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Identità d’Acqua: Emanuele Scarello, il Principe delle Maree.

Emanuele Scarello e staff1n

Francesco, Raffaello, Francesco Massenz, Juja Nitta (Staff Agli Amici di Godia), Emanuele Scarello, relatore.

Mi piace il lato romantico della vita ed è per questo che cerco di coglierlo in tutto ciò che mi circonda; lato romantico inteso come calda umanità, emozione, sensibilità, la capacità di dare vita a qualsiasi cosa, anche a quella apparentemente più fredda e distante, sono fatta così.

Amo le ricette di un tempo, quelle che raccontano una storia e le ricette di Emanuele Scarello raccontano sempre una storia; nascono da una intelligente osservazione dell’ambiente in cui vive e non solo.

Ed ecco che una semplice passeggiata per i campi di Godia o sulla spiaggia, o un viaggio si trasformano in piatti; l’ispirazione diventa idea e poi bozza fino a concretizzarsi.

Ci vogliono molte prove, moltissime, tutte quelle che occorrono per raggiungere la perfezione, solo allora il piatto è pronto per debuttare in tavola, trasformandosi in gesto di amorevole rispetto dello Chef verso il cliente.

Cibo per la mente prima che per il corpo anche se non vi alzerete mai “affamati” dalla sua tavola ma, certamente, con la voglia di ritornarci.

Iniziamo questa virtuale gita al mare e respiriamo la sua brezza che ci avvolge appena incisa la pellicola che la trattiene:

Scarello Disegno Brezza-001

Schema.

Collage Brezza Scarello

Brezza Marina

Osserviamolo facendo danzare i nostri occhi in mezzo ad alghe, molluschi e crostacei, è il Mare:

Scarello disegno Mare-001

Schema

Scarello Mare-001

Mare

Seguiamolo con lo sguardo mentre si ritira lentamente scoprendo i suoi tesori nascosti lasciando dietro di se un velo di schiuma, è la Bassa Marea:

Scarello disegno bassa marea-001

Schema

Scarello bassa marea-001

Bassa Marea

Scarello bassa marea pp1-001

Pasta alle alghe Bassa Marea

Poi il mare ritorna coprendo nuovamente tutto, non ci resta che tuffare il cucchiaio, è l’Alta Marea:

Scarello disegno alta marea-001

Schema

Scarello alta marea1-001

Alta Marea

É inverno, all’improvviso si alza un forte vento, arriva la mareggiata e schiaffeggia la spiaggia; in un attimo tutto ciò che stava nascosto sotto la sabbia viene sparpagliato qua e là in un goloso disordine:

Scarello disegno mareggiata-001

Schema

Scarello mareggiata1-001

Mareggiata

Ritorna la quiete e camminiamo tra alghe, tronchi (bastoncini di polenta rivestiti con alga nori), spugne e molluschi, prima che si nascondano ancora:

Scarello mareggiata pp-001

Particolari mareggiata

É ora di ritornare nella rassicurante cucina di casa e, con un velo di nostalgia, annaffiamo i prodotti della nostra terra col ricordo del mare:

Scarello disegno ritorno a casa-001

Schema

Scarello ritorno a casa-001

Ritorno a casa

Scarello ritorno a casa finito-001

Finisce qui la nostra giornata al mare,  è questo che intendo per arte in cucina ed è per questo che mi piace questo evento, mi piace molto, anche se non faccio parte dell’ambiente.

Identità Golose è una vetrina, ma non la vetrina per foodblogger, è la vetrina di una passione, quella per la qualità del cibo e per la cucina.

É la vetrina per giovani talenti che, pur consapevoli che questa scelta costellerà di sacrifici la loro vita, vanno avanti; in questo campo succede come nello sport, molti partono, non tutti arrivano e pochi vincono.


Identità di Pasta, Davide Scabin: una Pàca sul piatto e via!

riccardofelicettiedavidescabin

Foto dal sito di Identità Golose

Qualcuno reclama una semplice pasta al pomodoro e basilico ma Davide Scabin non si sente ancora maturo per presentarla ed aspetta il momento giusto.

Nel frattempo si consola con un piatto di Pàche Monograno Matt, il nuovo formato di pasta del pastificio Felicetti: una pasta che non ne vuole proprio sapere di scuocersi, come volesse ritornare grano.

Per trasformarsi in Lo spiedo di Pàca arrosto con polpo e patata al pesto, già cotta, prima di saltare in padella, ama immergersi nell’acqua dove ha bollito il polpo, per poi farsi trafiggere dallo spiedo ed adagiarsi accanto al polpo, nel piatto dove l’attende anche la rassicurante e voluttuosa presenza di una patata bollita profumata con una goccia di pesto.

Scabin Lo spiedo di Pàca arrosto con polpo e patata al pesto

Foto gentilmente offerta da Elisa.

Davide Scabin vuole la pasta spudoratamente nuda, come Felicetti l’ha fatta e lascia a noi il piacere di vestirla o assaporarla così, in tutta la sua bellezza/bontà.

Sempre nuda la corica sull’insalata ed interrompe questa sensualità condendola con una rude cacio e pepe squeeze ma, non ancora pago, ci obbliga a mangiarla con le bacchette che, si sa, a noi Italiani, risultano ostiche da maneggiare: la pasta vuole attenzione, ci spiega, richiede i suoi tempi, che sono tempi lenti, necessari a creare la perfetta intesa ed affinità gustativa.

ImmagineMonogranoFelicettiperIG014ScabinInpuntadicoltellobobnotowebFoto da qui

Le sorprese non finiscono qui perchè arriva la Scarpetta Felicetti con carne di fassona e bagna cauda (Scabin, sempre con il Piemonte nel cuore e nel piatto) dove le conchiglie, dopo averle avvicinate all’orecchio per sentire il mare, diventano posata o nachos (come dice lui) e servono per raccogliere la salsa.

E, se siete tradizionalisti, niente paura, versate senza pudore il contenuto del bicchiere nel piatto e nascondete le vostre conchiglie sotto la salsa come fosse sabbia e tagliatele con forchetta e coltello.

Ecco, questo è Davide Scabin, dopo averci portati tutti in strada col Past Food ed averci proiettati nelloSpazio con la valigia piena di cibo Italiano liofilizzato e disidratato, oggi ci presenta la pasta nuda o coperta da un mare di salsa, da mangiare con le mani o con le bacchette o, stravolgendo la tradizione, con forchetta e coltello.

Chi è italiano lo sa, con la pasta niente coltello in tavola, nemmeno per lasagne e cannelloni; ma Davide Scabin è, come ho già scritto, genio e sregolatezza e ben vengano le sue trasgressioni.

Davide Scabin riempie la scena e le sale, col suo entusiasmo e la sua simpatia trascina le folle, ci regala una ventata di ottimismo e cosa importa se non fa la pasta al pomodoro e basilico.

Se proprio non potete farne a meno vi invito io, la faccio davvero buona, ma non venite subito, io voglio che i pomodori profumino di pomodoro ed il basilico profumi di sole.

P.S.: mi scuso per l’assenza di foto delle ricette (arriveranno) ma, quest’anno non sono stata capace di distrarmi, il carisma dei protagonisti e gli argomenti non concedevano distrazioni.

Questa è la prima parte, ma aspettatevi altre sorprese perchè, quest’anno, per quanto mi riguarda ne ho viste davvero di tutti i colori e sapori.


Torta Paciarèla (o Paesana o di Latte) e la Macchina del Tempo.

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Eccola, è una bomba energetica, la preparano le donne della bassa, ognuna con delle varianti.

Questa, da quanto ho capito ha più di un secolo, se la tramandano di madre in figlia e quando non ci sono figlie femmine tocca ai figli maschi tramandarla, a me l’ha data un conoscente.

Ciao e buon divertimento

Paolo

Così mi scriveva Popof  il 18 febbraio 2013, alle ore 22.07; Popof non scrive di cucina ma cucina lui, nel suo blog, racconta di viaggi, di politica, appassionato di montagna racconta le sue domeniche in alta quota.

Mandandomi questa ricetta ha portato in Friuli Venezia Giulia un pezzetto di Lombardia, Popof conosce la mia grande passione per le ricette del passato, è il passato, è la cucina delle nonne, delle mamme, che ha ispirato i nostri Chef.

L’anno scorso, a Identità di Pasta Luciano Monosilio del ristorante Pipero al Rex di Roma ha detto: …il passato non deve offuscare il presente…, ma non succederà, il passato continuerà ad ispirarci, il compito è quello di alleggerire le ricette, adattandole ai nuovi stili di vita, più comodi e meno faticosi, almeno fisicamente, il passato schiarisce il presente, come il sole dell’estate schiarisce i capelli illuminando il volto.

Va di moda la tradizione, Cracco ha scritto un libro di cucina regionale, Mariola, sul gambero Rosso, conduce una rubrica di cucina regionale tradizionale, preparando per noi le ricette; ho visto la sua versione delle Patate in tecia triestine alla quale ha dato la forma a frittata, ma la forma a frittata appartiene alla Carnia, al Frico.

Le patate in tecia *le xe butade là, a la vecia*, ma non voglio fare la talebana della cucina ce ne sono già troppe/i.

Questo blog è diventato, per me, la macchina del tempo: salgo a bordo e, in un attimo, mi trovo proiettata in epoche remote e regioni diverse, ospite in cucine lontane, ma rimango in Italia, è l’Italia che ha bisogno di noi, della nostra memoria e del nostro rispetto.

La tradizione è come un fiume, nasce povero, poca acqua poi, man mano si arricchisce, prosegue ed accoglie l’acqua degli affluenti che sono le rivisitazioni e le tradizioni di altri.

Il fiume si arricchisce, metro dopo metro, fino a riversare in mare tutta l’ acqua, sarà poi dal mare che potremo attingere  storia, arte, affetto, ricordi, ricette, racconti.

Ecco, per me è questa la tradizione, è la generosità del passato, è la nostra eredità e di questa eredità fa parte anche la Paciarela, torta che, merito di questo fiume, ho conosciuto e potuto rifare.

Se volete assaggiarla e, il 9 febbraio siete dalle parti di Pessago con Bornago (MI), c’è una sagra a lei dedicata, altre informazioni su questa torta le trovate da Sara, amante della cultura e delle tradizioni culinarie Italiane.

Ora, salite con me sulla macchina del tempo e partiamo, si va in Lombardia, se vi perdete la sagra di febbraio, in ottobre, potrete gustare la Paciarela a Gessate dove viene arricchia di una elle, per chi potrà andarci, sarà motivo in più per scoprirne i segreti.

Torta Paciarela ing cornice

Ingredienti per una tortiera da 30 cm.:

  • 1 litro di latte fresco,
  • 1 pagnotta di pasta dura oppure 2 rosette milanesi,
  • 100 g. di biscotti secchi tipo O. S.,
  • 200 g. c.ca di pane all’anice (io l’ho sostituito con pane aggiungendo all’impasto semi di anice pestati nel mortaio),
  • 2 uova
  • 50 g. di burro,
  • 400 g. di amaretti,
  • 100 g. di cioccolato fondente a quadrotti,
  • 100 g. di cacao amaro,
  • 100 g. di cacao dolce
  • 150 g. di uvetta,
  • 100 g. di cedro candito (l’ho sostituito con arancia candita),
  • 100 g. di zucchero vanigliato,
  • 1 cucchiaio di liquore (brandy o cognac (omesso)).

Zucchero a gusto (aggiungere solo a fine impasto, primadella cottura, se serve; attenzione però: la torta è migliore se leggermente amara

niente sale e neppure lievito.

Particolari da ricordare:

Latte: bollire e lasciar riposare almeno mezz’ora;

Burro: lasciarlo sciogliere a temperatura ambiente o a bagnomaria;

Uova: rotte e sbattute al momento dell’utilizzo.

Uvetta: a bagno il giorno prima, poi asciugata con panno o scottex;

Amaretti, Biscotti, Pane: frantumarli bene prima di amalgamare.

Preparazione:

Paciarela ingredienti mercoledì n-001

Mercoledì:

in una pentola di buona capacità (meglio se alta) preparare tutti gli ingredienti principali: pane,biscotti e amaretti ridotti a pezzetti; il cioccolato fondente grattugiato o ridotto in scaglie sottili.

Mescolare bene.

  • Miscelare a parte il cacao amaro e dolce.
  • Far fondere li burro in una tazzina.
  • Mettere a bagno l’uvetta.

Paciarela impasto giovedì corn

Giovedì:

  • bollire il latte e lasciarlo riposare almeno mezz’ora.
  • Asciugare l’uvetta tamponandola.

Preparare l’impasto unendo a quanto già pronto in pentola: il latte, il cacao, il burro, buona parte del cedro (arancia), lo zucchero vanigliato, il liquore (omesso), ma non l’uvetta); mescolare sempre.

Mescolare, amalgamare molto bene e lasciar riposare fino al giorno dopo.

Paciarela da infornare venerdì corn.

Venerdì:

unire le uova sbattute e mescolare molto bene.

Passare l’impasto al passaverdura (passaverdura a mano, evitare frullatore e minipimer, se proprio si usa il minipimer, non ridurre a semolino ma lasciare a grana grossa) *Questo passaggio non l’ho fatto*.

(A  questo punto si può soddisfare la gola assaggiando se è dolce a suffìcienza: se poco, basta aggiungere un poco di zucchero, se troppo, unire altro cacao amaro o cioccolato fondente; normalmente va bene così) *io non ho aggiunto nulla*.

Unire l’uvetta e il poco cedro rimasto mescolando bene.

Lasciare riposare un pò e poi trasferire in una tortiera imburrata leggermente spolverata di pan grattato

Cuocere in forno già caldo a 200° C. per circa 105 minuti; versoi 90/95 minuti accertare il grado di cottura con la prova stuzzicadenti.

Naturalmente lasciar raffreddare prima di toglierla dalla tortiera, curando di staccarla dal bordo con l’aiuto del coltello.

Sarebbe opportuno resistere alla tentazione di gustarla fino a domenica: nei giorni successivi alla cottura, asciugando, acquista un leggero gusto amarognolo di cacao e cioccolato fondente che la rende migliore.

Paciarela sfornata corn


Emanuele Scarello Cuoco dell’anno: buona fine e buon principio.

Emanuele Scarello, L'uomo che sussurrava ai cjarsons ed in mezzo il sindaco di Pavia di Udine-001

Sarà Emanuele il cuoco dell’anno, sembrano dire questo l’uomo che sussurrava ai cjarsons ed il sindaco di Pavia di Udine in occasione della Sagra dei Pirus.

Voglio terminare l’anno così, con una dedica ad Emanuele Scarello, alla sua Famiglia, al suo Staff perchè sono stati per me grande fonte di ispirazione, grandi maestri e grandi Amici.

Io l’ho saputo solo ieri che è il cuoco dell’anno perchè non ho letto la posta (Tiziana mi aveva avvertita) e, a causa dello zapping compulsivo di ello, non ho seguito il TG Regionale che gli ha dedicato un servizio, non leggo i giornali e di certo lui non mi telefona per dirmelo, se c’è una persona al mondo che dovrebbe tirarsela è proprio Emanuele ma la classe non è acqua e sarà proprio con l’acqua che, a Identità Golose, farà delle magie alle quali avrò il piacere di assistere.

La cucina del cuore

La sua dedica a me, all’ultimo corso.

Cuoco dell’anno è Emanuele Scarello grande interprete di una cucina che invita alla convivialità: il suo ristorante si chiama Agli Amici. Cuoco di confine, creativo di tradizione, con sua sorella Michela ha costruito gioiosa macchina da guerra (enogastronomica) che produce un’esperienza sensoriale indimenticabile.

passaggio 2013 2014

Foto presa da qui

Auguri!


Involtini di Sogliola in Gelatina d’oro e crema di Zucca: Quando uno è Genio.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca cornice

Mentre osservavo Emanuele Scarello e Juja Nitta preparare questa ricetta, mi sono ricordata di un aneddoto che mi raccontò ello (per chi mi leggesse per la prima volta “ello” è la mia dolce metà♥).

Ogni anno la banca organizzava una festa per i figli dei dipendenti ed invitava il Mago Silvan, a quei tempi i bambini credevano ancora alle favole, anche ello e così, dopo uno spettacolo, chiese al padre: ma papà, come riesce quel signore a fare quelle magie?

Il padre, dopo un attimo di esitazione, rispose: quando uno è mago…

Ecco, io, quando osservo Emanuele mi chiedo: ma come fa? Ogni volta la mia risposta è la stessa: quando uno è genio…

Passo a descrivere la ricetta, perfetta per le feste che stanno arrivando, se non avete la polvere d’oro la potete sostituire con:

  • lo zafferano in polvere, i preziosi pistilli usateli per una raffinata decorazione;
  • la curcuma;
  • il succo di barbabietola;
  • l’acqua dove avete cotto le carote viola;
  • l’acqua dove avete cotto il cavolo cappuccio viola per una tonalità più blu.

Queste sono solo alcune varianti, la fantasia ed il gusto personale faranno il resto; inizio con gli involtini che si possono preparare anche il giorno prima perchè vanno immersi nella gelatina freddi.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca involtino rilievo

Ingredienti per gli involtini:

  • filetti di sogliola, da una sogliola se ne ricavano 4, calcolate voi la quantità,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva.

Procedimento per gli involtini:

salare e pepare i filetti di sogliola, arrotolarli e cuocerli con poco olio evo in una padella antiaderente, girandoli da tutti i lati (basta pochissimo).

Metterli in frigorifero, se avete l’abbattitore questa operazione richiederà pochi minuti.

Quando gli involtini saranno freddi inizire a preparare la gelatina.

Ingredienti per la gelatina:

  • 500 ml. di acqua o l’acqua di cottura che avete scelto,
  • 5 g. di agar agar,
  • polvere d’oro alimentare o alternative suggerite.

Come fare la gelatina:

sciogliere l’agar agar in una piccola parte di acqua prelevata dalla dose, mescolare con la frusta per evitare grumi, aggiungere il resto dell’acqua, mettere sul fuoco e portare ad ebbollizione.

collage

Come finire la preparazione:

immergere velocemente gli involtini nella gelatina, rotearli e riporli in frigorifero, quando il primo strato sarà rassodato ripetere l’operazione, osservando sempre il tempo di solidificazione.

Per questo effetto l’operazione è stata ripetuta per 3 volte.

Finita la “doratura”, preparare la crema di zucca di accompagnamento, sarà questa la nota calda della ricetta, se non vi piace la zucca potete preparare una crema di broccoli, una purea di sedano rapa o di finocchi, perfetto l’abbinamento con una crema di cariofi, un purè di topinambour o di carote viola aromatizzato con rosmarino.

La sogliola, dal gusto delicato, ben si accompagna con tuberi ed ortaggi, la scelta è affidata al gusto personale.

involtino sogliola gelatina oro crema zucca in rilievo

Ingredienti per la crema di zucca:

  • zucca Violina (questa adopera lo Chef Emanuele Scarello),
  • burro fuso per spennellare prima della cottura (segreto dello Chef c.s.),
  • sale,
  • pepe,
  • brodo vegetale o altro liquido a scelta,
  • olio evo.

collage crema zucca

Come fare la crema di zucca:

tagliare a metà la zucca, eliminare semi e filamenti (conservarli per altri utilizzi), spennellare la polpa con burro fuso, avvolgere le 2 metà nella carta stagnola ed infornare a 160° C. per 1 ora/1 ora e 1/2 a seconda delle dimensioni della zucca.

Sfornare ed estrarre la polpa, frullarla assieme al sale e pepe, regolare la consistenza aggiungendo, all’occorrenza brodo vegetale.

Impiattare gli involtini con la cema di zucca, decorare con un rametto di aneto ma, impiattamento e decorazione li lascio al vostro gusto personale.

Buon proseguimento, ah, dimenticavo, ho riabilitato i commenti, non è giusto che, a causa di qualche IDIOTA io debba privarmi del piacere della presenza dei miei veri amici; è sottinteso che tutti i commenti indesiderati o inopportuni di derivazione black bloc non verranno presi in considerazione ed eliminati a prescindere.

Se questi involtini vi hanno stupito, ebbene, la prossima ricetta vi lascerà senza fiato, parola di accantoalcamino ;-)


Il Sushi di Godia (o Friulano) e una Storia d’Amore che dura dal 1887.

Sushi di Godia1

Ebbene si, il Sushi di Godia o Friulano, come l’ha intitolato Emanuele Scarello, Chef che tutto il mondo ci invidia e che vorrebbe avere nelle proprie cucine e invece no, Emanuele Scarello rimane qui, in Friuli, a Godia, nel Paese che un tempo era chiamato L’orto del Friuli e, considerando quanto sia cambiato il mondo, lo è ancora, essendo circondato da orti, campi e prati stabili sui quali poter scorrazzare liberi in primavera alla ricerca dell’erba e del fiore perduto da portare in cucina…

Mulino Godia-002

A Godia hanno mantenuto il mulino, nonostante tutto, a Godia continuano a coltivare le famose Patate di Godia, alle quali viene dedicata un’importate sagra: per giorni i volontari del paese pelano patate e preparano gnocchi che, parola mia e di ello, se li mangiate non li dimenticate mai più…

Ed è proprio a Godia che, nel 1887 , nasce la bellissima storia d’amore che dura tutt’oggi.

Dopo il corso mi sono fermata a chiacchierare con il Signor Tino, e mi sono fatta raccontare un pò di storia, tralascio i nomi.

Agli Amici diploma1

Nel 1887, alla fine del rapporto di lavoro non esisteva la liquidazione o la buona uscita e, al bisnonno del Signor Tino, dopo aver prestato servizio alla Guardia Reale, venne data in concessione la Licenza di Coloniali: *La licenza è un premio concesso a chi ha ben meritato per attività e rendimento in servizio*; tale licenza pemetteva la vendita di liquori, vini, sigarette ecc. (qui varrebbe la pena fare un ripasso di storia ed approfondimento).

L’attività de Agli Amici  iniziò così, il negozio era diventato il ritrovo degli abitanti del paese, sia per acquistare ciò che il negozio offriva, sia per bere un bicchiere di vino, fumare una sigaretta o bere un caffè dopo le lunghe giornate di lavoro nei campi.

Viene da se che, a stomaco vuoto, bere e fumare, non sia salutare quindi, ecco l’idea di offrire alc di gustâ; io, nel 19887 non c’ero ancora (1954 ;-) ) ma immagino, patate, polenta, salame, salam cun l’asêt (salame con l’aceto), formadi (formaggio), uova e quant’altro potesse aiutare il vino a scendere meglio in gola e quanto a quei tempi ci fosse a disposizione.

La concessione passò di generazione in generazione, dopo il bisnonno toccò al nonno di Tino che portò avanti l’attività con l’aiuto delle 2 figlie, una delle quali sposò uno Scarello, il padre del Signor Tino che convolò a nozze con la splendida Signora Yvonne, Cuoca eccelsa che ha trasmesso al Figlio Emanuele la passione per la cucina.

Mi sembra di vederlo sbucciar patate, sgranar fagioli e piselli, lavare pentole sotto lo sguardo attento ed amorevole della mamma; mi sembra di sentire la Signora Yvonne dire ad Emanuele: frût, vami a cjapà su jarbis t’al cjamp (bambino, vai a raccogliermi erbe nei campi)(spero di essere stata friulanamente corretta ;-) )

Poi Emanuele decise che quella era la sua strada, la catena d’amore che era arrivata fino a lui non doveva finire e diventò, assieme alla sorella Michela, ognuno col proprio importante ed indispensabile ruolo, un altro anello importante.

Emanuele voleva fare le cose bene, era curioso di imparare, di conoscere altre cucine, voleva dimostrare a se stesso che, anche fuori dalla cucina di mamma, lui sarebbe diventato un grande Chef e, mentre a Godia, il canto del gallo continuava a scandire le giornate, Emanuele, a fianco di grandi Maestri, imparava il mestiere, con la stessa umiltà ed entusiasmo che lo caratterizzano tutt’ora, ora che anche lui è uno Chef famoso.

Non so se altri anelli si aggiungeranno a continuare questa tradizione ma intanto so che il figlio di Emanuele, ogni tanto, scuola permettendo (l’istruzione è alla base di tutti i mestieri), una capatina in cucina la fa e so anche che gli vengono affidati compiti importanti, chissà, staremo a vedere ;-)

Mi sto dilungando, lo so, è l’ accantolacamino’s style ma ora arrivo alla ricetta, ricetta che apre la serie, idee veloci, da fare per le feste che stanno arrivando, per le prossime sarò breve, parola di lupetto…

Sushi Godia scritta lavagna

Ingredienti per il Godia’s Sushi (in sequenza):

  • patate di Godia bollite e schiacciate,
  • filetto d’orata freschissima tagliato con taglio sushimi*,
  • sale di Pirano o Maldon,
  • brovada grattugiata finemente,
  • olio nuovo istriano (lo si evince dal colore),

collage

Come fare il Godia’s Sushi:

*procuratevi un’orata freschissima (si può fare) o un filetto, tagliatelo a sushimi che, come insegna Juja Nitta, che fa parte della Brigata di cucina del Ristorate Agli Amici che, essendo Giapponese,  di cultura di tagli del pesce la sa lunga.

Taglio Sushimi significa un taglio più grosso del taglio Sushi e, per dirla tutta, il taglio Sushimi si applica per il pesce dalla carne più morbida e/o più grassa (Juja correggimi se sbaglio, anche in Giapponese, ti capirò, promesso :-D ).

Grattugiare finemente la Rapa da Brovada ed iniziamo a impiattare mettendo alla base del piatto un pò di composto di patate, un pezzetto di filetto di orata, aggiungere qualche fiocco di sale, un pò di brovada, irrorare il tutto con l’olio nuovo Istriano e godetevi l’estasi di un piatto semplice ma ricco di storia, di amore per la cucina, la nostra cucina che è, in fondo, la cucina del mondo perchè l’amore per la cucina si dimostra aprendo gli orrizzonti, permettendo ad altre culture di entrare nei piatti della nostra tradizione, si, questa è storia, è cultura, è la cucina che mi piace, questa è l’Italia che mi piace, tutto il resto è scotto…

Preparazione sushi Godia

Chi mi legge e frequenta il mio blog sa già che sono tante le cose che avrei voluto aggiungere ma c’è tempo, c’è tempo… Vi auguro un sereno fine settimana♥


Polpettine al sugo: perle di sapore si sciolgono in bocca ed evocano ricordi… e piccoli segreti dello Chef.

polpettina di carne sugo in piatto-001

Faccio parte di quella generazione cresciuta nel periodo in cui era impensabile avvicinare un cuoco (allora non li chiamavamo chef), fargli domande sulle sue ricette, sulle cotture, ingredienti e quant’altro, se, chiedevi alla cameriera/re cosa c’è qui dentro? Lei/lui rispondeva: è il segreto del cuoco.

Ed entrare in cucina? Giammai, venivo raggiunta da sguardi di rimprovero che mi ricacciavano indietro in un battibaleno, mi sembrava di essere una protagonista dell libro di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” (dove alla fine chi sembrava il più cattivo, si rivelò il più buono ;-) )

Quand’ero piccola, soltanto la Signora Palmi (Palmira) la cuoca del ristorante alla stazione alle porte di Muggia, mi lasciava entrare perchè mi piaceva guardare mentre tirava, aiutata da altre Signore, la pasta matta per “el strucolo de pomi”.

Sfoglie grandi come lenzuola che erano pronte soltanto quando potevi distinguere in trasparenza il colore degli occhi di chi ti stava di fronte, spesso me ne regalava un pezzetto perchè, come facevo con la mamma per gli gnocchi, volevo farmi da sola “el mio strucoleto”.

In fondo anche se la mia è stata un’infanzia breve, mi porto dietro ricordi piacevoli che, questa mia passione per il “cibo vero” e la cucina, spesso fa riaffiorare, accendendo ogni volta nuove scintille che danno luce al presente ed illuminano il mio futuro.

Un futuro che, se fossi davvero giovanissima, in età di formazione, saprei quale sarebbe.

In questo periodo, intriso di cibo, di ricette, di specchietti per le allodole, di luridi imbrogli e discutibili speculazioni, entrare nella cucina di uno Chef stellato ed incontrare sorrisi e sapere che la Signora Ivonne non c’è perchè è andata a raccogliere ortiche o lo Chef è uscito a raccogliere fiori per decorare i piatti, è una ventata di freschezza.

Il ricordo di musi lunghi, male parole e maniere sgarbate di un tempo, si, perchè ho lavorato in un Buffet a Trieste e qualche volta aiutavo in cucina (allora c’era una cuoca e non rammento sia mai uscita dalla sua bocca una sola parola gentile), rimane soltanto un ricordo.

Quando Raffaello (l’uomo che sussurrava ai Cjarsons) racconta le sue ricette ti coinvolge, ti trascina nel suo mondo e ti fa rivivere le sue esperienze; riesci a percepire i profumi della cucina di sua nonna e non sei più “una che sta seguendo un corso di cucina” ma sei parte della sua famiglia.

Il ricordo della cucina di casa lo ha rievocato e sottolineato Crippa alle ultime Identità Golose, anche lui, per rinnovare il suo menù, inizia dalla cucina di casa, parte da un profumo ed attorno a quel profumo disegna la sua ricetta.

Anche dallo sguardo imperturbabile del “Craco” (lo chiamo rispettosamente così), parte una scintilla, quando parla di Amore, Passione, Semplicità in cucina.

Trovo sia meraviglioso questo cucinare attorno ai ricodi, troppe cose sono andate perdute ed è confortante vedere che molti chef  si voltano indietro e si incamminano per andarle a recuperare.

Il cibo è la nostra storia, racconta di noi, ci conforta, ci mette in guardia, ci aiuta e stimola la nostra fantasia, nel cibo ci rifugiamo spesso per dimenticare le frustrazioni, facciamo in modo che sia cibo buono che, mentre lo portiamo alla bocca, nutra corpo, cuore e anima…

Ma ora “Vonde Monadis”!!!

Inizio proprio dall’ultima ricetta che ha preparato ieri al corso: Piovono polpette e, vi assicuro,una pioggia che non ci ha fatto aprire l’ombrello ma spalancare la bocca.

Prima di passare alla ricetta premetto che negli ingredienti contemplo anche le varianti per i celici e gli intolleranti.

A parte che lo faccio sempre, ma voglio sottolineare che nel Ristorante Agli Amici di Godia viene prestata particolare cura nella preparazione dei cibi per chi è celiaco e/o intollerante al lattosio.

Non vi capiterà mai, se siete celiaci, di leggere il menù e dover ordinare: bistecca e insalata…

Questo è segno di rispetto, quel rispetto che era anche il tema di Identità Golose di quest’anno, perchè il rispetto è rispetto e basta; chi rispetta il cibo, la natura, l’ambiente, rispetta anche le persone, le loro scelte, le loro necessità e, secondo me, chi gestisce un ristorante DEVE avere rispetto.

Impasto polpette-001

Ingredienti (comprese le varianti per i celiaci):

  • 200 g. di carne macinata (Raffaello adopera carne di Pezzata Rossa),
  • 100 g. di mollica di pane ammollata in acqua o latte (di soia per gli intolleranti o di riso per chi è intollerante alla soia), in alternativa: un pane senza glutine, una patata alla Raffaello* o polpa di melanzana alla Raffaello*,
  • 3 uova intere (sempre sbattute prima d’inserirle),
  • 50 g. di formaggio Grana o Montasio stagionato, Sbrinz ecc,
  • 50 g. di pecorino,
  • maggiorana,
  • santoreggia (o erbe a voi gradite),
  • sale,
  • pepe.

Patate alla Raffaello cotte-002

*Come fare le patate alla Raffaello:

questo metodo di cottura viene sempre utilizzato da Raffaello, per tutte le preparazioni nelle quali noi, solitamente,  inseriamo le “patate lesse”: gnocchi, gatò, crocchette ecc., per evitare che le patate, con la bollitura, assorbano troppa acqua richiedendo alla fine molta farina che renderebbe le nostre preaparazioni a base di “patate”, delle preparazioni a base di “farina”.

Con le bucce potrete fare le chips di cartufule citate qui.

Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Patate alla Raffaello da cuocere-001

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

melanzana alla Raffaello-001

*Come ricavare la polpa di melanzane alla Raffaello da utilizzare come addensante al posto di farina e/o pangrattato:

Raffaello adopera questa polpa di melanzane che, come potete vedere, non è scura come risulta solitamente dopo la cottura al forno.

Per questa preparazione si adopera il microonde, si avvolge la melanzana nella pellicola e si cuoce, alla massima potenza, per 10 minuti, è un ottimo legante, insapore, incolore (vedi foto), frullandola ed aggiungendo del basilico, menta o erbe gradite, un filo di olio extravergine, sale, pepe,voilà, pronto uno splendido primo piatto, sano, leggero e gustoso, provate!

Come fare le polpettine peso 20 grammi:

preriscaldare il forno a 250°C.

Amalgamare bene gli ingredienti (Raffaello consiglia di tagliare la carne a coltello),  formare delle palline di 20 grammi (è il peso standard per le sue polpette), tenetevi da parte un pò d’impasto, formare delle palline grandi poco più di una nocciola e metterle in congelatore, potrete utilizzarle per “dare un cuore” a degli arancini di riso o crocchette (seguirà post) e il congelamento agevolerà la lavorazione.

Ungere una teglia da forno e disporvi le polpettine, cuocerle per 8/9 minuti.

polpettine di carne sfornate-001

Ingredienti per il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

  • tanto scalogno tritato,
  • pancetta (facoltativa),
  • olio evo,
  • alloro,
  • salvia tritata,
  • verdure che avete nel frigo e che non utilizzerete (questo è il sugo della nonna e ci va tutto ciò che si ha),
  • acqua a coprire o vino bianco,
  • maizena o la polpa di melanzana,
  • sale,
  • pepe.

Come fare il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

partire a freddo con olio, scalogno, salvia alloro e acqua, lo scalogno deve diventare trasparente e non bruciacchiarsi come un soffritto, unire il resto degli ingredienti che avete scelto e proseguire la cottura per 20 minuti.

Se alla fine il sugo dovesse risultare toppo liquido legarlo con la maizena o con la polpa di melanzana.

polpettina carne sugo interno-001

Vi anticipo che, se siete appassionati di cucina, quella con la C maiuscola a breve uscirà un libro sui Fritti al quale hanno collaborato Emanuele Scarello, Raffaello e altri Chef appassionati che la sanno lunga e che hanno sperimentato tutte le possibili, immaginabili varianti di pastelle, tipologie di olii.

Rafaello pensoso.-001

Raffaello che sta pensando se è diventato papà o deve aspettare ancora… Intanto il corso è stato completato ;-)

Appena esce vi faccio un fischio, potrebbe essere una splendida idea regalo per le feste e non solo (lo Chef non percepisce compenso n.d.r.) ed ora, assieme a Raffaello ascoltiamo un pò di musica e facciamoci quattro sane risate, infatti, qui è ricominciato a piovere…

P.S.: mi scuso per il post doppio ma ho avuto problemi di aggiornamenti, grazie per la comprensione.

Commenti e risposte sono nel post/doppione sotto…


Polpettine al sugo: perle di sapore si sciolgono in bocca ed evocano ricordi… e piccoli segreti dello Chef.

polpettina di carne sugo in piatto-001

Faccio parte di quella generazione cresciuta nel periodo in cui era impensabile avvicinare un cuoco (allora non li chiamavamo chef), fargli domande sulle sue ricette, sulle cotture, ingredienti e quant’altro, se, chiedevi alla cameriera/re cosa c’è qui dentro? Lei/lui rispondeva: è il segreto del cuoco.

Ed entrare in cucina? Giammai, venivo raggiunta da sguardi di rimprovero che mi ricacciavano indietro in un battibaleno, mi sembrava di essere una protagonista dell libro di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” (dove alla fine chi sembrava il più cattivo, si rivelò il più buono ;-) )

Quand’ero piccola, soltanto la Signora Palmi (Palmira) la cuoca del ristorante alla stazione alle porte di Muggia, mi lasciava entrare perchè mi piaceva guardare mentre tirava, aiutata da altre Signore, la pasta matta per “el strucolo de pomi”.

Sfoglie grandi come lenzuola che erano pronte soltanto quando potevi distinguere in trasparenza il colore degli occhi di chi ti stava di fronte, spesso me ne regalava un pezzetto perchè, come facevo con la mamma per gli gnocchi, volevo farmi da sola “el mio strucoleto”.

In fondo anche se la mia è stata un’infanzia breve, mi porto dietro ricordi piacevoli che, questa mia passione per il “cibo vero” e la cucina, spesso fa riaffiorare, accendendo ogni volta nuove scintille che danno luce al presente ed illuminano il mio futuro.

Un futuro che, se fossi davvero giovanissima, in età di formazione, saprei quale sarebbe.

In questo periodo, intriso di cibo, di ricette, di specchietti per le allodole, di luridi imbrogli e discutibili speculazioni, entrare nella cucina di uno Chef stellato ed incontrare sorrisi e sapere che la Signora Ivonne non c’è perchè è andata a raccogliere ortiche o lo Chef è uscito a raccogliere fiori per decorare i piatti, è una ventata di freschezza.

Il ricordo di musi lunghi, male parole e maniere sgarbate di un tempo, si, perchè ho lavorato in un Buffet a Trieste e qualche volta aiutavo in cucina (allora c’era una cuoca e non rammento sia mai uscita dalla sua bocca una sola parola gentile), rimane soltanto un ricordo.

Quando Raffaello (l’uomo che sussurrava ai Cjarsons) racconta le sue ricette ti coinvolge, ti trascina nel suo mondo e ti fa rivivere le sue esperienze; riesci a percepire i profumi della cucina di sua nonna e non sei più “una che sta seguendo un corso di cucina” ma sei parte della sua famiglia.

Il ricordo della cucina di casa lo ha rievocato e sottolineato Crippa alle ultime Identità Golose, anche lui, per rinnovare il suo menù, inizia dalla cucina di casa, parte da un profumo ed attorno a quel profumo disegna la sua ricetta.

Anche dallo sguardo imperturbabile del “Craco” (lo chiamo rispettosamente così), parte una scintilla, quando parla di Amore, Passione, Semplicità in cucina.

Trovo sia meraviglioso questo cucinare attorno ai ricodi, troppe cose sono andate perdute ed è confortante vedere che molti chef  si voltano indietro e si incamminano per andarle a recuperare.

Il cibo è la nostra storia, racconta di noi, ci conforta, ci mette in guardia, ci aiuta e stimola la nostra fantasia, nel cibo ci rifugiamo spesso per dimenticare le frustrazioni, facciamo in modo che sia cibo buono che, mentre lo portiamo alla bocca, nutra corpo, cuore e anima…

Ma ora “Vonde Monadis”!!!

Inizio proprio dall’ultima ricetta che ha preparato ieri al corso: Piovono polpette e, vi assicuro,una pioggia che non ci ha fatto aprire l’ombrello ma spalancare la bocca.

Prima di passare alla ricetta premetto che negli ingredienti contemplo anche le varianti per i celici e gli intolleranti.

A parte che lo faccio sempre, ma voglio sottolineare che nel Ristorante Agli Amici di Godia viene prestata particolare cura nella preparazione dei cibi per chi è celiaco e/o intollerante al lattosio.

Non vi capiterà mai, se siete celiaci, di leggere il menù e dover ordinare: bistecca e insalata…

Questo è segno di rispetto, quel rispetto che era anche il tema di Identità Golose di quest’anno, perchè il rispetto è rispetto e basta; chi rispetta il cibo, la natura, l’ambiente, rispetta anche le persone, le loro scelte, le loro necessità e, secondo me, chi gestisce un ristorante DEVE avere rispetto.

Impasto polpette-001

Ingredienti (comprese le varianti per i celiaci):

  • 200 g. di carne macinata (Raffaello adopera carne di Pezzata Rossa),
  • 100 g. di mollica di pane ammollata in acqua o latte (di soia per gli intolleranti o di riso per chi è intollerante alla soia), in alternativa: un pane senza glutine, una patata alla Raffaello* o polpa di melanzana alla Raffaello*,
  • 3 uova intere (sempre sbattute prima d’inserirle),
  • 50 g. di formaggio Grana o Montasio stagionato, Sbrinz ecc,
  • 50 g. di pecorino,
  • maggiorana,
  • santoreggia (o erbe a voi gradite),
  • sale,
  • pepe.

Patate alla Raffaello cotte-002

*Come fare le patate alla Raffaello:

questo metodo di cottura viene sempre utilizzato da Raffaello, per tutte le preparazioni nelle quali noi, solitamente,  inseriamo le “patate lesse”: gnocchi, gatò, crocchette ecc., per evitare che le patate, con la bollitura, assorbano troppa acqua richiedendo alla fine molta farina che renderebbe le nostre preaparazioni a base di “patate”, delle preparazioni a base di “farina”.

Con le bucce potrete fare le chips di cartufule citate qui.

Mettere la quantità di patate desiderata con la buccia (per questo devono essere patate di qualità e provenienza garantita) su una teglia dove avrete messo uno strato di sale grosso.

Patate alla Raffaello da cuocere-001

Cuocere in forno a 190°C. per 1 ora e 1/2, tagliarle a metà, scavare la polpa ed allargarla sulla spianatoia, inserire le uova quando le patae saranno tiepide.

Se non le utilizzate subito, metterle in frigorifero, così allargate, al momento di procedere con la preparazione scelta infornare  a 80°C. per 20 minuti.

melanzana alla Raffaello-001

*Come ricavare la polpa di melanzane alla Raffaello da utilizzare come addensante al posto di farina e/o pangrattato:

Raffaello adopera questa polpa di melanzane che, come potete vedere, non è scura come risulta solitamente dopo la cottura al forno.

Per questa preparazione si adopera il microonde, si avvolge la melanzana nella pellicola e si cuoce, alla massima potenza, per 10 minuti, è un ottimo legante, insapore, incolore (vedi foto), frullandola ed aggiungendo del basilico, menta o erbe gradite, un filo di olio extravergine, sale, pepe,voilà, pronto unùo splendido primo piatto, sano, leggero e gustoso, provate!

Come fare le polpettine peso 20 grammi:

preriscaldare il forno a 250°C.

Amalgamare bene gli ingredienti (Raffaello consiglia di tagliare la carne a coltello),  formare delle palline di 20 grammi (è il peso standard per le sue polpette), tenetevi da parte un pò d’impasto, formare delle palline grandi poco più di una nocciola e metterle in congelatore, potrete utilizzarle per “dare un cuore” a degli arancini di riso o crocchette (seguirà post) e il congelamento agevolerà la lavorazione.

Ungere una teglia da forno e disporvi le polpettine, cuocerle per 8/9 minuti.

polpettine di carne sfornate-001

Ingredienti per il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

  • tanto scalogno tritato,
  • pancetta (facoltativa),
  • olio evo,
  • alloro,
  • salvia tritata,
  • verdure che avete nel frigo e che non utilizzerete (questo è il sugo della nonna e ci va tutto ciò che si ha),
  • acqua a coprire o vino bianco,
  • maizena o la polpa di melanzana,
  • sale,
  • pepe.

Come fare il sughetto che ha rievocato i ricordi di Raffaello e non solo:

partire a freddo con olio, scalogno, salvia alloro e acqua, lo scalogno deve diventare trasparente e non bruciacchiarsi come un soffritto, unire il resto degli ingredienti che avete scelto e proseguire la cottura per 20 minuti.

Se alla fine il sugo dovesse risultare toppo liquido legarlo con la maizena o con la polpa di melanzana.

polpettina carne sugo interno-001

Vi anticipo che, se siete appassionati di cucina, quella con la C maiuscola a breve uscirà un libro sui Fritti al quale hanno collaborato Emanuele Scarello, Raffaello e altri Chef appassionati che la sanno lunga e che hanno sperimentato tutte le possibili, immaginabili varianti di pastelle, tipologie di olii.

Rafaello pensoso.-001

Raffaello che sta pensando se è diventato papà o deve aspettare ancora… Intanto il corso è stato completato ;-)

Appena esce vi faccio un fischio, potrebbe essere una splendida idea regalo per le feste e non solo (lo Chef non percepisce compenso n.d.r.) ed ora, assieme a Raffaello ascoltiamo un pò di musica e facciamoci quattro sane risate, infatti, qui è ricominciato a piovere…


Raviolo-Mela: Tete de Moine e Mela Kanzi, insieme, fino all’ultimo Volant…

Raviolo mela Kanzi-001

Girolle dopo Girolle, Volant dopo Volant il Tete de Moine è finito, non c’è più, dopo aver regalato emozioni sensoriali indimenticabili, se n’è andato, ma non è un addio è solo un arrivederci perchè questo formaggio ha conquistato tutti, anche chi diceva di non amare i formaggi (ello) ed io lo riporterò presto sulla mia tavola, con una nuova Girolle e anche il cilindro apposito per proteggerlo.

Ello ha corteggiato a lungo il centimetro finale mettendo a dura prova la mia pazienza: con una fetta di pane caldo, continuava a dirmi… non ancora, devi aspettare ancora qualche volants, rispondevo e così, ieri è stato accontentato e gliel’ho servito con una bella pera Abate e mezza fetta di pane caldo, a volte esaudire i desideri di chi ci sta accanto è così semplice…

Io non so se il sapore del Tete de Moine cambi mangiato a pezzetti, so che ello continuava a ripetere: buono, buonissimo, davvero buono, io l’ho gustato soltanto a mò di ventaglio mezzo aperto o di volant, Girollavo di tanto in tanto, per uno spuntino veloce o sparpagliato su un semplice piatto di pasta con l’olio extravergine di oliva.

Se fossi ancora bambina lo vorrei nella pastina in brodo, come si faceva un tempo col “formaggino”.

Innovidea, qualche commento fa mi chiedeva di parlare di questo formaggio; oltre al link che vi invito a cliccare, se avete tempo e desiderio di saperne di più, vi dirò cosa ne penso io: UNICO, è il primo aggettivo che mi viene in mente, sarà anche per la maniera geniale di valorizzarlo nella presentazione che gli regala quella scioglievolezza delicata, quell’ eleganza che poi trasmette ai piatti con i quali si abbina, il mio palato non ha memoria di nulla di simile.

Se dovessi fare come i somellier per i vini nei quali riscontrano “sentori di bacche rosse, frutti di bosco” ecc. oppure come i degustatori di olio che percepiscono sentori di “erba appena tagliata, carciofo” ecc., io lo descriverei così:

una passeggiata in montagna, andar per Malghe, il profumo di fieno, di mucche al pascolo, di latte appena munto, di forme di formaggio che stagionano sulle assi, muschio, funghi, sottobosco, ecco, tutto questo ritrovo in un volant di Tete de Moine.

Pascolo Dobratsch1-001

Chi mi legge dirà: ma come, e il Parmigiano Reggiano? Beh, il Parmigiano Reggiano è anche lui unico e non l’ho tanto decantato soltanto perchè sono stata al Consorzio ed ho imparato a degustarlo in tutte le sue stagionature.

Lui rimane comunque il MIO formaggio, proprio quello che ho descritto nel post tempo fa.

Tutte queste ricette e le ricette che vedete in giro preparate con altri formaggi a pasta dura, si possono fare anche con il Parmigiano Reggiano, scegliendo la tipologia adatta per questa o quella e cambiando gli ingredienti di accompagnamento, quindi, non sono una traditrice.

Il contest dei Formaggi Svizzeri è stata la mia più grande soddisfazione, che poi io non sia stata capace di onorare il premio andando a Roma, non significa che i prodotti non mi piacciano più, al contrario, mi sono entrati ancor di più nel cuore e continuerò ad adoperarli e cercarli.

Anche il contest POMí mi ha dato grandi soddisfazioni, conoscevo i loro prodotti, li adoperavo prima e continuo ad adoperarli, senza togliere nulla a nessuno rimane la marca che preferisco, punto.

Non è la vittoria di un contest o la spedizione di un prodotto che mi può far cambiare idea o prodotto.

Raviolo mela1-001

Ora si va in cucina, anche oggi a preparare un raviolo, quello promesso, con la mela Kanzi, sia nell’impasto che nel ripieno.

Idea geniale quella di Marta Grassi, sia per inserire nella pasta il concentrato di mela (lei adopera 100 g. di farina 00, io ho dimezzato la dose adoperando quella di kamut che trovo ideale per la pasta) , sia per il caramello all’aceto di mele per il condimento.

Avrei voluto fare anche la polvere di mele secche ma non volevo copiare proprio tutto ;-)

Per le dosi del ripieno sarò imprecisa, se dovesse avanzare un pò di ripieno potete riempire dei piccoli vol au vent e presentarli come antipasto.

Ingredienti per la pasta:

  • 50 g. di farina di kamut,
  • 1 cucchiaio di riduzione di succo di mela Kanzi (io ho adoperato il succo centrifugato) ottenuto facendo ridurre sul fuoco 100 g. di succo,
  • 1/2 albume,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

in una terrina mettere la farina mescolata al sale, inserire al centro l’albume ed unire la riduzione di mela, se fosse insufficiente aggiungere ancora un pò di abume.

Lavorare bene e lasciar riposare 20 minuti, nel frattempo prepariamo il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:

  • volants di Tete de Moine,
  • mela Kanzi,
  • 1 nocciolina di burro,
  • un non nulla di fior di cannella in polvere,
  • fili di buccia di mela Kanzi, ottenuti con il rigalimoni, per decorare.

Tete de Moine e Girolle-001

Come fare il ripieno:

con il rigalimoni ottenere dei fili con la buccia di mela e metterli in acqua e ghiaccio (serviranno per la decorazione).

Tagliare una parte di mela a quadratini piccini picciò e tenerli da parte, mettere l’altra parte della mela in un pentolino con una nocciolina di burro, coprire e far ammorbidire.

Quando la mela sarà ridotta in purea, unire i volants di Tete de Moine e farli sciogliere, togliere dal fuoco ed unire la mela cruda e fior di cannella polverizzato nel macinino da caffè (il fior di cannella ha un sapore a metà tra la cannell ed il chiodo di grofano e ci sta bene).

Prima di stendere la sfoglia e preparare il raviolo prepariamo il caramello di aceto di mele che ci servirà per il condimento.

Ingredienti per il Caramello di aceto di mele (io ho fatto metà dose):

  • 50 g. di succo di mela Kanzi (io centrifugato),
  • 10 g. di aceto di mele,
  • 10 g. di zucchero.

Come fare il Caramello di aceto di mele (copiato da Marta Grassi):

unire il succo di mela allo zucchero e l’aceto di mela e ridurre fino ad ottenere uno sciroppo di media intensità.

Stendere la sfoglia sottile (io con la nonna Papera), ritagliare la forma di mela, una parte più grande dell’altra, appoggiare il ripieno sulla parte più piccola, bagnare i bordi e chiudere con la parte più grande.

Appoggiare delicatamente il raviolo-mela su una schiumarola ed immergerlo in acqua salata a bollore moderato, quando il raviolo-mela salirà, scolarlo.

A differenza di come ho fatto con il raviolo-pera questo non l’ho rifinito dopo la cottura, mi è piaciuto l’aspetto “leggiadro” che richiamava i volants di Tete de Moine.

Condire con il caramello di aceto di mele, i fili di buccia di mela, qualche volants di Tete de Moine e… perdetevi nel sogno♥

Raviolo Tete de Moine, mela Kanzi

Per oggi è tutto, vi auguro una splendida settimana e se non splendida almeno climaticamente accettabile.


Identità di Pasta: Scabin nello Spazio, Gilmozzi nel bosco…

collage Scabin spaziale-001
Io faccio parte di quelli che cercano, trovandola, l’ ispirazione per la creatività, la fantasia ed il piacere di stare in cucina a sperimentare, per me, per ello e, perchè no, per il mio blog.Essendoci contemporaneamente più di un tema che avrei vouto seguire, ho dovuto scegliere e quest’anno ho scelto Identità di Pasta e Identità Naturali.Amo la pasta, la amo in maniera assoluta e vedere come gli Chef di volta in volta la interpretino e la reinterpretino mi manda in estasi, apro bene occhi e orecchie e viaggio con loro, ovunque vadano.

Quest’anno Davide Scabin ci ha portati nello Spazio, mi piace immaginare lui e Moreno Cedroni, come due Carbonari nella Baracca a confabulare, sperimentare, provare e riprovare a liofilizzare il pesto, il tiramisù, le lasagne, il risotto e alla fine uscire, col viso sporco di carbone, soddisfatti, pronti per mandare il cibo Italiano nello Spazio.

Le prossime generazioni, quelle che prenoteranno il viaggio di nozze sulla luna, potranno banchettare con la tradizione, io non ci sarò ma potrò guardarli da lassù.

Scabin ci tiene che l’Italia non si sfilacci, ci tiene a mantenere integro il tessuto, l’anno scorso ha portato a I.G. il Past Food, cibo da strada, perchè, e qui cito Luciano Monosilio: il passato non deve offuscare il presente e quindi: largo all’innovazione.

Va di moda il Fast Food? Perchè non fare il modo che anche la nostra splendida Pasta Italiana lo diventi, senza pensare che così possa cadere in basso?

Scende semplicemente in strada, insieme alla gente: geniale.

Ho sentito anche delle critiche sul genio ma è normale, io sto dalla sua/loro parte, c’è bisogno di qualcuno che soffi sullo strato di polvere  che ci ricopre.

Nello Spazio, in Strada, Davide Scabin entra  come un tornado anche nelle nostre cucine e viene in soccorso alle casalinghe che, per chattare su feisbuk, hanno fatto scuocere la pasta, niente paura, Super – Davide – Man vi insegna a trasformarla in «Bomboloni», riducendola in crema , aggiungendo lievito per  farla gonfiare per poi friggerla.

Presenterete in tavola degli splendidi, golosi bomboloni e nessuno saprà mai che sono figli di una distrazione.

collage Gilmozzi-002

Cambiamo scenario, cambiamo atmosfera, Alessandro Gilmozzi ci porta nel bosco, lungo i sentieri ci racconta del Rumtopf che ha ispirato il dessert a base di pasta, fusilli di farro in questo caso, il Rumtopf è una miscela di vari tipi di frutta, inserita di stagione in stagione in un recipiente tipico che contiene rum e zucchero e durante questi mesi la frutta si imbeve e si ammorbidisce per essere poi degustata in inverno, magari accompagnata dal gelato.

I fusilli vengono fatti cuocere senza sale per 5 minuti poi messi nella soluzione ottenuta facendo macerare in un contenitore bacche di sambuco, rum, acqua e citrato di sodio nella proporzione di 2 grammi per 240 cl. di succo.

In questo liquido viene lasciata la pasta a 4° per 15/20 0re, non temete, non si disferà perchè l’alcool è un inibitore.

Davide Scabin ed io

E questa sono io con Davide Scabin, ho preso coraggio e mi sono fatta fotografare.

Non è ancora finita, ho da raccontarvi le Identità Naturali, con tante idee, tanti spunti per far entrare nelle nostre cucine buon cibo, cibo sano da assaporare fino in fondo a 360°.

D’altronde, non avrebbe senso curare il seme dal momento che lo affidiamo alle cure di una generosa terra, controllarne la crescita fino al momento del raccolto per poi maltrattare il prodotto con cotture lunghe ad alte temperature.

Gli chef sono utili anche per questo, loro sanno come fare e ci insegnano a mettere in bocca il frutto dell’amore e ci insegnano ad assaporarlo al meglio.

Come diceva Ivan (e non solo) a Masterchef: grazie Chef… (tra parentesi, amavo Ivan, nella sua semplicità che non erà stupidità ma profonda sensibilità ed intelligenza… avercene)


Identità Golose, il Valore Rivoluzionario del Rispetto: Frasi Celebri…

Il nostro valore la terra-001

La vera sfida è riuscire a generare nuovo benessere con l’agroalimentare e la buona tavola e fare in modo che sia distribuito bene, in maniera omogenea…  (Paolo Marchi ideatore e curatore di Identità Golose).

Bottura la lepre nel bosco

La lepre nel bosco: ispirato da Picasso (Massimo Bottura)

Questo piatto è il punto d’arrivo non quello di partenza, prima è necessario saper tirare bene la sfoglia col mattarello…. (Massimo Bottura)

Giovani, non concentratevi tutti sulla cucina, cè bisogno di sinergia tra cucina e sala, sono complementari e tra qualche anno ci ritroveremo con un esercito di chef disoccupati e non ci sarà nessuno che porterà il cibo in tavola… (Massimo Bottura)

Umiltà, passione, sogno… (Massimo Bottura)

Responsabilità: piatti come gesti sociali, trasforma la materia, trasforma il territorio… (Massimo Bottura)

Libertà: immaginare il poetico nel quotidiano… (Massimo Bottura)

Saggezza: non buttare via niente… (Massimo Bottura)

Lo scopo dell’arte è rendere visibile l’invisibile (F.Fontana) citato da Massimo Bottura)

Simone Salvini, dedicato a Tiziano Terzani-002

La Montagna, dedicato a Tiziano Terzani 

… in questo momento ho deciso di dedicarmi agli altri…per me è un onore poterlo fare  (Simone Salvini Organic Academy – Milano)

… non mi piacciono i talebani,  a volte incontro vegani che puzzano, io sono vegano ed amo la pulizia e l’eleganza… (Simone Salvini a me)

… vegani, sorridete di più… (Simone Salvini)

Crippa frittura-001

Frittura rossetti.

… molti  studiano per anni per poi fare un altro mestiere, io faccio quello che mi piace e che ho sempre voluto fortemente, sono fortunato… (Enrico Crippa Piazza Duomo Alba – Cuneo)

… grattugiare sull’insalata l’uovo marinato… l’uovo marinato è di Carlo Cracco, ricordatevi sempre di citare le fonti… (Enrico Crippa .. e non solo)

Carbonara Monosilio-001

…il passato non deve offuscare il presente… (Luciano Monosilio Pipero al Rex – Roma)

… E ancora il rispetto per la verità che non è solo la nostra, ma anche quella degli altri. Non possiamo predicare, cercare, amare la cucina fusion nei modi più svariati, nutrirci di essa, scambiarci le conoscenze tecniche, non solo e non sempre i prodotti, senza essere fusion anche nel quotidiano. Non esistono più popoli e nazioni autosufficienti, nemmeno gli scandinavi con la loro rivoluzione artica. (Paolo Marchi ideatore e curatore di Identità Golose).

Pier Giorgio Parini-001

Non abbiate paura (Pier Giorgio Parini)

Durante la puntata di Masterchef mi è piaciuta questa fase di Carlo Cracco (che era presente a Identità Golose ma non ho seguito):

Ti manca sempre “questo pezzetto qui” (indicando la parte che unisce la mano al polso) per poter andare avanti da solo, quando l’avrai potrai andare dove vorrai… (Carlo Cracco Masterchef)

Ho voluto iniziare così il mio resoconto sulle mie Identità Golose, senza ricette, senza ancora condividere i segreti svelati da influenti quanto generosi chef che, prima di salire su quel palco hanno fatto un percorso di sacrifici, lontananza dalle famiglie, spesso senza stipendio.

É a loro, agli chef influenti ed onesti che, di anno in anno, viene affidato il compito di lanciare messaggi positivi al mondo, non siamo certo noi “foodblogger”, spesso troppo autocelebrative ed inconcludenti, incapaci anche di rispondere ad un saluto…

Su quel palco ho visto persone generose che fanno Alta cucina, che non è l’Alta cucina esclusiva alla quale pensiamo noi, no, è l’Alta Cucina che crea lavoro, che coinvolge i giovani, che riunisce attorno a se brigate entusiaste di lavorare anche ininterrottamente per ore e ore come in questo caso.

Li ho ascoltati attentamente questi chef, non possedendo attrezzature tecnologiche che mi avrebbero distratta, sono riuscita a cogliere il loro lato umano.

In un periodo dove la comunicazione avviene twittando, chattando o mandando sms, io mi sento orfana di parole, di sguardi e di sorrisi.

Se fossi cieca mi sentirei anche sorda perchè, pur sapendo che attorno a me ci sono molte persone, non sentirei nessuna voce, non sentirei nessuna frase che mi aiutrebbe a “vedere” gli scenari attorno a me.

Dappertutto, nella metropolitana, per strada, in auditorium, in treno, 9 persone su 10 comunicano a testa bassa, su tastiere, pulsanti,”toccando” uno schermo senza parole e così, io che amo prendere spunti dalle frasi che ascolto, per migliorare o comprendere meglio la vita, la mia vita, ho alzato gli occhi e ho guardato in faccia gli chef, ho ascoltato le melodie, i suoni ed i toni delle loro parole per comprenderle meglio.

Anch’io, come Crippa, mi sento fortunata… ma concludo con un pizzico di follia perchè, secondo me non c’è Alta cucina, dove disciplina e rigore sono alla base di tutto, senza anche un pizzico di follia e Dominique Personne ci regala un momento di dolce, profumata, esilarante follia facendoci “sniffare” cioccolato, menta e zenzero… evvai!!!

Dominique Personne


Insalata di Topinambur e Mela Kanzi: è nato un amore, anzi due.

Qual miglior modo  per iniziare la settimana se non parlando d’amore?

Ormai l’amore nato tra me e il topinambur è noto a tutti ed anche se tra poco dovremo separarci, la certezza che ci ritroveremo tra qualche mese rende meno doloroso il “distacco”, in questi mesi ci siamo conosciuti meglio e c’è l’affinità sufficiente per continuare a sperimentare assieme.

Un altro grande amore è quello nato in febbraio tra me e la mela Kanzi a Identità Golose e alla quale dedicherò presto un post ed una ricetta perchè di questa mela c’è molto da raccontare, ho preparato una scheda su GDF, la potete trovate qui se volete saperne di più.

Mi dispiace che la sua presentazione, peraltro curatissima e raffinata, sia stata penalizzata (nelle presenze) dalla concomitanza, nella Sala Auditorium, dall’intervento di un attesissimo Massimo Bottura, peccato, a saperlo prima avrei scelto la presentazione della mela Kanzi,  Massimo Bottura avrei potuto conoscerlo meglio leggendo i resoconti delle altre blogger presenti.

Unire questi miei amori in una ricetta è stato un gioco, la ricetta di topinambur con le mele non è una mia idea, la cooperativa di piccoli produttori locali che c’è a Santa Caterina mi ha regalato un piccolo ricettario che comprende anche quest’insalata.

Ho già gustato il topinambur crudo qui , l’ho apprezzato per la digeribilità ed ho notato che a crudo  il sapore di carciofo che acquista in cottura non si percepisce affatto, non amanti del carciofo siete avvisati.

Insalata topinambur mela Kanzi part.-1

Ingredienti x 4 persone (facilmente divisibile x 1 :-D ):

  • 400 g. di topinambur,
  • 400 g. di mele (io Kanzi per sempre),
  • 250 g. di coste di sedano tagliate a fiammifero,
  • olio evo (io olio di semi di vinacciolo per non interferire con i sapori),
  • succo di limone sia per evitare l’ossidazione dei topinambur e delle mele che per l’emulsione,
  • sale (fior di sale),
  • pepe (verde),
  • senape al dragoncello (facoltativa ma consigliata),
  • frutti di cappero (facoltativi ma  consigliati),
  • olio di semi di zucca per decorare (facoltativo),
  • prezzemolo per decorare (facoltativo).

Come fare:

lavare e spazzolare i topinambur, asciugarli ed eliminarne i bitorzoli, sbucciarli col pelapatate, sbucciare anche le mele.

Affettare sottilmente topinambur e mele con la mandolina ed irrorarli con poco succo di limone per evitare l’ossidazione.

Tagliare a fiammifero le coste di sedano, a parte preparare il condimento con olio, limone e senape, mescolare bene e condire l’insalata mescolando delicatamente, decorare con una goccia di olio di semi di zucca ed un frutto di cappero.

Nelle foto vedete la versione così descritta, ho voluto provare anche la versione con i frutti di cappero frantumati ed uniti al condimento, consiglio questa variante, se non avete i frutti di cappero potete usare i capperi normali controllando però la sapidità.

Vi auguro una splendida settimana.


Ciambelline dolci per la coccola della domenica mattina.

Potrei scrivere anche per San Valentino, perchè no, le ho fatte con Amore.

Io li faccio tutto l’anno i cuori, pasta, risotti, biscotti, torte, budini, tutto quello al quale posso dare la forma a cuore è perfetto per le mie preparazioni.

Queste ciambelline le ho fatte una domenica mattina, all’alba, era da un pò che ello mi diceva: non mi fai più i biscottini.

Ricetta presa da un volume dei Buonissimi (pag. 12), lì il nome è torcetti ma a me piace ciambelline mi sanno più di casa.

Come faccio sempre la prima volta una ricetta presa da un libro ne faccio metà dose, io vi lascio le dosi complete.

Ingredienti per 16 ciambelline (Con metà dose ne ho fatte 8):

  • 250 g. di farina00,
  • 50 g. di zucchero,
  • 30 g. di burro morbido,
  • 2 uova,
  • 1 dl di latte,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere (cremortartaro),
  • 2 cucchiai di Aurum o Grand Marnier, *
  • 1 pizzico di sale,semi di lino, di pavavero, di sesamo, granella di zucchero per decorare se vi va.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C. (statico).

Setacciare sulla spianatoia la farina col lievito formando la fontana, mettere al centro lo zucchero, 1 uovo, il sale, ed amalgamare con poca farina, unire il burro a pezzetti ed il liquore *se non avete questi liquori che hanno il sapore d’arancia sostituirli con uguale quantità di rum aggiungendo nell’impasto la buccia grattugiata di mezza arancia (funziona), impastare senza lavorare troppo e far riposare per 15 minuti.

Formare dei bastoncini di c.ca 1 cm. e mezzo lunghi 20 cm. e rivoltare le punte a metà premendo per far attaccare (io ho bagnato con acqua..poca).

Adagiarli sulla placca da forno rivestita con la carta (io li ho messi con l’attaccatura al contrario affinchè non si aprissero), pennellarli con l’altro uovo sbattuto, io ho messo sopra semi di papavero, di lino, di sesamo e granella di zucchero per decorare.

Infornare per 10/15 minuti, far raffreddare, mettere in un bel vassoietto ed attendere che il vostro ello si svegli per fargli la sorpresa.

Ecco, vi auguro uno splendido fine settimana, qui ancora niente neve, il cielo vorrebbe farlo credere da giorni ma niente da fare e mi sento anche un pò in colpa a vedere certe situazioni di disagio in giro per l’Italia, come sempre, anche per il clima niente, mai, viene diviso equamente.

Ora, a gentile richiesta la Protagonista di Casa Ello, miss  Perla:

Ora sembra un pò annoiata..valle a capire ‘ste Dive.


Le mie Emozioni Golose, quelle vissute “Oltre Il Mercato”…

É Oltre Il Mercato il tema di quest’anno, oltre dove, chiederete voi, ma negli orti, dai contadini, dai piccoli produttori, nei campi, nei boschi, nelle malghe, ovunque ci siano ancora i rinnovati amore e  passione di chi non vuole dimenticare e far dimenticare un prodotto e la sua storia.

Avrei voluto avere un registratore nella testa che potesse registrare i miei pensieri per poterli poi riascoltare e scrivere qui.

Certamente in questi giorni avrete certamente modo di leggere post dettagliati ed esaustivi, ho incontrato blogger molto brave, esperte, informate e competenti arrivate  con attrezzature all’avanguardia proprio per offrire fotografie e resoconti di qualità  io, quindi, mi limiterò a raccontarvele a modo mio le Identità Golose.

Quello che ho percepito e che ha accomunato gli chef che ho seguito è la stessa passione ma non una passione fine a se stessa o al proprio ristorante, una passione che esce dalle loro cucine e va alla ricerca di realtà da aiutare ad emergere e a non affondare.

Fanno leva sulla loro fama, il loro successo e, perchè no, il loro potere per coinvolgere, dove le istituzionio non possono (?) arrivare, i privati, le persone che credono in un investimento per il futuro e questo investimento è certamente nei giovani.

E qui, il primo che ho ascoltato, Massimo Bottura, tra un’”acqua” di mortadella, un “bicchierino” di pasta e fagioli compressa, un “croccantino di foie gras”   (cliccare per video e per “pensiero”) ed un bollito non bollito (che ho avuto la fortuna di assaggiare), ci ha portati sul  Delta del Po e ci ha parlato del progetto di far ritornare trasparenti le sue acque dove possa specchiarsi ancora chi, da generazioni, ha dedicato al Po amore, tempo ed energia.

Un uomo che non vuole né fermarsi né fermare e per non “annoiare” i suoi ragazzi, toglie periodicamente le certezze dalla carta del suo ristorante, rinfrescando così l’entusiasmo della Brigata di cucina che ogni giorno si reca al lavoro con rinnovati entusiasmo e curiosità.

Un uomo che è riuscito a concretizzare il progetto di ristrutturare un Istituto d’Agraria in crisi e valorizzarlo affiancando gli chef agli studenti e dare a tutti 2 la consapevolezza di essere complementari e indivisibili.

In un’epoca dove si dà importanza ai sani prodotti della terra, è d’obbligo far sì che chef e contadino camminino assieme scambiandosi pareri, idee e condividere progetti.

Un uomo con una grande voglia di evolversi ed è da questa voglia di evoluzione e di crescita che ha evoluto il bollito, non più la carne immersa nell’acqua (dove disperde le proprietà nutrizionali ed organolettiche), mal ‘ha chiusa in un sacchetto e cotta a bassa temperatura  per un periodo di tempo calcolato diversamente per ogni tipologia di carne.

Foto presa dal web.

Ha costruito il piatto come fosse il profilo dei grattacieli di Manhattan (luogo d’ispirazione), piatto che contempla anche il verde del parco, creato con un’ “aria di prezzemolo”.

Ragazze/i, via le pentole, avanti con la macchina per il sottovuoto, avanti con il sifone perchè inizia una nuova era, l’era dell’ “aria di cibo”, finalmente il termine “aria fritta” non sarà più soltanto un termine scanzonatorio ;-)

Ed è proprio con il fritto che passo a raccontarvi di Renè Redzepi, chiamato da tutti semplicemente Renè per l’evidente difficoltà a pronunciare il suo nome senza arrotolarsi la lingua.

Renè Radzepi all'opera-1

Lui frigge i licheni e li presenta come patatine fritte, ho immaginato d’incontrarlo durante una delle mie passeggiate nel bosco, intento a raccogliere germogli, muschi, licheni, appunto, ed allontanarsi velocemente per poterli preparare subito per conservarne i profumi, come questo “orto” cucinato da lui e presentato su una pietra:

Foto dal web

Spunti perfetti per me che adoro procurarmi da sola erbe e fiori e queste Identità Golose mi hanno regalato tante idee, tanto stupore, tanta meraviglia facendomi vedere dal vivo questo “folletto” della cucina che ha saputo portare alla luce la cucina nordica così lontana dall’idea che noi cultori della cucina mediterranea abbiamo, bravo Renè, così si fa ed il tuo premio lo conferma :-)

Ora vi faccio vedere io, sembra pensare uno scatenato Davide Scabin, con il suo fare irriverente e dispettoso da monellaccio.

Lui proprio non “sopporta” vedere la cucina italiana sorpassata da paesi che non hanno mai fatto tendenza e non hanno grandi tradizioni culinarie.

É come se un Ferrarista nel bel mezzo di una corsa venisse sorpassato da un maratoneta, no, non si può, ognuno vince nella sua specialità e la nostra specialità è la cucina.

Bisogna “muoversi”, scendere in strada, ed ecco arrivare il “Past food” e dei simil ketchup (soltanto nel contenitore) al pesto, alla matriciana, alla carbonara, all’arrabbiata, Scabin ne parla con entusiasmo bambino e coinvolgente.

Davide Scabin fast sauce-1

Gli chef devono scendere e fare numeri, il suo sogno è di vedere per le strade delle grandi metropoli camminare uno a fianco all’altro persone con in mano un cheese burger e una piadina con pasta (l’ho assaggiata, un paradiso nel palato).

Con questa idea di fast food non più inteso come cibo di scarsa qualità ha pensato di “precuocere” la pasta, comprimerla ed utilizzarla all’occorrenza.

Ci ha anche svelato il segreto: a seconda del tempo di cottura della pasta scelta e CHE SIA UNA PASTA DI OTTIMA QUALITÁ please ;-) cuocere come sempre in acqua, dal bollore, per il 30%, l’altro 70% fuori dal fuoco, poi la pasta viene scolata ed immersa in olio d’oliva buono (non necessariamente extravergine) freddissimo, il “signor Scabin” (così l’ho chiamato io) dice che è perfetto quando accenna a cristallizzare.

Ad avvenuto raffreddamento scolare e conservare fino al momento dell’utilizzo (Scabin l’aveva precotta  sabato per farcela assaggiare in zuppa martedì) assieme a delle verdure disidratate , un brodo di carne e polpettine di lesso, un perfetto “Fast Soup Food”.

E con l’immagine virtuale di un corteo di chef con  in testa Davide Scabin allo slogan “Italian Past Food” vi lascio per oggi, mi scuso per la qualità delle foto ma con una compatta, con uno zoom debole, fotografare le immagini di un monitor è davvero troppo e la mia piccola Lumix non ce la può proprio fare :-D

A presto con altri chef, altre emozioni, altri racconti di chef “romantici” anche un pò “nostalgici”..e ben vengano così la nostra meravigliosa Italia potrà continuare ad indossare il suo mantello da Regina della Gastronomia.


Che giornate ragazzi!

Lunedì 6 febbraio 2012, ore 5 e 40: parto, finalmente, come sempre forse” fino all’ultimo momento.

Si vesta bene che a Milano fa freddo mi consiglia con fare paterno il titolare dell’albergo dove ho prenotato, corro veloce alla stazione a fare il biglietto ed anche lì il bigliettaio affinchè non prenda freddo mi trova sia l’andata che il ritorno diretti, senza cambi.

Probabilmente faccio tenerezza e dò l’impressione di essere una persona freddolosa, o una vecchia rimbambita?

Sono seduta accanto al finestrino, nel senso contrario alla corsa, è ancora buio ed aspetto la luce dell’alba.

Si iniziano a definire i contorni del giorno, un bel sole rosso preannuncia una bella giornata, fredda ma luminosa, di quelle che piacciono a me.

Mentre il treno corre veloce io paragono il mio viaggio alla vita, spesso viviamo seduti contrari al senso di marcia con lo sguardo rivolto al passato e così perdiamo l’attimo, però abbiamo il tempo di  fermare le immagini ed iniziare con i se e con i ma, ma oggi non sono qui per filosofeggiare sulla vita ma per raccontare la prima parte di emozioni che non avrei mai vissuto se non avessi avuto l’idea bislacca di aprire un blog di cucina.

Continuo ad osservare il paesaggio, magari passasse l’omino del caffè, ne ho proprio bisogno, è già passato 2 volte ma troppo in fretta, avrei voluto chiamarlo ma non posso gridare, qualcuno riposa.

Ormai è giorno siamo già a Vicenza, di neve nemmeno l’ombra se non sui vagoni di treni arrivati da chissà dove:

Da questo momento in poi parleranno le immagini, man mano il treno si avvicinava a Milano le tracce di neve erano sempre più accentuate:

Bene, dopo distese di campi innevati sono quasi arrivata:

Sono a Milano, mi sento come arrivata dal Pianeta delle scimmie, entro in edicola per il biglietto e scopro che esiste il giornaliero, praticamente sali la mattina e puoi scendere dopo 24 ore, ma non è il mio caso, io ho le indicazioni esatte, dettate dall’albergatore:

metro, linea verde, lanza, tram 14 direzione Cimitero maggiore, fermata Piazzale Accursio, perfetto, liscio come l’olio.

Sul tram mi siedo vicino ad una signora di origini Friulane che da 16 anni viene in vacanza a Lignano, chiacchieriamo e facciamo considerazioni sulla giornata soleggiata, sulla bellezza della città:

e sulla pessima abitudine di scarabbocchiare i muri:

con improbabili murales, che l’estro pittorico di cotanti artisti si potesse esprimere sui muri delle loro stanze, o no?

scritte che inneggiano alla giustizia e la pace ma, e andare a lavorare?

Scendo dal tram alla stessa fermata della signora che ha una nipotina di 4 mesi e va a fare la baby sitter, ci salutiamo ed io vado in albergo, mi rinfresco, lascio i bagagli e mi lancio verso l’avventura.

Cammino, attraverso giardini e sono favorevolmente colpita dallo spazio riservato ai cani, una stanza tutta per loro, dove farli correre e socializzare:

Mi piace questa panchina sulla quale, evidentemente, dopo la nevicata, nessuno ha avuto ancora il coraggio di sedersi se non da un lato:

Mancano pochi metri all’evento, ci sono quasi, cerco d’immaginare come sarà, a I.G.cosa succederà? E, soprattutto, succederà qualcosa?

Lui è scettico, ma dovrà ricredersi.

Vedremo.


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