Quest’anno, man mano si avvicina la Pasqua, mi sento inquieta, triste e contrariata.
Penso sempre alla mattanza di agnelli, molti dei quali, rimasti invenduti, verranno pressati nelle scatole di cibo per animali, ecco, quest’anno la Pasqua mi è antipatica, tutto ‘sto bisogno di rimpinzarsi, quando ci rimpinziamo tutto l’anno, perchè tutto l’anno troviamo agnelli, colombe, uova di Pasqua e quant’altro.
Ho mangiato anch’io l’agnello ma, come ho già scritto, sono anni che non entra più in casa e anche ello si è adeguato.
Questo inutile “santificare” una festa che è diventata routine, un pretesto per rimpinguare le tasche dei commercianti.
Ormai è Natale, tutto l’anno, è Pasqua tutto l’anno e nei periodi morti ci infilano la festa della donna, per vendere mimose, la festa del papà per vendere profumi, cravatte, sigarette e quant’altro, la festa della mamma per vendere rose e, se rimane qualche spazio vuoto, trovano al momento cosa farci festeggiare.
Ma ultima novità è la giornata della felicità, come se essere felici fosse un’occasione da festeggiare un solo giorno all’anno.
Mi chiedo, cosa se ne fa il mondo o Dio di un’umanità che è felice un giorno solo all’anno contro 364/365 (se bisestile) di infelicità?
Boh, è che siamo noi tonti a berle tutte, si, berle, perchè c’è anche la giornata dell’acqua, cosa vuol dire la giornata dell’acqua?
Insegnamo ai nostri bambini a non sprecarla, io lo sto insegnando a ello, bambino di 54 anni che sta imparando, tra un bontolio e l’altro a non lasciar correre l’acqua tra una spazzolata di denti e l’altra e, nel frattempo che arriva l’acqua calda gli faccio mettere in un contenitore quella fredda per poterla utilizzare per altre cose.
Bene, per oggi ho finito la mia filippica, voglio lasciarvi una poesia leggera, di Luigi Bevilacqua che è già stato ospite di questo blog.
É scritta in friulano ma, come sempre, alla fine la tradurrò, anche se, come per tutti gli scritti in dialetto o lingua originale, perderà la sonorità con la quale è nata e che la rende speciale.
Vint di Pasche
Il vint
de Pasche vicine
un biel zûc di lûs
e une cjame di flôrs,
al cjarezze cun grazie
la citât cussì pegre
cu le pâs durmidìde
tune fadie fûr timp.
A’ sùnin plui legris
adalt lis cjampanis
pe fieste resinte:
il vint plen di violis
tun clâr verdulìn
al jemple ogni cûr,
d’afet e d’amôr.
♥
Vento di Pasqua
♥
Il vento
della Pasqua vicina
i un bel gioco di luci
e una carica di fiori,
accarezza con grazia la città pigra
con la pace addormentata, in una fatica
fuori del tempo.
Suonano più allegre
lassù le campane
per una nuova festa:
il vento pieno
di viole
con il suo verde chiaro
riempie ogni cuore,
d’affetto e d’amore.




























