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Gnocchi di ricotta e foglie di barbabietola, su fonduta di formaggi di Latterie Turnarie.

gnocchi di ricotta e bieta-001

Macarons di scuete cul vert di jerberave cuinçâs cun formadi di turnarie a slas e salvie

La cosa più intelligente da fare dopo l’amarezza della delusione è voltare pagina, cambiare argomento e fare qualcosa che ci rassereni: nel mio caso è risalire sulla macchina del tempo, con i finestrini aperti affinchè il vento mi scompigli i capelli e mi faccia provare una sensazione di libertà.

Non paga mai esprimere le proprie idee, il proprio disappunto, nel proprio blog, anzi, è controproducente e così ritorno in cucina, oggi sono  nel Gemonese, dove si può ancora assaporare una ricotta straordinaria e ve lo dice chi di ricotta è davvero ghiotta.

Ricordo che in Calabria, già, ho abitato anche in Calabria, dove mi aveva portata papà in uno sprazzo di amor paterno, la mattina presto arrivava una bambina, Caterina, con un cesto pieno di ricottine tiepide, erano messe in piccoli cestini di vimini, lunghi e stretti, la ricotta era di pecora: io la mangiavo con lo zucchero, che bontà, e poi andavo felice a scuola (facevo la quinta elementare).

In questa ricetta c’è un po’ di Friuli, di Trentino e di Carnia, con la ricotta affumicata di Paularo: in Trentino, a Peio Paese è rimasto l’ultimo Caseificio Turnario.

Dopo aver assaggiato questo formaggio,  ho deciso, data la sua consistenza e sapore, di preparare la fonduta di accompagnamento per gli gnocchi, l’ho unita ad un formaggio di latteria Turnaria, sempre di Campolessi e alla ricotta affumicata di Paularo.

collage ricotta

Ingredienti per gli gnocchi:

  • 300 g. di ricotta vaccina di Campolessi,
  • 300 g. di foglie di barbabietole, cotte a vapore e saltate con olio e uno spicchio d’aglio di Resia,
  • un pizzico di aglio di Resia in polvere,
  • 2 albumi,
  • una manciata di formaggio di latteria Turnaria grattugiato,
  • farina di frumento qualità Palesio q.b. per legare,
  • olio evo per mantenerli caldi in padella,
  • foglie di salvia,
  • sale.

Ingredienti per la fonduta profumata alla salvia, la mia traduttrice mi informa che “fonduta” non è traducibile in lingua Friulana:

  • 40 g. di formaggio Latteria Peio grattugiato,
  • 40 g. di formaggio latteria Campolessi grattugiato,
  • 20 g. di ricotta affumicata grattugiata,
  • 50 g. di panna fresca,
  • foglie di salvia fresca.

collage gnocchi ricotta bieta

Come fare gli gnocchi:

io ho dato delle dosi ma, come capita con queste preparazioni, molto dipende da quanto asciutta o meno sia la ricotta e da quanto siano state asciugate le verdure: seguitemi ma seguite anche il vostro istinto.

Amalgamare la ricotta con le foglie di barbabietola insaporite ed asciugate in padella, unire l’albume (se volete potete mettere l’ uovo intero), aggiungere la polvere d’aglio ed aggiustare di sale, se l’impasto risultasse troppo morbido aggiungere la farina: io preferisco aggiungere più albume per dare consistenza in cottura che mettere troppa farina, scegliete voi.

Prelevare dal composto la quantità che desiderate per formare gli gnocchi (io 25 g.) e farli rotolare, compattandoli, sulla farina; farli cuocere in acqua salata bollente fin quando saliranno a galla, nel caso metteste più farina, prolungare la cottura.

Scolare gli gnocchi e metterli in una padella con olio evo e foglie di salvia e mantenerli caldi.

Fonduta-001

Come fare la fonduta dalla cucina degli Amici di Godia:

io ho fatto la versione classica lucida ed ho messo in fusione nella panna le foglioline di salvia.

*Fonduta classica lucida: la panna dev’essere la metà della quantità di formaggio che adoperate, la fonduta va preparata a Bagno Maria a 60°C., se non avete un termometro da cucina (che vi consiglio di farvi portare da Babbo Natale perchè è davvero utile anche per le fritture n.d.r.) appoggiare il dito, quando scotta è arrivata a c.ca 60°C., i formaggi vanno grattugiati finemente.

*Fonduta veloce con besciamella: al posto della panna adoperare un besciamella, io vi do le proporzioni per 1 litro di besciamella, voi regolatevi secondo necessità: per ogni litro di latte preparare un roux con 50 g. di burro e 50 g. di farina, aggiungere 8 g. di sale.

Completare il piatto:

mettere a specchio (noblesse oblige) nel piatto la fonduta ed appoggiarvi sopra gli gnocchi tenuti al caldo, decorare con pennellate di fonduta e foglioline di salvia o come vi piace.

gnocchi di ricotta e foglie di bieta-001

Con questa ricettina vi saluto per un po’, in questi giorni devo lavorare sul mio/nostro progetto  e la prossima settimana sarò a Torino, al Salone del Gusto, ebbene si, io ci sarò, per ben 5 giorni e potrò scorazzare in lungo e in largo alla ricerca del prodotto perduto.

Nella scorsa edizione, di due anni fa, ero stata invitata dalla Garofalo e, con altre due foodblogger, avevamo presentato una ricetta di pasta (noi i Radiatori) con i prodotti delle nostre Regioni: io avevo portato la Pitina, mon amour ♥

Radiatori pesto bietoline, pitina e parmigiano-002

Quest’anno noi, di gente del Fud, siamo troppi e quindi, sono state invitate solo (20?)  prescelte, iscritte all’associazione delle foodblogger italiane beh, noblesse oblige ;-)

Sarò in incognito quindi niente paura, nessun incontro ravvicinato di foodblogger tipo, mi terrò alla larga ;-)

Alla prossima

Caseificio Turnario di Peio

Il modello Turnario

Fonduta

 


Macarons di Pan di Sorc con le susine, rivisitar la cucina di Anute.

gnocchi di pan di sorc, susini e salsiccia-002

Quando incontro una persona appassionata, che salta oltre gli ostacoli col sorriso e desidera affidarmi il suo bagaglio di ricordi, beh, va da sè che scocchi la scintilla e che io ritrovi in me tutte le risorse, i pregi e le qualità che ho quando non mi viene chiesto di apparire o di stare in gruppo.

Come vi ho anticipato questa mia passione è incanalata in un progetto per cui, tolti i panni della foodblogger, mi sto incamminando verso la mia baita nel bosco, quella dove, nella prossima vita, farò la raviolaia…

Tutte le domeniche, tranne in estate, Anute Scaon preparava gli gnocchi di patate ed in autunno aggiungeva nell’impasto le susine sminuzzate; il tutto veniva condito con la salsiccia sbriciolata, rosolata in poco burro assieme a foglie di salvia e cannella: il marito aggiungeva il tocco mitteleuropeo con una leggera spolverata di zucchero.

Anche questa ricetta rispecchia le contaminazioni delle cucine di confine, a Trieste, le susine vanno messe intere nel cuore degli gnocchi, la Signora Anute li amalgamava nell’impasto.

Io ho rivisitato la sua ricetta unendo le susine al composto di Pan di Sorc ammolato nell’acqua, un pizzico di sale, null’altro: il Pan di Sorc contiene uvetta, fichi secchi e noci e ritrova vigore nel condimento con salsiccia di casa, salvia profumata e cannella: l’alternativa sarebbe, per chi non desidera la salsiccia, mettere cannella e salvia nell’impasto e condire con burro e pane grattugiato; io oserei anche una grattugiata di ricotta affumicata, per la prossima volta.

Mi scrivono che nel resto d’Italia i prodotti che cito si trovano con difficoltà o non si trovano affatto: voglio chiarire che queste preparazioni possono venir rifatte e rivisitate con i vari prodotti Italiani, come faccio spesso io con le ricette delle altre Regioni: io lo trovo molto divertente ed istruttivo e, quando scrivo:  provate, se vi va, mi rivolgo alle appassionate come me, quelle persone anche un po’ nostalgiche che non vogliono lasciar andare quel filo che ci lega al passato.

collage pa di sorc susine

Ingredienti per gli gnocchi:

  • Pan di Sorc raffermo (o altro pane farcito con frutta secca ecc.) q.b.,
  • acqua q.b. (potete adoperare anche latte),
  • uovo,
  • farina farina di frumento varietà Palesio q.b.,
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per il condimento:

  • salsiccia fresca di casa (o pasta di salame/salame fresco),
  • pochissimo burro,
  • cannella,
  • poca acqua di cottura degli gnocchi per allungare.

Come fare il condimento:

togliere il budello della salsiccia e sgranarla in una padella con il burro e la salvia, rosolare ed aggiungere, man mano, poca acqua di cottura degli gnocchi.

Unire la cannella ed amalgamare, quando la salsiccia sarà ben rosolata, togliere il condimento dalla padella, conservando un po’ di salsiccia e frullare il resto per formare un condimento cremoso per legare bene gli gnocchi.

gnocchi pan di sorc susine padella-001

Come fare:

ammollare il pan di sorc in poca acqua; l’impasto, che contiene farina di mais cincuantino, non si presta ad essere strizzato ed è preferibile non eccedere con il liquido scelto, in quel caso metterlo in un colino a maglie fitte, premere con il dorso di un mestolo e lasciarlo gocciolare.

Unire l’uovo, il pizzico di sale ed amalgamare, se il composto risultasse poco consistente, aggiungere pan di sorc grattugiato e poca farina di frumento.

Prelevare con un cucchiaio un po’ di composto (io 25 g.) e rotolarlo su un piatto con la farina; formare delle palline, infarinarle ulteriormente e buttarle in acqua bollente salata, quando vengono a galla, lasciarle bollire ancora 1 o 2 minuti; scolare gli gnocchi e metterli nella padella col condimento.

Saltarli per farli insaporire bene aggiungendo la salsiccia lasciata in parte, saltarli ancora e servirli caldi.

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Rischio di ripetermi ogni volta ma io non mi annoio mai mentre preparo questi piatti anzi, sento crescere in me una forte energia positiva, quella che provo quando faccio qualcosa che mi piace e che mi appaga, in poche parole: quello che mi fa sentire Libera.

falle adesso

La sorpresa? Eccola: oggi sono la blogger del giorno su Trubù Golosa, poca cosa? Forse, ma per me che sono anti-social, la soddisfazione è grande e doppia


Frico Rosa della Val Cosa.

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Un giorno mi chiesero: cosa vuoi fare del tuo blog? Ecco, ora ho la risposta, voglio fare proprio ciò che sto facendo: adoperare i prodotti della mia Regione, il Friuli Venezia Giulia, senza rinunciare alle escursioni in altre Regioni e concedendomi qualche fuga romantica in Europa, in primis in Svizzera, tenutaria di tesori quali il Tete de Moine, lo Sbrinz e le Gruyere.

Per adeguarmi all’ attuale globalizzazione non disdegnerò qualche viaggio intorno al mondo: la cucina etnica non è nelle mie corde ma può darmi qualche  spunto interessante nei momenti di scarsa fantasia.

Ho scelto, anche perchè ho preso coscienza di come sono, del mio carattere e della mia personalità, di ciò che mi rende serena e ciò che mi mette a disagio: non sempre posso esprimere liberamentei miei pensieri, un tempo l’ho fatto ma ho capito che non ne vale la pena.

Fino a poco tempo fa, quand’era possibile, adoperavo un formaggio della Regione, poi, il solito fesso, avido ed ingordo, ne ha imbrattato l’immagine, danneggiando anche i produttori seri ed onesti.

Avendo una valida alternativa, ho cambiato, non per infedeltà, ma per amore della mia terra, soltanto per amore: frequentando il mondo del food ho imparato a guardare oltre l’apparenza e, conoscendo il territorio, a capire chi sta barando per meri interessi personali.

In questo blog voglio parlare di cucina e di amore, delle forme d’amore che conosco e mi appartengono, quello per la Natura, per gli Animali, per la cucina, per le Aziende serie, per i nostri straordinari prodotti: è questa la mia scelta ed è questo il sentiero che voglio percorrere.

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In questo frico ho sostituito le patate con le erbette rosse, quelle di Milva, appena raccolte: in mezzo al mazzo ce n’erano due di quelle rosse rosse e mi è venuta l’idea del frico rosa, abbinando la cipolla rosa della Val Cosa che, oltre al colore aiuta la rima baciata.

Non amo veder languire gli ortaggi sui banchi dei negozi, spesso rimangono lì perchè non si sa mai come utilizzarli: le erbette rosse, per esempio, sono buonissime lessate assieme alle patate e fatte in insalata, ottime al tegame, sempre con le patate o abbinate alle verze; nel blog ho anche una torta fatta con le erbette e nocciole.

Se i prodotti non vengono comperati, alla fine non vengono più coltivati e va a finire che si uniscono agli altri prodotti dimenticati che, tra qualche decenno, qualcuno deciderà di ricoltivare; che dite, andiamo in cucina?

collage ingredienti frico rosa

Ingredienti:

  • strissulis q.b.,
  • 1 cipolla rosa della Val Cosa,
  • 2 erbette rosse scure(io le chiamo barbabietole),
  • olio extravergine d’oliva per ungere la padella,
  • sale,
  • pepe.

collage frico rosa-001

Come fare:

affettare sottilmente la cipolla e farla appassire, con un po’ d’acqua, in una padella unta d’olio; tagliare le erbette con la mandolina ed unirle alla cipolla, salare, mescolare e cuocere per ammorbidirle.

Tagliare a rondelline le strissulis e metterle sul composto, coprire per far sciogliere e poi continuare a mescolare a fuoco forte, girando e rigirando rompendo  ed incorporando la crosticina che si forma.

Quando il composto risulterà ben amalgamato formare lacrosticina sia da un lato che dall’altro: tamponare l’unto in eccesso con carta assorbente e servire caldo, magari con un buon bicchiere di vino Refosco dal peduncolo Rosso.

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Caso in patellecte: si vol magnare dopo pasto et caldo caldo.

Buon fine settimana a tutti

Torta con barbabietole, nocciole e cioccolato bianco

Cipolla rosa slow food

Formaggio di Latteria Turnaria


Frico, un cjosul cu lis strissulis.

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Frico con strissulis e patate.

Se c’è una parola della Lingua Friulana che mi piace da matti è proprio Cjosul, che, come ho scritto qui, significa tutto e niente, è la parola salva discorso quando, quella giusta lu ài sot di un dint (sulla punta della lingua).

Devo dire che, nonostante l’ ancestrale disprezzo  che i Friulani nutrono nei confronti dei Triestini io imperterrita, giorno dopo giorno, continuo a Friulanizzarmi.

Ormai è amore, totale, indissolubile, un amore che va oltre la consapevolezza di cozzare contro un Popolo chiuso, diffidente, bastian contrario e poco propenso a coalizzarsi ed unirsi in Comunità, ognuno rema dalla propria parte e la barca rimane immobile in mezzo al mare: mi riferisco principalmente al popolo che ruota attorno alla cucina ed il cibo.

Di seguito  il Frico raccontato da un autorevole cuoco friulano: ho estrapolato qualche frase da un testo che sono stata autorizzata ad utilizzare: nello specifico, si contempla l’uso del formaggio Montasio, che un tempo veniva prodotto con la stessa lavorazione che ancor oggi utilizzano le Latterie Turnarie, ed è con le  strissulis del formaggio delle Latterie Turnarie, presidio Slow Food, che ho fatto questo frico.

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L’ho preparato con le patate kennebec che ho raccolto domenica scorsa nel campo di amici, poco distante da casa; immagino l’emozione di prepararlo con le patate di Godia o le originali patate di di Resia o le rosse/bianche di Cercivento: solo costassero meno ;-)

A PROPOSITO DI FRICO…

In questi giorni sulla stampa internazionale non si fa altro che parlare di Frico con la F maiuscola ma, se andiamo a vedere a ristroso, solamente dopo il 1998 il Frico ha fatto capolino nelle trattorie nostrane, orgogliose di lanciarlo e valorizzarlo (prima era un cibo della tradizione e solo a seconda dei contenuti alla sua origine potevano esserci delle ricette ricche).

Effettuando delle ricerche sul nome, per comprendere se vi fossero piatti simili in giro per l’Italia o nelle Regioni dell’Europa a noi vicine, non venne trovata alcuna traccia ma, chi scrive, oltre alle parole del Presidente dell’Ersa che promuove il prodotto, desidera evidenziare un passaggio dello storico: “cu lis strissulis” il frico è più gustoso.

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La pasta di cacio messa nelle forme (tàlz o fassere in friulano) viene rifilata alla sera. Questi ritagli strissulis o còdis o ritàis, regalano un frico eccezionale. Val la pena di assaggiare un frico di strissulis: se il frico vi piace, vi piacerà ancora di più; se non vi piace e non lo conoscete, diventerete amici. Lo giurava un casaro mio amico di Cavalicco, Angelo Dalla Mora.

Preparazione del frico di strissulis: i ritagli vengono fritti in poco olio e/o burro, pepe, sale, fino alla consistenza voluta. Meglio ancora se i ritagli vengono ammorbiditi in bagno di latte per un paio d’ore o più, dopo di che si mettono in padella nera (fersòrie o frissòrie) col condimento sopraddetto.

E poi via via menzionando i vari Latteria fresco o invecchiato o annunciando ricette arricchite con cipolla, patate crude o cotte, mele, oppure con lo speck… Frico croccante, morbido, a pasta filante ma sempre con formaggi provenienti dalle nostre latterie un tempo turnarie. Poi gli abbinamenti con i vini, bianchi delicati e profumati fino ai rossi corposi per l’abbinamento per il frico con lo speck.

Siamo orgogliosi di questi momenti “frizzanti” legati alla primogenitura del Frico, e siamo altrettanto consapevoli e preoccupati che non basta dichiararsi autorevoli conoscitori del Frico: bisogna esserlo da sempre e con tutti i nostri prodotti, prenderli per mano seguendo le “istruzioni per l’uso” di chi un tempo con fatica e creatività e con il condimento più antico e ricco del mondo, la fame, ce li ha portati in eredità: oggi questi prodotti con qualche innovazione sono diventati i nostri “Prodotti di Eccellenza”.

Germano Pontoni Unione Cuochi FVG

Da Frico e… 30 ricette di frico e più di 60 ricette di cucina dall’antipasto al dessert con il formaggio Montasio, a cura di G. Busdon e G. Pontoni, Edizioni Ribis.

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Strissulis e patata (non quella che ho adoperato, è germogliata!)

Ingredienti:

  • strissulis,
  • patate Kennebec tagliate con la mandolina (le rosse sarebbero perfette),
  • sale,
  • pepe (io l’ho messo),
  • olio per ungere la padella,
  • acqua per aiutare la cottura delle patate.

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Come fare, ricetta di Anute Scaon:

tagliare le patate con la mandolina, quelle che ho adoperato io  erano patate nuove, quindi le ho risciacquate ed asciugate per eliminare l’eccesso di amido che avrebbe reso collosa la preparazione.

Ungere una padella e disporre uno strato di patate, io le ho pepate e salate, aggiungere un po’ acqua per facilitare la cottura (all’inizio io ho coperto), mescolare e, quando saranno rosolate porre sopra, uniformemente a coprire , uno strato di strissulis tagliate a rondelline e far sciogliere a fuoco dolce (anche qui io ho coperto).

Quando le strissulis saranno sciolte e si saranno fuse con le patate, alzare la fiamma per creare la crosticina, rompere la crosticina, mescolare ecc., quando il frico avrà un bel colore dorato non mescolare più e creare una crosticina uniforme da tutti due i lati.

Io l’ho spadellato su carta assorbente, anche se non trasudava grasso, e l’ho affidato, caldo, alle accoglienti fauci di ello :-D che ha esclamato la fatidica frase: da rifare!

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I Friulani DOP/DOCG/IGP abbiano pietà di me ed apprezzino la mia buona volontà, alla prossima con un frico personalizzato all’accantoalcamino♥

P.S.: il frico si fa anche con la cipolla e quale migliore occasione per andare domani a Cavasso Nuovo, alla Festa d’Autunno 2014 per conoscere ed apprezzare la Cipolla Rosa, presidio Slow Food?


Kuhani štruklji (Struccoli bolliti): la ricchezza delle contaminazioni gastronomiche.

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Veneto, Austria, Slovenia e l’infinito golfo di Trieste sono le quattro finestre, attraverso le quali sono entrate, in Friuli Venezia Giulia, le varie contaminazioni culinarie.

Questo struccolo bollito è un esempio: specialità tipica Slovena che corre lungo la linea di confine compresa tra Trieste e Gorizia dove, un tempo, le lingue Italiana e Slovena erano conosciute e parlate da tutti.

Lo struccolo bollito l’ho sempre mangiato in Slovenia, per l’esattezza nella Gostilna pri hrastu (alla fine il link): il bello delle trattorie Slovene ed Austriache è che puoi mangiare a qualsiasi ora qualsiasi cosa e nessuno ha mai badato a me se il mio menù era composto soltanto da due portate: palacinke alle noci e struccolo bollito, a sazietà: a quei tempi praticavo molto sport e spesso quelle mangiate seguivano duri allenamenti sulle montagne adiacenti.

A Trieste non l’ho mai né visto né mangiato, so che lo chiamano “strucolo in straza” ma non so se è inteso a quello salato con gli spinaci fatto con la pasta  matta o contempla anche la versione dolce.

Come altre preparazioni che sono menzionate in questo mio album dei ricordi, anche questa stava aspettando il suo turno ed è proprio mentre leggevo gli ingredienti dell’impasto, che ho riconosciuto la ricetta della Signora Maria (el strucolo de ua) e mi sono ricordata il suo procedimento.

Ora, dopo aver preso confidenza con questo tipo di pasta (l’uva fragola ha avuto degna “sepoltura”) ora dotrò riprovare perchè è davvero buono, buono, buonissimo.

Ho voluto sperimentare i due ripieni, dividendo a metà la pasta, ma è tempo di andare in cucina.

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Ingredienti per la pasta:

  • 500 g. di farina 00 (Regina del Mulino Persello),
  • 40 g. di lievito di birra,
  • 1 uovo intero + 2 tuorli,
  • 80 g. di zucchero,
  • 70 g. di burro,
  • la buccia grattugiata di un limone,
  • 1 pizzico di sale,
  • 2 bicchieri di latte c.ca 1/4.

Come fare la pasta:

preparare un lievitino facendo sciogliere il lievito in poco latte ed aggiungere farina fino ad ottenere una pastella fluida, far lievitare fino al raddoppio.

Scaldare il latte rimasto e, senza farlo bollire, sciogliervi lo zucchero, il burro ed unire la scorza di limone, il sale ed il composto di uova.

In una terrina setacciare la farina ed unire il lievitino ed il composto preparato; amalgamare bene e lavorare fino ad ottenere un panetto liscio e vellutato: coprire la terrina e far lievitare in un luogo tiepido (io in forno con la luce accesa) per circa 1 ora.

Nel frattempo preparare i ripieni.

bicchiere

 

Ricetta vecchia, bicchiere vecchio.

Ingredienti per il primo ripieno: mele e noci:

  • 100 g. di noci tritate,
  • 2 piccole mele Renette,
  • 50 g. di uvetta,
  • 1 noce di burro,
  • 50 g. di zucchero,
  • 25 g. di pane grattugiato (2 cucchiai colmi),
  • 1bicchiere di latte (vedi foto),
  • cannella,
  • buccia grattugiata di limone,
  • 1 pizzico di sale.

impasto mele noci-001

Come fare il primo ripieno (vi consiglio di rosolare il pane grattugiato tutto in una volta e dividerlo dopo, la stessa cosa con le noci tritate):

mettere in una terrina il pane rosolato nel burro ed aggiungere le noci tritate scottate nel latte bollente, lo zucchero, le mele grattugiate, l’uvetta ben lavata, la buccia di limone e la cannella.

Consiglio, se, dopo aver grattugiato le mele, notate che rilasciano molto liquido, scolatene una parte, ma non buttatelo via, aggiungetelo all’altro ripieno.

Ingredienti per il secondo ripieno: ricotta e semi di papavero:

  • 150 g. di ricotta,
  • 100 g. di noci tritate,
  • 2 cucchiai di semi di papavero macinati,
  • 50 g. di uvetta,
  • 1 noce di burro,
  • 70 g. di zucchero,
  • 25 g. di pane grattugiato (2 cucchiai colmi),
  • 1 bicchiere di latte (vedi foto),
  • cannella,
  • buccia grattugiata di limone.

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Come fare il secondo ripieno:

in una terrina setacciare la ricotta ed unire il pane rosolato nel burro, le noci tritate scottate nel latte bollente, i semi di papavero macinati, lo zucchero, l’uvetta ben lavata, la buccia di limone e la cannella.

Come preparare gli struccoli:

mettere sul fuoco un tegame capiente con acqua salata e portarla ad ebollizione; dividere l’impasto a metà e stendere la parte da farcire con la ricotta perchè non ha bisogno di ulteriore lievitazione.

Spalmare il composto in maniera uniforme ed arrotolare lo strudel, avvolgerlo in un panno umido e chiuderlo ai lati con lo spago, a mò di caramella.

Immergerlo nell’acqua bollente e cuocerlo per 20 minuti, girarlo e completare la cottura per altri 20 minuti.

Nel frattempo preparare l’altro struccolo: spalmare sulla pasta il composto di mele, arrotolarlo ed avvolgerlo nel tovagliolo umido senza stringerlo troppo e far lievitare per 30 minuti.

Per la cottura procedere come per l’altro.

Scolare gli struccoli, liberarli dal tovagliolo e tagliarli a fette, se non li consumate subito, porzionarli e metterli in congelatore; in previsione dell’utilizzo, scongelare a vapore per mantenere l’umidità e ripassare in padella con burro fuso e pane grattugiato aggiungendo, se vi va, una spolverizzata di zucchero e canella.

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La piu antica gostilna di Nova Gorica

Spero di non avervi annoiato.

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Strucolo de ua fragola (strudel di uva fragola), nostalgia della vendemmia.

strucolo ua fragola cornice-001

Il primo ricordo che ho della vandemmia risale ai tempi in cui avevo i piedini così piccoli da non riuscire, con uno, a pigiare un grappolo intero: avrei voluto raccogliere anch’io l’uva,  ma ai bambini non era permesso adoperare le forbici così, per accontentarmi, acconsentirono a farmi salire sulla piccola scala di legno a pioli costruita dallo “zio Erminio” e di saltare nel tino insieme con gli altri.

Avevo paura di essere pizzicata dai tagliaforbice, insettini con delle tenaglie che era usuale veder far capolino tra i chicchi, ma erano talmente grandi la gioia e l’orgoglio di potermi rendere utile ed il senso di libertà che provavo che mi feci forza e non ci pensai più.

Farnei e Noghere oggi-001

Tutto questo accadeva a Farnei, io abitavo non molto lontano: la mappa è contemporanea, allora tutte quelle fabbriche, strade, autostrade, non esistevano: il quadratino grande indica il posto dove andavo a pigiare l’uva, quello piccolo, all’incirca dove abitavo con papà e mamma, proprio accanto all’argine del Rio Ospo e, segnato con le freccette, il percorso che facevo ogni mattina per andare al molo Balota e salire sull’autobus che mi portava a scuola, a Muggia.

strada perMuggia

In fondo c’è il Molo Balota, in questa foto, presa dal web, il mezzo sta ritornando a Trieste,

stazione filobus

La stazione com’era allora (foto dal web).

Dopo quell’ episodio trascorsero molti prima che mi si ripresentasse l’occasione di vendemmiare; ormai ero grande, ma il ricordo di quella vendemmia era così bello da volerlo rivivere: nel frattempo i piedi erano stati sostituiti dai torchi ma l’atmosfera e i profumi erano gli stessi.

Accadde a Cormons (GO), in un’azienda agricola a gestione familiare: avevano anche la stalla e la mattina presto lasciavano davanti alle porte delle case dei clienti la/le bottiglia/e di latte fresco.

Ricordo che la Mamma di Franco, quella dei biscotti al cocco per intenderci, raccoglieva, giorno dopo giorno, l’abbondante strato di panna che si formava in superfice, la metteva in un frigoverre (mi ricordo questo) e, quando aveva la quantità sufficiente, iniziava a sbattere con forza (a volte le davo il cambio) per ricavare il burro che poi adoperava per fare i suoi famosi dolci:  tra i quali c’era anche l’impasto per questo strucolo: impasto che adoperava anche per fare la focaccia per la colazione, lei lo chiamava pane dolce, per voi sarà, forse, pan brioche.

Ed è proprio uno strucolo come questo che portai il primo giorno di vendemmia, l’uva fragola era quella della Signora Maria, e volevo contribuire anch’io alla merenda di fine giornata.

Già, quando si andava a vendemmiare non occorreva portarsi né cibo né da bere, pensavano a tutto loro: alle 11 la padrona di casa usciva di corsa dalla vigna, se la vigna era distante da casa, inforcava la bicicletta ed andava a preparare il pranzo per tutti: minestra o pasta, affettati di casa, formaggi, metteva a disposizione ciò che c’era: alla fine il caffè e via di corsa nella vigna, fino alle 17 o poco più se bisognava riempire il cassone.

Prima di andare via facevamo merenda (praticamene nessuno cenava più) ed era quello il momento per sfoggiare i dolci e per me di ricevere i complimenti per questo strucolo de ua fragola.

Erano anni che non lo facevo più, gli ultimi li avevo preparati per la suocera: illo tempore… Ma ora è tempo di andare in cucina, col cesto di uva fragola; va bene anche uva nera da vino, la cabernet sarebbe perfetta ma ormai è stata tutta vendemmiata, manca il Picolit che si raccoglierà in ottobre, sarà per il prossimo anno.

pergolato uva fragola più cesto

La pergola, il cesto e la scala, senza la quale, niente strucolo.

Ingredienti per 2 strucoli da c.ca 30/33 cm. :

  • 1 kilo di chicchi di uva fragola lavati ed asciugati,
  • pane grattugiato,
  • 500 g. di farina 00 (io ho adoperato la Regina del Mulino Persello, comperata),
  • 40 g. di lievito di birra,
  • 1 uovo intero + 2 tuorli,
  • 80 g. di zucchero,
  • 70 g. di burro,
  • la buccia grattugiata di un limone,
  • 1 pizzico di sale,
  • 2 bicchieri di latte.

Come fare (mi scuso per la mancanza del passo passo ma i tempi erano stretti):

preparare un lievitino facendo sciogliere il lievito in poco latte ed aggiungere farina fino ad ottenere una pastella fluida, far lievitare fino al raddoppio.

Scaldare il latte rimasto e, senza farlo bollire, sciogliervi lo zucchero, il burro ed unire la scorza di limone, il sale ed il composto di uova.

In una terrina setacciare la farina ed unire il lievitino ed il composto preparato; amalgamare bene e lavorare fino ad ottenere un panetto liscio e vellutato: coprire la terrina e far lievitare in un luogo tiepido (io in forno con la luce accesa) per circa 1 ora.

Nel frattempo preparare il ripieno che consiste, semplicemente, nello sgranare i grappoli, scegliendo chicchi sani e sodi, lavarli, asciugarli e passarli nel pane grattugiato; se preferite una preparazione più dolce, unire un pò di zucchero, io non lo metto perchè l’uva fragola è già dolce ed aromatica.

Prelevare l’impasto, lavorarlo brevemente e dividerlo, io a metà ma voi potete ricavare degli strucoli più piccoli; stenderlo in sfoglia sottile e mettere sopra l’uva fragola in un unico strato e, delicatamente, per evitare la fuoriuscita dei chicchi, arrotolare la pasta; sigillare bene le due estremità e decorare a piacere.

Io avevo fretta ed ho decorato con dei chicchi di pasta che ho fatto aderire con l’albume ed ho sparpagliato dei semi di papavero: solitamente preparo le palline, le faccio rotolare nei semi di papavero e poi compongo il grappolo, un bellissimo effetto si crea ricalcando le foglie per ottenere le venature naturali.

Far lievitare ancora per c.ca 20 minuti, spennellare con l’uovo e latte ed infornare, a 180°C. per 40 minuti.

strucolo uva fragola fetta-001

Nessuno strudel verrà uguale all’altro, ogni fetta sarà più o meno ricca di uva, comunque sia, la bontà è garantita: e se poi, mentre fotografate, una coccinella passeggia tranquilla sulle foglie, beh, cosa volere di più?

coccinella foglia uva-001

Buona settimana e, dal momento che oggi è per me un ritorno al passato, aggiungo la colonna sonora.


Pere Cotogne: oggi Tatin.

Tatin perecotogne-002

Foto 20 ottobre 2009.

Dopo la ricetta della marmellata di Tiziana del post precedente sono andata a controllare l’albero del mio vicino, quello di questa foto, risalente al 6 ottobre 2009:

albero pere cotogne-001

Ebbene le varie tempeste subite durante l’estate l’hanno ridotto così:

collage pero cotogno

Cliccare per ingrandire.

Ho chiesto ugualmente  il permesso per raccoglierle e recuperarle, confezionando marmellate, cotognate e quant’altro: ne ho portata a casa una tutta butterata ma all’interno era perfetta e quindi, con un po’ di pazienza ridarò nuova vita a questi frutti.

Mi sono fatta promettere che non lo eliminerà ma che lo poterà soltanto, anche perchè la maggior parte dei rami è stata spezzata dal vento, io lo “moniterò” ;-)

Questa è stata la mia prima tatin, ero da poco entrata nel “firmamento” delle foodblogger :-D ed ero inesperta (oggi è cambiato poco ;-) ) così mi sono istintivamente fidata di Mysia (alla fine il link), c’erano le foto del passo passo e quindi mi sono buttata, ho solamente sostituito  i 200 g. di zucchero con 150 g. di zucchero di canna.

Avevo seguito pedissequamente anche il procedimento per la pasta brisè, se voi preferite velocizzare, adoperate la brisè già pronta o la pasta sfoglia.

Ingredienti per la pasta brisè:

  • 200 gr di farina 00,
  • 100 gr di burro,
  • 60 ml di acqua fredda.

Come fare la brisè:

in una terrina, pizzicare tra le dita il burro e la farina fino ad ottenere delle grosse briciole, aggiungere, poca alla volta, l’acqua fredda ed amalgamare bene il composto, formare una palla e farla riposare in frigorifero per una mezz’ora.

pere cotogne pp-001

Ingredienti per la tatin per una teglia da 26 cm. di diametro:

  • 1 kilo di pere cotogne,
  • 150 g. di zucchero di canna,
  • 80 g. di burro.

collage tatin cotogne

Come fare:

nel frattempo che riposa la pasta brisè preparare le pere cotogne, lavarle per eliminare la peluria che hanno sulla buccia, pelarle, tagliarle in 4 spicchi ed eliminare i residui del torsolo.

Se possedete la teglia adatta alla tarte tatin o uno stampo col fondo spesso adatto sia alla cottura sul fuoco che nel forno, sarete facilitati nel compito, a quel tempo ho dovuto arrangiarmi adoperando la teglia che intravedete nel collage, il fondo troppo sottile per distribuire bene il calore, infatti ci sono tracce evidenti di bruciacchiato su qualche mela, ma è stato comunque “spazzolato” tutto ;-)

Preriscaldare il forno a 180°C.

Nello stampo che avete preparare il caramello con 100 g. di zucchero di canna e 50 g. di burro; appoggiare sopra gli spicchi di pera cotogna, dalla parte del dorso, cercando di riempire tutti gli spazi.

Togliere dal fuoco e coprire con il rimanente burro a fiocchetti e spolverizzare con i restanti 50 g. di zucchero di canna.

Stendere la pasta brisè per ottenere una sfoglia che Mysia consiglia di 3/4 mm. di spessore; ricoprire lo stampo con le mele cercando di andare bene fino in fondo, lungo tutto il bordo, aiutandovi con una spatola di legno (il caramello scotta :-) ).

Infornare e cuocere per mezz’ora, appena sfornata rovesciarla subito sul piatto di portata altrimenti il caramello solidifica e diventa problematico.

Tatin pere cotogne fetta-001

Foto 20 ottobre 2009.

Per non annoiarvi ancora con altri post “cotognosi” vi lascio questa marmellata, seguite il procedimento solito, aggiungendo in cottura una bella bacca di vaniglia che poi lascerete nel vaso.

marmellata cotogne vaniglia1-001

Foto 2009.

Buon proseguimento di settimana

Il link di Mysia:

Tarte tatin

snoopy foglia

Immagine da Pinterest


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