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Gnocchi di Baccelli di Fave e Foglie di Porro su Fonduta di Formaggio Asìno: Scarti d’Autore.

Gnocchi bacelli di fave forchetta tela

Che sia una moda del momento, o l’ effetto della crisi o il ritrovato rispetto per il cibo e per chi ne ha meno di noi, oppure un credo religioso o, come nel mio caso, la riminescenza di un educazione che m’imponeva di non sprecare e buttare il cibo; comunque sia ben venga la tendenza di utilizzare in cucina gli scarti di frutta e verdura.

Oggi, con la raccolta differenziata e la possibilità di produrre da soli il compost, molti scarti vengono utilizzati per la produzione sia di terriccio che concimi naturali, come si dice: nulla si crea, nulla si distrugge.

Pioniera dell’utilizzo degli scarti in cucina è stata Lisa Casali che, del rispetto per l’ambiente, ne ha fatta una professione; ha condiviso la sua esperienza scrivendo libri, testando ricette e presentando la sua trasmissione Zero Sprechi su gambero Rosso Sky.

Lei con gli scarti ha creato piatti elegantissimi e buonissimi, io ho provato a fare le barbe stufe, con le barbe di porro; si, io sono fortunata perchè ho la contadina a due passi che esaudisce ogni mio desiderio e capisco che per molti è difficile trovare in negozio le rape con le foglie o i porri con le radici ma con i G.A.S. dei quali ho parlatoqui, riuscirete ad avere non tutto ma quasi.

A proposito di baccelli, nel suo libro Ecocucina (pagina 99), Lisa Casali scrive che la percentuale di scarto commestibile nei legumi è del 68% circa, in pratica su ogni €uro che spendiamo per kilo ne buttiamo 68 centesimi nella differenziata e a me sembrano davvero troppi.

Scrive ancora Lisa che i baccelli sono ricchissimi di cellulosa, pectine e flavonoidi  che rallentano l’assorbimento degli zuccheri.

Sono un’arma efficace in alcuni casi specifici, particolarmente per chi è diabetico o soffre di fame nervosa la sera.

Sono indicati per il controllo del peso grazie alla loro azione diuretica e al contenimento di assorbimento degli zuccheri.

Consiglia di scegliere bacelli piccoli e dai colori brillanti; l’aspetto dev’essere integro e sodo e non devono essere ingialliti.

Per questa ricetta ho adoperato i baccelli delle fave e le foglie verdi del porro che acquisto dalla Milva, la mia fornitrice di fiducia; le fave che ho adoperato non sono quelle che vedete vicino al formaggio Asìno ma quelle acquistate al mercato di Mestre, erano perfette, integre e con ancora le foglie rigogliose attaccate su (Terry può testimoniare), peccato non averle fotografate.

Altro protagonista il Formaggio Asìno, del quale ho già parlato in altri post, in questo caso ho adoperato quello morbido che ben si presta per le fondute; unico accorgimento, dal momento che è, anche nella versione morbida, molto sapido, dosare la quantità di sale, sia nel composto che nell’acqua di cottura.

Ho legato l’impasto con la farina di riso che è senza glutine e non rilascia il sapore di farina che non a tutti piace, ho volutamente omesso l’uso delle patate che mi avrebbe facilitato il compito ma volevo un sapore decisamente verde.

Formaggio Asìno fave-001

(Non è un post pubblicitario, il formaggio l’ho comperato)

 Ingredienti per gli gnocchi (queste dosi sono variabili, dipende dall’umidità delle verdure):

  • 500 g. di baccelli freschi di fave,
  • foglie verdi di porro a piacere,
  • 2 cucchiai colmi di Parmigiano Reggiano grattugiato,
  • 1 uovo,
  • 3 cucchiai di farina di riso
  • olio all’aglio orsino (per decorare).

Gnocchi bacelli di fave impasto minipimer-001

Come fare gli gnocchi:

lessare i baccelli di fave e le foglie di porro, scolare e togliere i filamenti dai baccelli, io preferisco perdere un pò di tempo per farlo ma se volete potete lasciarli e passare il composto al passaverdure.

Mettere le verdure nel bicchiere del minipimer e ridurre a crema, aggiungere gli altri ingredienti lasciando per ultimo l’inserimento della farina; alla fine dovrà risultare un composto sufficientemente consistente per poter formare delle quenelle con i 2 cucchiai (i miei piccolissimi, da caffè).

Se vi va e siete capaci di usarla, potete mettere il composto nella sac a poche e buttarli nell’acqua tagliandoli man mano col coltello o, per velocizzare fare delle quenelles più grandi.

Sobbollire in acqua leggermente salata e scolare quando salgono a galla, man mano li mettete nello scolapasta ungerli per non farli attacare, maneggiare con cura!

gnocchi fave da cuocere-001

Quenelles di bacelli di fave da cuocere.

Ingredienti per la fonduta di Formaggio Asino:

Se risultasse troppo densa aggiungere un pò di latte, al contrario un pò di farina di riso o maizena (poca alla volta!).

  • 60 g. di formaggio Asìno,
  • 30 g. di panna fresca (la metà del peso del formaggio).

 Formaggio Asìno-001

 Come fare la Fonduta (ho messo il link del post dove spiegavo bene il procedimento):

come ho scritto sopra nel link troverete i due procedimenti imparati al corso di cucina, essendoci qui una dose minima mi sono limitata a sciogliere a fuoco bassissimo il formaggio nella panna aggiungendo un pò di latte, la volevo fluida anche per esigenze “fotografiche”.

Ho decorato la fonduta con un olio all’aglio orsino ottenuto frullando le foglie di aglio orsino, lavate ed asciugate bene, con il sale e coperte d’olio, lo conservo in frigorifero.

gnocchi bacelli fave fonduta pp-001

Per oggi è tutto, vi auguro anticipatamente un bel fine settimana, io sono ricaduta nella trappola del Lievito Madre e devo accudire la creatura: ho iniziato una produzione di dolci Pasquali, ve ne darò notizia, sia in caso di successo che di flop.

 


Gnochi de Spinaze e Ricotta (Trieste), cucinare Buono in poco tempo.

Gnochi spinaze e ricota pronti n.-001

Sento continuamente parlare di crisi, e la crisi c’è, mancano i soldi e manca il tempo: qui parlo di cucina e delle sue innumerevoli sfaccettature e, per tempo, intendo il tempo per cucinare.

Anni addietro, la crisi si contrastava aguzzando l’ingegno, con la fantasia; ci si organizzava e si risparmiava facendo una spesa intelligente, si riciclava, ma non per una forma di snobbismo ma per necessità, basta sfogliare i vecchi libri e leggere le ricette delle nonne, nonne che lavoravano anche nei campi, nonne che non disponevano di tutta la tecnologia di cui disponiamo noi; a quei tempi la cucina povera non si faceva col bimby.

Ma è anche vero che non è facile regredire, lo spirito di adattamento dell’uomo è grande ma ha difficoltà a fare un passo indietro.

C’è la crisi ma, le rare volte che vado nei centri commerciali della zona, sbircio nei carrelli e vedo cibo inenarrabile, cibi confezionati, surgelati, pronti, basta scartarli, metterli in forno ed impiattarli, mi auguro non in piatti di carta…

Non c’è tempo ed ecco che arrivano in soccorso aziende che propongono risotti da cuocere nelle piramidi, senza possederne il fascino.

Ma non è finita, improbabili casalinghe chiedono aiuto, via Skype, ad un altrettanto improbabile cuoco che, dovendo vivere anche lui (ricordate Rugiati e la coca cola?), propone una splendida vellutata di funghi, in barattolo.

Non ho avuto occasione di controllarlo (non ho tempo), ma immagino il prezzo di questa vellutata, senza calcolare i costi di smaltimento della lattina, non tutti amano “differenziare” e siamo in crisi anche per questo…

Ma, si sa, il mondo è cambiato, oggi il calzino bucato si butta o, nei migliori casi, si riutilizza per dare la cera ai mobili di legno, no? Mi dite che non si fa più? Bene.

Oggi propongo questo piatto, uno di quelli che appartengono alla memoria, uno dei primi piatti che ho fatto appena raggiunta l’autonomia e l’indipendenza: i gnochi de spinaze e ricotta.

Li avevo visti preparare, nel 1974,  dalla mamma di un mio moroso, lei restaurava cornici antiche, lavorando la mattina fuori casa in una soffitta che aveva rimesso apposto quasi tutta da sola, lavorava a maglia, cuciva tutto il guardaroba per la famiglia (marito e figlio), compresi pantaloni, cappotti ecc., lavorava a maglia, è lei che aveva il fornetto per ceramica e mi ha iniziata a quell’arte, frequentandola avevo riportato a galla la mia vena artistica di bambina, avevo iniziato a dipingere anch’io, vendendo, seppur malvolentieri qualche quadro, ricordo il difficile distacco da un Sommaco che avevo dipinto ad olio dal vero.

Faceva anche bomboniere, su ordinazione, e quant’altro, non andava mai a letto senza struccarsi e mettersi la crema nutriente, la prima cosa al mattino un leggero trucco ed una sistemata ai capelli, era sempre perfetta, senza essere inavvicinabile.

Provvedeva da sola a rifare la tappezzeria di divano e poltrone, dipingeva e, d’estate, si metteva in terrazza 1 ora a prendere il sole, le piaceva l’abbronzatura, aveva un gattone, Biri che lei chiamava Birulito, non amava farsi toccare a causa del trauma della sterilizzazione fatta con un’anestesia approsimativa.

Faceva una pizza che non ho mai dimenticato e che non ho mai più rimangiata così buona, era alta, con i bordi croccanti, facevamo a gara a chi arrivava per primo, ma, aimeh, gli angoli erano 4 e noi in 4.

Un giorno si ed uno no, faceva la torta di mele, aveva sempre un’apparenza serena anche se soffriva di fortissime emicranie che la costringevano a letto al buio ed in silenzio per ore.

Non avevo programmato queste righe, sono arrivate così, sull’onda dei ricordi, probabilmente sono partite dal fattore tempo.

Allora non ne sapevo molto di cucina (ora ne so/capisco un pò di più) anche se s’intravedevano già una passione ed un talento da sviluppare; purtroppo, nella mia vita, il grande freno è stato quello, sempre quello: la difficoltà ed incapacità di amalgamarmi al gruppo sennò, credo che sarei riuscita a raggiungere altri traguardi ottenendo grandi soddisfazioni, come ho ottenuto nello sport.

Oggi, con la maggior informazione e conoscenza della cucina regionale italiana, questi potrebbero sembrare la copia degli gnudi toscani ma, allora non conoscevo gli Gnudi che si chiamano così perchè sono il ripieno dei ravioli senza la pasta, gnudi (nudi) appunto, che hanno un’altra forma, più allungata.

Questa è una ricetta senza dosi, come spesso succede nella cucina di casa, si prendono gli ingredienti, si mescolano tra loro ed ogni volta si ottiene un piatto diverso.

Io li faccio così, senza pangrattato e senza farina nell’impasto,  soltanto quella necessaria per avvolgerli prima della cottura; se siete celiaci potete adoperare la vostra.

Un tempo il pangrattato sostituiva la ricotta non sempre disponibile.

Non adopero l’uovo intero ma soltanto l’albume che mi aiuta a legare l’impasto, la totale assenza di farina richiede una perfetta strizzatura degli spinaci e la ricotta del tipo asciutto da scolare ulteriormente.

Se volete Friulanizzare la ricetta ulteriormente, vada per un Montasio stravecchio e una ricotta affumicata per rifinire.

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Ingredienti a modo mio:

  • spinaci (io della Milva) lessati (anche un avanzo di spinaci saltati in padella), strizzati benissimo,
  • ricotta, preferibilmente asciutta,
  • Parmigiano Reggiano grattugiato o Padano se lo preferite o Montasio stravecchio o Sbrinz (io lo adoro),
  • sale se necessario (saliamo l’acqua ed aggiungiamo altro formaggio),
  • albume.

Per il Condimento:

  • burro chiarificato o lo chiarificate voi eliminando la caseina che si forma in superficie,
  • salvia fresca,
  • 1 spicchio d’aglio vestito (cava e meti), io Aglio di Resia, finchè c’è,
  • scaglie di Parmigiano o dei formaggi citati sopra.

Come fare:

in una terrina amalgamare, meglio con le mani, tutti gli ingredienti, meno l’albume che aggiungeremo per ultimo.

Formare delle palline, io le peso, quelle della foto 40 g., quelle che ho fatto ieri sera 50 g., rotolarle nella farina ed immergerle in acqua bollente salata finchè vengono a galla; non contenendo farina all’interno la cottura è brevissima, giusto il tempo che l’albume leghi l’impasto.

Raccoglierli con la schiumarola e metterli nella padella dove avremo fatto rosolare nel burro la salvia e l’aglio vestito.

Senza toccarli, soltanto muovendo la padella, li facciamo insaporire e li impiattiamo servendoli con le scaglie del formaggio che abbiamo scelto.

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Per oggi è tutto, prossimamente vi porterò a mangiare la pasta in Giappone, prendete la forchetta ;-)


Brodo di Salame Brianza con polpettine di fagioli di Resia, per ISIT.

brodo di salame polpettina2

Brodo di Salame Brianza con polpettine di fagioli di Resia, salame cotto e farina di castagne.

Sono nata e vivo ancora in una Regione, il Friuli Venezia Giulia, dove la tradizione del salame ha origini antiche; quasi tutte le famiglie contadine allevavano il maiale per garantirsi una riserva di proteine e grassi per l’alimentazione ma anche per avere prodotti da barattare in cambio di altri generi di necessità.

“El salame de casa”, che bon, essere invitati in una di quelle case era una fortuna, il salame, con un bicchiere di vino ed una fetta di pane significavano: ospitalità e convivialità.

Io ho avuto la fortuna di assaggiare un pò di quei “salami de casa” e, forse, è per questo che ho affinato il palato, abituandolo ad una certa qualità.

Sarà per i divieti con minaccia di brufoli in fanciullezza ma, appena raggiunta l’indipendenza, ho aperto le porte della mia dispensa al salame.

Ne ho mangiati di troppo salati, troppo speziati, troppo magri, troppo grassi, troppo gommosi o con una fastidiosa sensazione “sugnosa” al palato.

Appena il Salame Brianza D.O.P., accompagnato fino all’uscio di casa mia dall’ISIT (Isituto Salumi Italiani Tutelati), è arrivato sulla mia tavola, ho sbirciato tra le maglie dello spago che lo avvolgeva e gli ho sussurrato:  vediamo cosa mi raccontanterai per convincermi…

Così, mentre il pane si riscaldava accantoalcamino,  lui mi ha raccontato che è nato in Brianza, che si scriveva di lui già nel 1500 e mi ha detto con orgoglio che era Ul salam de la Brianza.

Salame Brianza-001

La Brianza è in una posizione geografica ottimale per l’asciugatura e stagionatura del suo salame, a 350 metri s.l.m.  in collina, con una naturale escursione termica e lontana dalle nebbie Padane che ne impedirebbero asciugatura e stagionatura, un esempio dell’ostilità dell’umidità a tale scopo è il Salam d’la Duja che, nel Vercellese, viene conservato nel grasso.

Il Salame Brianza D.O.P. viene prodotto con carni suine, esclusivamente da allevamenti Italiani e, nello specifico, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte.

Prodotto sia a grana fine (macinaura 4-4,5 mm) che grossa (7-8mm), l’asciugatura e la stagionatura vengono condotte secondo regole ben precise nello stabilire tempi e modalità, in funzione al diametro del salame.

A questo punto, il salame Brianza D.O.P. mi guarda preoccupato e mi chiede: cosa ne sarà di me?

Beh, ora torno alla realtà: voi cosa fareste con un salame buono, equilibrato, piacevolmente dolce, non invasivo e che non vi lascia la bocca impastata?

Beh, la risposta è semplice: abbondanti fette di Salame Brianza D.O.P. tagliate sottili (se il salame è fresco si taglia spesso) e racchiuse tra due fette di pane caldo, una leggera pressione affinchè il pane ne assorba gli aromi ed addentare…

Ma non sono qui per farvi un panino, quello potete farlo da sole/i, io ho pensato al dopo-panino, a quando rimangono i culetti (così li chiamiamo qui) e ne ho fatto un buon brodo, la prova del nove per testare un buon salame, provate ad immaginare un brodo preparato con un salame scarso.

Dal momento che amo unire prodotti di eccellenza provenienti da diverse regioni d’Italia, ho pensato a delle nocciol-polpette con fagioli di Resia  e non poteva mancare il profumo lieve (soltanto una carezza sulle pareti della terrina), di Aglio di Resia, Presidio Slow Food, bella compagnia, che ne dite?

salame Brianza1

Salame Brianza D.O.P.

Ingredienti per 2 tazze di brodo di salame Brianza D.O.P.:

  • 125 g. di salame Brianza D.O.P.,
  • 600 g. acqua.

Come fare:

togliere il budello della quantità di salame che desiderate cuocere (rispettando la proporzione d’acqua), coprire con l’acqua fredda, coprire e, a fuoco bassissimo, far ridurre della metà.

Lasciar intiepidire e riporre in frigorifero per qualche ora, rimuovere la parte grassa che si sarà solidificata in superficie.

Chiarificarlo: io l’ho fatto così, per non alterarne il sapore ma potete farlo anche così.

noccioline di fagioli di Resia cotte

Mi scuso per le macchie ma, sapete, questa è la cucina di casa.

Come fare le polpettine di fagioli:

non ho le dosi, ho prelevato una parte di polpa di fagioli di Resia passati per questa ricetta (bene anche i Borlotti o i Lamon), ho tritato metà salame cotto del brodo, ho aggiunto un cucchiaio di Montasio stravecchio grattugiato (al posto del Parmigiano), qualche filo di erba cipollina del mio vaso tagliuzzato finemente, ho legato con l’albume, ho amalgamato ed ho regolato la consistenza con la farina di castagne che esalta il sapore del fagiolo.

Ho preparato delle nocciole di 4 grammi (lo so, sono precisina ), le ho arrotolate nella farina di castagne e le ho fatte bollire per pochissimo nell’acqua in cui ho bollito i fagioli, preciso che ho scelto questa cottura per non intorpidire il brodo ed è per questo motivo che il colore delle polpettine è scuro, i fagioli di Resia rilasciano molto colore.

Appena riemerse del’acqua di cottura di fagioli, ho immerso le nocciol-polpette nel brodo di salame bollente ed ho portato in tavola ottenendo i complimenti di “ello”, che è una garanzia, nel senso che è molto viziato ed esigente, ma è proprio questo che mi garantisce la riuscita della ricetta.

brodo di salame polpettina1-001

Nella ricetta non troverete indicato il sale o il pepe, non sono necessari, il sapore è già negli ingredienti, alla prossima.


Fiori di zucchina ripieni, ho preso una strana piega, la piega di Pinterest…

F. zucchina piatto-001

Già, ho preso una strana piega, la piega di Pinterest, non vado in giro per blog, ma perdo delle buone mezz’ore su quel sito ad estasiarmi davanti a foto straordinarie, a stupirmi di fronte alla creatività di noi esseri umani.

Io, che ho fatto quattro ricette striminzite con l’avocado, sentendomi un genio alla stregua di Leonardo Da Vinci (scherzo eh ;-) ), mi ritrovo di fronte a centinaia di ricette con l’avocado e ritorno piccolina, piccolina.

Per non parlare dei dolci, delle idee, beh, tanto di cappello!!!

Nel frattempo, aspettando tempi più freschi, preparo marmellate, la Signora dell’Hotel mi ha regalato una cassa di “amoli” gialli (gocce d’oro) che ho voluto fortemente conservare e, quindi, nel tempo rimasto, cucino la “normalità”, la cucina di tutti i giorni per ello, la trasgressione sono le torte salate, necessità che diventa virtù con le verdure di Milva, spesso raccolte personalmente dal suo campo.

Attendo ansiosa, anzi attendiamo ansiosi le terme, mai come quest’anno desidero prendere una sbornia d’Austria, di funghi, di boschi, di calda ospitalità Austriaca, di passeggiate all’alba sull’erba bagnata di rugiada, di sane colazioni colorate che profumano di pane caldo, colazioni ricche che mi sosterranno per ore.

Per oggi ancora fiori di zucchina, rigorosamente dall’archivio, questi sono ripieni con tonno, patate lesse, zucchine e fiori saltati in padella.

Se notate, a parte le ricette studiate, volute o classiche, molte delle mie preparazioni sono una sorta di riciclo/riutilizzo di avanzi (tra virgolette)-

Ello non mangia mai due volte lo stesso cibo, io ho altri gusti e quindi per me,  diventa problematica la gestione dei pasti.

Quando, da Milva, trovo le zucchine con i fiori  uso spadellarli assieme alle zucchine, quei puntini rallegrano e ravvivano la preparazione accentuandone anche il sapore, i fiori hanno un sapore più intenso.

Le dosi sono a piacere, come sempre in questi casi, la pastella è semplicemente fatta con farina e birra fredda, una pastella densa che deve aderire bene ai fiori e che rende croccantissimo qualsiasi cosa ci sia sotto, ho omesso la ricotta che ho sostituito con la patata lessa, ma andiamo in cucina.

F. zucchina -001

Ingredienti:

  • fiori di zucchina,
  • zucchine,
  • 1 spicchio d’aglio vestito (andrà tolto),
  • patate lesse,
  • tonno al naturale o sott’olio,
  • parmigiano,
  • pane grattugiato (per addensare leggermente il ripieno) se volete il senza glutine adoperate quello da prontuario,
  • basilico tritato,
  • sale se necessario.

Ingredienti per la pastella:

  • birra fredda,
  • farina 00, se volete una preparazione senza glutine perfetta la farina di riso.

Come fare:

preriscaldare il forno, in questo caso ventilato, a 200° C.

Se i fiori non dovessero essere bene aperti, immergerli in acqua ghiacciata, scolarli e togliere delicatamente il pistillo interno.

Spadellare le zucchine con l’aglio vestito, toglierlo dopo che le ha insaporite, aggiungere i fiori spezzettati con le mani, coprire, lasciar ammorbidire, spegnere e far raffreddare.

In una terrina schiacciare la patata lessa e sbriciolare il tonno, aggiungere il composto di zucchine ed il resto degli ingredienti, non esagerare col pane grattugiato perchè otterrete un ripieno troppo asciutto.

Riempite i fiori col composto ed immergerli ella pastella ottenuta semplicemente con farina e birra ghiacciata.

Disporli su una teglia da forno ricoperta con l’apposita carta e cuocere per c.ca 20 minuti, il tempo che si fori una bella crosticina dorata e croccante.

Se dovesse avanzare qualche fiore e avete del feta, inseritene un bastoncino all’interno e procedere alla cottura come sopra, per dare al tutto freschezza, ho accompagnato i fiori con degli spiedini di feta, datterini (i miei), olive verdi e foglie di basilico.

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Alla prossima.


Arancini di riso con cuore di tartara, pastellati al vino rosso, zuppa al vino bianco e patate, una vittoria e pezzi di puzzle.

arancino riso pronto-004

La mia gita ai Navigli sta rimettendo a posto un pò di tessere del mio puzzle, pensate che lo stesso giorno, a Milano, c’era Taste che, per una foodblogger che si rispetti è il massimo ma fa bene ogni tanto allontanarsi dalla cucina per rientrarci poi ancora più carichi, pieni di idee e voglia di fare.

Mentre stavo scrivendo il post precedente mi è anche giunta la notizia che sono una delle 2 vincitrici del contest di Ambra, con i Fusilli allo sclopit e cozze, un omaggio anche alla mia Lumix che, dopo quelle foto è spirata.

Gli Chef che hanno visionato le ricette ed avendo 2 Location, una in Piemonte ed una in Trentino, hanno deciso di, come dico io, prendere sotto la loro ala per un week end 2 partecipanti: in Piemonte Cinzia ed io in Trentino beh, sono soddisfazioni, ho visto il sito della Location e: guardate un pò:

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Cliccando sulla foto arriverete nel Sito di Villa Berghofer.

Ma ora, dopo aver esternato con “viva e vibrante soddisfazione” (vi piace Crozza?) la vittoria, riprendo con le ricette del corso, impossibile in questo caso stilare una classifica, non c’è n’è una più buona dell’altra, soltanto il gusto personale può deciderlo, l’ideale sarebbe averle tutte nello stesso piatto.

Per la zuppa al vino e patate vi mando qui, un’idea anche per altre basi e/o preparazioni.

Premetto che Agli Amici di Godia NON SI RICICLA NULLA, ci tengo a precisarlo perchè, non si sa mai, ma a casina nostra si può fare e quindi, se vi avanza del risotto (anche l’orzotto secondo me, è che in casa ello non avanza mai nulla per il giorno dopo) ecco pronto un antipasto o finger food delizioso e, se non avete la tartara, potete metterci all’interno altre cose, ed è qui che la fantasia in cucina per le donne impegnate (e non) la fa da padrona, assecondiamola.

tartara per cuore arancino-001

Come fare il cuore di tartara (6/8 g.):

il Ristorante adopera la carne di Pezzata Rossa, voi adoperate la vostra preferita, va tagliata rigorosamente a coltello, lo Chef ci tiene a precisarlo, e condita, a piacere con olio, sale, pepe e le erbe aromatiche che vi piacciono di più, consideriamo che gli arancini sarano già saporiti.

Formare delle palline di 6/8 cm. e metterle in congelatore, al momento della preparazione sarà più facile inserire il cuore nell’arancino.

arancini riso da impastellare-001

Ingredienti base per gli arancini, le altre dosi sono da interpretare al momento:

  • riso cotto,
  • 1/2 uovo,
  • zucchine,
  • erbe aromatiche,
  • piselli,
  • quello che avete in frigorifero,
  • olio di arachidi abbondante per friggere.

Come preparare gli arancini:

mescolare gli ingredienti, formare delle palline di 20 grammi ed inserire il cuore di tartara, richiudere ed immergere nella pastella al vino e friggere a 170°C. in olio di arachide profondo.

arancini friggono-002

Ingredienti per la pastella al vino:

  • 100 g. di farina 00,
  • 100 g. di vino rosso,
  • 3 albumi (60 g.) montati a neve fermissima.

collage pastella al vino-001

Come fare la pastella al vino rosso:

beh, come immaginerete nulla di più semplice, si setaccia la farina e la si amalgama al vino rosso, si montano gli albumi a neve fermissima e si aggiungono al composto.

Completiamo il piatto mettendo sul fondo la zuppa di vino e patate e, dopo 1 minuto di raccoglimento, assaggiamo…

arancino riso interno-003

Forse le foto non rendono merito alla ricetta ma, credetemi, provate, con questa pastella potete impastellare quello che vi piace, verdure, pesce e quant’altro, bocca desidera.

Per oggi è tutto, vi auguro una splendida giornata, qui il sole si è fatto coraggio ed ogni tanto appare.


Polpettine di melanzane con cuore di Parmigiana, zuppa di burrata e bucce di melanzana in agrodolce: entriamo nelle pieghe delle ricette.

Polpetta di melanzane  ec di parmigiana-001

Mi rendo conto che i miei post sono troppo lunghi da leggere per chi passa di qua per un saluto o per la ricetta, ma a me piace così, non riesco a fare diversamente ( se vi incuriosisce la polpettina della foto, tralasciate questa introduzione).

In fondo questo non è semplicemente il “mio ricettario”, non ne ho bisogno, anche perchè, raramente rifaccio due volte la stessa ricetta o, se la rifaccio, la modifico ancora.

Per me la cucina è una passione (se non si fosse capito… ), un hobby, come il ricamo, l’uncinetto, il lavoro a maglia, la pittura, il decoupage ecc. ecc., io dipingo piatti, utilizzo gli ingredienti come fossero colori o fili colorati.

Cucinare mi rilassa, mi appaga, mi da energia positiva, mentre cucino penso, mi piace l’approfondimento di una ricetta, un’amica mi definisce così: «quella  piena di curiosità che non si perde nulla nelle pieghe delle ricette», e questa definizione trovo mi calzi a pennello.

Raffaello, alla fine del corso mi ha chiesto come mai non sfrutto questa mia passione e magari renderla redditizia… Beh, la risposta, chi mi conosce o chi mi ha frequentata lo sa già, semplicemente perchè io non so relazionarmi con le persone, la gente ed io non ci piacciamo…

La sala dove si svolgono i corsi è uno dei pochi posti dove io non mi senta inadeguata e fuori posto, pur essendoci persone molto diverse e distanti da me sia per ceto sociale che per levatura culturale, su quello sgabello vicino al lavandino da dove mi è permesso fare domande, fotografare, assaggiare e toccare con mano gli ingredienti, io mi sento una principessa… Ormai è un dato di fatto, io sono così: Libera…

Ma ora ritorniamo in cucina e parliamo di polpette, di Signore polpette, le prime che sono state presentate al corso, delle splendide, succulente, goduriose perle di melanzane col cuore di parmigiana e, come se non bastasse, adagiate voluttuosamente su una zuppa di burrata e decorate da una brillante julienne di bucce di melanzane in agrodolce.

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Iniziamo proprio da queste, dalle bucce di melanzane in agrodolce, un modo raffinato ed elegante per utilizzare le bucce delle melanzane che solitamente scartiamo, anche se, ultimamente l’esigenza del «far di necessità virtù», ha avvicinato tutti alla cultura del “buttiamo via il meno possibile”.

Questa julienne di melanzane può essere conservata ed utilizzata per arricchire più prepaazioni, per decorare piatti semplici che acquisteranno immediatamente un tocco di classe.

Ingredienti per la cottura sottovuoto:

  • 100 g. di bucce crude di melanzane tagliate a julienne,
  • 1 cucchiaio raso di zucchero,
  • 2 cucchiai di aceto rosso (mantiene il colore delle bucce),
  • 1 pizzico di sale,
  • 50 g. di olio Extravergine di oliva.

Come fare la cottura sottovuoto:

unire gli ingredienti in un sacchetto da sottovuoto, sigillarlo e cuocere a vapore o in acqua, importante è mantenere la temperatura 92°C. per 30 minuti, fermare la cottura in acqua e ghiaccio.

Ingredienti per la cottura in pentola:

  • 200 g. di bucce crude di melanzane tagliate a julienne,
  • 300 g. di zucchero,
  • 200 g. di acqua,
  • 500 g. di aceto di vino rosso.

Come fare la cottura in pentola:

con l’acqua e zucchero preparare un caramello biondo, versare, lentamente, l’aceto CALDO, mescolare per amalgamare bene il composto e portare a bollore, unire le bucce, portare nuovamente a bollore, spegnere il fuoco e lasciar raffreddare le bucce nel liquido.

Raffaello ha dato anche questa dose per ottenere gli scalogni in agrodolce:

Ingredienti per 1 kilo di prodotto:

  • 600 g. di zucchero,
  • 400 g. di acqua,
  • 1 litro di aceto.

Come fare:

procedere come sopra (cottura in pentola), facendo bollire gli scalogni per 3 minuti, fatto.

parmigiana congelata per polpette-002

Ora prepariamo la parmigiana di melanzane dalla quale Raffaello ricava i cuoricini da inserire nelle polpettine.

Lui adopera uno stampo da plum cake in pirex, le melanzane non vengono fritte ma cotte al forno, gli strati vengono ripetuti per 2 volte, dopo cotta, la parmigiana viene messa nel congelatore, il risultato è una “placca” dalla quale si ricaveranno poi i cuori.

Preparazione delle melanzane:

tagliare le melanzane a fette di 5 mm., Raffaello consiglia, se le melanzane non sono freschissime, di salarle per togliere l’amaro,  mezz’ora basta, l’importante è, dopo,  risciacquarle bene e tamponarle con la carta assorbente.

Ungere una placca da forno, appoggiare le fette di melanzane, ungerle con un pennello e salarle, cuoere a 190°C. per 8/12 minuti, dipende dal vostro forno.

Ingredienti per la parmigiana light:

  • melanzane c.s.,
  • salsa di pomodoro (uno strato sottilissimo, va benissimo la salsa che fate di solito),
  • formaggio latteria, va benissimo anche il Pannarello, (evitare la mozzarella che renderebbe “gommosa” la preparazione),
  • Parmigiano Reggiano grattugiato.

Come fare la parmigiana light:

iniziare con uno strato sottile di salsa, melanzane, formaggio, salsa, melanzane, formaggio, cuocere in forno ventilato a 200° C. per 20 minuti (tempo consigliato da Raffaello per i forni di casa).

Sfornare, se avete la fortuna di possedere un abbattitore, inseriteci la parmigiana, altrimenti, dopo che la preparazione sarà fredda mettete in congelatore.

Al momento dell’utilizzo, tirate fuori la vostra parmigiana e dividetela in cubetti che inserirete congelati nelle polpette.

cuoricino parm per polpette-001

Ora passiamo alla preparazione delle polpette.

Ingredienti:

  • 400 g. di polpa di melanzana,
  • 1 uovo intero,
  • 1 tuorlo (l’albume per la panatura),
  • 100 g. di pane secco senza crosta,
  • 100 g. di Parmigiano o Grana o Sbrinz, o Montasio 10 mesi, l’importante che siano stagionati,
  • santoreggia,
  • timo,
  • sale,
  • pane grattugiato per la panatura,
  • olio di arachidi per la frittura.

composto polpettine melanzane1-002

Come fare:

otteniamo la polpa di melanzane: dopo averle pelate (la buccia adoperiamola c.s.), tagliarle a fette di 5 mm., buttarle in acqua bollente salata per 5 minuti, scolarle, farle raffreddare e strizzarle.

Unire la polpa agli altri ingredienti, mescolare, formare, col composto delle palline da 20 grammi, schiacciarle con il pollice, inserire il cuoricino di parmigiana, richiudere, arrotolare, passare nell’albume e nel pane grattugiato.

polpettine melanzane e parmigiana a friggere-001

Friggere le polpettine in profondo olio di arachidi, servirle su una zuppa di burrata preparata calcolando la metà di panna rispetto alla dose di burrata (il metodo per fare la fonduta), portare a 60°C. e frullare il tutto, fatto.

Servire la polpettina sulla zuppa di burrata e decorare con le bucce di melanzana in agrodolce e gustatevi l’estasi…

Polpetta di melanzane  ec di parmigiana interno-001

É una ricetta semplicissima, mi sono soffermata sui vari passaggi per dovere di precisione ma, alla fine, vi sarete accorti che tralasciando il cuore di parmigiana, la zuppa di burrata, le bucce in agrodolce, queste polpettine sono la cosa più semplice da fare.

Nelle cucine degli Amici di Godia, il riciclo non è contemplato, come non “dovrebbe” essere contemplato nei ristoranti con la erre maiuscola, ma a casina nostra si può e spesso si DEVE fare.

In fondo, le polpette nascono così, dalla necessità di assemblare degli “avanzi”, renderli belli, invitanti e riproporli ai familiari.

Buon proseguimento di giornata, noi ci rileggeremo venerdì.


Nespole del Giappone in agrodolce, un contorno alternativo.

nespole agrodolce tagliata3-001

Quando ho pubblicato il Crumble di Nespole avevo citato questo contorno, un pò scettica ma poi, curiosa come sempre di fronte a ricette fino allora sconosciute, ci ho pensato su: a me piacciono la caponata, i fagioli all’uccelletto e il savor ed anche anche a ello, allora perchè non provare?

Hanno fatto da contorno ad una tagliata, improvvisato riciclo della parte centrale della costata della sera prima, che ho condito con un olio aromatizzato alla salvia per rimanere vicino al sapore del contorno.

Questa ricetta la trovate sul libro di Emilia Valli: 1000 ricette con la frutta (€. 3,90), io l’ho comperato ma lo davano anche con un quotidiano.

Ho modificato le dosi secondo le nespole a mia disposizione, tra parentesi le dosi originali nel caso voleste provare, il procedimento l’ho un pò modificato perchè seguendo i tempi di cottura della ricetta originale le nespole sarebbero rimaste troppo crude.

nespole3-001

Ingredienti:

  • 8 nesople del Giappone a media maturazione (12),
  • 1 cucchiaio d’olio evo (1 cucchiaio di margarina),
  • 1 piccolo scalogno (1/2 cipolla bianca),
  • 2 foglie di salvia,
  • 1 cucchiaio di aceto di mele (1 di aceto bianco),
  • 1/2 cucchiaio di zucchero (1 cucchiaio),
  • sale,
  • peperoncino di Calabria in polvere.

nespole tegame2-001

Come fare:

sbucciare le nespole, denocciolarle ed eliminare la pellicola che contiene i semi, tagliarle a spicchi e rosolarle nel tegame con l’olio caldo e lo scalogno tritato finemente e fatto appassire, aggiungere la salvia tritata ed il pizzico di peperoncino.

Far insaporire bene, coprire per ammorbidirle leggermente (tendono a rimanere sode), sciogliere lo zucchero nell’aceto e versare nel tegame, alzare il fuoco, mescolare e spegnere.

Far marinare per 1/4 d’ora  prima di sevire.

salvia 2013-001

Ed ecco la mia salvia, era una piantina striminzita che mi ha seguita in vaso per 2 traslochi e come ultima speranza l’ho piantata, nel 2006 nel giardino, in un piccolo triangolino ed ecco com’è diventata.

Ieri mattina ho fatto un pò di giardinaggio e prima che la pioggia imminente ne rovinasse irrimediabilmente i fiori, l’ho fotografata.

Per oggi è tutto, buona giornata a voi♥


Chips di Bucce di Cartufule (Patate) da sgranocchiare durante la Tombola di Natale e ♥ BUONE FESTE ♥

Mamma Scarello con le chips di buccia di patate sovrappos-001
Beh, io la ricordo bene, era una festa, a partire dal veder tirar fuori l’occorrente, scegliere le cartelle preferite, assaltare la dispensa per accappararsi  i fagioli della misura giusta oppure i chicchi di mais, o altro ancora, ogni fonte da atingere era buona per procurarsi le pedine personali.

Era una festa davvero, io vincevo poco perchè ero mooooolto fortunata in amore (i miei gatti mi adoravano ♥) e facevo sempre pressione affinchè mi dessero il sacchetto coi numeri: mescola, mescola, gridavano quelli che si vedevano ancora la cartellina vuota… Ma sto mescolando!!!

Durante la serata in tavola c’era sempre qualcosa da sgranocchiare,  le giocatrici (solitamente eravamo tutte donne/bambine) dovevano tenersi in forze… con tutte le energie che sprecavan.

Solitamente c’erano noci, nocciole, pistacci (arachidi), fichi secchi, datteri, spesso gli avanzi di San Nicolò.

Se avete una bella famiglia o anche solamente una famiglia perchè non provare, quest’anno, a rispolverare questa vecchia usanza?

Tutto CATEGORICAMENTE a TV spenta, PC spento, TELEFONINI spenti, semplicemente voi, la vostra famiglia, i vostri cari, le persone che amate di più e, magari, invitate la/il vicina/o che è solo, che ne dite?

Questo post l’avevo in mente da giorni ed è puramente casuale che riporti tristemente alla proposta di aprire le sale da gioco, io lo trovo VERGOGNOSO e mi modero perchè oggi c’è il sole, respiro l’atmosfera natalizia, mi sento serena e felice e non mi va di pensare al mondo “storto” (come dice Mauro Corona)

A proposito di mondo, è andata anche questa volta, niente fine del mondo, niente apocalisse, abbiamo un’altra possibilità, sfruttiamola al meglio

Ieri, in macchina, alla radio ne ho sentite di tutti i colori, di gente che ha comperato delle Arche, Bunker, Rifugi antiatomici, mah…

Non amo la fantascienza, non mi piace proprio, credo di essere l’unica persona al mondo (assieme a Perla) a non aver visto Guerre Stellari, però mi sono fatta un’idea di come possa essere la fine del mondo, finisce e basta, ce ne andiamo tutti perchè il mondo esplode, si disperde nello spazio, si sparpaglia  fra le stelle…

La fine del mondo non è: muoiono tutti meno 1, o muoiono tutti meno 2, sennò ricominciamo: Adamo ed Eva, e la mela e il serpente che ti invita a mangiarla e tu la mangi e poi sono cavolacci tuoi/nostri e hai peccato e devi essere punito e via di seguito… No, grazie, abbiamo già dat.

Per cui per me oggi inizia un’altra vita e la faccio ricominciare proprio dalla Tombola di Natale, un ricordo di bambina, pefetto per ripartire con l’atmosfera giusta.

chips di buccia di patate1-001

La Signora Ivonne mi ha gentilmente svelato i suoi segreti da Chef per fare gli gnocchi: i segreti riguardano la cottura delle patate che mette, contrariamente a come si fa di solito, nell’acqua bollente e ne controlla con uno stecchino  la consistenza, raccomanda di non bucarle prima (non so se qualcuno lo fa, io no).

L’altro segeto è di cuocerle al forno, si parla di patate medie, di provenienza certa e biologiche perchè le bucce verranno poi adoperate per fare proprio queste chips da sgranocchiare durante la Tombola/serata.

In ristorante (parlo sempre di Agli Amici di Godia) hanno il forno misto-vapore, se avete la fortuna di possederne uno fate cuocere le patate nel forno misto vapore per 15 minuti a 70°C., se avete la vaporiera cuocerle a vapore per 20 minuti e poi 30 minuti a 180°C., controllarne comunque la consistenza.

Tagliare le patate a metà per la lunghezza e togliere la polpa aiutandovi con un cucchiaio,  adoperarla per fare gli gnocchi o qualche altra preparazione.

Le bucce vanno rimesse in forno (ventilato) a 140° C. per 45 minuti, i forni di casa sono differenti, la Signora Ivonne consiglia di controllarne sempre e comunque la croccantezza.

Ecco, tutto qui, è anche un modo, in tempo di crisi, per non buttare nulla.

perla Auguri n-001

Rotolo e gnocchi con Polenta e Pitina: un riciclo Slow Food-Dop Italo-Svizzero.

Rotolo e gnocchi di polenta e pitina con fonduta-001

Mi sono sentita coccolata, i vostri commenti, gli sms, le telefonate, le mail sono stati i regali più belli.

Anche ello si è alzato  con la febbre e così, tutti e 2 abbiamo trascorso la giornata tra camomille, aspirine, sonnellini e sbadigli.

Colonna sonora il ticchettio incessante della pioggia sul vetro dell’abbaino per ciò anche se fossimo stati sani non ci sarebbe venuta voglia di uscire.

Ancora grazie a chi si è affacciato a questa finestra ed io ritorno accantoalcamino per presentarvi una ricetta che avevo preparato per il contest  scartandolo per la fotografia, il lungo tempo di posa aveva dato al formaggio un aspetto plasticoso e non rendeva giustizia alla preparazione che è, credetemi, da urlo.

L’ho definito riciclo slow food perchè è nato dal recupero della polenta e dell’avanzo di Pitina adoperata per sperimentare la ricetta al Salone del Gusto.

Con Dauly ci eravamo consultate a lungo, se andate nel suo blog troverete la versione che aveva preparato prima di partire con broccoli e pancetta.

Nel dubbio che i broccoli non fossero graditi a tutti, abbiamo optato per le bietoline che poi, in corso d’opera, a Torino, sono diventate spinaci.

Dovendola rifare cercherei il Canestrato di Castel del Monte (presentato da Fedora) e seguirei il consiglio dell’adorabile chef Carlo di rendere il condimento più cremoso facendo una fondutina con i 2 formaggi.

Non era facile sposare i 3 Slow Food, una Pitina prepotente, un Parmigiano di vacche rosse sublime (come direbbe Bigazzi), un Canestrato di Castel del Monte di carattere ma non invadente.

Preziosissimo il consiglio del nostro Friulanissimo Chef stellato Emanuele Scarello, che ho interpellato prima di partire, di non far rosolare la pitina ma di “ammorbidirla”  con burro e alla fine aggiungere un pò d’acqua di cottura della pasta.

Ecco la foto del mio esperimento con le dosi nella versione pitina rosolata (poco) e senza canestrato che compare però nella lista, non ho adoperato il parmigiano se non per la decorazione, infatti la salsa risulta molto verde:

Radiatori pesto bietoline, pitina e parmigiano-002

Ingredienti:

  • radiatori g.40 (in questa ciotolina),
  • il verde di un mazzetto di bietoline scottate in acqua salata, buttate in acqua fredda e strizzate,
  •  pinoli a occhio (non avevo pinoli ho adoperato mandorle),
  • parmigiano reggiano di vacche rosse,
  •  olio evo.
  • 20 g. di pitina sbriciolata,
  • canestrato di Castel del Monte,
  • pinoli per decorare.

Altro consiglio che però avrebbe escluso l’uso del Parmigiano, tagliare le bietoline a Julienne ed aggiungerle alla pasta un attimo prima di scolarla.

Grazie Emanuele e grazie Michela, noi ci vediamo in dicembre al corso della Cucina di Carnia ♥♥♥

Detto questo torniamo sulla ricetta di oggi che prevede anche l’utilizzo dell’Achillea millefoglie, ingrediente di uno dei 2 gnocchi di pane, sempre per il contest di Tery.

Collage rotolo polenta pitina e f. Svizzeri-001

Ingredienti a seconda della quantità degli ingredienti da riciclare:

  • polenta,
  • pitina della Val Tramontina,
  • achillea millefoglie sbollentata ed insaporita con olio evo e cipollotto (si possono adoperare  verdure a piacere),
  • Sbrinz Dop grattugiato,
  • Gruyère Dop grattugiato.

Anche per i formaggi scegliete secondo la disponibilità.

Ingredienti per la fonduta:

  • 100 g. Gruyère Dop grattugiato,
  • latte a coprire,
  • 1 cucchiaino da caffè di maizena per addensare ed evitare il rassodamento.

Come fare la fonduta (copio-incollo dal post):

mettere a bagnomaria un pentolino con il formaggio grattugiato e coprire abbondantemente con il latte (2 cm.) , far sciogliere bene il formaggio, a questo punto sciogliere in poco latte freddo la maizena, incorporarla  ed addensare mescolando (basterà pochissimo).

Rotolo e gnocchi di polenta e pitina da infornare-001

Rotolo e gnocchi prima d’infornare

Come fare:

mettere nel robot da cucina la polenta e la pitina e frullare, stendere l’impasto ottenuto tra 2 fogli di carta forno  spennellati con poco olio evo e ricavarne un rettangolo alto c.ca mezzo cm., con quello che rimane formare degli gnocchi grandi come una noce.

Dopo aver insaporito la verdura che avete scelto (io avevo l’achillea) stenderla sul rettangolo di polenta, spolverizzare con i 2 formaggi grattugiati (anche in questo caso adoperate i formaggi che avete a disposizione) ed aiutandovi con la carta forno o il tovagliolo (quello che avete scelto come base) arrotolate il tutto, richiudete i bordi e fate cuocere a vapore per c.c 20 miunuti.

Ho scelto la cottura a vapore perchè non essendoci nell’impasto l’uovo o altri elementi leganti temevo la rottura.

Per il rotolo, si può scegliere di cuocerlo in acqua avvolto dal tovagliolo.

Preriscaldare il forno a 180°C., tagliare il rotolo a fette spesse 2/3 cm, adagiarle (io in questo caso assieme agli gnocchi) sul piatto o pirofila, spolverizzare con il formaggio ed infornare fino al suo scioglimento.

Prima di servire nappare con la fonduta, io ho decorato con i fiori di achillea.


Fiori di zucchina ripieni di Insalata di pollo: quando il sale è un’Opera d’Arte…

insalata di pollo nei fiori di zucchina-001

La forma piramidale di questo sale è incredibile, unica ed il suo aroma regala un tocco particolare a qualsiasi pietanza gradisca la nota affumicata, io lo abbino spesso alle zucchine e la ricetta di oggi nasce davvero per caso.

fiori di zucchina e sale affumicato-006

Ingredienti:
  • degli splendidi fiori maschi di zucchina raccolti al mattino nel campo di Milva,
  • un avanzo di pollo allo spiedo,
  • cipolline sott’aceto,
  • cetriolini sott’aceto,
  • sedano,
  • carota grattugiata,
  • prezzemolo,
  • maionese fatta in casa o comperata se vi va,
  • fiocchi di sale affumicato Falksalt.

collage fiori di zucchina ins pollo-001

Come fare:

cuocere al vapore i fiori di zucchina, dopo averli puliti deliatamente e tolto il pistillo, per dieci minuti nel microonde.

aprirli delicatamente e riempirli di insalata di pollo, tutto qui.

Questa semplice insalata di pollo può trasformarsi, per la presentazione nel fiore di zucchina, anche in finger food.

fiori di zucchina ripieni di insalata di pollo-001


Sformatini multicolor di zucchine, melanzane, carote.

Sformatino di verdure e zucchine-001

Ingredienti per uno sformatino:

  • 3 zucchine piccole frschissime,
  • 1 melanzana piccola,
  • 1 carota piccola,
  • 3 pomodori rossi maturi,
  • foglioline di basilico fresco,
  • 1 spicchio d’aglio (metà per la melanzana, metà per le zucchine),
  • pinoli tostati,
  • fiocchi di lievito di birra,
  • sale affumicato,
  • pepe verde,
  • olio EVO.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Incidere a croce la buccia dei pomodori e sbollentarli per pochi secondi in acqua bollente, pelarli, eliminare i semi e l’acqua di vegetazione, tritare la polpa.

Sbucciare le melanzane con il pelapatate ed ottenere dalla buccia delle striscioline che sbollenteremo (per ultime!!!) in acqua salata per la decorazione.

verdure per sformatini-001

Tagliare la polpa della melanzana a cubetti piccolissimi (se le melanzane sono fresche non necessitano del solito riposo sotto sale) e cuocerla in un tegame con l’olio, mezzo spicchio d’aglio (che poi toglieremo) la polpa di pomodoro, aggiungere qualche fogliolina di basilico spezzettato, cuocere a fuoco vivace per qualche minuto, salare e pepare.

Togliere le melanzane e mettere nello stesso tegame aggiungendo un filo d’olio e il mezzo spicchio d’aglio avanzato, le zucchine pelate (come si è fatto per le melanzane, conservare le striscioline di buccia  più qualche strisciolina di polpa e sbollentarle per 1 minuto per renderle elastiche e tagliarle a rondelle sottili, aggiungere le foglioline di basilico e rosolare per pochi minuti, devono rimanere croccanti, aggiustare di sale e pepe.

sformatino di verdure da infornare-001

Ricavare dalla carota altre striscioline per la decorazione, queste richiedono qualche minuto in più di sbollentatura.

Man mano che avrete sbollentato le striscioline di verdura appoggiarle su una carta assorbente, ungere lo stampino e formare una corolla alternando i colori a piacere, fare uno strato con le melanzane, uno con le zucchine, qualche pinolo ed una spolverata di fiocchi di lievito, continuare alternando e terminare con le zucchine, qualche pinolo.

Cuocere in forno a bagnomaria a 180°C. per 30 minuti. sfornare, lasciar intiepidire e sformare su un piatto, condire con un filo d’olio EVO e spolverizzare con i fiocchi di lievito, una bontà.

sformatino verdure zucchine interno-002


Melanzane, peperoni per una scatola a sorpresa, tutta da mangiare.

Ci sono ricette che ho conservato e mai pubblicato, vuoi perchè le foto risalgono ai miei primi tempi Lumix e quindi le foto erano blu o gialle o scure o mosse ed avevo anche poca dimestichezza con i programmi di fotoritocco che, per chi non ha cavalletti, reflex, box light  o il magico fotoshop (che mi alzerebbe di 20 cm. e mi toglierebbe rughe e kili ;-) ),  sono davvero amici utili e fidati, vuoi perchè non c’è mai stata l’occasione, sempre altre ricette la scalzavano dalla lista d’attesa ma ora è arrivato il momento, in vista della bella stagione che riporterà sula tavola peperoni e melanzane.

E come tante mie proposte anche questa è figlia di un riciclo, in questo caso un esuberante ripieno per le melanzane  con l’aggiunta di patata lessa e tonno, che si può omettere se si desidera rendere la ricetta vegetariana.

Si può anche renderla Vegana sostituendo il formaggio con il Tofu e, usando il pane grattugiato senza glutine,  si trasforma in ricetta senza glutine…mamma mia quante sorprese in questa scatola ;-)

Ingredienti per il ripieno che ho riutilizzato:

  • mezza melanzana cotta in forno con la stagnola,dalla quale ho ricavato la polpa e le strisce dalla buccia per l’involucro.
  • una zucchina piccola,
  • due cucchiai di pomodoro,
  • basilico,
  • pane grattuggiato q.b.,
  • formaggio morbido a dadini (Tofu),
  • capperi,
  • olive verdi,
  • sale,
  • pepe,
  • olio evo.

Come fare il ripieno:

cotta (ma non spappolata) la mezza melanzana  estrarre la polpa con un cucchiaio ed aggiungerla alla zucchina tagliata a dadini con 2 cucchiai di pomodoro e l’olio, per velocizzare cuocere in microonde per 7/8 minuti.

Frullare il composto aggiungendo pane grattugiato, il formaggio, il basilico (se preferite origano, timo ecc.) ed una parte di olive e capperi, lasciare qualche cappero intero e qualche oliva spezzettata grossolanamente, amalgamare anche il tonno.

Ingredienti per la “scatola”:

  • falde di buccia di melanzana,
  • falde di peperoni arrostiti gialli e rossi,
  • 2 patate lessate e schiacciate,
  • sale, pepe, olio evo.

Come fare la “scatola”:

disporre a fantasia sul fondo e sui bordi di una pirofila rettangolare le falde di peperone e di melanzana,  fare uno strato con le patate schiacciate condite con olio evo sale, pepe,  aggiungere il ripieno delle melanzane,  terminare con le patate e  chiudere ripiegando le falde di peperone e melanzana.

Infornare a 180°C. per c.ca 20 minuti, il tempo di compattare il tutto.

Ottimo mangiato freddo, credo sia perfetto per la bella stagione che sta arrivando (spero ;-) ) che porterà sulle nostre tavole le verdure che soltanto il sole può arricchire di sapore e colore.

Con un piccolo avanzo ho preparato questo tortino senza mettere peperoni e melanzane, ho unto uno stampo e cosparso con pane grattugiato, ho creato l’involucro con le patate, messo il ripieno e cotto in forno a 180°C. per 20 minuti, l’ho servito con una salsina di pomodoro al basilico.

Buon fine settimana :-)


Lasagne (o Pasticcio) con quel che resta della polenta, dalla Puglia con amore.

Lasagne di polenta con besciamella alla zucca.

Ore 4 e 30, l’alba è ancora intrappolata nella buia rete della notte…il trillo del telefono rompe il silenzio, un sussulto:

si?

Sono io, ho la “merce”…

Arrivo…

Sono stanca, temendo di non svegliarmi ho dormito poco, sono emozionata e agitata…quella è “merce” che scotta…

Metto in moto la macchina,  le maglie della buia rete della notte si allargano davanti a me per poi richiudersi al mio passaggio.

Ecco, lo vedo, è laggiù, scendo furtiva dall’auto, mi guardo attorno, via Libera… è arrivato il momento:

ecco la “merce”…

Ecco la mia, mettila in un posto sicuro, potrebbe far gola a qualcuno…

Appena fatto lo scambio ci salutiamo , neanche il tempo per un caffè (il bar è chiuso) e riparto; vorrei guardare nel pacco ma non c’è tempo, mi fido e lui deve fidarsi di me, se non dovesse “filare liscio” so dove trovarlo.

La buia  rete della notte si apre e si richiude al mio passaggio..arrivo a casa, apro… c’è tutto: “Orecchiette” e “Caciocavallo”, ora tutto “filerà” liscio ;-)

Cliccando sulla foto un pò di notizie sul Caciocavallo.

Finalmente ho potuto realizzare la ricetta che avevo in serbo da un pò, aspettavo la “merce”, ed è arrivata, dalla Puglia con furore e, dalla Carnia col trattore ha aggiunto ello in un raro momento di spiritosagginequando, mentre stava mangiando le orecchiette gli ho fatto notare che quello che aveva nel piatto arrivava dalla Puglia, direttamente per lui, con amore.

É il regalo di Maria, le sue orecchiette erano già comparse sulla mia tavola ma il caciocavallo no, mai, quello che mi ha mandato è quello “dolce” e mi ha conquistata al primo assaggio, mi piace la sua storia e linkando sulla foto troverete qualche informazione.

Domenica sera avevo fatto la polenta, rigorosamente con la MDP come sempre da quando Francesco di un forum me l’ha fatta conoscere nel 2009 (avevo messo il link ma ora non esiste più il blog di Francesco, non quello, almeno); troverete le indicazioni qui.

La prima volta che feci la polenta con la MDP non dissi nulla a ello (lui è per metà carnico ) e dopo i suoi complimenti confessai, fino ad allora, ripeto, mescolavo per 40 minuti.

Con gli avanzi si possono fare un sacco di cose, alla fine del post vi lascerò qualche idea.

Anche la besciamella, che prima evitavo perchè i grumi non mi davano tregua ora, con Questa fatta al microonde (anche quella del 2009, che fosse l’anno dei “geni”? ;-) ), per me è diventata un gioco, io non adopero grassi, soltanto latte (di soia) e farina (di riso), alla fine aggiungo qualche verdura ecc. a seconda della ricetta che desidero fare.

Lasagna di polenta da infornare.

Per questa “lasagna” che, come molte delle mie preparazioni nascono per “esigenze di copione” ho adoperato la polpa di zucca che avevo congelato e la polvere di porcini che faccio con i porcini secchi nel macinino da caffè, è comodissima da adoperare, ne basta un pizzico per profumare ed insaporire una pietanza.

Ingredienti per una cocottina 10×10, (è preferibile fare delle mono-porzioni):

  • 4 quadrati di polenta 10×10,
  • funghi porcini o altri a piacere,
  • polpa di zucca cotta,
  • polvere di funghi porcini,
  • caciocavallo grattugiato.

Per la besciamella:

  • 30 g. di farina di riso,
  • 200 ml di latte di soia naturale (senza aromi né zuccheri aggiunti),
  • sale,
  • polpa di zucca (aggiunta dopo),
  • polvere di funghi porcini raccolti da me (aggiunta alla fine).

Come fare:

se l’avete in programma, appena la polenta è pronta prelevarne una parte, lasciarla intiepidire, stenderla con una spatola su carta forno e lasciarla rapprendere, ritagliarne dei quadrati 10×10.

Per la besciamella seguire le  Sue indicazioni, io, ottenuta la densità desiderata (2 cotture di 3+3) ho aggiunto la polpa di zucca e la polvere di porcini, ho controllato la sapidità e ne ho messa un pò sul fondo della cocottina, ho adagiato la lasagna di polenta, altra besciamella, ho aggiunto i porcini tagliuzzati con le forbici (Nigella docet) ed il caciocavallo grattugiato, lasagna, besciamella e via di seguito per 4 strati terminando con besciamella e porcini.

Ho chiuso la cocottina ed infornato a 200°C. per 1/4 d’ora, ho tolto il coperchio, aggiunto il caciocavallo grattugiato e fatto gratinare fino a scioglimento del formaggio evitando la crosticina.

Buona giornata.

Come promesso, altre idee con la polenta MDP:

   


Dadi di patè, variazioni sulla scacchiera per un raffinato riciclo.

Dado patè Ribollita ingredienti:

  • cavolo nero lessato,
  • fagioli cannellini,
  • cipolla rossa,
  • peperoncino,
  • olio evo,
  • sale,
  • formaggio morbido di capra per legare.

Come fare:

rosolare la cipolla in poco olio extravergine, unire il cavolo nero già sbollentato e gli altri ingredienti, far insaporire ed asciugare bene.

Frullare e quando il composto sarà freddo unire il formaggio di capra, inserire negli stampini, riporre in congelatore, sformare e servire.

Questa va accompagnata sia con i dadini di pane nero, sia la polenta e sia i dadini di pane casalingo (fatto domenica, semplice pane bianco), se avete pane toscano ancora meglio.

Patè cavolini B. Pollo porri-1

Dado patè aringa affumicata ingredienti:

  • aringa affumicata cotta nel latte e alternata con cipolla stufata (iol’avevo fatta sabato per ello),
  • burro,
  • dadi di polenta,
  • cipolla stufata.

polenta in stampo-1

Polenta avanzata fatta con la MDP

Come fare:

frullare i filetti di aringa assieme al burro senza sale nè pepe perchè c’è già nella preparazione, riporre negli stampini.

Questi, contenendo il burro si rassodano in fretta, io li ho accompagnati con la polenta e la cipolla della preparazione.

Gli impasti avanzati (aringa esclusa) li ho alternati in un bicchiere dando l’idea della sabbia colorata.

dadi di pane-1

Dadi di pane raffermo(ammollati nel latte, messi negli stampini, fatti asciugare e fritti in olio evo)

Patè cavoletti B stampo-1

Patè cavolini stampo.

Ingredienti per dado cavolini Bruxelles:

  • cavolini Bruxelles  cotti a vapore,
  • acciuga sott’olio,
  • peperoncino in polvere (pacco Garofalo),
  • robiola,
  • pepe verde per “decorazione”.

Come fare:

cuocere a vapore  i cavoletti, frullarli assieme alla polvere di peperoncino, l’acciuga sott’olio e la robiola.

Mettere il composto negli stampini e mettere nel congelatore, decorare con pepe verde.

Ingredienti dado pollo:

  • filetti petto pollo,
  • porro,
  • burro salato,
  • pepe rosa per decorazione.

Come fare:

rosolare i pezzetti di petto di pollo nel burro, unire le rondelle di porro, salare e portare a cottura, frullare, riporre negli stampini e congelare per il tempo necessario, sformare e decorare con grani di pepe rosa.

Gli impasti avanzati (aringa esclusa) li ho alternati in un bicchiere dando l’idea della sabbia colorata.

Tutti i patè che presento  si possono semplicemente presentare in una ciotola o dare delle forme più grandi e comode da ottenere.


Riciclare le tagliatelle in un’Italia sottosopra,

3 febbraio 2012 dalla mia terrazza

Catena Musi cime innevate e Monte Chiampon “pulito”.

Tramonto 3 febbraio 2012 dalla mia terrazza

Queste sono le foto che ho fatto ieri dalle mie terrazze e non sono certo come le immagini che ho visto in televisione, è proprio vero che la natura si è “ribaltata” e come sempre nella nostra meravigliosa Italia quello che da altre parti è semplice emergenza di stagione qui diventa “catastrofe”, un Paese bloccato, continuamente, da scioperi, da “lavori in corso”, da alluvioni, da terremoti, ogni evento naturale trova tutti impreparati e mette sempre a dura prova la pazienza degli italiani che, a detta dei “saputelli”, “non sono una razza”,però nessun popolo ha tanta pazienza e capacità di sopportazione, neanche il sale, dico, neanche il  sale sono stati capaci di “posizionare” per tempo.

Il verbo “prevenire” non compare nel dizionario dei nostri “amati governanti”, che filosofeggiano sulla “monotonia”, sulla nostra “incapacità di accettare i cambiamenti”, quando ogni giorno siamo “costretti” a cambiamenti di ogni genere e certamente non ci annoiamo.

Che bello dare consigli e fare programmi avvolti in un caldo piumino, seduti su una comoda poltrona con il riscaldamento pagato dai “poveri diavoli”, permettendo, senza muovere un dito, che persone avvolte nei cartoni muoiano per strada…

Questo è un piccolo sfogo di una “casalinga” semplice e con le normali facoltà d’intendere e di volere, prendetelo così…ecco qui sotto una “soluzione” per l’emergenza ghiaccio in Austria, quando si dice l’organizzazione…

Distributori ghiaia per emergenza ghiaccio posizionati sui marciapiedi di Villaco (Austria).

7 cose di me, ci provo, voglio scrivere quello che mi emoziona, mi piace vivere intensamente tutto, da quando apro gli occhi al mattino a quando li chiudo la sera:

  1. amo il borbottio della caffettiera ed il profumo del caffè che avvolge la casa all’alba;
  2. amo prendere in braccio Perla, baciarla ed osservare i suoi occhi color del cielo e dell’acqua;
  3. amo, all’alba osservare la natura che cambia di giorno in giorno secondo la stagione;
  4. amo osservare di nascosto gli uccellini che mangiano le briciole che butto sul tetto;
  5. amo scoprire che sta arrivando la primavera dal cinguettio degli uccellini sulla mia ringhiera;
  6. amo il profumo del bucato steso al sole e al vento;
  7. amo osservare il mio viso invecchiato dal tempo e dalla vita e vedermi comunque “bella”…

Amo tante altre cose, amo molto la solitudine, quella fisica s’intende, quell’altra l’ho provata proprio qui, nel web, stranamente così “popoloso” ma spesso arido e insensibile…ma ora mi sono “fatta le ossa” e ho fatto tesoro dell’esperienze.

Mi piace anche riciclare il cibo, vestirlo di nuovo, trasformarlo, MAI buttarlo.

Anche per un’amante della pasta come me, le tagliatelle ottenute da 500 g. di farina sono troppe e, concedendomi lo “strappo” con quelle al caffè (che vi consiglio vivamente), le altre le ho riunite in una terrina, le ho “unte” per non farle attaccare ed ho pensato di “pasticciarle” con una besciamella al porro e della pasta di salame (ello me la porta puntualmente a casa :-( )

Besciamella al porro.

La besciamella al porro l’ho ottenuta semplicemente con latte di soia, farina, il tutto nel microonde come Qui, io non ho aggiunto altro al latte e farina considerando che avrei aggiunto il porro brasato e frullato e la pasta di salame sgrassata anche questa in microonde, risciacquata (si, l’ho risciacquata per renderla meno “innoqua”..ello non lo sa ;-) )

L’idea di “condire” la besciamella non è mia, ho visto già qualcosa in giro, certo che è una splendida soluzione per condire senza peccato una lasagna e quant’altro, broccoli, cavoli, verze, carote, barbabietole, zucca e chi più ne ha più ne metta…

Bene, dopo aver mescolato nella terrina gli ingredienti ho fatto uno strato in una pirofila, ho messo qualche fiocchetto di burro di soia (potete usare quello normale) e del parmigiano grattugiato, non molto, ho fatto un altro strato, altri fiocchetti altro parmigiano ed ho infornato a 200°C. per c.ca 15 minuti, altri 3/4 minuti con funzione grill.

Che dire? Se avessi avuto 3 teglie “ello” le avrebbe mangiate tutte :-D

Per oggi è tutto, vi ho sommerso con fotografie, considerazioni, con le mie emozioni e con le mie tagliatelle, penso davvero che possa bastare..fino alla prossima settimana ;-)

Ah no, non ancora, con gli “avanzi” di porro e pasta di salame ho farcito una torta salata, fatta al solito, con panna di soia e uovo, bye :-D


Tagliatelle con farina di grano arso su crema di zucca al basilico e non solo.

Tagliatelle con farina di grano arso su crema di zucca al basilico.

Non poteva mancare nella mia carrellata la mia adorata farina di grano arso, avevo preparato il panetto assieme agli altri e c’era anche l’intenzione di fare una “full immertion”, ma il sole iniziava a scendere in mare e su di me incombeva l’arrivo di “ello” con un “grande appetito” così sapendo che anche dopo un lungo riposo la farina di grano arso non mi avrebbe tradita l’ho riposto al fresco.

Il sapore affumicato della farina di grano arso (che solitamente viene mescolata alla farina di semola) richiede un abbinamento che ben si sposi con questa particolarità, anche in questo caso ho scelto la zucca, una semplice crema di zucca e basilico.

L’abbinamento zucca/basilico è stato casuale in quanto solitamente uso rosmarino, zenzero, cannella, salvia.

Stavo sgranocchiando la foglia di basilico superstite della bruschetta di panettone quando, simulando Nigella, ho aperto il frigo ed ho incominciato a vedere cosa potevo mangiare ancora e mi è capitata la ciotolina con la marmellata di zucca che avevo messo sopra i muffin, mi è piaciuto talmente tanto che ho spezzettato un’altra foglia di basilico e mi sono fatta un crostino con la marmellata di zucca al basilico (ho una zuccona a casa e credo che proverò a confezionarne qualche vasetto).

L’idea era anche di fare delle trecce e raccoglierle a chignon ma dopo la cottura non rende l’idea quindi bocciata..però mangiata :-)

Le tagliatelle avanzate le ho mescolate, alcune le ho condite con la crema di zucca e qualcuna soltanto con olio di semi di zucca e ricotta affumicata (aggiunta fuori onda ;-) )

Ed ora vi presento quella che sarebbe dovuta essere l’”Unica” mia proposta: le tagliatelle con farina di pane e di castagne con crema di radicchio tardivo e funghi porcini, buonissime ma la percentuale di farina di pane è davvero troppa, le rifarò (avanza sempre pane) aumentando la farina di castagne, con queste proporzioni è perfetta per paste ripiene, ha tenuto perfettamente la cottura ma non ha retto la lunghezza,  avevo già preparato il post ma temendo la figuraccia mi ero trattenuta dal pubblicarlo, ma in cucina si piò anche sbagliare, e poi cosa sarà mai un “Flop”?

Ingredienti per la pasta:

  • 150 g. di farina di pane ottenuta semplicemente macinando il pane finemente,
  • 50 g. di farina di castagne,
  • 3 uova.

Per il condimento:

  • funghi porcini (congelati del mio raccolto), tagliati non troppo sottili e saltati in padella con aglio vestito.
  • il rosso del radicchio tardivo,
  • olio evo,
  • farina di farro,
  • sale affumicato.

Come fare:

perla pasta ho seguito le indicazioni della “predestinata vincitrice di gennaio” mentre il condimento al radicchio  è diverso da quello di ieri.

Annina la vicina mi ha svelato il segreto di Bertilla delle Lady Chef che fa sempre il ru (roux) con l’olio d’oliva, lo adopera per addensare sughi e salse, io ho usato la farina di farro.

Ho frullato il radicchio col sale affumicato, ho versato il ru (roux) caldo, ho frullato ancora, il radicchio si è “addolcito” ed ammorbidito, da provare!

Tagliatelle con farina di pane e di castagne con crema di radicchio rosso tardivo e funghi porcini.

Ora ho finito, anzi, devo ancora “riciclare” gli avanzi di tagliatelle  oggi ne uscirà proprio un bel-buon piattino per ello :-)

Da questo momento ripongo il mattarello/matterello per tirarlo fuori soltanto in casi di litigio furibondo con ello e torno a coccolarmi la mia adorata, vetusta Nonna Papera e tanti saluti :-D


Bruschetta di panettone con peperoni arrostiti in agrodolce e acciuga…ma che sapore avrà?

Quando una signora mi raccontò estasiata con ancora con l’acquolina in bocca che aveva mangiato da amici una cosa buonissima m’incuriosì, se ti è avanzato il panettone prova, mi disse, ebbene, ieri ho provato.

E non avendo molto tempo è stato il pranzetto perfetto.

Premetto che non amo le acciughe e se posso le evito, le ho messe in foto per “fedeltà” alla ricetta originale, io ho preferito dare profumo con il basilico e l’origano, in stagione di peperoni si possono arrostire ed adoperare quelli, ora è meglio adoperare quelli conservati di buona marca.

Ingredienti:

  • panettone,
  • peperoni arrostiti in agrodolce o semplicemente arrostiti,
  • filetti d’acciuga (come da suggerimento ma a me non piace :-( ),
  • spicchio d’aglio passato sul panettone bruscato (mia variante),
  • basilico e origano (mia variante)

Come fare:

scolare i peperoni dall’olio di conservazione, tagliarli a dadini piccoli e condirli con un buon olio evo, origano o basilico, mescolare (se adoperate l’acciuga tagliatela a striscioline ed unitela) e lasciare  ad insaporire.

Nel frattempo preparare il panettone e bruscatelo, passate lo spicchio d’aglio e coprite con una “copertina” di peperoni.

Fatto :-)


Una passeggiata nei campi, di scie chimiche, di bacche, di topinambur…poi in cucina a riciclare i cotechini…

Sono 3 mattine che “Annina la vicina” ed io andiamo a camminare per i campi, d’altronde con un cielo così come si fa a rimanere a casa?

Su di me la natura ha un effetto “magico”, mi trasforma, mi rasserena, è come se prendesse i colori dalla sua tavolozza e colorasse i miei pensieri.

Soltanto un’ora ma un’ora importante, direi indispensabile.

Anna è la prima persona con la quale ho interloquito appena arrivata qui in Friuli, notoriamente patria di “orsi” (in senso buono).

Avevo bisogno di un “attrezzo” e sfrontatamente le ho suonato.

Anna è l’Amica…punto, senza ma, senza se, puoi dirle tutto, anche le tue debolezze, le tue “marachelle”, non cambierà di una virgola il suo atteggiamento.

Anna è una di quelle persone che hanno beneficiato della “caprese” e del pane tedesco che avevo preparato in previsione del viaggio a Firenze e forse è mia Amica per quello? Naaaaaaaaaaaaaaaaaa….. :-D

Appena partite, il primo giorno mi ha fatto notare gli “strani incroci delle scie_chimiche delle quali ero completamente all’oscuro, se vi interessa saperne di più cliccate sul link.

Camminando facciamo “strani incontri”, 2 stroppie di mais in una pozzanghera ghiacciata, in piedi come fossero arrivate “balzellando” fin lì dal campo, quasi una “fuga romantica”…:

Poi il primo fiore di tarassaco, piccolo, piccolo, nascosto tra le foglie per non prendere il gelo della notte.

Si nasconde anche questo ciotolo, sotto una “copertina” di muschio, uguale a quello che andavo a raccogliere con papà per mettere nel Presepio:

E poi gemme:

Campi interi seminati a radicchio, quello col “poc”, che diventa tenerissimo dopo aver preso la “gelata”, assomiglia ad una rosa di velluto, meraviglioso…

Poi la scoperta di un campo di topinambour (di nessuno ;-) ) e lì è stata la nostra fine :-D , come 2 cinghialesse abbiamo iniziato a “grufolare”:

Eccoli qua i “tuberi magici”, ma di questi parlerò più avanti, dedicano un post ed una ricetta “speciale”, per la raccolta di Tiziana

Spesso mi rammarico di vivere qui, nell’estremo est, come dico sempre, “fuori dalle rotte”, peccato non vivere a Milano mi sussurro, potrei approfondire la mia passione per la cucina, per la fotografia, potrei partecipare a corsi, eventi e quant’altro, imparerei anche a “socializzare”…(forse) ;-) …ma poi, mentre guardo fuori dalla finestra e vedo tutto questo mi dico: no, il tuo posto è qui, questo è il tuo mondo, soltanto qui puoi essere serena e ritorno alla mia vita…

mentre ora si torna a casa, ancora una pennellata di colore e poi in cucina…non nella mia, io non ho avuto tempo per cucinare, a questo ci ha pensato Tiziana…la necessità di “riciclare tanti cotechini” ha aguzzato il suo ingegno ed ecco il risultato:

Sono così “pigra” che riporto la sua mail, io mi limiterò a raccontare le ricette con le foto, che, ovviamente sono sempre le sue :-D

Avevo tanti cotechini che mi hanno regalato, non ho voluto lasciarli crudi perchè non ho il posto adatto per conservarli, così ho pensato di aprirli e cuocere l’impasto togliendo anche un pò di grasso.

Gli involtini di verza:

li ho fatti con le foglie appena lessate (ho copiato da te) che vedi nelle foto stese sulla carta da cucina, le ho farcite con la pasta dei cotechini, le ho richiuse, messe in una pirofila con un filo d’olio aglio e peperoncino e passate in forno solo ad asciugare, perchè gli ingredienti sono già cotti.

Per i tortini:

ho preparato le verze (come vedi dalla foto) lavate e tagliate sottili, poi ho aggiunto 3 spicchi d’aglio tritato, un pò d’olio evo, sale e peperoncino (consumate piano piano).

Ho foderato gli stampini con la pasta brisè, ho messo uno strato di verze, uno di pasta di cotechino, un’altro di verze, non ho chiuso completamente la pasta brisee e ho infornato a 180°C per circa 30.

Buonissima giornata a tutte/i :-)

Banana rinsecchita :-)

Quasi dimenticavo la “merenda”, si, questa è la merenda che mi ha offerto Annina la vicina quando siamo tornate a casa…non male vero? Quando uno è ospitale e generoso non si smentisce mai :-D ciao Annina la vicina :-D


Tortino di topinambur e cavolo nero con cuore di crescenza.

Tortino? Flan? Sformatino? Boh, nello sformato forse ci andrebbe la besciamella? Non lo so, non ho trovato risposte.

Rimane il fatto che, per me, queste preparazioni sono un pò come le torte salate e meglio perchè puoi assemblare anche piccoli avanzi: una puntina di formaggio, 1/2 carota, qualche fogliolina di spinaci ecc.

Basta soltanto cercare di far andar daccordo i sapori ed il gioco è fatto, il tortino rende speciale un pasto normale, non hai l’ansia come per il soufflè e puoi sbizzarrirti con le salsine.

Per questo ho adoperato i topinambour ed il cavolo nero.

L’ispirazione arriva da un foglio che mi hanno regalato nel negozio che unisce in cooperativa i piccoli produttori della zona.

Ingredienti per 2 sformatini:

  • 2 topinambour,
  • qualche foglia di cavolo nero sbollentato,
  • 1 uovo,
  • 1 cucchiaio di semi di zucca tostati e tritati,
  • 1 cucchiaino di farina di grano saraceno,
  • latte di soia q.b. per amalgamare,
  • sale.
  • 2 cucchiaini di crescenza per il “cuore”.

Ingredienti per la salsina:

  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 acciuga sott’olio,
  • quanto basta di latte di soia.

Come fare il tortino:

preriscaldare il forno a 180°C.

L’idea in partenza era di “marmorizzare il tortino ma la dose del cavolo nero era troppo scarsa per poter ottenere una crema, se ne fate di più potete farlo, sarà d’effetto.

Cuocere a vapore i topinambour pelati e tagliati a fettine, sbollentate o cuocete al vapore anche il cavolo nero (solo il verde).

Io ho frullato il cavolo nero a parte con poco uovo e latte, il topinambour l’ho frullato assieme agli altri ingredienti, ho unito i 2 composti lasciandoli “a vista”.

Rivestire 2 stampini lisci con la stagnola, riempirli a metà con il composto, inserire la crescenza e chiudere.

Infornare a bagnomaria con due dita d’acqua per c.ca 25/30 minuti.

Come fare la salsina:

sbucciare e tagliare l’aglio a fettine (togliere il cuore verde), farlo cuocere nel latte, a fuoco basso, per 10 minuti.

Frullare il tutto assieme all’acciuga.

Mettere la salsa sul fondo del piatto, appoggiare il tortino e mettere sopra ancora poca salsina.

Tranquille/i l’aglio non lascerà i soliti effetti collaterali.

Può essere un antipasto, un contorno o, come nel mio caso, un piatto unico.

E adesso la mia Perla che osserva il mondo dal suo punto di vista, il divano, rigorosamente protetto dai suoi grattini col solito telo, ma quanto la amo?


Tartufini di baccalà.

Erano avanzati dei pezzettini piccini picciò di baccalà, tanto piccini picciò da non poterli usare per altre ricette se non polpettine che però ho già fatto, allora io, che non butto mai via il cibo ho emulato Montersino ed ho creato questi tartufini di baccalà.

Non sembra un gioiellino?

Ingredienti per 2 tartufini (peso finale 20 g. l’uno):

  • avanzi di baccalà ammollato e cotto al vapore,
  • sedano rapa avanzato da un brodo vegetale,
  • prezzemolo fresco tritato,
  • aglio disidratato,
  • sale affumicato,
  • passata di pomodoro (stesa su carta forno e fatta asciugare a 100°C. per ? (controllare),
  • pomodori secchi (per il ripieno e per legare il mazzolino di prezzemolo).

Come fare:

dopo aver cotto al vapore i ritagli di baccalà, metterli sul tagliere assieme agli avanzi di sedano rapa, il prezzemolo tritato, l’aglio disidratato  ed amalgamare, col piatto del coltello schiacciare il tutto, aggiustare di sale (affumicato).

Formare delle palline, schiacciarle ed inserire un pezzettino di pomodoro secco sott’olio , richiudere, riappallottolare e rotolare un tartufino nel prezzemolo essicato e macinato nel macinino da caffè, l’altro nella passata di pomodoro essicata e macinata nel macinino da caffè.

Cosa aggiungere? Che manca l’olio? Che mi è piaciuto questo esperimento? Che avrei voluto amalgamare il baccalà a della ricotta di kefir?


Ambarabaciccicoccò 3 bruschette sul comò…

Ce l’ho fatta!!! Finalmente ho “bruschettato” anch’io, per dir la verità non so se sono bruschette, crostini/oni o cosa, io ho “bruscato” la polenta ed il pane, li ho “accarezzati” con un profumatissimo spicchio d’aglio e li ho coperti con ingredienti peccaminosi e no e le foto le ho fatte su un vecchio “comò” (ambarabaciccicoccò) sul quale si era appoggiato un luminosissimo raggio di sole :-)

Da quale parto? Parto da quello più “dieteticamente corretto”, pane nero e pesto di cavolo cinese…ma arrivo al dettaglio.

Cavolo cinese (cliccare per informazioni e ricette)

Ingredienti:

  • pane nero,
  • il verde delle foglie di cavolo cinese (Cavolo di Pechino),
  • mandorle,
  • olio di semi di zucca,
  • sale,
  • qualche granello di pepe rosa in salamoia per il pesto e per la decorazione

Come fare:

tostare il pane nero, profumarlo abbondantemente di aglio, appoggiare una foglia di cavolo e sopra la salsina, decorare con foglia di cavolo sinuzzata e pepe rosa.

Com’è andata a finire…

Polenta, luganega e stracchino di Capra

Quando sono stata a Firenze il 9 ottobre l’ansia da prestazione mi aveva chiuso lo stomaco (averne di queste ansie ogni tanto :-D ) però i crostini con salsiccia e stracchino che aveva preparato Silvia mi sono rimasti nel cuore e così li ho “friulanizzati” (sconfinando un pò in Veneto) con la polenta e la luganega, ho adoperato lo stracchino di capra che ha rinforzato il sapore.

Ingredienti:

  • polenta (anche da riciclare) tagliataa sottile,
  • luganega spellata e sbriciolata,
  • stracchino di capra,
  • aglio,
  • poco origano.

Come fare:

mescolare la luganega con lo stracchino, far abbrustolire la polenta e strofinarla con l’aglio, mettere il composto ed infornare a 180°C. per 10 minuti e poi funzione grill per ottenere la crosticina (andate tranquillamente a occhio, l’importante è che non si secchi).

Bruschette polenta da infornare

Ed ecco l’ultima ma non per bontà la bruschetta di polenta con la zucca e gorgonzola.

Ingredienti:

  • polenta (anche da riciclare) tagliata sottile,
  • zucca (per questa ho adoperato la “barucca”,
  • gorgonzola dolce,
  • aglio,
  • aghi di rosmarino.

Come fare:

preparare una dadolata (piccola, piccola) con la zucca, e fatela cuocere in olio evo con l’aglio e qualche ago di rosmarino (deve comunque rimanere croccante).

Nel frattempo abbrustolire la polenta, strofinarla con l’aglio, coprire con la dadolata di zucca e spargere qualche fiocco di gorgonzola, infornare a 200°C. funzione grill per 5 minuti.

 


Risi e bisi col Piron, che bon.

Il gesto dello sgranare i piselli, creare disegni nel piatto, infilare quelle perle verdi per farne collane o  venderli improvvisando una bottega durante un pomeriggio di gioco con le amichette, ecco, questo mi fa ritornar fanciulla.

Questa ricetta è classica della Bisiacaria , me l’ha spedita Tiziana.

La frase del titolo è la stessa che la sua maestra d’asilo usava a mò di filastrocca per far mangiare la minestra ai bambini che, quando vedevano arrivare quel piatto, mettevano su un’espressione imbronciata (sapete quella col labbro inferiore all’infuori?), altra strategia era renderla risotto da mangiare, appunto, col piron (forchetta).

É presa dal libro   MAGNARI BISIACHI di Luisella Paoli

Ingredienti per  4/6 persone (io metà dose):

  • 300 gr. di piselli freschi già puliti,
  • 4 cucchiai di olio extravergie oliva,
  • 1 cipolla (cipollotto),
  • 3 patate,
  • 150 gr. di riso (Vialone nano),
  • prezzemolo,
  • sale pepe,
  • formaggio grana (omesso),
  • 2 litri d’acqua.

Baccello con piselli

Come fare:

imbiondire la cipolla tritata nell’olio a fuoco basso, aggiungere i piselli e 4 cucchiai d’acqua, coprire e cuocere lentamente per 10 minuti finchè l’acqua sarà evaporata.

Aggiungere le patate tagliate a dadini, sale e pepe, l’acqua bollente e  far bollire per 30 minuti.

Quando i piselli saranno cotti  aggiungere il riso.

Dopo 15 minuti circa, prima di spegnere il fuoco,  aggiungere il prezzemolo tritato e una manciata di formaggio grana.

E se avanza? Tortina salata.

Ingredienti (teglia da 11 cm.):

  • avanzi di risi e bisi,
  • formaggio di capra a pasta molle,
  • prosciutto cotto tagliato a dadini,
  • creme fraiche (o panna),
  • pasta sfoglia pronta.

Come fare:

in una terrina unire gli ingredienti e versarli in una teglia foderata con la pasta sfoglia bucherellata, coprire con fiocchetti di formaggio di capra e la creme fraiche (questi 2 ingredienti vanno anche nel ripieno), formare delle striscioline di pasta ed infornare a 200°C. per 25/30 minuti fino a doratura.


Come ti nascondo lo stinco in un raviolo..della serie: il cibo non si butta…

L’abbassarsi repentino delle temperature nei primi giorni di marzo mi ha ispirato una tipica cena Triestina: lo stinco affumicato con le “patate in tecia”.

Lo stinco lo trovo già affumicato con cotenna e, dopo averlo cosparso con l’aceto balsamico o di mele, lo avvolgo nella stagnola e lo inforno a 180°C. per 30 minuti, abbasso la temperatura a 110°C. per 1 ora e mezza, apro la stagnola, alzo ancora la temperatura a 200°C. girandolo alcune volte finchè la cotenna diventa croccante

Le “patate in tecia” le faccio facendo rosolare la cipolla tagliata sottile, aggiungendo pancetta affumicata o speck o prosciutto crudo affumicato (quello che ho in casa) tagliata a strisciolne con le forbici (Nigella docet) e le patate (a crudo) tagliate a fette sottili, mescolo, sempre a fuoco vivace, copro abbassando la fiamma (se ho avanzi di patate lesse salto la copertura) per farle ammorbidire.

Termino la cottura a fuoco vivo creando e disfando più volte la crosticina che renderà ancor più saporite le patate.

Ello non lascia mai il cibo nel piatto ma quella sera lo aveva fatto :-(

La mattina dopo:

amore non hai mangiato nulla….

ero troppo stanco…

però non butto via tutto, lo mangi stasera…

certo…

e se facessi un ripieno per i ravioli?

Si, buona idea però falli spessi e più piccoli, invece di farne 2 grandi fai 34 piccoli (mi sfugge la “proporzione” ma lasciamo perdere :-D )

Okkei, a stasera allora, ciao buona giornata e buon lavoro :-)

Come ho fatto il ripieno (in pratica si è fatto da solo ;-) ) :

ho tolto la cotenna, ho “spolpato” l’osso ed ho messo i ritagli di carne assieme alle patate nel robot da cucina, per dare sapidità al ripieno ho grattugiato della caciottina fresca (potete mettere parmigiano) ed ho tritato tutto, non ho aggiunto uova.

Per la pasta:

  • 150 g. di farina di semola rimacinata,
  • 100 g di farina 00.
  • 2 albumi,
  • 1/2 cucchiaio d’olio evo (extravergine di oliva),
  • acqua se il composto dovesse essere troppo duro.

Io uso il robot anche per la pasta quando le dosi sono minime (se dovessi fare le dosi di Antonella andrei a farla in un pastificio ;-) )

Avvolgo la pasta in una pellicola e la faccio riposare in frigorifero.

La stendo (in questo caso col matterello) preparo con un coppapasta la forma che ho scelto, metto al centro un pò di ripieno e richiudo con un altro cerchio di pasta, diciamo come al solito :-)

Cuocio i ravioli in acqua bollente salata, in questo caso li faccio bollire un pò di più dato lo spessore della pasta.

La sera stessa li ho conditi soltanto con olio di olive taggiasche (le ultime gocce..Antonella ;-) ) e parmigiano, la sera dopo ne ho fatti altri essendo avanzati sia pasta che ripieno con il sughetto dell’arrosto che avevo fatto.

L’interno

Bene, diciamo che “ho scoperto l’acqua calda” ma può essere un’idea per qualcuno…. la pasta ripiena è un pò come le torte salate: “comunque vada sarà un successo”.


Murrine di verza con cuore di tofu.

Considero già di per sè la verza un’opera d’arte, se potessi ne terrei una come centro  tavola tutto l’anno, mi piace il suo colore, il sapore, la sua versatilità, è un ortaggio molto in uso dalle mie parti ed ho colto al volo l’occasione di partecipare inventandomi qualcosa di goloso, colorato e leggero, m’intriga molto vedere quante idee, quanti diversi modi d’interpretare un ingrediente, e poi l’appuntamento mensile, quando  ci sentiamo un pò fiacche e senza stimoli, ecco che  ci dobbiamo tirar su le maniche, indossare il grembiulino e metterci al lavoro.

L’idea delle murrine mi è nata così, per caso, avevo le patate viola, la zucca, una confezione di barbabietole ed avendo (finalmente!!) trovato del tofu che non suona sotto i denti ho pensato di farci il cuore (si possono anche usare altri formaggi).

Una ricetta che si presta al riciclo,  con gli avanzi di purè, di ragù ecc. ci si può veramente sbizzarrire.

La prima volta sembra complicato ma presa “pratica” si naviga a gonfie vele.

Ingredienti:

  • foglie di verza sbollentate per 2 minuti in acqua bollente salata ed immerse in acqua e ghiaccio,
  • tofu arrotolato nei semi di papavero tostati,
  • purè di patate viola salato con sale affumicato,
  • polpa di zucca salata, profumata con lo zenzero ed asciugata in padella,
  • polpa di barbabietola salata ed asciugata in padella con uno spicchio d’aglio vestito (tolto alla fine),
  • olio di olive taggiasche per il passaggio in forno.

Per la salsa:

  • gli “avanzi” delle foglie di verza sbollentate,
  • semi di zucca tostati e tritati,
  • sale affumicato,
  • olio di olive taggiasche,
  • 1 spicchio d’aglio schiacciato col quale profumeremo soltanto le pareti del bicchiere del mixer, senza “attentare” all’alito :-D

Costruiamo le murrine:

dopo aver preparato i vari ripieni,  stendiamo la prima foglia di verza ed appoggiamo sopra il tofu arrotolato nei semi di papavero (possono cambiare i semi, fate voi).

Il secondo passaggio l’ho fatto col purè di patate viola per compattare e dare forma al cuore della murrina.

Stendo la purea di zucca su un foglio di pellicola (per arrotolare meglio), appoggio sopra il rotolo ottenuto in precedenza e chiudo con la verza.

Stesso procedimento con la purea di barbabietola, dopo aver completato con la foglia di verza, avvolgere nella pelicola e mettere in congelatore per c.ca 20 minuti, tagliare il rotolo  a fettine.

Disporle su una pirofila leggermente unta ed infornare a 200° C: per 20 minuti, io non l’ho fatto per non coprire i colori ma si può grattugiare sopra del tofu o parmigiano o ricotta affumicata che con la verza e tutti gli altri ingredienti ci sta benissimo.

Prepariamo la salsa:

mettere nel bicchiere che avremo “profumato” con l’aglio gli avanzi di verza, i semi di zucca, il sale affumicato e l’olio di olive taggiasche, frullare e versare a specchio sul piatto di portata appoggiando le murrine e creando dei raggi con uno stecchino.


Terrina di carne con cuore di carciofi: la cultura del riciclo….

Forse il nome terrina è improprio, leggo qua e là che le terrine sono piuttosto da mangiare fredde, questa no, va mangiata calda o tiepida.

Questa estate ne avevo fatta una con il cuore di zucchine,senza formaggio però.

Sono piatti che non hanno una storia, nascono così, da un “avanzo”, un esubero di ripieno, dalla necessità di far mangiare “le verdurine” ai familiari e, oltre al risparmio, permettono anche di non annoiarsi in cucina e  non annoiare i commensali con la “solita minestra”.

È stata l’occasione per inaugurare la mia terrina da forno, dimensioni 28 cm x 5 cm, ed utilizzare al meglio il:

ripieno di carciofi fatto così:

  • 500 g di carne macinata magrissima di manzo,
  • 1 uovo,
  • 1 manciata di parmigiano,
  • timo,
  • fiocchi d’aglio macinati,
  • prezzemolo,
  • semi di zucca tritati (volendo pistacchi),
  • sale affumicato.

Per il cuore:

  • gambi di carciofo tagliati a rondelle e cotti al vapore,
  • tomino piemontese (quello  con la crosticina tipo velluto bianco :-) ), o altro formaggio a piacere.

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C. , oliare la terrina e spolverizzarla con i semi di zucca tritati (o pangrattato).

Dividere l’impasto in 2 parti e formare il primo strato, appoggiare le fette di formaggio, continuare con i gambi di carciofo, formaggio e chiudere con la carne, premere bene, coprire ed infornare a 180° per c.ca 30 minuti, scoprire, mettere la funzione grill e far dorare per qualche minuto.

Per farla più grande, usare lo stampo da plum cake e foderare tutti i lati con la carne, riempire con quello che vi piace e richiudere con la carne (come la terrina ripiena di zucchine).

Con questo “riciclo d’autore”  vi auguro una bella settimana……

 


Macaróns di Polénte, Cultura Friulana.

Il tema “La polenta” è stato così interpretato da Polentarutti Luigi, classe terza unica, e riportato da Scuola modello 1947.

“A me mi garba molto la polenta. Io la polenta la mangio di  bonora, di mezzogiorno e di cena e anche alle quattro. La polenta se la fa con la farina de panoghie e con l’acqua e si mette anche il sale senò dicono che fa venire la pelagra.
Per fare la polenta si mette l’acqua nella calderia, poi si fa bollire sopra il fuoco e quando si vede le bolle si mette dirento una presa di farina e dopo tutto il  s’çiatulino. Poi si prende il mesculo e si la rompe e si la lascia sçialdare. Poi si mesceda…si mesceda cencia stufarsi fin quando la spussa di cotto. Poi la si giàva e la si buta sul taiere che la fuma.
Ai signori, a loro piace la polenta tenera perchè la mangiano con i luierini, ma a casa mia, la quale siamo poveri, la mangiamo dura senò lo stomaco si delibera subito.
La polenta più dura è quella dei boscadori, che la taiano con la manaria. Anche i pastori mangiano molta polenta nelle casere e prima di buttarla in bocca la stricciano e la folpeano fra le aine perchè diventi più mulisitta.
Io amo la polenta e mangio anche le croste. La polenta, se cade a terra, fa sbrisciare. Mia nonna l’altro ano ha pesçiato un poco di polenta e è colata e ha s’çiarnato un piede che abbiamo squegnuto portarla a Socchieve da quela donna che comedda gli ossi. Evviva la polenta! Anch’io mi chiamo Polentarutti.”

A pagina 106 del libro “Vecchia e Nuova Cucina di Carnia di Gianni Cosetti” è riportato questo tema, se vi va di scoprire altre storie e leggende di Carnia vi consiglio questo sito.

Come già sapete tengo particolarmente a questo libro, è stato un regalo di “ello”che ha anche avuto la fortuna ed il piacere di conoscere di persona il Signor Gianni e di mangiare nel suo ristorante (ello ha lavorato qualche anno a Tolmezzo)

Il sogno di fare questi “macarons di polente” (gnocchi di polenta) lo coltivavo da un pò ma, anche se la polenta compare spesso sulla mia tavola (mi inginocchio sul sale ma la faccio con la MDP, per sapere come Qui), non avanza, o viene “maltrattata” sul tagliere e quindi non riesco mai a recuperare delle fette intere da poter ritagliare ;-)

Riporto la ricetta originale (pagina 96).

Cosa serve (20 minuti):

  • 3 foglie alloro,
  • 800 g polenta fredda,
  • 100 g ricotta affumicata,
  • 150 g burro,
  • 100 g formaggio di malga fresco.

Come fare:

Tagliate la polenta a cubetti di 1 cm (io ho fatto piccoli cuori), versateli in acqua bollente salata e aromatizzata con alloro; lasciate cuocere per 3-4 minuti.

In una casseruola rosolate il burro fino a renderlo color nocciola, aggiungetevi la polenta ben scolata, cospargete con la ricotta affumicata e il formaggio di malga grattugiati.

Servite il tutto ben caldo.

Gianni Cosetti consiglia di bere un buon Tocai, ora  diventato “Friulano”, cambia il nome ma non la qualità del vino.

Avendo la sera prima fatto il goulash con il guanciale di manzo, una parte l’ho condita con il sugo e qualche pezzetto di carne.

Ve lo consiglio (l’ho già fatto) il guanciale per goulash e spezzatino, mangerete una carne gustosa fuori e dentro e ogni pezzo si scioglierà piacevolmente in bocca.

Il mestolo che vedete nelle foto è quello del nonno di ello..immaginate quanti anni ha, le prime volte l’ho usato anch’io (40 minuti a girare).

Ccon questa ricetta, anche lei “povera”, vi auguro un bel fine settimana.


Polpettine Lenticchie e cavolfiore

Polpettine di lenticchie e cavolfiore

Quante volte ho letto nelle presentazioni dei blog questa frase: questo blog nasce per l’esigenza di raggruppare le mie ricette ..e, aggiungo io, buttare finalmente tutti i “foglietti, ritagli, appunti ecc” che stazionano occupando spazio utile ad altre cose.

Per me è così, a parte lo studio e la particolare attenzione che metto nel preparare una ricetta per un contest “intrigante” il resto delle ricette che trovate qui sono la mia cucina di tutti i giorni ed essendo una “personaggia strana”, anche nella cucina di tutti i giorni mi piace “non annoiarmi”, il tempo che perdo in più per presentare le pietanze in maniera invitante non è poi molto ed ormai “ello” è talmente abituato a questo che (me tapina :-( ) non mi porta più al ristorante: perchè mangio meglio a casa..ecco dove sta “la trappola” ;-)

Noi siamo in due, ed è difficile preparare e consumare tutto in una volta, avanza sempre qualcosa ed allora perchè non pensarci prima e pianificare già il pasto successivo?

Ricordate le mie zuppe? Una nasceva proprio da un “avanzo” di lenticchie..ello mi dice: amore fai le lenticchie che le mangio volentieri…invece quella sera la sua attenzione mangereccia viene catturata da “altro..e le lenticchie rimangono lì :-(

Con una parte di quelle ho fatto delle polpettine col cavolfiore (altro “alimento” a rischio ;-) ) al forno, aggiungendo del parmigiano, un uovo, timo, sale e pepe verde (lo uso sempre, ha un profumo particolare) le ho rotolate nei semi di zucca tritati e tostati (al posto del pane grattugiato) ed infornate a 180°C. per 35 minuti e..fatto:

le ricette delle prime foto partono tutte tre da una base di porri stufati con poco burro di soia e bagnati con l’acqua di cottura delle foglie usate per decorare e dai piselli surgelati sbollentati per 5 minuti e buttati in acqua gelata (per mantenere il colore).

Una parte dei porri è stata usata per un semplice risotto fatto col solito procedimento, modellato in un mini stampo da plum cake ed “infiocchettato” con le foglie dei porri.

La seconda proposta è una torta salata preparata mentre cuoceva il lesso con della pasta brisè (pronta) i porri ed i piselli, 2 uova sbattute con panna di soia, pepe verde, forno a 200°C. per 35 minuti, negli ultimi 5 minuti ho aggiunto del gorgonzola dolce a fiocchetti ed una manciata di piselli (decorazione), ho fatto un fiocco con le foglie del porro, tutto qui.

La minestra è ancora più veloce: PAP (pentola a pressione) porro, piselli, brodo vegetale (ho usato l’acqua di cottura delle foglie di porro e dei piselli) dal sibilo 5 minuti..fatto :-) ho aggiunto un pò di erba cipollina del mio vaso (finchè c’è ;-) )

Vi abbraccio tutte/i


Zuppa carote e zenzero e Zuppa di lenticchie con trota affumicata ed aceto balsamico.

Per una bloggherina debilitata quale miglior medicina della cucina? Certo che per sentirmi bene dovrò cucinare ancora per un pò…ma ce la posso fare :-D

Quante zuppe e minestre esistono e quante di queste zuppe e minestre cambiano identità in corso d’opera?

Un pò anche grazie a chi ha inventato il minipimer, a quel sant’ uomo dovrebbero dedicargli una piazza alla Città del Gusto.

Senza far uso di burro, besciamelle e farine varie, drrrrrrrrrrr-drrrrrrrrr ed una minestrina coi tocheti (pezzetti) diventa una vellutata.

Contento ello: (tocheti) ed ella: vellutata.

Occhei, occhei, vado con la/le ricette:

Zuppa di carote, zenzero e quant’altro.

Ingredienti (2 persone):

  • 2 carote,
  • 1 fetta di sedano rapa,
  • 1/2 gambo di sedano costa,
  • 1/2 cipolla,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • radice fresca di zenzero (una grattuggiata c.ca 1/2 cm),
  • sale,
  • sale nero di Cipro (per decorare),
  • olio evo (omesso),
  • pepe verde,
  • pepe nero lungo (facoltativo),
  • 1/4 litro brodo vegetale,
  • succo di mezza arancia,
  • 1 manciata di pistacchi pelati e tostati (sostituibili con pinoli, noci ecc.),
  • 1 cucchiaio di panna acida.

Come fare:

se usate l’olio rosolare la cipolla con l’aglio vestito in una pentola, aggiungere  le verdure tagliate a pezzetti, le carote a rondelle e lo zenzero grattugiato, io ho usato poco brodo vegetale e dopo averlo scaldato bene ho aggiunto l’altro ed il succo d’arancia.

Coprire e  cuocere per mezz’ora a fuoco basso, togliere l’aglio, dividere a metà la zuppa e ridurre a purea una parte.

salare, pepare col pepe verde e riportare a bollore.

Nel mio piatto (zuppa) ho aggiunto la panna acida, i pistacchi, una grattatina di pepe lungo, un pizzico di sale nero di Cipro, e col rigalimoni ho ricavato dalla buccia d’arancia i filetti per la decorazione.

Ed ecco la seconda  zuppa:

Zuppa di lenticchie con trota affumicata ed aceto balsamico.

Per questa ricetta ho preso ispirazione dal libro Sopis e mignestris /Cento e una minestra in Friuli e… dintorni a cura di Germano Pontoni (marito di Bertilla di Lady Chef) e Giorgio Busdon (il creatore di questa zuppa)

Avevo già  delle lenticchie cotte  che, senza saperlo, erano preparate allo stesso modo, una confezione di trota affumicata ed  è stata subito zuppa.

Amo i piatti unici, il piatto completo e questo l’ ho trovato perfetto, non trascurabile il fatto che a noi fanciulle le lenticchie fanno un gran bene :-)

Ho trovato,  questo link che vi racconterà qualcosa in più sulle lenticchie.

Ingredienti:

  • lenticchie secche,
  • 1 spicchio d’ aglio (omesso),
  • 1 piccola cipolla,
  • 1 foglia di alloro,
  • rosmarino,
  • 1 filetto di acciuga (omesso)
  • olio evo (omesso),
  • trota affumicata,
  • aceto balsamico a piacere.

Come sfare (premetto che l’aceto è stata una mia scelta, trovo  stia benissimo con i legumi.):

risciacquare le lenticchie e metterle in un tegame di coccio assieme agli odori coperte con acqua fredda (Busdon scrive 1 litro e 1/2 per 400 g. di lenticchie).

Coprire e cuocere a fuoco basso mantenedo la cottura al dente, salare e pepare.

Se decidete di usare il filetto d’acciuga intanto che cuociono le lenticchie, far imbiondire nell’olio evo lo spicchio d’aglio , eliminarlo e, fuori dal fuoco,  ridurre l’acciuga in poltiglia aiutandosi con una forchetta.

Eliminare dalle lenticchie il rosmarino e l’alloro e frullarne metà, Busdon dice di setecciarle..fate voi.

Se usate l’olio d’acciuga a questo punto unitelo assieme alla trota tagliata a striscioline, io ho condito con una riduzione di aceto balsamico.

E prossimamente:


Vista l’ora vi auguro: buona notte.


Riso Sale e Pepe con Cappesante.

Inizio ringraziando chi mi ha lasciato un salutino, certo non sono in “vacanza”, quella classica….semplicemente avendo la testolina altrove mi sono allontanata dal blog per dedicarmi alla mia nuova “creatura”, anzi, aiutatemi a trovargli un nome, oggi gli farò una foto così vi potrete ispirare :-)

Gli sta ricrescendo il pelo, sta mettendo su peso, mi viene sempre dietro, l’altra sera mentre bagnavo il giardino  lui si è disteso sul muretto a guardarmi e si spostava con me, beh, che dirvi, io lo adoro, per il momento rimane nel cortile, non c’è più il problema del “territorio” e tutti (meno una ;-) ) vivono felici e contenti.

Questo riso l’ho chiamato sale e pepe perchè mi ricorda il tessuto che andava di moda tanti anni fa, credo sia un classico, io avevo un cappotto con questo tessuto che mi è durato anni.

Per fare questa semplice ricetta ho utilizzato 2 avanzi prelevati da 2 preparazioni: insalata di riso Basmati e Riso Venere con polpa di granchio

Il riso Venere l’ho preprato con la solita tecnica  in pentola a pressione prolungando di 5 minuti il tempo della ricetta a cui faccio riferimento.

Igredienti:

  • riso Basmati,
  • riso Venere,
  • scalogno,
  • burro chiarificato (poco),
  • succo e buccia di lime (o limone),
  • cappesante.

Come fare:

tritare lo scalogno finemente e farlo diventare trasparente nel burro chiarificato, rosolare per pochi minuti le cappesante da ambo i lati, toglierle dal tegame e far saltare il riso nel condimento aggiungendo una spruzzatina di succo di lime.

Presentarlo nella conchiglia appoggiando sopra la cappasanta col suo corallo, decorare con la buccia di lime ricavata col rigalimoni.

Tutto qui, un piatto unico, colorato e confortante .

Buonissima domenica a tutte/i,  da me e da Perla:

La visione è consigliata senza audio.


Cuoricini di sedano fritti a San Valentino? Perchè no…

Polpettine da gustare 22-02-2010

Credo che l’amore stia anche nel rispetto per il cibo e nella fantasia nell’ utilizzarlo al meglio e mai sprecarlo.

A me succede con il sedano, ne compero sempre troppo, dimentico di congelarlo e lo ritrovo un po’ triste nel frigorifero.

Questa idea “salva-sedano” l’ho presa da un libro di Bigazzi ed ora la tengo cara,  una proposta semplice, straordinaria…

Ingredienti:

  • foglie di sedano e gambi liberati dai filamenti,
  • 1 uovo,
  • farina 00 per infarinare le polpettine o di riso senza glutine,
  • sale,
  • olio evo per friggere.

Come fare:

dopo aver pulito e lavato il sedano, sbollentarlo in acqua salata per sfibrarlo ed ammorbidirlo.

Dopo averlo scolato, strizzato e tritato ricavare  delle polpettine che  dapprima passerete nella farina,
nell’uovo ed ancora nella farina.

Inserirle delicatamente nel tagliapasta a forma di cuore, friggerle in olio evo profondo e servire con una salsa di pomodoro piccante.

polpettine di sedano da friggere-001

Sostituendo la farina conquella di riso, avrete una ricetta senza glutine.


Cuoricini di polenta con porcini.

cuori di polenta con porcini 18-10-2010

Questi cuoricini li avevo preparati mesi fa, dopo un pomeriggio  trascorso a funghi, dò un idea per un antipastino, si possono usare funghi coltivati o funghi surgelati.

Non ho le dosi, ognuno può regolarsi secondo le esigenze.

Cosa mi serve:

  • funghi  a piacere, sia nella qualità che nella quantità,
  • cipollotto,
  • foglioline fresche di coriandolo/prezzemolo,
  • burro chiarificato,
  • formaggio a piacere (io Sbrinz),
  • polenta, gialla o bianca: la faccio con la MDP 1 litro di acqua bollente, 300 g. di farina di mais, sale, programma “marmellate”, sulla macchina del LIDL programma 11 (1h e 20).

Appena rovesciata sul tagliere, usando un coppapasta (ho usato uno a cuore unto d’olio), ricavo la forma e la scavo al centro.

Dopo aver cotto i funghi in poco burro chiarificato assieme al cipollotto tritato finemente, li metto nell’incavo creato in precedenza nella formina.

Metto il cuoricino in una teglia da forno, aggiungo dei fiocchetti di burro ed una spolverata di Sbrinz o parmigiano.

Essendo tutti gli ingredienti già cotti , inforno a 200°C il tempo necessario per formare la crosticina.

Può essere anche un riciclo… E che riciclo!


Fagottini di verza con patate e speck, ancora riciclo…

Le foglie di verza sono, per me, un’opera d’arte, come tutto ciò che la natura ci offre.

Per fortuna questo meraviglioso ortaggio fa parte della tradizione della mia città e dei paesi confinanti.

Mi capita spesso, mentre viaggio, di attraversarne le coltivazioni, la verza non teme il gelo, anzi, lo brama per intenerirsi.

Questi fagottini sono nati per caso, dalla necessità di utilizzare avanzi, la fantasia in cucina è una grande amica del portafoglio.

Verze cassetta Milva

Ingredienti per 8 fagottini:

  • 1 foglia di verza per fagottino più qualcuna per il ripieno,
  • 2 patate medie bollite,
  • 1 uovo,
  • 1 manciata di parmigiano o grana,
  • pane grattugiato (anche senza glutine per chi è celiaco) o nocciole tritate o semi di zucca tritati,
  • 2 fette sottili di speck tagliate a striscioline,
  • timo,
  • sale,
  • pepe (se gradito),
  • olio evo.

Come  fare:

sbollentare le foglie di verza in acqua salata per 1 minuto,  scolarle ed asciugarle su un canovaccio.

Schiacciare le patate lessate in precedenza e tagliare a striscioline le foglie di verza messe da parte e saltate assieme alle patate con uno spicchio d’aglio vestito che toglieremo alla fine.

Mettere  il composto in una terrina assieme all’uovo, il parmigiano, le striscioline di speck, poco sale, il pepe ed il timo, mettere un po’ di ripieno al centro delle foglie, ripiegare i lati a fagottino ed arrotolare.

Adagiare i fagottini, con l’apertura verso il basso, in una teglia  rivestita con carta forno, irrorarli con olio evo e cospargerli con una miscela di parmigiano e pangrattato (come scrivo nella lista degli ingredienti si può usarne uno senza glutine oppure ometterlo), infornare a 180°C per 30 minuti.

Io li ho mangiati così, ma si possono servire con un sugo di arrosto o con una salsa di pomodoro.

Fagottini verza pronti1

Omettendo lo speck questa ricetta diventa vegetariana, sostituendo il formaggio col tofu o il similparmigiano diventa vegana, insomma ce n’è per tutti i gusti.


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