L’idea mi è venuta ripensando ai miei gloriosi tempi dell’ mtc, quando, mese dopo mese, in maniera quasi compulsiva da meritarmi l’assistenza psicologica di Padre Amort, sfornavo innumerevoli versioni diverse della stessa ricetta base.
Ricordo ancora i miei innumerevoli soufflè glacè e così mi sono detta: perchè non provare con le nespole del Giappone? Ormai le ho adottate e mi porto avanti per quando inizierà qui la loro stagione, infatti, quelle che vedete arrivano dalla vicina Spagna.
Questa preparazione ha origini francesi, la base è quella del semifreddo e si presta ad un’infinità di varianti, provate, è più semplice di quanto appaia ma ora andiamo in cucina.
Prima d’iniziare la preparazione, rivestire con carta forno degli stampi da soufflè facendola sbordare per 6 cm e fissare con spago da cucina, riporre in frigorifero.
Mettere in congelatore la panna così da montarla più facilmente.
Sbucciare le nespole e, al solito eliminare i semi e lapellicola che li contiene, tagliarle a pezzi piccoli, irrorare con il succo di limone, aggiungere lo zucchero (ho scelto il muscovado perchè le profuma gradevolmente) e porre sul fuoco fino ad ottenere una composta che poi frulleremo; per questo soufflè ne ho adoperati 2 cucchiai, se avanza avrete un altro dessert.
Ingredienti per il soufflè della foto:
nespole del Giappone,
2 cucchiai di zucchero muscovado,
succo di limone,
100 g. di Topfen (o ricotta o yogurt),
100 g. di panna montata,
4 cucchiai di composta di nespole frullata (2 per il composto e 2 per l’interno).
Ingredienti per la meringa Italiana:
50 g. di albume (pizzichino ino sale e gocce succo limone per montarli),
100 g. di zucchero a velo (ricavato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, così è davvero senza glutine),
50 ml. di acqua per lo sciroppo.
Come fare la meringa italiana:
montare gli albumi a neve fermissima.
Preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , facendo sciogliere sul fuoco fino ad ottenere uno sciroppo denso.
Versare a filo lo sciroppo sugli albumi montati a neve continuando a montare il composto fino a quando non sarà freddo, poi riporre in frigo.
Completiamo la preparazione:
montare la panna, setacciare il Topfen o la ricotta in una terrina, se adoperate quella (per lo yogurt non serve), unire 2 cucchiai di purea di nespole, unire la panna montata ed incorporare gli albumi.
Versare nel contenitore e mettere in congelatore, quando sarà rappreso, tirarlo fuori , scavare un cratere profondo, spostando il composto ai lati, riempirlo con la purea di nespole, ricoprire con il composto spostato e rimettere in congelatore per non meno di 6 ore.
Prima di servire rimuovere la carta, se vi va decorate con un cucchiaio di composta di nespole (io non l’ho messa perchè lo zucchero muscovado l’aveva scurita tanto).
Quando ho pubblicato il Crumble di Nespole avevo citato questo contorno, un pò scettica ma poi, curiosa come sempre di fronte a ricette fino allora sconosciute, ci ho pensato su: a me piacciono la caponata, i fagioli all’uccelletto e il savor ed anche anche a ello, allora perchè non provare?
Hanno fatto da contorno ad una tagliata, improvvisato riciclo della parte centrale della costata della sera prima, che ho condito con un olio aromatizzato alla salvia per rimanere vicino al sapore del contorno.
Questa ricetta la trovate sul libro di Emilia Valli: 1000 ricette con la frutta (€. 3,90), io l’ho comperato ma lo davano anche con un quotidiano.
Ho modificato le dosi secondo le nespole a mia disposizione, tra parentesi le dosi originali nel caso voleste provare, il procedimento l’ho un pò modificato perchè seguendo i tempi di cottura della ricetta originale le nespole sarebbero rimaste troppo crude.
Ingredienti:
8 nesople del Giappone a media maturazione (12),
1 cucchiaio d’olio evo (1 cucchiaio di margarina),
1 piccolo scalogno (1/2 cipolla bianca),
2 foglie di salvia,
1 cucchiaio di aceto di mele (1 di aceto bianco),
1/2 cucchiaio di zucchero (1 cucchiaio),
sale,
peperoncino di Calabria in polvere.
Come fare:
sbucciare le nespole, denocciolarle ed eliminare la pellicola che contiene i semi, tagliarle a spicchi e rosolarle nel tegame con l’olio caldo e lo scalogno tritato finemente e fatto appassire, aggiungere la salvia tritata ed il pizzico di peperoncino.
Far insaporire bene, coprire per ammorbidirle leggermente (tendono a rimanere sode), sciogliere lo zucchero nell’aceto e versare nel tegame, alzare il fuoco, mescolare e spegnere.
Far marinare per 1/4 d’ora prima di sevire.
Ed ecco la mia salvia, era una piantina striminzita che mi ha seguita in vaso per 2 traslochi e come ultima speranza l’ho piantata, nel 2006 nel giardino, in un piccolo triangolino ed ecco com’è diventata.
Ieri mattina ho fatto un pò di giardinaggio e prima che la pioggia imminente ne rovinasse irrimediabilmente i fiori, l’ho fotografata.
Mentre l’Italia sfoglia margherite per scoprire se la primavera la ama ancora io, per simularla, sfoglio erbe di campo e…. Pulisco cozze.
Già, sono piaciuti così tanto i fusilli che le cozze sono diventate oggetto del desiderio quotidiano di ello e buona occasione per me di giocare un pò, come ai vecchi tempi.
Questa ricetta è un gioco, è un pò come la pasta degli gnocchi che mi dava la mamma affinchè creassi il mio piatto: ho prelevato prima della fine della cottura un pò di orzotto che ho fatto come sempre: rosolando le foglie di sclopit nell’olio evo con uno spicchio d’aglio vestito, ho unito l’orzo lavato e risottato aggiungendo, un pò alla volta, il liquido ottenuto dalla cottura delle cozze (copio/incollo).
Lavare bene i gusci delle cozze eliminando quelle rotte o aperte e metterle in una pentola larga e capiente dove avremo riscaldato l’ olio EVO con l’ aglio vestito (volendo il prezzemolo ma non l’avevo), alzare la fiamma, coprire e scuotere di tanto in tanto.
Dopo pochi minuti le cozze si saranno aperte (quelle chiuse buttatele), estrarre i muscoli, metterli da parte e filtrare il liquido.
Ho continuato la cottura, omettendo l’aggiunta di sale in quanto il liquido delle cozze è naturalmente salato, alla fine ho aggiunto le cozze che non richiedono ulteriore cottura perchè tendono a diventare dure.
Detto questo arriviamo all’ impiattamento: tra le cozze ce n’era una enorme (vedi foto) e così ho pensato di adoperarla come stampino: ho inserito l’orzotto (senza cozze) nel guscio, l’ho richiuso, ho schiacciato bene, ripulito il bordo dall’eccesso di orzo e l’ho sformato, creando la cozza di orzotto.
Ovviamente questa presentazione non è indispensabile, può, semplicemente essere un’idea per un buffet, magari adoperando cozze più piccole da mangiare così, con le mani a mò di finger food.
L’assenza di burro consente di poterlo mangiare anche a temperatura ambiente, provate, se vi va.
Queste cozze sono per Elena che, fino a domani sera ospita il whb, come sempre, da lei troverete le “istruzioni per l’uso”.
Già, dopo una notte buia e tempestosa, finalmente sabato mattina è ricomparsa la primavera e mi è venuto in mente Giacomo Leopardi che, con la sua sensibilità malinconica, scrive la sua poesia, imparata a memoria e recitata più volte in classe e a casa, con la Signora Gisella che mi ascoltava attenta e severa.
L’ ho immaginato dietro ad una finestra, di quelle alte, enormi, contornate da pesanti tende di velluto scuro, tanto scuro da non dare speranza alla luce di illuminare né la stanza né l’anima del Poeta.
L’ ho immaginato osservare le gocce cadere dal tetto sfiorando il davanzale e l’ ho visto dirigersi pensieroso (o pensoso) verso la scrivania ed iniziare i suoi versi:
Passata è la tempesta: Odo augelli far festa, e la gallina, Tornata in su la via, Che ripete il suo verso. Ecco il sereno Rompe là da ponente, alla montagna; Sgombrasi la campagna, E chiaro nella valle il fiume appare. Ogni cor si rallegra…
… Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride Per li poggi e le ville. Apre i balconi, Apre terrazzi e logge la famiglia: E, dalla via corrente, odi lontano Tintinnio di sonagli; il carro stride Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core. Sì dolce, sì gradita Quand’è, com’or, la vita? Quando con tanto amore L’uomo à suoi studi intende? O torna all’opre? O cosa nova imprende? Quando dè mali suoi men si ricorda? Piacer figlio d’affanno; Gioia vana, ch’è frutto Del passato timore, onde si scosse E paventò la morte Chi la vita abborria; Onde in lungo tormento, Fredde, tacite, smorte, Sudàr le genti e palpitàr, vedendo Mossi alle nostre offese Folgori, nembi e vento. O natura cortese, Son questi i doni tuoi, Questi i diletti sono Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena È diletto fra noi. Pene tu spargi a larga mano; il duolo Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto Che per mostro e miracolo talvolta Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana Prole cara agli eterni! Assai felice Se respirar ti lice D’alcun dolor: beata Se te d’ogni dolor morte risana.
Non mi sono accontentata di rimanere qui, nella nostra meravigliosa ed assolata Italia (allo sfascio) ma ho voluto andare anche un pò lontano, incamminarmi verso altri mondi.
Ieri sera ho visto su Gambero Rosso Sky uno splendido documentario che parlava dell’ amara/dolcezza del cioccolato, mostrandone le varie sfaccettatura, dallo scultore-amante del cioccolato Patrick Roger che mi ha conquistata col suo gorilla a grandezza naturale (sono innamorata di Dian Fossey… ); pensate che i BAMBINI che lavorano nelle piantagioni di cacao non hanno la minima idea né di dove vadano le fave né cosa ne facciano… alla fine lo assaggiano e dicono: buono, è davvero buono…
Cosa c’entra il cioccolato qui? Nulla,è tanto per parlare
Noi
Ed ora passo alla ricetta, non so se a Giacomo (confidenziale) sarebbe piaciuto questo dessert, non lo immagino mangione godurioso ma io ed ello invece lo siamo ed abbiamo apprezzato molto.
La ricetta arriva dalla mia solita datata dispensa a schede, alla ricetta, che non prevedeva zucchero, ho aggiunto del fruttosio ed ho sostituito le noci con le nocciole tritate che erano avanzate dalla precedente torta.
Quando ho letto la ricetta mi sono spaventata, è più il tempo di raffreddamento che quello di esecuzione? Nessun problema, sto diventando pratica e dopo 3 anni abbondanti di blog e web ho imparato ad interpretare le ricette.
Una cara persona ha scritto questo, parlando di me, della Libera di “prima”, prima che iniziasse a vagabondare nella solitudine dei campi e dei boschi: “che non si perde nulla nelle pieghe delle ricette”, beh, quella Libera ritornerà, prima o poi… promesso♥
Ingredienti per il bicchiere nella foto e un’altra coppa grande:
2 avocadi maturi,
150 g di crema di polpa di cocco (NaturaSì),
150 ml. di succo d’ arancia,
2 cucchiai di fruttosio,
150 g di yogurt greco,
1 cucchiaio abbondante di scorza d’arancia gratuggiata,
1 cucchiaio di succo di limone,
farina di cocco e scorza d’arancia per decorare (o come vi piace).
Ingredienti per la granella/crumble:
50 g di burro di cocco (o il vostro solito burro),
50 g di fiocchi di mais,
50 g di nocciole tritate grossolanamente,
1 cucchiaio di zucchero muscovado.
Il procedimento per la granella lo trovate in grassetto/corsivo.
Come fare:
mettere il succo d’arancia, il fruttosio e la crema di polpa di cocco in un pentolino, mescolare e riscaldare (non bollire!) il composto per amalgamarlo.
Spegnere e versare in una terrina, far raffreddare e mettere in frigo per far addensare.
Nel frattempo tagliare a metà gli avocado, eliminare il nocciolo (non gettarlo, vedere qui) e, con un cucchiaio estrarre lapolpa.
Ritirare dal frigorifero la crema di cocco, unire la polpa di avocado, lo yogurt, la scorza d’arancia ed il succo di limone e riporre ancora la terrina, coperta con la pellicola, in frigorifero per far addensare (io, per motivi di tempistica, l’ho lasciato tutta la notte).
Al momento di preparare le coppe o bicchieri, come volete, far sciogliere il burro di cocco (io) o margarina o burro di soia o burro vaccino ed unire i fiocchi di mais frantumati: io l’ho fatto con le mani, è un ottimo antistress.
Dopo che i fiocchi avranno assorbito il burro, unire le nocciole tritate e lo zucchero Muscovado, mescolare per qualche minuto, versare in una ciotola e far raffreddare.
Presentazione:
questo dessert può essere servito in coppette, io ho scelto per voi il bicchiere che evidenzia il “crumble” (perchè di crumble si tratta) che è perfetto in questo dessert, per la croccantezza, il profumo e la consistenza e se vi avanza potete utilizzarlo per altre preparazioni.
Alternare gli strati di crema e crumble terminando con la crema, la decorazione è a gusto personale, io ho scelto una farina di cocco e una piccolissima julienne di scorza d’arancia che fa sempre la sua bella figura.
Comunicazione di sevizio: ho completato il recupero dei miei post persi per il malfunzionamento (o mia inesperienza) del PDF, questo comporta che gli iscritti via email non verranno subissati di email.
Alla mia adorata compagna di merende: va meglio così?
Milva mi ha regalato una cassettina di fiori di zucchina (fiori femmina in quanto quelli che spuntano all’estremità delle zucchine).
Si sa che ormai la stagione sta per finire, io la saluto così:
Ingredienti da quantificare a seconda dei fiori che avete:
fiori di zucchina (io quelli della cassettina),
350 g. di ricotta vaccina,
1 scatola di tonno al naturale d 160 g.,
1 cucchiaio di capperi dissalati,
3 cucchiai di parmigiano grattugiato,
1 tuorlo (l’albume per la panatura),
sale,
peperoncino di calabria.
1 albume leggermente sbattuto per la panatura,
semi di zucca tritati grossolanamente per la panatura.
Come fare:
pulire i fiori e, con delicatezza, eliminare i pistillo.
Amagamare gli ingredienti in una terrina e, aiutandovi, se la sapete adoperare, con la sac a poche oppure con un cucchiaino, con pollice e indice chiudere i fiori, passare (solo la parte ripiena) nell’albume e poi nei semi di zucca.
Terminata l’operazione con tutti i fiori, apoggiarli sulla carta forno, versare su ognuno qualche goccia di olio evo ed infornre a 180° per 15 minuti.
Estrarli dal forno e, aiutandovi con una pinza, girarli e terminare la doratura sotto al grill per altri 5 minuti.
Un breve saluto prima di partire “fisicamente”, un mese impegnativo, per me, questo agosto, in tutti i sensi.
Un breve saluto prima di partire “fisicamente”, un mese impegnativo, per me, questo agosto, in tutti i sensi.
Non vedo l’ora di incamminarmi la mattina presto, dopo la piscina, dopo una bella colazione Austriaca, zaino, bottigliona d’acqua, anche se lungo i sentieri l’acqua si trova facilmente, compreso il bicchiere in acciaio col manico per berla.
L’ispirazione per questa ricetta l’ho trovata sul libro: Il piatto in un bicchiere di Anna Prandoni e Fabio Zago, pagina 176 (libro regalatomi dalla mia ex socia in occasione della visita a casa sua), soltanto l’ispirazione perchè ho cambiato anche il procedimento non amando “ribollire” il te e l’agar agar l’ho sciolto nell’acqua che ho aromatizzato facendo bollire la buccia della pesca.
Ho adoperato un the affumicato che adoro e che con la pesca, secondo me, ci sta d’incanto.
Contempla l’uso dello zucchero e indica un’improbabile dose di agar agar che rassoderebbe una tinozza di gelatina (45 grammi).
A volte m’incavolo quando leggo le dosi delle ricette sui libri di cucina (che hanno anche un costo), capisco un’errore qui, nei nostri blog, la fretta ecc. però qui non vendiamo ed abbiamo la possibilità di correggere e la fortuna di avere qualche lettore che ci fa notare l’errore, ma un libro che prima di andare in stampa passa di mano in mano, viene controllato dai correttori di bozze, beh, qui l’errore non è tollerabile.
Per fortuna io ho un ottimo rapporto con l’agar agar, una specie d’istinto che mi fa sempre azzeccare la dose giusta, in questo caso la gelatina doveva essere cremosa e avere la consistenza di un budino.
Ingredienti per me:
2 pesche gialle Bio (queste dolcissime, succose e profumate),
1 grano di pepe del Madagascar e foglioline di menta per decorare.
Come fare:
preparare il the nel solito modo e lasciarlo da parte, sbucciare le pesche e mettere in infusione le bucce, frullare anche la polpa col succo di limone ed amalgamarla al the.
Sciogliere l’agar agar nell’infuso di bucce di pesca e far bollire per 2 minuti, frullare e versare sul composto di the e pesche, mescolare.
Versare nel bicchiere o coppa e far raffreddare in frigorifero per c.ca 2 ore.
Io ho decorato con 1 grano di pepe del Madagascar (solo per rimanere “fedele” alla ricetta originale) e una piccola fogliolina di menta.
Buon proseguimento d’estate, vi lascio con questi Raggi al tramonto, voglio la reflex, babbo Natale, se mi senti, voglio la reflex.
E non può mancare Lei, l’amore della mia vita che, mi sa, è già in vacanza.
Quando mi fisso su qualcosa non mollo, mi affeziono, soffro della sindrome della crocerossina e mi prendo a cuore la sorte di qualche prodotto bistrattato o lasciato deperire sui banchi dei negozi, inizio ad occuparmene e ad utilizzarlo in maniera compulsiva, è toccato al topinambur ed ora è il momento dell’Avocado (o Avogado?).
Il suo sapore neutro che sposa in maniera ottimale sia il dolce che il salato, la sua consistenza soda che diventa all’occorrenza cremosa lo rende, secondo me, particolarmente versatile.
Ultimamamente mi confronto spesso con la cucina vegana, vegetariana e senza glutine, in questa riceta il glutine c’è ma adoperando un’altra farina specifica lo diventa.
Spesso la dose eccessiva di burro nei dolci mi blocca, proverò a fare dei biscotti o un plum cake adoperando l’avocado che, anche a livello economico conviene, certo la fragranza del burro mancherà ma si può sostituire con aromi naturali quali la vaniglia bourbon o la buccia di agrumi o spezie tipo macis, cardamomo ecc.
Dopo il gelato e il capriccio ho pensato di utilizzare l’Avocado in sostituzione del burro in una brisè ed ho fatto bene perchè chi oltre a me l’ha assaggiata ha gradito molto e mi è stato chiesto il bis
La ricetta che mi ha ispirata l’ho vista su un sale e pepe dell’anno scorso, non so come mai mi fosse sfuggita perchè mi ha stregata, vuoi per la foto che trovo bellissima (secondo me e per il mio gusto, le foto di Sale e Pepe sono le migliori) vuoi per la semplicità di realizzazione, vuoi per la presenza del pesto che metterei dappertutto, fatto stà che sono andata in terrazza a raccogliere i pomodorini, il basilico e mi sono messa all’opera.
Più sotto troverete la ricetta originale che ho replicato in versione mini con i pomodori Piccadily essendo i perini, da Milva, ancora indietro con la maturazione.
Ingredienti per la Brisè all’Avocado (teglia quadrata di 20 cm Ø):
150 g. di farina,
8o g. di polpa di Avocado,
acqua fredda q.b.,
1 pizzico di sale affumicato.
Ingredienti per la tortina (le dosi esatte le trovate sotto, qui ho fatto a occhio):
pomodori ciliegini gialli e rossi,
quartirolo,
parmigiano grattugiato,
casatella trevigiana,
pesto sia per la base della pasta che per la farcia (basilico, aglio, sale, pinoli, parmigiano, olio evo).
Versione originale (senza foto finale)
Come fare la brisè all’Avocado:
solitamente la brisè andrebbe lavorata con le punte delle dita ma la polpa di Avocado non si scioglie e per amalgamare bene l’impasto ho adoperato il robot da cucina aggiungendo l’acqua a poco a poco fino ad ottenere la giusta consistenza.
Ho fatto riposare in frigorifero (ma probabilmente non serviva), l’ho stesa e adagiata sulla teglia rivestita di carta forno, l’ho farcita con i pomodorini ai quali ho inciso la buccia, li ho scottati in acqua bollente salata per 30 secondi, tagliati a metà, svuotati dei semini e messi ad asciugare (come spiegato nella ricetta originale), ho acceso il forno a 200°C.
Ho riempito i pomodorini con il composto di formaggi, non ho messo l’origano per non interferire col basilico e li ho disposti sulla base di brisè all’Avocado spalmata con il pesto.
Ho infornato per 35 minuti.
Versione originale (senza origano) con decorazione pesto e pinoli)
Mi scuso per la patacca sulla ricetta.
Queste sono le ricette che ritengo geniali, quelle dalle quali si può partire con le varianti, anche dolci, immaginate una sfoglia alle pesche/albicocche ripiene di ricotta aromatizzata a piacimento, o prugne, insomma è da provare.
Quando si dice la semplicità, io sono rimasta sorpresa dalla facilità di esecuzione, dalla bontà di questo dolce al cucchiaio, aggiungendo latte, o succo di frutta diventa una buonissima, nutriente e rinfrescante bibita non soltanto estiva.
La versatilità dell’Avocado mi ha conquistata e la cremosità che conferisce alle preparazioni è sorprendente.
Ingredienti per 2:
1 avocado maturo freddo,
1 banana fredda,
1 cucchiaio di succo di lime o limone,
150 g. di gelato alla vaniglia,
1 dl di panna fresca.
Come fare:
prelevare la polpa dell’avocado e metterla nel bicchiere del frullatore, o minipimer fate voi, assieme all banana tagliata a pezzi ed il succo di lime o limone, frullate ed aggiungere il gelato e la crema di latte, frullare e servire.
Per avere una preparazione più liquida aggiungere latte.
La preparazione non smonta per cui potrete prepararla in anticipo e conservarla in frigorifero, provatela perchè è davvero buona.
Ho aggiunto i tag senza glutine e vegane perchè con le dovute sostituzioni questo dessert è davvero perfetto per tutti.
É il frutto di una delle più importanti Solanacee, a torto divenuta emblematica del sole Italiano, giacchè si tratta di pianta ooriginaria del Perù e del Messico.
Molto probabilmente i conquistadores spagnoli la introdussero in Europa verso il 1500; da qui essa si diffuse nelle altre parti del mondo.
Si sa che gli Atzechi, che chiamavano il pomodoro tumatl, lo ritenevano un alimento nobile; a onor del vero, questo non incontrò nel vecchio continente una pari fortuna, e non fu tenuto subito in grande considerazione.
Lo si riteneva una pianta afrodisiaca, il suo frutto fu chiamato pomum amoris e in esso si ricercarono inesistenti proprietà.
Visto infine nella giusta luce, divenne via via un frutto mangereccio sempre più apprezzato, chiamato pomo d’oro forse perchè le primevarietà arrivate in Italia sarebbero state a buccia gialla.(Tratto da:I frutti della terra)
Quando, cercando qualcosina da scrivere sul pomodoro, ho trovato questo estratto che menzionava i pomodori gialli mi sono detta: ma che coincidenza.
I pomodori gialli li mangiai moltissimi anni fa, me li portò un collega che viveva in Slovenia e da quel giorno me li sognai ogni estate, ma qui non c’era verso di trovarli, neanche i semi e nemmeno in Austria, pazienza dissi finchè… Finchè Oxana (Pane Miele) mi portò 2 piantine assieme alle melanzane bianche.
Ho temuto per loro visto il caldo anomalo che ha arrecato un pò di sofferenza alle foglie ma gli ha regalato una consistenza soda ed un sapore meravigliosamente dolce.
Quest’anno ho comperato anche una varietà di erbe aromatiche che, a parte la pimpinella, sono diventate belle rigogliose, tra queste l’ Issopo che viene adoperato assieme ai pomodori per fare questo succo.
La fonte di questo succo è il ricettario allegato alla mia antica (1976 costo Lire 500a fascicolo) enciclopedia “Le erbe medicinali, aromatiche, cosmetiche” dalla quale riporto anche qualche informazione sull’ Issopo.
Hissopus officinalis (Perico Liguria, Soleggio Piemonte, Erba Isopo Lombardia, Issopu, Erba odorosa Abruzzo, Erba sopu Sicilia, Esopu, Locasi Sardegna) si trova nella zona submontana e montana e spesso viene coltivata.
Le sommità fiorite si raccolgono in giugno-luglio, si tagliano i fusti nella porzione erbacea e si conservano riunite in mazzi non serrati in locale aerato ma lontano dai raggi del sole, i fiori così seccati si conservano in sacchetti di carta o di tela.
Per le proprietà odorose viene utilizzato nel settore dei profumi, mentre per quelle aromatiche nel settore liquoristico.
Nell’impiego erboristico viene usato per sedare la tosse e gli eccessi d’asma, stimolare la secrezione dei succhi gastrici, favorire i processi digestivi, eliminare i gas intestinali.
La tradizione popolare gli attribuisce anche la virtù di abbassare la pressione sanguigna, di regolare il flusso mestruale, aumentare la diuresi.
Per uso esterno l’Issopo facilita la cicatrizzazione, stimola la circolazione cutanea e il riassorbimento delle tossine.
Nel campo cosmetico si usa per ottenere bagni stimolanti per pelli pallide e atoniche.
Uso esterno (le parti fiorite)
Infuso (per detergere piaghe e ferite, purificare la pelle e la cavità orale, risolvere le ecchimosi):5 g. in 100 ml di acqua.
Fare risciacqui, gargarismi, lavaggi, frizioni; applicare compresse imbevute di infuso sulle parti interessate.
La ricetta richiederebbe pomodori perini maturi, io ho adoperato i miei ciliegini gialli ed ho ottenuto (con le mie dosi) 1 bicchiere di succo (la ricetta originale la trovate in rete).
Ingredienti per 1 persona (4):
200 g. di pomodorini ciliegini gialli,
qualche fogliolina di issopo,
il centrifugato di 10 cm di gambo di sedano,
1 cucchiaio di succo di limone,
1 puntina di zucchero,
1 grattatina di pepe lungo,
sale.
Come fare:
incidere a croce i pomodori e scottarli per pochi secondi in acqua bollente, sbucciarli (conservare le bucce), schiacciarli per eliminare i semi e frullarli con le foglioline di Issopo.
Sciogliere lo zucchero nel succo di limone ed unirlo al succo di pomodoro assieme al pepe, il sale ed il centrifugato di sedano, mescolare e conservare in frigorifero.
Nel frattempo ho preparato i petali di buccia di pomodoro, semplicemente seccandole in forno a 6o°C. per 2 ore, utilizzarle come chips o, macinandole nel macina-caffè si ottiene una polvere con la quale rivestire palline di formaggio o spolverizzare sulle pietanze, provate.
Vi consiglio di fare questo succo, potete sostituire l’Issopo con dragoncello, origano, santoreggia, adoperate quello che avete a disposizione, sarà davvero un aperitivo fresco, buono e sano, buona estate allora.
Dopo che ho mangiato questa prelibatezza mi sono accorta che avevo dimenticato di appoggiare i coperchietti sulle zucchine
Queste sono le ricette per le quali vorrei la reflex o qualche fotografo a mia disposizione, pazienza…
Queste tagliatelle/tagliolini li avevo in mente da qualche giorno, la zucchina, attrice versatile e adatta a molti ruoli, sa trasformarsi da salato in dolce, diventa salsa, insomma ne fa di tutte le forme e colori.
Non so se avete mai fatto caso che dopo aver manipolato le zucchine vi rimangono le mani un pò appiccicose? Benissimo, il loro centrifugato è perfetto per fare la pasta evitando l’albume, provate.
centrifugato fresco di zucchine (devono essere frschissime e piccolissime),
i cucchiaino di olio di semi di zucca,
sale affumicato.
bucce (solo verde) di zucchina sbollentate 1 minuto in acqua salata,
basilico fresco,
pinoli,
fiocchi di lievito,
olio EVO,
sale affumicato.
2 zucchine rotonde sode e della stessa misura.
1 spicchio d’aglio da sfregare all’interno.
Come fare la pasta:
ve lo dico sinceramente, metto tutti gli ingredienti nel robot da cucina e procedo aggiungendo liquido se necessario, l’impasto è pronto quando si compatta e continuando ad azionare il robot la palla rimane unita.
Lasciar riposare sotto una ciotola per 30 minuti, tiratela a mano o con la nonna papera nel formato che desiderate, cuocere per pochi secondi in acqua bollente salata, conditela con il pesto ed inserirla nella zucchina svuotata, decorare con pinoli e, se vi ricordate, appoggiate accanto il coperchietto.
Nel frattempo che riposa la pasta preparare le zucchine rotonde, lavarle e tagliare il coperchietto, scavarne l’interno e cuocerle a vapore per 15 minuti, scolarle su un panno carta, asciugare l’interno e strofinatelo con lo spicchio d’aglio.
Come fare il pesto:
mettere nel bicchiere gli ingredienti e frullarli.
Ecco fatto, spero di essere stata chiara, una considerazione a posteriori, ho tirato la sfoglia troppo sottile, la prossima volta mi blocco alla tacca inferiore.