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Shortbread al Sambuco: senza glutine, con Farina di Saraceno e Glasse Floreali ♣

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Ecco, questa è una di quelle ricette che mi riconciliano con la vita; per un attimo avevo temuto di aver perso entusiasmo e fantasia per quanto riguarda la cucina in fiore, pensavo di prendermi una stagione di pausa invece, mumble, mumble, ecco l’idea, ispirata da Terry che mi aveva omaggiata, durante la nostra ultima scorribanda, con i suoi splendidi shortbread            .

Io mi tenevo alla larga, ogni tanto, anche su pinterest, incappavo in qualche ricetta ma a me le cup, le cap, gli spoon &Co. sono ostici e, nonostante alcune foodblogger di tutto rispetto ed affidabilità mi abbiano fornito signore tabelle di conversione, beh, io sono ancora grammo-dipendente :-D

La presenza della farina di riso in un’altra delle sue ricette             mi ha stimolato a volerli fare senza glutine ed ho optato per la farina di grano saraceno (mi raccomando, i celiaci controllino che sul pacco ci sia la spiga), un occhio di riguardo anche per quanto riguarda lo zucchero a velo che può contenere glutine io, per sicurezza (e risparmio) lo faccio macinando lo zucchero nel macinino da caffè).

I fiori di sambuco sono quelli che faccio seccare di anno in anno e che sono continua fonte di ispirazione.

Sono partita dalla sua collaudatissima ricetta base che prevede 1 parte di  zucchero, 2 di burro, 3 di farina.

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Shortbread senza glassa, formato grande.

Ingredienti:

  •  200 g. di farina di grano saraceno,
  •  160 g. di farina di riso,
  •  240 g. di burro a temperatura ambiente,
  • 120 g. di zucchero a velo ottenuto come indicato sopra,
  • 2 cucchiai di fiori di sambuco secchi, 1 macinato assieme allo zucchero, l’altro messo nell’impasto.

Ingredienti per la glassa:

  • zucchero a velo,
  • scorza di limone grattugiata,
  • succo di limone.

collage shortbread1-001       

Come fare la glassa:

inserire nello zucchero a velo e la scorza grattugiata, poco alla volta, il succo di limone e mescolare fino ad ottenere una glassa liscia e fluida ma non troppo liquida.

Questa glassa potete arricchirla, di colta in volta con petali o quanto vi piaccia, i biscotti li potete spennellare o intingere.

Per decorare:

  • petali secchi di calendula,
  • fiori freschi di sambuco,
  • petali di papavero tagliuzzati.

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Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Sbattere il burro con lo zucchero a velo (in questo caso con i fiori di sambuco) e quando il composto è ben amalgamato unire, poco alla volta, le farine e il cucchiaio di fiori di sambuco.

Lavorare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo (ho adoperato il robot da cucina) e formare un panetto da stendere sulla spianatoia infarinata ad uno spessore di 1 cm o più (in forno gli shortbread si adagiano un pò, almeno i miei si).

Io, non avendo lo stampo apposito ho adoperato dei coppapasta merlati di due misure 6 e 8 cm.

Infornare per circa 10/12 minuti.

Gli shortbread hanno la particolarità di essere pallidi, come le damine del ‘700 ma questi sono della scuola di Chanel che aveva lanciato la moda dell’abbronzatura, fino a quel tempo appannaggio emarginante della Classe Contadina ;-)

 Shortbread fiori sambuco glassa     

Per oggi è tutto, vi auguro un sereno primo maggio.


Lasagna Vegana di Tofu, Ragù di Soia, Zucca e un pò di Storia.

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca cornice

Se in occidente le cucurbitacee possono essere sinonimo di insipida stupidità oppure, come vedremo, contengono le luci tremolanti della notte dei morti e assumono sembianze spaventevoli, in alcuni stati africani i semi prodotti dalla zucca hanno tradizionalmente l’effetto che noi riteniamo proprio del fosforo.

Per il saggio Oriente, infine, le forme rotonde di una generosa zucca richiamano i segni della fertilità, dell’abbondanza, della rinascita.

In Laos, ad esempio, le genti fanno risalire le loro remote origini a delle enormi zucche, appese all’asse del mondo (la grande Liana, come viene chiamata laggiù), da cui nacquero i progenitori degli uomini.

La stessa idea, a ben vedere, l’hanno avuta i Taoisti con le cosidette zucche celesti, grandissime ed esistenti prima del mondo; nella loro pancia, custoditi da millenni, contengono tutti i generi umani, tutte le innumerevoli varietà di riso esistenti sulla Terra e i manuali delle scienze segrete.

L’uomo, il nutrimento, la scienza: tutto ciò che serve al mondo racchiuso in una primordiale zucca, la quale, ovviamente imbandita sulle tavole delle cerimonie e delle grandi occasioni, viene assunta come cibo dell’immortalità.

Cibo, ma anche viatico, ascesi, panciuto contatto tra il cielo e la terra. Il progenitore dei cinesi si chiamava P’an-Ku e un giorno gli fu concesso di sopravvivere ad un grande diluvio.

Se Noè aguzzò l’ingegno con un’enorme zattera, P’an-ku aguzzò l’ingegno con un’enorme zattera, P’an-Ku trovò rifugio in una altrettanto gigantesca zucca.

Da quel giorno, le zucche crescono anche nelle isole degli immortali: procurandosi un passaggio per mezzo di esse, dalla terra ci si può avvicinare al regno dei beati e raggiungere il cielo.

E cosa fare con i semi commestibili, racchiusi nel divino ventre di questo vegetale di passaggio? Si mangiano durante l’equinozio di primavera, giorno del rinnovamento e della rinascita, quando tutta la positività dello yang si sprigiona sulla terra.

Rotonda come solo certe enormi zucche sanno essere: ed infatti nella lingua cinese, che osserva leggi e regole difficilmente comprensibili in Occidente, la parola ′zucca′ designa la circonferenza del nostro pianeta.

Ramusio, nel Sommario delle Indie Orientali, narra di una zucca misteriosa, così grande da poter contenere il figliolo morto di un potente uomo chiamato Jaia: mito cosmogonico con cui i nativi delle Isole spiegavano nientemeno che l’origine dei mari e degli oceani, che fuoriuscirono dal gigantesco ortaggio una volta fatto cadere e frantumato.

Il mito si collega in qualche modo a quello indiano di Brahma, raccontato nei sacri libri di Veda, che racconta di una zucca imperatrice dei vegetali e ′regina del cosmo′.

Agli inizi dei tempi, tutto era immerso nell’oscurità; ′colui che sussiste per se stesso′ creò poi l’universo dalla propria sostanza, facendo sgorgare le acque e piantando un seme che divenne un uovo splendente come il sole.

Dentro l’uovo galleggiante sulle acque nacque Brahma, che vi rimase nascosto per un anno intero.

Brahma divise poi l’uovo in due parti, costruendo il cielo e la terra e lasciandovi in mezzo le acque, le stesse da cui era nato il seme splendente. (La Zucca-Paolo Morganti-Chiara Nardo pagg.58/59)

Quanta storia dietro ad una zucca, l’ho scoperta solo da qualche anno, non appartiene alla cultura gastronomica di Trieste, la mia città; troppo poco lo spazio, troppo ostile la tipologia del terreno, così sassoso, di natura carsica.

La prima cenetta romantica che ho preparato per ello, sono stati proprio degli gnocchi di zucca, conditi con burro, salvia e ricotta affumicata… Solo più tardi scoprii che ad ello la zucca non piaceva, potere dell’ esordiente amore

Oggi ello la zucca la mangia, recalcitra ancora ma più per uno, ormai smascherato orgoglio maschile, che per convinzione.

Pensate che ha persino mangiato questa lasagna di tofu fatta col ragù di soia, besciamella di zucca e parmigiano vegano, ma chi ha detto che le persone non cambiano? Allora ho ancora qualche speranza? Vi voglio bene, siete così pazienti e comprensivi con me ;-)

L’ispirazione è arrivata dopo aver assaggiato, a Trieste, in un ristorante vegano che mi ha fatto conoscere la mia “compagna di San Nicolò”, una lasagna di tofu con ragù di verdure, buonissimo, lo dico senza esitare, uno dei piatti più buoni che abbia mai mangiato e va da sè che, appena uscita dal ristorante il mio neurone curioso abbia iniziato ad attivarsi.

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca pirofila-001

Ingredienti per la lasagna:

  • tofu morbido tagliato a fette sottili,
  • ragù di soia,
  • besciamella di zucca,
  • parmigiano vegano a modo mio,
  • olio extravergine di oliva,
  • sale affumicato
  • nastri di zucca a vapore per decorare.

Ingredienti per il ragù di soia:

  • granulare di soia,
  • brodo vegetale,
  • rosmarino,
  • sedano,
  • cipolla,
  • aglio,
  • la polpa della zucca ricavata dalla centrifuga,
  • peperoncino fresco,
  • sale.

Come fare il ragù di soia:

per reidratare il granulare di soia seguite le indicazioni sul pacco, io l’ho fatto bollire per 10 minuti in un brodo vegetale preparato al momento, ho spento e lasciato riposare.

Nel frattempo ho rosolato a parte la polpa di zucca in una padella con poco olio extravergine di oliva e uno spicchio d’aglio vestito che poi ho tolto, ho aggiustato di sale, ho profumato con un pò di rosmarino ed ho preparato la besciamella di zucca, anche se il nome è inappropriato, essendo questa besciamella senza latte e senza grassi.

besciamella alla zucca e ragù di soia-001

Ingredienti per la “besciamella di zucca”:

  • 200 ml. di centrifugato fresco di zucca,
  • 20 g. di amido di riso,
  • sale affumicato.

centrifugato di zucca

Centrifugato di zucca, a differenza delle carote, sia il succo che la polpa non ossidano e mantengono il colore.

Come fare la “besciamella di zucca”:

ho sciolto l’amido di riso in una parte di succo, ho mescolato per evitare grumi, ho aggiunto il resto del liquido e salato.

Ho introdotto la ciotolina nel microonde ed ho fatto cuocere a più riprese per pochi secondi, mescolando ogni volta, fino alla consistenza desiderata, ho messo da parte.

Parmigiano Vegano e le altre preparazioni:

il parmigiano vegano a modo mio l’ho preparato utilizzando i fiocchi di lievito che vengono usati nella ricetta classica, del tofu affumicato grattugiato, sale affumicato e un mix di semi tostati, ognuno per conto suo, che mi ha regalato una conoscente.

Per la decorazione ho tagliato con l’affettatrice dei nastri di zucca con la buccia e li ho cotti al vapore in microonde.

Non conoscendo le reazioni del tofu in forno e, temendo uno spatascio, ho preferito cuocere la lasagna in una pirofila con olio evo, olio che poi ho messo da parte per un’altra preparazione; lo spatascio non è avvenuto ed ho trasferito la lasagna nel piatto decorando con i nastri di zucca.

collage lasagna tofu

Spero, fino ad ora, di essere stata esaustiva, queste ricette le sviluppo più con l’ istinto che con la tecnica e la conoscenza, le dosi sono approssimative, se vi avanzano ragù, besciamella, nastri di zucca ecc, potere riutilizzarli per altre preparazioni, diciamo che questa è la cucina di casa.

In questa preparazione compare il sale affumicato, l’ho scelto perchè trovo che l’affumicato si abbini perfettamente alla zucca, regalando alla lasagna un sapore in più ma, se non amate l’affumicato a voi la scelta alternativa.

Assemblare la Lasagna:

io non ho trovato il tofu grande, probabilmente quel ristorante lo produce da se, quindi, ho unito 2 fette a formare una “sfoglia”.

Sulla base della pirofila ho messo un pò di ragù di soia mescolato con poca besciamella, ho posizionato le fette di tofu, ho aggiunto ragù di soia, besciamella, parmigiano vegano, un’ulteriore grattuggiata di tofu affumicato proseguendo per 3 strati.

Ho terminato con ragù, besciamella ed un abbondante strato di parmigiano vegano e tofu affumicato, ho aggiunto un pò di sale affumicato, un filo d’olio evo ed ho infornato, coperto per 10 minuti a 200°C. e, scoperto, sotto il grill per altri 5 minuti.

Ho trasferito la lasagna sul piatto e decorato con nastri di zucca e semini vari, provare per credere… Se lo dice ello ;-)

Lasagna di tofu al ragù di soia e zucca forchetta cornice2

Vi auguro una splendida settimana, splendida come il sole che illumina oggi il cielo di Udine e dintorni, il sole per me è vita.


♥Dolce Povero di Zucca e Bruscolini♥: La Zucca nel Mondo Contadino.

torta zucca mele  alto-001

La ricchezza di una ricetta ♥povera♥ sta proprio nella sua storia, nel suo significato, sta nella fantasia e nell’amore di chi l’ha pensata e preparata, nei pochi ma preziosi ingredienti che si trovavano in dispensa.

Questa racconta di una povertà estrema perchè è senza uova, senza latte, senza burro, senza zucchero (io ho spolverizzato sopra un cucchiaio di zucchero di canna ma si può evitare) ma è anche attuale perchè è senza glutine.

Oggi la scelta del senza è dettata più dalle intolleranze o da scelte di vita che escludono dalla propria alimentazione prodotti provenienti dal mondo animale, piuttosto che dalla necessità, ma un tempo era una scelta obbligata e, come introduzione alla ricetta, voglio condividere queste righe, tratte da un libro che ho da tempo.

zucca

Musquèe de Provence (dal campo di Milva, la mia Contadina di fiducia)

Prima di abbandonare la precarietà della vita contadina, la zucca ha scandito, non diversamente da altre piante alimentari, il ritmo delle stagioni nelle campagne.

La sucàra, o il sucàro, veniva costruito alla meglio vicino alla modesta casa, come riparo per attrezzi e animali; era sufficiente lasciar muovere in libertà, lungo un pergolato, una pianta, oppure usarne le foglie palmate a copertura di un vecchio portico.

“Te si’  sicuro come soto ‘na zucàra” si usava a indicare situazioni di insicurezza: le foglie di queste erbacee, pur robuste, possono offrire ben poca salvezza.

Le abitazioni d’altronde, per molti, non erano in migliori condizioni: “Le par baràche che ghe piove zò da par tuto, come su un sucàro”, cioè ‘sembrano baracche dove piove dentro dappertutto, come una zuccaia’.

Non c’era orto vicino a casa o campo che non ospitasse le piante serpentine e i loro generosi frutti, tanto più se si seguivano i consolidati proverbi: “la prima zobia d’april, metè le zuche che le vien come un baril”, “il primo giovedì d’aprile, piantate le zucche, cosicchè crescano grandi come un barile”, o “suche e fien, in t’un mese le vien”, “zucche e fieno crescono in un mese”.

Ma attenzione però, perchè “Dopo l’Annunziata la zuca sia posta o nata”, e “Da Santa Caterina le zuche le va in farina”.

Con l’arrivo dell’autunno i ritmi della natura, così come quelli della vita contadina; all’imbrunire, dopo una cena modesta, alla ricerca di un luogo caldo dove trascorrere in compagnia le ultime ore prima del riposo, le famiglie venete si riunivano a perpetuare la secolare tradizione del filò, ovvero una delle più antiche e popolari forme di socializzazione, grazie alla quale sono giunte a noi, oralmente, storie e leggende.

Tra il tepore procurato dal respiro degli animali nelle stalle, illuminate dalla tremolante luce di un fuoco o di una lucerna ad olio, le donne ricamavano e rammendavano.

Gli uomini costruivano, sorretti dall’esperienza e dall’ingegno, gli attrezzi necessari al lavoro, i bambini ascoltavano storie straordinarie, se l’annata era stata baciata dalla misericordia divina, a conferire tono ai canti e alle chiacchiere circolava un buon bicchiere di vino, un pò di patate dolci, castagne e zucca cotta e profumata, adattissima a soddisfare per intero molti convenuti o le famiglie più numerose.

Anche arrostita sotto la cenere, veniva offerta ai vicini accorsi in aiuto durante le giornate di lavoro più intenso.

Nelle varietà meno pregiate, la zuca porzeèra (la zucca dei maiali) serviva bene anche all’alimentazione degli animali durante l’inverno.

Anche la pianta della suca dal col o suca bever, che ancora il Boerio definisce “specie di fiasco formato da guscio di zucca che adoprano gli accattoni viandanti e dove portano la loro bevanda” era coltivata, fino a non molto tempo fa, nelle campagne venete; se ne ricavavano borrace e fiaschi da portare appresso, colmi d’acqua fresca o di vino, durante i lavori agricoli, ma in casa serviva anche per sbattere la panna e fare il burro, per conservare lo strutto e trasportare l’acqua dalla fontana.

Zucche di dimensioni più modeste diventavano, invece, vasi per fiori; recisa la parte superiore del collo, la zucca era messa ad essicare in penombra.

Un cucchiaio o un risciacquo con l’acqua serviva a liberarla dalla polpa ormai secca, la corteccia, fattasi sempre più simile al legno, veniva poi fatta impregnare di vino scadente perchè “sazia non assorbisse poi quello buono.

Ortaggio così familiare alla storia contadina, la Cucurbita entra insomma a buon diritto nei proverbi e modi di dire, nelle cantilene per i bimbi e nelle cante che scandivano il duro lavoro quotidiano.

Gli esempi, con variazioni spesso inconsistenti, si raccolgono un po’ in tutte le regioni d’Italia; altre ancora erano solo gustose “conte”, ad uso dei giochi, dal significato lontano ma dal ritmo interminabile o, come nel Veronese, quando le nenie erano null’altro che la cronaca della realtà:

“se magna de genaro
de genaro la se còse par le pute e par le spose
ma la magna anc’el paròn, e mi vago a sbrindolòn
a cercar la carità
gnanca un soldo a mi me dà”
ovvero:
‘la zuca si mangia a gennaio
in gennaio si cuoce
per le ragazze e le spose
ma la mangia anche il padrone,
mentre io vado in giro
a cercare la carità
ma non mi dann neanche un soldo”

Durante le lunghe sere d’inverno, ai bambini irrequieti gli anziani raccontavano storie paurse e fantastiche, sollecitati da qualche insofferente “Contaghe quèa de Barba (zio) Sucon”: qualsiasi storia andava bene, purchè i piccoli stessero tranquilli.

Per i burloni, poi, era sempre uno spasso presentarsi al filò facendosi annunciare da un lungo bastone bardato a dovere con un vecchio lenzuolo e una testa di zucca, a ricordare presenze inquietanti.

E tra un racconto e uno scherzo, ai bambini piaceva riascoltare la storia di Cenerentola e di quella zucca resa nobile e famosa per essersi trasformata in una lussuosa carrozza.

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Zucca Musquèe de Provence interno (sembra una bocca spalancata)

Ingredienti per uno stampo da plum cake da cm. 23P/10L/6h:

  • 500 g. di polpa di zucca,
  • 150 g. di farina di grano saraceno,
  • 70 g. di mirtilli rossi disidratati( o uvetta),
  • 2 mele (1 e 1/2 per il composto, mezza per la decorazione),
  • 6 prugne secche o a piacere,
  • un cucchiaino da te di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 pizzico di sale,
  • semi di zucca tritati o pane grattugiato o biscotti secchi tritati per la teglia,
  • burro di soia o vaccino per la teglia.

vapore microonde LIDL

Foto da qui (il mio era al lavaggio).

Come ho fatto:

ho acceso il forno a 200°C., ho lavato bene sotto l’acqua corrente i mirtilli rossi e li ho messi, coperti con l’acqua, nella parte bassa della”caccavella” nella foto e, nella parte dove vedete le patate, ho messo la polpa di zucca tagliata a pezzi piccoli, ho coperto ed azionato il microonde alla massima potenza (il mio 850) per 10 minuti.

collage

Ho scolato e messo nel bicchiere del minipimer ed ho frullato il tutto (vedi collage) aggiungendo un pizzico di sale e 3 prugne secche (lavate in precedenza, la frutta disidratata, l’uvetta &C. vanno lavati benissimo prima dell’uso).

Ho unito al composto la mela grattugiata a julienne (grossa) ed ho unito la farina amalgamando bene.

Ho unto lo stampo e l’ho spolverizzato con semi di zucca tritati finemente, ho versato il composto, ho decorato con fette rotonde di mela (biologica) e riempito i fori lasciati dal torolo con pezzetti di prugna secca, ho spolverizzato con 1 cucchiaio di zucchero di canna (che si può omettere) ed ho infornato per 45/50 minuti.

Ho sfornato e rovesciato il dolce affinchè non si afflosciasse troppo, l’ho fatto intiepidire e l’ho rirovesciato sul piatto di portata.

Servire tiepido o, dopo averlo ripassato in forno per qualche minuto: consiglio e valutazione di ello ;-)

torta zucca mele fetta

Quelli della mia generazione, forse ricordano i “bruscolini”, semi di zucca tostati e salati che accompagnavano le serate davanti alla tv o la domenica pomeriggio al cinema.

Sono la conferma che della zucca non si butta nulla, come per il maiale, cultura saggia, cultura antica;  della zucca si consumano anche i filamenti (Lisa Casali docet), io li ho conservati per utilizzarli in una prossima preparazione.

bruscolini

Ingredienti per i bruscolini:

  • semi di zucca,
  • sale marino integrale.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., rivestire una teglia bassa e larga con carta forno, ripulire bene i semi dai residui dei filamenti, lavarli bene sotto l’acqua corrente, scolarli, tamponarli lasciandoli umidi e, in una terrina farli saltare assieme al sale affinchè ne assorbano una quantità sufficente ma non eccessiva.

Stenderli sulla teglia ed infornare avendo cura di scuotere la teglia di tanto in tanto; saranno sufficenti 15/20 minuti, quando inizieranno a scoppiettare saranno pronti.

Sfornare e gustare, caldi o freddi, il giorno dopo sono ancora più fragranti.

bruscolini1


Blinis alla zucca, farina di ceci e ricotta

Blinis zucca farina ceci equilibrio inst. zucca

É la prima volta che faccio i blinis e mi domando ancora: ma cosa stavo aspettando? Dunque i miei blinis non sono rifatti ma, semplicemente fatti.

Nessuna variante (almeno non in questo post ) ma mi si è aperto un mondo, li conosco da sempre e spesso con Oxana ne avevamo parlato ed è con grande entusiasmo che ieri, appena uscito ello, come se fossi fata Smemorina ho preso la bacchetta magica e mi sono messa al lavoro.

Sono volata da Oxana, ho stampato la sua ricetta  (il blog è rimosso) ed eccola qui, non ho modificato nulla, ho fatto metà dose, ho adoperato la ricotta di kefir (i grani di Kefir sono proprio un suo regalo).

Ingredienti per metà dose:

  • 75 gr di purea di zucca che avevo in congelatore,
  • 30 gr di ricotta di kefir,
  • 85 gr circa di farina di ceci,
  • 1 uovo,
  • 50 ml di acqua frizzante,
  • 1 cucchiaio di zucchero semolato,
  • 1 puntina di cucchiaino da caffè di lievito (come da prontuario),
  • olio di semi (di mais),
  • panna acida per servire,
  • miele di grano saraceno per servire.
blinis zucca con bottoni panna e miele
Come fare:

la sera ho tolto dal congelatore la polpa di zucca e la mattina dopo l’ho messa in un colino per farle perdere il liquido, l’ho frullata e, in una terrina, ho lavorato la ricotta con le uova, la purea di zucca e lo zucchero fino ad ottenere una crema omogenea.

Ho setacciato la farina assieme al lievito e l’ho aggiunta un pò alla volta al composto di zucca e ricotta.

Ho mescolato bene ed ho aggiunto l’acqua frizzante (non avevo idea di come dovesse essere la giusta consistenza e ho fatto un pò ad occhio, la mia pastella era abbastanza densa), ho fatto riposare per circa 30 minuti.

Ho scaldato una padella di ghisa, l’ho unta con l’olio di semi togliendo l’eccesso con carta assorbente e, aiutandomi con un cucchiaio, ho versato un po’ d’impasto formando un disco.

Ho cotto i blinis a fuoco medio qualche minuto per lato,  il tempo di farli colorire.

Li ho serviti (a me medesima) con panna acida e miele di Grano Saraceno  che, essendo denso, ho fatto sciogliere a fuoco dolce.

Blinis zucca farina ceci equilibrio inst.1

Qui finisce la parte tecnica del post ed inizia la parte storica: dovete sapere che, prima di mettermi a cucinare sono andata a leggermi ancora una volta il post di zonzolina bella.

Sapendo che avrei dovuto fare la ricetta di una super fotografa che ultimamente ha arricchito il suo kit fotografico con uno strano obbiettivo stortignaccolo per effetti speciali e altri ammennicoli vari, non volevo sfigurare.

Zonzolina bella nel suo post da dei consigli diciamo…. Casalinghi ?

Così, dopo aver messo il tavolo di fronte alla porta finestra, tirato giù la tenda (Ikea) per avere una luce soffusa ( mai la luce direttamente sul piatto ), aver ricoperto il paravento col copridivano bianco, aver apparecchiato con una tovaglia color ghiaccio mi sono vestita anch’io di bianco, tanto che sembravo il grande Gatsb.

Era tutto pronto, set, blinis, voglia di assaggiare, la mia macchinina scalpitava per immortalare tutto quel bendiddio :

Per evitare le foto mosse zonzolina consiglia di trattenere il respiro, così ho fatto una breve ma intensa iperventilazione, ho inspirato e, non avendo il cavalletto, ho appoggiato al tavolo i gomiti ben saldi e… Mancava davvero pochissimo quando… Quando Perla ha sentito l’irrefrenabile desiderio di dimostrarmi il suo affetto con una capocciata sul polpaccio ed ho dovuto iniziare tutto daccap.

Alla fine, dopo essere corsa su e giù dallo studio per scaricare le foto un’infinità di volte, ho preso una decisione.

Ancora vestita da Grande Gatsby, mi sono seduta, ho fatto un minuto di raccoglimento, ho espresso un desiderio ed ho mangiato tutto quello che vedete nella foto precedente.

Blinis mangiati

E la dieta? La dieta, come il paradiso, può attendere…


Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa.

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Non possiedo una gelatiera che mi sarebbe utile per velocizzare la preparazione senza farmi correre in cantina ogni 2 ore a rimestare ma per il momento va bene così.

Ho trovato questa ricetta in uno dei miei storici fascicoli e venerdì scorso ho preso il coraggio e mi sono messa all’opera. Consigliano questo gelato come antipasto ma con l’aggiunta di sciroppo d’acero e granella di nocciole l’ho trasformato anche in un delizioso dessert .

Ho scelto di adoperare il latte e la panna di soia e di dolcificarlo col fruttosio, non contiene uova e la polpa di avocado conferisce al gelato una consistenza cremosa.

Per la versione antipasto ho adoperato la glassa di aceto balsamico e granella di semi di zucca, ci vedrei bene anche qualche gambero ma non ne avevo a casa, provate se vi piace l’idea, per noi è stata una piacevole sorpresa.

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Versione Antipasto con glassa di aceto balsamico.

Ingredienti per 1/2 kilo di gelato:

  • 225 ml di latte di soia (senza zuccheri aggiunti Naturasì),
  • 40 g. di fruttosio,
  • 2 avocadi maturi,
  • 2 cucchiai di succo d’arancia filtrato,
  • 2 cucchiai di succo di limone filtrato,
  • 1 pizzichino di sale,
  • 225 ml. di panna di soia da montare.

Gelato avocado da congelare-001

Per la guarnizione da antipasto:

  • glassa di aceto balsamico,
  • semi di zucca tostati e tritati grossolanamente.

Per la guarnizione da dessert:

  • sciroppo d’acero,
  • granella di nocciole tostate.

Gelato avocado sciroppo d'acero granella nocciole storto-002

Versione Dessert con sciroppo d’acero e granella di nocciole.

Come fare:

far sciogliere in un pentolino con il latte, a fuoco dolce, il fruttosio, spegnere e far raffreddare.

Prelevare la polpa di avocado praticando un taglio orrizzontale o trasversale se volete, come me, presentare il gelato nel guscio a mò di coppetta, eliminate l’osso che useremo per avere una bella pianta in casa (segue indicazione).

Frullare la polpa assieme al succo di limone e arancia, aggiungere il latte ed il pizzichino di sale, amalgamare ed unire la panna montata.

Mettere in congelatore il composto per 4 ore, quando sarà ghiacciato ai bordi frullare e ripetere l’operazione ancora una volta, lasciare in congelatore tutta la notte, io, prima di servirlo l’ho lasciato a temperatura ambiente per un pò e l’ho rifrullato.

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Avocado

A me piace sapere cosa mangio, da dove arriva, quali nutrienti contenga ed ho trovato questo sull’ Avocado (Persea gratissima, Fam. Lauraceae): il luogo di origine di questa specie è il Messico, è comunque coltivata in tutti i paesi tropicali, sui nostri mercati è presente quasi tutto l’anno.

Il frutto si presenta pressochè come una grossa pera (300/500 g.) dalla buccia verdastra e rugosa; all’interno v’è in buona quanttà una polpa bianco-giallognola, butirrosa e molto gradevole, con un unico grosso nocciolo dal contenuto lattiginoso.

É un frutto altamente energetico e nutriente (250 calorie x 100 g.), è consigliabile mangiarlo maturo, quando cioè la polpa cede sotto una leggera pressione delle dita.

Principali costituenti: poca acqua, molte sostanze grasse, pochi zuccheri, proteine, sali e una vasta gamma di vitamine sia liposolubili (A, E, K) che idrosolubili (B1, B2, C, PP).

Utilizzazione: si consuma come dessert, come insalata e in modo particolare come antipasto mescolato a salse e crostacei (gamberetti ecc.)

L’avocado, tagliato a metà, snocciolato e in parte svuotato dalla polpa, può, per esempio, essere riempito con aragosta, con la polpa fatta a dadini, con panna, succo di limone e pepe (avocado alla moda di Bristol).

Come antipasto, si può preparare una crema frullandolo assieme a formaggi morbidi, maionese o salsa di pomodoro; questa si serve, poi, accompagnata a crostini di pane integrale su cui potrà venire spalmata.

Fare attenzione perchè la polpa annerisce facilmente, per evitare questo è preferibile prepararlo all’ultimo momento e spruzzato di limone.

L’avocado è indicato nei periodi di crescita e di convalescenza come pure in caso di disturbi intestinali.

In cosmesi trova applicazione l’olio come abbronzante e per la cura delle rughe.

Con la polpa si realizzano maschere nutrienti per capelli.

Conservazione: in luogo fresco, meglio se in frigo, per qualche giorno.

Coltivazione: se si riesce a far emettere le radici al seme, può diventare un’esotica pianta d’appartamento, ma vediamo come utilizzare i semi di avocado:

semi avocado ciotola

… Come si fa per le patate americane, s’infilano 4 stuzzicadenti a metà seme, lasciando la parte più rotonda in basso a contatto con l’acqua che dovrà essere rabboccata quotidianamente, prima spunteranno le radici, poi, se sarete/rò fortunati/a nascerà anche il germoglio, dopo di chè si potrà interrare il seme ed attendere al caldo (mi raccomando è una pianta tropicale) che nasca la bella pianta da salotto.

seme avocado piantine grasse-001

Altra idea con l’avocado e altri gelati, cliccare sulle foto per le ricette:

Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D Gelato di Avocado alla soia, dall’antipasto al dolce una splendida sorpresa e la categoria del “Famolo Strano” per WHB # 343 :-D

Buona giornata.


Peperoni ripieni alla Micò di Vale.

Peperoni ripieni di riso venere.

Paradossalmente,  nel caso della celiachia, il cibo può essere sia medicina che veleno, è il glutine il cattivo e basta eliminarlo, sostituirlo, evitarlo ed evitarne le contaminazioni, questo richiede molta attenzione sia per chi cucina a casa che per chi decide di mangiare fuori.

Io partecipo da qualche puntata e tutto quello che ho cucinato è stato apprezzato sia da me che da ello che sarebbe uno che se gli dici : è senza glutine, ti fa 2 occhioni così e storge naso e bocca.

Anche ieri ha storto naso e bocca ma soltanto perchè i peperoni erano 2 e ne avrebbe mangiati altri, la stessa cosa per tutte le ricette che fin’ora ho Rifatto.

Non vorrei dare l’impressione di minimizzare però è da tempo che penso senza glutine, lo so, sembrerà strano, dal momento che non ne ho necessità, devo essere sincera, dovessi trovarmi all’improvviso celiaca o dovessi cucinare per altri non ne sarei spaventata..ecco.

Certo se ho voglia di mangiare un panino io lo posso mangiare senza ansia e senza farmi tante domande ma ormai nel web trovate signore ricette di pane, pizza, torte, biscotti e quant’altro fatte con le farine adatte e, credetemi, senza che abbiano a perdere una virgola di sapore, gusto e bontà.

Se visitate i blog senza glutine rimarrete a bocca aperta per la fantasia, la varietà, i colori.

Riporto la ricetta di Vale con le mie piccole sostituzioni, rigorosamente senza glutine.

Ingredienti:

  • 4 peperoni di media grandezza (2, 1 giallo, 1 rosso),
  • 200 g. di riso (100 di riso Venere),
  • 80 g. olive denocciolate (verdi e nere),
  • 20 g. capperi (10 fiori di cappero),
  • 15 g. alici sottolio da tagliare a pezzettini piccini piccini (la metà),
  • 350 g. di cipolle ( 200 g.),
  • 30 g. parmigiano grattugiato (20),
  • 100 g. provolone piccante o affumicato  tagliato a dadini piccini (50 g. provola affumicata grattugiata)
  • 4 cucchiai di olio evo (2),
  • sale q.b.,
  • pepe q.b (omesso).

Come fare:

premetto che avendo usato il riso Venere ho proceduto alla cottura così: la sera prima l’ ho messo in ammollo  in acqua fredda.

Il giorno dopo l’ho scolato e messo nella PAP (pentola a pressione) con 250 ml d’acqua, (le proporzioni sono 200/500).

Per una cottura al dente sono necessari 5 minuti dal sibilo, io l’ho  cotto 4 minuti.

Per il rimanente procedimento  vi mando sempre da Vale.

Ora vi svelo un segreto, un piccolo flop, solo dal punto dell’occhio che vuole la sua parte

L’idea di partenza era quella di riempire quello giallo col grano saraceno, adottando il metodo ad assorbimento, però durante l’assorbimento sono uscita ed al ritorno l’aspetto del povero grano non era dei migliori ma, si sa, non amo buttare il cibo e così ho proceduto col condimento ed ho fatto finta di non vedere lo “scarafone”.

Alla fine della cottura l’aspetto era questo:

allora, senza perdermi d’animo, ho vuotato il peperone, fortuna che i gialli sono più polposi e si cuociono in più tempo e l’ho riempito col ripieno di riso venere che era avanzato.

Comunque puè essere un’idea per variare, il grano saraceno è senza glutine, per la farina bisogna prestare attenzione perchè nei mulini ci può essere contaminazione, togliendo l’acciuga il piatto diventa vegetariano, sostituendo il formaggio col tofu, magari quello affumicato diventa vegano.


Torta di zucca (Pumpkin Pie)

Eccomi qui, a parlare di una cosa seria, molto seria, della celiachia, perchè la celiachia per molto tempo sconosciuta ai più, ora inizia ad avere la giusta attenzione, non è ancora presa sul serio da molti ristoratori che sottovalutano la pericolosità della contaminazione del cibo glutinoso con quello non glutinoso, mandando a volte le persone all’ospedale.

Ed è anche per questo che è importante parlarne, anzi cucinarne di cibo senza glutine e se lo fanno anche persone che non sono celiache dimostra che il cibo per celiaci è semplicemente cibo, buono, saporito,certo, sarà più complicato panificare, impastare perchè le farine senza glutine non collaborano in questo senso.

Spesso, mentre preparo qualcosa mi accorgo che cucino senza glutine e non è così difficile ed il sapore è sorprendente.

Così è stato nel preparare questa torta, come farina ho scelto la mia “solita” farina di grano saraceno con spiga di certificazione ovviamente.

Per la ricetta integrale vi mando da lei, nel suo Castello in Giardino.

Ingredienti per la pasta brisè che, non ci crederete, è la prima volta che faccio e se avessi immaginato com’è facile avrei iniziato molto prima ;-) , ho scelto la versione che consiglia Felix (quella con l’uovo):

per una teglia di 14 cm.di diametro:

  • 100 g di farina di grano saraceno,
  • 40 g. di burro di soia,
  • 1/2 uovo,
  • pizzichino-ino di sale,
  • 1 cucchiaino d’acqua.

Come fare:

mettere il sale nella farina e mescolare assieme al burro, aggiungere l’uovo e l’acqua, riporre in frigorifero 2 ore.

Ingredienti per il ripieno:

  • 220 g. di polpa di zucca già asciugata (Butternut), ottenuta mettendo le fette in forno avvolte da stagnola (180°C. x 40 minuti),
  • 100 g. di panna di soia,
  • 50 g. di zucchero Muscovado,
  • 1 uovo,
  • 1/2 Fava Tonka grattugiata (sa di mandorla amara e “simula” gli amaretti che ci stanno benissimo con la zucca),
  • 50 g. di gocce di cioccolato fondente,
  • cioccolato fondente fuso e “bon bon arancioni” per decorare.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Setacciare o frullare la polpa della zucca ed unirla agli altri ingredienti, per ultime le gocce di cioccolato.

Versare il composto nella teglia foderata con la pasta brisè ed infornare a 200°C. per 15 minuti, abbassare poi a 180 °C. per 40/45 minuti.

Io, data la grandezza della mia teglia ho variato i tempi in 10 minuti a 200°C. e 35 minuti a 180°C.

Avrete notato che ho riesumato la Fava Tonka, perchè noi blogger seguiamo spesso le mode e la povera Tonkita dopo mesi di luci della ribalta era finita nel dimenticatoio.

Non sono una fanatica delle mode ma se una cosa mi piace mi piace e basta,  l’aroma di mandorla che rilascia è perfetto per questa torta, avrei voluto giocare col rosmarino o rimanere fedele a cannella e zenzero ma volevo cambiare.

Le gocce di cioccolato e l’uso dello zucchero muscovado completano l’opera.

Certamente una torta da rifare.


Buona domenica.


Insalata di Daikon, cucina vegana.

   

 Il Daikon ‘è una radiciona lunga, candida che ha il sapore e  l’odore del ravanello e quindi, a molti, risulterà poco digeribile, ma anche a questo c’è rimedio quindi, sotto vi spiegherò come renderlo digeribile.

Ho scoperto questa radice in Austria, a pranzo e a cena nel Buffet di verdure, assieme alla kartoffelsalat, è la mia scelta monotematica e quindi, vogliosa di farla anche a casa non ho resistito alla tentazione di estorcere la ricetta.

Per non appesantirla troppo, al posto della crema di latte ho usato una panna di soia ed ho aggiunto del sesamo nero

Daikon

Ingredienti:

  • 1 radice di Daikon,
  • sale,
  • panna di soia,
  • semi di sesamo nero tostati (facoltativi).

Come fare:

pelare la radice di Daikon e grattuggiarla in una misura media, mettere la julienne in uno scolapasta con il sale, mescolare ed appoggiare sopra un peso affinchè perda il liquido di vegetazione.

Dopo c.ca 30 minuti risciacquare, strizzare e mettere in una terrina assieme alla panna di soia o di risoo, se non siete vegani, anche la crema di latte vaccino, aggiungere i semi di sesamo nero tostati, mescolare e gustare.

Daikon teiera-1

Daikon (Wikipedia)   


Crema tana con frutta, anche il mondo è incominciato con un peccato di gola.

 Oggi delego, delego la ricetta, il racconto, la musica, tutto rigorosamente farina di un altro sacco, quello di Luisanna Messeri, mie soltanto le foto ed oggi ne metterò tante perchè ho voglia di colore, di freschezza, di profumi  di cose ed anche parole buone.

Appena fatto l’abbonamento  Sky, la disputa iniziale per l’acquisizione del telecomando comprendeva essenzialmente 2 canali, per me Alice/Gamberorosso per ello History channel.

Ed è stato durante una delle mie rare vittorie che ho conosciuto quella simpaticona di Luisanna Messeri che ora (poverina) ha il suo bel daffare a domare  B.B. (no, non Brigitte Bardot ma Beppe Bigazzi :-D ) e vittima anch’io della pubblicità ho comperato il suo libro che oltre ad essere un prezioso ricettario è anche utile fonte di aneddoti, racconti, di episodi e personaggi  per un motivo o per l’altro legati  alla buona tavola vista come occasione di condivisione, aggregazione, allegria, ed alla fine di ogni racconto consiglia una musica che certamente renderà la vostra ricetta ancor più gustosa, parola di Luisanna.

Ingredienti:

  • 1 litro d’acqua,
  • 4/5 limoni non trattati,
  • 4 etti di zucchero (3 etti fruttosio),
  • 60 g. di maizena,
  • 4 uova intere,
  • frutta mista a piacere, colorata, a seconda della stagione (Luisanna suggerisce che non dovrebbe mancare l’ananas), io non l’ho messo.

Come fare (da pag. 100 del libro Il club delle cuoche):

una volta lavati ed asciugati, grattugia la buccia dei limoni, ma gratta solo il giallo perchè il bianco è amaro, i limoni quindi devono essere, per forza, biologici.

La leggenda che gli alimenti biologici siano carissimi non è vera, certo costano un pò di più ma li valgono tutti, in salute intendo.

Se proprio non li hai, quelli “trattati” vanno lavati a fondo con il sapone (quello dei piatti va benissimo) proprio come fano nei film americani, o meglio ancora con il bicarbonato di sodio.

Grande il bicarbonato, serve ad un sacco di funzioni casalinghe: provare per credere!

In una pentola mescola le uova intere, lo zucchero (fruttosio) e il succo dei limoni; aggiungi l’acqua nella quale hai disciolto a freddo l’amido di mais (maizena) e le bucce grattugiate.

Metti la pentola sul fuoco, basso, e gira sempre con un mestolo, appena giunge a bollore tutto si addensa, leva dal fuoco e lascialo raffreddare.

Intanto la frutta va pulita e tagliata a pezzetti: fragole, kiwi, banane, uva..va bene tutta la frutta di stagione e quella che ci piace di più.

Mescola la frutta alla crema ormai raffreddata e sistemala in una zuppiera di vetro che, in trasparenza, lascerà vedere l’arcobaleno dei colori della frutta mescolato al giallo-giallo della crema.

Decora la superficie con pezzetti di frutta sistemandola col tuo estro e mettila in frigorifero un paio d’ore prima di servire.

A fine pasto questa macedonia con crema è squisita e leggera.

Non contenendo grassi, né latte né burro, oserei dire che è dietetico, volendo si può diminuire lo zucchero occorrente, ma rimane lo stesso un dolce goloso.

Auguro a tutte/i voi un fine settimana ricco di colore come questo dolcino, un abbraccio :-)

Ma voi avete un’aiutante come Perla che vi aiuta a disfare il lettone?


Fiori di Glicine pastellati per: e il dessert?

Questa richiesta accorata usciva, domenica sera alle 21, dalla bocca ancora sporca di cibo del mio lupo siberiano.

Chi mi conosce sa che domenica bestiale è stata domenica, per fortuna la gita nei campi mi ha distratta un po’.

Le pioggie incessanti dei giorni precedenti avevano annullato la splendida fioritura del glicine che vedete in fotografia.

Raccogli pure, senza probemi mi dice Annina la vicina.

Va bene Anna, vengo domani con calma, NO, non rimandate mai a domani!

Per fortuna a Pioverno (Venzone) ho scoperto un pergolato coperto, ho fatto gli occhioni dolci e mi hanno fatto raccogliere qualche grappolino.

Alla richiesta un lampo, si, i fiori di glicine pastellati!!

Li faceva sempre in primavera la mamma di un mio amico, che bei tempi!

Ho optato per una pastella leggera, croccante e adatta a chi è intollerante.

A volte mi sento in colpa per non postare mai nulla per chi non è così fortunato da poter mangiare tutto.

Ingredienti:

  • grappoli di fiori di glicine puliti, possibilmente raccolti in posti lontani dal traffico e zone industriali,
  • olio di arachidi per friggere,
  • fruttosio macinato nel macicinino da caffè per renderlo a velo.

Ingredienti per una pastella croccante ed asciutta:

  • farina di riso,
  •  acqua minerale frizzante e ghiacciata,
  • un pizzico di sale.

Friggere i grappoli in olio di aachidi profondo mantenendo la temperatura a 160°C.

Spolverizzarlii con il fruttosio a velo.

Risultato?

Mmm, buoni; e che bella consistenza!

Un’altra vittoria, un’altra piccola soddisfazione.

Con lo stesso procedimento si possono friggere anche i fiori d’acacia e di sambuco.


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