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Soufflè Glacè di Nespole del Giappone.

soufflè glacè nespole alto

L’idea mi è venuta ripensando ai miei gloriosi tempi dell’ mtc, quando, mese dopo mese, in maniera quasi compulsiva da meritarmi l’assistenza psicologica di Padre Amort, sfornavo innumerevoli versioni diverse della stessa ricetta base.

Ricordo ancora i miei innumerevoli soufflè glacè e così mi sono detta: perchè non provare con le nespole del Giappone? Ormai le ho adottate e mi porto avanti per quando inizierà qui la loro stagione, infatti, quelle che vedete arrivano dalla vicina Spagna.

Questa preparazione ha origini francesi, la base è quella del semifreddo e si presta ad un’infinità di varianti, provate, è più semplice di quanto appaia ma ora andiamo in cucina.

Soufflè glacè nespole 2-001

Prima d’iniziare la preparazione, rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 6 cm e fissare con spago da cucina, riporre in frigorifero.

Mettere in congelatore la panna così da montarla più facilmente.

Sbucciare le nespole e, al solito eliminare i semi e lapellicola che li contiene, tagliarle a pezzi piccoli, irrorare con il succo di limone, aggiungere lo zucchero (ho scelto il muscovado perchè le profuma gradevolmente) e porre sul fuoco fino ad ottenere una composta che poi frulleremo; per questo soufflè ne ho adoperati 2 cucchiai, se avanza avrete un altro dessert.

Collage Soufflè Glacè nespole-001

Ingredienti per il soufflè della foto:

  • nespole del Giappone,
  • 2 cucchiai di zucchero muscovado,
  • succo di limone,
  • 100 g. di Topfen (o ricotta o yogurt),
  • 100 g. di panna montata,
  • 4 cucchiai di composta di nespole frullata (2 per il composto e 2 per l’interno).

Ingredienti per la meringa Italiana:

  • 50 g. di albume (pizzichino ino sale e gocce succo limone per montarli),
  • 100 g. di zucchero a velo (ricavato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, così è davvero senza glutine),
  • 50 ml. di acqua per lo sciroppo.

Come fare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima.

Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , facendo sciogliere sul fuoco fino ad ottenere uno sciroppo denso.

Versare a filo lo sciroppo sugli albumi montati a neve continuando a montare il composto fino a quando non sarà freddo, poi riporre in frigo.

Completiamo la preparazione:

montare la panna, setacciare il Topfen o la ricotta in una terrina, se adoperate quella (per lo yogurt non serve), unire 2 cucchiai di purea di nespole, unire la panna montata ed incorporare gli albumi.

Versare nel contenitore  e mettere in congelatore, quando sarà rappreso, tirarlo fuori , scavare un cratere profondo, spostando il composto ai lati, riempirlo con la purea di nespole, ricoprire con il composto spostato e  rimettere in congelatore per non meno di 6 ore.

Prima di servire rimuovere la carta, se vi va decorate con un cucchiaio di composta di nespole (io non l’ho messa perchè lo zucchero muscovado l’aveva scurita tanto).

soufflè glacè nespole tovagliolo

Buon fine settimana

A proposito di soufflè glacè:

soufflè glacè, carote, tofu rosmarino soufflè glacè effetti-1

soufflè glacè pp soufflè glacè fico

Nutellone con meringa soufflè glacè stracchino, pere e pepe pigna


Nespole del Giappone in agrodolce, un contorno alternativo.

nespole agrodolce tagliata3-001

Quando ho pubblicato il Crumble di Nespole avevo citato questo contorno, un pò scettica ma poi, curiosa come sempre di fronte a ricette fino allora sconosciute, ci ho pensato su: a me piacciono la caponata, i fagioli all’uccelletto e il savor ed anche anche a ello, allora perchè non provare?

Hanno fatto da contorno ad una tagliata, improvvisato riciclo della parte centrale della costata della sera prima, che ho condito con un olio aromatizzato alla salvia per rimanere vicino al sapore del contorno.

Questa ricetta la trovate sul libro di Emilia Valli: 1000 ricette con la frutta (€. 3,90), io l’ho comperato ma lo davano anche con un quotidiano.

Ho modificato le dosi secondo le nespole a mia disposizione, tra parentesi le dosi originali nel caso voleste provare, il procedimento l’ho un pò modificato perchè seguendo i tempi di cottura della ricetta originale le nespole sarebbero rimaste troppo crude.

nespole3-001

Ingredienti:

  • 8 nesople del Giappone a media maturazione (12),
  • 1 cucchiaio d’olio evo (1 cucchiaio di margarina),
  • 1 piccolo scalogno (1/2 cipolla bianca),
  • 2 foglie di salvia,
  • 1 cucchiaio di aceto di mele (1 di aceto bianco),
  • 1/2 cucchiaio di zucchero (1 cucchiaio),
  • sale,
  • peperoncino di Calabria in polvere.

nespole tegame2-001

Come fare:

sbucciare le nespole, denocciolarle ed eliminare la pellicola che contiene i semi, tagliarle a spicchi e rosolarle nel tegame con l’olio caldo e lo scalogno tritato finemente e fatto appassire, aggiungere la salvia tritata ed il pizzico di peperoncino.

Far insaporire bene, coprire per ammorbidirle leggermente (tendono a rimanere sode), sciogliere lo zucchero nell’aceto e versare nel tegame, alzare il fuoco, mescolare e spegnere.

Far marinare per 1/4 d’ora  prima di sevire.

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Ed ecco la mia salvia, era una piantina striminzita che mi ha seguita in vaso per 2 traslochi e come ultima speranza l’ho piantata, nel 2006 nel giardino, in un piccolo triangolino ed ecco com’è diventata.

Ieri mattina ho fatto un pò di giardinaggio e prima che la pioggia imminente ne rovinasse irrimediabilmente i fiori, l’ho fotografata.

Per oggi è tutto, buona giornata a voi♥


Dolce con farina integrale di farro, banane e pere, per festeggiare la nuova arrivata.

Dolce banane pere fragole n-001

Sono stata ai suoi tempi una grande attivista e divulgatrice del WHB, partecipare a queste ed altre iniziative, allarga le conoscenze e stimola la fantasia e la creatività.

Ogni tanto rifaccio una capatina e questa volta sono da Elena che ospita la raccolta, da lei troverete tutte le informazioni.

Oggi, per rimanere fedele al “Format” descriverò uno degli ingredienti contenuti in questo dolce,  scriverò di  pere.

♦♦♦♦♦♦♦♦

Si deve risalire nel tempo per conoscere le origini di questa pianta. Da scoperte archeologiche si è potuto accertare il suo luogo d’origine: sono stati rinvenuti, infatti, nell’Asia occidentale e nelle zone termperate dell’Europa, frutti tagliati a metà e dissecati che, per forma e consistenza, hanno fatto sicuramente pensare alla pera.

Omero ci parla dei peri coltivati nei giadini di Alcinoo e di Laerte  (non il figlio di Pappalardo); il nome del frutto (esattamente in latino: pra) verrebbe, secondo alcuni, dal vocabolo celtico peren, secondo altri da Pirro che per primo introdusse il pero in Italia.

Sotto Catone si conoscevano già 6 varietà di pere, mentre Plinio ne enumerava 41.

In Francia però furono assai più numerose anche se Quintinie, fondatore e direttore del frutteto di Luigi XIVa Versailles, ebbe a dichiarare in seduta plenaria che una sola era la vera pera, quella «bon chrétien», della quale esistono ancora oggi ben 4 varietà: quella «invernale», quella «belga», la «spagnola» e il tipo a «piumaccio».

Si tratta di una pera che ha forma di cotogna mentre le altre sono sferiche; la «bergamotta» è a trottola, la pera «Colmar» a botticella come la «burrosa».

A questi nomi si aggiungono infinite varietà che prendono il nome della polpa: soda, aspra, fondente, burrosa o quelle che portano il nome di una persona cui il frutto fu dedicato: le pere William dal coltivatore londinese che per primo rinvenne la pianta da seme: hanno forma allungata, con tipico peduncolo obliquo, buccia gialla, variegata di rosso ed un pò untuosa al tatto.

Le pere Abate dall’ Abate Fetél  che, in Francia, rinvenne per primo i frutti che sono, grossi, allungati, con buccia sottile e polpa assai zuccherina e aromatica.

Morettini, di origine italiana dà il nome alla Butirra precoce.

♦♦♦♦♦♦♦♦

Per oggi è tutto, ci sarebbe da scrivere ancora molto sulla pera, per fortuna, ultimamente ci sono molti appassionati che hanno riportato in auge qualche tipo di pera che stava per scomparire per sempre e su queste specie ritornerò, ora in cucina.

Plum cake banane pere da infornare n-001

Tanta frutta in questo dolce, la cannella e lo zucchero muscovado lo profumano, l’assenza di lattosio e grassi lo rende perfetto per gli intolleranti e per chi è goloso ma attento alla linea.

Ingredienti per uno stampo da plum cake:

  • 200 g di farina integrale di farro,
  • 2 cucchiaino di cremortartaro (negozi tipo NATURASÍ),
  • 50 g di zucchero muscovado,
  • 1/2 cucchiaino di cannella,
  • 2 e 1/2 banane grandi o 3 piccole,
  • 2 albumi montati a neve ferma,
  • 2 pere William,
  • succo di limone,
  • sale per montare gli albumi,
  • olio per ungere lo stampo,
  • fragole per la decorazione.

Dolce banane pere fragole sfornato-n 001

Decorazione con le fragole:

le mie fragole erano molto grandi e ne ho messe solo 3,  se le trovate piccole potete inserirne una accanto all’altra in modo da avere le porzioni già pronte da tagliare.

Tagliare la calottina delle fragole compreso il ciuffo verde, infilare le fragole nell’impasto e, quando il dolce sarà sfornato ed intiepidito rimettete le calottine al loro posto, sarà una bella, semplice ed elegante presentazione.

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C.

In una terrina mescolare la farina con il cremortartaro (lievito), lo zucchero e la cannella.

In un’altra ciotola tagliare a pezzetti le banane e schiacciarne la polpa con una forchetta, sbucciare le pere e grattugiarle, irrorare col succo di limone.

Amalgamare bene la frutta ed aggiungere, poco alla volta il composto di farina, unire delicatamente gli albumi montati a neve ferma (io aggiungo un pò di sale e qualche goccia di limone).

Versare il composto in uno stampo da plum cake unto, io ho adoperato l’olio.

Infornare per 1 ora.

Dolce banane pere fragole interno n-001

Ah, dimenticavo… La nuova arrivata è la nuova Lumix, avrei potuto, accorpando tutti i compleanni, Natali, San Valentini, onomastici del resto della mia vita, farmi regalare la Reflex ma poi mi sono fatta una serie di domande e le risposte che ho ottenuto mi hanno convinta a rimanere sulla compatta, più evoluta, certo, con più funzioni, ci mancherebbe ma, dal momento che non devo diventare freelance, né lavorare per qualche casa editrice, a me basta questa, però ho imparato ad adoperare il cavalletto comperato anni fa a Firenze e mai adoperato e, la sera un pò alla volta, mi sto studiando le 128 pagine di “istruzioni per l’uso”, chi vivrà vedrà…


Le Nespole del Giappone al rum, smaltiscono la sbornia sotto un Crumble delizioso.

crumble di nespole si-001si

Ho specificato Nespole del Giappone perchè, per me, fino a pochi anni fa, le nespole erano queste:

Nespola libro-001

Mentre, in questa ricetta ci sono queste:

nespola del Giappone-002

Per ingrandire le foto cliccare.

Mi scuso per aver fotografato le pagine ma, credetemi, è scritto talmente in piccolo che avrei dovuto adoperare la lente d’ingrandimento, altre volte l’ho fatto ma ultimamente la vista mi si è abbassata parecchio, a voi basta cliccare l’immagine per leggere agevolmente.

Io provo un affetto quasi materno per questo frutto, come mi è capitato col topinambour e l’avocado.

Mi succede sempre quando vedo languire giorno dopo giorno questi prodotti al reparto frutta e verdura dei supermercati.

Gli alberi di nespole del Giappone capiterà anche a voi di vederli nei giardini, spesso questi frutti vengono lasciati cadere, a nessuno interessano, un pò come succede con i caki, meglio andarli a comperare al supermercato… l’anno scorso parlai in un post di queste nespole dimenticate nei giardini.

Nespolo-001

Nespolo del Giappone.

A differenza della Nespola della prima foto, che sono dolcissime, queste sono un pò aspre e non danno il meglio a crudo, un pò come le mele cotogne.

Quando le ho comperate non sapevo ancora cosa ne avrei fatto, troppo poche per marmellate e gelatine e troppo rischioso prepararle come contorno agrodolce.

Avevo in frigorifero un avanzo di granella delle coppe all’avocado e coccoe il crumble è venuto da sé; la base per i crumble è fatta con farina burro e zucchero alla quale si possono aggiungere, secondo il proprio gusto: fiocchi d’avena, mais, frutta secca ecc.

Avendo un sapore abbastanza neutro, le nespole del Giappone non litigano con spezie e aromi, in questo caso ho scelto il rum, un semplice rum, quello dolce che si adopera per fare il punch.

nespole dietro clafoutis-001

Nespole del Giappone e i loro semi.

Ingredienti:

  • 500 g. di nespole del Giappone, pelate, private dei semi e della pellicola interna che li contiene,
  • 2 cucchiai di zucchero Muscovado,
  • 1/2 bicchiere d’ acqua,
  • 4 cucchiai di rum per punch (se adoperate quello normale aggiungere 1 cucchiaio di zucchero).

Ingredienti per il crumble (copio incollo dal post):

queste sono le dosi per l’altra ricetta, se vi avanza, come nel mio caso, mettere la granella in un vaso di vetro e conservarla in frigorifero.

  • 50 g di burro di cocco (o il vostro solito burro),
  • 50 g di fiocchi di mais,
  • 50 g di nocciole tritate grossolanamente,
  • 1 cucchiaio di zucchero muscovado,
  • (farina di kamut, burro, zucchero di canna, aggiunti per questa ricetta).

collage crumble nespole-001

Come preparare il crumble:

per questa ricetta ho preparato una base con farina di kamut, burro e zucchero ed ho aggiunto la granella che è fatta così (copio-incollo dal post):

far sciogliere il burro di cocco (io) o margarina o burro di soia o burro vaccino ed unire i fiocch di mais frantumati: io l’ho fatto con le mani, è un ottimo antistress.

Dopo che i fiocchi avranno assorbito il burro, unire le nocciole tritate e lo zucchero Muscovado, mescolare per qualche minuto, versare in una ciotola e far raffreddare.

Come fare:

mettere le nespole pulite e tagliate a pezzetti in un tegame con lo zucchero e acqua, portare ad ebollizione ed aggiungere il rum, alzare la fiamma per far evaporare l’alcol, mettere il coperchio, abbassare la fiamma e far ammorbidire le nespole.

Imburrare una pirofila da forno, adagiare le nespole e ricoprirle con il crumble.

Infornare a 180°C. per 30/35 minuti.

crumble di nespole2-001

Con i semi, che potete vedere sullo sfondo, si può fare il Liquore Nespolino, troverete le ricette in rete, io ho scelto questa.

Se lo fate potete adoperarlo al posto del rum e magari inserire nel crumble della farina di amaretti, ottenuta macinandoli oppure sbriciolarli grossolanamente, provate.

Un’altra idea con le nespole del Giappone (cliccare sulla foto):

fetta clafoutis di nespole

Buona giornata.


Torta alla spremuta d’arancia di Elga nell’ Aprile delle indecisioni.

Torta spremuta arancia di Elga-001

Se dovessi scegliere un aggettivo per questo Aprile, sceglierei: Indeciso, neanche lui sa più cosa fare, a volte, con una raffica di vento gelido, ci riporta nell’inverno, poi ci avvolge nel caldo abbraccio di un raggio di sole e ci porta a vedere i prati coperti di nontiscordardi me, tarassaco, viole, primule e ci dà l’ illusione della primavera, poi scarica dal cielo secchiate d’acqua e ci riporta nell’autunno più malinconico…

Ma non è solo lui l’ indeciso, c’e anche il governo, neanche il governo sa cosa fare e dove andare.

Sapete che non amo scrivere di politica perchè sono ignorante in materia ma da cittadina semplice mi accorgo di vivere in un Italia lasciata al suo destino.

Ma abbiamo i saggi… e sorrido,  pensando a Crozza quando, imitando il nostro presidente in vestaglia, ha letto una saggia proposta (finta ovvio): in estate bevete molta acqua e mangiate molta frutta e verdura… e meno male dai che ci sono i saggi, e le sagge? Le sagge sono arrabbiate.

E mentre succede tutto questo in Italia le persone muoiono, in tanti modi ma quella che mi fa più paura è la morte interiore, la voglia di lasciarsi andare, e qui mi fermo e parlo della mia indecisione.

Apro? Non apro? Chiudo? Apro, chiudo? Diciamo che lascio socchiuso, se ci fosse ancora la mia dolce Maria, mi direbbe: questo silenzio è assordante, è vero, non credo che esista nulla di più eloquente del silenzio stesso.

Eloquente perchè il silenzio è chiacchierone , dà infinite possibilità di interpretazione: nei silenzi ognuno di noi può leggervi ciò che vuole, la propria storia, le proprie idee, i propri pensieri, la propria voglia di stare in silenzio.

Il silenzio degli altri lo si può usare per dire le nostre cose,  sempre pensate e mai dette, lo si può usare per muovere dei rimproveri, trovo che il silenzio sia un grande mezzo di comunicazione.

Mannaggia, mi sono accorta che sto nuovamente filosofeggiando, e pensare che sono qui per una ricetta, non mia ma di Elga.

Cosa c’entra una torta con questa premessa, vi chiederete voi? C’entra, c’ entra, ieri un mio amico mi ha detto che nulla succede per caso e questa torta mi ricorda i tempi in cui non avevo il blog, i tempi in cui mi stavo approciando al web.

Ero fresca di corso Word, avevo anche un diploma ma non ne capivo nulla. Cercando una ricetta sono capitata in un forum.

In questo forum erano iscritte anche delle Blogger che, per partecipare a qualche contest o raccolta, avevano dovuto iscriversi al forum senza poi partecipare attivamente al forum essendo impegnate col loro blog.

Mi piaceva Elga e, come succede alle principianti, anch’io avevo il mio esempio da seguire, imitare e così, ogni volta che passava a mettere una ricetta, io correvo a guardare e nel dicembre del 2008 decisi di rifare questa sua torta.

Ricordo ancora lo scervellamento per la decorazione, volevo fare colpo, ero una principiante orgoglioa ed ambiziosa.

Timidamente le scrissi e le mandai la foto, è mancato che gliela  chiedessi indietro con l’autografo.

Cosa c’entra col post, vi continuerete a chiedere, ora ci arrivo:

mesi fa mi ritornò alla mente questa torta e mi venne voglia di rifarla, digitai su Google il nome del blog: Semi di Papavero e mi comparve la scritta: blog rimosso dall’utente, il nome… non è disponibile bla bla.

E pensai: ma perchè? Io non la seguivo regolarmente però la stimavo e mi piaceva andare a curiosare tra le sue foto, le sue ricette, i suoi racconti di vita che, ultimamente, erano sempre meno sereni.

Peccato che abbia eliminato il blog, pensai, è davvero un peccato e poi pensai di digitare il titolo della torta e la trovai, su un aggregatore e lo benedii.

Spesso mi sono lamentata degli aggregatori, ritenendoli un pò sciacalli ma mi sono ricreduta, e pensate che è soltanto merito di un aggregatore se oggi posso recuperare i miei post andati perduti (si, Paolo, ho tentato anche di salvare il blog ma mi sono ritrovata con dei geroglifici incomprensibili…)

Ci sarà qualcuno al mondo che, ho pensato, avendo voglia di fare una mia ricetta viene qui, la cerca, la stampa e la provi?

Ci sarà tra il mio pubblico anche chi viene per leggere le ricette, prendere spunti e idee?

Torta spremuta arancia di Elga lato-001n

Torta alla spremuta di arancia

Ingredienti per l’impasto:

  • 230 gr di farina,
  • 230 gr di zucchero,
  • 230 gr di burro,
  • succo di 1 arancia non trattate,
  • 4 uova,
  • 2 bustine di lievito,
  • sale.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

montare lo zucchero con le uova finchè non diventano gonfie e chiare, unire il burro sciolto precedentemente a bagnomaria, la farina setacciata a cucchiaiate e il sale.

Sciogliere il lievito nel succo d’arancia e, quando al reazione chimica sarà terminata, aggiungerlo all’impasto.

Versare in una teglia imburrata e infarinata e cuocere per 30 minuti.

Ingredienti per la glassa all’arancia:

  • succo d’arancia,
  • zucchero a velo,
  • acqua,
  • buccia d’arancia (io l’ho rigata col rigalimoni) .

Ingredienti per la glassa la cioccolato (mia decorazione):

  • cioccolato fondente,
  • buccia d’arancia rigata col rigalimoni.

Come fare la glassa all’arancia:

sciogliere lo zucchero a velo con il succo d’arancia sul fuoco, quando si sarà ridotto, versarlo sulla torta raffreddata.

Come fare la glassa al cioccolato:

ai tempi di questa torta non avevo esperienza ed ho semplicemente sciolto il cioccolato a bagnomaria, aggiungendo, alla fine, i filini di scorza d’arancia.

Concludo con un pò di musica, cosa c’è di meglio per rompere il silenzio?


Raviolo-Mela: Tete de Moine e Mela Kanzi, insieme, fino all’ultimo Volant…

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Girolle dopo Girolle, Volant dopo Volant il Tete de Moine è finito, non c’è più, dopo aver regalato emozioni sensoriali indimenticabili, se n’è andato, ma non è un addio è solo un arrivederci perchè questo formaggio ha conquistato tutti, anche chi diceva di non amare i formaggi (ello) ed io lo riporterò presto sulla mia tavola, con una nuova Girolle e anche il cilindro apposito per proteggerlo.

Ello ha corteggiato a lungo il centimetro finale mettendo a dura prova la mia pazienza: con una fetta di pane caldo, continuava a dirmi… non ancora, devi aspettare ancora qualche volants, rispondevo e così, ieri è stato accontentato e gliel’ho servito con una bella pera Abate e mezza fetta di pane caldo, a volte esaudire i desideri di chi ci sta accanto è così semplice…

Io non so se il sapore del Tete de Moine cambi mangiato a pezzetti, so che ello continuava a ripetere: buono, buonissimo, davvero buono, io l’ho gustato soltanto a mò di ventaglio mezzo aperto o di volant, Girollavo di tanto in tanto, per uno spuntino veloce o sparpagliato su un semplice piatto di pasta con l’olio extravergine di oliva.

Se fossi ancora bambina lo vorrei nella pastina in brodo, come si faceva un tempo col “formaggino”.

Innovidea, qualche commento fa mi chiedeva di parlare di questo formaggio; oltre al link che vi invito a cliccare, se avete tempo e desiderio di saperne di più, vi dirò cosa ne penso io: UNICO, è il primo aggettivo che mi viene in mente, sarà anche per la maniera geniale di valorizzarlo nella presentazione che gli regala quella scioglievolezza delicata, quell’ eleganza che poi trasmette ai piatti con i quali si abbina, il mio palato non ha memoria di nulla di simile.

Se dovessi fare come i somellier per i vini nei quali riscontrano “sentori di bacche rosse, frutti di bosco” ecc. oppure come i degustatori di olio che percepiscono sentori di “erba appena tagliata, carciofo” ecc., io lo descriverei così:

una passeggiata in montagna, andar per Malghe, il profumo di fieno, di mucche al pascolo, di latte appena munto, di forme di formaggio che stagionano sulle assi, muschio, funghi, sottobosco, ecco, tutto questo ritrovo in un volant di Tete de Moine.

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Chi mi legge dirà: ma come, e il Parmigiano Reggiano? Beh, il Parmigiano Reggiano è anche lui unico e non l’ho tanto decantato soltanto perchè sono stata al Consorzio ed ho imparato a degustarlo in tutte le sue stagionature.

Lui rimane comunque il MIO formaggio, proprio quello che ho descritto nel post tempo fa.

Tutte queste ricette e le ricette che vedete in giro preparate con altri formaggi a pasta dura, si possono fare anche con il Parmigiano Reggiano, scegliendo la tipologia adatta per questa o quella e cambiando gli ingredienti di accompagnamento, quindi, non sono una traditrice.

Il contest dei Formaggi Svizzeri è stata la mia più grande soddisfazione, che poi io non sia stata capace di onorare il premio andando a Roma, non significa che i prodotti non mi piacciano più, al contrario, mi sono entrati ancor di più nel cuore e continuerò ad adoperarli e cercarli.

Anche il contest POMí mi ha dato grandi soddisfazioni, conoscevo i loro prodotti, li adoperavo prima e continuo ad adoperarli, senza togliere nulla a nessuno rimane la marca che preferisco, punto.

Non è la vittoria di un contest o la spedizione di un prodotto che mi può far cambiare idea o prodotto.

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Ora si va in cucina, anche oggi a preparare un raviolo, quello promesso, con la mela Kanzi, sia nell’impasto che nel ripieno.

Idea geniale quella di Marta Grassi, sia per inserire nella pasta il concentrato di mela (lei adopera 100 g. di farina 00, io ho dimezzato la dose adoperando quella di kamut che trovo ideale per la pasta) , sia per il caramello all’aceto di mele per il condimento.

Avrei voluto fare anche la polvere di mele secche ma non volevo copiare proprio tutto ;-)

Per le dosi del ripieno sarò imprecisa, se dovesse avanzare un pò di ripieno potete riempire dei piccoli vol au vent e presentarli come antipasto.

Ingredienti per la pasta:

  • 50 g. di farina di kamut,
  • 1 cucchiaio di riduzione di succo di mela Kanzi (io ho adoperato il succo centrifugato) ottenuto facendo ridurre sul fuoco 100 g. di succo,
  • 1/2 albume,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

in una terrina mettere la farina mescolata al sale, inserire al centro l’albume ed unire la riduzione di mela, se fosse insufficiente aggiungere ancora un pò di abume.

Lavorare bene e lasciar riposare 20 minuti, nel frattempo prepariamo il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:

  • volants di Tete de Moine,
  • mela Kanzi,
  • 1 nocciolina di burro,
  • un non nulla di fior di cannella in polvere,
  • fili di buccia di mela Kanzi, ottenuti con il rigalimoni, per decorare.

Tete de Moine e Girolle-001

Come fare il ripieno:

con il rigalimoni ottenere dei fili con la buccia di mela e metterli in acqua e ghiaccio (serviranno per la decorazione).

Tagliare una parte di mela a quadratini piccini picciò e tenerli da parte, mettere l’altra parte della mela in un pentolino con una nocciolina di burro, coprire e far ammorbidire.

Quando la mela sarà ridotta in purea, unire i volants di Tete de Moine e farli sciogliere, togliere dal fuoco ed unire la mela cruda e fior di cannella polverizzato nel macinino da caffè (il fior di cannella ha un sapore a metà tra la cannell ed il chiodo di grofano e ci sta bene).

Prima di stendere la sfoglia e preparare il raviolo prepariamo il caramello di aceto di mele che ci servirà per il condimento.

Ingredienti per il Caramello di aceto di mele (io ho fatto metà dose):

  • 50 g. di succo di mela Kanzi (io centrifugato),
  • 10 g. di aceto di mele,
  • 10 g. di zucchero.

Come fare il Caramello di aceto di mele (copiato da Marta Grassi):

unire il succo di mela allo zucchero e l’aceto di mela e ridurre fino ad ottenere uno sciroppo di media intensità.

Stendere la sfoglia sottile (io con la nonna Papera), ritagliare la forma di mela, una parte più grande dell’altra, appoggiare il ripieno sulla parte più piccola, bagnare i bordi e chiudere con la parte più grande.

Appoggiare delicatamente il raviolo-mela su una schiumarola ed immergerlo in acqua salata a bollore moderato, quando il raviolo-mela salirà, scolarlo.

A differenza di come ho fatto con il raviolo-pera questo non l’ho rifinito dopo la cottura, mi è piaciuto l’aspetto “leggiadro” che richiamava i volants di Tete de Moine.

Condire con il caramello di aceto di mele, i fili di buccia di mela, qualche volants di Tete de Moine e… perdetevi nel sogno♥

Raviolo Tete de Moine, mela Kanzi

Per oggi è tutto, vi auguro una splendida settimana e se non splendida almeno climaticamete accettabile.


Raviolo-pera con Alpentilsiter, Noci, Pepe lungo e la variante per Lo Zibaldone Culinario.

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Raviolo-pera con Alpentilsiter, Noci, Pepe lungo.
Un raviolo può trasformarsi in dessert, riempiendosi di ricotta, cioccolato, marmellata, frutta secca, mosto cotto, castagne e mille altre dolcezze.

Va volentieri a farsi friggere, s’ immerge delicatamente nell’acqua per risalire poco dopo, si adagia su una teglia e si lascia infornare dorandosi e diventando croccante.

Preparare un raviolo da la possibilità di imparare a rendere un piatto equilibrato,  saper creare i giusti equilibri, sposare i vari ingredienti senza che nessuno prevarichi.

In bocca ognuno di loro deve esprimersi in autonomia e riunirsi alla fine lasciando al palato una sensazione di completezza.

L’Alpentilsiter mi ha conquistata immediatamente, nonostante il forte profumo che emana ed il sapore importante che solitamente non prediligo non è  invadente come altri formaggi che persistono a lungo in bocca coprendo il sapore di quello che si mangerà dopo.

Ho voluto banalmente abbinarlo alla pera e le noci, nulla di nuovo ma, come ho scritto prima, un ingrediente di qualità va valorizzato e non sopraffatto.

Ora passo alla ricetta, non sarò precisa nelle dosi perchè, a parte gli ingredienti per la pasta non ho pesato nulla.

Alla fine c’è un’altra proposta fatta proprio con gli ingredienti avanzati e se non avete voglia di lavorare, prendete un cucchiaino e mangiate il ripieno così, ve lo consiglio, potete anche presentarlo negli appositi cucchiaini ad un buffet.

L’ispirazione, per adoperare la riduzione di succo di pera nell’impasto della sfoglia, è partita da una ricetta di Marta Grassi che nel 2012, a Identità Golose, ha presentato un menù completo con la Mela Kanzi, nel quale comparivano anche dei ravioli fatti, appunto, con la riduzione di succo di mela (raviolo in arrivo prossimamente su questo blog).

Per chi volesse provare questa mela straordinaria, io qui, a Udine, la trovo al DESPAR e A&O.

raviolo pera alpentiltister chiuso2-001n

Ingredienti per 1 raviolo-pera:

Per la pasta:

  • 50 g. di farina di kamut,
  • 1 cucchiaio di riduzione di succo di pera (io ho adoperato il succo centrifugato) ottenuto facendo ridurre sul fuoco 100 g. di succo,
  • 1/2 albume,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

in una terrina mettere la farina mescolata al sale, inserire al centro l’albume ed unire la riduzione di pera, se fosse insufficiente aggiungere ancora un pò di abume.

Lavorare bene e lasciar riposare 20 minuti, nel frattempo prepariamo il ripieno.

Collage raviolo pera-001

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 pera Abate,
  • formaggio Alpentilsiter grattugiato finemente,
  • panna fresca,
  • gherigli di noce,
  • pepe lungo.

Come fare il ripieno:

tritare una parte di  noci finemente, l’altra parte lasciarla più grossolana.

Grattugiare il formaggio, sbucciare la pera e tagliarla a cubetti piccolissimi, una parte metterla in un pentolino assieme al formaggio, l’altra lasciarla da parte (coperta affinchè non scurisca, meglio non mettere il limone).

Mescolare ed aggiungere la panna, mi raccomando fuoco bassissimo o bagno Maria; quando il formaggio sarà sciolto e la pera morbida, aggiungere la parte di noci tritate finemente, mescolare e, se necessario, regolare la cremosità aggiungendo un pò di panna fresca, cuocere ancora qualche minuto.

Frullare il composto col minipimer, lsciarne una parte per la decorazione del piatto, unire la pera cruda, le noci tritate grossolanamente ed una grattatina di pepe lungo che con le pere ci sta d’incanto.

Stendere la sfoglia sottile (io con la nonna Papera), ritagliare la forma di pera, una parte più grande dell’altra, appoggiare il ripieno sulla parte più piccola, bagnare i bordi e chiudere con la parte più grande; non preocupatevi se il raviolo-pera non sarà perfetto, lo rifilerete con le forbici dopo cotto.

Appoggiare delicatamente il raviolo-pera su una schiumarola ed immergerlo in acqua salata a bollore moderato, quando il raviolo-pera salirà, scolarlo, rifilare i bordi e presentarlo con una parte di fonduta spennellata (col pennelo di silicone) sul piatto e sul raviolo più una grattatina di pepe, decorare con un picciolo di pera (lavato bene ed asciugato), un mezzo gheriglio di noce e le pigne di pepe lungo.

raviolo pera Alpentilsiter

Ora la variante, ispirata da Elena dello Zibaldone Culinario; questa era una ricetta scelta per l’iniziativa quanti modi di fare e mi ero ripromessa di farla, proprio conla riduzione di pera nella sfoglia, ecco arrivato il momento di entrare in azione.

La sua ricetta richiedeva la ricotta, io l’ho adattata agli ingedienti a disposizione, tra i quali proprio il ripieno avanzato dal raviolo precedente, l’uovo c’è anche qui ma in versione intera.

raviolo pere pancetta uovo chiuso-001n

Ingredienti per il fiore di Elena:

  • sfoglia avanzata del raviolo tagliata a fiore,
  • ripieno avanzato del raviolo-pera,
  • striscioline di pancetta stufata croccante (padella antiaderente),
  • tuorlo d’uovo intero,
  • glassa di aceto balsamico,
  • pepe lungo.

raviolo pera uovo da chiudere-001

Come fare:

tagliare a striscioline la pancetta stufata e renderla croccnte in un padellino antiaderente, tenerne da parte qualcuna per la presentazione ed il resto tritarla ed unirla al ripieno assieme ad una grattatina di pepe lungo.

Mettere il ripieno sul fiore di pasta, creare un invito ed adagiarvi il tuorlo, bagnare i bordi del fiore e richiuderlo con il secondo fiore.

Come per il raviolo-pera, adagiarlo sulla schiumarola e cuocerlo evitando di rassodare il tuorlo (io forse l’ho cotto troppo poco, non l’ho capito, il sapore del tuorlo era perfetto, proprio quello dell’uovo alla coque, da perfezionare comunque).

Scolare il fiore ed adagiarlo sul piatto spennellato con la fonduta, decorare con le sctriscioline di pancetta e la glassa di aceto balsamico.

raviolo pere speck uovo aperto-002n

Mi auguro che questo raviolo con l’uovo non lo veda Joe Bastianich il quale, certamente, guardandomi torvo, mi direbbe: Libera, mi stai diludendo… 

Per oggi è tutto, buon fine settimana, qui, in Casa Ello è ritornata l’influenza…


Soufflè dolce di Avocado al Sesamo e Tahini Senza Glutine e il Valore delle cose.

Soufflè avocado sfornato2

Passare da Snoopy che scorazza felice sul suo carrellino nuovo ad un soufflè mi sembra  di offenderlo, tesoro.

Forse è per questo che spesso dico di aprire un altro blog dove esprimere i miei pensieri che esulano dal cibo e dalla cucina, ma non sarei più io, accantoalcamino: le ricette di ogni giorno con qualche storia intorno.

Chi frequenta questo blog spesso lo fa per leggere le storie intorno oltre chè vedere cosa mi sono inventata oggi.

A me piace così e vorrei piacesse a tutti ma, per fortuna, non siamo tutti uguali ed il web permette di andare, tornare o non tornare più, la libertà, questo è bello e, secondo me è istruttivo, insegna a non essere permalosi, a non prendersela se uno non viene più a commentare o si toglie dai follower.

Io all’inizio ci rimanevo male, lo ritenevo un torto personale ma non è così, in fondo non siamo tutti imparentati e non abbiamo nessun obbligo, per fortuna, non qui almeno

Stamattina, leggendo i nuovi post su WP ho letto questo post  ed ho avuto ancora una volta modo di apprezzare Erri de Luca che, come ho scritto nel commento: è straordinario, riesce, con i suoi scritti, a lacerare i cuori ed entrare nelle anime, a far innamorare della vita e degli altri.

Così, ho cercato un suo scritto che mi aiutasse in questa grigia giornata in attesa della primavera, eccolo:

Orchidea, fioritura 2013-001

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente, e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca (Enrico De Luca)Ed  ora il soufflè, che certamente non è  l’ideale per una “foodblogger” aspirante simil-fotografa; il soufflè va sfornato e nel giro di un nano secondo, va fotografato, se sei solo hai già perso…

Comunque anche sgonfio, questo soufflè è piaciuto, nonostante il Tahini che ho adoperato al posto del burro e che ha sapore di sesamo.

Per chi volesse fare questo soufflè in maniera tradizionale, tra parentesi metto gli ingredienti.

Composto soufflè avocado1-001

Ingredienti per 6 cocottine in ceramica da 7 cm. :

  • 25 g. di Tahini (burro),
  • 25 g. di farina senza glutine come da prontuarioautolievitante come qui  oppure 15 di maizena, sciolta precedentemente a freddo (farina 00),
  • 150 ml di latte di riso (latte vaccino),
  • 15 g. di fruttosio macinato a velo + 1 cucchiaio per la decorazione finale(20 g. di zucchero, anche di canna),
  • 1 avocado maturo,
  • 2 uova (tuorli separati dagli albumi),
  • semi di sesamo tostati per la superficie (vanno bene anche di papavero, di girasole o zucca tritati).
Soufflè avocado da infornare-002

Come fare:

preriscaldare il forno (statico) a 200°C., ungere le cocottine con il tahini sciolto, tostare i semi di sesamo in un pentolino antiaderente facendo attenzione a non farli bruciare.

Lavorare i tuorli con il fruttosio, unire la farina, il tahini avanzato ed il latte, versare il composto in un pentolino e porlo sul fuoco e a fiamma bassa far addensare, mescolando continuamente  (come si fa con la crema pasticcera), lasciar raffreddare.

Tagliare l’avocado a metà, togliere il nocciolo (se volete farlo germogliare vedi post cheese cake), aiutandosi con un cucchiaio togliere la polpa e frullarla.

Unire la crema ormai raffreddata ed unire gli albumi montati a neve, riempire a 3/4 le cocottine unte, cospargere la superficie del composto con i semi ed infornare per 20 minuti.

Sfornare, cospargere con il fruttosio a velo ed osservare con sconforto il soufflè+ che si sgonfia.. ma non importa… dopotutto, domani è un altro soufflè (Rossella O’Hara docet )

S. Avocado interno-001

Buona giornata a tutte/i, alla prossima ricetta con intorno una storia ♥


Prove Tecniche di Cheese Cake: Avocado, Arance di Calabria, Agar Agar, Senza Glutine ecc.

Cheesecake avocado-001

Se fossi più giovane sarebbero 2 le specializzazioni in cucina alle quali mi dedicherei: le paste ripiene ed i Cheese Cake, questi 2 temi sono quelli che mi affascinano di più per la loro infinita versatilità.

Mi piacerebbe anche  la decorazione delle torte, non quelle di Buddy o della Fabbrica del cioccolato; sono scenografiche, non lo nego, ma non le ritengo affidabili da un punto di vista igienico; preferisco le decorazioni delicate, alla Ernst Knam nell’Arte del dolce per intenderci.

La cosidetta Cake Design mi comporterebbe troppi spostamenti, lavori in gruppo che, si sa, non sono adatti alla mia personalità, per non  parlare degli acquisti dispendiosi per poter eseguire al meglio le decorazioni.

Spesso queste attrezzature hanno prezzi spropositati che comprendo se poi, se ne fa una professione, io preferisco sempre riuscire a fare qualcosa di carino con quelle attrezzature, a volte anche di fortuna, che ho a casa.

Ma arrivo al dunque, a questo dolce, frutto di una forzata chiusura in casa,

poca energia per fare altro e la domanda di ello con occhio da cucciolo indifeso: me lo fai un dessert?

                                                                      cheese cake avocado alto-001

Ingredienti per una teglia a cerniera di 18 cm.

Per la base:

  • 200 g. di fiocchi di mais non zuccherati,
  • 80 g. di burro di cocco.

Per il ripieno:

  •  il succo di 3 arance,
  • buccia di un’arancia,
  • 1 avocado,
  • 1 cucchiaino di succo di limone,
  • 100 g. di ricotta di kefir,
  • 150 g. di yogurt greco,
  • 100 g. di zucchero semolato,
  • 2 albumi,
  • 13 g. di Agar Agar in polvere.

Per il top:

  • 8 frutti della passione,
  • 1 cucchiaino di z ucchero,
  • 2 g. di agar agar.

Per le decorazioni:

  • caramello,
  • cioccolato bianco.

Come fare:

tritare i fiocchi di mais ed aggiungere il burro di cocco liquefatto, amalgamare il composto e premerlo sul fondo della teglia schiacciando col dorso del cucchiaio, riporre in frigorifero.

Grattugiare la buccia di un’arancia e spremerne una, ricavare la polpa dall’ avocado e frullare il tutto assieme alla ricotta, lo yogurt ed il succo di limone.

Preparare uno sciroppo con lo zucchero e 30 g. di succo d’arancia ed unirlo a filo sugli albumi montati a neve.

Sciogliere l’agar agar nel succo d’arancia avanzato, far bollire 5 minuti ed unire al composto di avocado, alla fine unire la meringa italiana, amalgamando delicatamente.

Versare il composto sulla base di fiocchi di mais, livellare la superficie e preparare la gelatina di frutti della passione estraendo la polpa, aggiungendo lo z ucchero e l’agar agar, far bollire, filtrare per eliminare i semi che in questo caso darebbero noia, raffeddare qualche minuto e versare sulla cheese cake.

Riporre in frigorifero per alcune ore.

Preparare le decorazioni a piacere con il caramello e la cioccolata bianca, la spirale in centro è ottenuta facendo girare una spatola dentata.

cheese avocado interno-001

Eccolo qui, considerazioni? La prossima volta farò la base più sottile, s’intende che la potete fare con quello che desiderate o fate solitamente.

la ricetta che mi ha dato l’idea prevedeva anche i tuorli ma ho ritenuto che non avrebbero modificato in meglio la riuscita del dolce.

Ho voluto evitare l’albume crudo facendo la meringa italiana con il succo d’arancia al posto dell’acqua.

Ora vi presento la piantina, anz i, una delle piantine che ho ottenuto dall’osso dell’avocado; per qualche mese in acqua e da 2 settimana in terra.

Cheese cake avocado e pianta-001


Prekmurska Gibanica STG (Specialità Tradizionale Garantita), cucina senza frontiere, prima prova.

Gibanica libro-002

Sarebbe buona regola documentasi prima di approciarsi ad una ricetta che appartiene ad un altro Paese e che ha una sua storia, ma era troppa la voglia di preparare la Gibanica, erano anni che attendevo la ricetta giusta, quella che mi avrebbe riportato alla memoria, mia e del mio palato, il gusto di quel dolce che era diventato il mio lasciapassare per la Slovenia, eppoi, diciamolo, anche in cucina *vale più la pratica che la grammatica* e qui di pratica ne dovrò fare ancora molta, per buona pace dei palati mio e di ello…

Non mancavo mai di fermarmi, appena dopo il confine, nella Gostilna, e prenderne un pezzo, ricordo enormi teglie, sia di strudel che di gibanica, un anno me ne feci preparare una di strudel per il mio compleanno.

Gli Sloveni sono imbattibili, sia per i dolci che per le minestre, amo la loro cucina, amo meno quando vogliono “italianizzarsi” per accontentare il turista…

Assieme alle Fritole Istriane, la gibanica (pronuncia Ghibanizza) è stata la prima parola che ho digitato su Google nel 2008, per le fritole mi ritenni pienamente soddisfatta da subito, per la gibanica ho dovuto attendere il link di Sabrina.

gibanica teglia-001

Faccio copia-incolla dal sito, tra parentesi le mie varianti.

Ingredienti per una teglia rettangolare da 45 x 35: Impasto per il fondo dello stampo:

  • 300 g di farina,
  • 1,5 dl di latte,
  • 1 tuorlo,
  • 2-3 cucchiai di burro fuso,
  • un pizzico di sale.

Impasto per la pasta degli strati intermedi e finale:

  • 500 g di farina (350 00, 150 integrale, avevo finito la farina),
  • 1 uovo,
  • acqua tiepida,
  • 2/3 cucchiai di burro fuso,
  • il succo di un limone,
  • un pizzico di sale.

Primo ripieno (questo preparato ai semi di papavero è perfetto per preparare altri dolci tipo lo strudel ai semi di papavero):

  • 150 g di semi di papavero tritati,
  • 50 g di zucchero o 80 di miele (ho messo miele di acacia),
  • una bustina di zucchero vanillinato (omesso, ho aggiunto una puntina di vaniglia bourbon in polvere),
  • 1dl di latte,
  • 3 cucchiai di burro fuso.

Secondo strato:

  • 500 g di ricotta fresca (ho adoperato la Skuta che è una ricotta più acida e più consistente della nostra, per chi non trovasse una ricotta simile consiglio un tipo asciutto con l’aggiunta di panna acida),
  • 1dl di panna liquida (se adoperate la ricotta sostituitela con la panna acida),
  • 100 g di zucchero,
  • 2 tuorli,
  • una manciata di uvetta.

Terzo strato:

  • 250 g di noci tritate fini,
  • 50 g di zucchero o 80 di miele (ho adoperato miele di acacia),
  • una bustina di zucchero vanillinato (omesso, ho aggiunto una puntina di vaniglia bourbon in polvere),
  • un cucchiaino di cannella,
  • un dl di latte.

Quarto strato:

  • 500 g di mele (renette),
  • 30 g di zucchero,
  • la scorza grattuggiata di un limone,
  • un cucchiaino di cannella,
  • mezza tazza di burro fuso per ungere le sfoglie.

Preparazione:impastate tutti gli ingredienti del primo impasto, lasciarlo riposare per un’ora, dopodichè tirarlo bene col mattarello e foderate il fondo di uno stampo imburrato con questa base.

Amalgamate bene gli ingredienti del secondo impasto e farne un panetto di consistenza abbastanza soda, dividerlo in 5 parti e lasciar riposare un’ora, nel frattempo preparare i ripieni.

collage ripieni gibanica-001

(il ripieno e lo strato di mele non l’ho fotografato)

Primo strato:

versate sui semi di papavero abbastanza latte bollente da ottenere una massa di consistenza cremosa, lo zucchero e lo zucchero vanillinato, mescolare bene e lasciar riposare, quando si sarà intiepidito, aggiungere i tre cucchiai di burro fuso.

Secondo strato:

mescolare le noci, lo zucchero, la cannella e lo zucchero vanillinato finchè il composto non risulterà abbastanza morbido da poter essere spalmato.

Terzo strato:

pelare e grattuggiare le mele, aggiungere gli altri ingredienti e mescolare bene.

Quarto strato:

con una frusta ammorbidire bene la ricotta, aggiungere i tuorli, la panna, lo zucchero ed infine l’uvetta.

collage strati gibanica-001

A questo punto tirare col mattarello i 5 panetti fino a farli diventare piuttosto sottili e larghi abbastanza per coprire lo stampo.

Sul primo strato (che abbiamo già sistemato sulla base della teglia) spalmare il composto di semi di papavero, coprirlo con una sfoglia e spennellarla di burro fuso.

Versare sopra questo strato il ripieno di ricotta e livellarlo, continuare alternando una sfoglia spennellata di burro, l’impasto di noci, di nuovo una sfoglia, il ripieno di mele e concludere con due sfoglie ben spennellate di burro.

Infornare a 180°C. per un’ora abbondante, tagliare il dolce a quadroni, spolverarlo di zucchero e servire tiepido.

Gibanica libro aperto cannella-001

La sequenza degli ingredienti non rispetta poi la sequenza di esecuzione, questa versione  va perfezionata, sia per le dosi della pasta che sono sproporzionate rispetto alle quantità di ripieno.

La pasta, che oggi è spesso sostituita dalla pasta fillo per velocizzare una preparazione che, se fatta con tutti i crismi, richiede un’intera giornata di lavoro (me l’ha detto una signora conosciuta ieri al corso di cucina (non vedo l’ora di raccontarvelo) è quella originale e da il meglio di se se tirata sottilissima, coa che io non sono riuscita a fare.

Navigando un pò, alla ricerca di informazioni storiche, ho trovato anche una variante con albicocche secche e lamponi in conserva, no, quella non passerebbe l’”esame” perchè,  la Premurska gibanica STG, per poter essere definita così, deve rispettare queste regole:

*può avere forma tonda o rettangolare.

Il ripieno, che non deve fuoriuscire, deve essere chiaramente separato dagli altri.

Una fetta, dunque, deve mostrare distintamente *otto strati d’identico spessore e deve avere una struttura tenera, soavemente liscia e morbida.

PrekmurskaGibanica1

Foto dal web (8 strati).

Sempre la signora conosciuta al corso mi ha detto che anche 4 strati vanno bene, io ne ho fatti 4 ma, sempre per le dosi che ho seguito, gli strati non sono regolari e, alla vista risulta asciutta ma, per fortuna non al palato.

Modifiche future:

  1. mantenere le dosi di pasta ma aumentare quelle del ripieno, soprattutto delle mele che servono anche a dare la giusta umidità al dolce;
  2. tirare di più la pasta per renderla il più sottile possibile;
  3. frullare la skuta (quella che adopero io e che è molto granulosa) per renderla più cremosa e, quindi, più facile da spalmare (se notate il mio strato di skuta (ricotta) risulta molto irregolare;
  4. lasciare i ripieni più liquidi in maniera che in cottura non si asciughino troppo;
  5. tentare gli 8 strati, proverò ad adoperare una pirofila in pirex per vedere la preparazione in corso d’opera;

*(fonte testo: Prekmurska Gibanica)

gibanica1-002

L’ho spolverizzata con zucchero a velo e cannella.

La Prekmurska gibanica è stata scelta per rappresentare la Slovenia al Café Europa, iniziativa della presidenza austriaca dell’Unione europea  sulla Giornata dell’Europa 2006.

Nel marzo 2010, la Prekmurska gibanica ha ricevuto dall’ Unione europea la denominazione STG (Specialità Tradizionali Garantite).

(Fonte Wikipedia).

Se ci fosse qualche esperta/o di gibanica può lasciarmi consigli e suggerimenti, sono ben accetti ♥

zuppa verdure gelato agrumi-001

Un’anteprima dei prossimi post: il corso di cucina, tutti i segreti e trucchi dell Chef Emanuele Scarello per trasformare minestre, zuppe, creme in estasi per le papille gustative…