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Zuppa con chiodini, patate, zenzero e salsa di soia, anticipo d’autunno un pò multietnico.

Zuppa chiodini e zenzero nuova

 

Questa zuppa la faccio ogni anno, questa della foto risale al 2009, eravamo più in là con la stagione, infatti è fotografata assieme alle pere cotogne e le castagne.

La presenza dello zenzero, del coriandolo e della salsa di soia regala a questa zuppa un sapore orientale, gradevole e non invadente, da provare tutto l’anno anche con champignon, funghi secchi e congelati, così vi sembrerà di andar per boschi anche quando la stagione non lo permetterà.

Durante la passeggiata di domenica, dedicata più che altro alla raccolta delle castagne, mi sono imbattuta in 1 porcino e qualche chiodino, quel tanto che mi è bastato a rifare questa zuppa che avevo sperimentato anni fa, in più ho aggiunto il coriandolo fresco trovato al mercato all’ingrosso.

Chiodini cestino-001

Ingredienti (le quantità sono quelle da me usate):

  • 1 porcino,
  • chiodini,
  • 1 patata grande,
  • 1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 cucchiaino da te di salsa di soia,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1/2 litro di brodo vegetale,
  • coriandolo fresco tritato alla fine (sostituibile con il prezzemolo).

zuppa chiodini patate coccio_picnik

Procedimento:

pulire i funghi dai residui di terra con uno spazzolino ed immergerli in acqua calda per 1 quarto d’ora, scolarli e tagliarli a fettine sottili.
Sbucciare le patate e tagliarle a cubettini, grattugiare la radice di zenzero.
Rosolare in un tegame di coccio l’aglio nell’olio evo, eliminarlo e far insaporire i funghi con le patate, unire lo zenzero e la salsa di soia, mescolare e coprire con il brodo.
Cuocere per 15 minuti, far riposare la zuppa per 5 minuti e prima di servire cospargerla con il coriandolo tritato.
Buona giornata a tutti, alla prossima.

Tarte Tatin Rustica con Pasta Fillo, di Nespole e Mango, Multietnica ed un pò Friulana.

Tatin di nespole col cuore di mango.-001

Stamattina, incuriosita dalle visite a questo post, sono andata a rileggermelo e mi sono commossa ed ho pensato tra me e me: sei rimasta sempre quella bambina sola, spaurita ed impalata in mezzo all’ atrio, in fondo il mondo è un atrio, dove la gente si incontra e poi sceglie la stanza dove andare e con chi, io da allora sono rimasta lì.

Ma, come non mi perdevo d’animo allora, inventandomi giochi, correndo con la mia biciclettina, andando a raganelle col secchio, giocando col mio gatto Gigi e la mia cagnolina Diana, aiutando papà nell’orto o guardarlo pescare i bisati (anguille) nel Rio Ospo o aiutando la mamma a fare gli gnocchi, nemmeno ora mi perdo d’animo e così, l’altro giorno, mi sono fatta coraggio e sono andata in canonica a chiedere al parroco se potevo raccogliere le nespole dell’asilo (quello della gattina Celeste, ricordate?).

albero di nespole asilo

Era da un pò che le osservavo maturare, ho aspettato troppo ed il raccolto è stato miserello; dalla strada sembravano belle ma erano già troppo avanti.

Le ho subito pelate, ho eliminato la pellicola che contiene i semi, che ho messo a seccare al sole con i quali preparerò il Nespolino (idea regalo per i colleghi/amici di ello per Natale).

noccioli di nespola del Giappone

Le nespole più grandi, volevo dire belle ma non me la sono sentita, le ho messe da parte per questa tatin, con le altre ho preparato una marmellata come si fa di solito, aggiungendo soltanto un pò di macis (l’involucro della noce moscata) per aromatizzarla.

Una tatin multietnica perchè è fatta con le nespole del Giappone, il mango che è originario della Malesia (era il cibo preferito da Sandokan ;-) ),  la tatin della Francia, la pasta fillo della Turchia e, tra un foglio e l’altro di pasta fillo c’è il mais tostato e tritat0 che regala a questa ricetta croccantezza e friulanità, ecco là!

mais tostato e macinato gallina

Mais tostato salato, intero e macinato.

Il tempo fugge e allora ecco la tatin rustica, non so se è bella ma so che è tanto buona, ello l’ha gradita e si è lamentato della quantità e, se piace a ello c’è da fidarsi, sofistego e diffidente com’è…

Ingredienti per una pirofila quadrata di 12 cm. di lato:

  • 16 nespole del giappone, pelate, snocciolate e private della pellicola che li contiene,
  • 16 palline di polpa di mango ricavate con l’apposito scavino,
  • 2 cucchiai rasi di zucchero di canna per la base della pirofila,
  • burro q.b (potete adoperare quello di soia se siete intolleranti al lattosio) per caramellare lo zucchero e per pennellare la pasta fillo,
  • 2 cucchiai di mais totato salato macinato nel frullatore o macinacaffè (lo trovate nel banco degli stuzzichini per aperitivi).
  • 4 fogli quadrati di pasta fillo di 20 cm. di lato + 3 strisce per il bordo,
  • spago da cucina per fermare il bordo.

Come fare:

io ho adoperato la pirofila quadrata di vetro ma, se voi avete una cocottina per tatin o altro, fate pure rivedendo le proporzioni degli ingredienti.

Mettere la pirofila sul fornello sopra una retina spargi fiamma e far sciogliere lo zucchero col burro, adagiare le mezze nespole con il buco verso l’alto e farle caramellare per qualche minuto, mettere al centro di ogni mezza nespola una pallina di polpa di mango e richiudere con l’altra mezza nespola, cospargere con poco zucchero di canna e far cuocere ancora per qualche minuto, spegnere il fuoco e lasciar intiepidire il tutto.

Nel frattempo preriscaldare il forno a 200°C.,  macinare i semi di mais, tagliare i fogli di pasta fillo conservando le strisce che andranno messe dopo la prima cottura.

Spennellare col burro fuso ogni foglio, alternandolo con un sottile strato di mais macinato ed appoggiare tutto sopra la frutta ripiegando i lembi verso la base interna della pirofila, come se doveste rimboccare le coperte al vostro bambino, per intenderci…

Spennellare la superficie con altro burro fuso ed infornare, in questa fase io copro la teglia con carta forno e la scopro dopo 15 minuti, quando abbasso la temperatura a 180°C., sfornare e, senza scottarvi, capovolgere la tatin.

Tatin prima della seconda infornata

Prima dell’ultima infornata.

Prendere le strisce di pasta fillo, senza imburrarle e girarle attorno alla tatin fermandole alla base con lo spago da cucina ed infornare per qualche minuto fin quando vedrete i bordi croccanti e colorati.

interno tatin nespole mango1

Non temete che la tatin si asciughi troppo perchè la frutta mantiene la preparazione umida e succosa, provate se vi va.

interno tatin nespole mango-001

Per oggi è tutto, vi lascio in compagnia di Perla che vi porterà a fare un giro sul tetto♥

Perla Velux


Crema di Avocado, Cocco, Arancia: se la primavera mi dà un dito, io mi prendo un braccio…

Crema avocado cocco-001

Già, dopo una notte buia e tempestosa, finalmente sabato mattina è ricomparsa la primavera e mi è venuto in mente Giacomo Leopardi che, con la sua sensibilità malinconica, scrive la sua poesia, imparata a memoria e recitata più volte in classe e a casa, con la Signora Gisella che mi ascoltava attenta e severa.

L’ ho immaginato dietro ad una finestra, di quelle alte, enormi, contornate da pesanti tende di velluto scuro, tanto scuro da non dare speranza alla luce di illuminare né la stanza né l’anima del Poeta.

L’ ho immaginato osservare le gocce  cadere dal tetto  sfiorando il davanzale e l’ ho visto dirigersi pensieroso (o pensoso) verso la scrivania ed iniziare i suoi versi:

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra

… Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.

Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo à suoi studi intende?
O torna all’opre? O cosa nova imprende?
Quando dè mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! Assai felice
Se respirar ti lice
D’alcun dolor: beata
Se te d’ogni dolor morte risana.

prati stabili P.d.P.jRovere di Slavonia.1-001

Non mi sono accontentata di rimanere qui, nella nostra meravigliosa ed assolata Italia (allo sfascio) ma ho voluto andare anche un pò lontano, incamminarmi verso altri mondi.

Ieri sera ho visto su Gambero Rosso Sky uno splendido documentario che parlava dell’ amara/dolcezza del cioccolato, mostrandone le varie sfaccettatura, dallo scultore-amante del cioccolato Patrick Roger che mi ha conquistata col suo gorilla a grandezza naturale (sono innamorata di Dian Fossey… ); pensate che i BAMBINI che lavorano nelle piantagioni di cacao non hanno la minima idea né di dove vadano le fave né cosa ne facciano… alla fine lo assaggiano e dicono: buono, è davvero buono…

Cosa c’entra il cioccolato qui? Nulla,è tanto per parlare :-D

Noi-001

Noi

Ed ora passo alla ricetta, non so se a Giacomo (confidenziale) sarebbe piaciuto questo dessert, non lo immagino mangione godurioso ma io ed ello invece lo siamo ed abbiamo apprezzato molto.

La ricetta arriva dalla mia solita datata dispensa a schede, alla ricetta, che non prevedeva zucchero, ho aggiunto del fruttosio ed ho sostituito le noci con le nocciole tritate che erano avanzate dalla precedente torta.

Crema avocado cocco-004

Quando ho letto la ricetta mi sono spaventata, è più il tempo di raffreddamento che quello di esecuzione? Nessun problema, sto diventando pratica e dopo 3 anni abbondanti di blog e web ho imparato ad interpretare le ricette.

Una cara persona ha scritto questo, parlando di me, della Libera di “prima”, prima che iniziasse a vagabondare nella solitudine dei campi e dei boschi:  “che non si perde nulla nelle pieghe delle ricette”, beh, quella Libera ritornerà, prima o poi… promesso♥

Ingredienti per il bicchiere nella foto e un’altra coppa grande:

  • 2 avocadi maturi,
  • 150 g di crema di polpa di cocco (NaturaSì),
  • 150 ml. di succo d’ arancia,
  • 2 cucchiai di fruttosio,
  • 150 g di yogurt greco,
  • 1 cucchiaio abbondante di scorza d’arancia gratuggiata,
  • 1 cucchiaio di succo di limone,
  • farina di cocco e scorza d’arancia per decorare (o come vi piace).

Ingredienti per la granella/crumble:

  • 50 g di burro di cocco (o il vostro solito burro),
  • 50 g di fiocchi di mais,
  • 50 g di nocciole tritate grossolanamente,
  • 1 cucchiaio di zucchero muscovado.

Il procedimento per la granella lo trovate in grassetto/corsivo.

collage crema avocado crumble-001

Come fare:

mettere il succo d’arancia, il fruttosio e la crema di polpa di cocco in un pentolino, mescolare e riscaldare (non bollire!) il composto per amalgamarlo.

Spegnere e versare in una terrina, far raffreddare e mettere in frigo per far addensare.

Nel frattempo tagliare a metà gli avocado, eliminare il nocciolo (non gettarlo, vedere qui) e, con un cucchiaio estrarre lapolpa.

Ritirare dal frigorifero la crema di cocco, unire la polpa di avocado, lo yogurt, la scorza d’arancia ed il succo di limone e riporre ancora la terrina, coperta con la pellicola, in frigorifero per far addensare (io, per motivi di tempistica, l’ho lasciato tutta la notte).

Al momento di preparare le coppe o bicchieri, come volete, far sciogliere il burro di cocco (io) o margarina o burro di soia o burro vaccino ed unire i fiocchi di mais frantumati: io l’ho fatto con le mani, è un ottimo antistress.

Dopo che i fiocchi avranno assorbito il burro, unire le nocciole tritate e lo zucchero Muscovado, mescolare per qualche minuto, versare in una ciotola e far raffreddare.

crema avocado cocco4-001n

Presentazione:

questo dessert può essere servito in coppette, io ho scelto per voi il bicchiere che evidenzia il “crumble” (perchè di crumble si tratta) che è perfetto in questo dessert, per la croccantezza, il profumo e la consistenza e se vi avanza potete utilizzarlo per altre preparazioni.

Alternare gli strati di crema e crumble terminando con la crema, la decorazione è a gusto personale, io ho scelto una farina di cocco e una piccolissima julienne di scorza d’arancia che fa sempre la sua bella figura.

crema avocado cocco4-001

Comunicazione di sevizio: ho completato il recupero dei miei post persi per il malfunzionamento (o mia inesperienza) del PDF, questo comporta che gli iscritti via email non verranno subissati di email.


Tortine con Manioca e Mango (e Cocco) di Sigrid.

dolcetti manioca bicchiere forchetta si

In questi giorni di pioggia e uggia sto facendo un pò di pulizia nelle cartelle delle foto e così ho trovato un sacco di ricette nuove per questo blog, quella che presento oggi non l’avevo mai pubblicata, le foto sono datate 23/10/2009 e sono come sono…

Quante volte ci è capitato di vedere sul banco dei supermercati queste radicione e di chiederci: come si usano, come si cucinano?

Tantissimi anni fa le comperai dopo che la commessa mi disse: sono come le patate e feci degli gnocchi con il goulash (quello col guanciale che trovate nel blog), buonissimi, li ricordo ancora.

Nel 2009 volli replicare ma con qualcosa di diverso ed è così che capitai nel blog di Sigrid e vidi questa ricetta, me ne innamorai e la feci.

L’unica variante che ho fatto è stata l’aggiunta del cocco, ma soltanto perchè, sovrappensiero, ho messo nell’impasto tutti 2 i mango, mentre uno andava per la decorazione, infatti i miei tortini risultano più alti e cicciottelli.

Ho inserito ingredienti e procedimento come dal suo blog.

Collage dolcetti manioca mango

Ingredienti:

  • 1 k. manioca grattugiata,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 g. di burro,
  • 4 uova,
  • 2 mango,
  • 5 cl. di rum (omesso),
  • farina di cocco q.b. per ottenere la giusta consistenza (se, come me, mettete i 2 mango).
dolcetti manioca pronti

Come fare:

lavare e sbucciare le manioche, grattuggiarne la polpa con una grattuggia tipo da parmigiano.

Sbucciare i mango e tagliarne uno (1) a dadini piccolissimi, l’altro, tagliato a fettine, servirà alla decorazione.

Mettere la polpa di manioca in una ciotola piena d’acqua e lasciarla a bagno per 20 minuti, sciacquare, strizzare bene la polpa e rimetterla un’altra volta a bagno per 2o minuti (stare attenti a buttare tutto il deposito bianco che si sarà creato nel fondo della ciotola).

dolcetti manioca pronti1

Aggiungere il burro fuso, le uova, i dadini di mango, lo zucchero e il rum (se volete fare come me aggiungete la farina di cocco), mescolare bene il tutto e versare questo composto in piccole teglie da muffin (meglio se di silicone) e cuocere a 150° C. per circa 40 minuti, finché le tortine saranno belle dorate.

Lasciar raffreddare, spolverare con dello zucchero a velo e decorare con le fettine di mango rimaste prima di servire. (Grazie Sigrid)

dolcetti manioca bicchiere forchetta

Un pò di informazioni sulla manioca e di sicuro vi verrà voglia, la prossima volta che vedrete al mercato queste radicione, di comperarle e cucinarle.

Informazioni da questo Sito.

Manioca radice

La manioca (Manihot esculenta Crantz), anche nota come cassava/casava o yuca/yucca, è una pianta della famiglia delle Euphorbiaceae originaria del Sudamerica e dell’Africa subsahariana.

Ha una radice a tubero commestibile, e per questo motivo è coltivata in gran parte delle regioni tropicali e subtropicali del mondo.

La radice di manioca è in effetti la terza più importante fonte di carboidrati nell’alimentazione umana mondiale nei Paesi tropicali, assieme all’igname e all’albero del pane, ed è una delle principali fonti di cibo per molte popolazioni africane.

La radice viene preparata e cucinata in moltissimi diversi modi; tra l’altro, se ne ricava una fecola nota come tapioca.

Tutte le varietà moderne di Manioca esculenta sono prodotto dell’addomesticamento e della selezione artificiale da parte dell’uomo.

La radica di manioca è lunga e si assottiglia a una estremità, come una carota; contiene una polpa dura, bianca o giallastra, racchiusa in una scorza spessa pochi millimetri, ruvida e marrone.

Le varietà di manioca coltivate per la commercializzazione possono essere lunghe fino a 80 cm, con un diametro di circa 5 centimetri e un cordone legnoso corre lungo l’asse del tubero.

La manioca viene raccolta a mano, sollevando la parte inferiore del gambo e tirando per estrarre la radice del terreno.

Dopo aver rimosso la radice, i gambi vengono tagliati in pezzi e ripiantati nel terreno prima della stagione umida.

Si ritiene che la manioca moderna derivi dalla sottospecie flabellifolia, proveniente dal Brasile centro-occidentale.

In quest’area la manioca viene coltivata probabilmente da non meno di 10.000 anni.

Il ritrovamento di polline nel sito archeologico di San Andrés dimostra la presenza della manioca nel Golfo del Messico 6.600 anni fa.

La più antica prova certa di coltivazione della manioca è stata trovata nel sito Maya di Joya de Ceren, in Salvador, e risale a 1.400 anni fa.

Merito delle sue proprietà nutrizionali, la manioca divenne una delle coltivazioni principali di diverse popolazioni dell’America Centrale e del Sudamerica settentrionale.

L’importanza della yuca (manioca) presso questi popoli è testimoniata dalle numerose rappresentazioni artistiche di questa pianta nell’arte precolombiana.

I colonizzatori spagnoli e portoghesi nelle Americhe mantennero la produzione di manioca nei territori conquistati. Oggi la produzione di manioca è largamente diffusa, ed uno dei principali produttori mondiali è la Nigeria.


Crostata salata con Okra, Zucchine e Tofu.

 Vi lascerò la libertà di scegliere se fare una torta salata grande o delle mini porzioni (tipo tartelette per intenderci), lo so, vi faccio accendere il forno ma io non trovo così tragico farlo,  non ci  entro io nel forno ma soltanto le torte e quant’altro ed intanto che lui lavora io me ne sto al fresco.

Inizio con la torta salata che ho fatto provando la frolla all’olio aromatizzato che ho trovato nel web: il risultato non mi ha soddisfatto e per rimediare ho dovuto raffazzonare abbastanza però alla fine ce l’ho fatta, la foto era molto bella ma si sa che non sempre una bella foto significa qualità e bontà del piatto.

Ho usato l’okra che ho comperato a Mestre che ho tagliato a rondelle e fatta saltare in padella con il  cipollotto, ne ho lasciata intera qualcuna per decorare.

Avevo delle piccole zucchine di Milva con fiore (raccolte io) che ho tagliato a metà e rosolato velocemente in padella dalla parte tagliata.

Ingredienti:

 

Cotto il guscio di frolla all’olio ho coperto il fondo con l’okra,uno strato di tofu sbriciolato condito con sale affumicato e origano, ho concluso con le zucchine, l’okra intera ed i miei datterini ed infornato come  10 minuti a 220°C ed il gioco è fatto.


Caprese bianca al profumo di rosa e cardamomo.

Oggi voglio riempire di profumi il mio blog, il profumo del cardamomo ed il profumo di rosa, è primavera non dimentichiamolo, ed ora ne sono ancor più convinta perchè ieri le Cavallette sono volate via e, come ogni anno, so che partono soltanto se sono sicure che il freddo non le fermerà più…..

Mi ero ispirata alla ricetta presa dal blog delle  “cuoche dell’altro mondo” per non copiare proprio tutto ho scelto il cioccolato bianco e l’ho glassata con acqua di rose e cardamomo.

Ingredienti:

  • 150 g. cioccolato bianco di buona qualità,
  • 150 g. burro morbido,
  • 150 zucchero,
  • 5 uova,
  • 300 g. di mandorle pelate tritate finemente,
  • 10 bacche di cardamomo.

Per la glassa:

  • 100 g. di zucchero a velo (io l’ho fatto nel macinino da caffè con qualche seme di cardamomo),
  • 2 cucchiai di acqua di rose.

Come fare:

tritare finemente le mandorle nel robot con un cucchiaio di zucchero, in seguito anche il cioccolato bianco e pestare nel mortaio i semini estratti dalle bacche di cardamomo.

Montare il burro con lo zucchero ottenendo un composto spumoso, aggiungere i tuorli 1 alla volta,  la farina di mandorle, il cioccolato e il cardamomo.

Montare gli albumi a neve ben ferma ed incorporarli delicatamente, versare il composto nella teglia imburrata o ricoperta con carta forno “statico” e cuocere a 160°C. per 40/50 minuti.

Farla raffreddare e nel frattempo preparare la glassa con lo zucchero a velo profumato al cardamomo e l’acqua di rose, ottenere una pastella da versare al centro della torta e  farla colare ai lati.

Gustarla sorseggiando un buon the verde e vivere così un piccolo, dolce,  profumato…momento esotico!!

Vi lascio questi fiori di tarassaco..tutti per voi, ciao e baci :-)


Ferni alla Lavanda.

Questo bicchiere l’avevo pensato tempo fa, quando nei blog imperversavano lavanda e the matcha, avevo speso una piccola fortuna per comperare qualche grammo di quest’ultimo per cui lo vedrete qui e nella coppa al torrone e yogurt, con il resto mi sono tolta un pò di ruggine facendomi il the (è antiossidante).

L’idea nasce da una crema al cardamomo, il Ferni che avevo visto fare da Laura Rovaioli su sky quando ancora non avevo internet e tantomeno il blog.

Ricordo che impazzii per trovare il cardamomo, girai tutti i negozietti etnici adiacenti alla stazione ed i negozianti mi guardavano come fossi arrivata dalla luna: cardamomo? “No conosco”… mannaggia se non lo conosci tu finchè, girando gli occhi ho visto un piccolo espositore con minuscole bustine con qualche bacca di cardamomo.

Ecco, dissi, questo è il c a r d a m o m o…gli ho risparmiato lo spelling.

E così, iniziò il mio menage a troi: io, Ello e il Cardamomo.

Ello per anni non sopportò la sua presenza ed io gestii la mia relazione con discrezione e garbo finchè glielo propinai nello stufato di pollo e se lo gustò voluttuosamente, ora viviamo tutti 3 felici e contenti.

Di seguito vi indicherò  la mia variante e tra parentesi la ricetta del Ferni che consiglio vivamente alle amanti del cardamomo:

Ingredienti:

  • 750 cl di latte di soia (latte intero),
  • 150 g. di fruttosio (250 g. di zucchero semolato),
  • 50 g. di amido di mais “maizena”,
  • fiori essicati di lavanda,
  • 1/2 cucchiaino di the matcha,
  • (acqua di rose),
  • (polvere di cardamomo).

Come fare:

prelevare dalla quantità di latte una piccola parte per stemperare la maizena , il resto portarlo ad ebollizione,  appena il latte inizierà a scaldarsi aggiungere il fruttosio (zucchero), farlo sciogliere e spegnere (prelevare una parte per sciogliere il the matcha),  unire i fiori di lavanda, lasciar macerare per c.ca 30 minuti, filtrare e rimettere al fuoco.

Aggiungere la maizena stemperata nel latte e, mescolando continuamente, raggiungere la densità desiderata.

Versare il composto,filtrandolo, nel contenitore scelto e versare il latte col the, creando un effetto marmorizzato.

Per il ferni:

portare ad ebollizione il latte, quando sarà tiepido unire lo zucchero, farlo sciogliere ed incorporare la maizena, far addensare, mescolando e fuori dal fuoco unire il cardamomo.

Versare, filtrando in una coppa e guarnire con filetti di mandorle o pistacchio.


Stufato di pollo al tamarindo: nessuno è profeta in Patria? E io cucino etnico.

Ho sempre saputo che nessuno è profeta in Patria, ma la conferma l’ho avuta quando gareggiavo, se in Italia su una dura salita eravamo 5 italiane e 1 americana o francese o comunque straniera il tifo locale (italiano) era tutto per la straniera..mentre in Francia (..strano no? ;-) ) , America, Scozia, insomma all’estero il tifo era diviso equamente tra tutte le atlete che si trovavano a faticare allo stesso modo….ma noi italiani siamo fatti così..e qui mi fermo :-)

Mmmmmmmmmmmmmmm che profumino!!

Ah si, mi sono fatta un pò di pollo per domani.

Ma hai messo il curry?

Si..pochino..ma ti piace il curry?

Si, non mi dispiace.

Ecco il dialogo tra ello e me a tarda sera al suo ritorno.

Nel pomeriggio fedele al proverbio: “quando il gatto non c’è i topi ballano” oltre alla cremina all’arancia mi sono scatenata con questa ricetta che rincorrevo da tempo ma, visti gli ingredienti, non mi ero mai azzardata a fare.

La fonte è un fascicolo sulle erbe in cucina datato credo 1980 e visto che galina vecia fà bon brodo in questo caso ho fatto:

Stufato di pollo al tamarindo.

Ingredienti:

  • 4 sottocosce di pollo,
  • 1 noce di cocco + un barattolino di crema di cocco,
  • 1/2 cucchiaino di semi di cardamomo,
  • 1 peperoncino piccante,
  • 50 g. di arachidi sgusciate,
  • 1 cucchiaino di semi di cardamomo,
  • un pezzetto di stecca di cannella,
  • 200 g. di polpa di tamarindo (100 g.),
  • 1  acciuga sott’olio,
  • 1  cucchiaino di curry in polvere.

Come fare:

sgrassare in un tegame antiaderente le sottocosce dalla parte della pelle, eliminando il grasso e pulendo la padella per alcune volte finchè la pelle risulterà bella croccante.

Coprire la carne con il latte di cocco, quello in barattolo e quello ottenuto dalla noce, unire l’acciuga, le arachidi divise a metà, il peperoncino e coprire.

Cuocere a fuoco bassissimo mescolando di tanto in tanto, quando la carne sarà morbida, scolarla dall’intingolo e far restringere il sugo.

Unire il cardamomo, il curry, la cannella e rimettere il pollo nel tegame, alla fine aggiungere la polpa di tamarindo.

La foto l’ho fatta prima del suo arrivo, il giorno dopo l’ho servito con del riso bollito, non avevo il basmati (sarebbe l’ideale) ho usato un vialone nano.

Com’è andata? Ah si..ora ve lo dico:

cosa mangi per pranzo?

Ma non avevi fatto il pollo?

Si, ma pensavo non ti piacesse col curry.

Dammi dammi che ho appetitone.

……………………………………………………….

Buono, buono, davvero buono, ce n’è ancora un pezzetto?

Si

Ce n’è ancora uno?

Si

Da rifare.

Ovviamente avevo fatto sparire le arachidi e la stecca di cannella ma ello non si è manco accorto del cardamomo e della cannella….che si sia globalizzato anche lui?

Vi auguro uno splendido fine settimana.


Tarte Tatin al Mango e Pistacchi.

In epoca di ribaltoni, scivoloni, capitomboli, cadute con avvitamento , rovesci  e tracolli..beh, io rovescio la torta, senza fare danni e senza fare scontento nessuno, la rovescio piano, delicatamente, anche con titubanza, ogni tanto sbircio e finalmente..eccola, perfetta,  color del sole, nulla di più indicato in questa grigia, piovosa/nevosa giornata.

Certo non l’ho fatta oggi, ma oggi ve la la presento.

Ci giravo intorno da un pò, non trovando da noi il guava né sciroppato né fresco avevo pensato al mango ma, ogni volta veniva intercettato da Ello e io rimandavo finchè….finchè ne ho comperati 3  e ho detto: 1 è per te, 2 per me.

Beh, è arrivato il momento della ricetta:

Ingredienti per uno stampo quadrato di 20×20 o rotondo:

  • 180 g. di burro (150),
  • 230 g. di zucchero (180 zucchero di canna),
  • 2 manghi (se trovate il guava: 4 freschi  oppure 2 scatole da 400 g.),
  • 50 g. di pistacchi freschi spellati,
  • 3 uova,
  • 1 cucchiaio di latte,
  • 100 g. di farina autolievitante,
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere,
  • 100 g. di zenzero candito.

Come si fa:

accendere il forno a 190°C..

Distribuire sul fondo dello stampo 50 g. di burro a pezzetti, cospargerlo con 80 g. di zucchero.

Preparare il mango pelandolo e tagliare delle fette tenendosi lontano dall’osso perchè lì la polpa tende ad essere “sfilacciosa”.

Sistemare le fette di mango nello stampo e spargere i pistacchi a chiudere gli spazi.

Lavorare a crema il burro e lo zucchero rimasti ed unire poco alla volta le uova, il latte, la farina, il lievito e, dopo aver amalgamato bene il composto unire lo zenzero candito tritato.

Stendere l’impasto sulla frutta cercando di non spostarla e livellarne la superficie con una spatola.

Infornare per 45 minuti, valida la prova stecchino.

Farla raffreddare per una decina di minuti, staccare, usando un arnese non metallico, la torta dalle pareti e “rovesciare” la  torta sul piatto di portata, delicatamente in modo che la frutta si riposizioni da brava al suo posto :-D

La tatin è la tatin ma questa è una valida alternativa, da sperimentare anche con altra frutta.


Zuppa di carote e zenzero.

 

Zuppa di carote, zenzero.

Quante zuppe e minestre esistono e quante di queste zuppe e minestre cambiano identità in corso d’opera?

Un pò anche grazie a chi ha inventato il minipimer, a quel sant’ uomo dovrebbero dedicargli una piazza alla Città del Gusto.

Senza far uso di burro, besciamelle e farine varie, drrrrrrrrrrr-drrrrrrrrr ed una minestrina coi tocheti (pezzetti) diventa una vellutata.

Contento ello: (tocheti) ed ella: vellutata.

Ingredienti (2 persone):

  • 2 carote,
  • 1 fetta di sedano rapa,
  • 1/2 gambo di sedano costa,
  • 1/2 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • radice fresca di zenzero (una grattuggiata c.ca 1/2 cm),
  • sale,
  • sale nero di Cipro (per decorare),
  • olio evo (omesso),
  • pepe verde,
  • pepe nero lungo (facoltativo),
  • 1/4 litro brodo vegetale,
  • succo di mezza arancia,
  • 1 manciata di pistacchi pelati e tostati (sostituibili con pinoli, noci ecc.),
  • 1 cucchiaio di panna acida.

Come fare:

se usate l’olio rosolare la cipolla con l’aglio vestito in una pentola, aggiungere  le verdure tagliate a pezzetti, le carote a rondelle e lo zenzero grattugiato, io ho usato poco brodo vegetale e dopo averlo scaldato bene ho aggiunto l’altro ed il succo d’arancia.

Coprire e  cuocere per mezz’ora a fuoco basso, togliere l’aglio, dividere a metà la zuppa e ridurre a purea una parte, salare, pepare col pepe verde e riportare a bollore.

Nel mio piatto (zuppa) ho aggiunto la panna acida, i pistacchi, una grattatina di pepe lungo, un pizzico di sale nero di Cipro, e col rigalimoni ho ricavato dalla buccia d’arancia i filetti per la decorazione.

 

 


Sciroppo di tamarindo.

Ieri ho trovato le bacche di tamarindo, un segno del destino in quanto il mio sciroppo di fiori di sambuco è finito con grande sgomento del mio cliente preferito: ello.

L’ho chiamate impropriamente bacche ma sono dei bacelli che contengono la polpa che viene usata nella preparazione dello sciroppo.

Appena aperto un bacello ho intravisto una specie di lombrico che invece di farmi torcere il naso mi ha stupito, come sempre mi stupisco di fronte all’arte della natura.

Il loro colore è meno rossastro ma ho fotografato al tramonto ed io non sono una gran fotografa.

Le proporzioni per fare lo sciroppo sono:

2 litri d’acqua per 800 g. di polpa di tamarindo, lo zucchero sarà uguale al doppio del peso del liquido che si otterrà dopo aver bollito  la polpa per 1/4 d’ora a fuoco moderato e dopo averla filtrata.

Io non possiedo l’apposito termometro da sciroppo e per verificare la sua esatta consistenza ho preso una goccia di sciroppo tra pollice ed indice bagnati con acqua fredda, aprendo le dita si è formato un filo abbastanza consistente.

Dopo averlo imbottigliato e chiuso ermeticamente l’ho riposto  al fresco.

All’assaggio è risultato gradevole e degno sostituto dello sciroppo di fiori di sambuco.

Provate, se vi va.


Zuppa estiva di melone invernale.

zuppa melone invernale-001

Buona settimana!! Eccomi di nuovo in postazione con il mio pc sano e salvo, ma non è ancora lui, stento a riconoscerlo :-( mancano 2 installazioni che mi facilitavano la vita,  sarà la volta buona che imparerò a destreggiarmi un pò di più?

Il tecnico mi ha pensata, così ha detto, perchè era quasi ora di cena: lui stava ripristinando i file e gli scorrevano continuamene davanti ricette e foto di cibo e gli era aumentata oltremodo la fame, beh un bel complimento, supportato anche (per modo di dire) dalla frase: brava, è raro che signore della sua età si destreggino così bene col pc.

Torniamo alla zuppa, il melone invernale si chiama così perchè si conserva a lungo ed è facile trovarlo anche in inverno, ha una polpa soda e croccante ed il sapore delicato assomiglia poco a quello del melone comune, quello che mangiamo col prosciutto per intenderci.

Ho trovato questa ricetta in un libro sulle spezie, a parte il pepe della Giamaica, che ho trovato in un mix, non richiede l’uso di ingredienti introvabili.

zuppa melone invernale libro-001

Ingredienti per 2:

  • 1/2 melone invernale tagliato e privato dei semi,
  • 1 noce di burro di soia,
  • 1/2 porro o cipollotto fresco,
  • 1 foglia di alloro,
  • grani di pepe nero macinati a piacere,
  • 2 bacche di pepe di Giamaica macinate,
  • 300 ml. di brodo vegetale,
  • 30 g. di pinoli tostati.

Come fare:

accendere il forno a 190° C. , avvolgere la metà del melone nella stagnola ed infornare per 45 minuti, sfornare e, con un cucchiaio, staccare la polpa dalla buccia.

Sciogliere il burro a fuoco medio ed unire il porro, l’alloro, il pepe e cuocere per ammorbidire il porro, unire la polpa del melone, il brodo vegetale e regolare la consistenza aggiungendo acqua; portare ad ebbollizione e continuare la cottura per c.ca 1/4 d’ora.

Eliminare l’alloro e frullare la zuppa col frullatore ad immersione, aggiungere i pinoli, ottenuta una crema omogenea rimettere la zuppa sul fuoco per riscaldarla (è perfetta anche fredda).

Se la servite calda accompagnatela con crostini di pane.

zuppa melone invernale1-001

 


Zucca al forno con salsa di soia (di Nigella)

Zucca con salsa di soia pronta

Come tutte (o quasi) le ricette di Nigella anche questa è di facile e veloce esecuzione.

zucche Milva cassetta-001

Ingredienti:

  •   1 zucca (io ho adoperato la Butternut),
  •   salsa di soia,
  •   aglio vestito (quantità a piacere),
  •   timo,
  •   olio di oliva (Nigella dice no extravergine, fate voi).

zucca pronta da forno

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C. , sbucciare la zucca, privarla dei filamenti e dei semi (non buttateli potete farne un gustoso riciclo) e tagliarla a pezzi io, per renderla più carina l’ho tagliata con un coltello a lama ondulata.

Condire la zucca, mescolare bene e metterla in una cocottina o pirofila da forno, infornare per 20 minuti.

Provate, oggi ho visto molte zucche al supermercato, la stagione continua.