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Pomodoro di Pachino IGP: cosa aggiungere all’Eccellenza? Una Cornice e qualche Ricetta.

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Io vivrei di pomodori, in tutte le “salse” (per giocare con le parole), pasta al pomodoro,  crudo o cotto, panzanella, bruschetta, pane olio e pomodoro, con tofu (quello buono), feta,  mozzarella: pensate all’insalata Caprese, cosa sarebbe l’estate senza una Caprese?

Il pomodoro risolve un pasto, si aggiuge una proteina, anche vegetale ed è fatta.

I pomodori fuori stagione li evito ma non per “talebanismo” ma perchè non hanno profumo, sono acquosi e più acidi; mi concedo qualche datterino e Piccadilly che mangio come fossero frutta o caramelle.

Ricevere quella cassettina è stato per me gioia pura, chi mi conosce lo sa, non parlo mai di prodotti che non amo e non m’interessa nemmeno ricevere campionature, qui si tratta di Pomodoro di Pachino IGP, vi rendete conto?

Un prodotto ineguagliabile che tutto il mondo c’invidia, d’altronde chi oltre alla Sicilia ha il Sole della Sicilia? Eppoi, se guardate sulla carta geografica vedrete che Pachino è spaparanzata al sole, dal balcone i Pachinesi vedono l’Isola di Malta, la Tunisia, Libia ed Egitto, che meraviglia!

E da Pachino, come perle di corallo sono rotolati fino a Pasian di Prato (UD) tre varietà di Pomodoro di Pachino IGP: il Ciliegino, Il Costoluto, il Tondo liscio.

Inizio con i Ciliegini di Pachino IPG, sono dei grossi grissini che avevo già fatto col lievito madre anni fa, ho colto l’occasione per rifarli, col lievito di birra, più alla portata di tutti.

Nelle foto vedrete i piccioli, beh, ello ha mangiato anche i piccioli, non dico altro.

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Ingredienti per 8 pezzi (la ricetta dice 10 ma ho voluto farli più grandi):

  • 450 g. di farina 00,
  • 200 ml di latte,
  • 25 g. di lievito di birra,
  • 2 cucchiai di olio evo (ho adoperato quello delle olive taggiasche),
  • 1 cucchiaino da te di sale.

Ingredienti per la farcitura/finitura:

  • 1 tazza da te di olive taggiasche snocciolate,
  • pomodorini ciliegini Ciliegini di Pachino IGP tagliati a metà,
  • olio evo per spennellare.

Volendo potete aggiungere prima d’infornare origano, maggiorana, timo, a piacere, io ho voluto lasciarli così, in purezza.

 

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Come fare (io ho adoperato la MDP (macchina del pane):

mettere l’olio nello stampo della MDP, unire la farina setacciata col sale ed aggiungere il lievito sciolto nel latte tiepido.

Azionare la macchina (funzione impasto 15 minuti).

Modellare una sfera, spennellarla con l’olio e metterla in una ciotola, coprire con la pellicola e far lievitare in luogo tiepido per c.ca 1 ora fino al raddoppio.

Unire all’impasto le olive taggiasche spezzettate, amalgamare e formare un filone dal quale ricavare 8 (o 10) pezzi dello stesso peso.

Formare dei filoncini ed appiattirli col matterello allargandoli leggermente, disporli sulla teglia coperta con cartaforno, farcirli alternando olive e pomodorini, spennellarli con l’olio e lasciarli riposare per 40 minuti.

Dopo 30 minuti accendere il forno a 200°C. e, terminato il tempo di riposo, infornare i grissotti cuocendoli per 25 minuti fino a doratura.

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Volevo ringraziare il Consorzio per l’omaggio ed aggiungo il ringraziamento a chi ha aderito con entusiasmo al mio appello per salvare il Torrente Resia.

Versione con lievito madre (cliccare sulla foto per ricetta:

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Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

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Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

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Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

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Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

mini plum cake limone-001

Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

mini plum cake al limone-001

P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Emanuele Scarello Cuoco dell’anno: buona fine e buon principio.

Emanuele Scarello, L'uomo che sussurrava ai cjarsons ed in mezzo il sindaco di Pavia di Udine-001

Sarà Emanuele il cuoco dell’anno, sembrano dire questo l’uomo che sussurrava ai cjarsons ed il sindaco di Pavia di Udine in occasione della Sagra dei Pirus.

Voglio terminare l’anno così, con una dedica ad Emanuele Scarello, alla sua Famiglia, al suo Staff perchè sono stati per me grande fonte di ispirazione, grandi maestri e grandi Amici.

Io l’ho saputo solo ieri che è il cuoco dell’anno perchè non ho letto la posta (Tiziana mi aveva avvertita) e, a causa dello zapping compulsivo di ello, non ho seguito il TG Regionale che gli ha dedicato un servizio, non leggo i giornali e di certo lui non mi telefona per dirmelo, se c’è una persona al mondo che dovrebbe tirarsela è proprio Emanuele ma la classe non è acqua e sarà proprio con l’acqua che, a Identità Golose, farà delle magie alle quali avrò il piacere di assistere.

La cucina del cuore

La sua dedica a me, all’ultimo corso.

Cuoco dell’anno è Emanuele Scarello grande interprete di una cucina che invita alla convivialità: il suo ristorante si chiama Agli Amici. Cuoco di confine, creativo di tradizione, con sua sorella Michela ha costruito gioiosa macchina da guerra (enogastronomica) che produce un’esperienza sensoriale indimenticabile.

passaggio 2013 2014

Foto presa da qui

Auguri!


Doman xe Nadal: La Granda Cusina ♥ (Domani è Natale: La grande Cucina)

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Perla tra le mie braccia nella mia “Granda Cusina

LA GRANDA CUSINA (poesia di SILVIO DOMINI)

La granda cusina la sà de sbrovada
de i stissi che fuma la xe luminada;
par la barconela che varda in contrada
se vede che casca ‘na roba
‘ngiazada.
 
Doman xe Nadal!
Da un sterp de zanevra pindula do
pomi,
e soto sta rama i putei, boni, boni
i varda so pare picar contentoni, tre datui, carobule e quattro
bomboni.
 
Doman xe Nadal!!
la bora de fora la suffia zidina,
ma al nono sfuriga cu’na bachetina
le bronze e domila falis’cie sbusina
più bele de stele in ‘sta vecia cusina
Doman xe Nadal!

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LA GRANDE CUCINA

La grande cucina odora di rape (la sbrovada è una verdura cotta che si mangia d’inverno)
è illuminata dagli stizzoni che bruciano nel caminetto;
per la piccola finestrella che guarda verso la via
si vedono cadere piccole gocce ghiacciate.
 
Domani è Natale!
Da un ramo di ginepro pendono due mele
e sotto questo ramo i bambini, buoni, buoni
guardano, contenti, il padre che appende tre datteri, carrube e quattro caramelle.
 
Domani è Natale!
la bora (tipico vento del Friuli venezia Giulia) fuori soffia pungente
ma il nonno con un rametto ravviva le braci nel caminetto e si formano duemila scintille
più belle di stelle in questa vecchia cucina.
Domani è Natale!
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Un tempo erano i profumi, gli odori che inondavano le vie, le case, ad anticipare la festa: frittelle a Carnevale, la Pinza per Pasqua (a Trieste), Presnitz, Putizze, Strucoli a Natale.

A Trieste era il profumo dei crauti ad annunciare l’inverno, e quello dello zucchero filato ad annunciare la Fiera di San Nicolò; ricordo ancora una mia foto con San Nicolò sulla porta di Orvisi, il più famoso negozio di giocattoli di Trieste fino a qualche anno fa.

Il progresso ha cancellato negozi, profumi, tradizioni, ma io non mi arrendo, non rinuncio al profumo del Kuguluf, dei Krapfen dei  Buchteln di Nonna Flora e quest’anno, il mio regalo per chi mi segue e mi vuole bene è un profumo.

Un profumo firmato, firmato da voi, dalla vostra passione per la cucina, dalla vostra voglia di stare insieme.

Voglio regalarvi un profumo che conserverete per sempre, che potrete raccontare ai vostri bambini, ai vostri nipoti, il profumo del Calore Familiare, quello che nessun telefonino, hi pad o quant’altro potrà mai sostituire, imitare o consolarvi nei momenti bui e tristi.

I profumi dell’infanzia, della cucina di casa hanno determinato i destini di molti di quegli Chef che oggi ammiriamo e seguiamo.

Il profumo dei bei ricordi, una goccia dietro ad ogni orecchio, per sentirsi le persone più felici e ricche del mondo ogni qualvolta lo si desideri…

Buone Feste a tutti voi che, pazientemente, mi avete seguita in questo lungo, a volte difficile 2013.

Panettone Scarello Albicocche Picolit nastro nuovo corn-001

Come andò a finire…

Vi lascio con l’omaggio virtuale del panettone degli Amici di Godia il cui Staff è stato per me grande fonte d’ispirazione tant’è che, ispirandomi al loro stile ho vinto il contest dell’ISIT (Istituto Salumi Tutelati Italiani), il cui pacco-premio mi è arrivato proprio mentre stavo scrivendo.

Auguri: Accantoalcamino e Perla


I Ricottini per Mukka Emma e la ♠sostenibile pesantezza dell’essere♠

Ricottini mele cestino n

A causa della mia sostenibile pesantezza dell’essere mi sono giocata quasi tutti i jolly e perso molte occasioni ma tant’è, cerco di avvicinarmi e di stare con gli altri ma non ce la faccio, ho sempre paura di danneggiarli, come fossi un’appestata…

Questa ricetta, che mi aveva mandato Tiziana, era per un progetto, un progetto pensato proprio per me, per accantoalcamino che aveva vinto il contest dei formaggi della Svizzera, nonostante avesse dato “buca” all’ultimo momento.

Qualcuno aveva creduto in me, aveva visto in questo “ricettacolo di contraddizioni”, come scriveva Anna Frank, qualcosa di buono, io sarei stata Mukka Melma, la sorella pasticciona in cucina di Mukka Emma.

Ecco come descrive Peter Mukka Melma, sono proprio io ;-) :

Melma: è la più pasticciona, ma solo per lavoro!! Melma infatti è lo chef del Mira Mukka famosa per le sue doti creative in cucina e per la capacità di inventare e improvvisare fantastiche ricette. Un po’ imbranata e talvolta ingenua nei rapporti con gli altri ma assolutamente autentica.

Non si sbagliava Peter, ma non aveva fatto i conti con la mia mancanza di autostima e la mia convinzione che, con me, questo progetto non avrebbe avuto il successo che si meritava.

Ora non so chi sia Mukka Melma ma sta cucinando assieme a food-blogger più blasonati, famosi e carismatici di me, esattamente come deve essere.

Peter scrive racconti per bambini e questo blog lo ha ideato per loro, io avevo molte idee, a me che piacciono le erbe avrei scritto, in maniera comprensibile e giocosa, l’utilizzo delle erbe in cucina e li avrei coinvolti, assieme alle mamme a prepararle assieme queste ricette.

Vorrei che quel blog fosse seguito da chi ha bambini e magari farli interagire con Peter e le 7 Sorelle di Mukka Emma, io non ho avuto bambini ma i più bei ricordi che ho del breve periodo vissuto assieme alla mia mamma, sono proprio quelli passati in cucina con lei o quando m’insegnava a disegnare, o quelli col papà che mi portava nell’orto o a pescare, ma di questo ho già scritto.

Ecco, io sogno un mondo dove i bambini rimangono bambini, sogno bambini che corrono, giocano all’aria aperta, conoscono ed amano gli animali, i fiori, le erbe, che rispettano la Natura e credo che con Peter, Mukka Emma&C. tutto questo si possa realizzare, ma non con me intorno…

O mamma, che post malinconico ma ora facciamo ritornare l’allegria con questa ricettina golosa, perfetta per queste giornate di freddo, da gustare assieme ad una cioccolata calda o un the dopo una giornata sulla neve.

L’impasto è quello che un tempo le nonne chiamavano finta pasta sfoglia, la ricotta sostituiva degnamente il burro che era più costoso.

collage ricottini Mukka Melma

Ingredienti per la pasta:

  • 200 g. di burro,
  • 300 g. di ricotta,
  • 300 g. di farina 00,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

impastare gli ingredienti e far riposare in frigo per mezz’ora, nel frattempo preparare il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:

  • 4 mele imperatore,Tiziana aveva quelle ma potete adoperare quelle che gradite,
  • il succo di 1 arancia,
  • il succo di 1/2 limone,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 100 g. di pinoli,
  • 100 g. di uvetta,
  • 100 g. di noci tritate grossolanamente.

Come fare il ripieno:

sbucciare e tagliare le mele a dadini e cuocerle con il succo d’ arancia e limone, lo zucchero e la cannella e, quando il composto sarà freddo, aggiungere i pinoli, l’ uvetta e le noci.

Come fare i saccottini:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver steso la pasta, mettere dei mucchietti di ripieno , tra uno e l’altro spennellare con un pò di latte e chiudere con la rotellina.

Infornare a 200°C. per 15 minuti.

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Vi auguro una splendida giornata, come quella della foto, beh, vivo o non vivo in un Paradiso?


Quadri di zucchine, l’artistica e rassicurante cucina di Tiziana.

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La cucina è la tela, gli ingredienti i colori, l’amore il pennello, la cucina è arte e, come la musica e la pittura, pochi ingredienti, poche note, pochi colori e si crea l’infinito.

Ma, come per tutte le forme d’arte, anche in cucina  non può mancare la passione perchè è questa che, dopo tanti anni di matrimonio, di pranzi e cene preparati, spesso con marito e figli esigenti,  impedisce di  cadere nella trappola della noia, della monotonia e del “si deve fare”.

Ed è per questo che mi piace condividere le ricette di Tiziana perchè le sue ricette sono arte, come i suoi quadri che, chi mi segue, conosce, anche questi quadri di zucchine sono arte.

Una ricetta da tenere in memoria per quando si avrà, nella prossima stagione, un esubero di zucchine, se ne possono preparare e cuocere più teglie, porzionarle e riporle in congelatore per l’inverno, si possono grigliare le zucchine per ridurre i tempi di cottura.

Chi ha dimestichezza col microonde le può preparare in un battibaleno, si possono presentare a monoporzioni rotonde, appoggiate su un fiore di zucchina aperto.

Si possono ottenere dei finger food avvolgendo la zucchina a mò di pacchero, farcirlo e gratinarlo, oppure, avvicinare questi paccheri l’un l’altro e verticalizzare la preparazione, anche qui la fantasia può esprimersi al meglio.

ingredienti quadrotti zucchine

Ingredienti:

  • 4 zucchine (c.ca g. 500),
  • g. 250 di ricotta,
  • 2 cucchiai di pesto (Tiziana omette l’aglio),
  • 1 cipolla media di Tropea,
  • 3 uova,
  • sale,
  • pepe,
  • Parmigiano Reggiano gratugiato,
  • semi di sesamo.

Quadrotti zucchine strato ricotta

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

lavare, spuntare e tagliare le zucchine nel senso della lunghezza ad uno spessore di c.ca 1/2 cm.

Lavorare la ricotta a crema aggiungendo le uova leggermente sbattute, la cipolla tritata finemente, il pesto, sale e pepe.

quadrotti zucchine da infornare

Bagnare e strizzare la carta forno, stenderla sulla teglia ed iniziare con uno strato di zucchine, stendere il composto di ricotta, uno di zucchine, ancora composto di ricotta e terminare con le zucchine, spolverizzare con il Parmigiano Reggiano mescolato ai semi di sesamo, coprire con la stagnola ed infornare.

quadrotti zucchine forno

Dopo 20 minuti togliere la stagnola e continuare la cottura per altri 25/30 minuti fino ad ottenere una bella crosticina croccante.

quadrotto zucchine pronto

Tutti si sforzano d’interpretare l’arte, di spiegarla, ma soltanto l’artista conosce la vera interpretazione, come nella vita, soltanto noi stessi, sappiamo interpretare quello che gli altri vedono soltanto come scarabocchi.

Buona giornata e grazie Tiziana, stasera questi quadri allieteranno la mia tavola, ello, che mi ha dettato la ricetta, ha dimostrato golosa curiosità.


Col Fagiolo di Montagna la Polpetta ci guadagna…

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Fagiolo di Montagna (Coccineus)

Sto cavalcando ancora l’onda dei fagioli di montagna e della loro Valle, la Val Resia, la trovo così affascinante, come quelle persone schive, impenetrabili che tengono lontano il mondo ma soltanto perchè hanno sofferto, e se ti soffermi nel loro sguardo riesci a coglierne l’ inconfessato bisogno d’amore.

Io amo la val Resia, entra nel sangue e, come tutto quello che entra nel sangue, crea dipendenza ed ora aspetto ansiosa che arrivi novembre per andare a seminare l’aglio, ma nel frattempo la Val Resia la metto in tavola, a tavola nascono amori, si concludono affari e si riuniscono le famiglie.

Questi giorni ho avuto i pittori ed ho dovuto mettere in pausa la mia creatività e la mia voglia di cucinare, fotografare e scrivere, il mio forno si è acceso soltanto per scaldare dei tranci di pizza che ello, gentilmente, ha portato a casa ed il fornello si è acceso soltanto per offrire il caffè ai pittori.

Ma, mentre io spostavo mobili, svuotavo librerie e credenze, la mia Amica Nannarè cucinava e mangiava per me queste meravigliose polpette perchè appena ricevuta questa ricetta dalla Signora Donatella che a sua volta l’ha avuta da una Sua Cliente, l’ho inviata a lei con la certezza che si sarebbe messa subito all’opera e così è stato.

E a proposito di queste polpette, Nannarè mi scrive così:

LIBERA CARISSIMA,

HO FATTO LE POLPETTE DI FAGIOLI SIA AL FORNO CHE FRITTE. S T R E P I T O S E  NON SON AVANZATE NEANCHE LE BRICIOLE E MI HAN CHIESTO DI RIFARLE!  !D :/ :)  Grazie, grazie, grazie . 
Ciao <3

Ingredienti:

  • 750 g. c.ca di fagioli  di montagna freschi (Nannarè ha adoperato i Borlotti),
  • 1 uovo sbattuto,
  • prezzemolo tritato ed erba cipollina q.b.,
  • noce moscata,
  • un cucchiaio di olio e.v. di oliva,
  • 6 spicchi di “strok”, l’aglio della Val Resia (Nannarè ha adoperato quello di Sulmona, Nannarè vive da quelle parti),
  • 1 scalogno  tritato finemente,
  • 1 cucchiaio di formaggio Montasio stravecchio grattugiato,
  • 1 cucchiaio di pecorino grattugiato,
  • pane grattato q.b. (una tazza circa),
  • sale,
  • pepe,
  • una foglia di alloro,
  • farina per infarinare,
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

sbucciare i fagioli, lavarli e metterli a lessare in una pentola con acqua fredda, una foglia di alloro, un cucchiaio di sale marino e due spicchi d’aglio.

Scolarli e passarli ancora caldi nel passaverdure e ridurli in purea (io gli “scarti” li ho messi nella minestra).

In una terrina impastare la purea di fagioli con lo scalogno, quattro spicchi di “strok” tritati, l’olio di oliva, i formaggi, il prezzemolo e l’erba cipollina, una grattata di noce moscata.

Unire l’uovo, il pangrattato e pepe nero, amalgamare bene aggiungendo un po’ di pangrattato se il composto non fosse compatto, formare delle polpettine, infarinarle e friggerle in olio fumante.

Sgocciolarle su carta assorbente e servirle ben calde su un letto di insalatina.

N.B.: sostituendo pane grattugiato e farina con prodotti da prontuario, queste polpettine sono perfette per i celiaci.

Io ho già preparato l’impasto ma le cucinerò per cena, in forno, per offrire un’alternativa a chi non può o non vuole mangiare il fritto.

Vi auguro un sereno fine settimana.


Il cuore del Pino Cembro in una crostata, dedicata a Villa Berghofer.

crostatina pino cembro alto

É trascorso poco più di un mese dalla mia breve gita a Villa Berghofer ed è ormai un  ricordo, un bel ricordo; sono molto legata ai miei ricordi, quando la linea della vita inizia a tratteggiarsi, o perchè si interrompono amicizie o si perdono persone care o vediamo un mondo che non ci piace più , i ricordi si mettono in fila a formare una linea parallela che ci accompagna lungo tutto il percorso ed abbiamo così la sensazione di non aver perso nulla…

Ho un bellissimo ricordo di Villa Berghofer, la sensazione che ho avuto appena entrata dal cancello, è stata la stessa che ho quando entro in un bosco, di pace, serenità, protezione.

Come una grande mano che ti accarezza, un’ hotel che nasce come residence ma il progetto non prende forma; il proprietario, un architetto, non demorde, ama troppo quel posto così lontano dal traffico, ad un passo dal cielo e decide, assieme alla famiglia di trasformare i 14 appartamenti in 14 suites.

Lui si fa prendere la mano, l’artista che è in lui lo porta a personalizzare ogni stanza come fosse la sua stanza ma le donne della famiglia lo fermano, in fondo una stanza d’albergo dev’essere accogliente ma neutra, calda ma disposta a prendere l’identiità di chi si ferma lì, anche se per un giorno solo e così, io lo immagino leggermente contrariato, l’architetto acconsente a togliere il superfluo.

Nulla è lasciato al caso, ogni oggetto ha una storia, la Stübe Gotica, (link che rimanda al sito) smontata da uno dei vecchi castelli che dominano la valle, è incantevole, quasi magica.

Un luogo elegante, raffinato che non ti fa sentire fuori luogo, un’ eleganza ed una raffinatezza che ti accolgono come fossi di casa, puoi scegliere se andare in piscina.

Piscina Berghofer-003

O startene in disparte ad osservare libellule e ninfee sulla riva dello stagno biologico.

libellula, ninfee stagno Berghofer

Magari dopo una ricca e sana colazione.

La mia colazione-001

E per chi vuole sentirsi il bambino di un’altra epoca può giocare con un’antica trottola di legno e cercare di farla entrare nelle porte del labirinto.

antica trottola Berghofer

Sapevo che non sarei riuscita a fermarmi, sono tante le fotografie, tante le cose che voglio farvi vedere ma, per il momento mi fermo, ora voglio parlarvi della crostata, l’ho pensata a lungo, l’ho provata, assaggiata e, certa della sua bontà, la condivido con voi.

Temevo un retrogusto amaro, dato dal burro di pino cembro ma, quando ello ha assaggiato questa crostatina ha detto soltanto: buona, sa di pino, ecco, era quello che volevo, volevo “sapesse” di pino.

Anche la marmellata di susine gialle lo contiene; le susine me le ha regalate la Signora di Villa Berghofer, la cassa era lì, destinata al compost, l’albero, quest’anno ne ha prodotte tantissime e non riuscivano più a gestirle.

Ed è con grande gioia che le ho portate a casa, col pensiero di farne una marmellata dedicata alla Villa e l’ ho fatta; quella nella crostatina contiene aghi di pino cembro, l’ho fatta in forno per poter mettere meno zucchero (trovate qualche informazione su dulcis in furno).

susine gialle Villa Berghofer-002

Ingredienti (la frolla avanzata l’ho messa in congelatore):

  • 200 g. di farina di kamut,
  • 50 g. di zucchero,
  • 85 g. di burro al pino cembro ottenuto con burro e polvere di aghi di pino cembro,
  • 1 uovo,
  • 1/2 bustina di lievito.

Ingredienti per il ripieno:

  • mela grattugiata (grattugia a fori larghi),
  • granella di nocciole,
  • marmellata di susine gialle.

collage

Come fare:

setacciare la farina col lievito ed inserire nel contenitore del robot, aggiungere lo zucchero, ed azionare il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unire il burro e l’ uovo leggermente sbattuto a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Azionare il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, lasciarlo riposare coperto da una terrina per un’ora o più.

Stendere l’impasto e foderare lo stampo scelto, farcire la crostatina con la marmellata, la mela grattugiata, la granella di nocciole e, alla fine ancora marmellata.

Con una parte d’impasto, se non volete fare l’abete, ricavarne le solite striscioline o giocare a piacere.

Infornare a 200°C. per 20 minuti (forno statico), avendo cura, se fate una crostatina piccola come in questo caso, di coprirla per 15 minuti con carta forno.

crostatina pino cembro interno

Mi scuso per la foto ma era ormai sera e, consapevole che la crostata non avrebbe superato la notte,l’ho fotografata quasi col buio…

sala Berghofer veranda-001

Ora non vi resta che mettervi a tavola ed assaggiare questo cuore che profuma di Pino Cembro o Cirmolo.

Se avete dubbi o abbisognate di delucidazioni io sono a disposizione, buon fine settimana


Incontri e pensieri zingari di mezza estate, par me jè ligrie…

scultore al lavoro1

Un giorno qualcuno disse che ero una zingara, certamente lo disse per offendermi invece non sa di avermi fatto un complimento perchè io un pò zingara lo sono.

Non zingara inteso come luogo comune di ladro, scippatore e rapitore di bambini, nò, zingara nel senso di cittadina del mondo.

Per chi è, come me, senza radici, è una conseguenza naturale, si va dove porta il desiderio del momento, nulla è nessuno sono per sempre e la passione  di VIVERE tanta e così, sin da fanciulla, quando mi svegliavo con la voglia di andare, andavo, senza se e senza ma e, spesso con pochi soldini in tasca ma me la sono sempre cavata, con fantasia ed onestà e sono così tante le cose che avrei da raccontare, tante e tali da poter riempire un libro fitto fitto.

Questo desiderio di andare l’ho provato anche lunedì; via, via, non via per sempre ma per un giorno, voglia di fare altro, voglia di conoscere, di emozionarmi ancora e, cosa potrebbe emozionarmi più della natura? Della montagna? Di vedere uno “scultore per Hobby da 3 anni” e di ascoltarlo parlare con gli occhi vivi ricchi di immagini di vecchi tronchi, di enormi radici da modellare?

O di incontrare, dopo tanti: un giorno capito dalle tue parti, una persona (no, non scrivo foodblogger che è diventato un termine odioso, emarginante e compromettente… ) che va oltre le apparenze, che sa scavare con discrezione e delicatezza tra le pieghe dell’anima e ci trova sempre qualcosa di bello da scoprire?

scultura insegna agriturismo

Nel web si legge spesso che una o l’altra è una persona speciale, ma speciale, speciale e che tutti si vogliono bene e che vorrebbero conoscersi, abbracciarsi e chissà cos’altro ancora, si, si, ancora ma tutto ciò è troppo, ed ostentato al punto da aver perso credibilità, il web ed il mondo dei foodblogger hanno perso credibilità.

Il mio piccolo cuore è esterefatto dopo aver saputo che c’è anche la possibilità di COMPERARE VISITE E COMMENTI”, il mio cuore zingaro si ribella ed io lo assecondo, ma ora voltiamo pagina, c’è ancora così tanto di sano, pulito e genuino da scoprire che non mi va di perdere tempo ed energie in inutili sciocchezze.

Scultore al lavoro-001

Scultore al lavoro.

Eccolo qui, nella foto, in tutto il suo splendore, voleva “ripulirsi” dai trucioli, ma io l’ho fermato in tempo: non lo faccia sennò devo rimetteglieli i trucioli…

In fondo rimane ancorata in noi l’idea che bisogna essere puliti, invece a me piace osservare le persone che lavorano, mi piacciono nei loro abiti disegnati da macchie che parlano del loro lavoro.

Mi ha rivelato un sacco di cose ma aspetto di ritornare dalle vacanze per andare a trovarlo di nuovo e farmi spiegare nuovamente tutto, lunedì ero di fretta, l’Amica mi aspettava, non volevo arrivare proprio l’ora di pranzo, volevo vederla, bere un caffè, salutarla ed andare a camminare sulle montagne là intorno…. (non è andata così :-D )

zucchina e fagiolini

Queste interessantissime iniziative (credetemi) saranno di domenica, accorrete numerosi, mi farò ripetere i luoghi e le date perchè, se in settembre avrete ancora ferie o desidererete immergervi in atmosfere sane e genuine qui, in Friuli, avrete tutto questo, una bella natura, buon cibo, gente che ancora fa il proprio lavoro con passione e, ultimamente anche generosa nel raccontare agli altri la loro storia.

Una bella e promettente apertura perchè, sappiatelo, fra qualche decennio molto di tutto questo sarà soltanto storia perchè i giovani stanno andando via.

Il mio piccolo cuore zingaro mi sta ricordando che devo raccontarvi che i nostri boschi stanno bruciando dal 14 luglio e solo da pochi giorni chi è ancora più in cima delle montagne, ha capito l’emergenza ma quanto tempo è stato perso per decidere chi poteva speculare meglio sul disastro, quale società era “meglio imparentata con”… già…

gatto osserva possibile preda

In fondo del nostro territorio, della nostra Regione non interessa a nessuno e ancora meno a quelli che la “governano”, eccezion fatta per la Serracchiani che si è molto adirata nell’aver saputo che l’Alitalia aveva soppresso i 2 voli per Roma e, dal momento che l’Alitalia è stata finanziata dalla Regione Friuli Venezia Giulia per questi voli, la Serracchiani ha aperto un’inchiesta… BEN FATTO.

Nel mio blog scrivo spesso e con trasporto del Friuli Venezia Giulia, senza “mire” economiche e tantomeno brame di fama e visibilità.

mano scultore

Vorrei che questa regione avesse visibilità, quella che merita ma poi, il mio piccolo cuore zingaro mi sussurra nel’orecchio: “sei un’ ingenua, pensa, se uno paga per avere visite e commenti, cosa ti aspetti ancora dalla vita?”

Ed ora la poesia per lei:

Ligrie

Mi baste

une stele ch’a brile,

un fregul di lune

ch’a cuche dal cil,

par me jè ligrie.

Mi baste un flôr tal zardìn,

il profum de ue

da la vît picjâde sul mur,

par me jè ligrie.

Mi baste

un glon di cjampane,

un ricuart di zoventût

sul cîl colôr rose,

par me jè legrie.

Mi baste

un frutin ch’a ti clame nona,

une musiche antighe

dal timp passât,

par me jè ligrie.

Mi baste

un pizzul respîr,

un pinsîr, il bati dal cûr,

ogni zornade ch’a nâs,

par me jè ligrie.

agosto


Brownies con Amarena, in un sol boccone, col tocco Romantico di Francesco Massenz dalla Divina Cucina♥

Brownies finito1

Se Dante Alighieri fosse ancora qui, gli commissionerei : La Divina Cucina, senza inferno, né purgatorio, soltanto il Paradiso e gli direi di aggiungere il decimo cielo e lasciarlo scrivere a me per lasciarmi posizionare chi dico io.

Questo nella fantasia ma nella realtà, tra me e me,  io ho già disegnato il decimo cielo della Divina Cucina…

Forse è vero che sono fortunata, perchè non è facile né consueto entrare nelle cucine stellate, conoscere Chef stellati, relazionarsi con loro e, soprattutto imparare da loro, soprattutto per chi, come me, non è nessuno.

Non è consuetudine osservare l’Allegra Brigata al lavoro, forse Allegra Brigata, non suona carino ma, in questo caso credetemi, allegra brigata è perfetto.

Ovvio che i sorrisi, gli scherni, battute e goliardie, al momento del servizio o delle preparazioni, si trasformano in concentrazione, diligenza e attenzione per poi, alla fine, ritornare come prima.

Sarà che io, per tutta la mia vita lavorativa, ho cercato, oltre all’impiego anche una famiglia, credo faccia parte della mia natura, quella sbagliata, lo ammetto, di cercare il rapporto umano sempre e ovunque, senza contare che di me alle persone non poteva (può) fregardemeno e che, evidentemente l’Antipatia è nel mio DNA e chi mi sta intorno percepisce subito.

Credo sia anche per questo che per me andare ai corsi degli Amici di Godia, sembra di entrare in un sogno, fermarmi a parlare con la mamma Yvonne, bravissima, competente e bella come il sole, guardare i “Ragazzi” intenti nelle loro postazioni, ascoltare le battute del neo-papà Raffaello, scambiare quattro chiacchiere con Michela, indaffaratissima e sempre impegnata a far sì che tutto sia perfetto.

Anna e Francesco-002

Anna e Francesco.

Per non parlare di Anna, bellissima, bravissima, discreta, elegante, di quell’ eleganza naturale che non si può improvvisare, sembra quasi che Anna fosse predestinata a far parte dello staff.

Ogni volta, ai corsi, quando passa (non amo la parola serve) per l’assaggio finale, sceglie per me il più fotogenico e questo lo apprezzo molto…

Ricordo che, quando stavo preparando il post per la serata della consegna della seconda stella, ho girellato un pò nel web a cercare informazioni e sono incappata in uno di quei siti nei quali chicchessia si eleva a “giudice” e dice la sua, anche se non sa neanche di cosa, di chi e di dove stia STRaparlando…

Avevano attirato la mia attenzione gli aggettivi: asettico, freddo, impersonale e mi sono stupita.

Forse che il/la scrivente fosse abituato/a a ristoranti tipo la parolaccia di Roma? Dove la pacca sulla spalla e un bel vaffa sono “er più der mejo”?

Io credo invece che, la discrezione, l’eleganza, il minimalismo negli arredi, siano segno di educazione, rispetto, pulizia ed eleganza.

L’aggettivo freddo proprio non appartiene agli Amici di Godia, né negli arredi, né nel servizio, anzi, tra gli arredi si possono intravedere evidenti indizi di attenzione e calore umano.

Un Crocifisso, messo in un punto un pò in disparte per non “offendere” nessuno, né l’ “uno” né l’ “altro” lo trovo segno di grande coraggio e di rispetto per tutti.

Brownies e rosa-001

Ma… come sono arrivata fin qui? Ero partita con un bocconcino delizioso di Brownies con l’amarena e la julienne di petali di rosa.. ah, ecco, i petali di rosa…

petali per decorazione brownies-004

Ingredienti per una teglia rettangolare da 18x25x2:

  • 150 g. di cioccolato fondente al 62%,
  • 125 g. di burro,
  • 100 g. di zucchero di canna (se adoperate cioccolato bianco ridurre a 70 g.),
  • 100 g. di farina 00,
  • 10 g. di lievito in polvere,
  • 2 uova intere,
  • 60 g. di amarene (Francesco adopera amarene snocciolate fresche decongelate),
  • bacca di vaniglia,
  • 1 pizzico di sale
  • una rosa rubata in un giardino incantato.

Brownies coppati1-002

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C., Francesco consiglia di iniziare con 20°C. maggiori alla temperatura indicata per la ricetta che, sarà abbassata appena inserita la teglia.

Sciogliere il cioccolato ed il burro a bagno maria, aggiungere lo zucchero e l’interno di una bacca di vaniglia o lo zucchero vanigliato ottenuto, seguendo il consiglio di Francesco,  utilizzando una bacca di vaniglia, anche usata, messa nel barattolo con lo zucchero semolato… GIAMMAI LA VANILLINA!!!

Unire le uova intere, mescolare ed aggiungere la farina setacciata con il lievito, amalgamare.

Volendo si possono unire le amarene nell’impasto, in questo caso, essendo un finger sweet food, si metterà l’amarena, assieme alla julienne di petali di rosa, alla fine, come decorazione.

Francesco decora i browniews con le rose-002

Versare il composto nella teglia e procedere alla cottura (sempre valida ed affidabile la prova stecchino) per 15/20 minuti.

Estrarre la teglia, farla raffreddare e porzionare col coppapasta scelto, decorare con i petali di rosa (biologici) tagliati a julienne e un amarena, decongelata.

Vi avevo segnalato l’imminente arrivo del libro di Emanuele Scarello sui fritti? Ecco, è arrivato e, se amate la cucina, quella vera, quella che vi insegna davvero a cucinare e divertirvi, trovate il banner sulla barra a dx.

Non troverete soltanto un elenco di ricette ma una ricetta per ogni tecnica ed ogni grasso, troverete il come ed il perchè; è il libro per chi, come me, non ha bisogno di quantità ma di qualità, è il regalo perfetto per voi e per quelli che, come voi, amano la cucina di qualità.

Sfogliando questo libro, rimarrete ammaliate/i non solo dalle foto straordinarie di Ennio Calice un fotografo che sento anche un pò fradel per le sue origini Triestine, ma anche dalle ambientazioni, dette anche food styling, curate dallo stesso Emanuele che, con un nonnulla crea set irresistibili.

arcobaleno1-001

Vi lascio con l’arcobaleno, la meraviglia che la natura ci regala dopo un temporale.


Il Pane di Giulio e, se la Classe non è acqua, è Caviale di Sciroppo di Fiori di Sambuco.

Pane Giulio con Giulio-001

Questo pane mi affascina perchè ha la lunga lavorazione che solitamente ha il pane fatto col lievito madre, mentre qui c’è il lievito secco ed è quindi perfetto per chi non ha il lievito madre, chi non ha il tempo per accudirlo o non ne capisce molto.

Un pane da fare ed infatti Giulio lo fa ogni giorno ed ha colto l’occasione per fotografare anche il passo passo.

Eccoci ci siamo….

Ingredienti:

  • 200 gr di Manitoba o farina “1″ di Cudicio,
  • 192 gr di acqua tiepida dove sciogliere:
  • 4 gr di miele.
  • 5 gr di sale,
  • 4 gr di lievito secco.

collage pane di Giulio

Come fare il pane di Giulio:

mescolare il lievito e il sale con la farina.

Stemperare nell’acqua il miele e aggiungere al mix farina.

Mescolare con una leccapiatti “la pastella” con movimenti regolari dal basso verso l’alto.

Far riposare per 20 minuti, e ripetere l’operazione per 3 volte ( d’estate) 4 per l’inverno.

Trascorso il tempo si può infornare direttamente in una placca con carta forno a 230°C per 14 minuti. oppure versare la pastella in una spianatoia piena di farina e piegare come un fagottino per tutti e 4 i lati , lasciare riposare ancora per 20 minuti e infornare.

Questo pane migliora se servito il giorno dopo riscaldato…

Bacioni.

collage caviale sciroppo fiori sambuco, zenzero e semi di papavero

Caviale di sciroppo di fiori di sambuco, zenzero e semi di papavero per Sashimi di salmone affumicato e riso sushi…

Ora vi presento l’omaggio di Giulio al mio sciroppo di fiori di sambuco,  ma che vita che fai, direte voi, beh, avete ragione, è vero, ne vado così orgogliosa che stamattina sono uscita di buonora a raccogliere altri fiori perchè anche ello ne va orgoglioso e lo regala ai suoi colleghi e le riserve depauperate vanno reintegrate, nevvero?

Vi auguro un buon proseguimento di domenica.


Tete de Moine, la dolce carezza della melata, sognando la Cornovaglia…

Tete de Moine e Melata-002

Basterebbe chiudere gli occhi, avvicinare alla bocca uno di questi volants di formaggio con qualche goccia di melata per partire verso il paradiso dei sapori.

Questo abbinamento è nato per caso, per una serie di coincidenz e che confermano che nella vita nulla accade per caso, nè il bello nè il brutto.

Nasce da una gita, chiamarlo viaggio sarebbe eccessivo, in Carnia a comperare il miele per dimenticare un altro viaggio mancato…

Conoscevo la melata, sapevo essere rara e preziosa ma non mi ero mai documentata, quella che vedete nella foto è la Melata di Metcalfa, nel web ho trovato questo link che spiega bene la differenza dal miele.

Un altro viaggio meriterebbe questo formaggio: il Tete de Moine , che, all’inizio pronunciavo con difficoltà perchè a Trieste le tete sono i seni e siccome ho la mia età, quand’ero piccolina dire le tete era come dire una parolaccia, vedete quanto ciò che si vive nell’infanzia rimane nella nostra tete (testa)? Quante cose si inanellano e si incrociano mentre si scrive un semplice post?

L’Abbazzia di Moggio Udinese per il nostro Montasio, e l’abbazzia di Bellelay, situata nel comune di Saicourt, nel distretto di Moutier, per il Tete de Moine, dimostrano che dobbiamo all’arte casearia di suore e monaci se oggi possiamo gustare molti formaggi straordinari.

Mi soffermerei ancora a parlarvi di questa poesia di formaggio perchè non ho mai mangiato nulla di simile, e dire che in Italia di formaggi buoni ne abbiamo, ed è anche per questo che, in un momento in cui si parla di territorialità e di km.0 io non mi sento di tradire l’Italia; come è per il nostro Parmigiano Reggiano, anche il Tete de Moine è unico, inimitabile e non assomiglia a nessun altro formaggio.

Ringraz io lo Chef Emanuele Scarello che mi ha imprestato la Girolle e, mentre giravo la lama su quel cilindro, mi chiedevo se il Tete de Moine fosse nato per poter utilizzare la Girolle o viceversa…

Tete de Moine e Girolle piattino-002

Ora devo arrivare al dunque, sono partita sgommando e arrivo derapando, all’ultimo minuto per raccontare a Elena il mio viaggio da sogno; beh, lei, anz i loro, a Elena e Massimo, prima di volare oltreoceano hanno voluto lasciarci questo compito e chi sarà più fortunato avrà dei regalini belli belli ♥

GiardiniPerdutidiHeligan

Sognando la Cornovaglia. (foto dal web)

 Ho iniziato tardi a viaggiare, abitando in una città da sogno, Trieste, non ho mai sentito la necessità di allontanarmi; la Croazia, la Dalmazia, la Slovenia, l’Austria, tutto a portata di mano, mare, monti, natura selvaggia, paesaggi incantevoli, perchè volere di più?

Perfino Massimiliano ritornava a Trieste per riprender fiato dopo i suoi viaggi, se andate a visitare il Castello di Miramare potrete vedere la poltrona davanti alla finestra dove Carlotta si sedeva per guardare all’orrizzonte e così, senza spostarsi, viaggiava e raggiungeva il suo amore.

Beh, mi conoscete già, sono una sentimentalona romantica e pensate che guardavo e guardo ancora in tv Rosamund Pilcher soltanto perchè tutti i racconti sono ambientati in Cornovaglia, ecco, se i Dik Dik cantavano: sognando California io canto: sognando la Cornovaglia.

Rispecchia quella che sono, Libera, malinconica, frastagliata, spigolosa e da poco ancor più solitaria e questo mio amore per la Cornovaglia è confermato dalla passione che ho per la musica Celtica.

É un sogno realizzabile il mio, lo so, ma se un giorno lo realizzassi mi darebbe le stesse emozioni? E se non volessi più venir via? Se avessi 20 anni partirei immediatamente, asseconderei la stessa follia che mi ha portata, ormai in età matura, a partire per il Canada per il famoso mondiale di MTB, mondiale snobbato dalla Naz ionale perchè la mia medaglia d’oro era per l’Italia una vergogna essendo l’unica medaglia e, se non bastasse, arrivata da una vecchia non convocata in Nazionale ma che si è sobbarcata il viaggio a sue spese.

Beh, sono soddisfazioni perchè poi, l’anno sucessivo, sono rivolata in America e mi sono fatta Colorado, Nevada, California, Stato di NewYork.

Ho visto i famosi Motel che vediamo nei film distribuiti sulle strade del deserto del Nevada dove, con Inga, siamo andate nella valle della morte a fare il bagno in una specie di Terma naturale con l’acqua calda, guardate a vista da quel cielo azzurro che più azzurro non si può e che non si trova in nessuna tavolozza da pittore.

Poi a Bodie, la città fantasma, una di quelle che vediamo nei film western, col saloon ecc. , ho rischiato l’arresto perchè affascinata da tutto quello che vedevo mi sono avventurata in un posto proibito al pubblico ma si sa, io sono indisciplinata

Vi saluto, continuo a viaggiare con la mente, continuo a sognare, continuo a ricordare e mi rendo conto che ne ho di cose belle da ricordare, da rivedere chiudendo gli occhi, da gustare, proprio come quel piattino lassù, quello è un sogno facilmente realizzabile, per tutti.

Buona giornata.


Pinza Friulana dell’Epifania, della Nonna di Pietro: l’amore per la tradizione non è soltanto una moda…

Pinza Epifania fetta-002

Voi  sapete che, nonostante mi descriva come una specie di orso asociale e grezzo, io amo parlare con le persone, specialmente se condividono uno spazio o qualcosa con me o se percepisco un qualcosa che mi spinge verso di loro, ed è così che il signor Pietro ed io siamo diventati amici.

Mi piaceva, quando aveva terminato il suo lavoro, invitarlo a bere un caffè o un the, lo sapevo solo e mi faceva piacere parlare con lui, di sua figlia che amava andare a cavallo e lo faceva un pò tribolare con la scuola e del ballo liscio, la sua passione.

Così, forse per sdebitarsi, un giorno mi portò  questo dolce da assaggiare col the, me ne innamorai e, ovviamente, gli chiesi la ricetta.

Per un pò resistette: è una ricetta di mia nonna, ne era gelosa, rispondeva ogni qualvolta  gliela chiedevo… ma poi cedette, la mia sincera passione lo convinse.

Ora il signor Pietro è molto ammalato, ricordo che l’ultima volta che venne a lavorare non si reggeva in piedi, lo rimandai a casa e le scale, finchè non trovammo chi lo sostituisse, le pulii io.

Ultimamente, più che una moda, il desiderio di conservare le tradizioni, credo sia diventata una necessità, sia per non staccarsi da un passato che, in fondo in fondo, non era poi male, sia per prendere le distanze da un futuro che non promette bene e ci rende così preoccupati e arrabbiati che non siamo più capaci di cogliere ed apprezzare le piccole cose.

Come ho già scritto, questo tipo di ricette, nasce dalla necessità di mettere assieme poche cose e, mi ripeto, la frutta secca, un tempo era alla portata di tutti mentre oggi, una torta di noci, anche fatta in casa, viene a costare un occhio dalla testa.

Basta leggere gli ingredienti di questi dolci poveri, sempre gli stessi, noci, fichi secchi, uvetta, qui ci sono anche i pinoli ma il signor Pietro mi disse: la nonna li metteva raramente, quando poteva permetterseli.

Mi scuso per le fotografie, non sono recenti, fotografavo ancora con il telefonino, sono foto sfocate, con esposizioni errate, per fortuna che ora ne capisco un pò di più del 2008 e ho cercato di sistemarle meglio che potevo (purtroppo non ho photoshop).

Era il tempo che fotografavo gli ingredienti, avevo ancora così tanto entusiasmo…

Ingredienti pinza epifania Pietro1-001

Ingredienti per una teglia rettangolare da 45 x 35:

  • 300 g. di farina gialla di mais (anche istantanea),
  • 700 g. di farina 00,
  • 1 litro di latte,
  • 2 uova,
  • 100 g. di zucchero,
  • 150 g. di lievito di birra fresco (o 2 fustine liofilizzato + 1 lievito in polvere,
  • 400 g fichi secchi tagliati a pezzetti,
  • 250 g. di uvetta,
  • 1 bustina di pinoli tostati,
  • 200 g. di noci tritate grossolanamente,
  • 2 cucchiai di strutto (o burro),
  • buccia di limone gratuggiata,
  • sale.
collage pinza epifania-002

Come fare:

portare il latte a bollore con il sale, tagliare i fichi a pezzetti, tostare i pinoli, tritare le noci grossolanamente e sciogliere a bagno maria lo strutto o il burro.

Lavare l’uvetta e farla gonfiare nell’acqua calda,  scolarla e metterla nel rum o grappa, versare il latte sopra la farina di mais e lasciare  che lo assorba.

Sbattere leggermente le uova e aggiungerle all’impasto assieme allo strutto o burro, unire anche la frutta, compresa l’uvetta scolata, lo zucchero e la buccia di limone.

Sciogliere il lievito in un po’ d’acqua tiepida, versarlo nell’impasto ed unire, un po’ alla volta, la farina ( io la setaccio).

Versare nella teglia foderata con la carta da forno (o imburrata) ed infornare nel forno preriscaldato a 180° C. x 40 minuti.

Controllare che la preparazione non asciughi troppo, sfornare la pinza e, quando è intiepidita voltarla sottosopra affinchè l’umidità non rimanga nel fondo.

Cospargere di zucchero a velo decorando a piacere,  la potete anche porzionare e mettere in congelatore per le emergenze della colazione e merende.

Pinza Epifania pronta-001

Per oggi è tutto, grazie signor Piero e grazie a voi di avermi letta fin qui…

Il Signor Pietro è venuto a mancare in ottobre…


Biscottini al mosto cotto, senza uova, senza lattosio, senza glutine ma con tanto tanto sapore… Un pensiero per Maria ♥

biscottini al mosto cotto cotticorn-001

Non so se è merito dei Maya che, con le loro profezie hanno comunque mosso qualcosa in ognuno di noi, non so se è perchè dai e dai le cose cambiano, non so se, finalmente, mi sono incamminata sulla strada giusta… Fatto sta che ho trascorso uno splendido Natale, direi sereno, si, sereno è la parola giusta.

La venuta della suocera&Co. non mi ha agitata, sono riuscita ad organizzare tutto per benino e nei tempi giusti, voi direte: cosa sarà mai organizzare un pranzo di Natale per 5.. Beh, per me, che non ho mai ospiti a casa, è un bel impegno, quando manca la pratica non basta la grammatica no?

Come già sapete il mio menù di Natale non è stupefacente ma è il solito: lasagne portate dalla suocera, zampone, lenticchie a volontà, brovada.

Quest’anno l’ho arricchito con 2 stinchi di maiale al forno, Lambrusco, coca cola per il cognato (ORRORE!!!) comperata da ello che, dopo aver notato il mio disappunto ha detto saggiamente: bisogna adeguarsi agli ospiti, panettone ai marron glacè gentilmente offerti da Loison, spumante per il brindisi, caffè, ammazzacaffè per lo zio: una grappa che gli ha fatto strabuzzare gli occhi per quanto era forte…

Tutto qui, qualche chiacchera, una breve comparsa di Perla che è venuta a salutare “la nonna” e dopo aver sberlato per qualche minuto è tornata a dormire e poi, tutti a casa, ello ad accompagnare lo zio (che mi ha regalato del buonissimo miele di acacia che ho adoperato per i biscottini) e così, rimasta sola mi sono messa a fare questi biscottini.

Ci tenevo a farli per Natale, un omaggio a Maria, è lei che mi aveva mandato il mosto cotto: adoperalo, mi diceva, ma non voglio finirlo, rispondevo, dai che te ne mando ancora… invece non c’è stato più tempo, purtroppo…

Questa ricettina mi è arrivata via mail da Nannarè, una delle Amiche di forum di un tempo, è una delle tante ricette che mi ha mandato, sono di sua nonna o di “nonnine”, come le chiama lei e per me sono perfette.

Appena la sento le chiedo delucidazioni sulla provenienza di questi “Biscottini al mosto cotto”, se hanno un nome definito o si chiamano soltanto così.

Io ho preferito lasciarli naturali, senza spezie, un pò perchè a ello non piacciono un pò perchè coprirebbero il sapore della frutta secca, rimane comunque il fatto che sono molto versatili e, da questa base, se ne possono elaborare un’infinità, mi sono limitata a modificare il tipo di farina perchè, essendo questi biscotti, già senza lattosio e senza uova, volevo farli anche senza glutine.

Copio incollo la ricetta così come è arrivata, con lo stile gajardo de Anna (si chiama così), le sue abbreviazioni da sms, credo assimilate dalle 2 figlie adolescenti, qualche doppia di troppo, ma è perfetta così, la adoro ♥

Per facilitare la lettura ho evidenziato gli ingredienti, mentre le mie varianti e il mio procedimento sono inseriti tra gli asterischi.

collage biscottini mosto cotto-001

Si lavorano degli ingredienti sullla spianatoia mettendone  ad occhio

circa 300 grammi fra nocciole, noci, pinoli, (xchè no, qualche mandorla) spezzettati grossolanamente
(Se vuoi anche tostati ma nn è necessario)
500 grammi di farina (da nn usare tutta insieme, che so iniziare con 250/300 gr. ed aggiungere quella che occorre man mano) *farina di grano saraceno e tapioca*
1 bicchiere circa di ottimo olio evo o strutto *olio evo (Pugliese)*
un pò di zucchero e miele * solo miele*
mosto cotto (o vino) q.b.
poco + della metà di una bustina di lievito x dolci
( Eventualmente Vanillina o spezie facoltative ed a piacere del proprio gusto) *estratto di vaniglia*
Non ci vanno le uova ma c’è anche chi ne mette *omesse*.
Zucchero a velo x spolverizzare , facoltativo *omesso*.

Mettere, la farina a fontana con tutti gli ingredienti dentro (la mi mama talvolta mette anche un po’ di buon cacao in polvere, ma ciò è una cosa del tutto personale), lavorare raggruppando per bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una “massa” omogenea, formare un filoncino
un “pò piatto” e tagliare a forma di losanga (qsta è la tradizione) oppure stendere e dare la forma ai biscotti che andranno su una teglia con
carta forno.

*Io ho mescolato la frutta secca con 250 g. di farina (proporzione 350 farina di grano saraceno, 150 farina di tapioca), ho aggiunto il bicchiere d’olio, 3 cucchiai abbondanti di miele, ho amalgamato, ho unito il resto della farina e poi ho aggiunto a poco a poco il mosto cotto fino al raggiungimento della “massa” omogenea (come scrive Anna), ho formato il filoncino un “pò piatto” e, come da tradizione, ho formato le losanghe*

Naturalmente infornare con forno già caldo a ca. 180 gradi finchè nn saranno coloriti e cotti (forse 20 min. o poco+)
Si possono servire ed intingere con buon bicchiere di vino bianco, marsala o …

Semplici, ma “fanno famiglia” e Natale magari apprezzati accanto al camino acceso …??! (A Perla falli assaggiare senza inzuppo nel vino mi raccomando …!!! Alle gattine di buona famiglia si bagna soltanto dietro l’orecchio con una goccia di Champagne, la notte di Capodanno, cm fossse Chanel N° 5 – insieme ad un assaggio di Pandoro).
Cuore

biscottini al mosto cotto cotti1nuovo-001

Buongiorno mondo.


Nel Territorio POMÌ, dove nulla viene lasciato al caso.

Pomodoro Pomì1-004

Questo l’ho mangiato io

Si è concluso il fine settimana/premio per il concorso POMÌ D’AUTORE, un fine settimana pieno, intenso, straordinario.

Enza, Luca ed io con i rispettivi accompagnatori/trici siamo stati seguiti, coccolati, trattati con tanto riguardo da farci sentire tutti un pò Duchi e Duchesse.

Non conoscevo Parma e mi ritengo fortunata ad averla scoperta, ne sono rimasta affascinata e mi sono appassionata alla sua storia.

Merito senz’altro della Guida Anna Maria che mi/ci ha portati indietro nei secoli, coinvolgendoci con aneddoti raccontati con la competenza e la passione di chi ama il proprio lavoro, aneddoti a volte piccanti ma utilissimi a non trasformare una gita turistica/culturale in un cumulo di sbadigli.

Pomì cane relax-001

Garanzia di fedeltà

Oggi, però, voglio parlare del Territorio POMÌ, di come l’ho visto io (e credo anche gli altri miei compagni di viaggio), con gli occhi di una persona che è attenta ai prodotti che consuma, che è attenta all’ambiente e che è, soprattutto, sempre più convinta che le Aziende funzionerebbero meglio se prestassero più attenzione alle persone che lavorano per e con loro, incentivandole e motivandole.

Unire le 300 Aziende Agricole nel Consorzio Casalasco del Pomodoro è stata la strategia vincente di un’Azienda fondata su solide basi ma anche consapevole che prima o poi, senza un pò di ossigeno molte Aziende Agricole avrebbero gettato la spugna e senza pomodori non si fa la passata (intendo senza i pomodori a kilometri zero).

Pomodori nel campo-001

I protagonisti indiscussi

Tutti sappiamo quanto bassa sia la terra e quanto faticoso sia il lavoro nei campi, spesso vanificato dai capricci della natura, ma lo studio, la ricerca, la continua evoluzione riesce a contrastarla ed a limitarne i danni.

L’introduzione di tecnologie all’avanguardia hanno attirato l’interesse dei giovani coltivatori, assicurando la continuità produttiva.

I Vecchi continuano a lavorare fianco a fianco dei giovani, lasciando loro la parte tecnologica che non fa per loro ma, consigliandoli ed aiutandoli dall’alto della loro preziosa esperienza di anni sul/nel Campo.

La loro campagna continuerà a vivere e credo siano anche orgogliosi di “leggere” il codice della loro Azienda su qualche confezione di POMÌ

Nel Consorzio, senza la necessità di giochi di potere, scalate aziendali, corse sfrenate alle poltrone dei “piani alti”, il motto è: tutti per uno, uno per tutti, dove l’ uno è semplicemente l’Azienda.

Pomì aria di festa-001

Atmosfera festosa POMÌ

Questo è il mio pensiero, quello che io ho visto e sentito ma se vi va di saperne di più ecco il sito di POMÌ, certamente più completo ed esaustivo di queste mie righe.

Ora vi porto nel campo, camminando lungo questo viale di gelsi:

Pomì, viale con gelsi-001

Il Viale dei Gelsi

si arriva al campo dove domenica, se il tempo fosse stato clemente, ci sarebbe stata la raccolta, rigorosamente A MACCHINA, quindi niente “caporalati”, manodopera clandestina sfruttata e sottopagata come qualche idiotello ha insinuato tempo fa sul fb (lo dovevo dire).

La macchina ha in basso una specie di rastrello con il quale solleva le piante dal terreno, alzandole in più tempi, in ogni fase la pianta viene ripulita fino ad arrivare al pomodoro.

Pomì, a lezione dal Professore-001

Il Professore

Ma tutto inizia dai semi, quelli della varietà scelta e selezionata dal Consorzio, che vengono analizzati per verificare che siano esenti da OGM e per testarne la germinabilità.

Fatto questo vengono distribuiti ai Vivaisti che saranno responsabili della semina e della crescita delle piantine ad un’altezza di c.ca 15 cm.

Una parte di semi viene affidata alle Aziende Agricole che hanno scelto di seguire la coltivazione dalla semina al raccolto che avviene in tre tempi: precoce, mediano e tardivo, questo per non accumulare il prodotto che perderebbe parte delle sue proprietà e parte delle sostanze organolettiche.

Alle altre Aziende vengono consegnate le pantine pronte, dopo la messa a dimora in pieno campo tutti gli imballaggi in polistirolo vengono smaltiti da un’Azienda che lo impiega per la produzione dei famosi manichini.

Anche in questo caso l’impatto ambientale è pari a zero (come avrete già letto nel sito).

Tutto questo avviene dopo aver diviso in lotti certificati e codificati per Azienda in maniera che si possa in ogni momento risalire al Coltivatore di riferimento.

Concimazione, irrigazione, analisi del terreno, monitoraggio in caso di attacchi di malattie, nulla viene lasciato al caso, come scrivo nel titolo.

Questa è la tracciabilità della filiera, quindi, anche quando ormai la vostra confezione di POMÌ è già in bella/buona mostra nella vostra dispensa, potete farvi raccontare la sua storia che sarà certamente una storia a lieto fine.

Io non ho preso appunti, ho ascoltato il Professore e qualcosa mi è sfuggito senz’altro, non vorrei, dopo essere stata bocciata al corso del tortello. essere bocciata anche al corso del pomodoro.

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Partenza Raduno Storico Fiat 500

Il Comune di Rivarolo, per ringraziare il Consorzio per aver Contribuito al restauro di una Chiesa, ha organizzato un Raduno di Fiat 500  prima con arrivo sul piazzale dell’Azienda.

Le Madrine della corsa, belle più che mai, pur ignorando l’esistenza della famosa doppietta, con freni improbabili ed aver omesso l’uso della quarta marcia, sono arrivate a destinazione sane e salve, tutto è bene quel che finisce bene.

A presto, con il seguito, non so se andremo per Monumenti o Per tortelli, ed ora lo slogan:

Con POMÌ è proprio un Bel Condire.


Stroncatura con cozze, non tutte le stroncature vengono per nuocere…

Coccio stroncatura-001
Mi è successo tanti anni fa con la Pitina della Val Tramontina, e anni dopo con la Farina di Grano arso; un grande rispetto per l’ingegno umano ed un grande rispetto per noi “foodblogger” che, con la nostra curiosità, la nostra voglia di inventarci sempre qualcosa di nuovo,  stiamo contribuendo a riportare a galla ciò che rischiava di rimanere sepolto sotto strati di polvere.

Posso anche accettare, fino ad un certo punto però, una strumentalizzazione ma, in questi casi il detto: basta che ne parlino, è perfetto.

E così, appena aperto il pacco del mio Amico Max, i miei occhioni di bambina che fa oooooohhhhhhhhhhh si sono spalancati: nascosto tra nespole, albicocche, limoni c’era un sacchetto con la Stroncatura Calabrese, tipico formato di pasta prodotta soltanto nella provincia di Reggio Calabria e precisamente nella Piana di Gioia Tauro (alla fine troverete un link).

Veniva fatta con  le “scopature di magazzino”, resti di farina e crusca che rimanevano sul pavimento dopo la macinatura dei cereali.

Un tempo era la norma “Far di necessità virtù” e, se ci fate caso, la maggior parte dei prodotti di nicchia di oggi che vengono venduti a caro prezzo sono nati dalla necessità di sopravvivere nelle cucine dei Poveri di un tempo.

Per gustarla ho atteso il momento giusto, la ricetta tradizionale della Stroncatura richiede le alici salate ma, aimeh, le alici sono  uno dei pochi cibi che non riesco a mandar giù,ma non ho voluto comunque privarla del sapore del mare e, non essendo arrivati gli Scampi che avevo ordinato,  (l’idea era di farla con gli Scampi alla Busara (la ricetta che avrei fatto)), ho ripiegato, per modo di dire, su dei freschissimi, ciccioni Pedoci (cozze) nostrani, testati la settimana prima.

Per questa ricetta ho voluto unire con un filo invisibile la mia Trieste alla Calabria, attraversando il Territorio POMÍ, con una sosta a Sorrento ma andiamo in cucina a vedere cosa ho preparato.

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Ingredienti per 2 persone (la quantità che ho adoperato io):

  • 500 g. di Stroncatura,
  • 1 kilo e mezzo di cozze,
  • 200 g (1 brick) di passata di pamodoro POMÍ,
  • 4 spicchi d’aglio vestiti,
  • prezzemolo, gambi compresi,
  • 4 cucchiai di olio EVO,
  • 1 bicchiere di vino bianco (Friulano),
  • peperoncino di Calabria (Garofalo),
  • 1 coccio di Calabria per cucinare.
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Come fare:

per prima cosa lavare e spazzolare le cozze eliminando la barba e, se ci sono, i denti di cane, aiutandovi con una lama.

Metterle in un tegame capiente assieme all’olio EVO, gli spicchi d’aglio, il prezzemolo, coprire e far cuocere a fuoco alto scuotendo il tegame dal basso verso l’alto per far prendere il calore alle cozze in maniera omogenea e completa.

Quando le cozze saranno aperte (quelle chiuse eliminarle) sfumare con il vino bianco e far evaporare, togliere le cozze dal guscio e metterle da parte, filtrare il liquido rilasciato (che profuma irresistibilmente di mare).

Riscaldare il coccio e versare una parte di liquido di cottura delle cozze, portare a bollore ed aggiungere la stroncatura cruda e trattarla come fosse riso, procedendo con una cottura Risottata.

Man mano che la pasta si ammorbidirà, unire altro liquido che avrete mantenuto bollente, soltanto a questo punto aggiungere la passata di pomodoro anche lei bollente ed il peperoncino in polvere.

Non salare perchè l’acqua che rilasciano le cozze è già salata, aggiungendo sale rovinereste la preparazione.

Continuare la cottura, dopo 10 minuti assaggiare per testarne la consistenza e, soltanto poco prima della fine aggiungere le cozze, amalgamare e servire, io non ho messo formaggio.

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Con questo piatto ringrazio POMÍ per avermi dato la possibilità di giocare con i loro prodotti che trovo, indipendentemente dal concorso o dal pacco ricevuto, prodotti di qualità, presentati e promossi con eleganza.


Donne con la Pipa di TI MI: l’ispirazione è un attimo…

L’ ispirazione è un attimo, un lampo che ti illumina e ti lascia dentro  qualcosa, si apre una porta che non sapevi ci fosse  che ti porta in un mondo tutto da scoprire.

Chissà quante persone hanno chiesto a Ti Mi (Tiziana) che cosa l’avesse ispirata e così, all’entrata della sala che ha ospitato quest’anno la mostra “Donne con la Pipa” c’era questo quadro con questo testo, ecco è partito tutto da là, da quello sguardo fiero, da quella mano forte che stringe la pipa, solitamente simbolo di “forza maschile”.

Le Donne  sono considerate (erroneamente) “deboli” probabilmente perchè senza “appendice” e la pipa le trasforma, il loro sguardo cambia, si riempie di orgoglio, di forza, di grandezza, praticamente rimangono se stesse…

Basta osservare i quadri di Tiziana ( quest’anno la serie si è arricchita di splendidi quadri a matita in bianco e nero (il nero è acrilico) per scorgere in quei reticoli di rughe il racconto della vita, ogni volto svela qualche segreto, in ogni sguardo, sono sicura, ogni donna  riconosce un pò della propria storia.

Io non sono critica d’arte e non so spiegare i quadri di Tiziana come farebbe una/uno “di mestiere” , io so soltanto che i suoi quadri, anche dopo un anno e dopo averli visti molte volte, mi trasmettono emozioni nuove, probabilmente sono io che “cambio” e riesco a vedere in quelle rughe, quelle espressioni, quegli sguardi il mio tempo che passa…

Per terminare la giornata con altra magia Carla ed io siamo andate a casa sua, l’imbrunire avvolgeva ogni cosa ed ho sentito forte il profumo della primavera, una passeggiata nel parco…

…poi un caffè in veranda, splendido epilogo per una splendida giornata, grazie Tiziana e grazie Carla♥♥

Vi auguro una bella domenica, con affetto.

Links:

Ulderica da Pozzo

Tiziana

Carla


Sugnu i cocciu e cercu ricetti ‘pi Max…

Non sapevo fosse così articolato il dialetto/lingua Calabrese (specifico lingua perchè i in Friuli il friulano è considerato una lingua), la stessa parola ha diverse versioni, un accento, una vocale, una consonante in più o in meno, insomma, è vero, i dialetti sono Lingue, perchè o si nasce nella regione o si deve studiarli e sono convinta che non basti una vita per impararli.

Detto questo io, per la traduzione del titolo che avevo in mente (Sono un coccio e cerco ricette per Max), mi sono dovuta far aiutare da un amico di Annina la vicina perchè sarebbe stato troppo facile chiedere a Max, questo post è una sorpresa, com’è stata una sorpresa ricevere il pacco ieri mattina.

Mi dai l’indirizzo che ti mando le arance e qualche limone? Ed assieme alle arance e limoni, splendidi limoni fogliati, biologici che so già come utilizzerò…, protetto come un neonato in fasce c’era questo splendido coccio.

Cosa dire? Per il momento sono ammutolita però faccio parlare le foto.

Non vedo l’ora di metterlo al lavoro, prima dell’uso vero e proprio metterò sul fornello la solita retina spargifiamma, riempirò il coccio con mezzo litro d’acqua e la farò bollire, dopo di chè sarà pronto per cucinare un sacco di cose buone.

Se ancora non conoscete la cottura nel coccio beh, è il momento di andare da Max che, con l’idea del contest Un coccio al mese avvicinerà molte/i blogger a questo fantastico metodo di cottura ed essendoci in palio ogni mese uno di questi cocci chi non si farebbe tentare? :-D

Io il coccio ce l’ho e mi limiterò, sospirando, a “copiare” le ricette che mi piaceranno, certo che se dovessi romperlo allora si che parteciperò… (ma vedrò di fare attenzione ;-) )

Ora vi lascioo anche la foto del “Cuore” che avevo fatto l’anno scorso con le arance della sua“prima spedizione”.

E foto della crema di arance fatta con quelle della “seconda spedizione”

Anche per oggi è tutto, inizio con le grandi pulizie di Pasqua e per tirarmi su mi farò ogni tanto una bella spremuta o meglio mi mangerò le arance in purezza :-)

Grazie Max!!!


La trota verace: la passione della Famiglia Del Tedesco.

Qui in Friuli non è facile contattare piccoli produttori e farli parlare del loro prodotto, i Friulani lavorano molto e parlano poco, spesso sono anche sospettosi e riluttanti a fidarsi, poi col fatto che chiunque  chieda denaro il sospetto cresce.

Così, con gran calma mi sono messa al lavoro, con l’intento di proporre soltanto prodotti testati  e dopo aver parlato con i produttori.

Ero partita con l’idea di una famosa farina Friulana, ma dopo aver visto che il marchio era uno specchietto per le allodole ho passato.

Poi durante i miei 4 passi al Friuli Doc ho visto lo stand dell’Azienda Del Tedesco ed avendo già provato il loro prodotto mi sono fermata ad approfondire la conoscenza.

Il secondo step sarà andare direttamente in Azienda per vivere di persona l’esperienza ed acquistare il prodotto da cucinare a casa, anche se secondo me, il miglior modo di cucinare la trota è al cartoccio, semplicemente riempiendo il pancino con limone, sale, pepe e le erbe aromatiche che ci piacciono di più.

Il segreto del vero prodotto di nicchia (come si dice ora) è, secondo me, l’amore di chi lo lavora per migliorarlo senza avidità e senza farsi corrompere dal marketing.

Di questi tempi e visto che si deve anche vivere non è facile ed è per questo che io intendo dare spazio a chi con devozione, costanza, onestà porta avanti il duro lavoro che c’è dietro a tutto questo.

La famiglia Del Tedesco alleva trote da 3 generazioni che in cifre sono c.ca 8o anni e, come succede spesso in Friuli, il mestiere si è tramandato di padre in figlio col vantaggio che le nuove generazioni hanno ampliato e modernizzato l’Azienda senza però venir meno alla tradizione di allevare la trota con la passione di un tempo, quando a tirare le reti erano gli animali come si può vedere dalla foto che mi ha gentilmente dato il Signor Fabio, come anche l’autorizzazione ad utilizzare il materiale del sito dell’Azienda che riporto sotto:

La nostra azienda si occupa della produzione, preparazione e commercializzazione di prodotti agricoli e prodotti della piscicoltura propri – trota iridea e salmonata – da tre generazioni.

A partire dagli anni novanta ha continuamente incrementato la sua produttività, passando da uno a tre allevamenti – tutti in Friuli Venezia Giulia – e realizzando un moderno impianto per la lavorazione del pesce.

Questo ci ha permesso di ottenere la filiera interna completa, dalla schiusa delle uova al filetto, consentendoci il controllo completo sul prodotto e la competitività sul piano economico.

I siti produttivi sono dislocati tutti in provincia di Pordenone, come di seguito descritti:

  1. Impianto di Porcia, Allevamento, macellazione e preparazione

  1. Impianto di Polcenigo, Avannotteria e allevamento

  1. Impianto di Fontanafredda, Avannotteria e allevamento

Tutti gli stabilimenti sopra citati sono regolarmente autorizzati e controllati dal presidio sanitario veterinario dell’A.S.S. n. 6 di Pordenone.

L’azienda dispone di un piano di autocontrollo dei principali parametri chimico-fisici dell’acqua in ingresso ed in uscita dei propri allevamenti. Le analisi vengono effettuate da un laboratorio chimico esterno riconosciuto dal Ministero della Salute e certificato ISO 9001-2000.

Oltre a ciò, si dispone di un sistema di analisi interno in continuo e collegato in rete per quel riguarda i parametri vitali di tutti gli impianti.

Contemporaneamente la nostra azienda ha intrapreso il percorso necessario per raggiungere la certificazione di filiera e l’adesione a marchi di qualità esistenti.

Il laboratorio di macellazione e preparazione è identificato con il numero di riconoscimento definitivo CE 2979, assegnato dal Ministero della Salute con decreto definitivo N° 5176/P .

La sua posizione, a ridosso dell’allevamento – e a pochi chilometri dall’autostrada A28 – è tale la consentire la lavorazione del pesce rispettando le più severe normative sul benessere animale, senza alcuno stress da trasporto.

Pur trattandosi di una struttura non particolarmente grande, il laboratorio di cui disponiamo è tale da soddisfare richieste di quantità ragguardevoli di prodotto freschissimo.

E’ attrezzato per la produzione di pesce intero in cassetta, filetto con e senza pelle, nonché di hamburger di trota al naturale.

Negli ultimi anni stiamo gradualmente spostando la nostra attenzione dalla vendita di pesce vivo, nostro mercato tradizionale, a quello del pesce confezionato e del filetto. Già stabilmente presenti al mercato ittico di Marano Lagunare (UD), stiamo esplorando la possibilità di nuove collaborazioni, continuative o anche legate a particolari esigenze temporanee (sagre, festività mense).

Per quanto riguarda la qualità riporto sempre dal sito (con autorizzazione):

Quanto al controllo dell’applicazione del piano HACCP, esso viene svolto regolarmente dalla locale ASL attraverso regolari visite ispettive del Servizio Veterinario.

I trasporti sulle tratte brevi si effettuano con mezzi refrigerati propri autorizzati al trasporto di alimentari; per tutte le altre destinazioni l’azienda si avvale di corrieri specializzati ed autorizzati scelti fra aziende primarie che si avvalgono anch’esse del piano di autocontrollo.

Per quanto riguarda il prodotto:

Uno dei nostri punti di forza è la possibilità di fornire un prodotto di qualità, allevato e lavorato interamente nei nostri impianti, senza intermediazioni e prodotto solo dopo Vostro ordine poche ore prima della consegna.

Ci proponiamo quindi quali fornitori dei seguenti prodotti in cassetta di polistirolo:

  • Filetto di trota bianca singolo o butterfly, con o senza pelle

  • Filetto di trota salmonata singolo o butterfly, con o senza pelle

  • Trota salmonata intera

  • Trota bianca intera

  • Hamburger di trota al naturale

Se vi trovate dalle parti di Pordenone e volete comperare una trota o filetti freschissimi preparati sul momento per voi basta mandare un SMS al numero: 348/2632659 e li prepareranno per voi.

Ringrazio il Signor Del Tedesco che, essendo di poche parole, mi ha comunque aiutata spedendomi queste splendide foto storiche di famiglia e l’autorizzazione a scopiazzare dal suo sito che, come mi ha specificato lui stesso: è in costruzione…ma, come ho scritto prima o si sta al pc o si lavora.

Buon primo novembre a tutti.

Ho trovato questa email del Signor Fabio Del Tedesco nella posta, beh, sono proprio felice.

Complimenti!

Veramente bello

Appena riesco le invierò altro materiale, ora abbiamo iniziato a fornire anche le mense degli asili della privincia e pare che la trota piaccia pure ai bambini!

Abbiamo dovuto togliere anche la pelle e poi tritare il filetto al fine di eliminare ogni possibile spina residua ed abbiamo cosi’ ottenuto degli hamburger di trota che vengono consegnati agli asili il giorno stesso della pesca: più fresco di così non è proprio possibile…
Grazie
Fabio Del Tedesco


Risotto alla Veneziana: a Friuli Doc alla Ricerca del Prodotto Perduto e poi di corsa a casa a preparare la ricetta.

Rieste di “Cipolla rossa di Cavasso Nuovo”, fatta con cipolle autentiche.

Quest’anno ho deciso di andarci, pur abitando a 2 passi non ci sono mai stata, forse perchè non amo la confusione, l’odore nauseabondo di quelle frittelle cotte in un improbabile olio ammazzafegato, forse perchè in queste manifestazioni s’intrufolano sempre produttori di nulla e tutto costa di più che andarlo a comperare sul posto.

Quest’anno però, stimolata dal fatto di essere Gatta del Fud, ho dato sfogo alla mia innata curiosità e passione per i prodotti perduti e poi ritrovati, quelli dimenticati e poi ricordati ancora.

Foto inguardabile puramente dimostrativa…sorry :-(

L’obiettivo era un marchio famoso dalle nostre parti e seguendo il suggerimento della segretaria di andare sul posto a parlare col presidente ho cercato subito lo stand.

La solita premessa che non si devono dare soldi non è bastata a farmi ricevere da parte sua una, almeno, educata attenzione e così, dopo aver visto alle sue spalle uno scaffale che conteneva prodotti destinati alla vendita ho capito che il famoso marchio serviva più da specchietto per le allodole, in quanto, conoscendo la superficie del territorio di produzione del famoso prodotto, qualcosa era di troppo.

Dopo aver dato un’ultima occhiata quasi di compassione al president  mi sono lanciata, anche se claudicante (mi duoleva il ginocchio n.d.r.), alla ricerca del prodotto perduto.

Ho individuato subito un piccolo stand dove c’erano soltanto riesti di cipolla, nè composte, nè creme, nè chutney, nulla, solo delle splendide trecce di cipolla.

A presentarla una bella e gentile signora col marito ed il figlio, ad ogni mia domanda una risposta esaustiva.

Ho chiesto loro di vendermi qualche cipolla ma loro erano lì non per vendere ma per far conoscere il prodotto, il frutto di un seme dimenticato.

Mentre fino agli anni 60 questa cipolla è stata una preziosa risorsa per le famiglie, dopo non è più bastata e per poter vivere non era più sufficiente e dopo il terremoto del 1976 la coltivazione destinata alla vendita è stata definitivamente abbandonata, fino ad oggi.

Ora va di moda il prodotto del territorio e per fortuna dico io; una volta tanto una moda non rimane tale ma fa sì che stimoli la fantasia e la voglia di tornare indietro a riprendere ciò che si stava per perdere.

Così, le persone che, comunque, in questi anni, hanno continuato a coltivare questo ortaggio per il loro uso famigliare, si sono riunite e si sa che in questi casi il detto l’unione fa la forza è più azzeccato che mai.

Succede con l’uva da vino, con le olive, con i cereali, ognuno cura al meglio il suo appezzamento di terra ed alla fine si mette tutto assieme in un unica bottiglia o in un unico sacco: si chiamano solitamente Consorzi.

Tante piccole eccellenze fanno un grande prodotto di qualità.

Mi piace, mi piace proprio, mi piacciono queste persone che, pur consapevoli che il guadagno vero sarà lontano a venire, non imbrogliano, non vendono aria fritta, non si fanno scudo del marchio per vendere, sempre e comunque, COMPLIMENTI!!!

Ad un certo punto la signora gentile ha sussurrato qualcosa ll’orecchio del marito che è sparito e ritornato con in mano delle cipolle tutte per me.

Avevo già in mente una ricetta e così ho ringraziato e, claudicando, sono ripartita alla ricerca di un altro prodotto perduto, e l’ho trovato, ma di questo vi parlerò la prossima volta.

Anche se so che il prodotto denaro rimane l’unico vero DOP, voglio continuare a credere che ci sia qualcosa che abbia più valore e che questi piccoli produttori continuino ed insistano con la loro ricerca e la loro riscoperta.

Abbiamo bisogno di cose buone, siamo già andati molto avanti, se si fa qualche passo indietro c’ è soltanto da guadagnare.

Detto questo vi presento la  ricetta che ho preparato con le cipolle gentilmente ricevute in dono:

Risotto alla Veneziana.

L’ho chiamato così perchè l’ho fatto con il fegato alla veneziana che ho preparato con i fegatini di pollo: se il nome fosse copyright avvisatemi che cambio e lo chiamo Risotto for president.

Questa qualità di cipolla è particolarmente dolce e profumata e ben si è sposata con i fegatini di pollo che, a differenza del fegato di vitello, hanno un retrogusto leggermente amaro (leggermente).

Ho fatto come vedevo fare a mio padre le rare volte che, sporcando un’infinità di padelle, pentole, piatti, cucinava qualcosa per noi, la mamma ed io.

Ricordo che faceva cuocere la cipolla per ore, lentamente, aggiungendo un pò per volta o brodo o acqua, alla fine la cipolla diventava una crema dorata e profumata dove metteva le listarelle di fegato e le faceva cuocere per pochi minuti, non deve cuocere troppo altrimenti perde la sua morbidezza diceva, ed aveva ragione, era buonissimo ed alla fine i piatti erano talmente puliti da essere lustri (lucidi).

Io ho fatto come lui, mettendo anche delle foglie di salvia (non ricordo se lui la usasse) e, prendendo un pò del fondo di cottura ho fatto tostare il riso (vialone nano), ho sfumato con un pò di prosecco ed ho continuato la cottura allungando con l’acqua bollente.

Ho aggiustato di sale ed alla fine ho aggiunto i fegatini alla veneziana che avevo tenuto in caldo (senza farli cuocere oltre).

Non ho mantecato né con burro, né con olio e niente parmigiano, vi assicuro un piatto da re.

Gli ho dato la forma con un coppapasta a forma di fiore, ho decorato con la salvia e cipolla Rossa di Cavasso Nuovo (d’altra parte è lei la regina del piatto), ancora qualche fegatino, un pò di sughetto e poi mangiare.

Se foste interessati a conoscere questa famosa cipolla, trascorrendo una piacevole domenica di festa in un paese della Pedemontana nel Friuli occidentale, l’appuntamento è la prima domenica di ottobre alla festa di San Remigio, potreste ritornare a casa con una bella riesti di Cipolla rossa di Cavasso Nuovo.

É proprio vero, spesso i più piccoli sono i più grandi…, al prossimo prodotto ritrovato.


La Torta di noci di Carla: a zampine nude nel parco.

………a zampine nude nel parco, è così che mi piacerebbe vedere la randagina adottata da Carla (ora si chiama “Piccola”), ma dopo tanto stress è ancora “nascosta”, accenna a qualche approcio ma ci vorrà ancora tempo a che si lasci andare e che si senta al sicuro.

Per il momento si sta ambientando, anche se questo “esplorar-notturno” ha già decimato vari oggetti-ricordo di Carla che temo mi presenti il conto prima o poi :-D

Chi è Carla? Carla è una professoressa di ginnastica in pensione, vive in una spendida casa con, appunto, un enorme parco che cura tutto da sola.

Carla è minuta, l’apparenza fragile inganna, lei pota, taglia l’erba, coltiva l’orto, fa le marmellate con la frutta dei suoi alberi, raccoglie le sue noci per fare una meravigliosa torta che vi offrirò più tardi, fa parte di una compagnia teatrale al femminile che tratta le varie problematiche di noi donne.

Carla ha accolto la micia “perchè ha bisogno” ma so che le piacerebbe che la sera le salisse sulle ginocchia e facendo le fusa si lasciasse accarezzare…ma aspetta..raccogliendo al mattino i “cocci” lasciati a terra dalle scorribande notturne :-D

Vicino casa sua scorre un canale, quei canali artificiali costruiti nella notte dei tempi dove scorazzano felici delle anatre selvatiche che lei chiama e che corrono a sbeccottare il mangime.

Noi ci aggiorniamo giornalmente, oggi ho saputo che quando lei è assente le anatre vanno a chiedere cibo a casa di Tiziana (vicina di casa e amica)..facendo “qua qua” per sollecitare il pasto :-D

Carla vive in questa grande casa dove hanno abitato i suoi genitori che ora non ci sono più..anche se la casa parla di loro in ogni angolo, oggetti ricchi di storia come gli scopilli fatti a mano dal papà:

Oppure l’arcolaio dove tesseva la mamma e la macchina da cucire (dietro):

O il tavolo da lavoro del papà:

O le scarpe con la suola di legno fatte a mano da lui per lei..non sono le “Tod’s” di oggi..Carla mi ha detto che sembrava di indossare degli strumenti di tortura :-)

E che dire dell’asinello cucito da sua madre per farla giocare?

Come non commuoversi di fronte agli sci indossati dallo zio “Alpino” durante la prima guerra Mondiale?

E come non farlo anche davanti alla picozza dello zio usato nella guerra di Grecia e Albania con tanto di incisioni fatte a mano sulla stessa?

E che dire di tutti gli altri oggetti sparsi per casa?

Dopo averle  lasciato la micia mi ha offerto il pranzo e mi ha regalato un sacchetto della sua lavanda, una confezione di garam masala comperato nel suo ultimo viaggio in India, 1 vasetto di marmellata (che si è pappato “ello” :-D)

Un sacchetto di noci del suo albero che lei ha tostato e che ho usato per fare questa torta con la sua ricetta, quindi questa sarà:

La Torta di noci di Carla

Ingredienti per una teglia apribile di 24 cm.:

  • 6 uova,
  • 200 g. di zucchero (150 fruttosio),
  • 250 g. di noci macinate,
  • scorza d’arancia grattugiata,
  • rum (facoltativo, omesso),
  • pizzico di sale per montare gli albumi.

Per la glassa:

  • 150 g. di panna da montare,
  • 150 g. di coccolato fondente.

Come fare:

lavorare i tuorli con lo zucchero, aggiungere poco alla volta le noci macinate (sempre con poco zucchero), la scorza d’arancia grattugiata e, alla fine, gli albumi montati a neve fermissima.

Versare il composto in una teglia apribile da 24 cm. imburrata o rivestita con cartaforno ed infornare a 180° C. per 35 minuti.

Sfornare e far intiepidire, nel frattempo preparare la glassa portando ad ebbollizione la panna liquida ed aggiungendo il cioccolato fondente.

Far affreddare fino alla consistenza desiderata e versarla sulla tort facendola colare (a casaccio) sui lati.

Decorare con alchechengi, buccia d’arancia ottenuta col rigalimoni o a piacere.

Io l’ho replicata con le mandorle, le nocciole, i pistacchi (seguiranno foto) e vi dico: provate, provate, provate!!

Volevo aggiungere che Carla non ha l’età di Matusalemme però, si sa, ultimamente il mondo è andato avanti di corsa..facendo sembrare noi 50 enni delle vecchie babbione demodè, ma non è così…….

Grazie Carla, spero ti piaccia questo post, come hai chiesto, non ti ho fatto “apparire” ma so già che le mie lettrici/lettori ti vogliono già bene, come non volerne ad una persona generosa come te?

Se tu fossi “la svizzera”, non credo sarebbe lo stesso ma il “vicinato” si prende le sue “piccole soddisfazioni” alle riunioni condominiali..peccato ci siano soltanto una volta all’anno :-D

A proposito Carla..domani che Tiziana ed io siamo a pranzo: PORZIONI ABBONDANTI!! :-)


Papillon per 2, la ricetta.

Questo fiocco è stato realizzato usando la farina di monococco Enkir del Mulino Marino di Cossano Belbo (alla fine del post vi metto i link ) ed albumi, per il ripieno la burrata  arrivata la mattina stessa dalla Puglia, una Pitina, del cavolo nero e patata dolce per lui e kennebek per lei.

Ingredienti per la pasta:

  • 150 g. di farina monococco Enkir,
  • 2 albumi,
  • 1/2 cucchiaino da te di olio di olive taggiasche,
  • concentrato di pomodoro e colorante rosso in gel.

Facciamo la pasta:

fare la fontana, sbattere leggermente gli albumi al centro ed incorporare la farina, alla fine amalgamare l’olio, coprire a campana e far riposare.

Ingredienti per il ripieno di Lei:

  • foglie tenere di cavolo nero,
  • 1 spicchio d’aglio vestito (che toglieremo),
  • cuore di burrata,
  • patata bollita,
  • olio extravergine di olive taggiasche,
  • sale affumicato,
  • pepe verde.

Come fare:

sbollentare le foglie di cavolo nero, togliere le coste dure e tritarle.

In una padella scaldare poco olio con l’aglio vestito,  unire il cavolo nero, la patata schiacciata, il sale affumicato e far insaporire ed “asciugare” il composto, togliere l’aglio e far intiepidire, unire il cuore di burrata.

Non ho fotografato questo ripieno, il tempo stringeva.


Ingredienti per il ripieno di Lui:

  • 1/2 Pitina,
  • 1/2 patata dolce lessata (patata americana),
  • cuore di burrata,
  • sale affumicato,
  • pepe verde.

Come fare:

togliere la semola che ricopre la pitina, “disfarla” con le mani, schiacciare la patata, unire il cuore di burrata, una puntina di sale affumicato, e pepe verde, amalgamare bene tutto.

Comporre il fiocco:

per praticità ho cotto il fiocco in 3 fasi, dopo aver steso il nastro della lunghezza che volevo, ho fatto una bozza ed ho diviso in 3 parti, ho sagomato le 2 parti con i ripieni diversi e lasciata la striscia del centro.

Ho cotto come al solito in acqua bollente salata aggiungendo un pò d’olio per renderla  lucida.

Nel piatto di portata che ho scelto, volutamente grande ed ho assemblato il fiocco.

Per non coprire il sapore dei ripieni ho scelto di condirlo soltanto con olio extravergine di olive taggiasche ed una spolveratina di Parmigiano Reggiano 36 mesi.

Un piatto per 2 da mangiare vicini♥vicini, senza doversi alzare a prendere nulla e potersi scambiare i bocconi per gli assaggi, tutto anaffiato da una birra affumicata di Sauris (che arriverà tra poco ;-) )

Ed io chiudo qui questa serata, ho svolto il mio compito di amica/cateringed ora me ne devo andare, lascio gli innamorati da soli a godersi la cena e il dopo cena, in fondo è San Valentino no?

Link per la Farina e relativo Mulino

Link per la Pitina

Link per la Birra

Link della coppia che mi ha “ispirato”


Non aprite quella porta………

…….invece voi apritela, specialmente se chi suona vuole consegnarvi il pacco/dono di Loison :-)

Non ci stavo pensando, anche perchè Genny aveva detto per settembre ma quando ho telefonato per ringraziare (lo avete fatto vero? ;-)  la signorina Eleonora ha detto: siamo appena rientrati ed abbiamo voluto spedirvi tutto subito.

Ne avevo ricevuto uno per Pasqua, non avevo vinto ma Loison (non scrivo ogni volta “signor” :- ) ha voluto fare un piccolo (piccolo????) presente a tutte/i le partecipanti.

Questa volta ero nella “top ten” dell’iniziativa di Albertone e Genny: la torta della bontà (come potrei non ricordarlo? ;-) ).

Beh, dicevo, alle 10 di mattina suona il campanello ed automaticamente appare nel monitor del videocitofono l’immagine di uno “sconosciuto” ….no, non apro, non so chi sia…….e lui va….

Ore 14 e 30 suona ancora il campanello, stesso volto stessa conclusione: non apro, non lo conosco……

Arriva il mio lui e gli racconto tutto..fai bene a non aprire dice lui :-)

Ore 18 suona ancora il campanello e tutti 2 come agenti segreti scrutiamo “l’individuo sospetto” :-)

lo conosci? Chiedo io..

No, risponde lui…ma..guarda, sta scrivendo qualcosa..ha attaccato un foglietto sui campanelli.

Ora sta parlando con Alessia (la mia vicina cat-sitter di Perla), sarà mica un corriere? esclamo io speranzosa.

Probabile risponde.

Morale, sono scesa da Alessia e mi ha consegnato il pacco di Loison.

L’altra volta l’ho confuso con Lovison (il salumificio) questa volta non volevo aprire…che tipa che sono :-(

Signor Loison la prossima volta le mando io un bel pacco pieno di cose buone (salate però).

Ora però vi faccio vedere la stoffa del grembiule, guardate un pò che meraviglia, non vedo l’ora d’indossarlo, il 14 è il nostro anniversario, potrei indossarlo sopra della biancheria sexi (mutandina ascellare e reggiseno rinforzato) che ne dite? Farei colpo?

Signor Loison, ora  incominciamo ad essere in tante e lei ha ugualmente voglia di premiarci tutte, ogni pacco è curato nei minimi particolari come  fosse riservato ad un cliente di riguardo e, credo, inizi ad essere un impegno economico/organizzativo, per questo il suo pacco mi è molto caro……grazie ancora :-)


La Pizza di Pasqua diventa Colomba e vola in Abruzzo.

 Tutto è iniziato leggendo nei blog ed oggi stanno volando verso l’Abruzzo tante, ma tante colombe da formare un’enorme nuvola che non oscura il sole ma lo illumina ancor di più.

Queste colombe sono il pensiero di chi vuole, nel giorno di questo triste anniversario, essere vicino a chi ha perso i suoi cari, la casa, il lavoro ed il sorriso, il loro battito d’ali sarà la colonna sonora di questa giornata e sarà bello, al loro arrivo, riveder sorridere  chi sa di non essere più  solo.

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Il mio pacco è arrivato tempo fa e le colombe sono volate via subito, ma oggi volevo esserci anch’io e allora ritrovandomi con la Pizza di Pasqua quella che sta preparando la signora nella foto ed i pezzi di cioccolato di un uovo che è stato maltrattato durante il viaggio ho cercato ispirazione qui ed ho fatto un budino.

Ingredienti per 6 stampini piccoli ed uno medio:

  • 250 g di Pizza di Pasqua Sorelle Nurzia
  • cialda di pizza  ritagliata a forma di colomba… e tostata in forno,
  • 1/2 litro di latte di soia,
  • 1 uovo piccolo,
  • 1 cucchiaio di miele di castagno,
  • 60 g tra noci e pinoli

Per la glassa al cioccolato:

  • 100 g di cioccolato dell’uovo delle Sorelle Nurzia,
  • 1 cucchiaio di miele di castagno,
  • 2 cucchiai d’acqua.

Come ho fatto la cialda:

ho tagliato con l’affettatrice delle fettine sottili di pizza, ho ritagliato una sagoma di colomba compatibile con la grandezza della fetta ed ho sagomato le fette, le ho tostate per qualche minuto nel forno.

Come ho fatto il budino:

ho spezzettato la pizza e l’ho coperta con il latte di soia bollente, quando ha assorbito tutto il liquido ho aggiunto il miele, l’uovo ed ho frullato il composto rendendolo cremoso.

A questo punto ho aggiunto la frutta secca, ho amalgamato ed ho versato negli stampini imburrati.

Ho infornato a 180°C per 35 minuti, lo stampo più grande 45 minuti.

Ho sformato i budini tiepidi e li ho glassati.

Come ho fatto la glassa:

ho sciolto il cioccolato a bagnomaria, ho aggiunto il miele e l’acqua, ho amalgamato il composto e quando è risultato lucido l’ho versato sui budini.

Con le cialde avanzate ho formato una millefoglie farcita con una crema ai semi di papavero e cioccolato bianco e coperta con la glassa al cioccolato.

Per la crema al papavero:

  • 50 g di semi di papavero macinati,
  • 80 g di cioccolato bianco,
  • 300 ml di panna,
  • 150 ml di latte,
  • 1 cucchiaino di zucchero vanigliato,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 2 cucchiai di rhum,
  • 3 fogli di gelatina, 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di arancia e limone.

Come fare:

metttere in ammollo la gelatina,

bollire il latte con il papavero, i 2 zuccheri, il rhum, il sale, la scorza degli agrumi.

Spegnere, aggiungere la gelatina scolata e strizzata ed amalgamarla alla crema.

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria, incorporarlo al composto, frullare con il mixer ad immersione.

Montare la panna ed unirla alla crema che intanto si è raffreddata.

Riporre in frigorifero per 3 ore.

Comporre il piatto alternando le  cialde  con ciuffetti di crema al papavero e versare la glassa preparata in precedenza.

Vola, colomba, vola.


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