
Non chiedetemi come mai si chiami così, questa insalata l’ho trovata su un supplemento al n° 9 di Amica del 3 marzo 1978 (La cucina superveloce) e per non pubblicare “cloni” ho fatto una ricerca, non c’è e ve la presento.
Strano titolo “alla moda di Bahia” per un tubero invernale, forse per i suoi fiori gialli con i quali alla fine dell’estate “rivela” dove sarà possibile trovarlo qualche mese dopo?
Siccome in questi giorni sto vedendo e rivedendo il film Into the Wild…nelle terre selvagge, sono un pò condizionata e, se Alex avesse trovato i topinambur ce l’avrebbe fatta, si, i topinambur si possono mangiare crudi senza avere problemi come invece succede a mangiare molte patate crude.
Beh, io, mi conoscete, quando mi “affeziono” a qualcosa o a qualcuno parto in quarta e quest’anno ho abbracciato la “causa” topinambur con entusiasmo e foga.
Finalmente vedo in giro per i blog ricette che valorizzano al meglio il mio amico Tombu (da ora in poi lo chiamerò così
), sono queste le cose che amo del web e che me lo rendono “digeribile”.
Noi “foodblogger”, piccole, grandi, vip o vop abbiamo il potere di divulgare, creiamo le “mode”, facciamo conoscere a tutti spezie, verdure, cereali, prodotti diversi dal solito quotidiano, contribuendo così a stimolare i produttori a non “mollare”.
Ultimamente, con le “rifatte” si sta aiutando a trasformare la celiachia da “babau” alla normalità e credo che questo sarà di grande utilità e di stimolo anche a quei ristoratori “normali” a pensarci un pò su, ci vorrà tempo ma io vedo chiaro all’orrizzonte…
Noi non siamo abituati a trattare la “diversità”, la temiamo e la vestiamo con un mantello scuro ed inquietante ma, se ci pensiamo ci accorgiamo che siamo tutti “diversi” l’uno dall’altro, ma come ci sono capitata in questo discorso che richiederebbe altra sede e altro post?Boh, sarà la “diversità” di accantoalcamino/Libera
Non sarà mica che il titolo risente dell’ influenza Caraibica e rilasci gli “effluvii” di Rum?
Ho definito il Topinambur: una patata che sa di carciofo, ma è molto di più perchè è una patata che si può mangiare anche cruda, da bambina mi dicevano di non mangiare le patate crude perchè “fa mal de pansa” (fa male al pancino) ed è vero, contiene la solanina che, se ingerita in dosi elevate può causare disturbi anche gravi.
Anche se non peso mai gli ingredienti per un’insalata perchè, diciamocelo, a meno che non sia l’insalata russa, capricciosa o di pollo ecc. dove ci dev’essere un equilibrio, in questo tipo d’insalata è facile andare a occhio.
Io, ligia alla corretta condivisione per la riuscita della ricetta vi do le dosi originali che sono per 4 persone.
Ingredienti:
- 600 g. di topinambur,
- 6 filetti di acciuga dissalati (io ho adoperato quelli sott’olio),
- 1spicchio d’aglio,
- 4 uova sode,
- 1 cucchiaio di prezzemolo tritato finemente,
- 5 cucchiai di olio evo,
- 2 cucchiai di succo di limone,
- sale,
- pepe (verde).
Come fare:
sbucciare i topinambur (per evitare la “bitorzolutaggine” io li elimino e pelo agevolmente i topinambur col pelapatate, i bitorzoli che rimangono li scotto, li sbuccio con facilità e sono pronti per altre preparazioni), lavarli velocemente, asciugarli e tagliarli sottilmente con la mandolina.
Per non farli annerire metto subito il succo di limone.
In un padellino sciogliere i filetti d’acciuga in 2 cucchiai d’olio assieme ad uno spicchio d’aglio vestito/schiacciato e quando le acciughe saranno diventate poltiglia toglierlo e versare il composto sui topinambur.
In una ciotola schiacciare le uova con la forchetta (io li trito creando un effetto mimosa), lasciarne una parte per decorare ed unire il prezzemolo.
Preparare a parte il condimento con il restante olio, succo di limone (io ho aggiunto poco aceto di mele che mi piace), sale e pepe verde, emulsionare ed unire al composto di uova, solo quando è tutto ben amalgamato condire i topinambur mescolandoli delicatamente.
La ricetta diceva di fare tutto nella ciotola ma si rischia di fare una pappa.
