Archivi categoria: Esperimenti in cucina

Torta marmorizzata con farina di grano arso, finferli, formaggio di capra, è tempo di funghi.

torta farina grano arso-001

♣ Li si trova all’improvviso, nei boschi autunnali, a volte così raggruppati da sembrare un lacero scialle dorato caduto tra le foglie e i rametti morti ♣

Così descrive Dorothy Hartley nel suo libro Food in England la ricerca dei Funghi Finferli, lei parla di autunno ma dalle nostre parti è possibile trovarli già da luglio fino a dicembre.

Il loro colore ed il loro profumo di frutta li rendono, praticamente, inconfondibili ma, se non siete esperti, fate comunque sempre controllare il vostro raccolto all’ASL che ha un ufficio competente allo scopo.

Io ho imparato molto andando da loro ed ho anche conosciuto altri tipi di funghi buoni che fino ad allora avevo ignorato, concentrandomi su porcini e mazze di tamburo.

In questa torta c’è un altro ingrediente che amo, la farina di grano arso che, col suo sapore affumicato rende particolare ogni preparazione in cui è presente.

farina grano arso1-001

Farina di Grano Arso.

Ingredienti per la pasta:

  • 50 g. di farina 0,
  • 50 g. di farina di grano arso,
  • 1 cucchiaio d’olio evo,
  • 1 cucchiaino di strutto (rende la pasta più vellutata),
  • 50 ml. di acqua tiepida,
  • 1 pizzico di sale.

collage torta salata farina grano arso finferli

Come fare la pasta:

dividere a metà gli ingredienti e distribuirli equamente nelle farine formando due panetti separati e farli riposare per un’ora.

 Dopo il riposo mescolare i due impasti a caso, creando un effetto marmorizzato.

Finferlo Austria-001

Ingredienti per il ripieno:

  • funghi finferli,
  • 1 cipollotto,
  • timo,
  • formaggio di capra spalmabile a piacere,
  • brodo vegetale q.b.,
  • olio evo o burro chiarificato,
  • sale,
  • pepe.

Come fare:

rosolare nel burro chiarificato oppure olio evo se preferite il cipollotto, aggiungere i funghi puliti e tagliati, aggiungere poco brodo vegetale, sale, pepe ed il timo, coprire e far stufare a fuoco medio, i funghi dovranno rimanere croccanti.

Quando il composto sarà raffreddato unire del formaggio tenero di capra a fiocchi, senza mescolare.

Stendere la pasta in maniera irregolare e coprire una teglia apribile (la mia è da 18 cm), riempire con i funghi e richiudere così come viene.

Infornare per 35 minuti.

torta farina grano arso finferli interno-001

Interno.

Per questa settimana è tutto, sto ancora sistemando il blog, questa ricetta, infatti, era abbinata ad un’altra e trovo che meriti di brillare di bontà propria.

Perla1

Perla, amore della mamma.

Ecco la mia dolce Perla che soffre di artrosi al gomito della zampina anteriore destra; la diagnosi ieri, dopo il secondo episodio di zoppia in una settimana.


Capasanta panata al Prosciutto di Modena DOP su crema di Finferli, sapori avvolgenti per I.S.I.T.

capasanta panatura prosciutto n-001

Amo le capesante, da sempre e trovo che si sposino perfettamente con il prosciutto crudo e con i funghi; già anni fa, quando il blog non esisteva, mi dilettavo con vari abbinamenti.

Ricordo che le comperavo a Pola, in Istria, al mercato, fresche, profumavano di mare e quando sono così basta un pò di pangrattato, un filo d’olio e via in forno; queste erano congelate ma belle sode e compatte, ho trovato i finferli freschi e così è nata questa conchiglia.

Il grasso che ho scartato per ottenere la polvere l’ho utilizzato per rosolare i funghi, il corallo della capasanta l’ho inserito nella crema alla quale ho dato aroma con la maggiorana fresca e cremosità con un tocco di panna acida.

collage prosciutto capasanta finferli

Ingredienti:

  • 1 capasanta a persona,
  • polvere di Prosciutto di Modena DOP,
  • grasso di Prosciutto di Modena DOP,
  • foglioline di maggiorana fresca,
  • 1 spicchio d’Aglio vestito,
  • panna acida,
  • brodo vegetale,
  • sale.

Come fare:

staccare le capesante dalla conchiglia, risciacquarle, togliere i coralli e metterli da parte.

Pulire i funghi, tritarli grossolanamente e farli rosolare nel grasso di prosciutto assieme allo spicchio d’aglio vestito (che poi andrà tolto), aggiungere, man mano, un pò di brodo vegetale per portare a cottura i funghi, alla fine unire i coralli, le foglioline di maggiorana, regolare di sale e cuocere ancora qualche minuto.

Eliminare l’aglio (se vi piace e lo tollerate lasciatelo) e frullare il tutto, alla fine regolare la densità con un pò di brodo vegetale ed aggiungere la quantità di panna acida (o crema di latte se la preferite) sufficiente ad ottenere la cremosità desiderata.

Accendere il grill a 220°C.

Scottare a vapore le capasante e rotolarle nella polvere di Prosciutto di Modena DOP, farle tostare sotto il grill (c.ca 2 minuti), sfornarle e posizionarle nella conchiglia sulla crema di funghi, decorare con fiori di maggiorana ed un piccolo finferlo.

Questa preparazione è indicata anche per un buffet dal momento che si può gustare anche fredda o a temperatura ambiente, provate, se vi va.

capasanta panatura prosciutto l2-001

Vi auguro una splendida settimana


Tarte Tatin: Fichi, Prosciutto di Modena DOP e la sua polvere, per I.S.I.T.

tatin fichi prosciutto3-002

Tarte Tatin Prosciutto di Modena DOP, Fichi, alloro e aceto di mele.

Dopo essermi ed avervi deliziati con il Culatello di Zibello DOP , ecco il Prosciutto di Modena DOP, altra eccellenza della nostra Italia che non conoscevo e che ho avuto modo di apprezzare, merito della generosità dell’I.S.I.T Istituto Salumi Italiani Tutelati che ho conosciuto lo scorso anno.

In seguito dedicherò un post ad ognuno di questi due prodotti che hanno alle spalle una storia antica e molto interessante ed è confortante vedere come tante tradizioni non si siano perse nella notte dei tempi ma che, merito di produttori appassionati (non finirò mai di dirlo), abbiamo ancora la fortuna di poterli assaggiare ed apprezzare.

L’I.S.I.T. è nato con lo scopo di tutelare e proteggere i vari consorzi (ne ho largamente parlato) e questo ci fa sperare in un futuro roseo, sta fortunatamente aumentando l’attenzione per la qualità.

I truffaldini, sofisticatori ed imitatori, cercano di farsi largo, trovando, man mano, la strada sbarrata dalla qualità ed il lavoro serio che hanno iniziato ad avere la meglio…

 tatin fichi prosciutto alto tagliata pp-001

Tarte Tatin Prosciutto di Modena DOP, Fichi, alloro e aceto di mele interno.

 Ed ecco la ricetta, l’idea mi è venuta per caso ed inaspettata: il mio dentista mi aveva regalato dei fichi freschi di casa, bene, grazie, ho detto, a ello piacciono molto…già, lei non può mangiarli,nemmeno fragole e kiwi :-(

Ello però, quella sera aveva le paturnie e, come spesso capita, le ha esternate ignorando i fichi… Nessun problema, ho pensato, io non li posso mangiare ma posso inventarmi qualcosa ed è così che: prosciutto e fichi, sì!!!

Nottetempo ho elaborato la ricetta, dovevo pensare a qualcosa che valorizzasse il prosciutto e fosse anche buono, gradevole e commestibile.

Il trancio a mia disposizione è molto stagionato; solitamente, quando un prosciutto non è di buona qualità, più stagionato è più salato è e questo rende difficile la degustazione.

Non è il caso di questo prosciutto ed in questa tatin si è armonizzato alla perfezione, l’alloro e l’aceto di mele l’ hanno arricchita di aroma e la spolverata alla fine è stata la ciliegina sulla torta.

Come preparare la polvere di prosciutto:

ci sono molti modi per ottenerla, l’avevo fatta anni fa con la ricetta del Sacher Hotel, cottura in forno per 10 ore… c’è chi asciuga il prosciutto in microonde, se avete l’essicatore potete adoperare quello, se andate nel web troverete molte indicazioni, io ho optato per la soluzione veloce consigliata da Sabrina (copio/incollo dal suo blog, alla fine il link della sua ricetta):

… ponete le fette di prosciutto su una teglia tra due fogli di carta forno e cuocete per 15-20 minuti a 150° (attenzione passa dal cotto al bruciato in un attimo). Fate raffreddare il prosciutto, e successivamente macinatelo finemente con un robot da cucina fino ad ottenere una polvere fine…

Io ho macinato il prosciutto nel macinino da caffè, ottenendo una polvere fine facile da cospargere col colino.

collage prosciutto e fichi

Prosciutto crudo di Modena DOP e Fichi

Ingredienti per una teglia apribile di 18cm.di diametro:

  • 1 confezione di pasta sfoglia,
  • fichi, quantità secondo la loro grandezza,
  • 40 g. di burro,
  • 50 g. di zucchero di canna,
  • 3/4 cucchiai di aceto di mele,
  • 2 foglie di alloro fresco(o secco),
  • alcune fette di prosciutto crudo di Modena DOP (se avanzano fate un panino).

Come fare:

foderare la teglia con carta forno (se avete la teglia apposta per tart tatin non occorre); lavare i fichi e, se sono grandi, tagliarli in 4 spicchi: io ho fatto così, ma la scelta della decorazione che volete vedere a tatin capovolta, la lascio al vostro gusto.

Ricavare dalla sfoglia un cerchio del diametro leggermente più grande della teglia scelta (1/2 cm.).

Mettere in una padella il burro lo zucchero le foglie di alloro che avrete stropicciato per far uscire l’aroma (se avete quello secco, spezzatelo) e far sciogliere a fuoco moderato,

Quando il composto inizierà a fare le bolle aggiungere l’aceto, un po’ alla volta e, continuare la cottura sempre a fuoco bassissimo; far raffreddare ed eliminare le foglie di alloro.

Preriscaldare il forno a 200°C.

Mettere qualche cucchiaio del composto sul fondo della teglia e disporre a cerchio gli spicchi di fichi con la parte tagliata verso l’alto, negli spazi vuoti tra uno spicchio e l’altro infilare gli altri spicchi con la parte tagliata verso il basso; per riempire il foro nel centro ritagliare a misura un fico con un coppapasta rotondo.

Tagliare a grossi coriandoli il prosciutto crudo e disporli in ordine sparso sui fichi, versare sopra, in maniera uniforme, il rimanente composto di burro e zucchero e coprire con il cerchio di pasta sfoglia.

Infornare per 20/25 minuti fino a doratura; sfornare, aprire il cerchio ed inclinare leggermente per far uscire l’ eventuale liquido rilasciato dai fichi (se li caramellate prima non occorre).

Capovolgere la tatin aiutandovi col piatto di portata, decorare con una rosellina di prosciutto posizionandola al centro, spolverizzare con la polvere di prosciutto come fosse zucchero a velo e buon appetito.

tatin fichi prosciutto fetta pp 1-001

Io avevo fatto una prova il giorno prima, caramellando i fichi ma non ero soddisfatta dell’aspetto; se non avete le fisime da foodblogger fatelo e mangiate la tatin il giorno dopo, vi sorprenderà, ma questa versione con i fichi a crudo non è da meno, a voi la scelta!

Link Sabrina polvere di prosciutto


Orecchiette alla Peltuinum, antichi esperimenti con la Farina di Grano Arso.

orecchiette alla Peltuinum-001

Ho il disco quasi pieno ed il tecnico mi ha gentilmente invitata/obbligata a fare spazio e così ho deciso di mettere ordine negli album delle foto, mamma mia, quanti ricordi: sarò sincera, rimpiango un po’ quel tempo, vorrei tornare indietro per aggiustare qualcosina ma tempo fugit e l’unica cosa che mi rimane è aver cura del futuro, imparando dagli errori del passato…

Avevo vinto un contest sponsorizzato dall’Antica Azienda Agricola Peltuinum che mi aveva mandato una preziosissima busta contenente pistilli di zafferano dell’Aquila.

Allora, La ricetta originale, prevedeva un tipo di pasta, i cannarozzetti (ora indica mezze maniche), che qui non si trovavano ma che anni dopo la mia dolce Maria me ne aveva mandato un pacco per fare la sua pasta e patate ♥

Avevo provato a fare le orecchiette in casa, essendo la prima volta non era andata poi così male, avevo guardato e riguardato un video su you tube per prendere confidenza con quella manualità inarrivabile delle donne Pugliesi.

Le avevo fatte in tre colori, solo farina di grano arso, solo farina di semola di grano duro, misto semola e grano arso, per l’impasto solo acqua e farina.

collage orecchiette miste

Orecchiette con farina di grano arso, semola e grano arso/semola

Ingredienti (la ricetta originale non riporta/va le dosi e nemmeno io):

  • guanciale,
  • cipolla,
  • latte,
  • ricotta di pecora,
  • pecorino,
  • pistilli di zafferano.

orecchiette peltuinum pp-001

Ho usato lo stesso procedimento, che è veramente semplice:

mettere a cuocere le orecchiette o la pasta che preferite, meglio corta ed avvolgente, sciogliere lo zafferano nell’acqua calda.

Rosolare il guanciale in una padella antiaderente con qualche spicchio di cipolla (che io poi ho tolto), sfumare con il vino (omesso).

Aggiungere la ricotta, il latte, il pecorino; scolare la pasta  saltarla nel condimento aggiungendo un podella sua acqua di cottura; alla fine unire i pistilli di zafferano ed impiattare decorando con una fetta di guanciale croccante e scaglie di pecorino o parmigiano se preferite.

raviolo farina grano arso ripieno ricotta-001

Poi, con gli impasti avanzati mi sono divertita un po’, già a quel tempo mi sentivo raviolaia ;-)

raviolo farina grano arso ripieno ricotta1-001

Ho assemblato varie forme che ho riempito semplicemente con della ricotta di pecora salata e setacciata: la farina di grano arso è molto profumata e coprirebbe qualsiasi sapore.

Quello nella foto sopra l’ho condito con una fonduta fatta con la stessa ricotta , latte e lo zafferano.

raviolo farina grano arso rucola aperto guanciale

Questo l’ho condito con un pesto di rucola e decorato con il guanciale croccante.

Le foto sono tutte di repertorio (2009), vi auguro una serena giornata


Tortina salata con “Avanzi” di Risi e Bisi.

tortina risi e bisi sfornata-001

Tortina salata con avanzi di risi e bisi.

Se vi avanzano una minestra o un risotto bisi e bisi ecco una maniera gustosa per riciclarli, con gusto e con la soddisfazione di vedere i vostri cari golosamente felici.

ingredienti risi e bisi-001

Ingredienti (teglia da 11 cm.):

  • avanzi di risi e bisi,
  • formaggio di capra a pasta molle,
  • prosciutto cotto tagliato a dadini,
  • creme fraiche (o panna),
  • pasta sfoglia pronta.

collage tortina salata risi e bisi

Come fare:

in una terrina unire gli ingredienti e versarli in una teglia foderata con la pasta sfoglia bucherellata, coprire con fiocchetti di formaggio di capra e la creme fraiche (questi 2 ingredienti vanno anche nel ripieno), formare delle striscioline di pasta ed infornare a 200°C. per 25/30 minuti fino a doratura.

tortina risi e bisi interno-001

 


Sorbetto all’Uva Spina e Fiori di Sambuco, nel ghiaccio, per un’estate da brivido!

sorbetto uva spina sciroppo sambuco coppa ghiaccio lato pp-002

 Dopo una notte da tregenda come quella appena trascorsa, sarebbe più adatta una bella polenta fumante: tuoni, fulmini e saette, vento e pioggia talmente forti da sembrare voler entrare in casa.

Mancavano solo l’orco e la strega cattiva, poi lo scenario era quello di certi racconti che un tempo gli adulti facevano ai bambini per spaventarli e farli stare buoni.

O forse è stato un Castigo Divino per la magra figura che l’Italia ha fatto ai mondiali? Chi può dirlo…

Io non m’intendo di calcio e, pur essendomi impegnata, non sono mai riuscita a farmelo piacere: gli schemi 4/7/8/11 mi sono sempre stati ostici però in occasioni speciali, per rimanere fedele al cuore Italiano che batte nel mio petto, guardo le partite iridate o olimpiche.

Forse, io che appartengo all’epoca in cui il calcio parlava Facchetti, Mazzola, Burgnich, Cappello, Rivera, non capisco o forse sono cambiate le regole, so solo che io ricordavo un calcio corso, si correva, si correva instancabilmente da un’area all’altra.

Oggi, parafrasando il detto triestino: figo caschime in boca (fico cadimi in bocca), vedo un calcio fatto di attese, lunghe attese, si attende la palla, si attende la decisione di altri, si attende, si osserva, si deambula per il campo.

Forse questa svogliatezza è causata dal misero stipendio che percepiscono calciatori ed allenatori? Anche loro, poverini, tra un Rolex ed una Ferrari, fanno fatica ad arrivare a fine mese, voi che siete su fb perchè non promuovete una colletta?

Bene, basta così, ora si volta pagina e magari l’attenzione si sposta su qualcosa di più importante, magari sulla Nazione; ieri sera, a Ballarò un intervistato, alla domanda: Nazione o Nazionale? Ha risposto: la Nazione, ovvio!!!

collage uva spina e pianta

Uva spina dello zio(notare le spine sulla pianta).

Domenica scorsa, dopo una giornata meravigliosa trascorsa a Oseacco di Resia a comperare il miele e raccogliere i fiori d’aglio (della raccolta scriverò più in là) siamo andati dallo zio di ello, era in cucina e stava curando l’uva spina che aveva raccolto dalla sua pianta.

uva spina alto-001

Io, con occhioni da fanciulla ingenua e dolce gli ho chiesto: me ne regala un po’? Ed è così che ho potuto realizzare il sogno di fare, finalmente, questo sorbetto.

Non ho la gelatiera e non ho intenzione di comperarla,  anni fa ho comperato un libro che ho iniziato a sfogliare solo adesso, è  sui gelati, le ricette sono tutte corredate dalle foto passo-passo ed ha le indicazioni per farli anche senza gelatiera, il libro perfetto per me.

Io ho adoperato lo sciroppo di sambuco che faccio ogni anno, ma scriverò la ricetta com’è per chi non l’avesse pronto ma avesse sotto mano qualche fiore di sambuco; ho sostituito il succo di mela con il succo centrifugato di mela fatto al momento.

uva spina fiori sambuco3-001

Ingredienti per il sorbetto:

  • 150 ml. di sciroppo di sambuco,
  • 100 ml. di succo di mela (o centrifugato),
  • 250 g. di uva spina,
  • 1 cucchiaio d’acqua ed 1 di zucchero per l’uva spina.

*Come fare il sorbetto:

dopo aver eliminato il picciolo e la parte terminale dell’uva spina, metterla in un tegame assieme all’acqua e lo zucchero e farla ammorbidire.

Schiacciare la polpa su un setaccio o colino in una ciotola, unire il succo di mela, e far raffreddare.

Aggiungere lo sciroppo di sambuco e riporre in frigorifero finchè non diventa molto freddo; versare in un contenitore basso e largo (così il sorbetto si raffreddera meglio) e riporre in freezer tutta la notte (non occorre mescolare).

uva spina pp-001

Come fare se non avete lo sciroppo di fiori di sambuco (dose intera):

  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 175 ml. di acqua,
  • 10 ombrelle di fiori di sambuco,
  • 500 g. di uva spina,
  • 200 ml. di succo di mela.

Mettere da parte, in un pentolino, l’uva spina con 2 cucchiai d’acqua e 2 di zucchero.

In un tegame dal fondo spesso scaldare, a fuoco lento, l’acqua con lo zucchero rimasti e mesciolare di tanto in tanto per sciogliere lo zucchero.

Portare ad ebbollizione e bollire per 1 minuto, senza mescolare, per ottenere uno sciroppo; toglierlo dal fuoco ed aggiungere i fiori di sambuco, premendoli con un cucchiaio di legno; lasciare in infusione per 1 ora.

Filtrare lo sciroppo attraverso un setaccio e proseguire come sopra.*

sorbetto uva spina sciroppo sambuco coppa ghiaccio pp-002

Per la presentazione ho optato per un contenitore di ghiaccio, solitamente occorrono 2 recipienti di uguale forma ma diversa misura, meglio se rotondo; io avevo solo queste due trapezioidali ma l’effetto è comunque suggestivo.

Potete creare composizioni a vostro gusto e a seconda di cosa volete presentare, io ho scelto fiori e foglie di sambuco per l’effetto tono su tono che mi piace molto e che trovo sempre molto elegante.

collage coppa ghiaccio

Contenitore di ghiaccio prima e dopo.

Come fare il contenitore di ghiaccio:

scegliere due contenitori trasparenti di vetro, pirex o plastica, resistenti alle basse temperature,  di uguale forma ma di misura differente.

Mettere sul fondo del contenitore più grande un po’ di ghiaccio, inserire i fiori e/o foglie scelte ed appoggiare sopra l’altro contenitore, creando così lo spessore della base.

Io ho fissato le ciotole con un grosso elastico ed ho versato l’acqua a riempire lo spazio; ho inserito i miei fiori e foglie di sambuco ed ho riposto in freezer.

Dopo un po’ ho controllato ed ho sistemato i fiori; il giorno dopo ho tolto dal freezer ed ho riempito la ciotola superiore con acqua bollente, ho aspettato qualche secondo (si sente in “crac” del ghiaccio) ed ho estratto senza dificoltà la ciotola.

Ho rimesso in freezer per 1/2 ora: ecco che, in questi casi, avere l’abbattitore, farebbe la differenza ;-)

Per completare il lavoro ho versato acqua bollente in una terrina ed ho immerso per qualche secondo il contenitore e l’ho sformato, capovolgendolo, ho rimesso in freezer.

collage coppa ghiaccio 1

Contenitore ghiaccio particolare.

Nel frattempo, il più velocemente possibile, porzionate il sorbetto; io ho scelto, per estetica, di ricavare le palline con lo scavino per le mele ma voi facilitatevi il compito con quello normale da gelati ;-)

Decorare con chicchi di uva spina e fiori di sambuco e buona estate

Ecco, come scrivo ogni volta, per oggi è tutto.

sorbetto uva spina sciroppo sambuco coppa ghiaccio alto e

P.S.: il sorbetto tende a sciogliersi abbastanza facilmente, voi capirete che, per esigenze fotografiche, di presentazione ecc. i miei tempi si allungano sempre ma per voi sarà una passeggiata.

Fonte: Il grande libro del gelato e dei dessert


Cestini e Millefoglie di Melone con Patè di Avocado e Culatello di Zibello DOP per I.S.I.T.

cestini melone millefoglie culatello si-001

Questa ricetta vi sembrerà più complicata della focaccia ma non è così; le uniche difficoltà che ho avuto sono state la scelta del piatto e fotografarla, il patè non consente esposizioni lunghe, ma questo è soltanto un problema da foodblogger ;-)

Se non vi va di tenere acceso il forno a 60° per 3 ore, potete servire questo patè in cestini di Montasio (per i corregionali), di Parmigiano Reggiano o Sbrinz se, come me, lo amate alla follia.

Per la cremosità del patè ho scelto l’avocado che avevo già sperimentato qui, solitamente si adopera burro, ricotta o un formaggio cremoso ma,  l’avocado è ricco di grassi monoinsaturi che fanno bene al cuore, parola dell’ American Heart Association:

♥aiutano a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, riducendo il rischio di malattie cardiache e infarti; inoltre forniscono sostanze nutrienti e aiutano a preservare le cellule del corpo.

I grassi monoinsaturi sono anche solitamente ricchi di vitamina E, un antiossidante di cui gran parte degli americani (e Italiani n.d.r.)ha grande bisogno♥

Il Culatello di Zibello DOP è ricco di proteine e contiene pochi grassi e, insieme con l’avocado diventa un armonia di sapori; un patè ottimo anche semplicemente spalmato su un crostino o in un tramezzino con rucola o insalata; come sempre qui lascio al vostro gusto e alla vostra fantasia.

 millefoglie melone pp e cestino con crema-001

Ingredienti per  la sfoglia di melone:

  • 1/4 di melone (uno medio),
  • 50 g. di riso bollito.

 collage cestini melone

Come fare:

un consiglio, se volete provare, stendete il composto più sottile adoperando una spatola larga, ridurrete i tempi di asciugatura.

Tagliare il melone a pezzetti e metterlo in una casseruola; farlo sobbollire fino a dimezzare la quantità di liquido; unire il riso già cotto (senza sale), mescolare, togliere dal fuoco e frullare.

Stendere il composto su un foglio di silpac o, se non l’avete va bene anche il silicone ed infornare a 60°C. per 3 ore; se volete fare i cestini, dopo 1 ora circa, sfornare e, adoperando un coppapasta, ricavare la forma desiderata: per le millefoglie lasciare così, per i cestini, sollevare i cerchi con una spatola e capovolgerli su un pirottino reso conico con un manico di legno un po’ grosso.

Infornare e terminare l’asciugatura fin quando la sfoglia avrà la trasparenza di una caramella o di un croccante.

collage culatello, avocado, limone

Ingredienti per il patè:

le dosi sono variabili a seconda della quantità che desiderate preparare, l’importante, per l’equilibrio di sapori, mantenere la proporzione 1/1, stesso peso di culatello, stesso peso avocado.

  • culatello tagliato a pezzetti sottili,
  • stesso peso di polpa di avocado maturo,
  • qualche goccia di succo di limone per evitare l’ossidazione dell’avocado e dare freschezza,
  • una puntina di scorza di limone grattugiata (se avete il microplan usatelo).

millefoglie melone crema culatello pp1-001

Come fare il patè:

mettere nel bicchiere del minipimer il culatello, la polpa di avocado ed azionare fino ad ottenere una crema, unire il limone, succo e scorza, amalgamare.

Inserire il composto in una sac a poche e riporre in frigorifero fino al momento della preparazione.

Preparazione:

per la millefoglie, alternare sfoglie e patè, ultimando con un ricciolino di patè ed un rametto di timo fresco o altra erba aromatica a voi gradita.

Per i cestini, inserire il patè e decorare con un cuoricino ricavato dalla sfoglia di melone; un consiglio, inserite il patè all’ultimo momento, potete mantenerlo in frigorifero ben chiuso.

cestino melone crema culatellopp-001

Tutto qui, ora, se vi va, sbizzarritevi, io oggi vado a spasso con ello e lo zio, andiamo in Carnia a comperare il miele; auguro a chi mi legge una bella domenica


Piselli Grigliati al profumo di Menta, dal campo alla padella.

piselli alto s

Ci sono ricette che posso fare soltanto pochi giorni all’anno e, per me, diventantano preziose; chi ha la fortuna di poter comperare frutta e verdura a kilometro zero sa di cosa parlo.

Questi piselli poche ore prima di essere su quella piastra di ardesia stavano nel campo a crogiolarsi al sole.

piselli fiore-001

L’idea è nata, ispirata da una foto su pinterest, lì c’erano le fave cotte sulla bistecchiera.

piselli  bacello aperto menta-003

Qui l’unico grasso è nella marinatura che, prima della cottura viene rimossa.

piselli marinatura-001

Piselli nella marinatura.

Ingredienti per 1 persona:

piselli freschi con bacello, di sicura provenienza.

Ingredienti per la marinatura:

  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva,
  • 1 cucchiaio di salsa di soia,
  • ½ cucchiaino di sale affumicato,
  • ½ cucchiaino di peperoncino di calabria in polvere,
  • 1 cucchiaio di foglie di menta fresca tritate finemente.

collage piselli padella1

Come fare:

lavare ed asciugare i bacelli, metterli in una terrina assieme agli ingredienti per la marinatura, mescolare, coprire e lasciar riposare per 30 minuti (volendo si può prolungare fino ad un’ora).

Scolarli dalla marinatura e pulirli con carta da cucina eliminando i residui.

Sistemarli sul fondo della padella o della bistecchiera precedentemente riscaldata e, a fiamma forte, farli colorire (c.ca 6 minuti).

Girarli dall’altro lato e farli tostare sempre a fiamma forte per altri 6 minuti, coprire e spegnere il fuoco.

Far riposare per qualche minuto e servire: vanno mangiati succhiando i piselli dal bacello.

piselli bacello aperto pp-002

Ringrazio ancora amiche/amici e auguro a tutti una splendida domenica♥♥♥ la mia la passerò a stirare e dedicarmi, finalmente, al cambio di stagione.


Ravioli di Tropea alla Veneziana, Delizia Vaticana.

Ravioli di Tropea-001

Ravioli di Tropea alla veneziana.

É deciso, farò la raviolaia nel bosco e, senza perdermi in ciance, sono già al lavoro per definire il menù, mi piace troppo fare i ravioli ma questo lo avete evinto vero?

Non è facile preparare qualcosa con le Delizie Vaticane; come hanno scritto le mie colleghe, si fa fatica a non tagliare una bella fetta di pane, tostarla, spalmarla con queste bontà e mangiarsela avidamente… Ma non posso, almeno non prima di aver sperimentato una degna alternativa alla cucchiaiata furtiva ;-)

Questi ravioli li ho pensati per poter utilizzare il Patè di Cipolla di Tropea  Delizie Vaticane   che, abbinato al fegato e la salvia, ha dato il meglio di se: se amate il fegato alla Veneziana, fate questi ravioli, vi conquisteranno.

Questi tre li ho mangiati io a pranzo e non vedo l’ora di fare il bis questa sera quando li preparerò per ello; l’unica maniera che ho per farlo desistere dal rubacchiarmi i prodotti che ricevo, è dirgli: non toccare che devo farti una ricetta ;-)

salvia alto patè cipolla-002

Parto con la ricetta che sembrerà articolata ma è semplicissima, inizio con i veli di cipolla di Tropea fritti (Alfonso Iaccarino), un’idea anche per decorare i piatti.

Ho inserito nell’impasto anche salvia fresca macinata; questa volta ho voluto  farli piccoli perchè, con un ripieno così importante, è necessario rispettare l’equilibrio di sapori.

veli cipolla di Tropea-001

I veli sono le pellicole che separano gli strati di cipolla: si tolgono, si friggono per pochi secondi in olio a 130°C., io ho il termometro ma potete regolarvi anche senza, è semplicissimo.

Scolare i veli, asciugarli sulla carta assorbente ed infornarli a 50°C. per renderli croccanti (c.ca 30 minuti).

Tamponarli con la carta e macinarli col macinino da caffè, così da ottenere una polvere da inserire nell’impasto.

Patè cipolla-001

Ingredienti per il ripieno (mantenere la proporzione di 1 parte fegato, 1/2 di patè):

  • per farcire 1/3 d’impasto ho adoperato 40 g. di fegato cotto senza grassi,
  • sale,
  • pepe,
  • 20 g. di patè di cipolla,
  • salvia fresca tritata (a piacere).

Come fare:

pulire dalla pelle e cartilagini il fegato, tagliarlo a pezzi e cuocerlo senza grassi in una padella antiaderente o sulla griglia, salare e pepare.

Frullarlo, unire il patè di cipolla e la salvia, amalgamare e riporre in frigorifero fino al momento dell’uso.

   collage ravioli di Tropea-001

Ingredienti per la pasta:

ho fatto lo stesso impasto del Raviolo Fiore, l’ho diviso in 3 parti ed ho inserito in un terzo la polvere di cipolla e la polvere di salvia fresca.

  • 250 g. di farina Manitoba setacciata (Raffaello consiglia di setacciare sempre le farine),
  • 150 g. di semola rimacinata,
  • 5 g. di sale,
  • 30 g. di olio EVO,
  • 200 g. di acqua tiepida (30°C.),
  • polvere di cipolla di Tropea (per 1/3 di impasto i veli di 2 cipolle),
  • 1 cucchiaino di salvia fresca macinata.

Ravioli di Tropea da finire e finito att.-001

Come fare i ravioli (in corsivo la versione base):

mettere in una boule le farine ed aggiungere, mescolando ed impastando come al solito, tutti gli ingredienti, formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero 2 ore o più.

Dopo aver diviso in tre parti ho aggiunto al terzo per questi ravioli, la polvere di cipolla e di salvia, ho impastato bene per amalgamare e distribuire perfettamente i due ingredienti, ho avvolto nella pellicola ed ho riposto in frigorifero.

Ho steso la pasta al solito, con la mia nonna Papera ed arrivata alla tacca 7 ho distribuito le foglioline di salvia, ho coperto con l’altra sfoglia ed ho tirato ancora fino alla tacca 6 per non rompere le foglie.

La sfoglia per la base l’ho tirata fino alla tacca 7 e l’ho ritagliata con un coppapasta rotondo (4 cm.); la sfoglia con le foglioline l’ho ritagliata con un coppapasta di una misura superiore (4 cm e 1/2) in maniera da contenere il ripieno.

Dopo aver chiuso i ravioli li ho ritagliati con l’attrezzino apposito e li ho cotti in acqua bollente salata.

Condimento:

  • olio extravergine d’oliva aromatizzato alla salvia.

collage foglioline salvia veli cipolla n

Decorazione:

  • anellini di cipolla di Tropea infarinati con farina di riso e fritti,
  • foglioline di salvia infarinate con farina di riso e fritte,
  • veli croccanti di cipolla.

 Ravioli di Tropea interno pp1-001

Interno Ravioli di Tropea alla Veneziana.

Per oggi è tutto, a presto


Vellutata con Fiori di zucca, Piselli e Menta, indizi d’estate.

Crema di fiori di zucca e piselli alto multicolor

Vellutata effetto pois multicolor (non sono Smarties ;-) )

La primavera ha capito che l’estate è in viaggio ed è il momento di fare le valigie e lasciarle il Campo; giusto il tempo di sistemare gli ultimi fiori, le gemme e i boccioli, poi sarà l’estate a trasformarli in buon cibo sano.

A dir la verità, in questi ultimi anni è diventata più capricciosa e svogliata, è stanca di vedersi portare via il lavoro dall’autunno e dall’inverno, senza parlare delle primavere di tutto il mondo che arrivano tutto l’anno con brutte copie di fiori e frutti senza profumo e sapore.

Non si sente più la protagonista, sono lontani i tempi in cui tutti l’aspettavano impazienti, quanti desideri espressi mangiando la prima fragola, la prima ciliegia, quanti mazzi di fiori colorati, quanti sguardi meravigliati osservavano spuntare le prime viole, ma forse c’è ancora una speranza, è ottimista; l’uomo ha bisogno di lei e capirà.

pisello fiore-001     

Fiore di pisello.

Ieri mattina sono andata da Milva, la mia adorata contadina di fiducia, per vedere cosa c’era di buono; stava ritornando dal campo con un secchio di piselli.

Sono i primi, hanno appena iniziato, mi ha detto, li ho raccolti per una signora ma se ne vuoi un po’ te li do; non me lo sono fatta ripetere, erano bellissimi, ancora caldi di sole, come non prenderli?

Nel suo stanzino c’ era anche una cassetta piena di fiori di zucchina: la gente non li vuole e così li tolgo e li do a chi li vuole,  io li voglio, ho esclamato, prendili, te li regalo!

Era da un pò che pensavo di utilizzarli in una vellutata, avevo già fatto un pesto per condire la pasta ed un cuore morbido per un tortino; ora avevo anche i piselli freschi, è fatta, ho pensato, non mi resta che andare in cucina, ma non prima di aver fatto una capatina nel campo a fare qualche fotografia e raccogliere un fiore.

piselli freschi Milva     

Le dosi sono a piacere, è una ricetta versatile che si presta a molte varianti.

Ingredienti per 2 :

  • piselli freschi,
  • fiori di zucchina,
  • 2 cucchiai di panna acida o yogurt greco,
  • menta fresca,
  • 1 grano di pepe della Jamaica (o pepe a piacere),
  • acqua di cottura dei piselli,
  • sale.

 collage piselli fiori zucchina     

  Come fare:

togliere il pistillo dai fiori di zucchina e lavarli sotto l’acqua corrente; cuocerli a vapore, io li cuocio in microonde nell’apposito contenitore a 600W per 4/5 minuti: in questo modo mantengono il colore e sapore.

Cuocere i piselli in acqua salata, la stessa acqua servirà per allungare la vellutata; scolarli e metterli in acqua fredda, sempre per mantenere il colore brillante; conservarne qualcuno per la decorazione.

Trasferire fiori e piselli nel bicchiere del minipimer, frullare ed aggiungere man mano l’acqua di cottura fino ad ottenere la consistenza desiderata.

Aggiungere la panna acida e le foglioline di menta, aggiustare di sale e versare nelle fondine.

Grattugiare il pepe, io ho adoperato quello della Jamaica che ha un profumo delizioso ma potete adoperare quello che avete, la mia scelta è un vezzo da foodblogger ;-)

Decorare con i piselli e le foglioline di menta, ottima, è piaciuta anche a ello, diciamo che l’ha mangiata quasi tutta lui ;-) , si può servire con crostini di pane all’aglio.

Crema di fiori di zucca e piselli basso     

Vellutata con fiori di zucchina, piselli feschi e menta.

Se siete vegani sostituite la panna acida con la stessa quantità di polpa di avocado maturo.

Se siete intolleranti al lattosio adoperate i prodotti consentiti, anche una ricotta di capra o yogurt di capra sono perfetti e regalano un sapore in più.

Se volete aumentare l’apporto proteico potete aggiungere polvere di prosciutto o striscioline di bresaola; insomma, fate voi, sbizzarritevi.

Crema di fiori di zucca e piselli metà1     

 


Crema di More di Gelso e Plum Cake: salviamo le More, le Rosse, le Bionde.

Crema di more 2 altoe                   

Il gelso ha una storia, un passato glorioso legato alla preziosa seta, che si ricavava sacrificando i bozzoli costruiti dai bachi da seta (Bombyx mori) che si nutrono esclusivamente con le loro foglie.

Alle medie la professoressa di scenze  aveva procurato ad ognuna di noi 1 baco da seta (allora si trovavano ancora allo stato naturale proprio tra le foglie di gelso) da tenere in una ampia scatola con numerosi fori per l’aereazione.

 Avevamo il compito di nutrirlo, con le foglie di gelso, unico cibo a lui gradito, di osservarlo durante la sua trasformazione e di annotare i vari passaggi e le nostre impressioni.

Ho avuto quindi la fortuna di assistere a tutta la sua metamorfosi, al lento costruire attorno a se il bozzolo con quel fil di seta che era la sua bava; ricordo il candore e la lucentezza di quel bozzolo che, poi, lentamente ingialliva ed era allora che aprivo la scatola e la finestra della mia cameretta perchè tra poco la farfalla che c’era all’interno sarebbe volata via.

Lo confesso, quando scoprivo che il bozzolo era vuoto mi rattristavo e mi stupivo allo stesso tempo per questo miracolo della Natura.

Le altre cose che avrei da raccontare le lascio per la prossima volta, intorno ai gelsi, alle more, ruotano tanti episodi, tanti ricordi; mi ha messo malinconia vedere tutte quelle more sulla strada sterrata e il silenzio non interrotto dalla voce di bambini che fanno a gara a chi ne raccoglie di più ma, si sa, i tempi cambiano, non esistono più le stagioni ed, aimeh, anche i bambini vengono indirizzati verso nuove strade, che li stanno allontanando sempre più dalla natura.

  gelso con more-001                 

Giorni fa sono andata a prendere per la coda gli ultimi fiori di sambuco, alcuni per fare lo sciroppo ed altri  seccarli per l’inverno; lungo la strada sterrata c’era un’infinità di more di gelso cadute dai rami e così, la mattina dopo, con uno scolapasta sono tornata sul posto.

Erano anni che non le raccoglievo più: ogni volta che mi decidevo, era già finita la loro breve stagione.

Da queste parti ci sono tanti gelsi (morari), i contadini solitamente, quando li potano, usano i polloni per legare le viti (ne ho parlato anche qui), avevo parlato anche dei bachi da seta, d’altronde è inevitabile, ma ora andiamo in cucina.

Crema di more ramettopp-001                 

Questa ricetta l’ho presa dal libro che ho già citato: 1000 ricette con la frutta (€. 3,90), niente foto patinate, ingredienti introvabili ma semplici ricette per poter utilizzare tutta la frutta, sia nel dolce che nel salato, nei liquori, nelle marmellate ecc., nel libro questa ricetta è intitolata: schiuma ghiacciata di more, ho omesso la vanillina adoperando lo zucchero vanigliato in casa con la bacca di vaniglia ed ho sostituito la farina con quella di riso.

Il colore ricorda più un budino alla liquirizia ma è dato dall’aggiunta del latte, e dei tuorli che smorzano, inevitabilmente, il colore naturale del frutto; preparerò la stessa con le more bianche così vedremo che colore assumerà.

more nel cesto-001         

Cesto Donna Avventura.

Ingredienti per 4 persone:

  • 500 g. di more rosse di gelso (600 g. ho abbondato),
  • 200 g. di zucchero vanigliato con la bacca,
  • 250 g. di panna montata,
  • 400 g. di latte,
  • 5 tuorli,
  • 2 cucchiai di farina di riso.

 more cotte per crema-001               

Come fare:

lavare le more e privarle del picciolo, un lavoraccio ma consigliato, scolarle e metterle in una pentola con un po’ d’acqua e farle cuocere finchè saranno sfatte (8/10 minuti), frullare e far raffreddare il composto nella stessa pentola.

Nel frattempo lavorare a crema i tuorli con lo zucchero ed aggiungere la farina, unire il latte e versare tutto nella pentola col frullato di more.

Cuocere a fiamma bassissima, mescolando con la frusta fino al raggiungimento della densità di una crema pasticcera; sarebbe già pronta da mangiare così, potete tenerla in frigorifero ed aggiungere all’occorrenza la panna montata.

Dopo aver aggiunto la panna, muovendodelicatamente la spatola dal basso verso l’alto, versare la crema in coppette o bicchierini decorando a piacere.

Si può alternare, come ho fatto io, la crema con strati di more; una delle due coppe le ho decorate con fiocchetti di panna acida così da contrastare con la dolcezza, perfetta anche della granella di frutta secca ma, fate voi.

plum cake sfornato-001     

Ora un’altra idea, velocissima, perfetta per chi ha il famoso vasetto della Torta di Padre Pio (alla fine un link esaustivo), solitamente questa torta ha la forma rotonda ma ho voluto variare ed aggiungere, al posto delle mele, le more di gelso, mantenendo le noci come da ricetta originale.

Chi non avesse il vasetto può fare il solito plum cake, sostituendo la tipologia di frutta: le more di gelso danno una bella consistenza umida, quella che io prediligo.

Premetto che io non seguo la catena, ho ricevuto il vasetto dalla moglie di un collega di ello e l’ho diviso solo con Annina la vicina che continua a sfornare la torta ogni settimana.

Io avevo il composto in stand by, non amo buttare il cibo; era fuori dal frigorifero, coperto, senza cure ma lo vedevo sempre vivace e così ho deciso di provare questo plum cake: nel link troverete anche le indicazioni per partire da zero (se non volete continuare la catena), provate, ve lo consiglio.

plum cake da infornare pp-001   

plum cake di Padre Pio interno-001   

Ed ecco i link:

Per la Torta di Padre Pio    

La musa ispiratrice per “Salviamo le more”

Ed un portafortuna, per chi mi segue sempre con affetto e per me:

coccinella su foglia gelso bianco-001           

P.S.: nelle categorie ho aggiunto “senza lattosio” perchè chi è intollerante può sostituire i latticini con i prodotti senza lattosio, la farina di riso è senza glutine ma i celiaci facciano attenzione alla spiga barrata sulla confezione.

Alla prossima, buon fine settimana.


Baci di Tropea: Delizie Vaticane.

Baci di Tropea alto orr-001       

Mi sono sempre piaciuti i Baci di dama, posso dire che sono, dopo i Cavallucci di Siena, i miei biscotti preferiti e, dopo aver assaggiato la variante salata, ho deciso che, prima o poi li avrei fatti.

Chissà perchè ma ho sempre pensato che fossero una mission impossible, tipo i macaron ed invece sono facilissimi e versatili: davvero una bella scoperta.

Ho pensato a questi Baci di Tropea per valorizzare la Mousse di Cipolla delle Delizie Vaticane        : solitamente queste marmellate agrodolci vengono gustate con i formaggi e questi baci sono perfetti; ho sostituito le mandorle, piuttosto dolci, con i pistacchi che hanno un sapore più deciso.

Ho adoperato un Parmigiano Reggiano 36 mesi, più saporito ma un pecorino ci starebbe d’incanto (chissà se Max me ne indica uno ;-) )

Ora andiamo a divertirci in cucina.

Baci di Tropea pp-001       

Ingredienti per i baci:

  • 150 g. di farina 00,
  • 150 g. di farina di pistacchi,
  • 150 g. di burro,
  • 100 g. di parmigiano Reggiano 36 mesi grattugiato,
  • 2 cucchiai di birra Weizen (andrebbe vino bianco ma non ne avevo),
  • sale

Ingredienti per la farcitura:

mousse di Cipolla Delizie Vaticane.       

collage baci di Tropea       

Come fare:

preriscaldare il forno a 150°C.

Tritare i pistacchi e ridurli a farina; metterla nel robot da cucina con la farina, il vino bianco, il burro a pezzetti, il sale e il formaggio grattugiato.

Azionare ad intermittenza fino ad ottenere un composto sabbioso; compattarlo sulla tavola, avvolgerlo nella pellicola e metterlo in frigorifero, potete anche prepararlo il giorno prima.

Prendere l’impasto e tagliarlo a fette man mano che preparerete le palline (per farlo ammorbidire meglio e poco alla volta);  io ho fatto le palline da 6 g. l’una.

Disporle sulla teglia coperta con carta forno ed infornare per 15/20 minuti.

Sfornare i baci, farli raffreddare e farcirli con la mousse di Cipolla, inserirli nei pirottini e servirli così, un’idea per un buffet.

Baci di Tropea sacco-002         

 Alla prossima


Raviolo Pesce ripieno di Baccalà su crema di peperoni e Baccalà pastellato all’aglio orsino: volevo fare la Raviolaia.

Raviolo pesce piatto azzurron             

Se mi dicessero: hai un’altra possibilità, puoi vivere un’altra vita, puoi cambiare soltanto una cosa, io risponderei: vorrei tutto uguale, cambierei soltanto una virgola, ma la tengo per me.

Terrei anche gli stessi genitori perchè, nonostante le tribolazioni che mi hanno dato, li ricordo come persone affascinanti, ricche di personalità; genio e sregolatezza me l’hanno trasmessa loro e, considerando i tempi, non devono aver avuto una giovinezza facile.

Senso artistico,  creatività, amore per la natura, voglia di libertà, insofferenza a regole ed  imposizioni ; sprazzi di felicità hanno illuminato e dato un senso alla loro ed alla mia vita.

L’unica scelta che mi differenzia è quella di non aver avuto figli, perchè non si fanno figli se non si è in grado di offrir loro una vita serena; anche se non hanno grandi possibilità economiche, la ricchezza più grande che ogni genitore ha il DOVERE di offrire ai propri figli è l’AFFETTO e l’AMORE incondizionati: mai al mondo avrei voluto che mio figlio subisse ciò che ho subito io.

Ho rinunciato a cambiare la mia vita per un gatto,  continuo a farlo perchè c’è Perla accanto a me, che ha bisogno del mio affetto, di serenità e tranquillità, figuriamoci se avessi avuto un figlio, frutto di un amore e con tutta una vita davanti da vivere, una vita che non ha chiesto e della quale io sarei stata l’unica responsabile.

La mamma di Forrest Gamp diceva che la vita  è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita, per me è come un raviolo, anche se conosci il ripieno, non saprai che sapore avrà finchè non lo assaggerai.

Ecco, nella mia prossima vita voglio fare la raviolaia, in una baita nel bosco, vicino ad un mulino, qualche Animale a farmi compagnia e tanti ravioli, di tutti i colori e tutte le forme: per me fare i ravioli è come per un bambino costruire qualcosa col Lego, bellissimo!

E pensate alla sua versatilità, potete coinvolgere i vostri bambini nel creare forme fantasiose, potete ingannare i commensali riempiendo i ravioli con gli avanzi (puliti s’intende), potete far mangiare le verdure a chi non le vuol sentir nemmeno nominare e, non meno importante, potete divertirvi stimolando la fantasia.

Ma, nonostante i buoni propositi, nemmeno oggi sono riuscita a rimanere stringata e passo subito alla ricetta, possiamo chiamarla di riciclo o recupero: la scorsa settimana avevo fatto un fish senza chips, questo:

collage baccalà in pastella             

La, chiamiamola particolarità, sta nella pastella alla quale ho aggiunto un cucchiaino di salsa all’aglio orsino, senza olio, solo foglie e sale che conservo nelle formine del ghiaccioli in congelatore.

Ingredienti per la Pastella di Solema:

  • farina,
  • acqua ghiacciata,
  • albume montato leggermente,
  • sale (se non adoperate lasalsa),
  • 1 cucchiaino di salsa all’aglio orsino (scelta personale),
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

mescolare la farina con l’acqua fino a raggiungere la densità desiderata, montare l’albume non a neve ferma, amalgamare; se adoperate la salsa all’aglio orsino o altra erba a voi gradita, aggiungerla prima dell’albume.

Riporre in frigorifero a riposare, il riposo la migliora; Solema consiglia di tenere in frigorifero fino all’ultimo momento anche il baccalà: lo shock termico farà sì che il fritto sia asciutto e fragrante.

Non potevo non menzionare questa ricetta perchè il baccalà col quale ho riempito il raviolo altro non è che gli scarti del filetto: la coda e le parti più sottili.

La forma del pesce l’ho ricavata da una stampa, una parte risulta più grande ed irregolare perchè serve a contenere il ripieno, la melanzana che vedete nel collage da la cremosità senza alterarne il sapore.

collage raviolo pesce-001             

  Ingredienti per la pasta (la stessa del raviolo fiore):

  • 250 g. di farina Manitoba setacciata (Raffaello consiglia di setacciare sempre le farine),
  • 150 g. di semola rimacinata,
  • 5 g. di sale,
  • 30 g. di olio EVO,
  • 200 g. di acqua tiepida (30°C.).

pasta senza cacao macchinetta-001             

Come fare la pasta:

 mettere in una boule le farine ed aggiungere, mescolando ed impastando come al solito, tutti gli ingredienti, formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero 2 ore o più (io l’ho fatta il giorno prima).

Stenderla con la macchina o, se siete brave sfogline, col mattarello; ricavare col coppapasta o ritagliare dalla forma/pesce il raviolo, riempirlo col composto di baccalà, inumidire i bordi e chiuderlo, siggilando con i rebbi della forchetta ottenendo anche una piccola decorazione.

Se non vi piace intravedere il ripieno, tirare la pasta ad uno spessore superiore, a noi piace così, rustega.

Ingredienti per il ripieno (essendo una ricetta di recupero, le dosi non sono rilevanti e gli ingredienti possono essere omessi o aggiunti):

  • baccalà, anche scarti (edibili),
  • capperi sotto sale,
  • filetto di acciuga,
  • polpa di melanzana alla Raffaello (avvolta nella pellicola e cotta al microonde, massima potenza, per 10 minuti),
  • olio di cottura salsa di peperoni,
  • sale se necessario,
  • peperoncino in polvere.

Come fare il ripieno:

tagliare grossolanamente gli scarti del baccalà e saltarli in una padella antiaderente con l’olio dove sono stati fatti cuocere i peperoni per la salsa, aggiungere i capperi, spegnere e far raffreddare.

Nel frattempo ricavare dalla melanzana cotta la polpa necessaria a rendere cremoso e leggero il ripieno che avremo amalgamato in una terrina assieme ad un filetto di acciuga tritato, altri capperi, se vi piacciono, ed un pò di polpa di peperoni.

Aggiustare di sale e peperoncino, ricordate che il ripieno dev’essere sempre più sapido del solito, mantenendo la sapidità normale rischiate di avere un raviolo/tortello ecc, insipido.

Cottura:

Portare ad ebollizione l’acqua salata ed immergere (io lo faccio con la schiumarola) il raviolo, abbassando la fiamma, essendo questa pasta molto sottile, quando il raviolo viene a galla, farlo cuocere ancora per 1/2 minuti.

Come fare la salsa di peperoni:

non amo mettere troppi link in un post però per questa salsa andate a vedere il link è un’idea di una mia amica che vi piacerà e la potrete utilizzerete per molte preparazioni, ora che siamo in stagione o quasi è perfetta, si può preparare, sterilizzare e conservare per l’inverno oppure conservata in congelatore, provate,  se vi va.

Io Berghofer

Per oggi è tutto, a presto

 


Mini Mac e Patate Fritte in versione dolce, Amazing Food.

mini mac e patate fritte-cn 

Finalmente so cosa significa Amazing (sono ignorantella e non conosco l’inglese); su Pinterest molte cose sono Amazing ed oggi, cercando su google cibo sorprendente, ho scoperto che Amazing significa sorprendente, ecco, questo è cibo sorprendente perchè arriva nel piatto dopo illuminazioni, idee, elaborazioni e perfezionamenti dello Staff, devo dirvi che Staff? Ma quello degli Amici di Godia, no!

Questo autunno riprenderò a frequentarli, ho ancora troppe ricette da condividere e sperimentare e non voglio che se ne accavallino altre.

In questi corsi ho imparato molti trucchetti che sono ormai diventati protagonisti nella mia cucina di casa: la polpa di melanzana per ammorbidire, rendere cremosi i ripieni senza appesantirli che ho anche adoperato per il ripieno di quei due ravioli che ho anticipato.

Le patate alla Raffaello che adesso non posso fare a causa del forno k.o., senza parlare delle purea di frutta, straordinario metodo per conservare la frutta.

Se fossi giovane con l’intenzione di coltivare questa passione e farla diventare professione farei anche quei corsi base dove impari a fare il fondo bruno, il fondo chiaro ecc. ma, anche i vari fondi si trovano pronti alla Metro e quindi…

Anche questi panini, con l’impasto dei savarin, si possono fare e conservare in congelatore o, come potete vedere nella foto, si possono mettere sottovuoto.

All’occorrenza si scongelano o si tolgono dal sacchetto (in questo caso si fanno rigonfiare lasciandoli semplicemente a temperatura ambiente) e diventano una merenda sana per i vostri bambini, da portare all’asilo o a scuola: sapete cosa c’è dentro ed i vostri bambini fanno un figurone dicendo ai compagni di asilo/scuola: li ha fatti la mia mamma

Mini mac sottovuoto-001 

Menziono Sabrina di Colazioni a letto che, da mesi sta portando avanti una rubrica interessante ed utilissima per le mamme che è : Le Merende di Camilla, pubblica le merende che prepara in casa, per sua figlia, complete di bibita.

Ecco l’utilità ed il senso di un blog, lei è una persona molto discreta e riservata ma dovrebbe pubblicizzare di più questa sua intelligente iniziativa, merita di essere conosciuta, divulgata ed imitata; andate a vedere se vi va (non la linko perchè fa parte delle foodblogger regionali del grupo su fb e non voglio daneggiarla).

Ma ora andiamo in cucina: questo mini mac dolce è composto da un pane dolce (savarin), una ganache formata da polpa di pesche, cioccolato fondente che simula la carne.

Il finto formaggio è formato da una lastra di cioccolato bianco con l’aggiunta di panna e zafferano da dosare fino al raggiungimento del classico colore del formaggio.

Le finte patate fritte non sono nient’altro che dei bastoncini di mango ed il ketchup è una salsa al lampone.

Ingredienti per i panini:

  • 250 g. di farina 00,
  • 5 g. di sale,
  • 10 g. di lievito per dolci,
  • 15 g. di zucchero,
  • 50 g. di acqua tiepida (dove sciogliere il lievito con lo zucchero),
  • 100 g. di uova intere,
  • 100 g. di burro freddo a cubetti (da aggiungere alla seconda lievitazione).

mini mac teglia da infornare-001

Come fare i panini:

mettere la farina (setacciata) in una boule e mettere al centro il lievito sciolto, assieme allo zucchero nei 50 g. di acqua tiepida, mescolare ed unire, poco alla volta il composto di uova.

Amalgamare, coprire e far lievitare a 30°C. con umidità al 70% per 1 ora (per creare il vapore mettere una bacinella d’acqua nel vostro forno a meno che non abbiate quello a vapore).

Nella seconda lievitazione aggiungere il burro, amalgamarlo, formare dellle piccole palline un po’ più grandi delle noci e metterle nella teglia dei muffins, far lievitare ancora un’ora come per la prima lievitazione.

Prima di infornare cospargere la superficie con sesamo, volendo anche semi di papavero, sesamo nero ecc. (ndr).

Infornare, forno ventilato, a 190/200°C. per 4 minuti, si, avete letto bene, 4 minuti, questi panini sono piccolissimi, dei bottoncini, come dice Emanuele.

collage mini mac 

Ingredienti per l’acqua di ginger:

  • 25 g. di zenzero fresco,
  • 100 g. di acqua.

Come fare l’acqua di ginger:

far bollire per 5 minuti lo zenzero con l’acqua: questa acqua servirà nella preparazione della polpa di frutta da inserire nella ganache per il finto hamburger.

Ingredienti purea di pesche (da inserire nella ganache per finto hamburger):

  • 25 g. di acqua di ginger (vedi sopra),
  • 125 g. di polpa di pesca,
  • 100 g. di acqua,
  • 90 g. di zucchero.

Come fare la purea di pesche:

mettere gli ingredienti in un pentolino e sciogliere lo zucchero, ATTENZIONE NON DEVE BOLLIRE, far raffreddare in acqua e ghiacco, frullare.

Ingredienti per la ganache finto hamburger:

  • 60 g. di cioccolato fondente al 60/70%,
  • 1 cucchiaio di miele di girasole o acacia o millefiori,
  • 1 presa di sale,
  • 70 g. di purea di frutta.

Come fare la ganache:

sciogliere a bagno maria il cioccolato col miele, aggiungere il sale e la purea di frutta, mescolare a mano.

Ingredienti per il finto formaggio:

  • cioccolato bianco,
  • panna fresca,
  • zafferano (va bene anche quello in polvere).

Come fare il finto formaggio:

sciogliere a bagno maria il cioccolato, aggiungere la panna, poco alla volta, mescolare delicatamente ed unire lo zafferano (pochissimo) per ottenere la colorazione classica del formaggio per questo tipodi panino).

Stendere il composto tra due fogli di carta forno o di silpack e livellatelo, far raffreddare e ritagliare col copapasta della misura del panino.

Ingredienti per le finte patate fritte:

mango tagliato a bastoncini.

Ingredienti per il finto ketchup (le dosi decidetele voi, potete conservare il composto in frigorifero):

  • lamponi,
  • zucchero a velo.

Come fare il finto ketchup:

frullare i lamponi con lo zucchero a velo.

Come comporre il mini mac:

tagliare i paninetti, con la sac a poche mettere sulla base la ganache, appoggiare sopra il finto formaggio premendo leggermente finchè sotto comparirà il finto hamburger.

Impiattare mettendo a lato le finte patate fritte ed il finto ketchup, volendo (ndr) potete dare una nota di verde con delle foglioline di menta che stanno bene sia con i lamponi che col cioccolato bianco.

Ecco, è tutto, sembra articolato ma è semplicissimo, si può preparare tutto in anticipo per utilizzare all’occorrenza.

Emanuele Anna mini mac ma quanto mi diverto-001 

 Emanuele ed Anna: ma quanto mi diverto!!!

 Auguro a tutto lo staff degli Amici di Godia di avere grande successo con l’evento che stanno preparando ed al loro stagista Luca di guarire al più presto per ritornare a condividere insieme a loro la sua grande passione per la cucina: forza Luca, un passo alla volta ed arriverai al traguardo, mi parlano sempre di te, sei nel cuore di tutti

 


Finto Magnum alle Erbe: Maggio, il mese delle Rose e delle Frittate, nulla è come sembra.

Frittata erbe stile Magnum-001 c.

Magnum alle erbe.

É incredibile quanto aumenti il desiderio di qualcosa proporzionalmente alla impossibilità, anche momentanea di averla o farla, nel caso specifico una semplice frittata al forno che diventa mission impossible se hai il forno rotto.

Ieri il tecnico ha decretato la morte cerebrale del mio forno, il famoso fulmine di settimane fa ha colpito la scheda danneggiando il termostato e per questa frittata dovrò aspettare ancora.

Era stato amore a prima vista lo scorso autunno quando a Beivars, in occasione della chiusura stagionale dell’orto urbano, lo Staff degli Amici di Godia, rappresentato da Michela Scarello ed il mitico Raffaello Mazzolini, aveva preparato questa prelibatezza.

In questa variante c’era anche della ricotta per dare più consistenza mentre, per lo stecco Magnum gli ingredienti sono ridotti all’essenziale: uova, erbe, latte; nulla vieta di arricchire il tutto con formaggi a piacere e/o affettati, NO SALAME per favore!

Frittata erbe orti

Quadrotti di frittata e ricotta.

La frittata che presento oggi l’ho assaggiata al corso, a Godia: il corso che io ho intitolato: Nulla è come sembra, quello delle tagliatelle di seppia per intenderci ed altre leccornie sorprendenti:

Pizza nostrana scatola-001  pizza nostrana dolce morso-001

Pizza (dolce)

St Honorè-001

St. Honorè (salata)

mini mac e patate fritte-001

Mini Mac e patate fritte (dolce)

Ovetto Kinder-001

Ovetto Kinder (salato)

Se avete il Bimby per voi sarà una passeggiata ottenere una crema di erbe dal verde brillante e dalla consistenza setosa sennò fate come farò io, sbianchendo le erbe, raffreddandole immediatamente con acqua gelata e frullandole col minipimer alla massima velocità.

Ingredienti:

  • 3 uova,
  • latte (se siete intolleranti va bene il latte di soia o di riso o quello senza lattosio),
  • erbe sbianchite e frullate,
  • sale,
  • pepe (facoltativo),
  • granella di nocciole o pistacchio, o mandorle o semi di zucca per la copertura, fate voi.

Come fare:

preriscaldare il forno a 90°C.

Scegliere le erbe spontanee preferite o adoperare, quando non è più stagione di passeggiate nei campi: spinaci, bieta, foglie di ravanello, di rapa, quello che avete a disposizione e che vi piace di più.

Sbianchirle in acqua bollente salata, raffreddarle immediatamente per conservarne il colore e frullarle.

Sbattere le uova col latte ed aggiungere il composto di erbe, amalgamare bene e versare in una teglia da forno ad un’altezza di 2/3 cm. c.ca.

Cuocere per 1 ora e mezza, sfornare, far raffreddare, tagliare con un coppapasta a vostra scelta; per questi simil-magnum va bene la forma rettangolare.

Inserire delicatamente lo stecco da gelato e rotolare il finto magnum nella granella da voi scelta.

Se avete bambini che fanno le boccacce di fronte alle verdure beh, questo sarà un modo per sentire l’agognata domanda: me ne dai ancora?

Frittata erbe stile Magnum1-001 c

Bene, spero di aver alleggerito l’atmosfera con questa frittata; ho colto l’occasione per sentirmi al 100% foodblogger del Friuli Venezia Giulia pur non comparendo nel gruppo omonimo su fb (rigorosamente chiuso e privato ;-) per evitare curiosi ed intrusi).

Questa ricetta non sarà certamente pubblicata sulla blasonata rivista ma potevo non condividere questa geniale idea dello staff degli Amici di Godia?

Conosco poche persone innamorate follemente di questa Regione, non basta scarabocchiare qualche parola in Friulano o in Triestino o in Bisiacco, l’amore per questa terra va oltre e si dimostra non emarginando i propri simili o pretendendo l’esclusiva di un prodotto o di un locale ma condividendo le proprie conoscenze, collaborando insieme, certamente non diffamando: I Nuovi Mostri lasciamoli a Striscia la Notizia ;-)


Raviolo Fiore ripieno di purea di Nespole condito con Burro al Sambuco e Pepe di Sechuan.

raviolo fiore interno cornice

Raviolo fiore ripieno con purea di nespole, pepe di Sichuan, fiori secchi di sambuco, condito con burro al sambuco.

Voi che mi conoscete sapete già che io sussurro ai fiori di sambuco, una magica alchimia ci avvicina e da quell’ incontro nascono idee, ricette, storie, sogni.

Ho lavorato su una base certa, garantita da Raffaello Mazzolini che è appassionato di pasta ripiena ed insieme allo staff del ristorante Agli Amici di Godia, sperimenta, studia, dosa con meticolosità ogni ingrediente perchè, quando un piatto arriva in tavola  dev’essere perfetto, lì non c’è spazio per l’approssimazione.

Questa è una pasta senza uova, si può fare al naturale o al cacao ma nulla vieta di colorarla con la curcuma o altro.

Essendo una pasta neutra può accogliere sia ripieni dolci che salati, con la pasta al cacao è indicato anche un ripieno di coda alla vaccinara o lingua o, per la cucina di casa, qualche avanzo di arrosto o bollito, ma non voglio dilungarmi oltre, passo alla ricetta comprese le varianti; altre potrete crearle voi, questa base è una miniera da dove estrarre un’infinità di varianti, provate se vi va.

Ingredienti per la pasta:

  • 250 g. di farina Manitoba setacciata (Raffaello consiglia di setacciare sempre le farine),
  • 150 g. di semola rimacinata (50 g. cacao e 100 g. di rimacinata),
  • 5 g. di sale,
  • 30 g. di olio EVO,
  • 200 g. di acqua tiepida (30°C.).

collage raviolo fiore Come fare la pasta:

 mettere in una boule le farine ed aggiungere, mescolando ed impastando come al solito, tutti gli ingredienti, formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero 2 ore o più (io l’ho fatta il giorno prima).

Stendere la pasta con la macchinetta fino al n.6, disporre sopra  dei fiorellini di sambuco e coprire, eliminando l’aria, con un’altra sfoglia.

Ripassare alla macchinetta fino a raggiungere lo spessore che permetta la visione dei fiorellini in trasparenza.

Quando avete la pasta pronta potete dedicarvi alla purea di frutta per il ripieno; questo sistema per ottenere la purea di frutta è geniale per conservare la frutta, fare marmellate o guarnizioni.

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 kg. di polpa di frutta a vostra scelta, in questo caso nespole,
  • 100 g. di zucchero (il 10% ).
  • 10 g. di pectina per kilo di polpa di frutta ottenuto (se non l’avete adoperare il fructapec, 1 cucchiaio va bene),
  • 5 g. di agar agar per kilo di polpa di frutta ottenuto.
  • pectina ed agar agar vanno sciolti a parte ed aggiunti alla purea.

Come fare il ripieno:

lavare la frutta, eliminare i noccioli e metterla in un tegame col 10% di zucchero, cuocere e frullare.

Pesare la polpa ottenuta e rimetterla al fuoco con le proporzioni di pectina e agar agar (vi assicuro che il grammo più o meno non sarà rilevante per la riuscita), cuocere per 15 minuti.

Versare il composto in una teglia e far raffreddare in frigorifero; frullare prima dell’uso; se volete ottenere una marmellata versare la purea calda in vasi sterilizzati chidendoli e capovolgendoli come si fa solitamente; otterrete una marmellata buona, non troppo dolce con la maggior parte delle vitamine ancora intatte.

nespole3-001

Per il ripieno alle Nespole del Giappone:

  • purea di Nespole del Giappone,
  • fiori secchi di sambuco macinati, a piacere,
  • pepe di Sechuan pestato nel mortaio, a piacere.

Come fare:

cuocere le nespole assieme al pepe di Sechuan ed unire i fiori secchi di sambuco solo alla fine, mescolare, durante il riposo l’aroma si amalgamerà alla purea ma non sarà alterato dalla cottura.

Come fare il burro ai fiori di sambuco, dose a piacere:

intiepidire la panna e mettere in fusione i fiori di sambuco, freschi in stagione o secchi, macinati nel macinacaffè durante l’anno, far riposare in frigorifero.

Montare la panna col minipimer finchè impazzirà diventando burro, continuare a frullare fino ad ottenere una massa separata dal siero, mettere in un colino.

Per questa ricetta fare subito delle quenelles che si scioglieranno a contatto con i ravioli (sapete che per esigenze di foodblogger certi passaggi non vengono rispettati).

Potete conservare il burro così ottenuto in formine decorate o formando un rotolo nella carta forno.

Raviolo fiore nespole pepe ecc.-001


Polpettine di baccalà, topinambour, cavolo nero.

polpettine baccalà cavolo nero pronte1-001

Ingredienti:

  • 250 g. di baccalà al netto,
  • 250 g. di topinambour,
  • latteo latte di soia o riso per gli intolleranti,
  • 3 foglie di cavolo nero private della costicina,
  • 1 albume,
  • sale affumicato,
  • pepe verde,
  • salsa di soia o glassa di aceto balsamico (facoltativo).

Ingredienti per la panatura:

  • farina di riso,
  • uovo sbattuto,
  • semi di zucca tritati (non serve tostarli perchè vengono fritti),
  • olio di arachidi per friggere.

collage polpettine baccalà

Come fare:

dopo aver lessato baccalà e topinambour nel latte, scottare le foglie di cavolo nero, frullare tutto ed aggiungere l’albume.

Aggiustare di sale e pepe, formare le palline e procedere con l’impanatura: farina, uovo, semi di zucca.

Friggere in olio di arachidi profondo (160/170°C.), servire con qualce goccia di salsa di soia o glassa di aceto balsamico.

polpettine baccalà cavolo nero interno-001


Cottura in trasparenza per i Fiori di Zucchina ripieni.

  fiori zucchina ripieni-001     

Questo metodo di cottura, visto in tv, aveva catturato la mia attenzione, veloce ma delicata, così delicata da lasciare intatti i colori di questi fiori straordinari che negli ultimi anni, anche per merito delle “signore della rete”, diciamolo, hanno ritrovato l’antico splendore e un rinnovato prestigio.

In questo caso ho adoperato i fiori femmina che sono quelli attaccati alla zucchina, mentre quelli con lo stelo sono i fiori maschi indispensabili alla riproduzione; erano attaccati a delle piccolissime zucchine che ho adoperato, cotte a vapore, per il ripieno.

Il ripieno è composto dal mix di quinoa-bulgur che ho adoperato per i pomodori di Pachino, striscioline di surimi, zucchine a vapore, il tutto profumato ed insaporito con la salsina all’aglio orsino che avevo preparato: una parte la conservo in frigorifero, in un barattolo, coperta d’olio evo, l’altra parte l’ho messa nelle formine del ghiaccio in congelatore, ne basta poco per dare personalità alle preparazioni.

fiori zucchina alto-001                         

Anche in questo caso le dosi non sono precise (Tiziana scusami :-P ), se avanza il ripieno lo potete mangiare come insalata di cereali, è davvero buono, ci aggiungete una proteina di vostro gusto ed avete un pasto completo; adoperando solo la quinoa è anche senza glutine.

Ingredienti:

  • fiori di zucchina,
  • mix quinoa/bulgur (o cereali a piacere, anche cus cus),
  • zucchine a vapore,
  • striscioline di surimi,
  • salsa all’aglio orsino,
  • sale.

collage fiori zucchina ripieni                       

Come fare:

cuocere il mix di cereali in acqua salata, scolare e far raffreddare; aggiungere gli altri ingredienti e mescolare bene.

Riempire con un cucchiaino i fiori e richiuderli arrotolando delicatamente i petali.

Appoggiarli sopra un rettangolo di pellicola adatto alla cottura, chiuderli bene ed immergerli in acqua bollente per qualche minuto.

Scolarli, eliminare la pellicola e disporli sul piatto di portata aggiungendo un filo d’olio evo.

fiori zucchina interno-001                       

Per oggi è tutto, vi auguro un bel fine settimana, passerò dalle vostre cucine più tardi.

Perla tappeto terrazza-001 

Felicità è un tappeto al sole di maggio.

  Vi lascio con la gioia di Perla, il mio amore più grande ♥


Tagliatelle di seppia al pomodoro e burrata, illusioni da assaporare.

tagliatelle seppia al pomodoro forchetta-001

Tagliatelle di seppia al pomodoro e burrata.

Ultimamente ello fa i capricci e non mangia più, se non mele cotte (non voglio immaginare cosa ci sia sotto ;-) ) e se ello mangia solo mele cotte, ella cucina solo mele cotte per ello.

Ella si avvale della facoltà di non perdersi d’animo e, in attesa di un suo cortese riscontro, cucinerà per se stessa ricette semplici, veloci e buone, solo piatti unici e nutrirà il blog con le ricette degli altri, di Emanuele, Raffaello, Francesco/ Francesco& Co.

Per fortuna il mio archivio è bello ricco ed il blog può vivere di rendita per un bel pò.

Parto con questa ricetta che vi avevo già anticipato: le tagliatelle di seppia colorate con zafferano e condite con una concassè di pomodoro, basilico e burrata, credetemi, ne avrei mangiata una tinozza intera…

Se la provate a fare, sono sicura che sarà la ricetta della vostra estate, potete preparare in anticipo la seppia ed all’ occorrenza affettarla, ottenendo così delle tagliatelle da colorare e condire a piacere e fantasia.

collage seppia tagliatelle1

 Ingredienti per queste tagliatelle:

  • seppie grandi,
  • pomodori,
  • zafferano in polvere per colorare le tagliatelle,
  • burrata,
  • basilico fresco,
  • olio evo,
  • sale,
  • pepe? Non lo ricordo, facoltativo.

 collage Tagliatelle seppia Raffa1

Come fare le tagliatelle di seppia:

mettere sul fuoco una pentola d’acqua e portare a bollore, nel frattempo pulire e lavare bene la seppia, mettere da parte i tentacoli e le alette per altre preparazioni.

Appena bolle l’acqua immergere la seppia e spegnere il fuoco, coprire e lasciar raffreddare.

Scolare la seppia, compattarla, pressarla e metterla in congelatore.

Al momento dell’occorrenza, toglierla dal congelatore e tagliarla a listarelle sottili, dalla parte più lunga, con l’affettatrice, o mandolina o pelapatate, con quello che avete, non comprate l’affettatrice per fare questa ricetta, andate a mangiarla al ristorante Agli Amici ;-)

Sciogliere la polvere di zafferano in acqua tiepida ed immergere le striscioline di seppia affinchè ottengano il colore delle classiche tagliatelle all’uovo.

Come fare il condimento:

incidere a croce i pomodori e scottarli in acqua bollente, pelarli, tagliarli a metà per eliminare i semi e l’acqua di vegetazione.

Ricavare dalla polpa una concassè (è una tecnica culinaria utilizzate per certe verdure (in particolare il pomodoro) che consiste nello scottare rapidamente in acqua bollente il vegetale, per poi poterlo pelare, eliminando in questo modo facilmente la buccia e quindi ridurre a tocchettini Wikipedia) e farla saltare in una padella, a fuoco vivo con olio evo e sale, la cottura dovrà essere breve ma intensa per mantenere forma e consistenza.

Frullare la burrata con olio evo.

Nel piatto:

mettere alla base del piatto il composto di burrata, appoggiare sopra il nido di tagliatelle e terminare con la concassè di pomodoro ed il basilico.

Tagliatelle seppia al pomodoro piatto g

Per oggi è tutto, vi auguro una bella domenica, io corro a sbucciare le mele ;-)


Shortbread al Sambuco: senza glutine, con Farina di Saraceno e Glasse Floreali ♣

  shortbread glassa-001       

Ecco, questa è una di quelle ricette che mi riconciliano con la vita; per un attimo avevo temuto di aver perso entusiasmo e fantasia per quanto riguarda la cucina in fiore, pensavo di prendermi una stagione di pausa invece, mumble, mumble, ecco l’idea, ispirata da Terry che mi aveva omaggiata, durante la nostra ultima scorribanda, con i suoi splendidi shortbread            .

Io mi tenevo alla larga, ogni tanto, anche su pinterest, incappavo in qualche ricetta ma a me le cup, le cap, gli spoon &Co. sono ostici e, nonostante alcune foodblogger di tutto rispetto ed affidabilità mi abbiano fornito signore tabelle di conversione, beh, io sono ancora grammo-dipendente :-D

La presenza della farina di riso in un’altra delle sue ricette             mi ha stimolato a volerli fare senza glutine ed ho optato per la farina di grano saraceno (mi raccomando, i celiaci controllino che sul pacco ci sia la spiga), un occhio di riguardo anche per quanto riguarda lo zucchero a velo che può contenere glutine io, per sicurezza (e risparmio) lo faccio macinando lo zucchero nel macinino da caffè).

I fiori di sambuco sono quelli che faccio seccare di anno in anno e che sono continua fonte di ispirazione.

Sono partita dalla sua collaudatissima ricetta base che prevede 1 parte di  zucchero, 2 di burro, 3 di farina.

shortbread sambuco senza glassa-002       

Shortbread senza glassa, formato grande.

Ingredienti:

  •  200 g. di farina di grano saraceno,
  •  160 g. di farina di riso,
  •  240 g. di burro a temperatura ambiente,
  • 120 g. di zucchero a velo ottenuto come indicato sopra,
  • 2 cucchiai di fiori di sambuco secchi, 1 macinato assieme allo zucchero, l’altro messo nell’impasto.

Ingredienti per la glassa:

  • zucchero a velo,
  • scorza di limone grattugiata,
  • succo di limone.

collage shortbread1-001       

Come fare la glassa:

inserire nello zucchero a velo e la scorza grattugiata, poco alla volta, il succo di limone e mescolare fino ad ottenere una glassa liscia e fluida ma non troppo liquida.

Questa glassa potete arricchirla, di colta in volta con petali o quanto vi piaccia, i biscotti li potete spennellare o intingere.

Per decorare:

  • petali secchi di calendula,
  • fiori freschi di sambuco,
  • petali di papavero tagliuzzati.

 collage shortbread sambuco-001       

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Sbattere il burro con lo zucchero a velo (in questo caso con i fiori di sambuco) e quando il composto è ben amalgamato unire, poco alla volta, le farine e il cucchiaio di fiori di sambuco.

Lavorare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo (ho adoperato il robot da cucina) e formare un panetto da stendere sulla spianatoia infarinata ad uno spessore di 1 cm o più (in forno gli shortbread si adagiano un pò, almeno i miei si).

Io, non avendo lo stampo apposito ho adoperato dei coppapasta merlati di due misure 6 e 8 cm.

Infornare per circa 10/12 minuti.

Gli shortbread hanno la particolarità di essere pallidi, come le damine del ‘700 ma questi sono della scuola di Chanel che aveva lanciato la moda dell’abbronzatura, fino a quel tempo appannaggio emarginante della Classe Contadina ;-)

 Shortbread fiori sambuco glassa     

Per oggi è tutto, vi auguro un sereno primo maggio.


Pinza Triestina, per chi non ha planetaria, farine griffate e pregiudizi.

pinze pronte uova1-001     

La Pasqua è alle spalle e questo post potrebbe risultare fuori tempo massimo ma, dal momento che è, come si evince dal titolo, una ricetta facile, si può fare in ogni momento dell’anno.

Per conservarla come fosse appena sfornata basta, dopo fredda, porzionarla a fette e metterla in congelatore; io ricordo fette di pinza quasi secche, buone da matti, pucciate nel caffellatte della colazione o merenda.

La pinza Triestina, dolce della tradizione Pasquale (a Trieste non si può immaginare la Pasqua senza pinze e titole), ha un sapore ed un profumo particolari,  di quelli che non si dimenticano e che io, evidentemente, non avevo dimenticato perchè, dopo essermi fidata della ricetta della PINZA che mi aveva mandato Tiziana (lei ne ha fatto una produzione industriale accontentando figli, amici e parenti), pur con una dose di lievito di birra da far torcere il naso ai puristi della panificazione, l’ho fatta e quando l’ho sfornata il profumo era quello, il sapore era quello e quindi, sono risalita sulla macchina del tempo verso il mondo della Pinza          .

Non l’avevo mai fatta prima perchè la frase che avevo sentito mille volte pronunciare: meno mal che xe pasqua solo una volta l’anno perchè far le pinse xe ssai lavor (per fortuna che Pasqua sia soltanto una volta all’anno perchè ci vuole tanto lavoro per fare le pinze ), mi aveva tenuta lontana.

La pinza NON è soffice, non dev’essere alveolata, la pinza ha un impasto compatto, non lo dico per saccenza ma per memoria, almeno, la pinza della mia infanzia era così: profumava delicatamente di rum, aveva un bel colore giallo ed una consistenza che non si disperdeva in bocca in pochi secondi, la pinza ama farsi coccolare dalle papille, è una romanticona <3

Per onor di informazione ho fotografato le due ricette che ci sono sul libro La cucina Triestina di Maria Stelvio che mi ha accompagnata in tutti i miei traslochi; l’autrice dice che La bravura è di saper fare belle pinze con poco lievito, beh, allora Tiziana, sua cognata, e tutti quanti si sono tramandati la ricetta ed io in ultimis, non siamo bravi.

    collage pinze uso pasticceria-001         

Nel libro si trova anche la sua versione, questa:

 Collage ricetta pinza triestina alla Stelvio-001         

Prima di passare alla ricetta premetto che io l’ho fatta e rifatta tre volte, due con metà dose e l’ultima con la dose intera, con gli avanzi delle farine adoperate anche per la colomba, senza planetaria, con la macchina del pane (LIDL) funzione pasta ripetuta fino al raggiungimento della consistenza desiderata ma Tiziana ha impastato tutte le volte a mano, con ottimi risultati (vox populi ;-) ).

Quando mi accorgo di rischiare la dipendenza da moda e tecnologia in cucina, faccio un passo indietro e mi metto nei panni delle donne che non avevano tutte le nostre comodità.

Oggi sembra che, senza lievito madre, bimby, planetarie, abbattitori di temperatura il mondo della cucina si fermi, invece la cucina va avanti ugualmente, basta mettere alla sua guida donne appassionate e volonterose.

collage pinze triestine-001         

Ingredienti per 2 pinze da 600 g. e 2 da 300 g.:

  • 1 Kg di farina (così scrive Tiziana, io ho adoperato avanzi),
  • 100 g. di lievito di birra fresco,
  • 2 uova + 5 tuorli (preferibili con bel colore giallo),
  • 200 g. di burro,
  • 250 g. di zucchero (300),
  • 2 bicchieri di latte (da 1/8),
  • 2 cucchiai di rhum,
  • 15 gr di sale(18/20),
  • buccia grattugiata di 1 limone e 1 arancia non trattati,
  • 1 uovo per finitura.

collage pinze triestine 1-001         

Come ho fatto, la versione di Tiziana nel link in fondo:

setacciare la farina e preparare il lievitino sciogliendo il lievito in un po’ di latte tiepido con 50 gr di zucchero, aggiungendo la farina necessaria a formare una pastella semiliquida, lasciar lievitare in luogo caldo per circa 10 minuti (collage 1).

Nel frattempo lavorare a crema il burro ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero, unire, uno alla volta i tuorli, le uova intere, la buccia degli agrumi.

Fare la fontana con la farina rimasta e versare al centro il lievitino, amalgamare ed unire il composto incorporando la farina ed aggiungendo il latte e il rhum tiepidi e, alla fine, il sale.

Se fate l’impasto a mano, impastare energicamente, come si lavora il pane, fino a quando la pasta non si staccherà dalle dita.

Se adoperate l’impastatrice saprete di sicuro come fare, con la macchina del pane, unire il composto di burro uova ecc. , poco alla volta, incorporandolo bene prima di aggiungerne altro e, dopo che avrete ottenuto un composto lucido ed elastico lasciarlo riposare nella macchina del pane o riporlo in una terrina coperta con la pellicola, lasciar lievitare per 30minuti.

Dividere il composto a metà o, se desiderate più pezzature, regolatevi a piacere e far lievitare finchè avrà raddoppiato il volume.

Lievitare per circa 3 ore, dopo ogni ora rilavorare l’impasto.

Disporre i panetti sulla placca del forno foderata con la cartaforno e con le forbici praticare un’incisione a forma di croce,tirando la pasta verso l’alto (io non sono ancora pratica e sono andata sbilenca), spennellare la superficie delle pinze con un uovo sbattuto e, se avete tempo, far lievitare ancora una volta prima, altrimenti infornare tranquillamente a 160° per 45 minuti.

pinze pronte uova-002         

Alla prossima, per qualsiasi dubbio sono qui, la ricetta originale, tramandata nel tempo è questa.        


Crocchette con “Avanzi” di Risi e Bisi.

crocchette risi e bisi portatovagliolo1-001

Crocchette spezza-fame ell’attesa della cena, fatte sempre con avanzi di risi e bisi, mi capita spesso che rimanga un po’ di riso e le crocchette o simil arancini sono perfetti per riutilizzarlo.

Ho aggiunto la quantità di uovo sbattuto sufficiente a legare, ho aggiunto un pò di parmigiano e, usando un coppapasta, ho fatto delle polpettine che ho passato nei semi di zucca tritati.

crocchette risi e bisi composto-001

Ho fritto a 160° C. in olio profondo (di arachide) ed ecco il risultato:

crocchette risi e bisi portatovagliolo-001


Gnocchi di Baccelli di Fave e Foglie di Porro su Fonduta di Formaggio Asìno: Scarti d’Autore.

Gnocchi bacelli di fave forchetta tela

Che sia una moda del momento, o l’ effetto della crisi o il ritrovato rispetto per il cibo e per chi ne ha meno di noi, oppure un credo religioso o, come nel mio caso, la riminescenza di un educazione che m’imponeva di non sprecare e buttare il cibo; comunque sia ben venga la tendenza di utilizzare in cucina gli scarti di frutta e verdura.

Oggi, con la raccolta differenziata e la possibilità di produrre da soli il compost, molti scarti vengono utilizzati per la produzione sia di terriccio che concimi naturali, come si dice: nulla si crea, nulla si distrugge.

Pioniera dell’utilizzo degli scarti in cucina è stata Lisa Casali che, del rispetto per l’ambiente, ne ha fatta una professione; ha condiviso la sua esperienza scrivendo libri, testando ricette e presentando la sua trasmissione Zero Sprechi su gambero Rosso Sky.

Lei con gli scarti ha creato piatti elegantissimi e buonissimi, io ho provato a fare le barbe stufe, con le barbe di porro; si, io sono fortunata perchè ho la contadina a due passi che esaudisce ogni mio desiderio e capisco che per molti è difficile trovare in negozio le rape con le foglie o i porri con le radici ma con i G.A.S. dei quali ho parlatoqui, riuscirete ad avere non tutto ma quasi.

A proposito di baccelli, nel suo libro Ecocucina (pagina 99), Lisa Casali scrive che la percentuale di scarto commestibile nei legumi è del 68% circa, in pratica su ogni €uro che spendiamo per kilo ne buttiamo 68 centesimi nella differenziata e a me sembrano davvero troppi.

Scrive ancora Lisa che i baccelli sono ricchissimi di cellulosa, pectine e flavonoidi  che rallentano l’assorbimento degli zuccheri.

Sono un’arma efficace in alcuni casi specifici, particolarmente per chi è diabetico o soffre di fame nervosa la sera.

Sono indicati per il controllo del peso grazie alla loro azione diuretica e al contenimento di assorbimento degli zuccheri.

Consiglia di scegliere bacelli piccoli e dai colori brillanti; l’aspetto dev’essere integro e sodo e non devono essere ingialliti.

Per questa ricetta ho adoperato i baccelli delle fave e le foglie verdi del porro che acquisto dalla Milva, la mia fornitrice di fiducia; le fave che ho adoperato non sono quelle che vedete vicino al formaggio Asìno ma quelle acquistate al mercato di Mestre, erano perfette, integre e con ancora le foglie rigogliose attaccate su (Terry può testimoniare), peccato non averle fotografate.

Altro protagonista il Formaggio Asìno, del quale ho già parlato in altri post, in questo caso ho adoperato quello morbido che ben si presta per le fondute; unico accorgimento, dal momento che è, anche nella versione morbida, molto sapido, dosare la quantità di sale, sia nel composto che nell’acqua di cottura.

Ho legato l’impasto con la farina di riso che è senza glutine e non rilascia il sapore di farina che non a tutti piace, ho volutamente omesso l’uso delle patate che mi avrebbe facilitato il compito ma volevo un sapore decisamente verde.

Formaggio Asìno fave-001

(Non è un post pubblicitario, il formaggio l’ho comperato)

 Ingredienti per gli gnocchi (queste dosi sono variabili, dipende dall’umidità delle verdure):

  • 500 g. di baccelli freschi di fave,
  • foglie verdi di porro a piacere,
  • 2 cucchiai colmi di Parmigiano Reggiano grattugiato,
  • 1 uovo,
  • 3 cucchiai di farina di riso
  • olio all’aglio orsino (per decorare).

Gnocchi bacelli di fave impasto minipimer-001

Come fare gli gnocchi:

lessare i baccelli di fave e le foglie di porro, scolare e togliere i filamenti dai baccelli, io preferisco perdere un pò di tempo per farlo ma se volete potete lasciarli e passare il composto al passaverdure.

Mettere le verdure nel bicchiere del minipimer e ridurre a crema, aggiungere gli altri ingredienti lasciando per ultimo l’inserimento della farina; alla fine dovrà risultare un composto sufficientemente consistente per poter formare delle quenelle con i 2 cucchiai (i miei piccolissimi, da caffè).

Se vi va e siete capaci di usarla, potete mettere il composto nella sac a poche e buttarli nell’acqua tagliandoli man mano col coltello o, per velocizzare fare delle quenelles più grandi.

Sobbollire in acqua leggermente salata e scolare quando salgono a galla, man mano li mettete nello scolapasta ungerli per non farli attacare, maneggiare con cura!

gnocchi fave da cuocere-001

Quenelles di bacelli di fave da cuocere.

Ingredienti per la fonduta di Formaggio Asino:

Se risultasse troppo densa aggiungere un pò di latte, al contrario un pò di farina di riso o maizena (poca alla volta!).

  • 60 g. di formaggio Asìno,
  • 30 g. di panna fresca (la metà del peso del formaggio).

 Formaggio Asìno-001

 Come fare la Fonduta (ho messo il link del post dove spiegavo bene il procedimento):

come ho scritto sopra nel link troverete i due procedimenti imparati al corso di cucina, essendoci qui una dose minima mi sono limitata a sciogliere a fuoco bassissimo il formaggio nella panna aggiungendo un pò di latte, la volevo fluida anche per esigenze “fotografiche”.

Ho decorato la fonduta con un olio all’aglio orsino ottenuto frullando le foglie di aglio orsino, lavate ed asciugate bene, con il sale e coperte d’olio, lo conservo in frigorifero.

gnocchi bacelli fave fonduta pp-001

Per oggi è tutto, vi auguro anticipatamente un bel fine settimana, io sono ricaduta nella trappola del Lievito Madre e devo accudire la creatura: ho iniziato una produzione di dolci Pasquali, ve ne darò notizia, sia in caso di successo che di flop.

 


Patate al Forno con Parmigiano e Rosmarino, gustose e veloci ma che dico veloci, velocissime!!!

patate al forno parmigiano rosmarino cornice-001

Buona domenica a tutte/i, dopo una ricetta  che richiede un quadrimestre di attesa per essere verificata e gustata, oggi una ricetta da fare in 35/40 minuti, d’altronde questa ricetta arriva da qui e quindi non può che essere “Fast&Easy”.

Conosco ed apprezzo la praticità e la fantasia senza fronzoli delle donne americane; non hanno, come noi, una antica tradizione gastronomico-culinaria ed avendo la mente fresca e libera da orpelli storici, sanno entusiasmarsi di fronte a qualsiasi ingrediente e prodotto che ritengono sia commestibile e lo giravoltano all’infinito curiose di scoprire cosa può venirne fuori di buono.

Le americane sono coraggiose, a Trieste diremmo “nolegapelcul”, diciamo che non sono così “sofisteghe” come noi italiane ;-)

Quando sono stata in America per motivi sportivi ho avuto modo di conoscerne qualcuna, Kathy Sessler, che ha gareggiato con me ai mondiali mi ha insegnato a fare il Guacamole e mi ha sconvolto una sera a cena quando assieme ai suoi amici hanno fatto una gara di rutti, si, avete letto bene, io mi sono astenuta ma li ho visti molto divertiti dal “gioco”.

Inga Thompson, mi ha insegnato a fare il Margarita, il fratello faceva la birra in casa e, dopo le escursioni a Reno (Nevada) a cercare invano parmigiano e basilico (scrivo invano perchè era il 1993 e Bastianich non spopolava ancora… ) perchè volevo farle la pasta col pesto, ci consolavamo facendo il bagnetto al suo cane.

Mi ha insegnato a fare il pane integrale del quale possiedo ancora la ricetta in una agenda, prima o poi lo farò.

Avrei avuto l’occasione di andare a vivere lì, mi aveva proposto di andare ad abitare casa dei suoi genitori, in Texas, dove avevano una tenuta; avrei insegnato l’italiano alla sorellina ed avrei cucinato per la famiglia.

Non me la  sentii perchè avevo ancora Lorenzo, il mio adorato gatto e non ebbi il coraggio né di lasciarlo solo né di fargli subire lo stress di un viaggio così lungo, lui che,  se dovevo fare anche un kilometro in macchina per portarlo dal veterinario, impazziva letteralmente.

Chi xe mona qua xe mona anche in America, mi diceva sempre quel mio famoso saggio amico di Trieste che nomino spesso; chissà come sarebbe andata la mia vita se fossi partita, chissà.

La cultura gastronomica americana di cui fui testimone contemplava anche l’apertura di barattoli di chili con fagioli da mangiare direttamente da lì col cucchiaio, questo lo faceva Alison Sydor una biker canadese che andava fortissimo, lei faceva cross country e mi sono sempre chiesta come facesse ad andare così forte mangiando quelle porcherie… Che ci fosse dietro qualche integratore :-D ?

Beh, arriviamo al dunque, le patate arrivano dall’America e quindi questa ricetta è per me: Italo-Americana.

Ingredienti (per una teglia da forno):

  • 4 patate medie,
  • olio extravergine di oliva abbondante,
  • parmigiano reggiano grattugiato abbondante,
  • rosmarino fresco tritato,
  • paprica in polvere, facoltativa (idea personale),
  • sale q.b.

collage patate parmigiano rosmarino-001

Come fare:

preriscaldare il forno a 190°C., coprire la teglia con un foglio di carta forno per non sporcarla durante la cottura delle patate che avverrà direttamente sulla grata.

Pelare le patate, tagliarle a spicchi regolari, lavarle, asciugarle ed immergerle nell’olio mescolandole bene affinchè si ungano perfettamente.

Metterle nel piatto dove avrete miscelato abbondante parmigiano, rosmarino e sale a piacere, volendo anche un pò di paprica e rotolarle affinchè il composto aderisca bene.

Appoggiarle sulla grata regolarmente distanziate ed infornare mettendo la grata sopra la teglia, cuocere per 25/30 minuti.

Ve le consiglio e, anche se le mie foto non sono stratosferiche vista l’ora serale, il sapore lo è davvero, provatele ne vale la pena.

 patate al forno parmigiano rosmarino cornice1-001

 Buona domenica a voi, alla prossima.

sulla-felicita-L-rz7pk8


Vino di Tarassaco, un Vino da Meditazione.

Vino di tarassaco vaso vert.-001

Vino di Tarassaco 21 marzo 2014

La sento, è lì, nascosta dietro l’angolo, ogni tanto fa capolino e lancia piccoli e caldi raggi di sole che mi riscaldano regalandomi nuova energia: è lei, la Primavera, quella che mi sta aiutando nel mio progetto di felicità.

Non importa se ho ancora addosso il maglione, dormo col piumino, vedo la neve sulle montagne in lontananza e se le mie cavallette sono ancora ben nascoste nei loro rifugi invernali, per me è già arrivata ed io voglio brindare con e per lei con questo vino che sarà pronto fra 4 mesi, esattamente il 21 luglio 2014.

Meryl Streep la mia Africa

Foto da Pinterest (Meryl Streep ne La mia Africa)

L’ho chiamato vino da meditazione perchè, mentre raccoglievo i fiori pensavo e mi immaginavo già ad agosto, seduta su una comoda poltrona in terrazza, nella rassicurante penombra del tramonto, con Perla sulle ginocchia a sorseggiare un piccolo bicchiere di questo vino ricordando la primavera ormai lontana e sognandone già un’altra.

tarassaco ape1-001

Ho avuto il mio bel daffare a raccoglierne un quantitativo sufficiente, le api stavano festeggiando, volando di fiore in fiore ed io non ho avuto il coraggio di toglier loro il fiore di bocca così mi allontanavo alla ricerca di altri fiori.

campo con tarassaco-001

Riporto le dosi indicate a pagina 138 del libro Erbe… e dintorni di Ennio Furlan; io ne ho preparato un terzo: raccogliere 1 kilo e mezzo di fiori da sola è un’impresa ardua, ecco perchè può essere un buon motivo per coinvolgere la vostra famiglia convincendola a fare una gita fuori porta.

tarassaco fiori da coprire con acqua-001

Ingredienti:

  • 1 kg. e 1/2 di fiori di tarassaco privati il più possibile della parte verde (nel libro non è specificato ma io ho fatto così),
  • 2 kg. di zucchero,
  • il succo di 4 limoni,
  • 6 lt. di acqua,
  • 20 g. di lievito di birra fresco o l’equivalente di secco.

collage fiori di tarassaco per vino-001

Come fare, riporto (quasi) fedelmente:

mettere in un contenitore i fiori di tarassaco e versarvi sopra l’acqua bollente, rimestare bene finchè il tutto sia uniforme e lasciar riposare per una notte.

L’indomani filtrare il tutto spremendo bene la parte floreale per non perdere la parte acquosa ed ELIMINARE I FIORI, rimettere in pentola il liquido ottenuto ed aggiungere lo zucchero ed il succo dei limoni.

Riportare ad ebollizione fino allo scioglimento dello zucchero (c.ca 5 minuti) e lasciar raffreddare per una notte; a questo punto si può filtrare un’altra volta (io ho messo imbuto, colino, garza) sciogliendo poi il lievito in una tazza con lo stesso liquido (Il signor Ennio non lo specifica io, ho preferito scaldarlo un pò affinchè il lievito si sciogliesse bene) ed aggiungerlo al resto.

Versare in una damigianetta a collo largo e coprire con una garza onde evitare il contatto con eventuali moscerini; mettere in un posto con temperatura di almeno 20° e lasciar fermentare di modo che gli zuccheri si trasformino in alcool.

Dopo 4 settimane si passa a un primo travaso con molta delicatezza, lasciando sul fondo la parte scura e così per altri tere travasi a distanza di un mese uno dal’altro.

Nota: se il vino rimane torbido si può mettere in frigorifero, per la precipitazione delle impurità.

cesto fiori di tarassaco per vino-001

Suppongo possa assomigliare ad uno di quelli che ello invoca chiamandolo vino aromatico, può essere anche una graziosa idea regalo ed ora, cesto in mano e via.

Campo trattore-001

Vi auguro una splendida giornata.


Fettucce Garofalo con Salsa di Aglio Orsino e Avocado: Coincidenze Fortuite.

fettucce aglio orsino avocado più frutto-001

Molte delle mie ricette nascono da una serie di fortuite coincidenze, questa è una di quelle.

Un sabato piovoso, il repentino abbassamento della temperatura mi hanno costretta a rinunciare alla mia quotidiana passeggiata nel verde e così mi sono infilata in macchina con ello e siamo andati in Slovenia.

Il pieno di benzina, sempre conveniente, tanto conveniente che, facendo i dovuti calcoli, con la differenza, si riesce sempre a fare una ricca spesa: pane a volontà, pane che congelo e inforno prima dell’ultilizzo rendendolo croccante e fragrante come appena sfornato; non vale la pena farlo a casa, anche se preparare il pane ha sempre un suo fascino ed anche un effetto terapeutico.

Io sono piombata al reparto frutta e verdura; ho fatto scorta di mango a €. 0,99 l’uno (in Italia lo stesso peso €. 1,98), avocado  (in Italia fluttua da €. 1, 68 a 1, 98), taccole, da noi introvabili a meno che non si vada alla Metro a pagarle a peso d’oro.

Ho continuato con lo zenzero col 50% di sconto ed ho messo nel carrello anche 2 vaschette contenenti delle belle foglie a me sconosciute, la scritta in tedesco e sloveno (Bärlauch Divji česen) non mi dicevano nulla, ed arrivata a casa papà Google che mi ha illuminata: Aglio Orsino, si proprio lui.

aglio ursino ad asciugare-001

Aglio Orsino raccolto da me l’anno scorso.

Come dice Ennio Furlan, se voi non avete esperienza o non vivete vicino ai luoghi dove raccogliere le erbe, compratele pure; da un pò di tempo ci sono i G.A.S. (gruppi di acquisto solidale), la cui lista completa ed aggiornata è nei link in coda al post.

Di certo nell’elenco troverete qualche gruppo vicino casa vostra, potrete così permettervi di mangiare frutta e verdura di stagione a kilometri zero o quasi zero, prodotti dalla freschezza garantita, ci sono molte amiche blogger che lo fanno.

Può essere un primo passo per aiutare a salvare l’economia di casa nostra e di permettere ai caparbi e straordinari piccoli produttori  di continuare a coltivare i loro campi e le loro passioni e vivere con il proprio lavoro.

Mi piace l’utilizzo dell’avocado in cucina, quando seguivo la dieta zona era uno dei grassi favorevoli, l’ho sperimentato in un patè e in una brisè al posto del burro e ieri, finalmente, dopo aver visto girare per mesi su Pinterest piatti di pasta conditi con l’avocado, mi sono buttata anch’io nell’impresa… Chissà se Michelle ha l’aglio orsino nel suo orto ;-)

L’utilizzo della polpa di avocado limita di molto l’uso dell’olio; alla fine l’aggiunta di un pò di acqua di cottura della pasta rende la salsa più fluida senza destrutturarla.

Ho volutamente pesato gli ingredienti per dare un’idea a chi volesse provarla, comunque, prese le misure si può tranquillamente fare a occhio, l’unico consiglio, se si adopera l’aglio orsino, di mantenere le proporzioni 1 parte di foglie 2 parti di polpa di avocado.

fettucce aglio orsino avocado pp-002

Ingredienti:

  • 500 g. di Fettucce Garofalo n.15 (o guaglione), io ho adoperato questa,
  • 40 g. di foglie di aglio orsino ben lavate ed asciugate,
  • 80 g. di polpa di avocado, il peso del mezzo avocado che ho adoperato,
  • 30 g. di pistacchi non salati,
  • 10 g. di pinoli,
  • 30 g. di Parmigiano Reggiano grattugiato,
  • 1 pizzico di sale,
  • 2 cucchiaio di olio extravergine di oliva,
  • acqua di cottura alla fine fino q.b. per la densità desiderata.

Aglio orsino avocado1-001

Come fare:

introdurre nel bicchierone le foglie di aglio orsino spezzettate con le dita, la polpa dell’avocado (i foodblogger conservino il guscio per la presentazione) e tutti gli altri ingredienti.

Azionare il minipimer ad intermittenza fino ad ottenere una crema, se non potete rinunciare al mortaio, adoperatelo.

Se preparate la salsa per consumarla subito diluitela con l’acqua della pasta, se volete utilizzarla in seguito copritela con olio evo e conservatela in frigorifero.

Io ho preparato anche una salsa tritando grossolanamente le foglie rimaste assieme a sale e poco olio evo; l’ho messa in un vasetto sterilizzato ricoprendola bene con altro olio evo; all’occorrenza la potrete utilizzare per aromatizzare risotti, carne, minestre, tutto quello che vi pare e, se vi ho incuriosito, potrete aggiungere l’avocado e fare come ho fatto io, provate, ve lo consiglio vivamente.

fettucce aglio orsino avocado lumaca-001

Non vi sembra una chiocciolina?

P.S.: qualcuno penserà che ho sbagliato la dose di pasta no, ve l’assicuro, io ho mangiato quella che vedete nella foto, ello il resto, in due manches però :-D Buona settimana a tutti/e.


Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

Perla limoni-001

Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

Linus-biblioteca_bordo

Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

limone e curd light Maria-001

Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

mini plum cake limone-001

Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

mini plum cake al limone-001

P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Torta di Carote Viola, Cocco e Mandorle: cambia il Colore , rimane la Sostanza

   torta carote viola cornice-001

Al tempo d’oggi Pel di Carota avrebbe una crisi d’identità, o cambiare nome o cambiare di volta in volta colore di capelli o farsi delle meches gialle, arancioni, rosse, viola, bianche ecc.

La carota (Daucus carota) della famiglia delle Umbelliferae è una pianta erbacea  originaria probabilmente dell’Afganistan, terra straordinaria che, almeno io, associavo soltanto a tristi eventi, mentre da ora, ogni qualvolta vedrò e mangerò una carota, penserò all’Afganistan con gratitudine, augurandogli, finalmente un pò di pace…

Sembra che sia nata viola poi, probabilemente per il cambiamento dei terreni dove veniva coltivata ha cambiato colore ma è stato un cambiamento naturale, non forzato, che ha però arricchito la varietà dei valori nutrizionali.

Chi, in estate, per favorire l’abbronzatura, non si è fatto una cura di carote? Le carote viola contengono antiossidanti, utilissimi a rallentare l’invecchiamento delle cellule; ma io non sono né medico né erborista e quindi vi rimando al web per arricchire le vostre conoscenze in fatto di carote.

Questa ricetta è uguale alla torta di carote che avevo fatto anni fa, ho cambiato carote e, al posto del kefir, ho adoperato lo yogurt greco allungato con un pò di latte.

Ho diminuito la dose di zucchero nella torta per via della glassa.

torta carote viola metà-001   

Ingredienti:

  • 300 g. di carote,
  • 150 g. di farina di cocco,
  • 150 g. di mandorle pelate,
  • 80 g. di zucchero semolato,
  • 3 uova,
  • 150 g. di yogurt greco,
  • latte q.b. per diluire lo yogurt,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere con spiga,
  • alchechengi per la decorazione.

Per la glassa, dosi a piacere:

  • centrifugato di carote viola,
  • zucchero a velo (ottenuto macinando lo zucchero semolato).

collage torta carote viola-001

Come fare la torta:

pelare le carote e tritarle, tritare le mandorle assieme allo zucchero ed unirle alle carote.

Aggiungere il cocco, le uova intere, il lievito, lo yogurt diluito, Versare in uno stampo di 24 cm. ed infornare a 160°C. per 10 minuti, alzare poi la temperatura a 180°C. per 40 minuti.

Far raffreddare sulla griglia.

Come fare la glassa:

centrifugare le carote, ottenuto il succo versarlo poco a poco sullo zucchero a velo fino ad ottenere la consistenza desiderata.

Finiamo la torta:

se volete potete decorarla a vostro gusto, io ho adoperato gli alchechengi che amo particolarmente, li ho intinti nella glassa ed ho adoperato le foglie per decorare il bordo.

Diciamo che si può migliorare, altra grande notizia: a parte una fetta per me, la giudichessa il resto è stato mangiato dal buongustaio di casa ello ;-)

torta carote viola fetta cornice 

Vi auguro un buon proseguimento di settimana, tornerò presto con la campagna Salviamo i Cachi; questi frutti color del sole hanno contagiato qualche fooblogger e la cosa mi fa un enorme piacere, più se ne parla e più se ne cucina e più questi frutti riavranno la dignità e l’attenzione che meritano.


Torta di Cachi e Ricotta per “Salviamo i Cachi”

torta di cachi fetta n

In questi anni di blog ho imparato molto ed ho affinato la sensibilità indispensabile per poter interpretare una ricetta e permettermi varianti e rivisitazioni.

Sono molto affezionata alla cucina di un tempo e sfoglio con curiosità e nostalgia le vecchie riviste ed i vecchi libri; il libro di cucina rinascimentale lo leggo e rileggo e rimane vivo in me il rammarico di non essere più giovane per potermi dedicare a tempo pieno a questa mia passione, sarà per la prossima vita, aspettatemi ;-)

Questa ricetta, che non è mia ed arriva dal libro che cito e ricito 1000 ricette con la frutta, contempla l’uso di uova, miele, zucchero e latte: ingredienti che ho omesso ottenendo un ottimo risultato.

Così, come mi succede spesso, ho pensato a come sono nate certe ricette, certamente in momenti storici nei quali non c’era l’abbondanza di adesso, le case non erano riscaldate e molti lavori che ora sono affidati alle macchine, allora venivano eseguiti a mano; da qui l’esigenza di assimilare più energia possibile dal cibo.

Assemblare carboidrati, proteine, grassi in una torta era il modo per garantire una buona, sana, nutriente merenda ai propri cari, a chi studiava, a chi lavorava, a chi praticava sport.

In questo periodo ho un trasporto quasi sentimentale verso i cachi, adoperarli nei dolci è stata una piacevole scoperta: non necessitano di aggiunte di nessun genere, la loro dolcezza e consistenza sono sufficenti a garantire un’ottima riuscita, il loro sapore ospita volentieri aromi, spezie, frutta secca, agrumi.

Mi ripeterò ma, in autunno, quando vedrete gli alberi di cachi lasciati a loro stessi, suonate il campanello, lasciate da parte l’orgoglio e fatevene regalare qualcuno.

La mia amica Sabrina, stamattina mi ha svelato il segreto di una signora Slovena che li raccoglie ancora sodi, li taglia a fette e li fa seccare; li adopera durante l’anno come si adopera la frutta disidratata.

Andiamo in cucina, questa è una ricetta perfetta per utilizzare i rotoli di sfoglia che languono in frigorifero, anche se questa nasce con la sfoglia surgelata.

Ingredienti per una teglia di 24 cm. :

  • 600 g. di polpa di cachi,
  • 2 rotoli di pasta sfoglia pronta o 400 g. surgelata (da scongelare per tempo),
  • 50 g. di farina di mandorle ottenuta macinandole,
  • 250 g. di ricotta ben scolata (meglio il tipo asciutto) e setacciata,
  • 1 manciata di noci tritate grossolanamente,
  • 1 pizzico di vaniglia bourbon in polvere,
  • 1 pizzico di sale.

collage torta cachi ricotta

Come fare:

preriscaldare il forno a 220°C.

Foderare la teglia con la pasta sfoglia

Frullare la polpa di cachi assieme alla farina di mandorle, la vaniglia, il sale, unire la ricotta e le noci, amalgamare bene e versare ikl composto nel guscio di sfoglia.

Livellare e ricoprire con l’altra sfoglia, chiudere bene i bordi ed infornare, coprendo con carta forno per 20 minuti ed altri 10 scoperto.

Sfornare e far raffreddare, questa tortada il meglio di se se consumata il giorno dopo, fredda o a temperatura ambiente.

Perla divano-001

♡ L’amore di accantoalcamino♡

Alla prossima.


Noci di Capasanta alla Vaniglia e Riso Selvatico, per ricominciare.

Noci capasanta alla vaniglia e riso selvatico n.

Padelle in spalla e via, così voglio iniziare il mio quasi quarto anno di blog (sarà il 14 gennaio) con una ricetta che racchiude due meravigliosi doni della Natura che amo particolarmente, le Capesante e la Vaniglia sulla quale ho trovato queste 2 righe:

Dopo 9 mesi sulle liane, i baccelli verdi sono accuratamente colti a mano. La preparazione lenta e minuziosa che si svolge per parecchi mesi permette di ottenere un bel bacello nero dall’aroma e dal profumo caratteristici, i bacelli più grandi sono generalmente di qualità superiore.

collage vaniglia

Non sono abbinamenti ai quali noi italiani siamo abituati, abbiamo sempre “pensato” le capesante con i profumi di aglio e prezzemolo, ello si è rifiutato di assaggiare, la vaniglia la associa ai dolci… Meglio così, non sa cosa si è perso, a Trieste diciamo: Darghe biscoti in boca a un mus (dare i biscotti in bocca all’asino) :-P

Se voi avete il coraggio di osare e la voglia di educare il palato a sapori e profumi nuovi, provate senza indugio.

Noci capasanta alla vaniglia e riso selvatico pp1n

Ingredienti per una persona (ho messo più burro e panna perchè, con la salsa, ho condito il riso) :

  • 2 noci di capasanta senza corallo,
  • 2 cucchiaio di burro (meglio se chiarificato),
  • 2 cucchiai di panna fresca,
  • i semi di un pezzetto di bacca di vaniglia,
  • aneto per decorare,
  • fior di sale (fortemente consigliato),
  • pepe macinato fresco,
  • riso selvatico o il riso che vi piace, per l’effetto cromatico perfetto il Venere (dose a piacere).

Come fare:

preparare il riso come indicato nel link (1 parte di riso=3 parti di acqua, cuocere tra i 45/60 minuti), scolarlo e mettere un pò d’olio per tenere i chicchi separati.

Sciogliere il burro in una padella antiaderente ed unire la vaniglia, far cuocere le noci di capasanta, a fuoco forte, 1 minuto per parte e 3 minuti a fuoco basso.

Togliere le capesante e tenerle al caldo, aggiungere la panna al burro e far addensare.

Impiattare o, come me, inconchigliare, versare sopra la salsa, rifinire con fior di sale ( che ci sta d’incanto) e una macinata di pepe; se vi va, scottate nella salsa i coralli ed unirli al riso.

Mettere il riso nella padella con la salsa rimasta, mescolare ed impiattare o inconchigliare.

Mangiare sognando paesi esotici.

Noci capasanta alla vaniglia e riso selvatico pp riso n

Vi auguro un meraviglioso 2014; io ho abbandonato alla chetichella il vecchio anno prima del rintocco della mezzanotte, alla mia maniera classica, da insalutato ospite, in fondo ci eravamo già dato e detto tutto.

Ho raccolto poche cose tra le quali padelle e pentole, tante padelle e pentole, la mia passione per la cucina e la voglia di cucinare che aumenta di giorno in giorno, ho preso in braccio Perla ed ho chiuso la porta dietro di me con una nuova consapevolezza.

Un giorno per sistemarmi nella nuova dimensione ed eccomi qui, anno nuovo, ricette nuove e, perchè no, anche nuova energia.

Per me il capodanno è uno stato mentale, amo ricominciare da zero, è da questo che trovo stimoli per rendere questa mia vita interessante, sennò che senso avrebbe?


Marmellate di Cachi con Cardamomo, Pepe di Sichuan, Vaniglia, Zenzero e Fiori di Sambuco: ♥Save the Persimmons♥

Marmellate cachi cornice-001

La mia sindrome della crocerossina che ha sempre avuto effetti devastanti sui miei rapporti sociali e di amicizia, riscuote, al contrario, grande successo nei miei rapporti col mondo vegetale e “animale”, intendo animali pelosi, con squame, ali, pinne ecc., regalandomi belle soddisfazioni.

Nel corso della mia brillante carriera da food-blogger ( :-D ) mi sono dedicata al Topinambor, alla zucca, allo sclopit, ai fiori di sambuco, alle varie erbe sconosciute dai più.

Ho dato attenzione alle ricette di un tempo, alla loro storia che, non dimentichiamolo mai, É anche la nostra storia;  nelle mie ricette ho spesso unito i prodotti della nostra straordinaria Italia, da nord a sud, passando per il centro e fermandomi sulle isole.

La nostra meravigliosa Italia, essendo a forma di elegante stivale non ci aiuta e, spesso ci fa sentire molto lontani e mette  nord e sud in una continua, incomprensibile ed estenuante competizione.

Come sempre, esco dal tema ma, abbiate pazienza, è una delle ultime chiacchierate con voi del 2013…

Voi che siete esperti di cucina conoscete la Reazione di Maillard vero? (così finiamo l’anno con un pò di cultura e tecnica), beh, io ho la Reazione di Towanda, non la conoscete? Eccola, ve la presento :-D :

Molte di voi riconosceranno in questo video qualche attimo della loro vita, ma, come ho detto, è la vita e, se non se ne può cambiare il corso, ci si può fare attorno qualche bella risata.

La mia vita è questa, a volte mi sembra di non avere neanche la forza di arrivare a domani e, all’improvviso mi sento pervasa da un’energia inarrestabile che mi ridà nuovi stimoli e nuovi slanci.

In questi giorni ho una voglia sfrenata di sperimentare ed i cachi, miei dolcissimi complici, la assecondano suggerendomi cosa fare, ed è così che ieri, nell’alba illuminata soltanto dalle lucine natalizie della mia finestra, ho messo in cantiere queste marmellate.

Io faccio parte della “marmelata-generazion”, pur sapendo che la marmellata viene chiamata così soltanto se di agrumi, io non mi distacco dall’infanzia, quell’infanzia in cui mangiavo “le omlet con la marmelata” o “i gnochi de marmelata” o, semplicemente, “el panin con buro e marmelata”.

A questo punto del post, chi avrà avuto l’ardore di leggermi sin qui, avrà capito che la reazione di Towanda è stata determinante anche per la foto, tutte le marmellate col culetto per aria :-D e, udite, udite, preparate col fructapect 3:1, la ribellione/trasgressione totale (Towanda’s style).

Non è pubblicità occulta, lo avevo in dispensa ed ho deciso di usarlo proprio per queste marmellate; non me la sono sentita di mettere 1 kilo di zucchero per kilo di polpa di cachi (che trovo già dolci di per se/loro) e di dover stare, come una sentinella a guardia del fornello per 40 minuti, col rischio che la marmellata si attacchi e bruci, con le conseguenze immaginabili.

Col fruttapec tutto si risolve in pochi minuti (leggete le istruzioni), io ho impiegato più tempo perchè, dopo i 2 minuti ho diviso il composto in 5 parti per aggiungere le spezie, spezie che ho prima tostato per estrarne l’essenza.

Lo zenzero l’ho grattugiato fresco e, per l’aroma di vaniglia ho adoperato l’essenza, visto anche l’esiguo quantitativo di marmellata.

Sulla scatola troverete la seguente precisazione: Il prodotto può contenere tracce di frumento, latte, uova, frutta a guscio e soia, quindi, se siete intolleranti a glutine, ecc, questo prodotto è sconsigliato.

composto marmellata cachi

Andiamo alla ricetta,  indicherò anche le dosi ed il procedimento se non usate il fruttapec.

Ingredienti per il totale delle marmellate:

  • 1 kilo di polpa di cachi*,
  • 350 g. di zucchero di canna (1 kilo di zucchero),
  • 1 busta di fruttapec 3:1 (facoltativa)
  • il succo di 1 limone,
  • 1 semi di una bacca di cardamomo verde pestati nel mortaio,
  • grani di pepe di Sichuan tostati,
  • zenzero fresco grattugiato a piacere,
  • vaniglia, bacca, polvere (naturale) o essenza naturale a seconda del quantitativo,
  • fiori secchi ma ancora profumati di sambuco a piacere (io li raccolgo in stagione, li faccio asciugare e li conservo ermeticamente nei vasi, se volete polverizzarli usate il macinino da caffè).

Come fare  la marmellata col fruttapec 3:1

con un cucchiaio estrarre la polpa dei cachi, metterla in una pentola ed aggiungere 350 g. di zucchero di canna ed una busta di fruttapec 3:1 ogni kilo di polpa, mescolare e portare ad ebbollizione, cuocere a fuoco forte per 3 minuti ed aggiungere il succo di limone.

Io ho proceduto come per la ricetta base, scottando e pelando i cachi ed ho fatto anche la precottura di 15 minuti lasciando raffreddare prima di procedere.

Ddovendo fare diverse preparazioni ho fatto bollire 2 minuti ed ho diviso il composto in5 pentolini a parte nei quali ho messo le varie spezie.

Versare la marmellata bollente nei vasi sterilizzati ancora caldi, chiudere col coperchio e rovesciarli su un panno (ecco il perchè dei culetti all’aria :-D ) fino a completo raffreddamento e  formazione del sottovuoto.

Varianti per la ricetta base:

per facilitare la pelatura dei cachi scottarli un attimo in acqua bollente e cuocerla per 15 minuti, pesarla ed aggiungere la stessa quantità di zucchero.

Cuocere per 40 minuti, alla fine aggiungere il succo di limone ed invasare, procedendo come sopra.

Ecco fatto, tutto qui, d’altronde, cosa inventarsi di nuovo con le marmellate? Per fortuna ci sono le spezie che possono dare quel tocco innovativo in più e rendere più stimolante questa bellissima attività che un tempo era alla base della vita delle famiglie.

Allora esisteva ancora la stagionalità e frutta e verdura venivano conservate per l’inverno, non era una moda era far di necessità virtù.

La stagionalità, è proprio questo l’argomento che tratterò per primo nel nuovo anno.

Lucy e Schroeder -001

Foto da Pinterest

A domani, per gli auguri di fine anno ♥


Crostata di Cachi, ispirata da Nino per rilanciare un Frutto straordinario.

crostata di caki fetta-001

Il Natale è alle spalle, ora mancano pochi giorni per decidere cosa lasciarci dietro e cosa portare con noi nel nuovo anno; una cosa è certa, io mi porterò dietro una cassa di caki o cachi o comesichiamano.

Nel blog ho già scritto della mia passione per questo frutto e per il mio disappunto nel vederlo maltrattato; lo scorso anno mi ero dedicata al Topinambour, ora mi dedicherò ai Caki.

Dal momento che oramai il panettone e/o pandoro si possono mangiare tutto l’anno io, la vigilia di Natale, senza l’ansia di preparare pranzi &C. dal momento che ello ha portato a paranzo fuori tutta la combriccola, ho preparato questa crostata.

Ispirata da questa ricetta di Nino (chi ha frequentato il forum cooker net lo ricorderà senz’altro; Nino è mancato nel 2010 … )

Un signore che abita a qualche kilometro, invece di far sfracellare i cachi sul terreno, ogni anno li spartisce agli amici, li toglie al momento giusto, quando le foglie sono cadute tutte e quando i cachi hanno preso il primo freddo e li mette nelle cassette.

cako di Aldo1-001

Cako di Aldo.

Quelli di questa ricetta provengono da quest’albero ma sono stati raccolti tempo dopo, sono del tipo morbido, mentre questi, di Milva sono i cachi vaniglia, chiari all’esterno con la polpa scura, in questi ultimi anni si trovano in commercio i cachi mela, più “eleganti”, si adoperano anche per decorare i dolci.

Cachi vaniglia Milva-001

Cachi Vaniglia di Milva.

Questa crostata ha conquistato ello che me l’ha richiesta e l’ho rifatta ma variandola, la pubblicherò a parte perchè è molto veloce da fare e si presta ad un’infinità di varianti.

Questa ricetta apre una nuova categoria che chiamerò: la cucina di casa che è quella con dosi ad occhio, con la bilancia quasi assente dal tavolo e senza l’ansia da foto impeccabile, spesso non c’è tempo, la luce insufficiente e la mano tremolante e, come in questo caso, non si stira la tovaglia.

Per la base ho adoperato la solita ricetta:

  • 400 g. di farina 00,
  • 100 g. di zucchero (ne metto 50 g., sono sufficienti),
  • 170 g. di burro,
  • 2 uova,
  • la buccia di un limone non trattato,
  • 1bustina di zucchero vanigliato (1 pizzico di vaniglia bourbon),
  • 1 bustina di lievito in polvere (1/2 bustina di cremortartaro, sono più grandi).

Come fare la frolla:

io, adoperando il robot, setaccio la farina col lievito e la inserisco nel contenitore, aggiungo lo zucchero, la vaniglia bourbon, la buccia di limone grattugiata ed aziono il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unisco il burro spezzettato e le uova leggermente sbattute a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Aziono il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, se avete tempo lasciatelo riposare coperto da una terrina come consigliato nel libro, sennò, stendetelo sopra un foglio di carta forno, vi aiuterà a farlo senza aggiungere altra farina e agevolerà il suo inserimento  nella teglia.

cachi-1

Ingredienti per il ripieno:

essendo per me un esperimento, questa volta ho pesato tutto ma potete regolarvi in base ai vostri gusti; se vi piace la nota alcolica, potete far rinvenire la frutta nel rum o marsala, la cannella può essere sostituita con la spezia che preferite, Nino aveva adoperato il cardamomo.

  • 600 g. di polpa di cachi,
  • 4 fichi secchi fatti reinvenire in acqua calda,
  • 60 g. di uvetta fatta rinvenire in acqua calda,
  • 60 g. di mirtilli rossi fatti rinvenire in acqua calda (qualcuno adoperato per la decorazione),
  • 100 g. di pistacchi tostati,
  • cannella a piacere (io poca perchè ello non la gradisce).

crostata caki  sfornata alto1-001

Come fare la crostata:

preriscaldare il forno a 200°C.

Mettere la polpa di cachi nel robot e ridurla in crema, aggiungere gli altri ingredienti lasciando a parte qualche mirtillo per la decorazione e qualche pistacchio che aggiungeremo alla fine, tritato grossolanamente.

Stendere la pasta, se potete, più sottile di come ho fatto io (Nino consiglia una precottura, io non l’ho fatta), bucherellare il fondo (io l’ho dimenticato) e versare il composto, decorare a piacere ed infornare per 20 minuti coperto con carta forno (io faccio così) e 15 minuti scoperto.

crostata caki fetta1-001

Questa ricetta può diventare senza glutine se si adopera la farina adatta, si può fare una frolla con l’olio se si è intolleranti al lattosio, si possono eliminare le uova, facendo una brisè, se si è intolleranti alle uova.

Il bello della cucina di casa è che puoi trasformarla, stravorgerla a piacere, è così che ci si diverte, almeno io così mi diverto.

Buon fine settimana e viva i cachi!!!


Lasagna Vegana di Tofu, Ragù di Soia, Zucca e un pò di Storia.

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca cornice

Se in occidente le cucurbitacee possono essere sinonimo di insipida stupidità oppure, come vedremo, contengono le luci tremolanti della notte dei morti e assumono sembianze spaventevoli, in alcuni stati africani i semi prodotti dalla zucca hanno tradizionalmente l’effetto che noi riteniamo proprio del fosforo.

Per il saggio Oriente, infine, le forme rotonde di una generosa zucca richiamano i segni della fertilità, dell’abbondanza, della rinascita.

In Laos, ad esempio, le genti fanno risalire le loro remote origini a delle enormi zucche, appese all’asse del mondo (la grande Liana, come viene chiamata laggiù), da cui nacquero i progenitori degli uomini.

La stessa idea, a ben vedere, l’hanno avuta i Taoisti con le cosidette zucche celesti, grandissime ed esistenti prima del mondo; nella loro pancia, custoditi da millenni, contengono tutti i generi umani, tutte le innumerevoli varietà di riso esistenti sulla Terra e i manuali delle scienze segrete.

L’uomo, il nutrimento, la scienza: tutto ciò che serve al mondo racchiuso in una primordiale zucca, la quale, ovviamente imbandita sulle tavole delle cerimonie e delle grandi occasioni, viene assunta come cibo dell’immortalità.

Cibo, ma anche viatico, ascesi, panciuto contatto tra il cielo e la terra. Il progenitore dei cinesi si chiamava P’an-Ku e un giorno gli fu concesso di sopravvivere ad un grande diluvio.

Se Noè aguzzò l’ingegno con un’enorme zattera, P’an-ku aguzzò l’ingegno con un’enorme zattera, P’an-Ku trovò rifugio in una altrettanto gigantesca zucca.

Da quel giorno, le zucche crescono anche nelle isole degli immortali: procurandosi un passaggio per mezzo di esse, dalla terra ci si può avvicinare al regno dei beati e raggiungere il cielo.

E cosa fare con i semi commestibili, racchiusi nel divino ventre di questo vegetale di passaggio? Si mangiano durante l’equinozio di primavera, giorno del rinnovamento e della rinascita, quando tutta la positività dello yang si sprigiona sulla terra.

Rotonda come solo certe enormi zucche sanno essere: ed infatti nella lingua cinese, che osserva leggi e regole difficilmente comprensibili in Occidente, la parola ′zucca′ designa la circonferenza del nostro pianeta.

Ramusio, nel Sommario delle Indie Orientali, narra di una zucca misteriosa, così grande da poter contenere il figliolo morto di un potente uomo chiamato Jaia: mito cosmogonico con cui i nativi delle Isole spiegavano nientemeno che l’origine dei mari e degli oceani, che fuoriuscirono dal gigantesco ortaggio una volta fatto cadere e frantumato.

Il mito si collega in qualche modo a quello indiano di Brahma, raccontato nei sacri libri di Veda, che racconta di una zucca imperatrice dei vegetali e ′regina del cosmo′.

Agli inizi dei tempi, tutto era immerso nell’oscurità; ′colui che sussiste per se stesso′ creò poi l’universo dalla propria sostanza, facendo sgorgare le acque e piantando un seme che divenne un uovo splendente come il sole.

Dentro l’uovo galleggiante sulle acque nacque Brahma, che vi rimase nascosto per un anno intero.

Brahma divise poi l’uovo in due parti, costruendo il cielo e la terra e lasciandovi in mezzo le acque, le stesse da cui era nato il seme splendente. (La Zucca-Paolo Morganti-Chiara Nardo pagg.58/59)

Quanta storia dietro ad una zucca, l’ho scoperta solo da qualche anno, non appartiene alla cultura gastronomica di Trieste, la mia città; troppo poco lo spazio, troppo ostile la tipologia del terreno, così sassoso, di natura carsica.

La prima cenetta romantica che ho preparato per ello, sono stati proprio degli gnocchi di zucca, conditi con burro, salvia e ricotta affumicata… Solo più tardi scoprii che ad ello la zucca non piaceva, potere dell’ esordiente amore

Oggi ello la zucca la mangia, recalcitra ancora ma più per uno, ormai smascherato orgoglio maschile, che per convinzione.

Pensate che ha persino mangiato questa lasagna di tofu fatta col ragù di soia, besciamella di zucca e parmigiano vegano, ma chi ha detto che le persone non cambiano? Allora ho ancora qualche speranza? Vi voglio bene, siete così pazienti e comprensivi con me ;-)

L’ispirazione è arrivata dopo aver assaggiato, a Trieste, in un ristorante vegano che mi ha fatto conoscere la mia “compagna di San Nicolò”, una lasagna di tofu con ragù di verdure, buonissimo, lo dico senza esitare, uno dei piatti più buoni che abbia mai mangiato e va da sè che, appena uscita dal ristorante il mio neurone curioso abbia iniziato ad attivarsi.

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca pirofila-001

Ingredienti per la lasagna:

  • tofu morbido tagliato a fette sottili,
  • ragù di soia,
  • besciamella di zucca,
  • parmigiano vegano a modo mio,
  • olio extravergine di oliva,
  • sale affumicato
  • nastri di zucca a vapore per decorare.

Ingredienti per il ragù di soia:

  • granulare di soia,
  • brodo vegetale,
  • rosmarino,
  • sedano,
  • cipolla,
  • aglio,
  • la polpa della zucca ricavata dalla centrifuga,
  • peperoncino fresco,
  • sale.

Come fare il ragù di soia:

per reidratare il granulare di soia seguite le indicazioni sul pacco, io l’ho fatto bollire per 10 minuti in un brodo vegetale preparato al momento, ho spento e lasciato riposare.

Nel frattempo ho rosolato a parte la polpa di zucca in una padella con poco olio extravergine di oliva e uno spicchio d’aglio vestito che poi ho tolto, ho aggiustato di sale, ho profumato con un pò di rosmarino ed ho preparato la besciamella di zucca, anche se il nome è inappropriato, essendo questa besciamella senza latte e senza grassi.

besciamella alla zucca e ragù di soia-001

Ingredienti per la “besciamella di zucca”:

  • 200 ml. di centrifugato fresco di zucca,
  • 20 g. di amido di riso,
  • sale affumicato.

centrifugato di zucca

Centrifugato di zucca, a differenza delle carote, sia il succo che la polpa non ossidano e mantengono il colore.

Come fare la “besciamella di zucca”:

ho sciolto l’amido di riso in una parte di succo, ho mescolato per evitare grumi, ho aggiunto il resto del liquido e salato.

Ho introdotto la ciotolina nel microonde ed ho fatto cuocere a più riprese per pochi secondi, mescolando ogni volta, fino alla consistenza desiderata, ho messo da parte.

Parmigiano Vegano e le altre preparazioni:

il parmigiano vegano a modo mio l’ho preparato utilizzando i fiocchi di lievito che vengono usati nella ricetta classica, del tofu affumicato grattugiato, sale affumicato e un mix di semi tostati, ognuno per conto suo, che mi ha regalato una conoscente.

Per la decorazione ho tagliato con l’affettatrice dei nastri di zucca con la buccia e li ho cotti al vapore in microonde.

Non conoscendo le reazioni del tofu in forno e, temendo uno spatascio, ho preferito cuocere la lasagna in una pirofila con olio evo, olio che poi ho messo da parte per un’altra preparazione; lo spatascio non è avvenuto ed ho trasferito la lasagna nel piatto decorando con i nastri di zucca.

collage lasagna tofu

Spero, fino ad ora, di essere stata esaustiva, queste ricette le sviluppo più con l’ istinto che con la tecnica e la conoscenza, le dosi sono approssimative, se vi avanzano ragù, besciamella, nastri di zucca ecc, potere riutilizzarli per altre preparazioni, diciamo che questa è la cucina di casa.

In questa preparazione compare il sale affumicato, l’ho scelto perchè trovo che l’affumicato si abbini perfettamente alla zucca, regalando alla lasagna un sapore in più ma, se non amate l’affumicato a voi la scelta alternativa.

Assemblare la Lasagna:

io non ho trovato il tofu grande, probabilmente quel ristorante lo produce da se, quindi, ho unito 2 fette a formare una “sfoglia”.

Sulla base della pirofila ho messo un pò di ragù di soia mescolato con poca besciamella, ho posizionato le fette di tofu, ho aggiunto ragù di soia, besciamella, parmigiano vegano, un’ulteriore grattuggiata di tofu affumicato proseguendo per 3 strati.

Ho terminato con ragù, besciamella ed un abbondante strato di parmigiano vegano e tofu affumicato, ho aggiunto un pò di sale affumicato, un filo d’olio evo ed ho infornato, coperto per 10 minuti a 200°C. e, scoperto, sotto il grill per altri 5 minuti.

Ho trasferito la lasagna sul piatto e decorato con nastri di zucca e semini vari, provare per credere… Se lo dice ello ;-)

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca forchetta cornice2

Vi auguro una splendida settimana, splendida come il sole che illumina oggi il cielo di Udine e dintorni, il sole per me è vita.


♥Dolce Povero di Zucca e Bruscolini♥: La Zucca nel Mondo Contadino.

torta zucca mele  alto-001

La ricchezza di una ricetta ♥povera♥ sta proprio nella sua storia, nel suo significato, sta nella fantasia e nell’amore di chi l’ha pensata e preparata, nei pochi ma preziosi ingredienti che si trovavano in dispensa.

Questa racconta di una povertà estrema perchè è senza uova, senza latte, senza burro, senza zucchero (io ho spolverizzato sopra un cucchiaio di zucchero di canna ma si può evitare) ma è anche attuale perchè è senza glutine.

Oggi la scelta del senza è dettata più dalle intolleranze o da scelte di vita che escludono dalla propria alimentazione prodotti provenienti dal mondo animale, piuttosto che dalla necessità, ma un tempo era una scelta obbligata e, come introduzione alla ricetta, voglio condividere queste righe, tratte da un libro che ho da tempo.

zucca

Musquèe de Provence (dal campo di Milva, la mia Contadina di fiducia)

Prima di abbandonare la precarietà della vita contadina, la zucca ha scandito, non diversamente da altre piante alimentari, il ritmo delle stagioni nelle campagne.

La sucàra, o il sucàro, veniva costruito alla meglio vicino alla modesta casa, come riparo per attrezzi e animali; era sufficiente lasciar muovere in libertà, lungo un pergolato, una pianta, oppure usarne le foglie palmate a copertura di un vecchio portico.

“Te si’  sicuro come soto ‘na zucàra” si usava a indicare situazioni di insicurezza: le foglie di queste erbacee, pur robuste, possono offrire ben poca salvezza.

Le abitazioni d’altronde, per molti, non erano in migliori condizioni: “Le par baràche che ghe piove zò da par tuto, come su un sucàro”, cioè ‘sembrano baracche dove piove dentro dappertutto, come una zuccaia’.

Non c’era orto vicino a casa o campo che non ospitasse le piante serpentine e i loro generosi frutti, tanto più se si seguivano i consolidati proverbi: “la prima zobia d’april, metè le zuche che le vien come un baril”, “il primo giovedì d’aprile, piantate le zucche, cosicchè crescano grandi come un barile”, o “suche e fien, in t’un mese le vien”, “zucche e fieno crescono in un mese”.

Ma attenzione però, perchè “Dopo l’Annunziata la zuca sia posta o nata”, e “Da Santa Caterina le zuche le va in farina”.

Con l’arrivo dell’autunno i ritmi della natura, così come quelli della vita contadina; all’imbrunire, dopo una cena modesta, alla ricerca di un luogo caldo dove trascorrere in compagnia le ultime ore prima del riposo, le famiglie venete si riunivano a perpetuare la secolare tradizione del filò, ovvero una delle più antiche e popolari forme di socializzazione, grazie alla quale sono giunte a noi, oralmente, storie e leggende.

Tra il tepore procurato dal respiro degli animali nelle stalle, illuminate dalla tremolante luce di un fuoco o di una lucerna ad olio, le donne ricamavano e rammendavano.

Gli uomini costruivano, sorretti dall’esperienza e dall’ingegno, gli attrezzi necessari al lavoro, i bambini ascoltavano storie straordinarie, se l’annata era stata baciata dalla misericordia divina, a conferire tono ai canti e alle chiacchiere circolava un buon bicchiere di vino, un pò di patate dolci, castagne e zucca cotta e profumata, adattissima a soddisfare per intero molti convenuti o le famiglie più numerose.

Anche arrostita sotto la cenere, veniva offerta ai vicini accorsi in aiuto durante le giornate di lavoro più intenso.

Nelle varietà meno pregiate, la zuca porzeèra (la zucca dei maiali) serviva bene anche all’alimentazione degli animali durante l’inverno.

Anche la pianta della suca dal col o suca bever, che ancora il Boerio definisce “specie di fiasco formato da guscio di zucca che adoprano gli accattoni viandanti e dove portano la loro bevanda” era coltivata, fino a non molto tempo fa, nelle campagne venete; se ne ricavavano borrace e fiaschi da portare appresso, colmi d’acqua fresca o di vino, durante i lavori agricoli, ma in casa serviva anche per sbattere la panna e fare il burro, per conservare lo strutto e trasportare l’acqua dalla fontana.

Zucche di dimensioni più modeste diventavano, invece, vasi per fiori; recisa la parte superiore del collo, la zucca era messa ad essicare in penombra.

Un cucchiaio o un risciacquo con l’acqua serviva a liberarla dalla polpa ormai secca, la corteccia, fattasi sempre più simile al legno, veniva poi fatta impregnare di vino scadente perchè “sazia non assorbisse poi quello buono.

Ortaggio così familiare alla storia contadina, la Cucurbita entra insomma a buon diritto nei proverbi e modi di dire, nelle cantilene per i bimbi e nelle cante che scandivano il duro lavoro quotidiano.

Gli esempi, con variazioni spesso inconsistenti, si raccolgono un po’ in tutte le regioni d’Italia; altre ancora erano solo gustose “conte”, ad uso dei giochi, dal significato lontano ma dal ritmo interminabile o, come nel Veronese, quando le nenie erano null’altro che la cronaca della realtà:

“se magna de genaro
de genaro la se còse par le pute e par le spose
ma la magna anc’el paròn, e mi vago a sbrindolòn
a cercar la carità
gnanca un soldo a mi me dà”
ovvero:
‘la zuca si mangia a gennaio
in gennaio si cuoce
per le ragazze e le spose
ma la mangia anche il padrone,
mentre io vado in giro
a cercare la carità
ma non mi dann neanche un soldo”

Durante le lunghe sere d’inverno, ai bambini irrequieti gli anziani raccontavano storie paurse e fantastiche, sollecitati da qualche insofferente “Contaghe quèa de Barba (zio) Sucon”: qualsiasi storia andava bene, purchè i piccoli stessero tranquilli.

Per i burloni, poi, era sempre uno spasso presentarsi al filò facendosi annunciare da un lungo bastone bardato a dovere con un vecchio lenzuolo e una testa di zucca, a ricordare presenze inquietanti.

E tra un racconto e uno scherzo, ai bambini piaceva riascoltare la storia di Cenerentola e di quella zucca resa nobile e famosa per essersi trasformata in una lussuosa carrozza.

zucca interno1

Zucca Musquèe de Provence interno (sembra una bocca spalancata)

Ingredienti per uno stampo da plum cake da cm. 23P/10L/6h:

  • 500 g. di polpa di zucca,
  • 150 g. di farina di grano saraceno,
  • 70 g. di mirtilli rossi disidratati( o uvetta),
  • 2 mele (1 e 1/2 per il composto, mezza per la decorazione),
  • 6 prugne secche o a piacere,
  • un cucchiaino da te di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 pizzico di sale,
  • semi di zucca tritati o pane grattugiato o biscotti secchi tritati per la teglia,
  • burro di soia o vaccino per la teglia.

vapore microonde LIDL

Foto da qui (il mio era al lavaggio).

Come ho fatto:

ho acceso il forno a 200°C., ho lavato bene sotto l’acqua corrente i mirtilli rossi e li ho messi, coperti con l’acqua, nella parte bassa della”caccavella” nella foto e, nella parte dove vedete le patate, ho messo la polpa di zucca tagliata a pezzi piccoli, ho coperto ed azionato il microonde alla massima potenza (il mio 850) per 10 minuti.

collage

Ho scolato e messo nel bicchiere del minipimer ed ho frullato il tutto (vedi collage) aggiungendo un pizzico di sale e 3 prugne secche (lavate in precedenza, la frutta disidratata, l’uvetta &C. vanno lavati benissimo prima dell’uso).

Ho unito al composto la mela grattugiata a julienne (grossa) ed ho unito la farina amalgamando bene.

Ho unto lo stampo e l’ho spolverizzato con semi di zucca tritati finemente, ho versato il composto, ho decorato con fette rotonde di mela (biologica) e riempito i fori lasciati dal torolo con pezzetti di prugna secca, ho spolverizzato con 1 cucchiaio di zucchero di canna (che si può omettere) ed ho infornato per 45/50 minuti.

Ho sfornato e rovesciato il dolce affinchè non si afflosciasse troppo, l’ho fatto intiepidire e l’ho rirovesciato sul piatto di portata.

Servire tiepido o, dopo averlo ripassato in forno per qualche minuto: consiglio e valutazione di ello ;-)

torta zucca mele fetta

Quelli della mia generazione, forse ricordano i “bruscolini”, semi di zucca tostati e salati che accompagnavano le serate davanti alla tv o la domenica pomeriggio al cinema.

Sono la conferma che della zucca non si butta nulla, come per il maiale, cultura saggia, cultura antica;  della zucca si consumano anche i filamenti (Lisa Casali docet), io li ho conservati per utilizzarli in una prossima preparazione.

bruscolini

Ingredienti per i bruscolini:

  • semi di zucca,
  • sale marino integrale.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., rivestire una teglia bassa e larga con carta forno, ripulire bene i semi dai residui dei filamenti, lavarli bene sotto l’acqua corrente, scolarli, tamponarli lasciandoli umidi e, in una terrina farli saltare assieme al sale affinchè ne assorbano una quantità sufficente ma non eccessiva.

Stenderli sulla teglia ed infornare avendo cura di scuotere la teglia di tanto in tanto; saranno sufficenti 15/20 minuti, quando inizieranno a scoppiettare saranno pronti.

Sfornare e gustare, caldi o freddi, il giorno dopo sono ancora più fragranti.

bruscolini1


Ravioli al cacao ripieni di purea di Fragole conditi con panna e fave di cacao.

Raviolo n

  • 250 g. di farina Manitoba setacciata (Raffaello consiglia di setacciare sempre le farine),
  • 100 g. di farina di semola rimacinata,
  • 50 g. di cacao,
  • 5 g. di sale,
  • 30 g. di olio EVO,
  • 200 g. di acqua tiepida (30°C.).

Come fare la pasta:

mettere in una boule le farine ed il cacao ed aggiungere, mescolando ed impastando come al solito, tutti gli ingredienti, formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero 2 ore o più (io l’ho fatta il giorno prima).

Vi do un consiglio personale: aggiungere qualche goccia d’olio in più, il cacao tende a seccare la pasta.

collage ravioli cacao fragole

Collage ravioli versione pasta al cacao ripieni di purea di fragole con panna e fave di cacao.

Quando avete lapasta pronta potete dedicarvi alla purea di frutta per il ripieno; questo sistema per ottenere la purea di frutta è geniale per conservare la frutta, fare marmellate o guarnizioni.

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 kg. di polpa di frutta, in questo caso fragole,
  • 100 g. di zucchero (il 10% ).
  • 10 g. di pectina per kilo di polpa di frutta ottenuto (se non l’avete adoperare il fructapec, 1 cucchiaio va bene),
  • 5 g. di agar agar per kilo di polpa di frutta ottenuto.
  • pectina ed agar agar vanno sciolti a parte ed aggiunti alla purea.

Come fare il ripieno:

lavare la frutta, eliminare semi, noccioli e piccioli e metterla in un tegame col 10% di zucchero, cuocere e frullare.

Pesare la polpa ottenuta e rimetterla al fuoco con le proporzioni di pectina e agar agar (vi assicuro che il grammo più o meno non sarà rilevante per la riuscita), cuocere per 15 minuti.

Versare il composto in una teglia e far raffreddare in frigorifero; frullare prima dell’uso; se volete ottenere una marmellata versare la purea calda in vasi sterilizzati chidendoli e capovolgendoli come si fa solitamente; otterrete una marmellata buona, non troppo dolce con la maggior parte delle vitamine ancora intatte.

  Fragola zio-001

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 kg. di polpa di fragole,
  • 100 g. di zucchero (il 10% ).
  • 10 g. di pectina per kilo di polpa di frutta ottenuto (se non l’avete adoperare il fructapec, 1 cucchiaio va bene),
  • 5 g. di agar agar per kilo di polpa di frutta ottenuto.
  • pectina ed agar agar vanno sciolti a parte ed aggiunti alla purea.

ravioli cacao forchettina-001


Sfogliatelle e Strudel all’Avocado.

Sfogliatelle all'avocado piatto 3-001

Premetto che questa ricetta non è nata dalla mia fantasia ma appartiene al libro 1000 ricette con la frutta di Emilia Valli, un libro che ho già citato qui e dal quale ho attinto con soddisfazione per altre preparazioni.

É un libro “moderno”, contempla ricette con la frutta che spaziano dall’antipasto al dolce, costa meno di 5 €uro, non ha fotografie ma è affidabile, cosa che di questi tempi non è poco.

L’avocado è un frutto che non appartiene alla nostra tradizione e cultura ma, dal momento che è sempre presente nei nostri negozi, credo sia giusto impedire che, invenduto, venga buttato nella spazzatura, è un frutto interessantissimo, versatile, un amico in cucina, una piacevole sorpresa.

Può sostituire il burro nelle preparazioni, io stessa l’ho adoperato al posto del burro per una pasta brisè.

Ecco alcune informazioni che avevo già scritto:

 Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quantità una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei(gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento.

Sfogliatelle all'avocado piatto pp

Ingredienti:

  • 1 confezione di pasta sfoglia (light),
  • 80 g. di pancetta stufata tritata,
  • la polpa di 2 avocado piccoli o 1 grande,
  • 2 cucchiaini di senape (io al dragoncello),
  • 1 cucchiaio di noci tritate,
  • sale,
  • peperoncino in polvere q.b. (decorazione),
  • semi di papavero (decorazione),
  • semi di sesamo (decorazione),
  • semi di zucca tritati (decorazione),
  • paprica dolce (decorazione)
  • latte per pennellare (o uovo).

collage

Come fare:

tagliare a metà gli avocado, ruotare e dividerli, eliminare il nocciolo (se si vuole la piantina procedere così) e, aiutandosi con un cucchiaio, togliere la polpa.

Raccoglierla in una ciotola ed amalgamarla alla pancetta tritata, la senape e le noci, aggiustare di sale, pepare (peperoncino), amalgamare fino ad ottenere una consistenza cremosa.

Stendere la sfoglia e, con 2 coppapasta rotondi di dimensioni una più grande e una più piccola, ritagliare 2 cerchi, porre al centro un cucchiaino di composto e richiudere con il cerchio più grande in maniera che non fuoriesca il ripieno.

Disporre le sfogliatelle su una teglia rivestita di carta forno, spennellare con il latte o l’uovo, se lo preferite, spargere i semini ed infornare a 200°C. per 15 minuti o fino a doratura.

Come fare lo strudel:

reimpastare i ritagli di sfoglia, stenderla, spalmare con il composto di avocado rimasto, arrotolare a mò di spirale e richiudere a cerchio, spennellare come sopra e spargere i semini (io di zucca).

Infornare come sopra, 200°C. per 15/20 minuti.

strudel avocado interno-001

Le giornate si sono accorciate e questo strudel ho potuto tagliarlo soltanto all’ora di cena, la foto ne ha pagato le conseguenze ;-)

Questa ricetta apre la porta ad un’infinità di varianti, la pancetta stufata si può sostituire a piacere; l’avocado ha un sapore neutro che ben si presta a qualsiasi abbinamento, sia dolce che salato


Polpettine di Seppia con Arancia, Curry e Caffè su Rösti e Crema di Zucca e Patate.

Caffè Trieste

Foto da Pinterest

Chi ordina un caffè a Trieste dovrebbe prima imparare lo speciale vocabolario cittadino, perchè ancora una volta qui è tutto diverso rispetto al resto del paese.
É inutile abbozzare uno schema perchè le differenze sono troppo grandi.
Innanzitutto sul bancone di un bar che si rispetti, accanto alla zuccheriera si trova un bricchetto di latte freddo, fatto sconcertante per qualsiasi napoletano.
In secondo luogo vige la regola che più un cliente abita lontano dal centro, più aumentano le probabilità che ordini il caffè in bicchiere invece che in tazzina.
Qualche cameriere-psicologo è convinto che secondo alcuni clienti nel bicchiere ce ne sia di più, il che naturalmente non è affatto vero.
O che magari pensino che sia più semplice scaldarsi le mani attorno a un bicchiere che non attorno a una tazzina.
Inoltre a Trieste un capuccino è ciò che che nel resto d’Italia si chiama “macchiato”, ovvero un cappuccino in tazza piccola; il macchiato a Trieste lo si chiama “capo” quando lo si vuole servito in tazza, “capo in bi” quando lo si desidera nel bicchiere.
Chi desidera quel che nelle altre regioni si chiama capuccino deve ordinare un caffellatte, che a sua volta a Trieste si chiama “latte macchiato”.
E poi esistono innumerevoli varianti, forme raffinate in grado di condurre sull’orlo di una crisi di nervi anche i baristi più navigati, e in alcuni casi solo i più geniali tra loro riescono a decifrare correttamente il desiderio del cliente.
I furbetti ordinano, per esempio, un “capo caldissimo” e lo rabboccano tre volte col bricchetto di latte sul bancone: paghi uno bevi tre.
Il “gocciato” è a tutti gli effetti un macchiato con solo poche gocce di latte leggermente schiumato al centro della tazza.
Alcuni clienti però si sentono davvero “in” solo se fanno un ordinazione particolare con cui pensano di rendersi più interessanti: “un capo in bi chiaro e con le bollicine né troppo grosse né troppo piccole” – quindi, un caffè macchiato in bicchiere, ma chiaro e con bollicine di schiuma di medie dimensioni.
Mio Dio, cosa significa chiaro? Più latte o meno caffè?
Un giorno un giovane con occhiali da sole arancioni alla moda ha ordinato “un marocchino d’orzo scurissimo senza, con acqua calda bollente a parte, dietor e canna” e non ha battuto ciglio quando il barista ha stralunato gli occhi, presubimilmente riflettendo sulla fugace ipotesi di buttarlo fuori dal locale.
lo spaccone voleva solo un caffè d’orzo macchiato scurissimo, con latte senza schiuma acompagnato da un bricco d’acqua bollente, dolcificante e zucchero di canna.
Voleva forse scaldarsi le mani sul bicchiere o allungarsi il caffè fino alle calende greche, riflettendo intanto al bancone, con la testa poggiata sul palmo delle mani su quanto fosse in gamba?Potremmo elencare altri innumerevoli esempi del genere.
Abbiamo provato a calcolare con un l’aiuto di un barman professionista le possibili combinazioni, e alla cinquemilacentottantaquattresima (5.184) variante abbiamo gettato la spugna.
Il barista ha poi calcolato approssimativamente il numero effettivo delle specialità a base di caffè, spaventandosi lui stesso: considerando una presenza media di clienti affetti da sindrome da protagonismo, nel suo bar ne ordinano quotidianamente oltre cinquanta (50).
Ma da dove vengono queste denominazioni così diverse da quelle usate nel resto del paese? Dipende dal fatto che Trieste è la capitale italiana del caffè?
O,come sostengono sprezzanti i campanilisti, sono le loro definizioni quelle vere, mentre nelle altre regioni d’Italia ancora una volta non hanno capito nulla?
(pagg. 122/123 Trieste, la città dei venti di Veit Heinichen – Ami Scabar)
 polpettine seppia caffè curry ecc

Anche questa ricetta fa parte di questo splendido libro, l’ho provata nella maniera originale ma avendo dimezzato le dosi ho messo troppo poco curry e troppo caffè (consideriamo che una tazza di espresso zuccherata (a Trieste) consiste in c.ca 2/3 cucchiaini di caffè) quindi, non soddisfatta l’ho rifatta aggiungendo caffè e curry poco alla volta e sostituendo la buccia di limone con quella d’arancia.

L’importante, con gli ingredienti con i quali non abbiamo confidenza nelle preparazioni salate, è provare e riprovare, fino a trovare il giusto equilibrio, che rimane sempre quello gradito al palato di ciascuno di noi.

Essendo polpettine piccole da 15 grammi (arieccolaconigrammi… ) ho pensato di completare la preparazione abbinandole a dei piccoli rösti fatti con una julienne di zucca Butternut e patate e/o in alternativa, una crema fatta con zucca e patate cotte al vapore, succo d’arancia e olio extravergine di oliva.

Può essere un’idea per le feste, potrete farne di diversi tipi, con diversi abbinamenti, variando le spezie, anche sostituendo il caffè per gli irriducibili e amanti del “classico”, provate, in pochi minuti avrete un antipasto originale e profumato.

collage

Ingredienti:

  • 200 g. di seppia già pulita,
  • scorza di limone grattugiata (arancia),
  • 1 uovo sodo freddo,
  • 1 cucchiaino da caffè di curry,
  • 1 cucchiaino di caffè espresso zuccherato,
  • sale,
  • olio extravergine di oliva.

Ingredienti per i rösti e la crema di zucca e patate:

  • julienne di zucca Butternut ottenuta con la grattugia a fori larghi,
  • julienne di patata ottenuta con la grattugia a fori larghi,
  • albume q. b. per legare,
  • sale.
  • 1 patata piccola,
  • 1 fetta di zucca Butternut,
  • succo d’arancia,
  • olio extravergine di oliva,
  • sale.

polpettine seppia caffè curry ecc.alto1

Come fare le polpettine (15 g.):

preriscaldare il forno a 140°C.

Tritare finemente a coltello la seppia e l’uovo sodo (io ho frullato il tutto col minipimer lasciando qualche pezzettino), unire gli altri ingeredienti ed amalgamare bene.

Formare delle polpettine o,  come ho fatto io, aiutandovi con 2 cucchiaini da the unti d’olio evo, delle piccole quenelles; appoggiarle sulla carta forno e cuocerle per 5 minuti.

Garantisco che non si disfano perchè la seppia ha una consistenza gelatinosa che tiene uniti gli ingredienti.

Si possono servire sia calde che fredde, perfette quindi per un buffet.

polpettine seppia caffè curry ecc. interno

Come fare i rösti e la crema di zucca e patate:

intanto che zucca e patata, tagliate a pezzi, cuociono a vapore (nel microonde alla massima potenza per 4 minuti), grattugiare la quantità di zucca e patate che desiderate (anche se ne fate di più non ve ne pentirete), salare ed aggiungere un pò di albume che servirà, assieme all’amido della patata a tenere uniti gli ingredienti.

Ungere con olio evo una padella di ghisa o antiaderente e cuocete il rösti, io ne ho preparato uno unico e ritagliato irregolarmente con un coppapasta ma se volete potete versare il composto col cucchiaio, schiacciandolo ed arrotondarlo.

Appoggiarne uno alla base di ogni cucchiaio, decorare con buccia d’arancia ottenuta col rigalimoni, se l’avete, un chicco di caffè, io non avendolo ho messo un fagiolino verde e qualche granello di caffè solubile che si è sciolto col calore.

Per la crema schiacciare nello schiacciapatate la polpa di zucca e patata, salare, preparare un’emulsione col succo d’arancia e l’olio evo, mescolare bene e metterne un pò alla base del cucchiaio, appoggiare la polpettina e decorare a piacere.

Auguro a tutti una serena festa e, dal momento che è la festa di tutti i santi, buon onomastico a voi.


Tagliatelle al caffè con panna e Zafferano dell’Aquila.

tagliatelle caffè zafferano1-1

Sono cresciuta respirando l’ aroma del caffè, traportato per le strade dalle raffiche di bora .

Trieste, la ricordo come la Città delle torrefazioni, il caffè ha dato lavoro a molte persone: in porto arrivavano navi cariche di caffè, destinate alle torrefazioni e al Commercio con il Nord Europa.

Quando si rompeva accidentalmente un sacco, gli scaricatori ne mettevano in tasca una manciata e, manciata dopo manciata, avevano la quantità per riempire la vecchia tostatrice casalinga, il profumo che si espandeva nelle trombe delle scale svelavano il segreto…

antica tostatrice casalinga

Foto dal Web.

Da bambina, quando la mamma o la nonna mi accompagnavano a casa di qualcuno chiedevo di poterlo macinare io, nei vecchi macinini di legno, che soddisfazione aprire il cassettino e vedere quanto ne avevo macinato.

macina-caffe-vecchio-

Foto dal Web (il macinino era proprio così).

Ora che ci penso, il caffè mi assomiglia: dolce, amaro, qualche volta acido, c’è chi lo ama incondizionatamente, chi lo evita perchè rende nervosi, chi ama assaporarlo di tanto in tanto, il caffè è un vizio privato, una pubblica virtù…

Ma ora passo alla ricetta che, me ne rammarico, non è inedita, se ne stava lì, confusa in mezzo ad altre tagliatelle, era ora che trovasse uno spazio tutto suo.

É una ricetta che amo particolarmente, un esperimento riuscito, ricordo che l’avevo fatte più col cuore che con farina e caffè.

Ingredientiper la pasta:

  • 90 g. di farina 00,
  • 10 g. di caffè macinato,
  • 1 uovo intero + 1 cucchiaino di uovo sbattuto (il caffè ne ha assorbito di più),
  • pizzichino-ino di sale.

Ingredienti per il condimento allo zafferano:

  • panna fresca, anche di soia se siete intolleranti al lattosio,
  • pistilli di zafferano dell’Aquila.

Colage tagliatelle caffè zafferano-1

Come fare:

per la pasta procedete alla vostra maniera, per il condimento ho riscaldato la panna ed ho messo in fusione i pistilli, le ho trovate divine, temevo fossero amare invece no, il sentore di caffè unito allo zafferano è sublime, è nato un amore.

Lo Zafferano dell’Aquila è un gentile omaggio di Emanuela che ringrazio di cuore, ha avuto davvero un bellissimo pensiero.


Risotto con Capocollo DOP di Calabria, acqua di Sedano Bianco, Montasio e Pere Confit, per l’ISIT.

risotto capocollo Calabria pera confit

Questo Capocollo DOP di Calabria continua a sorprendermi, non ho mai amato L'”ossocollo” (ho già scritto che da queste parti si chiama così) ma questo mi piace proprio: sarà per quella leggera e gradevole piccantezza ma, mentre ieri lo affettavo per la ricetta, ne ho fatta scivolare qualche fetta su dei crostini spalmati con del formaggio cremoso, crostini che ho dovuto, me tapina, condividere con ello, giudice severo anche per il risotto.

Alla mia domanda: dammi un parere tecnico, mi ha risposto così: è semplicemente buonissimo… Beh, cosa devo fare? Così è se mi pare…

Per questo risotto ho voluto mettere in pratica i consigli elargiti generosamente dagli Chef del Ristorante Agli Amici di Godia  Emanuele Scarello e Raffaelo Mazzolini.

A Pavia di Udine, alla Sagra dei Pirus  ho partecipato ad una loro bellissima lezione all’aperto ed è proprio lì che mi sono ispirata.

Ingredienti per 2 persone con tanto appetito:

  • 200 g. di Riso Vialone nano o Carnaroli,
  • 100 g. di Capocollo Dop di Calabria tagliato a fette sottilissime,
  • 2 cucchiai di crema di cipolla matura*,
  • 20 g. di Montasio stravecchio,
  • 10 g. di olio EVO,
  • 15 g. di burro,
  • 2,5 g. di sale,
  • acqua di sedano bianco per idratare il riso*
  • 2 cucchiai di pera confit*

Come preparare la cipolla matura:

*tritare finemente la cipolla, coprire con olio EVO e acqua in parti uguali e cuocere a fuoco lentissimo aggiungendo acqua a poco a poco fino al raggiungimento di una crema; questa preparazione si conserva in frigorifero e sostituisce il solito soffritto di cipolla(il vantaggio sta nella sua digeribilità).

*Io l’ho preparata nel microonde a bassa potenza prelevandone e frullando col minipimer 2 cucchiai a 3/4 di cottura.

Come preparare l’acqua di sedano:

mettere a cuocere in 1 litro di acqua fredda 1 costa di sedano bianco e far ridurre a 1/2 litro, con quest’acqua idratare il riso.

pere confit-001

Come preparare la pera confit:

tagliare a cubetti la pera (preferibile una pera soda), condire con olio extravergine di oliva, sale, aglio e timo, adagiare su una teglia coperta con carta forno ed infornare a 90°C.  per 1 ora e mezza.

risotto capocollo Calabria pera confit3

Come preparare il risotto:

mettere il riso in un tegame, senza alcun condimento ed iniziare a tostarlo; quando si riesce ancora a prendere il riso tra le mani senza scottarsi iniziare ad idratarlo con l’acqua di sedano.

A metà cottura, dopo 7/8 minuti unire la crema di cipolla e 2 cucchiai di pera confit ridotta a purea, procedere al solito aggiungendo l’acqua di sedano, salare (in questo caso, per la dose di riso, utilizzate la grammatura indicata negli ingredienti; gli Chef, adoperano 13/14 g. ogni kilo di riso).

Per la mantecatura preparare un composto con olio EVO, burro, Montasio stravecchio grattugiato e 80 g. di Capocollo DOP di Calabria tagliato, prima a striscioline e poi a pezzetti piccolissimi.

Nel frattempo rosolare su una padella antiaderente i rimanenti 20 g. di Capocollo DOP di Calabria tagliati a striscioline che verranno appoggiate, assieme a qualche cubetto di pera confit, sul risotto.

Il risotto va servito all’onda, il mio risulta più compatto per esigenze fotografiche.

risotto capocollo Calabria pera confit forchetta  


Brodo di Salame Brianza con polpettine di fagioli di montagna, per ISIT.

brodo di salame polpettina2

Brodo di Salame Brianza con polpettine di fagioli di Resia, salame cotto e farina di castagne.

Sono nata e vivo ancora in una Regione, il Friuli Venezia Giulia, dove la tradizione del salame ha origini antiche; quasi tutte le famiglie contadine allevavano il maiale per garantirsi una riserva di proteine e grassi per l’alimentazione ma anche per avere prodotti da barattare in cambio di altri generi di necessità.

“El salame de casa”, che bon, essere invitati in una di quelle case era una fortuna, il salame, con un bicchiere di vino ed una fetta di pane significavano: ospitalità e convivialità.

Io ho avuto la fortuna di assaggiare un pò di quei “salami de casa” e, forse, è per questo che ho affinato il palato, abituandolo ad una certa qualità.

Sarà per i divieti con minaccia di brufoli in fanciullezza ma, appena raggiunta l’indipendenza, ho aperto le porte della mia dispensa al salame.

Ne ho mangiati di troppo salati, troppo speziati, troppo magri, troppo grassi, troppo gommosi o con una fastidiosa sensazione “sugnosa” al palato.

Appena il Salame Brianza D.O.P., accompagnato fino all’uscio di casa mia dall’ISIT (Isituto Salumi Italiani Tutelati), è arrivato sulla mia tavola, ho sbirciato tra le maglie dello spago che lo avvolgeva e gli ho sussurrato:  vediamo cosa mi raccontanterai per convincermi…

Così, mentre il pane si riscaldava accantoalcamino,  lui mi ha raccontato che è nato in Brianza, che si scriveva di lui già nel 1500 e mi ha detto con orgoglio che era Ul salam de la Brianza.

Salame Brianza-001

La Brianza è in una posizione geografica ottimale per l’asciugatura e stagionatura del suo salame, a 350 metri s.l.m.  in collina, con una naturale escursione termica e lontana dalle nebbie Padane che ne impedirebbero asciugatura e stagionatura, un esempio dell’ostilità dell’umidità a tale scopo è il Salam d’la Duja che, nel Vercellese, viene conservato nel grasso.

Il Salame Brianza D.O.P. viene prodotto con carni suine, esclusivamente da allevamenti Italiani e, nello specifico, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte.

Prodotto sia a grana fine (macinaura 4-4,5 mm) che grossa (7-8mm), l’asciugatura e la stagionatura vengono condotte secondo regole ben precise nello stabilire tempi e modalità, in funzione al diametro del salame.

A questo punto, il salame Brianza D.O.P. mi guarda preoccupato e mi chiede: cosa ne sarà di me?

Beh, ora torno alla realtà: voi cosa fareste con un salame buono, equilibrato, piacevolmente dolce, non invasivo e che non vi lascia la bocca impastata?

Beh, la risposta è semplice: abbondanti fette di Salame Brianza D.O.P. tagliate sottili (se il salame è fresco si taglia spesso) e racchiuse tra due fette di pane caldo, una leggera pressione affinchè il pane ne assorba gli aromi ed addentare…

Ma non sono qui per farvi un panino, quello potete farlo da sole/i, io ho pensato al dopo-panino, a quando rimangono i culetti (così li chiamiamo qui) e ne ho fatto un buon brodo, la prova del nove per testare un buon salame, provate ad immaginare un brodo preparato con un salame scarso.

salame Brianza1

Salame Brianza D.O.P.

Ingredienti per 2 tazze di brodo di salame Brianza D.O.P.:

  • 125 g. di salame Brianza D.O.P.,
  • 600 g. acqua.

Come fare:

togliere il budello della quantità di salame che desiderate cuocere (rispettando la proporzione d’acqua), coprire con l’acqua fredda, coprire e, a fuoco bassissimo, far ridurre della metà.

Lasciar intiepidire e riporre in frigorifero per qualche ora, rimuovere la parte grassa che si sarà solidificata in superficie.

Chiarificarlo: io l’ho fatto così, per non alterarne il sapore ma potete farlo anche così.

Come fare le polpettine di fagioli e salame:

(non ho le dosi ma vi lascio, alla fine, la ricetta originale), ho prelevato una parte di polpa di fagioli di Resia passati  (bene anche i Borlotti o i Lamon), ho tritato metà salame cotto del brodo, ho aggiunto un cucchiaio di Montasio stravecchio grattugiato (al posto del Parmigiano), qualche filo di erba cipollina del mio vaso tagliuzzato finemente, ho legato con l’albume, ho amalgamato ed ho regolato la consistenza con la farina di castagne che esalta il sapore del fagiolo.

Ho preparato delle nocciole di 4 grammi (lo so, sono precisina ), le ho arrotolate nella farina di castagne e le ho fatte bollire per pochissimo nell’acqua in cui ho bollito i fagioli, preciso che ho scelto questa cottura per non intorpidire il brodo ed è per questo motivo che il colore delle polpettine è scuro, i fagioli di Resia rilasciano molto colore.

noccioline di fagioli di Resia cotte

Appena riemerse del’acqua di cottura di fagioli, ho immerso le nocciol-polpette nel brodo di salame bollente ed ho portato in tavola ottenendo i complimenti di “ello”, che è una garanzia, nel senso che è molto viziato ed esigente, ma è proprio questo che mi garantisce la riuscita della ricetta.

Nella ricetta non troverete indicato il sale o il pepe, non sono necessari, il sapore è già negli ingredienti, alla prossima.

brodo di salame polpettina1-001

Ecco la ricetta originale delle polpettine (non ricordo il nome della titolare della ricetta):

Ingredienti:

  • 750 g. c.ca di fagioli  di montagna freschi o Borlotti,
  • 1 uovo sbattuto,
  • prezzemolo tritato ed erba cipollina q.b.,
  • noce moscata,
  • un cucchiaio di olio e.v. di oliva,
  • 6 spicchi di aglio,
  • 1 scalogno  tritato finemente,
  • 1 cucchiaio di formaggio Montasio stravecchio grattugiato,
  • 1 cucchiaio di pecorino grattugiato,
  • pane grattato q.b. (una tazza circa),
  • sale,
  • pepe,
  • una foglia di alloro,
  • farina per infarinare,
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

sbucciare i fagioli, lavarli e metterli a lessare in una pentola con acqua fredda, una foglia di alloro, un cucchiaio di sale marino e due spicchi d’aglio.

Scolarli e passarli ancora caldi nel passaverdure e ridurli in purea (io gli “scarti” li ho messi nella minestra).

In una terrina impastare la purea di fagioli con lo scalogno, quattro spicchi di aglio tritati, l’olio di oliva, i formaggi, il prezzemolo e l’erba cipollina, una grattata di noce moscata.

Unire l’uovo, il pangrattato e pepe nero, amalgamare bene aggiungendo un po’ di pangrattato se il composto non fosse compatto, formare delle polpettine, infarinarle e friggerle in olio fumante.

Sgocciolarle su carta assorbente e servirle ben calde su un letto di insalatina.


Dolce di fichi e yogurt, direttamente da Pinterest e 4 risate per il week end.

torta di fichi mia-001

Che google fosse un pò bizzarro con le traduzioni non è una novità ma poche volte mi è capitato di ridere così tanto nel leggerle.

Solitamente chiedo ad ello di leggermele mentre faccio altro (così capisce se la ricetta è di suo gradimento), e così è stato anche questa volta.

Spesso si burla di me e mi legge strafalcioni o mi cambia gli ingredienti e non ho badato a quando mi ha letto questo passo:

*Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.*

Io ve lascio così, in purezza, come si suol dire, vi metto anche il link del blog da dove l’ho presa e buon lavoro, alla fine farò alcune considerazioni.

Yogurt Cake fa quasi la stessa cosa, non ci richiede troppo lavoro e concentrazione.
Arricchito con cannella e zenzero delicatamente introdotto in autunno aura.
Quindi tagliare alcuni pezzi, nascondere la scatola e andare a fare una lunga passeggiata :)

ingredienti:

(Modulo di biscotti, dim. 10,5 centimetri x 29,5 cm)
1,5 tazze di farina
2 cucchiaini di lievito in polvere
1/2 cucchiaino di cannella
pizzico di zenzero
2 uova (taglia L)
3/4 di tazza di zucchero
50 g di burro, fuso
1/2 tazza di spessore yogurt naturale
la scorza grattugiata di un limone
3 fichi

creato da:

Preriscaldate il forno a 180 gradi.
La forma dei biscotti insegna carta da forno.
Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.

In una ciotola setacciare la farina, il lievito, la cannella, lo zenzero, mescolare bene gli ingredienti.

In una seconda ciotola, mescolare le uova e lo zucchero per qualche minuto.
Versare raffreddato il burro, lo yogurt aggiungere la scorza di limone e mescolare.
Versare il composto di farina con additivi, mentre, fino a quando combinati.
Torta traduce in uno stampo, viene livellato superficie, disporre in due file di frutta a fette.
Cuocere per circa 35-40 minuti per “asciugare bastone”.

Torta prima di servire si può cospargere con zucchero a velo.
Enjoy :)

torta di fichi da infornare1-001

La teglia di quella misura l’ho fatta da sola con un vassoio di alluminio, probabilmente ho sbagliato sito dove leggere la conversione da cup in tazze, ho messo troppa farina  ed il mio impasto è risultato molto solido, l’ho diluito con un pò di latte.

Solitamente i composti da plum cake sono più fluidi, ci riproverò perchè è comunque un dolce di facilissima esecuzione e con svariate possibilità di rivisitazione.

Facendola come l’ho fatta si può farcirla a metà con della frutta a scelta e coprire con altro composto che si è sicuri che la frutta non affonderà in cottura, io ho aggiunto anche un pizzico di sale, ho ridotto lo zucchero ed ho messo la buccia d’arancia.

I fichi (mutandine) devono essere più di 3 o fichi molto grandi, come succede a volte nel web, le ricette sono da interpretare, questa è da fare.

torta fichi interno-001

Vi consiglio di andare a vedere il post originale, io mi vergogno a pubblicare la foto, le mie sfigurerebbero, buon fine settimana a tutte/i.

Dimenticavo, la traduzione è dal polacco :-D


Torretta con Capocollo DOP di Calabria, Fichi, Formadi Frant e Miele per l’ISIT

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia

I salumi sono stati spesso demonizzati, a me dicevano che facevano venire i brufoli, oggi ho capito che me lo dicevano affinchè ne lasciassi un pò anche a loro.

Il panino col salame o mortadella, ossocollo (qui il capocollo si chiama così) ecc. era il nostro fast food, la nostra merenda per la scuola, il ristoro dopo una gita o una camminata in montagna.

Come dimenticare il panino con la mortadella e peperoncino sottaceto che mangiavo al giro di boa della gita in bicicletta con le compagne di scuola?

Dalle nostre parti, nelle trattorie, osmize  par le alte (sul Carso) si andava a mangiare il famoso Giardineto, un vassoio con salumi, formaggi, sottoaceti e sottolii, tutto de casa.

Questo de casa poi si è ampliato, aumentata la richiesta, aumentata la produzione e per non disperdere le risorse e garantirsi una tutela sono nati i consorzi dove la qualità è garantita dal tutti per uno, uno per tutti.

Molti di questi salumi de casa, col tempo, l’esperienza e la passione dei produttori, hanno meritato il marchio DOP (DENOMINAZIONE ORIGINE PROTETTA).

DOP è un simbolo di origine che viene riconosciuto a quei prodotti le cui qualità e caratteristiche sono essenzialmente dovute all’ambiente geografico in cui sono prodotti.

Tutta la produzione, la trasformazione e l’elaborazione del prodotto devono avvenire nell’area geografica delimitata, seguendo un processo produttivo conforme ad un preciso disciplinare di produzione, nel rispetto della ricetta tradizionale.

L’ ISIT rappresenta 14 di questi Prodotti:

Capocollo di Calabria – Coppa Piacentina – Culatello di Zibello – Pancetta di Calabria – Pancetta Piacentina – prosciutto di Modena – Prosciutto di San Daniele – Prosciutto Toscano – Salame Brianza – Salame di Varzi – Salame Piacentino – Salamini Italiani alla Cacciatora – Salsiccia di Calabria – Sopressata di Calabria.

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia.1

Altri hanno meritato il marchio IGP (INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA)

IGP è un simbolo di origine che riconosce il valore di una particolare specialità alimentare, dando più peso alle tecniche di produzione rispetto alla materia prima.

Identifica un prodotto originario di un determinato luogo, Regione o Paese le cui qualità, reputazione, o altre caratteristiche si possonio ricondurre all’origine geografica, e di cui almeno una fase della produzione, trasformazione o elaborazione avvenga nell’area delimitata, seguendo un processo produttivo conforme ad un preciso disciplinare di produzione, nel rispetto della ricetta tradizionale.

L’ ISIT rappresenta 6 di questi Prodotti:

Bresaola della Valtellina – Cotechino di Modena – Mortadella di Bologna – Prosciutto di Norcia – Speck Alto Adige – Zampone Modena.

L’ ISIT ha ideato un contest invitando alcune foodblogger a promuovere questi Prodotti Italiani, nostro fiore all’occhiello.

Nessun marchio verrà pubblicizzato ma l’attenzione sarà tutta per il prodotto che verrà valorizzato con ricette esclusive.

Io sono dell’idea che il modo migliore per degustare un salume sia in purezza ma l’impegno che ho preso mi stimola a pensare ad una nuova veste da donare ai due prodotti che ho ricevuto senza snaturarli.

Capocollo di Calabria DOP

Capocollo di Calabria

Il  Capocollo di Calabria DOP è stato una vera e gustosa sorpresa, morbido, senza mancare della giusta stagionatura, il sapore, leggermente piccante regalato dal peperoncino di Calabria che contiene, è delicato e non lascia alcun retrogusto.

Inizio con un antipasto, la ricetta è semplicissima.

Ecco gli ingredienti:

  • fichi neri o verdi, grandi e non troppo maturi tagliati a fette di 1 cm.,
  • Capocollo di Calabria DOP tagliato sottilissimo,
  • Formadi Frant o Gorgonzola mascarponato o un formaggio che preferite,
  • formaggio fesco cremoso per amalgamare,
  • miele di acacia.

Come fare:

tagliare a fette di c.ca 1 cm. i fichi non troppo maturi o troppo morbidi, alternare Capocollo di Calabria DOP tagliato sottilissimo, una crema di Formadi Frant ottenuta grattugiando il formaggio ed amalgamandolo con un formaggio cremoso, l’importante è equilibrare la dose di formadi frant o del formaggio che adoperate affinchè non prevalga sul resto, qui, ricordiamolo, è il Capocollo di Calabria il protagonista.

Contiuare alternando capocollo di Calabria e crema di formaggio, terminando con il Capocollo, chiudere e far colare un pò di miele di acacia.

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia alto

Alla prossima ricetta e all’approfondimento sulle proprietà nutrizionali dei nostri splendidi salumi Italiani.


Mousse con Melanzane, lamponi e cioccolato di Ernst Knam, ed è anche senza glutine, provare per credere.

mousse melanzane lamponi e cioccolato

Mousse con melanzane, lamponi e cioccolato.

Era da tempo che avevo in mente di preparare questo dolce, esattamente dal 2010, da quando, a Mestre, avevo comperato, su una bancarella di libri usati, L’arte del dolce di Ernst Knam, pasticcere geniale che non conoscevo e che ho imparato ad apprezzare in TV ultimamente.

Avevo già sentito parlare di melanzane nei dolci, anche in Sicilia le abbinano al cioccolato ed anche la mia amica Tiziana l’anno scorso mi aveva magnificato la bontà di un dolce con le melanzane assaggiato in un ristorante.

Era da un pò di giorni che caramellavo melanzane per questo dolce ma  ogni volta finiva che, ad una ad una, me le mangiavo tutte, sono troppo buone, provatele, vi sorprenderanno.

Le ricette in questi libri, nascondono sempre un piccolo segreto perchè, pur seguendo tutto alla lettera, alla fine qualcosa non torna ma avendo un pò di esperienza si riesce ad uscirne vittoriosi.

Potrete preparare in anticipo la marquise e le melanzane caramellate disponendole nello stampo per far loro prendere la forma, per le altre indicazioni le scriverò di volta in volta.

Vi scrivo dosi e procedimento come dal libro.

Ingredienti per la marquise che sarà la base del dolce (io ho fatto mezza dose ma se la fate tutta la potete tenere nel congelatore):

  • 3 uova più 2 albumi,
  • 160 g. di zucchero a velo (preparato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, quello comperato può contenere glutine),
  • 60 g. di cacao amaro,
  • 200 g. di fecola di patate,
  • zucchero semolato per spolverizzare (omesso).

Collage Marquise-001

Questa foto risale alla mousse di cioccolato e fichi con gelatina di aceto balsamico.

Come fare la Marquise (dal libro):

con una frusta montare gli albumi a neve ben ferma insieme a 140 g di zucchero a velo quindi, continuando a mescolare, unire il cacao, la fecola e i tuorli, leggermente montati con 20 g di zucchero a velo, mescolare il composto delicatamente.

Versare il composto sulla placca del forno, foderata con l’apposita carta e livellarla con una spatola per ottenere uno strato spesso circa 2-3 cm.

Fatelo cuocere nel forno preriscaldato a 200° C. per 8-9 minuti, infine spolverizzate con zucchero semolato (omesso).

Coppare la marquise con il cerchio del diametro che desiderate, nella ricetta originale Knam ne adopera uno da 22/24 cm. e, se non la adoperate subito tenerla in frigorifero o congelatore se l’adopererete più in là.

Ingredienti preparazione:

  • 1 base di Marquise (vedi sopra):
  • 2 melanzane,
  • 100 g. di zucchero di canna,
  • 100 ml di olio extravergine di oliva,
  • 20 g. di zucchero semolato,
  • 15 g. di semi di coriandolo tritati,
  • 100 g. di lamponi freschi.
  • 30 g. di confettura di albicocche (io consiglio una gelatina per ottenere la trasparenza che è nella foto originale),
  • alchechengi e zucchero a velo (ricavato macinando lo zucchero nel macinino da caffè così è di sicuro senza glutine).

Ora la mousse Singapore che è una mousse al cioccolato senza panna che la alleggerisce e rende intenso il sapore del cioccolato.

Ingredienti per la mousse Singapore:

  • 6 albumi,
  • 50 g. di zucchero semolato,
  • 125 g. di cioccolato fondente,a pezzetti o pastiglie,
  • 75 g. di massa di cacao (io l’ho sostituita con cioccolato fondente al 90% della Lindt),
  • 45 g. di burro,

collage melanzane caramellate

Procedimento (come da libro):

lavare una melanzana e tagliarla a fette senza togliere la buccia, appoggiare le fette su una placca da forno ricoperta con la carta, spennellale con l’olio e cospargerle con lo zucchero di canna.

Cuocerle in forno preriscaldato a 170°C. per 15 minuti o fonchè lo zucchero si sarà caramellato, sfornare e far raffreddare.

Io le ho inserite nella teglia dando loro la forma quando erano ancora tiepide perchè lo zucchero caramellato, quando si raffredda, non permette alle fette di piegarsi.

Tagliare a dadini l’altra melanzana e soffriggerla con olio ed i 20 g. di zucchero semolato, alla fine aggiungere un pizzico di coriandolo, mescolare e spegnere il fuoco, far raffreddare.

Raccogliere in un recipiente il cioccolato fondente, la massa di cacao (cioccolato fondente al 90%) a pezzi ed il burro, far fondere a bagnomaria, mescolare con una frusta.

mousse con melanzane, lamponi e cioccolato di Knam

Come fare la mousse Singapore:

montare a neve ferma gli albumi con i 50 g. di zucchero semolato ed incorporare delicatamente il composto di cioccolato, mescolare delicatamente ed aggiungere i lamponi, il restante coriandolo e i dadini di melanzana, mescolare e versare la mousse sopra le fette di melanzane, coprire col disco di Marquise e riporre in congelatore per 3/4 ore.
Sformare il dolce (io ho passato i bordi con un panno bagnato con acqua calda) rovesciandolo, glassare la superficie con un sottilissimo strato di confettura di albicocche (ripeto, meglio una gelatina che scioglierete sul fuoco), decorare con gli alchechengi e zucchero a velo.

Mousse melanzane ecc alto

Questa sera la apro e fotografo la fetta, è il mio regalo per ello per il nostro l’anniversario, lui mi ha portata a cena dai miei Amici a Godia dove ho trascorso una serata bellissima, lui si è perso nella terra del cioccolato, io mi sono arrampicata su un albero della cuccagna pieno di frutta aromatizzata.

interno mousse melanzane lamponi ecc.

Buon fine settimana a tutte/i.


Il cuore del Pino Cembro in una crostata, dedicata a Villa Berghofer.

crostatina pino cembro alto

É trascorso poco più di un mese dalla mia breve gita a Villa Berghofer ed è ormai un  ricordo, un bel ricordo; sono molto legata ai miei ricordi, quando la linea della vita inizia a tratteggiarsi, o perchè si interrompono amicizie o si perdono persone care o vediamo un mondo che non ci piace più , i ricordi si mettono in fila a formare una linea parallela che ci accompagna lungo tutto il percorso ed abbiamo così la sensazione di non aver perso nulla…

Ho un bellissimo ricordo di Villa Berghofer, la sensazione che ho avuto appena entrata dal cancello, è stata la stessa che ho quando entro in un bosco, di pace, serenità, protezione.

Come una grande mano che ti accarezza, un’ hotel che nasce come residence ma il progetto non prende forma; il proprietario, un architetto, non demorde, ama troppo quel posto così lontano dal traffico, ad un passo dal cielo e decide, assieme alla famiglia di trasformare i 14 appartamenti in 14 suites.

Lui si fa prendere la mano, l’artista che è in lui lo porta a personalizzare ogni stanza come fosse la sua stanza ma le donne della famiglia lo fermano, in fondo una stanza d’albergo dev’essere accogliente ma neutra, calda ma disposta a prendere l’identiità di chi si ferma lì, anche se per un giorno solo e così, io lo immagino leggermente contrariato, l’architetto acconsente a togliere il superfluo.

Nulla è lasciato al caso, ogni oggetto ha una storia, la Stübe Gotica, (link che rimanda al sito) smontata da uno dei vecchi castelli che dominano la valle, è incantevole, quasi magica.

Un luogo elegante, raffinato che non ti fa sentire fuori luogo, un’ eleganza ed una raffinatezza che ti accolgono come fossi di casa, puoi scegliere se andare in piscina.

Piscina Berghofer-003

O startene in disparte ad osservare libellule e ninfee sulla riva dello stagno biologico.

libellula, ninfee stagno Berghofer

Magari dopo una ricca e sana colazione.

La mia colazione-001

E per chi vuole sentirsi il bambino di un’altra epoca può giocare con un’antica trottola di legno e cercare di farla entrare nelle porte del labirinto.

antica trottola Berghofer

Sapevo che non sarei riuscita a fermarmi, sono tante le fotografie, tante le cose che voglio farvi vedere ma, per il momento mi fermo, ora voglio parlarvi della crostata, l’ho pensata a lungo, l’ho provata, assaggiata e, certa della sua bontà, la condivido con voi.

Temevo un retrogusto amaro, dato dal burro di pino cembro ma, quando ello ha assaggiato questa crostatina ha detto soltanto: buona, sa di pino, ecco, era quello che volevo, volevo “sapesse” di pino.

Anche la marmellata di susine gialle lo contiene; le susine me le ha regalate la Signora di Villa Berghofer, la cassa era lì, destinata al compost, l’albero, quest’anno ne ha prodotte tantissime e non riuscivano più a gestirle.

Ed è con grande gioia che le ho portate a casa, col pensiero di farne una marmellata dedicata alla Villa e l’ ho fatta; quella nella crostatina contiene aghi di pino cembro, l’ho fatta in forno per poter mettere meno zucchero (trovate qualche informazione su dulcis in furno).

susine gialle Villa Berghofer-002

Ingredienti (la frolla avanzata l’ho messa in congelatore):

  • 200 g. di farina di kamut,
  • 50 g. di zucchero,
  • 85 g. di burro al pino cembro ottenuto con burro e polvere di aghi di pino cembro,
  • 1 uovo,
  • 1/2 bustina di lievito.

Ingredienti per il ripieno:

  • mela grattugiata (grattugia a fori larghi),
  • granella di nocciole,
  • marmellata di susine gialle.

collage

Come fare:

setacciare la farina col lievito ed inserire nel contenitore del robot, aggiungere lo zucchero, ed azionare il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unire il burro e l’ uovo leggermente sbattuto a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Azionare il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, lasciarlo riposare coperto da una terrina per un’ora o più.

Stendere l’impasto e foderare lo stampo scelto, farcire la crostatina con la marmellata, la mela grattugiata, la granella di nocciole e, alla fine ancora marmellata.

Con una parte d’impasto, se non volete fare l’abete, ricavarne le solite striscioline o giocare a piacere.

Infornare a 200°C. per 20 minuti (forno statico), avendo cura, se fate una crostatina piccola come in questo caso, di coprirla per 15 minuti con carta forno.

crostatina pino cembro interno

Mi scuso per la foto ma era ormai sera e, consapevole che la crostata non avrebbe superato la notte,l’ho fotografata quasi col buio…

sala Berghofer veranda-001

Ora non vi resta che mettervi a tavola ed assaggiare questo cuore che profuma di Pino Cembro o Cirmolo.

Se avete dubbi o abbisognate di delucidazioni io sono a disposizione, buon fine settimana


Mohn -Quarkschnitte: torta con semi di papavero e Quark (fatto in casa).

Mohn-Quarkschnitte

Il giorno in cui siamo andati in battello a Villaco (non ha nulla a che vedere con quello di Most na Soči) ho comperato questo libro, era in offerta a 4 €uro, è scritto in tedesco ma le ricette posso interpretarle senza problemi.

Tra me e questa ricetta è stato amore a prima vista, sono amante dei semi di papavero, da pochi giorni avevo visto da Rosetta questa ricetta , avevo il latte crudo di malga che mi è stato regalato fresco ed ho fatto il Quark, con un litro e mezzo di latte crudo ho ottenuto 250 grammi di Quark, ho aggiunto 250 grammi di quark acquistato in malga.

Ho adoperato anche il burro della stessa malga (ovviamente con l’nconfondibile tocco Austriaco, lo stampo a fiori), il regalo di una splendida Signora che mi ha preparato anche il set fotografico per fermare l’immagine nel caso che durante il viaggio di ritorno si sciogliesse, perdendo il disegno.

Burro malga Bad Bleiberg

Mi soffermo un attimo sull’argomento latte: certo che da noi non sarebbe permesso vendere il burro avvolgendolo soltanto nella stagnola, i nostri malgari dovrebbero comperare la carta adatta, la macchina per le confezioni e per stampare l’etichetta con ingredienti, scadenza ecc.

Si sa, noi Italiani siamo “precisi”, tanto precisi da avere anche le quote latte rendendo così la vita impossibile a chi ancora lavora con i pascoli, costringendoli ad abbandonare la montagna con le conseguenze inevitabili per la stessa che, abbandonata, muore.

In Austria puoi vivere del tuo latte perchè non esistono le quote latte; hai una mucca, 2 mucche, 100 mucche? Bene, tu mungi, metti il latte che non consumi nell’apposito  contenitore, lo porti sul marciapiede, e verrà aspirato dall’autopompa che lo porterà nel caseificio.

Contenitore latte Austria

Ecco fatto (foto del7/01/2011)

Se tutta questa burocrazia e regole italianissime avessero ragione di esistere l’Italia sarebbe il paese più felice, organizzato e perfetto del Mondo, saremmo invidiati ed imitati, invece siamo solo derisi, sarebbe utile, invece, prendere noi esempio dai Paesi che funzionano e perdere meno tempo in sciocchezze…

Spesso mi dite che sono polemica, se per voi essere polemici significa: osservare, confrontare ed esprimere il proprio disappunto, si, sono polemica e continuerò ad esserlo perchè io, in Italia ci vivo e vorrei che l’Italia fosse valorizzata e rispettata e fatta rispettare, iniziando proprio da noi Italiani.

Ricetta libro Quark-schnitte

 

Ingredienti per la base ai semi di papavero:

  • 4 tuorli,
  • 120 di zucchero greggio di canna,
  • 120 ml di acqua,
  • 120 ml di olio di colza (olio di mais),
  • 4 albumi,
  • 80 g di semi di papavero macinati,
  • 200 g di farina di farro integrale,
  • 10 g di carbonato di ammonio (Lo trovate in farmacia, io ho adoperato il Cremortartaro).

Quark fatto in casa

Composto di Quark (o ricotta per chi non lo reperisse ma si può fare in casa come indicato nel link):

  • 100 g di burro (di malga),
  • 80 g di zucchero di canna,
  • 500 g di quark,
  • 4 tuorli,
  • 20 g di fecola di patate,
  • 1/2 cucchiaino da caffè di vaniglia Bourbon (una mia scelta, la ricetta contempla zucchero vanigliato),
  • rum (omesso),
  • 4 albumi.

Composto semi di papavero

Composto base ai semi di papavero

Come preparare la base ai semi di papavero (ho seguito il mio sistema, la traduzione di google non mi convinceva):

battere i tuorli con lo zucchero, l’acqua e l’olio fino ad ottenere un compost chiaro e spumoso.

Unire, poco alla volta, la farina mescolata al lievito e i semi di papavero, aggiungere, alla fine, delicatamente, gli albumi montati a neve.

Composto quark

Come preparare il composto di Quark:

montare burro, zucchero e tuorli fino ad ottenere un composto spumoso, unire il quark, la fecola di patate e la vaniglia.

Aggiungere delicatamente gli albumi montati a neve.

Completiamo il dolce:

preriscaldare il forno a 200°C.

Foderare una teglia con carta forno, stendere il composto ai semi di papavero e mettere sopra, possibilmente creando una griglia, il composto di Quark.

Questa operazione risulterà perfetta adoperando una sac a poche ed una teglia più grande della mia (30 cm. Ø) meglio se quadrata o rettangolare.

Nel mio caso il composto di quark ha coperto quasi completamente la base, vanificando l’effetto ondeggiante che si vede nella foto del libro.

Infornare e cuocere per circa 50 minuti.

Collage Mohn schnitte-001

Sfornare e far raffreddare, noterete che il composto si “ondula” un pò, quindi, eseguendo alla perfezione la griglia, il dolce sarà bellissimo.

Io l’ho spolverizato con zucchero a velo per ovviare all’aspetto troppo scuro ed uniforme ma è solo una mia scelta.

Note: oltrechè la forma della teglia, la prossima volta ridurrò la cottura di qualche minuto e coprirò la torta con carta forno fino agli ultimi 10 minuti, infatti, la torta della foto è molto più chiara.

Nulla da dire sul sapore e sulla versabilità di questa preparazione; gli amanti dei semi di papavero potranno sbizzarrirsi con le possibili varianti, provate, se vi va.

Insegna Mulino e museo

Vi lascio con questo video, basta cliccare la foto, parla del mulino Wiegele, buona visione e buona domenica.


Pasta alla Norma che più alla Norma non si può, col tocco Friuliano, il Formadi Frant.

pasta alla Norma

Era da molto tempo che avevo un sogno nel cassetto, sognavo di fare la pasta alla Norma, ma non la solita Norma la volevo ancora più Norma.

melanzane Milva1

Le melanzane per questa pasta le ho raccolte personalmente nel campo della Milva (non sono quelle della foto), la stagione ha rallentato di molto la produzione, ma adesso, piano piano si inizia a raccoglierle ogni giorno.

Il basilico è mio e c’ è anche nelle tagliatelle, ed è per questo che ho scritto: che più Norma non si può, perchè nell’impasto delle tagliatelle c’è la polpa di melanzana ed il basilico.

La passata di pomodoro che ho adoperato ed adopero sempre è esclusivamente la passata Pomì L+ che, dal contest dell’anno scorso che me l’ha fatta conoscere, adopero sempre ed è graditissima ad ello.

La ricotta salata contemplata nella ricetta originale l’ho sosituita col Friulanissimo  Formadi Frant presidio Slow food che è saporito al punto giusto e con questa preparazione ha familiarizzato immediatamente.

Ormai chi frequenta questo blog conosce già la mia tendenza ad unire l’Italia, per quel che posso, almeno nelle ricette, io amo l’Italia e la rispetto ed è per questo che non dovete prendervela a male se a volte unisco e stravolgo con amore e passione le ricette della tradizione, ma di questo ho già parlato, ora voglio parlare di lei, della straordinaria pasta alla Norma.

La ricetta l’ho presa qui e dallo stesso sito riporto il breve trafiletto che spiega in poche parole l’origine del nome di questa pasta:

la pasta alla Norma è originaria di Catania, in Sicilia, e pare che il suo nome sia stato dato per la prima volta tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 da Nino Martoglio, commediografo catanese.

Martoglio definì infatti questa pietanza una “Norma”, paragonandone la sua bontà all’omonima opera lirica di Bellini.

Io ho voluto preparare anche la pasta con le melanzane nell’impasto, ho adoperato la polpa ricavata col metodo Raffaello, avvolgendo le melanzane ad una ad una nella pellicola e cuocendole al Microonde per 10 minuti, le mie melanzane erano quelle lunghe e non molto grandi ed ho ridotto il tempo a 6/7, di seguito la ricetta originale, tra parentesi le mie dosi e varianti.

ing. pasta Norma-001

Ingredienti per 4 persone (1 e 1/2):

  • 1 Cipolla (1 cipollotto fresco),
  • 10 foglie di basilico fresco (5),
  •  2 melanzane (1 melanzana rotonda piccola per contenitore + 4 lunghe piccole per impasto tagliatelle e condimento),
  • olio extravergine di oliva,
  • pepe, quanto basta a piacere (peperoncino rosso fresco di Milva),
  • 800 g. di pomodori pelati meglio freschi ( mezza bottiglia di passata POMÍ L+
  • 200 g. di ricotta salata (50 g. di Formadi Frant),
  • sale grosso, quanto basta,
  • 400 g. di pasta (tipo a piacere) (io ho preparato le tagliatelle).
  • olio di semi di arachide per friggere (la ricetta originale dice extravergine di oliva),

tagliatelle con polpa di melanzane e basilico

Ingredienti per le tagliatelle alla melanzana (premetto che le dosi sono insolite perchè tutto è partito dalla quantità di polpa di melanzana ottenuta, 133 g., appunto):

  • 133 g. di polpa di melanzana cotta ottenuta come indicato sopra,
  • 2 foglie di basilico fresco,
  • 135 g. di farina di Kamut,
  • 3 cucchiai di albume,
  • 1 pizzico di sale.

tagliatelle alle melanzane

Come fare la pasta:

Dopo aver ricavato la polpa delle melanzane, metterle nel bicchiere del frullatore insieme al basilico e ridurre a crema, aggiungere l’albume ed amalgamare.

In una ciotola unire la farina ed il sale e formare un panetto che metterete a riposare in frigorifero per 1 ora.

Alla fine del riposo, formare le tagliatelle, i puristi col mattarello, gli altri con la nonna Papera che ha sempre il suo perchè.

Come preparare il condimento e la melanzana contenitore:

appassire il cipollotto in olio evo, unire qualche strisciolina di peperoncino rosso fresco ed insaporire, aggiungere la passata di pomodoro, aggiustare di sale e portare a cottura senza far asciugare troppo il sughetto, verso la fine unire le foglioline di basilico spezzettate con le mani e mettere da parte.

In abbondante olio di arachidi profondo a 160/170°C. (max,) friggere le melanzane tagliate a cubettini.

La melanzana contenitore va tagliata a 3/4 lasciando la parte col picciolo che farà da coperchio, la base della parte contenitore va regolata per farla stare appoggiata

Il coperchietto, mentre si frigge,  va tenuto per il picciolo perchè deve rimanere sodo e non perdere il colore, la parte inferiore va rigirata cercando di friggere l’interno che poi rilascerà sapore ala preparazione.

Scolare a testa in giù sulla carta assorbente e far raffreddare, salare all’interno l’involucro di melanzana dopo che avrà eliminato l’unto.

Finiamo il piatto:

cuocere le tagliatelle in abbondante acqua salata, scolarle e saltarle con la salsa di pomodoro, unire le melanzane a cubetti, inserire la pasta nella mezza melanzana e grattuggiare il formadi frant o, se la avete, la ricotta salata.

Per quelli che ♥mai senza Parmigiano Reggiano♥, vada per il Parmigiano Reggiano, però che sia invecchiato 36 mesi.

Fermarsi un minuto ad osservare questa meraviglia, fare un bel respiro ed assaporare tutto fino alla fine, involucro compreso.

Edizione straordinaria: ello che non va matto per le melanzane, ha detto: da rifare, ed io, cosa posso fare se non rifarla?

pasta Norma alto-001

Pasta Norma con grattugia da brovada, tipicamente friulana.

Buona domenica


Fiori di zucchina ripieni, ho preso una strana piega, la piega di Pinterest.

F. zucchina piatto-001

Già, ho preso una strana piega, la piega di Pinterest, non vado in giro per blog, ma perdo delle buone mezz’ore su quel sito ad estasiarmi davanti a foto straordinarie, a stupirmi di fronte alla creatività di noi esseri umani.

Io, che ho fatto quattro ricette striminzite con l’avocado, sentendomi un genio alla stregua di Leonardo Da Vinci (scherzo eh ;-) ), mi ritrovo di fronte a centinaia di ricette con l’avocado e ritorno piccolina, piccolina.

Per non parlare dei dolci, delle idee, beh, tanto di cappello!!!

Nel frattempo, aspettando tempi più freschi, preparo marmellate, la Signora dell’Hotel mi ha regalato una cassa di “amoli” gialli (gocce d’oro) che ho voluto fortemente conservare e, quindi, nel tempo rimasto, cucino la normalità, la cucina di tutti i giorni per ello, la trasgressione sono le torte salate, necessità che diventa virtù con le verdure di Milva, spesso raccolte personalmente dal suo campo.

Attendo ansiosa, anzi attendiamo ansiosi le terme, mai come quest’anno desidero prendere una sbornia d’Austria, di funghi, di boschi, di calda ospitalità Austriaca, di passeggiate all’alba sull’erba bagnata di rugiada, di sane colazioni colorate che profumano di pane caldo, colazioni ricche che mi sosterranno per ore.

Per oggi ancora fiori di zucchina, rigorosamente dall’archivio, questi sono ripieni con tonno, patate lesse, zucchine e fiori saltati in padella.

Se notate, a parte le ricette studiate, volute o classiche, molte delle mie preparazioni sono una sorta di riciclo/riutilizzo di avanzi (tra virgolette).

Ello non mangia mai due volte lo stesso cibo, io ho altri gusti e quindi per me,  diventa problematica la gestione dei pasti.

Quando, da Milva, trovo le zucchine con i fiori  uso spadellarli assieme alle zucchine, quei puntini rallegrano e ravvivano la preparazione accentuandone anche il sapore, i fiori hanno un sapore più intenso.

Le dosi sono a piacere, come sempre in questi casi, la pastella è semplicemente fatta con farina e birra fredda, una pastella densa che deve aderire bene ai fiori e che rende croccantissimo qualsiasi cosa ci sia sotto, ho omesso la ricotta che ho sostituito con la patata lessa, ma andiamo in cucina.

F. zucchina -001

Ingredienti:

  • fiori di zucchina,
  • zucchine,
  • 1 spicchio d’aglio vestito (andrà tolto),
  • patate lesse,
  • tonno al naturale o sott’olio,
  • parmigiano,
  • pane grattugiato (per addensare leggermente il ripieno) se volete il senza glutine adoperate quello da prontuario,
  • basilico tritato,
  • sale se necessario.

Ingredienti per la pastella:

  • birra fredda,
  • farina 00, se volete una preparazione senza glutine perfetta la farina di riso.

Come fare:

preriscaldare il forno, in questo caso ventilato, a 200° C.

Se i fiori non dovessero essere bene aperti, immergerli in acqua ghiacciata, scolarli e togliere delicatamente il pistillo interno.

Spadellare le zucchine con l’aglio vestito, toglierlo dopo che le ha insaporite, aggiungere i fiori spezzettati con le mani, coprire, lasciar ammorbidire, spegnere e far raffreddare.

In una terrina schiacciare la patata lessa e sbriciolare il tonno, aggiungere il composto di zucchine ed il resto degli ingredienti, non esagerare col pane grattugiato perchè otterrete un ripieno troppo asciutto.

Riempite i fiori col composto ed immergerli ella pastella ottenuta semplicemente con farina e birra ghiacciata.

Disporli su una teglia da forno ricoperta con l’apposita carta e cuocere per c.ca 20 minuti, il tempo che si fori una bella crosticina dorata e croccante.

Se dovesse avanzare qualche fiore e avete del feta, inseritene un bastoncino all’interno e procedere alla cottura come sopra, per dare al tutto freschezza, ho accompagnato i fiori con degli spiedini di feta, datterini (i miei), olive verdi e foglie di basilico.

f. zucchina  con spiedini-001

Alla prossima.


Tarte Tatin Rustica con Pasta Fillo, di Nespole e Mango, Multietnica ed un pò Friulana.

Tatin di nespole col cuore di mango.-001

Stamattina, incuriosita dalle visite a questo post, sono andata a rileggermelo e mi sono commossa ed ho pensato tra me e me: sei rimasta sempre quella bambina sola, spaurita ed impalata in mezzo all’ atrio, in fondo il mondo è un atrio, dove la gente si incontra e poi sceglie la stanza dove andare e con chi, io da allora sono rimasta lì.

Ma, come non mi perdevo d’animo allora, inventandomi giochi, correndo con la mia biciclettina, andando a raganelle col secchio, giocando col mio gatto Gigi e la mia cagnolina Diana, aiutando papà nell’orto o guardarlo pescare i bisati (anguille) nel Rio Ospo o aiutando la mamma a fare gli gnocchi, nemmeno ora mi perdo d’animo e così, l’altro giorno, mi sono fatta coraggio e sono andata in canonica a chiedere al parroco se potevo raccogliere le nespole dell’asilo (quello della gattina Celeste, ricordate?).

albero di nespole asilo

Era da un pò che le osservavo maturare, ho aspettato troppo ed il raccolto è stato miserello; dalla strada sembravano belle ma erano già troppo avanti.

Le ho subito pelate, ho eliminato la pellicola che contiene i semi, che ho messo a seccare al sole con i quali preparerò il Nespolino (idea regalo per i colleghi/amici di ello per Natale).

noccioli di nespola del Giappone

Le nespole più grandi, volevo dire belle ma non me la sono sentita, le ho messe da parte per questa tatin, con le altre ho preparato una marmellata come si fa di solito, aggiungendo soltanto un pò di macis (l’involucro della noce moscata) per aromatizzarla.

Una tatin multietnica perchè è fatta con le nespole del Giappone, il mango che è originario della Malesia (era il cibo preferito da Sandokan ;-) ),  la tatin della Francia, la pasta fillo della Turchia e, tra un foglio e l’altro di pasta fillo c’è il mais tostato e tritat0 che regala a questa ricetta croccantezza e friulanità, ecco là!

mais tostato e macinato gallina

Mais tostato salato, intero e macinato.

Il tempo fugge e allora ecco la tatin rustica, non so se è bella ma so che è tanto buona, ello l’ha gradita e si è lamentato della quantità e, se piace a ello c’è da fidarsi, sofistego e diffidente com’è…

Ingredienti per una pirofila quadrata di 12 cm. di lato:

  • 16 nespole del giappone, pelate, snocciolate e private della pellicola che li contiene,
  • 16 palline di polpa di mango ricavate con l’apposito scavino,
  • 2 cucchiai rasi di zucchero di canna per la base della pirofila,
  • burro q.b (potete adoperare quello di soia se siete intolleranti al lattosio) per caramellare lo zucchero e per pennellare la pasta fillo,
  • 2 cucchiai di mais totato salato macinato nel frullatore o macinacaffè (lo trovate nel banco degli stuzzichini per aperitivi).
  • 4 fogli quadrati di pasta fillo di 20 cm. di lato + 3 strisce per il bordo,
  • spago da cucina per fermare il bordo.

Come fare:

io ho adoperato la pirofila quadrata di vetro ma, se voi avete una cocottina per tatin o altro, fate pure rivedendo le proporzioni degli ingredienti.

Mettere la pirofila sul fornello sopra una retina spargi fiamma e far sciogliere lo zucchero col burro, adagiare le mezze nespole con il buco verso l’alto e farle caramellare per qualche minuto, mettere al centro di ogni mezza nespola una pallina di polpa di mango e richiudere con l’altra mezza nespola, cospargere con poco zucchero di canna e far cuocere ancora per qualche minuto, spegnere il fuoco e lasciar intiepidire il tutto.

Nel frattempo preriscaldare il forno a 200°C.,  macinare i semi di mais, tagliare i fogli di pasta fillo conservando le strisce che andranno messe dopo la prima cottura.

Spennellare col burro fuso ogni foglio, alternandolo con un sottile strato di mais macinato ed appoggiare tutto sopra la frutta ripiegando i lembi verso la base interna della pirofila, come se doveste rimboccare le coperte al vostro bambino, per intenderci…

Spennellare la superficie con altro burro fuso ed infornare, in questa fase io copro la teglia con carta forno e la scopro dopo 15 minuti, quando abbasso la temperatura a 180°C., sfornare e, senza scottarvi, capovolgere la tatin.

Tatin prima della seconda infornata

Prima dell’ultima infornata.

Prendere le strisce di pasta fillo, senza imburrarle e girarle attorno alla tatin fermandole alla base con lo spago da cucina ed infornare per qualche minuto fin quando vedrete i bordi croccanti e colorati.

interno tatin nespole mango1

Non temete che la tatin si asciughi troppo perchè la frutta mantiene la preparazione umida e succosa, provate se vi va.

interno tatin nespole mango-001

Per oggi è tutto, vi lascio in compagnia di Perla che vi porterà a fare un giro sul tetto♥

Perla Velux


Zuppa fredda speziata di Rabarbaro e Fragole, con Spatzle di Mango e mettiamoci una Pietra sopra.

Zuppa speziata di fragole e rabarbaro pp-001

… ma che la pietra sia dolce, mi raccomando, e che profumi di limone.

Un’idea per un dessert veloce e d’effetto, gli spatzle di mango nascono da una prova fallita di sferificazione ma, non ci si può accingere a fare il caviale di qualcosa quando arriva l’idraulico, dopo un pò arriva il pittore ed ancora, se non bastasse, tra 20 minuti devi essere dal dentista.

Ma è anche vero che il cibo non si butta, ci si ingegna, si fa di necessità virtù e di sicuro ne esce qualcosa di bello e di buono.

Se non avete tempo o voglia di sferificare e di fare spugne (quest’ultima è un attimo) potete decorare questa zuppa con palline di melone  di mango o, perchè no, avocado, per dare una nota grassa.

Potrete ottenere l’effetto zuppa vera con  una grattatina di noce di cocco che simulerà il formaggio, c’è da divertirsi.

Le fragole ed il rabarbaro amano le spezie ed insieme con ognuna di loro,  scriveranno piacevoli spartiti e lievi note di gusto accarezzeranno il palato.

Cardamomo e pepe della Mascareigne su foglia rabarbaro

Cardamomo e pepe della Mascareigne (Voatsiperifery).

Questo pepe il cui nome è Voatsiperifery è chiamato così perchè la pianta assomiglia ad una vite e si arrampica fino a 20 metri sugli alberi che adopera come supporto.

Queste viti sono piante spontanee,  fruttificano una volta all’anno; le bacche che hanno un caratteristico peduncolo (assomigliano a dei piccolissimi fiori di cappero), vengono raccolte a mano.

Questo le rende particolarmente pregiate e, meritatamente costose ma il profumo ed il sapore che regalano alle preparazioni valgono la spesa.

Ingredienti per la zuppa:

  • 1 grossa costa di rabarbaro fresco (c.ca 250 g.),
  • 200 g. di fragole congelate,
  • 2 cucchiai rasi di zucchero semolato (per mantenere il colore sennò adoperate quello di canna),
  • acqua,
  • 7 semini di cardamomo pestati nel mortaio,
  • 4 grani di pepe della Mascareigne pestati nel mortaio,
  • spatzle di mango ottenuti con il procedimento per la sferificazione (facoltativi),
  • pietra dolce a piacere (facoltativa)*.

Zuppa speziata di fragole e rabarbaro pp.2

Versione con spatzle incorporati.

Come fare la zuppa:

far scongelare le fragole in un colino e conservare il succo.

Pulire il rabarbaro, come si fa col sedano, tagliarlo a pezzi e metterlo in un tegame con lo zucchero, coprire e far cuocere a fuoco dolcissimo.

Quando sarà ammorbidito, unire le  fragole con il loro sugo, coprire e cuocere per qualche minuto finchè si saranno disfatte, unire i semini di cardamomo ed il pepe e continuare la cottura sempre coperto e a fuoco basso.

Frullare la zuppa col minipimer e mettere in frigorifero.

Al momento di servire aggiungere gli spatzle di mango e un pezzetto di pietra.

pietra dolce

Ingredienti per la Pietra dolce:

  • 100 g. di acqua,
  • 250 g. di zucchero,
  • 50 g. di citrato.

Come fare la Pietra dolce:

mettere l’acqua e lo zucchero in un pentolino e portare alla temperatura di 130°C. (ci vorrà un pò), a questo punto aggiungere il citrato, mescolare velocemente e far raffeddare, la pietra si forma immediatamente.

Vi sarete accorte/ti che ultimamente,  nel mio set fotografico fa da sfondo uno splendido intreccio d’edera? Beh, questo è perchè…

 Anche l'occhio vuole la sua parte.-002

…anche l’occhio vuole la sua parte…

perla davanzale-001

… ed anche Perla

Buon fine settimana a tutte/i voi ♥♥♥


Tarte Tatin con Fiori di Zucchina ripieni, versione Dolce e versione Salata: perseverare è diabolico.

Tatin fiori zucchina pp-002

Tarte Tatin in pasta fillo con fiori di zucchina ripieni di ricotta,  dragoncello e semi di zucca assieme ad albicocche, fragole e semi di zucca.

La Tarte Tatin, lo sappiamo, nasce da un errore ed è rimasto ancor oggi uno dei pochi errori per i quali il “perseverare è diabolico” non suona sinistro.

, Sorelle Tatin

Stéphanie (1838-1917) et Caroline Tatin (1847-1911)

E come potrebbe, la Tatin è un’opera d’arte,  è una tela dove disegnare un mondo a colori e sapori, è la ricetta per osare, per esprimere la creatività, per far di necessità virtù.

In frigorifero ci sono ortaggi e frutta tristi e solitari? Ecco una maniera per utilizzarli e valorizzarli, è un’idea anche per coinvolgere i bambini refrattari a mangiare le verdure.

Far “disegnare” a loro la tatin sarà uno stimolo in più per poi mangiare tutti assieme, chi non prova gioia nello sfornare una torta?

Nessuna sarà mai uguale ad un’altra, ogni tatin un pezzo d’autore con la nostra firma indelebile, i colori, dopo la cottura, cambieranno, come succede con i pigmenti per ceramica.

L’ idea di utilizzare i fiori di zucchina ripieni è nata dopo aver visto questa,  mi è rimasta impressa per tutta la mattina finchè da Milva ho visto delle zucchine freschissime con attaccati i fiori, le ho prese e sono corsa a casa perchè, si sa, i fiori di zucchina sono molto delicati.

Arrivata a casa mi sono accorta che in frigorifero avevo sotanto la pasta fillo ma la tatin ha preso comunque corpo, e che corpo, alla fine l’uso della pasta fillo ha reso la tatin simile al Baklava ma meno dolce perchè ho dosato lo zucchero  per non avere una preparazione stucchevole in quanto lo strato di caramello della ricetta tradizionale rende la tatin molto dolce.

Le dosi sono approssimative ma il bello della Tarte Tatin è anche questo, non ci sono regole rigide da seguire ed i presunti “errori”” alla fine diventano pregi.

Io non ho la teglia da Tatin ed adopero un tegame di ghisa ed il risultato è perfetto, questa ha 20 cm. di diametro mentre quella per la tatin salata ne ha 24.

fiori di zucchina ripieni per tatin-001

Ingredienti per i fiori di zucchina dolci:

  • 7 fiori di zucchina,
  • 100/120g. di ricotta setacciata (dose variabile),
  • 1/2 cucchiaio di zucchero di canna,
  • foglioline di dragoncello fresco,
  • semi di zucca tostati e tritati grossolanamente.

collage

Ingredienti per il caramello e completamento:

  • 60 g. di zucchero di canna + 1 20 g. per la rifinitura,
  • 50 g. di burro a fiocchetti + un pò per la pasta fillo e rifinitura,
  • 4 albicocche tagliate a metà,
  • 6 fragole,
  • 1 manciata di semi di zucca,
  • 6 fogli di pasta fillo (o 1 brisè, o 1 pasta sfoglia).

Tatin fiori zucchina-001

Come fare:

lavare delicatamente i fiori di zucchina, senza romperli, eliminare il pistillo.

Mettere lo zucchero ed il burro in una tegame adatto al forno ( se avete quello apposito per Tatin meglio), farli sciogliere ed aggiungere i semi di zucca, continuare la cottura e far colorare leggermente, non è necessario caramellare.

Nel frattempo setacciare la ricotta, tagliuzzare le foglioline di dragoncello ed amalgamare assieme allo zucchero ed i semi di zucca tritati.

Aiutandovi con una sac a poche riempire i fiori a metà, richiuderli dandogli un giro per evitare che fuoriesca il ripieno.

Preriscaldare il forno a 220°C.

Quando lo zucchero sarà pronto, disporre i fiori a raggiera alternandoli alle mezze albicocche, al centro mettere 2 mezze albicocche sovrapposte e riempire gli spazi con le fragole intere (vedi collage), spolverizzare con lo zucchero rimasto e preparate gli strati di pasta fillo pennellandoli con il burro ad uno ad uno e sovrapporli.

Appoggiarli sopra la frutta, ancora una spennellata di burro ed infornare per 15/20 minuti o finchè noterete che la pasta fillo avrà preso colore e si sarà gonfiata e sfogliata.

Sfornare, far raffreddare per qualche minuto, appoggiare sulla teglia un piatto adatto a contenere la tatin e, con sicurezza, capovolgerla ed ammirarla.

Questo dolce è straordinario mangiato tiepido ma ancor di più il giorno dopo freddo di frigorifero, provate, se vi va.

Tatin fiori zucchina fetta-001

Tarte Tatin dolce con fiori di zucchina ripieni.

Tatin salata alto

Ed ecco la versione salata, per il ripieno ho adoperato lo sgombro affumicato al pepe, che va a sostituire il già collaudato abbinamento col tonno.

I fiori sono alternati da mezze zucchine fatte rosolare in olio e aglio nella stessa teglia dove ho insaporito sia i fiori che le rondelle di zucchina per lo strato sotto la pasta brisè (in questo caso già pronta).

Al centro ho messo delle patate novelle che avevo cotto, con la buccia, assieme alle cosce di pollo (la cena).

Tatin con fiori ripieni di ricotta e sgombro affumicato-001

Ingredienti per i fiori ripieni:

  • 11 fiori di zucchina,
  • 150 g. di ricotta setacciata (dose variabile),
  • 80 g. di formaggio spalmabile (dose variabile),
  • sgombro affumicato  tagliato a pezzettini (6/7 cm di quello della foto),
  • sale affumicato q.b.

Ingredienti per il completamento:

  • olio evo,
  • 1 spicchio d’aglio vestito,
  • 3 patate novelle già cotte con la buccia,
  • 5 piccole zucchine tagliate a metà per il lungo,
  • 3 piccole zucchine tagliate a rondelle sottili,
  • 1 sfoglia di pasta brisè rotonda,
  • sale affumicato q.b.

collage

Come fare:

per i fiori procedere come per la versione dolce, setacciare la ricotta ed amalgamarla al formaggio cremoso, unire i pezzettini di sgombro e mescolare bene, regolare la sapidità con il sale affumicato.

Nella teglia che adopereremo per la tatin far scottare per pochi secondi in olio evo i fiori, toglierli e metterli da parte, aggiungere lo spicchio d’aglio vestito e rosolare  le mezze zucchine, toglierle e metterle da parte, rosolare anche le rondelle di zucchina, toglierle ed eliminare l’aglio.

Tamponare con carta da cucina l’eccesso di olio e disporre gli ingredienti per  la tatin, i fiori a raggiera alternati alle mezze zucchine, al centro le mezze patate, sopra le zucchine a rondelle e, per finire, la pasta brisè, così come viene, la tatin non bada alla forma.

Tatin salata fetta

Per oggi è tutto, vi lascio con Perla sotto il mio rabarbaro, occhio ;-)

Perla sotto il rabarbaro

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: