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Buchteln, con salsa al cardamomo, quando c’è il burro buono.

Buchtel ricetta libro Maria Stelvio-001

Ricetta Cucina Triestina Maria Stelvio (pag 338)

Sono ritornata dall’Austria, da qualche giorno ormai, col burro buono, il latte buono, una rinnovata energia, un ritrovato entusiasmo e una nuova consapevolezza.

Ma di questo parlerò un’altra volta, oggi voglio parlare di Buchtel, della mia prima volta con i Buchtel, una ricetta che mi ha fatto risalire sulla macchina del tempo, diventata ormai il mio mezzo di trasporto preferito.

Su questa macchina trasporto i miei sogni, i miei ricordi ed anche i miei rimpianti, è come vivere due volte, la seconda correggendo gli errori della prima, trasformando i brutti ricordi in bei ricordi e la vita ricomincia.

Nel post dei gnochi de spinaze vi ho raccontato della Signora Lia, ebbene, è proprio lei che me li ha fatti assaggiare la prima volta, li alternava alla torta di mele, avevo quasi vent’anni e da allora non li avevo mai più mangiati.

burro cardamomo alto n

Burro Austria, cardamomo.

La scintilla è stato il burro buono e bello, il burro dell’Austria; appena arrivati a casa ello ha voluto che facessi dùspaghi, io non faccio mai la pasta al burro, nella mia infanzia era il piatto must a casa della Signora Gisella, d’altronde, come va di moda dire: i piatti più semplici devono contenere prodotti di straordinaria qualità e questo burro è perfetto, ma volevo di più, volevo fare un dolce dove il burro buono, il latte buono e la farina buona potessero fare la differenza: i Buchteln.

Mentre li preparavo mi hanno ricordato il Danubio che feci tempo fa, già il nome è un indizio, infatti i buchteln altro non sono che i progenitori di quel dolce che a Napoli hanno chiamato Briochina dolce del Danubio, semplificato in Danubio e che poi è stato rivisitato anche in versione salata.

I Buchteln sono focaccine dolci di pasta lievitata, riempite di marmellata e cotte in una pirofila in modo che si attacchino l’una all’altra.

Sono originarie della Boemia, ma hanno un posto di primo piano nella cucina austriaca, nella cucina ungherese (in lingua ungherese bukta) e anche nella cucina ladina.

I Buchteln tradizionali sono riempiti con powidl (confettura di frutta preparata senza aggiungere zucchero) di prugne o coperti di salsa alla vaniglia.

I più famosi Buchteln austriaci vengono serviti nelCafé Hawelka a Vienna, dove sono la specialità della casa e vengono preparati secondo una ricetta di famiglia antichissima e segreta.(Fonte Wikipedia)

In Baviera i Buchteln vengono chiamati Rohrnudeln.

Trieste contempla la tradizione per questo dolce, avendo assorbito influenze Austroungariche per quanto riguarda la gastronomia; si mangiano anche in Alto Adige per la naturale e golosa conseguenza della sua posizione geografica.

Vengono serviti con una salsa alla vaniglia, ho voluto variare questa tradizione con una salsa al cardamomo che ben si sposa con il sapore della confettura di albicocche.

Altre varianti potebbero essere con una salsa alla cannella se la farcitura si fa con una confettura di prugne o di mele, per esempio.

Inizio con la ricetta del Sacher Hotel la quale, secondo me, manca dell’ultima lievitazione che li avrebbe resi più alti e soffici:

Collage Buchtel ricetta Sacher-001

Ricetta Buchteln Sacher Hotel.

collage buchteln Sacher-001

Note: impastare con la planetaria (per chi ce l’ha) sennò, come ho fatto io per la versione della Stelvio, nella macchina del pane (impasto per pasta 9 minuti), fare un’ulteriore lievitazione prima di infornare, curare di più l’esecuzione delle porzioni e la sistemazione in teglia.

Per fare la salsa al cardamomo ho fatto intiepidire il latte ed ho lasciato in infusione i semi di cardamomo leggermente schiacciati per un’ora, riscaldando il latte di tanto in tanto.

L’ho portato ad ebbollizione, ho passato al colino per eliminare i semi ed ho proceduto come da ricetta originale.

buchteln alto n-001

Buchteln con salsa al cardamomo.

Non completamente soddisfatta, sono andata alla ricerca della ricetta sul libro della cucina Triestina di Maria Stelvio (1976), certa di trovarla, essendo, come ho scritto prima, una ricetta della nostra tradizione dolce.

Qui varia la quantità di lievito e, come potete leggere nella foto dell’inizio, variano anche le fasi di lavorazione, di lievitazione e la forma, segno che ognuno le ricette della tradizione le ha interpretate e le interpreta a modo suo senza, alla fine, stravolgere il risultato.

Ho cambiato anch’io la forma, rimamendo sulla forma circolare della ricetta del Sacher, ho solo aumentato il diametro di due cm. ed ho inaugurato la Farina Garofalo, faccio parte di Gente del Fud e spesso l’Azienda ci omaggia con qualche prodotto.

Inoltre ho immerso i buchteln nel burro fuso come nella versione del Sacher ed ho adoperato il latte di malga; per tutte 2 le preparazioni ho adoperato una marmellata di albicocche senza zucchero.

farina Garofalo1-001

Le farine sono di tre tipologie: W170 per lievitazioni fino a 8 ore (quella che ho adoperato);  W260 per lievitazioni fino a 24 ore e W350 fino a 48 ore di levitazione.

collage buchteln Stelvio-001

Collage Buchteln Maria Stelvio.

Note: distanziare di più i saccottini e curarne di più la forma.

buchteln pp.-002

Se decidete di prepararli, sappiate che potete staccarli e riporli nei sacchetti e congelarli, all’occorrenza una botta di forno e saranno come appena fatti.

Questa è la mia inconsapevole versione salata della ricetta:

Danubio3_picnik-1

Lascio un link interessante per chi ama, come me, la storia del cibo, buona domenica a voi.

Snoopy e Linus


Asparagi bianchi al cartoccio, profumatissimi.

Faccio fatica a cambiare post, mi sono affezionata al riccetto meraviglioso  che, per chiarezza, non è mio (magari!!!) e per non perderlo di vista l’ ho messo al sicuro sulla colonna a dx, lì non rischia di essere investito.

Okkei, sistemato il riccio ora vi lascio questa ricetta che ho preso dal libro di ricette dell’Hotel Sacher, loro scrivono “asparagi del Marchenfeld   al forno” ma, credo che “Asparagi al cartoccio” sia perfetto perchè è proprio nel cartoccio che vanno in forno.

Ho fatto una prova, soltanto per me (ello, lo sapete che è riluttante alle cose strane), se avessi saputo ne avrei fatti il doppio, triplo, ma la stagione degli asparagi continua e continuerò anch’io, anche in questo caso le varianti sono infinite.

Il risultato cambia a seconda delle erbe aromatiche che si adoperano, si può anche osare qualche succo diverso, anche della glassa di aceto balsamico, insomma, bocca desidera.

Qualche cenno storico sugli asparagi:

la specie coltivata deriva da una forma spontanea, presente in natura anche attualmente e diffusa in parte dell’Europa, in Africa settentrionale e Asia occidentale.

Tale coltura è assai antica anche nel nostro paese; originario forse della Mesopotamia, l’asparago si sarebbe da qui diffuso in Egitto, Grecia, Ucraina, Italia e della tecnica di coltivazione parla anche Catone nel suo “De Agricoltura”.

Dalle tante notizie si apprende che, sebbene siano trascorsi alcuni millenni essa non è di molto cambiata, un nuovo impulso si è avuto intorno al 1700 con la comparsa della razza olandese dalla quale discendono il precoce e il tardivo francese di Argenteuil e altri tipi più recenti, da allora la coltivazione dell’Asparago si è diffusa in tutta l’ Europa e negli Stati Uniti.

Essendo pianta assai adatta alla forzatura, la sua produzione si spinge molto al di là dei tempi normali (primavera) e perciò la si trova facilmente fuori stagione.

Principali costituenti: oltre al 93% di acqua, nell’asparago sono presenti proteine, zuccheri, sali minerali (manganese, ferro, fosforo (per il cervello ;-) , calcio e magnesio), vitamine A e B e inoltre mucillagini, sostanze amare e asparagina.

Ed ora passiamo alla ricetta, quella del libro è per voi, se volete provare, io vi do le mie dosi e quello che ho aggiunto di mio (pochino ;-) )

Ingredienti per la mia porzione:

  • 4 asparagi bianchi (Veneto Padova),
  • 1 pizzico di zucchero,
  • 1 cucchiaio di burro di soia (potete usare anche l’olio evo),
  • erbe aromatiche (foto): dragoncello, coriandolo, cerfoglio, prezzemolo (produzione propria),
  • succo di 1/2 arancia,
  • scorza d’arancia,
  • sale rosa e sale affumicato.

Perfetti temperatura e tempo di cottura indicati nel libro, provate!!!

Spero di non avervi annoiate/i ma di avervi dato un’idea (anzi il Sacher) per adoperare questo meraviglioso ortaggio.


Buona Pasqua, io ve la auguro così:

Con uno spiedino fatto con oliva verde, ovetto di quaglia croccante , basilico, cuoricino di feta e datterino.

E con loro…


Gugelhupf al vin brûlé del Sacher Hotel, l’ho sempre chiamato Kuguluf.

É il dolce della mia infanzia, delle mie colazioni e merende, il Kuguluf era la normalità, la Signora Gisella lo comperava in una panetteria che ora non esiste più, mi sembra si chiamasse Forcessini, era una panetteria piccola piccola dove andavo a comperarmi il panino con la vaschetta di Nutella per la scuola, 2o Lire il panino, 30 Lire la Nutella, spesso quei soldi, al ritorno da scuola, finivano in Pescheria dove comperavo del pesce per i gatti randagi.

Lì il Kuguluf lo vendevano anche a fette, c’era marmorizzato, alla vaniglia, al cacao, ecc., a me piaceva bianco inzuppato nel te o nel caffèlatte era una goduria, per questo dopo aver visto delle bellissime ricette e fotografie di kuguluf tra le colleghe blogger mi son detta: devo/voglio provarci anch’io, ultimamente adoro tornare indietro nel tempo…

Quale migliore fonte dalla quale attingere se non dal mio amato libro di ricette del Sacher Hotel (Giunti Editore 29 €.), voi sapete che a me non piacciono i cloni ed evito di fare la replicante, così ho scelto questa ricetta col vin brûlé e spezie che adoro.

Il mio stampo è, probabilmente, troppo grande  per questa dose, manca la base, ci sono anche delle bolle la cui causa sia da addebitare al fatto che ho aggiunto gli albumi a neve alla fine (come faccio di solito, dandolo per scontato) mentre la ricetta dice di farlo prima dell’aggiunta della farina, li ho montati senza lo zucchero che senza accorgermi ho messo nell’impasto, forse avrei dovuto battere lo stampo per distribuire bene l’impasto… insomma lo devo dire, se lo volete rifare tenete conto di tutto questo

Oggi la ricetta direttamente dal libro, il vin brûlé lo sapete fare di certo:

come miscela di spezie ho usato del pepe garofanato e fiori di cannella macinati nel macinino da caffè assieme a poco zucchero (Carbellotto Mestre), al posto dello zucchero vanigliato ho aggiunto una puntina di cucchiaino di Vaniglia Bourbon.

Certo che l’estetica lascia un pò a desiderare però a questo c’è rimedio, importanti sono il sapore e la consistenza, su questi non c’è nulla da migliorare, potrebbe essere una buona base per la Krümmeltorte anche se troppo  sostanziosa.

Comunque lo rifarò molto presto, la sfida è aperta.

Ora vi lascio, c’è una fetta di kuguluf che aspetta soltanto di essere pucciata nel te, buona giornata.

Il link vi racconterà un pò di storia.

Perla vuole presentarvi le sue amichette: Holga e Monty sembrano positivo/negativo vero?


Cavolo rapa ripieno di funghi.

 

….quanto mi piace il cavolo rapa, anche lui poco conosciuto in Italia ma io confido sempre negli appassionati che decideranno di iniziarne la coltivazione come è già successo nella mia zona col cavolo nero.

Era da un pò che questa ricetta (del Sacher Hotel) era nei miei desideri e, finalmente dopo la gita Austriaca dove li ho trovati freschissimi, ho realizzato il desiderio:-)

Chi avesse difficoltà a reperire il cavolo rapa può sostituirlo con le rape, il matrimonio con gli ingredienti sarà comunque perfetto.

 

Io ho variato qualcosa che evidenzierò tra parentesi, ho omesso le dosi perchè ho preparato una maggiore quantità di funghi per accompagnare gli ossibuchi della cena.

Ingredienti:

  • 3 cavoli rapa,
  • funghi misti (porcini, finferli dei miei raccolti d’autunno),
  • 1 scalogno + 4 per la guarnizione,
  • 1 uovo piccolo,
  • 1 fetta di pane nero raffermo tagliato a cubetti,
  • 1/2 bicchier di latte (di soia),
  • 1 cucchiaio di olio evo,
  • cumino tedesco (Kümmel) macinato q.b.,
  • noce moscata grattugiata (omessa),
  • sale,
  • pepe macinato (verde),
  • prezzemolo tritato,
  • brodo vegetale.

Per il pesto:

  • un mazzetto di erbe, data la stagione non ho messo il mio dragoncello perchè ancora “giovane” quindi poco profumato, ho usato rucola e prezzemolo,
  • poco aglio schiacciato,
  • noci,
  • ho aggiunto semi di zucca,
  • parmigiano grattugiato,
  • olio evo (olio di semi di zucca),
  • sale.

 

Come fare:

eliminare la buccia legnosa dei cavoli rapa, tagliare le calottine e conservarle per utilizzarle come coperchio.

Svuotare la polpa e tritarla finemente, tritare anche gli scalogni ed i funghi, quest’ultimi più grossolanamente.

In una padella antiaderente con 1 cucchiaio di olio far appassir gliscalogni, aggingere i funghi, insaporirli ed aggiungere la polpa dei cavoli, insaporire col cumino, aggiustare di sale e pepe.

In una ciotola ammollare il pane nel latte, a parte sbattere l’uovo con il prezzemolo ed unire al composto di funghi mescolando.

Riempire i cavoli col composto di funghi e chiudere con le calotte.

Appoggiarli in una pirofila unta con olio evo, versare il brodo vegetale (ho unito anche 3 scalogni con la buccia), coprire con una stagnola ed infornare per 30 minuti a 180° C. , scoprire e far gratinare ancora per 5 minuti.

Come fare il pesto:

semplicissimo, tritare tutti gli ingredienti in un mixer.

 


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