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Salviamo il Torrente Resia, la sua Valle e la Sua Gente.

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Fiume Resia (Foto gentilmente messa a disposizione dalla Signora Donatella Pezzaioli)

Buona domenica a tutti/e, ho ricevuto questa mail dalla Signora Donatella Pezzaioli che, chi mi segue, conosce già, essendo lei, originaria di Resia, la persona che pur avendo un’attività avviatissima a Brescia, ha scelto di comperare i terreni abbandonati per ridestinarli alla coltivazione del famoso Aglio.

Parliamo tutti della salvaguardia del territorio, dei prodotti di nicchia che poi sono quelli dei piccoli produttori con sempre meno aiuti e risorse.

Tornerò sull’argomento con altro materiale che sto raccogliendo, vediamo se riusciamo a dare una boccata di ossigeno a questa valle già penalizzata dall’autostrada che ha deviato il passaggio costringendo la gente a chiudere i negozi sulla Pontebbana.

A volte penso che le amministrazioni emarginino volutamente certe zone delle regioni relegandole a ripostigli, magazzini e “riserve”; zone splendide lasciate in panchina con la certezza che prima o poi torneranno utili, se non moriranno prima…

Sarebbe da fare un lungo discorso; dall’autostrada, chi va verso l’Austria può vedere i pini malati, i nidi della processionaria li ha ridotti a “batuffoli” di cotone, tra il bianco si riesce ad intravedere appena qualche macchia di verde.

Hanno sacrificato il sud, riducendolo in una enorme discarica, abusiva o meno ma tutti lo sanno e nessuno lo sa, la tragedia del Vajont  non è servita a nulla, qui bisogna fare soldi, tanti soldi e se possibile, farli sulle spalle della gente…

Ecco cosa mi scrive Donatella:

Cari amici, so che tutti voi siete rimasti colpiti dalla bellezza di questo corso d’acqua che attraversa la Val Resia.Vi chiedo di prendere parte alla ns petizione per salvaguardare il nostro territorio. Invio il modulo da compilare, scannerizzare ed inviare a tutti gli indirizzi citati. Costa un pò di tempo ma ne vale la pena.

Se potete passate parola ad altri amici.

Grazie di cuore, Donatella Pezzaioli

Az. Agr. Fassal – Resia (Ud) 

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Fiume Resia (Foto gentilmente messa a disposizione dalla Signora Donatella Pezzaioli)

Alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia:

- Direzione Centrale Ambiente e Lavori Pubblici, Servizio valutazione impatto ambientale (VIA) – via Giulia 75/1 – 34126 Trieste
via mail: ambiente@certregione.fvg.it

- Presidenza della Giunta Regionale piazza Unità d’Italia 1 34121 Trieste
via mail: presidente@regione.fvg.it

Al Comune di Resia Via Roma 21 33010 Resia
via mail: resia@com-resia.regione.fvg.it

Al Consiglio Direttivo del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, Piazza Tiglio 3 – 33010 Resia
Via mail: info@parcoprealpigiulie.it

PETIZIONE

Il sottoscritto

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VENUTO A CONOSCENZA
che

Presso i competenti uffici regionali sono stati presentati ben cinque avvisi di deposito così articolati:

- Avviso di Deposito per verifica di assoggettabilità a procedura di VIA del “Progetto per la derivazione d’acqua ad uso idroelettrico del torrente Resia in Comune di Resia – Località Coritis – proponente Co.s.in.t di Tolmezzo –“. Pubblicato sul B.U.R. del 17 ottobre 2012.

- Avviso di Deposito per verifica di assoggettabilità a procedura di VIA del “Progetto per la derivazione d’acqua ad uso idroelettrico del torrente Resia in Comune di Resia – Località Coritis – proponente Energia Pura S.r.L. di Padova – “. Pubblicato sul B.U.R. del 28 agosto 2013.

- Avviso di Deposito per verifica di assoggettabilità a procedura di VIA del “Progetto per la derivazione d’acqua ad uso idroelettrico del torrente Resia in Comune di Resia – Località Coritis – proponente Comune di Resia “. Pubblicato sul B.U.R. del 18 settembre 2013.

- Avviso di Deposito relativo alla procedura di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale del progetto “nuovo impianto a fonte rinnovabile:

Tanaraune-Zamlin in Comune di Resia (UD)” – Ditta F.lli Chinese -.Pubblicato sul
B.U.R. del 27 dicembre 2013.

- Avviso di Deposito relativo alla verifica di assoggettabilità alla Procedura di VIA. Derivazione d’acqua per l’impianto micro idroelettrico a vite idraulica sul torrente Resia presso il Ponte alla prog. 9+200 della S.P. “Val Resia” in Comune di Resia.

– Professionisti Alessandrini-Mocchiutti Alpe Progetti Srl di Udine. Pubblicato sul
B.U.R. del 2 gennaio 2014 -.

Ai quali seguirà l’iter amministrativo necessario all’ottenimento delle relative concessioni di derivazione d’acqua a fini idroelettrici

PREMESSO
che

- Il Comune di Resia è sede del Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie, istituito nel 1996 ed esteso su un territorio di poco meno di 100 km2. La specificità della zona è determinata dal contatto di tre aree biogeografiche diverse, mediterranea, illirica ed alpina, che concorrono a determinare una straordinaria biodiversità;

- la Val Resia è attraversata dall’omonimo torrente che è custode di un’acqua preziosa, irripetibile risorsa naturale che include specie acquatiche quali la trota marmorata (Salmo [trutta] marmoratus), il temolo adriatico (Thymallus thymallus var. adriatica) e il gambero d’acqua dolce (Austropotamobius pallipes italicus), oggetto di tutela ai sensi della Direttiva 92/43/CE “Habitat” a livello europeo, nazionale e locale. La trota marmorata è oggetto, da due decenni, di un programma di salvaguardia attuato dall’Ente Tutela Pesca del Friuli Venezia Giulia. Lo stesso Ente regionale ha avviato un analogo programma destinato alla salvaguardia e ripristino delle popolazioni di temolo adriatico;

- la Direttiva 2000/60/CE ha lo scopo di impedire un ulteriore deterioramento e di proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici e degli ecosistemi terrestri e delle zone umide direttamente dipendenti dagli ecosistemi acquatici sotto il profilo del fabbisogno idrico;

- considerato la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (FER) in attuazione del protocollo di Kyoto individua per ogni stato dell’Unione europea vincolanti obiettivi nazionali generali per la quota di energia da fonti rinnovabili da raggiungere entro il 2020. L’obiettivo assegnato allo Stato italiano è pari al 17% sul totale dei consumi. Dal Rapporto statistico 2012 del Gestore Servizi Elettrici risulta che la produzione elettrica da FER al netto delle perdite di rete è di 90,2 TWh, pari al 29,4% dei consumi totale che si attestano a 307,2 TWh. L’obiettivo sulla quota di energia da fonti rinnovabili che l’Italia deve raggiungere entro il 2020 e’ già stato ampiamente superato;

- ai sensi del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 sono definiti come obiettivi da perseguire il mantenimento dello stato di qualità ambientale “elevato” ove già esistente, il raggiungimento od il mantenimento almeno dello stato “buono” per tutti i corpi idrici significativi;

- da anni gli Enti preposti insieme alle associazioni e alle forze sociali della Valle lavorano alla realizzazione di progetti di sviluppo turistico eco-sostenibile per creare opportunità di futuro alle giovani generazioni che hanno scelto coraggiosamente di vivere in montagna, concretizzati in valide ed importanti attività (per es. progetto “Ecomuseo” della Val Resia);
- non ci sarebbe la Val Resia senza il Resia. E’ il suo corso a tenere unita la Valle, la sua gente, il suoi paesi (Coritis, Stolvizza, Oseacco, Gniva, Lischiazze, Prato, San Giorgio);
- il Co.S.In.T. ha già recuperato una centrale con captazione sul Rio Barman, affluente di sinistra del Resia;
- il torrente Resia, la sua Valle, la popolazione che la abita costituiscono un “unicum” storico, culturale, etnico e linguistico inscindibile, già tutelato dalla legislazione regionale vigente;

CONSIDERATO
che

- gli avvisi di deposito inerenti la realizzazione di una centralina idroelettrica in località Coritis presentate dall’Amministrazione Comunale di Resia e dal Co.S.In.T, evidenziano importanti criticità in relazione in particolare alla stabilità geologica dell’area interessata all’intervento mentre quello della Società Energia Pura di Padova – sempre in località Coritis – non tiene conto della carenza d’acqua in loco e quindi della reale difficoltà a far funzionare l’impianto;

- gli altri due avvisi riguardano uno dei tratti più significativi ed importanti del Resia; si evidenzia inoltre che le aree interessate dai progetti sono state classificate P3 – PERICOLOSITA’ IDRAULICA ELEVATA – nel piano di assetto idrogeologico (P.A.I.) del Comune di Resia;

- nella valutazione dell’impatto socio economico si tiene conto solamente dell’impatto positivo (teorico) derivante dall’esercizio delle centrali. Tale impatto si può imputare solo ad un guadagno esiguo da parte dell’amministrazione comunale, mentre in termini di ricaduta economica sulla popolazione locale è quasi nullo.

L’occupazione non aumenta e non sono previste forniture scontate di energia elettrica agli abitanti della valle. Nella valutazione dell’impatto non si tiene conto del potenziale svantaggio prodotto all’attività ricreativa e turistica.

In Val Resia al momento l’agricoltura cerca uno sviluppo di nicchia (l’aglio) così come la zootecnia, la silvicoltura è quasi assente, ci sono piccole realtà artigianali e industriali;

l’industria idroelettrica che dovrebbe insediarsi non produrrebbe ricchezza per la valle, ma la porterebbe via.

Rimangono il turismo naturalistico e quello della pesca sostenibile.

La perdita di spazio, sostanziale, e di immagine per la Val Resia, che deriverebbe dalla realizzazione degli impianti, è un impatto economico e sociale non valutato, ma sicuramente molto più grande rispetto al guadagno (relativo) ed esiguo che ricaverebbe il Comune.

Il Comune ha bisogno di fondi, questo è ovvio, ma è altrettanto ovvio che i cittadini hanno bisogno di reddito e se non c’è possibilità di produrlo in loco (con agricoltura, silvicoltura, zootecnia, piccole attività industriali/artigianali e turismo), gli abitanti devono andare a lavorare altrove, a lungo andare questo porta allo spopolamento della valle, come osservato in altri luoghi, e dunque in ultima analisi è inutile che il Comune disponga di più fondi per una comunità che si riduce numericamente a causa della mancanza di prospettive economiche in loco;

- la diminuzione di portata del torrente Resia determinerebbe un’alterazione del paesaggio incompatibile con la fruizione turistica del territorio, ritenuta essenziale risorsa per lo sviluppo economico delle aree montane;

- l’alterazione del regime delle portate del corso d’acqua comporterebbe una diminuzione dell’idoneità ad ospitare le comunità biologiche caratteristiche della tipologia ambientale cui il torrente Resia appartiene;

- i progetti interferirebbero in modo irreversibile con i piani di conservazione delle popolazioni ittiche autoctone, il cui mantenimento è essenziale sia per soddisfare quanto previsto dalla Direttiva 92/43/CE “Habitat” che per lo sviluppo del turismo legato a forme moderne di pesca sportiva a basso impatto ambientale;

- la realizzazione dei progetti comporterebbe inevitabilmente una diminuzione del livello di qualità ambientale del torrente Resia, incompatibile con gli obiettivi indicati dal D.L.vo 152/2006;

TUTTO CIO’ PREMESSO,

CHIEDE

Alla Regione:

- di valutare l’incompatibilità ambientale e paesaggistica dei diversi progetti, tenendo in considerazione le particolarità ambientali, storiche e culturali della Val Resia;

- di rendere pertanto parere negativo sulle richieste di pronuncia di compatibilità ambientale sopra citate;

- di individuare un elenco di torrenti che, per il contesto naturale e paesaggistico in cui si collocano, vanno esclusi da qualsiasi ipotesi di sfruttamento idroelettrico, tra i quali ricomprendere il Resia e l’Arzino.

Al Comune di Resia:

- di revocare le eventuali deliberazioni già assunte;

- di rendere un parere negativo alla realizzazione dei progetti;

- di garantire un percorso di informazione, partecipazione e trasparenza;

- di assumere decisioni partecipate con la popolazione;

Al Consiglio Direttivo del Parco Naturale delle Prealpi Giulie:
- di esprimere un parere negativo in merito alla realizzazione dei progetti e di farlo pervenire alle autorità competenti, viste le finalità di tutela, conservazione dell’ambiente e sviluppo proprie dell’Ente.

Luogo, data                                                                                                                                                                                  Firma

 

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Fiume Resia (Foto gentilmente messa a disposizione dalla Signora Donatella Pezzaioli)

Vi allego il PDF che potrete scaricare, firmare e scannerizzare. É un appello che faccio a tutti ma in particolare ai blogger e non del Friuli Venezia Giulia e Veneto, si tratta della salute e della bellezza della Regione in cui viviamo.

Condividete se avete piacere, Libera.

Petizione singola Salviamo il Resia


Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

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Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

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Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

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Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

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Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

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Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

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Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

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P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Schmarren ai Lamponi, perchè i Lamponi fanno bene, anche fuori stagione.

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Per fortuna, sensibilità e solidarietà, non sono ancora monopolio di nessuno e così, anche chi, come me, vive ai margini del web, felicemente lontana dai social network, può permettersi di condividere alcune Belle Realtà con i suoi amici, anche senza banner e anche qualche giorno dopo.

Non mi piacciono le giornate dedicate a…, il giorno dopo tutto finisce in cantina per poi venir ritirato fuori quel giorno, una spolveratina e via.

Soltanto le minoranze hanno un giorno di festa, ed è questo giorno di festa che le discrimina ulteriormente.

L’8 marzo è la giornata dedicata alle Donne e, purtroppo, l’8 marzo sta diventando una seconda giornata della memoria (che si commemora il 27 gennaio).

Due date, ma non bastano 48 ore, il rispetto per le Donne e non solo deve andare oltre, deve far parte della nostra vita, ogni ora, ogni giorno, sempre.

Rimango comunque dell’idea che, fintanto non saranno le donne stesse ad essere unite e solidali e a rispettarsi, gli uomini continueranno ad arrogare diritti su di loro: un recente quanto misero esempio risale a pochi giorni fa, le quote rosa, vi dice nulla?

Ma non sono qui per fare polemiche ma per dire a chi mi segue e alle mie amiche, blogger e non, che vivono in Friuli Venezia Giulia che possono concretamente far qualcosa tutto l’anno, per aiutare queste Donne a continuare con il loro progetto che è, semplicemente, il progetto di vivere, di lavorare, con orgoglio, con dignità e, soprattutto, di continuare a farlo nella loro Terra, quella Terra dalla quale la guerra le aveva cacciate, costringendole ad abbandonare tutto.

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Foto dal web

La strage di Srebrenica è la dimostrazione della follia dell’uomo ed anche della nostra follia che ha permesso e continua a premettere ad un pugno di maschi di decidere il destino e la vita di migliaia di persone innocenti che hanno avuto ed hanno soltanto la sfortuna di nascere, crescere e vivere in un determinato paese ed è, purtroppo, anche la conferma che l’uomo non cambia, rimane sempre una belva assetata di sangue e non imparerà mai dai suoi errori.

Sono state e sono le donne a pagare il prezzo più alto della follia maschile: prima subendo lo strazio di vedersi trascinare via gli affetti con la forza per non vederli mai più tornare poi, alla fine di tutto, rimane a loro la responsabilità del difficile compito di ricominciare.

Lo devono fare, per dare coraggio a chi è rimasto, spesso senza potersi abbandonare ad un pianto liberatorio, soffocando o asciugandosi frettolosamente le lacrime con la mano, lacrime che continueranno a velare i loro occhi, per tutta la vita…

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Queste Donne  hanno detto no, sono ritornate nella loro terra ed hanno aiutato altre donne a farlo, hanno ripopolato due paesi: Srebrenica e Bratunac, si sono reimpossessate delle loro proprietà e si sono reinventate un lavoro, coinvolgendo chi aveva ancora un pezzetto di terra, terra che la guerra aveva colorato di rosso.

Anche oggi quella terra colora di rosso ma non è più rosso sangue, è il rosso dei piccoli frutti, il rosso dei lamponi; queste donne Insieme, hanno rimesso in piedi il passato per trasformarlo in futuro.

Mi sono documentata e, con piacevole sorpresa, ho scoperto che qui, in Friuli Venezia Giulia, in due Ipercoop: Meduno (Pordenone) e Tiare (Villesse Go), quest’ultimo accanto all’IKEA, comodamente raggiungibile in autostrada, si possono comperare i loro prodotti e così ho fatto, ho comperato le loro confetture ed i loro succhi di frutta, eccoli:

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C’èrano ancora i cartelli con le fotografie che documentavano le atrocità della guerra e la realtà attuale di queste Donne che hanno ritrovato il sorriso:

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Mentre ritornavo a casa mi sentivo serena, felice, è quella felicità che deriva dalla consapevolezza di aver fatto qualcosa, una piccolo gesto per aiutare qualcuno, anche se non lo conosci.

Io, Triestina, a quel tempo abitavo lì ed ho ancora memoria dell’atmosfera pesante che gravava sulla città, ci sono stati momenti in cui si sentivano i cannoni in lontananza, la guerra si era avvicinata pericolosamente.

Ricordo ancora l’arroganza dei militari oltreconfine, la spavalderia di chi non ha più freni inibitori e libera la parte peggiore di se, per questo non mi meraviglio più di nulla e mi sento fortunata, molto fortunata, per non aver vissuto tutto quello che hanno vissuto queste Donne in prima persona, non so se ce l’avrei fatta, se avessi avuto la loro stessa forza.

Ora la ricetta, semplice, veloce da fare, lo schmarren.

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Ingredienti per lo Schmarren ai Lamponi:

  • 120 g. di lamponi,
  • 250 g. di panna acida (fatta da voi o comperata in negozio, si trova),
  • 50 ml di latte,
  • 4 tuorli d’uovo,
  • 1 pizzico di vaniglia bourbon (no vanillina),
  • 100 g. di farina setacciata,
  • 4 albumi,
  • 3 cucchiai di zucchero,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro chiarificato q.b. per cuocere lo schmarren,
  • zucchero a velo per decorare.

Per la salsa ai lamponi:

confettura ai lamponi Frutti di Pace.

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Come fare:

preriscaldare il forno ventilato a 180°C.

Mescolare la panna acida con il latte, i tuorli; aggiungere la farina setacciata assieme al sale e la vaniglia (potete adoperare anche l’essenza, in quel caso unitela al composto liquido).

Montare gli albumi a neve semiferma con lo zucchero ed incorporarli delicatamente all’impasto.

Scaldare il burro chiarificato in una padella capiente (la mia di rame col fondo da 22 cm.) possibilmente col manico adatto al forno, distribuire il composto e cospargere con i lamponi.

Infornare per c.ca 15 minuti, calcolate che deve cuocersi la farina, sfornare e servire direttamente con la padella e la salsa a parte.

Si può variare tipo di frutta a piacere, io l’ho servita conla confettura di lamponi in purezza ed anche con panna, perfetto il gelato o ciò che più vi va.

Per oggi è tutto, voglio lasciarvi con questa foto dei Frutti della Pace,  fatta su un prato di nontiscordardime, mi sembra un bel augurio, per tutti quelli che hanno bisogno di essere ricordati ed aiutati ogni giorno, anche oggi, 13 marzo.

Frutti di pace su nontiscordardime-001

Una parte dei loro Prodotti.


Emanuele Scarello Cuoco dell’anno: buona fine e buon principio.

Emanuele Scarello, L'uomo che sussurrava ai cjarsons ed in mezzo il sindaco di Pavia di Udine-001

Sarà Emanuele il cuoco dell’anno, sembrano dire questo l’uomo che sussurrava ai cjarsons ed il sindaco di Pavia di Udine in occasione della Sagra dei Pirus.

Voglio terminare l’anno così, con una dedica ad Emanuele Scarello, alla sua Famiglia, al suo Staff perchè sono stati per me grande fonte di ispirazione, grandi maestri e grandi Amici.

Io l’ho saputo solo ieri che è il cuoco dell’anno perchè non ho letto la posta (Tiziana mi aveva avvertita) e, a causa dello zapping compulsivo di ello, non ho seguito il TG Regionale che gli ha dedicato un servizio, non leggo i giornali e di certo lui non mi telefona per dirmelo, se c’è una persona al mondo che dovrebbe tirarsela è proprio Emanuele ma la classe non è acqua e sarà proprio con l’acqua che, a Identità Golose, farà delle magie alle quali avrò il piacere di assistere.

La cucina del cuore

La sua dedica a me, all’ultimo corso.

Cuoco dell’anno è Emanuele Scarello grande interprete di una cucina che invita alla convivialità: il suo ristorante si chiama Agli Amici. Cuoco di confine, creativo di tradizione, con sua sorella Michela ha costruito gioiosa macchina da guerra (enogastronomica) che produce un’esperienza sensoriale indimenticabile.

passaggio 2013 2014

Foto presa da qui

Auguri!


Doman xe Nadal: La Granda Cusina ♥ (Domani è Natale: La grande Cucina)

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Perla tra le mie braccia nella mia “Granda Cusina

LA GRANDA CUSINA (poesia di SILVIO DOMINI)

La granda cusina la sà de sbrovada
de i stissi che fuma la xe luminada;
par la barconela che varda in contrada
se vede che casca ‘na roba
‘ngiazada.
 
Doman xe Nadal!
Da un sterp de zanevra pindula do
pomi,
e soto sta rama i putei, boni, boni
i varda so pare picar contentoni, tre datui, carobule e quattro
bomboni.
 
Doman xe Nadal!!
la bora de fora la suffia zidina,
ma al nono sfuriga cu’na bachetina
le bronze e domila falis’cie sbusina
più bele de stele in ‘sta vecia cusina
Doman xe Nadal!

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LA GRANDE CUCINA

La grande cucina odora di rape (la sbrovada è una verdura cotta che si mangia d’inverno)
è illuminata dagli stizzoni che bruciano nel caminetto;
per la piccola finestrella che guarda verso la via
si vedono cadere piccole gocce ghiacciate.
 
Domani è Natale!
Da un ramo di ginepro pendono due mele
e sotto questo ramo i bambini, buoni, buoni
guardano, contenti, il padre che appende tre datteri, carrube e quattro caramelle.
 
Domani è Natale!
la bora (tipico vento del Friuli venezia Giulia) fuori soffia pungente
ma il nonno con un rametto ravviva le braci nel caminetto e si formano duemila scintille
più belle di stelle in questa vecchia cucina.
Domani è Natale!
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Un tempo erano i profumi, gli odori che inondavano le vie, le case, ad anticipare la festa: frittelle a Carnevale, la Pinza per Pasqua (a Trieste), Presnitz, Putizze, Strucoli a Natale.

A Trieste era il profumo dei crauti ad annunciare l’inverno, e quello dello zucchero filato ad annunciare la Fiera di San Nicolò; ricordo ancora una mia foto con San Nicolò sulla porta di Orvisi, il più famoso negozio di giocattoli di Trieste fino a qualche anno fa.

Il progresso ha cancellato negozi, profumi, tradizioni, ma io non mi arrendo, non rinuncio al profumo del Kuguluf, dei Krapfen dei  Buchteln di Nonna Flora e quest’anno, il mio regalo per chi mi segue e mi vuole bene è un profumo.

Un profumo firmato, firmato da voi, dalla vostra passione per la cucina, dalla vostra voglia di stare insieme.

Voglio regalarvi un profumo che conserverete per sempre, che potrete raccontare ai vostri bambini, ai vostri nipoti, il profumo del Calore Familiare, quello che nessun telefonino, hi pad o quant’altro potrà mai sostituire, imitare o consolarvi nei momenti bui e tristi.

I profumi dell’infanzia, della cucina di casa hanno determinato i destini di molti di quegli Chef che oggi ammiriamo e seguiamo.

Il profumo dei bei ricordi, una goccia dietro ad ogni orecchio, per sentirsi le persone più felici e ricche del mondo ogni qualvolta lo si desideri…

Buone Feste a tutti voi che, pazientemente, mi avete seguita in questo lungo, a volte difficile 2013.

Panettone Scarello Albicocche Picolit nastro nuovo corn-001

Come andò a finire…

Vi lascio con l’omaggio virtuale del panettone degli Amici di Godia il cui Staff è stato per me grande fonte d’ispirazione tant’è che, ispirandomi al loro stile ho vinto il contest dell’ISIT (Istituto Salumi Tutelati Italiani), il cui pacco-premio mi è arrivato proprio mentre stavo scrivendo.

Auguri: Accantoalcamino e Perla


I Ricottini per Mukka Emma e la ♠sostenibile pesantezza dell’essere♠

Ricottini mele cestino n

A causa della mia sostenibile pesantezza dell’essere mi sono giocata quasi tutti i jolly e perso molte occasioni ma tant’è, cerco di avvicinarmi e di stare con gli altri ma non ce la faccio, ho sempre paura di danneggiarli, come fossi un’appestata…

Questa ricetta, che mi aveva mandato Tiziana, era per un progetto, un progetto pensato proprio per me, per accantoalcamino che aveva vinto il contest dei formaggi della Svizzera, nonostante avesse dato “buca” all’ultimo momento.

Qualcuno aveva creduto in me, aveva visto in questo “ricettacolo di contraddizioni”, come scriveva Anna Frank, qualcosa di buono, io sarei stata Mukka Melma, la sorella pasticciona in cucina di Mukka Emma.

Ecco come descrive Peter Mukka Melma, sono proprio io ;-) :

Melma: è la più pasticciona, ma solo per lavoro!! Melma infatti è lo chef del Mira Mukka famosa per le sue doti creative in cucina e per la capacità di inventare e improvvisare fantastiche ricette. Un po’ imbranata e talvolta ingenua nei rapporti con gli altri ma assolutamente autentica.

Non si sbagliava Peter, ma non aveva fatto i conti con la mia mancanza di autostima e la mia convinzione che, con me, questo progetto non avrebbe avuto il successo che si meritava.

Ora non so chi sia Mukka Melma ma sta cucinando assieme a food-blogger più blasonati, famosi e carismatici di me, esattamente come deve essere.

Peter scrive racconti per bambini e questo blog lo ha ideato per loro, io avevo molte idee, a me che piacciono le erbe avrei scritto, in maniera comprensibile e giocosa, l’utilizzo delle erbe in cucina e li avrei coinvolti, assieme alle mamme a prepararle assieme queste ricette.

Vorrei che quel blog fosse seguito da chi ha bambini e magari farli interagire con Peter e le 7 Sorelle di Mukka Emma, io non ho avuto bambini ma i più bei ricordi che ho del breve periodo vissuto assieme alla mia mamma, sono proprio quelli passati in cucina con lei o quando m’insegnava a disegnare, o quelli col papà che mi portava nell’orto o a pescare, ma di questo ho già scritto.

Ecco, io sogno un mondo dove i bambini rimangono bambini, sogno bambini che corrono, giocano all’aria aperta, conoscono ed amano gli animali, i fiori, le erbe, che rispettano la Natura e credo che con Peter, Mukka Emma&C. tutto questo si possa realizzare, ma non con me intorno…

O mamma, che post malinconico ma ora facciamo ritornare l’allegria con questa ricettina golosa, perfetta per queste giornate di freddo, da gustare assieme ad una cioccolata calda o un the dopo una giornata sulla neve.

L’impasto è quello che un tempo le nonne chiamavano finta pasta sfoglia, la ricotta sostituiva degnamente il burro che era più costoso.

collage ricottini Mukka Melma

Ingredienti per la pasta:

  • 200 g. di burro,
  • 300 g. di ricotta,
  • 300 g. di farina 00,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

impastare gli ingredienti e far riposare in frigo per mezz’ora, nel frattempo preparare il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:

  • 4 mele imperatore,Tiziana aveva quelle ma potete adoperare quelle che gradite,
  • il succo di 1 arancia,
  • il succo di 1/2 limone,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 100 g. di pinoli,
  • 100 g. di uvetta,
  • 100 g. di noci tritate grossolanamente.

Come fare il ripieno:

sbucciare e tagliare le mele a dadini e cuocerle con il succo d’ arancia e limone, lo zucchero e la cannella e, quando il composto sarà freddo, aggiungere i pinoli, l’ uvetta e le noci.

Come fare i saccottini:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver steso la pasta, mettere dei mucchietti di ripieno , tra uno e l’altro spennellare con un pò di latte e chiudere con la rotellina.

Infornare a 200°C. per 15 minuti.

 Panorama-001

Vi auguro una splendida giornata, come quella della foto, beh, vivo o non vivo in un Paradiso?


NELSON MANDELA, Indimenticabile Esempio…

Nelson Mandela


POMÌ, e il naufragar m’è dolce in questo mare…

Pomì Monica Bianchessi

Monica Bianchessi, consulente e collaboratrice del’Azienda, grande promotrice dei Prodotti Italiani

Una sera d’estate, una poltrona, un tramonto che tinge di rosso POMÌ l’orrizzonte, candele profumate al basilico, gli occhi al cielo a cercar la prima stella cadente per esprimere un desiderio…

Il desiderio che le Aziende Italiane, Serie, Appassionate, che lavorano bene, possano continuare a fare il loro lavoro, realizzare i loro progetti senza interferenze inopportune e dannose.

Mi è dispiaciuto venire a conoscenza che su f.b. c’è stata una grande campagna diffamatoria contro questa Azienda che stimo, io non me n’ero accorta perchè ho la fortuna di non dipendere da quel s.n. che, mi sa, si è impossessato dell’identità di Dio, che tutto crea e tutto distrugge…

Si è parlato addirittura di razzismo, di rifiuti del nord portati al sud (ma che avesse, il sud, più amore e cura per il proprio territorio invece di darlo in pasto ai malfattori e di riempirlo loro stessi di rifiuti…).

Al tempo della raccolta, allora avevo anch’io un profilo sulla “virtual-bibbia”, questa Azienda è stata accusata di caporalato…, ma fatemi il piacere, andate a lavorare, magari a raccogliere pomodori proprio lì!

Ma, come dico io: raglio d’asino non sale in cielo!

Io sono stata in Azienda, ho conosciuto lo staff, ho visto i campi, ho respirato aria di pomodori Italiani a pieni polmoni, in due parole ho visitato Il Territorio POMÌ.

Adoperando il cervello, opzione che consiglio vivamente, si può evincere che nessuna Azienda Seria si esporrebbe se non certa e sicura delle informazioni che divulga e condivide, e mi riferisco alla Tracciabilità e la garanzia che per i prodotti POMÌ, vengono adoperati soltanto POMODORI ITALIANI che arrivano direttamente dai campi di oltre 300 aziende agricole collocate principalmente nelle province di Parma, Piacenza, Cremona e Mantova, distanti in media 42 chilometri dagli stabilimenti e situate nel cuore della food valley italiana.

I prodotti BUONI ed ITALIANI, risultato del lavoro di anni di Aziende che resistono, che non svendono il marchio a multinazionali, che non emigrano dove le tasse sono inferiori e la manodopera più a buon mercato, vanno “seguiti”, non su feisbuck (lo scrivo apposta così.. ) ma sulle nostre tavole.

Meritano fiducia, vanno comperati ed utilizzati, i pomodori Italiani hanno quella bella storia che racconta di grandi insalate mangiate all’aperto e di salse preparate assieme in estate.

In quelle salse rimanevano intrappolati i raggi del sole, le bottiglie racchiudevano sia il profumo dell’estate che il calore familiare, il piacere di stare assieme  e l’amore per le cose buone.

Io sarò anche una tontolona, un pò ingenua ma quando apro una bottiglia di POMÍ L+ li sento quei raggi di sole e sento il profumo dell’estate e, mi sa, che li sente anche ello, che non mangiava MAI pomodori&C. ed invece mangia volentieri quello che preparo con POMÍ.

I prodotti non vanno seguiti solo sui sn, vanno seguiti in cucina, in tavola: un merluzzo alla livornese, una amatriciana o uno splendido risotto, come quello preparato da Monica Bianchessi, con pomodoro, pesto e burrata, uno spaghetto pomodoro e basilico perchè il basilico è lo Chanel n.5 del pomodoro, quella goccia che lo rende peccaminoso, sensuale, irresistibile.

Rivedere lo staff dopo più di un anno è stato come incontrare vecchi Amici, il loro invito mi ha lusingata, hanno invitato me che, lo riconosco, non sono la “testimonial” ideale, io, “food-blogger” anomala, spigolosa, beh, mi hanno invitata.

Ho avuto anche il piacere di incontrare per la prima volta dopo averlo “tediato” al telefono ai tempi del concorso POMÌ  il Patron dell’Agenzia Zenzero Comunicazione, un uomo appassionato, vulcanico, intrapendente e ricco di carica umana.

Pubblicizzavano la APP POMÌ, per chi è tecnologico (io non lo sono aimeh :-( ), per chi ha poco tempo e cerca un’idea per un pranzo, una cena, un buffet, per tutto ciò che contempla l’uso del pomodoro, di un Buon pomodoro.

Troverete anche le ricette delle food-blogger, magari trovate la ricetta della vostra amica ;-)

Pomì da bere

Presentavano il succo di pomodoro, ottimo per preparare un Bloody Mary da offrire agli ospiti, intanto che aspettano il pranzo di Natale…

POMì+

Ho ritrovato anche la mia amata Passata Pomì l+, amica e complice in cucina che, prima dell’arrivo del nuovo nato succo, adoperavo per il Bloody Mary:

Bloody Mary1-001

Ai tempi del contest

Ho rivisto Azzurra, bella come il sole:

Azzurra

Ecco, questa è l’Italia che mi piace, l’Italia che mi fa essere orgogliosa di essere nata in questa splendida penisola:

Uomo pomodoro POMI

Questo ragazzo ha sfidato la calura, la difficoltà di deambulazione, si è prestato a foto-ricordo con le sue fans; avendo le braccia immobilizzate ha sofferto la fame e la sete, è lui l’eroe di Golosaria, è lui l’Uomo simbolo di POMÌ: passione, coraggio, resistenza, simpatia, disponibilità.

Ed è con questo stato d’animo, gioioso e goliardico che sono rientrata in albergo, ho ordinato alla reception una porzione di patatine fritte, sono salita in camera, ho aperto la confezione di Ketchup POMÌ e mi sono lasciata andare a qualche minuto di trasgressione peccaminosa da teenager, questa si che è vita!!!


Un anno senza Maria♥

Cielo nuvola cuore-001


11 setembar 2001 ma non solo…

11settembre

11 setembar 2011

(Luigi Bevilacqua)

Il tambûr da la guere
al sturnis te sô furie
dut il mont malcujét
simpri plui malsigûr.
L’11 setembar
al à cambiade la storie
con distruziôns e lamenz
tun bersàlio studiât
di masseriis di muarz
e di crôs cence non.
Dôs Tôrs supiarbeôsis
cjscjei di cjarte
ch’a brùsin inmò.
Di lontan sore un spieli
nus rive l’odio covât
tun sudari di fun neri
ch’al plate ancje il cîl.
 
New York in zenoglòn
al vai i siei muarz
tune liturgie universâl.
La nestre pûare vite
picjade a une belance
simpri plui malsigure
tune eterne agunie…
Signôr,
sul cjâf ten la man
ai omps di podé,
cancele l’odio, la rabie
e la tant tristérie
ch’a regne par dut
e danus par simpri
la To pâs e justizie.
 
11 settembre 2011
Il tamburo della guerra / stordisce nella sua furia / tutto il mondo irrequieto / sempre più insicuro. / L’11 settembre / ha cambiato la storia / con distruzioni studiate / e bersagli centrati / con morti e macerie / e croci senza nome. / Due Torri superbe / castelli di carta / che bruciano ancora. / Da lontano sullo specchio, / ci arriva l’odio covato / in un sudario di fumo nero / che nasconde anche il cielo./
New York in ginocchio / piange i suoi morti / in una liturgia universale. / La nostra povera vita / appesa a una bilancia / sempre più malsicura / in un’eterna agonia… / Signore, / tieni la mano sulla testa / agli uomini di potere, / cancella l’odio, la rabbia / e la cattiveria / che regna dappertutto, / e donaci sempre / la tua pace e giustizia.
 
ma ricordiamo anche … come scrive Fausta
 

Il cuore del Pino Cembro in una crostata, dedicata a Villa Berghofer.

crostatina pino cembro alto

É trascorso poco più di un mese dalla mia breve gita a Villa Berghofer ed è ormai un  ricordo, un bel ricordo; sono molto legata ai miei ricordi, quando la linea della vita inizia a tratteggiarsi, o perchè si interrompono amicizie o si perdono persone care o vediamo un mondo che non ci piace più , i ricordi si mettono in fila a formare una linea parallela che ci accompagna lungo tutto il percorso ed abbiamo così la sensazione di non aver perso nulla…

Ho un bellissimo ricordo di Villa Berghofer, la sensazione che ho avuto appena entrata dal cancello, è stata la stessa che ho quando entro in un bosco, di pace, serenità, protezione.

Come una grande mano che ti accarezza, un’ hotel che nasce come residence ma il progetto non prende forma; il proprietario, un architetto, non demorde, ama troppo quel posto così lontano dal traffico, ad un passo dal cielo e decide, assieme alla famiglia di trasformare i 14 appartamenti in 14 suites.

Lui si fa prendere la mano, l’artista che è in lui lo porta a personalizzare ogni stanza come fosse la sua stanza ma le donne della famiglia lo fermano, in fondo una stanza d’albergo dev’essere accogliente ma neutra, calda ma disposta a prendere l’identiità di chi si ferma lì, anche se per un giorno solo e così, io lo immagino leggermente contrariato, l’architetto acconsente a togliere il superfluo.

Nulla è lasciato al caso, ogni oggetto ha una storia, la Stübe Gotica, (link che rimanda al sito) smontata da uno dei vecchi castelli che dominano la valle, è incantevole, quasi magica.

Un luogo elegante, raffinato che non ti fa sentire fuori luogo, un’ eleganza ed una raffinatezza che ti accolgono come fossi di casa, puoi scegliere se andare in piscina.

Piscina Berghofer-003

O startene in disparte ad osservare libellule e ninfee sulla riva dello stagno biologico.

libellula, ninfee stagno Berghofer

Magari dopo una ricca e sana colazione.

La mia colazione-001

E per chi vuole sentirsi il bambino di un’altra epoca può giocare con un’antica trottola di legno e cercare di farla entrare nelle porte del labirinto.

antica trottola Berghofer

Sapevo che non sarei riuscita a fermarmi, sono tante le fotografie, tante le cose che voglio farvi vedere ma, per il momento mi fermo, ora voglio parlarvi della crostata, l’ho pensata a lungo, l’ho provata, assaggiata e, certa della sua bontà, la condivido con voi.

Temevo un retrogusto amaro, dato dal burro di pino cembro ma, quando ello ha assaggiato questa crostatina ha detto soltanto: buona, sa di pino, ecco, era quello che volevo, volevo “sapesse” di pino.

Anche la marmellata di susine gialle lo contiene; le susine me le ha regalate la Signora di Villa Berghofer, la cassa era lì, destinata al compost, l’albero, quest’anno ne ha prodotte tantissime e non riuscivano più a gestirle.

Ed è con grande gioia che le ho portate a casa, col pensiero di farne una marmellata dedicata alla Villa e l’ ho fatta; quella nella crostatina contiene aghi di pino cembro, l’ho fatta in forno per poter mettere meno zucchero (trovate qualche informazione su dulcis in furno).

susine gialle Villa Berghofer-002

Ingredienti (la frolla avanzata l’ho messa in congelatore):

  • 200 g. di farina di kamut,
  • 50 g. di zucchero,
  • 85 g. di burro al pino cembro ottenuto con burro e polvere di aghi di pino cembro,
  • 1 uovo,
  • 1/2 bustina di lievito.

Ingredienti per il ripieno:

  • mela grattugiata (grattugia a fori larghi),
  • granella di nocciole,
  • marmellata di susine gialle.

collage

Come fare:

setacciare la farina col lievito ed inserire nel contenitore del robot, aggiungere lo zucchero, ed azionare il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unire il burro e l’ uovo leggermente sbattuto a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Azionare il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, lasciarlo riposare coperto da una terrina per un’ora o più.

Stendere l’impasto e foderare lo stampo scelto, farcire la crostatina con la marmellata, la mela grattugiata, la granella di nocciole e, alla fine ancora marmellata.

Con una parte d’impasto, se non volete fare l’abete, ricavarne le solite striscioline o giocare a piacere.

Infornare a 200°C. per 20 minuti (forno statico), avendo cura, se fate una crostatina piccola come in questo caso, di coprirla per 15 minuti con carta forno.

crostatina pino cembro interno

Mi scuso per la foto ma era ormai sera e, consapevole che la crostata non avrebbe superato la notte,l’ho fotografata quasi col buio…

sala Berghofer veranda-001

Ora non vi resta che mettervi a tavola ed assaggiare questo cuore che profuma di Pino Cembro o Cirmolo.

Se avete dubbi o abbisognate di delucidazioni io sono a disposizione, buon fine settimana


Zuppa con chiodini, patate, zenzero e salsa di soia, anticipo d’autunno un pò multietnico.

Zuppa chiodini e zenzero nuova

Una ricettina per fare un intermezzo culinario tra un pensiero e l’altro; oggi piove e l’atmosfera è quella dell’autunno, l’aria è più fresca e la campagna intorno sembra danzare per la gioia di potersi dissetare un pò.

Per il mais c’è poco da fare, purtroppo, ma la polenta non mancherà neanche quest’inverno, la mia Milva me l’ha garantita, la sua farina è speciale come tutte le sue verdure e questa pioggia è il regalo per lei e per i suoi adorati campi.

Chi mi segue conosce questa zuppa, era in un altro post che parlava sempre di funghi chiodini; ho deciso, per facilitare la ricerca, mia e di chi fosse interessato, di scorporare i post e di lasciare soltanto una ricetta e questa è perfetta per chi, dopo la pioggia, andrà per funghi, i chiodini si trovano fino a tardo autunno e questa zuppa è un’idea diversa per utilizzarli (Il testo che segue è l’originale).

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Questa zuppa la faccio ogni anno, questa della foto risale al 2009, eravamo più in là con la stagione, infatti è fotografata assieme alle pere cotogne e le castagne.

Faccio un copia/incolla, così ritorno indietro nel tempo…

La presenza dello zenzero, del coriandolo e della salsa di soia regala a questa zuppa un sapore orientale, gradevole e non invadente, da provare tutto l’anno anche con champignon, funghi secchi e congelati, così vi sembrerà di andar per boschi anche quando la stagione non lo permetterà.

Durante la passeggiata di domenica, dedicata più che altro alla raccolta delle castagne, mi sono imbattuta in 1 porcino e qualche chiodino, quel tanto che mi è bastato a rifare questa zuppa che avevo sperimentato anni fa, in più ho aggiunto il coriandolo fresco trovato al mercato all’ingrosso.

Chiodini cestino-001

Ingredienti (le quantità sono quelle da me usate):

  • 1 porcino,
  • chiodini,
  • 1 patata grande,
  • 1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 cucchiaino da te di salsa di soia,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1/2 litro di brodo vegetale,
  • coriandolo fresco tritato alla fine (sostituibile con il prezzemolo).

zuppa chiodini patate coccio_picnik

Procedimento:

pulire i funghi dai residui di terra con uno spazzolino ed immergerli in acqua calda per 1 quarto d’ora, scolarli e tagliarli a fettine sottili.
Sbucciare le patate e tagliarle a cubettini, grattugiare la radice di zenzero.
 
Rosolare in un tegame di coccio l’aglio nell’olio evo, eliminarlo e far insaporire i funghi con le patate, unire lo zenzero e la salsa di soia, mescolare e coprire con il brodo.
 
Cuocere per 15 minuti, far riposare la zuppa per 5 minuti e prima di servire cospargerla con il coriandolo tritato.
 
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cuoricino pietra strada Bad Bleiberg-001
 
Questo cuoricino lo dedico ad una persona che, come me, ama i cuori e riesce a vederli nelle ombre, nelle foglie, nelle pietre, come in questo caso.
Buona giornata a tutti, alla prossima.

Un saluto agli amici, dall´Austria.

Finalmente un pó di pioggia, quest´anno una siccitá eccezionale ha colpito il piccolo paese di Bad Bleiberg.

Non avevo mai visto i prati cosí brulli, gli orti, che ricordo rigogliosi e ricchi di verdure e fiori, sono ridotti a rettangoli spogli, e sono felice che piova, anche perché dopo la pioggia  arriveranno i funghi…

E sono felice perché amo questo piccolo paese di minatori che, esauriti i filoni di piombo e zinco, hanno saputo reinventarsi un mestiere trasformando una calamitá naturale in occasione per rinascere, complimenti, anche questo un esempio da imitare.

Finalmente sono riuscita ad incontrare il contatto giusto per poter scrivere quel post che aspetto di scrivere da 2 anni, ci sono belle novitá a parte quella triste che chiuderanno le Terme pubbliche perché la vicina Warmbad appena ristrutturata, ampliata compreso il capiente parcheggio, anche coperto, ed in piú servita dal treno che si ferma proprio davanti l´entrata, é diventata la meta sia degli abitanti di Villaco, sia Italiani che Sloveni.

Ma sono sicura che Bad Bleiberg saprá inventarsi ancora qualcosa e sará un successo, come sempre.

Per oggi é tutto, niente foto perché, come sapete, a casa accantoalcamino la tecnologia si ferma ai tempi del bue e l´asinello.

Un saluto ai miei amici e a chi passa di qua, Buon Ferragosto.


Incontri e pensieri zingari di mezza estate, par me jè ligrie…

scultore al lavoro1

Un giorno qualcuno disse che ero una zingara, certamente lo disse per offendermi invece non sa di avermi fatto un complimento perchè io un pò zingara lo sono.

Non zingara inteso come luogo comune di ladro, scippatore e rapitore di bambini, nò, zingara nel senso di cittadina del mondo.

Per chi è, come me, senza radici, è una conseguenza naturale, si va dove porta il desiderio del momento, nulla è nessuno sono per sempre e la passione  di VIVERE tanta e così, sin da fanciulla, quando mi svegliavo con la voglia di andare, andavo, senza se e senza ma e, spesso con pochi soldini in tasca ma me la sono sempre cavata, con fantasia ed onestà e sono così tante le cose che avrei da raccontare, tante e tali da poter riempire un libro fitto fitto.

Questo desiderio di andare l’ho provato anche lunedì; via, via, non via per sempre ma per un giorno, voglia di fare altro, voglia di conoscere, di emozionarmi ancora e, cosa potrebbe emozionarmi più della natura? Della montagna? Di vedere uno “scultore per Hobby da 3 anni” e di ascoltarlo parlare con gli occhi vivi ricchi di immagini di vecchi tronchi, di enormi radici da modellare?

O di incontrare, dopo tanti: un giorno capito dalle tue parti, una persona (no, non scrivo foodblogger che è diventato un termine odioso, emarginante e compromettente… ) che va oltre le apparenze, che sa scavare con discrezione e delicatezza tra le pieghe dell’anima e ci trova sempre qualcosa di bello da scoprire?

scultura insegna agriturismo

Nel web si legge spesso che una o l’altra è una persona speciale, ma speciale, speciale e che tutti si vogliono bene e che vorrebbero conoscersi, abbracciarsi e chissà cos’altro ancora, si, si, ancora ma tutto ciò è troppo, ed ostentato al punto da aver perso credibilità, il web ed il mondo dei foodblogger hanno perso credibilità.

Il mio piccolo cuore è esterefatto dopo aver saputo che c’è anche la possibilità di COMPERARE VISITE E COMMENTI”, il mio cuore zingaro si ribella ed io lo assecondo, ma ora voltiamo pagina, c’è ancora così tanto di sano, pulito e genuino da scoprire che non mi va di perdere tempo ed energie in inutili sciocchezze.

Scultore al lavoro-001

Scultore al lavoro.

Eccolo qui, nella foto, in tutto il suo splendore, voleva “ripulirsi” dai trucioli, ma io l’ho fermato in tempo: non lo faccia sennò devo rimetteglieli i trucioli…

In fondo rimane ancorata in noi l’idea che bisogna essere puliti, invece a me piace osservare le persone che lavorano, mi piacciono nei loro abiti disegnati da macchie che parlano del loro lavoro.

Mi ha rivelato un sacco di cose ma aspetto di ritornare dalle vacanze per andare a trovarlo di nuovo e farmi spiegare nuovamente tutto, lunedì ero di fretta, l’Amica mi aspettava, non volevo arrivare proprio l’ora di pranzo, volevo vederla, bere un caffè, salutarla ed andare a camminare sulle montagne là intorno…. (non è andata così :-D )

zucchina e fagiolini

Queste interessantissime iniziative (credetemi) saranno di domenica, accorrete numerosi, mi farò ripetere i luoghi e le date perchè, se in settembre avrete ancora ferie o desidererete immergervi in atmosfere sane e genuine qui, in Friuli, avrete tutto questo, una bella natura, buon cibo, gente che ancora fa il proprio lavoro con passione e, ultimamente anche generosa nel raccontare agli altri la loro storia.

Una bella e promettente apertura perchè, sappiatelo, fra qualche decennio molto di tutto questo sarà soltanto storia perchè i giovani stanno andando via.

Il mio piccolo cuore zingaro mi sta ricordando che devo raccontarvi che i nostri boschi stanno bruciando dal 14 luglio e solo da pochi giorni chi è ancora più in cima delle montagne, ha capito l’emergenza ma quanto tempo è stato perso per decidere chi poteva speculare meglio sul disastro, quale società era “meglio imparentata con”… già…

gatto osserva possibile preda

In fondo del nostro territorio, della nostra Regione non interessa a nessuno e ancora meno a quelli che la “governano”, eccezion fatta per la Serracchiani che si è molto adirata nell’aver saputo che l’Alitalia aveva soppresso i 2 voli per Roma e, dal momento che l’Alitalia è stata finanziata dalla Regione Friuli Venezia Giulia per questi voli, la Serracchiani ha aperto un’inchiesta… BEN FATTO.

Nel mio blog scrivo spesso e con trasporto del Friuli Venezia Giulia, senza “mire” economiche e tantomeno brame di fama e visibilità.

mano scultore

Vorrei che questa regione avesse visibilità, quella che merita ma poi, il mio piccolo cuore zingaro mi sussurra nel’orecchio: “sei un’ ingenua, pensa, se uno paga per avere visite e commenti, cosa ti aspetti ancora dalla vita?”

Ed ora la poesia per lei:

Ligrie

Mi baste

une stele ch’a brile,

un fregul di lune

ch’a cuche dal cil,

par me jè ligrie.

Mi baste un flôr tal zardìn,

il profum de ue

da la vît picjâde sul mur,

par me jè ligrie.

Mi baste

un glon di cjampane,

un ricuart di zoventût

sul cîl colôr rose,

par me jè legrie.

Mi baste

un frutin ch’a ti clame nona,

une musiche antighe

dal timp passât,

par me jè ligrie.

Mi baste

un pizzul respîr,

un pinsîr, il bati dal cûr,

ogni zornade ch’a nâs,

par me jè ligrie.

agosto


Margherita Hack è volata verso le sue stelle…

Hack_gatto

Amava le stelle,  la natura, amava la vita, amava i gatti.

Era una persona semplice, la sua notorietà non l’aveva cambiata, non era diventata Cliente esclusiva di Stylist, aveva conservato il suo “look”, era rimasta fedele al suo sorriso che, inevitabilmente aveva subito i segni del tempo.

Abitava a Trieste, col marito e tanti gatti ed è per anche per questo che la sua scomparsa mi fa sentire più sola…

hack3


Carpaccio di Pesche Nettarine e Trota Salmonata Affumicata, in un piatto 2 eccellenze del Friuli Venezia Giulia.

carpaccio trota affumicata pesche nettarine-1

Carpaccio di trota affumicata e pesche nettarine con citronette di lime, olio di semi di vinacciolo e sale nero di Cipro.

Proprio giorni fa scrissi di un’Azienda della zona di Fiumicello, gestita da giovani, che produce marmellate con la propria frutta e dopo qualche giorno mi arriva l’invito a partecipare ad un concorso riservato a foodblogger della Regione, l’ingrediente proposto da utilizzare per la ricetta, dolce o salata che sia è la Pesca, regina incontrastata in questo periodo nella zona di Fiumicello.

Il concorso è aperto anche ai foodblogger extraregionali ma non entreranno nella classifica, è sponsorizzato dal Comune di Fiumicello che, per quelli che vivono qui è il regno della frutta e non solo, anche gli asparagi la fanno da padrone quand’è la stagione.

Molti si spostano volentieri per andare in quella zona a comperare la frutta, lì vicino c’è la Laguna di Grado, meta di vacanza per molti stranieri e anche centro termale di cura (vedi link).

Voi sapete che da fanciulla vivevo a Ronchi dei Legionari, amata e coccolata dalla mia adorata Signora Gisella, noi bambini possedevamo tutti una bicicletta e, finite le scuole, iniziavano le nostre ladresche scorribande fruttate, iniziavamo con le ciliegie, ormai ci conoscevano e i padroni degli alberi chiudevano un occhio e a volte ci dicevano: ocio de no cascar, che se ve fassè mal mi no vegno a ingrumarve!!! (attenti a non cadere e farvi male perchè io non vengo a prendervi)… Nessuno è mai caduto :-D

Noi fanciulle tornavamo a casa sempre adornate con splendidi orecchini rosso ciliegia e, per farci notare, muovevamo la testa con fare elegante.

pesca

Poi arrivava il periodo delle pesche e lì era più semplice perchè si poteva agire indisturbati anche rimanendo in sella, ne prendevamo qualcuna, la infilavamo nella maglietta, una in bocca e via di corsa…

Come dimenticare i “buioi” di pesche col vino nelle sere d’estate e,anche se io ero piccola, non potevo esimermi da festeggiare con i grandi, condivo le mie pesche con zucchero e limone e diventavo maggiorenne in un attimo.

Le pesche col vino, delizia rinfrescante in tutte le sagre dei paesi dell’Isontino e non solo.

Ed è per questo, per questi ricordi che ho deciso di partecipare al concorso, nonostante i vari sassolini che ho nella scarpa, mi piace rimanga qualcosa di me e di questi posti, di questa Regione colpita, aimeh, dallo scandalo Cospalat.

Quello che mi colpisce ancor di più è la complicità di due donne, ed io mi domando: ma queste due donne hanno bambini? Danno loro il latte? Non giustifico nemmeno il presidente ma, si sa, gli uomini hanno altri Punti di vista , gli uomini sono per i bes (soldi) ma una donna che si presti a questo no, questo mi risulta incomprensibile ed inaccettabile.

Questa Regione sta facendo salti mortali per mettersi in evidenza per le sue eccellenze, so di produttori che fanno sacrifici per restare a galla e non mollare e poi, arriva un avido che rimette tutto in discussione e danneggia Aziende ignare che si trovano da un momento all’altro con gli ordini dimezzati, è vergognoso!!!

Io il Montasio continuo a comperarlo e a promuoverlo e spero che questa brutta storia non faccia più danni di quelli previsti e poi una parolina al Sior Fidenato che ha un’attrazione fatale per il mais OGM che, tra parentesi ha seminato poco distante da casa mia dalla quale vedo distese di campi di mais REGOLARE, ma quel mais, mi domando, sarà contaminato?

Dal momento che tutti portano via dall’Italia e dalla Regione le fabbriche per andare all’estero, lo facesse pure lui, vero sior Fidenato? Fine.

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Donna con la Gerla di Tiziana Millo

Ma la parte bella è che la mia Amica Tiziana (compagna di merende) fa spesso mostre in paesi vicini a Fiumicello, i suoi quadri sono straordinari, di sicuro vi ricordate questo che sta in bella mostra al Prosciuttificio Wolf di Sauris, vedete che gira e rigira il bello ed il buono rimangono qui, in Friuli Venezia Giulia?

Ed eccomi qui, con la ricetta che mi è molto cara, perchè l’ho ideata un sera d’estate, di ritorno da una gita a Most na Soči, il post era questo.

Copio-incollo l’introduzione:

Questo abbinamento mi frullava per la testa da un pò, siccome né ello né io amiamo molto il sapore di pesce ho pensato di smorzarlo un pò con le pesche nettarine, quelle dure che si prestano ad essere tagliate con l’affettatrice, per non coprire l’equilibrio di sapori non ho usato l’olio d’oliva ma un olio di semi di vinacciolo e l’ho emulsionato con il succo di lime.

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Ingredienti:

  • fettine di trota affumicata,
  • fettine di pesca noce,
  • olio di semi di vinacciolo,
  • succo di lime,
  • sale nero di Cipro macinato.

Come fare:

alternare le fettine di trota e pesca, irrorarle con la citronette, far insaporire per 15 minuti e mangiare :-D

carpaccio trota aff. e pesca conchiglia1-1

Si può pubblicare una sola ricetta ma, per chi volesse un’idea per adoperare le pesca in una ricetta salata ecco qui, la ricetta contemplava le pesche nettarine che, da queste parti, si chiamano Pesche Noci, ma io avevo le tabacchiere, provate, se vi va.

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Petto di pollo alle pesche Tabacchiere.


Brownies con Amarena, in un sol boccone, col tocco Romantico di Francesco Massenz dalla Divina Cucina♥

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Se Dante Alighieri fosse ancora qui, gli commissionerei : La Divina Cucina, senza inferno, né purgatorio, soltanto il Paradiso e gli direi di aggiungere il decimo cielo e lasciarlo scrivere a me per lasciarmi posizionare chi dico io.

Questo nella fantasia ma nella realtà, tra me e me,  io ho già disegnato il decimo cielo della Divina Cucina…

Forse è vero che sono fortunata, perchè non è facile né consueto entrare nelle cucine stellate, conoscere Chef stellati, relazionarsi con loro e, soprattutto imparare da loro, soprattutto per chi, come me, non è nessuno.

Non è consuetudine osservare l’Allegra Brigata al lavoro, forse Allegra Brigata, non suona carino ma, in questo caso credetemi, allegra brigata è perfetto.

Ovvio che i sorrisi, gli scherni, battute e goliardie, al momento del servizio o delle preparazioni, si trasformano in concentrazione, diligenza e attenzione per poi, alla fine, ritornare come prima.

Sarà che io, per tutta la mia vita lavorativa, ho cercato, oltre all’impiego anche una famiglia, credo faccia parte della mia natura, quella sbagliata, lo ammetto, di cercare il rapporto umano sempre e ovunque, senza contare che di me alle persone non poteva (può) fregardemeno e che, evidentemente l’Antipatia è nel mio DNA e chi mi sta intorno percepisce subito.

Credo sia anche per questo che per me andare ai corsi degli Amici di Godia, sembra di entrare in un sogno, fermarmi a parlare con la mamma Yvonne, bravissima, competente e bella come il sole, guardare i “Ragazzi” intenti nelle loro postazioni, ascoltare le battute del neo-papà Raffaello, scambiare quattro chiacchiere con Michela, indaffaratissima e sempre impegnata a far sì che tutto sia perfetto.

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Anna e Francesco.

Per non parlare di Anna, bellissima, bravissima, discreta, elegante, di quell’ eleganza naturale che non si può improvvisare, sembra quasi che Anna fosse predestinata a far parte dello staff.

Ogni volta, ai corsi, quando passa (non amo la parola serve) per l’assaggio finale, sceglie per me il più fotogenico e questo lo apprezzo molto…

Ricordo che, quando stavo preparando il post per la serata della consegna della seconda stella, ho girellato un pò nel web a cercare informazioni e sono incappata in uno di quei siti nei quali chicchessia si eleva a “giudice” e dice la sua, anche se non sa neanche di cosa, di chi e di dove stia STRaparlando…

Avevano attirato la mia attenzione gli aggettivi: asettico, freddo, impersonale e mi sono stupita.

Forse che il/la scrivente fosse abituato/a a ristoranti tipo la parolaccia di Roma? Dove la pacca sulla spalla e un bel vaffa sono “er più der mejo”?

Io credo invece che, la discrezione, l’eleganza, il minimalismo negli arredi, siano segno di educazione, rispetto, pulizia ed eleganza.

L’aggettivo freddo proprio non appartiene agli Amici di Godia, né negli arredi, né nel servizio, anzi, tra gli arredi si possono intravedere evidenti indizi di attenzione e calore umano.

Un Crocifisso, messo in un punto un pò in disparte per non “offendere” nessuno, né l’ “uno” né l’ “altro” lo trovo segno di grande coraggio e di rispetto per tutti.

Brownies e rosa-001

Ma… come sono arrivata fin qui? Ero partita con un bocconcino delizioso di Brownies con l’amarena e la julienne di petali di rosa.. ah, ecco, i petali di rosa…

petali per decorazione brownies-004

Ingredienti per una teglia rettangolare da 18x25x2:

  • 150 g. di cioccolato fondente al 62%,
  • 125 g. di burro,
  • 100 g. di zucchero di canna (se adoperate cioccolato bianco ridurre a 70 g.),
  • 100 g. di farina 00,
  • 10 g. di lievito in polvere,
  • 2 uova intere,
  • 60 g. di amarene (Francesco adopera amarene snocciolate fresche decongelate),
  • bacca di vaniglia,
  • 1 pizzico di sale
  • una rosa rubata in un giardino incantato.

Brownies coppati1-002

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C., Francesco consiglia di iniziare con 20°C. maggiori alla temperatura indicata per la ricetta che, sarà abbassata appena inserita la teglia.

Sciogliere il cioccolato ed il burro a bagno maria, aggiungere lo zucchero e l’interno di una bacca di vaniglia o lo zucchero vanigliato ottenuto, seguendo il consiglio di Francesco,  utilizzando una bacca di vaniglia, anche usata, messa nel barattolo con lo zucchero semolato… GIAMMAI LA VANILLINA!!!

Unire le uova intere, mescolare ed aggiungere la farina setacciata con il lievito, amalgamare.

Volendo si possono unire le amarene nell’impasto, in questo caso, essendo un finger sweet food, si metterà l’amarena, assieme alla julienne di petali di rosa, alla fine, come decorazione.

Francesco decora i browniews con le rose-002

Versare il composto nella teglia e procedere alla cottura (sempre valida ed affidabile la prova stecchino) per 15/20 minuti.

Estrarre la teglia, farla raffreddare e porzionare col coppapasta scelto, decorare con i petali di rosa (biologici) tagliati a julienne e un amarena, decongelata.

Vi avevo segnalato l’imminente arrivo del libro di Emanuele Scarello sui fritti? Ecco, è arrivato e, se amate la cucina, quella vera, quella che vi insegna davvero a cucinare e divertirvi, trovate il banner sulla barra a dx.

Non troverete soltanto un elenco di ricette ma una ricetta per ogni tecnica ed ogni grasso, troverete il come ed il perchè; è il libro per chi, come me, non ha bisogno di quantità ma di qualità, è il regalo perfetto per voi e per quelli che, come voi, amano la cucina di qualità.

Sfogliando questo libro, rimarrete ammaliate/i non solo dalle foto straordinarie di Ennio Calice un fotografo che sento anche un pò fradel per le sue origini Triestine, ma anche dalle ambientazioni, dette anche food styling, curate dallo stesso Emanuele che, con un nonnulla crea set irresistibili.

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Vi lascio con l’arcobaleno, la meraviglia che la natura ci regala dopo un temporale.


Molino Cudicio: è tutta farina del suo Fascino.

Giorgio Cudicio-001

Ognuno di noi ha subito o subirà, prima o poi,  il fascino del Mulino, basta soffermarsi sugli innumerevoli proverbi ispirati da esso, dai più conosciuti a quelli meno:

Ognuno tira l’acqua al proprio mulino.

Chi va al mulino si infarina.

Sono chiacchiere da mulino.

Il mugnaio macina, il fornaio fa il pane, tutti e due rubano : uno di giorno e l’altro di notte.

Chi arriva per primo al mulino, macina.

Le cicogne non fanno il nido sul tetto del mulino, perché sanno che il mugnaio ruberà loro le uova.

Tutti i mugnai sono ladri, ma non tutti i ladri sono mugnai.

Maiali e polli dei mugnai sono sempre i più grassi, ma nessuno sa con il grano di chi sono stati ingrassati.

L’ultimo a morire di fame è il mugnaio.

A quelli friulani, d’altronde si sa, in Friuli i Mulini sono parte integrante della storia della Regione.

A san Valantin s’inglace la roe cun dut il mulin.

La femine dal mulinàr a ten simpri un biel gjalinar.

Ricordo ancora un racconto inquietante di Mauro Corona inserito nel libro: Storia di neve, ambientato in un vecchio mulino invaso dai topi.

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Nella Mia Regione i Mulini fanno parte della cultura, le distese a perdita d’occhio di campi coltivati hanno reso inevitabile che  l’esigenza dell’uomo di trasformare i cereali in farina si concretizzasse e perchè non farsi aiutare dalla natura?

Perchè non farsi aiutare dalla forza dell’acqua per sviluppare l’energia necessaria a far partire i meccanismi? Ed ecco nascere i Mulini che diventarono poi i social network di un tempo.

Era al mulino che la gente si ritrovava, che spettegolava, che intrecciava storie d’amore clandestine, che stringeva e scioglieva alleanze; è al mulino che nascevano  gelosie, invidie, rancori e sospetti.

In fondo cambiano tempi e modi ma l’uomo rimane sempre lo stesso… Solo che un tempo faceva di necessità virtù e non sottovalutava la generosità della Natura.

In 250 metri di salti di Roggia, c’era la vita: un Lazzaretto (luogo di cura), il lavatoio, una tintoria, un depuratore per il legno, 2 mulini e, ultimo un fabbro.

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Venerdì mattina ho subito per l’ennesima volta il fascino del Mulino, anche se non ho trovato il Mulino che immaginavo.

Il Mulino, quello antico, intriso di storia è in Austria, dove lo stanno restaurando, poi sarà esposto a Cividale, nel cortile della scuola di fronte al Molino Cudicio (se il Comune non si opporrà, ovviamente).

Io, ascoltando le parole del Signor Giorgio, l’ho visto il vecchio Molino, l’ho rivisto riflesso nei suoi occhi, color dell’acqua che muoveva le sue pale, e l’ho respirato osservando i suoi capelli spolverati di bianco, come se gli ultimi soffi di farina, dopo l’ultima macina, si fossero fissati lì per non lasciarlo più.

Le macchine possono andar via, possono lasciarci ma l’uomo può rimetterle in moto, può farle rivivere, con la nostalgia, con la forza dei ricordi, con la appassionata capacità nel reinventarsi un mestiere, iniziando da zero,  da un pugno di grano, uno di mais, uno d’orzo, uno di avena, di soia, di ceci ecc.

Può farsi accompagnare nella rinascita da chi alla fragranza di un buon pane non sa rinunciare: ristoratori, fornai, pizzaioli, tutti assieme ad aiutare il Signor Giorgio testando e sperimentando le sue miscele magiche, nate, non più grazie al vecchio mulino ma grazie alla tecnologia che ci ha regalato il progresso e che ci viene incontro.

Ed è che soltanto grazie ad imprenditori appassionati che riusciamo ad intravedere il cuore di questo progresso, cuore che altrimenti non noteremmo…

Mulino Cudicio-002

Non sono uscita da quella porta a mani vuote ma con la farina, quella speciale per fare il Pane di Giulio e non solo… Ma questo sarà un altro post, io sono foodblogger per passione e non per professione ed ho bisogno di tempo per esprimere le mie emozioni quando sono  forti come queste.

Trasportare fuori dal cuore i pensieri non è sempre così facile, ed è forse per questo che il Signor Giorgio parla lentamente, con lunghe pause tra una parola e l’altra, come a darsi coraggio, pause nelle quali mi sono intrufolata salendo sulla macchina del tempo che mi ha portata in un passato in cui il Signor Giorgio non era ancora nato, ma sono i tempi che gli hanno raccontato, di volta in volta, quando ancor fanciullo ascoltava le storie, trasformandole in scenari.

Le storie che lo stesso Signor Giorgio non vuole dimenticare né far dimenticare perchè ha capito che senza storia e senza memoria siamo destinati a morire….


Vi piace sferruzzare? Allora andate a Passeggio sui Navigli, l’Unica Chiave per una giornata CoinvolGente.

Paola Cavanna

Paola Cavanna e Giordano Malabarba detto Jonny Chitarra (lo trovate su fb)

Un titolo che racchiude tutte le emozioni che ho vissuto ieri a Milano, le ho racchiuse soltanto nel titolo per poi liberarle ad una ad una e farle volare da chi, come me “tiene cuore italiano” e vuole far parte di quelli che aiutano a ricostruire e non a distruggere.

L’amore, l’Unica Chiave, quella che apre tutte le porte, quelle dell’arte, della musica,

Sergio Rossetti-001

Sergio Rossetti.

quelle del rispetto per i più deboli, quelli che vivono sotto un ponte, magari proprio quello del Naviglio Grande:

sotto il ponte del naviglio-001

La “casa” di un senzatetto e la paperella.

.. ed il rispetto per la natura, per gli animali, per farli vivere e riprodurre in un ambiente sano e non contaminato da lattine, plastica ed immondizie:

Famiglia di paperelle sul naviglio-001

Tutti possiamo dare una mano, basta poco, poco poco ed in questo caso, basta guardare in cantina, in soffitta, nei vecchi armadi se c’è ancora quella lana che avevamo comperato per fare questo o quello e e che poi non abbiamo fatto.

Basta riprendere in mano i ferri da maglia, o l’uncinetto e avviare il vostro contributo, largo 30 cm., è l’unica “regola” perchè la lunghezza sarà quella che voi deciderete, anche 2 centimetri o 10o, 20o oppure 1 kilometro, tutto verrà poi unito per formare la lunga sciarpa che verrà srotolata nel 2015 in occasione dell’EXPO.

Facciamo in modo che l’EXPO serva a qualcosa e non solo a depauperare le casse della Regione, facciamo in modo che i Navigli ritrovino il calore e l’importanza di un tempo.

Ma cosa c’entri tu, vi chiederete, non sei mica di Milano.. è vero, anche se è altrettanto vero che di Milanesi a Milano non ce ne sono proprio così tanti e, certamente milanesi non sono i gestori dei 2 locali, 1 da una parte e uno dall’altra del grande naviglio, che ci hanno deliziato con due avvilenti casi di Mala-ospitalità.

Ma voi, a parte per un blackout o la chiusura notturna o il turno di riposo settimanale, avete mai sentito che, di domenica, con i tavolini pieni di clienti la macchina del caffè è spenta e si sta “ricaricando” per scoprire poi che: non serviamo il caffè al tavolo (tra parentesi, non avevamo ordinato 5 caffè ma i caffè erano solo 2 ;-) ) l’altro caso lo tralascio perchè non saprei davvero da dove incominciare.

Ebbene si, non voglio esagerare sottolineando il detto che il cliente ha sempre ragione perchè non sempre è vero e a volte è maleducato ma in questo caso il detto dei 2 gestori dev’essere: il cliente deve avere poche pretese, consumare, spendere molto e togliere presto il “disturbo” per lasciare il posto ad un altro cliente che deve avere poche pretese, consumare, spendere molto e togliere presto il “disturbo” per lasciare il posto ad un altro cliente… e così all’infinito.

Un caso di MALA-OSPITALITÁ è aggravato dal fatto che è situato proprio accanto al Vicolo dei Lavandai, come dire: non faccio nomi ma guardo fisso ;-)

Antico lavatoio Naviglio grande e riflesso-002

 Ma non voglio rovinare l’atmosfera e vi porto con me in un cortile, in uno di quei cortili che pullulano di vita, di arte, di cose belle, dove  bambini ed animali sono ammessi, amati e coccolati, guardate qua:

Le canottiere-001

Vi chiederete anche come mai sia arrivata ai Navigli io, che ne avevo soltanto sentito parlare e che, durante le mie sporadiche e fugaci apparizioni a Milano, non avevo mai visitato.

Soltanto pronunciare il nome mi rilassava ma non avevo approfondito perchè mai e poi mai avrei immaginato che Milano nascondesse un tale tesoro.

Avevo sempre sentito parlare di Milano come una città nebbiosa, senza luce, una città indaffarata nella quale  si lavora, si produce instancabilmente e non c’è spazio per la fantasia e quant’altro ed io, triestina abituata al sole e al vento, non ne ero affatto attratta.

Però devo dire che a Milano ho trovato sempre situazioni climatiche coinvolgenti che mi sono piaciute, neve e sole ma, si sa, io sono una donna fortunata…

Cortile Naviglio-001

Voi sapete che non amo tempestarvi di link ma ci sono casi in cui non posso farne a meno perchè vale la pena risalire alle fonti che hanno  ispirato certi post, Maria Teresa Piantanida, acquarellista, pittrice e donna appassionata che ama la sua Milano e vuole mantenerla viva, è la promotrice e curatrice dell’iniziativa, assieme a Giorgio Pastore de: “LA LUNGA SCIARPA PER IL NAVIGLIO GRANDE”.

Mitti Piantanida vicino al suo amato Naviglio

Nel sito potrete trovare informazioni su come, dove, quando e perchè e gli aggiornamenti sui metri di sciarpa già completati e alla quale partecipano sferruzzatori di tutto il mondo, sferruzzate gente sferruzzate!!!

cesto lane per sciarpa navigli-001

Per chi è su fb questo è il link: http://www.facebook.com/pages/La-Lunga-Sciarpa-per-il-Naviglio/325660724877

Accomodatevi a sferruzzare-001

MA TUTTO É PARTITO DA QUI e la spinta finale è arrivata da LUI, gradevole compagno di escursioni “botaniche” e non solo, ma questo è un altro post ;-)


Una Crostata all’improvviso, ed è subito Casa.

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Crostata con marmellata di ciliegie.

Collegandomi al post precedente, nella scatola che ci viene data, ci sono anche delle tessere jolly, le tessere “salva-puzzle”, sono quelle con le quali riempiamo i vuoti momentanei, quelle che possiamo spostare dove vogliamo per dare armonia al disegno, quelle che ci accompagneranno fino alla fine.

Tra le mie c’è anche il caffè, col suo profumo che esce dalla caffettiera che borbotta, quel profumo che al mattino si espande per tutta la casa e poi, ad uno ad uno, arriva anche il profumo del caffè dei vicini

Il caffè non bussa, entra, dalle fessure, dai buchi delle serrature, a volte spinto dal vento, lui va di casa in casa a svegliare chi dorme, a dare energia a chi sta per affrontare un’altra giornata.

Al caffè piace la compagnia, lui ama socializzare e gli piace che le persone si incontrino: andiamo a bere un caffè? Le andrebbe un caffè? Posso offrirLe un caffè? É il protagonista indiscusso nei primi timidi approci del corteggiamento.

Pausa caffè, Coffee break, il caffè è quel raggio di sole che scioglie il ghiaccio, è un momento di relax, è lo staccare la spina per qualche minuto per poi ricominciare.

Poi viene la Crostata, la Torta, per eccellenza, quella che, in assoluto (per me), sa di casa.

La pasta frolla, un involucro friabile che  può contenere marmellate, frutta, ricotta, cioccolato;  durante la preparazione si possono coinvolgere i bambini, dando loro un pò di impasto e qualche formina ed ecco fatti anche i biscotti, meravigliosi frollini da inzuppare nel latte.

Non ho mai avuto un buon rapporto con la pasta frolla, mi ha sempre frenato la quantità di burro;  avevo provato la variante con l’olio ma non mi aveva soddisfatta, in fondo non mangio crostate tutti i giorni, non ho particolari patologie, non sono intollerante a nulla e se dev’essere crostata, crostata sia, con burro, zucchero e uova come questa.

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Crostata con marmellata di susine e cannella.

La ricetta di questa crostata, in particolare di questa pasta frolla, arriva da un libro: I dolci di Sonja da San Floriano del Collio, sottotitolato: Un libro scritto da madre e figlia legate dalla passione per la cucina. (Io l’ho pagato 5 €uro alla libreria Mondadori del Città Fiera).

Racchiude le ricette dolci della Tradizione del Collio che comprende anche il Collio Sloveno con i miei amati Kuhani štruklji (Struccoli bolliti) e molto altro ancora, vi consiglio, se amate i dolci di casa,  di comperarlo.

Un pomeriggio tardo, quando ormai l’arrivo di ello era imminente, mi sono ricordata che la mattina gli avevo promesso una crostata, per utilizzare un vaso di *marmellata di prugne e cannella* che avevo fatto l’anno scorso e che rischiava di essere mangiata soltanto a suon di cucchiaiate.

Una sfogliata veloce e, a pagina 81, ecco l’illuminazione, mezz’ora soltanto di cottura,  l’ora di riposo la tralascio (non c’è tempo), fatta!!!

Ho messo gli ingredienti nel mio nuovo robot Kenwood, pochi secondi per ottenere l’impasto e via sulla tavola assieme al mattarello.

Ho rivestito la teglia da crostata ma avrei dovuto mettere troppa marmellata per riempire la frolla così, idea: ho grattugiato una mela, l’ho coperta con uno strato di biscotti secchi che ho prima macinato ed ho messo un altro strato di marmellata, ho coperto con le solite strisce di pasta e via in forno.

Da allora l’ho già fatta altre 2 volte, con della marmellata di ciliegie e con quella di albicocche.

Questa crostata e questa frolla, sono ormai entrate di diritto in casa ello: poca spesa molta resa…

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Crostata con marmellata di albicocche.

Ingredienti per la frolla:

  • 400 g. di farina 00,
  • 100 g. di zucchero (ne metto 50 g., sono sufficienti),
  • 170 g. di burro,
  • 2 uova,
  • la buccia di un limone non trattato,
  • 1bustina di zucchero vanigliato (1 pizzico di vaniglia bourbon),
  • 1 bustina di lievito in polvere (1/2 bustina di cremortartaro, sono più grandi).

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 mela grattugiata (grattugia a fori larghi),
  • biscotti secchi, anche avanzi misti, macinati,
  • marmellata a piacere.

Come fare:

io, adoperando il robot, setaccio la farina col lievito e la inserisco nel contenitore, aggiungo lo zucchero, la vaniglia bourbon, la buccia di limone grattugiata ed aziono il robot per amalgamare gli ingredienti secchi, unisco il burro spezzettato e le uova leggermente sbattute a parte (faccio questo per evitare di azionare troppo il robot e non scaldare l’ impasto).

Aziono il robot per pochi secondi, il tempo di agglomerare il burro, se avete tempo lasciatelo riposare coperto da una terrina come consigliato nel libro, sennò, stendetelo sopra un foglio di carta forno, vi aiuterà a farlo senza aggiungere altra farina e agevolerà il suo inserimento  nella teglia.

Farcite la crostata a vostro piacimento o, se vi va di provare, a strati: marmellata, mela, biscotti, marmellata come ho fatto io (i biscotti li ho messi perchè la mela rilascia liquido e non volevo rovinare tutto).

Ricavare dall’impasto avanzato le solite striscioline o giocate come vi va (in quest’ultima, quella di albicocche ho creato delle onde irregolari, anche se aumenta lo spessore della pasta poco importa, la frolla è deliziosa).

Infornare a 200°C. per 30 minuti (forno statico).

*La marmellata di susine e cannella l’ho fatta semplicemente facendo bollire una stecca di cannella assieme alle susine, ormai le marmellate si possono fare con le spezie che ci piacciono, ogni anno un gusto nuovo, provate.

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Per oggi è tutto, buon inizio di settimana, vi lascio con un’altra preziosa tessera jolly del mio puzzle: la voce di Lucio Dalla.

Immaginate come sarà la mia giornata se la inizio sorseggiando un caffè, gustando una fetta di crostata ed ascoltando in sottofondo la Sua incantevole musica ♥


Buon compleanno Maria♥

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Oggi avresti compiuto 52 anni, e certamente avresti preparato una bellissima torta come solo tu sapevi fare e con quel pizzico di dolcezza in più che rendeva sempre i tuoi lavori straordinari.

Mi sono permessa di prendere questa torta dal tuo blog, l’avevi fatta per il tuo compleanno del 2011, poco dopo sarebbe iniziata la strada in salita che ti ha portata lassù.

Ero indecisa se scrivere queste poche righe pubbliche o tenermi per me lo sgomento che provo ancora così forte, ma so che nel web ci sono molte persone che ancora si chiedono perchè e avranno piacere di mandarti un bacio fin lassù…

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Crostata di riso profumata alla rosa, per tutte le Mamme, quelle con la Emme Maiuscola.

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Già, quelle con la emme maiuscola; ho già parlato e raccontato molto, forse troppo della mia storia, della mia infanzia quasi negata, di mia madre, di mio padre e chi mi legge conosce già i miei pensieri.

Con me il detto: la mamma è sempre la mamma non funziona, la mamma è quella che ti riscalda la vita ed è a quelle madri che dedico questa crostata.

L’avevo preparata anni fa, ero ancora principiante ma l’entusiasmo sempre lo stesso di oggi e le foto che ne ho conservato sono solo quelle che vedete.

A suo tempo avevo notato dei difetti che, fortunatamente, riguardavano soltanto l’estetica; avevo avuto difficoltà nello sformarla ed ho dovuto un pò aggiustarla, forse per lo stampo in silicone, o fose perchè non era ancora completamente raffreddata.

Oggi, questa crostata ve la ripropongo riveduta e corretta, se dovessi rifarla adopererei una semplice pasta frolla o una brisè dolce.

Ingredienti per la pasta sucrèe (alternativa alla frolla):

  • 300 g. farina 00,
  • 100 g. di zucchero (ne andrebbero 150 g.),
  • 150 g. di burro morbido,
  • 6 tuorli (leggermente sbattuti),
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta sucrè:

setacciare farina e sale sulla spianatoia, creare la fontana, inserire lo zucchero, il burro , i tuorli.

Dopo aver amalgamato questi ingredienti, incorporare un po’ alla volta la farina e lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e setoso, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero per un’ora.

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Ingredienti per il ripieno:

  • 750 ml. di latte,
  • 180 g di riso comune per dolci ( a chicco rotondo),
  • 50 g. di zucchero,
  • 100 g. di ciliege candite spezzettate,
  • 2 cucchiai di acqua di rose,
  • 6 albumi montati a neve (quelli avanzati dalla pasta),
  • 1 puntina di stecchino di colorante rosso per dolci o succo concentrato di barbabietola se non adoperate i coloranti.

Come fare:

accendere il forno (non ventilato) a 190° C.

Mettere latte, riso e sale in una casseruola e portare a bollore,  sobbollire per c.ca 20 minuti o finchè  il riso avrà assorbito il latte.

Versarlo in una terrina, aggiungere lo zucchero, mescolare e far raffreddare.

Unire al composto di riso raffreddato le amarene spezzettate, l’acqua di rose ed il colorante, mescolare bene ed incorporare delicatamente gli albumi.

Stendere la pasta e foderare lo stampo, riempirlo con il composto, decorare a piacere con la pasta avanzata ed infornare per 40 minuti.

Sformare la crostata quando è ben raffreddata.

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Auguri Mamme


Crema di Avocado, Cocco, Arancia: se la primavera mi dà un dito, io mi prendo un braccio…

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Già, dopo una notte buia e tempestosa, finalmente sabato mattina è ricomparsa la primavera e mi è venuto in mente Giacomo Leopardi che, con la sua sensibilità malinconica, scrive la sua poesia, imparata a memoria e recitata più volte in classe e a casa, con la Signora Gisella che mi ascoltava attenta e severa.

L’ ho immaginato dietro ad una finestra, di quelle alte, enormi, contornate da pesanti tende di velluto scuro, tanto scuro da non dare speranza alla luce di illuminare né la stanza né l’anima del Poeta.

L’ ho immaginato osservare le gocce  cadere dal tetto  sfiorando il davanzale e l’ ho visto dirigersi pensieroso (o pensoso) verso la scrivania ed iniziare i suoi versi:

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra

… Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.

Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo à suoi studi intende?
O torna all’opre? O cosa nova imprende?
Quando dè mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! Assai felice
Se respirar ti lice
D’alcun dolor: beata
Se te d’ogni dolor morte risana.

prati stabili P.d.P.jRovere di Slavonia.1-001

Non mi sono accontentata di rimanere qui, nella nostra meravigliosa ed assolata Italia (allo sfascio) ma ho voluto andare anche un pò lontano, incamminarmi verso altri mondi.

Ieri sera ho visto su Gambero Rosso Sky uno splendido documentario che parlava dell’ amara/dolcezza del cioccolato, mostrandone le varie sfaccettatura, dallo scultore-amante del cioccolato Patrick Roger che mi ha conquistata col suo gorilla a grandezza naturale (sono innamorata di Dian Fossey… ); pensate che i BAMBINI che lavorano nelle piantagioni di cacao non hanno la minima idea né di dove vadano le fave né cosa ne facciano… alla fine lo assaggiano e dicono: buono, è davvero buono…

Cosa c’entra il cioccolato qui? Nulla,è tanto per parlare :-D

Noi-001

Noi

Ed ora passo alla ricetta, non so se a Giacomo (confidenziale) sarebbe piaciuto questo dessert, non lo immagino mangione godurioso ma io ed ello invece lo siamo ed abbiamo apprezzato molto.

La ricetta arriva dalla mia solita datata dispensa a schede, alla ricetta, che non prevedeva zucchero, ho aggiunto del fruttosio ed ho sostituito le noci con le nocciole tritate che erano avanzate dalla precedente torta.

Crema avocado cocco-004

Quando ho letto la ricetta mi sono spaventata, è più il tempo di raffreddamento che quello di esecuzione? Nessun problema, sto diventando pratica e dopo 3 anni abbondanti di blog e web ho imparato ad interpretare le ricette.

Una cara persona ha scritto questo, parlando di me, della Libera di “prima”, prima che iniziasse a vagabondare nella solitudine dei campi e dei boschi:  “che non si perde nulla nelle pieghe delle ricette”, beh, quella Libera ritornerà, prima o poi… promesso♥

Ingredienti per il bicchiere nella foto e un’altra coppa grande:

  • 2 avocadi maturi,
  • 150 g di crema di polpa di cocco (NaturaSì),
  • 150 ml. di succo d’ arancia,
  • 2 cucchiai di fruttosio,
  • 150 g di yogurt greco,
  • 1 cucchiaio abbondante di scorza d’arancia gratuggiata,
  • 1 cucchiaio di succo di limone,
  • farina di cocco e scorza d’arancia per decorare (o come vi piace).

Ingredienti per la granella/crumble:

  • 50 g di burro di cocco (o il vostro solito burro),
  • 50 g di fiocchi di mais,
  • 50 g di nocciole tritate grossolanamente,
  • 1 cucchiaio di zucchero muscovado.

Il procedimento per la granella lo trovate in grassetto/corsivo.

collage crema avocado crumble-001

Come fare:

mettere il succo d’arancia, il fruttosio e la crema di polpa di cocco in un pentolino, mescolare e riscaldare (non bollire!) il composto per amalgamarlo.

Spegnere e versare in una terrina, far raffreddare e mettere in frigo per far addensare.

Nel frattempo tagliare a metà gli avocado, eliminare il nocciolo (non gettarlo, vedere qui) e, con un cucchiaio estrarre lapolpa.

Ritirare dal frigorifero la crema di cocco, unire la polpa di avocado, lo yogurt, la scorza d’arancia ed il succo di limone e riporre ancora la terrina, coperta con la pellicola, in frigorifero per far addensare (io, per motivi di tempistica, l’ho lasciato tutta la notte).

Al momento di preparare le coppe o bicchieri, come volete, far sciogliere il burro di cocco (io) o margarina o burro di soia o burro vaccino ed unire i fiocchi di mais frantumati: io l’ho fatto con le mani, è un ottimo antistress.

Dopo che i fiocchi avranno assorbito il burro, unire le nocciole tritate e lo zucchero Muscovado, mescolare per qualche minuto, versare in una ciotola e far raffreddare.

crema avocado cocco4-001n

Presentazione:

questo dessert può essere servito in coppette, io ho scelto per voi il bicchiere che evidenzia il “crumble” (perchè di crumble si tratta) che è perfetto in questo dessert, per la croccantezza, il profumo e la consistenza e se vi avanza potete utilizzarlo per altre preparazioni.

Alternare gli strati di crema e crumble terminando con la crema, la decorazione è a gusto personale, io ho scelto una farina di cocco e una piccolissima julienne di scorza d’arancia che fa sempre la sua bella figura.

crema avocado cocco4-001

Comunicazione di sevizio: ho completato il recupero dei miei post persi per il malfunzionamento (o mia inesperienza) del PDF, questo comporta che gli iscritti via email non verranno subissati di email.


… io li sotto ero uno SPUTO e ho detto “OLE’” sono perduto: Buon Compleanno Lucio♥

Tavolino di Lucio Dalla-001

Professor Domenico Sputo,

Buon Compleanno, la sua Bologna è in festa per l’occasione ed è proprio in questi momenti che ci si rende conto di quanto una persona sia stata IMMENSA.

In dicembre sono stata, assieme alla Sua e mia Amica Giuliana, a visitare la Sua casa, qualche giorno prima mi aveva portata alle 18 ad ascoltare la Sua musica nella via e mi aveva fatto notare che sul campanello della Sua casa non ci fosse scritto il Suo nome, Lucio Dalla ma bensì Domenico Sputo.

Mi sono fatta una bella risata ed ho riso anche quando ho saputo che la Sua barca si chiama Catarro, insomma tra Sputi e Catarri, qui non manca nulla ma, ce ne fossero di Sputi e Catarri così, come si dice: metteremmo la firma…

La visita di cui sopra era stata organizzata dai Suoi parenti per raccogliere fondi da destinare alla ricostruzione del palazzo del Municipio di Finale Emilia.

Non so come sia andata a finire, spero bene perchè so anche che molti dei Suoi desideri non sono stati ancora esauditi, in primis la Fondazione da Lei e Marco tanto voluta.

Cerco di non pensarci, in fondo non sono affari miei, sono faccende di eredità e Lei sa meglio di me come vanno queste cose, o forse no dal momento che non aveva mai pensato di buttar giù due righe di testamento.

Io La capisco sa, una Persona come Lei che tiene gli addobbi Natalizi tutto l’anno, che ha all’entrata, quella riservata agli Amici, uno splendido Presepio fatto a mano a Napoli, ne ha altri sparpagliati per casa, una Persona che colleziona Carillons e che raccoglie nella stanza del cinema giocattoli antichi e, ancora, mette la sciarpa ad una statua con le Sue sembianze e dà il volto a tele che ritraggono Santi e Poeti, beh, una Persona così non penserebbe mai di scrivere un testamento, è più adatto per un bambino, scrivere poesie e testi di canzoni che,  alla fine, sempre poesie sono.

Se chiediamo ad un bambino cosa pensa della morte non sa rispondere perchè lui non ci pensa proprio che un giorno morirà.

Parenti mal di denti, sarà stato mica per caso che è nato questo detto, i Suoi parenti non mi sono simpatici, assolutamente no, soprattutto per come hanno trattato e stanno trattando Marco.

A proposito, l’ho visto da Fazio (è stato anche un momento al Festival di San Remo, per introdurre una canzone, aveva gli occhi così tristi. ) per presentare il libro che ha scritto e che ci racconterà di Lei: Dalla luce alla notte.

Durante l’intervista Marco ha detto: 

Lucio Dalla era la fuga continua dalla noia, è vero, brutta la noia, rende ogni vita uguale all’altra, senza sogni, senza desideri, senza motivazioni, senza senso.

Mentre ero in fila, d’istinto ho guardato verso le Sue finestre dalle quali s’intravedono quegli affreschi straordinari, ed ho visto un piccione appollaiato su una persiana, osservava tutto quel via vai di curiosi (ci hanno descritto così ma, almeno per quanto riguarda Giuliana e me, non è stata la curiosità a portarci lì ma l’affetto ed anche il dolore) con quel ridicolo modo di guardare che hanno i volatili, girando il capino e buttando l’occhio.

Per un momento ho pensato fosse Lei che, incuriosito da quella confusione sotto casa Sua, fosse venuto a dare, appunto, un’occhiata ed io, come la strofa della Sua canzone Cara che riporto nel titolo, lì sotto ero uno sputo.

Le avrà fatto piacere vedere che ci hanno fatto da Ciceroni gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, la ragazza che ha guidato noi era evidentemente commossa mentre passavamo di stanza in stanza, nelle sue parole ho letto anche del pessimismo per la sorte di tutte quelle opere, anche qui ricadiamo nel discorso eredità, mannaggia a ‘sti soldi che fanno e disfanno e cancellano sentimenti con una facilità preoccupante.

La saluto così, con la canzone che riesce sempre a commuovermi ed incantarmi:

Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla

e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano…

 

Ecco, questa sera tutti noi, quelli che Le vogliono bene e che non si rassegnano, voleremo nella Sua mano.


Orecchiette, Cime di rapa, Formaggi Svizzeri: squadra che vince non si cambia…

orecchiette con patate al forno-001

Con questa ricetta non vorrei mai interferire con la tradizione pugliese che vuole le orecchiette senza formaggio… Semplicemente voglio unire in un post ingredienti importanti per me che hanno significati che attraversano la cucina e vanno dritti al mio cuore.

Chi mi conosce sa quanto mi manchi Maria e, come ho già scritto, non passa giorno in cui io non pensi a lei.

Per fortuna sono rimasta in contatto con sua figlia e suo marito che, lo sapete già, porta frutta e verdura dalla Puglia ai mercati del nord, tra cui Trieste e Udine.

Non mi pesa alzarmi alle 4 del mattino e mettermi in macchina per andare al mercato a fargli un saluto e prendere le cose che mi porta.

L’ultima volta mi ha portato, oltre alle orecchiette, anche una cassetta di cime di rapa e così ho comperato il Raclette e Le Gruyere ed ho unito tutti questi ingredienti, come in un abbraccio,

in questa ricetta che parte sempre da una ricetta di Maria, la sua Pasta e patate al forno.

collage cannerozzetti Maria-001

Pasta e patate al forno di Maria

 L’ho fatta la sua versione originale con i cannarozzetti, il formato di pasta che lei prediligeva; sua figlia mi ha detto: lei adoperava soltanto quel formato, senza quello non c’era la pasta e patate

Da noi non si trova quel formato e quel pacco che vedete nel collage viene direttamente da casa sua…

Al posto dell’emmenthal avevo adoperato lo Sbrinz e le Gruyere che mi erano avanz ati dal contest.

Non ve l’ho mai raccontato ma ello l’ha tanto gradita che, boccone dopo boccone, al sicuro dai miei rimproveri perchè intenta a guardare Masterchef, ha mangiato tutto il contenuto della pirofila, ad un certo punto mi ha sussurrato, con un fil di voce, vado a letto e, con un passo incerto si è avviato verso la zona notte.

orecchiette con patate da infornare-001

La quantità di ingredienti è a piacere, questa è una pasta che, se avanza, si può mangiare anche il giorno dopo, quindi non sarò precisa.

Ingredienti:

  • orecchiette fresche (o secche se le adoperate), cime di rapa,
  • patate, scalogno,
  • formaggio Raclette per l’interno e le Gruyere anche per la gratinatura, pane grattugiato,
  • olio evo,
  • peperoncino in polvere, sale.

Come fare:

in un tegame con un filo d’ olio extravergine di oliva far rosolare le patate tagliate a cubetti, assieme allo scalogno tritato, unire le cimette di rapa spezzettate e far insaporire bene,  coprire con acqua o brodo vegetale.

Quando le patate saranno quasi cotte spegnere il gas, nel frattempo cuocere la pasta lasciandola  indietro di cottura, mescolare e aggiungere i formaggi.

Versare in una pirofola appena unta e cospargere il tutto con il formaggio mescolato  al  pane grattuggiato e infornare a 180° per 15 minuti e altri 5 minuti funzione grill.

Di seguito la versione con salsiccia.

orecchiette cime rapa salsiccia-001


Pinza Friulana dell’Epifania, della Nonna di Pietro: l’amore per la tradizione non è soltanto una moda…

Pinza Epifania fetta-002

Voi  sapete che, nonostante mi descriva come una specie di orso asociale e grezzo, io amo parlare con le persone, specialmente se condividono uno spazio o qualcosa con me o se percepisco un qualcosa che mi spinge verso di loro, ed è così che il signor Pietro ed io siamo diventati amici.

Mi piaceva, quando aveva terminato il suo lavoro, invitarlo a bere un caffè o un the, lo sapevo solo e mi faceva piacere parlare con lui, di sua figlia che amava andare a cavallo e lo faceva un pò tribolare con la scuola e del ballo liscio, la sua passione.

Così, forse per sdebitarsi, un giorno mi portò  questo dolce da assaggiare col the, me ne innamorai e, ovviamente, gli chiesi la ricetta.

Per un pò resistette: è una ricetta di mia nonna, ne era gelosa, rispondeva ogni qualvolta  gliela chiedevo… ma poi cedette, la mia sincera passione lo convinse.

Ora il signor Pietro è molto ammalato, ricordo che l’ultima volta che venne a lavorare non si reggeva in piedi, lo rimandai a casa e le scale, finchè non trovammo chi lo sostituisse, le pulii io.

Ultimamente, più che una moda, il desiderio di conservare le tradizioni, credo sia diventata una necessità, sia per non staccarsi da un passato che, in fondo in fondo, non era poi male, sia per prendere le distanze da un futuro che non promette bene e ci rende così preoccupati e arrabbiati che non siamo più capaci di cogliere ed apprezzare le piccole cose.

Come ho già scritto, questo tipo di ricette, nasce dalla necessità di mettere assieme poche cose e, mi ripeto, la frutta secca, un tempo era alla portata di tutti mentre oggi, una torta di noci, anche fatta in casa, viene a costare un occhio dalla testa.

Basta leggere gli ingredienti di questi dolci poveri, sempre gli stessi, noci, fichi secchi, uvetta, qui ci sono anche i pinoli ma il signor Pietro mi disse: la nonna li metteva raramente, quando poteva permetterseli.

Mi scuso per le fotografie, non sono recenti, fotografavo ancora con il telefonino, sono foto sfocate, con esposizioni errate, per fortuna che ora ne capisco un pò di più del 2008 e ho cercato di sistemarle meglio che potevo (purtroppo non ho photoshop).

Era il tempo che fotografavo gli ingredienti, avevo ancora così tanto entusiasmo…

Ingredienti pinza epifania Pietro1-001

Ingredienti per una teglia rettangolare da 45 x 35:

  • 300 g. di farina gialla di mais (anche istantanea),
  • 700 g. di farina 00,
  • 1 litro di latte,
  • 2 uova,
  • 100 g. di zucchero,
  • 150 g. di lievito di birra fresco (o 2 fustine liofilizzato + 1 lievito in polvere,
  • 400 g fichi secchi tagliati a pezzetti,
  • 250 g. di uvetta,
  • 1 bustina di pinoli tostati,
  • 200 g. di noci tritate grossolanamente,
  • 2 cucchiai di strutto (o burro),
  • buccia di limone gratuggiata,
  • sale.
collage pinza epifania-002

Come fare:

portare il latte a bollore con il sale, tagliare i fichi a pezzetti, tostare i pinoli, tritare le noci grossolanamente e sciogliere a bagno maria lo strutto o il burro.

Lavare l’uvetta e farla gonfiare nell’acqua calda,  scolarla e metterla nel rum o grappa, versare il latte sopra la farina di mais e lasciare  che lo assorba.

Sbattere leggermente le uova e aggiungerle all’impasto assieme allo strutto o burro, unire anche la frutta, compresa l’uvetta scolata, lo zucchero e la buccia di limone.

Sciogliere il lievito in un po’ d’acqua tiepida, versarlo nell’impasto ed unire, un po’ alla volta, la farina ( io la setaccio).

Versare nella teglia foderata con la carta da forno (o imburrata) ed infornare nel forno preriscaldato a 180° C. x 40 minuti.

Controllare che la preparazione non asciughi troppo, sfornare la pinza e, quando è intiepidita voltarla sottosopra affinchè l’umidità non rimanga nel fondo.

Cospargere di zucchero a velo decorando a piacere,  la potete anche porzionare e mettere in congelatore per le emergenze della colazione e merende.

Pinza Epifania pronta-001

Per oggi è tutto, grazie signor Piero e grazie a voi di avermi letta fin qui…

Il Signor Pietro è venuto a mancare in ottobre…


Il sop dal Prin dal an, Tradizions furlanis (Oscar Puntel)

Perla sulla porta1-001

Buon 2013 mondo, a proposito di mondo vorrei conoscere tutte le tradiz ioni del mondo riguardo alla nascita di un nuovo anno ma devo accontentarmi (tra virgolette) di cercare, studiare, scoprire le tradizioni della Regione dove abito, oggi vi porto in Carnia.

Già conoscete la mia passione per la Carnia, la sua storia, le sue tradizioni e la sua cucina, così, in questa alba silenziosa ho frugato tra i libri di ello e ho trovato il testo che segue, io ho capito tutto ma per la traduzione fedele attendo il suo

risveglio, so che, goliardicamente mi tradurrà frasi senza senso burlandosi di me e so anche che io non demorderò e riuscirò a spuntarla ed avere la traduzione, ma voi avrete la pazienza di attendere?

Google qui  può fare poco o niente, il Friulano è sfuggente, come leggerete più in basso i Friulani sono  «The Hard People»…

Il sop dal Prin dal an*.

Ducj i fruts a àn di visâsi che il prin dì di Zenâr a àn di lâ dal lôr santul, par fâsi dâ «la buine man».

 «Bundì la buine man a mi!», a an di dî i piçui. E il santul al à di dâur un regalut, par solit bêçs, che al è il lôr sop.

 In Friul, chest mês al è ricuardât par vie dai fûcs de Pasche Tafanie: di Comelians, cu lis sôs cidulis propiziatoriis, a Paulâr, là che si bruse la femenate, jù fintremai aes fogheris de Basse, passant pai pignarûi di Tarcint e frazions.

 Tradizions di divignince celtiche, che ducj za o cognossìn. Pôc, invezit, si sa de tradizion dai sopêrs, trop di int che e zire pal paîs dispès in costum, par fâ tornâ a vivi la rivade dai «Re magjos»; si clamin sopêrs par vie che po dopo a cjapin un sop.

 A Darte si vîf il rît de Stele di Nadâl: une stele di lene cjarte veline colorade, cun, al centri, un piçul lumin a vueli (te foto), e ven puartade di cjase in cjase par dâ l’anunci de nassite dal Gjesù Bambin.

Stele di Nadal

Foto dal web

 Si fâs chest rît ancje a Sauris, intal dialet todesc, invezit, a Çurçuvint, si cjante il «Gjesù cjamin», laude dal Cuatricent, puartade di cjase in cjase de Onorande compagnie dai cjantôrs de plêf di Sant Martin.

 Cheste istituzion e à lidrîs ancjemò prime dai 24 di Març dal 1761, date dal prin verbâl dal regjistri storic dal grup e che al da lis regulis precisis su nomine e compuartament dai siei components.

 In tantis comunitâts, a zirà a son i zovins che a fasin part de Coscrizion, ven a stâi che a àn fat 18 agns. Ancje in chest câs, il test de cjançon puartade di cjase in cjase e conte de nassite di Gjesù.

 Pal antropolic inglês Patrick Heady – autôr dal libri «The Hard People», il popul dûr (il riferiment al è proprit ai cjargnei) – in chel dì si realizave la supremazie  dal gnûf sul vieli, di fat, dome in chel dì, i zovins a comandavin sui vecjos.

 Traduzione

 Tutti i bambini devono ricordarsi che il primo giorno di gennaio devono andare

dal loro santolo (padrino) per farsi dare la “mancia”.

«Buongiorno, la mancia a me», debbono dire i piccoli. E il santolo gli dà un piccolo regalo, di solito, soldini. Questo è il loro “sop” (intraducibile).

 In Friuli, questo mese, è ricordato per via dei Fuochi dell’Epifania.

 Da Comeglians con le sue «Ruote infuocate» propiziatorie, a Paularo dove si  brucia la “strega”, fino ai fuochi della Bassa Friulana, passando per il «Pignarul» di Tarcento e dintorni.

 Tradizioni di provenienza Celtica che tutti conoscono. Poco, invece, si sa delle tradizioni dei «sopers», gente che gira per il paese spesso in costume per far rivivere la tradizione dell’arrivo dei Re Magi.

 Si chiamano «sopers» per il fatto che, dopo, ricevono un «sop».

 Ad Arta si celebra il rito della Stella di Natale, una stella di legno e carta colorata con al centro un piccolo lume ad olio che viene portato di casa in casa per annunciare la nascita di Gesù bambino.

 Si celebra questo rito anche a Sauris, nella parlata del locale dialetto tedesco.

 A Cercivento, invece, si canta il cammino di Gesù, preghiea del 400 portata di casa in casa dalla Onorata Compagnia dei Cantori della Pieve di San Martino.

 Questa istituzione affonda le proprie radici ancora prima del 24 marzo 1761, data del primo verbale sul Registro Storico del Gruppo che detta regole precise in tema di nomine e comportamento dei suoi componenti.

 In tante Comunità sono i giovani che fanno parte della Coscrizione, ossia che hanno compiuto i 18 anni, ad andare per i propri paesi.

 Anche in questo caso il testo delle canzoni celebra la nascita di Gesù.

 Per l’antropologo inglese Patrick Heady, autore del libro «The  Hard People», il popolo “duro” (ed il riferimento è proprio ai Carnici) in quel giorno sirealizza la supremazia del nuovo sul vecchio. Di fatto, solo in quel giorno, i giovani comandavano sui vecchi.

 *Riferimento della parola «sop»: dono di frutta o altro, da: Il Nuovo Pirona – Vocabolario Friulano.


Biscottini al mosto cotto, senza uova, senza lattosio, senza glutine ma con tanto tanto sapore… Un pensiero per Maria ♥

biscottini al mosto cotto cotticorn-001

Non so se è merito dei Maya che, con le loro profezie hanno comunque mosso qualcosa in ognuno di noi, non so se è perchè dai e dai le cose cambiano, non so se, finalmente, mi sono incamminata sulla strada giusta… Fatto sta che ho trascorso uno splendido Natale, direi sereno, si, sereno è la parola giusta.

La venuta della suocera&Co. non mi ha agitata, sono riuscita ad organizzare tutto per benino e nei tempi giusti, voi direte: cosa sarà mai organizzare un pranzo di Natale per 5.. Beh, per me, che non ho mai ospiti a casa, è un bel impegno, quando manca la pratica non basta la grammatica no?

Come già sapete il mio menù di Natale non è stupefacente ma è il solito: lasagne portate dalla suocera, zampone, lenticchie a volontà, brovada.

Quest’anno l’ho arricchito con 2 stinchi di maiale al forno, Lambrusco, coca cola per il cognato (ORRORE!!!) comperata da ello che, dopo aver notato il mio disappunto ha detto saggiamente: bisogna adeguarsi agli ospiti, panettone ai marron glacè gentilmente offerti da Loison, spumante per il brindisi, caffè, ammazzacaffè per lo zio: una grappa che gli ha fatto strabuzzare gli occhi per quanto era forte…

Tutto qui, qualche chiacchera, una breve comparsa di Perla che è venuta a salutare “la nonna” e dopo aver sberlato per qualche minuto è tornata a dormire e poi, tutti a casa, ello ad accompagnare lo zio (che mi ha regalato del buonissimo miele di acacia che ho adoperato per i biscottini) e così, rimasta sola mi sono messa a fare questi biscottini.

Ci tenevo a farli per Natale, un omaggio a Maria, è lei che mi aveva mandato il mosto cotto: adoperalo, mi diceva, ma non voglio finirlo, rispondevo, dai che te ne mando ancora… invece non c’è stato più tempo, purtroppo…

Questa ricettina mi è arrivata via mail da Nannarè, una delle Amiche di forum di un tempo, è una delle tante ricette che mi ha mandato, sono di sua nonna o di “nonnine”, come le chiama lei e per me sono perfette.

Appena la sento le chiedo delucidazioni sulla provenienza di questi “Biscottini al mosto cotto”, se hanno un nome definito o si chiamano soltanto così.

Io ho preferito lasciarli naturali, senza spezie, un pò perchè a ello non piacciono un pò perchè coprirebbero il sapore della frutta secca, rimane comunque il fatto che sono molto versatili e, da questa base, se ne possono elaborare un’infinità, mi sono limitata a modificare il tipo di farina perchè, essendo questi biscotti, già senza lattosio e senza uova, volevo farli anche senza glutine.

Copio incollo la ricetta così come è arrivata, con lo stile gajardo de Anna (si chiama così), le sue abbreviazioni da sms, credo assimilate dalle 2 figlie adolescenti, qualche doppia di troppo, ma è perfetta così, la adoro ♥

Per facilitare la lettura ho evidenziato gli ingredienti, mentre le mie varianti e il mio procedimento sono inseriti tra gli asterischi.

collage biscottini mosto cotto-001

Si lavorano degli ingredienti sullla spianatoia mettendone  ad occhio

circa 300 grammi fra nocciole, noci, pinoli, (xchè no, qualche mandorla) spezzettati grossolanamente
(Se vuoi anche tostati ma nn è necessario)
500 grammi di farina (da nn usare tutta insieme, che so iniziare con 250/300 gr. ed aggiungere quella che occorre man mano) *farina di grano saraceno e tapioca*
1 bicchiere circa di ottimo olio evo o strutto *olio evo (Pugliese)*
un pò di zucchero e miele * solo miele*
mosto cotto (o vino) q.b.
poco + della metà di una bustina di lievito x dolci
( Eventualmente Vanillina o spezie facoltative ed a piacere del proprio gusto) *estratto di vaniglia*
Non ci vanno le uova ma c’è anche chi ne mette *omesse*.
Zucchero a velo x spolverizzare , facoltativo *omesso*.

Mettere, la farina a fontana con tutti gli ingredienti dentro (la mi mama talvolta mette anche un po’ di buon cacao in polvere, ma ciò è una cosa del tutto personale), lavorare raggruppando per bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una “massa” omogenea, formare un filoncino
un “pò piatto” e tagliare a forma di losanga (qsta è la tradizione) oppure stendere e dare la forma ai biscotti che andranno su una teglia con
carta forno.

*Io ho mescolato la frutta secca con 250 g. di farina (proporzione 350 farina di grano saraceno, 150 farina di tapioca), ho aggiunto il bicchiere d’olio, 3 cucchiai abbondanti di miele, ho amalgamato, ho unito il resto della farina e poi ho aggiunto a poco a poco il mosto cotto fino al raggiungimento della “massa” omogenea (come scrive Anna), ho formato il filoncino un “pò piatto” e, come da tradizione, ho formato le losanghe*

Naturalmente infornare con forno già caldo a ca. 180 gradi finchè nn saranno coloriti e cotti (forse 20 min. o poco+)
Si possono servire ed intingere con buon bicchiere di vino bianco, marsala o …

Semplici, ma “fanno famiglia” e Natale magari apprezzati accanto al camino acceso …??! (A Perla falli assaggiare senza inzuppo nel vino mi raccomando …!!! Alle gattine di buona famiglia si bagna soltanto dietro l’orecchio con una goccia di Champagne, la notte di Capodanno, cm fossse Chanel N° 5 – insieme ad un assaggio di Pandoro).
Cuore

biscottini al mosto cotto cotti1nuovo-001

Buongiorno mondo.


Pasticcini al cocco: un pezzetto di eredità…

cocchetti mamma Franco agenda-001
É una parola che, in qualsiasi caso, ti grava di enormi responsabilità, ti ritrovi all’improvviso “proprietaio” di qualcosa che non hai scelto, al quale non hai mai pensato, qualcosa che rimette in discussione le tue convinzioni, che apre di fronte a te un orrizzonte nuovo, da esplorare.

Un eredità non ti abbandonerà mai, sarà sempre accanto a te e tu, dovrai essere capace di trarne il buono ma questo non è facile, basta guardarsi attorno quando si passeggia per le vie delle città, case splendide avvolte dall’edera, lasciate morire così soltanto perchè qualcuno, per beghe e beghette non è stato capace di condividere un’eredità, esempio recente è l’eredità di Lucio Dalla…

Di fronte ad un’eredità spesso manca il rispetto, il rispetto nei confronti di chi ha costruito quell’ eredità nel corso dell’ intera vita, spesso con enormi sacrifici.

Non entro nel merito e non approfondisco l’argomento riguardante le gravose tasse di successione che renderebbero prosaico questo mio, invece, dolcissimo, post…

Ci sarebbe davvero da scrivere volumi interi sulle varie sfaccettature di questa importante parola, ma io oggi voglio parlarvi della mia eredità, della mia meravigliosa, dolce eredità si, dopo il famoso tavolino con specchio che ho avuto in eredità dalla mia adorata Signora Gisella, sabato ho avuto in eredità le ricette dei dolci della Signora Maria, ricordate la mamma di Franco, il mio amico di gare in MTB, ne ho parlato tempo fa perchè è mancata da pochi mesi.

In fondo troverete i link di 2 ricette che sono riuscita a carpirle in vita, per le altre la risposta era sempre la stessa: quando sarò morta potrete guardare la mia agenda…

Beh, Franco mi ha spedito le foto di tutte le pagine di quell’agenda, tutte le ricette che lei scriveva in bella e leggibile calligrafia e per me è stata un’enorme emozione leggerle, perchè leggendo ho ritrovato i sapori, i gesti di quelle mani, ho rivissuto la tanto attesa apertura del forno dal quale uscivano, avvolgendomi, gli indimenticati profumi, se non è EREDITÁ questa…

Per chi non riuscisse a leggere bene la ricetta la riscrivo e, alla fine vi do alcuni consigli per una perfetta esecuzione.

collage cocchini da infornare-003
  • 500 g. di cocco grattugiato o farina di cocco,
  • 300 g. di zucchero,
  • 4 uova,
  • scorza grattugiata di 1 limone e 1 arancia.

Come fare:

mescolare il cocco, lo zucchero, la scorza grattugiata dell’arancia e del limone, i tuorli e per ultimi gli albumi montati a neve ben ferma.

Ricavare dal composto delle palline delle dimensioni di una noce, disporle su uno stampo coperto con la carta da forno e cuocere a 200°C. per 15 minuti.

Suggerimenti: Tiziana, che si fida delle ricette che pubblico e le testa volentieri, ha fatto questi biscotti ieri ma, mi ha detto, le sono venuti un pò asciutti, già dall’impasto aveva visto che non era morbido.

Come ho riscontrato tutte le volte che ho replicato i biscottini di Nigella e le Favette, le uova non sono più le stesse e, anche se sulle confezioni c’è scritto medie/grandi ecc., le dimensioni cambiano anche da uovo a uovo (le galline di Milva hanno indetto uno sciopero ad oltranza, quindi ) quindi consiglio sempre di mettere gli albumi in una ciotolina e di dosarli un pò alla volta fino ad ottenere la consistenza desiderata.

In questo caso è importante che  la farina di cocco sia il più fresca possibile perchè se adoperate la farina di un pacco già aperto è probabile che sia troppo secca e questo comprometterebbe la perfetta riuscita sia di questi biscotti che di qualsiasi altra preparazione, anche perchè a volte la farina vecchia sa di rancido.

Ho assaggiato gli originali, spesso, la Signora Maria, doveva nasconderli perchè  in un battibaleno, io ripulivo il vassoio, questi sono proprio i cocchetti (da bambina li chiamavo così), forse non ho pubblicato nulla di nuovo ma, pe me, questi sono unici perchè sono i: Pasticcini al cocco della Signora Maria.

Grazie Franco, mi hai fatto proprio un bel regalo di Natale e non solo

biscottini al cocco2 stelle-001

Buona settimana mondo, dopo le mie riflessioni domenicali, inizio la settimana con tanta dolcezza, e non è soltanto la dolcezza di questi biscotti ma è la dolcezza che ci regala ogni giorno la vita, quasi quasi mi dispiace che il 21 finisca tutto.

Le 2 ricette della Signora Maria:

Internet point ed il tacchino col tappo

Torta di pane/ttone e mele profumata al macis, cucina povera?


Un week end in poche parole.

in viaggio1-001

Buona settimana mondo, oggi mi automodero, ho un periodo molto ricco per quanto riguarda emozioni, incontri, Amicizie e per fortuna la mia Lumix mi fa da supplente con competenza e maestria.

Riesce a cogliere l’attimo, come queste prime foto scattate poco dopo la partenza da Udine in un alba straordinariamente suggestiva, a poche centinaia di metri l’una dall’altra e cambiando orrizzonte mi ritrovavo in paesaggi diversi, in luci e colori opposti l’uno all’altro.

alba nella vigna1-001

alba 1-001

In viaggio-001

Un viaggio in macchina fortemente voluto da messer TRENITALIA che, col suo sciopero ha messo a rischio il mio viaggio da tempo programmato.

Lucio Dalla mi attendeva nella sua casa, non potevo mancare e ello, vedendo il mio sconforto mi ha detto: vai in macchina… Si, adoro guidare, io farei il giro del mondo in macchina e in questo viaggio mi hanno accompagnata le musiche degli Stadio, quale migliore colonna sonora per onorare il mio viaggio?

Al parcheggio ci accoglie (Giuliana ed io) una romanticissima scritta su una parete, sono CONTRARISSIMA a chi scrive sui muri ma in questo caso, di fronte a cotanto ammmmore ho chiuso un occhio.

Bologna scritta su muro1-001

Prima di metterci in fila per visitare La Casa, uno sguardo alle Sculture in Bronzo di Mirella Guasti esposte in Piazzetta 4 Novembre.

Bologna statua3-001

La Spavalda

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Alla Sbarra.

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Clessidra

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Riflessione

Bologna statua1-001

Kronos

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Un Dubbio.

Bologna fila per visita casa-001

In fila per 3 col resto di due…

Finestra LDaffresco soffitto-001

Finestra casa Lucio Dalla, s’intravede il soffitto affrescato.

Terrazzino LD1-001

Il balcone.

Bologna davanzale erica-001

Davanzale.

Finita la visita della quale parlerò più in là… Una passeggiata per il centro di Bologna dove non si perde neanche un bambino… A guardare vetrine, palazzi ecc.

Bologna Vetrina negozio uomo-001

Bologna servizio posate argento vetrina-001

Mi colpisce la dolcezza dell’espressione di questo pittore:

Bologna pittore dipinge-001

Voglio vedere che cosa rende così serena la sua espressione, è un campo di grano e papaveri…

Bologna pittore quadro-001

Si è fatto tardi, siamo stanche, piove, ci salvano i famosi Portici di Bologna, gli addobbi Natalizi illuminano le strade e le piazze.

Bologna albero di Natale-001

I cavi elettrici carichi di pioggia sembrano  fili dorati, come volessero sembrare anch’essi addobbi Natalizi e sentirsi meno soli…

Bologna fili carichi di pioggia-001

Si ritorna a casa, queste uova e farina nel frattempo sono diventate tagliatelle, inutile dirvi che ne ho mangiati 2 (due) piattoni, si sa noi giovani abbiamo appetito.

Uova e farina Anna-001

Il giorno dopo, una visita programmata all’ultimo momento, sempre accompagnata dalla musica degli Stadio arrivo a destinazione, ad accogliermi questo sguardo… Ed è subito amore…

Agata-001

Un amore corrisposto perchè alimentato dalle mie offerte mangerecce tra le quali anche un gambo di sedano, si, avete letto bene, Agata va pazza per il sedano, sarà forse perchè è afrodisiaco ?

Mentre Agata mangia il sedano io mi gusto questa panna cotta al parmigiano con crema/mousse di funghi, d’altronde sono ospite da una food blogger speciale…

pannacotta al parmigiano con crema di funghi-001

Poi passo alla piadina, potevo farne a meno?

Piadine e dito fantasma-001

Alla fine ci sta un biscottino fatto in casa, anche 2 perchè no, o 3, 4… non posso finirli, tra poco è l’ora del te e ci sono altre bocche da sfamare, foto migliori e descrizione a presto sul suo blog (no, non ve lo dico )

fantasia di biscotti-001

Mentre mi/ci avviamo alla porta la mia attenzione è catturata da una vecchia bilancia che finge da portapiante /piscina.

bilancia portapiante1-001

Agata con la padroncina1-001

Agata com la padroncina-001

Ciao, vi porterei via tutte 2 ma in macchina ci sono gli Stadio e non ci stiamo tutti…

La campagna dall'autostrada-001

Vado, prendo da una pianta qualche foglia di alloro, accendo la radio e dopo un pò che guido in autostrada mi accorgo che sto sorridendo… La Vita mi sorprende sempre…


Pasta e patate al forno di Maria…

Ziti Maria

Sformato di ziti (Foto di Maria)

Oggetto: ricetta
Da: maria61m@………
A: “accantoalcamino@libero.it”<accantoalcamino@libero.it>
Data: 27/07/2012 14:36

Come promesso,ecco la ricetta di pasta e patate.

In un tegame un giro di olio,scalogno tritato foglia di alloro e patate a cubetti,si fa soffriggere dolcemente io aggiungo un pò di vino bianco e quando è evaporato aggiungo acqua fino a coprire le patate (se si vuole si può mettere un pò di concentrato di pomodoro oppure dei pomodorini a soffriggere con le patate).
Quando le patate sono quasi cotte spegnere il gas e aggiungere abbondante origano e pepe,intanto cuocere la pasts lasciandola sempre indietro di cottura,mescolare il tutto.aggiungere o mozzarella oppure altro formaggio (oggi ho usato un pò di emmenthal che avevo ib frigo) volendo un pò di spek o altro salume,ma va bene anche senza,versare in una pirofola appena unta e cospargere il tutto con grana mescolato a pane grattuggiato e infornare.

A noi è piaciuta tanto. Ciao :-)

Cielo nuvola cuore-001

Cielo di ieri pomeriggio, non vi sembra di vedere un piccolo cuore in basso, vicino alla firma?

Ho bisogno di ricordarla ancora una volta pubblicamente poi me la terrò stretta nel cuore…

La voglio ricordare con una sua ricetta, pubblico la mail così come l’ha scritta lei, in luglio, nel momento di ripresa poi, giorno dopo giorno la vita le è scivolata via.

L’ho sentita l’ultima volta giovedì, un fil di voce: mi sento tanto debole… uno strazio.

Sarà proprio perchè, partendo dalla famiglia che non ho avuto, dai legami che, per un motivo o per l’altro sono sempre naufragati, spesso per colpa mia (ma non sempre), forse proprio per la paura dell’abbandono che mi accompagna, oggi provo un dolore così grande mai provato prima che mi trova impreparata.

Non sono preparata a pensare che non vedrò e non sentirò più una persona che ho amato così tanto, sarà difficile, anche perchè i nostri rapporti non si limitavano ai commenti sul blog o la telefonata ma c’era molto di più, a casa ho tante cose che mi mandava e che mi parlano di lei, sarà dura… Davvero.

Anche con lei ho fatto qualche capriccio ma lei, con la dolcezza di sempre mi faceva una risata al telefono e svaniva tutto, “i problemi sono altri” mi diceva… Ed aveva ragione.

É stata una delle prime persone a seguire il mio nuovo blog nel gennaio 2010 e non mi ha mai lasciata… Fino domenica mattina…


Maria è tornata in cielo tra gli angeli…

Ciao Maria

è… l’ SMS del marito di Maria, stamane primo giorno di ottobre alle 07.11.23.

Maria è tornata in cielo tra gli angeli…

Ciao Maria, senza le tue torte la vita sarà meno dolce…


Carpe Diem: il mio pensiero per Donna Summer…

Due giorni fa ci ha lasciati Donna Summer, le dedico il mio pensiero oggi perchè, voi mi conoscete, non mi andava proprio di aggiungerla ai miei canederli, anche se belli, buoni e profumati, so che chi vuole passare di qua lo fa anche se non c’è la ricetta…

Se ne stanno andando tutti, uno alla volta, chi portato via dalla solitudine ( io ancora non mi so spiegare come sia potuto accadere), chi dal “male inesorabile”, il cancro, lui non guarda in faccia nessuno, a lui non importa se sei bello, ricco, famoso o brutto e cattivo, lui passa a caso, si posa sulle tue spalle, lentamente ti avvolge e senza che  te ne accorga si  impadronisce di te, quando lo senti non c’è più nulla da fare…

63 anni, sembra incredibile, ma da una mia personale statistica il cancro decide che la tua vita debba finire a 63 anni, mio padre tra i primi che ricordo, poi i padri di amici ed altri ancora, 63 anni, tanti ne aveva Lei, Donna Summer.

Non sono mai stata un’amante delle discoteche però la sua musica ha fatto “agitare” e sognare anche me, la radio della mia prima cinquecento trasmetteva  le sue canzoni dandomi spesso l’energia giusta per affrontare la giornata lavorativa.

Ogni volta, la morte di una persona dello spettacolo legata in qualche modo ad un periodo della mia vita mi porta sempre a fare la solita pericolosa riflessione, che la vita è breve, strana, spesso noi viviamo come fosse per sempre, facciamo errori sperando di avere il tempo di rimediare, no , il tempo non c’è, diciamo che non c’è tempo da perdere.

Io oggi sono qui, davanti al pc, con la mia adorata Perla vicino, il sole che inizia a riscaldare l’aria, i biscotti per ello nel forno, ho annaffiato le piante..ma non so se ci sarò ancora domani…Carpe Diem…


Oggi è la festa della mamma.

Cosa penso di mia “madre” l’ho scritto qui a suo tempo e da allora il mio pensiero non è cambiato…

Per questo il mio augurio, qualsiasi sia il giorno scelto dalle “esigenze di mercato” per festeggiare la mamma, va alla mia adorata Signora Gisella, l’unica persona al mondo che mi abbia dato la sensazione di non essere una bambina sola e abbandonata, l’unica che penso sempre..anche ora, con le lacrime agli occhi.

Auguri Signora Gisella, grazie di avermi lasciato la sensazione di essere stata amata “a prescindere”, un abbraccio anche se lei non amava le “smancerie”…Lei era la conferma che si può “Amare comunque”…

Estendo il mio augurio alle mamme “generose”, quelle che sanno quando è il momento di “lasciar andare i figli” e che non usano la frase ricatto “sono sempre tua madre” facendoli sentire sempre in colpa…

A quelle mamme che non hanno potuto gioire della maternità e che hanno accolto bambini sfortunati ed a quelle donne che stanno lottando con la burocrazia per poterlo fare…

 Kahlil Gibran dal libro Il Profeta

I Figli

…E una donna che aveva al petto un bambino disse: Parlaci dei Figli.

I vostri figli non sono i vostri figli.

Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé.

Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,

E benché stiano con voi non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,

Perché essi hanno i propri pensieri.

Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,

Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.

Potete sforzarvi d’essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.

Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.

L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, 

e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.

Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere;

Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l’arco che sta saldo.


Blecs di riso con pesto di piselli, porri e fiori di “Ononis spinosa”.

Blecs di riso con pesto di piselli, porri e fiori di “Ononis spinosa”♥

“La salute comincia a tavola”…credo sia giunto il momento di rispolverare questo vecchio proverbio e di iniziare a pensare a noi, alla nostra salute, sia fisica che mentale…già minate dalla vita di oggi, dalla mancanza di movimento, dai musi lunghi, dai fast food, dai 4 salti…clacson che suonano all’impazzata, indici alzati, fretta, intolleranza, rancore…

Ecco perchè è arrivato il momento di fare una scelta, scelta che inizia andando a cercare prodotti sani e genuini, spesso le scelte più difficili sono proprio quelle in cui devi eliminare qualcosa e paradossalmente mi accorgo che più diminuiscono i prodotti che desidero nel piatto  più esigente divento ed anche il trasgressivo quadretto di cioccolato dev’essere il migliore che c’è e possibilmente deve provenire dal commercio equo-solidale.

La cucina a questo punto diventa una  Scelta d’Amore, che per me è dettata non dallo stato di salute ma dalla necessità di volermi bene, di coccolarmi…quale coccola migliore di sedersi a tavola e trovarsi davanti un piatto con questi colori, con questa luce, ad ogni boccone senti di addentare la natura, di nutrirti di e con essa.

Io mastico molto lentamente, l’ho sempre fatto ed un piatto me lo godo fino alla fine.

Noi, che scriviamo e leggiamo qui, non mangiamo per fame, noi donne che cuciniamo abbiamo il coltello dalla parte del manico, usiamolo per dare un taglio alle cattive abitudini di chi si siede a tavola con noi, anche imbrogliando  (come faccio io ;-) ), e la Scelta d’Amore sarà fatta.

Ecco, questo è il mio pensiero, ci sono cibi che ci aiutano a stare bene e non solo perchè alla fine, mangiare sano ed in modo naturale diventa uno stile di vita che nel tempo modifica anche certi nostri comportamenti e ci insegna a godere delle piccole cose che ogni giorno ci offre la vita al nostro fortunato risveglio.

Volevo iniziare con le fave che non ho mai adoperato ma ieri non le ho trovate e così ho comperato i piselli ed ho sostituito il sapore delle fave decorando il piatto con i fiori della Ononis Spinosa  che hanno quel sapore ;-)

Una semplice pasta di riso condita con un pesto di piselli e porro, rotelline di porro stufate, olio extravergine di oliva ed i fiori.

Ingredienti per 1 persona (le quantità a vostra discrezione):

  • 50 g. di “blecs” di riso,
  • piselli sbollentati,
  • rondelle di porro,
  • 1 piccolo spicchio d’aglio,
  • olio evo,
  • sale,
  • fiori di Ononis Spinosa.

Come fare:

sbollentare  piselli in acqua salata e metterli in acqua fredda per conservarne il colore, stufare le rondelline di porro in olio evo e acqua di cottura dei piselli, preparare un “pesto” con i piselli, le rondelle di porro, l’aglio senz’ anima, sale ed olio evo.

Scolare la pasta e condirla col pesto ottenuto, decorare con piselli, rondelline di porro ed i fiori, volutamente non ho aggiunto né parmigiano né la sua sostituzione vegana  con fiocchi di lievito e semi di zucca ma voi potete farlo, se vi va :-)


6 maggio 1976: Dio…che qualcuno ci aiuti…

Foto presa dal web

Ore 21.00:

“Giornata calda oggi, meno male che ho finito di sistemare la frutta in negozio…domani mattina non dovrò fare niente.

Che caldo, sono tutto sudato, vabbè siamo in maggio, però fa un caldo strano, appiccicoso, umidiccio, non si respira quasi.

La breve rampa di scale e chiudo il portoncino, dalla cucina rumore di stoviglie e il profumo della cena, la televisione accesa.

Un rombo lontano, mi fermo… ma che è un tuono? Cambia il tempo? Ma aumenta e trema pure il pavimento!

Aumenta ancora, si sente dappertutto! Riempie l’aria, sempre più forte più forte! Riempie il mondo.

Mio Dio il terremoto! – Gianna!! Gianna!! Fuori, fuorii!! Svelta svelta, scappiamo!

La nausea allo stomaco, trema tutto, manco si fosse su na’ barca! Le pareti crepano scricchiolando, Gianna urla, barcolla, mi cade addosso.

I mobili scivolano e grattano il pavimento, schiantano addosso alle pareti, le ante della credenza si aprono e si chiudono, sbattono forte.

I vetri della finestra esplodono, il soffitto ondeggia, si staccano grossi pezzi di calcinacci e ci cadono addosso, un braccio sulla testa di Gianna, la parete di fronte si apre e cade intera all’indietro, una nuvola di vento caldo e polvere c’ investe.

Tutto si sbriciola e il rombo riempie l’aria, il lampadario oscilla tra le crepe del soffitto, la luce continua a ondeggiare forte tra ombre giganti, va’ via. Torna!

Poi è il buio, buio totale, non si vede più niente.

La tengo stretta per non perderla, dobbiamo uscire di qui.

Il rumore, il rumore che non smette romba, tuona forte nelle orecchie…dobbiamo uscire da qui o la casa ci ammazzerà.

Dio Dio è la fine del mondo! Tutto si scuote… le mani sulle pareti per non cadere. Gianna,Giannaaa!!!!

La trascino per un braccio giù per le scale, rumore di calcinacci che cadono, schiantano intorno.

Sento urlare in mezzo al boato che non smette, la mano sulla porta che non sta ferma, afferro il catenaccio e tiro.

Fuori! Di corsa verso la piazzetta, lo slargo più vicino, lontano dalle case che crollano.

Il terreno continua ad ondeggiare non riesco neanche a correre, ci buttiamo in mezzo al prato dell’aiuola, m’aggrappo alla terra stretto a mia moglie.

Il rombo s’allontana e finisce e la polvere sommerge tutto, polvere, polvere che fa tossire, che non fa respirare, e il silenzio, innaturale, mostruosamente lungo dopo lo scroscio delle case crollate e il rombo assordante del mondo che stanotte s’è rovesciato.

Poi insieme un coro di pianti, urla e gemiti, tremo come una foglia… Gianna… l’abbraccio, gli occhi inariditi, la gola asciugata e riarsa dalla polvere di muro.

Mi prendo la testa tra le mani.

Dio… che qualcuno ci aiuti!”


Donne con la Pipa di TI MI: l’ispirazione è un attimo…

L’ ispirazione è un attimo, un lampo che ti illumina e ti lascia dentro  qualcosa, si apre una porta che non sapevi ci fosse  che ti porta in un mondo tutto da scoprire.

Chissà quante persone hanno chiesto a Ti Mi (Tiziana) che cosa l’avesse ispirata e così, all’entrata della sala che ha ospitato quest’anno la mostra “Donne con la Pipa” c’era questo quadro con questo testo, ecco è partito tutto da là, da quello sguardo fiero, da quella mano forte che stringe la pipa, solitamente simbolo di “forza maschile”.

Le Donne  sono considerate (erroneamente) “deboli” probabilmente perchè senza “appendice” e la pipa le trasforma, il loro sguardo cambia, si riempie di orgoglio, di forza, di grandezza, praticamente rimangono se stesse…

Basta osservare i quadri di Tiziana ( quest’anno la serie si è arricchita di splendidi quadri a matita in bianco e nero (il nero è acrilico) per scorgere in quei reticoli di rughe il racconto della vita, ogni volto svela qualche segreto, in ogni sguardo, sono sicura, ogni donna  riconosce un pò della propria storia.

Io non sono critica d’arte e non so spiegare i quadri di Tiziana come farebbe una/uno “di mestiere” , io so soltanto che i suoi quadri, anche dopo un anno e dopo averli visti molte volte, mi trasmettono emozioni nuove, probabilmente sono io che “cambio” e riesco a vedere in quelle rughe, quelle espressioni, quegli sguardi il mio tempo che passa…

Per terminare la giornata con altra magia Carla ed io siamo andate a casa sua, l’imbrunire avvolgeva ogni cosa ed ho sentito forte il profumo della primavera, una passeggiata nel parco…

…poi un caffè in veranda, splendido epilogo per una splendida giornata, grazie Tiziana e grazie Carla♥♥

Vi auguro una bella domenica, con affetto.

Links:

Ulderica da Pozzo

Tiziana

Carla


L’importanza del Riccio.

Tutte le foto erano allegate alla mail.

Giorni fa ho ricevuto questa mail da un’amica che è a conoscenza del mio amore per questi animali indifesi, anche se si “chiudono a riccio” credendo di proteggersi, le ruote delle automobili non li risparmiano, la paura li paralizza e si fermano dove si trovano, per questo credo che diano anche la possibilità di evitarli mentre a volte sembra che gli automobilisti li vadano proprio a cercare :-(

Spesso mi capita di vederli schiacciati proprio sul ciglio della strada, a significare che l’”investimento” è INTENZIONALE, ma sulla cattiveria, ignoranza e stupidità di quello che “qualcuno” definì genere umano sono piene le cronache e, purtroppo ne è pieno il mondo.

Avrei voluto dedicare un altro post a Messer Riccio, abbinato ad un dolce ma il tempo è trascorso inesorabile ed il dolce è troppo calorico per questa stagione, in autunno lo farò (anche se mi sembra autunnale anche questo aprile) e magari fotograferò qualcuno dei riccetti che vengono a mangiare da me a “rimpinzarsi” per poi andare in letargo tranquilli.

Ciao a tutti gli automobilisti!

Sono qui per ricordarvi di fare molta attenzione sulla strada

perché è il periodo dei piccoli ricci (troppo belli, inoffensivi ed utili!)

Vi sbarazzeranno da lumache, uova di serpenti, piccole vipere,

larve di insetti dannosi per gli orti ed i giardini, ecc.

Sarebbe un peccato schiacciarmi, no???

Vi auguro una bella settimana e…occhio ai ricci ;-)


Rita Levi Montalcini, 103 anni per una donna straordinaria: Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita, lei fa tutte 2 le cose….

Foto dal web

Sono sempre stata affascinata dalla forza  contenuta nelle donne minute, quelle che credi possano cadere al primo soffio di vento e che invece il vento non riesce a spostare, è la loro intelligenza che le sposta, che le porta lontano, alla scoperta di realtà da migliorare, di popoli da aiutare, di nuovi studi da intraprendere, donne instancabili.

Cito Madre Teresa di Calcutta, Coco Chanel, Edith Piaf, e cito anche Antonella di Trisomia 21, donna bellissima, minuta con un’energia che non conosce ostacoli.

Sono donne che potresti sollevare con una mano ed invece sono loro che, ognuna nel loro settore, con diversi obiettivi hanno  un comun denominatore: rendere “visibile” il cervello delle donne, il loro coraggio, e sono determinate a far si che nessuno interrompa questa corsa verso la civiltà, con un dito sollevano il mondo, con forza e decisione e, come dice Rita, con ottimismo.

La frase della Signora Rita riassume il pensiero di molte donne e dovremmo tenerla a portata di mano quando si sta per spegnere quella luce, nutrirsi di essa e ripartire.

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

Se volete approfondire, Vera ha pubblicato un post che contiene, oltre le frasi significative di Rita anche altri appofondimenti, lei lo fa bene, scrive col cuore usando il cervello.

Chissà se La Signora Rita (faccio difficoltà a darle del tu) gradirebbe una fetta di torta alle fragole, in fondo che compleanno è senza torta? Ci staranno tutte le 103 candeline? Certo che si :-)

Torta di fragole senza glutine

Ieri pomeriggio, mentre ello riposava, ho fatto questa torta, di fragole, nascerebbe ciambella ma nei miei “spostamenti” qualcosa è andato storto, quindi continuo col quadrato.

Questa è una torta di quelle che, hovogliadidolcecosapossofaredibuonoeveloce? Ecco la risposta.

Nel web ho trovato una versione simile con farine differenti, l’olio al posto del burro, oltre le fragole un’aggiunta di pesche, credo davvero che si possa variare come si vuole, il risultato è una torta umida, perfetta per colazione e merenda, una coccola espressa per se e per chi amate.

Io ho adoperato la farina senza glutine del blitz di mele di Felix che è autolievitante, ho aggiunto soltanto una puntina di bicarbonato.

Io vi do le dosi originali e, al solito, le mie varianti tra parentesi.

Ingredienti per uno stampo a ciambella ( nel mio caso quadrato 20×20):

  • 300 g. di farina per dolci (io senza glutine da prontuario autolievitante),
  • 200 g. di zucchero (100 fruttosio),
  • 100 g. di burro (di soia),
  • 2 dl c.ca di latte (di soia),
  • 3 uova,
  • 1 bustina di lievito (puntina bicarbonato),
  • 300 g. di fragole a pezzetti,
  • sale.

Come fare:

accendere il forno a 200°C. e preparate la teglia o imburrandola o rivestendola, come ho fatto io, con carta forno bagnata e strizzata (se la  teglia non è apribile, la carta forno  aiuta nello sformarla).

Sbattere le uova con lo zucchero, unire il burro fuso e, poca alla volta, la farina alternata al latte, alla fine unire il sale, il lievito ed il restante latte, aggiungere le fragole spezzettate (c’è chi le fa macerare nello zucchero e limone ma io ho preferito così), versare il tutto nello stampo ed infornare per 50 minuti abbassando la temperatura a 180°C. per 50 minuti se ciambella, io un’ora.

Per renderla più livellata dopo un pò l’ho capovolta (come si fa con la caprese), avrei voluto decorarla in un altro modo ma, nel frattempo ello si era alzato e voleva la “merenda” :-)

Auguri Rita, 100 di questi anni ancora, c’è bisogno di Lei…


Buona Pasqua, io ve la auguro così:

Con uno spiedino fatto con oliva verde, ovetto di quaglia croccante , basilico, cuoricino di feta e datterino.

E con loro…


21 marzo 2012


Mimosa…

Mimosa

La vecchia nella strada,

con i suoi mazzolini di mimose,

preparati con l’arte e con l’amore,

offre a tutti l’attimo della felicità,

non importano i pensieri,

non importano le rughe,

è una buona signora

e dice grazie

anche a quelli che non lo vogliono.

………………..

(Tratto dal libro di Andrea Taddei: La vita adesso 1975)

E, dal momento che lui è ancora nei miei pensieri, ancora una canzone di Lucio Dalla:

Quando se ne va un poeta…

 


Ancora sotto l’effetto “Cialçons”…

Si, sono ancora sotto l’effetto “Cialçons”, dopo la splendida giornata di ieri trascorsa girellano di cucina in cucina per vedere i vari modi di fare e rifare questi “ravioli”, e dopo aver ricevuto una splendida email da una signora che vive a Lignano dove, aimeh, la lingua friulana non la parla più nessuno ho pensato di pubblicare 1 ricetta in lingua friulana, magari per invogliarla a provarla…io la proverò certamente (adoro la cannella) e la “traduzione” la metterò in occasione della pubblicazione del post :-P

Torte di canele

Ancje il Friul no si pare di un pocje di influenze orientâl: baste cjalâ cheste torte che si prepare impastant dusintequarante grams di mandulis scussadis e sminuzzadis cun novante grams di zucar, une scusse di limon gratade, farine d’aûr ch’e covente e un blanc di ûf.

Cun cheste paste ch’e à di jéssi pluitost durute, si fàsin dôs sfuadis.

Po si pèstin dusintequarante grams di mandulis (scussadis) cun centeottante grams di zucar, une scusse di limon gratade, un freghenin di canele in polvar, doi clauz di garofolât pestâz e ûs fin ch’a ‘nd è vonde par che la paste’e deventi tènare e clare.

A chi ret si poe su la lamiere dal fôr, onte di spongje, la prime sfueade, parsore si met l’impast dal plen, si tapone cu la seconde sfueade.

Cui dêz si cjàlcin i ôrs des dôs sfueadis e si lasse cuèi tal fôr cul fûc sbassât.

Dopo cuete, lassade intiepidì, la torte ‘e pò jéssi ricuviarte cun tune bujàche o ricam di zucar

Ora, per rimanere coerente al tema della canzone una poesia:

UNE BALE DI ÔNOR E DI CONCET

Jessìnt di Plet, la gnot di San Martin,

siôr Jacun, plein di vin,

al s’intopà tun cjoc di ueli sant.

- Svergònziti!-j disè – valà a durmî,

caratel ambulant!…

-Veramentri tu âs un biel ce dì -

chel altri j rispuindè -

tù che tu sês io dopli plen di me.

-Oelà, siûr temerari,

rispetta un nostro pari…

Le bale che si cjape là di Plet

je une bale di onôr e di concet!

(Pietro Zorutti)

Anticipo così la “mia” festa della donna, come ho scritto ieri, dedicandola alle donne di Carnia…e non solo…ho anche un pensiero per Giuliana di Bologna, altra mia “follower silenziosa” che mi ha mandato una email, per lei questo…non occorre scrivere altro…tutto il resto sono “Baggianate”….

A me, sembrerà strano ai “più”, Lucio Dalla manca e manca molto………


Cjalzòns cu lis jerbis romatichis (con farina di Kamut)…

Impastâ uns quatri etos di farine di flôr cun quatri ûs, gramolâ ben a man ma no distirâ cul menarul.

La paste ‘e va fate su a rodul e tajade a tocùz, ch’a van sfracajâz cul cûl di une tace.

Tal ingjâf si met il plen, si tapone il cjalçon cun altre paste, simpri lavorade cemût si à dit.

Cui dêz si cjàlcjn tôr atôr i ôrs dal cjalzon che po, insieme cum chei altris al va butât te aghe bulint, salade.

Une volte cuez, i cjalçons, discotâz, si cuìncin cun spongje  e formadi vecjo, ancje forest.

Il plen si prepare cussì: in tune plàdine sfracajâ pôc su pôc jù dai chilos di patatis cuetis ta l’aghe e scussadis, misclizzâj un eto e

miez di zucar, un eto di canele masenade, savôrs mentegrèe, salvie, basili, garofalât tazâz fins, un freghenin di spongje fate slìdi e

brustulâ cun civole tajade a tocûz (ma no meti la civole tal plen), sal, pevar, un brussul di cognac.

Tra le minestre asciutte, strettamente friulane, vanno collocati i cjalçons, ravioli con vari tipi di ripieno, tra i quali è compreso perfino il cioccolato, oltre a ricotta affumicata, pane nero grattuggiato, zucchero, cannella, uvetta sultanina, frutta e verdure in un miscuglio molto singolare, che nel suo insieme riesce a dare un gusto assai gradevole.

Il termine Cjalçon pare possa farsi risalire alla voce “calisson”, che in turco indica uno strumento simile al liuto, nella cui forma in passato si preparavano alcuni dolcetti di marzapane.

Esiste un documento, del 1377, nel quale si parla proprio di “Pasqua dei cjalçons”, nel quale si fa riferimento a questi dolcetti.

I cjalçons di oggi, comunque, prendono il posto di un primo asciutto: i cjalçons, una volta lessati, vengono scolati e conditi con burro bollente, ricotta affumicata grattugiata, zucchero e cacao.

(Ricetta scritta in lingua friulana dei Cjalçons di Timau tratta da “I sapori del Friuli”, breve cenno storico tratto da “La cucina del Friuli” di Emma Valli).

Non potevo presentare questa ricetta semplicemente menzionando gli ingredienti, vivo in Friuli, amo i cjalçons, quando vado in Carnia ne faccio scorpacciate.

Questa non è una ricetta è “la storia”, le varianti dei cjalçons sono infinite, la pasta ed il ripieno cambiano di famiglia in famiglia perchè, come tutte le ricette antiche nascono dall’esigenza di cucinare con quello che c’è.

Ne ho già parlato in passato dell’arte delle donne di un tempo di creare capolavori culinari con quel poco che avevano a disposizione, la cucina di oggi è senza dubbio figlia della cucina di “quelle” donne, del loro genio, del loro estro, del loro orgoglio.

Io non festeggio mai la festa della donna né la menziono però quest’anno la voglio dedicare proprio a queste donne, donne senza blog, senza reflex, senza hi pod, donne ricche di dignità che ci hanno lasciato in eredità storie di vita, tutte da leggere, imparare a memoria ed imitare.

Riporto integralmente la ricetta alla quale mi sono ispirata mettendo tra parentesi le mie sostituzioni e/o omissioni.

Ingredienti per 4 persone (metà dose):

per la pasta:

  • 350 g. di farina (kamut),
  • 1 cucchiaio di olio d’oliva (evo),
  • 1 pizzico di sale,
  • acqua q.b.

Per il ripieno:

  • 2 patate lesse,
  • 1/2 cipolla,
  • 250 g. di foglie di bieta (agretti/barba dei frati),
  • 1 manciata di melissa (1 pizzico di secca),
  • 1 rametto di menta (1 pizzico di secca),
  • qualche cimetta di maggiorana,
  • foglie di basilico,
  • ciuffi di prezzemolo,
  • altre erbe aromatiche (dragoncello secco),
  • 120 g. di ricotta affumicata,
  • 2 cucchiaini di cacao amaro (omesso),
  • buccia di 1 limone,
  • sale (affumicato),
  • pepe,
  • cannella (cardamomo in polvere).

Condimento:

  • 100 g. di burro (chiarificato),
  • ricotta affumicata,
  • zucchero muscovado mescolato alla cannella in polvere,
  • zeste di buccia di limone (pacco Max).

Come fare la pasta:

lavorare a lungo la farina con l’olio, il sale e l’acqua necessaria (ho usato il robot da cucina), formare la palla e farla riposare un paio d’ore o dentro un tovagliolo o sotto una ciotola.

Come fare il ripieno:

tritare le foglie di bieta, appena scottate (ho cotto a vapore gli agretti)e mescolarle alle patate lessate e schiacciate, aggiungere un trito di cipolla e di erbe aromatiche (ho usato quelle secche, a parte la maggiorana ed il basilico perchè le altre fresche sono ancora senza profumo), il cacao (no), 1/2 cucchiai di ricotta affumicata, la buccia grattugiata di mezzo limone, sale, pepe, cannella (cardamomo in polvere) e mescolare (alla fine ho frullato il composto col minipimer).

Componiamo i cjalçons:

in questa fase mi sono fatta aiutare dalla “tecnologia”, non occorre che vi spieghi come ho fatto perchè le foto sono esaustive non vi pare?

Li ho conditi con burro chiarificato, ricotta affumicata, buccia li limone  (come da ricetta pilota) ed ho spolverizzato con zucchero muscovado setacciato con cannella in polvere.

Per molto tempo sarà Lucio Dalla chiudere i miei post, e sarà così anche per questo..in ritardo ma lui c’è, e sono felice che sia stato, suo e mio malgrado, l’ “oggetto” di cotanta inutile, squallida polemica..ma. come ho già scritto, la classe non è acqua ;-)


Paff Bum, la conoscete questa canzone di Lucio Dalla?

Ero emozionatissima, quel sabato avrei visto finalmente Lucio Dalla

Sarebbe venuto col suo gruppo “Gli idoli” a cantare all’ Excelsior di Ronchi dei Legionari, la “Sala”, il “Dancing” che io frequentavo unicamente a carnevale per la festa in maschera del martedì grasso.

A quei tempi la vita di una bambina di 13 anni era molto diversa da quella di oggi e per uscire bisognava (in ordine sparso): aver fatto i compiti, aver rifatto il letto e messo in ordine la cameretta, aver sparecchiato, aver portato in cucina un pò di legna per lo  “sparghert”, insomma bisognava esserselo meritato.

Lucio Dalla sarebbe venuto a cantare sabato pomeriggio ed ottenni dalla Signora Gisella il permesso di stare fuori fino alle 21.

Mentirei se dicessi di ricordarmi com’ero vestita, certamente avrò cercato di “farmi bella” nonostante già  allora mi sentissi brutta e inadeguata :-(

La “sala” era a pochi metri da casa della Signora Gisella e dovetti fare solo un attraversamento, ricordo che entrai e non c’era molta gente, chissà quanta ce ne sarebbe stata soltanto un mese fa…

Stavano fervendo i preparativi sul palco, sentivo gli accordi degli strumenti del gruppo mentre lui girava per la  sala a rilasciare autografi… era timido, era lo stesso del video, basso, da noi si dice “traccagnotto”, una grande barba che gli copriva il volto, l’avevo sempre visto in bianco e nero, finalmente lo vedevo a colori  :-)…io mi avvicinai e gli dissi: me lo fa l’autografo? E lui me lo fece..mi mangio le mani per aver perso quel foglietto in uno dei miei innumerevoli spostamenti.

Andai in estasi quando cantò  “Paff…Bum”  e “Quand’ero soldato”, erano quelle la canzone che me lo fecero “conoscere” televisivamente.

A questo punto i ricordi svaniscono ma diventata “grande” ad uno ad uno comperai tutti i dischi in vinile di Lucio Dalla, si, li ho tutti, guardando qua e là nel mio blog troverete qualche sua canzone.

Diciamo che spesso le sue canzoni hanno fatto da colonna sonora ai miei amori, ai miei pomeriggi a dipingere o modellare la creta, o durante le mie estive pause pranzo trascorse in terrazza ad abbronzarmi.

Sapere che anche lui se n’è andato rinnova quel senso d’impotenza che provo sempre in questi casi, Lucio Dalla non è stato portato via dalla droga, dall’alcol, dalla disperazione, dalla solitudine o dal mal di vivere, è successo quello che mi disse un giorno la mamma di un amico: si è soltanto spento l’interruttore.

Il cielo,
si perde il pensiero quando guardo il cielo
ed ecco
ritorna il ricordo dolce che ho di te…

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lucio-dalla

Lo spettacolo è terminato…

Ieri (11 aprile)ho ricevuto una mail da un’amica di Bologna che aveva “assistito” attonita e stupita la caciara che era uscita con la “madam involtino” per via del mio disappunto a vedere anteposto l’involtino a Lucio ..(però noto che è abitudine, prima la ricetta poi il papa (se muore il papa), eccola qua:

Ti dicevo che anche se sono passate settimane dalla scomparsa di Lucio nel tardo pomeriggio ogni giorno nella via dove abitava Lucio che  si chiama  via  D’ Azeglio ed è una strada a fianco di piazza Maggiore ( la sua piazza grande) e nella piazza Maggiore stessa per qualche ora suonano le canzoni di Lucio , ed è bellissimo xke è come averlo ancora fra noi , infatti a volte devo >pensarci bene per rendermi conto che è vero che lui non c’e’ piu’—- Qui a Bologna viviamo e respiriamo ancora di Lucio e mi sa che sarà cosi per molto
tempo ancora …
Sai  che ogni volta che vado da lui porto anche te vero?? Non manca mai un tuo bacio e un tuo fiore !!!!!
Baciotto grande dolce Amica mia
Giuly


Frittelle dolci di Topinambur.

Frittelle topinambur vassoio-1

È arrivata la ricetta dolce con i topinambour, l’ispirazione l’ho avuta da una ricetta di frittelle di sedano rapa che ho trovato sullo stesso foglietto delle linguine alla cicoria le ricordate quelle?.

Ho pensato: se si possono fare le frittelle col sedano che ha un sapore importante perchè non farle coi topinambur? Detto, fatto e…udite, udite, sono piaciute anche a ello.

Ingredienti per 1 vassoio di frittelle come da foto:

  • 250 g. di topinambur lessati e pelati,
  • una manciata di uvetta (a piacere) ammollata nel rum,
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaio di zucchero muscovado,
  • buccia di mezza arancia e mezzo limone (io quelli di Max superbiologici),
  • 1 cucchiaio di farina di castagne,
  • 3 biscotti secchi pestati nel mortaio,
  • pizzichino-ino di sale,
  • Rum o Brandy,
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

Lessare i topinambur con la buccia, pelarli e, metterli, a pezzi  a macerare per una notte nel rum o brandy, lavare l’uvetta, e metterla nel rum o brandy (scegliete voi).

Scolare i topinambur e frullarli, unire lo zucchero, i biscotti, la scorza di limone e arancio, il tuorlo, l’uvetta scolata e ben strizzata e mescolare, unire la farina di castagne, il sale e amalgamare, infine unire l’albume montato a neve.

Nel frattempo l’olio sarà pronto quindi, prendere delle piccole porzioni di composto e buttarle nell’olio (piano mi raccomando ;-) ), girarle  e raggiunta la doratura scolarle e appoggiarle sulla carta assorbente.

Cospargere di zucchero a velo e..gustatele senza problemi, sono buonissime..parola di ello ;-)

Ho ingentilito un pò l’aspetto di queste frittelline mettendole nei pirottini, ne ho fatte di 2 misure  :-)

N.B.: le dosi sono diverse da quelle di sedano, le proverò e poi vi darò la ricetta..sempre che vi interessi ;-)

L’ho saputo pochi minuti fa…tornerò sull’argomento perchè io l’ho visto da bambina, quando cantava “Paff Bum”, gli avevo anche chiesto l’autografo…ciao Lucio…

Metto questa canzone perchè la trovo trasgressiva, divertente e scanzonatoria…


Cani e Gatti, così diversi, così adorabili.

Ieri, Annina la vicina, mi telefona: hai tempo 2 minuti che ti leggo una cosa?

Certo, e inizia a leggermi quello che troverete nella foto qui sotto.

Mandamelo via email che lo posto…e così ha fatto.

L’ho trovato divertente e soprattutto “racconta” il cane che (scusa gatto) non è un “ritardato” :-D

Amo tutti gli animali, lo ripeto sempre, la mia scelta nella vita di avere un gatto è proprio perchè ritengo che un cane abbia bisogno di spazio per uscire a fare pipì/popò, per correre, un cane non è un soprammobile e non puoi neanche mettergli il pannolone o insegnarli ad andare nella cassettina, il cane DEVE avere tutto ciò di cui ha bisogno ed in primis l’ AMORE…

Queste considerazioni dovrebbero farle chi decide di “prendere” un cane soltanto perchè ti fa le feste quando arrivi, va a cuccia quando gli dici ” a cuccia!!” che non si arrabbia mai, neanche se lo picchi o se lo tieni legato ad una catena così stretto da farlo sanguinare…l’amore incondizionato quello di un cane, un amore che l’uomo, nessun uomo merita.

Il cane ti adotta ed è lui che ti accetta per quello che sei, che ti perdona tutto, un cane ti fa da mamma, da papà, da fratello e sorella, il cane è il tuo migliore amico e con il suo sguardo ti parla, ti consiglia, di fa domande, molto spesso si fa domande…

Avrei tanti episodi da raccontare di quando facevo volontariato in un canile/gattile, anche ora, mentre scrivo mi si riempiono gli occhi di lacrime..finisco così, per il momento ma so che di volta in volta ve le racconterò…

Voi sapete che c’è la figlia della randagina adottata da Carla che viene a mangiare la notte nel mio garage vero? Non sono mai riuscita a toccarla né a capire se fosse maschio o femmina (soltanto per portarla a sterilizzare).

Ieri mattina non lontano da casa ho visto un gatto nero ranicchiato, morto col musetto insanguinato, è lei ho pensato e non mi sono data pace tutto il giorno, ma l’ avrei  saputo soltanto alla sera non vedendola arrivare.

Tornati dalla cena, ho messo la macchina in garage e appena scesa l’ho vista era all’entrata e mi guardava, le ho riempito la sua ciotolina e l’ho lasciata tranquilla a godersi il suo pasto.

Qui sotto il gattino dello zio che gioca…ce la faccio, no, si che ce la faccio..ce l’ho fatta :-D

Il gattino dello zio che gioca

Ora una ricetta, chiamiamola così, è un mio usuale pasto, la ricotta ottenuta con il latte “passato”, semplicemente facendolo bollire.

Si versa in un colino e se avete quei canestrini di plastica metteteci la vostra ricotta, potete condirla  con erbe o zuccherarla, come vi piace di più io, quando ho voglia di un dolcino la mangio con la marmellata (riminescenza di bambina).

Io qui l’ho lasciata al naturale e me la sono gustata con i chicchi di melagrana che hanno quel significato che ce la fanno amare nonostante i “semini”: porta fortuna, la fortuna che auguro a tutti gli animali del mondo.

Aggiungo questa versione con erbe aromatiche (quelle che vi piacciono) e peperoncino accompagnate da zucchine sott’olio e in agrodolce e peperoncino ripieno (già pubblicato mentre le ricette delle zucchine le metterò quando inizierà la stagione)

Questi 2  sono cani fortunati :-)

P.S. : ho avuto delle richieste sull’esecuzione della ricottine nelle foto, ebbene..ora vi spiego:

quando vi accorgete che avete del latte “andato a male” (tra virgolette ;-) ) NON BUTTATELO!!!

Mettetelo sul fuoco e quando bollirà, vi accorgerete che il siero si separerà dal resto, quando noterete un’evidente separazione, scolate, condite a piacere,  dolce o salato..cannella, basilico, timo..bocca desidera.

Versate nei cestini e consumate quando avrete voglia di cose buone e semplici :-)

So che in rete ci sono tante, tantissime versioni ma questa è quella che ricordo, la faceva mia madre (la chiamava “puina“(..d’altronde a quei tempi non era un vezzo era: FAR DI NECESSITÁ VIRTÚ, ed il “formajo” non c’entra..c’entra solo l’esigenza di NON BUTTARE il latte “andato a male” :-)


La morte di Whitney Houston: un’altra (mia) domanda senza risposta…

Il post di oggi sarebbe stato diverso, avrebbe “parlato” d’altro, della vita, della natura, delle emozioni, di pasti caldi vissuti in famiglia però, come se avessi “sentito” qualcosa mettendo i commenti con i video di Amy Winehouse ho saputo che è morta Whitney Houston, un’altra persona, bella, ricca, famosa, talentuosa, è morta… da sola…ho chiesto allo “zio”: perchè?

Lui, con la saggezza che lo distingue mi ha risposto: è così, è la naturale conseguenza della fragilità di chi  vive “questa vita”..ma…e il “bodyguard”?


Ciambelline dolci per la coccola della domenica mattina.

Potrei scrivere anche per San Valentino, perchè no, le ho fatte con Amore.

Io li faccio tutto l’anno i cuori, pasta, risotti, biscotti, torte, budini, tutto quello al quale posso dare la forma a cuore è perfetto per le mie preparazioni.

Queste ciambelline le ho fatte una domenica mattina, all’alba, era da un pò che ello mi diceva: non mi fai più i biscottini.

Ricetta presa da un volume dei Buonissimi (pag. 12), lì il nome è torcetti ma a me piace ciambelline mi sanno più di casa.

Come faccio sempre la prima volta una ricetta presa da un libro ne faccio metà dose, io vi lascio le dosi complete.

Ingredienti per 16 ciambelline (Con metà dose ne ho fatte 8):

  • 250 g. di farina00,
  • 50 g. di zucchero,
  • 30 g. di burro morbido,
  • 2 uova,
  • 1 dl di latte,
  • 1/2 bustina di lievito in polvere (cremortartaro),
  • 2 cucchiai di Aurum o Grand Marnier, *
  • 1 pizzico di sale,semi di lino, di pavavero, di sesamo, granella di zucchero per decorare se vi va.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180° C. (statico).

Setacciare sulla spianatoia la farina col lievito formando la fontana, mettere al centro lo zucchero, 1 uovo, il sale, ed amalgamare con poca farina, unire il burro a pezzetti ed il liquore *se non avete questi liquori che hanno il sapore d’arancia sostituirli con uguale quantità di rum aggiungendo nell’impasto la buccia grattugiata di mezza arancia (funziona), impastare senza lavorare troppo e far riposare per 15 minuti.

Formare dei bastoncini di c.ca 1 cm. e mezzo lunghi 20 cm. e rivoltare le punte a metà premendo per far attaccare (io ho bagnato con acqua..poca).

Adagiarli sulla placca da forno rivestita con la carta (io li ho messi con l’attaccatura al contrario affinchè non si aprissero), pennellarli con l’altro uovo sbattuto, io ho messo sopra semi di papavero, di lino, di sesamo e granella di zucchero per decorare.

Infornare per 10/15 minuti, far raffreddare, mettere in un bel vassoietto ed attendere che il vostro ello si svegli per fargli la sorpresa.

Ecco, vi auguro uno splendido fine settimana, qui ancora niente neve, il cielo vorrebbe farlo credere da giorni ma niente da fare e mi sento anche un pò in colpa a vedere certe situazioni di disagio in giro per l’Italia, come sempre, anche per il clima niente, mai, viene diviso equamente.

Ora, a gentile richiesta la Protagonista di Casa Ello, miss  Perla:

Ora sembra un pò annoiata..valle a capire ‘ste Dive.


L’ultima passeggiata di Paola…

Conoscevo Paola, solo virtualmente certo, però c’era sintonia…

La ricordo, sì, era una delle poche persone che venivano a commentare con entusuasmo le mie ricette.

Ci univa la passione per la natura, per i funghi, per le conserve, le marmellate.

Spesso il lunedì ci raccontavamo le nostre reciproche esperienze nei boschi, chi tornava col cesto pieno e chi col cesto vuoto, era comunque un motivo per scambiarci qualche pensiero.

Quando ci fu  l’iniziativa di mandare ad ognuno una cartolina per “rispolverare” così quella meravigliosa quanto romantica usanza, lei mi chiese l’indirizzo…e mi diede il suo.

Ricordo che girai in tutte le cartolerie di Udine e del paese: no, signora, non le fa più nessuno, ora ci sono le mail e gli sms :-(

Ne trovai una datatissima del paese dove vivo, un pò scolorita e nella foto compariva un’automobile certamente uscita di produzione da un bel pò.

La spedii ed io ricevetti la sua che conservo ancora, sarà il ricordo di una persona che è stata poco nella mia vita ma è un ricordo positivo, gioioso, ed è un ricordo che mi confermerà ancora una volta che trascorriamo spesso la vita a scannarci inutilmente per poi andare a passeggiare tutti assieme nello stesso posto, uno accanto all’altro, con i simpatici, gli antipatici, i buoni, i cattivi ecc.

Prima Nino, ora Paola…magari ora stanno facendo colazione assieme…

Voglio immaginarla dietro quella curva, serena a respirare a pieni polmoni l’aria frizzante della montagna, quei polmoni che l’hanno tradita ed hanno tradito tutti quelli che la amavano…

Ciao Paola, buona passeggiata, non è detto che un giorno non andremo a funghi assieme ;-) tu aspettami, però io porto anche Perla :-)


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