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Vint di Pasche (Vento di Pasqua).

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Quest’anno, man mano si avvicina la Pasqua, mi sento inquieta, triste e contrariata.

Penso sempre alla mattanza di agnelli, molti dei quali, rimasti invenduti, verranno pressati nelle scatole di cibo per animali, ecco, quest’anno la Pasqua mi è antipatica, tutto ‘sto bisogno di rimpinzarsi, quando ci rimpinziamo tutto l’anno, perchè tutto l’anno troviamo agnelli, colombe, uova di Pasqua e quant’altro.

Ho mangiato anch’io l’agnello ma, come ho già scritto, sono anni che non entra più in casa e anche ello si è adeguato.

Questo inutile “santificare” una festa che è diventata routine, un pretesto per rimpinguare le tasche dei commercianti.

Ormai è Natale, tutto l’anno, è Pasqua tutto l’anno e nei periodi morti ci infilano la festa della donna, per vendere mimose, la festa del papà per vendere profumi, cravatte, sigarette e quant’altro, la festa della mamma per vendere rose e, se rimane qualche spazio vuoto, trovano al momento cosa farci festeggiare.

Ma ultima novità è la giornata della felicità, come se essere felici fosse un’occasione da festeggiare un solo giorno all’anno.

Mi chiedo, cosa se ne fa il mondo o Dio di un’umanità che è felice un giorno solo all’anno contro 364/365 (se bisestile) di infelicità?

Boh, è che siamo noi tonti a berle tutte, si, berle, perchè c’è anche la giornata dell’acqua, cosa vuol dire la giornata dell’acqua?

Insegnamo ai nostri bambini a non sprecarla, io lo sto insegnando a ello, bambino di 54 anni che sta imparando, tra un bontolio e l’altro a non lasciar correre l’acqua tra una spazzolata di denti e l’altra e, nel frattempo che arriva l’acqua calda gli faccio mettere in un contenitore quella fredda per poterla utilizzare per altre cose.

Bene, per oggi ho finito la mia filippica, voglio lasciarvi una poesia leggera, di Luigi Bevilacqua che è già stato ospite di questo blog.

É scritta in friulano ma, come sempre, alla fine la tradurrò, anche se, come per tutti gli scritti in dialetto o lingua originale, perderà la sonorità con la quale è nata e che la rende speciale.

Vint di Pasche

Il vint

de Pasche vicine

un biel zûc di lûs

e une cjame di flôrs,

al cjarezze cun grazie

la citât cussì pegre

cu le pâs durmidìde

tune fadie fûr timp.

A’ sùnin plui legris

adalt lis cjampanis

pe fieste resinte:

il vint plen di violis

tun clâr verdulìn

al jemple ogni cûr,

d’afet e d’amôr.

Vento di Pasqua

Il vento

della Pasqua vicina

i un bel gioco di luci

e una carica di fiori,

accarezza con grazia la città pigra

con la pace addormentata, in una fatica

fuori del tempo.

Suonano più allegre

lassù le campane

per una nuova festa:

il vento pieno

di viole

con il suo verde chiaro

riempie ogni cuore,

d’affetto e d’amore.


Francesco è il suo nome, una splendida Poesia di Naz…

bergoglio_papa_francesco

Foto dal web

Ho sempre avuto un pessimo rapporto con la Chiesa , nemmeno conflittuale perchè non ho mai vissuto momenti positivi che mi facessero cambiare idea.

All’inizio in orfanotrofio con le suore che mi hanno insegnato più cos’era il peccato piuttosto che la fede e la speranza (ricordiamo che era un orfanotrofio non un college esclusivo… ), poi i preti, a scuola, e dopo, nel corso della vita.

Poi la cattiveria della gente, quella che non mancava mai alla messa della domenica, dove andava più per poter sfoggiare il vestito della festa e criticare quello degli altri o sparlare di tutti.

L’ho sempre detto, ho subito più ingiustizie dai cosidetti “bigotti” che dagli altri, quelli che non andavano a messa ogni domenica ma non mancavano mai di aiutare chi avesse bisogno.

Per molte persone che ho conosciuto la chiesa era un paravento, un luogo dove nascondersi e nascondere le loro brutture…

Per non parlare dell’esperienza di un frate dal quale andai a 40 anni, in un brutto momento, per parlare e trovare conforto, il risultato? Mi chiese se fossi sposata, alla mia risposta negativa mi chiese se avessi mai avuto rapporti intimi.. secondo lei fu la mia risposta e, imbarazzata come non mai, me ne andai disgustata.

Ecco perchè, ieri sera, appena ho visto il nuovo Papa sul balcone, con quell’espressione stupita un pò incredula, come se stesse trattenendo la felicità di essere lì, io mi sono sentita serena.

Mi è piaciuto, l’ho ascoltata emozionata, mi ha trasmesso ottimismo, speranza.

Forse si è aperta per me la porta della fede, quella fede che mi hanno sempre detto che devo avere “a prescindere”, come l’amore per la mamma ( …. ) per esempio.

Dio l’ho sempre trovato in mezzo alla Natura, guardando il cielo, il sole, i tramonti, il susseguirsi delle stagioni, fatte apposta per aiutare le forme di vita a crescere.

Mi rimane ancora una spina nel cuore, però, tra poco sarà Pasqua e con essa il “sacrificio” degli agnelli in nome della religione, è questa la chiesa che non mi piace e che mi terrà anocor per molto fuori dalla sua porta…

Andate a leggere le parole che Naz ha dedicato al nuovo Papa, sono bellissime.

Buona giornata.

Francesco è il suo nome.


Oggi è la festa della mamma…

Cosa penso di mia “madre” l’ho scritto qui a suo tempo e da allora il mio pensiero non è cambiato…

Per questo il mio augurio, qualsiasi sia il giorno scelto dalle “esigenze di mercato” per festeggiare la mamma, va alla mia adorata Signora Gisella, l’unica persona al mondo che mi abbia dato la sensazione di non essere una bambina sola e abbandonata, l’unica che penso sempre..anche ora, con le lacrime agli occhi.

Auguri Signora Gisella, grazie di avermi lasciato la sensazione di essere stata amata “a prescindere”, un abbraccio anche se lei non amava le “smancerie”…Lei era la conferma che si può “Amare comunque”…

Estendo il mio augurio alle mamme “generose”, quelle che sanno quando è il momento di “lasciar andare i figli” e che non usano la frase ricatto “sono sempre tua madre” facendoli sentire sempre in colpa…

A quelle mamme che non hanno potuto gioire della maternità e che hanno accolto bambini sfortunati ed a quelle donne che stanno lottando con la burocrazia per poterlo fare…

 Kahlil Gibran dal libro Il Profeta

I Figli

…E una donna che aveva al petto un bambino disse: Parlaci dei Figli.

I vostri figli non sono i vostri figli.

Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé.

Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,

E benché stiano con voi non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,

Perché essi hanno i propri pensieri.

Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,

Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.

Potete sforzarvi d’essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.

Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.

L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, 

e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.

Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere;

Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l’arco che sta saldo.


Donne con la Pipa di TI MI: l’ispirazione è un attimo…

L’ ispirazione è un attimo, un lampo che ti illumina e ti lascia dentro  qualcosa, si apre una porta che non sapevi ci fosse  che ti porta in un mondo tutto da scoprire.

Chissà quante persone hanno chiesto a Ti Mi (Tiziana) che cosa l’avesse ispirata e così, all’entrata della sala che ha ospitato quest’anno la mostra “Donne con la Pipa” c’era questo quadro con questo testo, ecco è partito tutto da là, da quello sguardo fiero, da quella mano forte che stringe la pipa, solitamente simbolo di “forza maschile”.

Le Donne  sono considerate (erroneamente) “deboli” probabilmente perchè senza “appendice” e la pipa le trasforma, il loro sguardo cambia, si riempie di orgoglio, di forza, di grandezza, praticamente rimangono se stesse…

Basta osservare i quadri di Tiziana ( quest’anno la serie si è arricchita di splendidi quadri a matita in bianco e nero (il nero è acrilico)) per scorgere in quei reticoli di rughe il racconto della vita, ogni volto svela qualche segreto, in ogni sguardo, sono sicura, ogni donna  riconosce un pò della propria storia.

Io non sono critica d’arte e non so spiegare i quadri di Tiziana come farebbe una/uno “di mestiere” , io so soltanto che i suoi quadri, anche dopo un anno e dopo averli visti molte volte, mi trasmettono emozioni nuove, probabilmente sono io che “cambio” e riesco a vedere in quelle rughe, quelle espressioni, quegli sguardi il mio tempo che passa…

Per terminare la giornata con altra magia Carla ed io siamo andate a casa sua, l’imbrunire avvolgeva ogni cosa ed ho sentito forte il profumo della primavera, una passeggiata nel parco…

…poi un caffè in veranda…splendido epilogo per una splendida giornata…grazie Tiziana e grazie Carla…

Vi auguro una bella domenica, con affetto.

Links:

Ulderica da Pozzo

Tiziana

Carla


Mi congedo dalla Pasqua con “Il Cavallo nel pozzo” e dall’inverno con una calda insalata d’orzo e cime di rapa (di Tiziana).

Il cavallo fuori dal pozzo :-D

Un giorno, il cavallo di un contadino cadde in un pozzo, non riportò alcuna ferita, ma non poteva uscire da lì con le sue proprie forze.

Per molte ore l’animale nitrì fortemente, disperato, mentre il contadino pensava a cosa avrebbe potuto fare e finalmente il contadino prese una decisione crudele: pensò che il cavallo era già molto vecchio e non serviva più a niente, e anche il pozzo ormai era secco ed aveva bisogno di essere chiuso in qualche maniera.

Così non valeva la pena sprecare energie per tirarlo fuori dal pozzo, allora chiamò i suoi vicini perchè lo aiutassero a interrare vivo il cavallo.

Ciascuno di essi prese una pala e cominciò a gettare della terra dentro il pozzo, tuttavia, con sorpresa di tutti, dopo che ebbero gettato molte palate di terra, il cavallo si calmò.

Il contadino guardò in fondo al pozzo e con sorpresa vide che ad ogni palata di terra che cadeva sopra la schiena, il cavallo la scuoteva, salendo sopra la stessa terra che cadeva ai suoi piedi. Così, in poco tempo, tutti videro come il cavallo riuscì ad arrivare alla bocca del pozzo, passare sopra il bordo e uscire da lì, trottando felice.

La vita ti getta addosso molta terra, tutti i tipi di terra, soprattutto se tu sei già dentro un pozzo.

Il segreto per uscire dal pozzo è scrollarsi la terra che portiamo sulle spalle e salire sopra di essa.

Ciascuno dei nostri problemi è un gradino che ci conduce alla cima.

Possiamo uscire dai buchi più profondi se non ci daremo per vinti.

Adoperiamo la terra che ci tirano per fare un passo verso l’alto !

Ricordati delle 5 regole per essere felice:

1 – Libera il cuore dall’odio.
2 – Libera la mente dalle eccessive preoccupazioni.
3 – Semplifica la tua vita.
4 – Dà in misura maggiore e coltiva meno aspettative.
5 – Ama di più e … accetta la terra che ti tirano, poichè essa può essere la soluzione e non il problema.

Chi ha la fortuna (?) di conoscere ello saprà già perchè sabato mattina ho riso quando mi ha letto questo racconto “augurale” speditogli da un suo cliente.

Cliente che è stato apostrofato con epiteti vari, in quanto ello non brilla per romanticismo ed “inutili” moralismi e filosofeggiamenti.

Più io dicevo: ma è stato carino e gentile più lui sottolineava che era stata un’idea “……”, e dal momento che a me, al contrario,  piacciono i racconti con una morale e mi piace filosofeggiare, ho cercato il racconto nel web, trovandolo e lo condivido volentieri con i tanti “cavalli” che ora si trovano nel pozzo e che stanno per essere ricoperti di terra, in fondo il mondo è pieno di “contadini” (nel senso dispregiativo che usa la gente ignorante) e di “vicini” pronti con la pala in mano ;-)

Insalata calda d’orzo e cime di rapa di Tiziana.

Ed ecco la ricettina, arrivata fresca, fresca via mail da una Tiziana che vuole farmi tornare la voglia di cucinare e che la smetta di “filosofeggiare” :-D

Ingredienti (non ha messo le dosi ma so essere per 2 persone):

  • orzo lessato in acqua salata,
  • cime di rapa tritate finemente (non sbollentate),
  • 1 spicchio d’aglio tritato (si può metterlo vestito e togliero se non si desidera mangiarlo),
  • peperoncino,
  • olio EVO.

Come fare:

lessare l’orzo in acqua bollente salata e nel frattempo saltare in padella con l’olio, l’aglio ed il peperoncino le cime di rapa (crude) tritate finemente, portare a cottura ed unire l’orzo con poca acqua, amalgamare fino a far assorbire il liquido.

Impiattare con un coppapasta a forma di fiore, decorare con delle viole mammole, salutare l’inverno e servire la primavera in tavola.

Nevicata di Pasqua.
La nevicata di Pasqua e la risposta di ello al SMS:
Ricambio i tuoi auguri “equini” con affetto e cordialità :-D

Non c’è nulla da fare vero? É irrecuparabile  :-(


Cracco batte Parodi 1 a 0…Buon Picnik.

Oggi post piccino picció, tanto per non “perdere la mano”, la mia é stata una Pasqua anomala: a neanche 1000 metri s.l.m. é nevicato, giá, proprio cosí :-) e soltanto oggi potró dedicarmi alle mie “raccolte” per i campi.

Sabato, giorno della partenza della mini vacanza, é  iniziato col sorriso (vi racconteró)e col sorriso l´ho concluso, guardando su ma che tempo che fa il ”giocoso duello” tra una simpatica, ridanciana, bella ed aggiungerei ricca (milioni di copie vendute ;-) ) Benedetta Parodi ed un sempre piú affascinante Carlo Cracco con la sua parlata lenta, chiara, suadente, quasi ipnotica.

Lei ha difeso a spada tratta le donne in carriera e/o impegnate tra lavoro famiglia e quant´altro, concedendo loro “quasi” tutto, il congelato, il dado (il dado? :-( ) il minestrone pronto ma…i 4s no, quelli no, una “pasta al pomodoro” si puo´ sempre fare al momento.

A questo punto “el Craco” (come lo chiamo io ;-) ) scuotendo il capo ha detto serafico: ma é difficilissimo fare la pasta al pomodoro!

Io non sono cuoca ha replicato lei, io sono cuoco ha affermato lui, la differenza é che per fare il cuoco bisogna andare a scuola, fare la gavetta e poi aprire un ristorante (forse).

I dialoghi hanno avuto un´altra sequenza, ma questo é il “succo”.

Lui, sempre scuotendo il capo sconsolato, ha ribadito piú volte che il segreto della buona cucina sta nella semplicitá, nell´adoperare i prodotti di stagione, nel non complicarsi la vita.

Ma quello che cucino é davero buono, ripeteva lei, si puó fare meglio, rispondeva lui.

Diciamo che la “partita” sarebbe potuta finire con un pareggio, sia l´uno che l´altra, ognuno con e per motivazioni diverse se la sono giocata bene se…se Fazio non avesse fatto l´ultima domanda: cosa mangerete domani che é Pasqua.

Lei senza esitare ha risposto: l´agnello, sempre e comunque e  ha anche “condiviso” una “semplice” ricettina (cosí non occorre che comperi il libro ;-) )

Lui ha risposto: nulla, io digiunerei domani, ma, Fazio insiste e lui risponde: le uova, a Pasqua si mangiano le uova…

Cracco forever!!!

Con la scusa della “tradizione religiosa” spesso si compiono azioni discutibili…ma oggi é Pasquetta e, nel cestino del picnik non c´é posto per la “pesantezza”, gli argomenti “agnello” e “religione” richiederebbero tempo, energia ed esponendo quello che é il mio pensiero, arrabbiatura certa, quindi ci rinuncio :-)

Dico soltanto che io da 3 anni non lo compero, non lo cucino e non lo mangio (e di conseguenza neanche ello), non nego che mi piaceva molto quella carne ma dopo aver visto lo sguardo dei capretti di Danilo ed aver sentito il loro respiro sulle mani mentre mangiavano il pane che gli davo, beh, non ho piú avuto voglia di mangiare nè l´uno nè l´ altro.

Non mangio piú  tonno fresco, pesce spada, compero soltanto le uova che so provenire da galline che fanno la “bella vita”, non compero peperoni, zucchine e melanzane se non in stagione con eccezione dei peperoni se devo “colorare” qualche piatto.

Certo, non sono vegetariana, mangio il pollo ma sempre meno, il mio apporto proteico lo attingo dalle uova, formaggi e derivati dalla soia.

I “muscoli” li ho giá formati tanti anni fa e mi hanno dato anche tante soddisfazioni ;-) , ora per me, é giunto il momento di nutrire la mente, sento che dentro di me sta avvenendo una metamorfosi…spero solo non sia come quella descritta da Kafka in un suo racconto ;-)


Riflessione di una “food-blogger”…accantoalcamino…

Prima di pubblicare il prossimo post ispirato a Identità Golose mi sento in dovere di “confessarmi” e di fare una riflessione, naturale e logica conseguenza ad un commento ricevuto da “Marianne” (che credo non sia “Marianne” ma un’altra persona che spesso commenta da me sotto “mentite spoglie” ;-) ), questo commento:
Buongiorno signora Libera,

è da molto che leggo il suo blog che è tanto interessante pero oggi non sono d’accordo con suo articolo. Non ho partecipato alla manifestazione a Milano, giudico solo mentre leggo suo articolo.

- Mi dispiace che lei che ama animali e racconta della sua gatta metta un legame con una ricetta di foie gras. Lo dico io che sono francese che è un modo di allevamento crudele con oche inchidate ad assi ed nutrite a forza. Per favore legga qui http://www.stopgavage.com/ (c’è anche in italiano). E’ triste e crudele.

- Non posso vedere fast pasta al pesto, carbonara ed arrabbiate uguale a tubetti di McDonalds e pasta servita in contenitore di carta come hamburger fatta da grandi chef. Sembra McDonalds, Quatro salti in padella, Viva la mamma e simili. In Francia abbiamo fast food con pasta (http://www.mezzodipasta.fr/) ma almeno è cotta al momento con sugo fatto lo stesso giorno e non in tubetto. Preferisco fare pasta a casa come mi ha insegnato mia suocera.

- Ho visto grandi chef con dietro grandi sponsor di multinazionali alcune anche non italiana (Birra Moretti non è italiana: è marchio di Birra olandese Heineken). Quegli chef là non vedono contadino nemmeno di lontano. Contadino non cuoce con azoto, sifone e nemmeno saccoccio di Buitoni.

Io, francese, credo in cucina tradizionale. Come dite in Italia? Queste cose tutta fuffa (forse voleva dire truffa?)!

Marianne

La mia risposta al commento la trovate nel post precedente però mi sento di “riflettere” su questo commento.

La vita, si sa, è tutta una contraddizione (forse per “Marianne” no..beata lei).

Io amo gli animali, molto, spesso mi sono messa nei guai per salvarli e proteggerli dalla cattiveria dell’uomo..però..e c’è un però, io non sono (ancora) vegetariana né vegana.

Io mangio carne e pesce, evito quelle delle quali posso fare a meno e che per arrivare alla tavola subiscono violenza e sofferenza, la mia gattina Perla (che viene citata nel commento) mangia le famose “scatolette”, che credo contengano gli esuberi di carne che abbiamo in commercio…

Io so questo, so tutto, però non voglio sentirmi colpevole perchè scrivo di uno chef che nella sua cucina prepara il patè de foie gras, non voglio sentirmi in colpa se ne scrivo, davvero.

Ho visto chef preparare agnello e maialino (che non mangio), salmerino (che ho assaggiato), renna, cervo, capriolo (che non mangerò mai), io a IG ci sono andata perchè sono innamorata della cucina, devo forse vergognarmene?

Conosco la corruzione, la malafede, la poca affidabilità delle persone (non tutte ovviamente) però mi piace anche “credere” che non tutto sia sporco e corrotto.

Sta agli allevatori  far si che gli allevamenti siano “vivibili” per questo non mi sento di condannare chi “adopera” il prodotto, c’è chi è pagato per tutelare gli animali, gli allevamenti e quant’altro.

Mi scontro spesso con “Giudici” severi che poi praticano la discriminazione e l’emarginazione per primi, blogger che si professano “psicologi portati all’umanità, alla solidarietà”, tutta “aria fritta” per citare l’ultimo post, soltanto che in quel caso l’aria fritta ha un profumo ed un sapore mentre questa sa soltanto di retorica e di critica gratutite e non richieste.

Tante chiacchiere, tante critiche, tanti giudizi, tanta “sapienza” ma poi tutto finisce sempre e comunque nel calderone dell’ “indifferenza” e della”fame di visibilità”…baci :-)


La mamma è sempre la mamma …….

La mia micia intenta a ripulirsi dopo la passeggiata nel campo del vicino….si scusa per non essere presentabile ..hops!!

Dove mi porterà questo post? Mah!!! perchè dico questo? Perchè un giorno “osai” dire che mi sento donna a metà per non aver avuto figli…non sono stata linciata soltanto perchè lo schermo lo ha impedito, qualcuno ha pensato che volessi dire che le donne senza figli non sono complete e sono partiti rimproveri, finte morali e chi più ne ha più ne metta……..chissà se qui riesco a far capire un concetto che non mi sembra poi così complicato o contorto.

Io mi sento donna a metà, io si, perchè un figlio lo avrei voluto, c’è stato un periodo della mia vita che ogni notte sognavo di tenere stretto al seno un neonato e mi svegliavo con una tristezza indescrivibile, ma non ho potuto averne.

Per questo ora, quando leggo o sento di mamme che buttano i bambini dalla finestra o nei cassonetti o li fanno morire di fame mi si rivolta lo stomaco.

Non so dove sia mia madre in questo momento, l’ultimo ricordo che ho di lei risale ad una mattina di dicembre di molti anni fa (avevo 6 anni) quando ha socchiuso la porta della camera, mi ha guardata, ha richiuso e quando mi sono alzata lei non c’era più……però mi ha insegnato a leggere e scrivere prima che andassi a scuola, mi ha insegnato ad ottenere il colore verde per fare le foglie ad un albero unendo il blu col giallo, mi ha insegnato a cucire i vestitini per le bambole, a fare una sciarpa al papà per il compleanno, come ho già scritto mi ha insegnato a fare gli gnocchi, però quella mattina se n’è andata, forse non mi voleva bene, forse non voleva bene al papà o forse, più semplicemente, aveva soltanto voglia di vivere la sua vita.

Ed allora io sono rimasta sola, sballottata un po’ di qua, un po’ di là, ricordo ancora il ticchettio della sveglia quando alla sera mi mettevano a dormire in un letto sconosciuto, in una casa sconosciuta di gente sconosciuta… ma, gentile a “prendersi cura” di una “povera bambina abbandonata dalla mamma”, e così passi l’infanzia a ringraziare, ringraziare per qualcosa che sarebbe un tuo diritto.

Passi l’infanzia a chiedere permesso, posso, potrei prendere, posso andare in bagno, posso prendere una mela?

Niente è tuo, non puo aprire una dispensa perchè sei “maleducata”, sparecchi, lavi i piatti perchè “devi” contraccambiare l’ “ospitalità”.

Quando viene a prendermi il papà? chiedevo ogni 5 minuti.

Viene oggi.

A che ora?

Verrà da un momento all’altro, ed il momento non arrivava mai.

Ad ogni rumore di “Vespa”  correvo alla finestra, spesso a vuoto.

Dopo questo tour, finalmente, la soluzione per depositare questo “scomodo” pacchettino è stato l’orfanotrofio.

Poi vai a scuola e quando devi fare l’antivaiolosa (lo so, sono tanti anni fa) e tutte sono accompagnate dalla mamma tu sei sola, in fila con un sorriso da ebete stampato sulle labbra perchè vuoi fare l’indifferente.

Se non bastasse qualche amichetta ti dice: scusa ma non posso giocare con te perchè la mamma non vuole.

Perchè? Chiedi tu.

Perchè non hai la mamma..

Ahhhh rispondi e te ne vai a casa, a volte piangi, a volte lo racconti a chi ti ospita: la signora in quel momento si chiamava “GISELLA” (capito? ;-) )

Allora lei ti fa una carezza e ti dice: non preoccuparti, tesoro, vieni a mangiare.

Purtroppo quella “Signora Gisella” è morta nel 1983……..

E qui mi fermo…..qualcuno un giorno, indirettamente mi ha lanciato un messaggio:

Il sole non splende perchè ha avuto un’infanzia felice.

Il sole no, però le persone si.

Ho sempre pensato che l’amore che hai da bambino faccia la differenza tra l’avere una vita serena o tribolata, non sentirsi amati ti fa commettere degli errori, cercando l’approvazione di tutti, li autorizzi, spesso, a fraintendere le tue intenzioni, le tue parole, a prendersi gioco di te, ad ergersi a giudici.

Ora sono piuttosto grandicella, a volte penso come sarebbe stata la mia vita se…..quante cose avrei potuto fare se…..ma è andata così.

La mamma è sempre la mamma………..

Questo cesto di fiori di sambuco ha un perchè, volevo postare lo sciroppo ma poi la cosa ha preso un’altra strada.

Vado a preparare i biscotti per lo zio, oggi c’è il sole e si preannuncia una splendida giornata.