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Agli Amici di Godia, tra sogno e realtà col ♣Chic Nic♣ di Pasqua.

Foto da 10_apr_2014

Chic Nic di Pasqua

Sono reduce da un corso di cucina tenuto dai miei mentori Emanuele Scarello, Patron (parola che va tanto di moda ;-) ) e Chef del Ristorante Agli Amici di Godia  e Raffaello Mazzolini (l’uomo che sussurrava ai cjarçons), corso che mi ha portata, fanciulla stupita e sorpresa,  nel mondo dell’illusionismo dove il dolce diventa salato ed il salato diventa dolce come golosa magia.

Ma oggi voglio condividere con voi l’idea geniale di questo Staff che non finirà mai di stupirmi per fantasia, passione e genialità ma… quando uno è Mago!

L’idea è nata dall’esigenza di offrire un Amichevole servizio ai loro Clienti/Amici che vogliono trascorrere la tradizionale Pasquetta fuori porta senza però rinunciare alle loro prelibatezze, senza spadellare e, soprattutto, senza spendere cifre astronomiche, è possibile infatti acquistare i singoli prodotti o il menu completo al prezzo di Euro 45,00.

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Il Menù, dall’antipasto al dolce è così composto:

  • Uovo con asparagi e fonduta di formaggi di malga – Euro 8,5
  • Gnocchi di patate, con ragù d’agnello e carciofi – Euro 10,5
  • Dentice sott’olio (extravergine d’oliva) al profumo di menta e limone – Euro 12
  • Caponata & caprese – Euro 9
  • Cremoso di cioccolato bianco e lamponi – Euro 8

Ciascuna preparazione è confezionata in vaso ermetico Weck (che rimane a voi), riutilizzabile e soprattutto molto carino da usare come piatto.

Il menu è molto semplice da gestire, lo Staff vi fornisce anche tutte le indicazioni scritte per gustare al meglio le loro proposte.

Ci sono preparazioni da servire calde, utilizzando un forno a microonde o tradizionale o a bagnomaria e altre pronte da mangiare.

In più  Ana, Gianluca e Stephane, il prezioso Staff di Sala ha selezionato per Voi i Vini da abbinare al menù:

Ana: … io amo il Franciacorta dall’aperitivo a tutto pasto, lo trovo leggero, non mi appesantisce e per il menu di Pasqua e Pasquetta Vi consiglio il mio preferito: Montenisa Brut, elegante e rotondo.(Franciacorta Brut Montenisa, Euro 30)

Gianluca: … bene, ma ci vuole anche un vino rosso, poco tannico e, fondamentale, che sappia raccontare il nostro territorio, come lo splendido Pinot Nero de Le Due Terre, immancabile! (Pinot Nero 2011 Le Due Terre, Euro 30)

Stephane: … beh, lo sapete, io sono sempre per la dolcezza! Agli Amici mi è capitato di assaggiare un vino delizioso e quasi per niente alcolico, l’ideale per accompagnare il dolce: il Moscato d’Asti di Prunotto, mi piace da impazzire! (Moscato d’Asti 2012 Prunotto, Euro 20).

Considerando la cura e la precisione che, in ogni occasione, tutto lo Staff degli Amici di Godia applica per soddisfare ogni Vostra esigenza, Vi chiede di sottopore  il Vostro ordine entro il 18 aprile , rimanendo a disposizione, per il Vostro ritiro, anche domenica 20 aprile fino alle ore 12.

Francesco, Emanuele, Ana-002

Per oggi è tutto, alla prossima, che sarà questa:

tagliatelle seppia al pomodoro forchetta-001

Tagliatelle al Pomodoro e Basilico… con sorpresa (comperate le seppie, grandi ;-) )


A Natale mi faccio un Toast, col merluzzo… Quando uno è Genio.

Emanuele intrattiene e Anna distribuisce il timo-001

Oggi non parlerò dello Chef, parlerò del Genio e del Toast Geniale che ha preparato per noi, alunne diligenti ed attente, questo toast vi lascerà senza parole ma con una gran voglia di rifarlo a casa, quanto prima, magari proprio in occasione delle imminenti Festività Natalizie.

Va da se che il merluzzo debba essere freschissimo, può essere sostituito anche con gamberi, il Genio consiglia di non comperare quelli pregiati, dal momento che poi verranno tritati.

Per noi Triestini va ben anche i moli, che podemo trovar in tute le pescherie a bon prezzo (io li ho ordinati per la prossima settimana).

Per i più raffinati sono perfette le cappesante, ma anche per i triestini le va ben ;-) ma desso ‘ndemo vanti col brum.

Toast di merluzzo pronto-001

Ingredienti, quantità a piacere:

  • fette di pancarrè private della crosta e tagliate a metà nel senso dello spessore,
  • merluzzo CRUDO o le varianti, CRUDE, indicate sopra, tritate a coltello,
  • sale,
  • pepe,
  • timo,
  • burro per la padella,
  • maionese per accompagnare.

collage Preparazione toast merluzzo-001

Per ingrandire, cliccare sul collage.

Come fare il Toast:

privare il pancarrè dalla crosta e tagliarlo a fette sottili, tritare a coltello il merluzzo o ciò che avete scelto, condire con pepe e sale ed amalgamare bene per far insaporire.

Stendere una parte di composto sul pane, schiacciandolo con una spatola, aromatizzare con foglioline di timo e chiudere con l’altro pane e premere per livellare.

Tagliare il toast in 3 parti se è grande, come in questo caso, se volete una preparazione più sciccosa potete ricavare forme diverse con dei coppapasta ma, secondo il Genio, questa preparazione deve mantenere la sua naturale e raffinata rusticità.

Scaldare una padella antiaderente o di ghisa e sciogliere una noce di burro, sì, avete capito bene: BURRO (se lo dice il Genio ;-) ) e rosolare i toasts, girandoli più volte per uniformare la doratura.

Per fare entrare il calore schiacciare delicatamente con la mano (vedi Genio), quando i toasts avranno assunto una colorazione golosa ed irresistibile appoggiarli belli caldi sui piatti e lasciateli soli a godersi l’ottima compagnia di un ciuffo di maionese che, se fatta da voi sarà quello che Crozza/Briatore chiama “il sciognio”.

Decorazione Natalizia Agli Amici di Godia-001

Il Natale Agli Amici di Godia.

Bene, per oggi è tutto, voglio solo precisare che, quando nomino il Genio, non parlo di me, Mandi Friul ma non solo:

saggezza triestina-002

La Trieste che me piasi a mi.

P.S.: se mi scrivete che questa è “complicata” vengo ad aspettarvi sotto casa :-D


Involtini di Sogliola in Gelatina d’oro e crema di Zucca: Quando uno è Genio.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca cornice

Mentre osservavo Emanuele Scarello e Juja Nitta preparare questa ricetta, mi sono ricordata di un aneddoto che mi raccontò ello (per chi mi leggesse per la prima volta “ello” è la mia dolce metà♥).

Ogni anno la banca organizzava una festa per i figli dei dipendenti ed invitava il Mago Silvan, a quei tempi i bambini credevano ancora alle favole, anche ello e così, dopo uno spettacolo, chiese al padre: ma papà, come riesce quel signore a fare quelle magie?

Il padre, dopo un attimo di esitazione, rispose: quando uno è mago…

Ecco, io, quando osservo Emanuele mi chiedo: ma come fa? Ogni volta la mia risposta è la stessa: quando uno è genio…

Passo a descrivere la ricetta, perfetta per le feste che stanno arrivando, se non avete la polvere d’oro la potete sostituire con:

  • lo zafferano in polvere, i preziosi pistilli usateli per una raffinata decorazione;
  • la curcuma;
  • il succo di barbabietola;
  • l’acqua dove avete cotto le carote viola;
  • l’acqua dove avete cotto il cavolo cappuccio viola per una tonalità più blu.

Queste sono solo alcune varianti, la fantasia ed il gusto personale faranno il resto; inizio con gli involtini che si possono preparare anche il giorno prima perchè vanno immersi nella gelatina freddi.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca involtino rilievo

Ingredienti per gli involtini:

  • filetti di sogliola, da una sogliola se ne ricavano 4, calcolate voi la quantità,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva.

Procedimento per gli involtini:

salare e pepare i filetti di sogliola, arrotolarli e cuocerli con poco olio evo in una padella antiaderente, girandoli da tutti i lati (basta pochissimo).

Metterli in frigorifero, se avete l’abbattitore questa operazione richiederà pochi minuti.

Quando gli involtini saranno freddi inizire a preparare la gelatina.

Ingredienti per la gelatina:

  • 500 ml. di acqua o l’acqua di cottura che avete scelto,
  • 5 g. di agar agar,
  • polvere d’oro alimentare o alternative suggerite.

Come fare la gelatina:

sciogliere l’agar agar in una piccola parte di acqua prelevata dalla dose, mescolare con la frusta per evitare grumi, aggiungere il resto dell’acqua, mettere sul fuoco e portare ad ebbollizione.

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Come finire la preparazione:

immergere velocemente gli involtini nella gelatina, rotearli e riporli in frigorifero, quando il primo strato sarà rassodato ripetere l’operazione, osservando sempre il tempo di solidificazione.

Per questo effetto l’operazione è stata ripetuta per 3 volte.

Finita la “doratura”, preparare la crema di zucca di accompagnamento, sarà questa la nota calda della ricetta, se non vi piace la zucca potete preparare una crema di broccoli, una purea di sedano rapa o di finocchi, perfetto l’abbinamento con una crema di cariofi, un purè di topinambour o di carote viola aromatizzato con rosmarino.

La sogliola, dal gusto delicato, ben si accompagna con tuberi ed ortaggi, la scelta è affidata al gusto personale.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca in rilievo

Ingredienti per la crema di zucca:

  • zucca Violina (questa adopera lo Chef Emanuele Scarello),
  • burro fuso per spennellare prima della cottura (segreto dello Chef c.s.),
  • sale,
  • pepe,
  • brodo vegetale o altro liquido a scelta,
  • olio evo.

collage crema zucca

Come fare la crema di zucca:

tagliare a metà la zucca, eliminare semi e filamenti (conservarli per altri utilizzi), spennellare la polpa con burro fuso, avvolgere le 2 metà nella carta stagnola ed infornare a 160° C. per 1 ora/1 ora e 1/2 a seconda delle dimensioni della zucca.

Sfornare ed estrarre la polpa, frullarla assieme al sale e pepe, regolare la consistenza aggiungendo, all’occorrenza brodo vegetale.

Impiattare gli involtini con la cema di zucca, decorare con un rametto di aneto ma, impiattamento e decorazione li lascio al vostro gusto personale.

Buon proseguimento, ah, dimenticavo, ho riabilitato i commenti, non è giusto che, a causa di qualche IDIOTA io debba privarmi del piacere della presenza dei miei veri amici; è sottinteso che tutti i commenti indesiderati o inopportuni di derivazione black bloc non verranno presi in considerazione ed eliminati a prescindere.

Se questi involtini vi hanno stupito, ebbene, la prossima ricetta vi lascerà senza fiato, parola di accantoalcamino ;-)


Sfogliatelle e Strudel all’Avocado.

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Premetto che questa ricetta non è nata dalla mia fantasia ma appartiene al libro 1000 ricette con la frutta di Emilia Valli, un libro che ho già citato qui e dal quale ho attinto con soddisfazione per altre preparazioni.

É un libro “moderno”, contempla ricette con la frutta che spaziano dall’antipasto al dolce, costa meno di 5 €uro, non ha fotografie ma è affidabile, cosa che di questi tempi non è poco.

L’avocado è un frutto che non appartiene alla nostra tradizione e cultura ma, dal momento che è sempre presente nei nostri negozi, credo sia giusto impedire che, invenduto, venga buttato nella spazzatura, è un frutto interessantissimo, versatile, un amico in cucina, una piacevole sorpresa.

Può sostituire il burro nelle preparazioni, io stessa l’ho adoperato al posto del burro per una pasta brisè.

Ecco alcune informazioni che avevo già scritto:

 Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quantità una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei(gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento.

Sfogliatelle all'avocado piatto pp

Ingredienti:

  • 1 confezione di pasta sfoglia (light),
  • 80 g. di pancetta stufata tritata,
  • la polpa di 2 avocado piccoli o 1 grande,
  • 2 cucchiaini di senape (io al dragoncello),
  • 1 cucchiaio di noci tritate,
  • sale,
  • peperoncino in polvere q.b. (decorazione),
  • semi di papavero (decorazione),
  • semi di sesamo (decorazione),
  • semi di zucca tritati (decorazione),
  • paprica dolce (decorazione)
  • latte per pennellare (o uovo).

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Come fare:

tagliare a metà gli avocado, ruotare e dividerli, eliminare il nocciolo (se si vuole la piantina procedere così) e, aiutandosi con un cucchiaio, togliere la polpa.

Raccoglierla in una ciotola ed amalgamarla alla pancetta tritata, la senape e le noci, aggiustare di sale, pepare (peperoncino), amalgamare fino ad ottenere una consistenza cremosa.

Stendere la sfoglia e, con 2 coppapasta rotondi di dimensioni una più grande e una più piccola, ritagliare 2 cerchi, porre al centro un cucchiaino di composto e richiudere con il cerchio più grande in maniera che non fuoriesca il ripieno.

Disporre le sfogliatelle su una teglia rivestita di carta forno, spennellare con il latte o l’uovo, se lo preferite, spargere i semini ed infornare a 200°C. per 15 minuti o fino a doratura.

Come fare lo strudel:

reimpastare i ritagli di sfoglia, stenderla, spalmare con il composto di avocado rimasto, arrotolare a mò di spirale e richiudere a cerchio, spennellare come sopra e spargere i semini (io di zucca).

Infornare come sopra, 200°C. per 15/20 minuti.

strudel avocado interno-001

Le giornate si sono accorciate e questo strudel ho potuto tagliarlo soltanto all’ora di cena, la foto ne ha pagato le conseguenze ;-)

Questa ricetta apre la porta ad un’infinità di varianti, la pancetta stufata si può sostituire a piacere; l’avocado ha un sapore neutro che ben si presta a qualsiasi abbinamento, sia dolce che salato


Polpettine di Seppia con Arancia, Curry e Caffè su Rösti e Crema di Zucca e Patate.

Caffè Trieste

Foto da Pinterest

Chi ordina un caffè a Trieste dovrebbe prima imparare lo speciale vocabolario cittadino, perchè ancora una volta qui è tutto diverso rispetto al resto del paese.
É inutile abbozzare uno schema perchè le differenze sono troppo grandi.
Innanzitutto sul bancone di un bar che si rispetti, accanto alla zuccheriera si trova un bricchetto di latte freddo, fatto sconcertante per qualsiasi napoletano.
In secondo luogo vige la regola che più un cliente abita lontano dal centro, più aumentano le probabilità che ordini il caffè in bicchiere invece che in tazzina.
Qualche cameriere-psicologo è convinto che secondo alcuni clienti nel bicchiere ce ne sia di più, il che naturalmente non è affatto vero.
O che magari pensino che sia più semplice scaldarsi le mani attorno a un bicchiere che non attorno a una tazzina.
Inoltre a Trieste un capuccino è ciò che che nel resto d’Italia si chiama “macchiato”, ovvero un cappuccino in tazza piccola; il macchiato a Trieste lo si chiama “capo” quando lo si vuole servito in tazza, “capo in bi” quando lo si desidera nel bicchiere.
Chi desidera quel che nelle altre regioni si chiama capuccino deve ordinare un caffellatte, che a sua volta a Trieste si chiama “latte macchiato”.
E poi esistono innumerevoli varianti, forme raffinate in grado di condurre sull’orlo di una crisi di nervi anche i baristi più navigati, e in alcuni casi solo i più geniali tra loro riescono a decifrare correttamente il desiderio del cliente.
I furbetti ordinano, per esempio, un “capo caldissimo” e lo rabboccano tre volte col bricchetto di latte sul bancone: paghi uno bevi tre.
Il “gocciato” è a tutti gli effetti un macchiato con solo poche gocce di latte leggermente schiumato al centro della tazza.
Alcuni clienti però si sentono davvero “in” solo se fanno un ordinazione particolare con cui pensano di rendersi più interessanti: “un capo in bi chiaro e con le bollicine né troppo grosse né troppo piccole” – quindi, un caffè macchiato in bicchiere, ma chiaro e con bollicine di schiuma di medie dimensioni.
Mio Dio, cosa significa chiaro? Più latte o meno caffè?
Un giorno un giovane con occhiali da sole arancioni alla moda ha ordinato “un marocchino d’orzo scurissimo senza, con acqua calda bollente a parte, dietor e canna” e non ha battuto ciglio quando il barista ha stralunato gli occhi, presubimilmente riflettendo sulla fugace ipotesi di buttarlo fuori dal locale.
lo spaccone voleva solo un caffè d’orzo macchiato scurissimo, con latte senza schiuma acompagnato da un bricco d’acqua bollente, dolcificante e zucchero di canna.
Voleva forse scaldarsi le mani sul bicchiere o allungarsi il caffè fino alle calende greche, riflettendo intanto al bancone, con la testa poggiata sul palmo delle mani su quanto fosse in gamba?Potremmo elencare altri innumerevoli esempi del genere.
Abbiamo provato a calcolare con un l’aiuto di un barman professionista le possibili combinazioni, e alla cinquemilacentottantaquattresima (5.184) variante abbiamo gettato la spugna.
Il barista ha poi calcolato approssimativamente il numero effettivo delle specialità a base di caffè, spaventandosi lui stesso: considerando una presenza media di clienti affetti da sindrome da protagonismo, nel suo bar ne ordinano quotidianamente oltre cinquanta (50).
Ma da dove vengono queste denominazioni così diverse da quelle usate nel resto del paese? Dipende dal fatto che Trieste è la capitale italiana del caffè?
O,come sostengono sprezzanti i campanilisti, sono le loro definizioni quelle vere, mentre nelle altre regioni d’Italia ancora una volta non hanno capito nulla?
(pagg. 122/123 Trieste, la città dei venti di Veit Heinichen – Ami Scabar)
 polpettine seppia caffè curry ecc

Anche questa ricetta fa parte di questo splendido libro, l’ho provata nella maniera originale ma avendo dimezzato le dosi ho messo troppo poco curry e troppo caffè (consideriamo che una tazza di espresso zuccherata (a Trieste) consiste in c.ca 2/3 cucchiaini di caffè) quindi, non soddisfatta l’ho rifatta aggiungendo caffè e curry poco alla volta e sostituendo la buccia di limone con quella d’arancia.

L’importante, con gli ingredienti con i quali non abbiamo confidenza nelle preparazioni salate, è provare e riprovare, fino a trovare il giusto equilibrio, che rimane sempre quello gradito al palato di ciascuno di noi.

Essendo polpettine piccole da 15 grammi (arieccolaconigrammi… ) ho pensato di completare la preparazione abbinandole a dei piccoli rösti fatti con una julienne di zucca Butternut e patate e/o in alternativa, una crema fatta con zucca e patate cotte al vapore, succo d’arancia e olio extravergine di oliva.

Può essere un’idea per le feste, potrete farne di diversi tipi, con diversi abbinamenti, variando le spezie, anche sostituendo il caffè per gli irriducibili e amanti del “classico”, provate, in pochi minuti avrete un antipasto originale e profumato.

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Ingredienti:

  • 200 g. di seppia già pulita,
  • scorza di limone grattugiata (arancia),
  • 1 uovo sodo freddo,
  • 1 cucchiaino da caffè di curry,
  • 1 cucchiaino di caffè espresso zuccherato,
  • sale,
  • olio extravergine di oliva.

Ingredienti per i rösti e la crema di zucca e patate:

  • julienne di zucca Butternut ottenuta con la grattugia a fori larghi,
  • julienne di patata ottenuta con la grattugia a fori larghi,
  • albume q. b. per legare,
  • sale.
  • 1 patata piccola,
  • 1 fetta di zucca Butternut,
  • succo d’arancia,
  • olio extravergine di oliva,
  • sale.

polpettine seppia caffè curry ecc.alto1

Come fare le polpettine (15 g.):

preriscaldare il forno a 140°C.

Tritare finemente a coltello la seppia e l’uovo sodo (io ho frullato il tutto col minipimer lasciando qualche pezzettino), unire gli altri ingeredienti ed amalgamare bene.

Formare delle polpettine o,  come ho fatto io, aiutandovi con 2 cucchiaini da the unti d’olio evo, delle piccole quenelles; appoggiarle sulla carta forno e cuocerle per 5 minuti.

Garantisco che non si disfano perchè la seppia ha una consistenza gelatinosa che tiene uniti gli ingredienti.

Si possono servire sia calde che fredde, perfette quindi per un buffet.

polpettine seppia caffè curry ecc. interno

Come fare i rösti e la crema di zucca e patate:

intanto che zucca e patata, tagliate a pezzi, cuociono a vapore (nel microonde alla massima potenza per 4 minuti), grattugiare la quantità di zucca e patate che desiderate (anche se ne fate di più non ve ne pentirete), salare ed aggiungere un pò di albume che servirà, assieme all’amido della patata a tenere uniti gli ingredienti.

Ungere con olio evo una padella di ghisa o antiaderente e cuocete il rösti, io ne ho preparato uno unico e ritagliato irregolarmente con un coppapasta ma se volete potete versare il composto col cucchiaio, schiacciandolo ed arrotondarlo.

Appoggiarne uno alla base di ogni cucchiaio, decorare con buccia d’arancia ottenuta col rigalimoni, se l’avete, un chicco di caffè, io non avendolo ho messo un fagiolino verde e qualche granello di caffè solubile che si è sciolto col calore.

Per la crema schiacciare nello schiacciapatate la polpa di zucca e patata, salare, preparare un’emulsione col succo d’arancia e l’olio evo, mescolare bene e metterne un pò alla base del cucchiaio, appoggiare la polpettina e decorare a piacere.

Auguro a tutti una serena festa e, dal momento che è la festa di tutti i santi, buon onomastico a voi.


Col Fagiolo di Montagna la Polpetta ci guadagna…

fagiolo di montagna cucchiaio legno-002

Fagiolo di Montagna (Coccineus)

Sto cavalcando ancora l’onda dei fagioli di montagna e della loro Valle, la Val Resia, la trovo così affascinante, come quelle persone schive, impenetrabili che tengono lontano il mondo ma soltanto perchè hanno sofferto, e se ti soffermi nel loro sguardo riesci a coglierne l’ inconfessato bisogno d’amore.

Io amo la val Resia, entra nel sangue e, come tutto quello che entra nel sangue, crea dipendenza ed ora aspetto ansiosa che arrivi novembre per andare a seminare l’aglio, ma nel frattempo la Val Resia la metto in tavola, a tavola nascono amori, si concludono affari e si riuniscono le famiglie.

Questi giorni ho avuto i pittori ed ho dovuto mettere in pausa la mia creatività e la mia voglia di cucinare, fotografare e scrivere, il mio forno si è acceso soltanto per scaldare dei tranci di pizza che ello, gentilmente, ha portato a casa ed il fornello si è acceso soltanto per offrire il caffè ai pittori.

Ma, mentre io spostavo mobili, svuotavo librerie e credenze, la mia Amica Nannarè cucinava e mangiava per me queste meravigliose polpette perchè appena ricevuta questa ricetta dalla Signora Donatella che a sua volta l’ha avuta da una Sua Cliente, l’ho inviata a lei con la certezza che si sarebbe messa subito all’opera e così è stato.

E a proposito di queste polpette, Nannarè mi scrive così:

LIBERA CARISSIMA,

HO FATTO LE POLPETTE DI FAGIOLI SIA AL FORNO CHE FRITTE. S T R E P I T O S E  NON SON AVANZATE NEANCHE LE BRICIOLE E MI HAN CHIESTO DI RIFARLE!  !D :/ :)  Grazie, grazie, grazie . 
Ciao <3

Ingredienti:

  • 750 g. c.ca di fagioli  di montagna freschi (Nannarè ha adoperato i Borlotti),
  • 1 uovo sbattuto,
  • prezzemolo tritato ed erba cipollina q.b.,
  • noce moscata,
  • un cucchiaio di olio e.v. di oliva,
  • 6 spicchi di “strok”, l’aglio della Val Resia (Nannarè ha adoperato quello di Sulmona, Nannarè vive da quelle parti),
  • 1 scalogno  tritato finemente,
  • 1 cucchiaio di formaggio Montasio stravecchio grattugiato,
  • 1 cucchiaio di pecorino grattugiato,
  • pane grattato q.b. (una tazza circa),
  • sale,
  • pepe,
  • una foglia di alloro,
  • farina per infarinare,
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

sbucciare i fagioli, lavarli e metterli a lessare in una pentola con acqua fredda, una foglia di alloro, un cucchiaio di sale marino e due spicchi d’aglio.

Scolarli e passarli ancora caldi nel passaverdure e ridurli in purea (io gli “scarti” li ho messi nella minestra).

In una terrina impastare la purea di fagioli con lo scalogno, quattro spicchi di “strok” tritati, l’olio di oliva, i formaggi, il prezzemolo e l’erba cipollina, una grattata di noce moscata.

Unire l’uovo, il pangrattato e pepe nero, amalgamare bene aggiungendo un po’ di pangrattato se il composto non fosse compatto, formare delle polpettine, infarinarle e friggerle in olio fumante.

Sgocciolarle su carta assorbente e servirle ben calde su un letto di insalatina.

N.B.: sostituendo pane grattugiato e farina con prodotti da prontuario, queste polpettine sono perfette per i celiaci.

Io ho già preparato l’impasto ma le cucinerò per cena, in forno, per offrire un’alternativa a chi non può o non vuole mangiare il fritto.

Vi auguro un sereno fine settimana.


Capocollo DOP di Calabria, Figo Moro di Caneva, Formadi Frant e Miele di Resia: eccellenze a braccetto per l’ISIT

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia

I salumi sono stati spesso demonizzati, a me dicevano che facevano venire i brufoli, oggi ho capito che me lo dicevano affinchè ne lasciassi un pò anche a loro.

Il panino col salame o mortadella, ossocollo (qui il capocollo si chiama così) ecc. era il nostro fast food, la nostra merenda per la scuola, il ristoro dopo una gita o una camminata in montagna.

Come dimenticare il panino con la mortadella e peperoncino sottaceto che mangiavo al giro di boa della gita in bicicletta con le compagne di scuola?

Dalle nostre parti, nelle trattorie, osmize  par le alte (sul Carso) si andava a mangiare il famoso Giardineto, un vassoio con salumi, formaggi, sottoaceti e sottolii, tutto de casa.

Questo de casa poi si è ampliato, aumentata la richiesta, aumentata la produzione e per non disperdere le risorse e garantirsi una tutela sono nati i consorzi dove la qualità è garantita dal tutti per uno, uno per tutti.

Molti di questi salumi de casa, col tempo, l’esperienza e la passione dei produttori, hanno meritato il marchio DOP (DENOMINAZIONE ORIGINE PROTETTA).

DOP è un simbolo di origine che viene riconosciuto a quei prodotti le cui qualità e caratteristiche sono essenzialmente dovute all’ambiente geografico in cui sono prodotti.

Tutta la produzione, la trasformazione e l’elaborazione del prodotto devono avvenire nell’area geografica delimitata, seguendo un processo produttivo conforme ad un preciso disciplinare di produzione, nel rispetto della ricetta tradizionale.

L’ ISIT rappresenta 14 di questi Prodotti:

Capocollo di Calabria – Coppa Piacentina – Culatello di Zibello – Pancetta di Calabria – Pancetta Piacentina – prosciutto di Modena – Prosciutto di San Daniele – Prosciutto Toscano – Salame Brianza – Salame di Varzi – Salame Piacentino – Salamini Italiani alla Cacciatora – Salsiccia di Calabria – Sopressata di Calabria.

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia.1

Altri hanno meritato il marchio IGP (INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA)

IGP è un simbolo di origine che riconosce il valore di una particolare specialità alimentare, dando più peso alle tecniche di produzione rispetto alla materia prima.

Identifica un prodotto originario di un determinato luogo, Regione o Paese le cui qualità, reputazione, o altre caratteristiche si possonio ricondurre all’origine geografica, e di cui almeno una fase della produzione, trasformazione o elaborazione avvenga nell’area delimitata, seguendo un processo produttivo conforme ad un preciso disciplinare di produzione, nel rispetto della ricetta tradizionale.

L’ ISIT rappresenta 6 di questi Prodotti:

Bresaola della Valtellina – Cotechino di Modena – Mortadella di Bologna – Prosciutto di Norcia – Speck Alto Adige – Zampone Modena.

L’ ISIT ha ideato un contest invitando alcune foodblogger a promuovere questi Prodotti Italiani, nostro fiore all’occhiello.

Nessun marchio verrà pubblicizzato ma l’attenzione sarà tutta per il prodotto che verrà valorizzato con ricette esclusive.

Io sono dell’idea che il modo migliore per degustare un salume sia in purezza ma l’impegno che ho preso mi stimola a pensare ad una nuova veste da donare ai due prodotti che ho ricevuto senza snaturarli.

Capocollo di Calabria DOP

Capocollo di Calabria

Il  Capocollo di Calabria DOP è stato una vera e gustosa sorpresa, morbido, senza mancare della giusta stagionatura, il sapore, leggermente piccante regalato dal peperoncino di Calabria che contiene, è delicato e non lascia alcun retrogusto.

Inizio con un antipasto nel quale ho voluto assemblare anche eccellenze della mia regione: il Figo moro di Caneva, il Formadi Frant, ed il Miele di acacia che compero direttamente dal produttore a Coseacco di Resia, la ricetta è semplicissima.

Ecco gli ingredienti:

  • fichi neri o verdi, grandi e non troppo maturi tagliati a fette di 1 cm.,
  • Capocollo di Calabria DOP tagliato sottilissimo,
  • Formadi Frant o Gorgondola mascarponato o un formaggio che preferite,
  • formaggio fesc cremoso per amalgamare,
  • miele di acacia.

Come fare:

tagliare a fette di c.ca 1 cm. i fichi non troppo maturi o troppo morbidi, alternare Capocollo di Calabria DOP tagliato sottilissimo, una crema di Formadi Frant ottenuta grattugiando il formaggio ed amalgamandolo con un formaggio cremoso, l’importante è equilibrare la dose di formadi frant o del formaggio che adoperate affinchè non prevalga sul resto, qui, ricordiamolo, è il Capocollo di Calabria il protagonista.

Contiuare alternando capocollo di Calabria e crema di formaggio, terminando con il Capocollo, chiudere e far colare un pò di miele di acacia.

torretta fico,capocollo dop di Calabria, crema di formadi frant e miele d'acacia di Resia alto

Alla prossima ricetta e all’approfondimento sulle proprietà nutrizionali dei nostri splendidi salumi Italiani.

Link per il Formadi Frant

Link per il Figo Moro di Caneva


Fiori di zucchina ripieni, ho preso una strana piega, la piega di Pinterest…

F. zucchina piatto-001

Già, ho preso una strana piega, la piega di Pinterest, non vado in giro per blog, ma perdo delle buone mezz’ore su quel sito ad estasiarmi davanti a foto straordinarie, a stupirmi di fronte alla creatività di noi esseri umani.

Io, che ho fatto quattro ricette striminzite con l’avocado, sentendomi un genio alla stregua di Leonardo Da Vinci (scherzo eh ;-) ), mi ritrovo di fronte a centinaia di ricette con l’avocado e ritorno piccolina, piccolina.

Per non parlare dei dolci, delle idee, beh, tanto di cappello!!!

Nel frattempo, aspettando tempi più freschi, preparo marmellate, la Signora dell’Hotel mi ha regalato una cassa di “amoli” gialli (gocce d’oro) che ho voluto fortemente conservare e, quindi, nel tempo rimasto, cucino la “normalità”, la cucina di tutti i giorni per ello, la trasgressione sono le torte salate, necessità che diventa virtù con le verdure di Milva, spesso raccolte personalmente dal suo campo.

Attendo ansiosa, anzi attendiamo ansiosi le terme, mai come quest’anno desidero prendere una sbornia d’Austria, di funghi, di boschi, di calda ospitalità Austriaca, di passeggiate all’alba sull’erba bagnata di rugiada, di sane colazioni colorate che profumano di pane caldo, colazioni ricche che mi sosterranno per ore.

Per oggi ancora fiori di zucchina, rigorosamente dall’archivio, questi sono ripieni con tonno, patate lesse, zucchine e fiori saltati in padella.

Se notate, a parte le ricette studiate, volute o classiche, molte delle mie preparazioni sono una sorta di riciclo/riutilizzo di avanzi (tra virgolette)-

Ello non mangia mai due volte lo stesso cibo, io ho altri gusti e quindi per me,  diventa problematica la gestione dei pasti.

Quando, da Milva, trovo le zucchine con i fiori  uso spadellarli assieme alle zucchine, quei puntini rallegrano e ravvivano la preparazione accentuandone anche il sapore, i fiori hanno un sapore più intenso.

Le dosi sono a piacere, come sempre in questi casi, la pastella è semplicemente fatta con farina e birra fredda, una pastella densa che deve aderire bene ai fiori e che rende croccantissimo qualsiasi cosa ci sia sotto, ho omesso la ricotta che ho sostituito con la patata lessa, ma andiamo in cucina.

F. zucchina -001

Ingredienti:

  • fiori di zucchina,
  • zucchine,
  • 1 spicchio d’aglio vestito (andrà tolto),
  • patate lesse,
  • tonno al naturale o sott’olio,
  • parmigiano,
  • pane grattugiato (per addensare leggermente il ripieno) se volete il senza glutine adoperate quello da prontuario,
  • basilico tritato,
  • sale se necessario.

Ingredienti per la pastella:

  • birra fredda,
  • farina 00, se volete una preparazione senza glutine perfetta la farina di riso.

Come fare:

preriscaldare il forno, in questo caso ventilato, a 200° C.

Se i fiori non dovessero essere bene aperti, immergerli in acqua ghiacciata, scolarli e togliere delicatamente il pistillo interno.

Spadellare le zucchine con l’aglio vestito, toglierlo dopo che le ha insaporite, aggiungere i fiori spezzettati con le mani, coprire, lasciar ammorbidire, spegnere e far raffreddare.

In una terrina schiacciare la patata lessa e sbriciolare il tonno, aggiungere il composto di zucchine ed il resto degli ingredienti, non esagerare col pane grattugiato perchè otterrete un ripieno troppo asciutto.

Riempite i fiori col composto ed immergerli ella pastella ottenuta semplicemente con farina e birra ghiacciata.

Disporli su una teglia da forno ricoperta con l’apposita carta e cuocere per c.ca 20 minuti, il tempo che si fori una bella crosticina dorata e croccante.

Se dovesse avanzare qualche fiore e avete del feta, inseritene un bastoncino all’interno e procedere alla cottura come sopra, per dare al tutto freschezza, ho accompagnato i fiori con degli spiedini di feta, datterini (i miei), olive verdi e foglie di basilico.

f. zucchina  con spiedini-001

Alla prossima.


Terza con lode, dove osano le Pesche.

Biglietto QBFVG1

Amo vincere, tutti amano vincere, chi lo nega mente;  ma ci sono situazioni e momenti nella vita  in cui la partecipazione è appagante più di una vittoria, infatti, il mio terzo posto , per me, equivale ad una laurea con bacio accademico.

Il premio speciale per la passione e la poesia nel raccontare è la più bella gratificazione per ciò che faccio.

Impossibile competere con un tiramisù ma, soltanto il fatto che, per il secondo e terzo posto, siano state scelte 2 ricette salate è il segnale che qualcosa sta cambiando nella mentalità dei Friulani.

Certo che l’abbinamento trota pesche non è gradito a tutti, sono sapori ai quali avvicinarsi un pò alla volta e mi ha fatto estremamente piacere scoprire che, per la degustazione dell’evento Giancarlo Foscarini  ha presentato il carpaccio di trota e pesche ed un risotto con pesche e Ribolla (io l’avrei mantecato con del Montasio come ha fatto Stefania); per la cronaca ha vinto il risotto.

pesche nettarine trota Fiumicello

Presentazione del mio carpaccio a Fiumicello.

Ed è così che dopo aver partecipato al concorso, le pesche nel piatto, ho voluto presenziare anche alla premiazione, accompagnata dalla mia compagna di merende Tiziana, nonchè mia mentore e pusher di autostima.

Locandina mostra pesche

Nella botte piccola ci sta il vino buono, sembra coniato apposta per il Friuli Venezia Giulia, regione piccola, posizione strategica, accarezzata dal mare e dal vento, resa sinuosa ed elegante da colline e campagne, rinfrescata dalle montagne, bagnata da fiumi.

Abbiamo tutto, pesce, carne, formaggi, vini di eccellenza, abbiamo una storia, una storia affascinante che racconta di pescatori e di taglialegna, ma si decolla con difficoltà perchè qui la gente bada più all’essere che all’ apparire.

É gente che ha sempre lavorato, questa è terra di emigranti, gente che si è costruita pezzo per pezzo tutto ciò che ha lavorando duramente lontani da casa, dalla famiglia e dagli affetti e, si sa, la fatica toglie la voglia di sorridere e di parlare, rende diffidenti e guardinghi ma oggi giorno se possiedi prodotti di eccellenza, garantiti ed unici devi fare lo sforzo di farli conoscere e per farli conoscere devi imparare a parlare e a sorridere, devi aprire la porta alle novità e berci insieme un tai .

disegno boy scout

I prodotti devono diventare attori, capaci di interpretare tutti i copioni in tutti i teatri, bisogna osare, affrontare il cambiamento, fare esperimenti, proporre, incuriosire.

Io non lo sapevo e come me molte altre persone, a Fiumicello producono anche la pesca saturnina o tabacchiera che ha origini siciliane, è coltivata sulle pendici dell’Etna ed ora anche qui per onorare il kilometro zero che garantisce freschezza e costi contenuti.

Io non conosco le regole di mercato però, lo ripeto, non sono felice, quando vedo in negozio frutta arrivata dalla Spagna quando abbiamo i campi pieni di tutto, è evidente che qualcosa non funziona come dovrebbe.

Fiumicello ha un sindaco giovane, preparato, circondato da collaboratori altrettanto giovani e preparati ed ha la fortuna di avere alle spalle persone di esperienza,  che hanno infilato le mani nella terra e la conoscono bene, le sanno parlare e la sanno ascoltare, uno di questi è questo simpaticissimo signore qui sotto (del quale scoprirò il nome q.p. )

Un mito-002

L’ ho tormentato  a vonde affinchè venga fatto un ricettario e a mettere i cartellini col nome e qualche accenno sulle cassette di quelle splendide pesche con tante sfumature rosa-arancio-rosse.

chiosco boy scout

Un compito che potrebbe venire affidato ai Boy scout che, nel loro chiosco personale disegnano e creano pesche origami, a loro piacerebbe contribuire con il loro senso artistico alla prossima mostra del 2014 vero?

pesche origami boy scout cesto-001

Insegnamo alle persone a chiamare ciò che mangiano col loro nome, trovo sia un arricchimento culturale, è come se tutte le donne si chiamassero Donna e tutti gli uomini si chiamassero Uomo, le pesche hanno dei nomi bellissimi, nomi di principesse, di regine ed allora facciamoli conoscere a tutti.

E facciamo conoscere anche i Foodblogger che sono un appassionato ed efficace veicolo di informazione e divulgazione, sono i foodblogger che sperimentano, provano, approvano o disapprovano e, lo devo dire, ci vuole un bel coraggio a parlare alle genti di Fiumicello di foodblogger: Ce isal fudbloggher (cos’è foodblogger), sentivo domandare in giro e sorridevo ascoltando le risposte dei vari interlocutori che però non andavano a segno e lasciavano poco convinti gli interlocutori..

Ma ora Vonde monadis, anin indenant (basta sciocchezze, andiamo avanti).

libro le pesche Martinis-001

Io mostra pesche con premio speciale a dx Fabiana Romanutti-001

Alla prossima.


Gelato in un boccone, di Francesco of course…

gelato in un boccone1

Una domenica luminosa questa, promette bene, ed anche se dovesse fare troppo caldo ecco arrivare refrigerio da un’altra ricetta del corso di Francesco.

Una ricettina semplice semplice con una cialdina alla base che è praticamente quella del cheesecake, un pò di gelato del gusto che vi va o che avete in frigorifero, steso in uno stampo a piccole semisfere.

Una tavoletta di cioccolato da sciogliere dove immergere il tutto, violette di zucchero per decorare che, Francesco che la sa lunga, ha detto essere spesso fatte con zucchero alla violetta e colorante naturale.

gelato in un boccone lavorazione1

Ingredienti (colorato corsivo per la cialda):

  • 200 g. di biscotti Digestive (o altri biscotti secchi a piacere),
  • 150 g. di burro sciolto.
  • gelato a piacere,
  • cioccolato al latte per la copertura,
  • zucchero alla violetta per decorare o violette candite.

Come fare le cialdine:

sciogliere il burro nel microonde o a bagno maria o sul fuoco, l’importante che non si surriscaldi e non cuocia.

Tritare i bicotti ed amalgamare il tutto, come si fa per la base dei cheesecake.

Stendere l’impasto in una teglia all’altezza di 3/4 millimetri e raffreddare.

Come completare la preparazione:

preparare per tempo le semisfere di gelato, spatolandolo su uno stampo di silicone.

Coppare la cialda nella misura delle semisfere di gelato ed appoggiare quest’ultime sopra ad ogni cialda.

Sciogliere il cioccolato al latte a bagnomaria, farlo intiepidire ed immergerci i bocconcini di gelato, appoggiarli su un foglio di silpat (silicone o carta fornoper chi ne fosse sprovvisto),decorarli con una violetta di zucchero.

Aprire la bocca e gustatevi un altro piccolo paradiso di dolce freschezza.

gelato in un boccone decorazione

Con questo mi commiato per un pò, lasciandovi la foto di una gattina che gironzola dalle parti del Molino Cudicio, ma il pane? Il pane arriverà quanto prima, ora ho bisogno di prendermi una pausa… Grazie a tutti♥

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Brownies con Amarena, in un sol boccone, col tocco Romantico di Francesco Massenz dalla Divina Cucina♥

Brownies finito1

Se Dante Alighieri fosse ancora qui, gli commissionerei : La Divina Cucina, senza inferno, né purgatorio, soltanto il Paradiso e gli direi di aggiungere il decimo cielo e lasciarlo scrivere a me per lasciarmi posizionare chi dico io.

Questo nella fantasia ma nella realtà, tra me e me,  io ho già disegnato il decimo cielo della Divina Cucina…

Forse è vero che sono fortunata, perchè non è facile né consueto entrare nelle cucine stellate, conoscere Chef stellati, relazionarsi con loro e, soprattutto imparare da loro, soprattutto per chi, come me, non è nessuno.

Non è consuetudine osservare l’Allegra Brigata al lavoro, forse Allegra Brigata, non suona carino ma, in questo caso credetemi, allegra brigata è perfetto.

Ovvio che i sorrisi, gli scherni, battute e goliardie, al momento del servizio o delle preparazioni, si trasformano in concentrazione, diligenza e attenzione per poi, alla fine, ritornare come prima.

Sarà che io, per tutta la mia vita lavorativa, ho cercato, oltre all’impiego anche una famiglia, credo faccia parte della mia natura, quella sbagliata, lo ammetto, di cercare il rapporto umano sempre e ovunque, senza contare che di me alle persone non poteva (può) fregardemeno e che, evidentemente l’Antipatia è nel mio DNA e chi mi sta intorno percepisce subito.

Credo sia anche per questo che per me andare ai corsi degli Amici di Godia, sembra di entrare in un sogno, fermarmi a parlare con la mamma Yvonne, bravissima, competente e bella come il sole, guardare i “Ragazzi” intenti nelle loro postazioni, ascoltare le battute del neo-papà Raffaello, scambiare quattro chiacchiere con Michela, indaffaratissima e sempre impegnata a far sì che tutto sia perfetto.

Anna e Francesco-002

Anna e Francesco.

Per non parlare di Anna, bellissima, bravissima, discreta, elegante, di quell’ eleganza naturale che non si può improvvisare, sembra quasi che Anna fosse predestinata a far parte dello staff.

Ogni volta, ai corsi, quando passa (non amo la parola serve) per l’assaggio finale, sceglie per me il più fotogenico e questo lo apprezzo molto…

Ricordo che, quando stavo preparando il post per la serata della consegna della seconda stella, ho girellato un pò nel web a cercare informazioni e sono incappata in uno di quei siti nei quali chicchessia si eleva a “giudice” e dice la sua, anche se non sa neanche di cosa, di chi e di dove stia STRaparlando…

Avevano attirato la mia attenzione gli aggettivi: asettico, freddo, impersonale e mi sono stupita.

Forse che il/la scrivente fosse abituato/a a ristoranti tipo la parolaccia di Roma? Dove la pacca sulla spalla e un bel vaffa sono “er più der mejo”?

Io credo invece che, la discrezione, l’eleganza, il minimalismo negli arredi, siano segno di educazione, rispetto, pulizia ed eleganza.

L’aggettivo freddo proprio non appartiene agli Amici di Godia, né negli arredi, né nel servizio, anzi, tra gli arredi si possono intravedere evidenti indizi di attenzione e calore umano.

Un Crocifisso, messo in un punto un pò in disparte per non “offendere” nessuno, né l’ “uno” né l’ “altro” lo trovo segno di grande coraggio e di rispetto per tutti.

Brownies e rosa-001

Ma… come sono arrivata fin qui? Ero partita con un bocconcino delizioso di Brownies con l’amarena e la julienne di petali di rosa.. ah, ecco, i petali di rosa…

petali per decorazione brownies-004

Ingredienti per una teglia rettangolare da 18x25x2:

  • 150 g. di cioccolato fondente al 62%,
  • 125 g. di burro,
  • 100 g. di zucchero di canna (se adoperate cioccolato bianco ridurre a 70 g.),
  • 100 g. di farina 00,
  • 10 g. di lievito in polvere,
  • 2 uova intere,
  • 60 g. di amarene (Francesco adopera amarene snocciolate fresche decongelate),
  • bacca di vaniglia,
  • 1 pizzico di sale
  • una rosa rubata in un giardino incantato.

Brownies coppati1-002

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C., Francesco consiglia di iniziare con 20°C. maggiori alla temperatura indicata per la ricetta che, sarà abbassata appena inserita la teglia.

Sciogliere il cioccolato ed il burro a bagno maria, aggiungere lo zucchero e l’interno di una bacca di vaniglia o lo zucchero vanigliato ottenuto, seguendo il consiglio di Francesco,  utilizzando una bacca di vaniglia, anche usata, messa nel barattolo con lo zucchero semolato… GIAMMAI LA VANILLINA!!!

Unire le uova intere, mescolare ed aggiungere la farina setacciata con il lievito, amalgamare.

Volendo si possono unire le amarene nell’impasto, in questo caso, essendo un finger sweet food, si metterà l’amarena, assieme alla julienne di petali di rosa, alla fine, come decorazione.

Francesco decora i browniews con le rose-002

Versare il composto nella teglia e procedere alla cottura (sempre valida ed affidabile la prova stecchino) per 15/20 minuti.

Estrarre la teglia, farla raffreddare e porzionare col coppapasta scelto, decorare con i petali di rosa (biologici) tagliati a julienne e un amarena, decongelata.

Vi avevo segnalato l’imminente arrivo del libro di Emanuele Scarello sui fritti? Ecco, è arrivato e, se amate la cucina, quella vera, quella che vi insegna davvero a cucinare e divertirvi, trovate il banner sulla barra a dx.

Non troverete soltanto un elenco di ricette ma una ricetta per ogni tecnica ed ogni grasso, troverete il come ed il perchè; è il libro per chi, come me, non ha bisogno di quantità ma di qualità, è il regalo perfetto per voi e per quelli che, come voi, amano la cucina di qualità.

Sfogliando questo libro, rimarrete ammaliate/i non solo dalle foto straordinarie di Ennio Calice un fotografo che sento anche un pò fradel per le sue origini Triestine, ma anche dalle ambientazioni, dette anche food styling, curate dallo stesso Emanuele che, con un nonnulla crea set irresistibili.

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Vi lascio con l’arcobaleno, la meraviglia che la natura ci regala dopo un temporale.


Crocchetta di patate con cuore di Formaggio Asìno, zuppa fredda di melone e fragole, cose da Chef…

crocchetta di patate e asino-005

Ed eccoci all’ultima ricetta del corso, è il momento giusto, è arrivato il caldo, forse troppo e troppo all’improvviso ma non mi lamento.

Anche se non lo menzionassi evincereste che questa ricetta non è farina del mio sacco, l’equilibrato contrasto di sapori, di temperature, di consistenze svelano una tecnica, una conoscenza ed un’esperienza che io non possiedo.

Una ricetta che è un viaggio nell’estasi, attraverso una croccante doppia panatura arriviamo al morbido impasto di patate per affondare poi nel tenero cuore di Formaggio Asìno per poi trovare ulteriore sollievo nella dolce freschezza della zuppa di melone nella quale nuota leggiadra l’acidità della fragola.

Nulla è lasciato al caso e all’immaginazione perchè gli Chef ci svelano tutti i segreti, come sempre, indicando le alternative alla, per loro ormai indispensabile, tecnologia.

Un cenno al Formaggio Asìno che non viene prodotto col latte d’asina (quello lo lasciamo a Poppea per fare i suoi bagni di giovinezza), ma prende il nome dal Paese Asio in Val d’Arzino.

Per chi, come me, amasse la storia e l’origine dei prodotti, consiglio caldamente (è proprio il caso di dirlo ;-) ) di visitare i link che troverete alla fine, ne vale la pena, scoprirete un sacco di cose, storie, aneddoti e ricette.

Se il Friuli Venezia Giulia o il Veneto orientale fosse tra le vostre mete turistiche di quest’anno, non mancate di fare una visita a questi posti e già che ci siete, fate una deviazione in Val tramontina dove assaggerete la mia adorata Pitina..

Val d’Arzino
Val d’Arzino

Questa è una ricetta da meditazione, sia mentre si prepara che mentre si degusta, non è certo la crocchetta che farei ad ello, non la valorizzerebbe, diciamo che non la merita ;-)

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Melone e angurie di Milva (foto 2012)

Sui banchi dei negozi sono arrivate angurie e meloni e, se dovesse capitarvi di aprirne uno e trovarlo poco dolce, ecco il consiglio di Raffaello per utilizzarlo, trasformandolo o in questa zuppa, o in fresca bibita estiva.

Basta frullare la polpa (lui adopera il Bimby ma il minipimer è perfetto) ed aggiungere una parte di sciroppo, Raffaello ci insegna come prepararlo.

Lo sciroppo T.P.T. (Tanto Per Tanto): tanta acqua, tanto zucchero, mettere al fuoco e bollire 3 minuti, far raffeddare ed adoperare all’occorrenza nelle proporzioni desiderate.

Sciroppo agli Agrumi:

  • 1 litro di acqua,
  • 300 g. di zucchero,
  • bucce di arancia,
  • bucce di limone,
  • bacca di vaniglia.

Come fare: come sopra, portare a bollore e far bollire per 3 minuti.

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Fragola dello zio

Raffaello ci da anche un’ idea per conservare le fragole che, si sa, hanno una stagione abbastanza breve e passano velocemente da mature a troppo mature.

Quando le trovate belle e a buon prezzo, lavatele, MAI AD IMMERSIONE E SENZA IL PICCIOLO, asciugatele e tagliatele a metà per il lungo.

Disponetele su dei vassoi, non raggruppatele tutte assieme nei sacchetti perchè il frullatore non riuscirebbe a frantumarle, e mettetele in congelatore (lui adopera l’abbattitore ;-) ).

In estate o quando vorrete stupire gli amici con un sorbetto inaspettato, mettetene una parte nel frullatore assieme ad un pò dello sciroppo d.c.s. (di cui sopra).

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Ed eccomi alla ricetta, ho tergiversato un pò perchè la crocchetta di per se è semplicissima.

Ingredienti:

  • 500 g. di patate alla Raffaello* (o come  fate di solito, ma vi consiglio di provare il suo metodo),
  • 50 g. di Parmigiano Reggiano o Montasio stagionato o Pecorin0,
  • 50 g. di pancetta cotta (facoltativa),
  • 1 uovo,
  • cubetti di Formaggio Asìno per il cuore,
  • albume rotto (leggermente sbattuto affinchè aderisca bene alla crocchetta),
  • pane grattugiato (per chi fosse celiaco è perfetto quello ottenuto da un pane senza glutine o da prontuario),
  • olio di arachdi profondo per friggere.

Come fare (nella prima parte, colorata in corsivo, come fare le Patate alla Raffaello):

*Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

Amalgamare bene gli ingredienti e formare delle palline di 20 grammi, schiacciarle delicatamente con il pollice ed inserire il cubetto di formaggio Asìno, richiudere e fare la DOPPIA IMPANATURA: albume, pane gattugiato, albume, pane grattugiato, friggere in olio di arachide profondo fino a doratura.

Se si desidera fare un Crostone, ripetere l’operazione 3 volte.

Servire la crocchetta caldissima sulla zuppa di melone freddissima assieme a mezza fragola e un cubetto di Formaggio Asìno.

Per chi non amasse gli abbinamenti insoliti nulla vieta di servire questa crocchetta a piacere.

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Raffaello al lavoro

Questo saltellar da uno Chef all’altro non ha fatto che aumentare la mia passione per la cucina, per i dettagli, i prodotti, per la qualità e questo non può che farmi piacere, spero faccia piacere anche a chi mi segue sempre con interesse e che mi perdona le assenze dal loro modulo commenti, un abbraccio.

Formaggio Asìno

Formaggio Asìno, un’ alchimia perfetta tra sapori e tradizione.

Formaggio Asìno

P.S.: avrei voluto aggiungere anche la scheda di GDF (Gente Del Fud) ma la scheda è praticamente il copia-incolla di un sunto di questi link…


Seppie di seppia e Levistico (Sedano Montano) su crema di patate, e polpetta sia.

polpettina seppia cucchiaio pp-001

Premetto che i titoli delle ricette e le ricette stesse sono frutto della fantasia artistico/culinaria dello Chef.

Ecco la penultima ricetta del corso piovono polpette, dopo aver cotto al forno, fritto, impastellato, oggi cuociamo a vapore.

Per questa preparazione lo Chef ha adoperato il Bimby che è un grande aiuto in cucina, praticamente questo “giocattolo” fa di tutto, gli manca soltanto di rispondere al telefono o di mettere un Mi piace su fb, ma ci arriveremo, ci arriveremo…

Ormai dipendiamo da fb e, tra non molto, se resteremo senza benzina basterà collegarsi alla rete, farsi mettere un Mi piace e via che la macchina riprenderà vigore e ripartirà.

Quando sarete tristi e avrete bisogno di un abbraccio, niente paura, indossate un giubbotto collegato al vostro telefonino, sollecitate un Mi piace dagli “amici” di fb ed ecco che il giubbotto si gonfierà, stringendovi in un “caldo” abbraccio, che meraviglia…

Queste chicche le ho sentite su Radio Montecarlo, il pomeriggio c’è Kay Rush che trova per gli ascoltatori di tutto e di più.

Beh, a me si prospetta un futuro incerto, la mia avversione nei confronti di FB mi ha già relegata ai “margini della società”, per fortuna che sono avanti con gli anni, non mi resta che portare una tanica di benzina sempre con me e la coperta di Linus per un improvviso bisogno di coccole.

Speriamo bene ma, nel frattempo mi consolo in cucina con la ricetta di oggi.

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Il Levistico o sedano di montagna che è menzionato nel titolo, era la prima volta che lo vedevo, annusavo e toccavo con mano.

Il nome, sedano di montagna parla da sè e, se vi piace il sapore del sedano e non avete a disposizione il levistico, inserite nelle polpette del sedano, altrimenti potete ometterlo e sostituirlo con prezzemolo, basilico o erbe aromatiche di vostro gusto.

Questo è il momento giusto per raccogliere il levistico in montagna e, se lo trovate, raccoglietene una pianta con tutte le radici.

Il Levistico ama gli orti di casa, li ama così tanto che poi se ne impossessa, è considerata una pianta “infestante”.

Infestante è una parola che non  mi piace però, sillabandola, diventa in festa ed allora, facciamo festa con queste polpettine.

Ingredienti per le polpettine:

  • 300 g. di seppia cruda,
  • sale,
  • 1 albume,
  • levistico (facoltativo).

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Come fare:

tagliare le seppie, pulite, eviscerate, lavate e tritarle, unire l’albume, il sale e frullare col bimby o con un normale robot da cucina.

Prendere uno stampo in silicone adatto a creare delle piccole sfere e riempitelo con il composto, spatolandone l’eccesso (mi scuso per la carenza fotografica).

Se avete un forno a vapore cuocete per 6/8 minuti, altrimenti inserite nel vostro forno  un pentolone d’acqua, posizionate lo stampo sulla griglia e procedete alla cottura che va controllata.*

Se non vi va di accendere il forno, create una fornetto a vapore sul fornello, magari approfittando di una pentola d’acqua già sul fuoco.

Posizionate una griglia sulla pentola, appoggiate il vostro stampo e create sopra una campana e proseguite con la cottura.*

*Le vostre polpettine saranno pronte quando, al tatto, opporranno resistenza e saranno sode.

Farle raffreddare, sformarle e saltarle in una padella antiaderente con un filo d’olio EVO.

Servirle su una crema di patate che otterrete facendo cuocere patate, porro o cipolla o scalogno e frullando alla fine.

polpettina seppia cucchiaio interno-001

Con questa ricettina vi lascio per il fine settimana, oggi è venerdì e potrete provare a farla, se vi va, noi ci leggeremo presto con l’ultima ricetta della quale vi presento un’anteprima:

Crocchetta di patate ....-001

Baci♥


Arancini di riso con cuore di tartara, pastellati al vino rosso, zuppa al vino bianco e patate, una vittoria e pezzi di puzzle.

arancino riso pronto-004

La mia gita ai Navigli sta rimettendo a posto un pò di tessere del mio puzzle, pensate che lo stesso giorno, a Milano, c’era Taste che, per una foodblogger che si rispetti è il massimo ma fa bene ogni tanto allontanarsi dalla cucina per rientrarci poi ancora più carichi, pieni di idee e voglia di fare.

Mentre stavo scrivendo il post precedente mi è anche giunta la notizia che sono una delle 2 vincitrici del contest di Ambra, con i Fusilli allo sclopit e cozze, un omaggio anche alla mia Lumix che, dopo quelle foto è spirata.

Gli Chef che hanno visionato le ricette ed avendo 2 Location, una in Piemonte ed una in Trentino, hanno deciso di, come dico io, prendere sotto la loro ala per un week end 2 partecipanti: in Piemonte Cinzia ed io in Trentino beh, sono soddisfazioni, ho visto il sito della Location e: guardate un pò:

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Cliccando sulla foto arriverete nel Sito di Villa Berghofer.

Ma ora, dopo aver esternato con “viva e vibrante soddisfazione” (vi piace Crozza?) la vittoria, riprendo con le ricette del corso, impossibile in questo caso stilare una classifica, non c’è n’è una più buona dell’altra, soltanto il gusto personale può deciderlo, l’ideale sarebbe averle tutte nello stesso piatto.

Per la zuppa al vino e patate vi mando qui, un’idea anche per altre basi e/o preparazioni.

Premetto che Agli Amici di Godia NON SI RICICLA NULLA, ci tengo a precisarlo perchè, non si sa mai, ma a casina nostra si può fare e quindi, se vi avanza del risotto (anche l’orzotto secondo me, è che in casa ello non avanza mai nulla per il giorno dopo) ecco pronto un antipasto o finger food delizioso e, se non avete la tartara, potete metterci all’interno altre cose, ed è qui che la fantasia in cucina per le donne impegnate (e non) la fa da padrona, assecondiamola.

tartara per cuore arancino-001

Come fare il cuore di tartara (6/8 g.):

il Ristorante adopera la carne di Pezzata Rossa, voi adoperate la vostra preferita, va tagliata rigorosamente a coltello, lo Chef ci tiene a precisarlo, e condita, a piacere con olio, sale, pepe e le erbe aromatiche che vi piacciono di più, consideriamo che gli arancini sarano già saporiti.

Formare delle palline di 6/8 cm. e metterle in congelatore, al momento della preparazione sarà più facile inserire il cuore nell’arancino.

arancini riso da impastellare-001

Ingredienti base per gli arancini, le altre dosi sono da interpretare al momento:

  • riso cotto,
  • 1/2 uovo,
  • zucchine,
  • erbe aromatiche,
  • piselli,
  • quello che avete in frigorifero,
  • olio di arachidi abbondante per friggere.

Come preparare gli arancini:

mescolare gli ingredienti, formare delle palline di 20 grammi ed inserire il cuore di tartara, richiudere ed immergere nella pastella al vino e friggere a 170°C. in olio di arachide profondo.

arancini friggono-002

Ingredienti per la pastella al vino:

  • 100 g. di farina 00,
  • 100 g. di vino rosso,
  • 3 albumi (60 g.) montati a neve fermissima.

collage pastella al vino-001

Come fare la pastella al vino rosso:

beh, come immaginerete nulla di più semplice, si setaccia la farina e la si amalgama al vino rosso, si montano gli albumi a neve fermissima e si aggiungono al composto.

Completiamo il piatto mettendo sul fondo la zuppa di vino e patate e, dopo 1 minuto di raccoglimento, assaggiamo…

arancino riso interno-003

Forse le foto non rendono merito alla ricetta ma, credetemi, provate, con questa pastella potete impastellare quello che vi piace, verdure, pesce e quant’altro, bocca desidera.

Per oggi è tutto, vi auguro una splendida giornata, qui il sole si è fatto coraggio ed ogni tanto appare.


Praline di Trota agli Agrumi con Finferli biscottati, Yogurt Greco, Erba Cipollina, Venerdì pesce.

Pralina trota piatto-001

Riprendo con le ricette del corso, in futuro dovrò scrivere i post nel giro di 2 giorni perchè, anche se prendo appunti, mi accorgo che perdo per strada qualcosa, poi la recupero ma faccio più fatica, in queste preparazioni sono i particolari che contano e fanno la differenza, in poche parole: battere il ferro finchè è caldo.

Abbiamo cotto al forno e fritto nella maniera classica, queste praline di trota vengono cotte in padella con olio evo, non olio profondo, ma quello necessario per ungere la padella.

Sono adattabili a chi è celiaco, non dimentichiamo che la cucina de Agli Amici di Godia, ha sempre un occhio di riguardo verso chi ha intolleranze.

Nel caso delle polpette è semplice farlo, basta sostituire il pane, la farina, con quelli adatti ed ecco la ricetta senza glutine.

Voglio sottolineare che le ricette senza glutine vengono preparate in una ambiente separato dalla solita cucina, proprio per evitare contaminazioni che pregiudicherebbero la salute dell’ospite celiaco.

Queste praline sono state impanate con la farina di mais che le rende particolarmente croccanti, si possono congelare e, all’occorrenza, spadellarle così come stanno.

Vengono servite con dello yogurt greco che, si sa, con trota e salmone ci sta d’incanto ma, se come me, amate la panna acida o la creme fraiche (che non è lo stessa cosa, come leggo spesso in qualche blog), abbinatele pure.

La nota croccante, sempre gradita, viene data dai finferli biscottati che aggiungono gusto e raffinatezza alla preparazione.

Finferli pronti da tostare-002

Finferli da biscottare.

Iniziamo proprio dai finferli che, viste le piogge abbondanti di questo periodo, cresceranno abbondanti, se non affogheranno prima ;-)

Quando ne trovate molti potrete conservarli così, come insegna Raffaello, ovviamente vanno lavati, al contrario dei porcini questi non soffrono un breve lavaggio in acqua corrente.

Le proporzioni di acqua e aceto (senza sale, lo aggiungeremo per le preparazioni finali) per la scottatura sono:

  • 10 litri di acqua,
  • 1 bicchiere di aceto.

Bastano 3 secondi ed asciugarli, allargandoli poi su un canovaccio pulito ad asciugare ed ecco pronta la scorta di finferli da mettere in congelatore.

Prima dell’uso, farli scongelare ed adoperarli come al solito.

Come biscottare i finferli:

semplicemente in padella, olio evo e sale e cuocerli 8/10 minuti a fuoco basso.

composto trota per praline-001

Composto praline trota.

Ingredienti per le praline di trota:

  • 500 g. di trota salmonata peso pulito,
  • 100 g. di patate cotte o alla Raffaello o lessate o come avete al momento,
  • 40 g. di mollica di pane (senza crosta) ammollata in acqua o latte,
  • la scorza di 1 arancia BIO,
  • la scorza di 1 limone BIO,
  • erba cipollina tagliata con le forbici a pezzetti piccolissimi),
  • noce moscata (se gradita),
  • albume rotto (io adopero quello pastorizzato che è già pronto) per la panatura,
  • farina di mais per la panatura.

Ingredienti per l’accompagnamento e decorazione:

  • yogurt greco,
  • erba cipollina,
  • panna acida (mia variante),
  • creme fraiche (mia variante).

Come preparare le praline (20 grammi):

nulla di più semplice, amalgamare bene gli ingredienti e formare delle palline (Raffaello le fa di 20 grammi), passarle prima nell’albume rotto,  e arrotolarle nella farina di mais.

A questo punto potete metterle su vassoi e congelarle, oppure cuocerle in padella con olio evo.

Servirle con yogurt greco, erba cipollina e finferli biscottati.

interno praline di trota-001

Per oggi è tutto,vi auguro un bel fine settimana, meglio se.. Senza pioggia…

 


Dolci trasparenze fiorite e piccoli pancakes, per quelli che: “Mai più senza sambuco”.

Trasparenza sambuco e pancakes-002

Se fosse un animale sarebbe un felino, se fosse una donna sarebbe una nobile, ricca Signora di un tempo, di quelle eleganti comunque e sempre, sia in stivali di gomma, spettinate o vestite con un sacco.

Se fosse uomo, la moglie ideale per lui sarebbe l’acacia con la quale spesso condivide gli spazi in campagna o sui bordi delle strade.

L’acacia però è meno socievole, poco propensa ad offrirsi agli altri, le sue spine   possono procurare ferite profonde e , spesso ho dovuto cambiare la camera d’aria della mia bicicletta a causa di una spina di acacia .

Quello che si fa con i fiori di sambuco si può fare anche con i fiori di acacia, basta avere l’accortezza di raccoglierli freschi e intatti perchè, al contrario del suo amico, i fiori perdono il profumo con la pioggia ed il tempo, ma torniamo al protagonista di questo post, il sambuco.

Elegante, raffinato, romantico, viene considerato infestante perchè il suo spirito di adattamento lo porta a crescere un pò dappertutto, a più altitudini e questo regala, a chi vive vicino collina e montagna, un raccolto a scalare.

Nei campi qua attorno i suoi fiori sembrano colpi di sole, il verde delle sue foglie si distingue nella macchia e la sua generosità ci regala un profumo da poter conservare tutto l’anno.

In primavera i grappoli dei boccioli possono essere messi sott’olio o sott’aceto, subito dopo i suoi fiori regalano un meraviglioso sciroppo, mi chiedo sempre chi abbia avuto per prima l’idea i mettere questi fiori in acqua, zucchero e limone.

In tarda estate ecco il candore dei fiori lasciare il posto a delle bacche di un verde delicato che si trasforma poco dopo in un brillante viola scuro.

Con queste bacche si possono fare sciroppi, marmellate e… zuppe, c’è anche chi ne fa un liquore.

Io ho voluto fare queste “trasparenze”, adoperando lo sciroppo che ho rifatto una settimana fa, ne ho fatta 1 dose e mezza e, avendo un frigorifero in cantina per conservarlo, ho ridotto la quantità di acido citrico ed aggiunto 2 limoni spremuti; come sapete, non amo il sapore dello sciroppo a caldo.

Se gradite il sapore dello sciroppo a caldo, procedete pure con l’uso dell’agar agar, seguite le dosi scritte sulle confezioni, vi darà un risultato più gommoso (mentre la colla di pesce ha più scioglievolezza) oppure, se ne adoperate meno otterrete una gelatina cremosa trasparente da servire in coppa di vetro per un effetto scenografico, effetto che otterrete anche facendo delle gelatine di piccola forma deliziose da mangiarsi in un boccone.

trasparenze part.-001

Ingredienti per le traparenze:

  • 250 g. di sciroppo di fiori di sambuco,
  • 4 fogli di colla di pesce (8 grammi),
  • 50 g. di acqua (per sciogliere la gelatina),
  • fiori di sambuco per decorare,
  • petali di rosa per i cuoricini.

trasparenze alto corn-002

Come fare le trasparenze:

mettere in ammollo i fogli di colla di pesce per 10 minuti, strizzarli bene e scioglierli nell’acqua, unire il composto allo sciroppo e mescolare bene.

Versare una parte della gelatina nelle formine e metterle in frigorifero per 1/4 d’ora, appoggiare i fiorellini sgranati di sambuco e/o i petali di rosa (i miei dalle rose dello zio) e, delicatamente,  aggiungere l’altra parte di gelatina fino a riempire la forma, riporre in frigorifero per non meno di 4 ore.

Vi consiglio, se avete intenzione di creare una composizione, di decidere prima dove posizionare le trasparenze e, dopo averle sformate,  con un brevissimo contatto della base dello stampo in acqua calda, di bagnare una spatola larga e sottile e sollevare delicatamente la trasparenza e farla scivolare lentamente sul piatto di portata, qui, io ne ho adoperati 2, di ardesia.

Tutto qui, potete sbizzarrirvi a piacimento con le forme che più vi piacciono e: buone trasparenze a tutti.

Ma, non è finita qui, volevo gustare le trasparenze con qualcosa che fosse più consistente ma inerente al tema sambuco così, ho ripreso in mano la ricetta dei pancakes che avevo fatto nel 2009, anno in cui ho iniziato a seguire Nigella su Sky.

Aveva fatto dei pancakes con i fiocchi di latte nell’impasto, a suo tempo li avevo riprodotti anche con il formaggio spalmabile, lo sciroppo e fiori di sambuco e ieri, li ho rifatti a forma di fiore adoperando la ricotta di kefir che ottengo scongelado in un colino il kefir in esubero che tengo in freezer.

Se volete facilitarvi la vita fateli come sempre e ritagliate poi la forma a fiore o quella che preferite.

Trasparenze sambuco e pancake tov alto-001

Faccio un copia-incolla del post/ ricetta pubblicata sul forum il 27-05-09 20:52, tra parentesi le dosi dei fiori nelle foto, omettendo il  periodico ;-)

*La base di questi pancakes è la classica delle famose ciambelle americane (quelle che mangiava Julia Roberts in Pretty woman,per intenderci), ho aggiunto del formaggio cremoso Kaori e una bella manciata di fiori di sambuco.

collage

Ingredienti:

  • 3 uova (separare i tuorli ) (1 uovo),
  • 1 cucchiaio di zucchero e 2 di sciroppo di sambuco (1 cucchiaio di zucchero aromatizzato al sambuco*),
  • 250 g. di formaggio cremoso (85 g. di ricotta di kefir setacciata),
  • 1 manciata abbondante di fiori di sambuco (a piacere),
  • 50 g. di farina (16 g.),
  • 1 pizzico di sale (omesso),
  • burro per la teglia.

*come fare lo zucchero aromatizzato a fiori di sambuco(copio-incollo da questo post):

la sera prima mettere dei fiori freschi nella dose di zucchero che deciderete di adoperare sia per l’impasto che per lo sciroppo, scuotere il barattolo, il giorno dopo eliminare i grappoletti (conservateli per lo sciroppo)lasciando pure tranquillamente i fiori che si saranno scuriti un pò.

Se volete farne una dose maggiore, vi consiglio di polverizzare dei fiori secchi ed inserire la polvere ottenuta nel barattolo di zucchero, ne basterà davvero poca e non altererà la consistenza del vostro zucchero.

Come fare:

mescolare i tuorli con lo zucchero ed unire gli altri ingredienti, la ricotta setacciata!

Montare leggermente gli albumi con il sale per la dose intera io, per 1 uovo l’ho omesso), amalgamare.

Scaldare una padella antiaderente (io di ghisa), ungerla leggermente con poco burro, se fate i fiori come me ungete gli stampini e posizionateli sul fondo della pentola, farli scaldare ed inserire il quantitativo di pastella che desiderate.

Se fate la forma classica, cuoceteli 2 minuti per parte, sarà il momento di girarli quando i bordi formerano delle bollicine, nel mio caso ho fatto ad occhio, sollevando le formine con una paletta, le ho girate e le ho riposizionate nella padella spingendo l’impasto in basso ed ho tolto la formina.

Li ho voluti più alti proprio perchè, date le dimensioni, non si asciugassero troppo.

ardesia con trasparenze-001

Nella trasparenza si rifletteva il cielo azzurro di ieri, oggi è nuovamente grigio…

Già che gironzolavo tra frogorifero&C., un’ideuzza per l’estate, sempre che arrivi: mettere negli stampini per il ghiaccio lo sciroppo , infilare qualche fiorellino e mettere in congelatore, nel momento che vi verrà voglia di una bibita dissetante o di bere un the aromatizzato, prendete un cubettino e preparatevi una bevanda e godetevi il relax, magari leggendo un libro.

ghiaccioli di sciroppo fiori sambuco-001

Per oggi è tutto, buona giornata e, alla prossima


Polpettine di melanzane con cuore di Parmigiana, zuppa di burrata e bucce di melanzana in agrodolce: entriamo nelle pieghe delle ricette.

Polpetta di melanzane  ec di parmigiana-001

Mi rendo conto che i miei post sono troppo lunghi da leggere per chi passa di qua per un saluto o per la ricetta, ma a me piace così, non riesco a fare diversamente ( se vi incuriosisce la polpettina della foto, tralasciate questa introduzione).

In fondo questo non è semplicemente il “mio ricettario”, non ne ho bisogno, anche perchè, raramente rifaccio due volte la stessa ricetta o, se la rifaccio, la modifico ancora.

Per me la cucina è una passione (se non si fosse capito… ), un hobby, come il ricamo, l’uncinetto, il lavoro a maglia, la pittura, il decoupage ecc. ecc., io dipingo piatti, utilizzo gli ingredienti come fossero colori o fili colorati.

Cucinare mi rilassa, mi appaga, mi da energia positiva, mentre cucino penso, mi piace l’approfondimento di una ricetta, un’amica mi definisce così: «quella  piena di curiosità che non si perde nulla nelle pieghe delle ricette», e questa definizione trovo mi calzi a pennello.

Raffaello, alla fine del corso mi ha chiesto come mai non sfrutto questa mia passione e magari renderla redditizia… Beh, la risposta, chi mi conosce o chi mi ha frequentata lo sa già, semplicemente perchè io non so relazionarmi con le persone, la gente ed io non ci piacciamo…

La sala dove si svolgono i corsi è uno dei pochi posti dove io non mi senta inadeguata e fuori posto, pur essendoci persone molto diverse e distanti da me sia per ceto sociale che per levatura culturale, su quello sgabello vicino al lavandino da dove mi è permesso fare domande, fotografare, assaggiare e toccare con mano gli ingredienti, io mi sento una principessa… Ormai è un dato di fatto, io sono così: Libera…

Ma ora ritorniamo in cucina e parliamo di polpette, di Signore polpette, le prime che sono state presentate al corso, delle splendide, succulente, goduriose perle di melanzane col cuore di parmigiana e, come se non bastasse, adagiate voluttuosamente su una zuppa di burrata e decorate da una brillante julienne di bucce di melanzane in agrodolce.

bucce dimelanzana caramellate1-001

Iniziamo proprio da queste, dalle bucce di melanzane in agrodolce, un modo raffinato ed elegante per utilizzare le bucce delle melanzane che solitamente scartiamo, anche se, ultimamente l’esigenza del «far di necessità virtù», ha avvicinato tutti alla cultura del “buttiamo via il meno possibile”.

Questa julienne di melanzane può essere conservata ed utilizzata per arricchire più prepaazioni, per decorare piatti semplici che acquisteranno immediatamente un tocco di classe.

Ingredienti per la cottura sottovuoto:

  • 100 g. di bucce crude di melanzane tagliate a julienne,
  • 1 cucchiaio raso di zucchero,
  • 2 cucchiai di aceto rosso (mantiene il colore delle bucce),
  • 1 pizzico di sale,
  • 50 g. di olio Extravergine di oliva.

Come fare la cottura sottovuoto:

unire gli ingredienti in un sacchetto da sottovuoto, sigillarlo e cuocere a vapore o in acqua, importante è mantenere la temperatura 92°C. per 30 minuti, fermare la cottura in acqua e ghiaccio.

Ingredienti per la cottura in pentola:

  • 200 g. di bucce crude di melanzane tagliate a julienne,
  • 300 g. di zucchero,
  • 200 g. di acqua,
  • 500 g. di aceto di vino rosso.

Come fare la cottura in pentola:

con l’acqua e zucchero preparare un caramello biondo, versare, lentamente, l’aceto CALDO, mescolare per amalgamare bene il composto e portare a bollore, unire le bucce, portare nuovamente a bollore, spegnere il fuoco e lasciar raffreddare le bucce nel liquido.

Raffaello ha dato anche questa dose per ottenere gli scalogni in agrodolce:

Ingredienti per 1 kilo di prodotto:

  • 600 g. di zucchero,
  • 400 g. di acqua,
  • 1 litro di aceto.

Come fare:

procedere come sopra (cottura in pentola), facendo bollire gli scalogni per 3 minuti, fatto.

parmigiana congelata per polpette-002

Ora prepariamo la parmigiana di melanzane dalla quale Raffaello ricava i cuoricini da inserire nelle polpettine.

Lui adopera uno stampo da plum cake in pirex, le melanzane non vengono fritte ma cotte al forno, gli strati vengono ripetuti per 2 volte, dopo cotta, la parmigiana viene messa nel congelatore, il risultato è una “placca” dalla quale si ricaveranno poi i cuori.

Preparazione delle melanzane:

tagliare le melanzane a fette di 5 mm., Raffaello consiglia, se le melanzane non sono freschissime, di salarle per togliere l’amaro,  mezz’ora basta, l’importante è, dopo,  risciacquarle bene e tamponarle con la carta assorbente.

Ungere una placca da forno, appoggiare le fette di melanzane, ungerle con un pennello e salarle, cuoere a 190°C. per 8/12 minuti, dipende dal vostro forno.

Ingredienti per la parmigiana light:

  • melanzane c.s.,
  • salsa di pomodoro (uno strato sottilissimo, va benissimo la salsa che fate di solito),
  • formaggio latteria, va benissimo anche il Pannarello, (evitare la mozzarella che renderebbe “gommosa” la preparazione),
  • Parmigiano Reggiano grattugiato.

Come fare la parmigiana light:

iniziare con uno strato sottile di salsa, melanzane, formaggio, salsa, melanzane, formaggio, cuocere in forno ventilato a 200° C. per 20 minuti (tempo consigliato da Raffaello per i forni di casa).

Sfornare, se avete la fortuna di possedere un abbattitore, inseriteci la parmigiana, altrimenti, dopo che la preparazione sarà fredda mettete in congelatore.

Al momento dell’utilizzo, tirate fuori la vostra parmigiana e dividetela in cubetti che inserirete congelati nelle polpette.

cuoricino parm per polpette-001

Ora passiamo alla preparazione delle polpette.

Ingredienti:

  • 400 g. di polpa di melanzana,
  • 1 uovo intero,
  • 1 tuorlo (l’albume per la panatura),
  • 100 g. di pane secco senza crosta,
  • 100 g. di Parmigiano o Grana o Sbrinz, o Montasio 10 mesi, l’importante che siano stagionati,
  • santoreggia,
  • timo,
  • sale,
  • pane grattugiato per la panatura,
  • olio di arachidi per la frittura.

composto polpettine melanzane1-002

Come fare:

otteniamo la polpa di melanzane: dopo averle pelate (la buccia adoperiamola c.s.), tagliarle a fette di 5 mm., buttarle in acqua bollente salata per 5 minuti, scolarle, farle raffreddare e strizzarle.

Unire la polpa agli altri ingredienti, mescolare, formare, col composto delle palline da 20 grammi, schiacciarle con il pollice, inserire il cuoricino di parmigiana, richiudere, arrotolare, passare nell’albume e nel pane grattugiato.

polpettine melanzane e parmigiana a friggere-001

Friggere le polpettine in profondo olio di arachidi, servirle su una zuppa di burrata preparata calcolando la metà di panna rispetto alla dose di burrata (il metodo per fare la fonduta), portare a 60°C. e frullare il tutto, fatto.

Servire la polpettina sulla zuppa di burrata e decorare con le bucce di melanzana in agrodolce e gustatevi l’estasi…

Polpetta di melanzane  ec di parmigiana interno-001

É una ricetta semplicissima, mi sono soffermata sui vari passaggi per dovere di precisione ma, alla fine, vi sarete accorti che tralasciando il cuore di parmigiana, la zuppa di burrata, le bucce in agrodolce, queste polpettine sono la cosa più semplice da fare.

Nelle cucine degli Amici di Godia, il riciclo non è contemplato, come non “dovrebbe” essere contemplato nei ristoranti con la erre maiuscola, ma a casina nostra si può e spesso si DEVE fare.

In fondo, le polpette nascono così, dalla necessità di assemblare degli “avanzi”, renderli belli, invitanti e riproporli ai familiari.

Buon proseguimento di giornata, noi ci rileggeremo venerdì.


Cozze di Orzotto con Sclopit e Cozze.

Cozze di orzotto allo sclopit e.. Cozze.-001

Mentre l’Italia sfoglia margherite per scoprire se la primavera la ama ancora io, per simularla, sfoglio erbe di campo e…. Pulisco cozze.

Già, sono piaciuti così tanto i fusilli che le cozze sono diventate oggetto del desiderio quotidiano di ello e buona occasione per me di giocare un pò, come ai vecchi tempi.

Questa ricetta è un gioco, è un pò come la pasta degli gnocchi che mi dava la mamma affinchè creassi il mio piatto: ho prelevato prima della fine della cottura un pò di orzotto che ho fatto come sempre: rosolando le foglie di sclopit nell’olio evo con uno spicchio d’aglio vestito, ho unito l’orzo lavato e risottato aggiungendo, un pò alla volta, il liquido ottenuto dalla cottura delle cozze (copio/incollo).

Lavare bene i gusci delle cozze eliminando quelle rotte o aperte e metterle in una  pentola larga e capiente dove avremo riscaldato l’ olio EVO con l’ aglio vestito (volendo il prezzemolo ma non l’avevo), alzare la fiamma, coprire e scuotere di tanto in tanto.

Dopo pochi minuti le cozze si saranno aperte (quelle chiuse buttatele), estrarre i muscoli, metterli da parte e filtrare il liquido.

cozze n1-001

Ho continuato la cottura, omettendo l’aggiunta di sale in quanto il liquido delle cozze è naturalmente salato, alla fine ho aggiunto le cozze che non richiedono ulteriore cottura perchè tendono a diventare dure.

Detto questo arriviamo all’ impiattamento: tra le cozze ce n’era una enorme (vedi foto) e così ho pensato di adoperarla come stampino: ho inserito l’orzotto (senza cozze) nel guscio, l’ho richiuso, ho schiacciato bene, ripulito il bordo dall’eccesso di orzo e l’ho sformato, creando la cozza di orzotto.

Ovviamente questa presentazione non è indispensabile, può, semplicemente essere un’idea per un buffet, magari adoperando cozze più piccole da mangiare così, con le mani a mò di finger food.

L’assenza di burro consente di poterlo mangiare anche a temperatura ambiente, provate, se vi va.

Cozze di orzotto allo sclopit e.. Cozze.1-001

Guardate che meraviglia questo campo di colza, la foto fa parte degli ultimi respiri della mia vecchia Lumix.

Buon fine settimana.

campo di colza-001

Tete de Moine, la dolce carezza della melata, sognando la Cornovaglia…

Tete de Moine e Melata-002

Basterebbe chiudere gli occhi, avvicinare alla bocca uno di questi volants di formaggio con qualche goccia di melata per partire verso il paradiso dei sapori.

Questo abbinamento è nato per caso, per una serie di coincidenz e che confermano che nella vita nulla accade per caso, nè il bello nè il brutto.

Nasce da una gita, chiamarlo viaggio sarebbe eccessivo, in Carnia a comperare il miele per dimenticare un altro viaggio mancato…

Conoscevo la melata, sapevo essere rara e preziosa ma non mi ero mai documentata, quella che vedete nella foto è la Melata di Metcalfa, nel web ho trovato questo link che spiega bene la differenza dal miele.

Un altro viaggio meriterebbe questo formaggio: il Tete de Moine , che, all’inizio pronunciavo con difficoltà perchè a Trieste le tete sono i seni e siccome ho la mia età, quand’ero piccolina dire le tete era come dire una parolaccia, vedete quanto ciò che si vive nell’infanzia rimane nella nostra tete (testa)? Quante cose si inanellano e si incrociano mentre si scrive un semplice post?

L’Abbazzia di Moggio Udinese per il nostro Montasio, e l’abbazzia di Bellelay, situata nel comune di Saicourt, nel distretto di Moutier, per il Tete de Moine, dimostrano che dobbiamo all’arte casearia di suore e monaci se oggi possiamo gustare molti formaggi straordinari.

Mi soffermerei ancora a parlarvi di questa poesia di formaggio perchè non ho mai mangiato nulla di simile, e dire che in Italia di formaggi buoni ne abbiamo, ed è anche per questo che, in un momento in cui si parla di territorialità e di km.0 io non mi sento di tradire l’Italia; come è per il nostro Parmigiano Reggiano, anche il Tete de Moine è unico, inimitabile e non assomiglia a nessun altro formaggio.

Ringraz io lo Chef Emanuele Scarello che mi ha imprestato la Girolle e, mentre giravo la lama su quel cilindro, mi chiedevo se il Tete de Moine fosse nato per poter utilizzare la Girolle o viceversa…

Tete de Moine e Girolle piattino-002

Ora devo arrivare al dunque, sono partita sgommando e arrivo derapando, all’ultimo minuto per raccontare a Elena il mio viaggio da sogno; beh, lei, anz i loro, a Elena e Massimo, prima di volare oltreoceano hanno voluto lasciarci questo compito e chi sarà più fortunato avrà dei regalini belli belli ♥

GiardiniPerdutidiHeligan

Sognando la Cornovaglia. (foto dal web)

 Ho iniziato tardi a viaggiare, abitando in una città da sogno, Trieste, non ho mai sentito la necessità di allontanarmi; la Croazia, la Dalmazia, la Slovenia, l’Austria, tutto a portata di mano, mare, monti, natura selvaggia, paesaggi incantevoli, perchè volere di più?

Perfino Massimiliano ritornava a Trieste per riprender fiato dopo i suoi viaggi, se andate a visitare il Castello di Miramare potrete vedere la poltrona davanti alla finestra dove Carlotta si sedeva per guardare all’orrizzonte e così, senza spostarsi, viaggiava e raggiungeva il suo amore.

Beh, mi conoscete già, sono una sentimentalona romantica e pensate che guardavo e guardo ancora in tv Rosamund Pilcher soltanto perchè tutti i racconti sono ambientati in Cornovaglia, ecco, se i Dik Dik cantavano: sognando California io canto: sognando la Cornovaglia.

Rispecchia quella che sono, Libera, malinconica, frastagliata, spigolosa e da poco ancor più solitaria e questo mio amore per la Cornovaglia è confermato dalla passione che ho per la musica Celtica.

É un sogno realizzabile il mio, lo so, ma se un giorno lo realizzassi mi darebbe le stesse emozioni? E se non volessi più venir via? Se avessi 20 anni partirei immediatamente, asseconderei la stessa follia che mi ha portata, ormai in età matura, a partire per il Canada per il famoso mondiale di MTB, mondiale snobbato dalla Naz ionale perchè la mia medaglia d’oro era per l’Italia una vergogna essendo l’unica medaglia e, se non bastasse, arrivata da una vecchia non convocata in Nazionale ma che si è sobbarcata il viaggio a sue spese.

Beh, sono soddisfazioni perchè poi, l’anno sucessivo, sono rivolata in America e mi sono fatta Colorado, Nevada, California, Stato di NewYork.

Ho visto i famosi Motel che vediamo nei film distribuiti sulle strade del deserto del Nevada dove, con Inga, siamo andate nella valle della morte a fare il bagno in una specie di Terma naturale con l’acqua calda, guardate a vista da quel cielo azzurro che più azzurro non si può e che non si trova in nessuna tavolozza da pittore.

Poi a Bodie, la città fantasma, una di quelle che vediamo nei film western, col saloon ecc. , ho rischiato l’arresto perchè affascinata da tutto quello che vedevo mi sono avventurata in un posto proibito al pubblico ma si sa, io sono indisciplinata

Vi saluto, continuo a viaggiare con la mente, continuo a sognare, continuo a ricordare e mi rendo conto che ne ho di cose belle da ricordare, da rivedere chiudendo gli occhi, da gustare, proprio come quel piattino lassù, quello è un sogno facilmente realizzabile, per tutti.

Buona giornata.


Crostone ai Funghi Lactarius Deliciosus.

Lactarius crostone-001

Oggi voglio condividere con voi la ricetta di questo crostone fatto con i funghi Lactarius Deliciosus raccolti ieri sull’Altipiano del Montasio.

Ritornerò sull’argomento per raccontarvi tempi, modi e altre ricette.

Era la prima volta che ne vedevo così tanti e, pur conoscendoli, non li avevo mai raccolti, per cui prima di mettermi a spadellar leggiadra mi sono documentata perchè le informazioni, lo scrivo sempre, sui funghi non sono mai troppe.

Come al solito per non rempire il post di link in fondo li indicherò, compreso quello della fonte/ricetta per onor di citazione che va sempre fatta.

Ecco gli ingredienti come da fonte, io non ho pesato nulla e non ho adoperato i pomodori ma la mia solita passata POMÍ che ormai fa parte della famiglia, tra parentesi le mie varianti.

Collage Lactarius bosco

I gambi vanno eliminati, è consigliato in tutte le ricette non perchè siano tossici ma essendo cavi all’interno sono sfilacciosi.

Ingredienti come da fonte:

  • 600 gr. di funghi (non pesati),
  • 400 gr.di pomodori rossi (passata POMÍ),
  • olio di oliva (extravergine),
  • aglio,
  • origano,
  • sale,
  • mozzarella,
  • Parmigiano Reggiano.
Collage lactarius pirofila-001

Come ho fatto:

Ho preriscaldato il forno a 180°C.

Ho disposto i soli cappelli dei funghi  in una pirofila, ho preparato una salsina con l’aglio tritato, la passata Pomì, l’origano, il sale, l’olio e l’ho messa sopra ogni fungo.

Ho coperto la pirofila con la stagnola, ho cotto per 15 minuti, scoperto e alzata la temperatura a 190°C. per 10 minuti, ho aggiunto il parmigiano grattugiato e la mozzarella a dadini piccolissimi, ho reinfornato fino a scioglimento mozzarella.

Dopo aver bruscato il pane l’ho bagnato con il sughetto formato dai funghi (motivo per cui non ho messo il pomodoro fresco, avrebbe rilasciato troppo liquido).

Si possono mangiare anche così, come contorno, rimangono sodi e non sono limacciosi, ricetta da provare anche con gli champignon, mazze di tamburo, pleurotus.

Per la versione Vegana sostituire i formaggi con del Tofu, anche qui non ci sono glutine.

Lactarius_deliciosus (da Wikipedia, digitando il nome troverete altri siti e altre informazioni).
Fonte ricetta (con altre belle idee)

Collage chiodini girasole-001

Buona domenica a tutti.


Fiori di zucchina ripieni impanati e cotti al forno.

fiori zucchina di Milva piatto-001

Milva  mi ha regalato una cassettina di fiori di zucchina (fiori femmina in quanto quelli che spuntano all’estremità delle zucchine).

Si sa che ormai la stagione sta per finire, io la saluto così, con quersta ricetta:

fiori zucchina di Milva1-001

Ingredienti da quantificare a seconda dei fiori che avete:

  • fiori di zucchina (io quelli della cassettina),
  • 350 g. di ricotta vaccina,
  • 1 scatola di tonno al naturale d 160 g.,
  • 1 cucchiaio di capperi dissalati,
  • 3 cucchiai di parmigiano grattugiato,
  • 1 tuorlo (l’albume per la panatura),
  • sale,
  • peperoncino di calabria.
  • 1 albume leggermente sbattuto per la panatura,
  • semi di zucca tritati grossolanamente per la panatura.

Collage fiori zucchine ripiene-001

Come fare:

pulire i fiori e, con delicatezza, eliminare i pistillo.

Amagamare gli ingredienti in una terrina e, aiutandovi, se la sapete adoperare, con la sac a poche oppure con un cucchiaino, con pollice e indice chiudere i fiori, passare (solo la parte ripiena) nell’albume e poi nei semi di zucca.

Terminata l’operazione con tutti i fiori, apoggiarli sulla carta forno, versare su ognuno qualche goccia di olio evo ed infornre a 180° per 15 minuti.

Estrarli dal forno e, aiutandovi con una pinza, girarli e terminare la doratura sotto al grill per altri 5 minuti.

fiori zucchina di Milva cotti-002

Buona giornata.


Brisè all’Avocado per una tortina salata con pomodorini ripieni.

torta salata pomodori gialli ripieni.2-001

Quando mi fisso su qualcosa non mollo, mi affeziono, soffro della sindrome della crocerossina e mi prendo a cuore la sorte di  qualche prodotto bistrattato o lasciato  deperire sui banchi dei negozi, inizio ad occuparmene e ad utilizzarlo in maniera compulsiva, è toccato al topinambur ed ora è il momento dell’Avocado.

Il suo sapore neutro che sposa in maniera ottimale sia il dolce che il salato, la sua consistenza soda che diventa all’occorrenza cremosa  lo rende, secondo me, particolarmente versatile.

Ultimamente mi confronto spesso con la cucina vegana, vegetariana e senza glutine, in questa riceta il glutine c’è ma adoperando un’altra farina specifica lo diventa.

Spesso la dose eccessiva di burro nei dolci mi blocca, proverò a fare dei biscotti o un plum cake adoperando l’avocado che, anche a livello economico conviene, certo la fragranza del burro mancherà ma si può sostituire con aromi naturali quali la vaniglia bourbon o la buccia di agrumi o spezie tipo macis, cardamomo ecc.

Dopo il gelato e il capriccio ho pensato di utilizzare l’Avocado in sostituzione del burro in una brisè ed ho fatto bene perchè chi oltre a me l’ha assaggiata ha gradito molto e mi è stato chiesto il bis

La ricetta che mi ha ispirata l’ho vista su un sale e pepe dell’anno scorso, non so come mai mi fosse sfuggita perchè mi ha stregata, vuoi per la foto che trovo bellissima (secondo me e per il mio gusto, le foto di Sale e Pepe sono le migliori) vuoi per la semplicità di realizzazione, vuoi per la presenza del pesto che metterei dappertutto, fatto stà che sono andata in terrazza a raccogliere i pomodorini, il basilico e mi sono messa all’opera.

Collage torta salata-001

Più sotto troverete la ricetta originale che ho replicato in versione mini con i pomodori Piccadily essendo i perini, da Milva, ancora indietro con la maturazione.

Ingredienti per la Brisè all’Avocado (teglia quadrata di 20 cm Ø):

  • 150 g. di farina,
  • 8o g. di polpa di Avocado,
  • acqua fredda q.b.,
  • 1 pizzico di sale affumicato.

Ingredienti per la tortina (le dosi esatte le trovate sotto, qui ho fatto a occhio):

  • pomodori ciliegini gialli e rossi,
  • quartirolo,
  • parmigiano grattugiato,
  • casatella trevigiana,
  • pesto sia per la base della pasta che per la farcia (basilico, aglio, sale, pinoli, parmigiano, olio evo).

Brisè all’Avocado per una tortina salata con pomodorini ripieni .

Versione originale (senza foto finale)

Come fare la brisè all’Avocado:

solitamente la brisè andrebbe lavorata con le punte delle dita ma la polpa di Avocado non si scioglie e per amalgamare bene l’impasto ho adoperato il robot da cucina aggiungendo l’acqua a poco a poco fino ad ottenere la giusta consistenza.

Ho fatto riposare in frigorifero (ma probabilmente non serviva), l’ho stesa e adagiata sulla teglia rivestita di carta forno, l’ho farcita con i pomodorini ai quali ho inciso la buccia,  li ho scottati in acqua bollente salata per 30 secondi, tagliati a metà, svuotati dei semini e messi ad asciugare (come spiegato nella ricetta originale),  ho acceso il forno a 200°C.

Ho riempito i pomodorini con il composto di formaggi, non ho messo l’origano per non interferire col basilico e li ho disposti sulla base di brisè all’Avocado spalmata con il pesto.

Ho infornato per 35 minuti.

torta salata pomodori ripieni1-001

Versione originale (senza origano) con decorazione pesto e pinoli)

ricetta sfoglia pomodori

Mi scuso per la patacca sulla ricetta.

torta salata pomodori gialli ripieni rivista-002

Buona settimana a tutte/i.


Fiori di zucchina ripieni di Insalata di pollo: quando il sale è un’Opera d’Arte…

insalata di pollo nei fiori di zucchina-001

La forma piramidale di questo sale è incredibile, unica ed il suo aroma regala un tocco particolare a qualsiasi pietanza gradisca la nota affumicata, io lo abbino spesso alle zucchine e la ricetta di oggi nasce davvero per caso.

fiori di zucchina e sale affumicato-006

Ingredienti:
  • degli splendidi fiori maschi di zucchina raccolti al mattino nel campo di Milva,
  • un avanzo di pollo allo spiedo,
  • cipolline sott’aceto,
  • cetriolini sott’aceto,
  • sedano,
  • carota grattugiata,
  • prezzemolo,
  • maionese fatta in casa o comperata se vi va,
  • fiocchi di sale affumicato Falksalt.

collage fiori di zucchina ins pollo-001

Come fare:

cuocere al vapore i fiori di zucchina, dopo averli puliti deliatamente e tolto il pistillo, per dieci minuti nel microonde.

aprirli delicatamente e riempirli di insalata di pollo, tutto qui.

Questa semplice insalata di pollo può trasformarsi, per la presentazione nel fiore di zucchina, anche in finger food.

fiori di zucchina ripieni di insalata di pollo-001


Verzottini all’aceto balsamico di mele, kümmel e biglie di formaggio di capra aromatizzate, dal campo al Sacchetto.

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Verzottini all’aceto balsamico di mele, kümmel e biglie di formaggio di capra aromatizzate.

30 blogger, 30 giorni, 30 ricette, una al giorno, per scoprire fino a che punto possano arrivare la fantasia di chi cucina e la versatilità dei sacchetti forno Cuki , tutto reso ancora più stimolante da una Spezia a sorpresa Cannamela che non si conoscerà fino all’arrivo del pacco.

Aderire per me è stata una passeggiata, i sacchetti li conoscevo e già li adoperavo, unicamente per i fuselli di pollo però.

Ho aspettato che arrivasse il pacco perchè tutto sarebbe dipeso dalla Spezia misteriosa e, quando ho visto che la mia spezia era il kümmel  beh, le mie origini Mitteleuropee si sono risvegliate e, vedendo la fila di verzottini nel campo di Milva ho deciso cosa preparare, ne ho raccolto uno, l’ho portato a casa, l’ho liberato delle foglie rovinate (non usa diserbanti e si evince dall’aspetto delle foglie mangiucchiate) e mi sono messa all’opera.

Collage verzottini-001

Ingredienti per il verzottino:

  • 300 g. di verzottino tagliato sottile con l’affettatrice (o a mano se non l’avete),
  • 1 cucchiaino di kümmel tostato e schiacciato nel mortaio,
  • 1 cucchiaio di aceto balsamico di mele che, per sicurezza, ho fiammato per eliminare l’eventuale presenza di alcool (è sconsigliata l’introduzione di elementi a contenuto alcoolico),
  • un pizzico di aglio in fiocchi,
  • sale affumicato,
  • pepe verde,
  • olio EVO a fine cottura.

Collage kummel biglie formaggio-001

Ingredienti per le biglie di formaggio:

  • la proporzione è 1/3 di formaggio tenero di capra e 2/3 di ricotta di capra,
  • kümmel in povere ottenuta con il macinino da caffè,
  • semi di kümmel interi per decorare.

Collage verzottino-001

Come preparare il verzottino:

preriscaldare il forno (ventilato) a 199°C..

Dopo aver eliminato le foglie rovinate, lavarlo, asciugarlo e tagliarlo sottile, metterlo in una terrina e condirlo con gli ingredienti nella lista meno l’olio EVO, far riposare in frigorifero per 10 minuti.

Inserire nel sacchetto Cuki e cuocere per 10 minuti, estrarre il sacchetto (dentro una pirofila) e scuoterlo per mescolare, continuare la cottura per altri 10 minuti, aprire il sacchetto e lasciare ancora 5 minuti.

Condire in una terrina con l’olio EVO a crudo e porzionare, accompagnare con le biglie di formaggio.

Come preparare le biglie di formaggio:

setacciare la ricotta col formaggio di capra, inumire le mani e formare le biglie, qualcuna decorarla con i semi, le altre rotolarle senza eccedere nella polvere di kümmel per dar loro l’aspetto di un tartufino.

verzuttini  biglie di formaggio cuki e kummel-001

Buona giornata.


POMÌ: inizio col cuore,antipasto d’autore.

Tra una carezza a Celeste e la preoccupazione di trovarle presto una casa piena d’amore, per svagarmi ho pensato a cosa proporre con i prodotti POMÌ D’AUTORE che ho ricevuto tempo fa.

L’approcio è stato simpatico, il postino ha suonato ed ha detto: “c’è un pacco per la signora accantoalcamino” :-D …arrivo, e sono corsa veloce giù per le scale con una lieve crisi d’identità, nessuno mai mi aveva chiamata “signora accantoalcamino”…

Non ho aperto subito il pacco, so che “ello”, anche se non lo da a vedere, è orgoglioso della sua signora accantoalcamino e si sente importante quando apro i pacchi davanti a lui ;-)

Appena visti i prodotti mi ha detto: perchè non mi fai un bloody mary? Bloody Mary? Non proprio, metti la passata, aggiungi qualche goccia di succo di limone, sale (affumicato) e pepe…okkei, okkei :-)

Il cucchiaino andava messo dall’altra parte…lo so :-(

Mi conosco, so già di non cavarmela con pochi minuti, d’altronde POMÌ fa parte della mia “memoria storica”, 30 anni, chi non ricorda il “tormentone” (si può dire?) «o così o POMÌ»?

Era ed è tuttora diventato parte del linguaggio comune, spesso, quando si deve dire a qualcuno: prendere o lasciare, si dice o così o POMÌ, è inevitabile come me che sono la signora accantoalcamino :-D

La prima passata in brick è stata POMÌ, io la ricordo, la guardavamo tutti con curiosità ed ammirazione, oggi è quasi la regola ma allora era la “genialata”, ma ora passo alle mie idee per un antipasto a tutto POMÌ.

Cialda parmigiano e POMÌ con mousse di crescenza.

Ingredienti per la cialda:

  • 70 g. di Parmigiano Reggiano 36 mesi,
  • 50 g. di POMÌ L+,
  • 10 g. di farina di polenta bianca,
  • 25 g. di pinoli tritati.

Come fare la cialda (l’idea era nata dopo aver fatto la Millefoglie alle fragole, ho studiato un pò le proporzioni e questo è il risultato, ve la consiglio, è davvero buona, anche mangiata così “in purezza” o può essere utilizzata come “lasagna” assemblandola con burrata, mozzarella e quant’altro):

grattugiare il parmigiano ed unirlo agli altri ingredienti, amalgamare e stendere in strato sottile su una placca forno rivestita con la carta, cuocere a 180°C. (ventilato), appena la cialda apparirà dorata sfornarla, ritagliare la forma desiderata ed appoggiarla su una formina, in questo caso spazio alla vostra creatività.

Ingredienti per la mousse di crescenza (dosi a piacere):

  • ricotta,
  • crescenza,
  • panna fresca q.b. a rendere l’impasto cremoso.

Come fare la mousse:

setacciare la ricotta e la crescenza, lavorare aggiungendo la panna fresca fino a rendere il composto cremoso, metterlo in una sac a poche e riempire la cialda di POMÌ e la ciambellina di gelatina.

Ingredienti per le ciambelline e cuoricini gelatina:

  • 250 g. di POMÌ L+,
  • 4 g. di agar-agar in polvere,
  • 5 foglie di basilico fresco,
  • acqua q.b. per sciogliere l’agar-agar.

Come fare le gelatine di POMÌ L+:

mettere in infusione nella passata il basilico a fuoco basso senza portare ad ebollizione, sciogliere l’agar agar in poca acqua senza fare grumi, far bollire 5 minuti ed aggiungere la passata calda (togliere il basilico), amalgamare e versare negli stampini, riporre in frigorifero.

Per i cuoricini chiari mescolare un pò di mousse alla gelatina e riporre in frigorifero.

Cuori POMI-002

Ecco, questo è tutto o quasi perchè ho un’altra proposta ed arriverà a breve, appena Celeste mi darà il via, buon pomeriggio…

HO VINTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!! :-D


Dadi di patè, variazioni sulla scacchiera per un raffinato riciclo.

Dado patè Ribollita ingredienti:

  • cavolo nero lessato,
  • fagioli cannellini,
  • cipolla rossa,
  • peperoncino,
  • olio evo,
  • sale,
  • formaggio morbido di capra per legare.

Come fare:

rosolare la cipolla in poco olio extravergine, unire il cavolo nero già sbollentato e gli altri ingredienti, far insaporire ed asciugare bene.

Frullare e quando il composto sarà freddo unire il formaggio di capra, inserire negli stampini, riporre in congelatore, sformare e servire.

Questa va accompagnata sia con i dadini di pane nero, sia la polenta e sia i dadini di pane casalingo (fatto domenica, semplice pane bianco), se avete pane toscano ancora meglio.

Patè cavolini B. Pollo porri-1

Dado patè aringa affumicata ingredienti:

  • aringa affumicata cotta nel latte e alternata con cipolla stufata (iol’avevo fatta sabato per ello),
  • burro,
  • dadi di polenta,
  • cipolla stufata.

polenta in stampo-1

Polenta avanzata fatta con la MDP

Come fare:

frullare i filetti di aringa assieme al burro senza sale nè pepe perchè c’è già nella preparazione, riporre negli stampini.

Questi, contenendo il burro si rassodano in fretta, io li ho accompagnati con la polenta e la cipolla della preparazione.

Gli impasti avanzati (aringa esclusa) li ho alternati in un bicchiere dando l’idea della sabbia colorata.

dadi di pane-1

Dadi di pane raffermo(ammollati nel latte, messi negli stampini, fatti asciugare e fritti in olio evo)

Patè cavoletti B stampo-1

Patè cavolini stampo.

Ingredienti per dado cavolini Bruxelles:

  • cavolini Bruxelles  cotti a vapore,
  • acciuga sott’olio,
  • peperoncino in polvere (pacco Garofalo),
  • robiola,
  • pepe verde per “decorazione”.

Come fare:

cuocere a vapore  i cavoletti, frullarli assieme alla polvere di peperoncino, l’acciuga sott’olio e la robiola.

Mettere il composto negli stampini e mettere nel congelatore, decorare con pepe verde.

Ingredienti dado pollo:

  • filetti petto pollo,
  • porro,
  • burro salato,
  • pepe rosa per decorazione.

Come fare:

rosolare i pezzetti di petto di pollo nel burro, unire le rondelle di porro, salare e portare a cottura, frullare, riporre negli stampini e congelare per il tempo necessario, sformare e decorare con grani di pepe rosa.

Gli impasti avanzati (aringa esclusa) li ho alternati in un bicchiere dando l’idea della sabbia colorata.

Tutti i patè che presento  si possono semplicemente presentare in una ciotola o dare delle forme più grandi e comode da ottenere.


Una passeggiata nei campi, di scie chimiche, di bacche, di topinambur…poi in cucina a riciclare i cotechini…

Sono 3 mattine che “Annina la vicina” ed io andiamo a camminare per i campi, d’altronde con un cielo così come si fa a rimanere a casa?

Su di me la natura ha un effetto “magico”, mi trasforma, mi rasserena, è come se prendesse i colori dalla sua tavolozza e colorasse i miei pensieri.

Soltanto un’ora ma un’ora importante, direi indispensabile.

Anna è la prima persona con la quale ho interloquito appena arrivata qui in Friuli, notoriamente patria di “orsi” (in senso buono).

Avevo bisogno di un “attrezzo” e sfrontatamente le ho suonato.

Anna è l’Amica…punto, senza ma, senza se, puoi dirle tutto, anche le tue debolezze, le tue “marachelle”, non cambierà di una virgola il suo atteggiamento.

Anna è una di quelle persone che hanno beneficiato della “caprese” e del pane tedesco che avevo preparato in previsione del viaggio a Firenze e forse è mia Amica per quello? Naaaaaaaaaaaaaaaaaa….. :-D

Appena partite, il primo giorno mi ha fatto notare gli “strani incroci delle scie_chimiche delle quali ero completamente all’oscuro, se vi interessa saperne di più cliccate sul link.

Camminando facciamo “strani incontri”, 2 stroppie di mais in una pozzanghera ghiacciata, in piedi come fossero arrivate “balzellando” fin lì dal campo, quasi una “fuga romantica”…:

Poi il primo fiore di tarassaco, piccolo, piccolo, nascosto tra le foglie per non prendere il gelo della notte.

Si nasconde anche questo ciotolo, sotto una “copertina” di muschio, uguale a quello che andavo a raccogliere con papà per mettere nel Presepio:

E poi gemme:

Campi interi seminati a radicchio, quello col “poc”, che diventa tenerissimo dopo aver preso la “gelata”, assomiglia ad una rosa di velluto, meraviglioso…

Poi la scoperta di un campo di topinambour (di nessuno ;-) ) e lì è stata la nostra fine :-D , come 2 cinghialesse abbiamo iniziato a “grufolare”:

Eccoli qua i “tuberi magici”, ma di questi parlerò più avanti, dedicano un post ed una ricetta “speciale”, per la raccolta di Tiziana

Spesso mi rammarico di vivere qui, nell’estremo est, come dico sempre, “fuori dalle rotte”, peccato non vivere a Milano mi sussurro, potrei approfondire la mia passione per la cucina, per la fotografia, potrei partecipare a corsi, eventi e quant’altro, imparerei anche a “socializzare”…(forse) ;-) …ma poi, mentre guardo fuori dalla finestra e vedo tutto questo mi dico: no, il tuo posto è qui, questo è il tuo mondo, soltanto qui puoi essere serena e ritorno alla mia vita…

mentre ora si torna a casa, ancora una pennellata di colore e poi in cucina…non nella mia, io non ho avuto tempo per cucinare, a questo ci ha pensato Tiziana…la necessità di “riciclare tanti cotechini” ha aguzzato il suo ingegno ed ecco il risultato:

Sono così “pigra” che riporto la sua mail, io mi limiterò a raccontare le ricette con le foto, che, ovviamente sono sempre le sue :-D

Avevo tanti cotechini che mi hanno regalato, non ho voluto lasciarli crudi perchè non ho il posto adatto per conservarli, così ho pensato di aprirli e cuocere l’impasto togliendo anche un pò di grasso.

Gli involtini di verza:

li ho fatti con le foglie appena lessate (ho copiato da te) che vedi nelle foto stese sulla carta da cucina, le ho farcite con la pasta dei cotechini, le ho richiuse, messe in una pirofila con un filo d’olio aglio e peperoncino e passate in forno solo ad asciugare, perchè gli ingredienti sono già cotti.

Per i tortini:

ho preparato le verze (come vedi dalla foto) lavate e tagliate sottili, poi ho aggiunto 3 spicchi d’aglio tritato, un pò d’olio evo, sale e peperoncino (consumate piano piano).

Ho foderato gli stampini con la pasta brisè, ho messo uno strato di verze, uno di pasta di cotechino, un’altro di verze, non ho chiuso completamente la pasta brisee e ho infornato a 180°C per circa 30.

Buonissima giornata a tutte/i :-)

Banana rinsecchita :-)

Quasi dimenticavo la “merenda”, si, questa è la merenda che mi ha offerto Annina la vicina quando siamo tornate a casa…non male vero? Quando uno è ospitale e generoso non si smentisce mai :-D ciao Annina la vicina :-D


Tartufini di baccalà.

Erano avanzati dei pezzettini piccini picciò di baccalà, tanto piccini picciò da non poterli usare per altre ricette se non polpettine che però ho già fatto, allora io, che non butto mai via il cibo ho emulato Montersino ed ho creato questi tartufini di baccalà.

Non sembra un gioiellino?

Ingredienti per 2 tartufini (peso finale 20 g. l’uno):

  • avanzi di baccalà ammollato e cotto al vapore,
  • sedano rapa avanzato da un brodo vegetale,
  • prezzemolo fresco tritato,
  • aglio disidratato,
  • sale affumicato,
  • passata di pomodoro (stesa su carta forno e fatta asciugare a 100°C. per ? (controllare),
  • pomodori secchi (per il ripieno e per legare il mazzolino di prezzemolo).

Come fare:

dopo aver cotto al vapore i ritagli di baccalà, metterli sul tagliere assieme agli avanzi di sedano rapa, il prezzemolo tritato, l’aglio disidratato  ed amalgamare, col piatto del coltello schiacciare il tutto, aggiustare di sale (affumicato).

Formare delle palline, schiacciarle ed inserire un pezzettino di pomodoro secco sott’olio , richiudere, riappallottolare e rotolare un tartufino nel prezzemolo essicato e macinato nel macinino da caffè, l’altro nella passata di pomodoro essicata e macinata nel macinino da caffè.

Cosa aggiungere? Che manca l’olio? Che mi è piaciuto questo esperimento? Che avrei voluto amalgamare il baccalà a della ricotta di kefir?


Profiteroles rosa x la prevenzione…mai dire MAI…

Era tutto perfetto: avevo abbattuto le “barriere architettoniche” della mia mente, avevo “familiarizzato” con la pasta choux, avevo addirittura fatto amicizia con la “sac a poche”..beh, non è una novità, anche se avete 100 anni  vi accorgerete che c’è sempre una “prima volta”….si,  anche a 100 anni.

Per i profiteroles (dal libro “Cioccolato passione fantasia”):

  • g.50 di burro,
  • g. 50 di acqua,
  • g.100 di latte (scremato),
  • g.100 di farina 00,
  • 1 cucchiaio di zucchero (pizzico di fruttosio),
  • 3/4 uova (3 uova e 1/2),
  • 1 pizzico di sale (rosa dell’Himalaia).

Come fare i bignè:

far bollire l’acqua , il latte con il burro, lo zucchero, il sale e versare la farina a pioggia, mescolare continuamente fino a quando si sarà formato un composto omogeneo, togliere dal fuoco e far raffreddare, aggiungere le uova una alla volta SOLTANTO DOPO AVER AMALGAMATO BENE IL PRECEDENTE UOVO).

Accendere il forno e portarlo alla temperatura di 200° C.

Sulla teglia rivestita da carta forno formare con la sac a poche delle “noccioline” d’impasto e farle cuocere per c.ca 10 minuti.

Sfornarle, farle raffreddare e, con la siringa o con la bocchetta piccola della sacca farcirle con la mousse di salmone.

Per la mousse di salmone vi mando Qui , al posto dell’aringa ho usato il salmone affumicato.

Per la salsa rosa:

maionese fatta con 1 uovo intero, olio di semi di vinacciolo, sale rosa dell’Himalaia, concentrato di pomodoro, worchestersauce, pepe rosa.

Per decorare:

pepe rosa e uova di salmone.


Da pupattola a pupattola: il Piatto Primavera.


Lo so, siamo in estate (forse) ma con l’atmosfera che si respira in casa “Sapori Divini” mi sa che la primavera sarà la stagione regina per molti anni.

Questo piatto nasce dalla mente fervidamente artistica di Tiziana che me l’ha spedita via mail proprio a primavera ma, sapendo della visita estiva di Blanca abbiamo aspettato il momento giusto per farla assieme.

Al tempo c’erano ancora le cime di rapa che abbiamo (ha) sostituito con un golosissimo pesto di rucola.

Ingredienti:

  • petto di pollo,
  •  zenzero in polvere,
  •  zafferano,
  • vino bianco,
  •  cime di rapa (versione attuale con pesto di rucola)
  •  aglio,
  •  philadelphia,
  •  semi di papavero,
  •  sale
  •  olio evo.
  • peperoni rosso e giallo,
  • striscioline buccia di cetriolo.

Come disegnare il Piatto Primavera:

salare le fettine di pollo, rosolarle in un filo d’olio assieme allo zenzero, sfumare con il vino bianco, aggiungere lo zafferano e portare a cottura.

Togliere il pollo dalla padella, farlo raffreddare per ritagliarlo con le formine ( fiori e farfalle ), tenere da parte il sughetto di cottura.

Lavare le foglie delle cime di rapa, metterle in una padella con un filo d’olio evo, l’aglio tritato, il sale e farle appassire.

Lasciar raffreddare e quindi passarle nel mixer assieme a un cucchiaio di Philadelphia.

Riscaldare la salsina verde, in un’altra padella riscaldare le formine di pollo nel sughetto di cottura , quindi impiattare appoggiando i fiori e le farfalle sulle salsine decorando poi  con i semini di papavero.

Questo succedeva nella ricetta originale ma Blanca ha deciso di fare i fiori con i peperoni rossi e gialli, ha voluto fare i cuoricini, ha voluto fare un cielo.

ogni tanto la nonna” voleva metterci mano.

Alla fine bisogna creare un “set fotografico” ma se nessuno ti dà una mano, anzi, si diverte a farti i “dispetti” come si fa?

Ditemi voi se sono facce da fare ad un’anziana signora che sta  fotografando, mah, valle a capire queste pupattole.

Blanca, la nonna, Perla (deve sempre metterci il nasino ) e l’anziana Signora offrono questo piatto ad Alice Ginevra, la meravigliosa Pupattola del web, non so se Alice vorrà farlo assaggiare a mamma e papà, ma questo lo saprete più in là.

E dopo aver trascorso un meraviglioso pomeriggio con Blanca, la nonna ed il papà di Blanca che, purtroppo ha, nel frattempo, ricevuto una brutta notizia (Enrico un abbraccio affettuoso) me ne sono andata via con una bella zanzarona costruita proprio da Blanca con un palloncino (ma secondo me c’è ancora lo zampino della nonna).

Io le ho lasciato una scatolina/decoupage (finalmente dopo tanto tempo ho ripreso l’attività) dove mettere le sue collane (l’ha detto lei).


Spiedino di feta in tenpura: prove di kaki-age.

Come si dice: da cosa nasce cosa, e così, avendo questo mese l’importante impegno col kaki-age Giapponese ho voluto sperimentare se il mio ambizioso “progetto” potrà andare in porto.

Secondo me  la cucina Giapponese è un progetto, va pensata, studiata, va fatta la bozza, corretta, rifatta e, quando si crede di essere pronti, costruire.

Nel mio caso la non conoscenza si trasformerà in una consapevole, garbata e rispettosa “approssimazione”.

Secondo me certi piatti sono inimitabili o meglio, per farli bisogna creare la giusta atmosfera, partendo dalla “testa”,  il “cuore” e poi il resto: stanza,  arredi, luci, colori, piatti, posate, ciotole, bevande, le culture così diverse dalla nostra vanno fatte entrare in noi un pò alla volta, lentamente, fintanto si sarà creato fuori e dentro  uno spazio accogliente ed ospitale.

Con la proposta di Acquaviva, come succede ogni mese, o per una ricetta o per l’altra, le persone si sentono particolarmente coinvolte ed è stupefacente leggere le varie interpretazioni, così diverse, così motivate, così intense.

Ma cosa c’entra tutto questo discorso con lo spiedino per Ornella? C’entra, c’entra perchè?…

Perchè alla fine del “progetto” mi è avanzata la pastella ed una pastella così (neanche le altre né? ) non si può buttare.

Dopo aver calcolato le dosi giuste di acqua e farina nelle trasparenze dei bicchieri,  dopo aver mescolato  con i bastoncini, con gesti ampi e lenti, dopo aver atteso il suo “riposo”..no, non si butta ma…si apre il frigorifero e si studia e si sceglie cosa “impastellare”.

É stato quando ho visto la feta che mi si è accesa la lampadina, Ornella, ho pensato, creo qualcosa per lei.

Per la pastella vi mando da Acquaviva

Gli  ingredienti per lo spiedino:

  • cubetti di feta,
  • quadrotti di pasta cotta (farina di grano arso) da un’idea di Tery),
  • pomodori datterini dai miei vasi,
  • foglie di basilico dai miei vasi.

Ingredienti per la salsina:

  • panna acida,
  • aceto di riso,
  • basilico tritato,
  • aglio schiacciato, passato sul fondo del calice per l’aroma e tolto,
  • sale nero di cipro.

Come fare:

infarinare leggermente gli ingredienti, immergerli nella pastella e friggerli  (170°C. ho usatoil termometro) olio di arachidi profondo profumato (come consiglia Acquaviva) con qualche goccia di olio di sesamo.

Iniziare dal basilico per qualche secondo, poi con i quadrotti di pasta, i pomodorini ed infine i cubetti di feta per qualche secondo in più.

Appoggiare delicatamente sulla carta assorbente e far asciugare, anche se questa pastella regala un fritto croccante ed asciutto.

Preparare la salsina amalgamando tutti gli ingredienti meno il sale che  lasceremo in vista.

Versare la salsina sul fondo del calice aromatizzato con l’aglio, infilare delicatamente  gli ingredienti sullo spiedino, alternandoli (vedi foto), completare con un lungo cucchiaio per “tirar su”, alla fine, anche l’ultimo pezzettino di questa bontà..


Risi e bisi: una passeggiata nel passato.

Per la ricetta, come sempre, scendere dalla “soffitta”.

Questa ricetta mi ha catapultata in una vecchia soffitta di fronte alla cassapanca della nonna, quella piena di ricordi, ho chiuso gli occhi e mi sono lasciata trasportare.

Mi sono rivista nell’orto con papà a raccogliere i bisi (piselli) e, di corsa, dalla mamma ad aiutarla a sgranarli, una buona parte finivano nella mia boccuccia incurante del pericolo del grande mal de pansa, altri li adoperavo per fare  collane, per me e per la bambola.

Dopo anni mi sono limitata al portatovagliolo:

Risi e bisi è stata per me anche una pozione magica quando in collegio, in primavera e autunno, prima di pranzo le suore minacciose mi costringevano a ingurgitare l’odiato cucchiaio di olio di fegato di merluzzo (che fa diventare grandi e forti) .

Quella minestrina mi aiutava a togliere quel saporaccio, il boccone sostava a lungo tra le mie papille offese, e poi ne seguiva un altro ed un altro ancora, fino alla fine del piatto, spesso chiedevo il bis.

Anche la signora Gisella me la faceva spesso, d’altronde anche a Trieste e in Bisiacaria risi e bisi come risi e fasoi o pasta e fasoi erano/sono piatti della tradizione, per cui non me la sono sentita di stravolgerla molto, ho aspettato i bisi della mia fornitrice di fiducia, la carenza di pioggia degli ultimi tempi ne aveva ritardato la maturazione e soltanto ieri mattina sono andata direttamente nel campo a prendermeli.

Tanto lavoro mi ha detto la signora che li stava raccogliendo, per fortuna no mal di schiena, sono straniera e mi piace lavoro, io tanto lavoro.

L’ho fotografata dopo averle promesso che avrei nascosto il viso :-)

     

La pancetta è usata come decorazione rendendola croccante in una padella antiaderente e con una mantecatura alla crema di finocchietto selvatico (mio) sbollentato e tritato con olio evo e parmigiano reggiano.

  

Ingredienti (4 persone) (io metà dose):

  • 800 gr di piselli teneri e dolci con bacello mangiatutto, in modo da ottenere 250-300 gr di piselli sgranati,
  • 250 gr di vialone nano (io ho usato Crespi),
  • 60 gr di burro chiarificato (burro di soia),
  • 50 gr di pancetta (io affumicata),
  • 1 cipolla bianca piccola novella,
  • 1 ciuffo di prezzemolo (finocchietto),
  • Parmigiano Reggiano,
  • sale e pepe nero macinato al momento.

Un segreto: i piselli sgranati devono essere della medesima quantità del riso (o il triplo se con baccello).

Procedimento:

sgranare i piselli separando i semi dai bacelli, conservare entrami e lavarli.

Versare i bacelli in 2 litri di acqua leggermente salata e farli bollire per circa un’ora. Passare quindi brodo e bacelli al passaverdura oppure al mixer e poi al setaccio. Si otterrà un liquido un po’ verde e un po’ denso che sarà il brodo per preparare il risotto, da tenere al caldo con un fuoco basso.

Tritare la cipolla e la pancetta e rosolarli insieme con 30 gr di burro in una casseruola di rame (il risotto viene meglio, non c’è storia!) per qualche minuto, unire i piselli, versare un paio di mestoli di brodo e cucinare per 5′ per pisellini fini e almeno 15′ per quelli un po’ più grossi.

Aggiungere il riso, mescolare con un cucchiaio di legno, unire il brodo bollente e mescolare per circa 14′.

Unire il prezzemolo e cucinare per altri 2′, togliere dal fuoco, regolare di sale, unire il pepe macinato fresco, il burro rimasto e il parmigiano a gusto.

Mantecare, far riposare coperto per 2 ‘ e servire.

Io ho scelto di fare una risi e bisi più fissa (densa) perchè a ello non piacciono le minestre con il riso: fresco, buono, mi ha detto e non si è lamentato della presenza del finocchietto che solitamente non gradisce, va a capirli gli uomini.

Pur facendo metà dose è avanzata un pò di risi e bisi ed ho pensato di fare delle crocchette come spezza-fame nell’attesa della cena l’ho servite a temperatura ambiente.

Ho aggiunto la quantità di uovo sbattuto sufficiente a legare, ho aggiunto un pò di parmigiano e, usando un coppapasta, ho fatto delle polpettine che ho passato nei semi di zucca tritati.

Ho fritto a 160° C. in olio profondo (di arachide) ed ecco il risultato:


Saltimbocca alla ro… binia, ovvero: bicchierini di cioccolato con crema ai fiori d’acacia.

… niente carne, niente prosciutto, niente salvia…questi saltimbocca sono dei semplicissimi pirottini di cioccolato (comperati perchè il temperaggio del cioccolato è nella lista di cose da fare) riempiti con una crema ai fiori di robinia o acacia.

Saltimbocca perchè si mangiano in un sol boccone, dopo aver fatto quella ai fiori di sambuco ho provato con questi, ho fatto il vino ed ho fatto anche le frittelle, però, udite, udite: al forno.

Oggi è domenica, mi sento anche un pò pigra e quindi copio incollo da qui e se vi va di sapere come fare ilvino e le frittele sostituendo i fiori i sambuco con quelli di acacia andate  qui ma invece di friggere mettere i mucchietti d’impasto sulla carta forno ed infornare a 180°C.  pr 30 minuti avendo l’accortezza di girarli a metà cottura.

Ingredienti per i “saltimbocca”:

  • pirottini piccoli di cioccolato,
  • 1 litro di panna fresca (250 panna di soia “Naturasì”),
  • 150 g di zucchero (30 g di fruttosio),
  • sale,
  • 150 g di fiori di sambuco col gambo (acacia 60 g.).

Alberi acacia e sambuchi

Come fare:

scaldare la panna e sciogliere lo zucchero ed un pizzico di sale.

Togliere dal fuoco ed aggiungere i fiori di sambuco (robinia/acacia).

Lasciar riposare la crema in frigorifero per una giornata (io l’ho lasciata la notte).

Filtrare e montare la crema con le fruste, fatto.

Alla prossima.

Colgo l’occasione per fare gli auguri a tutte le donne che non hanno potuto, per svariati motivi, diventare mamme e che certamente sarebbero state delle mamme meravigliose.

Io sono una Figlia mancata, sono una Mamma mancata ma, come dice Vasco: io sono ancora qua… e già.

Altre idee con i fiori (cliccare foto per ricetta):

 


Focaccine ricotta salvia e fiori di rosmarino per Spiedino-Schiscetta Time.

Neanche i linguisti Devoto e  Oli sono riusciti ad illuminarmi sul significato della parola Schiscetta, forse perchè a quei tempi  la  pausa pranzo la trascorrevano  comodamente seduti a tavola serviti in piatti di porcellana e posate d’argento o  perchè il termine schiscetta (narra la leggenda) nasce a Milano dall’esigenza di una portinaia  di schisciare (schiacciare) il suo pranzo in un contenitore per comodità di trasporto, forse, non si sa.

Le mie pause pranzo, negli anni, le ho sempre saltate a piè pari, riprendere il lavoro col pancino pieno mi risultava faticoso perciò ho immaginato la mia schiscetta ideale: nutriente, leggera, completa, golosa e bella da vedere.

Per me, anche se frugale il pasto deve contenere i tre nutrienti fondamentali: proteine, carboidrati, grassi, e così è nata la mia schiscetta.

La mia proposta per il contest sono questi spiedini formati da: Focaccine ricotta, salvia e fiori di rosmarino, alternate a pomodorini datterini, bocconcini di bresaola con punte di asparagi.

Ingredienti per le focaccine:

  • 240 g. di ricotta setacciata (ho usato quella di kefir),
  • 240 g. di farina 00,
  • 3 uova,
  • 60 g. di formaggio di capra semistagionato (o formaggio a piacere),
  • 2 foglie di salvia,
  • fiori di rosmarino (facoltativi),
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare (io ho usato il robot da cucina con le lame in plastica da impasto):

preriscaldare il forno a 200°C.

Lavorare la ricotta e la farina, aggiungere le uova leggermente sbattute, il formaggio grattugiato, le foglie di salvia tritate finemente, i fiori di rosmarino (facoltativi), sale e pepe (io uso il verde).

Attenzione, adoperare una ricotta asciutta altrimenti sarà necessario aumentare la quantità di farina e questo renderebbe le focaccine meno soffici.

Stendere l’impasto sulla tavola abbondantemente infarinata all’altezza di c.ca 1 cm , per farlo si dovrà infarinare abbondantemente anche la superficie (la farina non verrà incorporata al composto ma servirà soltanto per stenderlo meglio).

Ritagliare dei cerchi o delle forme a piacere, disporre le focaccine sulla piastra da forno rivestita con l’apposita carta e cuocere fino a doratura (per un diametro di 7/8 cm. la cottura sarà di 15 minuti).

Io ho ritagliato delle mini forme da fiore da infilare nello spiedino (cottura 10′), si può giocare con le forme e, dopo aver pennellato col latte spargere semi di papavero, sesamo, zucca, girasole ecc., io l’ho evitato perchè sporcherebbero la scrivania.

Ingredienti per lo spiedino:

  • fettine sottili di bresaola,
  • punte di asparagi (sbollentate in acqua salata),
  • pomodorini datterini,
  • focaccine, ricotta e salvia.

Come fare:

chiudere le punta d’asparago nelle  fette di bresaola tagliate a metà, formare dei fagottini ed alternarli agli altri ingredienti, più semplice di così.

Ed ora,  la ricetta dei dolcetti:

Brutti ma buoni con pinoli e pistacchi di Ernst Knam (L’arte del dolce pag. 96)

Ingredienti:

  • 2 albumi,
  • 150 g. di zucchero semolato,
  • 70 g. di pinoli,
  • 70 g. di pistacchi.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina capiente montare gli albumi aggiungendo lo zucchero poco alla volta, unire i pinoli ed i pistacchi ed incorporarli delicatamente alla massa.

Versare il composto in una pentola e far “asciugare” a fuoco bassissimo per c.ca 10 minuti (passaggio giustificato da Kamt per rendere più friabile il prodotto finale).

Disporre a cucchiaiate il composto su una teglia rivestita con la carta forno e cuocere a 170°C. per 10 minuti o fino a quando i brutti ma buoni risulterano ben dorati (quelli della sua foto finale sono diversi dai miei ma avevo paura di bruciarli).

Ecco..tutto questo è racchiuso in questa scatola:


Cetrioli ripieni, pomodorini e peperoni, freschezza d’estate.

Questa ricetta risale all’anno scorso e la tenevo gelosamente in archivio, un idea utile per quest’estate, magari per far mangiare le verdurine a tutti.

Dalla mia enciclopedia qualche nome.

Liguria: Sitrullo, Cugoemau – Piemonte: Cocumer – Lombardia: Coecoemer – Veneto: Zerumolo, Cogumero.

Emilia: Zedron, Cucomber – Toscana: Citriuolo, Treciolo – Abruzzo: Melangula – Campania: Citrulo – Calabria: Verdinasce, Citrolu (max docet)

Sicilia: Citrulo virdi – Sardegna: Cuggumera

Friuli: Codumar :-D

Probabilmente è originario dell’India, ora si trova dappertutto con vari cultivar  che li differenziano nella forma e nel colore.

Si raccoglie in luglio/agosto prima della maturazione.

Molti hanno difficoltà a digerirlo, si può ovviare eliminando il liquido di vegetazione.

Io li taglio con la mandolina, li salo e li metto in uno scolapasta, li risciaquo e li scolo bene e, come mi ha insegnato una signora Slovena, li condisco con  panna acida e  finocchietto, provare per credere..

Ora dalla mia enciclopedia, pagina 191.

Proprietà:

vermifughe, diuretiche, antiinfiammatorie, emollienti, antipruriginose.

Principi attivi: tracce di olio essenziale, aminoacidi, vitamina C e carotene, sostanze pectiche.

Il comune Cetriolo ha proprietà diverse a seconda della parte che viene usata.

I semi si usano come vermifughi efficaci, sorattutto nei confronti della tenia, benchè questa affezione, con le migliorate condizioni igienico-alimentari, sia diventata rara.

Il frutto fresco ha buone proprietà diuretichee depurative che possono essere utilmente sfruttate bevendone direttamente il succo o consumato crudo in insalata.

Uso cosmetico:

la polpa del cetriolo ha la proprietà di schiarire, decongestionare ed idratare la pelle, si può applicare su viso e corpo come maschera o impacco, mantenendo l’applicazione per almeno 1 quarto d’ora.

E adesso andiamo in cucina, le dosi sono ad occhio, considerate che vanno fatti e mangiati per mantenere la croccantezza del cetriolo.

Ingredienti:

  • 2 cetrioli grossi (io uso 1 lungo Olandese),
  • 1 scatola di tonno al naturale (quelle da 160 g.),
  • 2 uova (1 per il ripieno l’altro per decorare),
  • 1 cucchiaino da the di capperi,
  • 2 filetti d’acciuga,
  • prezzemolo,
  • olio,
  • aceto (di mele),
  • sale,
  • pepe verde.

Come fare:

far rassodare le uova e lasciarle raffreddare.

Nel frattempo con un rigalimoni decorare la buccia dei cetrioli o, semplicemente, sbucciarli.

Tagliarli in parti uguali e con uno scavino eliminare l’interno lasciando uno spessore di 1 cm, salarli all’interno e metterli in piedi in uno scolapasta il tempo di preparare il ripieno mettendo nel frullatore 1 tuorlo, il tonno, i capperi, l’acciuga a pezzetti, il prezzemolo, l’aceto, l’olio, il sale ed il pepe.

Finire di amalgamare in una terrina fino ad ottenere un composto morbido ma non troppo liquido.

Inserire il ripieno nei cannelloni di cetriolo, decorare con la mimosa d’uovo dell’altro uovo e buona estate.

I pomodorini ed i rotolini di peperone li ho farciti con della ricotta di kefir (se non l’avete va bene un’altra, l’importante è setacciarla più volte per renderla cremosa) amalgamata con poco aglio schiacciato, basilico (origano se lo preferite), un’acciuga sott’olio, sale e pepe (verde).


Cuore di erbette rosse con tahin e kefir…

Oggi propongo questa ricetta, la posso chiamare ricetta? È la cosa più semplice che si possa fare, uno spuntino leggero, un antipasto, adatto anche a chi è vegetariano.

A casa mia c’è sempre una confezione di erbette rosse precotte, le uso per colorare la pasta, per colorare le glasse, le mangio tagliate a fettine che faccio marinare nell’olio, sale ed aglio (come mi ha insegnato Piero), io le adoro e  mi piace da matti il colore.

Nei miei periodi piemontesi a Mondovì Piero  di lunedì mi portava al mercato dove le vendevano arrostite alla brace, una bontà, mai viste dalle mie parti.

Non voglio addentrarmi in un campo a me sconosciuto  ma ho letto che la barbabietola  aiuta a combattere l’ipertensione, è ricca di antiossidanti, troverete nel web molte indicazioni su come mangiarla e su come ottenere da lei qualche rimedio per la salute.

Preparare la salsina con:

  • tahin chiaro (burro di sesamo),
  • kefir (yogurt),
  • olio evo,
  • aglio schiacciato e passato sulle pareti della ciotola per profumare,
  • fiocchi di fior di sale (o sale marino, meglio integrale),
  • aneto o l’erba che preferite.

Come fare:

prendere una confezione di erbette rosse (barbabietole), tagliarle a fette e ricavare dei cuori, preparare la salsina amalgamando gli ingredienti, metterla in una ciotola ed appoggiarvi sopra il cuore: fatto.

Con questi cuoricini vi lascio ad un fine settimana rilassante, il mio lo sarà, un abbraccio amiche/amici :-)



Polpettine di baccalà e patate con panatura di Cheddar Cheese, Polpettine di baccalà, topinambour, cavolo nero: la mia domenica col Baccalà.

Orfana delle grandi pentole di Baccalà alla Vicentina ho cercato, nel mio piccolo, di colmare quel vuoto per veder ritornare il sorriso sulle labbra di ello.

Per sapere qualcosina in più sulle differenze tra stoccafisso e baccalà vi rimando a questo link esaustivo.

Nonostante la differenza in Veneto ed anche qui in Friuli si continua a chiamarlo sempre e comunque Baccalà ed allora Baccalà sia, in ogni modo ed in tutte le salse.

Anni fa lo comperavo secco (stoccafisso) e lo bagnavo io, ora non me la sento più, anche avendo il posto, di far correre l’acqua, giorno e notte per 3 giorni di fila, ben venga dunque, anche se il prezzo sale alle stelle, l’acquisto al supermercato che da anni si è attrezzato  per poterlo fare senza troppi sprechi.

Dopo averlo lavato, dal pezzo di coda che avevo acquistato, ne ho ricavati 500 grammi.

Metà l’ho messa a bollire nel latte con la stessa quantità di patate, l’altra metà con la stessa quantità di topinambour.

Ecco la prima versione:

Polpettine di baccalà e patate con panatura di  Cheddar Cheese.

Ingredienti per 1 persona con tanto appetito:

  • 250 g. di baccalà al netto,
  • 250 g. di patate,
  • acqua (latte),
  • 1 albume,
  • sale,
  • pepe (verde).

Per la panatura:

  • farina (di riso),
  • uovo sbattuto,
  • Cheddar Cheese grattugiato (o emmenthal, groviera, grana, provola..a piacere).
  • Olio di arachidi per friggere.

Come fare:

cuocere assieme baccalà e patate in acqua leggermente salata (ho usato latte), scolare e frullare, aggiungere l’albume, aggiustare di sale e pepe.

Formare delle palline e passarle nella farina, uovo e formaggio, friggere in olio profondo (160/170°C.)

Ed ecco la mia versione personalizzata:

Polpettine di baccalà, topinambour, cavolo nero

Ingredienti:

  • 250 g. di baccalà al netto,
  • 250 g. di topinambour,
  • latte,
  • 3 foglie di cavolo nero private della costicina,
  • 1 albume,
  • sale affumicato,
  • pepe verde,
  • salsa di soia (facoltativo).

Per la panatura:

  • farina di riso,
  • uovo sbattuto,
  • semi di zucca tritati (non serve tostarli perchè vengono fritti).
  • Olio di arachidi per friggere.

Come fare:

dopo aver lessato baccalà e topinambour nel latte, scottato le foglie di cavolo nero, frullare tutto ed aggiungere l’albume.

Aggiustare di sale e pepe, formare le palline e procedere con l’impanatura: farina, uovo, semi di zucca.

Friggere in olio di arachidi profondo (160/170°C.), servire con qualce goccia di salsa di soia o glassa di aceto balsamico.


Polpettine Lenticchie e cavolfiore

Polpettine di lenticchie e cavolfiore

Quante volte ho letto nelle presentazioni dei blog questa frase: questo blog nasce per l’esigenza di raggruppare le mie ricette ..e, aggiungo io, buttare finalmente tutti i “foglietti, ritagli, appunti ecc” che stazionano occupando spazio utile ad altre cose.

Per me è così, a parte lo studio e la particolare attenzione che metto nel preparare una ricetta per un contest “intrigante” il resto delle ricette che trovate qui sono la mia cucina di tutti i giorni ed essendo una “personaggia strana”, anche nella cucina di tutti i giorni mi piace “non annoiarmi”, il tempo che perdo in più per presentare le pietanze in maniera invitante non è poi molto ed ormai “ello” è talmente abituato a questo che (me tapina :-( ) non mi porta più al ristorante: perchè mangio meglio a casa..ecco dove sta “la trappola” ;-)

Noi siamo in due, ed è difficile preparare e consumare tutto in una volta, avanza sempre qualcosa ed allora perchè non pensarci prima e pianificare già il pasto successivo?

Ricordate le mie zuppe? Una nasceva proprio da un “avanzo” di lenticchie..ello mi dice: amore fai le lenticchie che le mangio volentieri…invece quella sera la sua attenzione mangereccia viene catturata da “altro..e le lenticchie rimangono lì :-(

Con una parte di quelle ho fatto delle polpettine col cavolfiore (altro “alimento” a rischio ;-) ) al forno, aggiungendo del parmigiano, un uovo, timo, sale e pepe verde (lo uso sempre, ha un profumo particolare) le ho rotolate nei semi di zucca tritati e tostati (al posto del pane grattugiato) ed infornate a 180°C. per 35 minuti e..fatto:

le ricette delle prime foto partono tutte tre da una base di porri stufati con poco burro di soia e bagnati con l’acqua di cottura delle foglie usate per decorare e dai piselli surgelati sbollentati per 5 minuti e buttati in acqua gelata (per mantenere il colore).

Una parte dei porri è stata usata per un semplice risotto fatto col solito procedimento, modellato in un mini stampo da plum cake ed “infiocchettato” con le foglie dei porri.

La seconda proposta è una torta salata preparata mentre cuoceva il lesso con della pasta brisè (pronta) i porri ed i piselli, 2 uova sbattute con panna di soia, pepe verde, forno a 200°C. per 35 minuti, negli ultimi 5 minuti ho aggiunto del gorgonzola dolce a fiocchetti ed una manciata di piselli (decorazione), ho fatto un fiocco con le foglie del porro, tutto qui.

La minestra è ancora più veloce: PAP (pentola a pressione) porro, piselli, brodo vegetale (ho usato l’acqua di cottura delle foglie di porro e dei piselli) dal sibilo 5 minuti..fatto :-) ho aggiunto un pò di erba cipollina del mio vaso (finchè c’è ;-) )

Vi abbraccio tutte/i


Il prato di Blanca…..

Per ottenere questo bel prato fiorito occorrono:

pesto fatto con:

  • basilico,
  • parmigiano,
  • pinoli,
  • olio evo.
  • sale.

**********************************

  • Sfoglia di mozzarella (possono  andar bene anche galbanino o sottilette).
  • Carote  al vapore,
  • Pane per tramezzini.

Costruiamo il prato:

lavare e pelare le carote, cuocerle al vapore lasciandole un po’ al dente,

quando si saranno raffreddate tagliarle a rotelline.

Ritagliare dal pane da tramezzini dei quadrati di circa 5 cm. di lato e spalmarli con il pesto.

Dalla sfoglia di mozzarella ottenere con uno stampino dei fiorellini che andranno posizionati al centro del quadrato di pane.

Cliccare sulle foto per ingrandirle.

Dalle rotelline di carota, con uno stampino rotondo più piccolo del fiorellino,

ottenere dei bottoncini che si posizioneranno al centro di ogni fiore.

IL PRATO E’ FIORITO!!!!!!!!!! ED ORA SI MANGIAAAAAAAA :-)

Con questo prato Blanca da il suo contributo alla COMETA PASTICCIONA.

E…e….e…? E ha vintooooooo, brava Blanca e brava la nonna Tiziana, io ho fatto solo da ambasciatrice :-)

Voglio regalare questo prato a lei, al suo bambino ed a tutti i bambini che la mattina dicono:

“Io non ci voglio andare a fisioterapia, basta sono stufo”



Trota affumicata con “gelato” di zucchine.

Questa è una ricetta che, un tempo, mi avrebbe fatto sorridere, ma guarda un po’ cosa s’inventano…avrei sussurrato.

Ma col tempo si cambia ed oggi sono qui a proporvela, dopo averla sperimentata ed “assaggiata”…. si, solo assaggiata perchè il gelato è un po’ “pencio”, come dicono qui ed ho ancora un bottone da chiudere ;-)

Avevo in frigorifero una busta  di Trota salmonata affumicata  vicina alla data di scadenza ed una visita ad Anna, amica della porta accanto e di passeggiate “erbicole” mi hanno illuminato.

Sapendo della mia passione per la cucina mi ha fatto vedere un libricino dove sono raccolte le ricette significative dei ristoranti della Carnia.

Ringrazio quindi il Ristorante Cison di Amaro (Udine) per avermi dato questa idea!!

Ingredienti per 4 persone:

  • 8 fettine di trota affumicata (o salmone).

Per il “gelato”:

  • 1/4 litro panna,
  • 100 g di mascarpone (ho usato la creme fraiche),
  • 80 g di burro (ho usato il burro salato),
  • 1 zucchina,
  • 100 g di farina 00,
  • olio evo q.b.,
  • pepe q.b.

Preparazione:

grattugiare e cuocere la zucchina con l’olio evo.

Portare a bollore la panna con il mascarpone ed aggiungervi la zucchina grattugiata.

A parte sciogliere il burro ed unirvi la farina.

Frullare il composto di zucchine, panna e mascarpone, versarlo poi nel burro e farina.

Far cuocere fino a densità abbastanza consistente.

Mettere il composto in una ciotola e far raffreddare in frigorifero.

Servire con le fette di trota (o salmone) con una riduzione di aceto balsamico se vi piace.

Ho pensato di personalizzare la presentazione formando delle palline ripiene.


Cuoricini di sedano fritti a San Valentino? Perchè no…

Polpettine da gustare 22-02-2010

Credo che l’amore stia anche nel rispetto per il cibo e nella fantasia nell’ utilizzarlo al meglio e mai sprecarlo.

A me succede con il sedano, ne compero sempre troppo, dimentico di congelarlo e lo ritrovo un po’ triste nel frigorifero.

Questa idea “salva-sedano” l’ho presa da un libro di Bigazzi ed ora la tengo cara,  una proposta semplice, straordinaria…

Ingredienti:

  • foglie di sedano e gambi liberati dai filamenti,
  • 1 uovo,
  • farina 00 per infarinare le polpettine o di riso senza glutine,
  • sale,
  • olio evo per friggere.

Come fare:

dopo aver pulito e lavato il sedano, sbollentarlo in acqua salata per sfibrarlo ed ammorbidirlo.

Dopo averlo scolato, strizzato e tritato ricavare  delle polpettine che  dapprima passerete nella farina,
nell’uovo ed ancora nella farina.

Inserirle delicatamente nel tagliapasta a forma di cuore, friggerle in olio evo profondo e servire con una salsa di pomodoro piccante.

polpettine di sedano da friggere-001

Sostituendo la farina conquella di riso, avrete una ricetta senza glutine.


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