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Torta mousse al cioccolato, caffè e cardamomo: far di rivisitazion virtù.

torta mousse caffè cardamomo  rotonda alto

Il bello del blog è che puoi festeggiare il compleanno per molti giorni (questo scrivevo ieri poi c’è stato il divertente intermezzo), non l’ ho mai fatto, anche l’anno scorso il giorno dopo sono passata ad altro,  avrò raggiunto la consapevolezza di una illusoria maturità?

Ma oggi si cambia, e mi avventuro nel mio sessantesimo anno con una torta al caffè,

Questa mousse è, appunto, una delle tante possibili rivisitazioni che si possono applicare ad una ricetta, forse è più appropriato dire personalizzazioni, se volete vedere l’altra versione guardate qui  (in quel caso avevo sostituito il cacao amaro con il caffè solubile).

Io ho unito al caffè  il cardamomo che è un abbinamento peccaminoso e raffinato (vedi gorilla post precedente ;-) ).

Mi limito a fare un copia incolla della ricetta aggiungendo, appunto, questa spezia e, a proposito, anche il caffè è una spezia, ora sta solo a noi aprirgli nuovi percorsi, dolci o salati che siano.

torta mousse caffè lingotto2

  • 2 uova,
  • 110 g.  di zucchero,
  • 150 g.  di cioccolato fondente (il mio al 70%),
  • 80 g.  di burro,
  • 30 g.  di caffè solubile (la torta nasce con il cacao amaro),
  • semini di cardamomo pestati nel mortaio,
  • polvere d’oro alimentare per decorare,
  • chicchi di caffè per decorare,
  • bacche di cardamomo per decorare.

collage

Come fare:

accendere il forno a 160°C., montare i tuorli con lo zucchero ed a parte gli albumi a neve.

Spezzettare il cioccolato e farlo sciogliere a bagnomaria assieme al burro, al caffè solubile e qualche semino di cardamomo pestato nel mortaio.

Versare i tuorli sul cioccolato ed amalgamare delicatamente, togliere dal bagnomaria ed incorporare delicatamente gli albumi.

Versare il composto in una tortiera imburrata ed infarinata e cuocere per 40 minuti; se volete fare delle mono porzioni calcolate una cottura sui 25/30 minuti.

Far raffreddare, sformare e decorare a piacere.

torta mousse caffè cardamomo  rotonda

N.B.: la polvere dorata è senza glutine in quanto contiene solo amido di mais.


Dolce di fichi e yogurt, direttamente da Pinterest e 4 risate per il week end.

torta di fichi mia-001

Che google fosse un pò bizzarro con le traduzioni non è una novità ma poche volte mi è capitato di ridere così tanto nel leggerle.

Solitamente chiedo ad ello di leggermele mentre faccio altro (così capisce se la ricetta è di suo gradimento), e così è stato anche questa volta.

Spesso si burla di me e mi legge strafalcioni o mi cambia gli ingredienti e non ho badato a quando mi ha letto questo passo:

*Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.*

Io ve lascio così, in purezza, come si suol dire, vi metto anche il link del blog da dove l’ho presa e buon lavoro, alla fine farò alcune considerazioni.

Yogurt Cake fa quasi la stessa cosa, non ci richiede troppo lavoro e concentrazione.
Arricchito con cannella e zenzero delicatamente introdotto in autunno aura.
Quindi tagliare alcuni pezzi, nascondere la scatola e andare a fare una lunga passeggiata :)

ingredienti:

(Modulo di biscotti, dim. 10,5 centimetri x 29,5 cm)
1,5 tazze di farina
2 cucchiaini di lievito in polvere
1/2 cucchiaino di cannella
pizzico di zenzero
2 uova (taglia L)
3/4 di tazza di zucchero
50 g di burro, fuso
1/2 tazza di spessore yogurt naturale
la scorza grattugiata di un limone
3 fichi

creato da:

Preriscaldate il forno a 180 gradi.
La forma dei biscotti insegna carta da forno.
Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.

In una ciotola setacciare la farina, il lievito, la cannella, lo zenzero, mescolare bene gli ingredienti.

In una seconda ciotola, mescolare le uova e lo zucchero per qualche minuto.
Versare raffreddato il burro, lo yogurt aggiungere la scorza di limone e mescolare.
Versare il composto di farina con additivi, mentre, fino a quando combinati.
Torta traduce in uno stampo, viene livellato superficie, disporre in due file di frutta a fette.
Cuocere per circa 35-40 minuti per “asciugare bastone”.

Torta prima di servire si può cospargere con zucchero a velo.
Enjoy :)

torta di fichi da infornare1-001

La teglia di quella misura l’ho fatta da sola con un vassoio di alluminio, probabilmente ho sbagliato sito dove leggere la conversione da cup in tazze, ho messo troppa farina  ed il mio impasto è risultato molto solido, l’ho diluito con un pò di latte.

Solitamente i composti da plum cake sono più fluidi, ci riproverò perchè è comunque un dolce di facilissima esecuzione e con svariate possibilità di rivisitazione.

Facendola come l’ho fatta si può farcirla a metà con della frutta a scelta e coprire con altro composto che si è sicuri che la frutta non affonderà in cottura, io ho aggiunto anche un pizzico di sale, ho ridotto lo zucchero ed ho messo la buccia d’arancia.

I fichi (mutandine) devono essere più di 3 o fichi molto grandi, come succede a volte nel web, le ricette sono da interpretare, questa è da fare.

torta fichi interno-001

Vi consiglio di andare a vedere il post originale, io mi vergogno a pubblicare la foto, le mie sfigurerebbero, buon fine settimana a tutte/i.

Dimenticavo, la traduzione è dal polacco :-D


Torta con Granny Smith, Cardamomo e Mandorle, di Sigrid.

torta sigrid decorata-001

Buongiorno, avrei tante cose da scrivere oggi, vorrei raccontarvi dello scorso sabato a Fiumicello, ed ancora parlarvi e farvi vedere le foto del pane pugliese e i lampascioni che padre e figlio di Bari ci hanno mostrato con orgoglio, ed ancora del caciocavallo e un canestrato della Lucania, con poco colesterolo e senza glutine, ci teneva a dire il venditore; lo scriva, abbiamo detto in coro con Tiziana, vedrà che la gente si fermerà, ci sono tanti celiaci oggi giorno ed è un valore aggiunto dimostrar loro attenzione.

Vorrei parlarvi ancora di pesche e di emozioni nel rivedere i luoghi della mia fanciullezza, così cambiati che mi sono persa più volte (ma a Tiziana non ho detto nulla, lo scoprirà leggendomi :-P )

Vorrei descrivere cosa ho provato, dopo tanto tempo a trovarmi fra tanta gente, e di come sia cambiato, da allora, il significato di Sagra, ma sono troppe cose assieme e so che è estate ed i cervelli sono in vacanza, quindi, per chi ama il cardamomo e non spegne mai il forno, neanche in agosto, ecco una buonissima e profumatissima torta di mele, con le Granny Smith, nel  link troverete un pò della loro storia, sapete che amo scoprire le origini dei prodotti che mi ritrovo in mano.

Queste sono le Granny Smith dello zio, fotografate nel agosto del 2010.

Granny Smith zio pianta

La  torta non è una mia creazione ed  anche questa  ha una storia: mi sono trovata il suo link nella posta anni fa, chi conosceva il mio fresco e audace innamoramento per il cardamomo e la  scontentezza per le mie foto, pensò di mandarmelo affinchè vedessi che anche la grande cavoletta ha avuto un inizio come tutte noi e l’evoluzione e la bravura sono venute poi, con il tempo, l’esperienza e, credo anche l’attrezzatura.

Se andate a vedere il suo post (il link lo trovate alla fine) capirete cosa intendo, risale al 2005, comparate la foto con le attuali ed avrete la conferma che: fin che c’è blog c’è speranza…

Ing torta Sigrid-001

Ingredienti.

La particolarità che rende diversa questa torta è l’uso delle mandorle tostate, in lamelle, così la tostatura sarà ancora più decisa e conferirà al dolce maggior profumo.

Io ho dimezzato la dose di zucchero e di conseguenza ho tolto un uovo, mi è sembrato sufficiente così, provate.

Ingredienti teglia 24 cm.:

  • 100 g. di farina,
  • 120 g. di mandorle a lamelle,
  • 5 uova (4),
  • 250 g. di zucchero (150),
  • 2 mele Granny Smith,
  • 1/2 cucchiaino di sale,
  • 1/2 cucchiaino di cardamomo macinato sul momento,
  • zucchero a velo per la finitura,
  • julienne di buccia di mela (solo il verde) otenuta col rigalimoni per decorare.

collage torta sigrid -001

Come fare:

In una padella antiaderente, far tostare le mandorle finché non siano dorate.

Lasciar raffreddare e passare al mixer, aggiungere man mano la farina, il sale e il cardamomo, finché tutti gli ingredienti siano ridotti a farina fine.

In una ciotola capiente sbattere i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto denso e chiaro, aggiungere la farina di mandorle.

Sbucciare e gratuggiare le mele e aggiungerle al composto, montare gli albumi a neve e incorporarli delicatamente, versare l’impasto nella teglia ed infornare a 180°C. per 40/50 minuti (la torta deve essere dorata e solida).

Cospargere con lo zucchero a velo setacciato prima di servire tiepido o a temperatura ambiente.

Per decorare ho ottenuto col rigalimoni una julienne di buccia di mela, volendo si può farla sbianchire e magari metterla nello sciroppo per ammorbidirla ma va bene anche così, nature

torta sigrid fetta-003

Torta con mele, mandorle e cardamomo.(Link Sigrid)

Mele Granny Smith dello zio

Vi auguro un buon proseguuimento di giornata


Zuppa fredda speziata di Rabarbaro e Fragole, con Spatzle di Mango e mettiamoci una Pietra sopra.

Zuppa speziata di fragole e rabarbaro pp-001

… ma che la pietra sia dolce, mi raccomando, e che profumi di limone.

Un’idea per un dessert veloce e d’effetto, gli spatzle di mango nascono da una prova fallita di sferificazione ma, non ci si può accingere a fare il caviale di qualcosa quando arriva l’idraulico, dopo un pò arriva il pittore ed ancora, se non bastasse, tra 20 minuti devi essere dal dentista.

Ma è anche vero che il cibo non si butta, ci si ingegna, si fa di necessità virtù e di sicuro ne esce qualcosa di bello e di buono.

Se non avete tempo o voglia di sferificare e di fare spugne (quest’ultima è un attimo) potete decorare questa zuppa con palline di melone  di mango o, perchè no, avocado, per dare una nota grassa.

Potrete ottenere l’effetto zuppa vera con  una grattatina di noce di cocco che simulerà il formaggio, c’è da divertirsi.

Le fragole ed il rabarbaro amano le spezie ed insieme con ognuna di loro,  scriveranno piacevoli spartiti e lievi note di gusto accarezzeranno il palato.

Cardamomo e pepe della Mascareigne su foglia rabarbaro

Cardamomo e pepe della Mascareigne (Voatsiperifery).

Questo pepe il cui nome è Voatsiperifery è chiamato così perchè la pianta assomiglia ad una vite e si arrampica fino a 20 metri sugli alberi che adopera come supporto.

Queste viti sono piante spontanee,  fruttificano una volta all’anno; le bacche che hanno un caratteristico peduncolo (assomigliano a dei piccolissimi fiori di cappero), vengono raccolte a mano.

Questo le rende particolarmente pregiate e, meritatamente costose ma il profumo ed il sapore che regalano alle preparazioni valgono la spesa.

Ingredienti per la zuppa:

  • 1 grossa costa di rabarbaro fresco (c.ca 250 g.),
  • 200 g. di fragole congelate,
  • 2 cucchiai rasi di zucchero semolato (per mantenere il colore sennò adoperate quello di canna),
  • acqua,
  • 7 semini di cardamomo pestati nel mortaio,
  • 4 grani di pepe della Mascareigne pestati nel mortaio,
  • spatzle di mango ottenuti con il procedimento per la sferificazione (facoltativi),
  • pietra dolce a piacere (facoltativa)*.

Zuppa speziata di fragole e rabarbaro pp.2

Versione con spatzle incorporati.

Come fare la zuppa:

far scongelare le fragole in un colino e conservare il succo.

Pulire il rabarbaro, come si fa col sedano, tagliarlo a pezzi e metterlo in un tegame con lo zucchero, coprire e far cuocere a fuoco dolcissimo.

Quando sarà ammorbidito, unire le  fragole con il loro sugo, coprire e cuocere per qualche minuto finchè si saranno disfatte, unire i semini di cardamomo ed il pepe e continuare la cottura sempre coperto e a fuoco basso.

Frullare la zuppa col minipimer e mettere in frigorifero.

Al momento di servire aggiungere gli spatzle di mango e un pezzetto di pietra.

pietra dolce

Ingredienti per la Pietra dolce:

  • 100 g. di acqua,
  • 250 g. di zucchero,
  • 50 g. di citrato.

Come fare la Pietra dolce:

mettere l’acqua e lo zucchero in un pentolino e portare alla temperatura di 130°C. (ci vorrà un pò), a questo punto aggiungere il citrato, mescolare velocemente e far raffeddare, la pietra si forma immediatamente.

Vi sarete accorte/ti che ultimamente,  nel mio set fotografico fa da sfondo uno splendido intreccio d’edera? Beh, questo è perchè…

 Anche l'occhio vuole la sua parte.-002

…anche l’occhio vuole la sua parte…

perla davanzale-001

… ed anche Perla

Buon fine settimana a tutte/i voi ♥♥♥


Lo Chef Giulio Grotto sforna emozioni all’Enoteca De Feo.

Insegna Enoteca De Feo-001

Sono proprio una donna fortunata, vivo in un posto magnifico, svegliata da cinguettii, respiro il profumo dell’erba appena tagliata che si trasformerà in fieno.

A pochi kilometri da casa mia lavora un giovane Chef che, col Giappone nel cuore, è approdato a Cividale, ed è proprio in questa città Longobarda, Patrimonio dell’UNESCO, che Giulio Grotto  realizza il sogno di avere una cucina tutta per lui, trovandola all’ Enoteca De Feo.

Un’antica e rinomata enoteca che non ha mai perso il prestigio, neanche con gli inevitabili passaggi di gestione ma, si sa, Cividale sa mantenere in vita le eredità ricevute dal suo passato…

Il menù è mensile, nel rispetto della stagionalità, immancabile, sempre che il mercato lo permetta, il tonno fresco, verso il quale lo Chef prova un  tangibile affetto, ma ora vado a tavola, il sole, finalmente ha capito che avevo bisogno della sua luce e del suo calore e mi accomodio all’aperto, sulla via Ristori detta anche:

Targa via Ristori-001

Per andare al mercato.

scorcio Via Ristori-001

Mangiare, alzare lo sguardo e vedere questo scorcio non ha prezzo.

Tovagliolo nastro Enoteca De Feo-001

La cura del dettaglio, come tovaglietta la vecchia stampa di una fattura ed anche un tovagliolino di carta diventa raffinato con un nastro di raso.

Pane di Giulio-001

Il Pane di Giulio.

Non c’è coperto senza pane, e che pane!!! Giulio, alla fine ha svelato la ricetta ma sembrava carino prendere carta e penna e così ora arriverà via mail, non vedo l’ora di riproporvela, io ho anche la fortuna di poter conoscere il Signor Giorgio del Molino Cudicio con il quale lo Chef sceglie le miscele adatte alle varie preparazioni.

Crema di piselli con pan brioche e crema di mozzarella di bufala-002

Un inizio ricco di promesse: crema di piselli con pan brioche, crema di mozzarella di bufala e chips di patate.

tagliolini al nero con ragout di gamberi e scampi-001

Tagliolini al nero con ragout di gamberi e scampi (divini).

manzetta bruciata con verdure alla griglia-001

Manzetta bruciata con verdure alla griglia.

Pesca Thai con schiuma di pesche e profumo al lemongrass

Pesca Thai, spuma di pesche e profumo di lemongrass e sorprese.

Le sorprese sono, in fondo al bicchiere una gelatina ottenuta con un’alga, briciole di amaretto fatto da Giulio e zenzero candito.

Fine pasto da De Feo-001

La dolce conclusione.

Alla fine un caffè e un biscottino fatto da Giulio, un’ ulteriore coccola prima di dirigermi verso il Ponte del Diavolo.

targa Ponte del diavolo in friulano-001

Un posto magico dall’ acqua verde smeraldo popolata di trote e piscina naturale per le anatre.

trote e anatra Natisone ponte del diavolo-001

Trote e anatra Natisone.

anatre Natisone sotto ponte del diavolo-001

La leggenda narra che il diavolo promise di costruire il ponte in una notte in cambio dell’anima del primo essere vivente che l’avesse attraversato, si dice che lo fece un gatto nero.

James Joys, che visse anche a Trieste, scrisse un romanzo che, si vocifera, fosse ispirato proprio a quella leggenda: il gatto e il diavolo.

Alla fine il  diavolo si prese cura del gatto, ridandogli dignità e amore e diventando più buono, e così abbiamo anche il lieto fine.


Calgionetti Fritti, Bolliti, Al Forno: prove tecniche di Calgionetto perchè… Un Calgionetto è per sempre…

Cagionetti fritti piatton-001
Non paga di emozionarmi al cospetto delle tradizioni del mio Friuli Venezia Giulia, ho anche il coraggio di intromettermi nelle tradizioni altrui… Chiedo venia se, ignorando tempi e modi, oso giocare con le vostre ricette, se mi permetto di aggiungere, togliere, modificare.

É lo stesso che accade quando rotoliamo un tartufino di cioccolato in qualche ingrediente, mentre rotola si ricopre di cocco, cacao, zucchero ecc.

Questa ricetta, che mi ha inviato l’amica Anna (quella dei bisottini al mosto cotto), la facevano sua nonna e le sue zie (ultranovantenni) che vivono nella Sabina.

É originaria dell’ Abruzzo ed io, proprio come un tartufino l’ho fatta rotolare un pò qua e un pò là ed è arrivata sul piatto arricchita di variegati sapori, c’è un pò di sud, un pò di nord, c’è un pò di impero austro ungarico,  è avvolta di ingredienti preziosi:  l’amicizia, di Anna, di Maria.

Ferri per ferratelle-001

Ho voluto inaugurarli assieme, il primo giorno dell’anno e… Se vale il proverbio «quello che fai il primo dell’anno lo fai tutto l’anno» io ho già messo una bella ipoteca sul futuro: cagionetti e ferratelle fino a dicembre e, come ho scritto l’anno scorso: io speriamo che me la cavo.

collage Cagionetti bolliti-001

Avevo preparato il ripieno, che si conserva perfettamente in congelatore, tempo fa, la ricetta risale invece a molti mesi prima ma, per questo tipo di ricette sono il tempo e la pazienza gli ingredienti indispensabili e quindi, ho dovuto attendere di avere a disposizione tutti e 2.

La pasta l’ho preparata il giorno prima ed è proprio la pasta, che per altro non conoscevo ad essere una piacevole scoperta, forse è l’ averla fatta riposare ma l’ho trovata particolarmente malleabile, elastica, Anna mi aveva detto essere una pasta soggetta a rompersi, a me non è successo.

Ho voluto provare a fere le 3 versioni, fritti perchè la ricetta nasce così, al forno perchè Anna, per la famiglia, vorrebbe evitare le fritture ed infine bolliti perchè mi piacciono molto gli Strucchi bolliti.

Ho adoperato, per tutte 3 le versioni la pasta con uguale spessore, sottile (penultima tacca della nonna papera).

Ho fatto metà dose e non l’ho adoperata tutta quindi, se volete mangiare qualcosa di sublime (alla Bigazzi), prendetevi, magari a carnevale, un intero pomeriggio, coinvolgete parenti e amici e datevi alla sfrenata produzione di calgionetti (Anna li chiama così).

La ricetta, come quella per i biscottini al mosto cotto di giorni fa è copia-incollata dalla mail di Anna, con lo stesso stile gajardo che perdurerà anche per tutto il 2013, contempla la versione originale, cioè calgionetti fritti.

collage pasta cagionetti-001

Ingredienti per la pasta:

  • gr. 250 olio evo finissimo,
  • gr. 250 vino bianco secco,
  • farina bianca quanta ne occorre per un impasto sodo.

Ripieno cagionetti-001

Ingredienti per il ripieno:

  • un litro di mosto cotto,
  • gr. 300 mandorle,
  • gr. 100 zucchero semolato,
  • gr.100 cedro candito,
  • gr. 100 gherigli di noce,
  • cannella in polvere,
  • castagne (o ceci)  lessate.

Ingredienti vari:  

  • olio d’oliva x friggere (olio semi di arachide),
  • zucchero semolato o vanigliato,
  • cannella in polvere.

collage cagionetti forme-001

Come fare:

scottare in acqua bollente le mandorle e le noci, pelarle e farle tostare nel forno, poi tritarle finemente.

Versare in una casseruola il mosto cotto e porla sul fuoco: quando il liquido sarà ben caldo aggiungere le mandorle, le noci e un pizzico di cannella.

Mescolare bene, poi unire tante castagne lessate e schiacciate (o ceci), quante ne occorrono per ottenere una crema densa; levarla allora
dal fuoco, unire lo zucchero ed il cedro tagliuzzato.

Mescolare accuratamente e porre il recipiente in frigorifero x qlche ora, affinchè il composto indurisca bene.

Versare in una capace ciotola l’olio e il vino aggiungere la farina bianca tanta quanta ne occorre per ottenere un impasto sodo.

Mettere il composto sulla spianatoia e lavorare a lungo la pasta senza più aggiungere farina (io ho adoperato il robot da cucina) stendere quindi con il matterello un sfoglia sottile (ho adoperato la nonna papera manuale).

Sistemare sulla sfoglia tanti mucchietti di ripieno e fare i calgionetti, cioè a forma di tortelli rettangolari (qui io ho giocato con le forme e con i ferri da ferratelle).

Cagionetto bollito piatto-001

Calgionetto bollito condito con burro chiarificato, semi di papavero, zucchero a velo e cannella.

Friggerli in buon olio d’oliva (di arachide) nn troppo bollente senza farli colorire. Scolarli ed adagiarli su carta assorbente. Quando saranno tutti pronti collocarli su di 1 piatto di portata e cospargerli di zucchero e canellla in polvere.

Si servono sia caldi, tiepidi o freddi.

collage cagionetto al forno-001

Versione al forno: 180°C. per 20/25 minuti, spolverizzato zucchero a velo e cannella..

Variante: si preparano anche con ripieno di cioccolato usando gr 200 di cioccolato sciolto in acqua – gr. 150 di mandorle tostate e tritate finemente, scorza d’arancia a pezzetti , marmellata di uva, mossto cotto e cannella in polvere.

Far gelare il ripieno prima di usarlo, proseguendo cm indicato nella ricetta.

(Che ne dici? Laboriosa ma …. mmmhhh!!! Pregusto mentalmente …) Anna sono FAVOLOSI!!

A Viterbo si fa il Pan del Vescovo e questa già te la inviai x ora vado che è tardi.

Tornero con il Pan Giallo …

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Non so se è esatto chiamarli calgionetti ma Anna scrive così e io posso modificare qualcosina ma non stravolgere il nome.

Vi saluto, tra poco partiamo per qualche giorno, l’Austria ci attende, Perla avrà un’adorabile Cat-Sitter che la accudirà amorevolmente, a presto.

Piscina Bad Bleiberg-001


Biscottini al mosto cotto, senza uova, senza lattosio, senza glutine ma con tanto tanto sapore… Un pensiero per Maria ♥

biscottini al mosto cotto cotticorn-001

Non so se è merito dei Maya che, con le loro profezie hanno comunque mosso qualcosa in ognuno di noi, non so se è perchè dai e dai le cose cambiano, non so se, finalmente, mi sono incamminata sulla strada giusta… Fatto sta che ho trascorso uno splendido Natale, direi sereno, si, sereno è la parola giusta.

La venuta della suocera&Co. non mi ha agitata, sono riuscita ad organizzare tutto per benino e nei tempi giusti, voi direte: cosa sarà mai organizzare un pranzo di Natale per 5.. Beh, per me, che non ho mai ospiti a casa, è un bel impegno, quando manca la pratica non basta la grammatica no?

Come già sapete il mio menù di Natale non è stupefacente ma è il solito: lasagne portate dalla suocera, zampone, lenticchie a volontà, brovada.

Quest’anno l’ho arricchito con 2 stinchi di maiale al forno, Lambrusco, coca cola per il cognato (ORRORE!!!) comperata da ello che, dopo aver notato il mio disappunto ha detto saggiamente: bisogna adeguarsi agli ospiti, panettone ai marron glacè gentilmente offerti da Loison, spumante per il brindisi, caffè, ammazzacaffè per lo zio: una grappa che gli ha fatto strabuzzare gli occhi per quanto era forte…

Tutto qui, qualche chiacchera, una breve comparsa di Perla che è venuta a salutare “la nonna” e dopo aver sberlato per qualche minuto è tornata a dormire e poi, tutti a casa, ello ad accompagnare lo zio (che mi ha regalato del buonissimo miele di acacia che ho adoperato per i biscottini) e così, rimasta sola mi sono messa a fare questi biscottini.

Ci tenevo a farli per Natale, un omaggio a Maria, è lei che mi aveva mandato il mosto cotto: adoperalo, mi diceva, ma non voglio finirlo, rispondevo, dai che te ne mando ancora… invece non c’è stato più tempo, purtroppo…

Questa ricettina mi è arrivata via mail da Nannarè, una delle Amiche di forum di un tempo, è una delle tante ricette che mi ha mandato, sono di sua nonna o di “nonnine”, come le chiama lei e per me sono perfette.

Appena la sento le chiedo delucidazioni sulla provenienza di questi “Biscottini al mosto cotto”, se hanno un nome definito o si chiamano soltanto così.

Io ho preferito lasciarli naturali, senza spezie, un pò perchè a ello non piacciono un pò perchè coprirebbero il sapore della frutta secca, rimane comunque il fatto che sono molto versatili e, da questa base, se ne possono elaborare un’infinità, mi sono limitata a modificare il tipo di farina perchè, essendo questi biscotti, già senza lattosio e senza uova, volevo farli anche senza glutine.

Copio incollo la ricetta così come è arrivata, con lo stile gajardo de Anna (si chiama così), le sue abbreviazioni da sms, credo assimilate dalle 2 figlie adolescenti, qualche doppia di troppo, ma è perfetta così, la adoro ♥

Per facilitare la lettura ho evidenziato gli ingredienti, mentre le mie varianti e il mio procedimento sono inseriti tra gli asterischi.

collage biscottini mosto cotto-001

Si lavorano degli ingredienti sullla spianatoia mettendone  ad occhio

circa 300 grammi fra nocciole, noci, pinoli, (xchè no, qualche mandorla) spezzettati grossolanamente
(Se vuoi anche tostati ma nn è necessario)
500 grammi di farina (da nn usare tutta insieme, che so iniziare con 250/300 gr. ed aggiungere quella che occorre man mano) *farina di grano saraceno e tapioca*
1 bicchiere circa di ottimo olio evo o strutto *olio evo (Pugliese)*
un pò di zucchero e miele * solo miele*
mosto cotto (o vino) q.b.
poco + della metà di una bustina di lievito x dolci
( Eventualmente Vanillina o spezie facoltative ed a piacere del proprio gusto) *estratto di vaniglia*
Non ci vanno le uova ma c’è anche chi ne mette *omesse*.
Zucchero a velo x spolverizzare , facoltativo *omesso*.

Mettere, la farina a fontana con tutti gli ingredienti dentro (la mi mama talvolta mette anche un po’ di buon cacao in polvere, ma ciò è una cosa del tutto personale), lavorare raggruppando per bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una “massa” omogenea, formare un filoncino
un “pò piatto” e tagliare a forma di losanga (qsta è la tradizione) oppure stendere e dare la forma ai biscotti che andranno su una teglia con
carta forno.

*Io ho mescolato la frutta secca con 250 g. di farina (proporzione 350 farina di grano saraceno, 150 farina di tapioca), ho aggiunto il bicchiere d’olio, 3 cucchiai abbondanti di miele, ho amalgamato, ho unito il resto della farina e poi ho aggiunto a poco a poco il mosto cotto fino al raggiungimento della “massa” omogenea (come scrive Anna), ho formato il filoncino un “pò piatto” e, come da tradizione, ho formato le losanghe*

Naturalmente infornare con forno già caldo a ca. 180 gradi finchè nn saranno coloriti e cotti (forse 20 min. o poco+)
Si possono servire ed intingere con buon bicchiere di vino bianco, marsala o …

Semplici, ma “fanno famiglia” e Natale magari apprezzati accanto al camino acceso …??! (A Perla falli assaggiare senza inzuppo nel vino mi raccomando …!!! Alle gattine di buona famiglia si bagna soltanto dietro l’orecchio con una goccia di Champagne, la notte di Capodanno, cm fossse Chanel N° 5 – insieme ad un assaggio di Pandoro).
Cuore

biscottini al mosto cotto cotti1nuovo-001

Buongiorno mondo.


Millefoglie di Mela Kanzi, Zucca e Panettone Loison, la dolcezza di un regalo inaspettato…

millefoglie zucca mela kanzi nuovo-001
Nonostante il danno subito in novembre, hanno trovato comunque il tempo di avere un pensiero per chi ci segue con affetto, queste le parole della Signora Eleonora quando ho telefonato per ringraziare.
collage Pacco Loison millefoglie-001
Questo regalo inaspettato mi ha commossa, sono rimasta incantata dall’eleganza e dalla cura della confezione , quel  “diamante” incollato sul coperchio poi, meraviglioso, ditemi voi se non è incantevole…

Loison partnuovo-001

Non era in programma, in questi giorni non so se è il tempo ad essere tiranno o sono io che non so organizzarlo (credo la seconda che ho detto) ma è stata l’occasione perfetta per riunire in una ricetta gli ingredienti che piacciono a me: la Mela Kanzi che ho avuto la fortuna e ribadisco fortuna di scoprire a Identità Golose  che sono diventate le Mie Mele, la zucca, in questo caso la Butternut Rugosa detta anche Zucca Violina, la cannella che mi ha garantito la gioia di assaporare un dessert da sola senza le interferenze di ello e, dulcis in fundo… Briciole di panettone al mandarino contenuto nel pacco Loison che ho tostato in forno.

collage Millefoglie Panettone-001

Ingredienti:

  • 2 mele Kanzi (la ricetta prevede Red Delicius e Granny Smith),
  • la parte più sottile di una Zucca Violina,
  • 200 g. di zucchero,
  • il succo di 1 limone,
  • crema alla cannella (vedi sotto)*,
  • purea di mela ottenuta mettendo le fette di mela in un pentolino con un cucchiaio d’acqua e, se volete, 1 cucchiaio di zucchero (omesso) .

Ingredienti per la crema alla cannella:

  • 250 ml. di latte (anche di soia, riso ecc.),
  • 1 stecca di cannella,
  • 2 tuorli,
  • 60 g. di zucchero,
  • 30 g. di farina (io ho adoperato la farina di tapioca).

Come fare la crema alla cannella:

preriscaldare il forno a 100°C. funzione ventilato.

Tagliare le mele e la zucca a fette di 4 mm., (se avete l’affettatrice il risultato sarà perfetto), irroratele con il succo di limone, disporle su una teglia e spolverizzarle con lo zucchero, (io ho lasciato la buccia alla zucca per una questione “estetica” ma è meglio toglierla se si adopera questo tipo di zucca rugosa).

Infornare per 1 ora, dopo mezz’ora girare le fette, nel frattempo preparare la crema alla cannella mettendo in infusione nel latte caldo la stecca di cannella per il tempo necessario a farlo insaporire, lasciar intiepidire.

Lavorare i tuorli con lo zucchero e renderli spumosi, setacciare nel composto la farina e mescolare, unire il latte a poco a poco e cuocere a fiamma bassa finchè la crema sarà densa.

Comporre il piatto alternando le fette di mela e zucca e tra ogni fetta mettere un cucchiaio di crema alla cannella, uno di purea di mele e briciole di panettone.

Questa ricetta può essere modificata per chi è vegano o celiaco, per i primi basta eliminare i tuorli, la crema non ne risentirebbe e per il latte ho già indicato le sostituzioni, per i celiaci è perfetta così (se si eliminano le briciole di panettone), perchè ho adoperato la farina di tapioca che a sua volta può essere sostituita con le altre farine permesse dal prontuario (informazioni qui)

millefoglie zucca mela kanzi 2 si n-001

Budini di zucca, cardamomo, pere secche, con e senza agar agar.

budino zucca cardamomo gruppo-001

Budino zucca, cardamomo, pere secche senza agar agar.

Ingredienti per le due varianti di budini di zucca in colore diverso l’ aggiunta per la versione con agar agar:

  • 500 g. di polpa di zucca cotta al vapore (peso netto),
  • semini di cardamomo pestati al mortaio (a piacere),
  • 1 cucchiaio e 1/2 di malto d’orzo,
  • 4 pere Kaiser disidratate (le trovo in Austria) più 2 per la decorazione,
  • 1 pizzico di sale marino integrale,
  • 2 g. di agar agar in polvere,
  • semi di zucca tostati e tritati finemente.

Come fare la variante cremosa senza agar agar:

la sera prima  lavare bene le pere secche e coprirle con abbondante acqua fredda, il giorno dopo reidratarle al microonde (potete anche farle bollire).

Ottenuta la reidratazione ridurre il liquido per concentrare gli zuccheri, saranno infatti, assieme al malto d’orzo gli unici ingredienti per dolcificare.

Mettere in un pentolino la polpa di zucca con una parte di liquido, il cardamomo, il sale, il malto d’orzo e far insaporire a fuoco dolcissimo per 15 minuti.

Unire le 4 pere reidratate (togliere il picciolo e le parti dure), frullare e prelevare la parte che desiderate lasciare cremosa, aggiustate la densità adoperando l’acqua delle pere.

Versare nelle coppette e decorare con mandorle a lamelle leggermente tostate.

budino zucca cardamomo s. a.-001

Come preparare  la variante con agar agar:

io volevo una consistenza abbastanza solida per poter modellare il budino, su 300 g. di composto ho adoperato 2 g.

Io ho iniziato a pesare sempre perchè i cucchiaini hanno diverse misure e con l’agar agar il grammo fa la differenza, consiglio di provare perchè la densità spesso dipende anche dalla consistenza della preparazione che vogliamo addensare e, se verificate che il budino ha una consistenza troppo gommosa potete rimetterlo sul fuoco (bassissimo mi raccomando) , scioglierlo e diluire.

Questo è possibile farlo solo con l’agar agar, con la colla di pesce no, un altro modo per utilizzare il budino denso è tagliarlo a dadini e adoperarlo come decorazione.

Sciogliere bene l’agar agar in una parte di liquido evitando la formazione di grumi e far bollire per 5 minuti (come da istruzioni del mio agar agar Rapunzel), aggiungere una parte del composto ed amalgamare, togliere dal fuoco unire all’altra parte, mescolare, versare nelle ciotole, stampi o quello che desiderate e far raffreddare in frigorifero, mentre si addensa (in altre preparazioni, qui non c’è) potete inserire o panna, o sciroppo d’acero per creare effetti marmorizzati come qui.

budino zucca cupola pera1-002

Sformare la cupola, appoggiarla su una carta forno e cospargerla con i semi di zucca tritati, sollevare il budino con una spatola ed appoggiarlo sul piatto da portata.

Decorare con una pera tirata a lucido con una pennellata di malto d’orzo sciolto, uno spicchio di pera , zucca tagliata a julienne e un seme di cardamomo, ecco l’interno:

budino zucca agar agar interno1-002


Dolce Magiaro di ciliegie (Cyühölcsös Kocka) tra Storia, Metereologia e Mitologia.

Dolce magiaro alle ciliege-002

Scipione ci ha liberati dai Cartaginesi ma non è riuscito a tenere lontana l’ ondata di caldo.

Minosse, visti i tempi che sono cambiati, spera di trovare il cibo per il suo Minotauro tra le vittime della calura.

Non occorreva scomodare la storia e la mitologia per dare il nome alla normale “canicola estiva”, mal sopportata forse perchè preceduta da stagioni anomale che si stanno trasformando da eccezioni in normalità.

Nonostante tutto a casa mia il forno si continua ad accendere, come noto anche in altre cucine del web, eppoi, come scrive Fabiana (Fabipasticcio) io devo stare in cucina, perchè è proprio lì che nascono i miei post, nei gesti antichi di montare gli albumi a neve e domandarmi chi sarà stato a pensarci per primo?

Ho sempre una domanda (senza risposta) per tanti gesti che ormai si danno per scontati, oggi c’è la chimica ma un tempo? Un tempo era l’ingegno umano, l’istinto, la necessità di evolversi, di andare avanti.

Oggi abbiamo la pappa pronta e possediamo un patrimonio storico culinario che ci rende fortunati e ricchi, facciamone tesoro e facciamo sì che anche le generazioni a seguire possano beneficiarne.

Quando andavo a dar da mangiare a Celeste di fronte all’asilo avevo notato un enorme albero ricchissimo di nespole, perfettamente mature e sanissime e mi sono chiesta: perchè le “educatrici” non coinvolgono i bambini e preparano una marmellata assieme?

Certo non mettere i bambini  vicino al fornello ma coinvolgerli nella snocciolatura, farli assistere alle prime fasi e poi, le educatrici che si fermano sempre dopo che i bambini sono andati via, terminare la preparazione per poi, l’indomani, offrire una bella merenda a base di pane e marmellata?

Arriviamo alla ricetta, la fonte è sempre il libro di Emilia Valli: 1000 ricette con la frutta, libro supereconomico che veniva anche dato con un quotidiano, io l’ho trovato in quei cestoni al supermercato, €uro 3,90.

Solitamente non modifico le ricette di questo libro ma in questo caso ho dato un bel taglio alla dose di zucchero  ed ho adoperato il burro di soia, le ciliege arrivano dalla Grecia e non mi è dispiaciuto contribuire all’economia di quel paese mal governato che, lo ripeto sempre, potrebbe vivere soltanto di turismo e far vivere bene i suoi abitanti punto!

Ingredienti per una teglia quadrata di 21 cm. di lato:

  • 4 uova,
  • 150 g. di farina 00,
  • 250 g. di zucchero (150),
  • 250 g. di burro (200 di soia),
  • 350 g. di ciliegie3 mature (400),
  • burro per lo stampo,
  • 1 busta di zucchero a velo (io quantità sufficiente a coprire la torta, zucchero a velo ottenuto  nel macinacaffè),
  • sale per gli albumi,
  • cardamomo,
  • chiodi di garofano,
  • cannella.

Collage dolce magiaro-001

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Denocciolare le ciliege, io le ho tagliate a metà (rotto dennocciolatore    ) e messe con 2 cucchiai di zucchero a macerare.

Lavorare a crema il burro con lo zucchero, incorporare i tuorli uno alla volta ed aggiungere, sempre un pò alla volta la farina col setaccio, aggiungere delicatamente gli albumi montati a neve col pizzico di sale (io aggiungo, secondo la quantità, un pò di succo di limone che mi aiuta a non farli smontare se li lascio lì).

Versare il composto nello stampo imburrato (o rivestito con carta forno) e livellarlo, disporre le ciliege intere o a metà come me, infornare per c.ca 35 minuti.

Far raffreddare, sformare e spolverizzare con lo zucchero a velo.

L’altra blogger ha adoperato una miscela di fiori io consiglio anche cardamomo, chiodi di garofano, cannella, provate

Dolce Magiaro di ciliege fetta-001

Sono stata a trovare Celeste nella sua nuova casa, l’ho presa in braccio e mi sono goduta le sue fusa ed il suo sguardo Celeste, ciao.


Coppa Yogurt e albicocche speziate, il sole arriva da lontano…

Oggi il sole è ricomparso ma sembrava si fosse dimenticato di noi, per fortuna venerdì è arrivato dalla Calabria,  travestito da albicocca, ma non era solo, si è fatto accompagnare da splendidi limoni,  nespole, da preziose cipolle di Tropea, e…da un pacco speciale speciale che aspetta il momento di convolare a nozze con qualche specialità della mia terra…

Ci voleva una bella sorpresa per darmi un pò di brio ed il pacco di Max è arrivato al momento giusto :-)

Domenica mi sono accorta che stavano maturando velocemente, era arrivata l’ora di sperimentare la ricetta che mi aveva colpita lo scorso anno, la coppa allo yogurt e albicocche speziate.

Domenica ho fatto anche un dolce da forno per ello ma questa coppa è stata la mia coccola speciale, amo la cannella e la punta piccante del pepe garofanato, ma via con la ricetta.

Ingredienti per 1 persona (quantità variabile a piacere):

  • 250 g. di yogurt greco 0%
  • 4 albicocche sode,
  • 1 cucchiaio di miele di acacia,
  • cannella in polvere,
  • pepe garofanato,
  • foglioline di menta fresca.

Come fare:

lavare, asciugare, snocciolare le albicocche e tagliarle a spicchi (4/6 a seconda della loro grandezza).

Riscaldare a fuoco medio il miele in una padellina antiaderente, unire la cannella, il pepe (io ho grattugiato i grani) e gli spicchi di albicocche.

Alzare la fiamma e cuocere per qualche minuto (per evitare che si spappolino gli spicchi girarli muovendo la padellina), spegnere e far raffreddare.

Mettere lo yogurt nella coppa e disporre sopra le albicocche col loro sugo, decorare con le foglioline di menta…un’estasi, provate, anche cambiando le spezie, la lavanda ci sta bene, il cardamomo pure, ma non fatevi mancare il tocco magico che regala il pepe.

Buona giornata e alla prossima ricetta con le “Albicocche viaggiatrici” ;-)


Coppa speziata alle pere e fiocchi di latte, un post banale per Dauly, ma sarà poi banale?

É da ieri sera che rido, beh ho ben mangiato, dormito, ora sto bevendo un buon caffè al cardamomo, però ogni volta che mi tornava/torna in mente il commento di Dauly non riesco a trattenere le risate, quelle sane risate che ti fanno contrarre gli addominali e che sostituiscono quegli esercizi noiosi.

Bisognerebbe ridere di più per avere un addome scolpito :-)

Con Dauly abbiamo fatto anche tante chiacchierate divertenti, mi chiamava mentre portava a spasso la sua adorata Ziki, mi raccontava dei suoi attraversamenti da un lato all’altro della città in bicicletta, mi è stata vicina in un momento particolare.

Beh, diciamolo che un pò polemica lo è anche lei né ;-) spesso la incrocio in blog mentre difende o va contro qualche argomento che esula dalla cucina però Dauly lo può fare, lei, contrariamente a me, ama stare con gli altri e gli altri amano stare con lei, forum, feisbuk, contest, raccolte, sa relazionarsi, è solare, sincera, generosa, diciamo che è una leader ed è una dalla quale non devi mai guardarti le spalle, Dauly non distribuirà mai sorrisini finti a dx e a manca, come diciamo a Trieste: se xé xé se no xé no xé (se c’è c’è se non c’è non c’è).

Non è un problema che non venga a commentarmi se non in poche occasioni di condivisione (ora me n’è rimasta 1 sola) e certamente non sarò io a darle una lavata di testa e chi sono? :-D

Qui funziona così, se vai nei blog a salameleccare avrai qualche commento in più, altrimenti nulla, il vuoto… dico la verità, non ho proprio il tempo materiale per gironzolare ed andare in cerca di follower.

Il tempo preferisco trascorrerlo sul blog, a scrivere le mie storie strampalate, a pubblicare ricette, che più che ricette sono giochi culinari, fare foto, tenere Perla sulle ginocchia che ogni tanto fa la sua corsa sulla tastiera scompigliando tutto.

Come dico spesso molte persone che commentano non sanno neanche cosa stanno commentando e dove sono capitate…

Io sono un pò una “palla” e non sono mai riuscita e mai riuscirò a legare con molte persone assieme e quando mi accorgo che qualcosa non va giro i tacchi e cancello il passato, questo mi rende profondamente odiosa ma ci vogliono anche gli odiosi come termine di paragone per gli adorabili..o no?

Nel commento Dauly si/mi chiede se mai riuscirò a fare un post banale, forse questo è perfetto: foto che lascia a desiderare, ricetta semplicissima, introduzione giocosamente leggera.

Ingredienti per 4 coppette:

  • 2 confezioni di fiocchi di latte da 150g.,
  • 8 piccole pere (le mie erano grandicelle Kaiser),
  • succo e scorza di limone,
  • 2 cucchiaini di cannella in polvere,
  • 1 cucchiaio di zucchero Muscovado,
  • 80 g. di albicocche secche.

Come fare:

sbucciare 4 pere e tagliarle a pezzetti, metterle in una casseruola con lo zucchero, la cannella, il succo e la scorza di limone ben lavato e cuocere a fiamma bassa, mescolando di tanto in tanto fino a che saranno disfatte.

A circa metà cottura aggiungere anche le albicocche secche tagliate a pezzettini.

Intanto lavare le altre pere e cuocerle con la buccia in un cartoccio di stagnola ben chiuso, in forno a 180° C. per circa 30 minuti.

Servire in coppette individuali alternando cucchiaiate di composta di pere tiepida a cucchiaiate di fiocchi di latte e servire mettendo al centro della coppetta una pera cotta al forno.

La mia pera è stata in forno troppo e si è raggrinzita :-(

Buon fine settimana fanciulle/i  e soprattutto buon fine settimana a Dauly che mi ha fatto rassodare gli addominali :-D


Cronaca di una torta annunciata: Torta di Cannella…

Eccola qui la torta alla cannella, quella del post in Lingua Friulana, avevo percepito in voi una certa perplessità, d’altronde nemmeno io avrei capito cosa c’era scritto se non avessi avuto sottomano la traduzione :-)

Alla traduzione italiana aggiungerò dei dettagli per la comprensione della ricetta in quanto: farina e uova quante ne bastano è davvero difficile da interpretare, d’altronde, come scrivo sempre ora siamo diventati “fiscali” e crediamo che 1 grammo in più o in meno faccia la differenza e, a parte questo, le donne un tempo cucinavano così ;-)

La precisione farmaceutica sarà indispensabile per un altro tipo di “pasticceria” ma in questo caso l’approssimazione è concessa.

Io ho fatto metà dose, ello, è noto, non ama la cannella nè i chiodi di garofano, non ho ancora capito, dopo anni, se è per partito preso o se è davvero così…so soltanto che preparazioni con cannella e chiodi di garofano ne ha ingurgitati un pò ;-)

Per metà dose ho adoperato 2 cucchiai di farina (di castagne) e 2 uova + il tuorlo avanzato dall’impasto, ho diminuito la dose di zucchero usando il Muscovado che profuma ulteriormente sia l’impasto che il ripieno.

Ho lavorato tutto con il robot da cucina, l’impasto è davvero “pluitost durute” però si lavora bene  col mattarello “aggiustando” i bordi con le dita..

Ho scelto di adoperare una tortiera apribile da 15 cm.

Decidendo per la dose intera  e componendo la torta direttamente sulla teglia da forno,  si otterrà  un bellissimo effetto rustico, anche  la miniporzione potrebbe essere un’idea carina, lasciamo spazio alla fantasia.

Questa volta non ho decorato né con lo zucchero a velo né con la glassa, la rifarò senz’altro e la spolverizzerò con zucchero a velo mescolato con cannella oppure con una glassa alla cannella o chissà, vedrò al momento ed ora… per non farmi/vi mancare niente ho anche la versione in inglese :-)

Ho dei “premi da postare, lo so, ma oggi vado di fretta, preparerò prestissimo un post con 7+7 cose da raccontarvi… di me sapete molto ma…non tutto ;-)

Un saluto speciale a Daniele che mi ha fatto davvero una bella sorpresa commentando il rotolo ai topinambur.

Luppola ritornaaaaaa!!!!  Mettiamo fine alla FUGA DI CERVELLI dal Web :-D


Sugnu i cocciu e cercu ricetti ‘pi Max…

Non sapevo fosse così articolato il dialetto/lingua Calabrese (specifico lingua perchè i in Friuli il friulano è considerato una lingua), la stessa parola ha diverse versioni, un accento, una vocale, una consonante in più o in meno, insomma, è vero, i dialetti sono Lingue, perchè o si nasce nella regione o si deve studiarli e sono convinta che non basti una vita per impararli.

Detto questo io, per la traduzione del titolo che avevo in mente (Sono un coccio e cerco ricette per Max), mi sono dovuta far aiutare da un amico di Annina la vicina perchè sarebbe stato troppo facile chiedere a Max, questo post è una sorpresa, com’è stata una sorpresa ricevere il pacco ieri mattina.

Mi dai l’indirizzo che ti mando le arance e qualche limone? Ed assieme alle arance e limoni, splendidi limoni fogliati, biologici che so già come utilizzerò…, protetto come un neonato in fasce c’era questo splendido coccio.

Cosa dire? Per il momento sono ammutolita però faccio parlare le foto.

Non vedo l’ora di metterlo al lavoro, prima dell’uso vero e proprio metterò sul fornello la solita retina spargifiamma, riempirò il coccio con mezzo litro d’acqua e la farò bollire, dopo di chè sarà pronto per cucinare un sacco di cose buone.

Se ancora non conoscete la cottura nel coccio beh, è il momento di andare da Max che, con l’idea del contest Un coccio al mese avvicinerà molte/i blogger a questo fantastico metodo di cottura ed essendoci in palio ogni mese uno di questi cocci chi non si farebbe tentare? :-D

Io il coccio ce l’ho e mi limiterò, sospirando, a “copiare” le ricette che mi piaceranno, certo che se dovessi romperlo allora si che parteciperò… (ma vedrò di fare attenzione ;-) )

Ora vi lascioo anche la foto del “Cuore” che avevo fatto l’anno scorso con le arance della sua“prima spedizione”.

E foto della crema di arance fatta con quelle della “seconda spedizione”

Anche per oggi è tutto, inizio con le grandi pulizie di Pasqua e per tirarmi su mi farò ogni tanto una bella spremuta o meglio mi mangerò le arance in purezza :-)

Grazie Max!!!


Gugelhupf al vin brûlé del Sacher Hotel, l’ho sempre chiamato Kuguluf.

É il dolce della mia infanzia, delle mie colazioni e merende, il Kuguluf era la normalità, la Signora Gisella lo comperava in una panetteria che ora non esiste più, mi sembra si chiamasse Forcessini, era una panetteria piccola piccola dove andavo a comperarmi il panino con la vaschetta di Nutella per la scuola, 2o Lire il panino, 30 Lire la Nutella, spesso quei soldi, al ritorno da scuola, finivano in Pescheria dove comperavo del pesce per i gatti randagi.

Lì il Kuguluf lo vendevano anche a fette, c’era marmorizzato, alla vaniglia, al cacao, ecc., a me piaceva bianco inzuppato nel te o nel caffèlatte era una goduria, per questo dopo aver visto delle bellissime ricette e fotografie di kuguluf tra le colleghe blogger mi son detta: devo/voglio provarci anch’io, ultimamente adoro tornare indietro nel tempo…

Quale migliore fonte dalla quale attingere se non dal mio amato libro di ricette del Sacher Hotel (Giunti Editore 29 €.), voi sapete che a me non piacciono i cloni ed evito di fare la replicante, così ho scelto questa ricetta col vin brûlé e spezie che adoro.

Il mio stampo è, probabilmente, troppo grande  per questa dose, manca la base, ci sono anche delle bolle la cui causa sia da addebitare al fatto che ho aggiunto gli albumi a neve alla fine (come faccio di solito, dandolo per scontato) mentre la ricetta dice di farlo prima dell’aggiunta della farina, li ho montati senza lo zucchero che senza accorgermi ho messo nell’impasto, forse avrei dovuto battere lo stampo per distribuire bene l’impasto… insomma lo devo dire, se lo volete rifare tenete conto di tutto questo

Oggi la ricetta direttamente dal libro, il vin brûlé lo sapete fare di certo:

come miscela di spezie ho usato del pepe garofanato e fiori di cannella macinati nel macinino da caffè assieme a poco zucchero (Carbellotto Mestre), al posto dello zucchero vanigliato ho aggiunto una puntina di cucchiaino di Vaniglia Bourbon.

Certo che l’estetica lascia un pò a desiderare però a questo c’è rimedio, importanti sono il sapore e la consistenza, su questi non c’è nulla da migliorare, potrebbe essere una buona base per la Krümmeltorte anche se troppo  sostanziosa.

Comunque lo rifarò molto presto, la sfida è aperta.

Ora vi lascio, c’è una fetta di kuguluf che aspetta soltanto di essere pucciata nel te, buona giornata.

Il link vi racconterà un pò di storia.

Perla vuole presentarvi le sue amichette: Holga e Monty sembrano positivo/negativo vero?


Pumpkin Pie (Torta di zucca)…

Eccomi qui, la mia prima volta a “Rifatte Senza Glutine”..che non è una rubrica di striscia la notizia :-D ma è una cosa seria, molto seria, perchè la celiachia per molto tempo sconosciuta ai più, ora inizia ad avere la “giusta” attenzione, non è ancora presa sul serio da molti ristoratori che sottovalutano la pericolosità della “contaminazione” del cibo glutinoso con quello non glutinoso, mandando a volte le persone all’ospedale :-(

Ed è anche per questo che è importante parlarne, anzi “cucinarne” di cibo senza glutine e se lo fanno anche persone che non sono celiache dimostra che il cibo per celiaci è semplicemente “cibo”, buono, saporito,certo, sarà più complicato “panificare”, impastare perchè le farine senza glutine non “collaborano” in questo senso.

Spesso, mentre preparo qualcosa mi accorgo che cucino senza glutine e non è così difficile ed il sapore è sorprendente.

Così è stato nel preparare questa torta, come farina ho scelto la mia “solita” farina di grano saraceno con spiga di certificazione ovviamente.

Per la ricetta integrale vi mando da lei, nel suo Castello in Giardino.

Ingredienti per la pasta brisè che, non ci crederete, è la prima volta che faccio e se avessi immaginato com’è facile avrei iniziato molto prima ;-) , ho scelto la versione che consiglia Felix (quella con l’uovo):

per una teglia di 14 cm.di diametro:

  • 100 g di farina di grano saraceno,
  • 40 g. di burro di soia,
  • 1/2 uovo,
  • pizzichino-ino di sale,
  • 1 cucchiaino d’acqua.

Come fare:

mettere il sale nella farina e mescolare assieme al burro, aggiungere l’uovo e l’acqua, riporre in frigorifero 2 ore.

Ingredienti per il ripieno:

  • 220 g. di polpa di zucca già asciugata (Butternut), ottenuta mettendo le fette in forno avvolte da stagnola (180°C. x 40 minuti),
  • 100 g. di panna di soia,
  • 50 g. di zucchero Muscovado,
  • 1 uovo,
  • 1/2 Fava Tonka grattugiata (sa di mandorla amara e “simula” gli amaretti che ci stanno benissimo con la zucca),
  • 50 g. di gocce di cioccolato fondente,
  • cioccolato fondente fuso e “bon bon arancioni” per decorare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Setacciare (o frullare come consiglia la “capa”) la polpa della zucca ed unirla agli altri ingredienti, per ultime le gocce di cioccolato.

Versare il composto nella teglia foderata con la pasta brisè ed infornare a 200°C. per 15 minuti, abbassare poi a 180 °C. per 40/45 minuti.

Io, data la grandezza della mia teglia ho variato i tempi in 10 minuti a 200°C. e 35 minuti a 180°C.

Avrete notato che ho “riesumato” la Fava Tonka, perchè noi blogger seguiamo spesso le mode e la povera “Tonkita” dopo mesi di luci della ribalta era finita nel dimenticatoio.

Non sono una fanatica delle mode ma se una cosa mi piace mi piace e basta,  l’aroma di mandorla che rilascia è perfetto per questa torta, avrei voluto “giocare” col rosmarino o rimanere fedele a cannella e zenzero ma volevo cambiare.

Le gocce di cioccolato e l’uso dello zucchero muscovado completano l’opera.

Certamente una torta da “Rifare”…


Ah..non ho messo il nastrino per tenere assieme la torta, sono “crepe di assestamento”, potevo almeno fotografarla dall’altra parte, ma è andata così..è un pò “rustega”..come me what else?

Buona domenica e..alla prossima :-)


Stollen: un “Concerto di Natale” a 4 mani…

Beh, forse abbiamo esagerato però è stato davvero un concerto di Natale a 4 mani,  perchè? Perchè lo Stollen è un dolce tipico Natalizio e, com’era già successo per i Kouloria, ho cucinato con Solema.

Per dirla tutta c’è stata qualche “stecca” ma poi le note sono tornate tutte al loro posto sullo spartito e ne è uscita una musica “dolce” e davvero tutta “da mangiare”.

Copio-incollo dal blog di Solema, la mia ormai nota “compagna di merende”, man mano in corsivo sottolineato metterò le variazioni “obbligate” (a causa di una lievitazione inaspettatamente precoce e generosa) e le nostre considerazioni e consigli sul cosa NON fare.

Abbiamo pensato, dal momento che lo Stollen non si presta a molte varianti, di giocare un pò con le forme e colori.

Abbiamo colorato il marzapane e lo zucchero a velo creando così gli “Stollen multicolor”.

Ci saranno molte foto, per il procedimento fa riferimento il post originale di Solema che è già stato modificato.

 Ingredienti x 3 stollen (ne abbiamo fatti 1 grande 3 midi 2 mini):

  • 750 gr. di farina forte,
  • 200 gr. di zucchero,
  • 1 bustina di lievito secco liofilizzato (25 gr di lievito di birra),
  • 280 gr. di latte tiepido**,
  • 250 gr. di burro morbido,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 1 cucchiaino di cardamomo,
  • 160 gr. uvetta,
  • 100 gr. di mandorle con la buccia,
  • 40 gr. di canditi misti,
  • 40 gr. di zenzero candito,
  • 80 gr. di albicocche secche morbide,
  • Rum q.b,
  • 2 uova,
  • Sale 5 gr.

Per spennellare:

  • 30 gr. circa di burro
  • Zucchero semolato q.b
  • Zucchero a velo q.b

In questa foto è suggestivo il “raggio” però la forma degli Stollen non è quella che dovrebbe essere, questo per il motivo che abbiamo specificato, lo stollen deve “allargarsi” anzi “spaparanzarsi” come dice la mia “Stollen-socia”

Procedimento:

fare il lievitino con 130 gr. di farina, 80 gr. di latte, 1 uovo e il lievito.

Sciogliere il lievito con 2 cucchiai di latte, a parte battere leggermente l’uovo, aggiungere il resto del latte, la farina, deve risultare una crema densa (come da foto da Solema).

Coprire e mettere a lievitare in luogo tiepido, fino al raddoppio, solitamente ci mette circa 40 minuti, questa volta ci sono volute 2 ore (il mio 35 minuti)

A questo punto, nell’impastatrice (ho usato la MDP) mettere il resto della farina, lo zucchero, la cannella, il cardamomo e il lievitino, dare una giratina e mettere il latte gradatamente (forse non serve tutto), deve risultare un impasto molto sodo (mi sono aiutata anche a mano).

Rimettere in funzione l’impastatrice, aggiungere il sale e l’uovo sbattuto leggermente e, quando questo sarà amalgamato, iniziare ad incorporare il burro, un pò alla volta, sempre con l’impastatrice in azione.

Quando tutto sarà ben “incordato”, mettere l’impasto in una terrina unta di burro, coprire e lasciar lievitare fino al raddoppio, ci sono volute 12 ore.   Ho messo a lievitare alle 20 e ripreso in mano la mattina dopo alle 8 circa.

Io ho messo a lievitare alle 23 e alle 5 di mattina usciva già dalla terrina, quindi ho messo l’impasto in frigorifero per fermare la lievitazione.

Sgonfiare delicatamente l’impasto e incorporare i canditi, le uvette, le albicocche che avrete messo in bagno nel rum la sera precedente tagliate in 4 o 5 pezzi, sgocciolati bene e all’occorrenza anche asciugati, incorporare anche le mandorle intere e dividere l’impasto in tre parti.

A questo punto con Solema abbiamo deciso di farli di diverse misure, io ho optato per 1 grande e 2 mini-stollen che ho infornato nello stampino da plum cake, lei con la sua metà (senza cardamomo) ne ha fatti 5 midi.

Sulla spianatoia infarinata iniziare a lavorarli uno alla volta, arrotolarli con le mani fino ad avere un cilindro, spianarne metà con il matterello e nel pezzo più grosso appoggiare il marzapane, che avrete preparato anzitempo o, come NOI acquistato :-)

Arrotolare anche il pezzo che  abbiamo spianato fino a coprire il marzapane.

Mettere gli stollen sulla teglia ricoperta di carta forno e dividerli con la stessa, appoggiare il mattarello sulla chiusura per sigillare al meglio.

Abbiamo notato alla fine che non va bene metterne tanti nella stessa teglia perchè, anche se divisi dalla carta, tendono a “sformarsi” , si allargano fino ad un certo punto e poi lievitano in verticale diventando una specie di Plum cake (buonissimi comunque ma l’ estetica non è il massimo)

Coprire con la pellicola (Solema mette un sacchetto per sotto vuoto aperto) e con una copertina e lasciare riposare anche qui fino al raddoppio. Ci sono volute circa 4 ore. Faccio lievitare nel forno spento con la luce accesa, ma riscaldato anticipatamente a 30°. (Noi ce la siamo cavata in meno di 2 ore)

Far cuocere nel forno preriscaldato a 170°C. x 15 minuti , a 160° per circa 40 minuti.

Appena cotti spennellarli abbondantemente di burro fuso, sempre abbondantemente spolverarli di zucchero semolato e subito dopo di zucchero a velo.

Stollen grande

Lasciar raffreddare e avvolgerli nella carta di alluminio, la ricetta originale vorrebbe, appunto, un riposo di almeno 2 settimane, ma ripeto, dopo aver fatto più prove, preferisco farli maturare per non più di 2 giorni.

Stollen Midi

La lavorazione sembra complicata ma non lo è, si può fare anche a mano, visto che a metà lavorazione l’impastatrice di Solema l’ ha abbandonata!!!

Con l’olio di gomito, tutto riesce…;-) …però con l’olio di 4 gomiti è meglio :-D

Aggiungiamo 2 foto, quelle dello Stollen grande (quello classico con anche il cuore di marzapane naturale),  prima dell’ultima lievitazione e prima di essere infornato.

Stollen ultima lievitazione.

Stollen da infornare.

Questo è il mini-stollen (nel mini stampino da plum cake) che abbiamo “infiocchettato” con un nastrino di marzapane…ce n’erano 2 ma 1 è stato mangiato di nascosto da un “topolino” di casa :-(


Soufflè Glacè alle Pere Coscia, Stracchino e confettura di pere e pepe lungo.

Avviso ai “naviganti”: se avete fretta, dovete prendere l’aereo o il treno (ma forse con i ritardi che abbiamo in Italia ce la potete fare :-D ), dovete finir di preparare le valigie o dovete andare a prendere il bimbo in piscina ecc. ecc.  non andate avanti ma rimandate la lettura del post a dopo, perchè la farò lunghina ;-)

Il mio occhio curioso si è fatto più attento ed esigente, merito/colpa del blog? O perchè ci sarà per me una “novità”?

Sta di fatto che “guardo” le cose e non le “vedo” soltanto, senza che questo diventi “maniacale” col rischio di trasformarmi in una “signora grandi firme” della cucina.

Vi vedo, sapete, con i pugnetti chiusi che pensate: stringi, stringi :-D

Sabato mattina sono andata a fare la spesa, e fin qui tutto normale.

Quando non vado dalla Milva, vado in un posto che vende le produzioni delle realtà locali, in Friuli si muove qualcosa e quel qualcosa è moooolto interessante.

Una “contadina” ha provato a seminare le cipolle di Tropea ed ecco il risultato.

Ma queste non ci sono nel soufflè glacè, nel soufflè glacè ci sono le pere Coscia che hanno origini siciliane, dall’Etna precisamente ma anche queste stanno imparando a vivere nel Friuli, meno soleggiato però abitato da persone amorevoli che le curano come un bambino ed il risultato è questo:

Mentre ero in negozio a guardare tutto a mò di Alice nel paese delle meraviglie e facevo domande a destra e a manca è arrivato “l’om dal formadi” (l’uomo del formaggio):

l’ha portaat ance el strachin? (Ha portato anche lo stracchino?)

Si siore, o, l’ai portaat a vonde (Certo signora ne ho portato a sufficienza.)

Perdonerete la mia “licenza dialettale” ma, capitemi, una triestina che parla il Friulano “xe come la simia sul can” (detto triestino per dire che non c’entra nulla).

Così, i miei 2/3 neuroni si sono riuniti e mi hanno suggerito la versione di soufflè glacè che vi papperete oggi.

Faccio una premessa..un’altraaaaaaa? :-D Si, si, quel bicchierone della foto l’ha mangiato domenica ello con grande soddisfazione e con tanti “complimenti alla cuoca”…queste si che sono soddisfazioni ;-)

L’altro neurone (si ne ho 4 che vi credevate ;-) ) che fino ad allora se ne stava in disparte s è avvicinato ed ha sussurrato: “secondo me ci starebbe bene anche la confettura che hai fatto col pepe lungo.

Genio di un neurone, hai ragione il  pepe lungo che è bello da vedere e generoso nel rilasciare la sua nota piccante, è deciso, anche il pepe.

Foto 2010

Questa confettura non  l’ho fatta con le pere Coscia ma con le Williams belle mature che sono profumatissime ed ho fatto così:

ho sbucciato 1 kilo di Pere Williams gialle, le ho messe a pezzetti in una terrina con 500 g di zucchero, ho mescolato ed ho lasciato che riposassero tutta la notte.

Al mattino le ho trasferite in una pentola  ed ho portato il tutto a cottura.

Ho invasato a caldo dopo aver sterilizzato i vasi in forno ed ho “infilato” in ogni vaso un bacca di pepe lungo.

Al solito le mie varianti tra parentesi:

  • 250 gr yogurt bianco (100 stracchino),
  • 3 albumi (del peso di circa 100gr) (50 g.),
  • 200 gr zucchero a velo (100 g.),
  • 100 ml acqua per lo sciroppo (50 ml di sciroppo ottenuto dalla cottura delle pere).
  • 200 ml panna montata (100 g.),
  • 1 cucchiaio di composta per lo yogurt (composta e confettura di pere)+ composta per il ripieno (composta e confettura di pere),
  • 3 pere Coscia per la composta e decorazione,
  • 1 bacca di pepe Pigna (lungo) grattugiata.

Rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 5 cm e fissare con spago da cucina.
Mettere al fresco.

Preparare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima.
Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , far sciogliere sul fuoco fino ad avere uno sciroppo piuttosto denso.

Versare lo sciroppo negli albumi montati a neve continuando a sbattere il composto fino a quando non sarà freddo, poi passare in frigo.

Montare la panna.

Versare lo yogurt in un recipiente, unire un cucchiaio di composta ai frutti di bosco e la panna montata, incorporare gli albumi.

Versare nei contenitori  e mettere in freezer , dopo circa un’ora (o non appena saranno rappresi) tirarli fuori , prelevare due cucchiaini di composto dal centro, in modo da creare un piccolo buco, rimettere in freezer per almeno 6 ore.

Prima di servire rimuovere la carta, riempire il soufflé gelato con due cucchiaini di composta ai frutti di bosco e servire.

Io ho preparato una composta con le pere e lo zucchero, ottenuta la consistenza desiderata delle pere le ho scolate ed ho ridotto lo sciroppo.

Ho setacciato lo stracchino, ho amalgamato le pere in composta, 1 cucchiaino di confettura, una grattugiata di pepe ed ho messo in freezer.

Prima di servire ho aggiunto altra composta/confettura, un’altra grattugiata di pepe, ed ho decorato col uno spicchio di pera che avevo irrorato col limone affinchè non si scurisse ma, a quanto pare non ci sono riuscita.



Crema all’albicocca e cardamomo con agar agar, senza glutine e lattosio.

Avrei voluto usare l’agar agar, già per i cheese cake, ma anche se sono casalinga il tempo scarseggia, diciamo che per fare bene le mie cose ho bisogno di spazi e tempi che litigano con l’open space e la sua presenza ma questa volta ho aggirato l’ostacolo e col solito tranello sono riuscita a far quadrare il bilancio dessert/ello/foto/post.

Da una sua visita dallo zio è ritornato con un sacchettino di albicocche bio che più bio non si può: le ho raccolte io 1 ora fa :-)

Ohhhhhhhhhhhhhh che bravo :-D

Così, finalmente ho avuto l’occasione di farmi un delizioso dessert leggero e profumato  usando l’agar agar che adooooro :-D

Cardamomo nuovo

Oggi vi parlerò del Cardamomo, spezia che adoro che mi ha fatto scoprire Nigella con i suoi Biscottini, a suo tempo lo cercai a lungo e dopo varie vicissitudini coronai il mio sogno.

L’amore dura tutt’ora, più forte di prima ed anche “ello” ha imparato ad amarlo ma questo lui non lo sa ancora e non lo saprà mai ;-)

Il Cardamomo cresce spontaneo nella parte occidentale dell’India, è coltivato a Ceylon e qua e là nell’arcipelago malese.

Proprietà

Aromatizzanti, eupeptiche (aiuta la digestione e stimola l’appetito) diuretiche, batteriostatiche.

Principi attivi

Olio essenziale, amidi, pentosani.

I frutti del Cardamomo costituiscono una delle spezie dall’aroma più caratteristico e raffinato, essi sono (erano) poco noti in Italia, mentre indiani e orientali, delle cui plaghe è originario, e i popoli di lingua inglese lo conoscono e lo utilizzano per condimenti aromatici.

La droga ha un aroma caldo e pungente dovuto al suo preziosissimo olio essenziale, esso è molto usato nell’industria dei liquori, delle bibite, dei dolci e dei profumi.

Il settore farmaceutico lo utilizza per il suo elevato potere coprente di odori e sapori amari, disgustosi o troppo persistenti quali le vitamine del gruppo B, gli estratti di fegato, gli antibiotici.

Contemporaneamente esso esercita favorevoli funzioni sull’appetito, aiuta la digestione ed è un ottimo carminativo.

La tradizione popolare suggerisce di masticare un frutto di Cardamomo in caso di indigestione o di coliche intestinali.

la medicina ufficiale lo utilizza in preparazioni dove si trova associato ad altr droghe aventi funzione amaro-tonica, stimolante, atidispeptica, e diuretica.

Recentemente ne è stata dimostrata un’attività batteriostatica comune a tutte le droghe contenenti oli essenziali.

L’utilizzazione diretta di preparati domestici di Cardamomo non è consigliabile.

Con l’approvazione del medico si può comunque utilizzarne la tintura o assumerlo in pozione.

Tintura: 20 g. in 100 ml di alcool di 70° (a macero per 5 giorni).

A gocce (fino a 20) in acqua zuccherata in caso di necessità.

Pozione amaro-tonica: miscelare, nell’ordine, 8 g. di tintura di Cardamomo, 8 g. di tintura di Rabarbaro, 40 g. di sciroppo di arancio amaro, 40 g. di alcool, 40 di glicerina, 4 g. di bicarbonato di sodio e 65 g. di acqua distillata.

A cucchiai in caso di necessità. (Pagina 637 Le erbe medicinali aromatiche cosmetiche)

Ingredienti:

  • 350 g. di albicocche snocciolate divise a metà,
  • 1/2 cucchiaio di sciroppo d’Agave,
  •  2 bacche di cardamomo pestate nel mortaio,
  • 1/2 cucchiaino di cardamomo in polvere,
  • 1,5 dl di latte di riso,
  • 2 g. di agar agar in polvere è la dose che ho usato per avere una consistenza cremosa e non “gommosa”.
  • fiocchi di cocco tostato per guarnire.

Volendo, fuori stagione si possono usare le albicocche secche dopo averle reidratate.

Come fare:

mettere le albicocche, il cardamomo pestato e 2 cucchiai d’acqua in una casseruola, coprire e, a fuoco dolce, portare ad ebbollizione.

Aumentare la fiamma e far sobbollire ancora per 10/15 minuti per far ammorbidire le albicocche.

Frullare e aggiungere il cardamomo in polvere.

Sciogliere in poco latte di riso l’agar agar evitando i grumi, aggiungere il resto del latte e far bollire per 5 minuti, unire la polpa di frutta e mescolare bene.

Versare la crema nelle coppe e riporre in frigorifero per c.ca 2 ore, decorare con i fiocchi di cocco, sedetevi in terrazza, possibilmente al tramonto, fate salire la/il gatta/o sulle ginocchia e rilassatevi.


Torta di pere allo zenzero e sciroppo di rose.

Attingendo dalla mia solita fonte Le erbe medicinali, aromatiche, cosmetiche, da pagina 683 riporto qualche notizia sullo Zenzero,  questo rizoma che viene usato sia fresco sia essicato.

É originario dell’Asia e delle isole del Pacifico e viene coltivato in tutte le regioni tropicali con frammenti di rizoma poichè le piante coltivate difficilmente producono semi.

Proprietà:

aromatizzanti, aperitive, digestive, carminative, stimolanti, revulsive, antireumatiche.

Principi attivi:

olio essenziale, gingerina, zingerone, resine, mucillagini.

Lo Zenzero, pur originario dell’Estremo Oriente, era noto ai romani che ne conoscevano sia le proprietà aromatiche che salutari.

La droga, costituita dal rizoma, ha un aroma penetrante, caldo e pungente, tipico delle spezie.

Nei tempi passati, per conservarne le proprietà durante il trasporto, si usava ricoprirla con sciroppi di zucchero o con miele che risultavano aromatizzati e dai quali si ricavavano delle bevande rinfrescanti.

Questa consuetudine è rimasta fino ai nostri giorni e lo Zenzero o”ginger”, è largamente diffuso per aromatizzare in modo caratteristico liquori, aromi, birre e bibite analcoliche.

Oltre che come bevanda, lo Zenzero polverizzato è molto usato nei popoli orientali e da quelli di lingua inglese in condimenti (curry), salse e dolciumi.

Sotto il profilo salutare lo Zenzero è soprattutto un gradevole stimolante delle funzioni digestive e un buon carminativo; la tradizione anglosassone lo reputa utile in caso di raffreddore e soprattutto nelle dispepsie e nei disturbi digestivi dovuti ad eccesso di alcool.

Per uso esterno lo Zenzero è un moderato revulsivo che entra a far parte dei preparati antireumatici.

Per favorire la digestione:

Infuso: 100 ml di acqua, una tazzina dopo i pasti.

Passo alla ricetta, semplicisima, l’unica cosa che ho trovato difficile il taglio delle pere, infatti ho fatto a modo mio.

Per l’esattezza andrebbero tagliate a ventaglio ma le pere Abate che ho usato  non si prestano a questo taglio, o meglio sono io un’ “incapace” :-(

Ingredienti:

  • 500 g. di pere già sbucciate ed affettate,
  • 50 g. di zucchero semolato,
  • 80 g. di zucchero di canna,
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 2 uova battute,
  • 100 g. di farina di farro,
  • 4 g. di cremortartaro,
  • 2 cucchiaini colmi di zenzero in polvere.

Per coprire:

  • 150 g. di yogurt naturale (greco),
  • 2 cucchiai di sciroppo di zenzero (autoprodotto),
  • 1 cucchiaio di sciroppo di rose (autoprodotto),
  • lo sciroppo di cottura delle pere,
  • 50 g. di mandorle a lamelle.

Come fare:

accendere il forno a 180°C.

Disporre le pere preparate in una casseruola con i 50 g. di zucchero semolato e 4 cucchiai d’acqua, far prendere il bollore, abbassare il fuoco e far sobbolire per 8/10 minuti, il tempo di ammorbidirle ma non disfarle.

Macinare nel macinacaffè lo zucchero di canna e ridurlo a velo, unirlo al burro morbido e lavorarlo a crema, unire poco alla volta le uova battute.

Setacciare assieme alla farina il cremortartaro (si può usare la farina autolievitante), lo zenzero in polvere ed unire al composto.

Versare nella tortiera e, dopo aver scolato le pere distribuirle sulla superficie.

Mescolare lo yogurt con gli sciroppi, versare sulle pere uniformemente e coprire con le mandorle a lamelle.

Infornare per 40/45 minuti (regolatevi con il vostro forno).


Ferni alla Lavanda.

Questo bicchiere l’avevo pensato tempo fa, quando nei blog imperversavano lavanda e the matcha, avevo speso una piccola fortuna per comperare qualche grammo di quest’ultimo per cui lo vedrete qui e nella coppa al torrone e yogurt, con il resto mi sono tolta un pò di ruggine facendomi il the (è antiossidante).

L’idea nasce da una crema al cardamomo, il Ferni che avevo visto fare da Laura Rovaioli su sky quando ancora non avevo internet e tantomeno il blog.

Ricordo che impazzii per trovare il cardamomo, girai tutti i negozietti etnici adiacenti alla stazione ed i negozianti mi guardavano come fossi arrivata dalla luna: cardamomo? “No conosco”… mannaggia se non lo conosci tu finchè, girando gli occhi ho visto un piccolo espositore con minuscole bustine con qualche bacca di cardamomo.

Ecco, dissi, questo è il c a r d a m o m o…gli ho risparmiato lo spelling.

E così, iniziò il mio menage a troi: io, Ello e il Cardamomo.

Ello per anni non sopportò la sua presenza ed io gestii la mia relazione con discrezione e garbo finchè glielo propinai nello stufato di pollo e se lo gustò voluttuosamente, ora viviamo tutti 3 felici e contenti.

Di seguito vi indicherò  la mia variante e tra parentesi la ricetta del Ferni che consiglio vivamente alle amanti del cardamomo:

Ingredienti:

  • 750 cl di latte di soia (latte intero),
  • 150 g. di fruttosio (250 g. di zucchero semolato),
  • 50 g. di amido di mais “maizena”,
  • fiori essicati di lavanda,
  • 1/2 cucchiaino di the matcha,
  • (acqua di rose),
  • (polvere di cardamomo).

Come fare:

prelevare dalla quantità di latte una piccola parte per stemperare la maizena , il resto portarlo ad ebollizione,  appena il latte inizierà a scaldarsi aggiungere il fruttosio (zucchero), farlo sciogliere e spegnere (prelevare una parte per sciogliere il the matcha),  unire i fiori di lavanda, lasciar macerare per c.ca 30 minuti, filtrare e rimettere al fuoco.

Aggiungere la maizena stemperata nel latte e, mescolando continuamente, raggiungere la densità desiderata.

Versare il composto,filtrandolo, nel contenitore scelto e versare il latte col the, creando un effetto marmorizzato.

Per il ferni:

portare ad ebollizione il latte, quando sarà tiepido unire lo zucchero, farlo sciogliere ed incorporare la maizena, far addensare, mescolando e fuori dal fuoco unire il cardamomo.

Versare, filtrando in una coppa e guarnire con filetti di mandorle o pistacchio.


Coppette di zucca…..

Inizio la settimana con qualcosa di dolce, di leggero, di profumato e di colorato, perchè noi non ci facciamo mancare nulla, siamo  viziati e golosi e, in fondo, ci accontentiamo di poco.

Per fare queste coppette (io ho messo la crema nei bicchierini, ma dopo cotta) servono:

  • 750 g. di zucca,
  • 50 g. di miele,
  • 30 g. di maizena,
  • 500 ml di latte di soia,
  • 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di limone,
  • 1/2 cucchiaino di cannella,
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere,
  • chicchi di melagrana per decorare (sostituibili con frutta a piacere).

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver pulito la zucca e tagliata a fette disporle sulla piastra e cuocere per 15 minuti, volendo la potete cuocere al vapore.

Frullare la polpa cotta o passarla nello schiacciapatate e trasferirla in una casseruola.

Unire il miele, lo zenzero, la cannella, la scorza di limone ed il sale, stemperare la maizena nel latte ed unire al composto.

Mescolando portare ad ebbollizione e sobbollire per 5 minuti finchè la crema sarà più asciutta.

Versarla nelle pirofile da porzione ed infornare per 20 minuti, finchè la superficie sarà dorata.

Servire nelle coppette o, come me, travasarle nei bicchieri e decorare.


Zuppa di Prugne.

Zuppa di prugne

Fino a pochi giorni fa a quest’ora (06 am :-) ) la notte aveva già alzato il sipario lasciando la scena ad un nuovo giorno, oggi il cambio di scena è molto lento, l’autunno, ancora comparsa, non ha imparato bene la parte e maldestramente recita a sprazzi.

Ha accorciato le giornate, ha rinfrescato l’aria, sta guardando negli armadi cosa tenere ancora e cosa riporre, osserva l’uva che, in ritardo,  sta maturando, il mais nei campi aspetta rassegnato che enormi macchinari rumorosi vengano a prenderlo per trasformarlo.

Io amo i cambi di scena, sono stimolanti, arrivano sempre nei momenti di stallo, quando manca qualcosa.

Questa zuppa? Il compromesso, mangiata calda o fredda o freddissima (come ha fatto il mio lui) è un perfetto dessert alternativo.

Ho colto l’occasione per inaugurare i fiori di cannella comperati a Mestre.

Ingredienti:

  • 500 g di prugne (ho usato quelle dello zio non trattate),
  • 40 g di fruttosio,
  • 2 chiodi di garofano,
  • 5 fiori di cannella (sostituibili con un pezzetto di stecca), i fiori li ho schiacciati nel mortaio.
  • la buccia (solo il giallo) ed il succo di 1/2 limone,
  • 1 bicchiere di vino rosso (ho usato la Bonarda).

Preparazione:

lavare e snocciolare le prugne, metterle in una casseruola assieme a tutti gli ingredienti, coprire a filo con acqua e. mescolando di tanto in tanto far ridurre lo sciroppo e spappolare le prugne.

Passare al setaccio dopo aver eliminato la buccia di limone, i chiodi di garofano (e la stecca di cannella).

Servire calda con dei crostini di pane o fredda con granella di mandorle o nocciole.

Buon sabato a tutte/i voi.


Gelato allo zenzero e datteri, senza gelatiera.

Ingredienti per la prima fase:

  • 3 dl di panna da montare,
  • 5 tuorli,
  • 100 g di zucchero,
  • 1 cucchiaino di zenzero grattugiato.

Procedimento prima fase:

riscaldare in una casseruola a fuoco dolce la panna fino quasi a bollitura.

A parte lavorare i tuorli con lo zucchero e lo zenzero, battere leggermente e versare a filo la panna calda continuando a montare a bagnomaria per c.ca 15 minuti, lasciar raffereddare.

Ingredienti seconda fase:

  • 3 dl di panna montata,
  • 50 g  di zenzero grattugiato,
  • 50 g di datteri freschi tritati finemente,
  • zenzero candito per decorare.

Procedimento seconda ed ultima fase:

montare la panna, unire alla crema raffreddata, mescolando bene, lo zenzero e i datteri, incorporare delicatamente la panna montata, mettere in un contenitore e riporre nel congelatore per tutta la notte.

Decorare a piacere con lo zenzero candito e datteri.

Gelato zenzero datteri n.-001


Chutney di frutta e due calzini.

No, niente bucato né cambi di stagione, né riordino dei cassetti, oggi mi sento io come due calzini ( il lupo di balla coi lupi).

L’uomo è un animale sociale mi dicevano sempre, non può stare da solo.

Io, invece, mi sono sempre sentita un lupo solitario, con una gran voglia di stare in mezzo al branco ed allo stesso tempo una gran voglia di scappar via.

Un senso di inadeguatezza, e l’incapacità di amalgamarmi al gruppo mi ha sempre portata a fugaci e disastrose apparizioni nel branco, ed ora più passano gli anni più questa mia voglia di solitudine diventa forte.

Vi lascio, ritorno nel bosco e, nell’attesa di diventare Alzata con pugno, aspetterò  il tenente Dumbar in sella  a Cisco e dopo vivremo tutti felici e contenti.

Vi va di venire con me in terrazza a mangiare il chutney di 2 calzini?

Ingredienti:

  • 800 g di frutta (mango, papaya, kiwi, pera, mela, banana),
  • 80 g di zucchero di canna (40 g fruttosio),
  • 1/4 di barra di agar agar o 1 foglio colla di pesce (io agar agar),
  • zenzero (polvere o fresco),
  • pepe,
  • foglioline di menta fresca,
  • succo di  lime o limone.

Come fare:

pulire la frutta, tagliarla a cubetti e condirla con il succo di lime (o limone) e le spezie.

Far bollire 200 ml d’acqua con lo zucchero di canna (fruttosio) e l’agar agar.

Se usate la colla di pesce, ammollarla a freddo ed unirla allo sciroppo caldo.

Unire la gelatina tiepida alla frutta e riporre in frigorifero.

Può essere conservato per più giorni, io lo mangio con lo yogurt greco ed una spolveratina di cocco.

Per alleggerire l’atmosfera:


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