Lo Chef Giulio Grotto e Chef Fabiana del Nero.
Sono proprio una donna fortunata, vivo in un posto magnifico, svegliata da cinguettii, respiro il profumo dell’erba appena tagliata che si trasformerà in fieno.
Ho un’amica che sale su un treno apposta per venire da me e che, dopo aver conosciuto la mia Perla ed assaggiato il mio meraviglioso sciroppo di fiori di sambuco (scusate ma è davvero buonissimo
), mi fa conoscere un giovane Chef che, col Giappone nel cuore, è approdato a Cividale, ed è proprio in questa città Longobarda, Patrimonio dell’UNESCO, che Giulio Grotto realizza il sogno di avere una cucina tutta per lui, trovandola all’ Enoteca De Feo.
Un’antica e rinomata enoteca che non ha mai perso il prestigio, neanche con gli inevitabili passaggi di gestione ma, si sa, Cividale sa mantenere in vita le eredità ricevute dal suo passato…
Il menù è mensile, nel rispetto della stagionalità, immancabile, sempre che il mercato lo permetta, il tonno fresco, verso il quale lo Chef prova un tangibile affetto, ma ora andiamo a tavola, il sole, finalmente ha capito che avevamo bisogno della sua luce e del suo calore e ci accomodiamo all’aperto, sulla via Ristori detta anche:
Per andare al mercato.
Mangiare, alzare lo sguardo e vedere questo scorcio non ha prezzo.
La cura del dettaglio, come tovaglietta la vecchia stampa di una fattura ed anche un tovagliolino di carta diventa raffinato con un nastro di raso.
Il Pane di Giulio.
Non c’è coperto senza pane, e che pane!!! Giulio, alla fine ci ha anche svelato la ricetta ma non ci sembrava carino prendere carta e penna e così ora arriverà via mail, non vediamo l’ora per riproporvela, io ho anche la fortuna di poter conoscere il Signor Giorgio del Mulino Cudicio con il quale lo Chef sceglie le miscele adatte alle varie preparazioni.
Un inizio ricco di promesse: crema di piselli con pan brioche, crema di mozzarella di bufala e chips di patate.
Tagliolini al nero con ragout di gamberi e scampi (divini).
Manzetta bruciata con verdure alla griglia.
Pesca Thai, spuma di pesche e profumo di lemongrass e… sorprese…
Le sorprese sono, in fondo al bicchiere una gelatina ottenuta con un’alga, briciole di amaretto fatto da Giulio e zenzero candito.
La dolce conclusione.
Alla fine un caffè e un biscottino fatto da Giulio, un’ ulteriore coccola prima di dirigersi verso il Ponte del Diavolo.
Un posto magico dall’ acqua verde smeraldo popolata di trote e piscina naturale per le anatre.
Trote e anatra Natisone.
Foto di Fabiana Del Nero con potente zoom.
Foto accantoalcamino con zoom medio.
La leggenda narra che il diavolo promise di costruire il ponte in una notte in cambio dell’anima del primo essere vivente che l’avesse attraversato, si dice che lo fece un gatto nero.
James Joys, che visse anche a Trieste, scrisse un romanzo che, si vocifera, fosse ispirato proprio a quella leggenda: il gatto e il diavolo.
Alla fine il diavolo si prese cura del gatto, ridandogli dignità e amore e diventando più buono, e così abbiamo anche il lieto fine.
No Fabiana, non farlo, hai ancora un’infinità di finger food da inventarti e poi dobbiamo ancora andare a trovare lo Chef stellato Emanuele
































































