europa e negli Stati Uniti.

Essendo pianta assai adatta alla forzatura, la sua produzione si spinge molto al di là dei tempi normali (primavera) e perciò la si trova facilmente fuori stagione.

Principali costituenti: oltre al 93% di acqua, nell’asparago sono presenti proteine, zuccheri, sali minerali (manganese, ferro, fosforo (per il cervello ;-) , calcio e magnesio), vitamine A e B e inoltre mucillagini, sostanze amare e asparagina.

Ed ora passiamo alla ricetta, quella del libro è per voi, se volete provare, io vi do le mie dosi e quello che ho aggiunto di mio (pochino ;-) )

Ingredienti per la mia porzione:

  • 4 asparagi bianchi (Veneto Padova),
  • 1 pizzico di zucchero,
  • 1 cucchiaio di burro di soia (potete usare anche l’olio evo),
  • erbe aromatiche (foto): dragoncello, coriandolo, cerfoglio, prezzemolo (produzione propria),
  • succo di 1/2 arancia,
  • scorza d’arancia,
  • sale rosa e sale affumicato.

Perfetti temperatura e tempo di cottura indicati nel libro, provate!!!

Spero di non avervi annoiate/i ma di avervi dato un’idea (anzi il Sacher) per adoperare questo meraviglioso ortaggio.