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Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

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Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

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Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

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Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

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Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

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P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Buchteln, con salsa al cardamomo, quando c’è il burro buono.

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Ricetta Cucina Triestina Maria Stelvio (pag 338)

Sono ritornata dall’Austria, da qualche giorno ormai, col burro buono, il latte buono, una rinnovata energia, un ritrovato entusiasmo e una nuova consapevolezza.

Ma di questo parlerò un’altra volta, oggi voglio parlare di Buchtel, della mia prima volta con i Buchtel, una ricetta che mi ha fatto risalire sulla macchina del tempo, diventata ormai il mio mezzo di trasporto preferito.

Su questa macchina trasporto i miei sogni, i miei ricordi ed anche i miei rimpianti, è come vivere due volte, la seconda correggendo gli errori della prima, trasformando i brutti ricordi in bei ricordi e la vita ricomincia.

Nel post dei gnochi de spinaze vi ho raccontato della Signora Lia, ebbene, è proprio lei che me li ha fatti assaggiare la prima volta, li alternava alla torta di mele, avevo quasi vent’anni e da allora non li avevo mai più mangiati.

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Burro Austria, cardamomo.

La scintilla è stato il burro buono e bello, il burro dell’Austria; appena arrivati a casa ello ha voluto che facessi dùspaghi, io non faccio mai la pasta al burro, nella mia infanzia era il piatto must a casa della Signora Gisella, d’altronde, come va di moda dire: i piatti più semplici devono contenere prodotti di straordinaria qualità e questo burro è perfetto, ma volevo di più, volevo fare un dolce dove il burro buono, il latte buono e la farina buona potessero fare la differenza: i Buchteln.

Mentre li preparavo mi hanno ricordato il Danubio che feci tempo fa, già il nome è un indizio, infatti i buchteln altro non sono che i progenitori di quel dolce che a Napoli hanno chiamato Briochina dolce del Danubio, semplificato in Danubio e che poi è stato rivisitato anche in versione salata.

I Buchteln sono focaccine dolci di pasta lievitata, riempite di marmellata e cotte in una pirofila in modo che si attacchino l’una all’altra.

Sono originarie della Boemia, ma hanno un posto di primo piano nella cucina austriaca, nella cucina ungherese (in lingua ungherese bukta) e anche nella cucina ladina.

I Buchteln tradizionali sono riempiti con powidl (confettura di frutta preparata senza aggiungere zucchero) di prugne o coperti di salsa alla vaniglia.

I più famosi Buchteln austriaci vengono serviti nelCafé Hawelka a Vienna, dove sono la specialità della casa e vengono preparati secondo una ricetta di famiglia antichissima e segreta.(Fonte Wikipedia)

In Baviera i Buchteln vengono chiamati Rohrnudeln.

Trieste contempla la tradizione per questo dolce, avendo assorbito influenze Austroungariche per quanto riguarda la gastronomia; si mangiano anche in Alto Adige per la naturale e golosa conseguenza della sua posizione geografica.

Vengono serviti con una salsa alla vaniglia, ho voluto variare questa tradizione con una salsa al cardamomo che ben si sposa con il sapore della confettura di albicocche.

Altre varianti potebbero essere con una salsa alla cannella se la farcitura si fa con una confettura di prugne o di mele, per esempio.

Inizio con la ricetta del Sacher Hotel la quale, secondo me, manca dell’ultima lievitazione che li avrebbe resi più alti e soffici:

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Ricetta Buchteln Sacher Hotel.

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Note: impastare con la planetaria (per chi ce l’ha) sennò, come ho fatto io per la versione della Stelvio, nella macchina del pane (impasto per pasta 9 minuti), fare un’ulteriore lievitazione prima di infornare, curare di più l’esecuzione delle porzioni e la sistemazione in teglia.

Per fare la salsa al cardamomo ho fatto intiepidire il latte ed ho lasciato in infusione i semi di cardamomo leggermente schiacciati per un’ora, riscaldando il latte di tanto in tanto.

L’ho portato ad ebbollizione, ho passato al colino per eliminare i semi ed ho proceduto come da ricetta originale.

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Buchteln con salsa al cardamomo.

Non completamente soddisfatta, sono andata alla ricerca della ricetta sul libro della cucina Triestina di Maria Stelvio (1976), certa di trovarla, essendo, come ho scritto prima, una ricetta della nostra tradizione dolce.

Qui varia la quantità di lievito e, come potete leggere nella foto dell’inizio, variano anche le fasi di lavorazione, di lievitazione e la forma, segno che ognuno le ricette della tradizione le ha interpretate e le interpreta a modo suo senza, alla fine, stravolgere il risultato.

Ho cambiato anch’io la forma, rimamendo sulla forma circolare della ricetta del Sacher, ho solo aumentato il diametro di due cm. ed ho inaugurato la Farina Garofalo, faccio parte di Gente del Fud e spesso l’Azienda ci omaggia con qualche prodotto.

Inoltre ho immerso i buchteln nel burro fuso come nella versione del Sacher ed ho adoperato il latte di malga; per tutte 2 le preparazioni ho adoperato una marmellata di albicocche senza zucchero.

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Le farine sono di tre tipologie: W170 per lievitazioni fino a 8 ore (quella che ho adoperato);  W260 per lievitazioni fino a 24 ore e W350 fino a 48 ore di levitazione.

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Collage Buchteln Maria Stelvio.

Note: distanziare di più i saccottini e curarne di più la forma.

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Se decidete di prepararli, sappiate che potete staccarli e riporli nei sacchetti e congelarli, all’occorrenza una botta di forno e saranno come appena fatti.

Questa è la mia inconsapevole versione salata della ricetta:

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Lascio un link interessante per chi ama, come me, la storia del cibo, buona domenica a voi.

Snoopy e Linus


I Ricottini per Mukka Emma e la ♠sostenibile pesantezza dell’essere♠

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A causa della mia sostenibile pesantezza dell’essere mi sono giocata quasi tutti i jolly e perso molte occasioni ma tant’è, cerco di avvicinarmi e di stare con gli altri ma non ce la faccio, ho sempre paura di danneggiarli, come fossi un’appestata…

Questa ricetta, che mi aveva mandato Tiziana, era per un progetto, un progetto pensato proprio per me, per accantoalcamino che aveva vinto il contest dei formaggi della Svizzera, nonostante avesse dato “buca” all’ultimo momento.

Qualcuno aveva creduto in me, aveva visto in questo “ricettacolo di contraddizioni”, come scriveva Anna Frank, qualcosa di buono, io sarei stata Mukka Melma, la sorella pasticciona in cucina di Mukka Emma.

Ecco come descrive Peter Mukka Melma, sono proprio io ;-) :

Melma: è la più pasticciona, ma solo per lavoro!! Melma infatti è lo chef del Mira Mukka famosa per le sue doti creative in cucina e per la capacità di inventare e improvvisare fantastiche ricette. Un po’ imbranata e talvolta ingenua nei rapporti con gli altri ma assolutamente autentica.

Non si sbagliava Peter, ma non aveva fatto i conti con la mia mancanza di autostima e la mia convinzione che, con me, questo progetto non avrebbe avuto il successo che si meritava.

Ora non so chi sia Mukka Melma ma sta cucinando assieme a food-blogger più blasonati, famosi e carismatici di me, esattamente come deve essere.

Peter scrive racconti per bambini e questo blog lo ha ideato per loro, io avevo molte idee, a me che piacciono le erbe avrei scritto, in maniera comprensibile e giocosa, l’utilizzo delle erbe in cucina e li avrei coinvolti, assieme alle mamme a prepararle assieme queste ricette.

Vorrei che quel blog fosse seguito da chi ha bambini e magari farli interagire con Peter e le 7 Sorelle di Mukka Emma, io non ho avuto bambini ma i più bei ricordi che ho del breve periodo vissuto assieme alla mia mamma, sono proprio quelli passati in cucina con lei o quando m’insegnava a disegnare, o quelli col papà che mi portava nell’orto o a pescare, ma di questo ho già scritto.

Ecco, io sogno un mondo dove i bambini rimangono bambini, sogno bambini che corrono, giocano all’aria aperta, conoscono ed amano gli animali, i fiori, le erbe, che rispettano la Natura e credo che con Peter, Mukka Emma&C. tutto questo si possa realizzare, ma non con me intorno…

O mamma, che post malinconico ma ora facciamo ritornare l’allegria con questa ricettina golosa, perfetta per queste giornate di freddo, da gustare assieme ad una cioccolata calda o un the dopo una giornata sulla neve.

L’impasto è quello che un tempo le nonne chiamavano finta pasta sfoglia, la ricotta sostituiva degnamente il burro che era più costoso.

collage ricottini Mukka Melma

Ingredienti per la pasta:

  • 200 g. di burro,
  • 300 g. di ricotta,
  • 300 g. di farina 00,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

impastare gli ingredienti e far riposare in frigo per mezz’ora, nel frattempo preparare il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:

  • 4 mele imperatore,Tiziana aveva quelle ma potete adoperare quelle che gradite,
  • il succo di 1 arancia,
  • il succo di 1/2 limone,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 100 g. di pinoli,
  • 100 g. di uvetta,
  • 100 g. di noci tritate grossolanamente.

Come fare il ripieno:

sbucciare e tagliare le mele a dadini e cuocerle con il succo d’ arancia e limone, lo zucchero e la cannella e, quando il composto sarà freddo, aggiungere i pinoli, l’ uvetta e le noci.

Come fare i saccottini:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver steso la pasta, mettere dei mucchietti di ripieno , tra uno e l’altro spennellare con un pò di latte e chiudere con la rotellina.

Infornare a 200°C. per 15 minuti.

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Vi auguro una splendida giornata, come quella della foto, beh, vivo o non vivo in un Paradiso?


Muffins al caffè per festeggiare i 3 anni di ♥accantoalcamino♥ che li dimostra tutti.

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3 anni fa, il 14 gennaio del 2010 alle 6 e 58 minuti, pubblicavo il mio primo post, questo: Pane, fichi e alloro, che rimane il post che amo di più, per la ricetta, i significati e la sua storia.

Wordpess mi ha ricordato che il blog l’avevo aperto il giorno 11 ma il debutto in società è avvenuto il 14, dopo aver pensato un pò sul da farsi, ed ho fatto.

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, il blog è lo specchio della nostra personalità, inutile nascondersi dietro a un dito, prima o poi la personalità di chi è dietro allo schermo viene fuori, ed allora, io sono questa.

Il blog è come un figlio, mi disse un giorno una conoscente, ed è vero, per me è così e se vale il detto: el fruto no casca lontan de l’albero, accantoalcamino mi assomiglia, è ribelle, sensibile, irruento, impulsivo, appassionato, forte, determinato, caparbio, accantoalcamino è così, affascinante, come me.

Probabilmente con una madre diversa e con le potenzialità che ha, accantoalcamino avrebbe più follower, più visibilità, più “amici” ma accantoalcamino ha scelto, dopo aver percorso alcuni tratti in autostrada o su statali trafficate, aver visitato metropoli e grandi città,  di incamminarsi verso un sentiero di montagna, in salita, uno di quei sentieri che portano agli alpeggi, alle vecchie baite, dove si trova sempre un camino da accendere, attorno al quale sedersi a parlare, a scaldarsi, a cucinare qualcosa di buono, magari preparato con le poche cose trovate lungo il percorso e dove, dopo che se ne sono andati tutti, prendere in braccio Perla e creare favole osservando le danze del fuoco nel camino…

Si sa, in baita le stanze sono poche e piccole, accantoalcamino si riesce a stare in pochi ma stando stretti ci si scalda, con la complicità, l’amicizia, la condivisione.

Accantoalcamino ci sono, dopo 3 anni, tanti Amici fidati, ognuno di loro ha la propria vita ma non ha paura di salire di tanto in tanto fin quassù per prendersi un momento di pausa.

Voglio bene a questi Amici, tutti diversi da me per interessi e caratteri, mentre io cucino qualcuno di loro discute di politica (e ne hanno ben d’onde ), qualcuno sferruzza, ricama, disegna, dipinge, compone versi o scrive racconti.

Altri accudiscono il lievito madre, altri scattano fotografie, altri ascoltano musica, altri fanno yoga, altri mi aiutano a sfornare biscotti.

Ed è a questi Amici che dedico questo post, anche a quelli che non hanno un blog, quelli che non commentano mai o raramente, non faccio nomi ma loro sanno già che sono accantoalcamino con me ed io li ringrazio col cuore perchè è anche merito loro se oggi, quando chiedo ad accantoalcamino: cosa farai da grande, lui mi risponde: andrò dove mi porterà il cuore.

Alpeggio Montasio Perla

Ed ora, tutti accantoalcamino a festeggiare, c’è una tazza di the e qualche pasticcino, anche questi, foto  e ricetta (ispirata da Nigella) fanno parte di “quel” passato.

Sono dei muffins al caffè, quando ancora non sapevo che tutto ciò che si mette nel piatto dev’essere commestibile, quindi, i fiorellini di mimosa non mangiateli, vi raccomando ♥

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Ingredienti per 11 muffins medi e 16 mini:

Ingredienti secchi base:

  • 250 g. farina 00,
  • 2 cucchiaini di cremortartaro (nei negozi di alimenti naturali),
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato,
  • 175 g. zucchero,
  • 2 cucchiai di cacao amaro.

Le mie aggiunte agli ingredienti secchi:

  • 2 cucchiaini di caffè solubile,
  • 100 g. di cioccolato bianco a scaglie.

Ingredienti liquidi base:

  • 250 ml latte (200 + 50 ml di caffè espresso),
  • 90 ml olio di mais,
  • 1 cucchiaio estratto di vaniglia,
  • 1 uovo.

Ingredienti per la glassa dose intera, io ho dimezzato:

  • 175 g di cioccolato bianco,
  • 75 g di burro,
  • 1 cucchiaio di caffè solubile.
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Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., mescolare in una terrina gli ingredienti solidi della prima parte, mescolare ed unire gli ingredienti liquidi, non è necessario mescolare a lungo.

Versare il composto negli stampi da muffins e cuocere a 200° x 20′, i mini li ho fatti cuocere dopo x 10′.

Come fare la glassa:

sciogliere a bagnomaria (attenzione che l’acqua non bolla) il cioccolato, il burro ed il cucchiaio di caffè.

Mettere i muffins su una grata e versare la glassa, i mini li ho bagnati con una pennellata di albume (l’uovo era freschissimo), passati nel cocco e nella granella di zucchero.

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Nessun rimorso, nessun rimpianto, soltanto forti emozioni accantoalcamino, quelle che mi fanno sentire viva, tutto il resto è scotto.

Grazie ♥


Pasticcini al cocco: un pezzetto di eredità…

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É una parola che, in qualsiasi caso, ti grava di enormi responsabilità, ti ritrovi all’improvviso “proprietaio” di qualcosa che non hai scelto, al quale non hai mai pensato, qualcosa che rimette in discussione le tue convinzioni, che apre di fronte a te un orrizzonte nuovo, da esplorare.

Un eredità non ti abbandonerà mai, sarà sempre accanto a te e tu, dovrai essere capace di trarne il buono ma questo non è facile, basta guardarsi attorno quando si passeggia per le vie delle città, case splendide avvolte dall’edera, lasciate morire così soltanto perchè qualcuno, per beghe e beghette non è stato capace di condividere un’eredità, esempio recente è l’eredità di Lucio Dalla…

Di fronte ad un’eredità spesso manca il rispetto, il rispetto nei confronti di chi ha costruito quell’ eredità nel corso dell’ intera vita, spesso con enormi sacrifici.

Non entro nel merito e non approfondisco l’argomento riguardante le gravose tasse di successione che renderebbero prosaico questo mio, invece, dolcissimo, post…

Ci sarebbe davvero da scrivere volumi interi sulle varie sfaccettature di questa importante parola, ma io oggi voglio parlarvi della mia eredità, della mia meravigliosa, dolce eredità si, dopo il famoso tavolino con specchio che ho avuto in eredità dalla mia adorata Signora Gisella, sabato ho avuto in eredità le ricette dei dolci della Signora Maria, ricordate la mamma di Franco, il mio amico di gare in MTB, ne ho parlato tempo fa perchè è mancata da pochi mesi.

In fondo troverete i link di 2 ricette che sono riuscita a carpirle in vita, per le altre la risposta era sempre la stessa: quando sarò morta potrete guardare la mia agenda…

Beh, Franco mi ha spedito le foto di tutte le pagine di quell’agenda, tutte le ricette che lei scriveva in bella e leggibile calligrafia e per me è stata un’enorme emozione leggerle, perchè leggendo ho ritrovato i sapori, i gesti di quelle mani, ho rivissuto la tanto attesa apertura del forno dal quale uscivano, avvolgendomi, gli indimenticati profumi, se non è EREDITÁ questa…

Per chi non riuscisse a leggere bene la ricetta la riscrivo e, alla fine vi do alcuni consigli per una perfetta esecuzione.

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  • 500 g. di cocco grattugiato o farina di cocco,
  • 300 g. di zucchero,
  • 4 uova,
  • scorza grattugiata di 1 limone e 1 arancia.

Come fare:

mescolare il cocco, lo zucchero, la scorza grattugiata dell’arancia e del limone, i tuorli e per ultimi gli albumi montati a neve ben ferma.

Ricavare dal composto delle palline delle dimensioni di una noce, disporle su uno stampo coperto con la carta da forno e cuocere a 200°C. per 15 minuti.

Suggerimenti: Tiziana, che si fida delle ricette che pubblico e le testa volentieri, ha fatto questi biscotti ieri ma, mi ha detto, le sono venuti un pò asciutti, già dall’impasto aveva visto che non era morbido.

Come ho riscontrato tutte le volte che ho replicato i biscottini di Nigella e le Favette, le uova non sono più le stesse e, anche se sulle confezioni c’è scritto medie/grandi ecc., le dimensioni cambiano anche da uovo a uovo (le galline di Milva hanno indetto uno sciopero ad oltranza, quindi ) quindi consiglio sempre di mettere gli albumi in una ciotolina e di dosarli un pò alla volta fino ad ottenere la consistenza desiderata.

In questo caso è importante che  la farina di cocco sia il più fresca possibile perchè se adoperate la farina di un pacco già aperto è probabile che sia troppo secca e questo comprometterebbe la perfetta riuscita sia di questi biscotti che di qualsiasi altra preparazione, anche perchè a volte la farina vecchia sa di rancido.

Ho assaggiato gli originali, spesso, la Signora Maria, doveva nasconderli perchè  in un battibaleno, io ripulivo il vassoio, questi sono proprio i cocchetti (da bambina li chiamavo così), forse non ho pubblicato nulla di nuovo ma, pe me, questi sono unici perchè sono i: Pasticcini al cocco della Signora Maria.

Grazie Franco, mi hai fatto proprio un bel regalo di Natale e non solo

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Buona settimana mondo, dopo le mie riflessioni domenicali, inizio la settimana con tanta dolcezza, e non è soltanto la dolcezza di questi biscotti ma è la dolcezza che ci regala ogni giorno la vita, quasi quasi mi dispiace che il 21 finisca tutto.

Le 2 ricette della Signora Maria:

Internet point ed il tacchino col tappo

Torta di pane/ttone e mele profumata al macis, cucina povera?


Tortine con Manioca e Mango (e Cocco) di Sigrid.

dolcetti manioca bicchiere forchetta si

In questi giorni di pioggia e uggia sto facendo un pò di pulizia nelle cartelle delle foto e così ho trovato un sacco di ricette nuove per questo blog, quella che presento oggi non l’avevo mai pubblicata, le foto sono datate 23/10/2009 e sono come sono…

Quante volte ci è capitato di vedere sul banco dei supermercati queste radicione e di chiederci: come si usano, come si cucinano?

Tantissimi anni fa le comperai dopo che la commessa mi disse: sono come le patate e feci degli gnocchi con il goulash (quello col guanciale che trovate nel blog), buonissimi, li ricordo ancora.

Nel 2009 volli replicare ma con qualcosa di diverso ed è così che capitai nel blog di Sigrid e vidi questa ricetta, me ne innamorai e la feci.

L’unica variante che ho fatto è stata l’aggiunta del cocco, ma soltanto perchè, sovrappensiero, ho messo nell’impasto tutti 2 i mango, mentre uno andava per la decorazione, infatti i miei tortini risultano più alti e cicciottelli.

Ho inserito ingredienti e procedimento come dal suo blog.

Collage dolcetti manioca mango

Ingredienti:

  • 1 k. manioca grattugiata,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 g. di burro,
  • 4 uova,
  • 2 mango,
  • 5 cl. di rum (omesso),
  • farina di cocco q.b. per ottenere la giusta consistenza (se, come me, mettete i 2 mango).
dolcetti manioca pronti

Come fare:

lavare e sbucciare le manioche, grattuggiarne la polpa con una grattuggia tipo da parmigiano.

Sbucciare i mango e tagliarne uno (1) a dadini piccolissimi, l’altro, tagliato a fettine, servirà alla decorazione.

Mettere la polpa di manioca in una ciotola piena d’acqua e lasciarla a bagno per 20 minuti, sciacquare, strizzare bene la polpa e rimetterla un’altra volta a bagno per 2o minuti (stare attenti a buttare tutto il deposito bianco che si sarà creato nel fondo della ciotola).

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Aggiungere il burro fuso, le uova, i dadini di mango, lo zucchero e il rum (se volete fare come me aggiungete la farina di cocco), mescolare bene il tutto e versare questo composto in piccole teglie da muffin (meglio se di silicone) e cuocere a 150° C. per circa 40 minuti, finché le tortine saranno belle dorate.

Lasciar raffreddare, spolverare con dello zucchero a velo e decorare con le fettine di mango rimaste prima di servire. (Grazie Sigrid)

dolcetti manioca bicchiere forchetta

Un pò di informazioni sulla manioca e di sicuro vi verrà voglia, la prossima volta che vedrete al mercato queste radicione, di comperarle e cucinarle.

Informazioni da questo Sito.

Manioca radice

La manioca (Manihot esculenta Crantz), anche nota come cassava/casava o yuca/yucca, è una pianta della famiglia delle Euphorbiaceae originaria del Sudamerica e dell’Africa subsahariana.

Ha una radice a tubero commestibile, e per questo motivo è coltivata in gran parte delle regioni tropicali e subtropicali del mondo.

La radice di manioca è in effetti la terza più importante fonte di carboidrati nell’alimentazione umana mondiale nei Paesi tropicali, assieme all’igname e all’albero del pane, ed è una delle principali fonti di cibo per molte popolazioni africane.

La radice viene preparata e cucinata in moltissimi diversi modi; tra l’altro, se ne ricava una fecola nota come tapioca.

Tutte le varietà moderne di Manioca esculenta sono prodotto dell’addomesticamento e della selezione artificiale da parte dell’uomo.

La radica di manioca è lunga e si assottiglia a una estremità, come una carota; contiene una polpa dura, bianca o giallastra, racchiusa in una scorza spessa pochi millimetri, ruvida e marrone.

Le varietà di manioca coltivate per la commercializzazione possono essere lunghe fino a 80 cm, con un diametro di circa 5 centimetri e un cordone legnoso corre lungo l’asse del tubero.

La manioca viene raccolta a mano, sollevando la parte inferiore del gambo e tirando per estrarre la radice del terreno.

Dopo aver rimosso la radice, i gambi vengono tagliati in pezzi e ripiantati nel terreno prima della stagione umida.

Si ritiene che la manioca moderna derivi dalla sottospecie flabellifolia, proveniente dal Brasile centro-occidentale.

In quest’area la manioca viene coltivata probabilmente da non meno di 10.000 anni.

Il ritrovamento di polline nel sito archeologico di San Andrés dimostra la presenza della manioca nel Golfo del Messico 6.600 anni fa.

La più antica prova certa di coltivazione della manioca è stata trovata nel sito Maya di Joya de Ceren, in Salvador, e risale a 1.400 anni fa.

Merito delle sue proprietà nutrizionali, la manioca divenne una delle coltivazioni principali di diverse popolazioni dell’America Centrale e del Sudamerica settentrionale.

L’importanza della yuca (manioca) presso questi popoli è testimoniata dalle numerose rappresentazioni artistiche di questa pianta nell’arte precolombiana.

I colonizzatori spagnoli e portoghesi nelle Americhe mantennero la produzione di manioca nei territori conquistati. Oggi la produzione di manioca è largamente diffusa, ed uno dei principali produttori mondiali è la Nigeria.


Mousse di Cioccolato, Fichi e Gelatina di Aceto Balsamico di Ernst Knam (senza glutine).

mousse fichi5-001

L’aspetto  “Frastagliato” mi ricorda le coste della Dalmazia.

Mi succede a volte di essere irresistibilmente attratta da un dolce  blasonato/elaborato.

Non sono stata ancora contagiata dalla Montersinite, peraltro, io Montersino lo  stimo e lo  seguo con interesse ed attenzione su sky.

Sarà che mi hanno sempre bloccata le dosi che leggo in grafica ed io  non sono una grande amante della matematica e certi calcoli mi sono ostici, a volte anche l’uso di ingredienti difficilmente reperibili da noi comuni mortali se non in dosi industriali mi ha frenata.

Quindi? Quindi ripiego sul libro di Ernst Knam comperato in una bancarella a Mestre per pochi €uri e fin’ora le ricette che ho provato mi hanno soddisfatta.

Questa mousse aspettava, ogni tanto sfogliavo il libro, la guardavo ed aspettavo… I fichi, aspettavo i fichi, fare in dicembre un dolce con i fichi lo trovo una missione impossibile, ma… Giorni fa, ello come per magia me ne ha portati un pò da casa dello zio.

Vi darò le dosi del libro ma non spaventatevi, sono divisibili senza problemi, la marquise (che è senza glutine) potete prepararla tutta, ritagliarla e metterla in congelatore, all’occorrenza la togliete dal frigo e sarà come appena fatta.

Ingredienti:

  • 1 base di marquise,
  • 4 fogli di gelatina,
  • 150 g. di fichi freschi (io verdi),
  • 20 ml. di liquore all’arancia (omesso),
  • 150 ml. di panna da montare,
  • 100 g.  di ganache.
  • 150 ml. di aceto balsamico,
  • cioccolato fondente a pezzetti e fettine di fico per decorare (omesso).

Ingredienti per la base di Marquise (8 persone):

  • 3 uova più 2 albumi,
  • 160 g. di zucchero a velo (preparato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, quello comperato può contenere glutine),
  • 60 g. di cacao amaro,
  • 200 g. di fecola di patate,
  • zucchero semolato per spolverizzare (omesso).
Collage Marquise-001

Come fare la Marquise (dal libro):

con una frusta montate gli albumi a neve ben ferma insieme a 140 g di zucchero a velo quindi, continuando a mescolare, unite il cacao, la fecola e i tuorli, leggermente montati con 20 g di zucchero a velo, mescolate il composto delicatamente.

Versate il composto sulla placca del forno, foderata con l’apposita carta e livellatela con una spatola per ottenere uno strato spesso circa 2-3 cm.

Fatelo cuocere nel forno preriscaldato a 200° C. per 8-9 minuti, infine spolverizzate con zucchero semolato (omesso).

Ritagliate dalla Marquise con un coppapasta del Ø di 3 cm. scrive Knam io ne ho adoperati altri.

Ingredienti per la ganache (circa 600 g.):

  • 250 ml. panna liquida.
  • 375 g. cioccolato fondente in pastiglie o a pezzetti.
mousse fichi base cioccolato ganache-001

Come fare la Ganache:

versate la panna in una casseruola e mettetela a scaldare sul fuoco, portatela ad ebollizione, poi aggiungete il cioccolato fondente (io l’ho fatto a bagnomaria ed ho ammorbidito il cioccolato in microonde).

Mescolate accuratamente con un cucchiaio di legno, finché il cioccolato non si sarà completamento sciolto e ben amalgamato con la panna.

Collage crema fichi-001

Come fare la mousse di fichi e comporre il dolce:

mettete a bagno per qualche minuto 2 fogli di gelatina in poca acqua, per ammorbidirli, nel frattempo, spellate i fichi, frullateli e versate la purea così ottenuta in una ciotola.

Aggiungetevi la gelatina, strizzata e sciolta in un po’ di liquore (io l’ho sciolta nel succo di fichi scaldato leggermente).

A parte, montate la panna e incorporatela alla purea, mescolando bene con una frusta.

Preparate uno stampo per pasticceria mignon e appoggiatelo sulla placca del forno, rivestita con l’apposita carta (io, non avendo lo stampo ho foderato i miei coppapasta con la pellicola).

Foderate ciascun foro dello stampo con 1 cerchio di marquise, preparate la ganache, distribuitene un velo sui fondi di marquise, infine riponete il tutto nel congelatore per 10 minuti.

Togliete lo stampo dal congelatore, quindi, con un sac-à-poche, riempitene i fori con la crema di fichi e panna fino a circa 1 mm dalla cima. Riponete ancora il tutto nel congelatore per 30 minuti.

Nel frattempo, dopo aver ammorbidito in acqua e strizzato i 2 fogli di gelatina rimasti, scioglieteli nell’ aceto balsamico.

Quando le mousse si saranno raffreddate, togliete lo stampo dal congelatore e, aiutandovi con un cucchiaio, versate la gelatina di aceto balsamico nei fori fino a colmarli.

Mettete le mousse di nuovo nel congelatore per circa 2 ore, quindi toglietele dallo stampo e servite, decorando a piacere con fettine di fico e pezzetti di cioccolato fondente (io ho fatto delle palline con la ganache fredda e ho decorato con striscioline di buccia d’arancia).

Sapendo che ello non avrebbe gradito la gelatina di balsamico per lui l’ho sostituita con una gelatina di fichi ottenuta filtrando la loro polpa.

mousse gelatina fichi2-001

I miei dolcetti sono bruttarelli, diciamo che hanno proprio un aspetto casalingo/rustico.

Mi procurerò lo stampo così non si vedranno le piegoline della pellicola, provate se vi va, la crema di fichi può essere servita come dolce al cucchiaio adoperando l’agar agar se volete evitare la gelatina.

Non è trascurabile il fatto che è senza glutine o, con prodotti da prontuario lo può diventare, attenzione allo zucchero a velo (fatelo voi) e alla colla di pesce !!!

Buona giornata a tutti.


Baicoli stortignaccoli: Cartoline da Venezia.

Come fu governata Venezia (può essere un’idea ;-) )

Venezia potè raggiungere una così grande prosperità grazie anche alla sua ottima organizzazione politica. Dapprima il governo della città spettò al doge, coadiuvato dall’ «Assemblea del popolo». In seguito, l’Assemblea venne sostituita dal «Maggior Consiglio», costituito dalle famiglie più ricche della città. Dall’inizio del del secolo XIII, il governo passò nelle mani di poche famiglie nobili.

Per prevenire eventuali congiure, gli appartenenti al «Maggior Consiglio» sceglievano tra loro i dieci più capaci, perchè costituissero il cosidetto «Consiglio dei Dieci».

Esso aveva il compito di vigilare sull’operato del doge e su tutti i cittadini che ricoprivano cariche pubbliche. I colpevoli venivano condannati con grande severità. Nel 1355, il Consiglio dei Dieci scoperse la congiura capeggiata dal doge Marin Faliero, il quale voleva farsi capo assoluto della Repubblica. Il doge fu arrestato, condannato a morte e decapitato sui gradini dello scalone del Palazzo Ducale.

Ho trovato questo cenno storico nel quinto volume dell’ enciclopedia CONOSCERE, quelli della mia generazione la ricorderanno senz’altro, era l’ «Internet de noaltri», fonte preziosa di informazioni utili alle nostre ricerche scolastiche, i compiti diventavano più semplici ed il giorno dopo facevamo sempre una bella figura sfoggiando il nostro Conoscere.

Sfogliando il mio blog trovo spesso riflessioni, pensierie e ricordi sul periodo della scuola, proprio pochi giorni fa, sempre su un post veneziano, ho scritto del mio inconsapevole ’68, sono stata sincera, non capivo, scioperavo senza capire però ero assieme a loro nei cortei e nelle assemblee, un numero che però alla fine ha contato qualcosa, chissà quanti altri numeri c’erano…

Numeri utili ed importanti a formare i lunghissimi cortei, su e giù per i ponti, con cartelli, recitando slogan, era forte la protesta, convinta, piena di passione, di speranza nel futuro, non volevano cambiare il mondo ma migliorarlo…

Quanti anni sono passati…io ho la fortuna di averli dei ricordi, di poterli raccontare gli anni della scuola, ho la fortuna di poterla raccontare la mia vita.

É anche per questo che non mi sento sola, non è saggio vivere di ricordi però è meraviglioso poter chiudere gli occhi e vedere il proprio passato, e perdersi in inutili nostalgici ma e se.

Questo patrimonio di ricordi ci sono persone che non lo avranno mai perchè in un attimo tutto si è fermato, tutto è finito…senza un perchè…e chi potrà ricordare non vorrà farlo perchè  anche la sua vita si è fermata in quell’ attimo, assieme ai suoi sogni e progetti.

Non temo la morte fisica ma temo moltissimo la morte spirituale, la morte della speranza, dell’entusiasmo, temo il lasciarsi andare, temo la rassegnazione, tirare avanti una vita senza uno scopo.

Mancano i sogni e quando ci sono crollano, senza avere alternative, crollano come quelle case …

Vedo un’ Italia sofferente, non fa in tempo a guarire da una ferita che subito le ne viene inferta un’altra, un’Italia piena di cicatrici sanguinanti…io spero che le nuove generazioni non perdano la speranza e continuino a sognare un mondo migliore e trovino la medicina per guarirle queste ferite e di fare della prevenzione la regola…

Questo post doveva essere gioioso,  il cenno storico stava aspettando da giorni poi, come succede spesso, le coincidenze si susseguono, si inanellano l’un l’altra: l’enciclopedia, la scuola, i miei ricordi, Venezia, avrei preferito non ci fossero queste coincidenze…

Ora, anche se non sono convinta di fare la cosa giusta, condivido con voi i miei Baicoli.

Appena ritornata da Venezia, quando ero ancora avvolta dalle sue atmosfere, ho cercato la ricetta dei Baicoli, strano ma non li conoscevo, come non conoscevo i tempi di preparazione, credevo fossero mordi e fuggi, ed  invece no, non bisogna avere fretta, i Baicoli hanno bisogno di quasi 3 giorni per meritarsi questo nome, 2 di riposo ed il resto per la preparazione e la tostatura, come per i cantucci la cottura è doppia, che è, in fondo, l’origine del termine biscotto ovvero Cotto due volte.

“No gh’è a sto mondo, no, più bel biscotto, – più fin, più dolce, più liniero e san – per mogiar nela cìcara o nel goto, – del Baicolo nostro Veneziàn” (Non c’è al mondo biscotto più fino, dolce e sano da intingere nella tazza o nel bicchiere del nostro Baicolo Veneziano).(Fonte)

Ho scelto la prima ricetta che ho trovato, in fondo, a parte i Baicoli preparati con la pasta madre, le dosi variano di poco. La fonte è un “Il quaderno dei biscotti e dolcetti per la colazione, il tè e le feste comandate” (pagine 8/9).

Ingredienti per 4 filoncini stortignaccoli:

  • 500 g. di farina 00,
  • 50 g. di burro,
  • 50 g. d zucchero,
  • 1 albume,
  • 15 g. di lievito di birra,
  • latte q.b. per sciogliere il lievito e per l’impasto,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare:

versare a fontana la farina mescolata assieme allo zucchero e sale, formare un incavo ed inserire il burro a temperatura ambiente, l’albume (in qualche ricetta viene montato a neve) ed il lievito sciolto precedentemente in poco latte tiepido.

Lavorare l’impasto aggiungendo il latte necessario, l’impasto deve risultare consistente e non molliccio.

Formare una palla e metterla in una terrina coperta dalla pellicola per 2 ore.

Dividere l’impasto in 4/5 panetti di forma allungata e disporli, lasciando spazio tra l’uno e l’altro, sulla teglia foderata con carta forno.

Coprire con un tovagliolo e lasciar lievitare ancora per 1 ora e mezza.

Cuocere a 180°C. per 10 minuti, è importante che si colori senza che si formi la crosta.

Far raffreddare, avvolgere i panetti in un canovaccio e far riposare 2 giorni, dopo si tagliano i filoncini diagonalmente a fette sottili, disporle sulla teglia e farle tostare (io ho riscaldato il forno, funzione ventilato, a 150°C. per 5 minuti da un lato e 5 dall’altro, scegliendo di non colorarli troppo).

Forse i miei sono un pò grossi ma era la prima volta,  da modificare per fare delle ottime fette biscottate anche in versione salata, sono piaciuti anche a ello ed il suo “da rifare” mi ha dato coraggio per riprovarci, non me ne vogliano i puristi o le Genti di Venezia, migliorerò, promesso :-)


Croccante alle nocciole.

Terminata la festa della donna che dura 1 giorno, si ritorna a festeggiare l’uomo la cui festa dura 364 giorni, quest’anno che è bisestile 365.

Coccolati, viziati, serviti di barba e capelli e chi più ne ha più ne metta, mea culpa, mea culpa.

Domenica, durante un mio fugace passaggio nell’ open space mi sento chiedere:

mi fai il croccante?  Sì, così, semplicemente come si chiede: me lo fai un caffè?

Io il croccante non l’ho mai fatto, a parte quello ai semi di zucca per la torta austriaca, e già là scrivevo del mio rapporto burrascoso con il caramello.

Dopo un attimo di panico, col sorriso sulle labbra ho risposto:

certo amore, forse amore non l’ho detto , lo vuoi con le noci, mandorle o nocciole?

Con le nocciole…

Ho scoperto anche perchè a me il caramello non riusciva, mescolavo e il caramello non va mescolato.

Ingredienti:

  • 220 g. di zucchero,
  • 125 ml d’acqua,
  • 35 g. di nocciole leggermente tostate, spellate e tritate grossolanamente (50 g.),
  • la scorza di un’arancia tritata fine.

Come fare:

rivestire una teglia  da 30×25 con la carta da forno.

Mescolare lo zucchero e l’acqua in una pentola dal fondo spesso a fuoco medio-alto, mescolare bene finchè lo zucchero si sarà sciolto completamente.

Lasciar cuocere senza rimestare (ecco dove sbagliavo io, mescolavo di tanto in tanto creando escursioni termiche che cristallizzavano lo zucchero), pulendo i bordi della pentola con un pennellino da cucina se necessario, per 10/12 minuti, finchè il composto risulta dorato.

Unire velocemente le nocciole e la scorza d’arancia ed amalgamare, versare tutto velocemente nella teglia, spalmando il composto fino a ricoprire tutta la superficie, lasciar raffreddare.

Rompere il composto in tante scaglie e conservarlo in un vaso a chiusura ermetica.


Ciambelline dolci per la coccola della domenica mattina.

Potrei scrivere anche per San Valentino, perchè no, le ho fatte con Amore.

Io li faccio tutto l’anno i cuori, pasta, risotti, biscotti, torte, budini, tutto quello al quale posso dare la forma a cuore è perfetto per le mie preparazioni.

Queste ciambelline le ho fatte una domenica mattina, all’alba, era da un pò che ello mi diceva: non mi fai più i biscottini.

Ricetta presa da un volume dei Buonissimi (pag. 12), lì il nome è torcetti ma a me piace ciambelline mi sanno più di casa.

Come faccio sempre la prima volta una ricetta presa da un libro ne faccio metà dose, io vi lascio le dosi complete.

Ingredienti per 16 ciambelline (Con metà dose ne ho fatte 8):

  • 250 g. di farina00,
  • 50 g. di zucchero,
  • 30 g. di burro morbido,
  • 2 uova,
  • 1 dl di latte,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere (cremortartaro),
  • 2 cucchiai di Aurum o Grand Marnier, *
  • 1 pizzico di sale,semi di lino, di pavavero, di sesamo, granella di zucchero per decorare se vi va.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C. (statico).

Setacciare sulla spianatoia la farina col lievito formando la fontana, mettere al centro lo zucchero, 1 uovo, il sale, ed amalgamare con poca farina, unire il burro a pezzetti ed il liquore *se non avete questi liquori che hanno il sapore d’arancia sostituirli con uguale quantità di rum aggiungendo nell’impasto la buccia grattugiata di mezza arancia (funziona), impastare senza lavorare troppo e far riposare per 15 minuti.

Formare dei bastoncini di c.ca 1 cm. e mezzo lunghi 20 cm. e rivoltare le punte a metà premendo per far attaccare (io ho bagnato con acqua..poca).

Adagiarli sulla placca da forno rivestita con la carta (io li ho messi con l’attaccatura al contrario affinchè non si aprissero), pennellarli con l’altro uovo sbattuto, io ho messo sopra semi di papavero, di lino, di sesamo e granella di zucchero per decorare.

Infornare per 10/15 minuti, far raffreddare, mettere in un bel vassoietto ed attendere che il vostro ello si svegli per fargli la sorpresa.

Ecco, vi auguro uno splendido fine settimana, qui ancora niente neve, il cielo vorrebbe farlo credere da giorni ma niente da fare e mi sento anche un pò in colpa a vedere certe situazioni di disagio in giro per l’Italia, come sempre, anche per il clima niente, mai, viene diviso equamente.

Ora, a gentile richiesta la Protagonista di Casa Ello, miss  Perla:

Ora sembra un pò annoiata..valle a capire ‘ste Dive.


La passione del riciclo in un Muffin (Farina di Panettone e bucce di Zucca) e già che c’ero ho riciclato anche la carta forno.

Oggi ho una di quelle giornate che io definisco ludico-culinarie, mi sono svegliata ed ho ripreso subito il pensiero che avevo prima di addormentarmi cioè quello di fare una ricetta adoperando la farina di panettone che avevo già utilizzato per fare le lasagne (più sotto c’è il link).

Neanche il tempo muffo è riuscito a smontare il mio entusiasmo e complice una trasferta di lavoro di ello che lo terrà fuori casa fino a sera, io, topolina biricchina sto ballando follemente per la cucina.

Questi muffin nascono da una  serie di combinazioni che conferma la mia (e non solo) tesi che nulla succede per caso.

Tutto ha avuto inizio da 2 boccioni di plastica, si, avete letto bene 2 semplici, insignificanti, odiosissimi boccioni di plastica di ello.

Dovete sapere che mister ello ormai beve acqua soltanto se proviene dal distributore del comune ed è contenuta  in uno dei suoi 2 boccioni che a turno sposta da una macchina all’altra per cui quando è su una i boccioni sono sull’altra e viceversa.

Durante il giorno mi telefona ed io spero sempre che mi dica: amore mi manchi, ti amo ecc., invece mi dice:

dove sono i boccioni?

Amore saranno nell’altra macchina…

Tutti 2?

Non so amore, io non li adopero i tuoi boccioni.

Mah, fai sparire sempre tutto… e chiude la comunicazione.

Ieri mattina, stremata ho deciso di andargliene a comperare uno stock, però non è facile trovare i boccioni di plastica ma soltanto tanichette, o boccioni di vetro che sono anche più igienici.

L’ultima spiaggia è stata (grazie a messer pc) l’ Enologica Friulana che sta dall’altra parte della città.

Cicola e ciacola alla fine il titolare mi dice: le faccio un regalino e mi regala una rivista, l’ho sfogliata e mi si è aperto un mondo:

ma ci sono anche ricette, perfetto, perchè sa, io ho un piccolo blog di cucina.

Ah si? Allora non è un caso se è arrivata fin qui, la invito lunedì alla presentazione di un libro e le presento una persona che fa corsi su come adoperare le erbe e i fiori in cucina, s’intende di funghi e quant’altro.

Evvai!!!

Allora ci vediamo lunedì, mi ha fatto piacere conoscerla.

Anche a me, arrivederci e grazie.

Arrivo alla ricetta però non senza condividere con voi quanto ho trovato sulla storia dei muffin, io non la conoscevo ed ora mi sento molto più informata.

“Il muffin è un dolce simile al plum cake, di forma rotonda con la cima a calotta semisferica senza glassa di rivestimento.

Si possono preparare con ripieno di mirtilli, cioccolato, cetrioli (?), lampone, cannella, zucca, noce, limone, banana, arancia, pesca, fragola, mandorle e carote (e molto altro aggiungo io).

In genere i muffin si tengono in un palmo della mano e si consumano in un sol boccone.

La parola muffin viene citata per la prima volta in Inghilterra nel 1703 con la scritta moofin.

Qualcuno la fa derivare dal francese mouflet, che significa soffice, inteso come il pane, altri dal tedesco muffen che significa piccole torte.

Le prime versioni di muffin erano meno nobili.

Il fornaio di famiglia, inizialmente, cucinava i muffin per la servitù, con i rimasugli del pane del giorno prima e con i rimasugli di lavorazione di biscotti, mescolando il tutto con delle patate schiacciate.

Il tutto veniva fritto facendo divenire il composto così ottenuto leggero e croccante.

Quando questo dolcetto venne scoperto dai signori inglesi dell’epoca diventò l’accompagnaento preferito per l’ora del te.

La ricetta che mi ha ispirato questo riciclo l’ho trovata proprio in quella rivista ed è di un giovane chef che, assieme ad altri 2 giovani gestisce un ristorantino (soltanto per la metratura però) di pesce che ha dato una geniale alternativa alla clientela delle prosciutterie di San Daniele del Friuli.

Dal momento che in 3 non arrivano ai 75 anni voglio fargli un pò di pubblicità, se vi trovate dalle parti di San Daniele del Friuli, frazione Villanova per l’esattezza, andate a trovarli, Giulia, Nicola e Stefano (l’ideatore del muffin) vi accoglieranno in un ambiente informale, accogliente, luminoso, fresco e giovane, mangerete benissimo spendendo il giusto, qui la qualità/prezzo è indiscutibilmente rispettata:

Ristorantino ai Sapori                       Telefono: 0432 95 30 25

Via Giacomo Bernè, 33                             Giorno di chiusura: domenica

Villanova frazione di                                 Coperti: 25-30 (esterni 20)

(San Daniele del Friuli)                             Prezzo medio: 25, 30 €.

Ci siamo, ecco la ricetta originale con tra parentesi le mie varianti:

  • 350 g. di farina (250 g. farina di panettone, 50 g. farina di mandorle, 50 g. farina di castagne),
  • 200 g. di zucca (io (Butternut)gli scarti, buccia e polpa, della pumpkin pie),
  • 60 g. di zucchero bianco (50 g. zucchero aromatizzato alla vaniglia),
  • 60 g. di zucchero di canna (omesso),
  • 3 uova,
  • 150 g. di burro (di soia),
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • 100 ml di latte (di soia),
  • 1 cucchiaio di cannella (fiori di cannella macinati),
  • 3 cucchiaini da caffè di zenzero in polvere (io 1/2 radice di zenzero fresco grattugiato),
  • 1 pò di noce moscata (omessa).

Per fare la farina di panettone, mettere il panettone sbriciolato grossolanamente in forno a 110°C. per 10 minuti poi abbassate a 90°C. muovendo e sbriciolando il panettone,lasciare lo sportello leggermente aperto.

Il procedimento è diverso dal primo (quello dell”insolito menù) ma questa volta le fette erano più grosse, l’importante è non “abbrustolirlo” troppo.

Mettere le briciole ottenute nel robot (io assieme alla farina di mandorle e quella di castagne) e ridurre a farina (vedi collage).

Come fare da ricetta originale tra parentesi le mie varianti:

far asciugare la polpa della zucca in una padella antiaderente per circa 20 minuti

(avevo bucce e polpa già cotte).

Schiacciare la polpa rendendo il composto cremoso.

(ho frullato col minipimer assieme a poco latte di soia).

Far sciogliere il burro e lasciarlo raffreddare, unire lo zucchero e lavorare finchè risulti ben spumoso.

(ho lavorato il burro con lo zucchero ridotto a velo assieme ai fiori di cannella).

Aggiungere le uova ed incorporare nell’ordine: farina, lievito e la polpa di zucca, infine unire il latte e le spezie, mescolando delicatamente.

(soltanto lo zenzero in quanto i fiori di cannella erano già nell’impasto di burro).

Versare il composto nelle formine o in stampino di alluminio e cuocere in forno per circa 25 minuti a 180° C.

Stefano, nella sua ricetta, alla fine scava il muffin al centro ed lo farcisce con della mostarda di zucca (che proverò e condividerò) e lo serve con della crema Chantilly calda.

( io li ho farciti con la  marmellata di zucca fatta da me).

Con questa dose sono venuti 13 muffin che io ho diviso in sacchetti e messi in congelatore (Nigella docet), all’occorrenza tirarli fuori qualche ora prima e, volendo riscaldarli in forno (meglio no MW).

Mentre il panettone si stava asciugando in forno ho preparato gli stampini con la carta forno riciclata, quella dove appoggio il pane a riscaldare per ello.

L’ho stropicciata, l’ho bagnata e strizzata bene, l’ho appoggiata sopra uno stampino rotondo in alluminio ed ho appoggiato sopra un altro stampino per dargli la forma ed ho messo in forno ad asciugare, volevo avessero un aspetto rustico ed il risultato mi ha soddisfatta.

Qui come fare la farina di panettone ed altre ricette e se avete dubbi io sono a disposizione…ah dimenticavo: sono sublimi

Altre informazioni sul muffin qui, certamente il sito più completo, tecnico, esaustivo che esiste in rete (sempre secondo me)

Occhio che Perla vi tiene d’occhio.

P.S.: sapete dov’erano i boccioni? Erano sotto il sedile della macchina, però me l’ha detto stamattina con fare mogio mogio.


Crostata salata con Okra, Tagliatelle di riso con finferli, Crostatine con Alchechengi e Amarene

Oggi ho scelto 3 ricette e la pigrizia perchè non vi darò le dosi ma vi lascerò la libertà di scegliere se fare una torta salata grande o delle mini porzioni (tipo tartelette per intenderci), se fare un piattone di pasta o una ciotolina piccola come la mia, una crostata agli alchechengi grande o crostatine.

Lo so, vi faccio accendere il forno ma io non trovo così tragico farlo,  non ci  entro io nel forno ma soltanto le torte e quant’altro ed intanto che lui lavora io me ne sto al fresco.

Inizio con la torta salata che ho fatto provando la frolla all’olio aromatizzato che ho trovato in un blog che non cito, anche perchè il risultato non mi ha soddisfatto e per rimediare ho dovuto raffazzonare abbastanza però alla fine ce l’ho fatta però, essendo quella blogger una brava fotografa mi aveva invigliato, con la foto, a provare; si sa on sempre una bella foto significa qualità e bontà del piatto.

La foto era bellissima ma, come succede spesso nel web, alla fine la ricetta non soddisfa il palato.

Ho adoperato la farina integrale, per questo ho aggiunto acqua e un altro tuorlo.

Ho usato l’okra che ho comperato a Mestre che ho tagliato a rondelle e fatta saltare in padella con il  cipollotto, ne ho lasciata intera qualcuna per decorare.

Avevo delle piccole zucchine di Milva con fiore (raccolte io) che ho tagliato a metà e rosolato velocemente in padella dalla parte tagliata.

Cotto il guscio di frolla all’olio ho coperto il fondo con l’okra,uno strato di tofu sbriciolato condito con sale affumicato e origano, ho concluso con le zucchine, l’okra intera ed i miei datterini ed infornato come  Alex 10 minuti a 220°C ed il gioco è fatto.

Per fare il primo piatto ho usato le tagliatelle di riso (sempre negozio di Mestre), dei finferli che mi ha portato Tiziana dalla montagna, fiori di zucchina e tofu affumicato (Mestre).

Come ho fatto:

ho fatto appassire uno scalogno e, dopo aver pulito i funghi, li ho fatti cuocere aggiungendo un pò di brodo vegetale (fresco) ho salato, un pò di pepe verde e, quasi a fine cottura, ho aggiunto i fiori di zucchina privati dei pistilli e il tofu affumicato grattugiato.

Ho scolato le tagliatelle al dente e le ho fatte saltare col sugo, impiattato, un filo d’olio evo e un’altra grattatina di tofu.

L’ ho servita  in una ciotola ottenuta da una foglia di palma.

E per finire 2 crostatine, una con i soliti alchechengi e  una crostatina con le  ciliegie in composta (senza zucchero)

Come ho fatto (nulla di più semplice):

se vi piace fare la frolla a casa (a me no) fatela, rivestire uno stampo apribile, riempire il fondo con i legumi e cuocere a 180°C. per c.ca 20 minuti (se fate le crostatine basta molto meno).

Fare una crema pasticcera (va benissimo la vostra  ricetta) e dopo averla fatta intiepidire versarla sul fondo della frolla, disporre gli alchechengi privati del calice e/o le ciliegie.

Preparare una meringa (mi ricorda qualcosa ma non mi sovvien :-D ;-) ), unire un pò di cacao (a piacere) e cannella.

Coprire la crostata o le crostatine col composto ed infornare ancora per 5 minuti.

Mi mancherà la gioia più grande della mia vita (ebbene si ;-) ), ma lei sarà in una pensione a 5 stelle (io 4 :-( ) in un grande box tutto per lei con i giochini e una mia maglietta usata (per non farle credere di essere stata abbandonata):


Focaccine ricotta salvia e fiori di rosmarino per Spiedino-Schiscetta Time.

Neanche i linguisti Devoto e  Oli sono riusciti ad illuminarmi sul significato della parola Schiscetta, forse perchè a quei tempi  la  pausa pranzo la trascorrevano  comodamente seduti a tavola serviti in piatti di porcellana e posate d’argento o  perchè il termine schiscetta (narra la leggenda) nasce a Milano dall’esigenza di una portinaia  di schisciare (schiacciare) il suo pranzo in un contenitore per comodità di trasporto, forse, non si sa.

Le mie pause pranzo, negli anni, le ho sempre saltate a piè pari, riprendere il lavoro col pancino pieno mi risultava faticoso perciò ho immaginato la mia schiscetta ideale: nutriente, leggera, completa, golosa e bella da vedere.

Per me, anche se frugale il pasto deve contenere i tre nutrienti fondamentali: proteine, carboidrati, grassi, e così è nata la mia schiscetta.

La mia proposta per il contest sono questi spiedini formati da: Focaccine ricotta, salvia e fiori di rosmarino, alternate a pomodorini datterini, bocconcini di bresaola con punte di asparagi.

Ingredienti per le focaccine:

  • 240 g. di ricotta setacciata (ho usato quella di kefir),
  • 240 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 60 g. di formaggio di capra semistagionato (o formaggio a piacere),
  • 2 foglie di salvia,
  • fiori di rosmarino (facoltativi),
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare (io ho usato il robot da cucina con le lame in plastica da impasto):

preriscaldare il forno a 200°C.

Lavorare la ricotta e la farina, aggiungere le uova leggermente sbattute, il formaggio grattugiato, le foglie di salvia tritate finemente, i fiori di rosmarino (facoltativi), sale e pepe (io uso il verde).

Attenzione, adoperare una ricotta asciutta altrimenti sarà necessario aumentare la quantità di farina e questo renderebbe le focaccine meno soffici.

Stendere l’impasto sulla tavola abbondantemente infarinata all’altezza di c.ca 1 cm , per farlo si dovrà infarinare abbondantemente anche la superficie (la farina non verrà incorporata al composto ma servirà soltanto per stenderlo meglio).

Ritagliare dei cerchi o delle forme a piacere, disporre le focaccine sulla piastra da forno rivestita con l’apposita carta e cuocere fino a doratura (per un diametro di 7/8 cm. la cottura sarà di 15 minuti).

Io ho ritagliato delle mini forme da fiore da infilare nello spiedino (cottura 10′), si può giocare con le forme e, dopo aver pennellato col latte spargere semi di papavero, sesamo, zucca, girasole ecc., io l’ho evitato perchè sporcherebbero la scrivania.

Ingredienti per lo spiedino:

  • fettine sottili di bresaola,
  • punte di asparagi (sbollentate in acqua salata),
  • pomodorini datterini,
  • focaccine, ricotta e salvia.

Come fare:

chiudere le punta d’asparago nelle  fette di bresaola tagliate a metà, formare dei fagottini ed alternarli agli altri ingredienti, più semplice di così.

Ed ora,  la ricetta dei dolcetti:

Brutti ma buoni con pinoli e pistacchi di Ernst Knam (L’arte del dolce pag. 96)

Ingredienti:

  • 2 albumi,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 70 g. di pinoli,
  • 70 g. di pistacchi.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina capiente montare gli albumi aggiungendo lo zucchero poco alla volta, unire i pinoli ed i pistacchi ed incorporarli delicatamente alla massa.

Versare il composto in una pentola e far “asciugare” a fuoco bassissimo per c.ca 10 minuti (passaggio giustificato da Kamt per rendere più friabile il prodotto finale).

Disporre a cucchiaiate il composto su una teglia rivestita con la carta forno e cuocere a 170°C. per 10 minuti o fino a quando i brutti ma buoni risulterano ben dorati (quelli della sua foto finale sono diversi dai miei ma avevo paura di bruciarli).

Ecco..tutto questo è racchiuso in questa scatola:


Biscotti di Londra, Stelle ripiene ed auguri di fine anno ….

BISCOTTI di LONDRA

Questi biscotti fanno parte dei regali ricevuti per Il mio grosso grasso Natale 2010 da Tiziana.

É una ricetta della suocera che li ha sempre chiamati così: Biscotti di Londra non chiedete il perchè….

Ingredienti primo strato:

  • 200  g. di farina 00,
  • 150 g. di burro,
  • 40 g. di zucchero,
  • 2  tuorli.

Ingredienti secondo strato:

  • 200 g. di mandorle o nocciole,
  • 100 g. di zucchero,
  • 3 albumi a neve.

Come fare:

impastare gli ingredienti del primo strato e stenderlo su uno stampo basso (30×30), tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unire gli albumi a neve mescolando lentamente dal basso verso l’alto, stendere  questo composto sul primo strato.

Infornare a 180° per 20’ circa.

Togliere dal forno e, prima che si raffreddi completamente, tagliare prima in senso verticale ogni 4 cm. e poi partendo da un angolo tagliare in senso obliquo, formando così delle losanghe.

Quando i biscottini saranno completamente raffreddati imbiancarli con un po’ di zucchero a velo.

Stelle ripiene

Ingredienti per la pasta:

  • 500 g. di farina 00,
  • 200 g. di burro,
  • 2 tuorli,
  • 200 g. di zucchero,
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • la buccia di 1 limone e di 1 arancia,
  • 1pizzico sale,
  • latte tiepido q.b. a rendere morbido l’impasto.

Ingredienti per il ripieno:

  • amaretti sbriciolati,
  • confettura di prugne (se fosse  troppo liquida  aggiungere qualche biscotto secco).

Come fare:

amalgamare gli ingredienti e stendere la pasta (non tanto sottile).

Ricavate delle stelle con 2 stampini, 1 più grande ed 1 leggermente più piccolo, al centro del più piccolo mettere un cucchiaino di ripieno e quindi chiudere con la stella più grande ( si possono ottenere anche delle mezze lune ripiegando un cerchio di pasta di 6 cm. premendo bene i bordi ripassandoli con la rotellina).

infornare a 200° per 15-20 minuti, devono rimanere piuttosto bianchi senza prendere  colore.

Cospargere  con lo zucchero a velo.


Quadrotti di Stollen al papavero, un dolce modo per utilizzare questi splendidi semini….

Mi sono accorta di contribuire poco col mio blogghino alla cena della Vigilia o al pranzo di Natale.

Io ne avrei di idee, e che gustose e che scenografiche ma…. qui la serata della vigilia scorre come sempre, cena prestissimo, un pò di  divano, qualche sbadiglio e poi a nanna.

Ma insomma (direte voi) che vita grama :-(

No, non è così, ello lavora tutto il giorno e parla, parla, parla, bla bla bla…..la sera quando ritorna ha  perso l’uso della favella.

Io, essendo sola a casa e non praticando il soliloquio quando lui ritorna ho perso anch’io l’uso della favella così ci scambiamo qualche battuta senza senso e dopo una bella sonora risata ci guardiamo negli occhi e ci diciamo, quasi contemporaneamente: siamo proprio 2 dementi :-D

Ecco spiegato il motivo di questo mio “silenzio” gastronomico/natalizio.

Poi arriva il giorno di Natale, ello va a prendere lo “zio”, la suocera col cognato arrivano indipendenti (sempre in anticipo ed io sono ancora “grembiulata”  :-( ) ed il menù è sempre lo stesso:

Grande teglia di pasticcio fatto dalla suocera Emiliana (che vi assicuro è un delirio di sapori), zampone, cotechino, bondiola, lenticchie in abbondanza (lo zio porta via sempre una pentola, ma l’ho già detto), quest’anno lo zio che è rimasto orfano del suo “sparghert” ha sussurrato “me la fa la brovada?”

Così quest’anno il menù sarà più ricco.

Il panettone? Beh,  ho abbondantemente parlato del panettone vero? ;-) Ora devo solo aspettare il responso parentale.

Intanto lei dorme…..

Sono riuscita, nonostante la frenesia di questi giorni a fare questi “cubotti di Stollen” che mi avevano incuriosito sopratutto per la farcitura di pasta di semi di papavero che per me è una novità, anche per l’uso del preparato per budino che noi italiani sfruttiamo pochissimo.

Spesso questi semi finiscono negli e sugli impasti dolci e salati, tostati col burro fuso o usati come condimento su dolce e salato ecc.

Inizio con questa:

Pasta di papavero

Ingredienti:

  • 250 g. di semi di papavero macinati (o li macinate voi),
  • 375 ml. di latte.
  • 1 busta di preparato per budino alla vaniglia non zuccherato,
  • 125 ml. di latte,
  • 1 cucchiaio di burro morbido,
  • 1 tuorlo,
  • 100 g. di zucchero.

Come fare:

portare a bollore i 375 ml di latte con i 250 g. di semi di papavero che avrete macinato (se non li trovate già pronti).

Sciogliere il preparato per budino nei 125 ml. di latte, unire il burro, il tuorlo e lo zucchero, amalgamare bene,  unire al composto di papavero e portare ad ebollizione.

Far raffreddare.

Quella che avanzerà conservala in frigorifero ed usarla per farcire altri dolci a piacere.

E adesso:

Quadrotti di Stollen

Lo Stollen è un dolce Natalizio tipico della Germania che trovo facilmente anche dalle mie parti.

In fondo sono fortunata a vivere “incuneata” tra Slovenia e Austria, certo sono tagliata fuori dalle rotte che mi avvicinerebbero di più ad amici blogger e ad  eventi culinari importanti ed interessanti, ma non si può avere tutto quindi, io mi godo i mercatini di Natale dell’Austria e della Slovenia che mi permettono di acquistare ingredienti spesso introvabili in Italia tra questi, appunto, i semi di papavero, macinati e non, in grande quantità e a prezzi ridicoli :-)

Barattolo con mini-Stollen per il “Maestro”

La sera prima mettere in una ciotola:

  • 40 g di scorza d’arancia candita,
  • 40 g. di scorza di limone candita,
  • 100 g. di uvetta,
  • 50 g. di mandorle tritate,
  • i semini contenuti in un bacello di vaniglia,
  • 1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata,
  • 2 cucchiai di rum (omesso e sostituito da una fialetta aroma alchermes)
  • 2 cucchiai d’acqua (3)

quindi tritare i canditi, le mandorle, unire tutto agli ingredienti succitati e lasciar macerare tutta la notte.

Ingredienti per lo Stollen (teglia quadrata 20×20):

  • 300 g. di farina 00,
  • 7 . di lievito di birra secco,
  • 40 g. di zucchero a velo,
  • 100 ml. di latte,
  • 1 tuorlo,
  • 150 g. di burro,
  • sale,
  • 250 g. di pasta di papavero per farcire.

Come fare:

vi consiglio di mettere tutti gli ingredienti meno la pasta di papavero in un robot da cucina non con la lama tagliente (io ho il vecchio Braun ed uso la paletta di plastica) e di amalgamare bene tutto, unire il composto preparato la sera prima ed amalgamarlo.

Mettere in una ciotola, coprire con la pelicola e far lievitare al caldo per 40 minuti.

Dividere l’impasto a metà e stenderne una parte nella teglia (unta), fare uno strato con la pasta di papavero e chiudere con l’altra metà dell’impasto (che avrete steso sulla tavola infarinata) appoggiando la parte infarinata sulla crema al papavero.

Lievitare ancora 1/4 d’ora ed infornare nel ripiano centrale a 180°C.  per c.ca 35 minuti (se usate una teglia più grande  lo stollen sarà più basso, basteranno 25 minuti)

Sfornare ed immediatamente ricoprire con 50 g. di burro fuso e  spolverizzare con 20 g. di zucchero a velo.

Far raffreddare e ritagliare a cubetti di c.ca 2,5 cm. di lato.


Curambiè, sull’onda dei ricordi…

17 gennaio 2009, fotografavo ancora con un telefonino che, inavvertitamente era rimasto dentro alla tovaglia che ho poi sbattuto fuori dalla finestra assieme alle  briciole ..con le conseguenze che potete immaginare: telefonino intatto ma privo di vita, io abbacchiata e costernata :-(

Poi è arrivato San Valentino e con lui la mia piccola adorata digitale.

A causa di dispute sui “diritti d’autore” delle ricette, gli amministratori del forum desideravano che si citasse la loro fonte ed io così ho pensato di fotografare questo foglietto che era sopravvissuto a tutti i miei spostamenti su e giù per l’Italia.

Questo foglietto ha quasi 40 anni, questi “curambiè” che forse si chiamano più precisamente “curabiè” li ho fatti soltanto una volta, quel remoto 17 gennaio del 2009 ed io ve li offro oggi, col cuore, come sempre……

Ingredienti:

  • 200 g. mandorle pelate
  • 250 g. farina 00
  • 200 g. burro
  • 80 g. zucchero
  • 1 pizzico di sale sciolto in un cucchiaio di acqua tiepida.

Procedimento:

Ammorbidire un po’ il burro col cucchiaio, mescolare lo zucchero, le mandorle grattuggiate (io le ho messe con un po’ di zucchero nel mixer, senza però farle diventare farina, la mandorla si deve sentire sotto i denti!) la farina ed il sale.

Lavorare poco ed appena la pasta sarà sufficentemente amalgamata, formare dei piccoli chiffeletti e cuocerli in forno appena caldo (io ho usato il ventilato a 150° controllando sempre) per 25 – 30′.

Devono rimanere bianchi sopra, un po’ coloriti sotto, coprire ancora caldi di zucchero a velo vanigliato.

Ps: se durante la lavorazione l’impasto s’ammorbidisse troppo, lavorare metà impasto alla volta (l’altro metterlo in frigorifero).

Con una metà io ho fatto 15 pezzi, con l’altra metà li farò più piccoli.


Crostatine e rotolini alla zucca.

E perchè “dolcetto scherzetto” chiederete voi? Semplicemente perchè c’è la zucca e perchè in quel post non ho messo la ricetta :-D

Io non amo halloween, se avessi bambini probabilmente si (non potrei mica emarginarli) ma non amo l’halloween degli adulti, quelli che prendono a pretesto questa festa per combinarne di tutti i colori e non sono certo i colori dell’arcobaleno.

Finita l’introduzione passo alla ricetta che, in questo caso accontenterà anche chi è a dieta o preferisce mangiare sano.

Qui non c’è burro che è sostituito dal Tahini, chiamato anche burro di sesamo perchè è ottenuto dai semi di sesamo tostati.

Come sempre vi informerò delle difficoltà incontrate e delle mie soluzioni.

Essendo il ripieno una crema di zucca profumata alla cannella ho diviso il composto, lasciandone uno al naturale, in 4 parti ed ho unito ad una aghi di rosmarino fresco tritato e nell’altra zenzero fresco grattugiato che, come dico sempre, si sposa alla perfezione con la zucca.

Ingredienti:

  • 300 g. di farina integrale biologica,
  • 1 uovo bio ,
  • 3 cucchiai di olio evo (volendo potete usare quello di sesamo o di mais),
  • 1 cucchiaio di miele,
  • 20 g. di tahini (consiglio di aumentare la dose),
  • 2 cucchiai di kefir (aggiunto da me per ammorbidire l’impasto che non si amalgamava),
  • 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di 1/2 arancia.

Per la farcitura:

  • 500 g. di zucca,
  • 70 g. di zucchero di canna,
  • scorza grattugiata e succo di 1/2 limone,
  • un pizzico di cannella,
  • rosmarino fresco tritato e zenzero fresco grattugiato per variare il ripieno.
  • semi di zucca tritati e tostati.

Come fare:

sulla spianatoia fare la fontana e rompere al centro l’uovo, unire gli altri ingredienti e lavorare per una decina di minuti, avvolgere il composto nella pellicola e riporlo in frigorifero per 1/2 ora.

Accendere il forno a 180°C. ed intanto preparare il ripieno.

Sbucciare la zucca e tagliarla a fette spesse 1cm. , distribuitele sulla piastra forno senza sovrapporle avvolgendole nella stagnola e cuocerle per 1/4 d’ora.

Mettere la polpa di zucca nel robot con gli altri ingredienti (senza le spezie) e ridurla a purea.

Stendere la pasta ad uno spessore di 1/2 cm. e ritagliare dei rettangoli, adesso spetta a voi decidere se farcire tutto con un ripieno o, come me, variare usando l’impasto anche per qualche crostatina.

Stendere il ripieno, se usate i semi di zucca spargeteli sopra e chiudere, arrotolando i rettangoli dalla parte della lunghezza e ritagliarli in tronchetti di 3 cm. , non è un’operazione facile, usare un coltellino affilato e cercare di non premere per non far uscire il ripieno.

Appoggiare i cannoncini e le crostatine sulla piastra, mettere in frigorifero per 1/4 d’ora ed infornare per 30 minuti.

Sapendo che ello non ama la cannella e stranezze ne ho lasciata una parte senza aromi, ricoprendo il ripieno di zucca con i semi tritati e tostati, non occorre dire che ello ha mangiato anche gli altri.

Buonissima domenica !!


Favette Triestine, aspettando novembre.

Ho ricevuto da parte di Lia&Pina del blog Provare per gustare l’invito a partecipare alla loro prima raccolta, allora ho pensato un pò e, come mi succede a volte, ho rispolverato questa ricetta del cuore, che mi ricorda i sapori della mia città (si, perchè anche se ormai abito qui, non significa che io non sia più Triestina, anzi, forse lo sono ancor di più ;-) )

Copio/incollo la ricetta così com’era, a suo tempo sono rimasta stupita di averla trovata e l’idea di poterla fare e, quindi, riassaporare i ricordi mi aveva emozionata.

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Queste “favette” si mangiano a Trieste (e non solo!!) a novembre, per questo vengono, immeritatamente, chiamate: “favette dei morti”.

Perfette per un’idea regalo e per coccolarsi un po’ durante il giorno rubandone una ogni tanto dal bel vaso di vetro che avrete riempito.

Facilissime da fare, provatele.

Ingredienti per 600 g. di favette:

  • 250 g. di mandorle pelate,
  • 50 g. di pinoli,
  • 400 g. di zucchero,
  • *2 albumi*,
  • 1 cucchiaino di alcool a 95° ,
  • 15 g. di cacao,
  • aroma di rosa,
  • colorante alimentare rosso liquido (volendo Alchermes).

Procedimento:

macinare nel mixer o frullatore la frutta secca con un cucchiaio di zucchero e ridurla a farina.

Unire il restante zucchero, *gli albumi *, l’alcool ed impastare fino a rendere il composto omogeneo e “lavorabile”, non troppo asciutto, non troppo molle: *vi consiglio di dosare un po’ alla volta gli albumi, il cacao tende ad asciugare l’impasto, colorante ed aroma lo rendono più morbido.*

Quindi:

nella prima fase aggiungerne 1, dividere il composto in 3 parti, una  lasciarla naturale, l’altra  rimetterla nel mixer, aggiungere qualche goccia di aroma ed il colorante (poco), fino a raggiungere la colorazione che vedete nella foto.

Alla terza parte aggiungere il cacao e, se risultasse troppo asciutto aggiungere un po’ di albume.

I miei sono molto scuri perchè ho seguito la dose della ricetta (30 g.), buonissimi, però quelle originali sono meno “marroni”.

Fare con gli impasti 3 cordoncini del diametro di 2 cm (come per gli gnocchi).

Tagliarli a pezzi di 3 cm. c.ca e formare delle palline.

Disporre le favette sulla teglia da forno rivestita con la carta ed infornare a 170°C  STATICO per 10 minuti.

Controllate la cottura, non devono scurirsi ma conservare la delicatezza dei colori.

Partecipo alla raccolta di “Provare per gustare”



Biscottini cioccolato e zenzero per l’ora del te.

Piove….così, per consolarmi un pò (sono appena stata dalla parucchiera :-( ) ho frugato nel cassetto dei ricordi alla ricerca di qualche ricettina golosa  per colorare un pò questo cielo.

Un’ occhiata alle foto, qualche ritocchino qua e là (Picasa) e la scelta è caduta su questi cuoricini al cioccolato e zenzero.

Ho preso la ricetta da una scheda in quelle piccole scatole di latta, solitamente sono scettica perchè alcuni “esperimenti” sono stati tragicomici.

Questa volta è andato tutto liscio, le mie piccole varianti tra parentesi.

Ingredienti per c.ca 60 cuoricini:

  • 100 g di uvetta (60 g albicocche secche),
  • 125 g di cioccolato fondente,
  • 60 g di zenzero fresco,
  • 1 uovo,
  • 60 g di burro ammorbidito (burro di soia),
  • 100 g di zucchero (50 g di fruttosio),
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia,
  • 200 g di farina,
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci (cremortartaro).

Per la finitura:

  • cioccolato bianco,
  • granella di nocciole,
  • granella di pistacchio.

Procedimento:

tritare finemente le albicocche secche, tritare il cioccolato fondente, sbucciare lo zenzero e grattugiarlo, sbattere l’uovo.

Montare il burro, lo zucchero e l’estratto di vaniglia, unire un pò alla volta l’uovo che deve legare immediatamente al burro.

Aggiungere la farina, il lievito, le albicocche secche, il cioccolato e lo zenzero fino ad ottenere un impasto omogeneo.

Avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare per 1 ora in frigorifero.

Accendere il forno a 180°C.

Stendere l’impasto tra 2 fogli di carta forno e ritagliare con le formine che desiderate (l’importante che non superino i 5 cm).

Disporre i biscotti sulla teglia foderata, distanti 2 cm. l’uno dall’altro sul secondo ripiano dal basso del forno e cuocere per 15 minuti (ventilato 160° C. per 14 minuti).

Sfornare e far raffreddare, nel frattempo sciogliere a bagnomaria o nel microonde il cioccolato bianco, intingere la parte che desiderate decorare e cospargerla a piacere con la granella di pistacchio o di nocciole.

Se non li mangiate tutti subito durano 1 settimana :-)



Biscottoni ai fiori di Sambuco: prima che l’estate li trasformi in bacche.

… lunedì mattina sono andata a cercare le ultime piante fiorite di sambuco, le piante più giovani e quelle nascoste nell’ombra regalano ancora il profumo dei loro  candidi ombrelli.

Li ho fatti seccare per 3 giorni e ieri ho preparato questi biscottoni.

Vi do subito la ricetta.

Ingredienti per 12 biscottoni:

  • 1 cubetto di lievito di birra (25 g.),
  • 3 cucchiai di latte tiepido,
  • 200 g di burro (150),
  • 150 g di semolino,
  • 230 g di farina “0″,
  • 100 g. di farina gialla,
  • 150 g di zucchero,
  • un pizzico di sale,
  • 3 cucchiai di fiori di sambuco secchi,
  • 2 uova,
  • zucchero vanigliato (fatto in casa e macinato col macinacaffè).

Procedimento:

sciogliere il lievito di birra nel latte tiepido,

fondere il burro a bagnomaria,

sbattere le uova,

setacciare in una ciotola le farine, aggiungere lo zucchero, il sale e 2 cucchiai di fiori secchi.

Fare la fontana e versare all’interno il lievito, il burro fuso e le uova mescolando.

Lavorare l’impasto sulla spianatoia infarinata per 10 minuti (sarà un impasto molle ma non appicicoso).

Formare una palla e metterla in una ciotola unta e coprire con un canovaccio umido.

Far riposare fino al raddoppio (2 ore).

Accendere il forno a 190°C.

Lavorare energicamente l’impasto e ricavarne 12 pezzi.

Formare delle palline e mettererle ben distanziate sulla teglia coperta con carta forno,

appiattirle e spolverizzarle con i fiori di sambuco avanzati e lo zucchero vanigliato.

Infornare per 30 minuti fino a doratura.

Far raffreddare su una griglia.

Ora, se avete un pò di tempo vi porto a spasso con me nei campi.

Vi aspetto nel pomeriggio per sorseggiare un te assieme, rigorosamente freddo.


Fiori di Glicine pastellati per: e il dessert?

Questa richiesta accorata usciva, domenica sera alle 21, dalla bocca ancora sporca di cibo del mio lupo siberiano.

Chi mi conosce sa che domenica bestiale è stata domenica, per fortuna la gita nei campi mi ha distratta un po’.

Le pioggie incessanti dei giorni precedenti avevano annullato la splendida fioritura del glicine che vedete in fotografia.

Raccogli pure, senza probemi mi dice Annina la vicina.

Va bene Anna, vengo domani con calma, NO, non rimandate mai a domani!

Per fortuna a Pioverno (Venzone) ho scoperto un pergolato coperto, ho fatto gli occhioni dolci e mi hanno fatto raccogliere qualche grappolino.

Alla richiesta un lampo, si, i fiori di glicine pastellati!!

Li faceva sempre in primavera la mamma di un mio amico, che bei tempi!

Ho optato per una pastella leggera, croccante e adatta a chi è intollerante.

A volte mi sento in colpa per non postare mai nulla per chi non è così fortunato da poter mangiare tutto.

Ingredienti:

  • grappoli di fiori di glicine puliti, possibilmente raccolti in posti lontani dal traffico e zone industriali,
  • olio di arachidi per friggere,
  • fruttosio macinato nel macicinino da caffè per renderlo a velo.

Ingredienti per una pastella croccante ed asciutta:

  • farina di riso,
  •  acqua minerale frizzante e ghiacciata,
  • un pizzico di sale.

Friggere i grappoli in olio di aachidi profondo mantenendo la temperatura a 160°C.

Spolverizzarlii con il fruttosio a velo.

Risultato?

Mmm, buoni; e che bella consistenza!

Un’altra vittoria, un’altra piccola soddisfazione.

Con lo stesso procedimento si possono friggere anche i fiori d’acacia e di sambuco.


Biscotti alle ortiche, pensavo fosse matcha: un biscotto radical chic.

Finalmente ho trovato il modo per giocare con il color matcha senza intaccare l’economia domestica, l’ortica.

Tempo fa, dopo aver camminato per tutta la città nelle zone a traffico limitato consumando i tacchi di due paia di scarpe, ho trovato, oltre a sguardi increduli ed attoniti, una preziosa scatola nera, con all’interno un’altra scatola nera  di metallo, che conteneva un altro sacchetto color argento che conteneva… 40 grammi di polvere verde, tutto questo gioco di matrioske costava, udite, udite: 24 €.

Con che coraggio potevo disperdere quella polvere in plum cake, panne cotte, bavaresi, mousse e quant’altro?

Ho fatto piccoli esperimenti, ma piccoli piccoli, ho preferito destinare quella polvere al mio benessere psicofisico così, seguendo le istruzioni della venditrice ne metto una punta di cucchiaino in una tazza d’acqua a 70°C. con i rebbi della forchetta muovo la superficie formando la schiuma e sorseggio voluttuosamente quel nettare.

Ma torniamo alla vera protagonista di questo post: l’ortica.

Anche lei ha le sue belle proprietà e con umiltà si dona a noi, guardate un po’ di cosa è capace!

Dell’Urtica dioica (la pianta dell’ortica che tutti conosciamo) si utilizzano il fusto, le foglie e la radice.

Parti della pianta differenti manifestano proprietà differenti e specifiche, in quanto ognuna di esse è ricca di sostanze chimiche diverse. In particolare la parte aerea dell’ortica racchiude numerosi principi attivi tra cui vitamine del gruppo B (B2, B5 ed acido folico), le vitamine A,C ed E e molti minerali come il magnesio, il ferro, il silicio ed alcuni oligoelementi come lo zinco ed il rame. Tutte queste sostanze agiscono in modo molto efficace per il trattamento delle unghie fragili e dei capelli deboli con le doppie punte, stimolandone la crescita.

Grazie all’effetto antinfiammatorio dello zinco, il fusto e le foglie dell’ortica, esercitano una valida azione benefica nella cura dell’acne e di molte irritazioni cutanee come l’eczema, anche infantile, o l’eczema nervoso.

La presenza di discrete quantità di minerali conferisce ai preparati di ortica, derivanti dal fusto e dalle foglie, un efficace potere remineralizzante utile per curare persone che soffrono di artrosi, reumatismi o di dolori articolari dovuti alle cartilagini consumate; per questa ragione è consigliabile inoltre utilizzare l’ortica anche prima e durante la menopausa, periodo in cui le donne vanno incontro ad un indebolimento osseo e cartilagineo in generale. Da non sottovalutare anche la presenza di una buona quantità di ferro che può sicuramente aiutare chi soffre di carenza di questo indispensabile minerale, in particolare per esempio donne in gravidanza o madri che allattano. In generale i prodotti derivati dal fusto e dalle foglie dell’ortica hanno un potere tonico ed antiastenico abbastanza forte.

I prodotti ricavati invece dalla radice della pianta sono ricchi di beta-sitosteroli, che hanno una spiccata azione sull’ipertrofia prostatica benigna, cioè il progressivo ingrossamento della ghiandola prostatica, e sulle sue fastidiose ed anche dolorose manifestazioni. L’ortica ha su questa patologia un’azione molto specifica che può essere potenziata con l’assunzione di altre piante come la zucca o di altri derivati contenenti licopene (contenuto in buona quantità nel pomodoro).

Questi biscottini li ho trovati  qui.

I 10 grammi di ortica cotta credo siano un errore di stampa, io ho fatto metà dose e ne ho messi 50 per ottenere i colore che vedete nelle foto.

Cosa occorre:

  • 500 g di farina 00,
  • 150 g di farina di mais,
  • 10 g di bicarbonato (ho usato il cremortartaro),
  • 250 g di burro a temperatura ambiente,
  • 250 g di zucchero, (per metà dose ho messo 100 g),
  • la buccia di 2 limoni,
  • 1 p. sale.
  • 100 g di ortiche cotte e tritate,
  • 4 rossi d’uovo.

Come si fa:

si uniscono tutti gli ingredienti, si amalgamano bene, si forma un salsicciotto (come per gli gnocchi), si tagliano in diagonale,

e s’infornano a 170°C. per 35 minuti.

Vi offro questi biscottini e vi auguro una splendida giornata!!


Biscotti al musli, cioccolato e zenzero.

Oggi è una splendida giornata, finalmente, dopo una settimana di pioggia battente, freddo e nebbia autunnale..il sole.

E con il sole riaffiora in me la voglia di uscire, di camminare nel verde, di iniziare ad esplorare la campagna, il mio desiderio ancestrale di natura si fa prepotentemente largo nella mia mente.

Allora un paio di scarpe comode, uno zainetto, una bottiglia d’acqua e….la merenda!!!

Ma quale merenda? Qualcosa che mi dia energia, che sia buono, che appaghi tutti i sensi.

Questi, per me, sono perfetti!!

Quando ho letto: farina di müsli ho pensato, ecco ancora ingredienti introvabili ma, alla fine il consiglio: frullare finemente il müsli ed ottenere una polvere finissima!!

Cosa occorre per questi biscottini:

  • 130 g di farina di musli,
  • 70 g di farina “00″,
  • 50 g di malto di riso (Natura Sì),
  • 35 g di olio di sesamo (Natura Sì),
  • latte q.b.

Per la glassa:

  • cioccolato fondente.

Per decorare:

  • fettine di zenzero candito.

Come fare questi biscottini:

miscelare le 2 farine, aggiungere il malto di riso, l’olio ed il latte necessario ad ottenere un composto morbido e compatto.

Lasciar riposare l’impasto avvolto nella pellicola per 20 minuti, stenderlo,

e formare i biscottini (ho inaugurato gli stampini dell’IKEA!!).

Infornare per c.ca 15 minuti a 180°C.

Quando sono freddi, sciogliere il cioccolato a bagnomaria o nel microonde e decorate a piacere appoggiando sulla glassa lo zenzero candito.

Per candire lo zenzero ed altra frutta vi rimando qui, così faccio anche un omaggio a Nino che è mancato una settimana fa, lasciando un vuoto nel cuore di molte persone che lo conoscevano ed amavano.


Biscotti alle mandorle di Nigella.

Sono innamorata di questi biscottini,  ed è dopo averli visti fare da Nigella che è iniziata la mia caccia al cardamomo e la conseguente dipendenza.

Sono sublimi anche con le nocciole e le noci.

Ingredienti:

  • 200 g di mandorle pelate,
  • 200 g di zucchero,
  • 2 albumi: inserirne prima uno e poi, se necessario, aggiungerne altro  poco a poco, i composto dev’essere sodo e compatto altrimenti i biscotti in forno si “spatasciano” :-D
  • 4/5 bacche di cardamomo,
  • acqua di rose o di fiori d’arancio (variazione sul tema)

Come fare:

macinare nel robot da cucina le mandorle con lo zucchero, pestare nel mortaio i semi di cardamomo.

Aggiungere i 2 albumi non montati.

Bagnarsi le mani con l’acqua di rose.

Formare con l’impasto delle piccole noci ed adagiarle distanziate sulla carta forno.

Appoggiare al centro una mandorla, premendo leggermente.

Infornare a 200°C per 10 minuti.


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