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Calgionetti Fritti, Bolliti, Al Forno: prove tecniche di Calgionetto perchè… Un Calgionetto è per sempre…

Cagionetti fritti piatton-001
Non paga di emozionarmi al cospetto delle tradizioni del mio Friuli Venezia Giulia, ho anche il coraggio di intromettermi nelle tradizioni altrui… Chiedo venia se, ignorando tempi e modi, oso giocare con le vostre ricette, se mi permetto di aggiungere, togliere, modificare.

É lo stesso che accade quando rotoliamo un tartufino di cioccolato in qualche ingrediente, mentre rotola si ricopre di cocco, cacao, zucchero ecc.

Questa ricetta, che mi ha inviato l’amica Anna (quella dei bisottini al mosto cotto), la facevano sua nonna e le sue zie (ultranovantenni) che vivono nella Sabina.

É originaria dell’ Abruzzo ed io, proprio come un tartufino l’ho fatta rotolare un pò qua e un pò là ed è arrivata sul piatto arricchita di variegati sapori, c’è un pò di sud, un pò di nord, c’è un pò di impero austro ungarico,  è avvolta di ingredienti preziosi:  l’amicizia, di Anna, di Maria.

Ferri per ferratelle-001

Ho voluto inaugurarli assieme, il primo giorno dell’anno e… Se vale il proverbio «quello che fai il primo dell’anno lo fai tutto l’anno» io ho già messo una bella ipoteca sul futuro: cagionetti e ferratelle fino a dicembre e, come ho scritto l’anno scorso: io speriamo che me la cavo.

collage Cagionetti bolliti-001

Avevo preparato il ripieno, che si conserva perfettamente in congelatore, tempo fa, la ricetta risale invece a molti mesi prima ma, per questo tipo di ricette sono il tempo e la pazienza gli ingredienti indispensabili e quindi, ho dovuto attendere di avere a disposizione tutti e 2.

La pasta l’ho preparata il giorno prima ed è proprio la pasta, che per altro non conoscevo ad essere una piacevole scoperta, forse è l’ averla fatta riposare ma l’ho trovata particolarmente malleabile, elastica, Anna mi aveva detto essere una pasta soggetta a rompersi, a me non è successo.

Ho voluto provare a fere le 3 versioni, fritti perchè la ricetta nasce così, al forno perchè Anna, per la famiglia, vorrebbe evitare le fritture ed infine bolliti perchè mi piacciono molto gli Strucchi bolliti.

Ho adoperato, per tutte 3 le versioni la pasta con uguale spessore, sottile (penultima tacca della nonna papera).

Ho fatto metà dose e non l’ho adoperata tutta quindi, se volete mangiare qualcosa di sublime (alla Bigazzi), prendetevi, magari a carnevale, un intero pomeriggio, coinvolgete parenti e amici e datevi alla sfrenata produzione di calgionetti (Anna li chiama così).

La ricetta, come quella per i biscottini al mosto cotto di giorni fa è copia-incollata dalla mail di Anna, con lo stesso stile gajardo che perdurerà anche per tutto il 2013, contempla la versione originale, cioè calgionetti fritti.

collage pasta cagionetti-001

Ingredienti per la pasta:

  • gr. 250 olio evo finissimo,
  • gr. 250 vino bianco secco,
  • farina bianca quanta ne occorre per un impasto sodo.

Ripieno cagionetti-001

Ingredienti per il ripieno:

  • un litro di mosto cotto,
  • gr. 300 mandorle,
  • gr. 100 zucchero semolato,
  • gr.100 cedro candito,
  • gr. 100 gherigli di noce,
  • cannella in polvere,
  • castagne (o ceci)  lessate.

Ingredienti vari:  

  • olio d’oliva x friggere (olio semi di arachide),
  • zucchero semolato o vanigliato,
  • cannella in polvere.

collage cagionetti forme-001

Come fare:

scottare in acqua bollente le mandorle e le noci, pelarle e farle tostare nel forno, poi tritarle finemente.

Versare in una casseruola il mosto cotto e porla sul fuoco: quando il liquido sarà ben caldo aggiungere le mandorle, le noci e un pizzico di cannella.

Mescolare bene, poi unire tante castagne lessate e schiacciate (o ceci), quante ne occorrono per ottenere una crema densa; levarla allora
dal fuoco, unire lo zucchero ed il cedro tagliuzzato.

Mescolare accuratamente e porre il recipiente in frigorifero x qlche ora, affinchè il composto indurisca bene.

Versare in una capace ciotola l’olio e il vino aggiungere la farina bianca tanta quanta ne occorre per ottenere un impasto sodo.

Mettere il composto sulla spianatoia e lavorare a lungo la pasta senza più aggiungere farina (io ho adoperato il robot da cucina) stendere quindi con il matterello un sfoglia sottile (ho adoperato la nonna papera manuale).

Sistemare sulla sfoglia tanti mucchietti di ripieno e fare i calgionetti, cioè a forma di tortelli rettangolari (qui io ho giocato con le forme e con i ferri da ferratelle).

Cagionetto bollito piatto-001

Calgionetto bollito condito con burro chiarificato, semi di papavero, zucchero a velo e cannella.

Friggerli in buon olio d’oliva (di arachide) nn troppo bollente senza farli colorire. Scolarli ed adagiarli su carta assorbente. Quando saranno tutti pronti collocarli su di 1 piatto di portata e cospargerli di zucchero e canellla in polvere.

Si servono sia caldi, tiepidi o freddi.

collage cagionetto al forno-001

Versione al forno: 180°C. per 20/25 minuti, spolverizzato zucchero a velo e cannella..

Variante: si preparano anche con ripieno di cioccolato usando gr 200 di cioccolato sciolto in acqua – gr. 150 di mandorle tostate e tritate finemente, scorza d’arancia a pezzetti , marmellata di uva, mossto cotto e cannella in polvere.

Far gelare il ripieno prima di usarlo, proseguendo cm indicato nella ricetta.

(Che ne dici? Laboriosa ma …. mmmhhh!!! Pregusto mentalmente …) Anna sono FAVOLOSI!!

A Viterbo si fa il Pan del Vescovo e questa già te la inviai x ora vado che è tardi.

Tornero con il Pan Giallo …

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Non so se è esatto chiamarli calgionetti ma Anna scrive così e io posso modificare qualcosina ma non stravolgere il nome.

Vi saluto, tra poco partiamo per qualche giorno, l’Austria ci attende, Perla avrà un’adorabile Cat-Sitter che la accudirà amorevolmente, a presto.

Piscina Bad Bleiberg-001


Biscottini al mosto cotto, senza uova, senza lattosio, senza glutine ma con tanto tanto sapore… Un pensiero per Maria ♥

biscottini al mosto cotto cotticorn-001

Non so se è merito dei Maya che, con le loro profezie hanno comunque mosso qualcosa in ognuno di noi, non so se è perchè dai e dai le cose cambiano, non so se, finalmente, mi sono incamminata sulla strada giusta… Fatto sta che ho trascorso uno splendido Natale, direi sereno, si, sereno è la parola giusta.

La venuta della suocera&Co. non mi ha agitata, sono riuscita ad organizzare tutto per benino e nei tempi giusti, voi direte: cosa sarà mai organizzare un pranzo di Natale per 5.. Beh, per me, che non ho mai ospiti a casa, è un bel impegno, quando manca la pratica non basta la grammatica no?

Come già sapete il mio menù di Natale non è stupefacente ma è il solito: lasagne portate dalla suocera, zampone, lenticchie a volontà, brovada.

Quest’anno l’ho arricchito con 2 stinchi di maiale al forno, Lambrusco, coca cola per il cognato (ORRORE!!!) comperata da ello che, dopo aver notato il mio disappunto ha detto saggiamente: bisogna adeguarsi agli ospiti, panettone ai marron glacè gentilmente offerti da Loison, spumante per il brindisi, caffè, ammazzacaffè per lo zio: una grappa che gli ha fatto strabuzzare gli occhi per quanto era forte…

Tutto qui, qualche chiacchera, una breve comparsa di Perla che è venuta a salutare “la nonna” e dopo aver sberlato per qualche minuto è tornata a dormire e poi, tutti a casa, ello ad accompagnare lo zio (che mi ha regalato del buonissimo miele di acacia che ho adoperato per i biscottini) e così, rimasta sola mi sono messa a fare questi biscottini.

Ci tenevo a farli per Natale, un omaggio a Maria, è lei che mi aveva mandato il mosto cotto: adoperalo, mi diceva, ma non voglio finirlo, rispondevo, dai che te ne mando ancora… invece non c’è stato più tempo, purtroppo…

Questa ricettina mi è arrivata via mail da Nannarè, una delle Amiche di forum di un tempo, è una delle tante ricette che mi ha mandato, sono di sua nonna o di “nonnine”, come le chiama lei e per me sono perfette.

Appena la sento le chiedo delucidazioni sulla provenienza di questi “Biscottini al mosto cotto”, se hanno un nome definito o si chiamano soltanto così.

Io ho preferito lasciarli naturali, senza spezie, un pò perchè a ello non piacciono un pò perchè coprirebbero il sapore della frutta secca, rimane comunque il fatto che sono molto versatili e, da questa base, se ne possono elaborare un’infinità, mi sono limitata a modificare il tipo di farina perchè, essendo questi biscotti, già senza lattosio e senza uova, volevo farli anche senza glutine.

Copio incollo la ricetta così come è arrivata, con lo stile gajardo de Anna (si chiama così), le sue abbreviazioni da sms, credo assimilate dalle 2 figlie adolescenti, qualche doppia di troppo, ma è perfetta così, la adoro ♥

Per facilitare la lettura ho evidenziato gli ingredienti, mentre le mie varianti e il mio procedimento sono inseriti tra gli asterischi.

collage biscottini mosto cotto-001

Si lavorano degli ingredienti sullla spianatoia mettendone  ad occhio

circa 300 grammi fra nocciole, noci, pinoli, (xchè no, qualche mandorla) spezzettati grossolanamente
(Se vuoi anche tostati ma nn è necessario)
500 grammi di farina (da nn usare tutta insieme, che so iniziare con 250/300 gr. ed aggiungere quella che occorre man mano) *farina di grano saraceno e tapioca*
1 bicchiere circa di ottimo olio evo o strutto *olio evo (Pugliese)*
un pò di zucchero e miele * solo miele*
mosto cotto (o vino) q.b.
poco + della metà di una bustina di lievito x dolci
( Eventualmente Vanillina o spezie facoltative ed a piacere del proprio gusto) *estratto di vaniglia*
Non ci vanno le uova ma c’è anche chi ne mette *omesse*.
Zucchero a velo x spolverizzare , facoltativo *omesso*.

Mettere, la farina a fontana con tutti gli ingredienti dentro (la mi mama talvolta mette anche un po’ di buon cacao in polvere, ma ciò è una cosa del tutto personale), lavorare raggruppando per bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una “massa” omogenea, formare un filoncino
un “pò piatto” e tagliare a forma di losanga (qsta è la tradizione) oppure stendere e dare la forma ai biscotti che andranno su una teglia con
carta forno.

*Io ho mescolato la frutta secca con 250 g. di farina (proporzione 350 farina di grano saraceno, 150 farina di tapioca), ho aggiunto il bicchiere d’olio, 3 cucchiai abbondanti di miele, ho amalgamato, ho unito il resto della farina e poi ho aggiunto a poco a poco il mosto cotto fino al raggiungimento della “massa” omogenea (come scrive Anna), ho formato il filoncino un “pò piatto” e, come da tradizione, ho formato le losanghe*

Naturalmente infornare con forno già caldo a ca. 180 gradi finchè nn saranno coloriti e cotti (forse 20 min. o poco+)
Si possono servire ed intingere con buon bicchiere di vino bianco, marsala o …

Semplici, ma “fanno famiglia” e Natale magari apprezzati accanto al camino acceso …??! (A Perla falli assaggiare senza inzuppo nel vino mi raccomando …!!! Alle gattine di buona famiglia si bagna soltanto dietro l’orecchio con una goccia di Champagne, la notte di Capodanno, cm fossse Chanel N° 5 – insieme ad un assaggio di Pandoro).
Cuore

biscottini al mosto cotto cotti1nuovo-001

Buongiorno mondo.


Coppa Yogurt e albicocche speziate, il sole arriva da lontano…

Oggi il sole è ricomparso ma sembrava si fosse dimenticato di noi, per fortuna venerdì è arrivato dalla Calabria,  travestito da albicocca, ma non era solo, si è fatto accompagnare da splendidi limoni,  nespole, da preziose cipolle di Tropea, e…da un pacco speciale speciale che aspetta il momento di convolare a nozze con qualche specialità della mia terra…

Ci voleva una bella sorpresa per darmi un pò di brio ed il pacco di Max è arrivato al momento giusto :-)

Domenica mi sono accorta che stavano maturando velocemente, era arrivata l’ora di sperimentare la ricetta che mi aveva colpita lo scorso anno, la coppa allo yogurt e albicocche speziate.

Domenica ho fatto anche un dolce da forno per ello ma questa coppa è stata la mia coccola speciale, amo la cannella e la punta piccante del pepe garofanato, ma via con la ricetta.

Ingredienti per 1 persona (quantità variabile a piacere):

  • 250 g. di yogurt greco 0%
  • 4 albicocche sode,
  • 1 cucchiaio di miele di acacia,
  • cannella in polvere,
  • pepe garofanato,
  • foglioline di menta fresca.

Come fare:

lavare, asciugare, snocciolare le albicocche e tagliarle a spicchi (4/6 a seconda della loro grandezza).

Riscaldare a fuoco medio il miele in una padellina antiaderente, unire la cannella, il pepe (io ho grattugiato i grani) e gli spicchi di albicocche.

Alzare la fiamma e cuocere per qualche minuto (per evitare che si spappolino gli spicchi girarli muovendo la padellina), spegnere e far raffreddare.

Mettere lo yogurt nella coppa e disporre sopra le albicocche col loro sugo, decorare con le foglioline di menta…un’estasi, provate, anche cambiando le spezie, la lavanda ci sta bene, il cardamomo pure, ma non fatevi mancare il tocco magico che regala il pepe.

Buona giornata e alla prossima ricetta con le “Albicocche viaggiatrici” ;-)


Panettone di castagne: quando la festa era festa davvero, anche con poco.

“Questo semplice panettone sostituiva il panettone di Natale quando ancora questo non esisteva o quando i contadini non potevano permetterselo”

Chi ha avuto l’”ardire” e la pazienza di seguirmi fin qui saprà quanto io mi emozioni a leggere queste presentazioni nelle ricette.

La mia mente inizia a fantasticare ed immagina e crea gli scenari, vedo mamme che mandano i bambini in cantina a prendere la frutta secca che hanno messo da parte dopo il raccolto, vedo il papà che prende dalla credenza “della festa” la preziosissima bottiglia di rum e ne versa oculatamente la dose necessaria per il dolce (ma vedo anche che ne aprofitta per farsi un “cichettino” ;-) ), vedo la figlia più grande andare nel pollaio a prendere le uova ed il burro ottenuto con la zangola e poi conservato al fresco immerso nell’acqua.

Già che sei là, prendi anche la farina e lo zucchero…

si mamma, quanto ne prendo?

Porta qui i sacchi interi, poi ci penso io…

Scriverei tutto il giorno quello che “vedo” ma lo so che voi, forse, siete curiosi di leggere questa semplice ricetta piena di storia, di semplicità, di amore e di rispetto per i preziosi doni della terra, ed io sono bramosa di scriverla per voi.

La ricetta aveva delle lacune, il burro era tra gli ingredienti ma non nel procedimento, ho improvvisato e, dal momento che lo rifarò per il giorno di Natale (ordine tassativo di “ello”) apporterò alcune modifiche, per esempio monterò a neve ferma gli albumi e l’inserirò all’ultimo (come per la caprese) anche se, essendo l’impasto “pesante” l’albume non avrà la forza per sostenerlo…ma vedremo ;-)

Ingredienti:

  • 250 g. di castagne secche,
  • 100 g. di nocciole sgusciate,
  • 100 g. di gherigli di noci,
  • 100 g. di fichi secchi,
  • 50 g. di una passa (80 amollata nel rum),
  • 250 g. di farina bianca,
  • 250 g. di zucchero (meglio se di canna), io ne ho messi 150 g.
  • 150 g. di burro (io di soia),
  • 4 uova,
  • un bicchiere di rum.

Come fare (la lavorazione l’ho modificata inserendo il burro che mancava nella descrizione):

lessare le castagne ammollate per una notte, passarle al passaverdure (io schiacciapatate).

Lavorare il burro con lo zucchero, aggiungere un uovo alla volta ed amalgamare, unire la purea di castagne, le nocciole, le noci e i fichi secchi tritati, l’uva passa (lavata mi raccomando!!!), che ho ammollato nel rum, il rum stesso ed infine poca alla volta la farina.

Nel libro dicono che l’impasto sarà “molto consistente”, tanto da consigliare di dargli la forma di un salame.

Io ho ottenuto un impasto consistente ma non tanto da poterlo fare ed ho scelto di inaugurare lo stampo a stella regalatomi da Solema.

Infornare “a calore moderato” (io ho messo 165°C.) per 30/40 minuti (io quasi un’ora, per via della forma,credo), dicono di fare la prova stecchino però essendo all’ interno la purea di castagne non uscirà mai asciutto, quindi regolatevi.

Dopo sformato l’ho decorato appoggiando un vecchio centrino e spolverizzato con lo zucchero a velo, ci starebbe bene anche una glassa con all’interno frammenti di marron glacè..ma fate voi.

Consiglio la quantità di zucchero che ho usato io perchè altrimenti il “panettone” sarebbe tropo dolce.

Fetta lunga

Fetta corta, d’altronde come si fa a tagliare una stella? Certo, prima si tagliano le punte poi rimane il cerchio e si tagliano le fette, ma come ho fatto a non capirlo prima? 

Vi consiglio, a proposito di burro di visitare questo sito, è davvero interessante

Vi auguro un bel fine settimana.


Stollen: un “Concerto di Natale” a 4 mani…

Beh, forse abbiamo esagerato però è stato davvero un concerto di Natale a 4 mani,  perchè? Perchè lo Stollen è un dolce tipico Natalizio e, com’era già successo per i Kouloria, ho cucinato con Solema.

Per dirla tutta c’è stata qualche “stecca” ma poi le note sono tornate tutte al loro posto sullo spartito e ne è uscita una musica “dolce” e davvero tutta “da mangiare”.

Copio-incollo dal blog di Solema, la mia ormai nota “compagna di merende”, man mano in corsivo sottolineato metterò le variazioni “obbligate” (a causa di una lievitazione inaspettatamente precoce e generosa) e le nostre considerazioni e consigli sul cosa NON fare.

Abbiamo pensato, dal momento che lo Stollen non si presta a molte varianti, di giocare un pò con le forme e colori.

Abbiamo colorato il marzapane e lo zucchero a velo creando così gli “Stollen multicolor”.

Ci saranno molte foto, per il procedimento fa riferimento il post originale di Solema che è già stato modificato.

 Ingredienti x 3 stollen (ne abbiamo fatti 1 grande 3 midi 2 mini):

  • 750 gr. di farina forte,
  • 200 gr. di zucchero,
  • 1 bustina di lievito secco liofilizzato (25 gr di lievito di birra),
  • 280 gr. di latte tiepido**,
  • 250 gr. di burro morbido,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 1 cucchiaino di cardamomo,
  • 160 gr. uvetta,
  • 100 gr. di mandorle con la buccia,
  • 40 gr. di canditi misti,
  • 40 gr. di zenzero candito,
  • 80 gr. di albicocche secche morbide,
  • Rum q.b,
  • 2 uova,
  • Sale 5 gr.

Per spennellare:

  • 30 gr. circa di burro
  • Zucchero semolato q.b
  • Zucchero a velo q.b

In questa foto è suggestivo il “raggio” però la forma degli Stollen non è quella che dovrebbe essere, questo per il motivo che abbiamo specificato, lo stollen deve “allargarsi” anzi “spaparanzarsi” come dice la mia “Stollen-socia”

Procedimento:

fare il lievitino con 130 gr. di farina, 80 gr. di latte, 1 uovo e il lievito.

Sciogliere il lievito con 2 cucchiai di latte, a parte battere leggermente l’uovo, aggiungere il resto del latte, la farina, deve risultare una crema densa (come da foto da Solema).

Coprire e mettere a lievitare in luogo tiepido, fino al raddoppio, solitamente ci mette circa 40 minuti, questa volta ci sono volute 2 ore (il mio 35 minuti)

A questo punto, nell’impastatrice (ho usato la MDP) mettere il resto della farina, lo zucchero, la cannella, il cardamomo e il lievitino, dare una giratina e mettere il latte gradatamente (forse non serve tutto), deve risultare un impasto molto sodo (mi sono aiutata anche a mano).

Rimettere in funzione l’impastatrice, aggiungere il sale e l’uovo sbattuto leggermente e, quando questo sarà amalgamato, iniziare ad incorporare il burro, un pò alla volta, sempre con l’impastatrice in azione.

Quando tutto sarà ben “incordato”, mettere l’impasto in una terrina unta di burro, coprire e lasciar lievitare fino al raddoppio, ci sono volute 12 ore.   Ho messo a lievitare alle 20 e ripreso in mano la mattina dopo alle 8 circa.

Io ho messo a lievitare alle 23 e alle 5 di mattina usciva già dalla terrina, quindi ho messo l’impasto in frigorifero per fermare la lievitazione.

Sgonfiare delicatamente l’impasto e incorporare i canditi, le uvette, le albicocche che avrete messo in bagno nel rum la sera precedente tagliate in 4 o 5 pezzi, sgocciolati bene e all’occorrenza anche asciugati, incorporare anche le mandorle intere e dividere l’impasto in tre parti.

A questo punto con Solema abbiamo deciso di farli di diverse misure, io ho optato per 1 grande e 2 mini-stollen che ho infornato nello stampino da plum cake, lei con la sua metà (senza cardamomo) ne ha fatti 5 midi.

Sulla spianatoia infarinata iniziare a lavorarli uno alla volta, arrotolarli con le mani fino ad avere un cilindro, spianarne metà con il matterello e nel pezzo più grosso appoggiare il marzapane, che avrete preparato anzitempo o, come NOI acquistato :-)

Arrotolare anche il pezzo che  abbiamo spianato fino a coprire il marzapane.

Mettere gli stollen sulla teglia ricoperta di carta forno e dividerli con la stessa, appoggiare il mattarello sulla chiusura per sigillare al meglio.

Abbiamo notato alla fine che non va bene metterne tanti nella stessa teglia perchè, anche se divisi dalla carta, tendono a “sformarsi” , si allargano fino ad un certo punto e poi lievitano in verticale diventando una specie di Plum cake (buonissimi comunque ma l’ estetica non è il massimo)

Coprire con la pellicola (Solema mette un sacchetto per sotto vuoto aperto) e con una copertina e lasciare riposare anche qui fino al raddoppio. Ci sono volute circa 4 ore. Faccio lievitare nel forno spento con la luce accesa, ma riscaldato anticipatamente a 30°. (Noi ce la siamo cavata in meno di 2 ore)

Far cuocere nel forno preriscaldato a 170°C. x 15 minuti , a 160° per circa 40 minuti.

Appena cotti spennellarli abbondantemente di burro fuso, sempre abbondantemente spolverarli di zucchero semolato e subito dopo di zucchero a velo.

Stollen grande

Lasciar raffreddare e avvolgerli nella carta di alluminio, la ricetta originale vorrebbe, appunto, un riposo di almeno 2 settimane, ma ripeto, dopo aver fatto più prove, preferisco farli maturare per non più di 2 giorni.

Stollen Midi

La lavorazione sembra complicata ma non lo è, si può fare anche a mano, visto che a metà lavorazione l’impastatrice di Solema l’ ha abbandonata!!!

Con l’olio di gomito, tutto riesce…;-) …però con l’olio di 4 gomiti è meglio :-D

Aggiungiamo 2 foto, quelle dello Stollen grande (quello classico con anche il cuore di marzapane naturale),  prima dell’ultima lievitazione e prima di essere infornato.

Stollen ultima lievitazione.

Stollen da infornare.

Questo è il mini-stollen (nel mini stampino da plum cake) che abbiamo “infiocchettato” con un nastrino di marzapane…ce n’erano 2 ma 1 è stato mangiato di nascosto da un “topolino” di casa :-(


Lasagnetta di panettone con cavolini di Bruxelles, tagliatelle di farina di panettone per un Insolito Menù…

Ancora prima di ricevere il pacco da Loison con i panettoni il mio cervello si era messo in moto ed anche se io facevo e pensavo ad altro lui elaborava, così quando ho avuto davanti agli occhi tutto quel bendiddio sapevo già cosa fare.

Per il dolce la fantasia può galoppare senza problemi, se andate nel loro blog trovate anche la crema di panettone in tubetto.

Per il salato il discorso si fa più arduo e quindi più intrigante.

Lasagnetta di panettone con cavolini di Bruxelles.

I cavolini di Bruxelles,  perfetti!! Hanno sempre un retrogusto amaro e li ho immaginati sposati felicemente col  panettone.

L’idea era partita da un piatto che faccio spesso: cavolini saltati in padella con le acciughe ed il pane grattugiato, perchè non usare le briciole di panettone?

E provare a fare una lasagna? Ed anche una tagliatella? Si, però da dove parto? Dalla farina di panettone……what else?

Ingredienti per la pasta:

  • 100 g di farina di panettone  Loison ai marron glassè (ho scelto questo per la non presenza di canditi) ottenuta facendo asciugare in forno (ventilato) 3 fette sottili a 80°C., controllare di tanto in tanto, deve asciugare perfettamente ma non deve tostare.
  • 30 g. di farina 0,
  • 20 g. di farina di semola,
  • 1 uovo intero,
  • 1 albume,
  • qualche goccia d’olio evo (extravergine di oliva :-) )
  • 1 puntina di aceto bianco (segreto di Tiziana per legare la pasta).

Come fare la pasta:

macinare nel robot il panettone e ridurlo a farina, aggiungere le altre 2 farine ed amalgamare, unire poco alla volta il resto degli ingredienti e continuare (sempre nel robot) a miscelare, dapprima si formeranno delle grosse briciole ma poi la pasta si compatterà, azionare le lame ancora per qualche secondo poi formare una palla e coprirla a campana (vedi Simili).

Ingredienti per il ripieno della lasagna :

  • cavolini di Bruxelles (non do le dosi vi regolate a piacere),
  • ricotta di kefir (o altra ricotta),
  • panna di soia (o panna) q.b. a rendere cremoso l’impasto),
  • filetti di acciuga,
  • burro di soia (o altro),
  • briciole di panettone .

Come fare:

cuocere i cavolini come al solito in acqua bollente salata (non gettatela) ed immergerli in acqua fredda per conservarne il colore.

Tagliarne qualcuno a metà per la decorazione e  gli altri frullarli col minipimer assieme alla ricotta, l’acciuga spezzettata, se fosse troppo denso diluire con il liquido scelto.

Cuocere le lasagne nell’acqua dei cavolini e scolare.

Comporre la cocottina (la mia 8×8 cm.):

ungere la cocottina con il burro e cospargerla con le briciole di panettone, mettere sul fondo un quadrato di pasta, coprirlo con la crema di cavolini, e continuare fino ad esaurimento (io 4 quadrati di pasta).

Completare  spalmando poca crema, appoggiare i mezzi cavolini, nel centro mettere un filetto d’acciuga intero, spolverare con le briciole di panettone e qualche fiocchetto di burro.

Infornare a 200°C. per 15 minuti c.ca, fino a formare la crosticina.

Arriviamo alle tagliatelle per le quali mi sono ispirata  all’usanza della mia terra che propone spesso l’abbinamento semi di papavero-ricotta affumicata ed anche ai famosi “gnochi de susini” che vengono  proposti come primo piatto.

Io le ho pensate come dessert, certo la quantità del piatto è più adatta ad un primo ma voi sapete che qui sono 2 porzioni.

Per farle ho adoperato la stessa pasta, l’ho stesa ed ho fatto le tagliatelle (con la nonna papera), le ho cotte come al solito e condite con il burro chiarificato ed i semi di papavero leggermente tostati, una spolveratina di ricotta affumicata et voilà!!!


Biscotti di Londra, Stelle ripiene ed auguri di fine anno ….

BISCOTTI di LONDRA

Questi biscotti fanno parte dei regali ricevuti per Il mio grosso grasso Natale 2010 da Tiziana.

É una ricetta della suocera che li ha sempre chiamati così: Biscotti di Londra non chiedete il perchè….

Ingredienti primo strato:

  • 200  g. di farina 00,
  • 150 g. di burro,
  • 40 g. di zucchero,
  • 2  tuorli.

Ingredienti secondo strato:

  • 200 g. di mandorle o nocciole,
  • 100 g. di zucchero,
  • 3 albumi a neve.

Come fare:

impastare gli ingredienti del primo strato e stenderlo su uno stampo basso (30×30), tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unire gli albumi a neve mescolando lentamente dal basso verso l’alto, stendere  questo composto sul primo strato.

Infornare a 180° per 20’ circa.

Togliere dal forno e, prima che si raffreddi completamente, tagliare prima in senso verticale ogni 4 cm. e poi partendo da un angolo tagliare in senso obliquo, formando così delle losanghe.

Quando i biscottini saranno completamente raffreddati imbiancarli con un po’ di zucchero a velo.

Stelle ripiene

Ingredienti per la pasta:

  • 500 g. di farina 00,
  • 200 g. di burro,
  • 2 tuorli,
  • 200 g. di zucchero,
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • la buccia di 1 limone e di 1 arancia,
  • 1pizzico sale,
  • latte tiepido q.b. a rendere morbido l’impasto.

Ingredienti per il ripieno:

  • amaretti sbriciolati,
  • confettura di prugne (se fosse  troppo liquida  aggiungere qualche biscotto secco).

Come fare:

amalgamare gli ingredienti e stendere la pasta (non tanto sottile).

Ricavate delle stelle con 2 stampini, 1 più grande ed 1 leggermente più piccolo, al centro del più piccolo mettere un cucchiaino di ripieno e quindi chiudere con la stella più grande ( si possono ottenere anche delle mezze lune ripiegando un cerchio di pasta di 6 cm. premendo bene i bordi ripassandoli con la rotellina).

infornare a 200° per 15-20 minuti, devono rimanere piuttosto bianchi senza prendere  colore.

Cospargere  con lo zucchero a velo.


Pudding e Buon Natale.

Da “Canto di Natale” di Charles Dickens.

…..ma ora, mentre la signorina Belinda cambiava i piatti, la signora Cratchit lasciò da sola la stanza (era troppo nervosa per sopportare dei testimoni) per prendere il pudding e portarlo in tavola.

E se non fosse stato abbastanza cotto? E se si fosse rotto nel tirarlo fuori? E se qualcuno avesse scalato il muro del retro e l’avesse rubato mentre loro facevan la festa all’oca?……Una supposizione di fronte alla quale i due Cratchit più piccoli si fecero lividi!

Venne formulata tutta una serie di terrificanti ipotesi. Ecco! Una gran quantità di vapore! Il pudding era fuori dal catino.

Un odore come quello dei giorni di bucato! Questo era il panno. Un odore come di una trattoria porta a porta con una pasticceria, e con accanto una lavanderia! Questo era il pudding!

Dopo mezzo minuto entrò la signora Cratchit, rossa in viso ma sorridendo orgogliosa, con il pudding che pareva una palla di cannone chiazzata, tanto era duro e sodo, fiammante in un mezzo quartino di brandy cui era stato dato fuoco, e ornato in cima da un rametto di agrifoglio natalizio.

Oh, un pudding stupendo! Bob Cratchit affermò, e in tutta calma, che quello era il più grande successo che la signora Cratchit avesse realizzato dal giorno del loro matrimonio.

La signora Cratchit disse di dover ammettere, che ora che non era più preoccupata, di essere stata incerta fino all’ultimo sul dosaggio della farina.

Tutti avevano da dire qualcosa in proposito, ma nessuno pensò o disse che quello era un pudding piccolo per una famiglia numerosa.

Sarebbe stata una vera eresia e chiunque, tra i Cratchit, sarebbe arrossito al minimo accenno a una cosa simile.

Alla fine il pranzo si concluse, la tavola fu sparecchiata, fu ripulito il camino e acceso il fuoco. Venne assaggiata la miscela nella caraffa, e giudicata ottima, arance e mele furono poste sul tavolo e un’intera palata di castagne nel fuoco.

Poi tutta la famiglia Cratchit si raccolse attorno al focolare in quello che Bob chiamò un “circolo”, intendendo un semicerchio.

Al fianco di Bob Cratchit c’era tutta la scorta di bicchieri della famiglia: due bicchieri per acqua e una coppetta per la crema senza manico.

Eppure accolsero il liquido caldo versato dalla caraffa come se fossero calici d’oro.

Bob lo servì con sorrisi radiosi, mentre le castagne crepitavano e scoppiettavano rumorosamente (…)


Ho fatto il pudding l’anno scorso, questo, il più semplice dei tanti, realizzato con pochi ingredienti e cotto sul fornello ma, se voi l’avete, cuocetelo  sulla vecchia, cara e amata “stufa”.

Ingredienti:

  • 100 g di pangrattato (ho usato dei digestive rotti)
  • 80 g di farina autolievitante
  • 80 g di strutto o burro
  • 50 g di zucchero (omesso per la presenza dei biscotti)
  • 200 g di uvetta
  • la scorza grattugiata di 1 limone
  • 3 cucchiai di latte.

Come si fa:

unire in una ciotola tutti gli ingredienti (meno il latte) e mescolare bene.

Aggiungere un po’ alla volta il latte fino a rendere il composto soffice ma non appiccicoso. Lavorarlo sulla spianatoia infarinata e modellarlo in un cilindro lungo 15 cm.

Avvolgerlo in una carta forno e successivamente nella stagnola formando una caramella.

Riempire una casseruola a metà con acqua e portare ad ebbollizione.

Immergere la caramella, coprire e far sobbollire per 2 ore, aggiungendo acqua se necessario, scolare e lasciar riposare qualche minuto per eliminare completamente l’acqua.

Tagliare il pudding a fette e servire con panna o crema pasticciera.

Se avete fretta usate il microonde (la signora Scratchit non lo farebbe mai ;-) ):

mettere l’impasto in un contenitore adatto al microonde, coprire con la carta forno e cuocere alla massima potenza per 4/5 minuti (valida la prova stecchino).


Quadrotti di Stollen al papavero, un dolce modo per utilizzare questi splendidi semini….

Mi sono accorta di contribuire poco col mio blogghino alla cena della Vigilia o al pranzo di Natale.

Io ne avrei di idee, e che gustose e che scenografiche ma…. qui la serata della vigilia scorre come sempre, cena prestissimo, un pò di  divano, qualche sbadiglio e poi a nanna.

Ma insomma (direte voi) che vita grama :-(

No, non è così, ello lavora tutto il giorno e parla, parla, parla, bla bla bla…..la sera quando ritorna ha  perso l’uso della favella.

Io, essendo sola a casa e non praticando il soliloquio quando lui ritorna ho perso anch’io l’uso della favella così ci scambiamo qualche battuta senza senso e dopo una bella sonora risata ci guardiamo negli occhi e ci diciamo, quasi contemporaneamente: siamo proprio 2 dementi :-D

Ecco spiegato il motivo di questo mio “silenzio” gastronomico/natalizio.

Poi arriva il giorno di Natale, ello va a prendere lo “zio”, la suocera col cognato arrivano indipendenti (sempre in anticipo ed io sono ancora “grembiulata”  :-( ) ed il menù è sempre lo stesso:

Grande teglia di pasticcio fatto dalla suocera Emiliana (che vi assicuro è un delirio di sapori), zampone, cotechino, bondiola, lenticchie in abbondanza (lo zio porta via sempre una pentola, ma l’ho già detto), quest’anno lo zio che è rimasto orfano del suo “sparghert” ha sussurrato “me la fa la brovada?”

Così quest’anno il menù sarà più ricco.

Il panettone? Beh,  ho abbondantemente parlato del panettone vero? ;-) Ora devo solo aspettare il responso parentale.

Intanto lei dorme…..

Sono riuscita, nonostante la frenesia di questi giorni a fare questi “cubotti di Stollen” che mi avevano incuriosito sopratutto per la farcitura di pasta di semi di papavero che per me è una novità, anche per l’uso del preparato per budino che noi italiani sfruttiamo pochissimo.

Spesso questi semi finiscono negli e sugli impasti dolci e salati, tostati col burro fuso o usati come condimento su dolce e salato ecc.

Inizio con questa:

Pasta di papavero

Ingredienti:

  • 250 g. di semi di papavero macinati (o li macinate voi),
  • 375 ml. di latte.
  • 1 busta di preparato per budino alla vaniglia non zuccherato,
  • 125 ml. di latte,
  • 1 cucchiaio di burro morbido,
  • 1 tuorlo,
  • 100 g. di zucchero.

Come fare:

portare a bollore i 375 ml di latte con i 250 g. di semi di papavero che avrete macinato (se non li trovate già pronti).

Sciogliere il preparato per budino nei 125 ml. di latte, unire il burro, il tuorlo e lo zucchero, amalgamare bene,  unire al composto di papavero e portare ad ebollizione.

Far raffreddare.

Quella che avanzerà conservala in frigorifero ed usarla per farcire altri dolci a piacere.

E adesso:

Quadrotti di Stollen

Lo Stollen è un dolce Natalizio tipico della Germania che trovo facilmente anche dalle mie parti.

In fondo sono fortunata a vivere “incuneata” tra Slovenia e Austria, certo sono tagliata fuori dalle rotte che mi avvicinerebbero di più ad amici blogger e ad  eventi culinari importanti ed interessanti, ma non si può avere tutto quindi, io mi godo i mercatini di Natale dell’Austria e della Slovenia che mi permettono di acquistare ingredienti spesso introvabili in Italia tra questi, appunto, i semi di papavero, macinati e non, in grande quantità e a prezzi ridicoli :-)

Barattolo con mini-Stollen per il “Maestro”

La sera prima mettere in una ciotola:

  • 40 g di scorza d’arancia candita,
  • 40 g. di scorza di limone candita,
  • 100 g. di uvetta,
  • 50 g. di mandorle tritate,
  • i semini contenuti in un bacello di vaniglia,
  • 1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata,
  • 2 cucchiai di rum (omesso e sostituito da una fialetta aroma alchermes)
  • 2 cucchiai d’acqua (3)

quindi tritare i canditi, le mandorle, unire tutto agli ingredienti succitati e lasciar macerare tutta la notte.

Ingredienti per lo Stollen (teglia quadrata 20×20):

  • 300 g. di farina 00,
  • 7 . di lievito di birra secco,
  • 40 g. di zucchero a velo,
  • 100 ml. di latte,
  • 1 tuorlo,
  • 150 g. di burro,
  • sale,
  • 250 g. di pasta di papavero per farcire.

Come fare:

vi consiglio di mettere tutti gli ingredienti meno la pasta di papavero in un robot da cucina non con la lama tagliente (io ho il vecchio Braun ed uso la paletta di plastica) e di amalgamare bene tutto, unire il composto preparato la sera prima ed amalgamarlo.

Mettere in una ciotola, coprire con la pelicola e far lievitare al caldo per 40 minuti.

Dividere l’impasto a metà e stenderne una parte nella teglia (unta), fare uno strato con la pasta di papavero e chiudere con l’altra metà dell’impasto (che avrete steso sulla tavola infarinata) appoggiando la parte infarinata sulla crema al papavero.

Lievitare ancora 1/4 d’ora ed infornare nel ripiano centrale a 180°C.  per c.ca 35 minuti (se usate una teglia più grande  lo stollen sarà più basso, basteranno 25 minuti)

Sfornare ed immediatamente ricoprire con 50 g. di burro fuso e  spolverizzare con 20 g. di zucchero a velo.

Far raffreddare e ritagliare a cubetti di c.ca 2,5 cm. di lato.


Come andò a finire……

(Tratto dal racconto: Il canto di Natale di Charles Dickens)

Si vestì con i suoi abiti migliori e se ne andò per le strade. Proprio allora la gente usciva (…) e, camminando con le mani dietro la schiena, Scrooge guardava ognuno con un sorriso compiaciuto.

Pareva insomma così irresistibilmente gentile che due o tre persone di buon umore gli dissero: “Buongiorno signore! Buon Natale a voi!”, Scrooge affermò spesso in seguito che, di tutti i suoni gioiosi che avesse mai sentito, per le sue orecchie quelli furono i più gioiosi. (…)

Andò in chiesa, e camminò per le strade, e osservò la gente che si affrettava avanti e indietro, e accarezzò la testa ai bimbi, e conversò con i mendicanti, e guardò giù nelle cucine delle case e su alle finestre, e s’accorse che ogni cosa gli poteva far piacere.

Non aveva mai immaginato che una qualsiasi passeggiata – un niente – potesse renderlo tanto felice.

Nel pomeriggio volse i suoi passi verso la casa del nipote.

(…) “Sono io, tuo zio Scrooge, sono venuto a cena, vuoi lasciarmi entrare Fred?”.

Lasciarlo entrare! Fu un miracolo che non gli strappò via il braccio stringendogli la mano.

In cinque minuti si sentì come a casa sua, nulla poteva essere più caloroso. Sua nipote aveva esattamente lo stesso aspetto. Tale e quale era Topper quando arrivò. Tale e quale era la sorella paffuta quando arrivò.

Così erano tutti quando arrivarono. Splendida festa. splendidi giochi. splendido affiatamento, splendida felicità! (…)

Scrooge fece meglio di quanto aveva promesso. Fece tutto, e infinitamente di più, e per Tiny Tim, che non morì, fu un secondo padre.

Divenne un buon amico, un buon padrone, il migliore degli uomini che aveva potuto conoscere quella buona vecchia città, o qualsiasi altra buona vecchia città, paese o borgo nel buon vecchio mondo.

Alcuni risero nel vedere quella sua trasformazione, ma lui li lasciava fare senza curarsene: era abbastanza saggio da sapere che a questo mondo non è mai accaduto nulla di buono che in un primo momento qualcuno non abbia deriso; e sapendo che gente come quella era cieca in ogni caso, pensò che potevano pure strizzare gli occhi in un ghigno, piuttosto che mostrar la loro tara in forme meno piacevoli.

Anche il suo cuore rideva, e ciò gli bastava (…)

Ho seguito la ricetta di Roberto Potito, la trovate qui ma, prima di avventurarvi alla ricerca della pietra verde regalatevi o fatevi regalare una buona impastatrice …oppure, se volete rassodare le braccia, fate a mano come me…. :-)

Buona domenica!