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Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

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Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

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Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

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Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

mini plum cake limone-001

Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

mini plum cake al limone-001

P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Crostata di Cachi, ispirata da Nino per rilanciare un Frutto straordinario.

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Il Natale è alle spalle, ora mancano pochi giorni per decidere cosa lasciarci dietro e cosa portare con noi nel nuovo anno; una cosa è certa, io mi porterò dietro una cassa di caki o cachi o comesichiamano.

Nel blog ho già scritto della mia passione per questo frutto e per il mio disappunto nel vederlo maltrattato; lo scorso anno mi ero dedicata al Topinambour, ora mi dedicherò ai Caki.

Dal momento che oramai il panettone e/o pandoro si possono mangiare tutto l’anno io, la vigilia di Natale, senza l’ansia di preparare pranzi &C. dal momento che ello ha portato a paranzo fuori tutta la combriccola, ho preparato questa crostata.

Ispirata da questa ricetta di Nino (chi ha frequentato il forum cooker net lo ricorderà senz’altro; Nino è mancato nel 2010 … )

Un signore che abita a qualche kilometro, invece di far sfracellare i cachi sul terreno, ogni anno li spartisce agli amici, li toglie al momento giusto, quando le foglie sono cadute tutte e quando i cachi hanno preso il primo freddo e li mette nelle cassette.

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Cako di Aldo.

Quelli di questa ricetta provengono da quest’albero ma sono stati raccolti tempo dopo, sono del tipo morbido, mentre questi, di Milva sono i cachi vaniglia, chiari all’esterno con la polpa scura, in questi ultimi anni si trovano in commercio i cachi mela, più “eleganti”, si adoperano anche per decorare i dolci.

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Cachi Vaniglia di Milva.

Questa crostata ha conquistato ello che me l’ha richiesta e l’ho rifatta ma variandola, la pubblicherò a parte perchè è molto veloce da fare e si presta ad un’infinità di varianti.

Questa ricetta apre una nuova categoria che chiamerò: la cucina di casa che è quella con dosi ad occhio, con la bilancia quasi assente dal tavolo e senza l’ansia da foto impeccabile, spesso non c’è tempo, la luce insufficiente e la mano tremolante e, come in questo caso, non si stira la tovaglia.

Per la base ho adoperato la solita ricetta:

  • 400 g. di farina 00,
  • 100 g. di zucchero (ne metto 50 g., sono sufficienti),
  • 170 g. di burro,
  • 2 uova,
  • la buccia di un limone non trattato,
  • 1bustina di zucchero vanigliato (1 pizzico di vaniglia bourbon),
  • 1 bustina di lievito in polvere (1/2 bustina di cremortartaro, sono più grandi).

Come fare la frolla:

io, adoperando il robot, setaccio la farina col lievito e la inserisco nel contenitore, aggiungo lo zucchero, la vaniglia bourbon, la buccia di limone grattugiata ed aziono il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unisco il burro spezzettato e le uova leggermente sbattute a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Aziono il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, se avete tempo lasciatelo riposare coperto da una terrina come consigliato nel libro, sennò, stendetelo sopra un foglio di carta forno, vi aiuterà a farlo senza aggiungere altra farina e agevolerà il suo inserimento  nella teglia.

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Ingredienti per il ripieno:

essendo per me un esperimento, questa volta ho pesato tutto ma potete regolarvi in base ai vostri gusti; se vi piace la nota alcolica, potete far rinvenire la frutta nel rum o marsala, la cannella può essere sostituita con la spezia che preferite, Nino aveva adoperato il cardamomo.

  • 600 g. di polpa di cachi,
  • 4 fichi secchi fatti reinvenire in acqua calda,
  • 60 g. di uvetta fatta rinvenire in acqua calda,
  • 60 g. di mirtilli rossi fatti rinvenire in acqua calda (qualcuno adoperato per la decorazione),
  • 100 g. di pistacchi tostati,
  • cannella a piacere (io poca perchè ello non la gradisce).

crostata caki  sfornata alto1-001

Come fare la crostata:

preriscaldare il forno a 200°C.

Mettere la polpa di cachi nel robot e ridurla in crema, aggiungere gli altri ingredienti lasciando a parte qualche mirtillo per la decorazione e qualche pistacchio che aggiungeremo alla fine, tritato grossolanamente.

Stendere la pasta, se potete, più sottile di come ho fatto io (Nino consiglia una precottura, io non l’ho fatta), bucherellare il fondo (io l’ho dimenticato) e versare il composto, decorare a piacere ed infornare per 20 minuti coperto con carta forno (io faccio così) e 15 minuti scoperto.

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Questa ricetta può diventare senza glutine se si adopera la farina adatta, si può fare una frolla con l’olio se si è intolleranti al lattosio, si possono eliminare le uova, facendo una brisè, se si è intolleranti alle uova.

Il bello della cucina di casa è che puoi trasformarla, stravorgerla a piacere, è così che ci si diverte, almeno io così mi diverto.

Buon fine settimana e viva i cachi!!!


Torta di mele, ma anche di uva fragola, di mango e altra frutta, quella che avete.

torta di mele, maionese mirtilli rossi alto-001

Mentre, per la … esima volta stavo preparando questa torta e rileggevo gli ingredienti sulla pagina che ho trovato durante la mia cernita e che risale ancora agli anni in cui vivevo a Trieste (non rammento chi me l’abbia data), mi sono ricordata dello scalpore che avevano fatto i biscottini alla maionese pubblicati da Stefania (l’Araba Felice).

Stupore ed interesse comprensibili, in quanto la maionese la immaginiamo in una bella insalata russa, in un’insalata capricciosa, come ghirigoro su un pesce bollito e quant’altro ma, se ci pensiamo bene, la maionese è un emulsione e, oltre alle altre possibilità, quella che conosciamo ed adoperiamo sempre  è fatta con uova, olio, sale e limone e/o aceto, ingredienti che ritroviamo spesso nei dolci.

I biscottini di Stefania contemplavano anche il burro che in questa torta non c’è, io ho voluto provare ed ho modificato la ricetta originale che è questa:

Ricetta torta mele foglio

Igredienti per una tortiera da 32 cm. per avere una torta bassa, da 24 per avere una torta più alta:

  • 4 uova intere,
  • 250 g. di zucchero (in questa ho messo 120 g. di zucchero di canna e 60 di muscovado, infatti il composto è scuro),
  • 1 pizzico di sale,
  • buccia d’arancia e limone grattugiata,
  • 250 g. di farina (io questa volta di Kamut),
  • 125 ml di olio, metà semi (di mais), metà extravergine di oliva,
  • uvetta (io mirtilli rossi disidratati),
  • pinoli,
  • 1 kg. di mele (questa volta ne avevo 800 g. di quelle di Pantianicco (Beano) che trovo in uno spaccio vicino casa),
  • 1 bustina di lievito (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di vanilla bourbon in polvere.

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Come fare (io ho fatto così ma voi potete seguire le indicazioni):

accendere il forno a 175° C. (io metto sempre 10° in più per poi, appena infornato riportare alla temperatura indicata).

Mettere nel robot da cucina 2 uova intere e i 2 albumi, lo zucchero e sbattere bene; unire la buccia grattugiata degli agrumi.

Preparare la maionese con i tuorli, il pizzico di sale e i due tipi d’olio, aggiunngerla al composto ed unire la farina setacciata col lievito e la vaniglia bourbon.

Grattugiare con la grattugia a fori larghi le mele, mescolare assieme i mirtilli rossi (che regalano alla preparazione una gradevole nota acidula), lavati ma non ammollati perchè assorbiranno l’umidità della frutta, i pinoli e distribuire uniformemente nell’impasto.

Ungere una teglia apribile, scegliendo tra le due misure a seconda di come desiderate la torta ed infornare per 1 ora.

Farla raffreddare, sformarla e decorare a piacere, io ho adoperato un centrino che poi ho tolto aiutata da ello (credo solo perchè aveva voglia di assaggiarla ;-) )

Non so se è l’effetto placebo ma ello ha detto: la più buona che hai fatto ma, dal momento che lo dice ogni volta non so se è merito della “maionese” o della sua golosità.

Come anticipato nel titolo, questa torta si può fare con la frutta che avete a casa o che vi piace, io l’ho fatta con le pesche che ello mi aveva portato a casa a fine ottobre… , con il mango, con l’uva fragola, con le pere.

Se avete le pere o mele cotogne, secondo me ci stanno bene, comunque procediate questa torta è una garanzia, se vi piacciono le torte “umide”, questa fa per voi.

Se vi avventurate fatemi sapere, intanto vi metto un link interessante sulla maionese, troverete anche un PDF con varie ricette, quello non è gratis ma il prezzo è piccolo ed il ricettario vale la spesa: La chimica della maionese

torta mele maionese mirtilli rossi fetta1

Alla prossima.


Mohn -Quarkschnitte: torta con semi di papavero e Quark (fatto in casa).

Mohn-Quarkschnitte

Il giorno in cui siamo andati in battello a Villaco (non ha nulla a che vedere con quello di Most na Soči) ho comperato questo libro, era in offerta a 4 €uro, è scritto in tedesco ma le ricette posso interpretarle senza problemi.

Tra me e questa ricetta è stato amore a prima vista, sono amante dei semi di papavero, da pochi giorni avevo visto da Rosetta questa ricetta , avevo il latte crudo di malga che mi è stato regalato fresco ed ho fatto il Quark, con un litro e mezzo di latte crudo ho ottenuto 250 grammi di Quark, ho aggiunto 250 grammi di quark acquistato in malga.

Ho adoperato anche il burro della stessa malga (ovviamente con l’nconfondibile tocco Austriaco, lo stampo a fiori), il regalo di una splendida Signora che mi ha preparato anche il set fotografico per fermare l’immagine nel caso che durante il viaggio di ritorno si sciogliesse, perdendo il disegno.

Burro malga Bad Bleiberg

Mi soffermo un attimo sull’argomento latte: certo che da noi non sarebbe permesso vendere il burro avvolgendolo soltanto nella stagnola, i nostri malgari dovrebbero comperare la carta adatta, la macchina per le confezioni e per stampare l’etichetta con ingredienti, scadenza ecc.

Si sa, noi Italiani siamo “precisi”, tanto precisi da avere anche le quote latte rendendo così la vita impossibile a chi ancora lavora con i pascoli, costringendoli ad abbandonare la montagna con le conseguenze inevitabili per la stessa che, abbandonata, muore.

In Austria puoi vivere del tuo latte perchè non esistono le quote latte; hai una mucca, 2 mucche, 100 mucche? Bene, tu mungi, metti il latte che non consumi nell’apposito  contenitore, lo porti sul marciapiede, e verrà aspirato dall’autopompa che lo porterà nel caseificio.

Contenitore latte Austria

Ecco fatto (foto del7/01/2011)

Se tutta questa burocrazia e regole italianissime avessero ragione di esistere l’Italia sarebbe il paese più felice, organizzato e perfetto del Mondo, saremmo invidiati ed imitati, invece siamo solo derisi, sarebbe utile, invece, prendere noi esempio dai Paesi che funzionano e perdere meno tempo in sciocchezze…

Spesso mi dite che sono polemica, se per voi essere polemici significa: osservare, confrontare ed esprimere il proprio disappunto, si, sono polemica e continuerò ad esserlo perchè io, in Italia ci vivo e vorrei che l’Italia fosse valorizzata e rispettata e fatta rispettare, iniziando proprio da noi Italiani.

Ricetta libro Quark-schnitte

 

Ingredienti per la base ai semi di papavero:

  • 4 tuorli,
  • 120 di zucchero greggio di canna,
  • 120 ml di acqua,
  • 120 ml di olio di colza (olio di mais),
  • 4 albumi,
  • 80 g di semi di papavero macinati,
  • 200 g di farina di farro integrale,
  • 10 g di carbonato di ammonio (Lo trovate in farmacia, io ho adoperato il Cremortartaro).

Quark fatto in casa

Composto di Quark (o ricotta per chi non lo reperisse ma si può fare in casa come indicato nel link):

  • 100 g di burro (di malga),
  • 80 g di zucchero di canna,
  • 500 g di quark,
  • 4 tuorli,
  • 20 g di fecola di patate,
  • 1/2 cucchiaino da caffè di vaniglia Bourbon (una mia scelta, la ricetta contempla zucchero vanigliato),
  • rum (omesso),
  • 4 albumi.

Composto semi di papavero

Composto base ai semi di papavero

Come preparare la base ai semi di papavero (ho seguito il mio sistema, la traduzione di google non mi convinceva):

battere i tuorli con lo zucchero, l’acqua e l’olio fino ad ottenere un compost chiaro e spumoso.

Unire, poco alla volta, la farina mescolata al lievito e i semi di papavero, aggiungere, alla fine, delicatamente, gli albumi montati a neve.

Composto quark

Come preparare il composto di Quark:

montare burro, zucchero e tuorli fino ad ottenere un composto spumoso, unire il quark, la fecola di patate e la vaniglia.

Aggiungere delicatamente gli albumi montati a neve.

Completiamo il dolce:

preriscaldare il forno a 200°C.

Foderare una teglia con carta forno, stendere il composto ai semi di papavero e mettere sopra, possibilmente creando una griglia, il composto di Quark.

Questa operazione risulterà perfetta adoperando una sac a poche ed una teglia più grande della mia (30 cm. Ø) meglio se quadrata o rettangolare.

Nel mio caso il composto di quark ha coperto quasi completamente la base, vanificando l’effetto ondeggiante che si vede nella foto del libro.

Infornare e cuocere per circa 50 minuti.

Collage Mohn schnitte-001

Sfornare e far raffreddare, noterete che il composto si “ondula” un pò, quindi, eseguendo alla perfezione la griglia, il dolce sarà bellissimo.

Io l’ho spolverizato con zucchero a velo per ovviare all’aspetto troppo scuro ed uniforme ma è solo una mia scelta.

Note: oltrechè la forma della teglia, la prossima volta ridurrò la cottura di qualche minuto e coprirò la torta con carta forno fino agli ultimi 10 minuti, infatti, la torta della foto è molto più chiara.

Nulla da dire sul sapore e sulla versabilità di questa preparazione; gli amanti dei semi di papavero potranno sbizzarrirsi con le possibili varianti, provate, se vi va.

Insegna Mulino e museo

Vi lascio con questo video, basta cliccare la foto, parla del mulino Wiegele, buona visione e buona domenica.


Torta con Granny Smith, Cardamomo e Mandorle, di Sigrid.

torta sigrid decorata-001

Buongiorno, avrei tante cose da scrivere oggi, vorrei raccontarvi dello scorso sabato a Fiumicello, ed ancora parlarvi e farvi vedere le foto del pane pugliese e i lampascioni che padre e figlio di Bari ci hanno mostrato con orgoglio, ed ancora del caciocavallo e un canestrato della Lucania, con poco colesterolo e senza glutine, ci teneva a dire il venditore; lo scriva, abbiamo detto in coro con Tiziana, vedrà che la gente si fermerà, ci sono tanti celiaci oggi giorno ed è un valore aggiunto dimostrar loro attenzione.

Vorrei parlarvi ancora di pesche e di emozioni nel rivedere i luoghi della mia fanciullezza, così cambiati che mi sono persa più volte (ma a Tiziana non ho detto nulla, lo scoprirà leggendomi :-P )

Vorrei descrivere cosa ho provato, dopo tanto tempo a trovarmi fra tanta gente, e di come sia cambiato, da allora, il significato di Sagra, ma sono troppe cose assieme e so che è estate ed i cervelli sono in vacanza, quindi, per chi ama il cardamomo e non spegne mai il forno, neanche in agosto, ecco una buonissima e profumatissima torta di mele, con le Granny Smith, nel  link troverete un pò della loro storia, sapete che amo scoprire le origini dei prodotti che mi ritrovo in mano.

Queste sono le Granny Smith dello zio, fotografate nel agosto del 2010.

Granny Smith zio pianta

La  torta non è una mia creazione ed  anche questa  ha una storia: mi sono trovata il suo link nella posta anni fa, chi conosceva il mio fresco e audace innamoramento per il cardamomo e la  scontentezza per le mie foto, pensò di mandarmelo affinchè vedessi che anche la grande cavoletta ha avuto un inizio come tutte noi e l’evoluzione e la bravura sono venute poi, con il tempo, l’esperienza e, credo anche l’attrezzatura.

Se andate a vedere il suo post (il link lo trovate alla fine) capirete cosa intendo, risale al 2005, comparate la foto con le attuali ed avrete la conferma che: fin che c’è blog c’è speranza…

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Ingredienti.

La particolarità che rende diversa questa torta è l’uso delle mandorle tostate, in lamelle, così la tostatura sarà ancora più decisa e conferirà al dolce maggior profumo.

Io ho dimezzato la dose di zucchero e di conseguenza ho tolto un uovo, mi è sembrato sufficiente così, provate.

Ingredienti teglia 24 cm.:

  • 100 g. di farina,
  • 120 g. di mandorle a lamelle,
  • 5 uova (4),
  • 250 g. di zucchero (150),
  • 2 mele Granny Smith,
  • 1/2 cucchiaino di sale,
  • 1/2 cucchiaino di cardamomo macinato sul momento,
  • zucchero a velo per la finitura,
  • julienne di buccia di mela (solo il verde) otenuta col rigalimoni per decorare.

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Come fare:

In una padella antiaderente, far tostare le mandorle finché non siano dorate.

Lasciar raffreddare e passare al mixer, aggiungere man mano la farina, il sale e il cardamomo, finché tutti gli ingredienti siano ridotti a farina fine.

In una ciotola capiente sbattere i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto denso e chiaro, aggiungere la farina di mandorle.

Sbucciare e gratuggiare le mele e aggiungerle al composto, montare gli albumi a neve e incorporarli delicatamente, versare l’impasto nella teglia ed infornare a 180°C. per 40/50 minuti (la torta deve essere dorata e solida).

Cospargere con lo zucchero a velo setacciato prima di servire tiepido o a temperatura ambiente.

Per decorare ho ottenuto col rigalimoni una julienne di buccia di mela, volendo si può farla sbianchire e magari metterla nello sciroppo per ammorbidirla ma va bene anche così, nature

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Torta con mele, mandorle e cardamomo.(Link Sigrid)

Mele Granny Smith dello zio

Vi auguro un buon proseguuimento di giornata


Una Crostata all’improvviso, ed è subito Casa.

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Crostata con marmellata di ciliegie.

Collegandomi al post precedente, nella scatola che ci viene data, ci sono anche delle tessere jolly, le tessere “salva-puzzle”, sono quelle con le quali riempiamo i vuoti momentanei, quelle che possiamo spostare dove vogliamo per dare armonia al disegno, quelle che ci accompagneranno fino alla fine.

Tra le mie c’è anche il caffè, col suo profumo che esce dalla caffettiera che borbotta, quel profumo che al mattino si espande per tutta la casa e poi, ad uno ad uno, arriva anche il profumo del caffè dei vicini

Il caffè non bussa, entra, dalle fessure, dai buchi delle serrature, a volte spinto dal vento, lui va di casa in casa a svegliare chi dorme, a dare energia a chi sta per affrontare un’altra giornata.

Al caffè piace la compagnia, lui ama socializzare e gli piace che le persone si incontrino: andiamo a bere un caffè? Le andrebbe un caffè? Posso offrirLe un caffè? É il protagonista indiscusso nei primi timidi approci del corteggiamento.

Pausa caffè, Coffee break, il caffè è quel raggio di sole che scioglie il ghiaccio, è un momento di relax, è lo staccare la spina per qualche minuto per poi ricominciare.

Poi viene la Crostata, la Torta, per eccellenza, quella che, in assoluto (per me), sa di casa.

La pasta frolla, un involucro friabile che  può contenere marmellate, frutta, ricotta, cioccolato;  durante la preparazione si possono coinvolgere i bambini, dando loro un pò di impasto e qualche formina ed ecco fatti anche i biscotti, meravigliosi frollini da inzuppare nel latte.

Non ho mai avuto un buon rapporto con la pasta frolla, mi ha sempre frenato la quantità di burro;  avevo provato la variante con l’olio ma non mi aveva soddisfatta, in fondo non mangio crostate tutti i giorni, non ho particolari patologie, non sono intollerante a nulla e se dev’essere crostata, crostata sia, con burro, zucchero e uova come questa.

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Crostata con marmellata di susine e cannella.

La ricetta di questa crostata, in particolare di questa pasta frolla, arriva da un libro: I dolci di Sonja da San Floriano del Collio, sottotitolato: Un libro scritto da madre e figlia legate dalla passione per la cucina. (Io l’ho pagato 5 €uro alla libreria Mondadori del Città Fiera).

Racchiude le ricette dolci della Tradizione del Collio che comprende anche il Collio Sloveno con i miei amati Kuhani štruklji (Struccoli bolliti) e molto altro ancora, vi consiglio, se amate i dolci di casa,  di comperarlo.

Un pomeriggio tardo, quando ormai l’arrivo di ello era imminente, mi sono ricordata che la mattina gli avevo promesso una crostata, per utilizzare un vaso di *marmellata di prugne e cannella* che avevo fatto l’anno scorso e che rischiava di essere mangiata soltanto a suon di cucchiaiate.

Una sfogliata veloce e, a pagina 81, ecco l’illuminazione, mezz’ora soltanto di cottura,  l’ora di riposo la tralascio (non c’è tempo), fatta!!!

Ho messo gli ingredienti nel mio nuovo robot Kenwood, pochi secondi per ottenere l’impasto e via sulla tavola assieme al mattarello.

Ho rivestito la teglia da crostata ma avrei dovuto mettere troppa marmellata per riempire la frolla così, idea: ho grattugiato una mela, l’ho coperta con uno strato di biscotti secchi che ho prima macinato ed ho messo un altro strato di marmellata, ho coperto con le solite strisce di pasta e via in forno.

Da allora l’ho già fatta altre 2 volte, con della marmellata di ciliegie e con quella di albicocche.

Questa crostata e questa frolla, sono ormai entrate di diritto in casa ello: poca spesa molta resa…

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Crostata con marmellata di albicocche.

Ingredienti per la frolla:

  • 400 g. di farina 00,
  • 100 g. di zucchero (ne metto 50 g., sono sufficienti),
  • 170 g. di burro,
  • 2 uova,
  • la buccia di un limone non trattato,
  • 1bustina di zucchero vanigliato (1 pizzico di vaniglia bourbon),
  • 1 bustina di lievito in polvere (1/2 bustina di cremortartaro, sono più grandi).

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 mela grattugiata (grattugia a fori larghi),
  • biscotti secchi, anche avanzi misti, macinati,
  • marmellata a piacere.

Come fare:

io, adoperando il robot, setaccio la farina col lievito e la inserisco nel contenitore, aggiungo lo zucchero, la vaniglia bourbon, la buccia di limone grattugiata ed aziono il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unisco il burro spezzettato e le uova leggermente sbattute a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Aziono il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, se avete tempo lasciatelo riposare coperto da una terrina come consigliato nel libro, sennò, stendetelo sopra un foglio di carta forno, vi aiuterà a farlo senza aggiungere altra farina e agevolerà il suo inserimento  nella teglia.

Farcite la crostata a vostro piacimento o, se vi va di provare, a strati: marmellata, mela, biscotti, marmellata come ho fatto io (i biscotti li ho messi perchè la mela rilascia liquido e non volevo rovinare tutto).

Ricavare dall’impasto avanzato le solite striscioline o giocate come vi va (in quest’ultima, quella di albicocche ho creato delle onde irregolari, anche se aumenta lo spessore della pasta poco importa, la frolla è deliziosa).

Infornare a 200°C. per 30 minuti (forno statico).

*La marmellata di susine e cannella l’ho fatta semplicemente facendo bollire una stecca di cannella assieme alle susine, ormai le marmellate si possono fare con le spezie che ci piacciono, ogni anno un gusto nuovo, provate.

Crostata retro credenza-002

Per oggi è tutto, buon inizio di settimana, vi lascio con un’altra preziosa tessera jolly del mio puzzle: la voce di Lucio Dalla.

Immaginate come sarà la mia giornata se la inizio sorseggiando un caffè, gustando una fetta di crostata ed ascoltando in sottofondo la Sua incantevole musica ♥


Menestro ditto Sambucato in pentola, come dire: Risolatte ai Fiori di Sambuco per una colazione Rinascimentale.

Ris. Rin metà-001

Rp una pentola di latte et libre 1 di riso et libre 1 1/2 di lardo, once 4 di zucaro et de li fiori di sambuco cio è vachole et quando il latte bolle mettevi dentro il riso che siano prima cotti ne l’acqua ma ben scolati et pisti et metteli il lardo destrutto et ben colato, poi li metti li fiori di sambuco et del zucaro et zafrano destamignato, per che questa vivanda vole esser giala et saporosa da vacholle con quel poco di sale che ti pare et cotto questo intrisso minestralo in scudele et metti zucaro sopra (carta 27 v)

ONCIA/E= unità di misura che corrispondeva a 8-10 dramme (o a 24-30 scrupoli) equivalente a 24-30 grammi attuali. L’oncia ferrarese a sua volta veniva suddivisa in quarti, ottavi e ferlini; i farmacisti ferraresi ripartivano l’ottavo della oncia in 72 grani e chiamavano questo peso dramma.

LIBRA/LIBBRA= unità di misura che equivaleva al peso di 12 once e corrisponde ad un peso variabile tra i 350 e i 370 grammi attuali.

VACHOLE= fiori di sambuco.

ZUCARO= zucchero di canna.

E ha proposito di zucchero, a pagina 67 del libro A far sfoiada verde già citato qui, leggo questa curiosità:

Lo zucaro largamente impiegato nelle ricette del manoscritto è da intendersi come zucchero di canna: fino alla fine del XIX secolo, infatti, la principale fonte di saccarosio (che compone al 99% il comune zucchero da cucina) era la canna da zucchero, una pianta erbacea alta sei metri i cui fluidi hanno un contenuto di saccarosio eccezionalmente alto.

Tale pianta sembra abbia avuto origine nel sud del Pacifico e si sia diffusa gradualmente in Asia, forse portata dalle prime migrazioni umane.

La tecnica per ottenere lo zucchero “grezzo” pressando la canna da zucchero e facendo poi evaporare i succhi fino ad ottenere cristalli scuri, fu sviluppata in India verso il 500 a.C.

La pianta e la tecnica per estrarne lo zucchero furono diffuse verso ovest prima dai Persiani, che le radicarono nella valle del Tigri e dell’Eufrate, e poi dagli Arabi, che conquistarono la Persia nel VII secolo d.C. e introdussero la canna in Africa del nord, Siria e Spagna.

L’Europa cristiana ebbe il suo primo incontro con lo zucchero nel XII secolo durante le crociate in Terrasanta e poco più tardi Venezia divenne il centro nevralgico del commercio di tale prodotto verso l’occidente.

All’inizio gli europei trattarono lo zucchero allo stesso modo del pepe, dello zenzero e degli altri prodotti esotici: come spezia e come medicina.

Il suo uso è infatti documentato nei ricettari medioevali e rinascimentali sia come ingrediente culinario (per cibi consumati nelle corti o sulle tavole della ricca borghesia e quindi riservati ad un ristretto ambito sociale) che come componente nelle confezioni elaborate dal farmacista.

Nel XV secolo lo zucchero era ormai piuttosto diffuso (si produceva infatti anche a Creta e in Sicilia) ma era ancora molto costoso e continuò a costituire un lusso per privilegiati fino al XVIII secolo.

Da quell’epoca in poi il suo consumo si estese anche ai ceti medi e andò crescendo e diffondendosi l’abitudine per i dolciumi: proprio al XVII secolo risalgono infatti i primi libri di ricette ad essi dedicati.

sambuco1-001

Da questo “Menestro ditto Sambucato in pentola” si evince che già nel Rinascimento i fiori di sambuco entravano in cucina e per me che amo questa pianta, riprodurre questa ricetta è stato emozionante, forse dall’introduzione e dalla lunghezza del post vi sembrerà una ricetta complicata ma è semplicissima e può essere anche un’idea di riciclo, quando avanza del riso bollito, provate, se vi va.

Anche in questa ricetta c’è la collaborazione di Emanuela che, tempo fa, mi spedì lo splendido zafferano che vedete.

Ingredienti, tra parentesi la mia porzione:

  • 1 pentola di latte (300 ml. ),
  • 350 g. di riso (100 g.),
  • 525 g. di lardo (1 cucchiaio di burro chiarificato),
  • 96 g. di zucchero (50 di zucchero di canna),
  • 96 g. di fiori di sambuco (50 g.),
  • zafferano setacciato (1 pizzico di pistilli),
  • sale.

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Come fare (traduzione personale, per la mia variante, ho sostituito il lardo col burro chiarificato):

mettere il latte in  una pentola, quando arriva a bollore unire il riso precedentemente lessato (io ho salato leggermente l’acqua), scolato e schiacciato, unire il lardo tritato cotto e ben scolato dal grasso (io il burro).

Aggiungere i fiori di sambuco sgranati (se dovesse rimanere qualche picciolo non c’è problema, danno una piacevole consistenza alla preparazione), lo zucchero di canna e lo zafferano setacciato (scioglierlo in un pò di acqua tiepida, vale anche per i pistilli).

Se lo desiderate più denso, fate assorbire il latte prima di aggiungere gli ingredienti, anche perchè lo zafferano è meglio non maltrattarlo con cotture prolungate.

Io l’ho tenuto più “minestrato” e ho messo “zucaro sopra” e cosparso di fiorellini di sambuco; se amate il sapore ed il profumo di questi fiori, il “risolatte rinascimentale” fa al caso vostro.

Se siete intolleranti al lattosio potete sostituire latte e burro con i derivati della soia, se avete problemi di linea o di glicemia alta, potete sostituire lo zucchero con fruttosio o dolcificante a voi gradito o permesso.

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Buon fine settimana♥


Dolce con farina integrale di farro, banane e pere, per festeggiare la nuova arrivata.

Dolce banane pere fragole n-001

Si deve risalire nel tempo per conoscere le origini di questa pianta. Da scoperte archeologiche si è potuto accertare il suo luogo d’origine: sono stati rinvenuti, infatti, nell’Asia occidentale e nelle zone termperate dell’Europa, frutti tagliati a metà e dissecati che, per forma e consistenza, hanno fatto sicuramente pensare alla pera.

Omero ci parla dei peri coltivati nei giadini di Alcinoo e di Laerte  (non il figlio di Pappalardo); il nome del frutto (esattamente in latino: pra) verrebbe, secondo alcuni, dal vocabolo celtico peren, secondo altri da Pirro che per primo introdusse il pero in Italia.

Sotto Catone si conoscevano già 6 varietà di pere, mentre Plinio ne enumerava 41.

In Francia però furono assai più numerose anche se Quintinie, fondatore e direttore del frutteto di Luigi XIVa Versailles, ebbe a dichiarare in seduta plenaria che una sola era la vera pera, quella «bon chrétien», della quale esistono ancora oggi ben 4 varietà: quella «invernale», quella «belga», la «spagnola» e il tipo a «piumaccio».

Si tratta di una pera che ha forma di cotogna mentre le altre sono sferiche; la «bergamotta» è a trottola, la pera «Colmar» a botticella come la «burrosa».

A questi nomi si aggiungono infinite varietà che prendono il nome della polpa: soda, aspra, fondente, burrosa o quelle che portano il nome di una persona cui il frutto fu dedicato: le pere William dal coltivatore londinese che per primo rinvenne la pianta da seme: hanno forma allungata, con tipico peduncolo obliquo, buccia gialla, variegata di rosso ed un pò untuosa al tatto.

Le pere Abate dall’ Abate Fetél  che, in Francia, rinvenne per primo i frutti che sono, grossi, allungati, con buccia sottile e polpa assai zuccherina e aromatica.

Morettini, di origine italiana dà il nome alla Butirra precoce.

Per oggi è tutto, ci sarebbe da scrivere ancora molto sulla pera, per fortuna, ultimamente ci sono molti appassionati che hanno riportato in auge qualche tipo di pera che stava per scomparire per sempre e su queste specie ritornerò, ora in cucina.

Plum cake banane pere da infornare n-001

Tanta frutta in questo dolce, la cannella e lo zucchero muscovado lo profumano, l’assenza di lattosio e grassi lo rende perfetto per gli intolleranti e per chi è goloso ma attento alla linea.

Ingredienti per uno stampo da plum cake:

  • 200 g di farina integrale di farro,
  • 2 cucchiaino di cremortartaro (negozi tipo NATURASÍ),
  • 50 g di zucchero muscovado,
  • 1/2 cucchiaino di cannella,
  • 2 e 1/2 banane grandi o 3 piccole,
  • 2 albumi montati a neve ferma,
  • 2 pere William,
  • succo di limone,
  • sale per montare gli albumi,
  • olio per ungere lo stampo,
  • fragole per la decorazione.

Dolce banane pere fragole sfornato-n 001

Decorazione con le fragole:

le mie fragole erano molto grandi e ne ho messe solo 3,  se le trovate piccole potete inserirne una accanto all’altra in modo da avere le porzioni già pronte da tagliare.

Tagliare la calottina delle fragole compreso il ciuffo verde, infilare le fragole nell’impasto e, quando il dolce sarà sfornato ed intiepidito rimettete le calottine al loro posto, sarà una bella, semplice ed elegante presentazione.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina mescolare la farina con il cremortartaro (lievito), lo zucchero e la cannella.

In un’altra ciotola tagliare a pezzetti le banane e schiacciarne la polpa con una forchetta, sbucciare le pere e grattugiarle, irrorare col succo di limone.

Amalgamare bene la frutta ed aggiungere, poco alla volta il composto di farina, unire delicatamente gli albumi montati a neve ferma (io aggiungo un pò di sale e qualche goccia di limone).

Versare il composto in uno stampo da plum cake unto, io ho adoperato l’olio.

Infornare per 1 ora.

Dolce banane pere fragole interno n-001

Ah, dimenticavo… La nuova arrivata è la nuova Lumix, avrei potuto, accorpando tutti i compleanni, Natali, San Valentini, onomastici del resto della mia vita, farmi regalare la Reflex ma poi mi sono fatta una serie di domande e le risposte che ho ottenuto mi hanno convinta a rimanere sulla compatta, più evoluta, certo, con più funzioni, ci mancherebbe ma, dal momento che non devo diventare freelance, né lavorare per qualche casa editrice, a me basta questa, però ho imparato ad adoperare il cavalletto comperato anni fa a Firenze e mai adoperato e, la sera un pò alla volta, mi sto studiando le 128 pagine di “istruzioni per l’uso”, chi vivrà vedrà…


Torta di nocciole all’arancia,senza glutine, per A.

Torta nocciole arancia senza glutine-001

Credo che ci siano ancora poche persone che pensano che senza glutine equivale a senza profumi e senza sapori.

A me è stato particolarmente utile ed istruttivo partecipare alle Rifatte senza glutine  (il link rimanda al blog di Vale e da lì troverete tutte le informazioni inerenti alla celiachia ed il regolamento per partecipare una volta al mese all’iniziativa).

Questa torta l’ho trovata su un volume dei Buonissimi, li conoscerete certamente, io li consulto spesso e tutte le ricette che ho provato sono riuscite perfettamente, diciamo che sono AFFIDABILI proprio come il blog che cito.

Ingredienti per una teglia apribile di 24 cm.:

  • 300 g. di nocciole tostate,
  • 3 arance grandi, succo e scorza (il succo di una per la glassa di copetura)*,
  • 150 g. di zucchero,
  • 6 uova,
  • zucchero a velo per la glassa di copertura (ottenuto macinando lo zucchero nel macinino da caffè)*,
  • nocciole intere per la decorazione.

collage torta nocciole arancia-001

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Tritare le nocciole, prelevarne una parte prima di ridurle a farina ( daranno croccantezza alla torta).

Sbattere i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e soffice ed aggiungere, poca alla volta, la farina di nocciole, il succo e la scorza d’arancia.

Montare a neve ferma gli albumi ed unirli delicatamente al composto e versarlo in una teglia imburrata.

Infornare per 40 minuti.

Sfornare la torta, farla intiepidire e nel frattempo preparare la glassa di copertura.

Come fare la glassa all’arancia:

la ricetta prevedeva semplice zucchero a velo aromatizzato a piacere con  un pò di cannella io, avendo ridotto lo zucchero all’interno della torta, ho fatto una glassa, semplicemente sciogliendo lo zucchero a velo nel succo d’arancia caldo  ed unendo la granella di nocciole.

Ho fatto ad occhio, senza pesare nulla ma nel web troverete dosi, tempi e modi.

torta nocciole arancia interno1-001

Buon fine settimana.


Plum cake all’arancia, ricotta e semi di papavero, sparizioni e prove contrarie.

Plumcake arancia ricotta3-002

Da dove comincio? Comincio dai piccoli misteri di WP: stamane mi sono accorta che era sparito il post su Lucio Dalla, quello del 4 marzo, cerca che ti cerca, era nelle bozze… chi l’ha messo lì? Voi? Perla, Ello? Io? No, non si sa.

Spariscono anche foto, me ne accorgo perchè in bacheca vedo i link che vengono visti, clicco anch’io e spesso le foto non ci sono più, quindi devo risalire al post ed inserirle nuovamente, beh, non è un grande sforzo però è un piccolo fastidio, significa che c’è qualche buon’anima che viene a fare un giretto da queste parti, diciamo che qualcuno ha le chiavi di casa.

Sparizione numero 2, la sera:

fammi una cortesia, non mangiarmi le mandorle che domattina preparo il dolce all’arancia.

 Va bene…

La mattina dopo:

preparo gli ingredienti per fare il dolce, prendo le mandorle, il sacchetto è dimezzato, il sacchetto che la sera prima era sigillato… ora come faccio? Le mandorle sostituiscono la farina, stravolgo la ricetta prendendo spunto da una vista nel web, approfitto anche delle splendide arance spedite da Max, mi metto all’opera, ello, per punizione, ha il compito di scrivere gli ingredienti.

Tutto procede per il meglio, rompo le uova, divido i tuorli dagli albumi: 1, 2, 3, 4..quattro? Al quarto albume mi accorgo che è scappato un pò di tuorlo, come faccio? Ho sempre saputo che l’albume non si monta più se c’è qualche particella di grasso.

Non si butta di certo, non ho però nemmeno voglia di fare frittate fuori programma, io provo ugualmente, aggiungo qualche goccia di limone, un pizzichino di sale e procedo… perfetto, albumi montati e dolce salvo.

Spesso ci blocchiamo di fronte a tanti luoghi comuni, a tante cose che abbiamo sentito dire,  ascoltato, letto ed  assimilato nel tempo e dato per scontato, no, bisogna sempre rischiare, non c’è da perdere ma solo di guadagnare, anche se si tratta soltanto di un dolce.

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Ingredienti:

  • 300 g. di ricotta (io di kefir per smaltire le scorte ma voi potete adoperare quella che vi piace),
  • 130 g. di fruttosio,
  • 180 g. di mandorle macinate finemente, 50 g. di semi di papavero macinati,
  • 4 uova,
  • succo di un’arancia grande biologica (io di Max),
  • la scorza grattugiata di 2 arance bio (come sopra), succo di limone (per albumi a neve),
  • pizzico di sale (come sopra).

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Come fare:

 preriscaldare il forno a 180° C.

Frullare la ricotta con il fruttosio, unire la farina ottenuta dalle mandorle, i semi di papavero, la scorza d’arancia, amalgamare, unire, uno alla volta, i tuorli e alla fine il succo d’arancia.

Aggiungere gli albumi montati a neve, delicatamente dal basso verso l’alto;  ungere uno stampo da plum cake e versare il composto, cuocere per 50 minuti (io mi sono distratta ed è rimasto nel forno ancora 10 minuti, buono ugualmente ma non distraetevi

Bene, qui continua a piovere, il cielo è grigio, mi consolo pensando che quest’acqua fa bene alle colture, ai nuovi germogli e alle riserve idriche…

Vi auguro una bella domenica, vi lascio questa vignetta che ho trovato stamane, mi è piaciuta e mi ha fatto pensare, come tutte le strisce di Linus che hanno accompagnato la mia adolescenza.

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Muffins al caffè per festeggiare i 3 anni di ♥accantoalcamino♥ che li dimostra tutti.

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3 anni fa, il 14 gennaio del 2010 alle 6 e 58 minuti, pubblicavo il mio primo post, questo: Pane, fichi e alloro, che rimane il post che amo di più, per la ricetta, i significati e la sua storia.

Wordpess mi ha ricordato che il blog l’avevo aperto il giorno 11 ma il debutto in società è avvenuto il 14, dopo aver pensato un pò sul da farsi, ed ho fatto.

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, il blog è lo specchio della nostra personalità, inutile nascondersi dietro a un dito, prima o poi la personalità di chi è dietro allo schermo viene fuori, ed allora, io sono questa.

Il blog è come un figlio, mi disse un giorno una conoscente, ed è vero, per me è così e se vale il detto: el fruto no casca lontan de l’albero, accantoalcamino mi assomiglia, è ribelle, sensibile, irruento, impulsivo, appassionato, forte, determinato, caparbio, accantoalcamino è così, affascinante, come me.

Probabilmente con una madre diversa e con le potenzialità che ha, accantoalcamino avrebbe più follower, più visibilità, più “amici” ma accantoalcamino ha scelto, dopo aver percorso alcuni tratti in autostrada o su statali trafficate, aver visitato metropoli e grandi città,  di incamminarsi verso un sentiero di montagna, in salita, uno di quei sentieri che portano agli alpeggi, alle vecchie baite, dove si trova sempre un camino da accendere, attorno al quale sedersi a parlare, a scaldarsi, a cucinare qualcosa di buono, magari preparato con le poche cose trovate lungo il percorso e dove, dopo che se ne sono andati tutti, prendere in braccio Perla e creare favole osservando le danze del fuoco nel camino…

Si sa, in baita le stanze sono poche e piccole, accantoalcamino si riesce a stare in pochi ma stando stretti ci si scalda, con la complicità, l’amicizia, la condivisione.

Accantoalcamino ci sono, dopo 3 anni, tanti Amici fidati, ognuno di loro ha la propria vita ma non ha paura di salire di tanto in tanto fin quassù per prendersi un momento di pausa.

Voglio bene a questi Amici, tutti diversi da me per interessi e caratteri, mentre io cucino qualcuno di loro discute di politica (e ne hanno ben d’onde ), qualcuno sferruzza, ricama, disegna, dipinge, compone versi o scrive racconti.

Altri accudiscono il lievito madre, altri scattano fotografie, altri ascoltano musica, altri fanno yoga, altri mi aiutano a sfornare biscotti.

Ed è a questi Amici che dedico questo post, anche a quelli che non hanno un blog, quelli che non commentano mai o raramente, non faccio nomi ma loro sanno già che sono accantoalcamino con me ed io li ringrazio col cuore perchè è anche merito loro se oggi, quando chiedo ad accantoalcamino: cosa farai da grande, lui mi risponde: andrò dove mi porterà il cuore.

Alpeggio Montasio Perla

Ed ora, tutti accantoalcamino a festeggiare, c’è una tazza di the e qualche pasticcino, anche questi, foto  e ricetta (ispirata da Nigella) fanno parte di “quel” passato.

Sono dei muffins al caffè, quando ancora non sapevo che tutto ciò che si mette nel piatto dev’essere commestibile, quindi, i fiorellini di mimosa non mangiateli, vi raccomando ♥

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Ingredienti per 11 muffins medi e 16 mini:

Ingredienti secchi base:

  • 250 g. farina 00,
  • 2 cucchiaini di cremortartaro (nei negozi di alimenti naturali),
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato,
  • 175 g. zucchero,
  • 2 cucchiai di cacao amaro.

Le mie aggiunte agli ingredienti secchi:

  • 2 cucchiaini di caffè solubile,
  • 100 g. di cioccolato bianco a scaglie.

Ingredienti liquidi base:

  • 250 ml latte (200 + 50 ml di caffè espresso),
  • 90 ml olio di mais,
  • 1 cucchiaio estratto di vaniglia,
  • 1 uovo.

Ingredienti per la glassa dose intera, io ho dimezzato:

  • 175 g di cioccolato bianco,
  • 75 g di burro,
  • 1 cucchiaio di caffè solubile.
collage muffin caffè

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., mescolare in una terrina gli ingredienti solidi della prima parte, mescolare ed unire gli ingredienti liquidi, non è necessario mescolare a lungo.

Versare il composto negli stampi da muffins e cuocere a 200° x 20′, i mini li ho fatti cuocere dopo x 10′.

Come fare la glassa:

sciogliere a bagnomaria (attenzione che l’acqua non bolla) il cioccolato, il burro ed il cucchiaio di caffè.

Mettere i muffins su una grata e versare la glassa, i mini li ho bagnati con una pennellata di albume (l’uovo era freschissimo), passati nel cocco e nella granella di zucchero.

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Nessun rimorso, nessun rimpianto, soltanto forti emozioni accantoalcamino, quelle che mi fanno sentire viva, tutto il resto è scotto.

Grazie ♥


Focaccia dolce con le Albicocche Viaggiatrici (senza glutine)

Nel post precedente ho raccontato del dolce da forno per ello, ed ecco qui cosa ho preparato per lui con le albicocche viaggiatrici.

L’idea iniziale era un clafoutis ma l’impasto necessitava di 1 ora di riposo ed ello non poteva aspettare, la fame incalzava e non concedeva molto tempo.

Spesso, quando cerco una ricetta veloce da fare consulto i miei “I Buonissimi”, ormai tutte le ricette sperimentate sono state un successo e per questo ormai vado a colpo sicuro.

Questa focaccia può essere fatta anche con altra frutta, proverò a sostituire il burro con l’olio di semi (anche se uso sempre il burro di soia), è velocissima da fare ed è favolosa mangiata fredda di frigorifero il giorno dopo, provate.

Vi racconterò qualcosa sulle albicocche.

Le albicocche sono capitate in Italia in epoca romana, partendo dalla Cina ed attraversando, qualche millennio prima di Cristo, l’India, l’Egitto, la Persia e l’Armenia.

Alla diffusione delle albicocche nel bacino del Mediterraneo hanno contribuito gli Arabi, mentre in America e nell’ Africa meridionale le albicocche sono comparse “soltanto” nel XVIII secolo.

Da noi viene coltivata particolarmente in Piemonte, Emilia Romagna, Campania, la maturazione naturale avviene in giugno ed è quindi da imputare a questo lo scarso sapore delle albicocche che troviamo sui banchi dei negozi anzitempo  ;-) (n.d.r.).

Le cultivar più precoci sono “Bulida” diffuse in Spagna e la “Palummella”, popolare in Campania; queste due cultivar maturano in giugno ed offrono frutti grossi, giallo oro, screziati di rosso con la polpa molto profumata.

Più tardive sono la “Reale” e la “Precoce di Imola”, seguite dalla “Paviot” e la “Baracca”, quest’ultima, molto zuccherina è indicata per le marmellate.

É un frutto apprezzato per l’elevato contenuto di vitamina A, contiene sali minerali, soprattutto Potassio, zuccheri, acido pantotenico e carotenoidi che rendono il frutto utilissimo per problemi in campo visivo, indicate per reumatismi e anemia.

In cosmetica viene consigliata una maschera per le pelli grasse, la polpa delle albicocche ridona colorito e morbidezza alla pelle (a questo proposito voglio indicarvi un link che ho scoperto per caso stamane, lì troverete indicazioni per la vostra bellezza usando prodotti naturali: Le pappe cosmetiche.

Ingredienti:

  • 500 g. di albicocche,
  • 90 g. di zucchero (40 di fruttosio),
  • 110 g. di burro morbido (burro di soia),
  • 90 g. di farina bianca (ho adoperato un avanzo di farina senza glutine del blitz di mele di Felix),
  • 2 uova,
  • 1 bustina di cremortartaro (con spiga),
  • sale,
  • zucchero a velo ottenuto macinando il fruttosio nel macinino da caffè.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C.

Lavare le albicocche, snocciolarle e tagliarle a metà, in una terrina mescolare la farina, il sale, lo zucchero, il burro e le uova; a questo punto incorporare il lievito e le albicocche, amalgamare.

Versare il composto nella tortiera ed infornare per 30/35 minuti.

Sfornarlo, farlo raffreddare e servire tiepido o freddo come ho consigliato prima.

Non posso fare a meno di mettere una foto di Celeste che oggi, forse, andrà in una casa piena di amore, ieri all’asilo hanno tappato con dei mattoni il piccolo passaggio che usava Celeste per andare a proteggersi dalla pioggia ed un bambino (sempre quel brutto bambino dell’altra volta) con in mano una scopa la cercava, ma lei era al sicuro vicino a me e, non viste, lo guardavamo col ghigno.


Rita Levi Montalcini, 103 anni per una donna straordinaria: Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita, lei fa tutte 2 le cose….

Foto dal web

Sono sempre stata affascinata dalla forza  contenuta nelle donne minute, quelle che credi possano cadere al primo soffio di vento e che invece il vento non riesce a spostare, è la loro intelligenza che le sposta, che le porta lontano, alla scoperta di realtà da migliorare, di popoli da aiutare, di nuovi studi da intraprendere, donne instancabili.

Cito Madre Teresa di Calcutta, Coco Chanel, Edith Piaf, e cito anche Antonella di Trisomia 21, donna bellissima, minuta con un’energia che non conosce ostacoli.

Sono donne che potresti sollevare con una mano ed invece sono loro che, ognuna nel loro settore, con diversi obiettivi hanno  un comun denominatore: rendere “visibile” il cervello delle donne, il loro coraggio, e sono determinate a far si che nessuno interrompa questa corsa verso la civiltà, con un dito sollevano il mondo, con forza e decisione e, come dice Rita, con ottimismo.

La frase della Signora Rita riassume il pensiero di molte donne e dovremmo tenerla a portata di mano quando si sta per spegnere quella luce, nutrirsi di essa e ripartire.

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

Se volete approfondire, Vera ha pubblicato un post che contiene, oltre le frasi significative di Rita anche altri appofondimenti, lei lo fa bene, scrive col cuore usando il cervello.

Chissà se La Signora Rita (faccio difficoltà a darle del tu) gradirebbe una fetta di torta alle fragole, in fondo che compleanno è senza torta? Ci staranno tutte le 103 candeline? Certo che si :-)

Torta di fragole senza glutine

Ieri pomeriggio, mentre ello riposava, ho fatto questa torta, di fragole, nascerebbe ciambella ma nei miei “spostamenti” qualcosa è andato storto, quindi continuo col quadrato.

Questa è una torta di quelle che, hovogliadidolcecosapossofaredibuonoeveloce? Ecco la risposta.

Nel web ho trovato una versione simile con farine differenti, l’olio al posto del burro, oltre le fragole un’aggiunta di pesche, credo davvero che si possa variare come si vuole, il risultato è una torta umida, perfetta per colazione e merenda, una coccola espressa per se e per chi amate.

Io ho adoperato la farina senza glutine del blitz di mele di Felix che è autolievitante, ho aggiunto soltanto una puntina di bicarbonato.

Io vi do le dosi originali e, al solito, le mie varianti tra parentesi.

Ingredienti per uno stampo a ciambella ( nel mio caso quadrato 20×20):

  • 300 g. di farina per dolci (io senza glutine da prontuario autolievitante),
  • 200 g. di zucchero (100 fruttosio),
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 2 dl c.ca di latte (di soia),
  • 3 uova,
  • 1 bustina di lievito (puntina bicarbonato),
  • 300 g. di fragole a pezzetti,
  • sale.

Come fare:

accendere il forno a 200°C. e preparate la teglia o imburrandola o rivestendola, come ho fatto io, con carta forno bagnata e strizzata (se la  teglia non è apribile, la carta forno  aiuta nello sformarla).

Sbattere le uova con lo zucchero, unire il burro fuso e, poca alla volta, la farina alternata al latte, alla fine unire il sale, il lievito ed il restante latte, aggiungere le fragole spezzettate (c’è chi le fa macerare nello zucchero e limone ma io ho preferito così), versare il tutto nello stampo ed infornare per 50 minuti abbassando la temperatura a 180°C. per 50 minuti se ciambella, io un’ora.

Per renderla più livellata dopo un pò l’ho capovolta (come si fa con la caprese), avrei voluto decorarla in un altro modo ma, nel frattempo ello si era alzato e voleva la “merenda” :-)

Auguri Rita, 100 di questi anni ancora, c’è bisogno di Lei…


Rifatte senza glutine: Blitz di mele di Felix.

Oggi siamo nella cucina di Felix, sono al quarto appuntamento con le rifatte senza glutine, un’iniziativa che permette a celiachi e non di testare le  ricette  di ogni giorno trasformandole in ricette  senza glutine.

Da parte mia nessun problema, quelle che ho Rifatto fin’ora mi hanno dato molte soddisfazioni, per questa torta ho voluto provare la farina senza glutine (autolievitante), me l’ha procurata una conoscente.

Non ho notato differenza, né nel sapore né nella resa del dolce stesso, l’unica nota negativa è  il costo che è elevato, molto elevato :-(

Ho copia-incollato ingredienti e procedimento dal blog di Felix, tra parentesi le mie varianti.

Per la torta grande ho seguito le sue indicazioni, ho soltanto spolverizzato dello zucchero muscovado prima d’infornare, nella piccola versione a cuore ho inserito nell’impasto poca mela grattugiata, aghi di rosmarino macinati e fiori di rosmarino, sulla superficie ho messo delle palline di mela, tutto qui.

Ingredienti:

  • 3 mele medie (io Kanzi),
  • 3 cucchiai di zucchero (io di canna chiaro),
  • succo di limone.

Tagliare le mele a fettine, spolverizzarle con lo zucchero, bagnarle con il succo di limone e far macerare per 30 minuti.

Ingredienti per l’ impasto:

  • 60 g di burro,
  • 150 g di zucchero,
  • 2 uova,
  • succo e scorza grattugiata di mezzo limone,
  • mezza bustina di lievito in polvere (come da prontuario), (omesso perchè già all’interno della farina),
  • 200 g di farina senza glutine (io senza glutine come da prontuario autolievitante),
  • 1 tazzina di latte (io di soia perchè ero senza l’altro :-) ),
  • 2 cucchiai di rum,
  • 3 cucchiai di zucchero a velo vanigliato (io lo ottengo macinando nel macinino da caffè lo zucchero vanigliato fatto da me),
  • zucchero muscovado per spoverizzare la torta prima d’infornare (mia aggiunta personale),
  • aghi di rosmarino macinati e fiori di rosmarino per il cuor di mela (mia aggiunta personale).

Come fare:

montare a crema  burro e zucchero e poi, sempre sbattendo, unire i tuorli, il succo e la scorza del limone.

Aggiungere la farina, il lievito il latte e il rum,  infine unire gli albumi montati a neve, versare il composto in una tortiera e affondare leggermente le mele, cuocere per 35-40 minuti a 180°C.. (io 1 ora ventilato 160°C., il piccolo blitz cuordi mela 30 minuti)

Vi auguro una bella domenica.

Vignetta di PV (Pietro Vanessi)


Ciambelline dolci per la coccola della domenica mattina.

Potrei scrivere anche per San Valentino, perchè no, le ho fatte con Amore.

Io li faccio tutto l’anno i cuori, pasta, risotti, biscotti, torte, budini, tutto quello al quale posso dare la forma a cuore è perfetto per le mie preparazioni.

Queste ciambelline le ho fatte una domenica mattina, all’alba, era da un pò che ello mi diceva: non mi fai più i biscottini.

Ricetta presa da un volume dei Buonissimi (pag. 12), lì il nome è torcetti ma a me piace ciambelline mi sanno più di casa.

Come faccio sempre la prima volta una ricetta presa da un libro ne faccio metà dose, io vi lascio le dosi complete.

Ingredienti per 16 ciambelline (Con metà dose ne ho fatte 8):

  • 250 g. di farina00,
  • 50 g. di zucchero,
  • 30 g. di burro morbido,
  • 2 uova,
  • 1 dl di latte,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere (cremortartaro),
  • 2 cucchiai di Aurum o Grand Marnier, *
  • 1 pizzico di sale,semi di lino, di pavavero, di sesamo, granella di zucchero per decorare se vi va.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C. (statico).

Setacciare sulla spianatoia la farina col lievito formando la fontana, mettere al centro lo zucchero, 1 uovo, il sale, ed amalgamare con poca farina, unire il burro a pezzetti ed il liquore *se non avete questi liquori che hanno il sapore d’arancia sostituirli con uguale quantità di rum aggiungendo nell’impasto la buccia grattugiata di mezza arancia (funziona), impastare senza lavorare troppo e far riposare per 15 minuti.

Formare dei bastoncini di c.ca 1 cm. e mezzo lunghi 20 cm. e rivoltare le punte a metà premendo per far attaccare (io ho bagnato con acqua..poca).

Adagiarli sulla placca da forno rivestita con la carta (io li ho messi con l’attaccatura al contrario affinchè non si aprissero), pennellarli con l’altro uovo sbattuto, io ho messo sopra semi di papavero, di lino, di sesamo e granella di zucchero per decorare.

Infornare per 10/15 minuti, far raffreddare, mettere in un bel vassoietto ed attendere che il vostro ello si svegli per fargli la sorpresa.

Ecco, vi auguro uno splendido fine settimana, qui ancora niente neve, il cielo vorrebbe farlo credere da giorni ma niente da fare e mi sento anche un pò in colpa a vedere certe situazioni di disagio in giro per l’Italia, come sempre, anche per il clima niente, mai, viene diviso equamente.

Ora, a gentile richiesta la Protagonista di Casa Ello, miss  Perla:

Ora sembra un pò annoiata..valle a capire ‘ste Dive.


Gugelhupf al vin brûlé del Sacher Hotel, l’ho sempre chiamato Kuguluf.

É il dolce della mia infanzia, delle mie colazioni e merende, il Kuguluf era la normalità, la Signora Gisella lo comperava in una panetteria che ora non esiste più, mi sembra si chiamasse Forcessini, era una panetteria piccola piccola dove andavo a comperarmi il panino con la vaschetta di Nutella per la scuola, 2o Lire il panino, 30 Lire la Nutella, spesso quei soldi, al ritorno da scuola, finivano in Pescheria dove comperavo del pesce per i gatti randagi.

Lì il Kuguluf lo vendevano anche a fette, c’era marmorizzato, alla vaniglia, al cacao, ecc., a me piaceva bianco inzuppato nel te o nel caffèlatte era una goduria, per questo dopo aver visto delle bellissime ricette e fotografie di kuguluf tra le colleghe blogger mi son detta: devo/voglio provarci anch’io, ultimamente adoro tornare indietro nel tempo…

Quale migliore fonte dalla quale attingere se non dal mio amato libro di ricette del Sacher Hotel (Giunti Editore 29 €.), voi sapete che a me non piacciono i cloni ed evito di fare la replicante, così ho scelto questa ricetta col vin brûlé e spezie che adoro.

Il mio stampo è, probabilmente, troppo grande  per questa dose, manca la base, ci sono anche delle bolle la cui causa sia da addebitare al fatto che ho aggiunto gli albumi a neve alla fine (come faccio di solito, dandolo per scontato) mentre la ricetta dice di farlo prima dell’aggiunta della farina, li ho montati senza lo zucchero che senza accorgermi ho messo nell’impasto, forse avrei dovuto battere lo stampo per distribuire bene l’impasto… insomma lo devo dire, se lo volete rifare tenete conto di tutto questo

Oggi la ricetta direttamente dal libro, il vin brûlé lo sapete fare di certo:

come miscela di spezie ho usato del pepe garofanato e fiori di cannella macinati nel macinino da caffè assieme a poco zucchero (Carbellotto Mestre), al posto dello zucchero vanigliato ho aggiunto una puntina di cucchiaino di Vaniglia Bourbon.

Certo che l’estetica lascia un pò a desiderare però a questo c’è rimedio, importanti sono il sapore e la consistenza, su questi non c’è nulla da migliorare, potrebbe essere una buona base per la Krümmeltorte anche se troppo  sostanziosa.

Comunque lo rifarò molto presto, la sfida è aperta.

Ora vi lascio, c’è una fetta di kuguluf che aspetta soltanto di essere pucciata nel te, buona giornata.

Il link vi racconterà un pò di storia.

Perla vuole presentarvi le sue amichette: Holga e Monty sembrano positivo/negativo vero?


Mini plum cake agli zucchini.

…quante volte ci sentiamo dire, di fronte ad un piatto che abbiamo  preparato amorevolmente :

cos’è “stà roba”?

e tu, candidamente ed ingenuamente, dici la verità:

sono zucchine, e c’è anche la cannella ecc. ecc.

Ah, io non la mangio “stà roba” :-(

Allora t’inventi ed improvvisi un pasto d’emergenza e tu mangi “stà roba” rinunciando alla tua bella pasta col pesto che sognavi da ore…

La mangi ma con un “rancore” che ti accompagnerà fino al momento che gli “propinerai” zucchine e cannella senza che se ne accorga e ti godrai la scena con un’espressione impenetrabile ed un lieve sorriso da Monna Lisa.

Ti piace “amore”?

Buono cos’è?

É un dolce alla banana :-D

Ed è successo proprio così una domenica pomeriggio, ello è andato a trovare lo zio ed è ritornato con tante meravigliose zucchine raccolte 1 ora prima.

Facendo tesoro delle esperienze passate ho evitato il “vapore”, il tegame, il carpaccio ed ho deciso: faccio un dolce.

In Austria mi avevano regalato una dispensa con le ricette “dietetiche” dell’albergo con annesse calorie e proprietà nutrizionali.

Il massimo per “fregarlo”, finalmente, ed in grande stile: una ricetta “dietetica” contenente zucchine e cannella e presentato nientepopòdimenoche a forma di cuore :-D

Una porzione di questo dolce seguendo le indicazioni originali (tra parentesi le mie varianti/sostituzioni) apporta:

  • 185 kcal,
  • 5 g. di proteine,
  • 3 g. di grassi,
  • 34 g. di carboidrati,
  • 4 g. fibre,
  • colesterolo <1 mg.

Ingredienti per 1 stampo da plum cake (io ho usato 3 mini stampini ed uno a cuore):

  • 220 g. di farina integrale di farro,
  • 150 g. di zucchini tritati finemente,
  • 150 g. di zucchero (100 di fruttosio),
  • 40 g. di farina di mandorle,
  • 1 pacchetto di zucchero vanigliato (1/2 cucchiaino di vaniglia bourbon),
  • 1/2 bustina di lievito per dolci (cremortartaro),
  • cannella,
  • 60 g. di latte scremato (di soia),
  • 2 albumi,
  • succo di limone.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina mescolare lo zucchero, la vaniglia, il latte, gli albumi ed il succo di limone, unire la farina mescolata al lievito, la farina di mandorle e gli zucchini.

Amalgamare e versare il composto in uno stampo da plum cake o, come ho fatto io in mini stampini e cuocere per c.ca 35 minuti.

L’imbroglio è servito ;-)

I mini stampini da plum cake sono un gentile omaggio di Lia e Pia del blog  Provare per gustare   Grazie :-)


Torta con barbabietole, nocciole e cioccolato bianco.

Torta con barbabietole e nocciole

Continuo col filone barbabietola, oggi in versione dolce, una torta soffice adatta ad una bella, profumata e sostanziosa colazione o, perchè no…..per il the delle 5 o per un dolce dopocena.

Direttamente dal web vi lascio qualche notizia sulle proprietà della barbabietola, capirete così che non si limita a colorare di rosso le nostre pietanze.

La barbabietola rossa è un alimento che rinfresca e mitiga, lenisce e attenua i processi infiammatori, specialmente quelli a carico dell’apparato digerente, quindi è molto indicata quando vi sono ristagni di cibo o feci, stitichezza ed emorroidi, borbottii e via dicendo.

La barbabietola è un alimento molto ricco di forforo, magnesio, ferro, calcio e potassio, quindi è molto indicata per le persone anemiche, devono stare attenti solo chi soffre di pressione alta (ipertensione) e chi soffre o è soggetto a calcolosi renale in quanto contiene sodio e acido ossalico in quantità non trascurabili.

E molto indicata anche per eliminare elementi tossici dell’apparato digerente e per combattere la stitichezza, inoltre rafforza molto anche il nostro sistema immunitario in quanto è molto ricca di vitamina C.

Contiene una sostanza detta Betaine e acido folico che rinforzano i capillari e in generale mantengono in buona salute tutto il nostro apparato cardiovascolare, previene l’obesità in quanto equilibria i grassi nel nostro corpo e previene anche la formazione di molti tumori maligni, si può consumare sia bollita che frullata, o estraendone il succo.

Foto presa dal web.

Ingredienti per uno stampo da 22 cm.:

  • 200 g. di barbabietole crude,
  • 200 g. di nocciole tostate,
  • 100 g. di zucchero di canna,
  • 100 g. di cioccolato bianco,
  • 100 g di burro (di soia),
  • 100 g. di farina (kamut),
  • 4 uova,
  • 2 cucchiai di miele,
  • 2 cucchiai di succo di limone,
  • 2 cucchiai di panna fresca (di soia),
  • 1 bustina di cremortartaro,
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia,
  • zucchero a velo per spolverare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C., sbucciare le barbabietole,  tagliarle a dadini e metterle in una casseruola con il miele, 30 g. di zucchero di canna, il succo di limone e 2 cucchiai d’acqua.

Portare ad ebollizione e cuocere per 1/2 ora, coperto a fuoco basso, quando le barbabietole saranno raffreddate frullarle con la panna.

Montare i tuorli con lo zucchero rimasto, aggiungere la farina setacciata, il cremortartaro, il burro e la crema ottenuta con le barbabietole mescolando delicatamente, unire 150 g. di nocciole tritate finemente ed il cioccolato grattugiato.

Montare gli albumi a neve ferma ed incorporarli bene e  delicatamente per non smontarli.

Versare il composto nello stampo imburrato e cosparso con le nocciole tritate, cuocere (forno statico 180°C.) per 45 minuti.

Lasciar raffreddare e cospargere con lo zucchero a velo…buona colazione :-)


Pane all’uva sultanina delle Simili con LM.

Sembra quasi che il mio Lievito Madre si sia offeso vedendosi mutilato della parte che ho prelevato per trasformarlo in licoli.

Prima batteva la fiacca ed ora non riesco più a trattenerlo, sembra quasi  mi voglia dimostrare qualcosa… così ho deciso: lo metto all’opera.

Sfogliando il libro Pane e roba dolce delle sorelle Simili, a pagina 155 ho trovato questa ricetta che mi ha permesso di utilizzare ben 250 grammi di pasta madre: un pane dolce per  la colazione, era da un pò che ello me lo chiedeva..eccolo accontentato.

La ricetta richiede anche una glassa a base di burro, zucchero e farina ma non volevo caricarlo con altre calorie, alla fine la scriverò per chi volesse provare questo pane com’è in origine.

Ho usato uno stampo da plum cake al posto della teglia da 20 cm. che non ho.

Ingredienti:

  • 250 g. di lievito madre,
  • 160 g. di zucchero (110),
  • 150 g. di uva sultanina,
  • 250 g. di farina 00,
  • 100 g. di latte (kefir),
  • 50 g. di burro morbido (di soia),
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaino colmo (c.ca 10 g.) di lievito chimico (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di sale.

Aggiungo le dosi della glassa:

  • 50 g. di burro freddo,
  • 60 g. di zucchero di canna,
  • 40 g. di farina,
  • cannella.

Come fare:

battere il burro con lo zucchero, unire l’uovo,  il latte, il sale e con questa crema stemperare bene illievito madre, poi unire farina e lievito chimico (cremortartaro).

Battere bene ed unire delicatamente l’uva sultanina, ammollata e strizzata, mettere l’impasto nella teglia da 20 cm. (io stampo plum cake) e far lievitare 3 ore c.ca.

La glassa fatela così:

sfregare il burro freddo spezzettato con zucchero e farina fino ad avere dei grossi grumi ed unire la cannella.

Spargere la glassa sull’impasto ed infornare a 180°C. per 45/50 minuti c.ca.

Giornata di addobbi..ho addobbato anche il panozzo :-D

Come ho scritto ieri, ho riprovato a farlo ma sembra che il mio panettone non voglia saperne di indossare il cappuccio, ora sono in fase di rifiuto  però ho già trovato una ricetta che mi tenta.

A presto.


Biscottoni ai fiori di Sambuco: prima che l’estate li trasformi in bacche.

… lunedì mattina sono andata a cercare le ultime piante fiorite di sambuco, le piante più giovani e quelle nascoste nell’ombra regalano ancora il profumo dei loro  candidi ombrelli.

Li ho fatti seccare per 3 giorni e ieri ho preparato questi biscottoni.

Vi do subito la ricetta.

Ingredienti per 12 biscottoni:

  • 1 cubetto di lievito di birra (25 g.),
  • 3 cucchiai di latte tiepido,
  • 200 g di burro (150),
  • 150 g di semolino,
  • 230 g di farina “0″,
  • 100 g. di farina gialla,
  • 150 g di zucchero,
  • un pizzico di sale,
  • 3 cucchiai di fiori di sambuco secchi,
  • 2 uova,
  • zucchero vanigliato (fatto in casa e macinato col macinacaffè).

Procedimento:

sciogliere il lievito di birra nel latte tiepido,

fondere il burro a bagnomaria,

sbattere le uova,

setacciare in una ciotola le farine, aggiungere lo zucchero, il sale e 2 cucchiai di fiori secchi.

Fare la fontana e versare all’interno il lievito, il burro fuso e le uova mescolando.

Lavorare l’impasto sulla spianatoia infarinata per 10 minuti (sarà un impasto molle ma non appicicoso).

Formare una palla e metterla in una ciotola unta e coprire con un canovaccio umido.

Far riposare fino al raddoppio (2 ore).

Accendere il forno a 190°C.

Lavorare energicamente l’impasto e ricavarne 12 pezzi.

Formare delle palline e mettererle ben distanziate sulla teglia coperta con carta forno,

appiattirle e spolverizzarle con i fiori di sambuco avanzati e lo zucchero vanigliato.

Infornare per 30 minuti fino a doratura.

Far raffreddare su una griglia.

Ora, se avete un pò di tempo vi porto a spasso con me nei campi.

Vi aspetto nel pomeriggio per sorseggiare un te assieme, rigorosamente freddo.


Pane ai mirtilli rossi con lievito madre: una giornata particolare.

Pane delle Simili ai mirtilli rossi

Lo avete visto voi questo film? Io l’ho visto poco tempo fa per la prima volta ed oggi mi è ritornato alla mente, non so perchè ma l’ho abbinato a questo pane, è stato un attimo, una giornata particolare, per i suoi silenzi, le parole non dette, per ciò che si nasconde dietro ad una persona per molti insignificante, per la dolcezza lieve di questa giornata che lascia alla fine l’amaro in bocca.

Venerdì, dopo essere stata quasi inghiottita dal lievito madre che esprimeva tutta la sua voglia di vivere invadendo le pareti ed il fondo del forno l’ho accontentato e mi sono messa a produrre compulsivamente crackers, grissini a volontà, però non finiva mai, ho chiamato in soccorso il libro delle Simili Pane e roba dolce ed ho trovato quello che faceva al caso mio, pane all’uva sultanina che poi è diventato Pane delle Simili ai mirtilli rossi, non vi dico la felicità, un buon pane per la  colazione.

Ingredienti:

  • 250 g di lievito madre,
  • 160 di zucchero (100 di fruttosio),
  • 150 g di uva sultanina (150 g di mirtilli rossi disidratati),
  • 250 g di farina 00,
  • 100 g di latte (latte di soia)
  • 50 g di burro morbido (burro di soia),
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaino colmo/10 g. di lievito chimico (cremortartaro),
  • 1/2 cucchiaino di sale.

La ricetta prevedeva anche una glassa ma l’ho omessa.

 

Come fare:

sbattere  il burro con lo zucchero, unire l’uovo ed il latte (mi raccomando, non di frigorifero), il sale.

Sciogliere  in questo composto il lievito madre (ho usato il frullino), unire la farina setacciata col lievito e battere bene il composto unendo i mirtilli rossi ammollati e strizzati.

Mettere tutto in uno stampo da plum cake e lasciar lievitare al caldo per 3 ore fino al raddoppi

Infornare a 180°C. per 50 minuti.

 


Torta di mele melosa, si può dire?

Fai una torta di mele prima che “partano”, dice lui.

Per usarle tutte devo fare quella che, hai detto, non ti piace molto (?) , dice lei.

Basta che ne fai una, o devo fare domanda in carta bollata? dice lui.

Ok capo!! dice lei.

Così in un freddissimo ma assolato pomeriggio di gennaio lei chiama a raccolta le mele:

1 kilo


Poi prepara sul tavolo:

100 g di farina 00

50 g di zucchero di canna (fruttosio)

2 uova

1/2bustina di lievito in polvere

1/2 bicchiere di latte (di soia)

1 cucchiaio di succo di limone

la buccia del limone

burro per la teglia, o carta forno.

Sbuccia le mele con la mandolina,

le irrora con il succo di limone,

aggiunge la buccia grattugiata,

lo zucchero di canna e mescola.

In una terrina lavora i tuorli ed aggiunge, poco per volta, la farina setacciata con il lievito,

aggiunge il latte ed ottiene una pastella morbida.

Unisce le mele alla pastella.

Dopo aver montato a neve gli albumi li aggiunge al composto,

Versa tutto nella teglia da 24 cm che ha imburrato.

Inforna a 180°C per 45/50 minuti.

La sforna.

la fa raffreddare, la mette nel portatorte dell’IKEA.

Taglia una bella fetta, la spolvera con dello zucchero a velo mescolato alla cannella e…

vissero tutti felici e contenti.


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