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Gnocchi di ricotta e foglie di barbabietola, su fonduta di formaggi di Latterie Turnarie.

gnocchi di ricotta e bieta-001

Macarons di scuete cul vert di jerberave cuinçâs cun formadi di turnarie a slas e salvie

La cosa più intelligente da fare dopo l’amarezza della delusione è voltare pagina, cambiare argomento e fare qualcosa che ci rassereni: nel mio caso è risalire sulla macchina del tempo, con i finestrini aperti affinchè il vento mi scompigli i capelli e mi faccia provare una sensazione di libertà.

Non paga mai esprimere le proprie idee, il proprio disappunto, nel proprio blog, anzi, è controproducente e così ritorno in cucina, oggi sono  nel Gemonese, dove si può ancora assaporare una ricotta straordinaria e ve lo dice chi di ricotta è davvero ghiotta.

Ricordo che in Calabria, già, ho abitato anche in Calabria, dove mi aveva portata papà in uno sprazzo di amor paterno, la mattina presto arrivava una bambina, Caterina, con un cesto pieno di ricottine tiepide, erano messe in piccoli cestini di vimini, lunghi e stretti, la ricotta era di pecora: io la mangiavo con lo zucchero, che bontà, e poi andavo felice a scuola (facevo la quinta elementare).

In questa ricetta c’è un po’ di Friuli, di Trentino e di Carnia, con la ricotta affumicata di Paularo: in Trentino, a Peio Paese è rimasto l’ultimo Caseificio Turnario.

Dopo aver assaggiato questo formaggio,  ho deciso, data la sua consistenza e sapore, di preparare la fonduta di accompagnamento per gli gnocchi, l’ho unita ad un formaggio di latteria Turnaria, sempre di Campolessi e alla ricotta affumicata di Paularo.

collage ricotta

Ingredienti per gli gnocchi:

  • 300 g. di ricotta vaccina di Campolessi,
  • 300 g. di foglie di barbabietole, cotte a vapore e saltate con olio e uno spicchio d’aglio di Resia,
  • un pizzico di aglio di Resia in polvere,
  • 2 albumi,
  • una manciata di formaggio di latteria Turnaria grattugiato,
  • farina di frumento qualità Palesio q.b. per legare,
  • olio evo per mantenerli caldi in padella,
  • foglie di salvia,
  • sale.

Ingredienti per la fonduta profumata alla salvia, la mia traduttrice mi informa che “fonduta” non è traducibile in lingua Friulana:

  • 40 g. di formaggio Latteria Peio grattugiato,
  • 40 g. di formaggio latteria Campolessi grattugiato,
  • 20 g. di ricotta affumicata grattugiata,
  • 50 g. di panna fresca,
  • foglie di salvia fresca.

collage gnocchi ricotta bieta

Come fare gli gnocchi:

io ho dato delle dosi ma, come capita con queste preparazioni, molto dipende da quanto asciutta o meno sia la ricotta e da quanto siano state asciugate le verdure: seguitemi ma seguite anche il vostro istinto.

Amalgamare la ricotta con le foglie di barbabietola insaporite ed asciugate in padella, unire l’albume (se volete potete mettere l’ uovo intero), aggiungere la polvere d’aglio ed aggiustare di sale, se l’impasto risultasse troppo morbido aggiungere la farina: io preferisco aggiungere più albume per dare consistenza in cottura che mettere troppa farina, scegliete voi.

Prelevare dal composto la quantità che desiderate per formare gli gnocchi (io 25 g.) e farli rotolare, compattandoli, sulla farina; farli cuocere in acqua salata bollente fin quando saliranno a galla, nel caso metteste più farina, prolungare la cottura.

Scolare gli gnocchi e metterli in una padella con olio evo e foglie di salvia e mantenerli caldi.

Fonduta-001

Come fare la fonduta dalla cucina degli Amici di Godia:

io ho fatto la versione classica lucida ed ho messo in fusione nella panna le foglioline di salvia.

*Fonduta classica lucida: la panna dev’essere la metà della quantità di formaggio che adoperate, la fonduta va preparata a Bagno Maria a 60°C., se non avete un termometro da cucina (che vi consiglio di farvi portare da Babbo Natale perchè è davvero utile anche per le fritture n.d.r.) appoggiare il dito, quando scotta è arrivata a c.ca 60°C., i formaggi vanno grattugiati finemente.

*Fonduta veloce con besciamella: al posto della panna adoperare un besciamella, io vi do le proporzioni per 1 litro di besciamella, voi regolatevi secondo necessità: per ogni litro di latte preparare un roux con 50 g. di burro e 50 g. di farina, aggiungere 8 g. di sale.

Completare il piatto:

mettere a specchio (noblesse oblige) nel piatto la fonduta ed appoggiarvi sopra gli gnocchi tenuti al caldo, decorare con pennellate di fonduta e foglioline di salvia o come vi piace.

gnocchi di ricotta e foglie di bieta-001

Con questa ricettina vi saluto per un po’, in questi giorni devo lavorare sul mio/nostro progetto  e la prossima settimana sarò a Torino, al Salone del Gusto, ebbene si, io ci sarò, per ben 5 giorni e potrò scorazzare in lungo e in largo alla ricerca del prodotto perduto.

Nella scorsa edizione, di due anni fa, ero stata invitata dalla Garofalo e, con altre due foodblogger, avevamo presentato una ricetta di pasta (noi i Radiatori) con i prodotti delle nostre Regioni: io avevo portato la Pitina, mon amour ♥

Radiatori pesto bietoline, pitina e parmigiano-002

Quest’anno noi, di gente del Fud, siamo troppi e quindi, sono state invitate 30  prescelte, iscritte all’associazione delle foodblogger italiane beh, noblesse oblige ;-)

Sarò in incognito quindi niente paura, nessun incontro ravvicinato di foodblogger tipo, mi terrò alla larga ;-)

Alla prossima

Caseificio Turnario di Peio

Il modello Turnario

Fonduta

 


Macarons di Pan di Sorc con le susine, rivisitar la cucina di Anute.

gnocchi di pan di sorc, susini e salsiccia-002

Quando incontro una persona appassionata, che salta oltre gli ostacoli col sorriso e desidera affidarmi il suo bagaglio di ricordi, beh, va da sè che scocchi la scintilla e che io ritrovi in me tutte le risorse, i pregi e le qualità che ho quando non mi viene chiesto di apparire o di stare in gruppo.

Come vi ho anticipato questa mia passione è incanalata in un progetto per cui, tolti i panni della foodblogger, mi sto incamminando verso la mia baita nel bosco, quella dove, nella prossima vita, farò la raviolaia…

Tutte le domeniche, tranne in estate, Anute Scaon preparava gli gnocchi di patate ed in autunno aggiungeva nell’impasto le susine sminuzzate; il tutto veniva condito con la salsiccia sbriciolata, rosolata in poco burro assieme a foglie di salvia e cannella: il marito aggiungeva il tocco mitteleuropeo con una leggera spolverata di zucchero.

Anche questa ricetta rispecchia le contaminazioni delle cucine di confine, a Trieste, le susine vanno messe intere nel cuore degli gnocchi, la Signora Anute li amalgamava nell’impasto.

Io ho rivisitato la sua ricetta unendo le susine al composto di Pan di Sorc ammolato nell’acqua, un pizzico di sale, null’altro: il Pan di Sorc contiene uvetta, fichi secchi e noci e ritrova vigore nel condimento con salsiccia di casa, salvia profumata e cannella: l’alternativa sarebbe, per chi non desidera la salsiccia, mettere cannella e salvia nell’impasto e condire con burro e pane grattugiato; io oserei anche una grattugiata di ricotta affumicata, per la prossima volta.

Mi scrivono che nel resto d’Italia i prodotti che cito si trovano con difficoltà o non si trovano affatto: voglio chiarire che queste preparazioni possono venir rifatte e rivisitate con i vari prodotti Italiani, come faccio spesso io con le ricette delle altre Regioni: io lo trovo molto divertente ed istruttivo e, quando scrivo:  provate, se vi va, mi rivolgo alle appassionate come me, quelle persone anche un po’ nostalgiche che non vogliono lasciar andare quel filo che ci lega al passato.

collage pa di sorc susine

Ingredienti per gli gnocchi:

  • Pan di Sorc raffermo (o altro pane farcito con frutta secca ecc.) q.b.,
  • acqua q.b. (potete adoperare anche latte),
  • uovo,
  • farina farina di frumento varietà Palesio q.b.,
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per il condimento:

  • salsiccia fresca di casa (o pasta di salame/salame fresco),
  • pochissimo burro,
  • cannella,
  • poca acqua di cottura degli gnocchi per allungare.

Come fare il condimento:

togliere il budello della salsiccia e sgranarla in una padella con il burro e la salvia, rosolare ed aggiungere, man mano, poca acqua di cottura degli gnocchi.

Unire la cannella ed amalgamare, quando la salsiccia sarà ben rosolata, togliere il condimento dalla padella, conservando un po’ di salsiccia e frullare il resto per formare un condimento cremoso per legare bene gli gnocchi.

gnocchi pan di sorc susine padella-001

Come fare:

ammollare il pan di sorc in poca acqua; l’impasto, che contiene farina di mais cincuantino, non si presta ad essere strizzato ed è preferibile non eccedere con il liquido scelto, in quel caso metterlo in un colino a maglie fitte, premere con il dorso di un mestolo e lasciarlo gocciolare.

Unire l’uovo, il pizzico di sale ed amalgamare, se il composto risultasse poco consistente, aggiungere pan di sorc grattugiato e poca farina di frumento.

Prelevare con un cucchiaio un po’ di composto (io 25 g.) e rotolarlo su un piatto con la farina; formare delle palline, infarinarle ulteriormente e buttarle in acqua bollente salata, quando vengono a galla, lasciarle bollire ancora 1 o 2 minuti; scolare gli gnocchi e metterli nella padella col condimento.

Saltarli per farli insaporire bene aggiungendo la salsiccia lasciata in parte, saltarli ancora e servirli caldi.

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Rischio di ripetermi ogni volta ma io non mi annoio mai mentre preparo questi piatti anzi, sento crescere in me una forte energia positiva, quella che provo quando faccio qualcosa che mi piace e che mi appaga, in poche parole: quello che mi fa sentire Libera.

falle adesso

La sorpresa? Eccola: oggi sono la blogger del giorno su Trubù Golosa, poca cosa? Forse, ma per me che sono anti-social, la soddisfazione è grande e doppia


Frico Rosa della Val Cosa.

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Un giorno mi chiesero: cosa vuoi fare del tuo blog? Ecco, ora ho la risposta, voglio fare proprio ciò che sto facendo: adoperare i prodotti della mia Regione, il Friuli Venezia Giulia, senza rinunciare alle escursioni in altre Regioni e concedendomi qualche fuga romantica in Europa, in primis in Svizzera, tenutaria di tesori quali il Tete de Moine, lo Sbrinz e le Gruyere.

Per adeguarmi all’ attuale globalizzazione non disdegnerò qualche viaggio intorno al mondo: la cucina etnica non è nelle mie corde ma può darmi qualche  spunto interessante nei momenti di scarsa fantasia.

Ho scelto, anche perchè ho preso coscienza di come sono, del mio carattere e della mia personalità, di ciò che mi rende serena e ciò che mi mette a disagio: non sempre posso esprimere liberamentei miei pensieri, un tempo l’ho fatto ma ho capito che non ne vale la pena.

Fino a poco tempo fa, quand’era possibile, adoperavo un formaggio della Regione, poi, il solito fesso, avido ed ingordo, ne ha imbrattato l’immagine, danneggiando anche i produttori seri ed onesti.

Avendo una valida alternativa, ho cambiato, non per infedeltà, ma per amore della mia terra, soltanto per amore: frequentando il mondo del food ho imparato a guardare oltre l’apparenza e, conoscendo il territorio, a capire chi sta barando per meri interessi personali.

In questo blog voglio parlare di cucina e di amore, delle forme d’amore che conosco e mi appartengono, quello per la Natura, per gli Animali, per la cucina, per le Aziende serie, per i nostri straordinari prodotti: è questa la mia scelta ed è questo il sentiero che voglio percorrere.

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In questo frico ho sostituito le patate con le erbette rosse, quelle di Milva, appena raccolte: in mezzo al mazzo ce n’erano due di quelle rosse rosse e mi è venuta l’idea del frico rosa, abbinando la cipolla rosa della Val Cosa che, oltre al colore aiuta la rima baciata.

Non amo veder languire gli ortaggi sui banchi dei negozi, spesso rimangono lì perchè non si sa mai come utilizzarli: le erbette rosse, per esempio, sono buonissime lessate assieme alle patate e fatte in insalata, ottime al tegame, sempre con le patate o abbinate alle verze; nel blog ho anche una torta fatta con le erbette e nocciole.

Se i prodotti non vengono comperati, alla fine non vengono più coltivati e va a finire che si uniscono agli altri prodotti dimenticati che, tra qualche decenno, qualcuno deciderà di ricoltivare; che dite, andiamo in cucina?

collage ingredienti frico rosa

Ingredienti:

  • strissulis q.b.,
  • 1 cipolla rosa della Val Cosa,
  • 2 erbette rosse scure(io le chiamo barbabietole),
  • olio extravergine d’oliva per ungere la padella,
  • sale,
  • pepe.

collage frico rosa-001

Come fare:

affettare sottilmente la cipolla e farla appassire, con un po’ d’acqua, in una padella unta d’olio; tagliare le erbette con la mandolina ed unirle alla cipolla, salare, mescolare e cuocere per ammorbidirle.

Tagliare a rondelline le strissulis e metterle sul composto, coprire per far sciogliere e poi continuare a mescolare a fuoco forte, girando e rigirando rompendo  ed incorporando la crosticina che si forma.

Quando il composto risulterà ben amalgamato formare lacrosticina sia da un lato che dall’altro: tamponare l’unto in eccesso con carta assorbente e servire caldo, magari con un buon bicchiere di vino Refosco dal peduncolo Rosso.

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Caso in patellecte: si vol magnare dopo pasto et caldo caldo.

Buon fine settimana a tutti

Torta con barbabietole, nocciole e cioccolato bianco

Cipolla rosa slow food

Formaggio di Latteria Turnaria


Focaccia integrale con uva fragola, profumi e pensieri d’autunno.

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Un ottobre mite, cieli tersi e desideri di rinnovamento,  voglia di incanalare  passioni verso il sentiero di un futuro positivo, che abbia uno scopo, per dare un senso alla  vita ed evitare che la curva del grafico scenda pericolosamente.

Pensavo a questo mentre preparavo questa focaccia con l’uva fragola, i chicchi ce li siamo contesi io e le api, delle splendide api che io ho lasciato fare indirizzandole verso una ciotolina  preparata per loro: tempi duri per le api, purtropp; alla fine vi lascio un link per firmare una petizione per vedere di salvarle, speriamo serva a qualcosa.

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Una vera sorpresa questa focaccia, con gli esuberi di pasta che ho ritagliato ho fatto una rosetta, beh, un impasto da tenere in considerazione anche per preparare pane, sia dolce che salato, lo vedrei bene con olive e pomodori secchi… Mmmmh che fame!

Se non avete l’uva fragola, la potete preparare con altra uva: la buccia dell’uva nera/rossa contiene il revestranolo, uno dei più potenti antiossidanti, una molecola che aiuta a ridurre il colesterolo cattivo (LDL), migliora la fluidificazione del sangue riducendo il rischio di placche tromboiche, quindi lavare bene l’uva e mangiarla con la buccia.

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Ingredienti:

  • 700/800 g. di chicchi di uva fragola (il peso è indicativo, l’uva deve coprire le due sfoglie),
  • 500 g. di farina integrale,
  • 12 g. di lievito di birra fresco,
  • 300 ml d’acqua (compresa quella per sciogliere malto e lievito),
  • 1 cucchiaino di malto d’orzo,
  • 8 cucchiai di olio extravergine d’oliva,
  • 100 g. di zucchero di canna,
  • 1 pizzico di sale.

collage focaccia uva fragola

Come fare:

sciogliere il malto in poca acqua tiepida e stemperarvi il lievito di birra; in una terrina capiente formare una fontana con  la farina, aggiungere il pizzico di sale e versare al centro il composto col lievito ed incorporare, poca alla volta, l’acqua rimasta.

Lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo, formare una palla, coprire con la pellicola e far lievitare (io nel forno con la luce accesa), per 2 ore.

Nel frattempo lavare l’uva, sgranarla scegliendo i chicchi più belli e sani e metterla da parte (qualche chicco per le api ;-) ).

Dopo che la pasta sarà raddoppiata, stenderla e spargeresopra, uniformemente 50 g. di zucchero, 4 cucchiai di olio evo e lavorare ancora per amalgamare bene il tutto.

Preriscaldare il forno (io statico) a 180° C.

Dividere l’impasto a metà, stendere una parte su carta forno (io l’ho stesa abbastanza sottile) e trasferire sulla teglia da forno e fare il primo strato d’uva spolverizzando con un cucchiaio di zucchero e olio evo.

Stendere l’altra sfoglia ed appoggiarla sulla focaccia; sigillare bene i bordi e completare con l’uva, lo zucchero ed il rimanente olio evo.

Infornare per 50 minuti.

Focaccia integrale uva fragola tagliata1-001

Per oggi è tutto, vi lascio il link della petizione per aiutare le api:

Save The Bees

Concludo con la saggezza del mio mito Snoopy:

snoopy grafico

Foto da Pinterest


Frico, un cjosul cu lis strissulis.

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Frico con strissulis e patate.

Se c’è una parola della Lingua Friulana che mi piace da matti è proprio Cjosul, che, come ho scritto qui, significa tutto e niente, è la parola salva discorso quando, quella giusta lu ài sot di un dint (sulla punta della lingua).

Devo dire che, nonostante l’ ancestrale disprezzo  che i Friulani nutrono nei confronti dei Triestini io imperterrita, giorno dopo giorno, continuo a Friulanizzarmi.

Ormai è amore, totale, indissolubile, un amore che va oltre la consapevolezza di cozzare contro un Popolo chiuso, diffidente, bastian contrario e poco propenso a coalizzarsi ed unirsi in Comunità, ognuno rema dalla propria parte e la barca rimane immobile in mezzo al mare: mi riferisco principalmente al popolo che ruota attorno alla cucina ed il cibo.

Di seguito  il Frico raccontato da un autorevole cuoco friulano: ho estrapolato qualche frase da un testo che sono stata autorizzata ad utilizzare: nello specifico, si contempla l’uso del formaggio Montasio, che un tempo veniva prodotto con la stessa lavorazione che ancor oggi utilizzano le Latterie Turnarie, ed è con le  strissulis del formaggio delle Latterie Turnarie, presidio Slow Food, che ho fatto questo frico.

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L’ho preparato con le patate kennebec che ho raccolto domenica scorsa nel campo di amici, poco distante da casa; immagino l’emozione di prepararlo con le patate di Godia o le originali patate di di Resia o le rosse/bianche di Cercivento: solo costassero meno ;-)

A PROPOSITO DI FRICO…

In questi giorni sulla stampa internazionale non si fa altro che parlare di Frico con la F maiuscola ma, se andiamo a vedere a ristroso, solamente dopo il 1998 il Frico ha fatto capolino nelle trattorie nostrane, orgogliose di lanciarlo e valorizzarlo (prima era un cibo della tradizione e solo a seconda dei contenuti alla sua origine potevano esserci delle ricette ricche).

Effettuando delle ricerche sul nome, per comprendere se vi fossero piatti simili in giro per l’Italia o nelle Regioni dell’Europa a noi vicine, non venne trovata alcuna traccia ma, chi scrive, oltre alle parole del Presidente dell’Ersa che promuove il prodotto, desidera evidenziare un passaggio dello storico: “cu lis strissulis” il frico è più gustoso.

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La pasta di cacio messa nelle forme (tàlz o fassere in friulano) viene rifilata alla sera. Questi ritagli strissulis o còdis o ritàis, regalano un frico eccezionale. Val la pena di assaggiare un frico di strissulis: se il frico vi piace, vi piacerà ancora di più; se non vi piace e non lo conoscete, diventerete amici. Lo giurava un casaro mio amico di Cavalicco, Angelo Dalla Mora.

Preparazione del frico di strissulis: i ritagli vengono fritti in poco olio e/o burro, pepe, sale, fino alla consistenza voluta. Meglio ancora se i ritagli vengono ammorbiditi in bagno di latte per un paio d’ore o più, dopo di che si mettono in padella nera (fersòrie o frissòrie) col condimento sopraddetto.

E poi via via menzionando i vari Latteria fresco o invecchiato o annunciando ricette arricchite con cipolla, patate crude o cotte, mele, oppure con lo speck… Frico croccante, morbido, a pasta filante ma sempre con formaggi provenienti dalle nostre latterie un tempo turnarie. Poi gli abbinamenti con i vini, bianchi delicati e profumati fino ai rossi corposi per l’abbinamento per il frico con lo speck.

Siamo orgogliosi di questi momenti “frizzanti” legati alla primogenitura del Frico, e siamo altrettanto consapevoli e preoccupati che non basta dichiararsi autorevoli conoscitori del Frico: bisogna esserlo da sempre e con tutti i nostri prodotti, prenderli per mano seguendo le “istruzioni per l’uso” di chi un tempo con fatica e creatività e con il condimento più antico e ricco del mondo, la fame, ce li ha portati in eredità: oggi questi prodotti con qualche innovazione sono diventati i nostri “Prodotti di Eccellenza”.

Germano Pontoni Unione Cuochi FVG

Da Frico e… 30 ricette di frico e più di 60 ricette di cucina dall’antipasto al dessert con il formaggio Montasio, a cura di G. Busdon e G. Pontoni, Edizioni Ribis.

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Strissulis e patata (non quella che ho adoperato, è germogliata!)

Ingredienti:

  • strissulis,
  • patate Kennebec tagliate con la mandolina (le rosse sarebbero perfette),
  • sale,
  • pepe (io l’ho messo),
  • olio per ungere la padella,
  • acqua per aiutare la cottura delle patate.

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Come fare, ricetta di Anute Scaon:

tagliare le patate con la mandolina, quelle che ho adoperato io  erano patate nuove, quindi le ho risciacquate ed asciugate per eliminare l’eccesso di amido che avrebbe reso collosa la preparazione.

Ungere una padella e disporre uno strato di patate, io le ho pepate e salate, aggiungere un po’ acqua per facilitare la cottura (all’inizio io ho coperto), mescolare e, quando saranno rosolate porre sopra, uniformemente a coprire , uno strato di strissulis tagliate a rondelline e far sciogliere a fuoco dolce (anche qui io ho coperto).

Quando le strissulis saranno sciolte e si saranno fuse con le patate, alzare la fiamma per creare la crosticina, rompere la crosticina, mescolare ecc., quando il frico avrà un bel colore dorato non mescolare più e creare una crosticina uniforme da tutti due i lati.

Io l’ho spadellato su carta assorbente, anche se non trasudava grasso, e l’ho affidato, caldo, alle accoglienti fauci di ello :-D che ha esclamato la fatidica frase: da rifare!

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I Friulani DOP/DOCG/IGP abbiano pietà di me ed apprezzino la mia buona volontà, alla prossima con un frico personalizzato all’accantoalcamino♥

P.S.: il frico si fa anche con la cipolla e quale migliore occasione per andare domani a Cavasso Nuovo, alla Festa d’Autunno 2014 per conoscere ed apprezzare la Cipolla Rosa, presidio Slow Food?


Strucolo de ua fragola (strudel di uva fragola), nostalgia della vendemmia.

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Il primo ricordo che ho della vandemmia risale ai tempi in cui avevo i piedini così piccoli da non riuscire, con uno, a pigiare un grappolo intero: avrei voluto raccogliere anch’io l’uva,  ma ai bambini non era permesso adoperare le forbici così, per accontentarmi, acconsentirono a farmi salire sulla piccola scala di legno a pioli costruita dallo “zio Erminio” e di saltare nel tino insieme con gli altri.

Avevo paura di essere pizzicata dai tagliaforbice, insettini con delle tenaglie che era usuale veder far capolino tra i chicchi, ma erano talmente grandi la gioia e l’orgoglio di potermi rendere utile ed il senso di libertà che provavo che mi feci forza e non ci pensai più.

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Tutto questo accadeva a Farnei, io abitavo non molto lontano: la mappa è contemporanea, allora tutte quelle fabbriche, strade, autostrade, non esistevano: il quadratino grande indica il posto dove andavo a pigiare l’uva, quello piccolo, all’incirca dove abitavo con papà e mamma, proprio accanto all’argine del Rio Ospo e, segnato con le freccette, il percorso che facevo ogni mattina per andare al molo Balota e salire sull’autobus che mi portava a scuola, a Muggia.

strada perMuggia

In fondo c’è il Molo Balota, in questa foto, presa dal web, il mezzo sta ritornando a Trieste,

stazione filobus

La stazione com’era allora (foto dal web).

Dopo quell’ episodio trascorsero molti prima che mi si ripresentasse l’occasione di vendemmiare; ormai ero grande, ma il ricordo di quella vendemmia era così bello da volerlo rivivere: nel frattempo i piedi erano stati sostituiti dai torchi ma l’atmosfera e i profumi erano gli stessi.

Accadde a Cormons (GO), in un’azienda agricola a gestione familiare: avevano anche la stalla e la mattina presto lasciavano davanti alle porte delle case dei clienti la/le bottiglia/e di latte fresco.

Ricordo che la Mamma di Franco, quella dei biscotti al cocco per intenderci, raccoglieva, giorno dopo giorno, l’abbondante strato di panna che si formava in superfice, la metteva in un frigoverre (mi ricordo questo) e, quando aveva la quantità sufficiente, iniziava a sbattere con forza (a volte le davo il cambio) per ricavare il burro che poi adoperava per fare i suoi famosi dolci:  tra i quali c’era anche l’impasto per questo strucolo: impasto che adoperava anche per fare la focaccia per la colazione, lei lo chiamava pane dolce, per voi sarà, forse, pan brioche.

Ed è proprio uno strucolo come questo che portai il primo giorno di vendemmia, l’uva fragola era quella della Signora Maria, e volevo contribuire anch’io alla merenda di fine giornata.

Già, quando si andava a vendemmiare non occorreva portarsi né cibo né da bere, pensavano a tutto loro: alle 11 la padrona di casa usciva di corsa dalla vigna, se la vigna era distante da casa, inforcava la bicicletta ed andava a preparare il pranzo per tutti: minestra o pasta, affettati di casa, formaggi, metteva a disposizione ciò che c’era: alla fine il caffè e via di corsa nella vigna, fino alle 17 o poco più se bisognava riempire il cassone.

Prima di andare via facevamo merenda (praticamene nessuno cenava più) ed era quello il momento per sfoggiare i dolci e per me di ricevere i complimenti per questo strucolo de ua fragola.

Erano anni che non lo facevo più, gli ultimi li avevo preparati per la suocera: illo tempore… Ma ora è tempo di andare in cucina, col cesto di uva fragola; va bene anche uva nera da vino, la cabernet sarebbe perfetta ma ormai è stata tutta vendemmiata, manca il Picolit che si raccoglierà in ottobre, sarà per il prossimo anno.

pergolato uva fragola più cesto

La pergola, il cesto e la scala, senza la quale, niente strucolo.

Ingredienti per 2 strucoli da c.ca 30/33 cm. :

  • 1 kilo di chicchi di uva fragola lavati ed asciugati,
  • pane grattugiato,
  • 500 g. di farina 00 (io ho adoperato la Regina del Mulino Persello, comperata),
  • 40 g. di lievito di birra,
  • 1 uovo intero + 2 tuorli,
  • 80 g. di zucchero,
  • 70 g. di burro,
  • la buccia grattugiata di un limone,
  • 1 pizzico di sale,
  • 2 bicchieri di latte.

Come fare (mi scuso per la mancanza del passo passo ma i tempi erano stretti):

preparare un lievitino facendo sciogliere il lievito in poco latte ed aggiungere farina fino ad ottenere una pastella fluida, far lievitare fino al raddoppio.

Scaldare il latte rimasto e, senza farlo bollire, sciogliervi lo zucchero, il burro ed unire la scorza di limone, il sale ed il composto di uova.

In una terrina setacciare la farina ed unire il lievitino ed il composto preparato; amalgamare bene e lavorare fino ad ottenere un panetto liscio e vellutato: coprire la terrina e far lievitare in un luogo tiepido (io in forno con la luce accesa) per circa 1 ora.

Nel frattempo preparare il ripieno che consiste, semplicemente, nello sgranare i grappoli, scegliendo chicchi sani e sodi, lavarli, asciugarli e passarli nel pane grattugiato; se preferite una preparazione più dolce, unire un pò di zucchero, io non lo metto perchè l’uva fragola è già dolce ed aromatica.

Prelevare l’impasto, lavorarlo brevemente e dividerlo, io a metà ma voi potete ricavare degli strucoli più piccoli; stenderlo in sfoglia sottile e mettere sopra l’uva fragola in un unico strato e, delicatamente, per evitare la fuoriuscita dei chicchi, arrotolare la pasta; sigillare bene le due estremità e decorare a piacere.

Io avevo fretta ed ho decorato con dei chicchi di pasta che ho fatto aderire con l’albume ed ho sparpagliato dei semi di papavero: solitamente preparo le palline, le faccio rotolare nei semi di papavero e poi compongo il grappolo, un bellissimo effetto si crea ricalcando le foglie per ottenere le venature naturali.

Far lievitare ancora per c.ca 20 minuti, spennellare con l’uovo e latte ed infornare, a 180°C. per 40 minuti.

strucolo uva fragola fetta-001

Nessuno strudel verrà uguale all’altro, ogni fetta sarà più o meno ricca di uva, comunque sia, la bontà è garantita: e se poi, mentre fotografate, una coccinella passeggia tranquilla sulle foglie, beh, cosa volere di più?

coccinella foglia uva-001

Buona settimana e, dal momento che oggi è per me un ritorno al passato, aggiungo la colonna sonora.


Pasticcio di fiori e zucchine pastellati, con la partecipazione straordinaria dei Formaggi delle Latterie Turnarie ed un Concorso davvero interessante.

pasticcetto di zucchine e fiori pastellati piatto

Titolo lungo, lo so, ma ci tengo a sottolineare l’uso, in questa semplice ricetta, preparata in una domenica a grande impatto cucinereccio, dei formaggi delle Latterie Turnarie che desidero fortemente far conoscere alle/ai  mie/miei affezionate/i followers legato ad un concorso intelligente, ideato dall’ Ecomuseo delle Acque, voluto fortemente da una generosa Comunità che vuole andare avanti senza dimenticarsi del passato, prodigandosi per non far dimenticare le nostre tradizioni.

Questa Comunità si prodiga di consolare i piccoli ma testardi produttori e di farli desistere dalla volontà di abbandonare; cerca di sensibilizzare, di stimolare e spronare questa Regione, a volte immeritevole ed un po’ troppo svogliata…

É un concorso intelligente (troverete il link di riferimento in fondo al post) perchè ricetta e fotografia avranno certamente la loro importanza ma non saranno determinanti per la valutazione:  saranno semplicemente la copertina e, come avviene con i libri, la copertina non sempre rispecchia la qualità del contenuto: una copertina bellissima per un contenuto mediocre, una copertina mediocre per un capolavoro.

Quindi, se non avete Reflex&Co. oppure se, la vostra fantasia non va oltre un panino col formaggio, non demordete: sono gli chef stessi che ci insegnano che la difficoltà sta proprio nella semplicità.

Il vostro semplice panino al formaggio potrebbe diventare un capolavoro, raccontando la storia di quel formaggio, della genuinità del latte col quale viene prodotto, dell’erba che nutre le mucche nei pascoli adiacenti la malga, della mungitura, dal giorno della cotta della cagliata che diventa la carta d’identità delle forme.

Latterie1

Foto Latterie Turnarie, grazie.

Un esempio: tutte le forme di formaggio delle Latterie Turnarie, oltre alle sigle che riportano al produttore ecc., sono marchiate con un numero, è il numero del giorno dell’anno in cui è stata fatta la “cotta”, quindi se ‘è marchiato il numero 245, vorrà dire che quella forma ha una stagionatura di 8 mesi.

Questo concorso, anche se ideato in questa regione,  non contempla soltanto i Formaggi del Friuli Venezia Giulia ma i formaggi di tutta Italia; come ha fatto l’ISIT Istituto Salumi Italiani Tutelati con i salumi, accentrando sempre l’attenzione sui Prodotti e mai sponsorizzando marchi ed  Aziende, ha semplicemente valorizzato il prodotto Italiano: già dal nome Concorso si evince che anche qui si parla un Italiano perfetto.

Secondo me è questa la direzione giusta, certo sarà una strada in salita ma, chi come me, ama sudare, percorrendo sentieri impervi per arrivare in cima, conosce l’emozione che si prova al raggiungimento della vetta…

strada in salita

 Ora passo alla mia ricettina, piccina picciò, la cucina di casa, quella dove viene rispettato il far di necessità virtù: un pasticcetto fatto con i fiori di zucchina pastellati: sarebbe stato un peccato mortale lasciar sfiorire nel cesto cotanta bellezza.

Le dosi sono a vostra discrezione, ho scelto questa tipologia di formaggio perchè, anche quando è giovane, è saporito ed ha una consistenza che permette di grattuggiarlo.

Non mi fa rimpiangere il Parmigiano Reggiano, che rimane unico al mondo e che io continuo ad amare incondizionatamente ma ultimamente lo tradisco volentieri con un formaggio meno famoso ma della mia Regione: anche per cambiare, e gustarmi i sapori ben distinti di ciò che “infilo” nella pirofila dove, spesso, il Parmigiano tende a spadroneggiare ;-)

cesto fiori di zucchine ezucchine-001

Ingredienti, io ho adoperato questo formaggio ma voi potete sperimentare quelli della vostra:

  • fiori di zucchina pastellati,
  • piccole  zucchine tagliate a metà e pastellate,
  • formaggio di Latteria Turnaria, qualsiasi stagionatura va bene,
  • ricotta di Latteria Turnaria,
  • semi di zucca tritati,
  • prosciutto cotto,
  • polvere d’aglio di Resia,
  • sale, io adopero quello affumicato,
  • olio di arachidi per friggere.

Ingredienti per la pastella:

  • farina di riso,
  • acqua minerale frizzante ghiacciata,
  • sale.

collage pasticcetto

 Come fare:

preparare la pastella al solito e farla riposare in frigorifero; pulire delicatamente i fiori ed eliminare il pistillo (i miei fiori erano femminili, attaccati alla zucchina).

Tagliare a metà le zucchine che devono essere piccole, a scopo decorativo ne potete tagliare qualcuna per la lunghezza con il fiore compreso.

Pastellare e friggere il tutto e mettere da parte, qualche fiore lo potete mangiare in corso d’opera ;-)

Preriscaldare il forno a 200°C.

Amalgamare la ricotta col sale e la polvere d’aglio, spezzettare il prosciutto cotto (lo potete omettere se siete vegetariani), se volete potete amalgamarlo alla ricotta, io l’ho messo tra uno strato e l’altro; grattuggiare il formaggio.

Coprire la base della pirofila con carta forno ed iniziare con uno strato di zucchine, coprirle con il composto di ricotta, pezzetti di prosciutto, formaggio e semi di zucca tritati, continuare con uno strato di soli fiori, composto di ricotta, pezzetti di prosciutto, formaggio e semi di zucca tritati, alternare fiori e zucchine fino a riempire la vostra pirofila.

Terminare con il composto di ricotta ed abbondante formaggio, coprire con la stagnola; infornare per 20 minuti, togliere la stagnola e dorare sotto il grill, se desiderate l’effetto crosticina potete aggiungere al formaggio un po’ di pane grattugiato.

pasticcetto di zucchine e fiori pastellati interno2-003

Per esigenze di copione ho ricavato una monoporzione (fa anche rima :-) ) con un coppapasta e decorato con un fiore di zucchina, ello lo ha mangiato direttamente dalla pirofila.

Latterie

Foto gentilmente concessa dall’ Ecomuseo.

Ho titubato un po’, ma alla fine ho deciso di continuare a parlare e promuovere  quella parte di Friuli Venezia Giulia che stimo ed amo particolarmente.

Perchè titubato? Semplicemente perchè, ultimamente, ho subito una serie di angherie che mi hanno portata a pensare di essere la reincarnazione di Attila: sembra che dove passi io non cresca più l’erba e dove c’è, si secchi e quindi, alla soglia dei 60 (sessanta) anni mi concedo un meritato riposo attivo accantoalcamino: niente corsi di cucina ecc., niente contest, niente raccolte, niente eventi, niente socializzare: continuo a fare ciò che mi piace, come mi piace e con chi mi piace ed a cui piaccio e Viva l’Italia ♥

la più

Ho il periodo degli aforismi, che ci volete fare? Buona giornata ♥

Link utili e di riferimento:

Latterie Turnarie

Ecomuseo delle acque del Gemonese

P.S.: mi scuso per il disguido tecnico, a volte wordpress fa “pasticci”


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