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Tete de Moine, la dolce carezza della melata, sognando la Cornovaglia…

Tete de Moine e Melata-002

Basterebbe chiudere gli occhi, avvicinare alla bocca uno di questi volants di formaggio con qualche goccia di melata per partire verso il paradiso dei sapori.

Questo abbinamento è nato per caso, per una serie di coincidenz e che confermano che nella vita nulla accade per caso, nè il bello nè il brutto.

Nasce da una gita, chiamarlo viaggio sarebbe eccessivo, in Carnia a comperare il miele per dimenticare un altro viaggio mancato…

Conoscevo la melata, sapevo essere rara e prez iosa ma non mi ero mai documentata, quella che vedete nella foto è la Melata di Metcalfa, nel web ho trovato questo link che spiega bene la differenz a dal miele.

Un altro viaggio meriterebbe questo formaggio: il Tete de Moine , che, all’iniz io pronunciavo con difficoltà perchè a Trieste le tete sono i seni e siccome ho la mia età, quand’ero piccolina dire le tete era come dire una parolaccia, vedete quanto ciò che si vive nell’infanzia rimane nella nostra tete (testa)? Quante cose si inanellano e si incrociano mentre si scrive un semplice post?

L’Abbazzia di Moggio Udinese per il nostro Montasio, e l’abbazzia di Bellelay, situata nel comune di Saicourt, nel distretto di Moutier, per il Tete de Moine, dimostrano che dobbiamo all’arte casearia di suore e monaci se oggi possiamo gustare molti formaggi straordinari.

Mi soffermerei ancora a parlarvi di questa poesia di formaggio perchè non ho mai mangiato nulla di simile, e dire che in Italia di formaggi buoni ne abbiamo, ed è anche per questo che, in un momento in cui si parla di territorialità e di km.0 io non mi sento di tradire l’Italia; come è per il nostro Parmigiano Reggiano, anche il Tete de Moine è unico, inimitabile e non assomiglia a nessun altro formaggio.

Ringraz io lo Chef Emanuele Scarello che mi ha imprestato la Girolle e, mentre giravo la lama su quel cilindro, mi chiedevo se il Tete de Moine fosse nato per poter utiliz z are la Girolle o viceversa…

Tete de Moine e Girolle piattino-002

Ora devo arrivare al dunque, sono partita sgommando e arrivo derapando, all’ultimo minuto per raccontare a Elena il mio viaggio da sogno; beh, lei, anz i loro, a Elena e Massimo, prima di volare oltreoceano hanno voluto lasciarci questo compito e chi sarà più fortunato avrà dei regalini belli belli ♥

GiardiniPerdutidiHeligan

Sognando la Cornovaglia. (foto dal web)

 Ho iniziato tardi a viaggiare, abitando in una città da sogno, Trieste, non ho mai sentito la necessità di allontanarmi; la Croazia, la Dalmazia, la Slovenia, l’Austria, tutto a portata di mano, mare, monti, natura selvaggia, paesaggi incantevoli, perchè volere di più?

Perfino Massimiliano ritornava a Trieste per riprender fiato dopo i suoi viaggi, se andate a visitare il Castello di Miramare potrete vedere la poltrona davanti alla finestra dove Carlotta si sedeva per guardare all’orriz z onte e così, senz a spostarsi, viaggiava e raggiungeva il suo amore.

Beh, mi conoscete già, sono una sentimentalona romantica e pensate che guardavo e guardo ancora in tv Rosamund Pilcher soltanto perchè tutti i racconti sono ambientati in Cornovaglia, ecco, se i Dik Dik cantavano: sognando California io canto: sognando la Cornovaglia.

Rispecchia quella che sono, Libera, malinconica, frastagliata, spigolosa e da poco ancor più solitaria e questo mio amore per la Cornovaglia è confermato dalla passione che ho per la musica Celtica.

É un sogno realizzabile il mio, lo so, ma se un giorno lo realizzassi mi darebbe le stesse emozioni? E se non volessi più venir via? Se avessi 20 anni partirei immediatamente, asseconderei la stessa follia che mi ha portata, ormai in età matura, a partire per il Canada per il famoso mondiale di MTB, mondiale snobbato dalla Naz ionale perchè la mia medaglia d’oro era per l’Italia una vergogna essendo l’unica medaglia e, se non bastasse, arrivata da una vecchia non convocata in Naz ionale ma che si è sobbarcata il viaggio a sue spese.

Beh, sono soddisfaz ioni perchè poi, l’anno sucessivo, sono rivolata in America e mi sono fatta Colorado, Nevada, California, Stato di NewYork.

Ho visto i famosi Motel che vediamo nei film distribuiti sulle strade del deserto del Nevada dove, con Inga, siamo andate nella valle della morte a fare il bagno in una specie di Terma naturale con l’acqua calda, guardate a vista da quel cielo azzurro che più azzurro non si può e che non si trova in nessuna tavolozza da pittore.

Poi a Bodie, la città fantasma, una di quelle che vediamo nei film western, col saloon ecc. , ho rischiato l’arresto perchè affascinata da tutto quello che vedevo mi sono avventurata in un posto proibito al pubblico ma si sa, io sono indisciplinata

Vi saluto, continuo a viaggiare con la mente, continuo a sognare, continuo a ricordare e mi rendo conto che ne ho di cose belle da ricordare, da rivedere chiudendo gli occhi, da gustare, proprio come quel piattino lassù, quello è un sogno facilmente realizzabile, per tutti.

Buona giornata.


Biscottini al mosto cotto, senza uova, senza lattosio, senza glutine ma con tanto tanto sapore… Un pensiero per Maria ♥

biscottini al mosto cotto cotticorn-001

Non so se è merito dei Maya che, con le loro profezie hanno comunque mosso qualcosa in ognuno di noi, non so se è perchè dai e dai le cose cambiano, non so se, finalmente, mi sono incamminata sulla strada giusta… Fatto sta che ho trascorso uno splendido Natale, direi sereno, si, sereno è la parola giusta.

La venuta della suocera&Co. non mi ha agitata, sono riuscita ad organizzare tutto per benino e nei tempi giusti, voi direte: cosa sarà mai organizzare un pranzo di Natale per 5.. Beh, per me, che non ho mai ospiti a casa, è un bel impegno, quando manca la pratica non basta la grammatica no?

Come già sapete il mio menù di Natale non è stupefacente ma è il solito: lasagne portate dalla suocera, zampone, lenticchie a volontà, brovada.

Quest’anno l’ho arricchito con 2 stinchi di maiale al forno, Lambrusco, coca cola per il cognato (ORRORE!!!) comperata da ello che, dopo aver notato il mio disappunto ha detto saggiamente: bisogna adeguarsi agli ospiti, panettone ai marron glacè gentilmente offerti da Loison, spumante per il brindisi, caffè, ammazzacaffè per lo zio: una grappa che gli ha fatto strabuzzare gli occhi per quanto era forte…

Tutto qui, qualche chiacchera, una breve comparsa di Perla che è venuta a salutare “la nonna” e dopo aver sberlato per qualche minuto è tornata a dormire e poi, tutti a casa, ello ad accompagnare lo zio (che mi ha regalato del buonissimo miele di acacia che ho adoperato per i biscottini) e così, rimasta sola mi sono messa a fare questi biscottini.

Ci tenevo a farli per Natale, un omaggio a Maria, è lei che mi aveva mandato il mosto cotto: adoperalo, mi diceva, ma non voglio finirlo, rispondevo, dai che te ne mando ancora… invece non c’è stato più tempo, purtroppo…

Questa ricettina mi è arrivata via mail da Nannarè, una delle Amiche di forum di un tempo, è una delle tante ricette che mi ha mandato, sono di sua nonna o di “nonnine”, come le chiama lei e per me sono perfette.

Appena la sento le chiedo delucidazioni sulla provenienza di questi “Biscottini al mosto cotto”, se hanno un nome definito o si chiamano soltanto così.

Io ho preferito lasciarli naturali, senza spezie, un pò perchè a ello non piacciono un pò perchè coprirebbero il sapore della frutta secca, rimane comunque il fatto che sono molto versatili e, da questa base, se ne possono elaborare un’infinità, mi sono limitata a modificare il tipo di farina perchè, essendo questi biscotti, già senza lattosio e senza uova, volevo farli anche senza glutine.

Copio incollo la ricetta così come è arrivata, con lo stile gajardo de Anna (si chiama così), le sue abbreviazioni da sms, credo assimilate dalle 2 figlie adolescenti, qualche doppia di troppo, ma è perfetta così, la adoro ♥

Per facilitare la lettura ho evidenziato gli ingredienti, mentre le mie varianti e il mio procedimento sono inseriti tra gli asterischi.

collage biscottini mosto cotto-001

Si lavorano degli ingredienti sullla spianatoia mettendone  ad occhio

circa 300 grammi fra nocciole, noci, pinoli, (xchè no, qualche mandorla) spezzettati grossolanamente
(Se vuoi anche tostati ma nn è necessario)
500 grammi di farina (da nn usare tutta insieme, che so iniziare con 250/300 gr. ed aggiungere quella che occorre man mano) *farina di grano saraceno e tapioca*
1 bicchiere circa di ottimo olio evo o strutto *olio evo (Pugliese)*
un pò di zucchero e miele * solo miele*
mosto cotto (o vino) q.b.
poco + della metà di una bustina di lievito x dolci
( Eventualmente Vanillina o spezie facoltative ed a piacere del proprio gusto) *estratto di vaniglia*
Non ci vanno le uova ma c’è anche chi ne mette *omesse*.
Zucchero a velo x spolverizzare , facoltativo *omesso*.

Mettere, la farina a fontana con tutti gli ingredienti dentro (la mi mama talvolta mette anche un po’ di buon cacao in polvere, ma ciò è una cosa del tutto personale), lavorare raggruppando per bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una “massa” omogenea, formare un filoncino
un “pò piatto” e tagliare a forma di losanga (qsta è la tradizione) oppure stendere e dare la forma ai biscotti che andranno su una teglia con
carta forno.

*Io ho mescolato la frutta secca con 250 g. di farina (proporzione 350 farina di grano saraceno, 150 farina di tapioca), ho aggiunto il bicchiere d’olio, 3 cucchiai abbondanti di miele, ho amalgamato, ho unito il resto della farina e poi ho aggiunto a poco a poco il mosto cotto fino al raggiungimento della “massa” omogenea (come scrive Anna), ho formato il filoncino un “pò piatto” e, come da tradizione, ho formato le losanghe*

Naturalmente infornare con forno già caldo a ca. 180 gradi finchè nn saranno coloriti e cotti (forse 20 min. o poco+)
Si possono servire ed intingere con buon bicchiere di vino bianco, marsala o …

Semplici, ma “fanno famiglia” e Natale magari apprezzati accanto al camino acceso …??! (A Perla falli assaggiare senza inzuppo nel vino mi raccomando …!!! Alle gattine di buona famiglia si bagna soltanto dietro l’orecchio con una goccia di Champagne, la notte di Capodanno, cm fossse Chanel N° 5 – insieme ad un assaggio di Pandoro).
Cuore

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Buongiorno mondo.


Stroncatura con cozze, non tutte le stroncature vengono per nuocere, alcune arrivano per cuocere.

Non tutte le “Stroncature” vengono per nuocere, alcune vengono per “Cuocere”.

Io mi emoziono sempre quando mi trovo di fronte ad un prodotto che, mentre lo tocco e lo osservo, lui mi racconta una storia, la sua storia e la storia dell’uomo.

Mi è successo tanti anni fa con la Pitina della Val Tramontina, e anni dopo con la Farina di Grano arso; un grande rispetto per l’ingegno umano ed un grande rispetto per noi “foodblogger” che, con la nostra curiosità, la nostra voglia di inventarci sempre qualcosa di nuovo,  stiamo contribuendo a riportare a galla ciò che rischiava di rimanere sepolto sotto strati di polvere.

Posso anche accettare, fino ad un certo punto però, una strumentalizzazione ma, in questi casi il detto: basta che ne parlino, è perfetto.

E così, appena aperto il pacco del mio Amico Max, i miei occhioni di bambina che fa oooooohhhhhhhhhhh si sono spalancati: nascosto tra nespole, albicocche, limoni c’era un sacchetto con la Stroncatura Calabrese, tipico formato di pasta prodotta soltanto nella provincia di Reggio Calabria e precisamente nella Piana di Gioia Tauro (alla fine troverete un link).

Veniva fatta con  le “scopature di magazzino”, resti di farina e crusca che rimanevano sul pavimento dopo la macinatura dei cereali.

Un tempo era la norma “Far di necessità virtù” e, se ci fate caso, la maggior parte dei prodotti di nicchia di oggi che vengono venduti a caro prezzo sono nati dalla necessità di sopravvivere nelle cucine dei Poveri di un tempo.

Per gustarla ho atteso il momento giusto, la ricetta tradizionale della Stroncatura richiede le alici salate ma, aimeh, le alici sono  uno dei pochi cibi che non riesco a mandar giù,ma non ho voluto comunque privarla del sapore del mare e, non essendo arrivati gli Scampi che avevo ordinato,  (l’idea era di farla con gli Scampi alla Busara (la ricetta che avrei fatto)), ho ripiegato, per modo di dire, su dei freschissimi, ciccioni Pedoci (cozze) nostrani, testati la settimana prima.

Per questa ricetta ho voluto unire con un filo invisibile la mia Trieste alla Calabria, attraversando il Territorio POMÍ, con una sosta a Sorrento ma andiamo in cucina a vedere cosa ho preparato.

Non tutte le “Stroncature” vengono per nuocere, alcune vengono per “Cuocere”.

Ingredienti per 2 persone (la quantità che ho adoperato io):

  • 500 g. di Stroncatura,
  • 1 kilo e mezzo di cozze,
  • 200 g (1 brick) di passata di pamodoro POMÍ,
  • 4 spicchi d’aglio vestiti,
  • prezzemolo, gambi compresi,
  • 4 cucchiai di olio EVO,
  • 1 bicchiere di vino bianco (Friulano),
  • peperoncino di Calabria (Garofalo),
  • 1 coccio di Calabria per cucinare.

Non tutte le “Stroncature” vengono per nuocere, alcune vengono per “Cuocere”.

Come fare:

per prima cosa lavare e spazzolare le cozze eliminando la barba e, se ci sono, i denti di cane, aiutandovi con una lama.

Metterle in un tegame capiente assieme all’olio EVO, gli spicchi d’aglio, il prezzemolo, coprire e far cuocere a fuoco alto scuotendo il tegame dal basso verso l’alto per far prendere il calore alle cozze in maniera omogenea e completa.

Quando le cozze saranno aperte (quelle chiuse eliminarle) sfumare con il vino bianco e far evaporare, togliere le cozze dal guscio e metterle da parte, filtrare il liquido rilasciato (che profuma irresistibilmente di mare).

Riscaldare il coccio e versare una parte di liquido di cottura delle cozze, portare a bollore ed aggiungere la stroncatura cruda e trattarla come fosse riso, procedendo con una cottura Risottata.

Man mano che la pasta si ammorbidirà, unire altro liquido che avrete mantenuto bollente, soltanto a questo punto aggiungere la passata di pomodoro anche lei bollente ed il peperoncino in polvere.

Non salare perchè l’acqua che rilasciano le cozze è già salata, aggiungendo sale rovinereste la preparazione.

Continuare la cottura, dopo 10 minuti assaggiare per testarne la consistenza e, soltanto poco prima della fine aggiungere le cozze, amalgamare e servire, io non ho messo formaggio.

Non tutte le “Stroncature” vengono per nuocere, alcune vengono per “Cuocere”.

Con questo piatto ringrazio POMÍ per avermi dato la possibilità di giocare con i loro prodotti che trovo, indipendentemente dal concorso o dal pacco ricevuto, prodotti di qualità, presentati e promossi con eleganza.


Donne con la Pipa di TI MI: l’ispirazione è un attimo…

L’ ispirazione è un attimo, un lampo che ti illumina e ti lascia dentro  qualcosa, si apre una porta che non sapevi ci fosse  che ti porta in un mondo tutto da scoprire.

Chissà quante persone hanno chiesto a Ti Mi (Tiziana) che cosa l’avesse ispirata e così, all’entrata della sala che ha ospitato quest’anno la mostra “Donne con la Pipa” c’era questo quadro con questo testo, ecco è partito tutto da là, da quello sguardo fiero, da quella mano forte che stringe la pipa, solitamente simbolo di “forza maschile”.

Le Donne  sono considerate (erroneamente) “deboli” probabilmente perchè senza “appendice” e la pipa le trasforma, il loro sguardo cambia, si riempie di orgoglio, di forza, di grandezza, praticamente rimangono se stesse…

Basta osservare i quadri di Tiziana ( quest’anno la serie si è arricchita di splendidi quadri a matita in bianco e nero (il nero è acrilico)) per scorgere in quei reticoli di rughe il racconto della vita, ogni volto svela qualche segreto, in ogni sguardo, sono sicura, ogni donna  riconosce un pò della propria storia.

Io non sono critica d’arte e non so spiegare i quadri di Tiziana come farebbe una/uno “di mestiere” , io so soltanto che i suoi quadri, anche dopo un anno e dopo averli visti molte volte, mi trasmettono emozioni nuove, probabilmente sono io che “cambio” e riesco a vedere in quelle rughe, quelle espressioni, quegli sguardi il mio tempo che passa…

Per terminare la giornata con altra magia Carla ed io siamo andate a casa sua, l’imbrunire avvolgeva ogni cosa ed ho sentito forte il profumo della primavera, una passeggiata nel parco…

…poi un caffè in veranda…splendido epilogo per una splendida giornata…grazie Tiziana e grazie Carla…

Vi auguro una bella domenica, con affetto.

Links:

Ulderica da Pozzo

Tiziana

Carla


Sugnu i cocciu e cercu ricetti ‘pi Max…

Non sapevo fosse così articolato il dialetto/lingua Calabrese (specifico lingua perchè i in Friuli il friulano è considerato una lingua), la stessa parola ha diverse versioni, un accento, una vocale, una consonante in più o in meno, insomma, è vero, i dialetti sono Lingue, perchè o si nasce nella regione o si deve studiarli e sono convinta che non basti una vita per impararli.

Detto questo io, per la traduzione del titolo che avevo in mente (Sono un coccio e cerco ricette per Max), mi sono dovuta far aiutare da un amico di Annina la vicina perchè sarebbe stato troppo facile chiedere a Max, questo post è una sorpresa, com’è stata una sorpresa ricevere il pacco ieri mattina.

Mi dai l’indirizzo che ti mando le arance e qualche limone? Ed assieme alle arance e limoni, splendidi limoni fogliati, biologici che so già come utilizzerò…, protetto come un neonato in fasce c’era questo splendido coccio.

Cosa dire? Per il momento sono ammutolita però faccio parlare le foto.

Non vedo l’ora di metterlo al lavoro, prima dell’uso vero e proprio metterò sul fornello la solita retina spargifiamma, riempirò il coccio con mezzo litro d’acqua e la farò bollire, dopo di chè sarà pronto per cucinare un sacco di cose buone.

Se ancora non conoscete la cottura nel coccio beh, è il momento di andare da Max che, con l’idea del contest Un coccio al mese avvicinerà molte/i blogger a questo fantastico metodo di cottura ed essendoci in palio ogni mese uno di questi cocci chi non si farebbe tentare? :-D

Io il coccio ce l’ho e mi limiterò, sospirando, a “copiare” le ricette che mi piaceranno, certo che se dovessi romperlo allora si che parteciperò… (ma vedrò di fare attenzione ;-) )

Ora vi lascioo anche la foto del “Cuore” che avevo fatto l’anno scorso con le arance della sua“prima spedizione”.

E foto della crema di arance fatta con quelle della “seconda spedizione”

Anche per oggi è tutto, inizio con le grandi pulizie di Pasqua e per tirarmi su mi farò ogni tanto una bella spremuta o meglio mi mangerò le arance in purezza :-)

Grazie Max!!!


La trota verace: la passione della Famiglia Del Tedesco…

Qui in Friuli non è facile contattare piccoli produttori e farli parlare del loro prodotto, i Friulani lavorano molto e parlano poco, spesso sono anche sospettosi e riluttanti a fidarsi, poi col fatto che chiunque  chieda denaro il sospetto cresce.

Così, con gran calma mi sono messa al lavoro, con l’intento di proporre soltanto prodotti testati  e dopo aver parlato con i produttori.

Ero partita con l’idea di una famosa farina Friulana, ma dopo aver visto che il marchio era uno specchietto per le allodole ho passato.

Poi durante i miei 4 passi al Friuli Doc ho visto lo stand dell’Azienda Del Tedesco ed avendo già provato il loro prodotto mi sono fermata ad approfondire la conoscenza.

Il secondo step sarà andare direttamente in Azienda per vivere di persona l’esperienza ed acquistare il prodotto da cucinare a casa, anche se secondo me, il miglior modo di cucinare la trota è al cartoccio, semplicemente riempiendo il pancino con limone, sale, pepe e le erbe aromatiche che ci piacciono di più.

Il segreto del vero prodotto di nicchia (come si dice ora) è, secondo me, l’amore di chi lo lavora per migliorarlo senza avidità e senza farsi corrompere dal marketing.

Di questi tempi e visto che si deve anche vivere non è facile ed è per questo che io intendo dare spazio a chi con devozione, costanza, onestà porta avanti il duro lavoro che c’è dietro a tutto questo.

La famiglia Del Tedesco alleva trote da 3 generazioni che in cifre sono c.ca 8o anni e, come succede spesso in Friuli, il mestiere si è tramandato di padre in figlio col vantaggio che le nuove generazioni hanno ampliato e modernizzato l’Azienda senza però venir meno alla tradizione di allevare la trota con la passione di un tempo, quando a tirare le reti erano gli animali come si può vedere dalla foto che mi ha gentilmente dato il Signor Fabio, come anche l’autorizzazione ad utilizzare il materiale del sito dell’Azienda che riporto sotto:

La nostra azienda si occupa della produzione, preparazione e commercializzazione di prodotti agricoli e prodotti della piscicoltura propri – trota iridea e salmonata – da tre generazioni.

A partire dagli anni novanta ha continuamente incrementato la sua produttività, passando da uno a tre allevamenti – tutti in Friuli Venezia Giulia – e realizzando un moderno impianto per la lavorazione del pesce.

Questo ci ha permesso di ottenere la filiera interna completa, dalla schiusa delle uova al filetto, consentendoci il controllo completo sul prodotto e la competitività sul piano economico.

I siti produttivi sono dislocati tutti in provincia di Pordenone, come di seguito descritti:

  1. Impianto di Porcia, Allevamento, macellazione e preparazione

  1. Impianto di Polcenigo, Avannotteria e allevamento

  1. Impianto di Fontanafredda, Avannotteria e allevamento

Tutti gli stabilimenti sopra citati sono regolarmente autorizzati e controllati dal presidio sanitario veterinario dell’A.S.S. n. 6 di Pordenone.

L’azienda dispone di un piano di autocontrollo dei principali parametri chimico-fisici dell’acqua in ingresso ed in uscita dei propri allevamenti. Le analisi vengono effettuate da un laboratorio chimico esterno riconosciuto dal Ministero della Salute e certificato ISO 9001-2000.

Oltre a ciò, si dispone di un sistema di analisi interno in continuo e collegato in rete per quel riguarda i parametri vitali di tutti gli impianti.

Contemporaneamente la nostra azienda ha intrapreso il percorso necessario per raggiungere la certificazione di filiera e l’adesione a marchi di qualità esistenti.

Il laboratorio di macellazione e preparazione è identificato con il numero di riconoscimento definitivo CE 2979, assegnato dal Ministero della Salute con decreto definitivo N° 5176/P .

La sua posizione, a ridosso dell’allevamento – e a pochi chilometri dall’autostrada A28 – è tale la consentire la lavorazione del pesce rispettando le più severe normative sul benessere animale, senza alcuno stress da trasporto.

Pur trattandosi di una struttura non particolarmente grande, il laboratorio di cui disponiamo è tale da soddisfare richieste di quantità ragguardevoli di prodotto freschissimo.

E’ attrezzato per la produzione di pesce intero in cassetta, filetto con e senza pelle, nonché di hamburger di trota al naturale.

Negli ultimi anni stiamo gradualmente spostando la nostra attenzione dalla vendita di pesce vivo, nostro mercato tradizionale, a quello del pesce confezionato e del filetto. Già stabilmente presenti al mercato ittico di Marano Lagunare (UD), stiamo esplorando la possibilità di nuove collaborazioni, continuative o anche legate a particolari esigenze temporanee (sagre, festività mense).

Per quanto riguarda la qualità riporto sempre dal sito (con autorizzazione):

Quanto al controllo dell’applicazione del piano HACCP, esso viene svolto regolarmente dalla locale ASL attraverso regolari visite ispettive del Servizio Veterinario.

I trasporti sulle tratte brevi si effettuano con mezzi refrigerati propri autorizzati al trasporto di alimentari; per tutte le altre destinazioni l’azienda si avvale di corrieri specializzati ed autorizzati scelti fra aziende primarie che si avvalgono anch’esse del piano di autocontrollo.

Per quanto riguarda il prodotto:

Uno dei nostri punti di forza è la possibilità di fornire un prodotto di qualità, allevato e lavorato interamente nei nostri impianti, senza intermediazioni e prodotto solo dopo Vostro ordine poche ore prima della consegna.

Ci proponiamo quindi quali fornitori dei seguenti prodotti in cassetta di polistirolo:

  • Filetto di trota bianca singolo o butterfly, con o senza pelle

  • Filetto di trota salmonata singolo o butterfly, con o senza pelle

  • Trota salmonata intera

  • Trota bianca intera

  • Hamburger di trota al naturale

Se vi trovate dalle parti di Pordenone e volete comperare una trota o filetti freschissimi preparati sul momento per voi basta mandare un SMS al numero: 348/2632659 e li prepareranno per voi.

Ringrazio il Signor Del Tedesco che, essendo di poche parole, mi ha comunque aiutata spedendomi queste splendide foto storiche di famiglia e l’autorizzazione a scopiazzare dal suo sito che, come mi ha specificato lui stesso: è in costruzione…ma, come ho scritto prima o si sta al pc o si lavora.

Buon primo novembre a tutti.

Ho trovato questa email del Signor Fabio Del Tedesco nella posta…beh, sono proprio felice.

Complimenti!

Veramente bello

Appena riesco le invierò altro materiale, ora abbiamo iniziato a fornire anche le mense degli asili della privincia e pare che la trota piaccia pure ai bambini!

Abbiamo dovuto togliere anche la pelle e poi tritare il filetto al fine di eliminare ogni possibile spina residua ed abbiamo cosi’ ottenuto degli hamburger di trota che vengono consegnati agli asili il giorno stesso della pesca: più fresco di così non è proprio possibile…
Grazie
Fabio Del Tedesco


Risotto alla Veneziana: a Friuli Doc alla Ricerca del Prodotto Perduto e poi di corsa a casa a preparare la ricetta.

Rieste di “Cipolla rossa di Cavasso Nuovo”, fatta con cipolle autentiche.

Quest’anno ho deciso di andarci, pur abitando a 2 passi non ci sono mai stata, forse perchè non amo la confusione, l’odore nauseabondo di quelle frittelle cotte in un improbabile olio ammazzafegato, forse perchè in queste manifestazioni s’intrufolano sempre “produttori di nulla” e tutto costa di più che andarlo a comperare sul posto.

Quest’anno però, stimolata dal fatto di essere “Gatta del Fud”, ho dato sfogo alla mia innata curiosità e passione per i prodotti perduti e poi ritrovati, quelli dimenticati e poi ricordati ancora.

Foto inguardabile puramente dimostrativa…sorry :-(

L’obiettivo era un “marchio” famoso dalle nostre parti e seguendo il suggerimento della segretaria di andare sul posto a parlare col “presidente” ho cercato subito lo stand.

La solita premessa che “non si devono dare soldi” non è bastata a farmi ricevere da parte sua una, almeno, educata attenzione e così, dopo aver visto alle sue spalle uno scaffale che conteneva prodotti destinati alla vendita ho capito che il “famoso marchio” serviva più da “specchietto per le allodole”, in quanto, conoscendo la superficie di “quel territorio” sapevo che qualcosa era di troppo (io certamente si ;-) ).

Dopo aver dato un’ultima occhiata quasi di compassione al “president”  mi sono lanciata, anche se claudicante, alla “ricerca del prodotto perduto”.

Ho individuato subito un piccolo stand dove c’erano soltanto “riesti” di cipolla, nè composte, nè creme, nè chutney, nulla, solo delle splendide trecce di cipolla.

A presentarla una bella e gentile signora col marito ed il figlio, ad ogni mia domanda una risposta esaustiva.

Ho chiesto loro di vendermi qualche cipolla ma loro erano lì non per vendere ma per “far conoscere” il prodotto, il frutto di un seme dimenticato.

Mentre fino agli anni 60 questa cipolla è stata una preziosa risorsa per le famiglie, dopo non è più bastata e per poter vivere non era più sufficiente e dopo il terremoto del 1976 la coltivazione destinata alla vendita è stata definitivamente abbandonata…fino a oggi.

Ora va di moda il “prodotto del territorio” e, per fortuna, una volta tanto una moda non rimane tale ma fa sì che stimoli la fantasia e la voglia di tornare indietro a prendere ciò che si stava per perdere.

Così, le persone che, comunque, in questi anni, hanno continuato a coltivare questo ortaggio per il loro uso famigliare, si sono riunite e si sa che in questi casi il detto “l’unione fa la forza” è più azzeccato che mai.

Succede con l’uva da vino, con le olive, con i cereali, ognuno cura al meglio il suo appezzamento di terra ed alla fine si mette tutto assieme in un unica “bottiglia” o in un unico “sacco” (si chiamano solitamente Consorzi ;-) ).

Tante piccole “eccellenze” fanno un grande prodotto di qualità.

Mi piace, mi piace proprio, mi piacciono queste persone che, pur consapevoli che il guadagno vero sarà lontano a venire, non “imbrogliano”, non vendono “aria fritta”, non si fanno scudo del marchio per “vendere”, sempre e comunque, COMPLIMENTI!!!

Ad un certo punto la signora gentile ha sussurrato qualcosa ll’orecchio del marito che è sparito e ritornato con in mano delle cipolle tutte per me :-)

Avevo già in mente una ricetta e così ho ringraziato e, claudicando, sono ripartita alla ricerca di un altro prodotto perduto..e l’ho trovato, ma di questo/i vi parlerò la prossima volta.

Anche se so che il “prodotto denaro” rimane l’unico vero DOP, voglio continuare a credere che ci sia qualcosa che abbia più valore e che questi piccoli produttori continuino ed insistano con la loro ricerca e la loro riscoperta.

Abbiamo bisogno di cose buone, siamo già andati molto avanti, se si fa qualche passo indietro c’ è soltanto da guadagnare.

Detto questo vi presento la  ricetta che ho preparato con le cipolle gentilmente ricevute in dono:

Risotto alla “Veneziana”

L’ho chiamato così perchè l’ho fatto con il fegato alla veneziana che ho preparato con i fegatini di pollo (se il nome fosse “copyright” avvisatemi che cambio e lo chiamo “Risotto for president” ;-) :-D

Questa qualità di cipolla è particolarmente dolce e profumata e ben si è sposata con i fegatini di pollo che, a differenza del fegato di vitello, hanno un retrogusto leggermente amaro (leggermente).

Ho fatto come vedevo fare a mio padre le rare volte che, sporcando un’infinità di padelle, pentole, piatti, cucinava qualcosa per “noi”.

Ricordo che faceva cuocere la cipolla per ore, lentamente, aggiungendo un pò per volta o brodo o acqua, alla fine la cipolla diventava una crema dorata e profumata dove metteva le listarelle di fegato e le faceva cuocere per pochi minuti, “non deve cuocere troppo altrimenti perde la sua morbidezza” diceva, ed aveva ragione, era buonissimo ed alla fine i piatti erano talmente puliti da essere “lustri” (lucidi).

Io ho fatto come lui, mettendo anche delle foglie di salvia (non ricordo se lui la usasse) e, prendendo un pò del fondo di cottura ho fatto tostare il riso (vialone nano), ho sfumato con un pò di prosecco ed ho continuato la cottura allungando con l’acqua bollente.

Ho aggiustato di sale ed alla fine ho aggiunto i fegatini alla veneziana che avevo tenuto in caldo (senza farli cuocere oltre).

Non ho mantecato né con burro, né con olio e niente parmigiano, vi assicuro un piatto da re.

Gli ho dato la forma con un coppapasta a forma di fiore, ho decorato con la salvia e cipolla Rossa di Cavasso Nuovo (d’altra parte è lei la regina del piatto), ancora qualche fegatino, un pò di sughetto e poi mangiare.

Se foste interessati a conoscere questa famosa cipolla, trascorrendo una piacevole domenica di festa in un paese della Pedemontana nel Friuli occidentale, l’appuntamento è la prima domenica di ottobre alla festa di San Remigio, potreste ritornare a casa con una bella “riesti” di “Cipolla rossa di Cavasso Nuovo”.

É proprio vero, spesso “i più piccoli sono i più grandi…”, al prossimo prodotto ritrovato :-)


La Torta di noci di Carla: a zampine nude nel parco.

………a zampine nude nel parco, è così che mi piacerebbe vedere la randagina adottata da Carla (ora si chiama “Piccola”), ma dopo tanto stress è ancora “nascosta”, accenna a qualche approcio ma ci vorrà ancora tempo a che si lasci andare e che si senta al sicuro.

Per il momento si sta ambientando, anche se questo “esplorar-notturno” ha già decimato vari oggetti-ricordo di Carla che temo mi presenti il conto prima o poi :-D

Chi è Carla? Carla è una professoressa di ginnastica in pensione, vive in una spendida casa con, appunto, un enorme parco che cura tutto da sola.

Carla è minuta, l’apparenza fragile inganna, lei pota, taglia l’erba, coltiva l’orto, fa le marmellate con la frutta dei suoi alberi, raccoglie le sue noci per fare una meravigliosa torta che vi offrirò più tardi, fa parte di una compagnia teatrale al femminile che tratta le varie problematiche di noi donne.

Carla ha accolto la micia “perchè ha bisogno” ma so che le piacerebbe che la sera le salisse sulle ginocchia e facendo le fusa si lasciasse accarezzare…ma aspetta..raccogliendo al mattino i “cocci” lasciati a terra dalle scorribande notturne :-D

Vicino casa sua scorre un canale, quei canali artificiali costruiti nella notte dei tempi dove scorazzano felici delle anatre selvatiche che lei chiama e che corrono a sbeccottare il mangime.

Noi ci aggiorniamo giornalmente, oggi ho saputo che quando lei è assente le anatre vanno a chiedere cibo a casa di Tiziana (vicina di casa e amica)..facendo “qua qua” per sollecitare il pasto :-D

Carla vive in questa grande casa dove hanno abitato i suoi genitori che ora non ci sono più..anche se la casa parla di loro in ogni angolo, oggetti ricchi di storia come gli scopilli fatti a mano dal papà:

Oppure l’arcolaio dove tesseva la mamma e la macchina da cucire (dietro):

O il tavolo da lavoro del papà:

O le scarpe con la suola di legno fatte a mano da lui per lei..non sono le “Tod’s” di oggi..Carla mi ha detto che sembrava di indossare degli strumenti di tortura :-)

E che dire dell’asinello cucito da sua madre per farla giocare?

Come non commuoversi di fronte agli sci indossati dallo zio “Alpino” durante la prima guerra Mondiale?

E come non farlo anche davanti alla picozza dello zio usato nella guerra di Grecia e Albania con tanto di incisioni fatte a mano sulla stessa?

E che dire di tutti gli altri oggetti sparsi per casa?

Dopo averle  lasciato la micia mi ha offerto il pranzo e mi ha regalato un sacchetto della sua lavanda, una confezione di garam masala comperato nel suo ultimo viaggio in India, 1 vasetto di marmellata (che si è pappato “ello” :-D )

Un sacchetto di noci del suo albero che lei ha tostato e che ho usato per fare questa torta con la sua ricetta, quindi questa sarà:

La Torta di noci di Carla

Ingredienti per una teglia apribile di 24 cm.:

  • 6 uova,
  • 200 g. di zucchero (150 fruttosio),
  • 250 g. di noci macinate,
  • scorza d’arancia grattugiata,
  • rum (facoltativo, omesso),
  • pizzico di sale per montare gli albumi.

Per la glassa:

  • 150 g. di panna da montare,
  • 150 g. di coccolato fondente.

Come fare:

lavorare i tuorli con lo zucchero, aggiungere poco alla volta le noci macinate (sempre con poco zucchero), la scorza d’arancia grattugiata e, alla fine, gli albumi montati a neve fermissima.

Versare il composto in una teglia apribile da 24 cm. imburrata o rivestita con cartaforno ed infornare a 180° C. per 35 minuti.

Sfornare e far intiepidire, nel frattempo preparare la glassa portando ad ebbollizione la panna liquida ed aggiungendo il cioccolato fondente.

Far affreddare fino alla consistenza desiderata e versarla sulla tort facendola colare (a casaccio) sui lati.

Decorare con alchechengi, buccia d’arancia ottenuta col rigalimoni o a piacere.

Io l’ho replicata con le mandorle, le nocciole, i pistacchi (seguiranno foto) e vi dico: provate, provate, provate!!

Volevo aggiungere che Carla non ha l’età di Matusalemme però, si sa, ultimamente il mondo è andato avanti di corsa..facendo sembrare noi 50 enni delle vecchie babbione demodè, ma non è così…….

Grazie Carla, spero ti piaccia questo post, come hai chiesto, non ti ho fatto “apparire” ma so già che le mie lettrici/lettori ti vogliono già bene, come non volerne ad una persona generosa come te?

Se tu fossi “la svizzera”, non credo sarebbe lo stesso ma il “vicinato” si prende le sue “piccole soddisfazioni” alle riunioni condominiali..peccato ci siano soltanto una volta all’anno :-D

A proposito Carla..domani che Tiziana ed io siamo a pranzo: PORZIONI ABBONDANTI!! :-)


Non aprite quella porta………

…….invece voi apritela, specialmente se chi suona vuole consegnarvi il pacco/dono di Loison :-)

Non ci stavo pensando, anche perchè Genny aveva detto per settembre ma quando ho telefonato per ringraziare (lo avete fatto vero? ;-)   la signorina Eleonora ha detto: siamo appena rientrati ed abbiamo voluto spedirvi tutto subito.

Ne avevo ricevuto uno per Pasqua, non avevo vinto ma Loison (non scrivo ogni volta “signor” :- ) ha voluto fare un piccolo (piccolo????) presente a tutte/i le partecipanti.

Questa volta ero nella “top ten” dell’iniziativa di Albertone e Genny: la torta della bontà (come potrei non ricordarlo? ;-) ).

Beh, dicevo, alle 10 di mattina suona il campanello ed automaticamente appare nel monitor del videocitofono l’immagine di uno “sconosciuto” ….no, non apro, non so chi sia…….e lui va….

Ore 14 e 30 suona ancora il campanello, stesso volto stessa conclusione: non apro, non lo conosco……

Arriva il mio lui e gli racconto tutto..fai bene a non aprire dice lui :-)

Ore 18 suona ancora il campanello e tutti 2 come agenti segreti scrutiamo “l’individuo sospetto” :-)

lo conosci? Chiedo io..

No, risponde lui…ma..guarda, sta scrivendo qualcosa..ha attaccato un foglietto sui campanelli.

Ora sta parlando con Alessia (la mia vicina cat-sitter di Perla), sarà mica un corriere? esclamo io speranzosa.

Probabile risponde.

Morale, sono scesa da Alessia e mi ha consegnato il pacco di Loison.

L’altra volta l’ho confuso con Lovison (il salumificio) questa volta non volevo aprire…che tipa che sono :-(

Signor Loison la prossima volta le mando io un bel pacco pieno di cose buone (salate però).

Ora però vi faccio vedere la stoffa del grembiule, guardate un pò che meraviglia, non vedo l’ora d’indossarlo, il 14 è il nostro anniversario, potrei indossarlo sopra della biancheria sexi (mutandina ascellare e reggiseno rinforzato) che ne dite? Farei colpo?

Signor Loison, ora  incominciamo ad essere in tante e lei ha ugualmente voglia di premiarci tutte, ogni pacco è curato nei minimi particolari come  fosse riservato ad un cliente di riguardo e, credo, inizi ad essere un impegno economico/organizzativo, per questo il suo pacco mi è molto caro……grazie ancora :-)


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