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Pinza Triestina, per chi non ha planetaria, farine griffate e pregiudizi.

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La Pasqua è alle spalle e questo post potrebbe risultare fuori tempo massimo ma, dal momento che è, come si evince dal titolo, una ricetta facile, si può fare in ogni momento dell’anno.

Per conservarla come fosse appena sfornata basta, dopo fredda, porzionarla a fette e metterla in congelatore; io ricordo fette di pinza quasi secche, buone da matti, pucciate nel caffellatte della colazione o merenda.

La pinza Triestina, dolce della tradizione Pasquale (a Trieste non si può immaginare la Pasqua senza pinze e titole), ha un sapore ed un profumo particolari,  di quelli che non si dimenticano e che io, evidentemente, non avevo dimenticato perchè, dopo essermi fidata della ricetta della PINZA che mi aveva mandato Tiziana (lei ne ha fatto una produzione industriale accontentando figli, amici e parenti), pur con una dose di lievito di birra da far torcere il naso ai puristi della panificazione, l’ho fatta e quando l’ho sfornata il profumo era quello, il sapore era quello e quindi, sono risalita sulla macchina del tempo verso il mondo della Pinza          .

Non l’avevo mai fatta prima perchè la frase che avevo sentito mille volte pronunciare: meno mal che xe pasqua solo una volta l’anno perchè far le pinse xe ssai lavor (per fortuna che Pasqua sia soltanto una volta all’anno perchè ci vuole tanto lavoro per fare le pinze ), mi aveva tenuta lontana.

La pinza NON è soffice, non dev’essere alveolata, la pinza ha un impasto compatto, non lo dico per saccenza ma per memoria, almeno, la pinza della mia infanzia era così: profumava delicatamente di rum, aveva un bel colore giallo ed una consistenza che non si disperdeva in bocca in pochi secondi, la pinza ama farsi coccolare dalle papille, è una romanticona <3

Per onor di informazione ho fotografato le due ricette che ci sono sul libro La cucina Triestina di Maria Stelvio che mi ha accompagnata in tutti i miei traslochi; l’autrice dice che La bravura è di saper fare belle pinze con poco lievito, beh, allora Tiziana, sua cognata, e tutti quanti si sono tramandati la ricetta ed io in ultimis, non siamo bravi.

    collage pinze uso pasticceria-001         

Nel libro si trova anche la sua versione, questa:

 Collage ricetta pinza triestina alla Stelvio-001         

Prima di passare alla ricetta premetto che io l’ho fatta e rifatta tre volte, due con metà dose e l’ultima con la dose intera, con gli avanzi delle farine adoperate anche per la colomba, senza planetaria, con la macchina del pane (LIDL) funzione pasta ripetuta fino al raggiungimento della consistenza desiderata ma Tiziana ha impastato tutte le volte a mano, con ottimi risultati (vox populi ;-) ).

Quando mi accorgo di rischiare la dipendenza da moda e tecnologia in cucina, faccio un passo indietro e mi metto nei panni delle donne che non avevano tutte le nostre comodità.

Oggi sembra che, senza lievito madre, bimby, planetarie, abbattitori di temperatura il mondo della cucina si fermi, invece la cucina va avanti ugualmente, basta mettere alla sua guida donne appassionate e volonterose.

collage pinze triestine-001         

Ingredienti per 2 pinze da 600 g. e 2 da 300 g.:

  • 1 Kg di farina (così scrive Tiziana, io ho adoperato avanzi),
  • 100 g. di lievito di birra fresco,
  • 2 uova + 5 tuorli (preferibili con bel colore giallo),
  • 200 g. di burro,
  • 250 g. di zucchero (300),
  • 2 bicchieri di latte (da 1/8),
  • 2 cucchiai di rhum,
  • 15 gr di sale(18/20),
  • buccia grattugiata di 1 limone e 1 arancia non trattati,
  • 1 uovo per finitura.

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Come ho fatto, la versione di Tiziana nel link in fondo:

setacciare la farina e preparare il lievitino sciogliendo il lievito in un po’ di latte tiepido con 50 gr di zucchero, aggiungendo la farina necessaria a formare una pastella semiliquida, lasciar lievitare in luogo caldo per circa 10 minuti (collage 1).

Nel frattempo lavorare a crema il burro ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero, unire, uno alla volta i tuorli, le uova intere, la buccia degli agrumi.

Fare la fontana con la farina rimasta e versare al centro il lievitino, amalgamare ed unire il composto incorporando la farina ed aggiungendo il latte e il rhum tiepidi e, alla fine, il sale.

Se fate l’impasto a mano, impastare energicamente, come si lavora il pane, fino a quando la pasta non si staccherà dalle dita.

Se adoperate l’impastatrice saprete di sicuro come fare, con la macchina del pane, unire il composto di burro uova ecc. , poco alla volta, incorporandolo bene prima di aggiungerne altro e, dopo che avrete ottenuto un composto lucido ed elastico lasciarlo riposare nella macchina del pane o riporlo in una terrina coperta con la pellicola, lasciar lievitare per 30minuti.

Dividere il composto a metà o, se desiderate più pezzature, regolatevi a piacere e far lievitare finchè avrà raddoppiato il volume.

Lievitare per circa 3 ore, dopo ogni ora rilavorare l’impasto.

Disporre i panetti sulla placca del forno foderata con la cartaforno e con le forbici praticare un’incisione a forma di croce,tirando la pasta verso l’alto (io non sono ancora pratica e sono andata sbilenca), spennellare la superficie delle pinze con un uovo sbattuto e, se avete tempo, far lievitare ancora una volta prima, altrimenti infornare tranquillamente a 160° per 45 minuti.

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Alla prossima, per qualsiasi dubbio sono qui, la ricetta originale, tramandata nel tempo è questa.        


Presnitz: il Dolce di Sissi (Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach), Sissijina Slaščica, Der Sissi-Kuchen

Non ho fatto un corso accelerato per imparare le lingue ma, ho avuto la fortuna di trovare una rivista che tratta di turismo con le sue varie sfaccettature, itinerari, guide,  ristoranti, eventi, prodotti tipici e quant’altro possa interessare il turista d’oltreconfine che si trovi dalle parti di Trieste tutto corredato da cenni storici, piccoli “segreti”e molte informazioni interessanti.

Ogni articolo è scritto in lingua Italiana,  Lingua Slovena e Lingua Tedesca.

Sono le  lingue che accomunano 3 culture tra loro diverse ma anche molto vicine…

La storia del Presnitz è già nel web ma la voglio scrivere ugualmente perchè questa ricetta l’ho fatta ieri, così com’ è descritta ed è diversa da altre versioni, alla fine questi dolci tipici cambiavano a seconda di chi li preparava e di quello che era a disposizione.

Aggiungendo, togliendo o sostituendo qualche ingrediente si rendeva, alla fine, il prodotto unico e “personale”.

L’avevo fatto soltanto una volta adoperando la solita pasta sfoglia ma questa pasta mi ha incuriosita, è un pò/molto ricca e, credo si possa modificare  per alleggerirla, ma ho voluto farla esattamente com’è scritta, si ridorme col piumone quindi le calorie sono gradite, e poi, io non l’ho mangiato perchè ello l’ha portato dallo zio…comunque al ritorno si è sprecato con i complimenti, “da rifare”  e con questo è detto tutto ;-) ed ora il racconto, ricetta, storia ed abbinamento vini consigliati in tutte le 3 lingue.

All’ inizio dell’ottocento, tutta la città di Trieste si mise in movimento per accogliere l’Imperatrice d’Austria e Ungheria.

Una città in festa, spettacoli, gare e concorsi d’arte, artigianato e gastronomia.

Per l’occasione, una pasticceria del centro, creò un dolce, tipo ciambella con uvetta, pinoli e mandorle che portava la scritta: “se giri il mondo ritorna qui”.

Fu conferito a questo dolce il titolo di “Preis Prinzessin”, ovvero Premio Principessa, i triestini lo chiamarono subito “PRESNITZ” e restò il dolce tipico della città.

Gli ingredienti sono: frutta, noci, nocciole, mandorle, uvetta. pinoli, liquore, avvolti in un sottile strato di sfoglia.

Ingredienti per la pasta:

  • 500 g. farina 00,
  • 250 g. di burro fuso,
  • 90 g. di zucchero,
  • 3 uova,
  • 1/2 bicchiere di rum,
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per il ripieno:

  • 60 g di zucchero vanigliato,
  • 60 g. di uvetta ammollata in acqua tiepida, asciugata e leggermente infarinata,
  • 60 g. di noci,
  • 60 g. di mandorle,
  • 50 g. di canditi,
  • 30 g. di pinoli,
  • 35 g. di burro fuso.

Preparazione (tra parentesi le mie note personali):

impastare assieme la farina, il burro fuso, lo zucchero, il rum, il sale e, una alla volta, le uova.

(Al secondo uovo avrete la sensazione che possa bastare ma continuando ad impastare verrà assorbito tutto ed accoglierà anche il terzo uovo senza dover aggiungere altra farina.)

Formare la palla, coprirla con un tovagliolo  e farla riposare in un luogo tiepido.

Nel frattempo preparare il ripieno, tritando finemente la frutta secca ed amalgamate tutti gli ingredienti col burro fuso.

Stendere la pasta all’altezza di 1 cm. arrotolarla ed avvolgerla a spirale (consiglio di stenderla su un tovagliolo e renderla ancora più sottile, il tovagliolo vi agevolerà nell’arrotolare il dolce, piegarlo ed appoggiarlo sulla teglia senza che si rompa.)

Spennellare la superficie con uovo sbattuto ed infornare a 180°C. per 1 ora (forno statico)

Nota personale, il mio è un pò troppo “cicciottello”, il Presnitz si distingue dalla Gubana e Putizza sia per la pasta che non ha lievito e per la forma,  molto più sottile, allungata ed arrotolata a spirale…sarà per il prossimo ;-)

Abbinamenti con il vino:

suggerito l’abbinamento con la grappa di prugne o con un Colli Orientali del Friuli Verduzzo di Ramandolo o Verduzzo Spumante amabile, Recioto di Soave, Picolit (Collio Goriziano o Colli Orientali del Friuli).

Cenni storici e geografici:

il Presnitz assomiglia alla GUBANA per il ripieno fatto con uva passa e frutta secca.

É un dolce tradizionale del periodo pasquale, la cui forma a corona richiama quella di spine che cinge il capo di Cristo.

Sissijina Slaščica (Slovenska različica)

Celo mesto Trst se je na začetku devetnajstega stoletja vneto pripravljalo na obisk cesarice Avstrije in Madžarske.

Mesto je praznovalo, vrvelo od prireditev in umetniških, obrtnih kulinaričnih tekmovanj.

Da bi počastila visoki obisk, je neka slaščičarna v središču mesta ustvarila slaščico okrogle oblike z rozinami, pinjolami in mandeljni, na kateri je pisalo: “če bošobkrožil svet, se vrni sem”.

Slaščici so podelili priznanje Preis Prinzessin-Princesina nagrada.

Tržačani so slaščico takoj poimenovali “PRESNITZ” in postala je tipična za mesto.

Sestavine so: sadje, orehi, lešniki, mandeljni, rozine, pinjole, liker, vse skupaj pa je ovito v tanko plast testa.

Sestavine za testo:

  • 500 gramov moke,
  • 250 gramov masla,
  • 90 gramov sladkorja,
  • 3 jajca,
  • pol kozarca ruma,
  • sol.

Sestavine za nadev:

  • 60 gramov vanilijevega sladkorja,
  • 60 gramov rozin, ki smo jih predhodno namočili v mlačni vodi, osušili in rahlo omokali,
  • 60 gramov mandeljni,
  • 60 gramov orehov,
  • 60 gramov lešnikov,
  • 50 gramov kandiranega sadja,
  • 30 gramov pinjol,
  • 35 gramov masla.

Priprava:

zamesimo skupaj moko, stopljeno maslo, sladkor, rum in sol in nazadnje tudi jajca, eno po eno.

Testo naj počiva na toplem, pokrito s platneno krpo.

Medtem združite na drobno narezano sadje s stoplijenim maslom in rozinami ter polijte dobljeno maso na približno centimeter debelo, razvaljano testo.

Zavijte slaščico in jo oblikujte v spiralo,  jo na skrbno namaščenem in pomokanem pecaču položite v na 180°C. stopinj Celzija segreto pečico in pecite približno eno uro.

Še preden Presnitz date v pe pečico, ga lahko namažete s stepenim jajcem.

Seznanjanje vino:

predlagamo slivovko ali vina z vzhodnih Furlanskih gričev, kot so Verduzzo di Ramandolo, Verduzzo Spumante amabile, Recioto di Soave, Picolit – (Goriška brda ali vzhodni Furlanski griči).

Zgodovinski in gografski podatki:

Presnitz je podoben klasični GUBANI, zaradi nadeva iz rozin in suhega sadja, tradicionalno pa je na tržaških mizah okrog Velike noči, kajtinjegova oblila spominja na Kristusovo krono.

Der Sissi-Kuchen (Deutsch Version)

Zu Begin des 19. Jahrunderts setzte sich die gesamte Stadt Triest in Bewegung un die Kaiserin von Österreich und Ungarn zu empfagen.

Eine ganz Stadt in Festlaune, Vorstellungen, Wettewerbe und Kunstbewerbe, Handerwerk und Gastronomie wurden geboten.

Eine Konditorei im Zentrum erfand anlässich diese Besuches einen Kuchen, ähnlich eines Kranzkuchens mit Rosinen, Pinienkernen und Mandeln und der Aufschrift  “Wenn du die Welt umreist, komm hierher zurück”.

Die Triestiner nannten ihn sofort “PRESNITZ” und er ist noch heute der typische Kuchen dieses Stadt.

Die Zutaten sind: Früchte, Nüsse, Mandeln, Rosinen, Pinienkernen, Likör, all das von einem dünnen Blätterteig umhüllt.

Zutaten für den Teig:

  • 500 Gramm Mehl,
  • 250 Gramm Butter,
  • 90 Gramm Zucker,
  • 3 Eier,
  • 1/2 Becher Rum,
  • Salz.

Für die Füllung:

  • 60 Gramm Vanillezucker,
  • 60 Gramm Rosinen, die zuvor in warmes Wassereingeweicht, abgetrocknet und leicht in Mehl gewaltz wurden,
  • 60 Gramm Walnüsse,
  • 60 Gramm Haselnüsse,
  • 60 Gramm Mandeln,
  • 50 Gramm kandierte Früchte,
  • 30 Gramm Pinienkerne,
  • 35 Gramm Butter.

Zubereitung:

Mehl, weiche Butter, Zucker, Rum, Salz und die Eier zu einem Teig kneten.

Den Teig an einem warmen Ort rasten lassen.

Die zerkleinerten Frückte mit der flüssigen Butter und den Rosinen mischen und alles auf den ausgerolten ca,. 1 cm dicken Teig geben.

Den Teig einrollen und zu einer Spirale wickeln.

Bevor man den Presnitz in den Ofen schiebt (180°C.), die Oberfläche mit einem gequirlten Ei bestreichen.

Weinbegleitung:

eine Empfehlung ist der Pflaumengrappa oder ein Verduzzo der Colli Orientali del Friuli von Ramandolo oder ein lieblicher Spumante Verduzzo, Recioto di Soave, Picolit (Collio Goriziano oder Colli Orientali del Friuli).

Historische und geografische Hinweise:

Er ähnelt wegen der Füllung mit Rosinen und den Trockenfrüchten dem klassschen Gubana (friulaner Reinling).

Es ist ein traditioneller Kuchen für die Osterzeit, dessen kronenförmige Art an die Dornenkrone Christus’ erinnert.

É stato impegnativo, più scrivere il post, che fare il dolce ma ne è valsa la pena e sono soddisfatta, unico rammarico di non conoscere realmente le lingue che mi proietterebbero completamente nei luoghi e nelle tradizioni che tanto amo.


Buona Pasqua con le “Titole”

Mai come quest’anno percepisco tra le generose, fantasiose dispensatrici di ricette e idee (leggi foodblogger ;-) ) il desiderio di tenere vive le tradizioni, di voler ripetere i gesti antichi delle nonne e mamme che nel tempo hanno raccolto sul tavolo gli stessi ingredienti e li hanno riuniti in un simbolico abbbraccio.

Dolce o salato, unico comun denominatore festeggiare la “Resurrezione”, la certezza che dopo la sofferenza si  ritorna a vivere, che non è mai tutto perduto e trasmettere tutto questo ai bambini e coinvolgerli nel “forgiare” le forme caratteristiche.

Se penso alla mia Pasqua bambina sento ancora  il profumo delle “Pinze” che si espandeva tra le vie della città sospinto da leggere raffiche di bora anche negli angoli più remoti, allora capivo che era arrivato il momento, stava arrivando la Pasqua.

Oggi i simboli delle feste sono presenti tutto l’anno ed è normale mangiare il pandoro ed il panettone a ferragosto, la colomba a novembre e la strage di agnelli dura tutto l’anno e non contenti ne importiamo anche.

A me piaceva molto l’agnello ma da quando li ho visti nel gregge durante la transumanza che passa da queste parti e lo sguardo dei capretti di Danilo mentre mangiavano il pane dalle mie mani no, non ne mangio più.

Ma torniamo alle titole, vengono fatte con lo stesso impasto della pinza, si forma una treccia ed alla sommità si inserisce un uovo sodo (io l’ho cotto a metà) colorato di rosso, almeno io così le ricordo.

Ho deciso all’ultimo momento e, sbagliando, ho tradito il mio libro della cucina triestina e mi sono affidata a questa ricetta, scoprendo in corso d’opera che il burro citato nella lavorazione era assente dalla lista degli ingredienti (per fortuna che è il sito di una scuola alberghiera ;-).

Mi sono immaginata bambina, in ginocchio sulla sedia a tormentare la mamma affinchè mi regalasse un pò di pasta per fare la “mia” titola..e così, da grande ho realizzato questo piccolo sogno ed ho creato queste forme.

Questa colombina, appena cotta mi ha fatto capire di voler volare via……

..e così l’ho mangiata immediatamente, intingendola nel te dopo averla spalmata con la mia marmellata di pere e lavanda per non venir meno alla tradizione di “dispensatrice di ricette” (leggi foodblogger :-D )

Buona Pasqua a voi.


La Pastiera Napoletana.

 

Quella per Vicenza

Il mio primo incontro con la pastiera risale a moltissimi anni fa, ricordo che andai a trovare un’amica e sua madre mi offrì una fetta di pastiera che aveva portato da Napoli e che aveva conservato, tagliata a fette, nel congelatore.

Me ne innamorai immediatamente e conservai segretamente questa passione nella mia mente e nelle papille gustative.

Per anni mi portai dietro le fotocopie di una ricetta che non eseguii mai, in quegli anni era quasi impossibile trovare a Trieste il grano cotto e la mia passione per la cucina non era ancora maturata per cuocerlo da me.

Finchè ello mi portò alla Metro e lì comperai il grano cotto (zazà il suo nome).

Sul retro del barattolo la ricetta, letta e fatta e da quel giorno ciclicamente ello la richiede.

L’unico problema è la foto della fetta e la non spolverata di zucchero a velo (quella coi cuori andava a Vicenza), le pastiere della foto erano destinate una (la piccola) ad una conoscente e l’altra ad un collega di ello, quindi non ho potuto violarle.

Ingredienti ricetta originale, tra parentesi la mia versione per una teglia da 24 ed una da 20 (o 1 da 32):

  • 700 gr. ricotta di pecora,
  • 400 gr. grano cotto (500),
  • gr. 600 di zucchero (500),
  • 1 limone (omesso),
  • gr. 50 di cedro candito, gr. 50 di arancia candita, gr. 50 di zucca candita (150 soltanto cedro),
  • gr. 100 di latte (300),
  • gr. 30 di burro o strutto (1 cucchiaio di burro),
  • 5 uova intere + 2 tuorli (7 + 3),
  • una bustina di vaniglia (stecca),
  • un cucchiaio di acqua di fiori d’arancio,
  • pizzico di cannella (facoltativo) omesso.

 

Quella piccola.

Ingredienti per la pasta frolla che adopero solitamente per la pastiera:

  • 500 g. farina,
  • 200 g.  zucchero,
  • 200 burro,
  • 3 uova,
  • buccia d’ arancia grattugiata.

 

Come fare:

il giorno prima preparare la frolla nel solito modo senza lavorare troppo l’impasto e riporlo in frigorifero.

Mettere il grano, il latte, la stecca di vaniglia ed il burro in un tegame e far bollire fino a farlo diventare  crema.

Quando il composto sarà raffreddato unire la ricotta, lo zucchero, le uova intere + i tuorli, i canditi e l’acqua di fiori d’arancio e frullare il tutto.

Preriscaldare il forno a 200°C.

Stendere la pasta nella teglia, versare il composto di grano e decorare la superficie a striscioline o come vi va.

Cuocere fino alla doratura della pasta, spegnere il forno e lasciarla all’interno per farla asciugare, questo è il procedimento che consigliano e che funziona, quella della foto è forse troppo colorita.

Quando faccio la teglia grande taglio le fette e le metto in congelatore, basta tirarle fuori qualche ora prima, provare per godervi la pastiera tutto l’anno.

  Alla prossima.


La Pizza di Pasqua diventa Colomba e vola in Abruzzo.

 Tutto è iniziato leggendo nei blog ed oggi stanno volando verso l’Abruzzo tante, ma tante colombe da formare un’enorme nuvola che non oscura il sole ma lo illumina ancor di più.

Queste colombe sono il pensiero di chi vuole, nel giorno di questo triste anniversario, essere vicino a chi ha perso i suoi cari, la casa, il lavoro ed il sorriso, il loro battito d’ali sarà la colonna sonora di questa giornata e sarà bello, al loro arrivo, riveder sorridere  chi sa di non essere più  solo.

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Il mio pacco è arrivato tempo fa e le colombe sono volate via subito, ma oggi volevo esserci anch’io e allora ritrovandomi con la Pizza di Pasqua quella che sta preparando la signora nella foto ed i pezzi di cioccolato di un uovo che è stato maltrattato durante il viaggio ho cercato ispirazione qui ed ho fatto un budino.

Ingredienti per 6 stampini piccoli ed uno medio:

  • 250 g di Pizza di Pasqua Sorelle Nurzia
  • cialda di pizza  ritagliata a forma di colomba… e tostata in forno,
  • 1/2 litro di latte di soia,
  • 1 uovo piccolo,
  • 1 cucchiaio di miele di castagno,
  • 60 g tra noci e pinoli

Per la glassa al cioccolato:

  • 100 g di cioccolato dell’uovo delle Sorelle Nurzia,
  • 1 cucchiaio di miele di castagno,
  • 2 cucchiai d’acqua.

Come ho fatto la cialda:

ho tagliato con l’affettatrice delle fettine sottili di pizza, ho ritagliato una sagoma di colomba compatibile con la grandezza della fetta ed ho sagomato le fette, le ho tostate per qualche minuto nel forno.

Come ho fatto il budino:

ho spezzettato la pizza e l’ho coperta con il latte di soia bollente, quando ha assorbito tutto il liquido ho aggiunto il miele, l’uovo ed ho frullato il composto rendendolo cremoso.

A questo punto ho aggiunto la frutta secca, ho amalgamato ed ho versato negli stampini imburrati.

Ho infornato a 180°C per 35 minuti, lo stampo più grande 45 minuti.

Ho sformato i budini tiepidi e li ho glassati.

Come ho fatto la glassa:

ho sciolto il cioccolato a bagnomaria, ho aggiunto il miele e l’acqua, ho amalgamato il composto e quando è risultato lucido l’ho versato sui budini.

Con le cialde avanzate ho formato una millefoglie farcita con una crema ai semi di papavero e cioccolato bianco e coperta con la glassa al cioccolato.

Per la crema al papavero:

  • 50 g di semi di papavero macinati,
  • 80 g di cioccolato bianco,
  • 300 ml di panna,
  • 150 ml di latte,
  • 1 cucchiaino di zucchero vanigliato,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 2 cucchiai di rhum,
  • 3 fogli di gelatina, 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di arancia e limone.

Come fare:

metttere in ammollo la gelatina,

bollire il latte con il papavero, i 2 zuccheri, il rhum, il sale, la scorza degli agrumi.

Spegnere, aggiungere la gelatina scolata e strizzata ed amalgamarla alla crema.

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria, incorporarlo al composto, frullare con il mixer ad immersione.

Montare la panna ed unirla alla crema che intanto si è raffreddata.

Riporre in frigorifero per 3 ore.

Comporre il piatto alternando le  cialde  con ciuffetti di crema al papavero e versare la glassa preparata in precedenza.

Vola, colomba, vola.


Colomba allo zenzero.

Ecco la  colomba per  il contest di Babs, sulla base della colomba sperimentata giorni prima, ho sostituito la vaniglia con lo zenzero in polvere e l’arancia con cubetti di  zenzero candito.

L’idea della glassa l’ho presa da Paoletta, l’abbinamento del cioccolato bianco con la panna acida (che ho la fortuna di trovare pronta) è perfetto.

A questa insolita glassa ho aggiunto soltanto un cucchiaino di zenzero in polvere per avere il gradevole sentore di limone piccante che rilascia.

Dopo averla spalmata sulla colomba ho decorato con semi di papavero e semi di zucca tritati..così..per una nota di colore e di croccantezza!

Unico appunto, secondo me, la cottura prolungata di qualche minuto ha colorato troppo la superficie.

Forse è una colomba inconsueta e “trasgressiva” ma senz’altro perfetta per le/gli amanti dello zenzero!


Vola, colomba, vola.

Quale primo approcio con la realizzazione della colomba ho optato per questa  versione di Papum, consigliata da Maria61 che l’aveva già realizzata con successo.

Mi è sembrata meno articolata della versione delle Simili  (Pane e roba dolce) e più adatta alle mie ancora zoppicanti conoscenze.

Non bastano l’entusiasmo,  la passione e la fortuna del principiante per riuscire a panificare e  fare dolci con il lievito madre, farli bene intendo.

Certo, ho letto, ho guardato nei blog dei maestri però, quando hai le mani in pasta le cose cambiano, non c’è altro da fare che provare, provare ed ancora provare.

Trovo difficili da capire certi procedimenti di chi fa questo mestiere e la mancanza dell’impastatrice mi obbliga a scegliere soluzioni alla mia portata.

Scrivo questo perchè, come facevo io fresca di internet, cercavo nei blog ricette realizzabili e, questa colomba è stata per me una perfetta pista di lancio.

Questa sera inizio un’altra prova,  di sera sì, perchè queste le ho iniziate la mattina, quindi mi sono trovata la sera con  il secondo impasto da fare, troppo stanca per pensare di stare a vegliare le colombe tutta la notte ed ho optato per il riposo in frigorifero.

Altre cose da rivedere qui sotto:

il riposo di 4 ore , nel mio caso, non sono state sufficienti, ma l’arrivo degli ospiti era imminente ed i giochi erano fatti.

La glassa troppa e troppo liquida.

La cottura eccessiva,  e per paura di bruciacchiare la glassa ho infornato nel ripiano appena sotto la metà cuocendo troppo il fondo.

Malgrado tutti questi intoppi le colombine sono volate via, una nelle bocche degli ospiti ed ello ed una è stata donata.

Le foto di rito: colomba tagliata, sezionata e quant’altro, in questo caso non ci sono.

Non mi sembrava educato rivoluzionare un gradevole e sereno pomeriggio in compagnia trasformando il tavolo in set fotografico.

Quello sotto è il mio passo-passo, nel blog di Papum troverete le foto di una produzione più grande quindi non spaventatevi, le dosi indicate bastano per le 2 colombe della foto.

Tra parentesi ho messo le mie piccole varianti, per impastare ho usato la MDP, dopo l’esperienza del pandoro che ho impastato a mano con un risultato mediocre ho preferito delegare.

PRIMO IMPASTO:

  • 135 g di lievito madre (il mio era stato rinfrescato la sera prima),
  • 390 g. farina Manitoba,
  • 155 g. di burro,
  • 105 g. di zucchero,
  • 3 tuorli,
  • 150 g.di acqua g 150 +  50  g. poco per volta.

SECONDO IMPASTO:

  • il primo impasto ( kg 1 circa),
  • g. 85 farina Manitoba,
  • 15 g. miele,
  • 4 g. di sale (omesso perchè ho adoperato il burro salato),
  • 30 g. di zucchero,
  • 3 tuorli,
  • 30 g. di burro fuso g 30 (sostituito con il burro salato),
  • vaniglia q.b. (1 cucchiaino di vaniglia bourbon),
  • scorza d’arancio grattata o aroma arancio q.b (polvere d’arancia),
  • 300 g. di cubetti d’arancio (ho usato 150 g di fette d’arancia disidratata tagliate a cubetti).

PROCEDIMENTO I° IMPASTO:

impastare il lievito con le uova per 5 minuti,

aggiungere lo zucchero sciolto nei 150 gr di acqua, il burro e tutta la farina.

Quando la pasta sarà amalgamata, aggiungere poco per volta l’acqua rimasta ( gr 50 )

Quando ha assorbito tutta l’acqua,

mettere in un recipiente e lasciare lievitare per 12 ore in un posto caldo coperto con un telo.

PROCEDIMENTO 2° IMPASTO:

insieme al primo impasto vanno aggiunti :

farina, miele, sale e zucchero.

quando la pasta si è legata ed ha formato una palla, aggiungere i tuorli 1 alla volta facendo assorbire prima di versare gli altri.
Versare poi il burro fuso (non troppo caldo) in 2 o 3 volte,
quando è tutto amalgamato, aggiungere i  cubetti d’arancio e impastare quel tanto che basta per  incorporarli.

Fare riposare per 1 ora coperto con un panno,

arrotolate la pasta su se stessa ( incartare )

girate il pezzo e incartate ancora

incartate (una volta solo) in modo che il taglio risulti all’interno (per questo procedimento vi rimando al passo passo di Papum)

tagliate il pezzo a metà

con una parte formate le ali

e mettetele nello stampo

formate il corpo

e appoggiatelo sulle ali (povera colomba..mi sembra “stortignaccola” )

mettete a lievitare per 4 ore in ambiente caldo.

Lasciate asciugare leggermente la superficie.

Nel frattempo preparate la:

GLASSA PER COLOMBE:

  • 30 g. di mandorle amare ( armelline ) (omesse),
  • 15 g. di mandorle,
  • 10 g. di pinoli,
  • 225 g. di zucchero,
  • albume q.b.

PROCEDIMENTO:

Tritate tutte le parti secche con lo zucchero.
Aggiungete l’albume fino ad ottenere un impasto morbido da poter spremere con la sacca (l’ho spalmata con un pennello), l’ho fatta troppo liquida ed ho dovuto rimuoverne un po’ (altro punto da rivedere).

le mandorle

la granella di zucchero

lo zucchero a velo

cuocere a 180° per 50 minuti ( regolatevi in base al forno che avete )


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