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Crema di More di Gelso e Plum Cake: salviamo le More, le Rosse, le Bionde.

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Il gelso ha una storia, un passato glorioso legato alla preziosa seta, che si ricavava sacrificando i bozzoli costruiti dai bachi da seta (Bombyx mori) che si nutrono esclusivamente con le loro foglie.

Alle medie la professoressa di scenze  aveva procurato ad ognuna di noi 1 baco da seta (allora si trovavano ancora allo stato naturale proprio tra le foglie di gelso) da tenere in una ampia scatola con numerosi fori per l’aereazione.

 Avevamo il compito di nutrirlo, con le foglie di gelso, unico cibo a lui gradito, di osservarlo durante la sua trasformazione e di annotare i vari passaggi e le nostre impressioni.

Ho avuto quindi la fortuna di assistere a tutta la sua metamorfosi, al lento costruire attorno a se il bozzolo con quel fil di seta che era la sua bava; ricordo il candore e la lucentezza di quel bozzolo che, poi, lentamente ingialliva ed era allora che aprivo la scatola e la finestra della mia cameretta perchè tra poco la farfalla che c’era all’interno sarebbe volata via.

Lo confesso, quando scoprivo che il bozzolo era vuoto mi rattristavo e mi stupivo allo stesso tempo per questo miracolo della Natura.

Le altre cose che avrei da raccontare le lascio per la prossima volta, intorno ai gelsi, alle more, ruotano tanti episodi, tanti ricordi; mi ha messo malinconia vedere tutte quelle more sulla strada sterrata e il silenzio non interrotto dalla voce di bambini che fanno a gara a chi ne raccoglie di più ma, si sa, i tempi cambiano, non esistono più le stagioni ed, aimeh, anche i bambini vengono indirizzati verso nuove strade, che li stanno allontanando sempre più dalla natura.

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Giorni fa sono andata a prendere per la coda gli ultimi fiori di sambuco, alcuni per fare lo sciroppo ed altri  seccarli per l’inverno; lungo la strada sterrata c’era un’infinità di more di gelso cadute dai rami e così, la mattina dopo, con uno scolapasta sono tornata sul posto.

Erano anni che non le raccoglievo più: ogni volta che mi decidevo, era già finita la loro breve stagione.

Da queste parti ci sono tanti gelsi (morari), i contadini solitamente, quando li potano, usano i polloni per legare le viti (ne ho parlato anche qui), avevo parlato anche dei bachi da seta, d’altronde è inevitabile, ma ora andiamo in cucina.

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Questa ricetta l’ho presa dal libro che ho già citato: 1000 ricette con la frutta (€. 3,90), niente foto patinate, ingredienti introvabili ma semplici ricette per poter utilizzare tutta la frutta, sia nel dolce che nel salato, nei liquori, nelle marmellate ecc., nel libro questa ricetta è intitolata: schiuma ghiacciata di more, ho omesso la vanillina adoperando lo zucchero vanigliato in casa con la bacca di vaniglia ed ho sostituito la farina con quella di riso.

Il colore ricorda più un budino alla liquirizia ma è dato dall’aggiunta del latte, e dei tuorli che smorzano, inevitabilmente, il colore naturale del frutto; preparerò la stessa con le more bianche così vedremo che colore assumerà.

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Cesto Donna Avventura.

Ingredienti per 4 persone:

  • 500 g. di more rosse di gelso (600 g. ho abbondato),
  • 200 g. di zucchero vanigliato con la bacca,
  • 250 g. di panna montata,
  • 400 g. di latte,
  • 5 tuorli,
  • 2 cucchiai di farina di riso.

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Come fare:

lavare le more e privarle del picciolo, un lavoraccio ma consigliato, scolarle e metterle in una pentola con un po’ d’acqua e farle cuocere finchè saranno sfatte (8/10 minuti), frullare e far raffreddare il composto nella stessa pentola.

Nel frattempo lavorare a crema i tuorli con lo zucchero ed aggiungere la farina, unire il latte e versare tutto nella pentola col frullato di more.

Cuocere a fiamma bassissima, mescolando con la frusta fino al raggiungimento della densità di una crema pasticcera; sarebbe già pronta da mangiare così, potete tenerla in frigorifero ed aggiungere all’occorrenza la panna montata.

Dopo aver aggiunto la panna, muovendodelicatamente la spatola dal basso verso l’alto, versare la crema in coppette o bicchierini decorando a piacere.

Si può alternare, come ho fatto io, la crema con strati di more; una delle due coppe le ho decorate con fiocchetti di panna acida così da contrastare con la dolcezza, perfetta anche della granella di frutta secca ma, fate voi.

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Ora un’altra idea, velocissima, perfetta per chi ha il famoso vasetto della Torta di Padre Pio (alla fine un link esaustivo), solitamente questa torta ha la forma rotonda ma ho voluto variare ed aggiungere, al posto delle mele, le more di gelso, mantenendo le noci come da ricetta originale.

Chi non avesse il vasetto può fare il solito plum cake, sostituendo la tipologia di frutta: le more di gelso danno una bella consistenza umida, quella che io prediligo.

Premetto che io non seguo la catena, ho ricevuto il vasetto dalla moglie di un collega di ello e l’ho diviso solo con Annina la vicina che continua a sfornare la torta ogni settimana.

Io avevo il composto in stand by, non amo buttare il cibo; era fuori dal frigorifero, coperto, senza cure ma lo vedevo sempre vivace e così ho deciso di provare questo plum cake: nel link troverete anche le indicazioni per partire da zero (se non volete continuare la catena), provate, ve lo consiglio.

plum cake da infornare pp-001   

plum cake di Padre Pio interno-001   

Ed ecco i link:

Per la Torta di Padre Pio    

La musa ispiratrice per “Salviamo le more”

Ed un portafortuna, per chi mi segue sempre con affetto e per me:

coccinella su foglia gelso bianco-001           

P.S.: nelle categorie ho aggiunto “senza lattosio” perchè chi è intollerante può sostituire i latticini con i prodotti senza lattosio, la farina di riso è senza glutine ma i celiaci facciano attenzione alla spiga barrata sulla confezione.

Alla prossima, buon fine settimana.


Raviolo Fiore ripieno di purea di Nespole condito con Burro al Sambuco e Pepe di Sechuan.

raviolo fiore interno cornice

Raviolo fiore ripieno con purea di nespole, pepe di Sichuan, fiori secchi di sambuco, condito con burro al sambuco.

Voi che mi conoscete sapete già che io sussurro ai fiori di sambuco, una magica alchimia ci avvicina e da quell’ incontro nascono idee, ricette, storie, sogni.

Ho lavorato su una base certa, garantita da Raffaello Mazzolini che è appassionato di pasta ripiena ed insieme allo staff del ristorante Agli Amici di Godia, sperimenta, studia, dosa con meticolosità ogni ingrediente perchè, quando un piatto arriva in tavola  dev’essere perfetto, lì non c’è spazio per l’approssimazione.

Questa è una pasta senza uova, si può fare al naturale o al cacao ma nulla vieta di colorarla con la curcuma o altro.

Essendo una pasta neutra può accogliere sia ripieni dolci che salati, con la pasta al cacao è indicato anche un ripieno di coda alla vaccinara o lingua o, per la cucina di casa, qualche avanzo di arrosto o bollito, ma non voglio dilungarmi oltre, passo alla ricetta comprese le varianti; altre potrete crearle voi, questa base è una miniera da dove estrarre un’infinità di varianti, provate se vi va.

Ingredienti per la pasta:

  • 250 g. di farina Manitoba setacciata (Raffaello consiglia di setacciare sempre le farine),
  • 150 g. di semola rimacinata (50 g. cacao e 100 g. di rimacinata),
  • 5 g. di sale,
  • 30 g. di olio EVO,
  • 200 g. di acqua tiepida (30°C.).

collage raviolo fiore Come fare la pasta:

 mettere in una boule le farine ed aggiungere, mescolando ed impastando come al solito, tutti gli ingredienti, formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero 2 ore o più (io l’ho fatta il giorno prima).

Stendere la pasta con la macchinetta fino al n.6, disporre sopra  dei fiorellini di sambuco e coprire, eliminando l’aria, con un’altra sfoglia.

Ripassare alla macchinetta fino a raggiungere lo spessore che permetta la visione dei fiorellini in trasparenza.

Quando avete la pasta pronta potete dedicarvi alla purea di frutta per il ripieno; questo sistema per ottenere la purea di frutta è geniale per conservare la frutta, fare marmellate o guarnizioni.

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 kg. di polpa di frutta a vostra scelta, in questo caso nespole,
  • 100 g. di zucchero (il 10% ).
  • 10 g. di pectina per kilo di polpa di frutta ottenuto (se non l’avete adoperare il fructapec, 1 cucchiaio va bene),
  • 5 g. di agar agar per kilo di polpa di frutta ottenuto.
  • pectina ed agar agar vanno sciolti a parte ed aggiunti alla purea.

Come fare il ripieno:

lavare la frutta, eliminare i noccioli e metterla in un tegame col 10% di zucchero, cuocere e frullare.

Pesare la polpa ottenuta e rimetterla al fuoco con le proporzioni di pectina e agar agar (vi assicuro che il grammo più o meno non sarà rilevante per la riuscita), cuocere per 15 minuti.

Versare il composto in una teglia e far raffreddare in frigorifero; frullare prima dell’uso; se volete ottenere una marmellata versare la purea calda in vasi sterilizzati chidendoli e capovolgendoli come si fa solitamente; otterrete una marmellata buona, non troppo dolce con la maggior parte delle vitamine ancora intatte.

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Per il ripieno alle Nespole del Giappone:

  • purea di Nespole del Giappone,
  • fiori secchi di sambuco macinati, a piacere,
  • pepe di Sechuan pestato nel mortaio, a piacere.

Come fare:

cuocere le nespole assieme al pepe di Sechuan ed unire i fiori secchi di sambuco solo alla fine, mescolare, durante il riposo l’aroma si amalgamerà alla purea ma non sarà alterato dalla cottura.

Come fare il burro ai fiori di sambuco, dose a piacere:

intiepidire la panna e mettere in fusione i fiori di sambuco, freschi in stagione o secchi, macinati nel macinacaffè durante l’anno, far riposare in frigorifero.

Montare la panna col minipimer finchè impazzirà diventando burro, continuare a frullare fino ad ottenere una massa separata dal siero, mettere in un colino.

Per questa ricetta fare subito delle quenelles che si scioglieranno a contatto con i ravioli (sapete che per esigenze di foodblogger certi passaggi non vengono rispettati).

Potete conservare il burro così ottenuto in formine decorate o formando un rotolo nella carta forno.

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Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

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Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

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Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

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Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

mini plum cake limone-001

Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

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P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Schmarren ai Lamponi, perchè i Lamponi fanno bene, anche fuori stagione.

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Per fortuna, sensibilità e solidarietà, non sono ancora monopolio di nessuno e così, anche chi, come me, vive ai margini del web, felicemente lontana dai social network, può permettersi di condividere alcune Belle Realtà con i suoi amici, anche senza banner e anche qualche giorno dopo.

Non mi piacciono le giornate dedicate a…, il giorno dopo tutto finisce in cantina per poi venir ritirato fuori quel giorno, una spolveratina e via.

Soltanto le minoranze hanno un giorno di festa, ed è questo giorno di festa che le discrimina ulteriormente.

L’8 marzo è la giornata dedicata alle Donne e, purtroppo, l’8 marzo sta diventando una seconda giornata della memoria (che si commemora il 27 gennaio).

Due date, ma non bastano 48 ore, il rispetto per le Donne e non solo deve andare oltre, deve far parte della nostra vita, ogni ora, ogni giorno, sempre.

Rimango comunque dell’idea che, fintanto non saranno le donne stesse ad essere unite e solidali e a rispettarsi, gli uomini continueranno ad arrogare diritti su di loro: un recente quanto misero esempio risale a pochi giorni fa, le quote rosa, vi dice nulla?

Ma non sono qui per fare polemiche ma per dire a chi mi segue e alle mie amiche, blogger e non, che vivono in Friuli Venezia Giulia che possono concretamente far qualcosa tutto l’anno, per aiutare queste Donne a continuare con il loro progetto che è, semplicemente, il progetto di vivere, di lavorare, con orgoglio, con dignità e, soprattutto, di continuare a farlo nella loro Terra, quella Terra dalla quale la guerra le aveva cacciate, costringendole ad abbandonare tutto.

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Foto dal web

La strage di Srebrenica è la dimostrazione della follia dell’uomo ed anche della nostra follia che ha permesso e continua a premettere ad un pugno di maschi di decidere il destino e la vita di migliaia di persone innocenti che hanno avuto ed hanno soltanto la sfortuna di nascere, crescere e vivere in un determinato paese ed è, purtroppo, anche la conferma che l’uomo non cambia, rimane sempre una belva assetata di sangue e non imparerà mai dai suoi errori.

Sono state e sono le donne a pagare il prezzo più alto della follia maschile: prima subendo lo strazio di vedersi trascinare via gli affetti con la forza per non vederli mai più tornare poi, alla fine di tutto, rimane a loro la responsabilità del difficile compito di ricominciare.

Lo devono fare, per dare coraggio a chi è rimasto, spesso senza potersi abbandonare ad un pianto liberatorio, soffocando o asciugandosi frettolosamente le lacrime con la mano, lacrime che continueranno a velare i loro occhi, per tutta la vita…

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Queste Donne  hanno detto no, sono ritornate nella loro terra ed hanno aiutato altre donne a farlo, hanno ripopolato due paesi: Srebrenica e Bratunac, si sono reimpossessate delle loro proprietà e si sono reinventate un lavoro, coinvolgendo chi aveva ancora un pezzetto di terra, terra che la guerra aveva colorato di rosso.

Anche oggi quella terra colora di rosso ma non è più rosso sangue, è il rosso dei piccoli frutti, il rosso dei lamponi; queste donne Insieme, hanno rimesso in piedi il passato per trasformarlo in futuro.

Mi sono documentata e, con piacevole sorpresa, ho scoperto che qui, in Friuli Venezia Giulia, in due Ipercoop: Meduno (Pordenone) e Tiare (Villesse Go), quest’ultimo accanto all’IKEA, comodamente raggiungibile in autostrada, si possono comperare i loro prodotti e così ho fatto, ho comperato le loro confetture ed i loro succhi di frutta, eccoli:

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C’èrano ancora i cartelli con le fotografie che documentavano le atrocità della guerra e la realtà attuale di queste Donne che hanno ritrovato il sorriso:

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Mentre ritornavo a casa mi sentivo serena, felice, è quella felicità che deriva dalla consapevolezza di aver fatto qualcosa, una piccolo gesto per aiutare qualcuno, anche se non lo conosci.

Io, Triestina, a quel tempo abitavo lì ed ho ancora memoria dell’atmosfera pesante che gravava sulla città, ci sono stati momenti in cui si sentivano i cannoni in lontananza, la guerra si era avvicinata pericolosamente.

Ricordo ancora l’arroganza dei militari oltreconfine, la spavalderia di chi non ha più freni inibitori e libera la parte peggiore di se, per questo non mi meraviglio più di nulla e mi sento fortunata, molto fortunata, per non aver vissuto tutto quello che hanno vissuto queste Donne in prima persona, non so se ce l’avrei fatta, se avessi avuto la loro stessa forza.

Ora la ricetta, semplice, veloce da fare, lo schmarren.

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Ingredienti per lo Schmarren ai Lamponi:

  • 120 g. di lamponi,
  • 250 g. di panna acida (fatta da voi o comperata in negozio, si trova),
  • 50 ml di latte,
  • 4 tuorli d’uovo,
  • 1 pizzico di vaniglia bourbon (no vanillina),
  • 100 g. di farina setacciata,
  • 4 albumi,
  • 3 cucchiai di zucchero,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro chiarificato q.b. per cuocere lo schmarren,
  • zucchero a velo per decorare.

Per la salsa ai lamponi:

confettura ai lamponi Frutti di Pace.

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Come fare:

preriscaldare il forno ventilato a 180°C.

Mescolare la panna acida con il latte, i tuorli; aggiungere la farina setacciata assieme al sale e la vaniglia (potete adoperare anche l’essenza, in quel caso unitela al composto liquido).

Montare gli albumi a neve semiferma con lo zucchero ed incorporarli delicatamente all’impasto.

Scaldare il burro chiarificato in una padella capiente (la mia di rame col fondo da 22 cm.) possibilmente col manico adatto al forno, distribuire il composto e cospargere con i lamponi.

Infornare per c.ca 15 minuti, calcolate che deve cuocersi la farina, sfornare e servire direttamente con la padella e la salsa a parte.

Si può variare tipo di frutta a piacere, io l’ho servita conla confettura di lamponi in purezza ed anche con panna, perfetto il gelato o ciò che più vi va.

Per oggi è tutto, voglio lasciarvi con questa foto dei Frutti della Pace,  fatta su un prato di nontiscordardime, mi sembra un bel augurio, per tutti quelli che hanno bisogno di essere ricordati ed aiutati ogni giorno, anche oggi, 13 marzo.

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Una parte dei loro Prodotti.


Torta di Cachi e Ricotta per “Salviamo i Cachi”

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In questi anni di blog ho imparato molto ed ho affinato la sensibilità indispensabile per poter interpretare una ricetta e permettermi varianti e rivisitazioni.

Sono molto affezionata alla cucina di un tempo e sfoglio con curiosità e nostalgia le vecchie riviste ed i vecchi libri; il libro di cucina rinascimentale lo leggo e rileggo e rimane vivo in me il rammarico di non essere più giovane per potermi dedicare a tempo pieno a questa mia passione, sarà per la prossima vita, aspettatemi ;-)

Questa ricetta, che non è mia ed arriva dal libro che cito e ricito 1000 ricette con la frutta, contempla l’uso di uova, miele, zucchero e latte: ingredienti che ho omesso ottenendo un ottimo risultato.

Così, come mi succede spesso, ho pensato a come sono nate certe ricette, certamente in momenti storici nei quali non c’era l’abbondanza di adesso, le case non erano riscaldate e molti lavori che ora sono affidati alle macchine, allora venivano eseguiti a mano; da qui l’esigenza di assimilare più energia possibile dal cibo.

Assemblare carboidrati, proteine, grassi in una torta era il modo per garantire una buona, sana, nutriente merenda ai propri cari, a chi studiava, a chi lavorava, a chi praticava sport.

In questo periodo ho un trasporto quasi sentimentale verso i cachi, adoperarli nei dolci è stata una piacevole scoperta: non necessitano di aggiunte di nessun genere, la loro dolcezza e consistenza sono sufficenti a garantire un’ottima riuscita, il loro sapore ospita volentieri aromi, spezie, frutta secca, agrumi.

Mi ripeterò ma, in autunno, quando vedrete gli alberi di cachi lasciati a loro stessi, suonate il campanello, lasciate da parte l’orgoglio e fatevene regalare qualcuno.

La mia amica Sabrina, stamattina mi ha svelato il segreto di una signora Slovena che li raccoglie ancora sodi, li taglia a fette e li fa seccare; li adopera durante l’anno come si adopera la frutta disidratata.

Andiamo in cucina, questa è una ricetta perfetta per utilizzare i rotoli di sfoglia che languono in frigorifero, anche se questa nasce con la sfoglia surgelata.

Ingredienti per una teglia di 24 cm. :

  • 600 g. di polpa di cachi,
  • 2 rotoli di pasta sfoglia pronta o 400 g. surgelata (da scongelare per tempo),
  • 50 g. di farina di mandorle ottenuta macinandole,
  • 250 g. di ricotta ben scolata (meglio il tipo asciutto) e setacciata,
  • 1 manciata di noci tritate grossolanamente,
  • 1 pizzico di vaniglia bourbon in polvere,
  • 1 pizzico di sale.

collage torta cachi ricotta

Come fare:

preriscaldare il forno a 220°C.

Foderare la teglia con la pasta sfoglia

Frullare la polpa di cachi assieme alla farina di mandorle, la vaniglia, il sale, unire la ricotta e le noci, amalgamare bene e versare ikl composto nel guscio di sfoglia.

Livellare e ricoprire con l’altra sfoglia, chiudere bene i bordi ed infornare, coprendo con carta forno per 20 minuti ed altri 10 scoperto.

Sfornare e far raffreddare, questa tortada il meglio di se se consumata il giorno dopo, fredda o a temperatura ambiente.

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♡ L’amore di accantoalcamino♡

Alla prossima.


Crostata di Cachi, ispirata da Nino per rilanciare un Frutto straordinario.

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Il Natale è alle spalle, ora mancano pochi giorni per decidere cosa lasciarci dietro e cosa portare con noi nel nuovo anno; una cosa è certa, io mi porterò dietro una cassa di caki o cachi o comesichiamano.

Nel blog ho già scritto della mia passione per questo frutto e per il mio disappunto nel vederlo maltrattato; lo scorso anno mi ero dedicata al Topinambour, ora mi dedicherò ai Caki.

Dal momento che oramai il panettone e/o pandoro si possono mangiare tutto l’anno io, la vigilia di Natale, senza l’ansia di preparare pranzi &C. dal momento che ello ha portato a paranzo fuori tutta la combriccola, ho preparato questa crostata.

Ispirata da questa ricetta di Nino (chi ha frequentato il forum cooker net lo ricorderà senz’altro; Nino è mancato nel 2010 … )

Un signore che abita a qualche kilometro, invece di far sfracellare i cachi sul terreno, ogni anno li spartisce agli amici, li toglie al momento giusto, quando le foglie sono cadute tutte e quando i cachi hanno preso il primo freddo e li mette nelle cassette.

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Cako di Aldo.

Quelli di questa ricetta provengono da quest’albero ma sono stati raccolti tempo dopo, sono del tipo morbido, mentre questi, di Milva sono i cachi vaniglia, chiari all’esterno con la polpa scura, in questi ultimi anni si trovano in commercio i cachi mela, più “eleganti”, si adoperano anche per decorare i dolci.

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Cachi Vaniglia di Milva.

Questa crostata ha conquistato ello che me l’ha richiesta e l’ho rifatta ma variandola, la pubblicherò a parte perchè è molto veloce da fare e si presta ad un’infinità di varianti.

Questa ricetta apre una nuova categoria che chiamerò: la cucina di casa che è quella con dosi ad occhio, con la bilancia quasi assente dal tavolo e senza l’ansia da foto impeccabile, spesso non c’è tempo, la luce insufficiente e la mano tremolante e, come in questo caso, non si stira la tovaglia.

Per la base ho adoperato la solita ricetta:

  • 400 g. di farina 00,
  • 100 g. di zucchero (ne metto 50 g., sono sufficienti),
  • 170 g. di burro,
  • 2 uova,
  • la buccia di un limone non trattato,
  • 1bustina di zucchero vanigliato (1 pizzico di vaniglia bourbon),
  • 1 bustina di lievito in polvere (1/2 bustina di cremortartaro, sono più grandi).

Come fare la frolla:

io, adoperando il robot, setaccio la farina col lievito e la inserisco nel contenitore, aggiungo lo zucchero, la vaniglia bourbon, la buccia di limone grattugiata ed aziono il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unisco il burro spezzettato e le uova leggermente sbattute a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Aziono il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, se avete tempo lasciatelo riposare coperto da una terrina come consigliato nel libro, sennò, stendetelo sopra un foglio di carta forno, vi aiuterà a farlo senza aggiungere altra farina e agevolerà il suo inserimento  nella teglia.

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Ingredienti per il ripieno:

essendo per me un esperimento, questa volta ho pesato tutto ma potete regolarvi in base ai vostri gusti; se vi piace la nota alcolica, potete far rinvenire la frutta nel rum o marsala, la cannella può essere sostituita con la spezia che preferite, Nino aveva adoperato il cardamomo.

  • 600 g. di polpa di cachi,
  • 4 fichi secchi fatti reinvenire in acqua calda,
  • 60 g. di uvetta fatta rinvenire in acqua calda,
  • 60 g. di mirtilli rossi fatti rinvenire in acqua calda (qualcuno adoperato per la decorazione),
  • 100 g. di pistacchi tostati,
  • cannella a piacere (io poca perchè ello non la gradisce).

crostata caki  sfornata alto1-001

Come fare la crostata:

preriscaldare il forno a 200°C.

Mettere la polpa di cachi nel robot e ridurla in crema, aggiungere gli altri ingredienti lasciando a parte qualche mirtillo per la decorazione e qualche pistacchio che aggiungeremo alla fine, tritato grossolanamente.

Stendere la pasta, se potete, più sottile di come ho fatto io (Nino consiglia una precottura, io non l’ho fatta), bucherellare il fondo (io l’ho dimenticato) e versare il composto, decorare a piacere ed infornare per 20 minuti coperto con carta forno (io faccio così) e 15 minuti scoperto.

crostata caki fetta1-001

Questa ricetta può diventare senza glutine se si adopera la farina adatta, si può fare una frolla con l’olio se si è intolleranti al lattosio, si possono eliminare le uova, facendo una brisè, se si è intolleranti alle uova.

Il bello della cucina di casa è che puoi trasformarla, stravorgerla a piacere, è così che ci si diverte, almeno io così mi diverto.

Buon fine settimana e viva i cachi!!!


I Ricottini per Mukka Emma e la ♠sostenibile pesantezza dell’essere♠

Ricottini mele cestino n

A causa della mia sostenibile pesantezza dell’essere mi sono giocata quasi tutti i jolly e perso molte occasioni ma tant’è, cerco di avvicinarmi e di stare con gli altri ma non ce la faccio, ho sempre paura di danneggiarli, come fossi un’appestata…

Questa ricetta, che mi aveva mandato Tiziana, era per un progetto, un progetto pensato proprio per me, per accantoalcamino che aveva vinto il contest dei formaggi della Svizzera, nonostante avesse dato “buca” all’ultimo momento.

Qualcuno aveva creduto in me, aveva visto in questo “ricettacolo di contraddizioni”, come scriveva Anna Frank, qualcosa di buono, io sarei stata Mukka Melma, la sorella pasticciona in cucina di Mukka Emma.

Ecco come descrive Peter Mukka Melma, sono proprio io ;-) :

Melma: è la più pasticciona, ma solo per lavoro!! Melma infatti è lo chef del Mira Mukka famosa per le sue doti creative in cucina e per la capacità di inventare e improvvisare fantastiche ricette. Un po’ imbranata e talvolta ingenua nei rapporti con gli altri ma assolutamente autentica.

Non si sbagliava Peter, ma non aveva fatto i conti con la mia mancanza di autostima e la mia convinzione che, con me, questo progetto non avrebbe avuto il successo che si meritava.

Ora non so chi sia Mukka Melma ma sta cucinando assieme a food-blogger più blasonati, famosi e carismatici di me, esattamente come deve essere.

Peter scrive racconti per bambini e questo blog lo ha ideato per loro, io avevo molte idee, a me che piacciono le erbe avrei scritto, in maniera comprensibile e giocosa, l’utilizzo delle erbe in cucina e li avrei coinvolti, assieme alle mamme a prepararle assieme queste ricette.

Vorrei che quel blog fosse seguito da chi ha bambini e magari farli interagire con Peter e le 7 Sorelle di Mukka Emma, io non ho avuto bambini ma i più bei ricordi che ho del breve periodo vissuto assieme alla mia mamma, sono proprio quelli passati in cucina con lei o quando m’insegnava a disegnare, o quelli col papà che mi portava nell’orto o a pescare, ma di questo ho già scritto.

Ecco, io sogno un mondo dove i bambini rimangono bambini, sogno bambini che corrono, giocano all’aria aperta, conoscono ed amano gli animali, i fiori, le erbe, che rispettano la Natura e credo che con Peter, Mukka Emma&C. tutto questo si possa realizzare, ma non con me intorno…

O mamma, che post malinconico ma ora facciamo ritornare l’allegria con questa ricettina golosa, perfetta per queste giornate di freddo, da gustare assieme ad una cioccolata calda o un the dopo una giornata sulla neve.

L’impasto è quello che un tempo le nonne chiamavano finta pasta sfoglia, la ricotta sostituiva degnamente il burro che era più costoso.

collage ricottini Mukka Melma

Ingredienti per la pasta:

  • 200 g. di burro,
  • 300 g. di ricotta,
  • 300 g. di farina 00,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

impastare gli ingredienti e far riposare in frigo per mezz’ora, nel frattempo preparare il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:

  • 4 mele imperatore,Tiziana aveva quelle ma potete adoperare quelle che gradite,
  • il succo di 1 arancia,
  • il succo di 1/2 limone,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 100 g. di pinoli,
  • 100 g. di uvetta,
  • 100 g. di noci tritate grossolanamente.

Come fare il ripieno:

sbucciare e tagliare le mele a dadini e cuocerle con il succo d’ arancia e limone, lo zucchero e la cannella e, quando il composto sarà freddo, aggiungere i pinoli, l’ uvetta e le noci.

Come fare i saccottini:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver steso la pasta, mettere dei mucchietti di ripieno , tra uno e l’altro spennellare con un pò di latte e chiudere con la rotellina.

Infornare a 200°C. per 15 minuti.

 Panorama-001

Vi auguro una splendida giornata, come quella della foto, beh, vivo o non vivo in un Paradiso?


Ravioli al cacao ripieni di purea di Fragole conditi con panna e fave di cacao.

Raviolo n

  • 250 g. di farina Manitoba setacciata (Raffaello consiglia di setacciare sempre le farine),
  • 100 g. di farina di semola rimacinata,
  • 50 g. di cacao,
  • 5 g. di sale,
  • 30 g. di olio EVO,
  • 200 g. di acqua tiepida (30°C.).

Come fare la pasta:

mettere in una boule le farine ed il cacao ed aggiungere, mescolando ed impastando come al solito, tutti gli ingredienti, formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero 2 ore o più (io l’ho fatta il giorno prima).

Vi do un consiglio personale: aggiungere qualche goccia d’olio in più, il cacao tende a seccare la pasta.

collage ravioli cacao fragole

Collage ravioli versione pasta al cacao ripieni di purea di fragole con panna e fave di cacao.

Quando avete lapasta pronta potete dedicarvi alla purea di frutta per il ripieno; questo sistema per ottenere la purea di frutta è geniale per conservare la frutta, fare marmellate o guarnizioni.

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 kg. di polpa di frutta, in questo caso fragole,
  • 100 g. di zucchero (il 10% ).
  • 10 g. di pectina per kilo di polpa di frutta ottenuto (se non l’avete adoperare il fructapec, 1 cucchiaio va bene),
  • 5 g. di agar agar per kilo di polpa di frutta ottenuto.
  • pectina ed agar agar vanno sciolti a parte ed aggiunti alla purea.

Come fare il ripieno:

lavare la frutta, eliminare semi, noccioli e piccioli e metterla in un tegame col 10% di zucchero, cuocere e frullare.

Pesare la polpa ottenuta e rimetterla al fuoco con le proporzioni di pectina e agar agar (vi assicuro che il grammo più o meno non sarà rilevante per la riuscita), cuocere per 15 minuti.

Versare il composto in una teglia e far raffreddare in frigorifero; frullare prima dell’uso; se volete ottenere una marmellata versare la purea calda in vasi sterilizzati chidendoli e capovolgendoli come si fa solitamente; otterrete una marmellata buona, non troppo dolce con la maggior parte delle vitamine ancora intatte.

  Fragola zio-001

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 kg. di polpa di fragole,
  • 100 g. di zucchero (il 10% ).
  • 10 g. di pectina per kilo di polpa di frutta ottenuto (se non l’avete adoperare il fructapec, 1 cucchiaio va bene),
  • 5 g. di agar agar per kilo di polpa di frutta ottenuto.
  • pectina ed agar agar vanno sciolti a parte ed aggiunti alla purea.

ravioli cacao forchettina-001


Crostatine con Alchechengi e Amarene.

Crostatina alchechengi

POST IN ALLESTIMENTO.

Collage crostate alchechengi amarene

Come fare:

se vi piace fare la frolla a casa (a me no) fatela, rivestire uno stampo apribile, riempire il fondo con i legumi e cuocere a 180°C. per c.ca 20 minuti (se fate le crostatine basta molto meno).

Fare una crema pasticcera (va benissimo la vostra  ricetta) e dopo averla fatta intiepidire versarla sul fondo della frolla, disporre gli alchechengi privati del calice su una e le ciliegie o amarene, le mie in composta senza zucchero.

Preparare una meringa, unire un pò di cacao a piacere e cannella.

Coprire la crostata o le crostatine col composto ed infornare ancora per 5 minuti.


Torta di mele, ma anche di uva fragola, di mango e altra frutta, quella che avete.

torta di mele, maionese mirtilli rossi alto-001

Mentre, per la … esima volta stavo preparando questa torta e rileggevo gli ingredienti sulla pagina che ho trovato durante la mia cernita e che risale ancora agli anni in cui vivevo a Trieste (non rammento chi me l’abbia data), mi sono ricordata dello scalpore che avevano fatto i biscottini alla maionese pubblicati da Stefania (l’Araba Felice).

Stupore ed interesse comprensibili, in quanto la maionese la immaginiamo in una bella insalata russa, in un’insalata capricciosa, come ghirigoro su un pesce bollito e quant’altro ma, se ci pensiamo bene, la maionese è un emulsione e, oltre alle altre possibilità, quella che conosciamo ed adoperiamo sempre  è fatta con uova, olio, sale e limone e/o aceto, ingredienti che ritroviamo spesso nei dolci.

I biscottini di Stefania contemplavano anche il burro che in questa torta non c’è, io ho voluto provare ed ho modificato la ricetta originale che è questa:

Ricetta torta mele foglio

Igredienti per una tortiera da 32 cm. per avere una torta bassa, da 24 per avere una torta più alta:

  • 4 uova intere,
  • 250 g. di zucchero (in questa ho messo 120 g. di zucchero di canna e 60 di muscovado, infatti il composto è scuro),
  • 1 pizzico di sale,
  • buccia d’arancia e limone grattugiata,
  • 250 g. di farina (io questa volta di Kamut),
  • 125 ml di olio, metà semi (di mais), metà extravergine di oliva,
  • uvetta (io mirtilli rossi disidratati),
  • pinoli,
  • 1 kg. di mele (questa volta ne avevo 800 g. di quelle di Pantianicco (Beano) che trovo in uno spaccio vicino casa),
  • 1 bustina di lievito (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di vanilla bourbon in polvere.

collage

Come fare (io ho fatto così ma voi potete seguire le indicazioni):

accendere il forno a 175° C. (io metto sempre 10° in più per poi, appena infornato riportare alla temperatura indicata).

Mettere nel robot da cucina 2 uova intere e i 2 albumi, lo zucchero e sbattere bene; unire la buccia grattugiata degli agrumi.

Preparare la maionese con i tuorli, il pizzico di sale e i due tipi d’olio, aggiunngerla al composto ed unire la farina setacciata col lievito e la vaniglia bourbon.

Grattugiare con la grattugia a fori larghi le mele, mescolare assieme i mirtilli rossi (che regalano alla preparazione una gradevole nota acidula), lavati ma non ammollati perchè assorbiranno l’umidità della frutta, i pinoli e distribuire uniformemente nell’impasto.

Ungere una teglia apribile, scegliendo tra le due misure a seconda di come desiderate la torta ed infornare per 1 ora.

Farla raffreddare, sformarla e decorare a piacere, io ho adoperato un centrino che poi ho tolto aiutata da ello (credo solo perchè aveva voglia di assaggiarla ;-) )

Non so se è l’effetto placebo ma ello ha detto: la più buona che hai fatto ma, dal momento che lo dice ogni volta non so se è merito della “maionese” o della sua golosità.

Come anticipato nel titolo, questa torta si può fare con la frutta che avete a casa o che vi piace, io l’ho fatta con le pesche che ello mi aveva portato a casa a fine ottobre… , con il mango, con l’uva fragola, con le pere.

Se avete le pere o mele cotogne, secondo me ci stanno bene, comunque procediate questa torta è una garanzia, se vi piacciono le torte “umide”, questa fa per voi.

Se vi avventurate fatemi sapere, intanto vi metto un link interessante sulla maionese, troverete anche un PDF con varie ricette, quello non è gratis ma il prezzo è piccolo ed il ricettario vale la spesa: La chimica della maionese

torta mele maionese mirtilli rossi fetta1

Alla prossima.


Dolce di fichi e yogurt, direttamente da Pinterest e 4 risate per il week end.

torta di fichi mia-001

Che google fosse un pò bizzarro con le traduzioni non è una novità ma poche volte mi è capitato di ridere così tanto nel leggerle.

Solitamente chiedo ad ello di leggermele mentre faccio altro (così capisce se la ricetta è di suo gradimento), e così è stato anche questa volta.

Spesso si burla di me e mi legge strafalcioni o mi cambia gli ingredienti e non ho badato a quando mi ha letto questo passo:

*Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.*

Io ve lascio così, in purezza, come si suol dire, vi metto anche il link del blog da dove l’ho presa e buon lavoro, alla fine farò alcune considerazioni.

Yogurt Cake fa quasi la stessa cosa, non ci richiede troppo lavoro e concentrazione.
Arricchito con cannella e zenzero delicatamente introdotto in autunno aura.
Quindi tagliare alcuni pezzi, nascondere la scatola e andare a fare una lunga passeggiata :)

ingredienti:

(Modulo di biscotti, dim. 10,5 centimetri x 29,5 cm)
1,5 tazze di farina
2 cucchiaini di lievito in polvere
1/2 cucchiaino di cannella
pizzico di zenzero
2 uova (taglia L)
3/4 di tazza di zucchero
50 g di burro, fuso
1/2 tazza di spessore yogurt naturale
la scorza grattugiata di un limone
3 fichi

creato da:

Preriscaldate il forno a 180 gradi.
La forma dei biscotti insegna carta da forno.
Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.

In una ciotola setacciare la farina, il lievito, la cannella, lo zenzero, mescolare bene gli ingredienti.

In una seconda ciotola, mescolare le uova e lo zucchero per qualche minuto.
Versare raffreddato il burro, lo yogurt aggiungere la scorza di limone e mescolare.
Versare il composto di farina con additivi, mentre, fino a quando combinati.
Torta traduce in uno stampo, viene livellato superficie, disporre in due file di frutta a fette.
Cuocere per circa 35-40 minuti per “asciugare bastone”.

Torta prima di servire si può cospargere con zucchero a velo.
Enjoy :)

torta di fichi da infornare1-001

La teglia di quella misura l’ho fatta da sola con un vassoio di alluminio, probabilmente ho sbagliato sito dove leggere la conversione da cup in tazze, ho messo troppa farina  ed il mio impasto è risultato molto solido, l’ho diluito con un pò di latte.

Solitamente i composti da plum cake sono più fluidi, ci riproverò perchè è comunque un dolce di facilissima esecuzione e con svariate possibilità di rivisitazione.

Facendola come l’ho fatta si può farcirla a metà con della frutta a scelta e coprire con altro composto che si è sicuri che la frutta non affonderà in cottura, io ho aggiunto anche un pizzico di sale, ho ridotto lo zucchero ed ho messo la buccia d’arancia.

I fichi (mutandine) devono essere più di 3 o fichi molto grandi, come succede a volte nel web, le ricette sono da interpretare, questa è da fare.

torta fichi interno-001

Vi consiglio di andare a vedere il post originale, io mi vergogno a pubblicare la foto, le mie sfigurerebbero, buon fine settimana a tutte/i.

Dimenticavo, la traduzione è dal polacco :-D


Il cuore del Pino Cembro in una crostata, dedicata a Villa Berghofer.

crostatina pino cembro alto

É trascorso poco più di un mese dalla mia breve gita a Villa Berghofer ed è ormai un  ricordo, un bel ricordo; sono molto legata ai miei ricordi, quando la linea della vita inizia a tratteggiarsi, o perchè si interrompono amicizie o si perdono persone care o vediamo un mondo che non ci piace più , i ricordi si mettono in fila a formare una linea parallela che ci accompagna lungo tutto il percorso ed abbiamo così la sensazione di non aver perso nulla…

Ho un bellissimo ricordo di Villa Berghofer, la sensazione che ho avuto appena entrata dal cancello, è stata la stessa che ho quando entro in un bosco, di pace, serenità, protezione.

Come una grande mano che ti accarezza, un’ hotel che nasce come residence ma il progetto non prende forma; il proprietario, un architetto, non demorde, ama troppo quel posto così lontano dal traffico, ad un passo dal cielo e decide, assieme alla famiglia di trasformare i 14 appartamenti in 14 suites.

Lui si fa prendere la mano, l’artista che è in lui lo porta a personalizzare ogni stanza come fosse la sua stanza ma le donne della famiglia lo fermano, in fondo una stanza d’albergo dev’essere accogliente ma neutra, calda ma disposta a prendere l’identiità di chi si ferma lì, anche se per un giorno solo e così, io lo immagino leggermente contrariato, l’architetto acconsente a togliere il superfluo.

Nulla è lasciato al caso, ogni oggetto ha una storia, la Stübe Gotica, (link che rimanda al sito) smontata da uno dei vecchi castelli che dominano la valle, è incantevole, quasi magica.

Un luogo elegante, raffinato che non ti fa sentire fuori luogo, un’ eleganza ed una raffinatezza che ti accolgono come fossi di casa, puoi scegliere se andare in piscina.

Piscina Berghofer-003

O startene in disparte ad osservare libellule e ninfee sulla riva dello stagno biologico.

libellula, ninfee stagno Berghofer

Magari dopo una ricca e sana colazione.

La mia colazione-001

E per chi vuole sentirsi il bambino di un’altra epoca può giocare con un’antica trottola di legno e cercare di farla entrare nelle porte del labirinto.

antica trottola Berghofer

Sapevo che non sarei riuscita a fermarmi, sono tante le fotografie, tante le cose che voglio farvi vedere ma, per il momento mi fermo, ora voglio parlarvi della crostata, l’ho pensata a lungo, l’ho provata, assaggiata e, certa della sua bontà, la condivido con voi.

Temevo un retrogusto amaro, dato dal burro di pino cembro ma, quando ello ha assaggiato questa crostatina ha detto soltanto: buona, sa di pino, ecco, era quello che volevo, volevo “sapesse” di pino.

Anche la marmellata di susine gialle lo contiene; le susine me le ha regalate la Signora di Villa Berghofer, la cassa era lì, destinata al compost, l’albero, quest’anno ne ha prodotte tantissime e non riuscivano più a gestirle.

Ed è con grande gioia che le ho portate a casa, col pensiero di farne una marmellata dedicata alla Villa e l’ ho fatta; quella nella crostatina contiene aghi di pino cembro, l’ho fatta in forno per poter mettere meno zucchero (trovate qualche informazione su dulcis in furno).

susine gialle Villa Berghofer-002

Ingredienti (la frolla avanzata l’ho messa in congelatore):

  • 200 g. di farina di kamut,
  • 50 g. di zucchero,
  • 85 g. di burro al pino cembro ottenuto con burro e polvere di aghi di pino cembro,
  • 1 uovo,
  • 1/2 bustina di lievito.

Ingredienti per il ripieno:

  • mela grattugiata (grattugia a fori larghi),
  • granella di nocciole,
  • marmellata di susine gialle.

collage

Come fare:

setacciare la farina col lievito ed inserire nel contenitore del robot, aggiungere lo zucchero, ed azionare il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unire il burro e l’ uovo leggermente sbattuto a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Azionare il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, lasciarlo riposare coperto da una terrina per un’ora o più.

Stendere l’impasto e foderare lo stampo scelto, farcire la crostatina con la marmellata, la mela grattugiata, la granella di nocciole e, alla fine ancora marmellata.

Con una parte d’impasto, se non volete fare l’abete, ricavarne le solite striscioline o giocare a piacere.

Infornare a 200°C. per 20 minuti (forno statico), avendo cura, se fate una crostatina piccola come in questo caso, di coprirla per 15 minuti con carta forno.

crostatina pino cembro interno

Mi scuso per la foto ma era ormai sera e, consapevole che la crostata non avrebbe superato la notte,l’ho fotografata quasi col buio…

sala Berghofer veranda-001

Ora non vi resta che mettervi a tavola ed assaggiare questo cuore che profuma di Pino Cembro o Cirmolo.

Se avete dubbi o abbisognate di delucidazioni io sono a disposizione, buon fine settimana


Tarte Tatin Rustica con Pasta Fillo, di Nespole e Mango, Multietnica ed un pò Friulana.

Tatin di nespole col cuore di mango.-001

Stamattina, incuriosita dalle visite a questo post, sono andata a rileggermelo e mi sono commossa ed ho pensato tra me e me: sei rimasta sempre quella bambina sola, spaurita ed impalata in mezzo all’ atrio, in fondo il mondo è un atrio, dove la gente si incontra e poi sceglie la stanza dove andare e con chi, io da allora sono rimasta lì.

Ma, come non mi perdevo d’animo allora, inventandomi giochi, correndo con la mia biciclettina, andando a raganelle col secchio, giocando col mio gatto Gigi e la mia cagnolina Diana, aiutando papà nell’orto o guardarlo pescare i bisati (anguille) nel Rio Ospo o aiutando la mamma a fare gli gnocchi, nemmeno ora mi perdo d’animo e così, l’altro giorno, mi sono fatta coraggio e sono andata in canonica a chiedere al parroco se potevo raccogliere le nespole dell’asilo (quello della gattina Celeste, ricordate?).

albero di nespole asilo

Era da un pò che le osservavo maturare, ho aspettato troppo ed il raccolto è stato miserello; dalla strada sembravano belle ma erano già troppo avanti.

Le ho subito pelate, ho eliminato la pellicola che contiene i semi, che ho messo a seccare al sole con i quali preparerò il Nespolino (idea regalo per i colleghi/amici di ello per Natale).

noccioli di nespola del Giappone

Le nespole più grandi, volevo dire belle ma non me la sono sentita, le ho messe da parte per questa tatin, con le altre ho preparato una marmellata come si fa di solito, aggiungendo soltanto un pò di macis (l’involucro della noce moscata) per aromatizzarla.

Una tatin multietnica perchè è fatta con le nespole del Giappone, il mango che è originario della Malesia (era il cibo preferito da Sandokan ;-) ),  la tatin della Francia, la pasta fillo della Turchia e, tra un foglio e l’altro di pasta fillo c’è il mais tostato e tritat0 che regala a questa ricetta croccantezza e friulanità, ecco là!

mais tostato e macinato gallina

Mais tostato salato, intero e macinato.

Il tempo fugge e allora ecco la tatin rustica, non so se è bella ma so che è tanto buona, ello l’ha gradita e si è lamentato della quantità e, se piace a ello c’è da fidarsi, sofistego e diffidente com’è…

Ingredienti per una pirofila quadrata di 12 cm. di lato:

  • 16 nespole del giappone, pelate, snocciolate e private della pellicola che li contiene,
  • 16 palline di polpa di mango ricavate con l’apposito scavino,
  • 2 cucchiai rasi di zucchero di canna per la base della pirofila,
  • burro q.b (potete adoperare quello di soia se siete intolleranti al lattosio) per caramellare lo zucchero e per pennellare la pasta fillo,
  • 2 cucchiai di mais totato salato macinato nel frullatore o macinacaffè (lo trovate nel banco degli stuzzichini per aperitivi).
  • 4 fogli quadrati di pasta fillo di 20 cm. di lato + 3 strisce per il bordo,
  • spago da cucina per fermare il bordo.

Come fare:

io ho adoperato la pirofila quadrata di vetro ma, se voi avete una cocottina per tatin o altro, fate pure rivedendo le proporzioni degli ingredienti.

Mettere la pirofila sul fornello sopra una retina spargi fiamma e far sciogliere lo zucchero col burro, adagiare le mezze nespole con il buco verso l’alto e farle caramellare per qualche minuto, mettere al centro di ogni mezza nespola una pallina di polpa di mango e richiudere con l’altra mezza nespola, cospargere con poco zucchero di canna e far cuocere ancora per qualche minuto, spegnere il fuoco e lasciar intiepidire il tutto.

Nel frattempo preriscaldare il forno a 200°C.,  macinare i semi di mais, tagliare i fogli di pasta fillo conservando le strisce che andranno messe dopo la prima cottura.

Spennellare col burro fuso ogni foglio, alternandolo con un sottile strato di mais macinato ed appoggiare tutto sopra la frutta ripiegando i lembi verso la base interna della pirofila, come se doveste rimboccare le coperte al vostro bambino, per intenderci…

Spennellare la superficie con altro burro fuso ed infornare, in questa fase io copro la teglia con carta forno e la scopro dopo 15 minuti, quando abbasso la temperatura a 180°C., sfornare e, senza scottarvi, capovolgere la tatin.

Tatin prima della seconda infornata

Prima dell’ultima infornata.

Prendere le strisce di pasta fillo, senza imburrarle e girarle attorno alla tatin fermandole alla base con lo spago da cucina ed infornare per qualche minuto fin quando vedrete i bordi croccanti e colorati.

interno tatin nespole mango1

Non temete che la tatin si asciughi troppo perchè la frutta mantiene la preparazione umida e succosa, provate se vi va.

interno tatin nespole mango-001

Per oggi è tutto, vi lascio in compagnia di Perla che vi porterà a fare un giro sul tetto♥

Perla Velux


Torta con Granny Smith, Cardamomo e Mandorle, di Sigrid.

torta sigrid decorata-001

Ecco una buonissima e profumatissima torta di mele, con le Granny Smith, nel  link troverete un pò della loro storia, sapete che amo scoprire le origini dei prodotti che mi ritrovo in mano.

Queste sono le Granny Smith dello zio, fotografate nel agosto del 2010.

Granny Smith zio pianta

La  torta non è una mia creazione ed  anche questa  ha una storia: mi sono trovata il suo link nella posta anni fa, chi conosceva il mio fresco e audace innamoramento per il cardamomo e la  scontentezza per le mie foto, pensò di mandarmelo affinchè vedessi che anche la grande cavoletta ha avuto un inizio come tutte noi e l’evoluzione e la bravura sono venute poi, con il tempo, l’esperienza e, credo anche l’attrezzatura.

Se andate a vedere il suo post (il link lo trovate alla fine) capirete cosa intendo, risale al 2005, comparate la foto con le attuali ed avrete la conferma che: fin che c’è blog c’è speranza.

Ing torta Sigrid-001

Ingredienti.

La particolarità che rende diversa questa torta è l’uso delle mandorle tostate, in lamelle, così la tostatura sarà ancora più decisa e conferirà al dolce maggior profumo.

Io ho dimezzato la dose di zucchero e di conseguenza ho tolto un uovo, mi è sembrato sufficiente così, provate.

Ingredienti teglia 24 cm.:

  • 100 g. di farina,
  • 120 g. di mandorle a lamelle,
  • 5 uova (4),
  • 250 g. di zucchero (150),
  • 2 mele Granny Smith,
  • 1/2 cucchiaino di sale,
  • 1/2 cucchiaino di cardamomo macinato sul momento,
  • zucchero a velo per la finitura,
  • julienne di buccia di mela (solo il verde) otenuta col rigalimoni per decorare.

collage torta sigrid -001

Come fare:

In una padella antiaderente, far tostare le mandorle finché non siano dorate.

Lasciar raffreddare e passare al mixer, aggiungere man mano la farina, il sale e il cardamomo, finché tutti gli ingredienti siano ridotti a farina fine.

In una ciotola capiente sbattere i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto denso e chiaro, aggiungere la farina di mandorle.

Sbucciare e gratuggiare le mele e aggiungerle al composto, montare gli albumi a neve e incorporarli delicatamente, versare l’impasto nella teglia ed infornare a 180°C. per 40/50 minuti (la torta deve essere dorata e solida).

Cospargere con lo zucchero a velo setacciato prima di servire tiepido o a temperatura ambiente.

Per decorare ho ottenuto col rigalimoni una julienne di buccia di mela, volendo si può farla sbianchire e magari metterla nello sciroppo per ammorbidirla ma va bene anche così, nature

torta sigrid fetta-003

Torta con mele, mandorle e cardamomo.(Link Sigrid)

Mele Granny Smith dello zio

Vi auguro un buon proseguuimento di giornata


Zuppa fredda speziata di Rabarbaro e Fragole, con Spatzle di Mango e mettiamoci una Pietra sopra.

Zuppa speziata di fragole e rabarbaro pp-001

… ma che la pietra sia dolce, mi raccomando, e che profumi di limone.

Un’idea per un dessert veloce e d’effetto, gli spatzle di mango nascono da una prova fallita di sferificazione ma, non ci si può accingere a fare il caviale di qualcosa quando arriva l’idraulico, dopo un pò arriva il pittore ed ancora, se non bastasse, tra 20 minuti devi essere dal dentista.

Ma è anche vero che il cibo non si butta, ci si ingegna, si fa di necessità virtù e di sicuro ne esce qualcosa di bello e di buono.

Se non avete tempo o voglia di sferificare e di fare spugne (quest’ultima è un attimo) potete decorare questa zuppa con palline di melone  di mango o, perchè no, avocado, per dare una nota grassa.

Potrete ottenere l’effetto zuppa vera con  una grattatina di noce di cocco che simulerà il formaggio, c’è da divertirsi.

Le fragole ed il rabarbaro amano le spezie ed insieme con ognuna di loro,  scriveranno piacevoli spartiti e lievi note di gusto accarezzeranno il palato.

Cardamomo e pepe della Mascareigne su foglia rabarbaro

Cardamomo e pepe della Mascareigne (Voatsiperifery).

Questo pepe il cui nome è Voatsiperifery è chiamato così perchè la pianta assomiglia ad una vite e si arrampica fino a 20 metri sugli alberi che adopera come supporto.

Queste viti sono piante spontanee,  fruttificano una volta all’anno; le bacche che hanno un caratteristico peduncolo (assomigliano a dei piccolissimi fiori di cappero), vengono raccolte a mano.

Questo le rende particolarmente pregiate e, meritatamente costose ma il profumo ed il sapore che regalano alle preparazioni valgono la spesa.

Ingredienti per la zuppa:

  • 1 grossa costa di rabarbaro fresco (c.ca 250 g.),
  • 200 g. di fragole congelate,
  • 2 cucchiai rasi di zucchero semolato (per mantenere il colore sennò adoperate quello di canna),
  • acqua,
  • 7 semini di cardamomo pestati nel mortaio,
  • 4 grani di pepe della Mascareigne pestati nel mortaio,
  • spatzle di mango ottenuti con il procedimento per la sferificazione (facoltativi),
  • pietra dolce a piacere (facoltativa)*.

Zuppa speziata di fragole e rabarbaro pp.2

Versione con spatzle incorporati.

Come fare la zuppa:

far scongelare le fragole in un colino e conservare il succo.

Pulire il rabarbaro, come si fa col sedano, tagliarlo a pezzi e metterlo in un tegame con lo zucchero, coprire e far cuocere a fuoco dolcissimo.

Quando sarà ammorbidito, unire le  fragole con il loro sugo, coprire e cuocere per qualche minuto finchè si saranno disfatte, unire i semini di cardamomo ed il pepe e continuare la cottura sempre coperto e a fuoco basso.

Frullare la zuppa col minipimer e mettere in frigorifero.

Al momento di servire aggiungere gli spatzle di mango e un pezzetto di pietra.

pietra dolce

Ingredienti per la Pietra dolce:

  • 100 g. di acqua,
  • 250 g. di zucchero,
  • 50 g. di citrato.

Come fare la Pietra dolce:

mettere l’acqua e lo zucchero in un pentolino e portare alla temperatura di 130°C. (ci vorrà un pò), a questo punto aggiungere il citrato, mescolare velocemente e far raffeddare, la pietra si forma immediatamente.

Vi sarete accorte/ti che ultimamente,  nel mio set fotografico fa da sfondo uno splendido intreccio d’edera? Beh, questo è perchè…

 Anche l'occhio vuole la sua parte.-002

…anche l’occhio vuole la sua parte…

perla davanzale-001

… ed anche Perla

Buon fine settimana a tutte/i voi ♥♥♥


Tarte Tatin con Fiori di Zucchina ripieni, versione Dolce e versione Salata: perseverare è diabolico.

Tatin fiori zucchina pp-002

Tarte Tatin in pasta fillo con fiori di zucchina ripieni di ricotta,  dragoncello e semi di zucca assieme ad albicocche, fragole e semi di zucca.

La Tarte Tatin, lo sappiamo, nasce da un errore ed è rimasto ancor oggi uno dei pochi errori per i quali il “perseverare è diabolico” non suona sinistro.

, Sorelle Tatin

Stéphanie (1838-1917) et Caroline Tatin (1847-1911)

E come potrebbe, la Tatin è un’opera d’arte,  è una tela dove disegnare un mondo a colori e sapori, è la ricetta per osare, per esprimere la creatività, per far di necessità virtù.

In frigorifero ci sono ortaggi e frutta tristi e solitari? Ecco una maniera per utilizzarli e valorizzarli, è un’idea anche per coinvolgere i bambini refrattari a mangiare le verdure.

Far “disegnare” a loro la tatin sarà uno stimolo in più per poi mangiare tutti assieme, chi non prova gioia nello sfornare una torta?

Nessuna sarà mai uguale ad un’altra, ogni tatin un pezzo d’autore con la nostra firma indelebile, i colori, dopo la cottura, cambieranno, come succede con i pigmenti per ceramica.

L’ idea di utilizzare i fiori di zucchina ripieni è nata dopo aver visto questa,  mi è rimasta impressa per tutta la mattina finchè da Milva ho visto delle zucchine freschissime con attaccati i fiori, le ho prese e sono corsa a casa perchè, si sa, i fiori di zucchina sono molto delicati.

Arrivata a casa mi sono accorta che in frigorifero avevo sotanto la pasta fillo ma la tatin ha preso comunque corpo, e che corpo, alla fine l’uso della pasta fillo ha reso la tatin simile al Baklava ma meno dolce perchè ho dosato lo zucchero  per non avere una preparazione stucchevole in quanto lo strato di caramello della ricetta tradizionale rende la tatin molto dolce.

Le dosi sono approssimative ma il bello della Tarte Tatin è anche questo, non ci sono regole rigide da seguire ed i presunti “errori”” alla fine diventano pregi.

Io non ho la teglia da Tatin ed adopero un tegame di ghisa ed il risultato è perfetto, questa ha 20 cm. di diametro mentre quella per la tatin salata ne ha 24.

fiori di zucchina ripieni per tatin-001

Ingredienti per i fiori di zucchina dolci:

  • 7 fiori di zucchina,
  • 100/120g. di ricotta setacciata (dose variabile),
  • 1/2 cucchiaio di zucchero di canna,
  • foglioline di dragoncello fresco,
  • semi di zucca tostati e tritati grossolanamente.

collage

Ingredienti per il caramello e completamento:

  • 60 g. di zucchero di canna + 1 20 g. per la rifinitura,
  • 50 g. di burro a fiocchetti + un pò per la pasta fillo e rifinitura,
  • 4 albicocche tagliate a metà,
  • 6 fragole,
  • 1 manciata di semi di zucca,
  • 6 fogli di pasta fillo (o 1 brisè, o 1 pasta sfoglia).

Tatin fiori zucchina-001

Come fare:

lavare delicatamente i fiori di zucchina, senza romperli, eliminare il pistillo.

Mettere lo zucchero ed il burro in una tegame adatto al forno ( se avete quello apposito per Tatin meglio), farli sciogliere ed aggiungere i semi di zucca, continuare la cottura e far colorare leggermente, non è necessario caramellare.

Nel frattempo setacciare la ricotta, tagliuzzare le foglioline di dragoncello ed amalgamare assieme allo zucchero ed i semi di zucca tritati.

Aiutandovi con una sac a poche riempire i fiori a metà, richiuderli dandogli un giro per evitare che fuoriesca il ripieno.

Preriscaldare il forno a 220°C.

Quando lo zucchero sarà pronto, disporre i fiori a raggiera alternandoli alle mezze albicocche, al centro mettere 2 mezze albicocche sovrapposte e riempire gli spazi con le fragole intere (vedi collage), spolverizzare con lo zucchero rimasto e preparate gli strati di pasta fillo pennellandoli con il burro ad uno ad uno e sovrapporli.

Appoggiarli sopra la frutta, ancora una spennellata di burro ed infornare per 15/20 minuti o finchè noterete che la pasta fillo avrà preso colore e si sarà gonfiata e sfogliata.

Sfornare, far raffreddare per qualche minuto, appoggiare sulla teglia un piatto adatto a contenere la tatin e, con sicurezza, capovolgerla ed ammirarla.

Questo dolce è straordinario mangiato tiepido ma ancor di più il giorno dopo freddo di frigorifero, provate, se vi va.

Tatin fiori zucchina fetta-001

Tarte Tatin dolce con fiori di zucchina ripieni.

Tatin salata alto

Ed ecco la versione salata, per il ripieno ho adoperato lo sgombro affumicato al pepe, che va a sostituire il già collaudato abbinamento col tonno.

I fiori sono alternati da mezze zucchine fatte rosolare in olio e aglio nella stessa teglia dove ho insaporito sia i fiori che le rondelle di zucchina per lo strato sotto la pasta brisè (in questo caso già pronta).

Al centro ho messo delle patate novelle che avevo cotto, con la buccia, assieme alle cosce di pollo (la cena).

Tatin con fiori ripieni di ricotta e sgombro affumicato-001

Ingredienti per i fiori ripieni:

  • 11 fiori di zucchina,
  • 150 g. di ricotta setacciata (dose variabile),
  • 80 g. di formaggio spalmabile (dose variabile),
  • sgombro affumicato  tagliato a pezzettini (6/7 cm di quello della foto),
  • sale affumicato q.b.

Ingredienti per il completamento:

  • olio evo,
  • 1 spicchio d’aglio vestito,
  • 3 patate novelle già cotte con la buccia,
  • 5 piccole zucchine tagliate a metà per il lungo,
  • 3 piccole zucchine tagliate a rondelle sottili,
  • 1 sfoglia di pasta brisè rotonda,
  • sale affumicato q.b.

collage

Come fare:

per i fiori procedere come per la versione dolce, setacciare la ricotta ed amalgamarla al formaggio cremoso, unire i pezzettini di sgombro e mescolare bene, regolare la sapidità con il sale affumicato.

Nella teglia che adopereremo per la tatin far scottare per pochi secondi in olio evo i fiori, toglierli e metterli da parte, aggiungere lo spicchio d’aglio vestito e rosolare  le mezze zucchine, toglierle e metterle da parte, rosolare anche le rondelle di zucchina, toglierle ed eliminare l’aglio.

Tamponare con carta da cucina l’eccesso di olio e disporre gli ingredienti per  la tatin, i fiori a raggiera alternati alle mezze zucchine, al centro le mezze patate, sopra le zucchine a rondelle e, per finire, la pasta brisè, così come viene, la tatin non bada alla forma.

Tatin salata fetta

Per oggi è tutto, vi lascio con Perla sotto il mio rabarbaro, occhio ;-)

Perla sotto il rabarbaro

Pesche e Picolit, ricordi reinterpretati in una goccia di cristallo.

persighi col Picolit1

Persighi col vin,  il dessert estivo più in uso, quando ero fanciulla, a quei tempi, dopo il ghiacciolo era l’altra fonte di refrigerio.

Tornare a casa e trovare in frigorifero una terrina de persighi col vin era la norma, per i bambini il vino era un tabù, per me persighi col sucaro e limon, per i maschi vin coi persighi ed in questa goccia di cristallo c’è tutto questo.

Il primo ed il terzo strato è dedicato agli uomini, il secondo ed il quarto alle donne e l’ultimo ai bambini, in quanto non c’è il vino ma la spugna di agrumi con delle palline di pesca e striscioline di buccia, perchè a me, da bambina, piaceva molto mangiare la buccia delle pesche e quelle che lasciava la Signora Gisella le mangiavo io, mi avevano insegnato che sotto la buccia sono concentrate le vitamine.

Alla base un ramo di dragoncello per la nota di colore, a seguire un’aspic di pesche  nettarine con vino Picolit fatto con:

  • 135 g. di vino Picolit,
  • 50 g. di pesche nettarine, sbucciate e tagliate a piccoli dadini ,
  • 4 g. di colla di pesce.

Gelatina di picolit con le pesche-001

Come ho fatto l’aspic:

non ho aggiunto nè acqua nè zucchero perchè volevo fosse puro Picolit, l’ho riscaldato, senza farlo bollire, ho spento il fuoco e, quando è scesa la temperatura  ho aggiunto la colla di pesce ammollata prima in acqua fredda per 10 minuti e strizzata.

Ho adagiato sopra il dragoncello la dadolata di pesche, lasciandone da parte 1 cucchiaio ed ho versato sopra, delicatamente, il composto diVino, affinchè la dadolata non si scomponesse.

Ho riposto in frigorifero ed il composo diVino avanzato l’ho lasciato a temperatura ambiente per adoperarlo nel terzo strato .

Persighi col Picolit pp-001

Nel frattempo ho preparato la gelatina di pesche al Picolit, ho preparato tutta la dose, adoperandone solo metà come gelatina e lasciando l’altra come semplice crema al cucchiaio, di conseguenza ho dimezzato anche la dose di gelatina che è riportata sulla lista degli ingredienti.

Persighi col Picolit da cmpletare-001

Ho fatto così:

  • 210 g. di vino Picolit,
  • 500 g. di polpa di pesche (io nettarine),
  • 5o g. di zucchero,
  • la scorza grattugiata di 1 limone Bio,
  • 8 g. di colla di pesce.

Come ho fatto la gelatina di pesche:

ho sbucciato le pesche, ho ricavato i 500 g. di polpa e l’ ho frullata, l’ ho versata, assieme al vino e lo zucchero in un pentolino ed ho portato a bollore, ho unito la scorza di limone, ho amalgamato il tutto ed ho diviso il composto a metà.

Nella metà destinata alla preparazione, quando il composto non era più bollente ho unito la gelatina (4 grammi) ammollata e strizzata, l’ho sciolta e, dopo aver verificato che il primo strato di aspic fosse solidificato, ho versato sopra la gelatina di pesche, lasciandone una parte (a temperatura ambiente) per il penultimo strato ed ho riposto la goccia di cristallo in frigorifero.

Dopo un’ora abbondante si era solidificato ed ho aggiunto l’aspic che avevo messo da parte ed ho rimesso ancora in frigorifero.

Questo strato ha solidificato velocemente ed ho aggiunto la gelatina di pesche avanzata.

pesche con Picolit4-001

L’ultimo strato è formato dalla spugna di agrumi che ho fatto così:

la dose è quella che ci è stata data dallo Chef Emanuele Scarello ad un corso di cucina (Michela dice che è il mio pusher di ricette), potete farla e conservarla in frigorifero, al momento del servizio, per decorare qualche preparazione, basta frullarla col minipimer e diventerà chiara e spumosa sennò, lasciandola così, trasparente, potete tagliarla a dadini ed adoperarla come fossero piccoli pezzi di vetro.

Spugna di agrumi prima e dopo-001

Ingredienti per la spugna di agrumi:

  • 220 g. di acqua,
  • 180 g. di zucchero,
  • 200 g. di succo di limone,
  • 16 g. di colla di pesce.

Come fare la spugna di agrumi:

portare ad ebollizione l’acqua assieme allo zucchero ed al succo di limone, unire, quando la temperatura sarà scesa,  la colla di pesce ammollata e strizzata, riporre in frigorifero per una notte.

Come ho scritto prima, al momento del servizio frullare per ottenere l’effeto spugna.

Completiamo la goccia di cristallo:

col riga limoni, ricaviamo delle striscioline di buccia di pesca, con lo scavino apposito otteniamo delle piccole sfere di pesca, questo sarà l’ultimo strato della nostra composizione.

persighi col Picolit alto-001

Ricapitolando:

  1. dragoncello ed aspic di pesche e Picolit,
  2. gelatina di pesche e Picolit,
  3. aspic di pesche e Picolit,
  4. gelatina di pesche e Picolit,
  5. spugna di agrumi,
  6. sfere di pesca e julienne di bucce di pesca.

Più difficile da spiegare che da fare, io amo l’agar agar ma, per questa preparazione avevo bisogno di una consistenza, solida alla vista e al tatto ma, appena in bocca, volevo ritornasse vino: persigni col vin, appunto.

Pesche con Picolit-001

Qualche foto, scattate mentre ero alla ricerca di una corteccia dove appoggiare la goccia di cristallo, poi sostituita con un groviglio di edera che era ancora aggrappata ad un tronco.

Buon fine settimana.


Brownies con Amarena, in un sol boccone, col tocco Romantico di Francesco Massenz dalla Divina Cucina♥

Brownies finito1

Se Dante Alighieri fosse ancora qui, gli commissionerei : La Divina Cucina, senza inferno, né purgatorio, soltanto il Paradiso e gli direi di aggiungere il decimo cielo e lasciarlo scrivere a me per lasciarmi posizionare chi dico io.

Questo nella fantasia ma nella realtà, tra me e me,  io ho già disegnato il decimo cielo della Divina Cucina…

Forse è vero che sono fortunata, perchè non è facile né consueto entrare nelle cucine stellate, conoscere Chef stellati, relazionarsi con loro e, soprattutto imparare da loro, soprattutto per chi, come me, non è nessuno.

Non è consuetudine osservare l’Allegra Brigata al lavoro, forse Allegra Brigata, non suona carino ma, in questo caso credetemi, allegra brigata è perfetto.

Ovvio che i sorrisi, gli scherni, battute e goliardie, al momento del servizio o delle preparazioni, si trasformano in concentrazione, diligenza e attenzione per poi, alla fine, ritornare come prima.

Sarà che io, per tutta la mia vita lavorativa, ho cercato, oltre all’impiego anche una famiglia, credo faccia parte della mia natura, quella sbagliata, lo ammetto, di cercare il rapporto umano sempre e ovunque, senza contare che di me alle persone non poteva (può) fregardemeno e che, evidentemente l’Antipatia è nel mio DNA e chi mi sta intorno percepisce subito.

Credo sia anche per questo che per me andare ai corsi degli Amici di Godia, sembra di entrare in un sogno, fermarmi a parlare con la mamma Yvonne, bravissima, competente e bella come il sole, guardare i “Ragazzi” intenti nelle loro postazioni, ascoltare le battute del neo-papà Raffaello, scambiare quattro chiacchiere con Michela, indaffaratissima e sempre impegnata a far sì che tutto sia perfetto.

Anna e Francesco-002

Anna e Francesco.

Per non parlare di Anna, bellissima, bravissima, discreta, elegante, di quell’ eleganza naturale che non si può improvvisare, sembra quasi che Anna fosse predestinata a far parte dello staff.

Ogni volta, ai corsi, quando passa (non amo la parola serve) per l’assaggio finale, sceglie per me il più fotogenico e questo lo apprezzo molto…

Ricordo che, quando stavo preparando il post per la serata della consegna della seconda stella, ho girellato un pò nel web a cercare informazioni e sono incappata in uno di quei siti nei quali chicchessia si eleva a “giudice” e dice la sua, anche se non sa neanche di cosa, di chi e di dove stia STRaparlando…

Avevano attirato la mia attenzione gli aggettivi: asettico, freddo, impersonale e mi sono stupita.

Forse che il/la scrivente fosse abituato/a a ristoranti tipo la parolaccia di Roma? Dove la pacca sulla spalla e un bel vaffa sono “er più der mejo”?

Io credo invece che, la discrezione, l’eleganza, il minimalismo negli arredi, siano segno di educazione, rispetto, pulizia ed eleganza.

L’aggettivo freddo proprio non appartiene agli Amici di Godia, né negli arredi, né nel servizio, anzi, tra gli arredi si possono intravedere evidenti indizi di attenzione e calore umano.

Un Crocifisso, messo in un punto un pò in disparte per non “offendere” nessuno, né l’ “uno” né l’ “altro” lo trovo segno di grande coraggio e di rispetto per tutti.

Brownies e rosa-001

Ma… come sono arrivata fin qui? Ero partita con un bocconcino delizioso di Brownies con l’amarena e la julienne di petali di rosa.. ah, ecco, i petali di rosa…

petali per decorazione brownies-004

Ingredienti per una teglia rettangolare da 18x25x2:

  • 150 g. di cioccolato fondente al 62%,
  • 125 g. di burro,
  • 100 g. di zucchero di canna (se adoperate cioccolato bianco ridurre a 70 g.),
  • 100 g. di farina 00,
  • 10 g. di lievito in polvere,
  • 2 uova intere,
  • 60 g. di amarene (Francesco adopera amarene snocciolate fresche decongelate),
  • bacca di vaniglia,
  • 1 pizzico di sale
  • una rosa rubata in un giardino incantato.

Brownies coppati1-002

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C., Francesco consiglia di iniziare con 20°C. maggiori alla temperatura indicata per la ricetta che, sarà abbassata appena inserita la teglia.

Sciogliere il cioccolato ed il burro a bagno maria, aggiungere lo zucchero e l’interno di una bacca di vaniglia o lo zucchero vanigliato ottenuto, seguendo il consiglio di Francesco,  utilizzando una bacca di vaniglia, anche usata, messa nel barattolo con lo zucchero semolato… GIAMMAI LA VANILLINA!!!

Unire le uova intere, mescolare ed aggiungere la farina setacciata con il lievito, amalgamare.

Volendo si possono unire le amarene nell’impasto, in questo caso, essendo un finger sweet food, si metterà l’amarena, assieme alla julienne di petali di rosa, alla fine, come decorazione.

Francesco decora i browniews con le rose-002

Versare il composto nella teglia e procedere alla cottura (sempre valida ed affidabile la prova stecchino) per 15/20 minuti.

Estrarre la teglia, farla raffreddare e porzionare col coppapasta scelto, decorare con i petali di rosa (biologici) tagliati a julienne e un amarena, decongelata.

Vi avevo segnalato l’imminente arrivo del libro di Emanuele Scarello sui fritti? Ecco, è arrivato e, se amate la cucina, quella vera, quella che vi insegna davvero a cucinare e divertirvi, trovate il banner sulla barra a dx.

Non troverete soltanto un elenco di ricette ma una ricetta per ogni tecnica ed ogni grasso, troverete il come ed il perchè; è il libro per chi, come me, non ha bisogno di quantità ma di qualità, è il regalo perfetto per voi e per quelli che, come voi, amano la cucina di qualità.

Sfogliando questo libro, rimarrete ammaliate/i non solo dalle foto straordinarie di Ennio Calice un fotografo che sento anche un pò fradel per le sue origini Triestine, ma anche dalle ambientazioni, dette anche food styling, curate dallo stesso Emanuele che, con un nonnulla crea set irresistibili.

arcobaleno1-001

Vi lascio con l’arcobaleno, la meraviglia che la natura ci regala dopo un temporale.


Soufflè Glacè alle Nespole del Giappone.

soufflè glacè nespole alto

Questa preparazione ha origini francesi, la base è quella del semifreddo e si presta ad un’infinità di varianti, provate, è più semplice di quanto appaia, ora andiamo in cucina.

Soufflè glacè nespole 2-001

Prima d’iniziare la preparazione, rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 6 cm e fissare con spago da cucina, riporre in frigorifero.

Mettere in congelatore la panna così da montarla più facilmente.

Sbucciare le nespole e, al solito eliminare i semi e la pellicola che li contiene, tagliarle a pezzi piccoli, irrorare con il succo di limone, aggiungere lo zucchero (ho scelto il muscovado perchè le profuma gradevolmente) e porre sul fuoco fino ad ottenere una composta che poi frulleremo; per questo soufflè ne ho adoperati 2 cucchiai, se avanza avrete un altro dessert.

Collage Soufflè Glacè nespole-001 

Ingredienti per il soufflè della foto:

  • nespole del Giappone,
  • 2 cucchiai di zucchero muscovado,
  • succo di limone,
  • 100 g. di Topfen (o ricotta o yogurt),
  • 100 g. di panna montata,
  • 4 cucchiai di composta di nespole frullata (2 per il composto e 2 per l’interno).

Ingredienti per la meringa Italiana:

  • 50 g. di albume (pizzichino ino sale e gocce succo limone per montarli),
  • 100 g. di zucchero a velo (ricavato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, così è davvero senza glutine),
  • 50 ml. di acqua per lo sciroppo.

Come fare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima.

Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , facendo sciogliere sul fuoco fino ad ottenere uno sciroppo denso.

Versare a filo lo sciroppo sugli albumi montati a neve continuando a montare il composto fino a quando non sarà freddo, poi riporre in frigo.

Completiamo la preparazione:

montare la panna, setacciare il Topfen o la ricotta in una terrina, se adoperate quella (per lo yogurt non serve), unire 2 cucchiai di purea di nespole, unire la panna montata ed incorporare gli albumi.

Versare nel contenitore  e mettere in congelatore, quando sarà rappreso, tirarlo fuori , scavare un cratere profondo, spostando il composto ai lati, riempirlo con la purea di nespole, ricoprire con il composto spostato e  rimettere in congelatore per non meno di 6 ore.

Prima di servire rimuovere la carta, se vi va decorate con un cucchiaio di composta di nespole (io non l’ho messa perchè lo zucchero muscovado l’aveva scurita tanto).

soufflè glacè nespole tovagliolo

Buon fine settimana


Dolce con farina integrale di farro, banane e pere, per festeggiare la nuova arrivata.

Dolce banane pere fragole n-001

Si deve risalire nel tempo per conoscere le origini di questa pianta. Da scoperte archeologiche si è potuto accertare il suo luogo d’origine: sono stati rinvenuti, infatti, nell’Asia occidentale e nelle zone termperate dell’Europa, frutti tagliati a metà e dissecati che, per forma e consistenza, hanno fatto sicuramente pensare alla pera.

Omero ci parla dei peri coltivati nei giadini di Alcinoo e di Laerte  (non il figlio di Pappalardo); il nome del frutto (esattamente in latino: pra) verrebbe, secondo alcuni, dal vocabolo celtico peren, secondo altri da Pirro che per primo introdusse il pero in Italia.

Sotto Catone si conoscevano già 6 varietà di pere, mentre Plinio ne enumerava 41.

In Francia però furono assai più numerose anche se Quintinie, fondatore e direttore del frutteto di Luigi XIVa Versailles, ebbe a dichiarare in seduta plenaria che una sola era la vera pera, quella «bon chrétien», della quale esistono ancora oggi ben 4 varietà: quella «invernale», quella «belga», la «spagnola» e il tipo a «piumaccio».

Si tratta di una pera che ha forma di cotogna mentre le altre sono sferiche; la «bergamotta» è a trottola, la pera «Colmar» a botticella come la «burrosa».

A questi nomi si aggiungono infinite varietà che prendono il nome della polpa: soda, aspra, fondente, burrosa o quelle che portano il nome di una persona cui il frutto fu dedicato: le pere William dal coltivatore londinese che per primo rinvenne la pianta da seme: hanno forma allungata, con tipico peduncolo obliquo, buccia gialla, variegata di rosso ed un pò untuosa al tatto.

Le pere Abate dall’ Abate Fetél  che, in Francia, rinvenne per primo i frutti che sono, grossi, allungati, con buccia sottile e polpa assai zuccherina e aromatica.

Morettini, di origine italiana dà il nome alla Butirra precoce.

Per oggi è tutto, ci sarebbe da scrivere ancora molto sulla pera, per fortuna, ultimamente ci sono molti appassionati che hanno riportato in auge qualche tipo di pera che stava per scomparire per sempre e su queste specie ritornerò, ora in cucina.

Plum cake banane pere da infornare n-001

Tanta frutta in questo dolce, la cannella e lo zucchero muscovado lo profumano, l’assenza di lattosio e grassi lo rende perfetto per gli intolleranti e per chi è goloso ma attento alla linea.

Ingredienti per uno stampo da plum cake:

  • 200 g di farina integrale di farro,
  • 2 cucchiaino di cremortartaro (negozi tipo NATURASÍ),
  • 50 g di zucchero muscovado,
  • 1/2 cucchiaino di cannella,
  • 2 e 1/2 banane grandi o 3 piccole,
  • 2 albumi montati a neve ferma,
  • 2 pere William,
  • succo di limone,
  • sale per montare gli albumi,
  • olio per ungere lo stampo,
  • fragole per la decorazione.

Dolce banane pere fragole sfornato-n 001

Decorazione con le fragole:

le mie fragole erano molto grandi e ne ho messe solo 3,  se le trovate piccole potete inserirne una accanto all’altra in modo da avere le porzioni già pronte da tagliare.

Tagliare la calottina delle fragole compreso il ciuffo verde, infilare le fragole nell’impasto e, quando il dolce sarà sfornato ed intiepidito rimettete le calottine al loro posto, sarà una bella, semplice ed elegante presentazione.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina mescolare la farina con il cremortartaro (lievito), lo zucchero e la cannella.

In un’altra ciotola tagliare a pezzetti le banane e schiacciarne la polpa con una forchetta, sbucciare le pere e grattugiarle, irrorare col succo di limone.

Amalgamare bene la frutta ed aggiungere, poco alla volta il composto di farina, unire delicatamente gli albumi montati a neve ferma (io aggiungo un pò di sale e qualche goccia di limone).

Versare il composto in uno stampo da plum cake unto, io ho adoperato l’olio.

Infornare per 1 ora.

Dolce banane pere fragole interno n-001

Ah, dimenticavo, la nuova arrivata è la nuova Lumix, avrei potuto, accorpando tutti i compleanni, Natali, San Valentini, onomastici del resto della mia vita, farmi regalare la Reflex ma poi mi sono fatta una serie di domande e le risposte che ho ottenuto mi hanno convinta a rimanere sulla compatta, più evoluta, certo, con più funzioni, ci mancherebbe ma, dal momento che non devo diventare freelance, né lavorare per qualche casa editrice, a me basta questa, però ho imparato ad adoperare il cavalletto comperato anni fa a Firenze e mai adoperato e, la sera un pò alla volta, mi sto studiando le 128 pagine di istruzioni per l’uso, chi vivrà vedrà.


Le Nespole del Giappone al rum, smaltiscono la sbornia sotto un Crumble delizioso.

crumble di nespole si-001si

Ho specificato Nespole del Giappone perchè, per me, fino a pochi anni fa, le nespole erano queste:

Nespola libro-001

Mentre, in questa ricetta ci sono queste:

nespola del Giappone-002

Per ingrandire le foto cliccare.

Mi scuso per aver fotografato le pagine ma, credetemi, è scritto talmente in piccolo che avrei dovuto adoperare la lente d’ingrandimento, altre volte l’ho fatto ma ultimamente la vista mi si è abbassata parecchio, a voi basta cliccare l’immagine per leggere agevolmente.

Io provo un affetto quasi materno per questo frutto, come mi è capitato col topinambour e l’avocado.

Mi succede sempre quando vedo languire giorno dopo giorno questi prodotti al reparto frutta e verdura dei supermercati.

Gli alberi di nespole del Giappone capiterà anche a voi di vederli nei giardini, spesso questi frutti vengono lasciati cadere, a nessuno interessano, un pò come succede con i caki, meglio andarli a comperare al supermercato… l’anno scorso parlai in un post di queste nespole dimenticate nei giardini.

Nespolo-001

Nespolo del Giappone.

A differenza della Nespola della prima foto, che sono dolcissime, queste sono un pò aspre e non danno il meglio a crudo, un pò come le mele cotogne.

Quando le ho comperate non sapevo ancora cosa ne avrei fatto, troppo poche per marmellate e gelatine e troppo rischioso prepararle come contorno agrodolce.

Avevo in frigorifero un avanzo di granella delle coppe all’avocado e coccoe il crumble è venuto da sé; la base per i crumble è fatta con farina burro e zucchero alla quale si possono aggiungere, secondo il proprio gusto: fiocchi d’avena, mais, frutta secca ecc.

Avendo un sapore abbastanza neutro, le nespole del Giappone non litigano con spezie e aromi, in questo caso ho scelto il rum, un semplice rum, quello dolce che si adopera per fare il punch.

nespole dietro clafoutis-001

Nespole del Giappone e i loro semi.

Ingredienti:

  • 500 g. di nespole del Giappone, pelate, private dei semi e della pellicola interna che li contiene,
  • 2 cucchiai di zucchero Muscovado,
  • 1/2 bicchiere d’ acqua,
  • 4 cucchiai di rum per punch (se adoperate quello normale aggiungere 1 cucchiaio di zucchero).

Ingredienti per il crumble (copio incollo dal post):

queste sono le dosi per l’altra ricetta, se vi avanza, come nel mio caso, mettere la granella in un vaso di vetro e conservarla in frigorifero.

  • 50 g di burro di cocco (o il vostro solito burro),
  • 50 g di fiocchi di mais,
  • 50 g di nocciole tritate grossolanamente,
  • 1 cucchiaio di zucchero muscovado,
  • (farina di kamut, burro, zucchero di canna, aggiunti per questa ricetta).

collage crumble nespole-001

Come preparare il crumble:

per questa ricetta ho preparato una base con farina di kamut, burro e zucchero ed ho aggiunto la granella che è fatta così (copio-incollo dal post):

far sciogliere il burro di cocco (io) o margarina o burro di soia o burro vaccino ed unire i fiocch di mais frantumati: io l’ho fatto con le mani, è un ottimo antistress.

Dopo che i fiocchi avranno assorbito il burro, unire le nocciole tritate e lo zucchero Muscovado, mescolare per qualche minuto, versare in una ciotola e far raffreddare.

Come fare:

mettere le nespole pulite e tagliate a pezzetti in un tegame con lo zucchero e acqua, portare ad ebollizione ed aggiungere il rum, alzare la fiamma per far evaporare l’alcol, mettere il coperchio, abbassare la fiamma e far ammorbidire le nespole.

Imburrare una pirofila da forno, adagiare le nespole e ricoprirle con il crumble.

Infornare a 180°C. per 30/35 minuti.

crumble di nespole2-001

Con i semi, che potete vedere sullo sfondo, si può fare il Liquore Nespolino, troverete le ricette in rete, io ho scelto questa.

Se lo fate potete adoperarlo al posto del rum e magari inserire nel crumble della farina di amaretti, ottenuta macinandoli oppure sbriciolarli grossolanamente, provate.

Un’altra idea con le nespole del Giappone (cliccare sulla foto):


Torta alla spremuta d’arancia di Elga nell’ Aprile delle indecisioni.

Torta spremuta arancia di Elga-001

Se dovessi scegliere un aggettivo per questo Aprile, sceglierei: Indeciso, neanche lui sa più cosa fare, a volte, con una raffica di vento gelido, ci riporta nell’inverno, poi ci avvolge nel caldo abbraccio di un raggio di sole e ci porta a vedere i prati coperti di nontiscordardi me, tarassaco, viole, primule e ci dà l’ illusione della primavera, poi scarica dal cielo secchiate d’acqua e ci riporta nell’autunno più malinconico…

Ma non è solo lui l’ indeciso, c’e anche il governo, neanche il governo sa cosa fare e dove andare.

Sapete che non amo scrivere di politica perchè sono ignorante in materia ma da cittadina semplice mi accorgo di vivere in un Italia lasciata al suo destino.

Ma abbiamo i saggi… e sorrido,  pensando a Crozza quando, imitando il nostro presidente in vestaglia, ha letto una saggia proposta (finta ovvio): in estate bevete molta acqua e mangiate molta frutta e verdura… e meno male dai che ci sono i saggi, e le sagge? Le sagge sono arrabbiate.

E mentre succede tutto questo in Italia le persone muoiono, in tanti modi ma quella che mi fa più paura è la morte interiore, la voglia di lasciarsi andare, e qui mi fermo e parlo della mia indecisione.

Apro? Non apro? Chiudo? Apro, chiudo? Diciamo che lascio socchiuso, se ci fosse ancora la mia dolce Maria, mi direbbe: questo silenzio è assordante, è vero, non credo che esista nulla di più eloquente del silenzio stesso.

Eloquente perchè il silenzio è chiacchierone , dà infinite possibilità di interpretazione: nei silenzi ognuno di noi può leggervi ciò che vuole, la propria storia, le proprie idee, i propri pensieri, la propria voglia di stare in silenzio.

Il silenzio degli altri lo si può usare per dire le nostre cose,  sempre pensate e mai dette, lo si può usare per muovere dei rimproveri, trovo che il silenzio sia un grande mezzo di comunicazione.

Mannaggia, mi sono accorta che sto nuovamente filosofeggiando, e pensare che sono qui per una ricetta, non mia ma di Elga.

Cosa c’entra una torta con questa premessa, vi chiederete voi? C’entra, c’ entra, ieri un mio amico mi ha detto che nulla succede per caso e questa torta mi ricorda i tempi in cui non avevo il blog, i tempi in cui mi stavo approciando al web.

Ero fresca di corso Word, avevo anche un diploma ma non ne capivo nulla. Cercando una ricetta sono capitata in un forum.

In questo forum erano iscritte anche delle Blogger che, per partecipare a qualche contest o raccolta, avevano dovuto iscriversi al forum senza poi partecipare attivamente al forum essendo impegnate col loro blog.

Mi piaceva Elga e, come succede alle principianti, anch’io avevo il mio esempio da seguire, imitare e così, ogni volta che passava a mettere una ricetta, io correvo a guardare e nel dicembre del 2008 decisi di rifare questa sua torta.

Ricordo ancora lo scervellamento per la decorazione, volevo fare colpo, ero una principiante orgoglioa ed ambiziosa.

Timidamente le scrissi e le mandai la foto, è mancato che gliela  chiedessi indietro con l’autografo.

Cosa c’entra col post, vi continuerete a chiedere, ora ci arrivo:

mesi fa mi ritornò alla mente questa torta e mi venne voglia di rifarla, digitai su Google il nome del blog: Semi di Papavero e mi comparve la scritta: blog rimosso dall’utente, il nome… non è disponibile bla bla.

E pensai: ma perchè? Io non la seguivo regolarmente però la stimavo e mi piaceva andare a curiosare tra le sue foto, le sue ricette, i suoi racconti di vita che, ultimamente, erano sempre meno sereni.

Peccato che abbia eliminato il blog, pensai, è davvero un peccato e poi pensai di digitare il titolo della torta e la trovai, su un aggregatore e lo benedii.

Spesso mi sono lamentata degli aggregatori, ritenendoli un pò sciacalli ma mi sono ricreduta, e pensate che è soltanto merito di un aggregatore se oggi posso recuperare i miei post andati perduti (si, Paolo, ho tentato anche di salvare il blog ma mi sono ritrovata con dei geroglifici incomprensibili…)

Ci sarà qualcuno al mondo che, ho pensato, avendo voglia di fare una mia ricetta viene qui, la cerca, la stampa e la provi?

Ci sarà tra il mio pubblico anche chi viene per leggere le ricette, prendere spunti e idee?

Torta spremuta arancia di Elga lato-001n

Torta alla spremuta di arancia

Ingredienti per l’impasto:

  • 230 gr di farina,
  • 230 gr di zucchero,
  • 230 gr di burro,
  • succo di 1 arancia non trattate,
  • 4 uova,
  • 2 bustine di lievito,
  • sale.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

montare lo zucchero con le uova finchè non diventano gonfie e chiare, unire il burro sciolto precedentemente a bagnomaria, la farina setacciata a cucchiaiate e il sale.

Sciogliere il lievito nel succo d’arancia e, quando al reazione chimica sarà terminata, aggiungerlo all’impasto.

Versare in una teglia imburrata e infarinata e cuocere per 30 minuti.

Ingredienti per la glassa all’arancia:

  • succo d’arancia,
  • zucchero a velo,
  • acqua,
  • buccia d’arancia (io l’ho rigata col rigalimoni) .

Ingredienti per la glassa la cioccolato (mia decorazione):

  • cioccolato fondente,
  • buccia d’arancia rigata col rigalimoni.

Come fare la glassa all’arancia:

sciogliere lo zucchero a velo con il succo d’arancia sul fuoco, quando si sarà ridotto, versarlo sulla torta raffreddata.

Come fare la glassa al cioccolato:

ai tempi di questa torta non avevo esperienza ed ho semplicemente sciolto il cioccolato a bagnomaria, aggiungendo, alla fine, i filini di scorza d’arancia.

Concludo con un pò di musica, cosa c’è di meglio per rompere il silenzio?


Soufflè dolce di Avocado al Sesamo e Tahini Senza Glutine e il Valore delle cose.

Soufflè avocado sfornato2

Passare da Snoopy che scorazza felice sul suo carrellino nuovo ad un soufflè mi sembra  di offenderlo, tesoro.

Forse è per questo che spesso dico di aprire un altro blog dove esprimere i miei pensieri che esulano dal cibo e dalla cucina, ma non sarei più io, accantoalcamino: le ricette di ogni giorno con qualche storia intorno.

Chi frequenta questo blog spesso lo fa per leggere le storie intorno oltre chè vedere cosa mi sono inventata oggi.

A me piace così e vorrei piacesse a tutti ma, per fortuna, non siamo tutti uguali ed il web permette di andare, tornare o non tornare più, la libertà, questo è bello e, secondo me è istruttivo, insegna a non essere permalosi, a non prendersela se uno non viene più a commentare o si toglie dai follower.

Io all’inizio ci rimanevo male, lo ritenevo un torto personale ma non è così, in fondo non siamo tutti imparentati e non abbiamo nessun obbligo, per fortuna, non qui almeno

Stamattina, leggendo i nuovi post su WP ho letto questo post  ed ho avuto ancora una volta modo di apprezzare Erri de Luca che, come ho scritto nel commento: è straordinario, riesce, con i suoi scritti, a lacerare i cuori ed entrare nelle anime, a far innamorare della vita e degli altri.

Così, ho cercato un suo scritto che mi aiutasse in questa grigia giornata in attesa della primavera, eccolo:

Orchidea, fioritura 2013-001

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente, e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca (Enrico De Luca)

Ed  ora il soufflè, che certamente non è  l’ideale per una “foodblogger” aspirante simil-fotografa; il soufflè va sfornato e nel giro di un nano secondo, va fotografato, se sei solo hai già perso…

Comunque anche sgonfio, questo soufflè è piaciuto, nonostante il Tahini che ho adoperato al posto del burro e che ha sapore di sesamo.

Per chi volesse fare questo soufflè in maniera tradizionale, tra parentesi metto gli ingredienti.

Composto soufflè avocado1-001

Ingredienti per 6 cocottine in ceramica da 7 cm. :

  • 25 g. di Tahini (burro),
  • 25 g. di farina senza glutine come da prontuarioautolievitante come qui  oppure 15 di maizena, sciolta precedentemente a freddo (farina 00),
  • 150 ml di latte di riso (latte vaccino),
  • 15 g. di fruttosio macinato a velo + 1 cucchiaio per la decorazione finale(20 g. di zucchero, anche di canna),
  • 1 avocado maturo,
  • 2 uova (tuorli separati dagli albumi),
  • semi di sesamo tostati per la superficie (vanno bene anche di papavero, di girasole o zucca tritati).
Soufflè avocado da infornare-002

Come fare:

preriscaldare il forno (statico) a 200°C., ungere le cocottine con il tahini sciolto, tostare i semi di sesamo in un pentolino antiaderente facendo attenzione a non farli bruciare.

Lavorare i tuorli con il fruttosio, unire la farina, il tahini avanzato ed il latte, versare il composto in un pentolino e porlo sul fuoco e a fiamma bassa far addensare, mescolando continuamente  (come si fa con la crema pasticcera), lasciar raffreddare.

Tagliare l’avocado a metà, togliere il nocciolo (se volete farlo germogliare vedi post cheese cake), aiutandosi con un cucchiaio togliere la polpa e frullarla.

Unire la crema ormai raffreddata ed unire gli albumi montati a neve, riempire a 3/4 le cocottine unte, cospargere la superficie del composto con i semi ed infornare per 20 minuti.

Sfornare, cospargere con il fruttosio a velo ed osservare con sconforto il soufflè+ che si sgonfia.. ma non importa… dopotutto, domani è un altro soufflè (Rossella O’Hara docet )

S. Avocado interno-001

Buona giornata a tutte/i, alla prossima ricetta con intorno una storia ♥


Millefoglie di Mela Kanzi, Zucca e Panettone Loison, la dolcezza di un regalo inaspettato…

millefoglie zucca mela kanzi nuovo-001
Nonostante il danno subito in novembre, hanno trovato comunque il tempo di avere un pensiero per chi ci segue con affetto, queste le parole della Signora Eleonora quando ho telefonato per ringraziare.
collage Pacco Loison millefoglie-001
Questo regalo inaspettato mi ha commossa, sono rimasta incantata dall’eleganza e dalla cura della confezione , quel  “diamante” incollato sul coperchio poi, meraviglioso, ditemi voi se non è incantevole…

Loison partnuovo-001

Non era in programma, in questi giorni non so se è il tempo ad essere tiranno o sono io che non so organizzarlo (credo la seconda che ho detto) ma è stata l’occasione perfetta per riunire in una ricetta gli ingredienti che piacciono a me: la Mela Kanzi che ho avuto la fortuna e ribadisco fortuna di scoprire a Identità Golose  che sono diventate le Mie Mele, la zucca, in questo caso la Butternut Rugosa detta anche Zucca Violina, la cannella che mi ha garantito la gioia di assaporare un dessert da sola senza le interferenze di ello e, dulcis in fundo… Briciole di panettone al mandarino contenuto nel pacco Loison che ho tostato in forno.

collage Millefoglie Panettone-001

Ingredienti:

  • 2 mele Kanzi (la ricetta prevede Red Delicius e Granny Smith),
  • la parte più sottile di una Zucca Violina,
  • 200 g. di zucchero,
  • il succo di 1 limone,
  • crema alla cannella (vedi sotto)*,
  • purea di mela ottenuta mettendo le fette di mela in un pentolino con un cucchiaio d’acqua e, se volete, 1 cucchiaio di zucchero (omesso) .

Ingredienti per la crema alla cannella:

  • 250 ml. di latte (anche di soia, riso ecc.),
  • 1 stecca di cannella,
  • 2 tuorli,
  • 60 g. di zucchero,
  • 30 g. di farina (io ho adoperato la farina di tapioca).

Come fare la crema alla cannella:

preriscaldare il forno a 100°C. funzione ventilato.

Tagliare le mele e la zucca a fette di 4 mm., (se avete l’affettatrice il risultato sarà perfetto), irroratele con il succo di limone, disporle su una teglia e spolverizzarle con lo zucchero, (io ho lasciato la buccia alla zucca per una questione “estetica” ma è meglio toglierla se si adopera questo tipo di zucca rugosa).

Infornare per 1 ora, dopo mezz’ora girare le fette, nel frattempo preparare la crema alla cannella mettendo in infusione nel latte caldo la stecca di cannella per il tempo necessario a farlo insaporire, lasciar intiepidire.

Lavorare i tuorli con lo zucchero e renderli spumosi, setacciare nel composto la farina e mescolare, unire il latte a poco a poco e cuocere a fiamma bassa finchè la crema sarà densa.

Comporre il piatto alternando le fette di mela e zucca e tra ogni fetta mettere un cucchiaio di crema alla cannella, uno di purea di mele e briciole di panettone.

Questa ricetta può essere modificata per chi è vegano o celiaco, per i primi basta eliminare i tuorli, la crema non ne risentirebbe e per il latte ho già indicato le sostituzioni, per i celiaci è perfetta così (se si eliminano le briciole di panettone), perchè ho adoperato la farina di tapioca che a sua volta può essere sostituita con le altre farine permesse dal prontuario (informazioni qui)

millefoglie zucca mela kanzi 2 si n-001

Pavlova con frutto della passione, alchechengi, cako mela: è nata una *Stella*…

pavlova alto1-001

Si definisce una blogger *Old  Style*, soltanto perchè in estate le sue foto non hanno  sfondi Caraibici o d’inverno le distese innevate dell’Alaska, non sfoggia posate d’argento o porcellane di Limoges appoggiate su antiche tovaglie di lino ricamate dalle mani esperte di ricamatrici assoldate allo scopo da mammà.

Non si dilunga su racconti di vita quotidiana familiare o sui ricordi di quand’era fanciulla, raramente si mette in piazza e quando lo fa ci emoziona raccontando (brevemente) il giorno del suo matrimonio.

Da lei non leggerete mai quando porta *Fufi* al parco a fare la popò (non ha fufi mi sembra  ) o che le si è rotta un unghia poco prima di andare a teatro, non vi racconterà di amicizie finite male o di amicizie straordinarie che solo lei ha e le nostre sono solo palliativi

Lei è una donna coraggiosa, senza temere si è lanciata nel cerchio di *Cuochi e Fiamme* sapendo che in caso d’incendio il S.R. avrebbe spento il fuoco con un Canadair di coca-cola…

Ha affrontato anche lo sguardo ‘ssassino del Craco a Masterchef, si è talmente persa nei suoi occhi che nel frattempo l’anatra che doveva preparare è scappata via, correndo all’impazzata per le strade di Milano.

Da me viene a commentare quando i vari impegni glielo concedono, di fretta, non lascia neanche il link in modo che chi mi legge possa andare a curiosare tra i suoi fornelli, e aumentare le visite perchè no

Raramente legge il post, e la capisco, io scrivo molto (n.d.r.) il suo commento tipo da me è: non ho capito molto ma ciao 

Ed è per questo che ho scritto quello che penso di lei, tanto so che non lo leggerà

Resta il fatto che io, come si usa scrivere nel web e nei salotti bene: la adoooooooooro, non so se è per il piatto marrone dell’Ikea che sfoggiamo con eleganza ambédue per la mise en place, non lo so ma, come mi capita con tante altre mie ♥ Follower ♥, lei mi mette di buonumore e so che se la incontrassi sarebbe amore a prima vista chissà che prima o poi non accada un altro *Miracolo a Milano*.

Avrete capito tutti di chi parlo, ma parlo di lei la nostra Stella che brilla tra i fornelli del nostro foodblogger-firmamento, unica, inimitabile, straordinaria.

Ho ancora memoria del suo cheese cake al pistacchio che a suo tempo mi aveva portata ad una produzione seriale così ho deciso di replicare faendo la  sua Pavlova .

Lo stesso giorno, nella cassetta della posta ho trovato l’ultimo sale e pepe, in copertina faceva bella mostra di se proprio una Pavlova, allora è destino, ho pensato, ho fatto la scelta giusta.

Ho pensato come onorare la sua ricetta, mi sono messa al lavoro e questo è il risultato:

pavlova lato

   Ho cercato in rete una Stella per lo stampo e l’ ho ricalcata a matita su carta forno cercando il più possibile di rimanere nelle proporzioni del cerchio di 20 cm. disegnato da lei, fatto questo ho preparato la meringa come da sue indicazioni.

pavlova stella da ricalcare   Pavlova stella carta forno

Ingredienti per la base di meringa:

  • 4 albumi,
  • 16 cucchiai di zucchero (semolato vanigliato con bacca e reso a velo nel macina caffè),
  • 1 cucchiaio di aceto bianco,
  • 2 cucchiai maizena.

pavlova meringa   pavlova meringa1

Come fare la base di meringa:

preriscaldare il forno a 180°C., montare bene gli albumi a temperatura ambiente evitando che si “rompa”, aggiungere lo zucchero e continuare a montare fino ad ottenere un composto lucido e setoso.

Aggiungere, mescolando a mano 1 cucchiaio di aceto bianco e 2 cucchiai di maizena BEN SETACCIATA.

Adagiare sulla placca la carta forno tenendo il disegno nella parte inferiore, imburrare e, aiutandosi con un cucchiaio, mettere la meringa all’interno della stella, senza debordare (debordera’ un pochino in forno).

Lo strato non deve essere regolarissimo, ne’ sottile, tuttaltro.

pavlova stella da infornare1   pavlova stella da infornare-001

Infornare 10 minuti a 180° C. e poi abbassare il forno a 150° C. per circa 45 minuti,  aprire il forno e far freddare.

pavlova sfornata

Ingredienti per il Top di Chantilly (Crema pasticcera + panna):

  • 4 tuorli,
  • 4 cucchiai farina (3 di maizena),
  • 4 cucchiai di zucchero (semolato vanigliato con bacca),
  • 5 bicchieri latte (1/2 litro),
  • 2 confezioni panna da montare.

Come fare la crema pasticcera (io l’ho fatta in microonde perchè temo che si attacchi alla pentola):

montare le uova con lo zucchero, aggiungere il latte caldo mescolando e la maizena sciolta in acqua fredda.

Se la preparate sul fuoco far bollire per 3 minuti, al microonde io ho fatto più fasi mescolando ogni 2/3 minuti fino alla densità voluta.

Coprire con la pellicola alimentare toccando la crema in maniera da non creare vapore acqueo ed evitare che si formi la pellicina.

pavlova decorata-001

Ingredienti per la guarnizione consigliati da Stella (tra parentesi la mia scelta):

  • frutta non troppo dolce,
  • frutti di bosco,
  • lamponi,
  • mirtilli,
  • fragole,
  • macedonia,
  • passion fruit,
  • alchechengi,
  • caco mela tagliato a fette sottili con l’affettatrice.

Stella consiglia, immediatamente prima di andare in tavola, di preparare la frutta a pezzi (se ce n’ è  bisogno), ma non dolcificarla.
Montare la panna ben fredda con un po’ di zucchero (omesso) e mescolarla alla crema pasticcera per ottenere una chantilly con la quale copriremo la base decorando con la frutta scelta.

pavlova pp-002

Questa può essere anche un’idea per un dolce di Natale, con delle decorazioni dorate o argentate (commestibili) oppure si può colorare la meringa di rosso come una stella di Natale.

Si possono fare  delle mini pavlove-segnaposto insomma, anche in questo caso Stella mi ha dato il là, ed ora sono pavlove mie.


Tortine con Manioca e Mango (e Cocco) di Sigrid.

dolcetti manioca bicchiere forchetta si

In questi giorni di pioggia e uggia sto facendo un pò di pulizia nelle cartelle delle foto e così ho trovato un sacco di ricette nuove per questo blog, quella che presento oggi non l’avevo mai pubblicata, le foto sono datate 23/10/2009 e sono come sono…

Quante volte ci è capitato di vedere sul banco dei supermercati queste radicione e di chiederci: come si usano, come si cucinano?

Tantissimi anni fa le comperai dopo che la commessa mi disse: sono come le patate e feci degli gnocchi con il goulash (quello col guanciale che trovate nel blog), buonissimi, li ricordo ancora.

Nel 2009 volli replicare ma con qualcosa di diverso ed è così che capitai nel blog di Sigrid e vidi questa ricetta, me ne innamorai e la feci.

L’unica variante che ho fatto è stata l’aggiunta del cocco, ma soltanto perchè, sovrappensiero, ho messo nell’impasto tutti 2 i mango, mentre uno andava per la decorazione, infatti i miei tortini risultano più alti e cicciottelli.

Ho inserito ingredienti e procedimento come dal suo blog.

Collage dolcetti manioca mango

Ingredienti:

  • 1 k. manioca grattugiata,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 g. di burro,
  • 4 uova,
  • 2 mango,
  • 5 cl. di rum (omesso),
  • farina di cocco q.b. per ottenere la giusta consistenza (se, come me, mettete i 2 mango).
dolcetti manioca pronti

Come fare:

lavare e sbucciare le manioche, grattuggiarne la polpa con una grattuggia tipo da parmigiano.

Sbucciare i mango e tagliarne uno (1) a dadini piccolissimi, l’altro, tagliato a fettine, servirà alla decorazione.

Mettere la polpa di manioca in una ciotola piena d’acqua e lasciarla a bagno per 20 minuti, sciacquare, strizzare bene la polpa e rimetterla un’altra volta a bagno per 2o minuti (stare attenti a buttare tutto il deposito bianco che si sarà creato nel fondo della ciotola).

dolcetti manioca pronti1

Aggiungere il burro fuso, le uova, i dadini di mango, lo zucchero e il rum (se volete fare come me aggiungete la farina di cocco), mescolare bene il tutto e versare questo composto in piccole teglie da muffin (meglio se di silicone) e cuocere a 150° C. per circa 40 minuti, finché le tortine saranno belle dorate.

Lasciar raffreddare, spolverare con dello zucchero a velo e decorare con le fettine di mango rimaste prima di servire. (Grazie Sigrid)

dolcetti manioca bicchiere forchetta

Un pò di informazioni sulla manioca e di sicuro vi verrà voglia, la prossima volta che vedrete al mercato queste radicione, di comperarle e cucinarle.

Informazioni da questo Sito.

Manioca radice

La manioca (Manihot esculenta Crantz), anche nota come cassava/casava o yuca/yucca, è una pianta della famiglia delle Euphorbiaceae originaria del Sudamerica e dell’Africa subsahariana.

Ha una radice a tubero commestibile, e per questo motivo è coltivata in gran parte delle regioni tropicali e subtropicali del mondo.

La radice di manioca è in effetti la terza più importante fonte di carboidrati nell’alimentazione umana mondiale nei Paesi tropicali, assieme all’igname e all’albero del pane, ed è una delle principali fonti di cibo per molte popolazioni africane.

La radice viene preparata e cucinata in moltissimi diversi modi; tra l’altro, se ne ricava una fecola nota come tapioca.

Tutte le varietà moderne di Manioca esculenta sono prodotto dell’addomesticamento e della selezione artificiale da parte dell’uomo.

La radica di manioca è lunga e si assottiglia a una estremità, come una carota; contiene una polpa dura, bianca o giallastra, racchiusa in una scorza spessa pochi millimetri, ruvida e marrone.

Le varietà di manioca coltivate per la commercializzazione possono essere lunghe fino a 80 cm, con un diametro di circa 5 centimetri e un cordone legnoso corre lungo l’asse del tubero.

La manioca viene raccolta a mano, sollevando la parte inferiore del gambo e tirando per estrarre la radice del terreno.

Dopo aver rimosso la radice, i gambi vengono tagliati in pezzi e ripiantati nel terreno prima della stagione umida.

Si ritiene che la manioca moderna derivi dalla sottospecie flabellifolia, proveniente dal Brasile centro-occidentale.

In quest’area la manioca viene coltivata probabilmente da non meno di 10.000 anni.

Il ritrovamento di polline nel sito archeologico di San Andrés dimostra la presenza della manioca nel Golfo del Messico 6.600 anni fa.

La più antica prova certa di coltivazione della manioca è stata trovata nel sito Maya di Joya de Ceren, in Salvador, e risale a 1.400 anni fa.

Merito delle sue proprietà nutrizionali, la manioca divenne una delle coltivazioni principali di diverse popolazioni dell’America Centrale e del Sudamerica settentrionale.

L’importanza della yuca (manioca) presso questi popoli è testimoniata dalle numerose rappresentazioni artistiche di questa pianta nell’arte precolombiana.

I colonizzatori spagnoli e portoghesi nelle Americhe mantennero la produzione di manioca nei territori conquistati. Oggi la produzione di manioca è largamente diffusa, ed uno dei principali produttori mondiali è la Nigeria.


Mousse di Cioccolato, Fichi e Gelatina di Aceto Balsamico di Ernst Knam (senza glutine).

mousse fichi5-001

L’aspetto  Frastagliato mi ricorda le coste della Dalmazia.

Mi succede a volte di essere irresistibilmente attratta da un dolce  blasonato/elaborato.

Non sono stata ancora contagiata dalla Montersinite, peraltro, io Montersino lo  stimo e lo  seguo con interesse ed attenzione su sky.

Sarà che mi hanno sempre bloccata le dosi che leggo in grafica ed io  non sono una grande amante della matematica e certi calcoli mi sono ostici, a volte anche l’uso di ingredienti difficilmente reperibili da noi comuni mortali se non in dosi industriali mi ha frenata.

Quindi? Quindi ripiego sul libro di Ernst Knam comperato in una bancarella a Mestre per pochi €uri e fin’ora le ricette che ho provato mi hanno soddisfatta.

Questa mousse aspettava, ogni tanto sfogliavo il libro, la guardavo ed aspettavo… I fichi, aspettavo i fichi, fare in dicembre un dolce con i fichi lo trovo una missione impossibile, ma… Giorni fa, ello come per magia me ne ha portati un pò da casa dello zio.

Vi darò le dosi del libro ma non spaventatevi, sono divisibili senza problemi, la marquise (che è senza glutine) potete prepararla tutta, ritagliarla e metterla in congelatore, all’occorrenza la togliete dal frigo e sarà come appena fatta.

Ingredienti:

  • 1 base di marquise,
  • 4 fogli di gelatina,
  • 150 g. di fichi freschi (io verdi),
  • 20 ml. di liquore all’arancia (omesso),
  • 150 ml. di panna da montare,
  • 100 g.  di ganache.
  • 150 ml. di aceto balsamico,
  • cioccolato fondente a pezzetti e fettine di fico per decorare (omesso).

Ingredienti per la base di Marquise (8 persone):

  • 3 uova più 2 albumi,
  • 160 g. di zucchero a velo (preparato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, quello comperato può contenere glutine),
  • 60 g. di cacao amaro,
  • 200 g. di fecola di patate,
  • zucchero semolato per spolverizzare (omesso).
Collage Marquise-001

Come fare la Marquise (dal libro):

con una frusta montate gli albumi a neve ben ferma insieme a 140 g di zucchero a velo quindi, continuando a mescolare, unite il cacao, la fecola e i tuorli, leggermente montati con 20 g di zucchero a velo, mescolate il composto delicatamente.

Versate il composto sulla placca del forno, foderata con l’apposita carta e livellatela con una spatola per ottenere uno strato spesso circa 2-3 cm.

Fatelo cuocere nel forno preriscaldato a 200° C. per 8-9 minuti, infine spolverizzate con zucchero semolato (omesso).

Ritagliate dalla Marquise con un coppapasta del Ø di 3 cm. scrive Knam io ne ho adoperati altri.

Ingredienti per la ganache (circa 600 g.):

  • 250 ml. panna liquida.
  • 375 g. cioccolato fondente in pastiglie o a pezzetti.
mousse fichi base cioccolato ganache-001

Come fare la Ganache:

versate la panna in una casseruola e mettetela a scaldare sul fuoco, portatela ad ebollizione, poi aggiungete il cioccolato fondente (io l’ho fatto a bagnomaria ed ho ammorbidito il cioccolato in microonde).

Mescolate accuratamente con un cucchiaio di legno, finché il cioccolato non si sarà completamento sciolto e ben amalgamato con la panna.

Collage crema fichi-001

Come fare la mousse di fichi e comporre il dolce:

mettete a bagno per qualche minuto 2 fogli di gelatina in poca acqua, per ammorbidirli, nel frattempo, spellate i fichi, frullateli e versate la purea così ottenuta in una ciotola.

Aggiungetevi la gelatina, strizzata e sciolta in un po’ di liquore (io l’ho sciolta nel succo di fichi scaldato leggermente).

A parte, montate la panna e incorporatela alla purea, mescolando bene con una frusta.

Preparate uno stampo per pasticceria mignon e appoggiatelo sulla placca del forno, rivestita con l’apposita carta (io, non avendo lo stampo ho foderato i miei coppapasta con la pellicola).

Foderate ciascun foro dello stampo con 1 cerchio di marquise, preparate la ganache, distribuitene un velo sui fondi di marquise, infine riponete il tutto nel congelatore per 10 minuti.

Togliete lo stampo dal congelatore, quindi, con un sac-à-poche, riempitene i fori con la crema di fichi e panna fino a circa 1 mm dalla cima. Riponete ancora il tutto nel congelatore per 30 minuti.

Nel frattempo, dopo aver ammorbidito in acqua e strizzato i 2 fogli di gelatina rimasti, scioglieteli nell’ aceto balsamico.

Quando le mousse si saranno raffreddate, togliete lo stampo dal congelatore e, aiutandovi con un cucchiaio, versate la gelatina di aceto balsamico nei fori fino a colmarli.

Mettete le mousse di nuovo nel congelatore per circa 2 ore, quindi toglietele dallo stampo e servite, decorando a piacere con fettine di fico e pezzetti di cioccolato fondente (io ho fatto delle palline con la ganache fredda e ho decorato con striscioline di buccia d’arancia).

Sapendo che ello non avrebbe gradito la gelatina di balsamico per lui l’ho sostituita con una gelatina di fichi ottenuta filtrando la loro polpa.

mousse gelatina fichi2-001

I miei dolcetti sono bruttarelli, diciamo che hanno proprio un aspetto casalingo/rustico.

Mi procurerò lo stampo così non si vedranno le piegoline della pellicola, provate se vi va, la crema di fichi può essere servita come dolce al cucchiaio adoperando l’agar agar se volete evitare la gelatina.

Non è trascurabile il fatto che è senza glutine o, con prodotti da prontuario lo può diventare, attenzione allo zucchero a velo (fatelo voi) e alla colla di pesce !!!

Buona giornata a tutti.


Capriccio all’Avocado, semplicemente un dolce al cucchiaio…

capriccio avocado4-001

Quando si dice la semplicità, io sono rimasta sorpresa dalla facilità di esecuzione, dalla bontà di questo dolce al cucchiaio, aggiungendo latte, o succo di frutta diventa una buonissima, nutriente e rinfrescante bibita non soltanto estiva.

La versatilità dell’Avocado mi ha conquistata e la cremosità che conferisce alle preparazioni è sorprendente.

Ingredienti per 2:

  • 1 avocado maturo freddo,
  • 1 banana fredda,
  • 1 cucchiaio di succo di lime o limone,
  • 150 g. di gelato alla vaniglia,
  • 1 dl di panna fresca.

Come fare:

prelevare la polpa dell’avocado e metterla nel bicchiere del frullatore, o minipimer fate voi, assieme all banana tagliata a pezzi ed il succo di lime o limone, frullate ed aggiungere il gelato e la crema di latte, frullare e servire.

Per avere una preparazione più liquida aggiungere latte.

La preparazione non smonta per cui potrete prepararla in anticipo e conservarla in frigorifero, provatela perchè è davvero buona.

Ho aggiunto i tag senza glutine e vegane perchè con le dovute sostituzioni questo dessert è davvero perfetto per tutti.

capriccio all'avocado2-001

Dolce Magiaro di ciliegie (Cyühölcsös Kocka) tra Storia, Metereologia e Mitologia.

Dolce magiaro alle ciliege-002 

Scipione ci ha liberati dai Cartaginesi ma non è riuscito a tenere lontana l’ ondata di caldo.

Minosse, visti i tempi che sono cambiati, spera di trovare il cibo per il suo Minotauro tra le vittime della calura.

Non occorreva scomodare la storia e la mitologia per dare il nome alla normale “canicola estiva”, mal sopportata forse perchè preceduta da stagioni anomale che si stanno trasformando da eccezioni in normalità.

Nonostante tutto a casa mia il forno si continua ad accendere, come noto anche in altre cucine del web, eppoi, come scrive Fabiana (Fabipasticcio) io devo stare in cucina, perchè è proprio lì che nascono i miei post, nei gesti antichi di montare gli albumi a neve e domandarmi chi sarà stato a pensarci per primo?

Ho sempre una domanda (senza risposta) per tanti gesti che ormai si danno per scontati, oggi c’è la chimica ma un tempo? Un tempo era l’ingegno umano, l’istinto, la necessità di evolversi, di andare avanti.

Oggi abbiamo la pappa pronta e possediamo un patrimonio storico culinario che ci rende fortunati e ricchi, facciamone tesoro e facciamo sì che anche le generazioni a seguire possano beneficiarne.

Quando andavo a dar da mangiare a Celeste di fronte all’asilo avevo notato un enorme albero ricchissimo di nespole, perfettamente mature e sanissime e mi sono chiesta: perchè le “educatrici” non coinvolgono i bambini e preparano una marmellata assieme?

Certo non mettere i bambini  vicino al fornello ma coinvolgerli nella snocciolatura, farli assistere alle prime fasi e poi, le educatrici che si fermano sempre dopo che i bambini sono andati via, terminare la preparazione per poi, l’indomani, offrire una bella merenda a base di pane e marmellata?

Arriviamo alla ricetta, la fonte è sempre il libro di Emilia Valli: 1000 ricette con la frutta, libro supereconomico che veniva anche dato con un quotidiano, io l’ho trovato in quei cestoni al supermercato, €uro 3,90.

Solitamente non modifico le ricette di questo libro ma in questo caso ho dato un bel taglio alla dose di zucchero  ed ho adoperato il burro di soia, le ciliege arrivano dalla Grecia e non mi è dispiaciuto contribuire all’economia di quel paese mal governato che, lo ripeto sempre, potrebbe vivere soltanto di turismo e far vivere bene i suoi abitanti punto!

Ingredienti per una teglia quadrata di 21 cm. di lato:

  • 4 uova,
  • 150 g. di farina 00,
  • 250 g. di zucchero (150),
  • 250 g. di burro (200 di soia),
  • 350 g. di ciliegie3 mature (400),
  • burro per lo stampo,
  • 1 busta di zucchero a velo (io quantità sufficiente a coprire la torta, zucchero a velo ottenuto  nel macinacaffè),
  • sale per gli albumi,
  • cardamomo,
  • chiodi di garofano,
  • cannella.

Collage dolce magiaro-001 

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Denocciolare le ciliege, io le ho tagliate a metà (rotto dennocciolatore    ) e messe con 2 cucchiai di zucchero a macerare.

Lavorare a crema il burro con lo zucchero, incorporare i tuorli uno alla volta ed aggiungere, sempre un pò alla volta la farina col setaccio, aggiungere delicatamente gli albumi montati a neve col pizzico di sale (io aggiungo, secondo la quantità, un pò di succo di limone che mi aiuta a non farli smontare se li lascio lì).

Versare il composto nello stampo imburrato (o rivestito con carta forno) e livellarlo, disporre le ciliege intere o a metà come me, infornare per c.ca 35 minuti.

Far raffreddare, sformare e spolverizzare con lo zucchero a velo.

L’altra blogger ha adoperato una miscela di fiori io consiglio anche cardamomo, chiodi di garofano, cannella, provate

Dolce Magiaro di ciliege fetta-001 

Sono stata a trovare Celeste nella sua nuova casa, l’ho presa in braccio e mi sono goduta le sue fusa ed il suo sguardo Celeste, ciao.


Confettura di anguria al basilico, Anguria alla vaniglia e qualche altra idea: prima o poi arriverà l’estate…

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Una bella anguria in mezzo alla tavola, al papà il compito di eliminare il verde dalla buccia, ai bambini quello di togliere i semi  e alla mamma quello di tagliare la buccia e la polpa, poi, alla fine, tutti assieme per l’assaggio, magari spalmato su una bella fetta di pane appena sfornato ed una tazza di the.

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Confettura di anguria e basilico.
Ingredienti:
  • 2 kg. di scorza di anguria,
  • succo e buccia di 1 limone bio,
  • 500 g. di zucchero di canna,
  • foglioline di basilico fresco.

Come fare:

eliminare la parte verde esterna dell’anguria (consiglio di farlo prima di tagliarla), se avete tempo tagliatela a cubetti, io ho preferito farla a julienne grossa col robot da cucina.

Mettere scorza, zucchero, buccia grattugiata ed il succo di limone in una pentola preferibilmente dal fondo spesso.

Portare a bollore e cuocere a fuoco moderato schiumando di tanto in tanto, poco prima che la marmellata raggiunga la sua giusta consistenza aggiungere le foglioline di basilico (lavate ed asciugate), mescolare e, dopo 5 minuti, invasare il tutto lasciando il basilico… Buonissima!!!

Marmellata anguria vaniglia-003

Marmellata anguria e vaniglia.

Ingredienti:

  • 1 kg. di polpa di anguria,
  • 200 g. di zucchero di canna,
  • la buccia di 1 limone bio,
  • l baccello di vaniglia.

Come fare:

ottenuto il kg. di polpa e messi da parte i semi (dopo le precedenti ricette  sarà facile utilizzare il tutto) tagliarla a pezzetti e metterla in una terrina assieme allo zucchero, mescolare e far riposare una notte.

Il giorno dopo scolare la polpa dal sugo e mettere quest’ultimo a bollire per addensarlo, unire la polpa di anguria, la buccia di limone grattugiata (io adopero il rigalimoni per un effetto estetico) e il bacello di vaniglia.

Raggiunta la solita consistenza invasare a caldo, io lascio anche il baccello, conservare al fresco e al buio.

succo d'anguria e ghiacciolo-001

Succo di anguria e ghiacciolo.

Ecco un’altra proposta datata 2009, l’anno di esordio in un blog.

Mi divertivo a sperimentare, proprio come ora, in fondo non è cambiato nulla in questo senso.

Questa “ricetta” nasce dallo scarto del succo d’anguria, conseguente al kanten, quindi, basta versarlo in una brocca, riporla in frigorifero, e metterne una quantità nella formina per ghiaccioli ed è fatto.

Grazie.

Altre idee con l’anguria:

 Anguria e feta si1 Collage macedonia

Crostata di banane ispirata da Ernst Knam.

Torta di banane e profumo di fragola-001

 

Fai un dolce con quelle banane!!!

L’ordine arriva perentorio verso le 16 e così ho preso il libro di Ernst Knam e fortunatamente ho trovato la torta che faceva per me o meglio l’idea perchè la Sua torta era cioccolato puro che, si sa, con le banane ci va a nozze però col caldo tanta cioccolata proprio non la reggo

Ho fatto una semplice frolla normale senza zucchero che ho impastato velocemente nel robot da cucina voi fate la frolla che preferite, con l’olio, con le uova sode, fate voi, ho preparato una crema pasticcera semplice, la più semplice che mi ricordavo e, per colorarla un pò (la frolla senza zucchero rimane più pallida) ho lucidato la torta con la gelatina di fragole, tutto qui.

Ingredienti pasta frolla per rivestire una tortiera del Ø di 24 cm.:

  • 200 g. di farina 00,
  • 100 g. di farina 0,
  • 150 g. di burro freddo a pezzetti,
  • 1 uovo,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta frolla:

lavorare gli ingredienti nel robot, quando vedrete che il burro è perfettamente amalgamato avvolgere il panetto nella pellicola e far riposare in frigorifero per c.ca 1 ora.

torta alle banane da lucidareare-002

Ingredienti per la crema pasticcera:

  • 3 uova,
  • 50 g. di zucchero,
  • 15 g. di farina 00,
  • 350 ml di latte.
  • estratto di vaniglia o vaniglia bourbon in polvere (no vanillina vi prego  ),
  • la buccia grattugiata di 1 limone Bio.

Come fare la crema pasticcera:

sbattere le uova con lo zucchero, incorporare la farina e la vaniglia, diluire con il latte caldo poco alla volta per non fare grumi.

Portare ad ebbollizione e a fuoco basso, mescolando, far addensare e lasciar raffreddare.

Ingredienti per la farcitura e decorazione:

  • 3/4 banane a seconda della grandezza (io 3 e 1/2),
  • 2 cucchiai di zucchero Muscovado,
  • succo di 1 limone per evitare l’ossidazione delle banane.

Ingredienti per la gelatina di fragole:

  • 200 ml di succo di fragola,
  • 50 g. di gelatina in polvere.

Come fare la gelatina di fragole:

portare ad ebbolizione l’acqua, aggiungere la gelatina e farla sciogliere, togliere dal fuoco.

Come comporre la torta:

preriscaldare il forno a 180°C.

Stendere la pasta frolla tra 2 fogli di carta forno e rivestire la teglia, se si dovesse rompere niente paura, la frolla permette i rattoppi    regalando anche quella bella aria “rustica” che hanno le torte fatte in casa.

Sul fondo fate uno strato di fettine di banana passate nel limone, spolverizzare con lo zucchero muscovado, coprire con la crema pasticcera livellandola ed infornare a 180°C. per 35/40 minuti.

Far raffreddare, decorare con le fette di banana (preparate al momento è meglio) e pennellare con la gelatina.

Torta banane fragola metà-002

Non c’è la foto della fetta, era già sera ed il giorno dopo non avevo l’animo giusto, hanno investito la piccola randagina Nuvola che veniva a mangiare la sera, voi che mi conoscete immaginate come io mi senta.

Vi auguro un sereno fine settimana…


Cheese Cake di Annalisa,buonissimo!

In questi mesi ho appreso a preparare straordinarie ricette senza glutine, buone, belle da vedere, ho imparato, come ho scritto sempre, a pensare senza glutine e a rendermi conto delle difficoltà che incontrano i celiaci nell’approciarsi a ristoranti, pizzerie, pasticcerie e negozi.

Ma ho (spero) anche contribuito a far capire e conoscere a chi non capiva e conosceva che la celiachia si può affrontare con serenità, che la celiachia non è punirsi mangiando pietanze incolori, insapori e spesso costosissime.

Qualche attenzione in più ci dev’essere, certo, ma tutto si può fare nel migliore dei modi, d’altronde, andando a visitare i blog delle amiche celiache chi non si è reso conto della fantasia, della bravura, della grinta e dell’entusisamo che esprimono?

Per quanto riguarda lo splendido dolce di Annalisa, è stata un’altra sorpresa, un dolce che offre la possibilità per un’infinità di varianti, io ho scelto il Lime che ho sciroppato alla fine per decorazione assieme alle zeste, per la ricetta originale vi rimando da lei, io ho fatto metà dose, di seguito i miei ingredienti.

Ingredienti per una teglia da 18 cm Ø:

  • 250 gr di ricotta di pecora,
  • 50 ml di panna fresca,
  • 80 gr di zucchero semolato vanigliato (ne ho adoperato meno perchè ho glassato la torta con lo sciroppo),
  • 1 cucchiaio di maizena come da prontuario (15),
  • il succo e la buccia di 1 lime,
  • 2 uova,
  • burro q.b. per la teglia,
  • zucchero muscovado per il fondo della teglia,
  • sale e succo di limone per montare gli albumi.

Come fare:

Annalisa indica anche il procedimento per chi possiede il Bimby, io ho usato le fruste elettriche.

Preriscaldare il forno a 180° C.

Montare gli albumi, io ho aggiunto sale e succo di limone per non farli smontare dal momento che dovevano “attendere”,

In una terrina ridurre a crema la ricotta con la panna e lo zucchero con le zeste di lime tritate finemente,  aggiungere la fecola e, uno alla volta, i tuorli,  amalgamare ed aggiungere il succo di lime.

Imburrare la teglia e cospargere il fondo con lo zucchero, versare il composto ed infornare per 35/40 minuti fino a leggera doratura della superficie.

Sfornare, a questo punto, essendo sera dopo un primo raffreddamento ho riposto la cheese cake in frigorifero fino al mattino, non l’ho capovolta e l’ho decorata con fettine e zeste di lime sciroppate (50 zucchero, 120 acqua, sciogliere e far bollire il lime fin quando sarà trasparente), ho fatto restringere lo sciroppo e, tiepido, l’ho versato sulla torta per lucidarla.

 

Buona giornata.


Focaccia dolce con le Albicocche Viaggiatrici (senza glutine)

Nel post precedente ho raccontato del dolce da forno per ello, ed ecco qui cosa ho preparato per lui con le albicocche viaggiatrici.

L’idea iniziale era un clafoutis ma l’impasto necessitava di 1 ora di riposo ed ello non poteva aspettare, la fame incalzava e non concedeva molto tempo.

Spesso, quando cerco una ricetta veloce da fare consulto i miei “I Buonissimi”, ormai tutte le ricette sperimentate sono state un successo e per questo ormai vado a colpo sicuro.

Questa focaccia può essere fatta anche con altra frutta, proverò a sostituire il burro con l’olio di semi (anche se uso sempre il burro di soia), è velocissima da fare ed è favolosa mangiata fredda di frigorifero il giorno dopo, provate.

Vi racconterò qualcosa sulle albicocche.

Le albicocche sono capitate in Italia in epoca romana, partendo dalla Cina ed attraversando, qualche millennio prima di Cristo, l’India, l’Egitto, la Persia e l’Armenia.

Alla diffusione delle albicocche nel bacino del Mediterraneo hanno contribuito gli Arabi, mentre in America e nell’ Africa meridionale le albicocche sono comparse “soltanto” nel XVIII secolo.

Da noi viene coltivata particolarmente in Piemonte, Emilia Romagna, Campania, la maturazione naturale avviene in giugno ed è quindi da imputare a questo lo scarso sapore delle albicocche che troviamo sui banchi dei negozi anzitempo  ;-) (n.d.r.).

Le cultivar più precoci sono “Bulida” diffuse in Spagna e la “Palummella”, popolare in Campania; queste due cultivar maturano in giugno ed offrono frutti grossi, giallo oro, screziati di rosso con la polpa molto profumata.

Più tardive sono la “Reale” e la “Precoce di Imola”, seguite dalla “Paviot” e la “Baracca”, quest’ultima, molto zuccherina è indicata per le marmellate.

É un frutto apprezzato per l’elevato contenuto di vitamina A, contiene sali minerali, soprattutto Potassio, zuccheri, acido pantotenico e carotenoidi che rendono il frutto utilissimo per problemi in campo visivo, indicate per reumatismi e anemia.

In cosmetica viene consigliata una maschera per le pelli grasse, la polpa delle albicocche ridona colorito e morbidezza alla pelle (a questo proposito voglio indicarvi un link che ho scoperto per caso stamane, lì troverete indicazioni per la vostra bellezza usando prodotti naturali: Le pappe cosmetiche.

Ingredienti:

  • 500 g. di albicocche,
  • 90 g. di zucchero (40 di fruttosio),
  • 110 g. di burro morbido (burro di soia),
  • 90 g. di farina bianca (ho adoperato un avanzo di farina senza glutine del blitz di mele di Felix),
  • 2 uova,
  • 1 bustina di cremortartaro (con spiga),
  • sale,
  • zucchero a velo ottenuto macinando il fruttosio nel macinino da caffè.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C.

Lavare le albicocche, snocciolarle e tagliarle a metà, in una terrina mescolare la farina, il sale, lo zucchero, il burro e le uova; a questo punto incorporare il lievito e le albicocche, amalgamare.

Versare il composto nella tortiera ed infornare per 30/35 minuti.

Sfornarlo, farlo raffreddare e servire tiepido o freddo come ho consigliato prima.

Non posso fare a meno di mettere una foto di Celeste che oggi, forse, andrà in una casa piena di amore, ieri all’asilo hanno tappato con dei mattoni il piccolo passaggio che usava Celeste per andare a proteggersi dalla pioggia ed un bambino (sempre quel brutto bambino dell’altra volta) con in mano una scopa la cercava, ma lei era al sicuro vicino a me e, non viste, lo guardavamo col ghigno.


Coppa Yogurt e albicocche speziate, il sole arriva da lontano…

Oggi il sole è ricomparso ma sembrava si fosse dimenticato di noi, per fortuna venerdì è arrivato dalla Calabria,  travestito da albicocca, ma non era solo, si è fatto accompagnare da splendidi limoni,  nespole, da preziose cipolle di Tropea, e…da un pacco speciale speciale che aspetta il momento di convolare a nozze con qualche specialità della mia terra…

Ci voleva una bella sorpresa per darmi un pò di brio ed il pacco di Max è arrivato al momento giusto :-)

Domenica mi sono accorta che stavano maturando velocemente, era arrivata l’ora di sperimentare la ricetta che mi aveva colpita lo scorso anno, la coppa allo yogurt e albicocche speziate.

Domenica ho fatto anche un dolce da forno per ello ma questa coppa è stata la mia coccola speciale, amo la cannella e la punta piccante del pepe garofanato, ma via con la ricetta.

Ingredienti per 1 persona (quantità variabile a piacere):

  • 250 g. di yogurt greco 0%
  • 4 albicocche sode,
  • 1 cucchiaio di miele di acacia,
  • cannella in polvere,
  • pepe garofanato,
  • foglioline di menta fresca.

Come fare:

lavare, asciugare, snocciolare le albicocche e tagliarle a spicchi (4/6 a seconda della loro grandezza).

Riscaldare a fuoco medio il miele in una padellina antiaderente, unire la cannella, il pepe (io ho grattugiato i grani) e gli spicchi di albicocche.

Alzare la fiamma e cuocere per qualche minuto (per evitare che si spappolino gli spicchi girarli muovendo la padellina), spegnere e far raffreddare.

Mettere lo yogurt nella coppa e disporre sopra le albicocche col loro sugo, decorare con le foglioline di menta…un’estasi, provate, anche cambiando le spezie, la lavanda ci sta bene, il cardamomo pure, ma non fatevi mancare il tocco magico che regala il pepe.

Buona giornata e alla prossima ricetta con le “Albicocche viaggiatrici” ;-)


Millefoglie alle fragole.

Millefoglie alle fragole.

Ce l’ho fatta, finalmente sono riuscita a sdivanare l’amor-bradipo ed a trascinarlo fuori dalle mura domestiche.

Senza fare Kilometri da queste parti c’è molto da vedere, basta avere voglia di “fare 4 passi”…

Dopo essere stati a mangiare la trota a Cergneu nella solita trattoria all’aperto con le vasche a vista:

breve passeggiata per visitare quel che resta del Castello:

La “bella” Castellana in posa plastica…

*Pare che la personificazione della superbia e della crudeltà, si fossero concretizzate nell’ultimo dei conti di Cergneu Savorgnan Brazzà il quale, tra l’altro, ammazzava personalmente affinché “no restassin al mont a mangiâ di bant” quanti, tra i suoi coloni o servitori, fossero arrivati ai sessant’anni.

Il giorno del suo sessantesimo compleanno, un pover’uomo di Ramandolo cominciò, prima di imboccare la strada del castello di Cergneu, a salutare per l’ultima volta amici e parenti.

Ma il figlio dell’uomo, volendo porre fine a quell’usanza crudele, diede al padre un coltello per uccidere, raccomandandosi a San Giovanni Battista, quel conte sanguinario.

Con il coltello nascosto sotto la camicia, l’uomo si presentò al conte che lo condusse Verso la Val del Montana, dove fu fatto inginocchiare con la testa rivolta verso la fossa.

Giunto il momento d’agire, il poveretto, preso il coltello, si girò verso il conte colpendolo al ventre e, “distirantlu come che al fos stât un purcit”, lo gettò nella fossa a lui destinata.

Il Battista aveva protetto non solo il colono, ma aveva salvato quanti fossero arrivati ai…sessanta.

A questo santo, secondo la tradizione, si deve anche la “salvezza” dell’ala rimasta integra di questo castello.

Cergneu era stato assalito da un nobile che, con i suoi soldati, voleva espugnarlo e, in parte, c’era riuscito.

Da un varco tra le mura che stavano cedendo, uscì con i due figlioletti, la contessa Sigismonda che, in nome di Giovanni Battista da cui affermava discendere, implorò pietà.

La risposta fu che sarebbe stata risparmiata solo se avesse presentato i documenti che certificassero tale parentela.

Così, dopo aver risalito faticosamente quanto restava del castello, la nobildonna ritornò con un rotolo di pergamena che certificava la sua discendenza dal grande santo.

L’assalitore, a questo punto, se ne andò non prima di coprirsi il volto e di stringere con rispetto la mano di Sigismonda lasciando, così, integra l’ultima ala, quella ancora visibile, del castello.*  (Tratto da qui).

Dal 1999 al 2005 ci sono state 5 campagne di scavi archeologici per la messa in sicurezza ed il consolidamento della muratura.

Ed ora arrivo alla ricetta, questo dolcetto l’ho preparato ieri al nostro ritorno, m’incuriosiva molto la “cialda” fatta senza albume e con la passata di fragole, da rifare e da “rivisitare”.

Ingredienti per 12 cialde del diametro di 8 cm. (più avanzi da adoperare per crumble, base cheese cake ecc.):

  • 50 g. di farina,
  • 180 g. di zucchero,
  • 100 g. di farina di mandorle (mandorle tritate finemente),
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 100 g. di fragole frullate e setacciate.

Ingredienti per la farcitura  e guarnizione:

  • fragole tagliate a pezzetti piccoli,
  • panna montata (io vegetale),
  • zucchero a piacere.

Come fare le cialde:

impastare la farina con lo zucchero, il passato di fragola, il burro sciolto e la farina di mandorle, far riposare 20 minuti.

Rivestire la teglia del forno con la carta e stendere l’impasto con una spatola formando uno strato sottile (io l’ho volutamente fatto più spesso).

Infornare a 180° C. (ventilato) fino a che la superficie apparirà dorata e croccante (se fate lo strato sottile), sfornare ed attendere qualche minuto affinchè si indurisca ma non troppo, quindi ritagliare 12 dischetti (o forme a piacere).

Preparare la salsa di fragole alla stessa maniera del passato, zuccherandola o facendola bollire assieme ad un bicchierino di distillato se vi piace, io l’ho preparata in purezza.

Comporre la millefoglie su un letto di salsa, alternando la cialda ai pezzettini di fragola e panna,  si possono anche far macerare le fragole con zucchero e foglioline di menta o, con aceto balsamico che con le fragole fa sempre la sua figura .

 


Rita Levi Montalcini, 103 anni per una donna straordinaria: Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita, lei fa tutte 2 le cose….

Foto dal web

Sono sempre stata affascinata dalla forza  contenuta nelle donne minute, quelle che credi possano cadere al primo soffio di vento e che invece il vento non riesce a spostare, è la loro intelligenza che le sposta, che le porta lontano, alla scoperta di realtà da migliorare, di popoli da aiutare, di nuovi studi da intraprendere, donne instancabili.

Cito Madre Teresa di Calcutta, Coco Chanel, Edith Piaf, e cito anche Antonella di Trisomia 21, donna bellissima, minuta con un’energia che non conosce ostacoli.

Sono donne che potresti sollevare con una mano ed invece sono loro che, ognuna nel loro settore, con diversi obiettivi hanno  un comun denominatore: rendere “visibile” il cervello delle donne, il loro coraggio, e sono determinate a far si che nessuno interrompa questa corsa verso la civiltà, con un dito sollevano il mondo, con forza e decisione e, come dice Rita, con ottimismo.

La frase della Signora Rita riassume il pensiero di molte donne e dovremmo tenerla a portata di mano quando si sta per spegnere quella luce, nutrirsi di essa e ripartire.

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

Se volete approfondire, Vera ha pubblicato un post che contiene, oltre le frasi significative di Rita anche altri appofondimenti, lei lo fa bene, scrive col cuore usando il cervello.

Chissà se La Signora Rita (faccio difficoltà a darle del tu) gradirebbe una fetta di torta alle fragole, in fondo che compleanno è senza torta? Ci staranno tutte le 103 candeline? Certo che si :-)

Torta di fragole senza glutine

Ieri pomeriggio, mentre ello riposava, ho fatto questa torta, di fragole, nascerebbe ciambella ma nei miei “spostamenti” qualcosa è andato storto, quindi continuo col quadrato.

Questa è una torta di quelle che, hovogliadidolcecosapossofaredibuonoeveloce? Ecco la risposta.

Nel web ho trovato una versione simile con farine differenti, l’olio al posto del burro, oltre le fragole un’aggiunta di pesche, credo davvero che si possa variare come si vuole, il risultato è una torta umida, perfetta per colazione e merenda, una coccola espressa per se e per chi amate.

Io ho adoperato la farina senza glutine del blitz di mele di Felix che è autolievitante, ho aggiunto soltanto una puntina di bicarbonato.

Io vi do le dosi originali e, al solito, le mie varianti tra parentesi.

Ingredienti per uno stampo a ciambella ( nel mio caso quadrato 20×20):

  • 300 g. di farina per dolci (io senza glutine da prontuario autolievitante),
  • 200 g. di zucchero (100 fruttosio),
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 2 dl c.ca di latte (di soia),
  • 3 uova,
  • 1 bustina di lievito (puntina bicarbonato),
  • 300 g. di fragole a pezzetti,
  • sale.

Come fare:

accendere il forno a 200°C. e preparate la teglia o imburrandola o rivestendola, come ho fatto io, con carta forno bagnata e strizzata (se la  teglia non è apribile, la carta forno  aiuta nello sformarla).

Sbattere le uova con lo zucchero, unire il burro fuso e, poca alla volta, la farina alternata al latte, alla fine unire il sale, il lievito ed il restante latte, aggiungere le fragole spezzettate (c’è chi le fa macerare nello zucchero e limone ma io ho preferito così), versare il tutto nello stampo ed infornare per 50 minuti abbassando la temperatura a 180°C. per 50 minuti se ciambella, io un’ora.

Per renderla più livellata dopo un pò l’ho capovolta (come si fa con la caprese), avrei voluto decorarla in un altro modo ma, nel frattempo ello si era alzato e voleva la “merenda” :-)

Auguri Rita, 100 di questi anni ancora, c’è bisogno di Lei…


Blitz di mele di Felix.

Oggi mi intrufolo nella cucina di Felix, ho copia-incollato ingredienti e procedimento dal suo blog, tra parentesi trovate le mie varianti.

Per la torta grande ho seguito le sue indicazioni, ho soltanto spolverizzato dello zucchero muscovado prima d’infornare, nella piccola versione a cuore ho inserito nell’impasto poca mela grattugiata, aghi di rosmarino macinati e fiori di rosmarino, sulla superficie ho messo delle palline di mela, tutto qui.

Ingredienti:

  • 3 mele medie (io Kanzi),
  • 3 cucchiai di zucchero (io di canna chiaro),
  • succo di limone.

Tagliare le mele a fettine, spolverizzarle con lo zucchero, bagnarle con il succo di limone e far macerare per 30 minuti.

Ingredienti per l’ impasto:

  • 60 g di burro,
  • 150 g di zucchero,
  • 2 uova,
  • succo e scorza grattugiata di mezzo limone,
  • mezza bustina di lievito in polvere (come da prontuario), (omesso perchè già all’interno della farina),
  • 200 g di farina senza glutine (io senza glutine come da prontuario autolievitante),
  • 1 tazzina di latte (io di soia perchè ero senza l’altro :-) ),
  • 2 cucchiai di rum,
  • 3 cucchiai di zucchero a velo vanigliato (io lo ottengo macinando nel macinino da caffè lo zucchero vanigliato fatto da me),
  • zucchero muscovado per spoverizzare la torta prima d’infornare (mia aggiunta personale),
  • aghi di rosmarino macinati e fiori di rosmarino per il cuor di mela (mia aggiunta personale).

Come fare:

montare a crema  burro e zucchero e poi, sempre sbattendo, unire i tuorli, il succo e la scorza del limone.

Aggiungere la farina, il lievito il latte e il rum,  infine unire gli albumi montati a neve, versare il composto in una tortiera e affondare leggermente le mele, cuocere per 35-40 minuti a 180°C.. (io 1 ora ventilato 160°C., il piccolo blitz cuor di mela 30 minuti)

Vi auguro una bella domenica.

Vignetta di PV (Pietro Vanessi)


Coppa speziata alle pere e fiocchi di latte.

Ingredienti per 4 coppette:

  • 2 confezioni di fiocchi di latte da 150g.,
  • 8 piccole pere (le mie erano grandicelle Kaiser),
  • succo e scorza di limone,
  • 2 cucchiaini di cannella in polvere,
  • 1 cucchiaio di zucchero Muscovado,
  • 80 g. di albicocche secche.

Come fare:

sbucciare 4 pere e tagliarle a pezzetti, metterle in una casseruola con lo zucchero, la cannella, il succo e la scorza di limone ben lavato e cuocere a fiamma bassa, mescolando di tanto in tanto fino a che saranno disfatte.

A circa metà cottura aggiungere anche le albicocche secche tagliate a pezzettini.

Intanto lavare le altre pere e cuocerle con la buccia in un cartoccio di stagnola ben chiuso, in forno a 180° C. per circa 30 minuti.

Servire in coppette individuali alternando cucchiaiate di composta di pere tiepida a cucchiaiate di fiocchi di latte e servire mettendo al centro della coppetta una pera cotta al forno.

La mia pera è stata in forno troppo e si è raggrinzita.


Corolla di pesche e mandorle.

torta alle pesche-001 

Ingredienti per una teglia di 26 cm.:

  • 500 g. di farina 00,
  • 1 bustina di lievito di birra secco PA,
  • 1 pizzico sale,
  • 1 grattatina di noce moscata,
  • 100 g. di zucchero,
  • 2 dl di latte tiepido,
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia,
  • 2 uova,
  • 150 g. di burro a fiocchetti,
  • 800 g. di pesche fresche/1 scatola di pesche sciroppate,
  • 100 g. di biscotti secchi sbriciolati,
  • crema pasticcera (2 dl di latte, 20 g. di maizena, 40 g. di zucchero, 2 tuorli e scorza di limone),
  • 4 cucchiai di miele fluido,
  • 15 mandorle spellate per decorare.

Indicazioni se usate pesche fresche:

immergerle un attimo in acqua bollente, sbucciarle e tagliarle a metà, eliminare il seme/osso.

Se usate le pesche sciroppate scolarle dal liquido di governo, in tutti e 2 i casi tagliate a fettine 2 mezze pesche.

  

Come fare:

setacciare la farina in una grande ciotola ed aggiungere, mescolando, il lievito, il sale, la noce moscata e lo zucchero, formare la fontana e versare il latte tiepido, l’estratto di vaniglia, 1 uovo intero e 1 tuorlo.

Mescolare bene gli ingredienti fluidi quindi, poco per volta, intridere la farina e lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo.

Stendere sulla spianatoia e distribuire sulla superficie i fiocchetti di burro, ripiegare la pasta ed impastarla, stenderla ancora 1 volta e reimpastarla, formare una palla e metterla in una ciotola unta, coprire con un telo pulito e far riposare in luogo tiepido 2/3 ore.

Tenere da parte una porzione di pasta grande come 1 uovo ed impastare il resto stendendolo poi sulla tavola infarinata.

Ricavarne un disco sufficiente a ricoprire la base ed i bordi, a metà altezza, della teglia.

Distribuire sul fondo della pasta i biscotti sbriciolati e coprire con crema pasticcera livellandola, disporre le fettine di pesca e bagnare con 2 cucchiai di miele.

Stendere il terzo di pasta tenuta da parte ed appoggiarlo sopra la frutta, sigillare i bordi premendo.

Dividere la pasta tenuta da parte (misura uovo) in 6 parti e ricavarne dei rotolini lunghi e sottili, intrecciarne 2 per volta e formarne una spirale.

Distribuire le mezze pesche con il taglio in giù sulla pasta nella teglia e circondarle con le spirali formando un anello chiuso, decorare con le mandorle e lasciar lievitare in luogo tiepido per 1 ora.

Nel frattempo preriscaldare il forno a 190°C., battere l’albume tenuto da parte e penellarlo sulla pasta, infornare per 50 minuti e, quando la corolla sarà dorata, pennellare le pesche con i rimanenti 2 cucchiai di miele.

 

Questa torta è buonissima però la sua esecuzione mi ha lasciato dei dubbi, io ho seguito le indicazioni senza trasgredire ma credo ci siano dei punti da rivedere, se provate a farla fatemelo sapere e condividete con me (se avrete piacere) le vostre impressioni.

 

 


Sugnu i cocciu e cercu ricetti ‘pi Max.

Non sapevo fosse così articolato il dialetto/lingua Calabrese (specifico lingua perchè i in Friuli il friulano è considerato una lingua), la stessa parola ha diverse versioni, un accento, una vocale, una consonante in più o in meno, insomma, è vero, i dialetti sono Lingue, perchè o si nasce nella regione o si deve studiarli e sono convinta che non basti una vita per impararli.

Detto questo io, per la traduzione del titolo che avevo in mente (Sono un coccio e cerco ricette per Max), mi sono dovuta far aiutare da un amico di Annina la vicina perchè sarebbe stato troppo facile chiedere a Max, questo post è una sorpresa, com’è stata una sorpresa ricevere il pacco ieri mattina.

Mi dai l’indirizzo che ti mando le arance e qualche limone? Ed assieme alle arance e limoni, splendidi limoni fogliati, biologici che so già come utilizzerò…, protetto come un neonato in fasce c’era questo splendido coccio.

Cosa dire? Per il momento sono ammutolita però faccio parlare le foto.

Non vedo l’ora di metterlo al lavoro, prima dell’uso vero e proprio metterò sul fornello la solita retina spargifiamma, riempirò il coccio con mezzo litro d’acqua e la farò bollire, dopo di chè sarà pronto per cucinare un sacco di cose buone.

Se ancora non conoscete la cottura nel coccio beh, è il momento di andare da Max che, con l’idea del contest Un coccio al mese avvicinerà molte/i blogger a questo fantastico metodo di cottura ed essendoci in palio ogni mese uno di questi cocci chi non si farebbe tentare? :-D

Io il coccio ce l’ho e mi limiterò, sospirando, a “copiare” le ricette che mi piaceranno, certo che se dovessi romperlo allora si che parteciperò… (ma vedrò di fare attenzione ;-) )

Ora vi lascioo anche la foto del “Cuore” che avevo fatto l’anno scorso con le arance della sua“prima spedizione”.

E foto della crema di arance fatta con quelle della “seconda spedizione”

Anche per oggi è tutto, inizio con le grandi pulizie di Pasqua e per tirarmi su mi farò ogni tanto una bella spremuta o meglio mi mangerò le arance in purezza :-)

Grazie Max!!!


Tortine ai Cachi: la terra dei Cachi, tutti giù per terra.

Kaki vaniglia o mela

Quando arriva la stagione dei cachi arrivano anche i ricordi legati a questo frutto generoso color del sole al tramonto, quand’ero bambina significava l’inizio di “incursioni” nei giardini e negli orti.

Con la scusa del solito disegno per la scuola, riuscivo sempre, assieme alle amichette a farmene regalare un pò.

Il massimo del divertimento arrivava quando li prendevamo a morsi e trovavamo i semi, li aprivamo a metà e vinceva chi trovava il set completo di posate: cucchiaio, coltello, forchetta, no, non sono impazzita era proprio così :-D

Foto dal web

Ecco cosa trovavamo all’interno dei semi, il cucchiaio che spesso, con la fantasia,  si trasformava  in coltello o forchetta.

Anche questo era un modo di giocare e giocando si imparava a conoscere la natura e i suoi frutti; provate ad aprire un seme di kako ai vostri bambini, sarà divertente scoprire cosa vedranno.

Ora li associo anche allo spreco del cibo, cosa che io non amo fare e questo è ormai  noto.

Non lascio mai nulla nel piatto, cerco per questo di non riempirlo troppo, eccezion fatta per il pasticcio della suocera che per Natale diventa pura trasgressione goduriosa e peccaminosa.

Sarà perchè da bambina mi dicevano che lasciare il cibo nel piatto è maleducazione, ma è più forte di me, non riesco ad avanzare nulla, ricordo che una conoscente un giorno mi disse che era più elegante lasciare sempre qualcosa nel piatto, punti di vista (so anche di blogger che buttano il cibo che vediamo fotografato meravigliosamente nei loro post perchè, riso e pasta cotti al punto giusto non sono fotogenici, ma questa è un’altra storia.

Quando ripulisco la dispensa, farine, granaglie & affini vanno tutti da Milva per le galline, gli ossi e le verdure del brodo vegetale se non le mangio vanno ai cani di Milva, anche gli avanzi della principessina Perla non vanno buttati ma vanno ai randagini meno fortunati di lei.

Ma perchè scrivo questo? Non certo per ergermi a bella, brava persona ma semplicemente perchè i protagonisti di questo post sono i Cachi, quei meravigliosi frutti che sono lì, generosi per far sì che la frutta non manchi d’inverno e che spesso chi li ha non li raccoglie, li lascia avvizzire sull’albero e finiscono inevitabilmente sul terreno.

Per questo vengono spesso tagliati, perchè sporcano…

Vicino a casa mia ci sono molte case che hanno in giardino un albero di kaki, li vedo verdi in primavera, gialli in autunno, arancioni in inverno, rinsecchiti o sfracellati sul terreno in febbraio.

Quante volte sarei tentata di andare a chiederne qualcuno, anche pagando, ma si sa, le persone preferiscono buttare via la roba piuttosto che darla via, dal momento che le chiedi, le cose diventano improvvisamente preziose e chi le possiede se le tiene… sull’albero, forse se fossi ancora bambina…

E dire che  i cachi andrebbero raccolti molto prima della maturazione (così non sporcherebbero) e messi nelle cassette in un unico strato gestendo la loro maturazione a scalare semplicemente aggiungendo qua e là delle mele.

L’altra frutta che viene raccolta in anticipo e che per praticità e per regole di mercato  viene spinta a maturare nelle casse, non riesce mai ad avere la dolcezza ed il profumo della frutta appena raccolta, ma il kako si, aumenta la sua dolcezza man mano matura.

In negozio sono carissimi, anche lì, spesso schiacciati, le confezioni buttate una sull’altra, la gente che ci infila le dita per tastare se sono maturi e poi comunque lasciarli lì con la loro impronta digitale.

L’ultima volta che sono stata dallo zio sono tornata a casa con una bella cassetta di kaki che ho aggiunto all’altra avuta tempo prima.

Io li mangerei tutti, uno dietro l’altro ma, si sa, non è il caso, visto gli effetti collaterali, così per smaltire un pò di scorta ho preparato questo dolce che ello ha gradito, anzi ha molto gradito.

Tortine ai cachi

Il dolce nasce rettangolare (teglia 22/32), io, non avendo la teglia rettangolare ne ho usata una quadrata della stessa capacità e da quella ho ricavato le forme, ovali, rettangolari (senza foto), con i ritagli ho preparato una specie di tiramisù.

Ingredienti per la pasta:

  • 60 g. di farina autolievitante,
  • 20 g. di cacao in polvere,
  • 40 g. di farina di mandorle,
  • 3 uova,
  • 80 g. di zucchero.

Ingredienti per la crema di cachi:

  • 5 cachi maturi  teneri,
  • 1 caco mela,
  • 300 dl di panna da montare,
  • 30 g. di mandorle pelate, tostate e tritate.

Come fare la pasta:

accendere il forno a 200°C.

Setacciare le farina con quella di mandorle ed il cacao, sbattere le uova con lo zucchero fino a rendere il composto denso, unire delicatamente le farine, distribuire il composto nella teglia, livellarlo ed infornare per 12/15 minuti.

Sfornarlo e, quando al tatto sartà sodo ed elastico sformarlo e girarlo su una griglia, farlo raffreddare bene.

Rifinire i bordi e dividerlo orrizzontalmente in 3 parti, se, come me, fate le tortine, prima ritagliarle e poi dividerle.

Come fare la crema di cachi:

con un cucchiaio ricavare la polpa dei cachi e frullarla.

Tagliate il caco mela a dadini piccoli e lasciare qualche fetta sottile per la decorazione.

Montare la panna, lasciarne da parte qualche cucchiaio ed il resto unitelo alla polpa dei caci e alle mandorle tostate e tritate.

Assemblare il dolce:

spalmareil primo strato di pasta con la crema di cachi, distribuire una parte dei dadini, appoggiare il secondo strato di pasta, coprirlo con il resto della crema.

Fare un l’ultimo strato di pasta, decorare con la panna montata, i dadini/fettine di caco mela e qualche goccia di polpa di cachi.

Volendo si può fare una crema al cucchiaio aggiungendo l’agar agar sciolto a caldo in una parte di polpa, provatela se vi va.

Link interessante sui Cachi


Clafoutis di ciliegie, un sogno e il ricordo deI mio primo giorno di scuola.

Foto presa dal web

Premetto che questo non è un curriculum strappalacrime per entrare a far parte di qualche format di cucina e  potermi perdere per qualche minuto nello sguardo ammaliante e un pò  ‘ssassino del Cracco…

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Settimane fa feci un sogno, e mi svegliai convinta fosse il primo di ottobre, infatti sognai il mio primo giorno di scuola.

Il sogno è stato così nitido e reale che durante il giorno vissi in una sorta di triste malinconica nostalgia.

A quei tempi la scuola iniziava il primo ottobre, dopo una lunghissima estate  durante la  quale mi preparai a quel giorno con grande impegno.

Mi feci insegnare dalla mamma a leggere e scrivere, sapevo già che acqua si scriveva con la cq, che scuola non si scriveva con la q, mentre per soqquadro ce ne volevano  2 di q, servivano anche  2 zeta per scrivere zuzzurellone e la mamma rideva sempre quando lo dicevo perchè ancora la zeta non la pronunciavo bene, dicevo “sussurellone”, ma poi, testarda ed orgogliosa com’ero/sono, tutto si risolse in poco tempo soltanto facendo un pò di esercizio.

La mamma m’ insegnò anche a disegnare, a lavorare a maglia, insomma quella famosa mattina del primo ottobre del 1960, indossai il grembiulino candido che mi aveva cucito lei con tanto di fiocco rosa in bella mostra e colma di  orgoglio e fierezza m’ incamminai spavalda verso quella strada sconosciuta.

Soltanto qualche giorno dopo entrarono in scena le ciliegie che sarebbero state il mio segno di riconoscimento per tutto il periodo scolastico (troncato l’anno dopo all’improvviso, almeno in quella scuola), i miei quaderni avevano tutti la cornicetta con le ciliegie disegnate da me, sotto l’appendiabiti nel corridoio, sopra il mio gancio c’erano disegnate le ciliegie che, come abbiamo fatto tutte (ne ho anche parlato in un post), durante la  stagione diventavano vezzosi orecchini :-)

Mi sentivo ancor più fiera perchè non avevo ancora compiuto i 6 anni (4 novembre) quindi ero la più piccola.

Andiamo che sennò facciamo tardi dissi alla mamma che, vidi molto emozionata, forse avrebbe voluto ci fosse anche papà, in fondo era sabato e lui era libero…

C’incamminammo per l’argine che costeggiava il Rio Ospo ed arrivammo alla fermata della filovia (a quei tempi con o senza filo, l’autobus si chiamava così) davanti al Molo Balota, l’anomala spiaggia dei muiesani e zone limitrofe.

D’altronde è risaputo che per un triestino qualsiasi spazio in riva al mare utile per poter stendere un asciugamano xe oro (è oro).

Eccoci arrivate alla stazione delle corriere e via verso la scuola, all’angolo della piazza il negozio di alimentari dove, dopo qualche giorno, avrei comperato la merenda (pane e stracchino, monotematico), proseguendo ed al lato della strada proprio di fronte alla scuola le bancarella con i dolcetti, quaderni, matite e tutto ciò che mi sarebbe servito in caso di una dimenticanza.

In quella bancarella scelsi anche il mio sacchetto per la merenda, era in nylon con dei fiori e stretto in cima da un cordoncino, a quei tempi usava così, non era ancora arrivato il boom dei discriminanti zainetti firmati.

Ancora pochi metri ed ecco la Scuola Elementare Edmondo de Amicis.

Il grande atrio, luminosissimo, tra un attimo sarei arrivata, che emozione.

In quel grande atrio c’erano già tante mamme e tante bambine riunite in gruppetti, sembrava che  si conoscessero tutti.

La mamma ed io eravamo lì in mezzo, sole, impalate e non conoscevamo nessuno, d’altronde non avevo mai frequentato l’asilo, lei era stata sempre a casa da sola, un’infanzia “strana” la mia ma la ricordo felice e piena di tante belle cose, le “cose brutte” ci sono ma non sono riuscite a sporcare la memoria delle belle.

Avevo i miei giochi non sentivo il bisogno di stare con gli altri bambini, vivevo in mezzo alla natura, vicino avevo il Rio Ospo (ancora non inquinato) pieno di anguille e passere.

Giocavo con i ranocchi che portavo a casa a secchi con l’ordine tassativo di riportarli dove li avevo trovati.

Tiravo per la coda senza l’intenzione di fargli del male il mio gatto Gigi del quale conservo ancora in  ricordo  la cicatrice di un graffio alla mano, giocavo con la mia cagnolina Diana della quale ho un altro ricordo: il segno di un suo dentino al lato dell’occhio sinistro:

lascia stare Diana quando mangia,

si papà…

invece era no, papà io gioco lo stesso finchè? Forse per paura che le togliessi il cibo mi prese, ma non successe nulla di grave però imparai la lezione.

Amavo raccogliere fiori di campo, farne dei mazzi per la mamma ed anche per il papà che  mi sembrava indifferente…

Lui preferiva portarmi nell’orto e, con la scusa che così imparavo mi faceva fare i lavori più bassi , quelli rasoterra per intenderci, l’ho già detto che la terra è bassa vero?

Ecco, la mia vita era questa, non  immaginavo allora che per costruirmi un futuro  di normale socialità avrei dovuto conoscere e frequentare altre persone.

A quello forse avrebbero dovuto pensarci i grandi però erano altri tempi, il dialogo, la voglia di essere bravi genitori non erano le priorità.

Il mio mondo era quello, non ne conoscevo altri e là impalata in mezzo a quel atrio, tenendo la mano alla mamma, la guardai negli occhi e mi accorsi che stava piangendo.

Perchè piangi mamma?

Sono soltanto un pò commossa, in fondo è il tuo primo giorno di scuola.

Ecco, questo è stato il mio sogno ed è anche la realtà: il ricordo di quel giorno.

Ora so che le lacrime della mamma erano le lacrime di una donna  sola e triste  e neanch’ io con la mia gioiosa presenza siamo servite a rendere la sua vita meno triste…anzi, forse la mia nascita gliel’aveva complicata ancor di più.

Tant’è che un anno dopo se ne andò lontano, lasciandomi sola e trasformando le mie spensierate vacanze di Natale e la mia vita in un incubo che dura tutt’oggi.

Clafoutis di ciliegie

E per addolcire il post e restare fedele al tema ciliegie, una ricetta che c’era nel vecchio blog e lo chiamerò: la ricetta di oggi che è una ricetta di Anna Moroni (pagina 264 del libro di Anna Moroni Oggi cucini tu).

Non è frutto di stagione ma ritornerà la primavera e ritorneranno anche loro.

Un dolce forse troppo pencio ma quando non puoi nutrire l’anima almeno si nutre altro.

Ingredienti x 8 persone (ho usato la teglia da 30):

  • 10 tuorli
  • 250 g. di zucchero (150)
  • 1 bicchiere di latte
  • 150 farina 00
  • 250 g di panna fresca
  • 1200 g. ciliegie
  • Burro per imburrare (io ho usato la carta forno).

Tutto si può alleggerire usando la panna di soia, il latte di soia, il fruttosio ed il burro di soia.

Come fare:

snocciolare le ciliegie, lavorare i tuorli con lo zucchero, unire il latte, la farina e la panna.

Foderare una tortiera (30 cm) con carta forno, mettere sul fondo le ciliegie e versare sopra il composto.

Infornare a 180° (statico) x 40′ (50′ e lasciata nel forno spento per altri 10′).

Buona settimana.

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Ho trovato questo scritto su un foglio è un caso?

Ero così emozionta, mi sentivo impacciata ma elegante con quel grembiulino bianco e la coppia di ciliegie ricamate sul taschino, sarebbero state il mio segno di riconoscimento per tutto l’anno scolastico, tutto ciò che era mio aveva la coppia di ciliegie in qualche punto, la stessa coppia di ciliegie che qualsiasi bambina del mondo si mette a cavallo dell’orecchio per vanità e per sentirsi bella con orecchini sfarzosi.

Lei aveva le lacrime agli occhi, si sentiva a disagio, non conosceva nessuna delle altre mamme e ad un certo punto mi disse:

io vado, sai come tornare a casa vero?

Si, mamma, vai pure.

Si, lo sapevo, ma abitavamo distanti, avrei dovuto prendere l’autobus e poi farmi un bel pò di strada a piedi.

Così rimasi lì sola, impalata in mezzo a quel enorme atrio con un sorrisetto ebete stampato sulle labbra a  simulare una disinvoltura che non mi apparteneva.

La prima C, questa sarebbe stata la mia sezione, io mi sentivo orgogliosa perchè sapevo già leggere e scrivere, sapevo che soqquadro si scrive con 2 Q e acqua con CQ, zizzania con 2 zeta.

Quello che accade in seguito quella mattina di ottobre del 1960 l’ho rimosso e non ne ho alcuna memoria.

Ricordo le mattine seguenti, la lunga camminata per l’argine, l’autobus di fronte al Molo Balota, il panino con lo stracchino, si, ogni mattina lo stesso panino, un giorno dev’ essere stato avariato perchè rigettai tutto nel grembiule e chiesi alla maestra:

cosè questo?

Lei ebbe un sussulto e mi accompagnò in bagno, poi me ne andai a casa, da sola, non avevamo il telefono e non sapeva come farmi venire a prendere.


Lasagne di macedonia, i miei favolosi anni 80, di primi amori, e di Tris.

Proprio i miei favolosi anni 80, il più bel decennio della mia vita, durante il quale molte occasioni perdute da cogliere al volo, ma questo è soltanto il “senno di poi” che non conta nulla come tutti i se e tutti i ma.

Gli anni 80, il mio primo grande amore, quello che sapeva leggermi nel pensiero, che arrivava proprio mentre lo stavo pensando, quello che sapeva sorprendermi, farmi battere il cuore all’impazzata, che mi faceva trovare foglietti intrisi d’amore la mattina sul parabrezza del mio vespino, quello che mi regalava libri di poesia, ricordo Pablo Neruda e Paul Eluard dai quali prendevo in prestito le  frasi per i bigliettini che lasciavo io a lui qua e là come fosse una caccia al tesoro.

Lui mi ha insegnato i primi rudimenti per veleggiare in una crociera romantica a due per le coste della  Croazia, quella Croazia che dalla terra s’immagina soltanto, le sue isole, le sue spiagge, i suoi ristorantini con i scampi ala busera , le palacinke con le noci e le magnade de pesse, le atmosfere incantate, i tramonti struggenti.

A distanza di anni, quando riguardo le foto, rivedo quelle spiagge e penso a quei momenti il ricordo sale, come la marea e per un attimo mi travolge per poi lasciarmi andare, è così, com’è finita?

Ricordate la frase finale nel film “La signora della porta accanto?” …..”nè con te né senza di te”?..Ecco :-)

Gli anni 80, quando per caso partecipai ad una gara in MTB che contro ogni aspettativa vinsi, e decisi di fare di quello sport la mia professione per qualche anno, forse, data la mia età (io sono del ’54 fate voi i conti ;-)) una scelta incosciente ma a distanza di anni posso dire di aver viaggiato, conosciuto un pò di mondo, ho “vissuto”…

Gli anni 80, quando decisi di andare in Toscana a vedere che fine avesse fatto quello che si definiva “mio padre” e trovarlo peggio di come lo ricordavo, ma lì  incontrai amici che mi hanno distratta, mi hanno fatto divertire, mi hanno riportata a Punta Ala dove a 16 anni avevo visto la prima alba della mia vita, mi hanno fatto conoscere la spiaggia dell’Alberese, nel famoso parco dell’Uccellina, con i tronchi d’argento lucidati dal vento e dalle maree.

Gli anni 8o, quando, dopo aver chiesto in un negozio di animali se potevo comperare un “gatto persiano” il ragazzo mi disse, e perchè non prende il gatto rosso che abbiamo trovato ieri per strada?

L’ho preso ed è rimasto con me per lunghissimi 17 anni, riempiendomi la vita di affetto e di tenerezza, l’avevo chiamato Lorenzo ed un amico caro quando mi telefonava diceva: “buongiorno, mi passa Lorenzo per favore?”.

Ed arrivo agli anni 80, glianni degli “assaggini”.

Le mie coetanee e non si ricorderanno senz’altro dei Tris, detti anche gli “assaggini”, negli anni 80 nascevano ed imperversavano le spaghettoteche dove, al posto del solitò menù: antipasto/primo/secondo/contorno/dolce/caffè/ammazzacaffè, trovavi i tris.

Forse già a quel tempo covavo la passione della cucina, la cucina che oggi trovate qui, accantoalcamino.

Già allora ero curiosa, chiedevo, scrutavo, cercavo di definire i sapori e mi innamoravo dei modi di presentare il cibo.

Forse questo blog di cucina,  era già stato scritto in quel grande libro dove è scritta tutta  la mia vita, ma io posso voltarne soltanto una pagina al giorno e solo domani saprò cosa c’è scritto oggi.

E come recita Neruda:

E’ oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.

Lasagna di macedonia

Per questa versione ho immaginato una lasagna, ma dovevo decidere a chi e come distribuire i ruoli.

Ho fatto una selezione ed ho scelto i protagonisti:

  • la sfoglia: il melone invernale (baciro) tagliato con l’affettatrice,
  • il ragù: dadolata di fragole marinate nella glassa di aceto balsamico e fruttosio,
  • la besciamella: yogurt greco,
  • il parmigiano: cocco grattugiato,
  • la salsa : gelatina di ribes dello zio direttamente dalle sue piante,
  • il basilico: buccia di lime.

Come  fare:

come la solita lasagna alternando gli strati (vedi collage).

Lasagna esotica

Ingredienti:

  • mango affettato sottile con l’affettatrice,
  • dadolata di kiwi dolcificata con fruttosio per il primo strato,
  • yogurt greco,
  • cocco grattugiato,
  • gelatina di ribes rosso,
  • dadolata di ananas per il secondo strato.

Come fare:

comporre come la solita lasagna.

Cannolo esotico con lamponi.

Ingredienti:

  • mango tagliato sottile con l’affettatrice,
  • mix di dadolata come nella lasagna esotica con l’aggiunta di lamponi per dare colore,
  • yogurt greco,
  • cocco,
  • gelatina di ribes.

Come fare:

appoggiare sulla fetta di mango tagliata sottile il mix di frutta (kiwi, ananas, melone, mango, lampone) con lo yogurt ed arrotolarlo a mò di cannolo.

Fermarlo con uno stecchino e condirlo con la gelatina di ribes e per finire il cocco.

Lasagna d’autunno.

Ingredienti:

  • pera tagliata sottile con l’affettatrice,
  • dadolata di prugne (susine),
  • fruttosio,
  • cannella,
  • cocco.

Come fare:

appoggiare sulla fetta di pera la dadolata di susine fatta macerare nel fruttosio e cannella per mezz’ora, alternare gli strati e solo sull’ultima fetta di pera aggiungere lo yogurt con la dadolata e lo sciroppo ottenuto.

 

 


Macedonia per Asporto.

Mi piace cucinare, mi piace mangiare però non amo i kili di troppo, la sgradevole sensazione del pantalone che non si chiude, il bottone della camicia che rischia di esplodere al primo respiro allora, allora per bloccare la mucca prima che sia scappata dalla stalla periodicamente mi concedo qualcosa di buono,  sostanzioso ma che sia anche consistente sotto i dentini, come dice ello: che ci sia da masticare.

Ed ecco che arriva in aiuto il mio adorato agar agar, che ha il potere di fare la magia, ha il potere di rendere solida anche l’acqua.

Qui però c’è il succo di mela ottenuto dalla centrifugazione di mele Jonathan ed ho usato il kanten in fiocchi nelle dosi di 7/8 grammi per litro di liquido.

Ho sciolto i fiocchi nel succo di mela ed ho fatto bollire per 15 minuti, ho aggiunto anche un pò di fruttosio, ho versato sulla frutta ed ho riposto in frigorifero.

Ho messo fragole e mirtilli e decorato con foglioline di menta, tutto qui.

La macedonia per asporto la posso portare con me, aprire il vaso quando ho il languorino e consolarmi con una fragola o un mirtillo che fa bene anche alla vista e alla circolazione.


Macedonia esotica.

Ingredienti:

  • mango,
  • ananas,
  • kiwi,
  • melone,
  • pera,
  • chicchi di melagrana,
  • scaglie di cocco.
  • latte del cocco usato come contenitore della macedonia,
  • il succo d’ananas ottenuto dal “taglio/tortura” per ottenere la capanna, il tavolino, il tronco della palma e la base del tavolino,
  • il succo di melagrana ottenuto dal taglio della melagrana stessa,
  • qualche goccia di succo di lime.

Alla prossima.


Fichi, mandorle, uva fragola per un dessert improvvisato.

 

Improvvisato perchè ello è ritornato dalla visita dallo zio e dal riempimento bottiglie d’acqua di montagna alle 17 e 30 con cesto di fichi: li ho raccolti io, ha detto.

Me la fai una crostata?

Crostata?

É nota la mia antipatia nei confronti della frolla e mancava la voglia di farla, allora mi è venuto in soccorso un libro di ricette con la frutta, così, tanto per farmi un’idea, mica sono Montersino io.

É ritornata utilissima anche la mia confettura di uva fragola e mele cotogne che avevo fatto l’anno scorso, occasione buona per assaggiarla finalmente.

 

Ingredienti per una teglia da 18 cm.:

  • 1/2 kilo di fichi freschi (io verdi e rossi),
  • 40 g. di fruttosio,
  • qualche goccia di estratto naturale di vaniglia bourbon,
  • buccia grattugiata di mezzo limone,
  • 150 g. d’acqua,
  • 1 rotolo di sfoglia surgelata da 250 g.,
  • confettura di uva fragola e mele cotogne a piacere,
  • 50 g. di lamelle di mandorle tostate,
  • 1 uovo,
  • 2 cucchiai di latte (di soia),
  • 50 g. di farina di riso.

 

Come fare:

prendere un tegame nel quale i  fichi stiano stretti uno accanto all’altro col picciolo in alto.

Aggiungere l’acqua dove avremo sciolto il fruttosio (o zucchero), l’essenza di vaniglia e la scorza del limone.

A fiamma alta farli sobbollire in modo che si formi lo sciroppo lasciando i fichi al dente, lasciar raffreddare.

Stendere la sfoglia (se ne usate di più potete fare un coperchio), appoggiare sopra i fichi freddi e ben scolati, aggiungere la confettura o, come da ricetta originale cioccolato grattugiato e le lamelle di mandorle tostate.

In una terrina sbattere l’uovo con il latte e lo sciroppo ottenuto dalla cottura dei fichi, unire la farina e, dopo aver amalgamato il tutto versare il composto sui fichi.

Ripiegare i lembi di sfoglia oppure il coperchio.

Infornare a 200°C. per 40 minuti.

 

In corso d’opera mi sono resa conto della semplicità di esecuzione e della possibilità di fare dei fagottini monoporzione, ho ancora qualche fico ed in settimana provo.


Torta Roja, Buon compleanno Ello♥

Ricordo ancora il primo compleanno trascorso assieme, eravamo in Croazia e stavo iniziando a portarlo dalla mia parte avvicinandolo alla natura, al mare, alle cose che piacciono a me.

Abituato a studiare prima a lavorare poi, aveva perso per strada altre cose, non sarà mai come me ed io non sarò mai come lui, ma il bello di stare insieme negli anni è proprio il fatto di diventare complementari.

Ma torniamo al compleanno, d’accordo col cameriere dell’albergo avevo fatto nascondere in camera la torta con allegate candeline (40 a quei tempi).

Ad un certo punto sono sparita ed ho preparato la scena, ho acceso le candeline, ho spento le luci e sono entrata in camera cantando sottovoce tanti auguri a te.

Ovviamente non se lo sarebbe mai aspettato, più in là mi ha detto: a parte il primo anno non ho mai avuto la torta con le candeline.

Sarò una romanticona o forse perchè non le ho mai avute neanch’io, le torte con le candeline mi emozionano sempre.

Ho cercato informazioni sulla torta Roja, un pò per sapere le sue origini ma non ho trovato nulla a parte una versione da Mammazan.

A me/noi è piaciuta e vi lascio la ricetta, provatela, ricotta e banane, una merenda nutriente e golosa anche per chi ha bambini.

Ingredienti per una tortiera da 32 cm.:

  • 250 g. di farina,
  • 500 g. di ricotta (ho usato la mia ricotta di kefir),
  • 200 g. di zucchero (150 g. di zucchero di canna),
  • 4 uova,
  • la buccia di 1/2 limone,
  • 1 bustina di lievito in polvere (cremortartaro),
  • 6 banane mature,
  • 60 g. di farina di mandorle (ho usato farina di nocciole),
  • 1 cucchiaio di burro (di soia),
  • cannella,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare:

lavorare a crema i 4 tuorli con 180 g. di zucchero (130 zucchero di canna macinato a velo nel macinino da caffè),

In una ciotola setacciare la ricotta ed unirvi il composto di uova, unire poco alla volta la farina setacciata col lievito, amalgamare bene unendo la buccia di limone, la cannella ed il pizzico di sale.

Incorporare gli albumi e versare la crema ottenuta nella teglia imburrata ed infarinata (io l’ho fatto con la farina di nocciole).

Livellare la superficie e disporre a cerchi concentrici le fette di banana, cospargere con la farina di mandorle (nocciole), il restante zucchero (io di canna), qualche fiocchetto di burro.

Infornare a 180°C. per 40 minuti (io coperta con la stagnola per 30 minuti e 10 scoperta)

Questa torta non ha le candeline, la giornata è appena iniziata e la torta con le candeline arriverà stasera in privato.


Soufflè Glacè alle Pere Coscia, Stracchino e confettura di pere e pepe lungo.

Il mio occhio curioso si è fatto più attento ed esigente, sta di fatto che guardo le cose e non le vedo soltanto, senza che questo diventi maniacale col rischio di trasformarmi in una signora grandi firme della cucina.

Sabato mattina sono andata a fare la spesa, quando non vado dalla Milva, vado in un posto che vende le produzioni delle realtà locali, in Friuli si muove qualcosa e quel qualcosa è moooolto interessante.

Una contadina ha provato a seminare le cipolle di Tropea ed ecco il risultato.

Ma queste non ci sono nel soufflè glacè, nel soufflè glacè ci sono le pere Coscia che hanno origini siciliane, dall’Etna precisamente ma anche queste stanno imparando a vivere nel Friuli, meno soleggiato però abitato da persone amorevoli che le curano come un bambino ed il risultato è questo:

Mentre ero in negozio a guardare tutto a mò di Alice nel paese delle meraviglie e facevo domande a destra e a manca è arrivato “l’om dal formadi” (l’uomo del formaggio):

l’ha portaat ance el strachin? (Ha portato anche lo stracchino?)

Si siore, o, l’ai portaat a vonde (Certo signora ne ho portato a sufficienza.)

Perdonerete la mia licenza dialettale ma, capitemi, una triestina che parla il Friulano xe come la simia sul can (detto triestino per dire che non c’entra nulla).

Così, i miei neuroni si sono riuniti e mi hanno suggerito la versione di soufflè glacè che vi papperete oggi.

Un neurone  che fino ad allora se ne stava in disparte s è avvicinato ed ha sussurrato: secondo me ci starebbe bene anche la confettura che hai fatto col pepe lungo.

Genio di un neurone, hai ragione il  pepe lungo che è bello da vedere e generoso nel rilasciare la sua nota piccante, è deciso, anche il pepe.

Foto 2010

Questa confettura non  l’ho fatta con le pere Coscia ma con le Williams belle mature che sono profumatissime ed ho fatto così:

ho sbucciato 1 kilo di Pere Williams gialle, le ho messe a pezzetti in una terrina con 500 g di zucchero, ho mescolato ed ho lasciato che riposassero tutta la notte.

Al mattino le ho trasferite in una pentola  ed ho portato il tutto a cottura.

Ho invasato a caldo dopo aver sterilizzato i vasi in forno ed ho infilato in ogni vaso un bacca di pepe lungo.

Ingredienti:

  • 100 g. di stracchino,
  • 50 g. di albumi,
  • 100 gr zucchero a velo,
  • 50 ml di sciroppo ottenuto dalla cottura delle pere,
  • 100 ml panna montata,
  • 1 cucchiaio di composta e confettura di pere per lo stracchino + composta e confettura di pere per il ripieno,
  • 3 pere Coscia per la composta e decorazione,
  • 1 bacca di pepe Pigna (lungo) grattugiata.

Come fare:

Rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 5 cm e fissare con spago da cucina e mettere al fresco.

Come fare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima, preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua (filtrata)di cottura delle pere , far sciogliere sul fuoco fino ad avere uno sciroppo piuttosto denso.

Versare lo sciroppo negli albumi montati a neve continuando a sbattere il composto fino a quando non sarà freddo, poi passare in frigo.

Come fare il composto di stracchino:

Montare la panna,setacciare lo stracchino,  amalgamare le pere in composta, 1 cucchiaino di confettura, una grattugiata di pepe; unire la panna ed incorporare la meringa italiana.

Versare il composto nei contenitori  e mettere in freezer , dopo circa un’ora (o non appena saranno rappresi) tirarli fuori , prelevare due cucchiaini di composto dal centro, in modo da creare un piccolo buco, rimettere in freezer per almeno 6 ore.

Prima di servire rimuovere la carta, riempire lo spazio creato in precedenza  al centro del soufflé con due cucchiaini di composta di pere, una grattugiata di pepe lungo, uno spicchio di pera e servire.



Mousse alle ciliegie.

Quanti ricordi  evocano le ciliegie?  Ricordate anche voi le scorribande nei giardini, negli orti, nei campi degli altri e le fughe veloci con le tasche piene di frutti rossi e lucidi dopo essere stati sorpresi? Spesso metà si perdevano nella fuga ma che soddisfazione mangiare quelle che rimanevano e che sapore indimenticato.

E quante sfilate davanti allo specchio con gli orecchini, nell’età in cui i reggiseni erano riempiti soltanto di  sogni, della voglia di  diventare grandi, di poter fare più presto possibile tutto quello che allora ci era proibito…

E come una fanciulla capricciosa non ho resistito l’altro giorno e nonostante il prezzo e l’aspetto non giovanissimo  ho comperato un pò di ciliegie, sono risultate buone, sode e compatte e le ho adoperate per fare questa mousse che chiedeva attenzione da troppo tempo e rischiava di essere rimandata ancora, per chi avrà nostalgia di questi frutti darò le indicazioni per congelarla per poterla gustare all’occorrenza.

Ingredienti per uno stampo da budino da 1 litro:

  • 550 g. di ciliegie mature, snocciolate,
  • 25 g. di (colla di pesce (per iceliaci come da prontuario o agar agar),
  • 4 tuorli,
  • 50 g. di zucchero semolato,
  • 15 g. di maizena,
  • 1 cucchiaio di estratto naturale di vaniglia,
  • 3 dl.di latte,
  • succo di mezzo limone,
  • 4,5 dl. di panna da montare.

Come fare:

frullare le ciliegie, sciogliere la gelatina in 6 cucchiai d’acqua a bagnomaria.

In una casseruola sbattere le uova assieme allo zucchero, l’estratto di vaniglia e la maizena, addensare a fuoco moderato mescolando ed unire la gelatina.

Versare la crema in una ciotola posta al’interno di un’altra contenente ghiaccio e, mescolando, far rafffreddare.

Aggiungere le ciliegie ed il succo di limone.

Montare la panna ed incorporarla delicatamente, versare nello stampo e far raffreddare per almeno 5 ore prima di togliere dal frigorifero.

Come usare l’agar agar:

per questa dose (1 litro) userei 12 grammi di polvere (Rapunzel) da sciogliere a freddo in poca acqua evitando i grumi.

Far bollire per 5 minuti, unire una parte del composto (senza la panna) ed amalgamare a caldo, unire poi il resto del composto e mettere in frigorifero, quando il composto si è addensato un pò unire la panna montata e solo allora mettere tutto nello stampo.

Per sformarla:

lasciare lo stampo per c.ca 10/15 secondi e capovolgerlo su un piatto inumidito.

Per congelarla:

dopo averla sformata, porla in un contenitore foderato con la stagnola e farla rassodare, toglierla dal contenitore e metterla in un sacchetto per freezer, chiudere, etichettare e rimettere in freezer.

Per servirla, toglierla dal sacchetto, metterla sul piatto di portata e farla scongelare in frigorifero per 6 ore.

Le ciliegie: una tira l’altra.


Soufflè glacè ai fichi caramellati.

Il fico, che sia la  sua stagione o meno, è sempre presente nel nostro quotidiano, spesso entrando anche nel nostro linguaggio comune, quante volte  sentiamo dire: non m’importa un fico secco, non vali un fico secco ecc. e non dimentichiamo che è da sempre nel mondo della moda, con le sue foglie è stato il primo testimonial per l’intimo maschile e femminile di D&G, mica pizza e fichi, vedete vengono così, da sole.

Se entra in cucina poi, che sia dolce o salata, una ricetta guadagna subito in originalità e raffinatezza.

Ma ora veniamo al soufflè glacè, detto, studiato, fatto.

La partenza era caramellare i fichi ed ho fatto così:

ho messo in una padella i fichi, qualche cucchiaio di zucchero,un pò di succo di limone e dopo qualche minuto a fuoco vivace ho abbassato la fiamma ed ho lasciato andare a tegame scoperto, girando ogni tanto i fichi senza romperli per c.ca 40 minuti.

Mentre i fichi caramellavano ho montato gli albumi e preparato lo sciroppo per la meringa italiana.

Io ho diviso le dosi a metà e le mie varianti stanno nella meringa Italiana per la quale ho adoperato metà sciroppo di zucchero e metà sciroppo della caramellatura dei fichi alla quale ho aggiunto qualche goccia di estratto naturale di vaniglia.

Al posto della composta di frutti di bosco ho usato la polpa schiacciata di 1 fico.

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  • 250 gr yogurt bianco,
  • 3 albumi (del peso di circa 100gr),
  • 200 gr zucchero a velo,
  • 100 ml acqua per lo sciroppo,
  • 200 ml panna montata,
  • un cucchiaio di composta per lo yogurt + composta per il ripieno.

Rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 5 cm e fissare con spago da cucina.
Mettere al fresco.

Preparare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima.
Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , far sciogliere sul fuoco fino ad avere uno sciroppo piuttosto denso.

Versare lo sciroppo negli albumi montati a neve continuando a sbattere il composto fino a quando non sarà freddo, poi passare in frigo.

Montare la panna.
Versare lo yogurt in un recipiente, unire un cucchiaio di composta ai frutti di bosco e la panna montata, incorporare gli albumi.
Versare nei contenitori  e mettere in freezer , dopo circa un’ora (o non appena saranno rappresi) tirarli fuori , prelevare due cucchiaini di composto dal centro, in modo da creare un piccolo buco, rimettere in freezer per almeno 6 ore.
Prima di servire rimuovere la carta, riempire il soufflé gelato con due cucchiaini di composta ai frutti di bosco e servire.

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