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Lonza di maiale arrosto alla panna, senza glutine.

Versione decorata.

Ben ritrovate, cosa  pensi della celiachia lo sapete, avendone  io già scritto nelle presentazioni delle mie precedenti partecipazioni.

Quello che mi sta succedendo è la conferma del mio modo di dire: “Pensare senza glutine o “gluten free” per gli stranieri.

Mi capita ogni volta che cucino di sostituire qualche ingrediente nella preparazione per “liberarla dal glutine”.

Per esempio, nel  rotolo di topinambur (dal quale arrivano gli gnocchi di oggi) avrei potuto mettere la farina normale ed invece, soltanto sostituendola con quella di grano saraceno (la mia è come da prontuario) ho trasformato un buon piatto in un buon piatto senza glutine.

Voi sapete che io non sono celiaca, per ora, però non si sa cosa riservi il futuro e mi potrebbe capitare l’occasione di avere un celiaco a pranzo e/o a cena, beh, niente panico, né per me, né soprattutto per lei/lui, nessuna contaminazione, garantito ;-)

Ora immagino già cosa state pensando: “sarà mica un’arrosto alla panna” questo!!!

Lo è, credetemi, avrò tanti difetti ma non vi imbroglio mai, certo, ci vuole un pò d’immaginazione però è lui: l’arrosto alla panna di Sonia.

La mia lonza di maiale  pesava 1200 g. e, dopo averla gustata in purezza la sera per cena, tagliata a fette un pò grosse (come piace a ello :-D  ) ho iniziato a pensare cosa fare della metà avanzata (qui non si mangia mai 2 volte la stessa cosa ;-) ) e così è nato questo piatto unico: quadratini di arrosto alla panna con gnocchi di topimambur (fatti con l’impasto del rotolo dell’altro giorno soltanto con meno farina: di grano saraceno) che mi sono pappata per pranzo il giorno dopo e l’altra parte l’ho tagliata con l’affettatrice, ho fatto una leggera salsa tonnata..insomma, come dire: 3 piccioni con una lonza :-D

Ma andiamo per ordine, di seguito la ricetta originale di Sonia con tra parentesi le mie dosi.

Ingredienti per 6 persone:

  • 1 kg. arrosto di vitello o arista di maiale (1200 g. di lonza),
  • 100 gr. pancetta a fette (speck),
  • 2 rametti di rosmarino fresco (+ fiori decorazione optional),
  • 1 cipolla rossa,
  • olio evo (+ burro chiarificato),
  • brodo di carne (vegetale),
  • 6 cucchiai di aceto di vino bianco (aceto di mele),
  • 200 ml panna da cucina (250 Panna di soia come da prontuario),
  • sale,
  • pepe (peperoncino).

Come fare :

nella mia preparazione cambiano soltanto, avendo sostituito la pancetta con lo speck che è più magro, la  rosolatura della lonza nel burro chiarificato e olio seguita dalla sua legatura nello speck con i rametti di rosmarino a contatto con la carne  (ello non vuole vedere aghi ;-) ).

Ho rimesso la lonza nel tegame e, quando ha ripreso a rosolare ho sfumato con l’aceto di mele, scelta fatta per la minore necessità di “sgrassare” il tutto.

Come ha fatto Sonia, ho aggiunto il brodo (nel mio caso vegetale) caldo, la panna, ho aggiunto il peperoncino, aggiustato di sale, ho mescolato e fatto riprendere il bollore.

Ho coperto, abbassato la fiamma e fatto “andare” per c.ca 1 ora e 1/4.

Ho slegato la lonza, eliminato il rosmarino e, col minipimer ho frullato tutto, compreso lo speck che ha dato alla salsa un colore più  beige-rosato rispetto a quella di Sonia, ho tenuto in caldo la lonza  e fatto ridurre la salsa.

L’arrosto alla panna è piaciuto molto e la frase: da rifare fa ben sperare in un futuro “roseo” ;-)

Versione “semplice”

E qui inizia il divertimento (per me), lonza e rotolo coincidevano e così, ho prelevato dal purè di topinambur una parte per questi gnocchetti, ho aggiunto farina di grano saraceno, uovo, burro, sale, ho fatto delle palline che ho infarinato (sempre con la stessa farina) e ho cotto come al solito.

Ho ritagliato dei quadrotti dalla lonza e li ho fatti “saltare” assieme ai gnocchetti nella salsa.

Ed ora la versione Tonnata, ottenuta affettando sottilmente la lonza (fredda) con l’affettatrice e presentata con una salsa tonnata fatta così:

  • maionese (1 uovo intero, aceto, senape, sale, limone, olio oliva),
  • tonno al naturale,
  • capperi,
  • carota (opzionale),
  • fiori di cappero (cucunci), julienne di zesta limone e carota per decorare.

Non entro nei dettagli della maionese perchè la saprete fare tutti ( io uso sempre l’uovo intero).

Frullare gli altri ingredienti, unire la maionese, arrotolare le fettine di lonza formando dei “cannelloni”, versare la salsa lungo i 2 lati e decorare a piacere.

Lonza in salsa tonnata.

Vi auguro una splendida giornata.


Totani/Calamari ripieni su letto di fagioli di Anna.

Mi sono accorta che, mentre  scelgo gli ingredienti per cucinare spesso penso senza glutine, non che io lo debba fare però mi metto nei panni di chi lo fa ogni giorno perchè in famiglia c’è un celiaco.

Credo sia come quando vuoi imparare una lingua, ti rendi conto che la stai imparando nello stesso momento in cui  pensi in quella lingua, ecco, cucinare per un celiaco è la stessa cosa, devi pensare senza glutine.

Quando sei a casa tutto ciò risulta naturale e (relativamente) facile e scontato, però tutto si complica quando il celiaco ha voglia di mangiarsi una pastarella al bar o in pasticceria, oppure una semplice Pizza Margherita in pizzeria, è lì che iniziano le difficoltà e quello che per tutti è routine per un celiaco diventa problematico e spesso discriminante.

Fidarsi? Non fidarsi? Dove preparano le pastarelle e le pizze senza glutine? Gli ambienti sono predisposti ed incontaminati dal glutine? Non è uno scherzo, l’incuria e la disattenzione possono mettere un celiaco in pericolo di vita.

Ho fatto una piccola ricerca per vedere se a Udine ci fossero ristoranti/pizzerie per celiaci, la scelta non è molta e dalle recensioni dei clienti ho evinto che il celiaco rimane comunque emarginato, ha poca scelta e le attese sono improponibili.

Ora arrivo alla ricetta proposta da Anna, un piatto da fare e rifare, con o senza glutine, con sac a poche o senza sac a poche,  ello ha detto da rifare, quindi lo rifarò.

Trovare da queste parti i totani è impresa Totanica, quindi ho dovuto ripiegare sui calamari, leggendo da Anna che il pane sostituito dalle patate rendeva il ripieno da leccarsi i baffi, beh, io ho adoperato i topinambour, di seguito la ricetta originale di Anna e, tra parentesi le mie varianti  (senza glutine).

Le mie dosi sono ad occhio, con il ripieno avanzato ho fatto delle polpettine.

Ingredienti per le polpettine:

  • il ripieno avanzato dei calamari,
  • riso Thai bollito,
  • tonno sott’olio,
  • uovo,
  • semi di zucca tritati,
  • olio evo per rosolare.

Come fare:

mescolare gli ingredienti, formare delle palline, arrotolarle nella farina ottenuta dai semi di zucca macinati e rosolare nell’olio EVO girando le polpettine, adagiarle sulla carta assorbente.

Volendo sui possono insaporire nella salsa di pomodoro assieme ai totani oppure sgranocchiare durante il giorno :-)

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Ingredienti per 6 persone:

  • 12 totani di misura media (ma si possono usare anche i calamari), (Calamari)
  • 150 g. di tonno sott’olio,
  • (qualche gambero),
  • 150 g. di polpa di pomodoro,
  • 150 gr di pane*** (meglio se del giorno prima, ed ovviamente per me senza glutine) (Topinambur),
  • vino bianco secco,
  • latte (omesso),
  • prezzemolo (timo e basilico),
  • 2 uova,
  • aglio,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva,
  • (olio di semi di zucca per decorare)

Ingredienti per il letto di fagioli:

  • 400 gr di fagioli cannellini già cotti, vanno bene anche quelli in scatola purché di buona qualità e ben lavati e sgocciolati,
  • (ho adoperato anche fagioli Azuki per colorare),
  • acqua,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva,
  • prezzemolo tritato (basilico).

Come fare:

pulire (lasciandoli interi) i totani, togliere la testa e pulirla dal becco.

Scottare i ciuffetti in acqua e sale per 2-3 minuti (io li ho rosolati in olio e aglio per insaporirli) e  preparare il ripieno composto di pane ammollato nel latte, prezzemolo e aglio tritati (omessi, ho messo timo), i ciuffetti dei totani  tritati, il tonno, le uova, il sale, il pepe, se graditi, si possono aggiungere anche gamberetti tritati.

Riempire i totani con l’ausilio di un sac-à-poche (io cucchiaino/dito) senza eccedere e chiuderli con uno stecchino di legno.

Soffriggere uno spicchio d’aglio in olio EVO, aggiungere una spruzzata di vino bianco secco, poi dopo pochi minuti un cucchiaio di polpa di pomodoro a persona (facoltativo, si possono cuocere anche in bianco).

Cuocere per circa dieci minuti. Aggiungere i totani ripieni e seguire per qualche minuto la cottura (tenderanno a gonfiarsi, ed è necessario bucherellarli in vari punti con uno stecchino, facendo così uscire l’aria che si è formata ed evitando che si rompano).

Aggiungere mezzo ramaiolo di brodo di pesce o di acqua calda, salare, pepare, portare il tutto a cottura con il recipiente semicoperto (circa 20, 25 minuti).

Se avanza un po’ di ripieno ci si possono fare delle polpettine (aggiungendo pangrattato), oppure metterlo a cuocere insieme ai totani: si formerà una cremina per accompagnare i totani o per condire la pasta.

La crema di fagioli si prepara semplicemente frullando a lungo i fagioli cotti e acqua quanto basta fino ad ottenere una crema morbida ma non liquida, aggiungere sale e pepe a piacere.

Volendo, i fagioli possono essere sostituiti con dei ceci, io mi preparo in anticipo i piattini versando la crema di fagioli ed adagiandovi due totani ripieni con un po’ di sughetto, cospargo di prezzemolo fresco tritato e verso sul tutto un filo di buon olio e.v. toscano.

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Ecco, questa è la ricetta di Anna, dopo avere state nelle varie cucine di Rifatte senza glutine, uscite a comperare i totani/calamari e mettetevi al lavoro :-)

Purtroppo sui miei calamari il pomodoro non ha attecchito quindi l’effetto è un pò porello ma anche in qusto caso la sostanza vale più dell’apparenza, fidatevi.

Alla prossima ricetta senza glutine, vi auguro una splendida giornata.


Anguria arrosto e Feta, averlo saputo prima.

Anguria e feta si1 

Veramente lo so dall’anno scorso, da quando vidi questa ricetta sul libro del Sacher Hotel, ma l’anno scorso le angurie decisero di scioperare e di travestirsi da rape insapore, almeno quelle che comprai io erano così, pallide, farinose, piene di venature, immangiabili è la parola giusta.

Per fare questa ricetta occorreva un’anguria dolce, aromatica, senza semi (proprio com’era la mia prima anguria della stagione) e formaggio di pecora affumicato che ho sostituito col feta che avevo a casa.

L’abbinamento anguria/feta non è certo una novità, però la versione arrosto mi giungeva nuova e m’incuriosiva da matti, provatela come consigliano loro, servita subito e sul piatto caldo, il contrasto caldo/freddo e l’equilibrio degli abbinamenti vi conquisterà, per quanto mi riguarda l’ho già nominato piatto dell’estate 2011/12/13/14/15/16 ecc.

 

Riporto le dosi della ricetta originale per 4 persone, io non ho pesato nulla e tra parentesi metterò le mie varianti:

  • 500 g. di anguria (dolce e aromatica e soda aggiungo), senza semi,
  • succo di mezzo lime,
  • foglie fresche di menta o citronella (nepeta),
  • 300 g. di formaggio di pecora affumicato (feta),
  • peperoncino (senza semi) finemente tagliato (omesso),
  • fleur de sel (sale nero di Cipro),
  • pepe (verde),
  • olio d’oliva (extravergine con semi di zucca tritati),
  • olive Kalamata (taggiasche),
  • sfogliatine di pane croccanti per guarnire.

 

Come fare:

tagliare l’anguria in 12 bastoncini (loro calcolano 3 a testa ma non bastano credetemi) di c.ca 12 x 2 x 2 cm., tamponarli con la carta assorbente da cucina e rosolarli a fuoco vivo in una padella antiaderente con poco olio evo (io l’ho “passata” con la carta cucina imbevuta).

Disporre i bastoncini sui piatti caldi, tagliare il formaggio a scaglie sottili (se usate il pecorino) o sbriciolare il feta, cospargere con le erbe (nepeta), condire con la citronette (io ho aggiunto semi di zucca tritati), aggiungere le olive (le taggiasche ci stanno benissimo),le listarelle di peperoncino, pepe ed il sale.

Io, per decorare ho preparato delle cornucopie di pane schiacciando col mattarello tra 2 fogli di carta forno il pan carrè senza crosta che ho avvolto sui coni unti e infornato a 200°C fino a doratura.

 


Pudding e Buon Natale.

Da “Canto di Natale” di Charles Dickens.

…..ma ora, mentre la signorina Belinda cambiava i piatti, la signora Cratchit lasciò da sola la stanza (era troppo nervosa per sopportare dei testimoni) per prendere il pudding e portarlo in tavola.

E se non fosse stato abbastanza cotto? E se si fosse rotto nel tirarlo fuori? E se qualcuno avesse scalato il muro del retro e l’avesse rubato mentre loro facevan la festa all’oca?……Una supposizione di fronte alla quale i due Cratchit più piccoli si fecero lividi!

Venne formulata tutta una serie di terrificanti ipotesi. Ecco! Una gran quantità di vapore! Il pudding era fuori dal catino.

Un odore come quello dei giorni di bucato! Questo era il panno. Un odore come di una trattoria porta a porta con una pasticceria, e con accanto una lavanderia! Questo era il pudding!

Dopo mezzo minuto entrò la signora Cratchit, rossa in viso ma sorridendo orgogliosa, con il pudding che pareva una palla di cannone chiazzata, tanto era duro e sodo, fiammante in un mezzo quartino di brandy cui era stato dato fuoco, e ornato in cima da un rametto di agrifoglio natalizio.

Oh, un pudding stupendo! Bob Cratchit affermò, e in tutta calma, che quello era il più grande successo che la signora Cratchit avesse realizzato dal giorno del loro matrimonio.

La signora Cratchit disse di dover ammettere, che ora che non era più preoccupata, di essere stata incerta fino all’ultimo sul dosaggio della farina.

Tutti avevano da dire qualcosa in proposito, ma nessuno pensò o disse che quello era un pudding piccolo per una famiglia numerosa.

Sarebbe stata una vera eresia e chiunque, tra i Cratchit, sarebbe arrossito al minimo accenno a una cosa simile.

Alla fine il pranzo si concluse, la tavola fu sparecchiata, fu ripulito il camino e acceso il fuoco. Venne assaggiata la miscela nella caraffa, e giudicata ottima, arance e mele furono poste sul tavolo e un’intera palata di castagne nel fuoco.

Poi tutta la famiglia Cratchit si raccolse attorno al focolare in quello che Bob chiamò un “circolo”, intendendo un semicerchio.

Al fianco di Bob Cratchit c’era tutta la scorta di bicchieri della famiglia: due bicchieri per acqua e una coppetta per la crema senza manico.

Eppure accolsero il liquido caldo versato dalla caraffa come se fossero calici d’oro.

Bob lo servì con sorrisi radiosi, mentre le castagne crepitavano e scoppiettavano rumorosamente (…)


Ho fatto il pudding l’anno scorso, questo, il più semplice dei tanti, realizzato con pochi ingredienti e cotto sul fornello ma, se voi l’avete, cuocetelo  sulla vecchia, cara e amata “stufa”.

Ingredienti:

  • 100 g di pangrattato (ho usato dei digestive rotti)
  • 80 g di farina autolievitante
  • 80 g di strutto o burro
  • 50 g di zucchero (omesso per la presenza dei biscotti)
  • 200 g di uvetta
  • la scorza grattugiata di 1 limone
  • 3 cucchiai di latte.

Come si fa:

unire in una ciotola tutti gli ingredienti (meno il latte) e mescolare bene.

Aggiungere un po’ alla volta il latte fino a rendere il composto soffice ma non appiccicoso. Lavorarlo sulla spianatoia infarinata e modellarlo in un cilindro lungo 15 cm.

Avvolgerlo in una carta forno e successivamente nella stagnola formando una caramella.

Riempire una casseruola a metà con acqua e portare ad ebbollizione.

Immergere la caramella, coprire e far sobbollire per 2 ore, aggiungendo acqua se necessario, scolare e lasciar riposare qualche minuto per eliminare completamente l’acqua.

Tagliare il pudding a fette e servire con panna o crema pasticciera.

Se avete fretta usate il microonde (la signora Scratchit non lo farebbe mai ;-) ):

mettere l’impasto in un contenitore adatto al microonde, coprire con la carta forno e cuocere alla massima potenza per 4/5 minuti (valida la prova stecchino).


Jota

 
La jota è un piatto della tradizione triestina che ha subito, per la cucina, l’influenza della vicina Slovenia (oltre che dell’Austria) dove questo piatto la fa da padrone, considerata l’estesa produzione dei “cappucci” che vengono conservati sotto sale fino alla fermentazione che li trasforma nei famosi “capuzi garbi”.

Premetto che questa è la mia versione “alleggerita”, in quanto non  faccio uso di soffritti o grassi, il gusto non ne risente e la linea è salva.

Ingredienti:

  • fagioli borlotti (faccio ad occhio)
  • 3 patate medie,
  • crauti (ad occhio anche questi),
  • 2 foglie di alloro,
  • 1 cucchiaino di Kümmel o carvi che a volte viene associato al “cumino”, lo chiamano “cumino tedesco, il cumino ha chicchi rotondi ed ha un altro sapore….
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale,
  • pepe.

 

Come faccio io:

in una pentola di coccio metto i fagioli, 1 foglia di alloro ed aggiungo c.ca 2 litri d’acqua e li porto a metà cottura.

Nel frattempo:

cuocio a parte i crauti, coperti abbondantemente d’acqua fredda con la foglia d’alloro, lo spicchio d’aglio ed il kummel.

  Taglio a cubetti le patate e continuo la cottura, aggiungo i crauti e lascio al fuoco ancora 1/2 ora.

Metto nel passaverdura 3/4 della minestra per renderla cremosa, mescolo e servo con un filo d’olio evo (extravergine di oliva).

Volendo si può cuocere assieme qualche cotenna o qualche ritaglio di prosciutto.

Partecipo alla raccolta di “Provare per gustare”  

 

Ecco un link che vi aprirà gli orrizzonti “kümmelliani”   leggo spesso che lo associano al cumino ma io ho il cumino e l’aspetto e l’aroma sono diversi da quelli del kümmel, si usa in queste preparazioni, diciamo pesantine perchè facilita la digestioneilluminati.

 

Foto dal web


Ovi in fonghet

Ho sempre pensato che la vita fosse fatta di coincidenze, e coincidenza è stata la mail di Tiziana con una ricetta (che farò a giorni) seguita da una telefonata:

volevo mandartene un’altra ma è così banale, dimmi insisto io, …..ovi in fonghet dice lei…cooooooooooooooooosa? Ma li faceva sempre Gisella per cena :-) (chi mi conosce sa chi è Gisella;-) )

Anch’io ho pensato a mia zia (dice lei), quando non c’era la carne i ovi in fonghet erano degni sostituti, un bel sughetto, un bel pezzo di pane (o polenta) e vai col “tocio”…….qui ci starebbe bene “La mula de Parenzo” ma non voglio far scappare i lettori..rimanete, la ricetta vale la vostra pazienza :-)

La cena e Carosello spesso coincidevano e quindi i ricordi si sono abbracciati in quel tempo e non si sono ancora lasciati……

Ingredienti:

  • 4 uova,
  • gr.300 passata di pomodoro,
  • gr.50 acqua,
  • 1 cucchiaio zucchero,
  • 2 cucchiai aceto di mele,
  • 2 spicchi d’aglio,
  • 1 cucchiaio olio evo,
  • prezzemolo,
  • sale,
  • pepe,
  • 8 cucchiai parmigiano grattugiato

Come fare:

mettere in una grande padella la passata di pomodoro, l’acqua, lo zucchero, l’aceto, l’aglio tritato finemente, il sale,il pepe e far bollire circa 10’.

Quando il “sughetto” si sarà ristretto, unire il prezzemolo tritato, adagiare le uova

distanti una dall’altra e facendo attenzione a non rompere il tuorlo.

Coprire con un coperchio e continuare la cottura per altri 10minuti e dopo su ogni uovo, aggiungere 2 cucchiai di parmigiano e ricoprire per altri  minuti’ a fuoco spento.

Servire caldo ed assaporare in religioso silenzio :-)

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Provare per gustare