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♥Dolce Povero di Zucca e Bruscolini♥: La Zucca nel Mondo Contadino.

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La ricchezza di una ricetta ♥povera♥ sta proprio nella sua storia, nel suo significato, sta nella fantasia e nell’amore di chi l’ha pensata e preparata, nei pochi ma preziosi ingredienti che si trovavano in dispensa.

Questa racconta di una povertà estrema perchè è senza uova, senza latte, senza burro, senza zucchero (io ho spolverizzato sopra un cucchiaio di zucchero di canna ma si può evitare) ma è anche attuale perchè è senza glutine.

Oggi la scelta del senza è dettata più dalle intolleranze o da scelte di vita che escludono dalla propria alimentazione prodotti provenienti dal mondo animale, piuttosto che dalla necessità, ma un tempo era una scelta obbligata e, come introduzione alla ricetta, voglio condividere queste righe, tratte da un libro che ho da tempo.

zucca

Musquèe de Provence (dal campo di Milva, la mia Contadina di fiducia)

Prima di abbandonare la precarietà della vita contadina, la zucca ha scandito, non diversamente da altre piante alimentari, il ritmo delle stagioni nelle campagne.

La sucàra, o il sucàro, veniva costruito alla meglio vicino alla modesta casa, come riparo per attrezzi e animali; era sufficiente lasciar muovere in libertà, lungo un pergolato, una pianta, oppure usarne le foglie palmate a copertura di un vecchio portico.

“Te si’  sicuro come soto ‘na zucàra” si usava a indicare situazioni di insicurezza: le foglie di queste erbacee, pur robuste, possono offrire ben poca salvezza.

Le abitazioni d’altronde, per molti, non erano in migliori condizioni: “Le par baràche che ghe piove zò da par tuto, come su un sucàro”, cioè ‘sembrano baracche dove piove dentro dappertutto, come una zuccaia’.

Non c’era orto vicino a casa o campo che non ospitasse le piante serpentine e i loro generosi frutti, tanto più se si seguivano i consolidati proverbi: “la prima zobia d’april, metè le zuche che le vien come un baril”, “il primo giovedì d’aprile, piantate le zucche, cosicchè crescano grandi come un barile”, o “suche e fien, in t’un mese le vien”, “zucche e fieno crescono in un mese”.

Ma attenzione però, perchè “Dopo l’Annunziata la zuca sia posta o nata”, e “Da Santa Caterina le zuche le va in farina”.

Con l’arrivo dell’autunno i ritmi della natura, così come quelli della vita contadina; all’imbrunire, dopo una cena modesta, alla ricerca di un luogo caldo dove trascorrere in compagnia le ultime ore prima del riposo, le famiglie venete si riunivano a perpetuare la secolare tradizione del filò, ovvero una delle più antiche e popolari forme di socializzazione, grazie alla quale sono giunte a noi, oralmente, storie e leggende.

Tra il tepore procurato dal respiro degli animali nelle stalle, illuminate dalla tremolante luce di un fuoco o di una lucerna ad olio, le donne ricamavano e rammendavano.

Gli uomini costruivano, sorretti dall’esperienza e dall’ingegno, gli attrezzi necessari al lavoro, i bambini ascoltavano storie straordinarie, se l’annata era stata baciata dalla misericordia divina, a conferire tono ai canti e alle chiacchiere circolava un buon bicchiere di vino, un pò di patate dolci, castagne e zucca cotta e profumata, adattissima a soddisfare per intero molti convenuti o le famiglie più numerose.

Anche arrostita sotto la cenere, veniva offerta ai vicini accorsi in aiuto durante le giornate di lavoro più intenso.

Nelle varietà meno pregiate, la zuca porzeèra (la zucca dei maiali) serviva bene anche all’alimentazione degli animali durante l’inverno.

Anche la pianta della suca dal col o suca bever, che ancora il Boerio definisce “specie di fiasco formato da guscio di zucca che adoprano gli accattoni viandanti e dove portano la loro bevanda” era coltivata, fino a non molto tempo fa, nelle campagne venete; se ne ricavavano borrace e fiaschi da portare appresso, colmi d’acqua fresca o di vino, durante i lavori agricoli, ma in casa serviva anche per sbattere la panna e fare il burro, per conservare lo strutto e trasportare l’acqua dalla fontana.

Zucche di dimensioni più modeste diventavano, invece, vasi per fiori; recisa la parte superiore del collo, la zucca era messa ad essicare in penombra.

Un cucchiaio o un risciacquo con l’acqua serviva a liberarla dalla polpa ormai secca, la corteccia, fattasi sempre più simile al legno, veniva poi fatta impregnare di vino scadente perchè “sazia non assorbisse poi quello buono.

Ortaggio così familiare alla storia contadina, la Cucurbita entra insomma a buon diritto nei proverbi e modi di dire, nelle cantilene per i bimbi e nelle cante che scandivano il duro lavoro quotidiano.

Gli esempi, con variazioni spesso inconsistenti, si raccolgono un po’ in tutte le regioni d’Italia; altre ancora erano solo gustose “conte”, ad uso dei giochi, dal significato lontano ma dal ritmo interminabile o, come nel Veronese, quando le nenie erano null’altro che la cronaca della realtà:

“se magna de genaro
de genaro la se còse par le pute e par le spose
ma la magna anc’el paròn, e mi vago a sbrindolòn
a cercar la carità
gnanca un soldo a mi me dà”
ovvero:
‘la zuca si mangia a gennaio
in gennaio si cuoce
per le ragazze e le spose
ma la mangia anche il padrone,
mentre io vado in giro
a cercare la carità
ma non mi dann neanche un soldo”

Durante le lunghe sere d’inverno, ai bambini irrequieti gli anziani raccontavano storie paurse e fantastiche, sollecitati da qualche insofferente “Contaghe quèa de Barba (zio) Sucon”: qualsiasi storia andava bene, purchè i piccoli stessero tranquilli.

Per i burloni, poi, era sempre uno spasso presentarsi al filò facendosi annunciare da un lungo bastone bardato a dovere con un vecchio lenzuolo e una testa di zucca, a ricordare presenze inquietanti.

E tra un racconto e uno scherzo, ai bambini piaceva riascoltare la storia di Cenerentola e di quella zucca resa nobile e famosa per essersi trasformata in una lussuosa carrozza.

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Zucca Musquèe de Provence interno (sembra una bocca spalancata)

Ingredienti per uno stampo da plum cake da cm. 23P/10L/6h:

  • 500 g. di polpa di zucca,
  • 150 g. di farina di grano saraceno,
  • 70 g. di mirtilli rossi disidratati( o uvetta),
  • 2 mele (1 e 1/2 per il composto, mezza per la decorazione),
  • 6 prugne secche o a piacere,
  • un cucchiaino da te di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 pizzico di sale,
  • semi di zucca tritati o pane grattugiato o biscotti secchi tritati per la teglia,
  • burro di soia o vaccino per la teglia.

vapore microonde LIDL

Foto da qui (il mio era al lavaggio).

Come ho fatto:

ho acceso il forno a 200°C., ho lavato bene sotto l’acqua corrente i mirtilli rossi e li ho messi, coperti con l’acqua, nella parte bassa della”caccavella” nella foto e, nella parte dove vedete le patate, ho messo la polpa di zucca tagliata a pezzi piccoli, ho coperto ed azionato il microonde alla massima potenza (il mio 850) per 10 minuti.

collage

Ho scolato e messo nel bicchiere del minipimer ed ho frullato il tutto (vedi collage) aggiungendo un pizzico di sale e 3 prugne secche (lavate in precedenza, la frutta disidratata, l’uvetta &C. vanno lavati benissimo prima dell’uso).

Ho unito al composto la mela grattugiata a julienne (grossa) ed ho unito la farina amalgamando bene.

Ho unto lo stampo e l’ho spolverizzato con semi di zucca tritati finemente, ho versato il composto, ho decorato con fette rotonde di mela (biologica) e riempito i fori lasciati dal torolo con pezzetti di prugna secca, ho spolverizzato con 1 cucchiaio di zucchero di canna (che si può omettere) ed ho infornato per 45/50 minuti.

Ho sfornato e rovesciato il dolce affinchè non si afflosciasse troppo, l’ho fatto intiepidire e l’ho rirovesciato sul piatto di portata.

Servire tiepido o, dopo averlo ripassato in forno per qualche minuto: consiglio e valutazione di ello ;-)

torta zucca mele fetta

Quelli della mia generazione, forse ricordano i “bruscolini”, semi di zucca tostati e salati che accompagnavano le serate davanti alla tv o la domenica pomeriggio al cinema.

Sono la conferma che della zucca non si butta nulla, come per il maiale, cultura saggia, cultura antica;  della zucca si consumano anche i filamenti (Lisa Casali docet), io li ho conservati per utilizzarli in una prossima preparazione.

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Ingredienti per i bruscolini:

  • semi di zucca,
  • sale marino integrale.

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C., rivestire una teglia bassa e larga con carta forno, ripulire bene i semi dai residui dei filamenti, lavarli bene sotto l’acqua corrente, scolarli, tamponarli lasciandoli umidi e, in una terrina farli saltare assieme al sale affinchè ne assorbano una quantità sufficente ma non eccessiva.

Stenderli sulla teglia ed infornare avendo cura di scuotere la teglia di tanto in tanto; saranno sufficenti 15/20 minuti, quando inizieranno a scoppiettare saranno pronti.

Sfornare e gustare, caldi o freddi, il giorno dopo sono ancora più fragranti.

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Brodo di Salame Brianza con polpettine di fagioli di Resia, per ISIT.

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Brodo di Salame Brianza con polpettine di fagioli di Resia, salame cotto e farina di castagne.

Sono nata e vivo ancora in una Regione, il Friuli Venezia Giulia, dove la tradizione del salame ha origini antiche; quasi tutte le famiglie contadine allevavano il maiale per garantirsi una riserva di proteine e grassi per l’alimentazione ma anche per avere prodotti da barattare in cambio di altri generi di necessità.

“El salame de casa”, che bon, essere invitati in una di quelle case era una fortuna, il salame, con un bicchiere di vino ed una fetta di pane significavano: ospitalità e convivialità.

Io ho avuto la fortuna di assaggiare un pò di quei “salami de casa” e, forse, è per questo che ho affinato il palato, abituandolo ad una certa qualità.

Sarà per i divieti con minaccia di brufoli in fanciullezza ma, appena raggiunta l’indipendenza, ho aperto le porte della mia dispensa al salame.

Ne ho mangiati di troppo salati, troppo speziati, troppo magri, troppo grassi, troppo gommosi o con una fastidiosa sensazione “sugnosa” al palato.

Appena il Salame Brianza D.O.P., accompagnato fino all’uscio di casa mia dall’ISIT (Isituto Salumi Italiani Tutelati), è arrivato sulla mia tavola, ho sbirciato tra le maglie dello spago che lo avvolgeva e gli ho sussurrato:  vediamo cosa mi raccontanterai per convincermi…

Così, mentre il pane si riscaldava accantoalcamino,  lui mi ha raccontato che è nato in Brianza, che si scriveva di lui già nel 1500 e mi ha detto con orgoglio che era Ul salam de la Brianza.

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La Brianza è in una posizione geografica ottimale per l’asciugatura e stagionatura del suo salame, a 350 metri s.l.m.  in collina, con una naturale escursione termica e lontana dalle nebbie Padane che ne impedirebbero asciugatura e stagionatura, un esempio dell’ostilità dell’umidità a tale scopo è il Salam d’la Duja che, nel Vercellese, viene conservato nel grasso.

Il Salame Brianza D.O.P. viene prodotto con carni suine, esclusivamente da allevamenti Italiani e, nello specifico, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte.

Prodotto sia a grana fine (macinaura 4-4,5 mm) che grossa (7-8mm), l’asciugatura e la stagionatura vengono condotte secondo regole ben precise nello stabilire tempi e modalità, in funzione al diametro del salame.

A questo punto, il salame Brianza D.O.P. mi guarda preoccupato e mi chiede: cosa ne sarà di me?

Beh, ora torno alla realtà: voi cosa fareste con un salame buono, equilibrato, piacevolmente dolce, non invasivo e che non vi lascia la bocca impastata?

Beh, la risposta è semplice: abbondanti fette di Salame Brianza D.O.P. tagliate sottili (se il salame è fresco si taglia spesso) e racchiuse tra due fette di pane caldo, una leggera pressione affinchè il pane ne assorba gli aromi ed addentare…

Ma non sono qui per farvi un panino, quello potete farlo da sole/i, io ho pensato al dopo-panino, a quando rimangono i culetti (così li chiamiamo qui) e ne ho fatto un buon brodo, la prova del nove per testare un buon salame, provate ad immaginare un brodo preparato con un salame scarso.

Dal momento che amo unire prodotti di eccellenza provenienti da diverse regioni d’Italia, ho pensato a delle nocciol-polpette con fagioli di Resia  e non poteva mancare il profumo lieve (soltanto una carezza sulle pareti della terrina), di Aglio di Resia, Presidio Slow Food, bella compagnia, che ne dite?

salame Brianza1

Salame Brianza D.O.P.

Ingredienti per 2 tazze di brodo di salame Brianza D.O.P.:

  • 125 g. di salame Brianza D.O.P.,
  • 600 g. acqua.

Come fare:

togliere il budello della quantità di salame che desiderate cuocere (rispettando la proporzione d’acqua), coprire con l’acqua fredda, coprire e, a fuoco bassissimo, far ridurre della metà.

Lasciar intiepidire e riporre in frigorifero per qualche ora, rimuovere la parte grassa che si sarà solidificata in superficie.

Chiarificarlo: io l’ho fatto così, per non alterarne il sapore ma potete farlo anche così.

noccioline di fagioli di Resia cotte

Mi scuso per le macchie ma, sapete, questa è la cucina di casa.

Come fare le polpettine di fagioli:

non ho le dosi, ho prelevato una parte di polpa di fagioli di Resia passati per questa ricetta (bene anche i Borlotti o i Lamon), ho tritato metà salame cotto del brodo, ho aggiunto un cucchiaio di Montasio stravecchio grattugiato (al posto del Parmigiano), qualche filo di erba cipollina del mio vaso tagliuzzato finemente, ho legato con l’albume, ho amalgamato ed ho regolato la consistenza con la farina di castagne che esalta il sapore del fagiolo.

Ho preparato delle nocciole di 4 grammi (lo so, sono precisina ), le ho arrotolate nella farina di castagne e le ho fatte bollire per pochissimo nell’acqua in cui ho bollito i fagioli, preciso che ho scelto questa cottura per non intorpidire il brodo ed è per questo motivo che il colore delle polpettine è scuro, i fagioli di Resia rilasciano molto colore.

Appena riemerse del’acqua di cottura di fagioli, ho immerso le nocciol-polpette nel brodo di salame bollente ed ho portato in tavola ottenendo i complimenti di “ello”, che è una garanzia, nel senso che è molto viziato ed esigente, ma è proprio questo che mi garantisce la riuscita della ricetta.

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Nella ricetta non troverete indicato il sale o il pepe, non sono necessari, il sapore è già negli ingredienti, alla prossima.


Finocchi gratinati al forno con le nocciole: raffinatezza nella cucina di casa (di Tiziana).

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In questi anni da queste parti sono passate molte entità, oggi ho scosso l’ albero, come si fa quando si vogliono far cadere le foglie secche, ebbene, le foglie rimaste non sono molte ma sono quelle più tenaci, fra queste c’è Tiziana che dall’inizio mi è stata vicina, nel bene e nel male, andando oltre le apparenze e cogliendo sempre, in ogni occasione, il bene che c’è accantoalcamino che, in questo virtual-mondo di detrattori sempre e comunque, ha del miracoloso.

All’inizio della mia avventura mi aveva mandato anche questa ricetta, Tiziana è l’artista che, chi mi segue, conosce.

Ho citato più volte i suoi quadri, facendoli diventare i scenari di alcuni dei post a me più cari.

Ormai l’autunno si è incamminato sulla via dell’inverno, col suo cesto di ortaggi, tra questi i finocchi, i protagonisti di questa ricetta.

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Ingredienti:

  • 2 Finocchi (grandi),
  • 10 Pomodorini Ciliegini o Datterini o Piccadilly,
  • 100 g. di nocciole,
  • sale,
  • peperoncino,
  • aglio in polvere,
  • Parmigiano Reggiano,
  • olio evo.

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Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C.

Ungere una teglia da forno o coprirla con l’apposita carta, lavare e tagliare a spicchi i finocchi e i pomodorini.

Dopo averli disposti nella teglia, salare, spolverizzare con l’aglio, aggiungere il peperoncino , il parmigiano grattugiato e le nocciole tritate grossolanamente.

Coprire la teglia con la stagnola ed infornare per 20’, togliere l’alluminio e rimettere in forno per altri 20’.

Prima di servire irrorare con un filo d’olio.

Ecco, per oggi è tutto, alla prossima.


Col Fagiolo di Montagna la Polpetta ci guadagna…

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Fagiolo di Montagna (Coccineus)

Sto cavalcando ancora l’onda dei fagioli di montagna e della loro Valle, la Val Resia, la trovo così affascinante, come quelle persone schive, impenetrabili che tengono lontano il mondo ma soltanto perchè hanno sofferto, e se ti soffermi nel loro sguardo riesci a coglierne l’ inconfessato bisogno d’amore.

Io amo la val Resia, entra nel sangue e, come tutto quello che entra nel sangue, crea dipendenza ed ora aspetto ansiosa che arrivi novembre per andare a seminare l’aglio, ma nel frattempo la Val Resia la metto in tavola, a tavola nascono amori, si concludono affari e si riuniscono le famiglie.

Questi giorni ho avuto i pittori ed ho dovuto mettere in pausa la mia creatività e la mia voglia di cucinare, fotografare e scrivere, il mio forno si è acceso soltanto per scaldare dei tranci di pizza che ello, gentilmente, ha portato a casa ed il fornello si è acceso soltanto per offrire il caffè ai pittori.

Ma, mentre io spostavo mobili, svuotavo librerie e credenze, la mia Amica Nannarè cucinava e mangiava per me queste meravigliose polpette perchè appena ricevuta questa ricetta dalla Signora Donatella che a sua volta l’ha avuta da una Sua Cliente, l’ho inviata a lei con la certezza che si sarebbe messa subito all’opera e così è stato.

E a proposito di queste polpette, Nannarè mi scrive così:

LIBERA CARISSIMA,

HO FATTO LE POLPETTE DI FAGIOLI SIA AL FORNO CHE FRITTE. S T R E P I T O S E  NON SON AVANZATE NEANCHE LE BRICIOLE E MI HAN CHIESTO DI RIFARLE!  !D :/ :)  Grazie, grazie, grazie . 
Ciao <3

Ingredienti:

  • 750 g. c.ca di fagioli  di montagna freschi (Nannarè ha adoperato i Borlotti),
  • 1 uovo sbattuto,
  • prezzemolo tritato ed erba cipollina q.b.,
  • noce moscata,
  • un cucchiaio di olio e.v. di oliva,
  • 6 spicchi di “strok”, l’aglio della Val Resia (Nannarè ha adoperato quello di Sulmona, Nannarè vive da quelle parti),
  • 1 scalogno  tritato finemente,
  • 1 cucchiaio di formaggio Montasio stravecchio grattugiato,
  • 1 cucchiaio di pecorino grattugiato,
  • pane grattato q.b. (una tazza circa),
  • sale,
  • pepe,
  • una foglia di alloro,
  • farina per infarinare,
  • olio di arachidi per friggere.

Come fare:

sbucciare i fagioli, lavarli e metterli a lessare in una pentola con acqua fredda, una foglia di alloro, un cucchiaio di sale marino e due spicchi d’aglio.

Scolarli e passarli ancora caldi nel passaverdure e ridurli in purea (io gli “scarti” li ho messi nella minestra).

In una terrina impastare la purea di fagioli con lo scalogno, quattro spicchi di “strok” tritati, l’olio di oliva, i formaggi, il prezzemolo e l’erba cipollina, una grattata di noce moscata.

Unire l’uovo, il pangrattato e pepe nero, amalgamare bene aggiungendo un po’ di pangrattato se il composto non fosse compatto, formare delle polpettine, infarinarle e friggerle in olio fumante.

Sgocciolarle su carta assorbente e servirle ben calde su un letto di insalatina.

N.B.: sostituendo pane grattugiato e farina con prodotti da prontuario, queste polpettine sono perfette per i celiaci.

Io ho già preparato l’impasto ma le cucinerò per cena, in forno, per offrire un’alternativa a chi non può o non vuole mangiare il fritto.

Vi auguro un sereno fine settimana.


Dolce di fichi e yogurt, direttamente da Pinterest e 4 risate per il week end.

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Che google fosse un pò bizzarro con le traduzioni non è una novità ma poche volte mi è capitato di ridere così tanto nel leggerle.

Solitamente chiedo ad ello di leggermele mentre faccio altro (così capisce se la ricetta è di suo gradimento), e così è stato anche questa volta.

Spesso si burla di me e mi legge strafalcioni o mi cambia gli ingredienti e non ho badato a quando mi ha letto questo passo:

*Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.*

Io ve lascio così, in purezza, come si suol dire, vi metto anche il link del blog da dove l’ho presa e buon lavoro, alla fine farò alcune considerazioni.

Yogurt Cake fa quasi la stessa cosa, non ci richiede troppo lavoro e concentrazione.
Arricchito con cannella e zenzero delicatamente introdotto in autunno aura.
Quindi tagliare alcuni pezzi, nascondere la scatola e andare a fare una lunga passeggiata :)

ingredienti:

(Modulo di biscotti, dim. 10,5 centimetri x 29,5 cm)
1,5 tazze di farina
2 cucchiaini di lievito in polvere
1/2 cucchiaino di cannella
pizzico di zenzero
2 uova (taglia L)
3/4 di tazza di zucchero
50 g di burro, fuso
1/2 tazza di spessore yogurt naturale
la scorza grattugiata di un limone
3 fichi

creato da:

Preriscaldate il forno a 180 gradi.
La forma dei biscotti insegna carta da forno.
Mutandine lavare, asciugare e tagliare a fette.

In una ciotola setacciare la farina, il lievito, la cannella, lo zenzero, mescolare bene gli ingredienti.

In una seconda ciotola, mescolare le uova e lo zucchero per qualche minuto.
Versare raffreddato il burro, lo yogurt aggiungere la scorza di limone e mescolare.
Versare il composto di farina con additivi, mentre, fino a quando combinati.
Torta traduce in uno stampo, viene livellato superficie, disporre in due file di frutta a fette.
Cuocere per circa 35-40 minuti per “asciugare bastone”.

Torta prima di servire si può cospargere con zucchero a velo.
Enjoy :)

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La teglia di quella misura l’ho fatta da sola con un vassoio di alluminio, probabilmente ho sbagliato sito dove leggere la conversione da cup in tazze, ho messo troppa farina  ed il mio impasto è risultato molto solido, l’ho diluito con un pò di latte.

Solitamente i composti da plum cake sono più fluidi, ci riproverò perchè è comunque un dolce di facilissima esecuzione e con svariate possibilità di rivisitazione.

Facendola come l’ho fatta si può farcirla a metà con della frutta a scelta e coprire con altro composto che si è sicuri che la frutta non affonderà in cottura, io ho aggiunto anche un pizzico di sale, ho ridotto lo zucchero ed ho messo la buccia d’arancia.

I fichi (mutandine) devono essere più di 3 o fichi molto grandi, come succede a volte nel web, le ricette sono da interpretare, questa è da fare.

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Vi consiglio di andare a vedere il post originale, io mi vergogno a pubblicare la foto, le mie sfigurerebbero, buon fine settimana a tutte/i.

Dimenticavo, la traduzione è dal polacco :-D


Zuppa con chiodini, patate, zenzero e salsa di soia, anticipo d’autunno un pò multietnico.

Zuppa chiodini e zenzero nuova

Una ricettina per fare un intermezzo culinario tra un pensiero e l’altro; oggi piove e l’atmosfera è quella dell’autunno, l’aria è più fresca e la campagna intorno sembra danzare per la gioia di potersi dissetare un pò.

Per il mais c’è poco da fare, purtroppo, ma la polenta non mancherà neanche quest’inverno, la mia Milva me l’ha garantita, la sua farina è speciale come tutte le sue verdure e questa pioggia è il regalo per lei e per i suoi adorati campi.

Chi mi segue conosce questa zuppa, era in un altro post che parlava sempre di funghi chiodini; ho deciso, per facilitare la ricerca, mia e di chi fosse interessato, di scorporare i post e di lasciare soltanto una ricetta e questa è perfetta per chi, dopo la pioggia, andrà per funghi, i chiodini si trovano fino a tardo autunno e questa zuppa è un’idea diversa per utilizzarli (Il testo che segue è l’originale).

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Questa zuppa la faccio ogni anno, questa della foto risale al 2009, eravamo più in là con la stagione, infatti è fotografata assieme alle pere cotogne e le castagne.

Faccio un copia/incolla, così ritorno indietro nel tempo…

La presenza dello zenzero, del coriandolo e della salsa di soia regala a questa zuppa un sapore orientale, gradevole e non invadente, da provare tutto l’anno anche con champignon, funghi secchi e congelati, così vi sembrerà di andar per boschi anche quando la stagione non lo permetterà.

Durante la passeggiata di domenica, dedicata più che altro alla raccolta delle castagne, mi sono imbattuta in 1 porcino e qualche chiodino, quel tanto che mi è bastato a rifare questa zuppa che avevo sperimentato anni fa, in più ho aggiunto il coriandolo fresco trovato al mercato all’ingrosso.

Chiodini cestino-001

Ingredienti (le quantità sono quelle da me usate):

  • 1 porcino,
  • chiodini,
  • 1 patata grande,
  • 1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 cucchiaino da te di salsa di soia,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1/2 litro di brodo vegetale,
  • coriandolo fresco tritato alla fine (sostituibile con il prezzemolo).

zuppa chiodini patate coccio_picnik

Procedimento:

pulire i funghi dai residui di terra con uno spazzolino ed immergerli in acqua calda per 1 quarto d’ora, scolarli e tagliarli a fettine sottili.
Sbucciare le patate e tagliarle a cubettini, grattugiare la radice di zenzero.
 
Rosolare in un tegame di coccio l’aglio nell’olio evo, eliminarlo e far insaporire i funghi con le patate, unire lo zenzero e la salsa di soia, mescolare e coprire con il brodo.
 
Cuocere per 15 minuti, far riposare la zuppa per 5 minuti e prima di servire cospargerla con il coriandolo tritato.
 
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Questo cuoricino lo dedico ad una persona che, come me, ama i cuori e riesce a vederli nelle ombre, nelle foglie, nelle pietre, come in questo caso.
Buona giornata a tutti, alla prossima.

Cartufula ripiena Affumicata, ancora cucina di Carnia… E che Carnia!

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In questo periodo che precede il Santo Natale sarebbe più utile pubblicare biscotti, decorazioni, glasse, idee regalo ecc. ma c’è già chi lo fa e lo fa meglio di me, con dovizia di spiegazioni, passi-passi, fotografie ecc. io però, continuo sull’onda della Cucina di Carnia con le altre ricette del corso.

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Lo faccio per non dimenticare, pur avendo preso appunti ed essendo stata attenta, la mia memoria non può fidarsi del tempo che passa, in questo periodo poi, tra addobbi, pulizie di Natale, tanti progetti, tante idee, è meglio scrivere.

Non è stato semplicemente un Corso di cucina, è stato qualcosa di più ed io sono così, quando una cosa mi entusiasma e mi appassiona mi sento come presa in un vortice, mi sento felice come un cagnolino liberato dal guinzaglio e lasciato correre in uno spazio infinito.

Un corso sulla cucina di Carnia, splendido… e l’affumicatura poi, per me che amo tutto il cibo che sa di fumo è come per chi ama i dolci andare ad un corso di Montersino.

Se passate per il Friuli andate a Sauris ed assaggiate in loco il Prosciutto affumicato e se volete raggiungere l’estasi bevete la birra affumicata del Birrificio Zahre.

Mi dispiace che esista ancora questo luogo comune che vuole Triestini e Friulani acerrimi nemici, per quel che mi riguarda io ho un grande rispetto per il Popolo Friulano ma, lo devo dire, ancor di più per il Popolo Carnico, specialmente per le Donne di Carnia e così, mentre, durante il giorno, pensavo a come scrivere questo post, mi sono ricordata di  Maria Plozner Mentil, la portatrice Carnica Donna simbolo.

Se non ne avete mai sentito parlare vi consiglio di andare a leggere un pò della sua storia, per sentirvi ancora più orgogliose di essere Donne.

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Donna con la Gerla (quadro di Tiziana Millo)

 La tempra e la fatica delle Portatrici

Queste donne avevano ereditato dal loro passato la fatica. Abituate da secoli per l’estrema povertà di queste zone, ad indossare la “gerla” di casa  – che mai come in questo caso può rappresentare il simbolo della donna carnica – , ora la mettevano sulle spalle al servizio del Paese in guerra.
Fino ad allora l’avevano a caricata di granturco, fieno, legna, patate e tutto ciò che poteva servire alla casa e alla stalla. In questa situazione invece la gerla era carica di granate, cartucce, viveri e altro materiale.

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Queste cartufule, le Donne di Carnia le avrebbero cotte nella cenere accantoalcamino dove avrebbero acquisito quel buon profumino di fumo, il Maestro invece ci ha insegnato a farlo anche senza stufa, spolert, sparghert ecc.

Nelle cucine dei ristoranti ci sono gli affumicatori, abbattitori e quant’altro però a casa diventa problematico avere tutto questo e un corso di cucina, secondo me, deve insegnare ad ottenere un simile risultato senza dover spendere un patrimonio in attrezzature.

Collage cartufule-001

Oggi la lezione inizia con un metodo di cottura per le patate, che non conoscevo e che permette di mantenere le patate sode, croccanti ma non crude, il metodo perfetto per questo tipo di preparazioni.

Ingredienti:

  • 8 patate medio/piccole,
  • fonduta*,
  • tuorlo,
  • Montasio o Ricotta Affumicata*,
  • 320 g. di pasta di salame all’aceto (balsamico)
  • fondo bruno q.b. per condire.

Come fare:

sbucciare le patate e, con uno scavino, formare un foro, immergerle in acqua bollente e farle bollire 7/8 minuti, spegnere e lasciarle nell’acqua calda fino a raffeddamento.

Quando sono pronte, scolarle a foro in giù per eliminare l’acqua e disporle (vedi collage) su un cestello per il vapore o, se l’avete, un contenitore come quello della foto; importante che si possa sigillare con un coperchio e che rimanga sollevato dal fondo per non soffocare il fumo.

Per poter procedere con una affumicatura casalinga è necessario avere a disposizione una stanza, una terrazza, un posto aperto o da poter arieggiare comodamente.

trucioli e erbe aromatiche per affumicatura-002

In una vecchia padella disporre dei trucioli di nocciolo e faggio (naturali e senza vernici),  rametti di rosmarino, foglie di alloro, timo, bacche di ginepro, mentre la padella e i trucioli prendono calore mescolare con le mani e, quando inizia a far fumo, chiudere la padella e scuoterla più volte tenendo il coperchio sigillato.

Collage padella affumicatura-001

Al corso il Maestro ha adoperato questi aromi ma voi potete farlo con ciò che vi piace o avete a disposizione, anche un misto tra coriandolo, cardamomo, lemon grass ecc. per profumare dei gamberoni o tranci di pesce (è un mio pensiero, chiederò al Maestro se si può fare).

Quando si è sviluppata una buona quantità di fumo, velocemente versare i trucioli nel contenitore, sigillarlo velocemente e lasciar insaporire.

Al corso, per ovvie questioni di tempo, non è stato possibile rispettare i tempi ma a casa decidete voi il punto di fumo che vorrete raggiungere.

Condire le patate per insaporirle con olio e sale e versare all’interno di ogni foro un pò di fonduta, e qui il Maestro ci ha insegnato come fare sia la classica fonduta lucida, che richiede attenzione in cottura affinchè non impazzisca, sia la veloce che prevede l’aggiunta di una besciamella leggera.

Cartufule ripiene di fonduta-002

Fonduta classica lucida: la panna dev’essere la metà della quantità di formaggio che adoperate, la fonduta va preparata a Bagno Maria a 60°C., se non avete un termometro da cucina (che vi consiglio di farvi portare da Babbo Natale perchè è davvero utile anche per le fritture n.d.r.) appoggiare il dito, quando scotta è arrivata a c.ca 60°C., i formaggi vanno grattugiati finemente.

Le dosi adoperate dal Maestro al corso:

  • 200 g. Montasio Stravecchio,
  • 100 g. Montasio fresco,
  • 60 g. di ricotta,
  • 30 g. di caprino,
  • panna fresca la metà del peso dei formaggi.

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Fonduta lucida

Fonduta veloce con besciamella: al posto della panna adoperare un besciamella, io vi do le proporzioni per 1 litro di besciamella, voi regolatevi secondo necessità: per ogni litro di latte preparare un roux con 50 g. di burro e 50 g. di farina, aggiungere 8 g. di sale.

A volte io, al posto della panna metto un pò di maizena che faccio sciogliere nel latte freddo ed aggiungo alla fine e mi regolo per la densità.

Fare la fonduta è più semplice di quanto sia scriverla, riprenderò questo argomento al prossimo post nel quale  sarà una dei protagonisti principali in un piatto da sogno.

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Dopo aver inserito la fonduta in ogni foro versare un pò di tuorlo.

Collage cartufule da infornare-001

Cospargerle con della ricotta affumicata (o Montasio stravecchio), disporle su una teglia con carta forno, una macinatina di pepe ed infornare con funzione grill per qualche minuto fino a doratura.

Il Maestro consiglia, visto che le ricotte affumicate che si trovano in negozio sono tropo fresche, di asciugarle a 30/40°C. per qualche ora.

Ha ribadito l’utilità di avere a casa un piccolo essicatore, tenere acceso il forno per molte ore, visti i tempi, è dispendioso, con l’essicatore si risparmia e si ottengono ottimi risultati, in commercio se ne trovano anche di piccole dimensioni non “invadenti” (altra letterina a Babbo natale).

pasta di salame da accompagnare alla cartufula-002

Le Cartufule vanno servite su un letto  di pasta di salame messa in padella senza aggiunta di condimenti, va sgranata bene con le mani, rosolata e, alla fine si aggiunge l’aceto balsamico e un pò di fondo bruno (in un post a parte la spiegazione assieme ad altre chicche).

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Per oggi è tutto, la prossima ricetta sarà questa:

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Buongiorno mondo ♥


Frico in bicchiere, un antipasto originale, facile da preparare e perchè no, per stupire gli ospiti.

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Durante il corso di cui al post precedente, l’uomo che sussurrava ai cjarsòns ha condiviso con le sue adorate allieve questo originale maniera per presentare il frico.

Oggi mi sento trendy e lo definisco: Frico Destrutturato, Frico Scomposto, Frico Rivisitato ma sempre Frico è, con il suo bel Montasio stagionato, le sue belle patate, in questo caso non sono accompagnate dalla cipolla ma dal porro.

Le patate in un moto di superbia e voglia di prevaricazione si sono messe in bella mostra trasformandosi in elegantissime chips.

Per agevolarvi e per sentirmi ancora più trandy, aggiungerò anche il Passo passo -Tutorial.

Tutorial, una parola che ho scoperto qui, nel web ed esattamente nel blog di Ely, le commentai il post chiedendole con grande ingenuità cosa fosse il tutorial (e andare da papà google no eh? ), non mi rispose e fino a pochi minuti fa sono rimasta nell’ignoranza più sconcertante.

É una di quelle parole … che suonano alle mie orecchie come ronzio di mosche… come dice Sinuhe l’Egiziano nel famoso romanzo, ce ne sono molte altre e quando posso le salto a piè pari.

Sarà che appartengo alla generazione appena dopo l’ asta e filetto o della Tivù in bianco e nero ma tutti questi termini  non appartengono alla mia cultura e confondono chi, sciagurato e fuori dal tempo come me, capita in un blog di cucina semplicemente per trovare una ricetta, uno spunto, un’idea e non conosce le lingue, i neologismi, che non sa mandare un sms del tipo nn 6 +nnt (per dire non sei più niente), insomma a volte noi foodblogger dovremmo volare un pò più basso ed agevolare i più ignoranti.

Detto questo, persi gli ultimi 3 follower, passo alla ricettina, quelle di una volta, quelle che riempivano il pancino dei nostri nonni/bisnonni: il frico fatto, in quei tempi con le croste dei formaggi avanzati, le immancabili patate e la pancetta (il Maestro ha detto che ci va, si, la pancetta), qui è in versione secondo millennio.

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Mini Brigata al lavoro.

Montasio stravecchio-002

Il taglio del Montasio.

frico in bicchiere preparazione-001

5 cubetti di Montasio in ogni  bicchiere.

crema di patate e porro per frico in bicchiere-002

Crema di patate e porro, ricetta a vostra discrezione, obbligatorio che sia abbastanza liquida e bollente.

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Imbuto dosatore per porzionare la crema di porro, possiamo adoperare un imbuto normale con la dose predefinita in un mestolo).

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Frico in bicchiere da completare con chips.

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Chips per Frico.

Se non avete tempo le chips potete comperarle, ce ne sono di buone, cotte anche al forno se non vi va il fritto, pure con la buccia ma se volete farle il Maestro insegna così:

le patate vano pulite e lavate bene, tagliate con una mandolina e messe in acqua fredda, lasciarle sotto un filo d’acqua corrente ancora meglio, il segreto sta anche nell’ eliminare il più possibile l’amido.

Dopo averle scolate le fette di patata vanno asciugate ed immerse, pochissime alla volta affinchè la temperatura (150/160°C.) non si abbassi, in olio di arachidi profondo; il Maestro dice di NON adoperare l’olio extravergine di oliva e nemmeno l’olio di oliva (che non esiste), cuocere pochi secondi da una parte e pochi secondi dall’altra, scolare e far asciugare su carta assorbente.

La “lezione” per oggi è terminata, la prossima ricetta sarà questa, sempre di antipasto si parla e di un altro metodo di cottura per le patate:

cartufula pronta 4-001Buona domenica mondo ♥


Frittelline salate di Zucca e Zafferano.

frittelle zucca pronte2 n.-001

Questa è una di quelle ricettine outfit, termine che va molto di moda e che significa tutto e niente come in Lingua Friulana “ciosul”  (soi stat di ciosul, pasimi al ciosul, finisile di ciosulà).

Frittelline di zucca salate, da rivisitare in 1000 modi, aggiungendo o togliendo, salando, zuccherando o pepando, insomma per rimanere in tema proverbioso/proverbiale: Bocca desidera.

Detto questo vi allieterò la giornata con un breve capitolo tratto dal libro che vanta la paternità di queste fritelline, già, non penserete mica che le ho inventate io?

Copertina libro zucca

Se vi interessa, cliccare la foto

Il libro è questo, la ricetta a pagina 82, il capitolo a pagina 56 ed è intitolato:

Tra una zucca vuota e l’origine del mondo.

A causa del suo esser tonda e vuota, ricca d’acqua se non addirittura puro involucro legnoso e svuotato, la zucca diviene, ben presto, anche sinonimo di scarsa intelligenza.

Il Boerio, ancora una volta, non è secondo a nessuno nelle definizioni: ‘zucca vuota’ sta allora per ‘persona vana, che non ha abilità, disutile’.

Il Veneto da solo vanta un’infinità di espressioni, a volte anche crudeli, a volte solamente affettuose.

Si va dal classico: “Te si un sucòn”, che non ha bisogno di traduzione, al più colorito: “La g’ha una suca che no’ la magna gnanca i porsèi”, espressione più cattivela, atta a indicare che la ‘zucca’ della persona in questione è rifiutata perfino dai maiali, solitamente di bocca buona.

Se ci si sposta in Liguria, una tradizionale favola narra di due fratelli che si chiamavano Zucca e Mattana, che non godevano certo di una buona reputazione, giacchè “se uno era scemo, l’altro era matto…”: una serie di spassose avventure che varrebbe la pena di rispolverare.

La stessa zucca barucca di Chioggia diventa sinonimo di persona poco intelligente, mentre il significato de “l’aver fato solo el giro dela sughera” o “te gh’è girà el mondo come un cào de suca” indica il non essere andati oltre il proprio orto di casa o oltre i confini del proprio paese natale, quindi riferito a una persona con poca dimestichezza con le cose della vita.

Le varianti di sucon, zuka, suca stagna, zucchet, cocuzza, a seconda dei differenti dialetti, non si contano più.

Quell’aver “poco sale in zucca” era occasione di divertimento e di scherno anche trai bambini, e le filastrocche e gli scioglilingue ne portano una nutrita testimonianza: “Zucca pelata/ magna la rapa/ bevi il vino/ spazza camino/ Zucca pelata con cento capelli/ tutta la notte/ ammazza i gilli/se fa ‘na bona magnata/ Zucca pelata, zucca pelata!”

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Ingredienti:

  • 350 g. di zucca (ho adoperato la Butternut),
  • 3 albumi d’uovo,
  • 1 cucchiaino di farina bianca (ho adoperato quella di tapioca senza glutine),
  • 70 g. di Parmigiano grattugiato,
  • noce moscata (facoltativa),
  • 1 bustina di Zafferano,
  • 1 pizzico di sale fino,
  • pepe,
  • olio di arachidi per friggere.

Collage frittelle di zucca

Come fare:

dopo aver pulito bene la zucca, eliminando buccia,  semi e filamenti, tagliare la polpa a julienne.

A parte, in una terrina, montare leggermente gli albumi ed unire farina,  formaggio, sale, una grattatina di noce moscata e lo zafferano precedentemente sciolto in poca acqua tiepida.

Mescolare bene fino a rendere omogeneo il tutto, unire la julienne di zucca e farla impregnare bene nella pastella.

Aiutandosi con 2 cucchiai prendere il composto e formare delle frittelline ed immergerle in olio di arachide profondo.

Girarle velocemente, scolarle e farle asciugare su carta assorbente, cospargere con sale e pepe se desiderate, servire caldissime.

Si possono fare anche in forno.


Budini di zucca, cardamomo, pere secche, con e senza agar agar.

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Budino zucca, cardamomo, pere secche senza agar agar.

Ingredienti per le due varianti di budini di zucca in colore diverso l’ aggiunta per la versione con agar agar:

  • 500 g. di polpa di zucca cotta al vapore (peso netto),
  • semini di cardamomo pestati al mortaio (a piacere),
  • 1 cucchiaio e 1/2 di malto d’orzo,
  • 4 pere Kaiser disidratate (le trovo in Austria) più 2 per la decorazione,
  • 1 pizzico di sale marino integrale,
  • 2 g. di agar agar in polvere,
  • semi di zucca tostati e tritati finemente.

Come fare la variante cremosa senza agar agar:

la sera prima  lavare bene le pere secche e coprirle con abbondante acqua fredda, il giorno dopo reidratarle al microonde (potete anche farle bollire).

Ottenuta la reidratazione ridurre il liquido per concentrare gli zuccheri, saranno infatti, assieme al malto d’orzo gli unici ingredienti per dolcificare.

Mettere in un pentolino la polpa di zucca con una parte di liquido, il cardamomo, il sale, il malto d’orzo e far insaporire a fuoco dolcissimo per 15 minuti.

Unire le 4 pere reidratate (togliere il picciolo e le parti dure), frullare e prelevare la parte che desiderate lasciare cremosa, aggiustate la densità adoperando l’acqua delle pere.

Versare nelle coppette e decorare con mandorle a lamelle leggermente tostate.

budino zucca cardamomo s. a.-001

Come preparare  la variante con agar agar:

io volevo una consistenza abbastanza solida per poter modellare il budino, su 300 g. di composto ho adoperato 2 g.

Io ho iniziato a pesare sempre perchè i cucchiaini hanno diverse misure e con l’agar agar il grammo fa la differenza, consiglio di provare perchè la densità spesso dipende anche dalla consistenza della preparazione che vogliamo addensare e, se verificate che il budino ha una consistenza troppo gommosa potete rimetterlo sul fuoco (bassissimo mi raccomando) , scioglierlo e diluire.

Questo è possibile farlo solo con l’agar agar, con la colla di pesce no, un altro modo per utilizzare il budino denso è tagliarlo a dadini e adoperarlo come decorazione.

Sciogliere bene l’agar agar in una parte di liquido evitando la formazione di grumi e far bollire per 5 minuti (come da istruzioni del mio agar agar Rapunzel), aggiungere una parte del composto ed amalgamare, togliere dal fuoco unire all’altra parte, mescolare, versare nelle ciotole, stampi o quello che desiderate e far raffreddare in frigorifero, mentre si addensa (in altre preparazioni, qui non c’è) potete inserire o panna, o sciroppo d’acero per creare effetti marmorizzati come qui.

budino zucca cupola pera1-002

Sformare la cupola, appoggiarla su una carta forno e cospargerla con i semi di zucca tritati, sollevare il budino con una spatola ed appoggiarlo sul piatto da portata.

Decorare con una pera tirata a lucido con una pennellata di malto d’orzo sciolto, uno spicchio di pera , zucca tagliata a julienne e un seme di cardamomo, ecco l’interno:

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Bottoncini di zucca e castagne al rosmarino.

Bottoncini di zucca e castagne al rosmarino, budino di zucca, cardamomo e pere secche senza/con agar agar e per novembre ♥Salutiamoci♥ così

Bottoncini zucca, castagne e rosmarino. 

Dove c’è da far viaggiare la fantasia bambina io mi trasformo.

Per i bottoncini che vi presenterò tra poco, l’omissione del parmigiano che, per altro adoro, mi turbava ma l’ho sostituito in una maniera talmente gustosa che non ne ho sentito la mancanza.

Bottoncini di zucca e castagne al rosmarino, budino di zucca, cardamomo e pere secche senza/con agar agar e per novembre ♥Salutiamoci♥ così

Ingredienti per i bottoncini:

  • 100 g. di polpa di castagne lessate,
  • 250 g. di polpa di zucca (al netto) già cotta a vapore e asciugata in padella senza condimento,
  • farina integrale d’orzo, biologica macinata a pietra q.b. per legare l’impasto,
  • sale marino integrale.
  • aghi di rosmarino secco tritati.

Come fare i bottoncini:

unire i due impasti, amalgamare il rosmarino tritato, salare e aggiungere la farina.

Non aggiungetene tanta da ottenere un impasto da gnocco, piuttosto infarinare la tavola e stendere l’impasto col mattarello ad un’altezza di 1 cm abbondante.

Ritagliare le formine che desiderate e cuocere i bottoncini in acqua salata io,  affinchè non si attacchino aggiungo un filo d’ olio evo.

Bottoncini di zucca e castagne al rosmarino, budino di zucca, cardamomo e pere secche senza/con agar agar e per novembre ♥Salutiamoci♥ così

Ingredienti per il condimento:

  • olio extravergine di oliva (io uno Pugliese straordinario, arriva dalla mia adorata Maria),
  • 1 spicchio d’aglio vestito,
  • aghi di rosmarino fresco,
  • semi di zucca tostati e tritati,
  • semi di zucca tostati interi,
  • fiocchi di lievito di birra.

Come fare:

mettere in una padella l’olio evo, lo spicchio d’aglio vestito, aggiungere gli aghi di rosmarino e, a fuoco dolcissimo farlo insaporire.

Filtrare l’olio eliminando aglio e rosmarino, rimettere la padella sul fuoco e far saltare i bocconcini assieme ai semi di zucca tritati.

Impiattare, spolverizzare con i fiocchi di lievito di birra e decorare con fiori di rosmarino e semi di zucca interi tostati.


Gnocchi di zucca con Porcini: nulla di nuovo sotto il sole…

Gnocchi di zucca con Porcini per ♥Salutiamoci♥: nulla di nuovo sotto il sole…

… Già, nulla di nuovo sotto il sole, il web e non solo pullula di gnocchi di zucca fatti in tutti i modi, resta il fatto che per gli amanti di questa allegra e pazzerella cucurbitacea gli gnocchi sono sempre graditi.

Purtroppo ello non ama la zucca (almeno così dice prima di finire il piatto) ed io sono sempre restia a proporli, questi sono semplicssimi da fare, io ho utilizzato della polpa congelata che ho fatto asciugare un pò in padella senza condimento.

Ingredienti per gli gnocchi:

  • la polpa di 1 kilo di zucca lessata o cotta al vapore,
  • 200 g. di farina (io di farro),
  • 1 albume,
  • sale marino integrale q.b.

Ingredienti per il condimento:

  • funghi porcini (raccolti da me),
  • olio extravergine di oliva,
  • aglio,
  • sale.

Gnocchi di zucca con Porcini per ♥Salutiamoci♥: nulla di nuovo sotto il sole…

Come fare gli gnocchi:

mettere nel robot la polpa di zucca assieme alla farina, l’albume  ed il sale e ottenere una crema, il composto sarà abbastanza liquido e sarà pronto quando si formeranno delle bolle in superficie,  io preferisco non aggiungere mai farina per non alterare il sapore della zucca (la densità la potete vedere dal collage qui sopra).

Aiutandovi con due cucchiaini prendere una parte di composto e calarla in acqua bollente salata, appena salgono a galla togliere gli gnocchi con una schiumarola e scolarli.

Io li ungo con un pò d’olio affinche non si attacchino, a questo punto si possono, dopo averli fatti raffreddare, mettere in vassoietti e congelarli, in seguito, per ottimizzare lo spazio, porzionarli nei sacchetti.

Come fare il condimento:

dopo aver pulito i porcini, tagliarli a fette non troppo sottili e farli saltare in olio evo dove avremo messo uno spicchio d’aglio vestito schiacciato, basta qualche minuto, aggiustare di sale.

La cremina che vedete non è né panna né farina, è la cremosità che rilasciano gli gnocchi.

Gnocchi di zucca con Porcini per ♥Salutiamoci♥: nulla di nuovo sotto il sole…


Strozzapreti con Lactarius Deliciosus e pestàt… Che barba, che noia, che noia, che barba…

Strozzapreti con lactarius deliciosus1-001

Se ci fosse ancora Sandra Mondaini me lo direbbe: che noia, che barba, che barba, che noia, ancora con questi funghi…

Ebbene si, se non scrivo ora di funghi quando lo faccio? Tra poco ci saranno le zucche, le castagne,verze ecc. ecc. e mi dedicherò a loro.

Mai avrei pensato, sabato, di trovare tanti funghi: Lactarius deliciosus, quelli ho cercato e quelli ho raccolto (spesso ci concentriamo troppo sui porcini, tralasciando funghi altrettanto buoni).

Non adoperando il gambo li ho tagliati sul posto, senza estirparli, così ho ottenuto un raccolto pulito e non ho rovinato il bosco, non ribaltate i funghi se poi non li raccogliete.

Cestino con lactarius-001

A proposito di non sprecare i doni della Natura vi consiglio un  manualetto, me lo ha regalato ello, sapendo della mia passione per la Natura, è questo:

Cibo gratuito

Foto dal web

Costa € 8,50 (qualcosa bisogna pur pagare) ma in rete lo trovate anche scontato.

Tratta di tutto ciò che si può trovare (gratis, ma non va sprecato comunque) in Natura e che spesso ignoriamo, c’è anche una esaustiva descrizione delle alghe (averlo avuto prima)

Tratta anche il Lactarius Deliciosus col nome Fungo del sangue, il protagonista di questo post e ne parla così:

Presso i pini, settembre-novembre.

Grande, arancione chiaro, a forma di imbuto, 3-9 cm. (sapete che nella regolamentazione per la raccolta di funghi è vietato raccogliere funghi con diametro inferiore ai 3 cm? Ora lo sapete).

Corto gambo arancione.

Cappello 5-15 cm. presenta fasce di macchie arancioni, concavo al centro.

Lamelle fitte, arancione brillante.

Se graffiato secerne un lattice arancione che diventa verde, gli esemplari anziani possono essere macchiati di verde.

È il migliore tra i funghi eduli del tipo Lactarius; la forma e il colore caratteristici si possono riconoscere in un antico affresco romano, e il nome fa intuire quale fosse all’epoca la sua importanze gastronomica.

Apprezzato in parte dell’Europa, questo fungo ha una carne succulenta, un sapore delicato ma talvolta amaro (io l’ho eliminato sbollentando i funghi puliti e cambiando l’acqua ogni volta).

Si sposa bene con il pesce.

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 Pestàt 

Ieri ho trascorso tutto il giorno o quasi a pulirli, sbollentarli e suddividerli per le varie preparazioni.

Ho replicato la ricetta di qualche post fa, omettendo la mozzarella e abbondando col parmigiano e aggiungendo qualche fiocchetto di gorgonzola dolce (meraviglioso).

Una parte, dopo essere sbollentata sta asciugando per essere grigliata questa sera, l’unica aggiunta sarà un’emulsione con olio, aglio e prezzemolo, è scontato, lo so, ma qui ci sta bene.

Una parte l’ho preparata tipo Goulash ma non a mò di zuppa come nella ricetta che troverete (con i finferli) nel link in fondo al post.

La ricetta della foto invece l’ho preparata con i funghi del precedente raccolto ed ho adoperato un prodotto tipico che era in vendita nello spaccio sull’ Altipiano del Montasio: il Pestàt (il link sotto la foto).

Basta scioglierne un cucchiaio o il quantitativo che vi piace in una pentola e far rosolare i funghi nel condimento, alla fine assaggiate e, se necessario, aggiustate di sale.

Ingredienti:

  • pasta fresca formato strozzapreti a piacere,
  • funghi lactarius deliciosus (o finferli, pioppini no porcini e chiodini che non abbisognano di sapore),
  • pestàt,
  • sale e peperoncino.
Strozzapreti con lactarius deliciosus-001

Come fare:

dopo aver pulito i funghi ed eliminato i gambi tagliarli a pezzi regolari non troppo piccoli, farli sbollentare in acqua salata, scolarli e metterli nel tegame assieme al pestàt sciolto.

Cuocere a fuoco vivace e aggiungere il peroncino ed il sale, se necessario, coprire e terminare la cottura tenendo presente che il Lactarius deliciosus è un fungo che rimane sempre al dente.

Strozzapreti con Lactarius Deliciosus e pestàt… Che barba, che noia, che noia, che barba…

Goulash suppe finferli


Crostone ai Funghi Lactarius Deliciosus.

Lactarius crostone-001

Oggi voglio condividere con voi la ricetta di questo crostone fatto con i funghi Lactarius Deliciosus raccolti ieri sull’Altipiano del Montasio.

Ritornerò sull’argomento per raccontarvi tempi, modi e altre ricette.

Era la prima volta che ne vedevo così tanti e, pur conoscendoli, non li avevo mai raccolti, per cui prima di mettermi a spadellar leggiadra mi sono documentata perchè le informazioni, lo scrivo sempre, sui funghi non sono mai troppe.

Come al solito per non rempire il post di link in fondo li indicherò, compreso quello della fonte/ricetta per onor di citazione che va sempre fatta.

Ecco gli ingredienti come da fonte, io non ho pesato nulla e non ho adoperato i pomodori ma la mia solita passata POMÍ che ormai fa parte della famiglia, tra parentesi le mie varianti.

Collage Lactarius bosco

I gambi vanno eliminati, è consigliato in tutte le ricette non perchè siano tossici ma essendo cavi all’interno sono sfilacciosi.

Ingredienti come da fonte:

  • 600 gr. di funghi (non pesati),
  • 400 gr.di pomodori rossi (passata POMÍ),
  • olio di oliva (extravergine),
  • aglio,
  • origano,
  • sale,
  • mozzarella,
  • Parmigiano Reggiano.
Collage lactarius pirofila-001

Come ho fatto:

Ho preriscaldato il forno a 180°C.

Ho disposto i soli cappelli dei funghi  in una pirofila, ho preparato una salsina con l’aglio tritato, la passata Pomì, l’origano, il sale, l’olio e l’ho messa sopra ogni fungo.

Ho coperto la pirofila con la stagnola, ho cotto per 15 minuti, scoperto e alzata la temperatura a 190°C. per 10 minuti, ho aggiunto il parmigiano grattugiato e la mozzarella a dadini piccolissimi, ho reinfornato fino a scioglimento mozzarella.

Dopo aver bruscato il pane l’ho bagnato con il sughetto formato dai funghi (motivo per cui non ho messo il pomodoro fresco, avrebbe rilasciato troppo liquido).

Si possono mangiare anche così, come contorno, rimangono sodi e non sono limacciosi, ricetta da provare anche con gli champignon, mazze di tamburo, pleurotus.

Per la versione Vegana sostituire i formaggi con del Tofu, anche qui non ci sono glutine.

Lactarius_deliciosus (da Wikipedia, digitando il nome troverete altri siti e altre informazioni).
Fonte ricetta (con altre belle idee)

Collage chiodini girasole-001

Buona domenica a tutti.


Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggio da riscoprire.

torta salata cavolo rapa-004

Lo chef Carmelo Chiaramonte (che mi piace assai) non approverebbe, lo so, perchè quando  su Sky gli domandano: prodotto detestato, lui, senza esitare risponde: il Cavolo Rapa… Vabbè nessuno è perfetto

Il Cavolo Rapa è un tipino originale, dalla forma stravagante ed il sapore che ricorda la rapa, appunto.

Il sapore della rapa si percepisce ed è certamente la causa dell’impopolarità di questo bellissimo ortaggio.

In Austria, passeggiando,  essendo il cavolo rapa coltivabile tutto l’anno, è facilissimo vederlo  negli orti di casa:

cavolo rapa viola Austria orto.-001

Orto Austria con cavolo rapa viola

Le qualità  e proprietà organolettiche le trovate nel pdf cavolo rapa, oggi, dato che la ricetta è semplicissima e vista la tendenza a volersi ricavare uno spazio per l’orto, scriverò qualcosa su come poterlo coltivare da soli, magari in un’aiuola.

Caratteristica fondamentale di questo ortaggio è quella di evidenziare un ingrossamento anche molto accentuato del fusto o torso (asse epicotile) di forma sferica più o meno regolare in corrispondenza della zona del colletto.

Questa palla globosa di colore verde o violetto più o meno intenso, sulla quale si inseriscono foglie non molto sviluppate in lunghezza ed in numero limitato, rappresenta la parte commestibile.

Il Cavolo Rapa predelige il clima temperato ma in “Famiglia” (Cruciferae) è quello che resiste meglio al freddo.

Non ha preferenze di terreno, l’importante che sia fresco e ben drenato, non ama i ristagni d’acqua.

Si può coltivare tutto l’anno, sia in semenzaio che in campo, nei periodi più freddi è consigliato un riparo ed un terreno “caldo”.

Il seme germoglia in 6/7 giorni, quando ha 2/3 foglie si trapianta facendo attenzione a non superare il colletto perchè la crescita sarebbe compromessa

Quando saranno spuntate altre 2/3 foglie si può metterle definitivamente a dimora alla distanza di 25/30 cm tra piantina e 30/40 tra le file.

Le irrigazioni o, nel nostro caso “casalingo” annaffiature, devono essere regolari, il terreno deve rimanere umido.

Se passa troppo tempo tra un’annaffiatura e l’altra il Cavolo rapa diventa fibroso e riporta spaccature, in questo caso la commestibilità si riduce a cibo per  bestiame (questo succede nelle grandi produzioni).

Si conservano al fresco, in casse con torba o sabbia umida (come si fa con le patate e funziona perchè non germogliano) oppure avvolgendo i Cavoli Rapa in sacchetti di plastica o film di paraffina e posti in frigorifero a 3/4 °C.

In questo modo si conservano per mesi.

Le Cultivar sono 2:

peperoni e cavolorapa

Bianco Delicatezza: torsa o tubero di media dimensione, rotondeggiande, verde biancastra, solida, resistente alle spaccature, con fogliame eretto.

Mezzo-precoce, indicato per colture estive-autunnali.

cavolo rapa viola Austria1-001

Di Vienna Violetto: pianta di taglia media con fogliame viola intenso, torsa o tubero rotondeggiante, appiattito, viola.

Precoce, si adatta alla forzatura in serra o sotto tunnel.

Ora la ricetta, come ho scritto, semplicissima, io ho messo la salsiccia affumicata di Sauris, voi potete aggiungere speck, prosciutto cotto affumicato (l’affumicato ci sta benissimo col Cavolo Rapa), fate come vi piace di pù.

torta salata cavolo rapa da infornare2-001

Ingredienti per una tortiera di Ø 24 cm.:

  • 1 base rotonda di pasta sfoglia (io ho adopoperato quella light),
  • 3 cavoli rapa pelati e tagliati a quadretti,
  • 2 scalogni piccoli,
  • 1 salsiccia affumicata di Sauris,
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • 2 uova,
  • 1 dl di latte di soia (o quello che adoperate al solito),
  • 1 cucchiaio abbondante di panna acida,
  • pepe verde macinato,
  • sale,
  • fili di erba cipollina per decorare.
interno torta salata con cavolo rapa-001

Come fare:

affettare gli scalogni e rosolarli in olio evo, unire i pezzetti di cavolo rapa e far insaporire, aggiungere la salsiccia spezzettata (questa qualità non la sgrasso perchè, essendo più stagionata è più “magra”), mescolare, se vi piace potete sfumare con poco BUON vino bianco (io lo “fiammo”).

Coprire e continuare la cottura, il cavolo deve rimanere croccante, far raffreddare.

Stendere la sfoglia, bucherellarla, ed inserire il ripieno mescolato alle uova sbattute, la panna acida, il pepe, aggiustare di sale se necessario

Se vi piace potete aggiugere parmigiano grattugiato o ricotta affumicata ma sarebbe un di più.

fetta (mangiata) torta salata cavolo rapa-001

Con questa torta salata e con un pò di informazioni sul Cavolo Rapa che o si ama o si odia (spero lo amino più persone possibili perchè tutti i Cavoli fanno bene)

Altre idee col Cavolo Rapa, cliccare sulle foto per le ricette.

Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350 Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350 Torta salata con Cavolo Rapa, un ortaggo da riscoprire per WHB # 350

 


Fongi a savore in pentola: cucina Rinascimentale.

ffongii nel coccio-003

Fongi a savore in pentola.

Rp: fongi ben lavati et neti et fane pezi et toli de li pori ben tridi et metteli a cocere ne la pentola con lardo et quando li pori sono mezo cotti butavi dentro li fungi et le specie et zafrano et de le mandole monde et uno poco di petrosemoli et menta ben pisti, quando li metti li fungi, et cotti quando ti parerano menestrali pi et sarano boni (carta 27 v)

Beh,  ieri la preparazione di questo semplice piatto è stato per me un momento solenne.

Per me, che sono appassionata della cucina di un tempo, quella delle nonne, al massimo delle bisnonne, trovarmi di fronte ad una ricetta della cucina rinascimentale è stato emozionante.

La ricetta l’ho presa da un libro che ho comperato a Ferrara su una bancarella.

Questo libro lo trovate in vendita nel web, i prezzo è irrisorio e, se amate la cucina, la sua storia e la sua evoluzione, comperatelo.

Copertina libro

Cliccando sulla foto (presa dal web) qualche informazione sull’epoca del Rinascimento.

Non sono così brava da tradurre l’Italiano Volgare (nel quale riconosco inflessioni Venete e Toscane) e certamente non sarei riuscita a realizzare questa ricetta, a questo ha pensato Maurizio Coreggioli, chef del Ristorante Il Cucco di Ferrara, dosando gli ingredienti a seconda della sua esperienza e adattandola ai gusti attuali ma senza snaturarla.

Il libro riporta delle Curiosità,  una è particolarmente attinente a questa ricetta, e parla dell’uso eccessivo delle spezie nella cucina rinascimentale e che condivido, è questa:

L’uso delle spezie, che caratterizzò larga parte delle ricette medievali, continua ad essere pratica abituale anche nel periodo rinascimentale.

Anche in questo caso veniva considerato un segno di distinzione sociale piuttosto che una necessità di cucina.

È lecito pensare che in molte delle ricette qui presenti l’abbondante uso di cannella, chiodi di garofano, zenzero e noce moscata conferisse ai piatti un sapore stucchevole che copriva le fragranze e i sapori degli ingredienti di base.

A mio modesto parere, i funghi di per sè non necessitano di ulteriori profumi, io ho scelto di adoperare poca noce moscata e zenzero fresco, quest’ultimo già felicemente sperimentato in una zuppa di chiodini e patate, ho cercato di non tralasciare nulla dosando con parsimonia, ho evitato cannella e chiodi di garofano che avrebbero davvero “ammazzato” il sapore di porcini e finferli.

Ora siamo nel XXI° secolo, allora eravamo tra il XIV ed il XVI° e Marco Polo dai suoi viaggi aveva portato le spezie, aprendo la strada ad un nuovo modo di cucinare e regalando agli abbienti la possibilità di arricchire ancor di più la loro tavola, ignari che qualche secolo più tardi noi foodblogger avremmo ripulito molte ricette dagli eccessi, adoperando le spezie per preparazioni esclusive e riuscite per il mio gusto, (un pò perchè fa scic, un pò per avvicnarsi al gotha) ed avremmo iniziato una ricerca per ritornare alla cucina “povera”, quella che un tempo è stata la cucina dei  sudditi, del popolo, di quelli che avrebbero voluto soltanto pane e non brioche

Qui mi torna in mente Maria Luigia che della vita aveva capito tutto e che molti vorrebbero veder reincarnata in qualche nostro governante, lei andava nei campi a trovare i contadini e diceva loro: andiamo a fare “La Torta” (si vocifera che da lì nacque la famosa torta fritta di Parma).

Ecco, questo è il bello della cultura, quella vera (non la mia raffazzonata), quella che possiede la guida Annamaria che mi/ci ha fatto/i innamorare di Parma.

Riuscire a concatenare le epoche e comprenderne le dinamiche, chissà, forse diventerò topo di biblioteca, ne ho una a pochi metri da casa.

Riuscirò ad “acculturarmi” o è meglio che continui a spadellar leggiadra?

Ho capito, allora ecco la ricetta in linguaggio corrente:

Ing fongi a savore-004

Ingredienti (in corsivo le mie scelte):

  • 500 g. di funghi freschi ben nettati (funghi misti come prataioli, porcini, chiodini e finferli),  pioppini),
  • n.1 porro,
  • 60 g. lardo,
  • 30 g. mandorle bianche (senza buccia) tagliate fini mandorle a lamelle,
  • zafferano (pistilli) e spezie a piacere: noce moscata, zenzero fresco,
  • prezzemolo,
  • menta,
  • sale,
  • pepe di Szechuan.
fongi a savore nel coccio piccolo-002

Preparazione:

battere il lardo a coltello e porlo al fuoco in una padella (io ho adoperato il Coccio, anche se nel Rinascimento comparvero le prime pentole di rame); quando comincia a prender colore unire il porro ben tritato e quando sarà mezzo cotto (quasi trasparente ma non colorato) unire i funghi con tutti gli altri ingredienti (se necessario unire un poco di brodo o di acqua).

Finire di cuocere e aggiustare di sale.

Considerazioni personali:

ovviamente buonissimi anche se, ripeto, io i funghi amo mangiarli in purezza ma è un ottimo modo per valorizzare il misto di funghi che i raccoglitori esperti conoscono e nel quale solitamente non entrano i porcini (se non esemplari “vecchi”) perchè quelli meritano una cottura esclusiva.

Finferli, chiodini, pioppini, pleurotus, prataioli, russole, lactarius, anche gli steccherini  previa bollitura.

Ecco, secondo me questa ricetta con spezie e annessi e connessi è perfetta per valorizzare un misto di funghi, perfetto come contorno, come condimento per una tagliatella, per un risotto e perchè no, una lasagna, per non parlare dell’abbinamento con la polenta.

Chi è vegetariano/vegano può tranquillamente sostiuire il lardo con il nostro straordinario olio EVO, la ricetta è anche senza glutine, insomma un altro motivo per provare a cucinare rinascimentale nel secondo millennio.


Steccherini dorati sott’olio: preludio d’autunno.

steccherini dorati piatto-001

steccherini dorati fiori1-001

Io sono già proiettata verso l’ autunno,  Caronte, Scipione, Lucifero e quant’altro sono soltanto un ricordo, sono sopravvissuta e non ho patito grossi disagi, vedremo cosa ci porterà ‘stà Beatrice, e se riuscirà a spegnere gli incendi che dei mentecatti stanno appiccando in ogni dove mettendo a repentaglio la vita delle persone e anche ad uccidere.

E gli animali? Non oso pensare quanti animali siano morti per la demenza umana, piromani? Ecco cosa dice Wiki sulla piromania, mi sa che qui con la scusa delle “patologie” e debolezze mentali sia ormai lecito tutto, “poverino è malato”, ha avuto un’infanzia difficile ecc. ecc… vabbeh, stendiamo il solito velo pietoso e, per risollevarci andiamo nel bosco a ritemprare la mente e lo spirito.

Steccherini e castagne-001

Solitamente al ritorno dal’Austria posto qualche ricettina con i funghi porcini ma stavolta non ho fatto altro che le solite tagliatelle, il solito cartoccio , la solita frittata (più che frittata uova strapazzate con funghi scottati leggermente e lasciati sodi) e il solito misto con mazze di tamburo, finferli, porcini (quelli più “vecchi”), avevo un fungo viola (trovato da ello), 2 lactarius deliciosus, una parte l’ho messa già cotta in congelatore ed il resto come contorno.

Mi scuso per la quantità esagerata di link ma quando si parla di funghi è meglio una parola in più che una in meno.

Uova strapazzate con porcini-001

Uova strapazzate con Porcini.

Di funghi steccherini  avevo già parlato in Questo post, essendo un fungo molto consistente è adatto ad essere conservato.

Si raccoglie fino ad ottobre inoltrato, consiglio di pulirlo il più possibile sul posto, io non ho potuto farlo (si evince dalle foto) perchè si trovavano in luogo impervio e ricco di vegetazione tra cui rovi che mi hanno reso difficile l’operazione.

steccherini-001

Comunque sia, gli Steccherini sopportano il lavaggio ad immersione senza subire danni.

Prima di sperimentare ho consultato in questo blog l’articolo come conservare i funghi sott’olio, peccato che questo blog non sia attivo da molto tempo perchè ha molti spunti per chi ama la natura e i prodotti della terra ed ovviamente i funghi, consultatelo se vi va.

Steccherino dorato-001

Non ho le dosi esatte, in questo caso mi sono ispirata anche alla ricetta delle zucchine in agrodolce e riporto le dosi necessarie per 1 kilo di prodotto.

Ii funghi che vedete nella foto li ho preparati l’anno scorso ed ho aperto il vaso in questi giorni, sono rimasti sodi e croccanti, davvero una bella sorpresa, la stagione è all’inizio e sarà mia premura raccoglierne anche quest’anno e provare qualche altra conserva.

Collage steccherini sott'olio-001

Ingredienti:

  • Funghi Steccherini dorati,
  • 1 cipolla bianca,
  • 2 rametti di rosmarino,
  • 1/2 litro di aceto di vino bianco,
  • bacche di ginepro (potete sostituirle con chiodi di garofano o altre bacche a piacere),
  • 5 g. di sale per il liquido di cottura più quello per la prima bollitura,
  • 2 dl di olio evo più quello per la copertura finale.

Come fare:

dopo aver pulito bene i funghi farli bollire in acqua salata per 20 minuti, scolarli e metterli ad asciugare su un telo per tutta la notte.

Il giorno dopo ritagliarli e metterli in una pentola assieme alla cipolla tagliata finemente, il rosmarino tritato (eliminare la parte legnosa), le bacche di ginepro, l’aceto, l’olio ed il sale.

Portare ad ebbollizione, cuocere per 10 minuti e lasciar riposare coperto 24 ore.

Scolare i funghi con la schiumarola e metteterli nei vasi precedentemente sterilizzati, coprire con olio evo, chiudere quando non si vedranno più bolle d’aria.

Conservare in luogo fresco ed asciutto, per un’ottima degustazione non consumare prima di 2 mesi.

steccherini sott'olio-001

Con questa proposta, preludio d’autunno, accompagnata dal ticchettio della pioggia sull’abbaino, vi auguro una bella settimana.


Verzottini all’aceto balsamico di mele, kümmel e biglie di formaggio di capra aromatizzate, dal campo al Sacchetto.

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Verzottini all’aceto balsamico di mele, kümmel e biglie di formaggio di capra aromatizzate.

30 blogger, 30 giorni, 30 ricette, una al giorno, per scoprire fino a che punto possano arrivare la fantasia di chi cucina e la versatilità dei sacchetti forno Cuki , tutto reso ancora più stimolante da una Spezia a sorpresa Cannamela che non si conoscerà fino all’arrivo del pacco.

Aderire per me è stata una passeggiata, i sacchetti li conoscevo e già li adoperavo, unicamente per i fuselli di pollo però.

Ho aspettato che arrivasse il pacco perchè tutto sarebbe dipeso dalla Spezia misteriosa e, quando ho visto che la mia spezia era il kümmel  beh, le mie origini Mitteleuropee si sono risvegliate e, vedendo la fila di verzottini nel campo di Milva ho deciso cosa preparare, ne ho raccolto uno, l’ho portato a casa, l’ho liberato delle foglie rovinate (non usa diserbanti e si evince dall’aspetto delle foglie mangiucchiate) e mi sono messa all’opera.

Collage verzottini-001

Ingredienti per il verzottino:

  • 300 g. di verzottino tagliato sottile con l’affettatrice (o a mano se non l’avete),
  • 1 cucchiaino di kümmel tostato e schiacciato nel mortaio,
  • 1 cucchiaio di aceto balsamico di mele che, per sicurezza, ho fiammato per eliminare l’eventuale presenza di alcool (è sconsigliata l’introduzione di elementi a contenuto alcoolico),
  • un pizzico di aglio in fiocchi,
  • sale affumicato,
  • pepe verde,
  • olio EVO a fine cottura.

Collage kummel biglie formaggio-001

Ingredienti per le biglie di formaggio:

  • la proporzione è 1/3 di formaggio tenero di capra e 2/3 di ricotta di capra,
  • kümmel in povere ottenuta con il macinino da caffè,
  • semi di kümmel interi per decorare.

Collage verzottino-001

Come preparare il verzottino:

preriscaldare il forno (ventilato) a 199°C..

Dopo aver eliminato le foglie rovinate, lavarlo, asciugarlo e tagliarlo sottile, metterlo in una terrina e condirlo con gli ingredienti nella lista meno l’olio EVO, far riposare in frigorifero per 10 minuti.

Inserire nel sacchetto Cuki e cuocere per 10 minuti, estrarre il sacchetto (dentro una pirofila) e scuoterlo per mescolare, continuare la cottura per altri 10 minuti, aprire il sacchetto e lasciare ancora 5 minuti.

Condire in una terrina con l’olio EVO a crudo e porzionare, accompagnare con le biglie di formaggio.

Come preparare le biglie di formaggio:

setacciare la ricotta col formaggio di capra, inumire le mani e formare le biglie, qualcuna decorarla con i semi, le altre rotolarle senza eccedere nella polvere di kümmel per dar loro l’aspetto di un tartufino.

verzuttini  biglie di formaggio cuki e kummel-001

Buona giornata.


Mazze di tamburo impanate e prezzemolo fritto.

Collage mazze di tamburo-001

Mazze di tamburo freschissime, una chiusa (dalla forma si evince perchè si chiami così) e una aperta.

Aggiungo una foto di un fungo che, se non li conoscete, potreste confondere con la mazza di tamburo: è il Fungo dell’inchiostro (coprinus comatus), è commestibile se fresco, ma ve ne accorgerete perchè con il tempo si deteriora e rilascia un liquido nero che veniva adoperato come inchiostro.

Fungo dell'inchiostro

A sx il fungo giovane a dx il fungo che sta per deteriorarsi.

Non credo che il suo aspetto nella fase di deterioramento potrebbe ingolosire qualcuno però non si sa mai, meglio essere prudenti e dare le informazioni giuste (cliccando sulla foto arriverete al sito dal quale ho preso la foto).

Portiamoci avanti, sì, tra poco andremo in vacanza, chi al mare e chi ai monti (io ai monti) e col fresco e la rugiada del mattino io partirò alla ricerca del fungo perduto che, come spesso mi succede, troverò e porterò in albergo per il consueto trattamento di essicazione e l’ultimo giorno raccolto per il consumo della cena a casa.

Certo che, dopo aver pubblicato dei sanissimi, buonissimi biscotti tutti naturali oggi esco con queste mazze di tamburo impanate e fritte ma, l’avevo detto che non sono né carne né pesce e da me potete aspettarvi di tutto e di più, per non parlare del post che ho in programma, all’occhio

Se siete più virtuose/i di me, potete farle al forno a 180°C. (ventilato) 200°C. statico), impanandole allo stesso modo, appoggiandole su una carta forno che avrete oliato per evitare di ungerle quando le capovolgete, dopo 10 minuti girarle e terminare la cottura fino a doratura, potete farle anche alla griglia e servirle con una salsina all’aglio e prezzemolo o gratinate come si fa con le cappesante o i pomodori, riempite con pangrattato, parmigiano, aglio, prezzemolo.

Ma noi, oggi, andiamo in cucina a friggere.

mazze di tamburo che friggono-001

Io scrivo gli ingredienti ma calcolateli a seconda della quantità di funghi che avrete a disposizione,  io faccio una doppia panatura, quindi l’uovo dovrà essere abbondante in quanto nella seconda fase dell’impanatura verrà assorbito parecchio.

Ingredienti:

  • mazze di tamburo freschissime,
  • farina,
  • uova,
  • pane grattugiato preferibilmente fatto da voi,
  • sale,
  • pepe verde macinato,
  • prezzemolo tritato per la panatura e in foglie per la decorazione fritta,
  • abbondante olio di arachidi per friggere.

mazze di tamburo da friggere-001

Come fare:

eliminare il gambo e pulire delicatamente con  carta da cucina inumidita i funghi e, a seconda della loro grandezza porzionarli.

Passarli nella farina, scuotendoli dall’eccesso, immergerli nell’uovo (io metto sale e pepe già nell’uovo) e nel pane grattugiato al prezzemolo  facendolo aderire bene, ripetere l’operazione e continuare fino ad esaurimento dei funghi (se vi avanza qualcosa potete fare una specie di panella).

Friggere in abbondante olio di arachide, se avete un termometro evitate che l’olio superi i 170°C, girarli una volta ed appoggiarli sulla carta assorbente, se non mettete il sale nell’uovo salate a questo punto.

Come fare il prezzemolo fritto:

potrebbe sembrare semplice ma non lo è o almeno non lo era fintanto sono andata a mangiare in un ristorante a Sauris ed ho avuto la sfacciataggine di chiedere al cuoco il procedimento.

L’avevo sempre visto soltanto a Villaco dove lo presentano assieme al pollo fritto in un cestino di vimini e, pur essendo a pochi kilometri dall’Italia ci fosse un abitante di Villaco che spiaccichi una parola d’italiano.

Il segreto è, lavarlo, asciugarlo bene, metterlo in una schiumarola ed immergerlo il tempo di dire “ti amo” a chi vi sta vicino.

mazze di tamburo impanate prezzemolo-001

Bene, avete preparato panini, tramezzini, casse di birra, brocche di sangria ghiacciata, gelati, giochi per i bambini che non distraggano il tifo?

Avete coperto il pavimento nella sala tv con cuscini comodi da usare anche per il dopo gara per una battaglia a cuscinate?

Io non sono tifosa ma, dal momento che non abbiamo altre soddisfazioni, ben venga un titolo europeo… Donne, mi raccomando non scioglietevi di fronte alla tartaruga del balotell.

N.B.: sostituendo la farina ed il pane grattugiato con prodotti senza glutine questi funghi possono essere gustati anche dalle persone celiache.


Cappuccio viola in agrodolce di Tiziana: il viola in cucina porta fortuna ♣

Sto proprio poltrendo, è così comodo avere una collaboratrice esterna che testa e prepara ricettine sfiziose da inserire nel mio blogghino lasciato così solo.

Questa è la ricetta perfetta da fare accantoalcamino, fa parte di quelle preparazioni che un tempo venivano fatte sullo sparghert (stufa), come i capuzzi garbi (crauti), più si riscaldavano e più diventavano buoni.

Io li faccio spesso soltanto con olio evo ed uno spicchio d’aglio vestito, d’altronde hanno un sapore che o piace o non piace.

Frullando il cavolo cotto si ottiene un composto per fare degli ottimi gnocchi (sotto il link), un bicchiere di succo di cavolo è un toccasana, insomma, non mi dilungo ma se fate una ricerca nel web troverete molte informazioni su questo ortaggio che sta, finalmente, vivendo il suo meritato momento di gloria…

Tiziana ha aggiunto della pancetta affumicata (volendo si può usare lo speck), il ginepro e l’alloro che non coprono il sapore del cappuccio che rimane sempre il principe del piatto, la farina lega e rende il tutto vellutato.

Ingredienti:

  • 1 cappuccio viola tagliato a striscioline sottili,
  • 1 mela Golden grattugiata,
  • 6 cucchiai di aceto di mele,
  • 2 foglie di alloro,
  • 3 bacche di ginepro,
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna,
  • pepe nero in grani.

**********************

  • 1 cipolla di Tropea tagliata sottile,
  • 50 g. di burro (oppure olio evo),
  • 100 g. di pancetta affumicata a dadini,
  • 1 cucchiaio di farina (o farina di riso o maizena).

Come fare:

mettere  gli ingredienti della prima parte in una padella e far andare finchè il cappuccio sarà cotto.

Nel frattempo in un’altro tegame far appassire la cipolla nel burro (o l’olio se preferite), unire la pancetta e far andare finchè sarà croccante, aggiungere quindi il cucchiaio di farina mescolando bene affinchè non si formino grumi.

Unire i due composti, aggiustare di sale salare e terminare la cottura a fuoco basso ancora per 10-15 minuti.

Ringrazio Tiziana per la ricetta e a voi auguro uno splendido fine settimana, sotto ancora una proposta.


Insalata di Ramolaccio, carote e Montasio, e non spacchiamo il capello in 4, ma in 2.

Lo so che il proverbio lo spezza in 4 ma io, dopo il secondo trovato nei funghi della mia tagliata mi sono fermata e non ho indagato se ci fossero anche il terzo ed il quarto.

Non essendo eccessivamente schizzinosa il primo capello l’ho giustificato pensando fosse mio, ma il secondo no e, con riluttanza  ho rimandato indietro il piatto: unico vantaggio? Che non l’abbiamo pagata… ma neanche mangiata.

Di fatto un bel fine settimana in relax, un pò di Austria, dove uno splendido sole ed un’aria frizzante ci hanno accompagnati a curiosare per i mercatini e poi a mangiare il pollo fritto nel cestino guarnito dal classico prezzemolo fritto.

Mi sono sempre chiesta come riuscissero a farlo così buono e ben cotto anche vicino all’osso e, finalmente, dopo anni di frequentazione ho capito che viene fatta una precottura nel brodo vegetale, il prezzemolo fritto invece dev’essere soltanto messo e tolto e lui rimane bello verde e croccante.

Dopo anni ieri ho fatto anche la penichella pomeridiana, proprio un bel fine settimana.

E per finire in cucina una mail di Tiziana con una bella insalata di Ramolaccio, carote e Montasio, perfetta per scoprire o far riscoprire questo povero Ramolaccio che fa tanto bene ma porello ha un sapore che non fa innamorare nessuno.

E pensare che assieme all’aglio è stato il primario alimento dei costruttori delle Piramidi d’Egitto e lì ce ne sarà voluta di energia vero?

Beh a noi può essere utile per costruire la nostra Piramide alimentare quella che ci consente di alimentarci in maniera sana ed equilibrata e qui la rima con Insalata capita a fagiuolo.

Ingredienti:

  • ramolaccio (pelato),
  • carote,
  • formaggio Montasio (3 mesi),
  • Olio evo,
  • limone,
  • semi di zucca tritati,
  • sale.

Come fare:

pelare il ramolaccio e tagliarlo sottile con la mandolina, metterlo sotto sale per fargli perdere l’acqua di vegetazione che a qualcuno potrebbe risultare indigesta, risciacquare e spremere un pò di limone per mantenere il colore bianco.

Tagliare a rondelle (sempre con la mandolina) le carote, a lamelle il Montasio.

Preparare una citronette (olio, limone, sale), unire i semi di zucca tritati e condire l’insalata.

Per presentarla in maniera appetitosa Tiziana ha fatto delle torrette.

Vi consiglio un linkinteressante e ricco di informazioni, buona lettura…

Ora vi faccio una confidenza..però mi raccomando non ditelo a nessuno..sssssssssssssssssssssttt.

Se il mio ello è difficile, non avezzo alle novità, diffidente ecc. ecc. ecc. il marito di Tiziana lo è ancora di più.

La sua frase tipo è cossa te se ga inventà de novo ‘dess? No te pol cusinar normale? (Cosa ti sei inventata ora? Non puoi cucinare normale?)…beh, nonostante tutto l’insalata è andata a ruba.

Buona settimana a voi e grazie della pazienza avuta la settimana trascorsa…vi bacio.

Ora, per la storia intorno vi racconto cosa mi  successe nel 1986.

Abitavo ancora a Trieste e ritornata a casa all’ora di pranzo, come ero solita fare misi un disco (ce l’ho ancora, quello in vinile) dei Weather Report.

Mio padre (viveva allora in Toscana) era ricoverato all’ospedale, feci la solita telefonata e mi dissero: suo padre si è spento un’ora fa.

Qquesta era la musica che stavo ascoltando e sapete cosa c’è scritto tra parentesi sotto il titolo?

Dedicated to the memory of my parents (Dedicato alla memoria dei miei genitori)


Variazioni di Pasta alla Zucca.

Farfalle alla zucca con uova di salmone

Mi ha sempre fatto ridere l’esclamazione: “oh…mondo zucchino”, ma ormai la stagione delle zucchine è terminata ed entrano in scena le zucche.

Come non essere sorridenti e gioiosi di fronte ad un carro di zucche? Così colorate, stortignaccole, bitorzolute, così diverse l’una dall’altra, sembra quasi di sentirle “vociare” su quel carro…

Avevo scritto un bel post (l’ultimo) nell’altro blog, mi dispiace non averlo salvato, ma qualcosa ricordo…

Parlavo di una zucca “vanitosa” che ama mettersi in mostra nelle piazze e farsi ammirare, di una zucca generosa che è stata un tempo  la carne dei poveri.

Raccontavo di una zucca disponibile e paziente che si lascia “intagliare” e diventa opera d’arte, una zucca dal carattere docile che ben accetta sia la compagnia salata che dolce ed ama “profumarsi” con aromi speziati.

E poverina, si presta anche ad essere “ingrassata” per partecipare a “gare di zucca”, proprio a Udine, nell’azienda agraria universitaria Antonio Servadei si coltivano zucche giganti ma, attenzione, no OGM ma bensì da incroci di semi di specie diverse.

Sopporta anche di essere “associata” all’ orribile festa di halloween che abbiamo avuto la malaugurata idea d’importare dall’America :-( , ma forse sapere che illumina e colora  una  buia e tenebrosa notte di festa allevia la sua fatica.

Io ho portato la zucca al mare e l’ho abbinata alle uova di salmone, esperimento riuscito, certo le uova di salmone non devono prevalere ma danno alla pasta una sapidità ed un sapore particolare (burro, uova di salmone, saltare assieme alle farfalle…fatto :-) )

Ah le farfalle si fanno pizzicando il centro dei rettangolini ;-)

Ingredienti per la sfoglia alla zucca:

  • 500 g. di farina (ho usato la semola rimacinata),
  • 350 g. di purea di zucca (ottenuta infornando la zucca con la buccia tagliata a fette nella stagnola a 180°C. per c.ca 30 minuti).
  • 1 uovo,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero.

Come fare la sfoglia:

essendo un impasto che va lavorato a lungo ho optato per la macchina del pane, inserendo nel cesto tutti gli ingredienti meno i semi di papavero che ho unito all’ultimo, la purea di zucca va inserita fredda dopo aver eliminato la buccia.

Avvolgere l’impasto nella pellicola e farlo riposare al fresco per alcune ore (io l’ho preparato la sera per la mattina).

Stenderlo ed ottenere una sfoglia ( il libricino dice non troppo sottile ma io che ho fatto più formati ho diversificato lo spessore) che taglierete a rettangoli irregolari.

Immergerli come sempre in acqua bollente salata e tenerli “a galla” 3 minuti c.ca.

Scolare e condire a piacere: io ho usato questi condimenti:

Porro, pinoli semi di papavero

Ingredienti:

  • 50 g. di burro (di soia),
  • 50 g. di pinoli tostati,
  • rondelline di porro (o 1/2 cipolla),
  • parmigiano.

Come fare:

rosolare le rondelle di porro nel burro senza farle colorare, aggiungere i pinoli ed i semi di papavero, insaporire la pasta nel tegame, servire con una spolverata di parmigiano.

Cuoricini di zucca al gorgonzola

Io sono una grande estimatrice di questo abbinamento, la zucca “dolce”, il gorgonzola “piccante” ed un pò aggressivo, nella vita sarebbe la “coppia perfetta” ;-)  e lo è anche qui..

Far sciogliere il gorgonzola in poco latte, a fuoco dolce (non fate come me che l’ho perso di vista un attimo), deve rimanere cremoso e non deve rilasciare l’unto.

Blecs con burro, salvia e ricotta affumicata

Non riesco ad immaginare condimento più azzeccato, a Roma direbbero: “a morte sua”, ed è vero, il burro fuso (in Carnia lo fanno proprio diventare color bruno), la salvia e la ricotta affumicata sono il condimento perfetto.

Se non gradite l’affumicato va bene anche un Montasio o un parmigiano.

Questo taglio l’ho visto nel libro di Cosetti “Vecchia e Nuova Cucina di Carnia” (c’è chi ne sa più di me ;-) ) lui fa de triangoli e li piega, proprio come “ho cercato” di fare io :-D


Fichi, mandorle, uva fragola per un dessert improvvisato…

…improvvisato perchè “ello” è ritornato dalla visita dallo zio e dal riempimento bottiglie d’acqua di montagna alle 17 e 30 con cesto di fichi…li ho raccolti io… ;-)

Me la fai una crostata?

Crostata?

É nota la mia antipatia nei confronti della frolla e mancava la voglia di farla, allora mi è venuto in soccorso un libro di ricette con la frutta, così, tanto per farmi un’idea…mica sono Montersino io?

É ritornata utilissima anche la mia confettura di uva fragola e mele cotogne che avevo fatto l’anno scorso, occasione buona per assaggiarla finalmente.

Ingredienti per una teglia da 18 cm.:

  • 1/2 kilo di fichi freschi (io verdi e rossi),
  • 40 g. di fruttosio,
  • qualche goccia di estratto naturale di vaniglia bourbon,
  • buccia grattugiata di mezzo limone,
  • 150 g. d’acqua,
  • 1 rotolo di sfoglia surgelata da 250 g.,
  • confettura di uva fragola e mele cotogne a piacere,
  • 50 g. di lamelle di mandorle tostate,
  • 1 uovo,
  • 2 cucchiai di latte (di soia),
  • 50 g. di farina di riso.

Come fare:

prendere un tegame nel quale i  fichi stiano stretti uno accanto all’altro col picciolo in alto.

Aggiungere l’acqua dove avremo sciolto il fruttosio (o zucchero), l’essenza di vaniglia e la scorza del limone.

A fiamma alta farli sobbollire in modo che si formi lo sciroppo lasciando i fichi “al dente”, lasciar raffreddare.

Stendere la sfoglia (se ne usate di più potete fare un “coperchio”), appoggiare sopra i fichi freddi e ben scolati, aggiungere la confettura o, come da ricetta originale cioccolato grattugiato e le lamelle di mandorle tostate.

In una terrina sbattere l’uovo con il latte e lo sciroppo ottenuto dalla cottura dei fichi, unire la farina e, dopo aver amalgamato il tutto versare il composto sui fichi.

Ripiegare i lembi di sfoglia oppure il “coperchio”.

Infornare a 200°C. per 40 minuti.

In corso d’opera mi sono resa conto della semplicità di esecuzione e della possibilità di fare dei “fagottini” monoporzione, ho ancora qualche fico ed in settimana provo.


Straccetti al Pomodoro e Basilico e ai Funghi porcini, caprino e dragoncello.

A volte basta davvero uno straccetto di pasta per far tornare alla mente i ricordi, per aver voglia di riassaporare un piatto di pasta, il più amato, quello che fa tanto famiglia, quello che sa di casa, per me tutto questo è la pasta al pomodoro.

La Signora Gisella non era una gran cuoca, diciamo che la cucina non era proprio il suo habitat naturale, cucinava certo, viveva con uno dei figli (l’altro tornava nel fine settimana) e con una piccola ribelle capitata lì all’improvviso (io) e doveva farlo per forza.

Lei viveva di caffè, era magrissima, aveva delle gambe meravigliose, quelle gambe che appartengono ad un’epoca che non c’è più.

Aveva anche delle bellissime mani che curava particolarmente ed io non l’ho mai vista con lo smalto scheggiato (un rosa antico opaco) o con i capelli con la ricrescita o spettinati.

Faceva parte di quelle persone che mai uscire in disordine, mai farsi vedere trascurate.

Quante volte mi ha ripresa perchè non avevo le mani ordinate, ma la forma infelice delle mie unghie non mi ha mai stimolata a tenerle curate.

Riesco a tagliarmi solo quelle della mano sinistra, la destra non riesco proprio, le dicevo.

E lei, per indurmi a farlo mi diceva, chi non riesce a tagliarsi le unghie della mano destra è ladro e bugiardo.

Giammai! Allora facendo enormi contorsioni con la forbicina e con improbabili ritocchi con la lima ce la facevo.

Brava, te vedi che bela che te son desso?

Ritornando in cucina, il menù settimanale doposcuola era pasta al pomodoro o burro/bistecca /insalata/ovi in fonghet/formaggio latteria/frutta di stagione ovviamente non tutto assieme e non nello stesso ordine.

Ed arrivava la domenica, allora la domenica era ancor il dì di festa: vestitino bello, rigoroamente con sotto la sottoveste , scarpe lucide, Santa Messa (che dopo 3 anni di orfanotrofio con le suore era una tortura), sosta obbligata da Mario Pogacini (un pasticcere straordinario) a comprar la guantiera de paste e via a casa (allora vivevo a Ronchi dei Legionari).

Apparecchiavo la tavola in sala,  era domenica: la tovaglia bella, piatti e posate del servizio buono, lo stomaco gorgogliava stimolato dal profumo che arrivava dalla cucina.

Cossa la ga (le ho sempre dato del lei) cusinà oggi? (tanto lo sapevo già)

Go fato la pastasuta, el pollo rosto cole patate, un due bisi e el strucolo de pomi.

Il sugo di cui parlerò tra poco in inverno veniva cotto sullo sparghert ed io vivevo in diretta tutto il procedimento in quanto, essendo la cucina l’unica stanza riscaldata, era lì che facevo i compiti, che guardavo Non è mai troppo tardi ed imitavo il Maestro Manzi cercando di disegnare velocemente come lui e stargli dietro (mai riuscita).

Ingredienti per la pasta al pomodoro della Signora Gisella:

  • pasta corta (ho usato 5 straccetti del pacco della Schiscetta),
  • pomodori pelati,
  • cipolla abbondante,
  • olio di oliva (non ricordo se extravergine o no),
  • basilico,
  • sale,
  • 1 puntina di zucchero (per togliere l’acidità del pomodoro),
  • una noce di burro alla fine,
  • una bela gratada de parmigiano.

Come la vedevo fare a lei:

metteva a scaldare l’olio dove aggiungeva la cipolla tagliata grossolanamente e la faceva diventare trasparente senza colorirla o bruciacchiarla.

A questo punto aggiungeva i pomodori pelati senza romperli, il sale, lo zucchero.

Quando risaliva il bollore, metteva il coperchio, abbassava la fiamma (se usava il fornello a gas) o spostava il tegame lontano dalla fiamma forte (se usava lo sparghert) e lasciava cuocere a lungo, alla fine aggiungeva il basilico fresco o secco a seconda della stagione.

Il suo sugo rimaneva abbastanza acquoso, lei non amava molto le preparazioni unte.

Ora, sempre della serie  Uno straccetto di pasta un’altra ricetta.

Straccetti pacco schiscetta.

Ingredienti:

  • pasta corta a piacere (io straccetti/premio),
  • funghi porcini freschi,
  • burro (di soia) o olio evo,
  • formaggio di capra fresco e tenero,
  • latte di capra q.b. (facoltativo, sostituibile con latte vaccino o di soia),
  • dragoncello fresco,
  • sale,
  • pepe verde macinato.

Come fare:

dopo aver mondato i funghi, tagliarli non troppo sottili e scottarli nel burro o olio per qualche minuto (devono rimanere croccanti), salare e pepare a gusto personale.

In una pentola capiente (dove salteremo la pasta) far scioglier il burro col latte di capra (o vedere ingredienti), spegnere il fuoco ed aggiungere il formaggio fresco di capra, il dragoncello tritato,  versare la pasta e, saltandola,  amalgamare il tutto.

Io non aggiungo il parmigiano.

Straccetti con porcini, caprino e dragoncello.


Gnochi de susini e di albicocche, con zucca e patate viola: dove osano i tordi.

Gnoco di zucca con susine e rosmarino.

Avendo già confezionato il modello base, questa volta ho dato qualche pennellata di colore per rallegrare questo anticipo di autunno che da giorni vela l’atmosfera.

E, dopo aver saputo la triste notizia della morte della cagnona adorata di Dauly, sua compagna fedele per 13 anni la mia storia intorno parlerà di animali, di un tordo.

Per una giusta e naturale legge di compensazione la mia intrinseca difficoltà a relazionarmi con le persone ha fatto si che avessi, al suo posto, un rapporto speciale con gli animali.

Tanti anni fa, abitavo ancora a Trieste, stavo facendo la mia solita corsetta sulla Napoleonica, quando volli deviare verso un sentiero interno ed è lì che lo vidi: era senza piume, gli occhi chiusi, mi tolsi la maglietta, lo avvolsi e via di corsa dal mio amico per sapere cosa fare per farlo vivere.

Mah, mi disse, el xe tropo picio (è troppo piccolo), difficile ch’el vivi (difficile che viva).

Ma che specie sarà? Non si può sapere, potrebbe essere un merlo, un tordo, una ghiandaia.

Dopo aver avuto le informazioni su come nutrirlo lo portai a casa (nb, a quel tempo avevo anche Lorenzo, il mio gatto rosso).

Lo chiamai Amore e per un pò di tempo  lo portai di nascosto al lavoro, davo qualche colpo alla scatola,  lui spalancava il becco tutto agitato e col contagocce lo “imbeccavo”.

Pian piano gli crebbero le prime piume, aprì gli occhietti ed incominciammo ad amoreggiare, mi dava bacini col becco mentre Lorenzo guardava immobile e rassegnato.

Lo lasciai a casa, ormai il gatto lo considerava un suo parente e lo osservava un pò indispettito quando Amore andava a farsi il bagnetto nella sua ciotola dell’acqua.

Crebbe bene e sano, 2 volte volò dalla finestra lasciata innavertitamente aperta, ma ormai mi conosceva e se lo chiamavo arrivava anche attratto dal boccone di carne macinata che stringevo tra le dita.

Quando tornavo a casa mi volava direttamente tra i capelli e se ne stava lì tranquillo mentre io facevo le cose.

Arrivò il momento che dovetti metterlo in gabbia, una grande gabbia, una voliera, ormai non potevo più lasciarlo libero, la mattina dovevo coprire con un enorme nylon la “sua” stanza e la cosa diventava impegnativa anche per una come me che mette sempre gli animali al primo posto.

Quando lo misi in gabbia mi guardò in un modo che ricordo ancora, oserei dire con odio e da quel momento non mi venne più sulla testa, non mi dette più “bacini” e si limitò a mangiare e a starsene per conto suo.

Ed è allora che presi la decisione di liberarlo.

Una domenica lo misi in una gabbia più piccola e lo portai nel campeggio in Istria (Medulin) dove una mia amica aveva la roulotte e rimaneva lì tutta l’estate.

Arrivati a destinazione, aprii la gabbia e lui volò via, ce n’erano molti di merli e tordi nel campeggio ma lui si riconosceva perchè era un pò più piccolo degli altri ed anche perchè, quando lo chiamavano Amoreee, lui chinava il capino verso il basso e buttava l’occhio.

Non si avvicinò mai a nessuno di loro ed io non lo rividi mai più, là ho avuto la conferma che a volte, anche se è doloroso, devi lasciar andare chi ami.

Ingredienti per gli gnocchi (io ho fatto metà dose):

  • 1 kilo di polpa caldissima di zucca,
  • 250 g. di farina (c.ca),
  • 1 tuorlo,
  • 1 cucchiaino di rosmarino secco in polvere (aggiunta personale).

Ingredienti per il ripieno:

  • susine mature snocciolate e tagliate a metà,
  • zucchero quantità a piacere (ho usato il fruttosio),
  • aghi di rosmarino fresco leggermente schiacciati ma lasciati interi.

Ingredienti per il condimento:

  • burro chiarificato o burro (io uso il burro di soia),
  • pane grattugiato,
  • aghi di rosmarino,
  • lo sciroppo della maceratura delle susine.

Prepariamo il ripieno:

mettere tutti gli ingredienti in una terrina e lasciar macerare per qualche ora mescolando di tanto in tanto, nel frattempo prepariamo gli gnocchi.

Come fare gli gnocchi:

Togliere semi e filamenti alla zucca, tagliarla a fette senza sbucciarla, avvolgerle nella stagnola ed infornarle a 180° C. per c.ca 30 minuti (controllare con una forchetta la consistenza della polpa).

Togliere la polpa con un cucchiaio ed aggiungere la proporzione di farina e tuorlo, unire la polvere di rosmarino.

Il composto sarà  molle ma non aggiungere troppa farina, cercare piuttosto di infarinare bene il tavolo e la superficie dell’impasto (nel frattempo l’acqua salata sarà  sul fuoco).

Con un coppapasta o un bicchiere ritagliare dei cerchi che assottiglierete aiutandovi con le mani infarinate, al centro mettere mezza susina, riempire l’incavo del nocciolo con un pò di sciroppo e richiudere, formare delicatamente lo gnocco ed appoggiandolo sulla schiumarola metterlo a bollire e intanto prepariamo il condimento.

Come fare il condimento:

far sciogliere in un padellino il tipo di burro scelto assieme agli aghi di rosmarino “stropicciati” (che poi toglieremo) e far tostare il pane grattugiato, la colorazione è a vostra discrezione, questa volta ho scelto di lasciare il condimento più liquido e chiaro.

Prepariamo il piatto:

scolare lo/gli gnocchi ed irrorarli con il burro e pangrattato, aggiungere a piacere lo sciroppo di maceratura delle susine.

Zucca/Rosmarino, Susina/Rosmarino, 2 abbinamenti sperimentati con successo in altre preparazioni ed apprezzate, provate!!

Ecco la seconda versione:

Gnocchi di patate viola con albicocche e cardamomo.

Come potete immaginare questi li avevo preparati quando avevo ancora le albicocche fresche dello “zio”, avevo anche le patate viola (sotto, anche se è già stato divulgato, vi darò l’indirizzo mail di una ragazza che le coltiva  e vende in piccole quantità) ed è stata folgorazione.

Ingredienti per gli gnocchi (metto le proporzioni della mia ricetta originale), ho fatto metà dose:

  • 1 Kg di patate kennebek (qui viola),
  • 250 g di farina 00,
  • 1 uovo + 1 tuorlo,
  • sale q.b.

Ingredienti per il ripieno:

  • albicocche fresche dolci,
  • cardamomo in polvere,
  • zucchero (fruttosio).

Ingredienti per il condimento:

  • burro a scelta (vedi ricetta sopra),
  • pane grattugiato (facoltativo, io non l’ho messo),
  • semi di papavero leggermente tostati.
  • sciroppo della maceratura albicocche.

Come fare il ripieno:

snocciolare le albicocche e tagliarle in quarti, zuccherarle ed aggiungere la polvere di cardamomo, lasciar macerare alcune ore mescolando di tanto in tanto.

Come fare gli gnocchi:

in questo caso il procedimento è il solito , essendo un impasto più consistente del primo, per stenderlo, ho usato il mattarello.

Nel frattempo far bolire l’acqua salata per la cottura.

Ritagliare i cerchi,allargarli, appoggiare al centro le albicocche, richiudere e procedere come sopra.

Come fare il condimento:

nello stesso pentolino dove sono stati tostati i semi di papavero, far sciogliere il burro scelto.

Prepariamo il piatto:

Scolare gli gnocchi, irrorarli col burro fuso e semi di papavero, aggiungere lo sciroppo di macerazione e gustare :-)


Meline selvatiche speziate in agrodolce.

Durante le mie scorribande montagnole/campagnole mi sono imbattuta in qualche alberello di meline selvatiche, non ce n’erano molte ma sufficienti per pensare di farne qualcosa, d’altronde stanno diventando così rare.

Non trovando nulla nei miei libri che contemplano sopratutto le mele, quelle comuni, ho gironzolato nel web ed ho preso spunto dal sito di Donna Moderna, una ricetta di meline in agrodolce da adoperare come accompagnamento a carni, pesci affumicati o formaggi stagionati.

Ormai, è risaputo che diventa tappa obbligata, quando si inizia a far parte delle web-cucine l’affacciarsi al mondo delle spezie e si scopre piacevolmente che i piatti possono trasformarsi da piatti normali a piatti da gourmet con la semplice aggiunta di una spezia o di un’erba aromatica.

Una semplice marmellata di prugne o di arance o quant’altro diventano quasi  pozioni magiche con l’aggiunta di fava tonka, zenzero, macis ecc.

Si avvolgono di note piccanti e si trasformano in chutney aggiungendo pepe, peperoncino ecc.

Per me maestra fu, prima della mia entrata in questo mondo, Nigella col cardamomo che per me è diventato quasi una carezza, la mattina quando lo metto nel caffè, o quando profumo budini e biscotti, persino ello ha imparato ad amarlo… d’altronde non siamo tutti uguali e per alcuni ci vuole più tempo per avvicinarsi alle cose.

Per queste meline che, nella ricetta originale, prevedono l’uso dei soliti cannella e chiodi di garofano, ho optato per il Pepe di Szechuan (Zanthoxylum piperitum) le cui caratteristiche copio direttamente dal libro: Spezie da tutto il mondo di Manisha Gambhir Harkins De Vecchi editore.

Foto presa dal web (io ne avevo pochino :-( )

Nativo della Cina. Sono le bacche rosso mattone del frassino. E’ meglio tostarle prima di usarle. É un elemento chiave nella realizzazione della miscela cinese di 5 spezie. É usato anche per le stagionature sotto sale. Ha un sapore legnoso e pepato.

Io confermai la mia passione per l’aggiunta di pepe nelle preparazioni vedendo Moreno Cedroni su Sky che stava preparando un gelato usando questo pepe.

Adoro il modo quieto, preciso ed appassionato che Moreno Cedroni  ha nello spiegare le sue ricette, credo che fatta da lui anche una patata bollita diventi qualcosa di unico, di irresistibile..questione di stile, di carisma, o c’è o non c’è ed esco  un attimo dalla cucina per menzionare Vittorio Sgarbi, un altro personaggio che  quando parla di Arte (la sua materia)  mi coinvolge allo stesso modo, l’ascolterei per ore…peccato che poi scivoli indignitosamente…ma lasciamo perdere ;-)

Io vi lascio la ricetta con le proporzioni originali, evidenziando tra parentesi le mie varianti, per il peso fate le proporzioni secondo il prodotto che avete a disposizione.

Ingredienti per 4 vasetti (proporzioni originali):

  • 1 kg di meline selvatiche,
  • 250 g di zucchero (200fruttosio),
  • 1 litro di aceto di mele,
  • *mezzo cucchiaino di chiodi di garofano,
  • mezzo cucchiaino di zenzero macinato,
  • *mezzo cucchiaino di cannella.
  • * sostituito con pezzetti di macis e Pepe di Szechuan (Zanthoxylum piperitum), quest’ultimo, come consigliato, fatto tostare leggermente.

Come si fa:

in una pentola capiente scaldare l’aceto e sciogliere lo zucchero, quindi unire le spezie che avete scelto e lo zenzero e lasciar sobbollire 10 minuti.

Punzecchiare le meline con un ago,immergerle nell’agrodolce e far cuocere a fuoco dolce sino a che le mele non saranno tenere, ma senza che si rompano.

Spegnere, e travasare in vasi da conserva, chiudere ermeticamente e rovesciare i vasi a testa in giu lasciando raffreddare.

Conservare al fresco, consumare le mele dopo 1 settimana.

A me così piace la vita, un pò aspra un pò dolce, un pò pepata ed un pò speziata,  ed è anche così che mi piacciono le persone, mi piacciono ricche di sapori autentici, decisi anche un pò selvatici come queste meline che senza lamentarsi si sono immerse in questo liquido che pullula di vita.


The 7 – links project…

Voglio bene a tutti i miei post e mi piacciono tutti indistintamente ma dopo aver “scartabellato” ho scelto questi:

Il mio più bel post:

Fatto col cuore il mio piatto dautore

Il perchè lo dice il titolo: fatto col cuore :-)

Il mio post più popolare:

Torta con farina di castagne pere e cioccolato

Il perchè non lo so, forse perchè digitando il nome su google si arriva dritti qui senza dover lasciare link, però ho anche ricevuto mail da persone che non hanno un blog dicendomi di averla fatta ed essere rimaste soddisfatte o che magari avendola sformata calda si era un pò rotta.

Il mio post più controverso (ma forse lo sono tutti e questo in particolare ;-) ):

Penetration is not isn’t introduction

Il perchè? Perchè tocco un argomento che molti vorrebbero “toccare” ma sono bloccati dalla paura di perdere la popolarità (cosa che io ho già perso da tempo :-D )

Un post il cui successo mi ha sorpresa:

Bocconcini di pollo al pepe rosa

Il perchè si sa, con questa ricetta ho vinto il concorso Amadori.

Ho mandato la ricetta l’ultimo giorno dopo una repentina folgorazione: ho bloccato ello perchè dovevo fare le foto, era sera e tutto giocava a mio sfavore..invece? Invece è andata benissimo :-D

Un mio post che penso non abbia ricevuto l’attenzione che meritava:

Polpo ubriaco e pasta di mais risottata

Perchè probabilmente era uno dei miei primi post e non ero ufficialmente entrata nel “giro”, però è una ricetta che mi piace molto, amando i piatti unici e completi entra spesso nel menù, piace anche a ello che (udite udite) goloso come sempre, non sapendo che i polipetti erano crudi, ne ha mangiato uno direttamente dal frigorifero mentre erano tutti a marinare :-(

Il post che sono orgogliosa di aver fatto:

pane fichi alloro1-001

Pane fichi e alloro

Questo post significa ed ha significato per me l’”inizio”, sia l’inizio della fine, la fine dell’inizio e l’INIZIO e basta.


Spuma di zucca con tartare di zucchini…nostalgia di “verrine”…

Mi sto ancora dando (piccole) botte sul capino perchè non ho aderito subito al contest, magari provando a replicare tutte e 3 le ricette.

Però io devo fare le cose se e quando mi sento….un pò come ello.

Andiamo a fare una passeggiata così fai un pò di movimento?

Non mi sento…..

Vieni con me in piscina?

Non mi sento…..

E così invece di “imparare” lui da me imparo io da lui..”non mi sento” e le occasioni scorrono via…

L’occasione del contest “verrine in rete” sono riuscita a prenderlo per la coda, così oggi rispolvero una ricettina dell’ Hotel Sacher provata tempo fa e servita proprio in un bicchiere.

Scrivo la ricetta completa, io l’ho divisa a metà.

Ingredienti:

  • 300 g. di polpa di zucca,
  • 2 scalogni,
  • 3 cucchiai di olio evo,
  • 125 ml di vino bianco,
  • 1 litro di brodo di pollo o vegetale,
  • 125 ml. di panna montata,
  • sale (affumicato),
  • pepe (verde),
  • 1 pizzico noce moscata,
  • 1 pizzico di zenzero,
  • 1pizzico di cannella (solo per me),
  • olio di semi di zucca (lo trovate al Naturasì).

Per la tartare di zucchine:

  • 1 zucchina medi,
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • sale (affumicato),
  • pepe (verde).

Come fare:

tagliare la polpa di zucca a dadini e tritare finemente gli scalogni, far appassire nell’olio evo precedentemente scaldato, sfumare col vino e far evaporare, aggiungere il brodo, la panna e tutti gli aromi, far bollire per mezz’ora.

Frullare col minipimer ed aggiustare di sale, servire con la tartare di zucchine e qualche goccia d’olio di semi di zucca, volendo arricchire la decorazione tostare ed asciugare nel forno un crostino di pane tagliato sottilissimo.

Preparare la tartare di zucchine:

tagliare la zucchina a dadini piccolissimi e farla rosolare nell’olio evo bollente, salare ed aggiungerla alla minestra.

Buona giornata a tutte/i :-)


Mezze maniche con zucca,chiodini, castagne, gorgonzola, l’autunno in tavola.

È la prima volta che adopero le mezze maniche e devo dire che hanno tenuto benissimo anche la strapazzata in padella durante il salto, con loro hanno saltato in padella: la zucca, la salsiccia (per ello), i funghi porcini, le castagne e sopra la mia porzione ho appoggiato fiocchi di gorgonzola dolce, tutti insieme allegramente e con colore.

Avevo visto questa ricetta tempo fa e ieri, complice una giornata freddissima, piovosissima e ventosissima ed un ello dormiente mi sono dedicata a lei, con il cuore.

Dosi indicative, modificabili a piacere da chi legge, con omissioni o aggiunte, per farla com’è nella foto occorre:

  • 200 g. di mezze maniche rigate,
  • 1 zucca da usare come contenitore,
  • 200 g. di polpa di zucca,
  • 1 salsiccia,
  • 3 funghi porcini (congelati :-( ),
  • 6 marroni crudi o 10 castagne,
  • 1/2 cipolla rossa di Tropea,
  • 1 spicchio d’aglio vestito,
  • brodo vegetale,
  • pepe verde,
  • sale,
  • 2 cucchiai olio evo,
  • gorgonzola dolce.

Come fare:

tritare la cipolla e farla appassire in 1 cucchiaio d’olio, tagliare a cubetti la polpa della zucca, pelare le castagne, tritarle ed unire tutto alla cipolla, bagnare col brodo vegetale e portare a cottura.

A parte tagliate i funghi a cubetti e fateli saltare con lo spicchio d’aglio vestito, toglierli dal tegame e nello stesso olio fate rosolare la salsiccia sbriciolata, eliminare l’aglio, scolare la salsiccia dal grasso e metterla da parte.

Quando zucca e castagne saranno cotte passarle al setaccio o, come me, schiacciatele lasciando qualche pezzetto intero, unire la salsiccia ed i funghi, aggiustare di sale e pepare  ed ultimare la cottura della pasta nel condimento allungando con la sua acqua.

Inzuccare (impiattare) ed ultimare con parmigiano grattuggiato per ello o con fiocchi di gorgonzola  per me.

Bene, con questo primo piatto succulento, vi auguro una deliziosa, colorata settimana.


Budino di castagne: è domenica, 4 chiacchere e 1 budino,accantoalcamino.

Prima di offrirvi il budino di castagne vi racconto un’ episodio al quale ho assistito per la prima volta l’altra sera e che ora si ripete regolarmente: ello ha accarezzato Perla, oppure (credo sia così) Perla si è fatta accarezzare da ello.

La scena solitamente era: ello entrava in casa, Perla si dileguava, ello si siedeva sul divano, Perla si alzava e se ne andava.

L’altra sera scendo all’improvviso e li scopro: lei con la testolina appoggiata languidamente sulla gamba di ello che, continuando a fare zapping  l’accarezzava delicatamente.

Ora si diverte a spettinarla, come dice lui, così Perla dopo il trattamento per qualche minuto gira per casa come Woodstock l’amico pennuto di Snoopy.

Foto presa dal web

Lui non ama i gatti mi disse una sua conoscente anni fa ma, dal momento che ello è uomo di poche esternazioni d’affetto credo che questa volta sia nato un nuovo amore e, come dico sempre io: che l’ammmmmooooore trionfi e riscaldi i nostri cuori. THE END.

Budino di castagne.

Cosa occorre per uno stampo ad anello da 1 litro: (tra parentesi le mie varianti)

  • 450 g di castagne fresche (marroni),
  • 1 pizzico di sale,
  • 100 g di zucchero (50 g fruttosio),
  • 50 g di burro (burro di soia),
  • 1 cucchiaino di essenza di vaniglia,
  • 3 uova (tuorli ed albumi separati),
  • 80 g di gocce di cioccolato o cioccolato fondente grattugiato,
  • ricotta (ho usato quella di kefir di mia produzione),
  • miele di grano saraceno (o di castagno),
  • zucchero a velo rosa (facoltativo),
  • pazienza per sbucciare le castagne :-D

Come fare:

dopo aver lavato le castagne inciderle con un coltellino affilato, mettterle in una pentola ricoperte d’acquae portarla ad ebbolizione,  cuocerle per 3 minuti, scolarle, sbucciarle e liberarle della pellicina  :-(

Rimetteterle in una padella coperte di acqua leggermente salata e portarle a cottura (c.ca 20 minuti), scolarle e passarle allo schiacciapatate.

Preriscaldare il forno a 190° C.

Trasferire la purea in una casseruola ed aggiungere lo zucchero (fruttosio), il burro (di soia) e l’essenza di vaniglia e riscaldare il composto mescolando a fuoco basso per far sciogliere lo zucchero ed amalgamare bene gli ingredienti.

Togliere dal fuoco e far raffreddare per qualche minuto, incorporare, uno alla volta i tuorli ed alla fine il cioccolato.

Montare gli albumi a neve ferma,  incorporarli delicatamente al composto e disporlo nello stampo, batterlo leggermente sul tavolo per eliminare eventuali bolle (il mio stampo è in silicone ed è molto largo e questa operazione non ha facilitato questo passaggio, noterete infatti “vuoti” nel budino).

Mettere lo stampo in una teglia che lo contenga comodamente e riempire d’acqua a coprire per 2/3 lo stampo.

Cuocere per c.ca 1 ora e 1/4, vale la prova stecchino.

Sformare dopo il raffreddmento, io l’ho spolverizzato con zucchero a velo rosa (che ho ottenuto mettendo nel macinino da caffè lo zucchero con un nulla di colore rosso in gel per dolci) ed accompagnato con la  ricotta di kefir e del miele di grano saraceno (regalo di Oxana) che ho fatto sciogliere sul fuoco.

Trovo che la ricotta accompagni bene questo budino, la uso anche per il castagnaccio, provate.

Buona domenica a tutte/i.


Zuppa nuova Inghilterra con Mais e Patate.

Zuppa Nuova Inghilterra

Ingredienti per 4 persone:

  • 50 g di pancetta affumicata,
  • 2 cipolle,
  • 300 g di patate,
  • 2 cucchiai di olio evo (extravergine di oliva)
  • 2 dl di latte (soia)
  • 4 cucchiai di mais (io uso quello che sgranato che congelo), va bene anche in scatola,
  • Pane nero tostato per servire,
  • sale.

Come fare:

tagliare la pancetta a listarelle, affettare le cipolle e le patate (vedi collage), portare ad ebbollizione il latte con 6 dl d’acqua.

Cuocere a fuoco basso pancetta e cipolle (io non uso grassi, ma aggiungo poca acqua bollente alla volta), aggiungere le patate e la miscela di latte, cuocere fintanto le patate saranno ammorbidite.

Unire il mais e continuare la cottura per altri 5 minuti, scoperto, per far addensare la minestra.

Tostare le fette di pane, disporle nelle fondine e servire caldo.


Ovi in fonghet 2.

Un’idea per inaugurare la mia nuova cocottina e provare un piatto unico, veloce e completo, ho usato il forno ma nulla vieta di usare il microonde nella funzione forno, solitamente l’uovo scoppia e non era quello che volevo.

Ingredienti:

  • finferli o funghi a piacere,
  • scalogno tritato,
  • burro di soia,
  • prezzemolo o coriandolo fresco tritato,
  • brodo vegetale,
  • panna di soia,
  • sale,
  • peperoncino o pepe,
  • ricotta affumicata, o altro formaggio a piacere.

Come fare:

tritare lo scalogno e metterlo in un tegame con il burro, far stufare a fuoco basso, alzare la fiamma ed aggiungere i funghi  lavati e tagliati a pezzi, salare e pepare, bagnare un pò alla volta col brodo vegetale e portare a cottura, alla fine aggiungere poca panna di soia e mantecare.

Metterli in una cocottina, creare  il buco al centro per appoggiare l’uovo, coprire ed infornare fino a farlo rapprendere.

Grattugiare il formaggio scelto e servire.

Ed ora vi faccio vedere il primo “raccolto” del mio lui  che andando ad un appuntamento di lavoro all’andata aveva intravisto una “macchia gialla” sotto un albero…..:-) , al ritorno, incurante che le scarpe non fossero adatte a “cinghialar nei campi” è andato a vedere (munito di coltellino, non si sa mai ;-) ) ..et voilà!!!! Bravo el me omo :-D

Buona domenica a tutte/i.


Pasticcio di porcini e patate.

Porcini

Patate  dello zio.

Ingredienti:

  • funghi porcini,
  • patate,
  • prezzemolo,
  • aglio,
  • origano (volendo si può usare il timo che sta d’incanto con i funghi)
  • olio evo,
  • sale,
  • peperoncino.

Come fare:

tagliare a fette sottili le patate (io uso la mandolina), staccare i gambi dalle cappelle dei funghi, lasciando quest’ ultime intere.

Fare un composto con i gambi tritati, l’aglio schiacciato, il prezzemolo, l’ origano, sale peperoncino.

Ungere una pirofila e fare uno strato di patate, continuare col composto di funghi e sopra mettere l cappelle intere, continuare così e terminare con le cappelle intere, io sull”ultimo strato ho aggiunto una  piccola cipolla di Tropea tagliata sottile ed ho irrorato con olio evo.

Bagnare con poco brodo vegetale, coprire con la stagnola ed infornare a 180°C. per mezz’ora coperto e per mezz’ora scoperto.

Non ho messo le dosi perchè si fa in base ai funghi che si hanno a disposizione.


Malinconia d’autunno in una minestra, di ortiche e finferli.

Autunno
Il cielo ride un suo riso turchino
benché senta l’inverno ormai vicino.
Il bosco scherza con le foglie gialle
benché l’inverno senta ormai alle spalle.
Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo,
benché senta nell’onda il primo gelo.
é sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo
un fiore strano,un fiore a ombrello,un fungo.

M.Moretti.


..mi è stato detto che in questo periodo sono un pò malinconica, sì, diciamo che sono “autunnale”, seguo, senza volerlo fare, le stagioni, così sceglie il mio cuore e il mio modo di essere.

Non è “tristezza” è “malinconia”, non vedo nulla di negativo nell’essere malinconici, anzi.

Io mi sento chiusa in un bel bozzolo caldo, al riparo dal rumore e dal freddo, me ne sto chiusa in questo silenzio ovattato con i miei pensieri, le mie emozioni..quindi il frastuono c’è, eccome :-)

Ritorno dal bosco, il cesto pieno di tutto, oggi ci sono le cimette di ortica, piccoli finferli, forse troppo piccoli, ma si sono trovati bene in questa minestrina, tutti assieme hanno reso ricca una cena, hanno temuto un pò l’ortica, e se ci “punge” ..mi hanno sussurrato, tranquilli, li ho rassicurati, l’ortica non vi pungerà, aggiungerà colore e sapore alla minestra……

Minestra di finferli e ortiche.

Ingredienti per 2 persone:

  • un pugno di cime di ortica,
  • qualche finferlo,
  • 2 patate (kennebeck),
  • 2 carote,
  • 1 cipolla (ho usato quella di Tropea),
  • olio evo (pancetta se volete arricchire la minestra),
  • sale,
  • peperoncino.

Come fare:

in una pentola di coccio rosolare in olio evo (pancetta se la usate) le patate e le carote grattugiate, la cipolla tritata finemente, aggiungere i funghi interi se sono piccoli sennò tagliati grossolanamente.

Coprire con brodo vegetale, salare, aggiungere peperoncino o pepe se lo preferite e continuare la cottura.

Gli ultimi 10 minuti aggiungere le ortiche tritate grossolanamente.

Servire con un filo d’olio evo.


Tagliatelle con farina di ceci, salsiccia e funghi steccherini: andar per funghi quarta parte: steccherini dorati…

Ancora funghi,  dopo i funghi viola, i porcini, i chiodini….. ecco gli steccherini dorati, profumano di farina e sono compatti.

Questi risalgono al raccolto dell’anno scorso,  in ottobre,  quindi la stagione è ancora lunga e qualche varietà in più (controllata) da mettere nel cesto non guasta, anzi!

Un modo è conservarli sott’olio.

Visti molte volte, mai raccolti, finchè la mia amica austriaca me li presentò magnificandone la bontà, la consistenza e la facilità della loro pulizia, in quanto si prestano ad essere lavati ad “immersione”.

Se avete dubbi sulla freschezza assoluta, fateli bollire e quell’amarognolo che in questo caso hanno se ne andrà con l’acqua.

Per convincermi ulteriormente ed allargare, quindi, i miei orrizzonti “funghiferi” li ho fatti controllare all’Ispettorato Micologico e mi sento di condividere questa ricetta con chi è appassionato di raccolte e non.

Ho pensato di utilizzarli come primo piatto facendo delle tagliatelle con la farina di ceci (ricetta presa dal sacchetto della stessa)

Tagliatelle con farina di ceci, salsiccia e funghi steccherini.

Ingredienti per la pasta (2 persone):

  • 100 g. di farina di ceci
  • 125 g. farina 00
  • 2 uova

Procedimento:

fare la fontana sulla spianatoia con le 2 farine, aggiungere un po’ per volta le uova precedentemente sbattute leggermente.

Lavorare bene l’impasto e renderlo omogeneo, risulterà un po’ “duro”, ma dopo il riposo sarà elastico.

Io l’ho lasciato riposare nella pellicola, a temperatura ambiente, per qualche ora.

Stendere la pasta e tagliarla a piacere.

Cuocerla in acqua bollente salata per 5 minuti e farla saltare in padella con i funghi.

Ingredienti per il condimento:

  • funghi steccherini…a piacere,
  • 2 salsicce di casa (omaggio della mia verduriera);
  • 1 scalogno;
  • burro chiarificato;
  • parmigiano se gradito, io non lo metto, l’ometto si;
  • coriandolo fresco o prezzemolo.

Procedimento:

pulire i funghi eliminando le parti terrose, metteterli in ammollo e risciaquarli.

Farli bollire in acqua salata per 20 minuti, scolarli e tagliarli finemente.

Rosolare in una padella capiente lo scalogno tritato con il burro chiarificato aggiungere le salsicce sbriciolate e far asciugare a fuoco vivace, unire i funghi, insaporire, aggiungere un mestolo di acqua di cottura della pasta che starà cuocendo contemporaneamente.

Incoperchiare ed abbassare la fiamma.

Questi funghi non diventeranno mai mollicci quindi, anche se si prolunga la cottura, non succede nulla.

Aggiustare di sale, una macinata di pepe, se gradito.

Versare la pasta con un po’ d’acqua di cottura e saltatela, aggiungere il coriandolo (prezzemolo) tritato e servite.

Un modo semplice e diverso per valorizzare e gustare al meglio un prodotto di stagione.

Vi auguro un bel fine settimana.


Minestra de “Bobici”, ricordando Trieste.

La minestra de bobici è tipica triestina con derivazione istriana, l’ Istria è stata territorio italiano ed ha influenzato ed influenza tutt’ora la nostra cucina, i bobici sono nient’altro che i chicchi del granturco.

Ieri sera ho rifatto questa minestra, la faccio spesso, per me è  ritornare indietro nel tempo e lasciarmi cullare dall’onda dei ricordi.

Ingredienti per 6 persone, tra parentesi metto le varianti che uso per renderla più leggera:

  • 300 g. fagioli freschi,
  • 1 pannocchia di mais da latte,
  • 200 g. patate,
  • 1 pomodoro maturo (non lo metto),
  • 50 g di lardo (uso l’olio evo a crudo alla fine),
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 piccola cipolla,
  • 1 gambo di sedano,
  • osso di prosciutto o ritagli (metto una fetta spessa di crudo),
  • sale,
  • pepe (peperoncino),
  • olio evo.

Procedimento:

pulire e lavare gli ingredienti, tagliare le patate a cubetti, per chi usa il pomodoro pelarlo e privarlo dei semi, sgranare la pannocchia.

Far bollire a fiamma bassa per c.ca 40 minuti il granoturco, i fagioli, le patate, il pomodoro (se lo usate) ed il prosciutto (io aggiungo anche gli odori).

**Fare a parte un soffritto con aglio, cipolla, sedano e lardo tagliato a listarelle, far bollire ancora fino ad ottenere una buona densità.**

Aggiustare di sale e pepe e servire con olio evo.

**La parte evidenziata con gli asterischi la ometto.

Fare questa minestra è molto semplice, fatene pure grandi quantità (senza pomodoro) la porzionate e la mettete in congelatore, nelle giornate più fresche avrete una deliziosa zuppa da gustare.

Volendo farla fresca potete sgranare  le pannocchie e mettere i chicchi nei sacchetti in congelatore, avrete mais pronto tutto l’anno.

Una splendida giornata a voi.


Pane al melograno, zenzero, cannella e menta, un profumatissimo portafortuna.

Finalmente sono riuscita, a casa, a far capire l’importanza della prima colazione, sana abitudine che ho da sempre.

Per me la prima colazione è il momento più intimo della giornata, mi alzo molto presto e spesso preparo i biscotti o il dolce a quell’ora, la casa profuma di buono ed il “suo” risveglio diventa speciale.

Questo come il “pane fichi alloro” non richiedono l’uso di frullini, impastatrici e quant’altro, hanno un procedimento veloce ed accendere il forno prima delle 7 del mattino fa anche risparmiare energia, il che non guasta.

Il lavoro più lungo è sgranare la melagrana, ma il colore è così bello che per me è un piacere.

Ingredienti:
  • 220 g farina 00,
  • 10 g lievito in polvere per dolci,
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio,
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere,
  • 1/2 cucchiaino di cannella in polvere,
  • 1 melagrana media,
  • 100 g di zucchero,
  • 60 g di burro fuso,
  • 2 uova grandi,
  • 2 vasetti di yogurt,
  • 1 cucchiaio di succo di limone,
  • 1 manciata di foglioline di menta fresca,
  • latte q.b.

Come fare:

imburrare o foderare uno stampo da plum cake e accendere il forno a 190°C.

Sgranare la melagrana e mettere i chicchi in una ciotola assieme alla farina mescolata con il lievito ed il bicarbonato, lo zucchero, lo zenzero e la cannella.

In un’altra ciotola sbattere le uova con il burro fuso ed il succo di limone.

Unire il composto agli ingredienti secchi, mescolare brevemente, il tempo di amalgamare il tutto.

Aggiungere lo yogurt, le foglioline di menta ed il latte necessario a rendere la massa morbida ma non liquida.

Versare nello stampo ed infornare per 35 minuti (prova stecchino!).

Sfornare ed aspettare 10 minuti prima di metterlo a raffreddare su una gratella.

Questo pane andrebbe servito, per il significato che ha il melagrano, le mattine di Natale e Capodanno, servito con  miele d’acacia e burro aromatizzato alla menta.
Questa mattina ho trovato delle bellissime melagrane, sono sola, piove, a Trieste (incontro a parte) in clinica mi hanno un pò “avvilita”, lui torna domani, non mi resta che mettermi d’impegno ed iniziare a “sgranare” così non ci penso :-)
E’ un pane che ho già testato e quindi posso garantire sulla sua bontà e sul suo profumo e, come accade qualche volta “faccio di necessità virtù” e metto le fotografie già fatte…, non avendo “set fotografici” nè lampade professionali ed essendo il mio posticino “allagato” non avrei potuto fare altrimenti. Mi perdonate? :-)

Buon fine settimana a voi tutti :-)


Trieste mia: gnochi de susini e varianti.

Ho trovato questa foto nel web, la bora a Trieste, quand’ero bambina, era proprio così.

Ora sono molti anni che manco e non lo so se ci sono ancora le corde e se si usano ancora “i iazzini”, dei piccoli “ramponi” da applicare alle scarpe per non “sbrissar zo per le rive col iazzo”.

Beh, ormai è ciclica la  nostalgia della mia città ed ho pensato di condividere  la mia versione e qualche variante per quando la stagione dei susini” sarà passata.

Per la pasta degli gnocchi:

  • 1 Kg di patate (kennebek),
  • 250 g di farina 00,
  • 1 uovo + 1 tuorlo,
  • sale q.b.

Per il ripieno:

  • prugne fresche,
  • zucchero*,
  • cannella.

*la dose è a piacere, serve a fare lo “sciroppo” che poi si aggiungerà al condimento.Non temete di esagerare perchè l’impasto dello gnocco è neutro.

Per il condimento:

  • burro chiarificato,
  • pangrattato,
  • cannella (facoltativa).

Procedimento:

denocciolare le prugne e metteterle per qualche ora in una terrina con zucchero e cannella, mescolare di tanto in tanto.

Preparare l’impasto per gli gnocchi come sempre, stenderlo col mattarello e ricavare dei cerchi.

Al centro porre 1 prugna, chiudere a gnocco o a fagottino  come più vi piace.

Cuocerli in acqua bollente salata.

Quando vengono a galla scolarli e condirli  con il pangrattato rosolato nel burro ed un pò dello sciroppo delle prugne che si è formato.

Le varianti per il ripieno che conosco sono queste:

  • prugne secche sciroppate o reidratate,
  • confettura di albicocche, (quand’ero piccola si diceva “marmellata” :-) )
  • albicocche fresche,
  • albicocche secche reidratate.

Essendo una preparazione lunga io ne faccio sempre molti e dopo cotti li metto nel congelatore pronti per quando ho un attacco di “nostalgia”.

(Foto e ricetta 2009)

Buona giornata :-)


Zucchine e finferli: estate e autunno abbracciati in una lasagna.

“Arieccola” con i suoi titoli stravaganti, gli abbinamenti azzardati……state parlando di me?

Sto scherzando, a volte mi burlo di me stessa, un pò di autoironia non fa male, stempera un pò la vita.

La lasagna, voi mi credete se vi dico che pur adorando le lasagne non le ho mai fatte? Eppure è così :-)

E’ iniziata complice la spesa col mio lui che, incantato davanti allo scaffale delle offerte mi ha detto con candore disarmante:

me le fai le lasagne (sua madre è emiliana..vi suggerisce qualcosa ;-) ?

Ed è stato così che due pacchi di lasagne verdi sono finite nel carrello :-)

Ho tergiversato un pò, poi c’è stata la breve vacanza, al ritorno con il raccolto di funghi, le zucchine dello zio….non avevo più alibi.

A darmi il colpo di grazia la mail di Tiziana con foto e ricetta della sua lasagna che arriverà nei prossimi giorni….

Passo al dunque, mi scuso per l’assenza di indicazioni sul peso degli ingredienti, qui si va proprio ad occhio secondo la disponibilità.

Ingredienti:

  • Lasagne verdi secche,
  • funghi finferli,
  • zucchine,
  • cipollotti,
  • prezzemolo,
  • parmigiano,
  • sale e peperoncino.

Per la besciamella:

io la faccio col latte di soia, in questo caso ho usato anche la farina di soia, non ho aggiunto grassi.

Per il procedimento faccio come Solema, vi mando quindi da lei.

Procedimento:

pulire i funghi e sbollentarli per qualche minuto in acqua bollente salata,

tagliare le zucchine a fiammifero (io le ho fatte sottili),

In due padelle far appassire in olio evo il cipollotto, in una mettere le zucchine, nell’altra i funghi.

Aggiustare di sale, pepare o mettere una puntina di peperoncino.

Preparare la besciamella (io l’ho lasciata un pò più liquida perchè non ho precotto le lasagne) e metterne uno strato sul fondo della teglia, appoggiare le lasagne, e ricoprirle con i finferli mescolati alla besciamella, spolverare abbondantemente con parmigiano.

Secondo strato di lasagne, è il momento delle zucchine sempre amalgamate con la besciamella e spolverate con parmigiano.

Farne un’altro con i finferli e terminare con le zucchine.

Coprire con la stagnola e far cuocere a 200°C: per 30 minuti, scoprire e continuare per altri 10 minuti.


Dopo il salato arriva “quello” dolce…io combino “pasticci” ;-)

Oggi è il nostro anniversario, ricordo ancora quell’incontro “combinato” da un mio carissimo amico (che ora vive felicemente marito e papà in Costa Rica)….ciao Marco ;-)

Arrivarono in ritardo, un ritardo pesante che se fosse durato qualche minuto di più probabilmente avrebbe cambiato il corso della mia vita.

Io credo molto nel “destino”?, Si chiama così?

Quante cose sarebbero cambiate “se” e “se”, è andata così, ed è “andata”.

E’ stata la prima volta che, per me, l’amore è cresciuto a poco a poco, non c’è stata la “fiammata” iniziale, è iniziato tutto lentamente.

Chi legge saprà che la vita a due non è tutta come nelle pubblicità del M.B. però dopo anni l’uno diventa indispensabile all’altro.

Un mio amico di Trieste mi diceva sempre: una dona devi tegnirte caldo (una donna deve tenerti caldo).

Basta col “personale” poi s’innescano strani “meccanismi” perciò ora io festeggio con un bel pasticcio d’uva :-) ..vi unite a me?

E’ una ricetta presa da un vecchio fascicoletto, c’erano le nocciole e così , golosa, ho voluto provarlo, quest’anno ho usato l’uva fragola sia bianca che nera dello zio (nella foto il raccolto di tempo fa, domenica ne ho raccolta altra ;-) )

Ingredienti per una teglia apribile di 24 cm.:

  • 500 g di uva moscato molto matura (250 uva fragola bianca, 250 uva fragola nera),
  • 100 g di nocciole tritate grossolanamente,
  • 200 g d farina bianca,
  • 130 g di zucchero,
  • 3 uova,
  • 1/4 di litro di latte di soia,
  • 30 g di burro di soia,
  • la scorza di 1 limone grattugiata,
  • 2 cucchiai di pangrattato (ho usato dei frollini senza zucchero),
  • 2 cucchiai di amaretto di saronno (ho usato la grappa),
  • 1 cucchiaino di lievito (cremortartaro).

Come pasticciare:

Preriscaldare il forno a 150°C.

Lavare ed asciugare l’uva, sgranare gli acini eliminando il peduncolo, disporli in doppio strato uno biaco ed uno nero) sul fondo di una tortiera foderata con carta forno che avrete cosparso con il pangrattato o, come me, con i biscotti.

In una terrina sbattere le uova con lo zucchero, unire la farina setacciata assieme a cremortartaro, il burro fuso, il latte e la scorza di limone.

Condire le nocciole tritate con l’amaretto (grappa) e versarle sull’uva, a seguire la pasta, scuotere bene la teglia per far entrare bene il composto negli interstizi degli acini.

Infornare coperto con la stagnola, dopo 30 minuti togliere la stagnola e far colorire.

Suona il campanello..è venuto a prendermi..mi porta a pranzo fuori :-)


Pappardelle di Kamut con Chiodini e Zucca: andar per funghi terza parte.

chiodini_picnik

Eccomi con la terza parte di quella che è ormai diventata una rubrica, faccio una premessa (che avrei dovuto fare nella prima parte): io non raccolgo tutto quello che vedo nel bosco, raccolgo quello che vedete qui, nel dubbio metto da parte il fungo e lo vado a far analizzare all’ispettorato micologico di zona.

Li pulisco sul posto senza strapparli dalla loro sede (penso agli anni a venire), non ribalto e calpesto tutto ciò che non raccolgo perchè se è lì è senz’altro per un motivo.

Diciamo che anche nel bosco il galateo e le buone maniere sono gradite.

Detto questo parlo di loro, i compagnoni del bosco: i chiodini.

Amano stare in gruppo, si raccolgono sotto  i vecchi ceppi ormai ricoperti di muschio che con la loro legna hanno riscaldato gli inverni di qualche famiglia ed  ascoltano volentieri i loro racconti, a volte mi sembra di sentire il loro vociare, come se intonassero un coro di montagna.

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Chiodini Austria.

Per questa ricetta li ho accompagnati alla zucca, un matrimonio perfetto completato dalle pappardelle con la farina di kamut che mi sono inventata per l’occasione.

Pappardelle di kamut con chiodini e zucca

Pappardelle di kamut con chiodini e zucca.

Ingredienti per le pappardelle:

  • 200 g di farina di kamut,
  • 2 albumi,
  • 50 g di polpa di zucca cotta al vapore,
  • 1 cucchiaino di polvere di fughi porcini (la faccio io macinando i porcini secchi),
  • prezzemolo.

Procedimento per le pappardelle:

questa volta ho usato il robot per amalgamare meglio gli ingredienti, ha fatto tutto lui.

Ho coperto l’impasto e fatto riposare per 30 minuti.

Ingredienti per il condimento:

  • 300 g di chiodini,
  • 250 g di polpa di zucca,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1 noce di burro (burro di soia),
  • 1 scalogno,
  • prezzemolo tritato,
  • parmigiano reggiano,
  • sale e pepe (peperoncino).

Procedimento per il condimento:

pulire i funghi e scottarli in acqua bollente salata, tagliare a dadini la polpa di zucca.

Scaldare in una padella il burro e l’olio e far rosolare leggermente lo scalogno tritato, aggiungere la zucca e i funghi, salare e pepare.

Bagnare con un bicchiere d’acqua bollente e cuocere scoperto ed a fuoco basso per 20 minuti.

Nel frattempo stendere la pasta e ricavarne il formato preferito (io ho usato la rondella dentata), cuocere e saltare nel condimento aggiungendo poca acqua di cottura.

Servire con il parmigiano a scaglie o lamelle.

Alla prossima.


Andar per funghi prima parte: porcini….

Io amo molto la natura, ve ne sarete accorti, amo raccogliere tutto ciò che lei ha messo a nostra disposizione, spesso penso che se mi perdessi in un bosco non morirei di fame…forse mi mangerebbe l’orso? ;-)

Le ricette che condivido oggi le ho testate l’anno scorso con successo e soddisfazione mia e di chi ha assaggiato.

Se siete appassionati scoprirete (come è successo a me) altri funghi buoni e commestibili che possono, nel loro piccolo, sostituire i porcini che non sempre si trovano.

Inizio con un antipasto o contorno.

Porcini al cartoccio.

Una ricetta scoperta ed apprezzata molti anni fa in un ristorante.

Non so se è la stessa però un fungo così va mangiato in “purezza” senza tanta cottura e manipolazione.

Dopo averlo pulito (ovviamente :-) )  ho tagliato il fungo per lungo a fette spesse c.ca 1 cm.,

ho steso della carta-forno che ho profumato strofinandola con gli spicchi d’aglio ed unto leggermente con olio evo,

ho appoggiato le fette di fungo, salate, pepate e massaggiate con qualche goccia d’olio evo, ho chiuso il cartoccio e cotto in forno a 200° x 10/15′

La seconda ricetta è complementare a questa perchè ho usato i funghi dello stesso cestino.

 

Un primo piatto intramontabile, cambia il formato di pasta, ma il sapore rimane sublime!!

Troccoli con porcini.

Per fare questo piatto ho sacrificato un pezzetto di fungo dei porcini al cartoccio

Anche per questo piatto, poca cottura e poco condimento.

Ho tagliato il fungo a fette un po’ spesse, ho messo in una padella antiaderente una noce di burro ed uno spicchio d’aglio vestito,

ho fatto sciogliere il burro a fuoco basso senza farlo soffriggere, ho tolto l’aglio ed ho aggiunto i funghi saltandoli un attimo (devono rimanere sodi).

Cotta la pasta (io avevo i troccoli) l’ho fatta saltare nella padella con un mestolino d’acqua di cottura.

Ho condito il piatto finito con una salsina che avevo preparato con prezzemolo ed olio evo, io non metto il formaggio.

A domani con un post “esplosivo”♥

Se volete un’altra idea con i porcini


Pane integrale alle susine: pioggia d’agosto rinfresca il bosco.

Pane integrale alle prugne

Maturano le susine e si riaccende il forno per fare un buon pane per la colazione o da portare in gita in montagna.

Quest’anno ho arricchito il ripieno facendo macerare le susine con il fruttosio e cannella, praticamente lo stesso sistema che uso per fare i gnocchi de susini , in questo caso le susine vanno tagliate piccole.

Ingredienti per la biga:

  • 100 g di farina 0,
  • 80 ml d’acqua,
  • 2 g di lievito di birra.

Prepariamo la biga:

in una terrina mescolare la farina col lievito sciolto nell’acqua, impastare e mettere in una ciotola unta d’olio, coprire con un telo umido e lascia riposare una notte.

Ingredienti per l’impasto:

  • 300 g di farina di segale,
  • 250 g di farina 0,
  • 350 ml d’acqua,
  • 15 g di lievito di birra,
  • 12 prugne denocciolate e tritate,
  • 2 cucchiai di zucchero semolato (sostituito con malto d’orzo),
  • 1 cucchiaino di sale,
  • olio evo per la ciotola.

Prepariamo l’impasto:

setacciare le farine e disporle a fontana, mettere al centro la biga, l’acqua ed il malto (o lo zucchero), preparare la fossetta per il sale.

Sciogliere bene la biga ed incorporare un pò alla volta la farina, alla fine unire il sale.

Impastare bene, ricavare una sfera e metterla nella ciotola unta.

Coprire con la pellicola (o telo umido) e far lievitare fino al raddoppio (c.ca 90minuti).

Stendere la pasta ottenuta e ricavarne un rettangolo sul quale disporremo le prugne scolate dal liquido.

Arrotolare, chiudere le estremità e trasferire sulla placca da forno rivestita con la carta.

Coprire con la pellicola bagnata e lasciar riposare per 40 minuti.

Accendere il forno, portare la temperatura a 200°C. ed infornare per 35 minuti o fino a doratura.

Far raffreddare su una gratella.

Per evitare la spaccatura consiglio di cuocere il pane in uno stampo da pan carrè o da plum cake.

Buon fine settimana a tutti voi!


Gnocchi viola con cavolo rosso e speck.

La prima volta che ho fatto gli gnocchi ero talmente piccola che non arrivavo neanche  alla tavola e la mamma mi metteva in ginocchio sulla sedia per modellare i miei gnocchetti passandoli sui rebbi della forchetta…. si, rigorosamente fatti da me e per me.

A casa mia  erano il piatto della domenica, ed era sempre una festa, doppia per me che diventavo chef per un giorno.

Che soddisfazione…e che orgoglio, lo stesso orgoglio che provo anche ora che non sono più una fanciulla.

Questi che propongo oggi li avevo gustati anni fa,  in un ristorante (vedi foto sotto) della nostra Pedemontana che ha chiuso …..quel gentilissimo signore che ho tormentato tanto per farmi dare la ricetta non c’è più, da moltissimi anni ormai.

Questa foto risale alla scorsa estate.

Mi aveva portato un piatto colorato ed invitante,  gnocchi viola e  gnocchi di zucca, un effetto cromatico che mi ha conquistata e che non ho mai dimenticato.

Per gli gnocchi uso sempre queste proporzioni, essendo una preparazione che impegna un po’ faccio sempre la dose intera, dopo cotti preparo le porzioni e le congelo, mi tornano utili quando sono a corto di idee o di tempo.

Ingredienti:

  • 1 kilo di patate vecchie,
  • 250 g di farina
  • 1 uovo ed 1 tuorlo
  • sale

ho aggiunto:

  • cavolo cappuccio rosso stufato con uno spicchio d’aglio,
  • striscioline di speck.

le dosi per questi 2 ingredienti sono a piacere, l’unica cosa strizzare bene il cavolo.

Come ho fatto:

ho lessato le patate, le ho schiacciate immediatamente e messe sulla tavola ad intiepidire, ho aggiunto l’uovo ed il tuorlo, il cappuccio, lo speck spezzettato e, poca alla volta la farina.

Ho amalgamato il tutto, ho proceduto come al solito formando i cordoncini e tagliando a tocchetti piccoli che ho passato al rigagnocchi (quelli della foto sono fatti a cuore ……aspettando sempre San Valentino!!)

Li ho immersi in acqua bollente salata, quando sono saliti a galla li ho scolati e messi in una terrina con un po’ d’olio affinchè non si attacchino.

I cuoricini li ho conditi con del burro chiarificato e salvia, spolverati di ricotta affumicata.

Ecco la versione con lo spezzatino di lepre:

gnocchi viola con spezzatino di lepre-2

Per le proprietà organolettiche del cavolo leggete qui.


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