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Zuppa di topinambur con fontina e riccioli di polenta…nella PAP!

Una scelta coraggiosa, la mia, di pubblicare una zuppa mentre di giorno il sole è talmente generoso da farti sentire già in estate, però alla sera una leggera brezza rende l’aria più frizzante e ridà equilibrio alla stagione ed una zuppa tiepida e confortante chiude la giornata al meglio essendo, per gli ingredienti contenuti, anche un piatto unico.

Il topinambour è soltanto una “patata” è quello che solitamente farei con quel tubero lo posso benissimo replicare col topinambur, con la differenza che posso mangiarlo anche crudo senza problemi, forse vi avrò annoiate/i con questa faccenda ma spero di no perchè in autunno riprenderò l’”attività” con altrettanto entusiasmo.

Una cosa che rende simpatica questa zuppa è che si può fare comodamente nella PAP (Pentola A Pressione..per i non addetti ai lavori).

Riccioli crepes.

Mentre stavo creando i riccioli di polenta mi sono detta: e se facessi così anche con le crepes?

Dopo aver fatto la polenta alla solita maniera con la MDP (oggi tutta tecnologia qui ;-) ) l’ho lasciata riposare nel suo contenitore fino al formarsi della “pellicola”, l’ho sollevata e staccata dal resto lasciando un sottile strato di polenta tenera e ho tagliato a striscioline.

Ho unto dei coni di acciaio ed ho avvolto le striscioline a spirale dalla parte secca, ho messo in forno ventilato ad asciugare (la temperatura non dev’essere alta ma in questo caso si può non essere fiscali, l’importante è che la polenta si asciughi senza tostarsi troppo.

Ingredienti per 2 persone:

  • 250 g. di topinambur,
  • olio EVO,
  • 1/2 litro di brodo vegetale o acqua bollente,
  • 1 fetta di pancetta affumicata,
  • 1 scalogno,
  • 1 piccola foglia di alloro (quelle in fondo al ramo sono più profumate),
  • 60 g. di fontina (quella vera) grattugiata grossa,
  • sale affumicato (anche quello normale),
  • pepe verde,
  • riccioli di polenta sostituibili con pane tostato.

Come fare:

pelare i topinambur al solito come ho spiegato nei post precedenti ed affettarli con la mandolina.

Tritare lo scalogno e farlo rosolare assieme alla pancetta nella pentola a pressione (aperta) con l’olio evo per qualche minuto.

Unire le fettine di topinambur, aggiustare di sale e pepe, rosolare ancora per qualche minuto ed aggiungere il brodo caldo (acqua), unire la foglia d’alloro e chiudere la pentola, al sibilo abbassare il fuoco e calcolare 10 minuti.

Se avete fretta mettete la pentola sotto l’acqua fredda ed apritela, io preferisco aspettare che si abbassi la valvola da sola.

Togliere la foglia di alloro e frullare la zuuppa col frullatore ad immersione (io ho lasciato qualche “pezzettino”).

Appena ottenuta la densità voluta riscaldare la crema e mescolare la fontina grattugiata, se la fate a dadini riscaldate di più la zuppa per farla sciogliere perfettamente, io preferisco “sentirla.

Io ho grattugiato un pò di fontina sopra la fondina ed ho unito i riccioli di polenta che regalano consistenza e croccantezza alla zuppa.

Vi presento il mio rabarbaro :-)


Rifatte senza glutine: Arrosto alla panna…

Versione decorata.

Ben ritrovate, cosa  pensi della celiachia lo sapete, avendone  io già scritto nelle presentazioni delle mie precedenti partecipazioni.

Quello che mi sta succedendo è la conferma del mio modo di dire: “Pensare senza glutine o “gluten free” per gli stranieri.

Mi capita ogni volta che cucino di sostituire qualche ingrediente nella preparazione per “liberarla dal glutine”.

Per esempio, nel  rotolo di topinambur (dal quale arrivano gli gnocchi di oggi) avrei potuto mettere la farina normale ed invece, soltanto sostituendola con quella di grano saraceno (la mia è come da prontuario) ho trasformato un buon piatto in un buon piatto senza glutine.

Voi sapete che io non sono celiaca, per ora, però non si sa cosa riservi il futuro e mi potrebbe capitare l’occasione di avere un celiaco a pranzo e/o a cena, beh, niente panico, né per me, né soprattutto per lei/lui, nessuna contaminazione, garantito ;-)

Ora immagino già cosa state pensando: “sarà mica un’arrosto alla panna” questo!!!

Lo è, credetemi, avrò tanti difetti ma non vi imbroglio mai, certo, ci vuole un pò d’immaginazione però è lui: l’arrosto alla panna di Sonia.

La mia lonza di maiale  pesava 1200 g. e, dopo averla gustata in purezza la sera per cena, tagliata a fette un pò grosse (come piace a ello :-D  ) ho iniziato a pensare cosa fare della metà avanzata (qui non si mangia mai 2 volte la stessa cosa ;-) ) e così è nato questo piatto unico: quadratini di arrosto alla panna con gnocchi di topimambur (fatti con l’impasto del rotolo dell’altro giorno soltanto con meno farina: di grano saraceno) che mi sono pappata per pranzo il giorno dopo e l’altra parte l’ho tagliata con l’affettatrice, ho fatto una leggera salsa tonnata..insomma, come dire: 3 piccioni con una lonza :-D

Ma andiamo per ordine, di seguito la ricetta originale di Sonia con tra parentesi le mie dosi.

Ingredienti per 6 persone:

  • 1 kg. arrosto di vitello o arista di maiale (1200 g. di lonza),
  • 100 gr. pancetta a fette (speck),
  • 2 rametti di rosmarino fresco (+ fiori decorazione optional),
  • 1 cipolla rossa,
  • olio evo (+ burro chiarificato),
  • brodo di carne (vegetale),
  • 6 cucchiai di aceto di vino bianco (aceto di mele),
  • 200 ml panna da cucina (250 Panna di soia come da prontuario),
  • sale,
  • pepe (peperoncino).

Come fare :

nella mia preparazione cambiano soltanto, avendo sostituito la pancetta con lo speck che è più magro, la  rosolatura della lonza nel burro chiarificato e olio seguita dalla sua legatura nello speck con i rametti di rosmarino a contatto con la carne  (ello non vuole vedere aghi ;-) ).

Ho rimesso la lonza nel tegame e, quando ha ripreso a rosolare ho sfumato con l’aceto di mele, scelta fatta per la minore necessità di “sgrassare” il tutto.

Come ha fatto Sonia, ho aggiunto il brodo (nel mio caso vegetale) caldo, la panna, ho aggiunto il peperoncino, aggiustato di sale, ho mescolato e fatto riprendere il bollore.

Ho coperto, abbassato la fiamma e fatto “andare” per c.ca 1 ora e 1/4.

Ho slegato la lonza, eliminato il rosmarino e, col minipimer ho frullato tutto, compreso lo speck che ha dato alla salsa un colore più  beige-rosato rispetto a quella di Sonia, ho tenuto in caldo la lonza  e fatto ridurre la salsa.

L’arrosto alla panna è piaciuto molto e la frase: da rifare fa ben sperare in un futuro “roseo” ;-)

Versione “semplice”

E qui inizia il divertimento (per me), lonza e rotolo coincidevano e così, ho prelevato dal purè di topinambur una parte per questi gnocchetti, ho aggiunto farina di grano saraceno, uovo, burro, sale, ho fatto delle palline che ho infarinato (sempre con la stessa farina) e ho cotto come al solito.

Ho ritagliato dei quadrotti dalla lonza e li ho fatti “saltare” assieme ai gnocchetti nella salsa.

Ed ora la versione Tonnata, ottenuta affettando sottilmente la lonza (fredda) con l’affettatrice e presentata con una salsa tonnata fatta così:

  • maionese (1 uovo intero, aceto, senape, sale, limone, olio oliva),
  • tonno al naturale,
  • capperi,
  • carota (opzionale),
  • fiori di cappero (cucunci), julienne di zesta limone e carota per decorare.

Non entro nei dettagli della maionese perchè la saprete fare tutti ( io uso sempre l’uovo intero).

Frullare gli altri ingredienti, unire la maionese, arrotolare le fettine di lonza formando dei “cannelloni”, versare la salsa lungo i 2 lati e decorare a piacere.

Lonza in salsa tonnata.

Vi auguro una splendida giornata.


Totani/Calamari ripieni su letto di fagioli di Anna.

Cosa io pensi della necessità di divulgare e far conoscere la celiachia l’ho spiegato nel mio primo Rifatte senza glutine.

Mi sono accorta che, mentre  scelgo gli ingredienti per cucinare spesso penso senza glutine, non che io lo debba fare però mi metto nei panni di chi lo fa ogni giorno perchè in famiglia c’è un celiaco.

Credo sia come quando vuoi imparare una lingua, ti rendi conto che la stai imparando nello stesso momento in cui  pensi in quella lingua, ecco, cucinare per un celiaco è la stessa cosa, devi pensare senza glutine.

Quando sei a casa tutto ciò risulta naturale e (relativamente) facile e scontato, però tutto si complica quando il celiaco ha voglia di mangiarsi una pastarella al bar o in pasticceria, oppure una semplice Pizza Margherita in pizzeria, è lì che iniziano le difficoltà e quello che per tutti è routine per un celiaco diventa problematico e spesso discriminante.

Fidarsi? Non fidarsi? Dove preparano le pastarelle e le pizze senza glutine? Gli ambienti sono predisposti ed incontaminati dal glutine? Non è uno scherzo, l’incuria e la disattenzione possono mettere un celiaco in pericolo di vita.

Ho fatto una piccola ricerca per vedere se a Udine ci fossero ristoranti/pizzerie per celiaci, la scelta non è molta e dalle recensioni dei clienti ho evinto che il celiaco rimane comunque emarginato, ha poca scelta e le attese sono improponibili…

Ora arrivo alla ricetta proposta da Anna, un piatto da fare e rifare, con o senza glutine, con sac a poche o senza sac a poche (come me :-D ), anche “ello” ha detto “da rifare”, quindi rifatelo :-)

Trovare da queste parti i totani è impresa Totanica, quindi ho dovuto ripiegare sui calamari, leggendo da Anna che il pane sostituito dalle patate rendeva il ripieno da leccarsi i baffi, beh, io ho adoperato i topinambour, di seguito la ricetta originale di Anna e, tra parentesi le mie varianti  (senza glutine).

Le mie dosi sono ad occhio, con il ripieno avanzato ho fatto delle polpettine.

Ingredienti per le polpettine:

  • il ripieno avanzato dei calamari,
  • riso Thai bollito,
  • tonno sott’olio,
  • uovo,
  • semi di zucca tritati,
  • olio evo per rosolare.

Come fare:

mescolare gli ingredienti, formare delle palline, arrotolarle nella farina ottenuta dai semi di zucca macinati e rosolare nell’olio EVO girando le polpettine, adagiarle sulla carta assorbente.

Volendo sui possono insaporire nella salsa di pomodoro assieme ai totani oppure sgranocchiare durante il giorno :-)

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Ingredienti per 6 persone:

  • 12 totani di misura media (ma si possono usare anche i calamari), (Calamari)
  • 150 g. di tonno sott’olio,
  • (qualche gambero),
  • 150 g. di polpa di pomodoro,
  • 150 gr di pane*** (meglio se del giorno prima, ed ovviamente per me senza glutine) (Topinambur),
  • vino bianco secco,
  • latte (omesso),
  • prezzemolo (timo e basilico),
  • 2 uova,
  • aglio,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva,
  • (olio di semi di zucca per decorare)

Ingredienti per il letto di fagioli:

  • 400 gr di fagioli cannellini già cotti, vanno bene anche quelli in scatola purché di buona qualità e ben lavati e sgocciolati,
  • (ho adoperato anche fagioli Azuki per colorare),
  • acqua,
  • sale,
  • pepe,
  • olio extravergine di oliva,
  • prezzemolo tritato (basilico).

Come fare:

pulire (lasciandoli interi) i totani, togliere la testa e pulirla dal “becco”.

Scottare i ciuffetti in acqua e sale per 2-3 minuti (io li ho rosolati in olio e aglio per insaporirli) e  preparare il ripieno composto di pane ammollato nel latte, prezzemolo e aglio tritati (omessi, ho messo timo), i ciuffetti dei totani  tritati, il tonno, le uova, il sale, il pepe, se graditi, si possono aggiungere anche gamberetti tritati.

Riempire i totani con l’ausilio di un sac-à-poche (io cucchiaino/dito) senza eccedere e chiuderli con uno stecchino di legno.

Soffriggere uno spicchio d’aglio in olio EVO, aggiungere una spruzzata di vino bianco secco, poi dopo pochi minuti un cucchiaio di polpa di pomodoro a persona (facoltativo, si possono cuocere anche in bianco).

Cuocere per circa dieci minuti. Aggiungere i totani ripieni e seguire per qualche minuto la cottura (tenderanno a gonfiarsi, ed è necessario bucherellarli in vari punti con uno stecchino, facendo così uscire l’aria che si è formata ed evitando che si rompano).

Aggiungere mezzo ramaiolo di brodo di pesce o di acqua calda, salare, pepare, portare il tutto a cottura con il recipiente semicoperto (circa 20, 25 minuti).

Se avanza un po’ di ripieno ci si possono fare delle polpettine (aggiungendo pangrattato), oppure metterlo a cuocere insieme ai totani: si formerà una cremina per accompagnare i totani o per condire la pasta.

La crema di fagioli si prepara semplicemente frullando a lungo i fagioli cotti e acqua quanto basta fino ad ottenere una crema morbida ma non liquida, aggiungere sale e pepe a piacere.

Volendo, i fagioli possono essere sostituiti con dei ceci, io mi preparo in anticipo i piattini versando la crema di fagioli ed adagiandovi due totani ripieni con un po’ di sughetto, cospargo di prezzemolo fresco tritato e verso sul tutto un filo di buon olio e.v. toscano.

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Ecco, questa è la ricetta di Anna, dopo avere state nelle varie cucine di Rifatte senza glutine, uscite a comperare i totani/calamari e mettetevi al lavoro :-)

Purtroppo sui miei calamari il pomodoro non ha attecchito quindi l’effetto è un pò porello ma anche in qusto caso la sostanza vale più dell’apparenza..fidatevi;-)

Alla prossima ricetta senza glutine, vi auguro una splendida giornata.


The 7 – links project…

Voglio bene a tutti i miei post e mi piacciono tutti indistintamente ma dopo aver “scartabellato” ho scelto questi:

Il mio più bel post:

Fatto col cuore il mio piatto dautore

Il perchè lo dice il titolo: fatto col cuore :-)

Il mio post più popolare:

Torta con farina di castagne pere e cioccolato

Il perchè non lo so, forse perchè digitando il nome su google si arriva dritti qui senza dover lasciare link, però ho anche ricevuto mail da persone che non hanno un blog dicendomi di averla fatta ed essere rimaste soddisfatte o che magari avendola sformata calda si era un pò rotta.

Il mio post più controverso (ma forse lo sono tutti e questo in particolare ;-) ):

Penetration is not isn’t introduction

Il perchè? Perchè tocco un argomento che molti vorrebbero “toccare” ma sono bloccati dalla paura di perdere la popolarità (cosa che io ho già perso da tempo :-D )

Un post il cui successo mi ha sorpresa:

Bocconcini di pollo al pepe rosa

Il perchè si sa, con questa ricetta ho vinto il concorso Amadori.

Ho mandato la ricetta l’ultimo giorno dopo una repentina folgorazione: ho bloccato ello perchè dovevo fare le foto, era sera e tutto giocava a mio sfavore..invece? Invece è andata benissimo :-D

Un mio post che penso non abbia ricevuto l’attenzione che meritava:

Polpo ubriaco e pasta di mais risottata

Perchè probabilmente era uno dei miei primi post e non ero ufficialmente entrata nel “giro”, però è una ricetta che mi piace molto, amando i piatti unici e completi entra spesso nel menù, piace anche a ello che (udite udite) goloso come sempre, non sapendo che i polipetti erano crudi, ne ha mangiato uno direttamente dal frigorifero mentre erano tutti a marinare :-(

Il post che sono orgogliosa di aver fatto:

pane fichi alloro1-001

Pane fichi e alloro

Questo post significa ed ha significato per me l’”inizio”, sia l’inizio della fine, la fine dell’inizio e l’INIZIO e basta.


Anguria arrosto e Feta, averlo saputo prima.

Anguria e feta si1

…veramente lo so dall’anno scorso, da quando vidi questa ricetta sul libro del Sacher Hotel, ma l’anno scorso le angurie decisero di scioperare e di travestirsi da rape insapore, almeno quelle che comprai io erano così, pallide, farinose, piene di venature, immangiabili è la parola giusta.

Per fare questa “ricetta” occorreva un’anguria dolce, aromatica, senza semi (proprio com’era la mia prima anguria della stagione) e “formaggio di pecora affumicato” che ho sostituito col feta che avevo a casa.

L’abbinamento anguria/feta non è certo una novità, però la versione “arrosto” mi giungeva nuova e m’incuriosiva da matti, provatela come consigliano loro, servita subito e sul piatto caldo, il contrasto caldo/freddo e l’equilibrio degli abbinamenti vi conquisterà, per quanto mi riguarda l’ho già nominato “piatto dell’estate 2011/12/13/14/15/16…..ecc.

Mi scuso, il post si è pubblicato da solo, ora lo sto completando, se vi interessa ritornate più tardi…a volte anche wordpress “perde colpi” :-D

Rieccomi, è proprio il caso di dirlo: a WordPress manca un “venerdì” :-D ma ora se avete fatto le corse su e giù per vedere come va a finire io vi ringrazio e vi dico che non ve ne pentirete.

Riporto le dosi della ricetta originale per 4 persone, io non ho pesato nulla e tra parentesi metterò le mie varianti:

  • 500 g. di anguria (dolce e aromatica e soda aggiungo), senza semi,
  • succo di mezzo lime,
  • foglie fresche di menta o citronella (nepeta),
  • 300 g. di formaggio di pecora affumicato (feta),
  • peperoncino (senza semi) finemente tagliato (omesso),
  • fleur de sel (sale nero di Cipro),
  • pepe (verde),
  • olio d’oliva (extravergine con semi di zucca tritati),
  • olive Kalamata (taggiasche),
  • sfogliatine di pane croccanti per guarnire.

Come fare:

tagliare l’anguria in 12 bastoncini (loro calcolano 3 a testa ma non bastano credetemi) di c.ca 12 x 2 x 2 cm., tamponarli con la carta assorbente da cucina e rosolarli a fuoco vivo in una padella antiaderente con poco olio evo (io l’ho “passata” con la carta cucina imbevuta).

Disporre i bastoncini sui piatti caldi, tagliare il formaggio a scaglie sottili (se usate il pecorino) o sbriciolare il feta, cospargere con le erbe (nepeta), condire con la citronette (io ho aggiunto semi di zucca tritati), aggiungere le olive (le taggiasche ci stanno benissimo),le listarelle di peperoncino, pepe ed il sale.

Io, per decorare ho preparato delle cornucopie di pane schiacciando col mattarello tra 2 fogli di carta forno il pan carrè senza crosta che ho avvolto sui coni unti e infornato a 200°C fino a doratura.


Coppette di zucca…..

Inizio la settimana con qualcosa di dolce, di leggero, di profumato e di colorato, perchè noi non ci facciamo mancare nulla, siamo  viziati e golosi e, in fondo, ci accontentiamo di poco.

Per fare queste coppette (io ho messo la crema nei bicchierini, ma dopo cotta) servono:

  • 750 g. di zucca,
  • 50 g. di miele,
  • 30 g. di maizena,
  • 500 ml di latte di soia,
  • 1 pizzico di sale,
  • scorza grattugiata di limone,
  • 1/2 cucchiaino di cannella,
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere,
  • chicchi di melagrana per decorare (sostituibili con frutta a piacere).

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver pulito la zucca e tagliata a fette disporle sulla piastra e cuocere per 15 minuti, volendo la potete cuocere al vapore.

Frullare la polpa cotta o passarla nello schiacciapatate e trasferirla in una casseruola.

Unire il miele, lo zenzero, la cannella, la scorza di limone ed il sale, stemperare la maizena nel latte ed unire al composto.

Mescolando portare ad ebbollizione e sobbollire per 5 minuti finchè la crema sarà più asciutta.

Versarla nelle pirofile da porzione ed infornare per 20 minuti, finchè la superficie sarà dorata.

Servire nelle coppette o, come me, travasarle nei bicchieri e decorare.


Pudding e Buon Natale.

Da “Canto di Natale” di Charles Dickens.

…..ma ora, mentre la signorina Belinda cambiava i piatti, la signora Cratchit lasciò da sola la stanza (era troppo nervosa per sopportare dei testimoni) per prendere il pudding e portarlo in tavola.

E se non fosse stato abbastanza cotto? E se si fosse rotto nel tirarlo fuori? E se qualcuno avesse scalato il muro del retro e l’avesse rubato mentre loro facevan la festa all’oca?……Una supposizione di fronte alla quale i due Cratchit più piccoli si fecero lividi!

Venne formulata tutta una serie di terrificanti ipotesi. Ecco! Una gran quantità di vapore! Il pudding era fuori dal catino.

Un odore come quello dei giorni di bucato! Questo era il panno. Un odore come di una trattoria porta a porta con una pasticceria, e con accanto una lavanderia! Questo era il pudding!

Dopo mezzo minuto entrò la signora Cratchit, rossa in viso ma sorridendo orgogliosa, con il pudding che pareva una palla di cannone chiazzata, tanto era duro e sodo, fiammante in un mezzo quartino di brandy cui era stato dato fuoco, e ornato in cima da un rametto di agrifoglio natalizio.

Oh, un pudding stupendo! Bob Cratchit affermò, e in tutta calma, che quello era il più grande successo che la signora Cratchit avesse realizzato dal giorno del loro matrimonio.

La signora Cratchit disse di dover ammettere, che ora che non era più preoccupata, di essere stata incerta fino all’ultimo sul dosaggio della farina.

Tutti avevano da dire qualcosa in proposito, ma nessuno pensò o disse che quello era un pudding piccolo per una famiglia numerosa.

Sarebbe stata una vera eresia e chiunque, tra i Cratchit, sarebbe arrossito al minimo accenno a una cosa simile.

Alla fine il pranzo si concluse, la tavola fu sparecchiata, fu ripulito il camino e acceso il fuoco. Venne assaggiata la miscela nella caraffa, e giudicata ottima, arance e mele furono poste sul tavolo e un’intera palata di castagne nel fuoco.

Poi tutta la famiglia Cratchit si raccolse attorno al focolare in quello che Bob chiamò un “circolo”, intendendo un semicerchio.

Al fianco di Bob Cratchit c’era tutta la scorta di bicchieri della famiglia: due bicchieri per acqua e una coppetta per la crema senza manico.

Eppure accolsero il liquido caldo versato dalla caraffa come se fossero calici d’oro.

Bob lo servì con sorrisi radiosi, mentre le castagne crepitavano e scoppiettavano rumorosamente (…)


Ho fatto il pudding l’anno scorso, questo, il più semplice dei tanti, realizzato con pochi ingredienti e cotto sul fornello ma, se voi l’avete, cuocetelo  sulla vecchia, cara e amata “stufa”.

Ingredienti:

  • 100 g di pangrattato (ho usato dei digestive rotti)
  • 80 g di farina autolievitante
  • 80 g di strutto o burro
  • 50 g di zucchero (omesso per la presenza dei biscotti)
  • 200 g di uvetta
  • la scorza grattugiata di 1 limone
  • 3 cucchiai di latte.

Come si fa:

unire in una ciotola tutti gli ingredienti (meno il latte) e mescolare bene.

Aggiungere un po’ alla volta il latte fino a rendere il composto soffice ma non appiccicoso. Lavorarlo sulla spianatoia infarinata e modellarlo in un cilindro lungo 15 cm.

Avvolgerlo in una carta forno e successivamente nella stagnola formando una caramella.

Riempire una casseruola a metà con acqua e portare ad ebbollizione.

Immergere la caramella, coprire e far sobbollire per 2 ore, aggiungendo acqua se necessario, scolare e lasciar riposare qualche minuto per eliminare completamente l’acqua.

Tagliare il pudding a fette e servire con panna o crema pasticciera.

Se avete fretta usate il microonde (la signora Scratchit non lo farebbe mai ;-) ):

mettere l’impasto in un contenitore adatto al microonde, coprire con la carta forno e cuocere alla massima potenza per 4/5 minuti (valida la prova stecchino).


Curambiè, sull’onda dei ricordi…

17 gennaio 2009, fotografavo ancora con un telefonino che, inavvertitamente era rimasto dentro alla tovaglia che ho poi sbattuto fuori dalla finestra assieme alle  briciole ..con le conseguenze che potete immaginare: telefonino intatto ma privo di vita, io abbacchiata e costernata :-(

Poi è arrivato San Valentino e con lui la mia piccola adorata digitale.

A causa di dispute sui “diritti d’autore” delle ricette, gli amministratori del forum desideravano che si citasse la loro fonte ed io così ho pensato di fotografare questo foglietto che era sopravvissuto a tutti i miei spostamenti su e giù per l’Italia.

Questo foglietto ha quasi 40 anni, questi “curambiè” che forse si chiamano più precisamente “curabiè” li ho fatti soltanto una volta, quel remoto 17 gennaio del 2009 ed io ve li offro oggi, col cuore, come sempre……

Ingredienti:

  • 200 g. mandorle pelate
  • 250 g. farina 00
  • 200 g. burro
  • 80 g. zucchero
  • 1 pizzico di sale sciolto in un cucchiaio di acqua tiepida.

Procedimento:

Ammorbidire un po’ il burro col cucchiaio, mescolare lo zucchero, le mandorle grattuggiate (io le ho messe con un po’ di zucchero nel mixer, senza però farle diventare farina, la mandorla si deve sentire sotto i denti!) la farina ed il sale.

Lavorare poco ed appena la pasta sarà sufficentemente amalgamata, formare dei piccoli chiffeletti e cuocerli in forno appena caldo (io ho usato il ventilato a 150° controllando sempre) per 25 – 30′.

Devono rimanere bianchi sopra, un po’ coloriti sotto, coprire ancora caldi di zucchero a velo vanigliato.

Ps: se durante la lavorazione l’impasto s’ammorbidisse troppo, lavorare metà impasto alla volta (l’altro metterlo in frigorifero).

Con una metà io ho fatto 15 pezzi, con l’altra metà li farò più piccoli.


Jota

La jota è un piatto della tradizione triestina che ha subito, per la cucina, l’influenza della vicina Slovenia (oltre che dell’Austria) dove questo piatto la fa da padrone, considerata l’estesa produzione dei “cappucci” che vengono conservati sotto sale fino alla fermentazione che li trasforma nei famosi “capuzi garbi”.

Premetto che questa è la mia versione “alleggerita”, in quanto non  faccio uso di soffritti o grassi, il gusto non ne risente e la linea è salva.

Ingredienti:

  • fagioli borlotti (faccio ad occhio)
  • 3 patate medie,
  • crauti (ad occhio anche questi),
  • 2 foglie di alloro,
  • 1 cucchiaino di Kümmel o carvi che a volte viene associato al “cumino”, lo chiamano “cumino tedesco, il cumino ha chicchi rotondi ed ha un altro sapore….
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale,
  • pepe.

Come faccio io:

in una pentola di coccio metto i fagioli, 1 foglia di alloro ed aggiungo c.ca 2 litri d’acqua e li porto a metà cottura.

Nel frattempo:

cuocio a parte i crauti, coperti abbondantemente d’acqua fredda con la foglia d’alloro, lo spicchio d’aglio ed il kummel.

Taglio a cubetti le patate e continuo la cottura, aggiungo i crauti e lascio al fuoco ancora 1/2 ora.

Metto nel passaverdura 3/4 della minestra per renderla cremosa, mescolo e servo con un filo d’olio evo (extravergine di oliva).

Volendo si può cuocere assieme qualche cotenna o qualche ritaglio di prosciutto.

Partecipo alla raccolta di “Provare per gustare”

Ecco un link che vi aprirà gli orrizzonti “kümmelliani” leggo spesso che lo associano al cumino ma io ho il cumino e l’aspetto e l’aroma sono diversi da quelli del kümmel, si usa in queste preparazioni, diciamo pesantine perchè facilita la digestioneilluminati.

Foto dal web


Ovi in fonghet

Ho sempre pensato che la vita fosse fatta di coincidenze, e coincidenza è stata la mail di Tiziana con una ricetta (che farò a giorni) seguita da una telefonata:

volevo mandartene un’altra ma è così banale, dimmi insisto io, …..ovi in fonghet dice lei…cooooooooooooooooosa? Ma li faceva sempre Gisella per cena :-) (chi mi conosce sa chi è Gisella;-) )

Anch’io ho pensato a mia zia (dice lei), quando non c’era la carne i ovi in fonghet erano degni sostituti, un bel sughetto, un bel pezzo di pane (o polenta) e vai col “tocio”…….qui ci starebbe bene “La mula de Parenzo” ma non voglio far scappare i lettori..rimanete, la ricetta vale la vostra pazienza :-)

La cena e Carosello spesso coincidevano e quindi i ricordi si sono abbracciati in quel tempo e non si sono ancora lasciati……

Ingredienti:

  • 4 uova,
  • gr.300 passata di pomodoro,
  • gr.50 acqua,
  • 1 cucchiaio zucchero,
  • 2 cucchiai aceto di mele,
  • 2 spicchi d’aglio,
  • 1 cucchiaio olio evo,
  • prezzemolo,
  • sale,
  • pepe,
  • 8 cucchiai parmigiano grattugiato

Come fare:

mettere in una grande padella la passata di pomodoro, l’acqua, lo zucchero, l’aceto, l’aglio tritato finemente, il sale,il pepe e far bollire circa 10’.

Quando il “sughetto” si sarà ristretto, unire il prezzemolo tritato, adagiare le uova

distanti una dall’altra e facendo attenzione a non rompere il tuorlo.

Coprire con un coperchio e continuare la cottura per altri 10minuti e dopo su ogni uovo, aggiungere 2 cucchiai di parmigiano e ricoprire per altri  minuti’ a fuoco spento.

Servire caldo ed assaporare in religioso silenzio :-)

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Provare per gustare


Confettura di corniolo e petali di rosa, poesia sottovetro.

Una domenica di sole, la voglia di essere in mezzo alla natura, un cesto e via, camminare per sentieri semi abbandonati, abbracciati da una vegetazione bramosa di riappropriarsi del suo spazio.

Lui con me, con gli anni ha imparato a godere di questi momenti dimenticando le zone industriali ed i capannoni, il passo sicuro e curioso.

Non è più contrariato se, per raccogliere le more, si ferisce con le spine, fa parte del gioco, la prossima volta sarà più rispettoso.

Un corniolo! Esclama stupito, ma è sul terreno del nonno, è sempre quello, a terra ci sono le bacche!

Allora è il momento di raccoglierle, farò una marmellata, quanto mi piace il suo entusiasmo.

Lo zio  accortosi che  guardavo le sue rose mi ha concesso di raccoglierne qualcuna.

I petali di questo rosaio li ho usati anche per questa confettura.

Queste cose mi emozionano, rendono le mie giornate diverse, affascinanti, uniche e tutte da assaporare proprio come questa confettura.

Le bacche non erano molte, ho navigato un pò alla ricerca di una ricetta poi, come sempre o quasi, ho fatto a modo mio.

Per questa poesia sottovetro ho usato:

  • 1/2 kilo di bacche di corniolo,
  • 100 g di petali di rosa,
  • 1 piccola mela con i semini,
  • 150 g di zucchero,
  • acqua q.b.

Come ho composto la poesia:

ho messo le bacche in un tegame coperto ed a fuoco bassissimo per ammorbidire le bacche.

Le ho trasferite in un setaccio a maglie larghe ed ho schiacciato per ottenere la polpa eliminando i noccioli.

Ho usato poca acqua bollente per risciacquare i residui e non perdere nulla del prezioso nettare.

Avevo già sfogliato le rose ed ho versato il liquido bollente sui petali  lasciando macerare per mezz’ora.

Ho messo tutto sul fuoco assieme allo zucchero e 1 mela (dello zio) sbucciata ma con i semi (per la pectina dicono).

Ho fatto cuocere raggiungendo la consistenza ed invasato bollente in barattoli sterilizzati in forno a 100°C. per 20 minuti.

I prezzi di certe confetture sono giustificati, ora l’ho capito.

Il corniolo (cornus mas.) appartiene alla famiglia delle cornacee ed è un alberello alto tre-quattro metri con corteccia di colore verde-grigiastra ed è proprio qui che sono presenti sostanze tanniniche, mucillagini (ne sono ricchi i frutti), zuccheri e acido malico.

E’ una pianta di gradevole aspetto coltivata come ornamentale. Le sue bacche sono di colore rosso vivo. Il corniolo è famoso per la sua longevità: la leggenda narra che nei primi anni dell’era volgare vivesse sul colle Palatino un corniolo nato dal legno della lancia con cui Romolo aveva tracciato i limiti della futura città di Roma.

Ho trovato questo sul corniolo, la longevità della pianta è reale, il corniolo dal quale provengono le bacche è in quel posto da molti anni, ha osservato la crescita del nonno e del mio lui ed ha resistito al terremoto del 1976, quando si dice avere carattere.

Buona giornata :-)