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Pasticcini al cocco: un pezzetto di eredità…

cocchetti mamma Franco agenda-001

Eredità, pensiamo all’immenso significato di questa parola: EREDITÁ, può cambiarti la vita, può ridarti la vita e, aimeh può rovinarti la vita…

É una parola che, in qualsiasi caso, ti grava di enormi responsabilità, ti ritrovi all’improvviso “proprietaio” di qualcosa che non hai scelto, al quale non hai mai pensato, qualcosa che rimette in discussione le tue convinzioni, che apre di fronte a te un orrizzonte nuovo, da esplorare.

Un eredità non ti abbandonerà mai, sarà sempre accanto a te e tu, dovrai essere capace di trarne il buono ma questo non è facile, basta guardarsi attorno quando si passeggia per le vie delle città, case splendide avvolte dall’edera, lasciate morire così soltanto perchè qualcuno, per beghe e beghette non è stato capace di condividere un’eredità, esempio recente è l’eredità di Lucio Dalla…

Di fronte ad un’eredità spesso manca il rispetto, il rispetto nei confronti di chi ha costruito quell’ eredità nel corso dell’ intera vita, spesso con enormi sacrifici.

Non entro nel merito e non approfondisco l’argomento riguardante le gravose tasse di successione che renderebbero prosaico questo mio, invece, dolcissimo, post…

Ci sarebbe davvero da scrivere volumi interi sulle varie sfaccettature di questa importante parola, ma io oggi voglio parlarvi della mia eredità, della mia meravigliosa, dolce eredità si, dopo il famoso tavolino con specchio che ho avuto in eredità dalla mia adorata Signora Gisella, sabato ho avuto in eredità le ricette dei dolci della Signora Maria, ricordate la mamma di Franco, il mio amico di gare in MTB, ne ho parlato tempo fa perchè è mancata da pochi mesi.

In fondo troverete i link di 2 ricette che sono riuscita a carpirle in vita, per le altre la risposta era sempre la stessa: quando sarò morta potrete guardare la mia agenda…

Beh, Franco mi ha spedito le foto di tutte le pagine di quell’agenda, tutte le ricette che lei scriveva in bella e leggibile calligrafia e per me è stata un’enorme emozione leggerle, perchè leggendo ho ritrovato i sapori, i gesti di quelle mani, ho rivissuto la tanto attesa apertura del forno dal quale uscivano, avvolgendomi, gli indimenticati profumi, se non è EREDITÁ questa…

Per chi non riuscisse a leggere bene la ricetta la riscrivo e, alla fine vi do alcuni consigli per una perfetta esecuzione.

collage cocchini da infornare-003

Ingredienti (io ho fatto metà dose ed ho ottenuto 23 biscotti):

  • 500 g. di cocco grattugiato o farina di cocco,
  • 300 g. di zucchero,
  • 4 uova,
  • scorza grattugiata di 1 limone e 1 arancia.

Come fare:

mescolare il cocco, lo zucchero, la scorza grattugiata dell’arancia e del limone, i tuorli e per ultimi gli albumi montati a neve ben ferma.

Ricavare dal composto delle palline delle dimensioni di una noce, disporle su uno stampo coperto con la carta da forno e cuocere a 200°C. per 15 minuti.

Suggerimenti: Tiziana, che si fida delle ricette che pubblico e le testa volentieri, ha fatto questi biscotti ieri ma, mi ha detto, le sono venuti un pò asciutti, già dall’impasto aveva visto che non era morbido.

Come ho riscontrato tutte le volte che ho replicato i biscottini di Nigella e le Favette, le uova non sono più le stesse e, anche se sulle confezioni c’è scritto medie/grandi ecc., le dimensioni cambiano anche da uovo a uovo (le galline di Milva hanno indetto uno sciopero ad oltranza, quindi ) quindi consiglio sempre di mettere gli albumi in una ciotolina e di dosarli un pò alla volta fino ad ottenere la consistenza desiderata.

In questo caso è importante che  la farina di cocco sia il più fresca possibile perchè se adoperate la farina di un pacco già aperto è probabile che sia troppo secca e questo comprometterebbe la perfetta riuscita sia di questi biscotti che di qualsiasi altra preparazione, anche perchè a volte la farina vecchia sa di rancido.

Ho assaggiato gli originali, spesso, la Signora Maria, doveva nasconderli perchè  in un battibaleno, io ripulivo il vassoio, questi sono proprio i cocchetti (da bambina li chiamavo così), forse non ho pubblicato nulla di nuovo ma, pe me, questi sono unici perchè sono i: Pasticcini al cocco della Signora Maria.

Grazie Franco, mi hai fatto proprio un bel regalo di Natale e non solo

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Buona settimana mondo, dopo le mie riflessioni domenicali, inizio la settimana con tanta dolcezza, e non è soltanto la dolcezza di questi biscotti ma è la dolcezza che ci regala ogni giorno la vita, quasi quasi mi dispiace che il 21 finisca tutto.

Le 2 ricette della Signora Maria:

Internet point ed il tacchino col tappo

Torta di pane/ttone e mele profumata al macis, cucina povera?


Tortine con Manioca e Mango (e Cocco) di Sigrid.

dolcetti manioca bicchiere forchetta si

In questi giorni di pioggia e uggia sto facendo un pò di pulizia nelle cartelle delle foto e così ho trovato un sacco di ricette nuove per questo blog, quella che presento oggi non l’avevo mai pubblicata, le foto sono datate 23/10/2009 e sono come sono…

Quante volte ci è capitato di vedere sul banco dei supermercati queste radicione e di chiederci: come si usano, come si cucinano?

Tantissimi anni fa le comperai dopo che la commessa mi disse: sono come le patate e feci degli gnocchi con il goulash (quello col guanciale che trovate nel blog), buonissimi, li ricordo ancora.

Nel 2009 volli replicare ma con qualcosa di diverso ed è così che capitai nel blog di Sigrid e vidi questa ricetta, me ne innamorai e la feci.

L’unica variante che ho fatto è stata l’aggiunta del cocco, ma soltanto perchè, sovrappensiero, ho messo nell’impasto tutti 2 i mango, mentre uno andava per la decorazione, infatti i miei tortini risultano più alti e cicciottelli.

Ho inserito ingredienti e procedimento come dal suo blog.

Collage dolcetti manioca mango

Ingredienti:

  • 1 k. manioca grattugiata,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 g. di burro,
  • 4 uova,
  • 2 mango,
  • 5 cl. di rum (omesso),
  • farina di cocco q.b. per ottenere la giusta consistenza (se, come me, mettete i 2 mango).
dolcetti manioca pronti

Come fare:

lavare e sbucciare le manioche, grattuggiarne la polpa con una grattuggia tipo da parmigiano.

Sbucciare i mango e tagliarne uno (1) a dadini piccolissimi, l’altro, tagliato a fettine, servirà alla decorazione.

Mettere la polpa di manioca in una ciotola piena d’acqua e lasciarla a bagno per 20 minuti, sciacquare, strizzare bene la polpa e rimetterla un’altra volta a bagno per 2o minuti (stare attenti a buttare tutto il deposito bianco che si sarà creato nel fondo della ciotola).

dolcetti manioca pronti1

Aggiungere il burro fuso, le uova, i dadini di mango, lo zucchero e il rum (se volete fare come me aggiungete la farina di cocco), mescolare bene il tutto e versare questo composto in piccole teglie da muffin (meglio se di silicone) e cuocere a 150° C. per circa 40 minuti, finché le tortine saranno belle dorate.

Lasciar raffreddare, spolverare con dello zucchero a velo e decorare con le fettine di mango rimaste prima di servire. (Grazie Sigrid)

dolcetti manioca bicchiere forchetta

Un pò di informazioni sulla manioca e di sicuro vi verrà voglia, la prossima volta che vedrete al mercato queste radicione, di comperarle e cucinarle.

Informazioni da questo Sito.

Manioca radice

La manioca (Manihot esculenta Crantz), anche nota come cassava/casava o yuca/yucca, è una pianta della famiglia delle Euphorbiaceae originaria del Sudamerica e dell’Africa subsahariana.

Ha una radice a tubero commestibile, e per questo motivo è coltivata in gran parte delle regioni tropicali e subtropicali del mondo.

La radice di manioca è in effetti la terza più importante fonte di carboidrati nell’alimentazione umana mondiale nei Paesi tropicali, assieme all’igname e all’albero del pane, ed è una delle principali fonti di cibo per molte popolazioni africane.

La radice viene preparata e cucinata in moltissimi diversi modi; tra l’altro, se ne ricava una fecola nota come tapioca.

Tutte le varietà moderne di Manioca esculenta sono prodotto dell’addomesticamento e della selezione artificiale da parte dell’uomo.

La radica di manioca è lunga e si assottiglia a una estremità, come una carota; contiene una polpa dura, bianca o giallastra, racchiusa in una scorza spessa pochi millimetri, ruvida e marrone.

Le varietà di manioca coltivate per la commercializzazione possono essere lunghe fino a 80 cm, con un diametro di circa 5 centimetri e un cordone legnoso corre lungo l’asse del tubero.

La manioca viene raccolta a mano, sollevando la parte inferiore del gambo e tirando per estrarre la radice del terreno.

Dopo aver rimosso la radice, i gambi vengono tagliati in pezzi e ripiantati nel terreno prima della stagione umida.

Si ritiene che la manioca moderna derivi dalla sottospecie flabellifolia, proveniente dal Brasile centro-occidentale.

In quest’area la manioca viene coltivata probabilmente da non meno di 10.000 anni.

Il ritrovamento di polline nel sito archeologico di San Andrés dimostra la presenza della manioca nel Golfo del Messico 6.600 anni fa.

La più antica prova certa di coltivazione della manioca è stata trovata nel sito Maya di Joya de Ceren, in Salvador, e risale a 1.400 anni fa.

Merito delle sue proprietà nutrizionali, la manioca divenne una delle coltivazioni principali di diverse popolazioni dell’America Centrale e del Sudamerica settentrionale.

L’importanza della yuca (manioca) presso questi popoli è testimoniata dalle numerose rappresentazioni artistiche di questa pianta nell’arte precolombiana.

I colonizzatori spagnoli e portoghesi nelle Americhe mantennero la produzione di manioca nei territori conquistati. Oggi la produzione di manioca è largamente diffusa, ed uno dei principali produttori mondiali è la Nigeria.


Mousse di Cioccolato, Fichi e Gelatina di Aceto Balsamico di Ernst Knam (senza glutine).

Mousse di Cioccolato, Fichi e Gelatina di Aceto Balsamico di Ernst Knam (senza glutine), come dire: “ci ho provato” :-)

L’aspetto  “Frastagliato” mi ricorda le coste della Dalmazia.

Mi succede a volte di essere irresistibilmente attratta da un dolce  blasonato/elaborato.

Non sono stata ancora contagiata dalla Montersinite, peraltro, io Montersino lo  stimo e lo  seguo con interesse ed attenzione su sky.

Sarà che mi hanno sempre bloccata le dosi che leggo in grafica ed io  non sono una grande amante della matematica e certi calcoli mi sono ostici, a volte anche l’uso di ingredienti difficilmente reperibili da noi comuni mortali se non in dosi industriali mi ha frenata.

Quindi? Quindi ripiego sul libro di Ernst Knam comperato in una bancarella a Mestre per pochi €uri e fin’ora le ricette che ho provato mi hanno soddisfatta.

Questa mousse aspettava, ogni tanto sfogliavo il libro, la guardavo ed aspettavo… I fichi, aspettavo i fichi, fare in dicembre un dolce con i fichi lo trovo una missione impossibile, ma… Giorni fa, ello come per magia me ne ha portati un pò da casa dello zio.

Vi darò le dosi del libro ma non spaventatevi, sono divisibili senza problemi, la marquise (che è senza glutine) potete prepararla tutta, ritagliarla e metterla in congelatore, all’occorrenza la togliete dal frigo e sarà come appena fatta.

Ingredienti:

  • 1 base di marquise,
  • 4 fogli di gelatina,
  • 150 g. di fichi freschi (io verdi),
  • 20 ml. di liquore all’arancia (omesso),
  • 150 ml. di panna da montare,
  • 100 g.  di ganache.
  • 150 ml. di aceto balsamico,
  • cioccolato fondente a pezzetti e fettine di fico per decorare (omesso).

Ingredienti per la base di Marquise (8 persone):

  • 3 uova più 2 albumi,
  • 160 g. di zucchero a velo (preparato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, quello comperato può contenere glutine),
  • 60 g. di cacao amaro,
  • 200 g. di fecola di patate,
  • zucchero semolato per spolverizzare (omesso).

Mousse di Cioccolato, Fichi e Gelatina di Aceto Balsamico di Ernst Knam (senza glutine), come dire: “ci ho provato” :-)

Come fare la Marquise (dal libro):

con una frusta montate gli albumi a neve ben ferma insieme a 140 g di zucchero a velo quindi, continuando a mescolare, unite il cacao, la fecola e i tuorli, leggermente montati con 20 g di zucchero a velo, mescolate il composto delicatamente.

Versate il composto sulla placca del forno, foderata con l’apposita carta e livellatela con una spatola per ottenere uno strato spesso circa 2-3 cm.

Fatelo cuocere nel forno preriscaldato a 200° C. per 8-9 minuti, infine spolverizzate con zucchero semolato (omesso).

Ritagliate dalla Marquise con un coppapasta del Ø di 3 cm. scrive Knam io ne ho adoperati altri.

Ingredienti per la ganache (circa 600 g.):

  • 250 ml. panna liquida.
  • 375 g. cioccolato fondente in pastiglie o a pezzetti.

Mousse di Cioccolato, Fichi e Gelatina di Aceto Balsamico di Ernst Knam (senza glutine), come dire: “ci ho provato” :-)

Come fare la Ganache:

versate la panna in una casseruola e mettetela a scaldare sul fuoco, portatela ad ebollizione, poi aggiungete il cioccolato fondente (io l’ho fatto a bagnomaria ed ho ammorbidito il cioccolato in microonde).

Mescolate accuratamente con un cucchiaio di legno, finché il cioccolato non si sarà completamento sciolto e ben amalgamato con la panna.

Mousse di Cioccolato, Fichi e Gelatina di Aceto Balsamico di Ernst Knam (senza glutine), come dire: “ci ho provato” :-)

Come fare la mousse di fichi e comporre il dolce:

mettete a bagno per qualche minuto 2 fogli di gelatina in poca acqua, per ammorbidirli, nel frattempo, spellate i fichi, frullateli e versate la purea così ottenuta in una ciotola.

Aggiungetevi la gelatina, strizzata e sciolta in un po’ di liquore (io l’ho sciolta nel succo di fichi scaldato leggermente).

A parte, montate la panna e incorporatela alla purea, mescolando bene con una frusta.

Preparate uno stampo per pasticceria mignon e appoggiatelo sulla placca del forno, rivestita con l’apposita carta (io, non avendo lo stampo ho foderato i miei coppapasta con la pellicola).

Foderate ciascun foro dello stampo con 1 cerchio di marquise, preparate la ganache, distribuitene un velo sui fondi di marquise, infine riponete il tutto nel congelatore per 10 minuti.

Togliete lo stampo dal congelatore, quindi, con un sac-à-poche, riempitene i fori con la crema di fichi e panna fino a circa 1 mm dalla cima. Riponete ancora il tutto nel congelatore per 30 minuti.

Nel frattempo, dopo aver ammorbidito in acqua e strizzato i 2 fogli di gelatina rimasti, scioglieteli nell’ aceto balsamico.

Quando le mousse si saranno raffreddate, togliete lo stampo dal congelatore e, aiutandovi con un cucchiaio, versate la gelatina di aceto balsamico nei fori fino a colmarli.

Mettete le mousse di nuovo nel congelatore per circa 2 ore, quindi toglietele dallo stampo e servite, decorando a piacere con fettine di fico e pezzetti di cioccolato fondente (io ho fatto delle palline con la ganache fredda e ho decorato con striscioline di buccia d’arancia).

Sapendo che ello non avrebbe gradito la gelatina di balsamico per lui l’ho sostituita con una gelatina di fichi ottenuta filtrando la loro polpa.

Mousse di Cioccolato, Fichi e Gelatina di Aceto Balsamico di Ernst Knam (senza glutine), come dire: “ci ho provato” :-)

I miei dolcetti sono bruttarelli, diciamo che hanno proprio un aspetto casalingo/rustico.

Mi procurerò lo stampo così non si vedranno le piegoline della pellicola, provate se vi va, la crema di fichi può essere servita come dolce al cucchiaio adoperando l’agar agar se volete evitare la gelatina.

Non è trascurabile il fatto che è senza glutine o, con prodotti da prontuario lo può diventare, attenzione allo zucchero a velo (fatelo voi) e alla colla di pesce !!!

Buona giornata a tutti.


Baicoli stortignaccoli: Cartoline da Venezia.

Come fu governata Venezia (può essere un’idea ;-) )

Venezia potè raggiungere una così grande prosperità grazie anche alla sua ottima organizzazione politica. Dapprima il governo della città spettò al doge, coadiuvato dall’ «Assemblea del popolo». In seguito, l’Assemblea venne sostituita dal «Maggior Consiglio», costituito dalle famiglie più ricche della città. Dall’inizio del del secolo XIII, il governo passò nelle mani di poche famiglie nobili.

Per prevenire eventuali congiure, gli appartenenti al «Maggior Consiglio» sceglievano tra loro i dieci più capaci, perchè costituissero il cosidetto «Consiglio dei Dieci».

Esso aveva il compito di vigilare sull’operato del doge e su tutti i cittadini che ricoprivano cariche pubbliche. I colpevoli venivano condannati con grande severità. Nel 1355, il Consiglio dei Dieci scoperse la congiura capeggiata dal doge Marin Faliero, il quale voleva farsi capo assoluto della Repubblica. Il doge fu arrestato, condannato a morte e decapitato sui gradini dello scalone del Palazzo Ducale.

Ho trovato questo cenno storico nel quinto volume dell’ enciclopedia CONOSCERE, quelli della mia generazione la ricorderanno senz’altro, era l’ «Internet de noaltri», fonte preziosa di informazioni utili alle nostre ricerche scolastiche, i compiti diventavano più semplici ed il giorno dopo facevamo sempre una bella figura sfoggiando il nostro Conoscere.

Sfogliando il mio blog trovo spesso riflessioni, pensierie e ricordi sul periodo della scuola, proprio pochi giorni fa, sempre su un post veneziano, ho scritto del mio inconsapevole ’68, sono stata sincera, non capivo, scioperavo senza capire però ero assieme a loro nei cortei e nelle assemblee, un numero che però alla fine ha contato qualcosa, chissà quanti altri numeri c’erano…

Numeri utili ed importanti a formare i lunghissimi cortei, su e giù per i ponti, con cartelli, recitando slogan, era forte la protesta, convinta, piena di passione, di speranza nel futuro, non volevano cambiare il mondo ma migliorarlo…

Quanti anni sono passati…io ho la fortuna di averli dei ricordi, di poterli raccontare gli anni della scuola, ho la fortuna di poterla raccontare la mia vita.

É anche per questo che non mi sento sola, non è saggio vivere di ricordi però è meraviglioso poter chiudere gli occhi e vedere il proprio passato, e perdersi in inutili nostalgici ma e se.

Questo patrimonio di ricordi ci sono persone che non lo avranno mai perchè in un attimo tutto si è fermato, tutto è finito…senza un perchè…e chi potrà ricordare non vorrà farlo perchè  anche la sua vita si è fermata in quell’ attimo, assieme ai suoi sogni e progetti.

Non temo la morte fisica ma temo moltissimo la morte spirituale, la morte della speranza, dell’entusiasmo, temo il lasciarsi andare, temo la rassegnazione, tirare avanti una vita senza uno scopo.

Mancano i sogni e quando ci sono crollano, senza avere alternative, crollano come quelle case …

Vedo un’ Italia sofferente, non fa in tempo a guarire da una ferita che subito le ne viene inferta un’altra, un’Italia piena di cicatrici sanguinanti…io spero che le nuove generazioni non perdano la speranza e continuino a sognare un mondo migliore e trovino la medicina per guarirle queste ferite e di fare della prevenzione la regola…

Questo post doveva essere gioioso,  il cenno storico stava aspettando da giorni poi, come succede spesso, le coincidenze si susseguono, si inanellano l’un l’altra: l’enciclopedia, la scuola, i miei ricordi, Venezia, avrei preferito non ci fossero queste coincidenze…

Ora, anche se non sono convinta di fare la cosa giusta, condivido con voi i miei Baicoli.

Appena ritornata da Venezia, quando ero ancora avvolta dalle sue atmosfere, ho cercato la ricetta dei Baicoli, strano ma non li conoscevo, come non conoscevo i tempi di preparazione, credevo fossero mordi e fuggi, ed  invece no, non bisogna avere fretta, i Baicoli hanno bisogno di quasi 3 giorni per meritarsi questo nome, 2 di riposo ed il resto per la preparazione e la tostatura, come per i cantucci la cottura è doppia, che è, in fondo, l’origine del termine biscotto ovvero Cotto due volte.

“No gh’è a sto mondo, no, più bel biscotto, – più fin, più dolce, più liniero e san – per mogiar nela cìcara o nel goto, – del Baicolo nostro Veneziàn” (Non c’è al mondo biscotto più fino, dolce e sano da intingere nella tazza o nel bicchiere del nostro Baicolo Veneziano).(Fonte)

Ho scelto la prima ricetta che ho trovato, in fondo, a parte i Baicoli preparati con la pasta madre, le dosi variano di poco. La fonte è un “Il quaderno dei biscotti e dolcetti per la colazione, il tè e le feste comandate” (pagine 8/9).

Ingredienti per 4 filoncini stortignaccoli:

  • 500 g. di farina 00,
  • 50 g. di burro,
  • 50 g. d zucchero,
  • 1 albume,
  • 15 g. di lievito di birra,
  • latte q.b. per sciogliere il lievito e per l’impasto,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare:

versare a fontana la farina mescolata assieme allo zucchero e sale, formare un incavo ed inserire il burro a temperatura ambiente, l’albume (in qualche ricetta viene montato a neve) ed il lievito sciolto precedentemente in poco latte tiepido.

Lavorare l’impasto aggiungendo il latte necessario, l’impasto deve risultare consistente e non molliccio.

Formare una palla e metterla in una terrina coperta dalla pellicola per 2 ore.

Dividere l’impasto in 4/5 panetti di forma allungata e disporli, lasciando spazio tra l’uno e l’altro, sulla teglia foderata con carta forno.

Coprire con un tovagliolo e lasciar lievitare ancora per 1 ora e mezza.

Cuocere a 180°C. per 10 minuti, è importante che si colori senza che si formi la crosta.

Far raffreddare, avvolgere i panetti in un canovaccio e far riposare 2 giorni, dopo si tagliano i filoncini diagonalmente a fette sottili, disporle sulla teglia e farle tostare (io ho riscaldato il forno, funzione ventilato, a 150°C. per 5 minuti da un lato e 5 dall’altro, scegliendo di non colorarli troppo).

Forse i miei sono un pò grossi ma era la prima volta,  da modificare per fare delle ottime fette biscottate anche in versione salata, sono piaciuti anche a ello ed il suo “da rifare” mi ha dato coraggio per riprovarci, non me ne vogliano i puristi o le Genti di Venezia, migliorerò, promesso :-)


Croccante alle nocciole.

Terminata la festa della donna che dura 1 giorno, si ritorna a festeggiare l’uomo la cui festa dura 364 giorni, quest’anno che è bisestile 365.

Coccolati, viziati, serviti di barba e capelli e chi più ne ha più ne metta, mea culpa, mea culpa.

Domenica, durante un mio fugace passaggio nell’ open space mi sento chiedere:

mi fai il croccante?  Sì, così, semplicemente come si chiede: me lo fai un caffè?

Io il croccante non l’ho mai fatto, a parte quello ai semi di zucca per la torta austriaca, e già là scrivevo del mio rapporto burrascoso con il caramello.

Dopo un attimo di panico, col sorriso sulle labbra ho risposto:

certo amore, forse amore non l’ho detto , lo vuoi con le noci, mandorle o nocciole?

Con le nocciole…

Ho scoperto anche perchè a me il caramello non riusciva, mescolavo e il caramello non va mescolato.

Ingredienti:

  • 220 g. di zucchero,
  • 125 ml d’acqua,
  • 35 g. di nocciole leggermente tostate, spellate e tritate grossolanamente (50 g.),
  • la scorza di un’arancia tritata fine.

Come fare:

rivestire una teglia  da 30×25 con la carta da forno.

Mescolare lo zucchero e l’acqua in una pentola dal fondo spesso a fuoco medio-alto, mescolare bene finchè lo zucchero si sarà sciolto completamente.

Lasciar cuocere senza rimestare (ecco dove sbagliavo io, mescolavo di tanto in tanto creando escursioni termiche che cristallizzavano lo zucchero), pulendo i bordi della pentola con un pennellino da cucina se necessario, per 10/12 minuti, finchè il composto risulta dorato.

Unire velocemente le nocciole e la scorza d’arancia ed amalgamare, versare tutto velocemente nella teglia, spalmando il composto fino a ricoprire tutta la superficie, lasciar raffreddare.

Rompere il composto in tante scaglie e conservarlo in un vaso a chiusura ermetica.


Ciambelline dolci per la coccola della domenica mattina.

Potrei scrivere anche per San Valentino, perchè no, le ho fatte con Amore.

Io li faccio tutto l’anno i cuori, pasta, risotti, biscotti, torte, budini, tutto quello al quale posso dare la forma a cuore è perfetto per le mie preparazioni.

Queste ciambelline le ho fatte una domenica mattina, all’alba, era da un pò che ello mi diceva: non mi fai più i biscottini.

Ricetta presa da un volume dei Buonissimi (pag. 12), lì il nome è torcetti ma a me piace ciambelline mi sanno più di casa.

Come faccio sempre la prima volta una ricetta presa da un libro ne faccio metà dose, io vi lascio le dosi complete.

Ingredienti per 16 ciambelline (Con metà dose ne ho fatte 8):

  • 250 g. di farina00,
  • 50 g. di zucchero,
  • 30 g. di burro morbido,
  • 2 uova,
  • 1 dl di latte,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere (cremortartaro),
  • 2 cucchiai di Aurum o Grand Marnier, *
  • 1 pizzico di sale,semi di lino, di pavavero, di sesamo, granella di zucchero per decorare se vi va.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C. (statico).

Setacciare sulla spianatoia la farina col lievito formando la fontana, mettere al centro lo zucchero, 1 uovo, il sale, ed amalgamare con poca farina, unire il burro a pezzetti ed il liquore *se non avete questi liquori che hanno il sapore d’arancia sostituirli con uguale quantità di rum aggiungendo nell’impasto la buccia grattugiata di mezza arancia (funziona), impastare senza lavorare troppo e far riposare per 15 minuti.

Formare dei bastoncini di c.ca 1 cm. e mezzo lunghi 20 cm. e rivoltare le punte a metà premendo per far attaccare (io ho bagnato con acqua..poca).

Adagiarli sulla placca da forno rivestita con la carta (io li ho messi con l’attaccatura al contrario affinchè non si aprissero), pennellarli con l’altro uovo sbattuto, io ho messo sopra semi di papavero, di lino, di sesamo e granella di zucchero per decorare.

Infornare per 10/15 minuti, far raffreddare, mettere in un bel vassoietto ed attendere che il vostro ello si svegli per fargli la sorpresa.

Ecco, vi auguro uno splendido fine settimana, qui ancora niente neve, il cielo vorrebbe farlo credere da giorni ma niente da fare e mi sento anche un pò in colpa a vedere certe situazioni di disagio in giro per l’Italia, come sempre, anche per il clima niente, mai, viene diviso equamente.

Ora, a gentile richiesta la Protagonista di Casa Ello, miss  Perla:

Ora sembra un pò annoiata..valle a capire ‘ste Dive.


La passione del riciclo in un Muffin (Farina di Panettone e bucce di Zucca) e già che c’ero ho riciclato anche la carta forno :-)

Oggi ho una di quelle giornate che io definisco ludico-culinarie, mi sono svegliata ed ho ripreso subito il “pensiero” che avevo prima di addormentarmi cioè quello di fare una ricetta adoperando la farina di panettone che avevo già utilizzato per fare le lasagne (più sotto c’è il link).

Neanche il tempo “muffo” è riuscito a smontare il mio entusiasmo e complice una trasferta di lavoro di ello che lo terrà fuori casa fino a sera, io, topolina biricchina sto ballando follemente per la cucina..ora no, ora sono al pc e non posso farlo :-)

Questi muffin nascono da una  serie di combinazioni che conferma la mia (e non solo) tesi che nulla succede per caso.

Tutto ha avuto inizio da 2 “boccioni” di plastica, si, avete letto bene 2 semplici, insignificanti, odiosissimi “boccioni” di plastica di “ello”.

Dovete (ma anche no ;-) ) sapere che “mister ello” ormai beve acqua soltanto se proviene dal distributore del comune ed è contenuta  in uno dei suoi 2 “boccioni” che a turno sposta da una macchina all’altra per cui quando è su una i boccioni sono sull’altra e viceversa.

Durante il giorno mi telefona ed io spero sempre che mi dica: amore mi manchi, ti amo ecc…invece mi dice:

dove sono i boccioni?

Amore saranno nell’altra macchina…

Tutti 2?

Non so amore, io non li adopero i tuoi “boccioni” :-D

Mah, fai sparire sempre tutto…e chiude la comunicazione :-D

Ieri mattina, stremata ho deciso di andargliene a comperare uno stock :-D , però non è facile trovare i “boccioni” di plastica ma soltanto tanichette, o boccioni di vetro che sono anche più igienici… o no?

L’ultima spiaggia è stata (grazie a messer pc) l’ Enologica Friulana che sta dall’altra parte della città.

Cicola e ciacola alla fine il titolare mi dice: le faccio un regalino e mi regala una rivista, l’ho sfogliata e mi si è aperto un mondo:

ma ci sono anche ricette, perfetto, perchè sa, io ho un piccolo blog di cucina :-)

Ah si? Allora non è un caso se è arrivata fin qui, la invito lunedì alla presentazione di un libro e le presento una persona che fa corsi su come adoperare le erbe e i fiori in cucina, s’intende di funghi e quant’altro.

Evvai!!!

Allora ci vediamo lunedì, mi ha fatto piacere conoscerla.

Anche a me, arrivederci e grazie :-)

Oh mamma, mi sto facendo prendere la “tastiera” :-D … okkei arrivo alla ricetta però non senza condividere con voi quanto ho trovato sulla storia dei muffin, io non la conoscevo ed ora mi sento molto più “informata” :-D

“Il muffin è un dolce simile al plum cake, di forma rotonda con la cima a calotta semisferica senza glassa di rivestimento.

Si possono preparare con ripieno di mirtilli, cioccolato, cetrioli (?), lampone, cannella, zucca, noce, limone, banana, arancia, pesca, fragola, mandorle e carote (e molto altro aggiungo io ;-) ).

In genere i muffin si tengono in un palmo della mano e si consumano in un sol boccone.

La parola muffin viene citata per la prima volta in Inghilterra nel 1703 con la scritta moofin.

Qualcuno la fa derivare dal francese mouflet, che significa soffice, inteso come il pane, altri dal tedesco muffen che significa piccole torte.

Le prime versioni di muffin erano meno nobili.

Il fornaio di famiglia, inizialmente, cucinava i muffin per la servitù, con i rimasugli del pane del giorno prima e con i rimasugli di lavorazione di biscotti, mescolando il tutto con delle patate schiacciate.

Il tutto veniva fritto facendo divenire il composto così ottenuto leggero e croccante.

Quando questo dolcetto venne scoperto dai signori inglesi dell’epoca diventò l’accompagnaento preferito per l’ora del te.

La ricetta che mi ha ispirato questo riciclo l’ho trovata proprio in quella rivista ed è di un giovane chef che, assieme ad altri 2 giovani gestisce un ristorantino (soltanto per la metratura però ;-) ) di pesce che ha dato una geniale alternativa alla clientela delle prosciutterie di San Daniele del Friuli.

Dal momento che in 3 non arrivano ai 75 anni voglio fargli un pò di pubblicità, se vi trovate dalle parti di San Daniele del Friuli, frazione Villanova per l’esattezza, andate a trovarli, Giulia, Nicola e Stefano (l’ideatore del muffin) vi accoglieranno in un ambiente informale, accogliente, luminoso, fresco e giovane, mangerete benissimo spendendo il giusto, qui la qualità/prezzo è indiscutibilmente rispettata:

Ristorantino ai Sapori                       Telefono: 0432 95 30 25

Via Giacomo Bernè, 33                             Giorno di chiusura: domenica

Villanova frazione di                                 Coperti: 25-30 (esterni 20)

(San Daniele del Friuli)                             Prezzo medio: 25, 30 €.

Ci siamo, ecco la ricetta originale con tra parentesi le mie varianti:

  • 350 g. di farina (250 g. farina di panettone, 50 g. farina di mandorle, 50 g. farina di castagne),
  • 200 g. di zucca (io (Butternut)gli scarti, buccia e polpa, della pumpkin pie),
  • 60 g. di zucchero bianco (50 g. zucchero aromatizzato alla vaniglia),
  • 60 g. di zucchero di canna (omesso),
  • 3 uova,
  • 150 g. di burro (di soia),
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • 100 ml di latte (di soia),
  • 1 cucchiaio di cannella (fiori di cannella macinati),
  • 3 cucchiaini da caffè di zenzero in polvere (io 1/2 radice di zenzero fresco grattugiato),
  • 1 pò di noce moscata (omessa).

Per fare la farina di panettone, mettere il panettone sbriciolato grossolanamente in forno a 110°C. per 10 minuti poi abbassate a 90°C. muovendo e sbriciolando il panettone,lasciare lo sportello leggermente aperto.

Il procedimento è diverso dal primo (quello dell”insolito menù) ma questa volta le fette erano più grosse, l’importante è non “abbrustolirlo” troppo.

Mettere le briciole ottenute nel robot (io assieme alla farina di mandorle e quella di castagne) e ridurre a farina (vedi collage).

Come fare da ricetta originale tra parentesi le mie varianti:

far asciugare la polpa della zucca in una padella antiaderente per circa 20 minuti

(avevo bucce e polpa già cotte).

Schiacciare la polpa rendendo il composto cremoso.

(ho frullato col minipimer assieme a poco latte di soia).

Far sciogliere il burro e lasciarlo raffreddare, unire lo zucchero e lavorare finchè risulti ben spumoso.

(ho lavorato il burro con lo zucchero ridotto a velo assieme ai fiori di cannella).

Aggiungere le uova ed incorporare nell’ordine: farina, lievito e la polpa di zucca, infine unire il latte e le spezie, mescolando delicatamente.

(soltanto lo zenzero in quanto i fiori di cannella erano già nell’impasto di burro).

Versare il composto nelle formine o in stampino di alluminio e cuocere in forno per circa 25 minuti a 180° C.

Stefano, nella sua ricetta, alla fine scava il muffin al centro ed lo farcisce con della mostarda di zucca (che proverò e condividerò) e lo serve con della crema Chantilly calda.

( io li ho farciti con la  marmellata di zucca fatta da me).

Con questa dose sono venuti 13 muffin che io ho diviso in sacchetti e messi in congelatore (Nigella docet),all’occorrenza tirarli fuori qualche ora prima e, volendo riscaldarli in forno (meglio no MW).

Mentre il panettone si stava asciugando in forno ho preparato gli stampini con la carta forno riciclata, quella dove appoggio il pane a riscaldare per ello.

L’ho stropicciata, l’ho bagnata e strizzata bene, l’ho appoggiata sopra uno stampino rotondo in alluminio ed ho appoggiato sopra un altro stampino per dargli la forma ed ho messo in forno ad asciugare, volevo avessero un aspetto “rustico” ed il risultato mi ha soddisfatta :-)

Qui come fare la farina di panettone ed altre ricette e se avete dubbi io sono a disposizione…ah dimenticavo: sono sublimi :-)

Altre informazioni sul muffin qui, certamente il sito più completo, tecnico, esaustivo che esiste in rete (sempre secondo me)

Occhio che Perla vi tiene d’occhio ;-)

P.S.: sapete dov’erano i “boccioni”? Erano sotto il sedile della macchina…però me l’ha detto stamattina… con fare mogio mogio :-D


Crostata salata con Okra, Tagliatelle di riso con finferli, Crostatine con Alchechengi e Amarene

Per il WHB 294 ho scelto 3 ricette e la pigrizia perchè non vi darò le dosi ma vi lascerò la libertà di scegliere se fare una torta salata grande o delle mini porzioni (tipo tartelette per intenderci), se fare un piattone di pasta o una ciotolina piccola come la mia, una crostata agli alchechengi grande o crostatine.

Lo so, vi faccio accendere il forno ma io non trovo così tragico farlo,  non ci  entro io nel forno ma soltanto le torte e quant’altro ed intanto che lui lavora io me ne sto al fresco.

Inizio con la torta salata che ho fatto provando la frolla all’olio aromatizzato che ho trovato in un blog che non cito, anche perchè il risultato non mi ha soddisfatto e per rimediare ho dovuto raffazzonare abbastanza però alla fine ce l’ho fatta.

La foto era bellissima ma, come succede spesso nel web, alla fine la ricetta non soddisfa il palato.

Ho adoperato la farina integrale, per questo ho aggiunto acqua e un altro tuorlo.

Ho usato l’okra che ho comperato a Mestre che ho tagliato a rondelle e fatta saltare in padella con il  cipollotto, ne ho lasciata intera qualcuna per decorare.

Avevo delle piccole zucchine di Milva con fiore (raccolte io) che ho tagliato a metà e rosolato velocemente in padella dalla parte tagliata.

Cotto il guscio di frolla all’olio ho coperto il fondo con l’okra,uno strato di tofu sbriciolato condito con sale affumicato e origano, ho concluso con le zucchine, l’okra intera ed i miei datterini ed infornato come  Alex 10 minuti a 220°C ed il gioco è fatto.

Per fare il primo piatto ho usato le tagliatelle di riso (sempre negozio di Mestre), dei finferli che mi ha portato Tiziana dalla montagna, fiori di zucchina e tofu affumicato (Mestre).

Come ho fatto:

ho fatto appassire uno scalogno e, dopo aver pulito i funghi, li ho fatti cuocere aggiungendo un pò di brodo vegetale (fresco) ho salato, un pò di pepe verde e, quasi a fine cottura, ho aggiunto i fiori di zucchina privati dei pistilli e il tofu affumicato grattugiato.

Ho scolato le tagliatelle al dente e le ho fatte saltare col sugo, impiattato, un filo d’olio evo e un’altra grattatina di tofu.

L’ ho servita  in una ciotola ottenuta da una foglia di palma.

E per finire 2 crostatine, una con i soliti alchechengi e  una crostatina con le  ciliegie in composta (senza zucchero)

Come ho fatto (nulla di più semplice):

se vi piace fare la frolla a casa (a me no) fatela, rivestire uno stampo apribile, riempire il fondo con i legumi e cuocere a 180°C. per c.ca 20 minuti (se fate le crostatine basta molto meno).

Fare una crema pasticcera (va benissimo la vostra  ricetta) e dopo averla fatta intiepidire versarla sul fondo della frolla, disporre gli alchechengi privati del calice e/o le ciliegie.

Preparare una meringa (mi ricorda qualcosa ma non mi sovvien :-D ;-) ), unire un pò di cacao (a piacere) e cannella.

Coprire la crostata o le crostatine col composto ed infornare ancora per 5 minuti.

Mi mancherà la gioia più grande della mia vita (ebbene si ;-) ), ma lei sarà in una pensione a 5 stelle (io 4 :-( ) in un grande box tutto per lei con i giochini e una mia maglietta usata (per non farle credere di essere stata abbandonata):


Focaccine ricotta salvia e fiori di rosmarino per Spiedino-Schiscetta Time.

Neanche i linguisti Devoto e  Oli sono riusciti ad “illuminarmi” sul significato della parola “Schiscetta”, forse perchè a quei tempi  la  pausa pranzo la trascorrevano  comodamente seduti a tavola serviti in piatti di porcellana e posate d’argento o  perchè il termine schiscetta (narra la leggenda) nasce a Milano dall’esigenza di una portinaia  di “schisciare” (schiacciare) il suo pranzo in un contenitore per comodità di trasporto……forse…non si sa.

Le mie pause pranzo, negli anni, le ho sempre saltate a piè pari, riprendere il lavoro col pancino pieno mi risultava faticoso perciò ho “immaginato” la mia “schiscetta” ideale: nutriente, leggera, completa, golosa e bella da vedere.

Per me, anche se frugale il pasto deve contenere i tre nutrienti fondamentali: proteine, carboidrati, grassi……e così è nata la mia “schiscetta”.

La mia proposta per il contest sono questi spiedini formati da: Focaccine ricotta, salvia e fiori di rosmarino, alternate a pomodorini datterini, bocconcini di bresaola con punte di asparagi.

Ingredienti per le focaccine:

  • 240 g. di ricotta setacciata (ho usato quella di kefir),
  • 240 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 60 g. di formaggio di capra semistagionato (o formaggio a piacere),
  • 2 foglie di salvia,
  • fiori di rosmarino (facoltativi),
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare (io ho usato il robot da cucina con le lame in plastica da impasto):

preriscaldare il forno a 200°C.

Lavorare la ricotta e la farina, aggiungere le uova leggermente sbattute, il formaggio grattugiato, le foglie di salvia tritate finemente, i fiori di rosmarino (facoltativi), sale e pepe (io uso il verde).

Attenzione, adoperare una ricotta asciutta altrimenti sarà necessario aumentare la quantità di farina e questo renderebbe le focaccine meno soffici.

Stendere l’impasto sulla tavola abbondantemente infarinata all’altezza di c.ca 1 cm , per farlo si dovrà infarinare abbondantemente anche la superficie (la farina non verrà incorporata al composto ma servirà soltanto per stenderlo meglio).

Ritagliare dei cerchi o delle forme a piacere, disporre le focaccine sulla piastra da forno rivestita con l’apposita carta e cuocere fino a doratura (per un diametro di 7/8 cm. la cottura sarà di 15 minuti).

Io ho ritagliato delle mini forme da fiore da infilare nello spiedino (cottura 10′), si può giocare con le forme e, dopo aver pennellato col latte spargere semi di papavero, sesamo, zucca, girasole ecc….io l’ho evitato perchè “sporcherebbero” la scrivania :-D

Ingredienti per lo spiedino:

  • fettine sottili di bresaola,
  • punte di asparagi (sbollentate in acqua salata),
  • pomodorini datterini,
  • focaccine, ricotta e salvia.

Come fare:

chiudere le punta d’asparago nelle  fette di bresaola tagliate a metà, formare dei fagottini ed alternarli agli altri ingredienti…..più semplice di così ;-)

Ed ora, fuori concorso la ricetta dei dolcetti:

Brutti ma buoni con pinoli e pistacchi di Ernst Knam (L’arte del dolce pag. 96)

Ingredienti:

  • 2 albumi,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 70 g. di pinoli,
  • 70 g. di pistacchi.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina capiente montare gli albumi aggiungendo lo zucchero poco alla volta, unire i pinoli ed i pistacchi ed incorporarli delicatamente alla massa.

Versare il composto in una pentola e far “asciugare” a fuoco bassissimo per c.ca 10 minuti (passaggio giustificato da Kamt per rendere più friabile il prodotto finale).

Disporre a cucchiaiate il composto su una teglia rivestita con la carta forno e cuocere a 170°C. per 10 minuti o fino a quando i brutti ma buoni risulterano ben dorati (quelli della sua foto finale sono diversi dai miei ma avevo paura di bruciarli).

Ecco..tutto questo è racchiuso in questa scatola:

Ho vinto!


Biscotti di Londra, Stelle ripiene ed auguri di fine anno ….

BISCOTTI di LONDRA

Questi biscotti fanno parte dei regali ricevuti per Il mio grosso grasso Natale 2010 da Tiziana.

É una ricetta della suocera che li ha sempre chiamati così: Biscotti di Londra non chiedete il perchè….

Ingredienti primo strato:

  • 200  g. di farina 00,
  • 150 g. di burro,
  • 40 g. di zucchero,
  • 2  tuorli.

Ingredienti secondo strato:

  • 200 g. di mandorle o nocciole,
  • 100 g. di zucchero,
  • 3 albumi a neve.

Come fare:

impastare gli ingredienti del primo strato e stenderlo su uno stampo basso (30×30), tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unire gli albumi a neve mescolando lentamente dal basso verso l’alto, stendere  questo composto sul primo strato.

Infornare a 180° per 20’ circa.

Togliere dal forno e, prima che si raffreddi completamente, tagliare prima in senso verticale ogni 4 cm. e poi partendo da un angolo tagliare in senso obliquo, formando così delle losanghe.

Quando i biscottini saranno completamente raffreddati imbiancarli con un po’ di zucchero a velo.

Stelle ripiene

Ingredienti per la pasta:

  • 500 g. di farina 00,
  • 200 g. di burro,
  • 2 tuorli,
  • 200 g. di zucchero,
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • la buccia di 1 limone e di 1 arancia,
  • 1pizzico sale,
  • latte tiepido q.b. a rendere morbido l’impasto.

Ingredienti per il ripieno:

  • amaretti sbriciolati,
  • confettura di prugne (se fosse  troppo liquida  aggiungere qualche biscotto secco).

Come fare:

amalgamare gli ingredienti e stendere la pasta (non tanto sottile).

Ricavate delle stelle con 2 stampini, 1 più grande ed 1 leggermente più piccolo, al centro del più piccolo mettere un cucchiaino di ripieno e quindi chiudere con la stella più grande ( si possono ottenere anche delle mezze lune ripiegando un cerchio di pasta di 6 cm. premendo bene i bordi ripassandoli con la rotellina).

infornare a 200° per 15-20 minuti, devono rimanere piuttosto bianchi senza prendere  colore.

Cospargere  con lo zucchero a velo.