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Il Sushi di Godia (o Friulano) e una Storia d’Amore che dura dal 1887.

Sushi di Godia1

Ebbene si, il Sushi di Godia o Friulano, come l’ha intitolato Emanuele Scarello, Chef che tutto il mondo ci invidia e che vorrebbe avere nelle proprie cucine e invece no, Emanuele Scarello rimane qui, in Friuli, a Godia, nel Paese che un tempo era chiamato L’orto del Friuli e, considerando quanto sia cambiato il mondo, lo è ancora, essendo circondato da orti, campi e prati stabili sui quali poter scorrazzare liberi in primavera alla ricerca dell’erba e del fiore perduto da portare in cucina…

Mulino Godia-002

A Godia hanno mantenuto il mulino, nonostante tutto, a Godia continuano a coltivare le famose Patate di Godia, alle quali viene dedicata un’importate sagra: per giorni i volontari del paese pelano patate e preparano gnocchi che, parola mia e di ello, se li mangiate non li dimenticate mai più…

Ed è proprio a Godia che, nel 1887 , nasce la bellissima storia d’amore che dura tutt’oggi.

Dopo il corso mi sono fermata a chiacchierare con il Signor Tino, e mi sono fatta raccontare un pò di storia, tralascio i nomi.

Agli Amici diploma1

Nel 1887, alla fine del rapporto di lavoro non esisteva la liquidazione o la buona uscita e, al bisnonno del Signor Tino, dopo aver prestato servizio alla Guardia Reale, venne data in concessione la Licenza di Coloniali: *La licenza è un premio concesso a chi ha ben meritato per attività e rendimento in servizio*; tale licenza pemetteva la vendita di liquori, vini, sigarette ecc. (qui varrebbe la pena fare un ripasso di storia ed approfondimento).

L’attività de Agli Amici  iniziò così, il negozio era diventato il ritrovo degli abitanti del paese, sia per acquistare ciò che il negozio offriva, sia per bere un bicchiere di vino, fumare una sigaretta o bere un caffè dopo le lunghe giornate di lavoro nei campi.

Viene da se che, a stomaco vuoto, bere e fumare, non sia salutare quindi, ecco l’idea di offrire alc di gustâ; io, nel 19887 non c’ero ancora (1954 ;-) ) ma immagino, patate, polenta, salame, salam cun l’asêt (salame con l’aceto), formadi (formaggio), uova e quant’altro potesse aiutare il vino a scendere meglio in gola e quanto a quei tempi ci fosse a disposizione.

La concessione passò di generazione in generazione, dopo il bisnonno toccò al nonno di Tino che portò avanti l’attività con l’aiuto delle 2 figlie, una delle quali sposò uno Scarello, il padre del Signor Tino che convolò a nozze con la splendida Signora Yvonne, Cuoca eccelsa che ha trasmesso al Figlio Emanuele la passione per la cucina.

Mi sembra di vederlo sbucciar patate, sgranar fagioli e piselli, lavare pentole sotto lo sguardo attento ed amorevole della mamma; mi sembra di sentire la Signora Yvonne dire ad Emanuele: frût, vami a cjapà su jarbis t’al cjamp (bambino, vai a raccogliermi erbe nei campi)(spero di essere stata friulanamente corretta ;-) )

Poi Emanuele decise che quella era la sua strada, la catena d’amore che era arrivata fino a lui non doveva finire e diventò, assieme alla sorella Michela, ognuno col proprio importante ed indispensabile ruolo, un altro anello importante.

Emanuele voleva fare le cose bene, era curioso di imparare, di conoscere altre cucine, voleva dimostrare a se stesso che, anche fuori dalla cucina di mamma, lui sarebbe diventato un grande Chef e, mentre a Godia, il canto del gallo continuava a scandire le giornate, Emanuele, a fianco di grandi Maestri, imparava il mestiere, con la stessa umiltà ed entusiasmo che lo caratterizzano tutt’ora, ora che anche lui è uno Chef famoso.

Non so se altri anelli si aggiungeranno a continuare questa tradizione ma intanto so che il figlio di Emanuele, ogni tanto, scuola permettendo (l’istruzione è alla base di tutti i mestieri), una capatina in cucina la fa e so anche che gli vengono affidati compiti importanti, chissà, staremo a vedere ;-)

Mi sto dilungando, lo so, è l’ accantolacamino’s style ma ora arrivo alla ricetta, ricetta che apre la serie, idee veloci, da fare per le feste che stanno arrivando, per le prossime sarò breve, parola di lupetto…

Sushi Godia scritta lavagna

Ingredienti per il Godia’s Sushi (in sequenza):

  • patate di Godia bollite e schiacciate,
  • filetto d’orata freschissima tagliato con taglio sushimi*,
  • sale di Pirano o Maldon,
  • brovada grattugiata finemente,
  • olio nuovo istriano (lo si evince dal colore),

collage

Come fare il Godia’s Sushi:

*procuratevi un’orata freschissima (si può fare) o un filetto, tagliatelo a sushimi che, come insegna Juja Nitta, che fa parte della Brigata di cucina del Ristorate Agli Amici che, essendo Giapponese,  di cultura di tagli del pesce la sa lunga.

Taglio Sushimi significa un taglio più grosso del taglio Sushi e, per dirla tutta, il taglio Sushimi si applica per il pesce dalla carne più morbida e/o più grassa (Juja correggimi se sbaglio, anche in Giapponese, ti capirò, promesso :-D ).

Grattugiare finemente la Rapa da Brovada ed iniziamo a impiattare mettendo alla base del piatto un pò di composto di patate, un pezzetto di filetto di orata, aggiungere qualche fiocco di sale, un pò di brovada, irrorare il tutto con l’olio nuovo Istriano e godetevi l’estasi di un piatto semplice ma ricco di storia, di amore per la cucina, la nostra cucina che è, in fondo, la cucina del mondo perchè l’amore per la cucina si dimostra aprendo gli orrizzonti, permettendo ad altre culture di entrare nei piatti della nostra tradizione, si, questa è storia, è cultura, è la cucina che mi piace, questa è l’Italia che mi piace, tutto il resto è scotto…

Preparazione sushi Godia

Chi mi legge e frequenta il mio blog sa già che sono tante le cose che avrei voluto aggiungere ma c’è tempo, c’è tempo… Vi auguro un sereno fine settimana♥


Ferni alla Lavanda.

Questo bicchiere l’avevo pensato tempo fa, quando nei blog imperversavano lavanda e the matcha, avevo speso una piccola fortuna per comperare qualche grammo di quest’ultimo per cui lo vedrete qui e nella coppa al torrone e yogurt, con il resto mi sono tolta un pò di ruggine facendomi il the (è antiossidante).

L’idea nasce da una crema al cardamomo, il Ferni che avevo visto fare da Laura Rovaioli su sky quando ancora non avevo internet e tantomeno il blog.

Ricordo che impazzii per trovare il cardamomo, girai tutti i negozietti etnici adiacenti alla stazione ed i negozianti mi guardavano come fossi arrivata dalla luna: cardamomo? “No conosco”… mannaggia se non lo conosci tu finchè, girando gli occhi ho visto un piccolo espositore con minuscole bustine con qualche bacca di cardamomo.

Ecco, dissi, questo è il c a r d a m o m o…gli ho risparmiato lo spelling.

E così, iniziò il mio menage a troi: io, Ello e il Cardamomo.

Ello per anni non sopportò la sua presenza ed io gestii la mia relazione con discrezione e garbo finchè glielo propinai nello stufato di pollo e se lo gustò voluttuosamente, ora viviamo tutti 3 felici e contenti.

Di seguito vi indicherò  la mia variante e tra parentesi la ricetta del Ferni che consiglio vivamente alle amanti del cardamomo:

Ingredienti:

  • 750 cl di latte di soia (latte intero),
  • 150 g. di fruttosio (250 g. di zucchero semolato),
  • 50 g. di amido di mais “maizena”,
  • fiori essicati di lavanda,
  • 1/2 cucchiaino di the matcha,
  • (acqua di rose),
  • (polvere di cardamomo).

Come fare:

prelevare dalla quantità di latte una piccola parte per stemperare la maizena , il resto portarlo ad ebollizione,  appena il latte inizierà a scaldarsi aggiungere il fruttosio (zucchero), farlo sciogliere e spegnere (prelevare una parte per sciogliere il the matcha),  unire i fiori di lavanda, lasciar macerare per c.ca 30 minuti, filtrare e rimettere al fuoco.

Aggiungere la maizena stemperata nel latte e, mescolando continuamente, raggiungere la densità desiderata.

Versare il composto,filtrandolo, nel contenitore scelto e versare il latte col the, creando un effetto marmorizzato.

Per il ferni:

portare ad ebollizione il latte, quando sarà tiepido unire lo zucchero, farlo sciogliere ed incorporare la maizena, far addensare, mescolando e fuori dal fuoco unire il cardamomo.

Versare, filtrando in una coppa e guarnire con filetti di mandorle o pistacchio.


Coniglio al lemon grass e finto/fritto, 2×1

 

e/o pollo perchè si può fare anche con il petto di pollo, controllando però la cottura.

Era da un pò in lista d’attesa questa preparazione, per fortuna coincidenze fortuite hanno soddisfatto la mia curiosità: l’arrivo del coniglio portato dal mio lui e la gita in Austria dove, oltre al RABARBARO :-) ho trovato la lemon grass (erba limone).

Un piatto veloce, leggero, diventa piatto unico accompagnato con del riso (basmati o venere meglio..per l’occhio;-) )

L’aroma del lemon grass infilata nella carne si sprigiona regalandole una delicata nota agrumata..da provare!!

Come faccio spesso non scrivo le dosi esatte ma con il procedimento ognuno saprà regolarsi.

Occorrono:

  • lombatine di coniglio/ petto di pollo lavato e tagliato a cubotti,
  • stecche di lemon grass, calcolate che  una stecca tagliata a metà per lungo basta per 2 cubotti,
  • pomodorini datterini/ciliegini,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • pochissimo brodo (io uso acqua),
  • peperoncino,
  • olio evo
  • sale.

 

Come si fa:

mettere in una pentola calda l’olio evo con l’aglio vestito (che toglierete) e una punta di peperoncino,

lavate e tagliate a metà i pomodorini, metteteli nella pentola e fateli insaporire a fuoco vivace per qualche minuto,

unite la carne, salate e, sempre a fuoco vivace, rosolatela,

aggiungete il brodo (acqua bollente) e, coperto, portate a cottura (c.ca 1/4 d’ora).

Fatto!!

 

Ma io lo voglio fritto :-(

io: evitiamo i fritti, te lo faccio al forno.

No, fallo fritto.

io: fidati!! :-)

Per imbrogliare i golosi di casa con il “coniglio finto – fritto” occorrono:

una buona dose di coraggio,

coniglio a pezzi,

farina, uovo, pane grattugiato, timo, sale per l’impanatura.

olio evo.

Come riuscirci e sentirsi dire  “da rifare”:

preriscaldate il forno (statico) a 200°C,

lavate, asciugate ed infarinate i pezzi di coniglio (o pollo),

passateli nell’uovo leggermente salatoe pepato ed infine nel pane grattugiato mescolato al timo.

Foderate il fondo di una teglia capiente con carta forno ed adagiate la carne,

qualche goccia d’olio evo su ogni pezzo ed infornate per 1/4 d’ora, girate i pezzi e continuate la cottura per un altro quarto d’ora.

Portate il forno alla funzione grill a 220°C e cuocere ancora 5 minuti per parte.

Fatto!!

  

Mi scuso con chi, per amore, non mangia il coniglio, queste 2 ricette si possono fare anche con il pollo o tacchino!

Vi auguro un fine settimana sereno, tranquillo e rilassante :-)


Polpettine di maiale e riso venere all’orientale.

Ci sono degli oggetti che, non si sa per quale strana alchimia, riescono a sfuggire alla ciclica follia di liberarsi degli oggetti che riteniamo, erroneamente,  inutili.

Oggetti che alla fine si dimostrano indispensabili in quanto per la loro semplicità non sono sostituibili da altro.

Di fatto lo sarebbero, se fossimo disposti a spendere una barca di soldi per aggiornare il nostro parco-macchine ;-)

Sto parlando di questo:

A volte  lo vedo ai mercatini oppure in quei negozi dove si trova ancora di tutto, la grattugia in vetro per le mele, i pelapatate in alluminio, ecc.

Questa volta l’ho abbinato alla pentola a pressione per cuocere queste polpettine orientaleggianti :-D  che, pur contenendo zenzero, aceto di riso, olio di sesamo e non essendo “cibo nostro” è stato gradito, come dico sempre, dall’uomo di casa che se l’è pappate quasi tutte…….:-(

Ho deciso che diventeranno il mio cibo quasi quotidiano, cambierò tipo di carne di  riso ma questo tipo di cottura al vapore nella pentola a pressione non lo mollo più!!

Le dosi per c.ca 18 polpettine sono:

  • 100 g di riso venere,
  • 100 g di macinato di maiale magro (mi sono fatta macinare 1 pezzo di filetto),
  • 100 g di pancetta di maiale (ho usato quella tesa dolce eliminando le parti grasse),
  • 50 g di polpa di granchio (ho usato i gamberi),
  • 1/2 uovo,
  • 1 porro o 1 cipollotto,
  • il verde di una zucchina tagliata a piccolissimi cubetti,
  • 1 cucchiaio di olio di sesamo (Natura Sì) si può sostituire con l’olio di mais,
  • 1 cucchiaino di salsa di soia,
  • 1 cucchiaio di fecola di patate,
  • 1 cucchiaio di aceto di riso (sostituibile con l’aceto di mele),
  • 1, 5 cm di zenzero fresco grattugiato.

Come fare queste deliziose polpettine:

mettere il riso in ammollo la sera prima,

mescolare il macinato, la pancetta ed il bianco del porro (o cipollotto) macinati finemente e la zucchina.

Unire l’uovo, lo zenzero grattugiato, l’olio, la soia, la fecola e l’aceto, mescolare bene.

Sgocciolare il riso, mettere 1/2 litro d’acqua nella pentola a pressione,  appoggiare il riso nel cestello coperto con carta forno, chiudere e dal fischio, cuocere per 5 minuti.

Far sfiatare, scolare il riso e metterlo da parte.

Formare le polpettine della grandezza di una noce e rotolarle nel riso.

Versare sempre 1/2 litro d’acqua fredda nella pentola ed appoggiare le polpettine sul cestello foderato come prima distanziandole un po’.

La mia pentola a pressione è piccola ed ho fatto 2 “manches” :-)

Chiudere e cuocere 5 minuti dal fischio, lasciar sfiatare e servire!!!

La pentola a pressione consente di conservare il 70% delle vitamine degli alimenti ed evita la loro ossidazione.


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