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Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

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Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

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Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

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Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

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Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

mini plum cake da infornare1-001

Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

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P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Schmarren ai Lamponi, perchè i Lamponi fanno bene, anche fuori stagione.

Schmarren da infornare metà + logo 2-001

Per fortuna, sensibilità e solidarietà, non sono ancora monopolio di nessuno e così, anche chi, come me, vive ai margini del web, felicemente lontana dai social network, può permettersi di condividere alcune Belle Realtà con i suoi amici, anche senza banner e anche qualche giorno dopo.

Non mi piacciono le giornate dedicate a…, il giorno dopo tutto finisce in cantina per poi venir ritirato fuori quel giorno, una spolveratina e via.

Soltanto le minoranze hanno un giorno di festa, ed è questo giorno di festa che le discrimina ulteriormente.

L’8 marzo è la giornata dedicata alle Donne e, purtroppo, l’8 marzo sta diventando una seconda giornata della memoria (che si commemora il 27 gennaio).

Due date, ma non bastano 48 ore, il rispetto per le Donne e non solo deve andare oltre, deve far parte della nostra vita, ogni ora, ogni giorno, sempre.

Rimango comunque dell’idea che, fintanto non saranno le donne stesse ad essere unite e solidali e a rispettarsi, gli uomini continueranno ad arrogare diritti su di loro: un recente quanto misero esempio risale a pochi giorni fa, le quote rosa, vi dice nulla?

Ma non sono qui per fare polemiche ma per dire a chi mi segue e alle mie amiche, blogger e non, che vivono in Friuli Venezia Giulia che possono concretamente far qualcosa tutto l’anno, per aiutare queste Donne a continuare con il loro progetto che è, semplicemente, il progetto di vivere, di lavorare, con orgoglio, con dignità e, soprattutto, di continuare a farlo nella loro Terra, quella Terra dalla quale la guerra le aveva cacciate, costringendole ad abbandonare tutto.

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Foto dal web

La strage di Srebrenica è la dimostrazione della follia dell’uomo ed anche della nostra follia che ha permesso e continua a premettere ad un pugno di maschi di decidere il destino e la vita di migliaia di persone innocenti che hanno avuto ed hanno soltanto la sfortuna di nascere, crescere e vivere in un determinato paese ed è, purtroppo, anche la conferma che l’uomo non cambia, rimane sempre una belva assetata di sangue e non imparerà mai dai suoi errori.

Sono state e sono le donne a pagare il prezzo più alto della follia maschile: prima subendo lo strazio di vedersi trascinare via gli affetti con la forza per non vederli mai più tornare poi, alla fine di tutto, rimane a loro la responsabilità del difficile compito di ricominciare.

Lo devono fare, per dare coraggio a chi è rimasto, spesso senza potersi abbandonare ad un pianto liberatorio, soffocando o asciugandosi frettolosamente le lacrime con la mano, lacrime che continueranno a velare i loro occhi, per tutta la vita…

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Queste Donne  hanno detto no, sono ritornate nella loro terra ed hanno aiutato altre donne a farlo, hanno ripopolato due paesi: Srebrenica e Bratunac, si sono reimpossessate delle loro proprietà e si sono reinventate un lavoro, coinvolgendo chi aveva ancora un pezzetto di terra, terra che la guerra aveva colorato di rosso.

Anche oggi quella terra colora di rosso ma non è più rosso sangue, è il rosso dei piccoli frutti, il rosso dei lamponi; queste donne Insieme, hanno rimesso in piedi il passato per trasformarlo in futuro.

Mi sono documentata e, con piacevole sorpresa, ho scoperto che qui, in Friuli Venezia Giulia, in due Ipercoop: Meduno (Pordenone) e Tiare (Villesse Go), quest’ultimo accanto all’IKEA, comodamente raggiungibile in autostrada, si possono comperare i loro prodotti e così ho fatto, ho comperato le loro confetture ed i loro succhi di frutta, eccoli:

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C’èrano ancora i cartelli con le fotografie che documentavano le atrocità della guerra e la realtà attuale di queste Donne che hanno ritrovato il sorriso:

Coop Tiare cartelli frutti di pace-003

Mentre ritornavo a casa mi sentivo serena, felice, è quella felicità che deriva dalla consapevolezza di aver fatto qualcosa, una piccolo gesto per aiutare qualcuno, anche se non lo conosci.

Io, Triestina, a quel tempo abitavo lì ed ho ancora memoria dell’atmosfera pesante che gravava sulla città, ci sono stati momenti in cui si sentivano i cannoni in lontananza, la guerra si era avvicinata pericolosamente.

Ricordo ancora l’arroganza dei militari oltreconfine, la spavalderia di chi non ha più freni inibitori e libera la parte peggiore di se, per questo non mi meraviglio più di nulla e mi sento fortunata, molto fortunata, per non aver vissuto tutto quello che hanno vissuto queste Donne in prima persona, non so se ce l’avrei fatta, se avessi avuto la loro stessa forza.

Ora la ricetta, semplice, veloce da fare, lo schmarren.

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Ingredienti per lo Schmarren ai Lamponi:

  • 120 g. di lamponi,
  • 250 g. di panna acida (fatta da voi o comperata in negozio, si trova),
  • 50 ml di latte,
  • 4 tuorli d’uovo,
  • 1 pizzico di vaniglia bourbon (no vanillina),
  • 100 g. di farina setacciata,
  • 4 albumi,
  • 3 cucchiai di zucchero,
  • 1 pizzico di sale,
  • burro chiarificato q.b. per cuocere lo schmarren,
  • zucchero a velo per decorare.

Per la salsa ai lamponi:

confettura ai lamponi Frutti di Pace.

collage schmarren-001

Come fare:

preriscaldare il forno ventilato a 180°C.

Mescolare la panna acida con il latte, i tuorli; aggiungere la farina setacciata assieme al sale e la vaniglia (potete adoperare anche l’essenza, in quel caso unitela al composto liquido).

Montare gli albumi a neve semiferma con lo zucchero ed incorporarli delicatamente all’impasto.

Scaldare il burro chiarificato in una padella capiente (la mia di rame col fondo da 22 cm.) possibilmente col manico adatto al forno, distribuire il composto e cospargere con i lamponi.

Infornare per c.ca 15 minuti, calcolate che deve cuocersi la farina, sfornare e servire direttamente con la padella e la salsa a parte.

Si può variare tipo di frutta a piacere, io l’ho servita conla confettura di lamponi in purezza ed anche con panna, perfetto il gelato o ciò che più vi va.

Per oggi è tutto, voglio lasciarvi con questa foto dei Frutti della Pace,  fatta su un prato di nontiscordardime, mi sembra un bel augurio, per tutti quelli che hanno bisogno di essere ricordati ed aiutati ogni giorno, anche oggi, 13 marzo.

Frutti di pace su nontiscordardime-001

Una parte dei loro Prodotti.


Gnochi de Spinaze e Ricotta (Trieste), cucinare Buono in poco tempo.

Gnochi spinaze e ricota pronti n.-001

Sento continuamente parlare di crisi, e la crisi c’è, mancano i soldi e manca il tempo: qui parlo di cucina e delle sue innumerevoli sfaccettature e, per tempo, intendo il tempo per cucinare.

Anni addietro, la crisi si contrastava aguzzando l’ingegno, con la fantasia; ci si organizzava e si risparmiava facendo una spesa intelligente, si riciclava, ma non per una forma di snobbismo ma per necessità, basta sfogliare i vecchi libri e leggere le ricette delle nonne, nonne che lavoravano anche nei campi, nonne che non disponevano di tutta la tecnologia di cui disponiamo noi; a quei tempi la cucina povera non si faceva col bimby.

Ma è anche vero che non è facile regredire, lo spirito di adattamento dell’uomo è grande ma ha difficoltà a fare un passo indietro.

C’è la crisi ma, le rare volte che vado nei centri commerciali della zona, sbircio nei carrelli e vedo cibo inenarrabile, cibi confezionati, surgelati, pronti, basta scartarli, metterli in forno ed impiattarli, mi auguro non in piatti di carta…

Non c’è tempo ed ecco che arrivano in soccorso aziende che propongono risotti da cuocere nelle piramidi, senza possederne il fascino.

Ma non è finita, improbabili casalinghe chiedono aiuto, via Skype, ad un altrettanto improbabile cuoco che, dovendo vivere anche lui (ricordate Rugiati e la coca cola?), propone una splendida vellutata di funghi, in barattolo.

Non ho avuto occasione di controllarlo (non ho tempo), ma immagino il prezzo di questa vellutata, senza calcolare i costi di smaltimento della lattina, non tutti amano “differenziare” e siamo in crisi anche per questo…

Ma, si sa, il mondo è cambiato, oggi il calzino bucato si butta o, nei migliori casi, si riutilizza per dare la cera ai mobili di legno, no? Mi dite che non si fa più? Bene.

Oggi propongo questo piatto, uno di quelli che appartengono alla memoria, uno dei primi piatti che ho fatto appena raggiunta l’autonomia e l’indipendenza: i gnochi de spinaze e ricotta.

Li avevo visti preparare, nel 1974,  dalla mamma di un mio moroso, lei restaurava cornici antiche, lavorando la mattina fuori casa in una soffitta che aveva rimesso apposto quasi tutta da sola, lavorava a maglia, cuciva tutto il guardaroba per la famiglia (marito e figlio), compresi pantaloni, cappotti ecc., lavorava a maglia, è lei che aveva il fornetto per ceramica e mi ha iniziata a quell’arte, frequentandola avevo riportato a galla la mia vena artistica di bambina, avevo iniziato a dipingere anch’io, vendendo, seppur malvolentieri qualche quadro, ricordo il difficile distacco da un Sommaco che avevo dipinto ad olio dal vero.

Faceva anche bomboniere, su ordinazione, e quant’altro, non andava mai a letto senza struccarsi e mettersi la crema nutriente, la prima cosa al mattino un leggero trucco ed una sistemata ai capelli, era sempre perfetta, senza essere inavvicinabile.

Provvedeva da sola a rifare la tappezzeria di divano e poltrone, dipingeva e, d’estate, si metteva in terrazza 1 ora a prendere il sole, le piaceva l’abbronzatura, aveva un gattone, Biri che lei chiamava Birulito, non amava farsi toccare a causa del trauma della sterilizzazione fatta con un’anestesia approsimativa.

Faceva una pizza che non ho mai dimenticato e che non ho mai più rimangiata così buona, era alta, con i bordi croccanti, facevamo a gara a chi arrivava per primo, ma, aimeh, gli angoli erano 4 e noi in 4.

Un giorno si ed uno no, faceva la torta di mele, aveva sempre un’apparenza serena anche se soffriva di fortissime emicranie che la costringevano a letto al buio ed in silenzio per ore.

Non avevo programmato queste righe, sono arrivate così, sull’onda dei ricordi, probabilmente sono partite dal fattore tempo.

Allora non ne sapevo molto di cucina (ora ne so/capisco un pò di più) anche se s’intravedevano già una passione ed un talento da sviluppare; purtroppo, nella mia vita, il grande freno è stato quello, sempre quello: la difficoltà ed incapacità di amalgamarmi al gruppo sennò, credo che sarei riuscita a raggiungere altri traguardi ottenendo grandi soddisfazioni, come ho ottenuto nello sport.

Oggi, con la maggior informazione e conoscenza della cucina regionale italiana, questi potrebbero sembrare la copia degli gnudi toscani ma, allora non conoscevo gli Gnudi che si chiamano così perchè sono il ripieno dei ravioli senza la pasta, gnudi (nudi) appunto, che hanno un’altra forma, più allungata.

Questa è una ricetta senza dosi, come spesso succede nella cucina di casa, si prendono gli ingredienti, si mescolano tra loro ed ogni volta si ottiene un piatto diverso.

Io li faccio così, senza pangrattato e senza farina nell’impasto,  soltanto quella necessaria per avvolgerli prima della cottura; se siete celiaci potete adoperare la vostra.

Un tempo il pangrattato sostituiva la ricotta non sempre disponibile.

Non adopero l’uovo intero ma soltanto l’albume che mi aiuta a legare l’impasto, la totale assenza di farina richiede una perfetta strizzatura degli spinaci e la ricotta del tipo asciutto da scolare ulteriormente.

Se volete Friulanizzare la ricetta ulteriormente, vada per un Montasio stravecchio e una ricotta affumicata per rifinire.

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Ingredienti a modo mio:

  • spinaci (io della Milva) lessati (anche un avanzo di spinaci saltati in padella), strizzati benissimo,
  • ricotta, preferibilmente asciutta,
  • Parmigiano Reggiano grattugiato o Padano se lo preferite o Montasio stravecchio o Sbrinz (io lo adoro),
  • sale se necessario (saliamo l’acqua ed aggiungiamo altro formaggio),
  • albume.

Per il Condimento:

  • burro chiarificato o lo chiarificate voi eliminando la caseina che si forma in superficie,
  • salvia fresca,
  • 1 spicchio d’aglio vestito (cava e meti),
  • scaglie di Parmigiano o dei formaggi citati sopra.

Come fare:

in una terrina amalgamare, meglio con le mani, tutti gli ingredienti, meno l’albume che aggiungeremo per ultimo.

Formare delle palline, io le peso, quelle della foto 40 g., quelle che ho fatto ieri sera 50 g., rotolarle nella farina ed immergerle in acqua bollente salata finchè vengono a galla; non contenendo farina all’interno la cottura è brevissima, giusto il tempo che l’albume leghi l’impasto.

Raccoglierli con la schiumarola e metterli nella padella dove avremo fatto rosolare nel burro la salvia e l’aglio vestito.

Senza toccarli, soltanto muovendo la padella, li facciamo insaporire e li impiattiamo servendoli con le scaglie del formaggio che abbiamo scelto.

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Per oggi è tutto.


Doman xe Nadal: La Granda Cusina ♥ (Domani è Natale: La grande Cucina)

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Perla tra le mie braccia nella mia “Granda Cusina

LA GRANDA CUSINA (poesia di SILVIO DOMINI  )

La granda cusina la sà de sbrovada
de i stissi che fuma la xe luminada;
par la barconela che varda in contrada
se vede che casca ‘na roba
‘ngiazada.
 
Doman xe Nadal!
Da un sterp de zanevra pindula do
pomi,
e soto sta rama i putei, boni, boni
i varda so pare picar contentoni, tre datui, carobule e quattro
bomboni.
 
Doman xe Nadal!!
la bora de fora la suffia zidina,
ma al nono sfuriga cu’na bachetina
le bronze e domila falis’cie sbusina
più bele de stele in ‘sta vecia cusina
Doman xe Nadal!

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LA GRANDE CUCINA

La grande cucina odora di rape (la sbrovada è una verdura cotta che si mangia d’inverno)
è illuminata dagli stizzoni che bruciano nel caminetto;
per la piccola finestrella che guarda verso la via
si vedono cadere piccole gocce ghiacciate.
 
Domani è Natale!
Da un ramo di ginepro pendono due mele
e sotto questo ramo i bambini, buoni, buoni
guardano, contenti, il padre che appende tre datteri, carrube e quattro caramelle.
 
Domani è Natale!
la bora (tipico vento del Friuli venezia Giulia) fuori soffia pungente
ma il nonno con un rametto ravviva le braci nel caminetto e si formano duemila scintille
più belle di stelle in questa vecchia cucina.
Domani è Natale!
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Un tempo erano i profumi, gli odori che inondavano le vie, le case, ad anticipare la festa: frittelle a Carnevale, la Pinza per Pasqua (a Trieste), Presnitz, Putizze, Strucoli a Natale.

A Trieste era il profumo dei crauti ad annunciare l’inverno, e quello dello zucchero filato ad annunciare la Fiera di San Nicolò; ricordo ancora una mia foto con San Nicolò sulla porta di Orvisi, il più famoso negozio di giocattoli di Trieste fino a qualche anno fa.

Il progresso ha cancellato negozi, profumi, tradizioni, ma io non mi arrendo, non rinuncio al profumo del Kuguluf, dei Krapfen dei  Buchteln di Nonna Flora e quest’anno, il mio regalo per chi mi segue e mi vuole bene è un profumo.

Un profumo firmato, firmato da voi, dalla vostra passione per la cucina, dalla vostra voglia di stare insieme.

Voglio regalarvi un profumo che conserverete per sempre, che potrete raccontare ai vostri bambini, ai vostri nipoti, il profumo del Calore Familiare, quello che nessun telefonino, hi pad o quant’altro potrà mai sostituire, imitare o consolarvi nei momenti bui e tristi.

I profumi dell’infanzia, della cucina di casa hanno determinato i destini di molti di quegli Chef che oggi ammiriamo e seguiamo.

Il profumo dei bei ricordi, una goccia dietro ad ogni orecchio, per sentirsi le persone più felici e ricche del mondo ogni qualvolta lo si desideri…

Buone Feste a tutti voi che, pazientemente, mi avete seguita in questo lungo, a volte difficile 2013.

Panettone Scarello Albicocche Picolit nastro nuovo corn-001 

Come andò a finire…

Vi lascio con l’omaggio virtuale del panettone degli Amici di Godia il cui Staff è stato per me grande fonte d’ispirazione tant’è che, ispirandomi al loro stile ho vinto il contest dell’ISIT (Istituto Salumi Tutelati Italiani), il cui pacco-premio mi è arrivato proprio mentre stavo scrivendo.

Auguri: Accantoalcamino e Perla


I Ricottini per Mukka Emma e la ♠sostenibile pesantezza dell’essere♠

Ricottini mele cestino n

A causa della mia sostenibile pesantezza dell’essere mi sono giocata quasi tutti i jolly e perso molte occasioni ma tant’è, cerco di avvicinarmi e di stare con gli altri ma non ce la faccio, ho sempre paura di danneggiarli, come fossi un’appestata…

Questa ricetta, che mi aveva mandato Tiziana, era per un progetto, un progetto pensato proprio per me, per accantoalcamino che aveva vinto il contest dei formaggi della Svizzera, nonostante avesse dato “buca” all’ultimo momento.

Qualcuno aveva creduto in me, aveva visto in questo “ricettacolo di contraddizioni”, come scriveva Anna Frank, qualcosa di buono, io sarei stata Mukka Melma, la sorella pasticciona in cucina di Mukka Emma.

Ecco come descrive Peter Mukka Melma, sono proprio io ;-) :

Melma: è la più pasticciona, ma solo per lavoro!! Melma infatti è lo chef del Mira Mukka famosa per le sue doti creative in cucina e per la capacità di inventare e improvvisare fantastiche ricette. Un po’ imbranata e talvolta ingenua nei rapporti con gli altri ma assolutamente autentica.

Non si sbagliava Peter, ma non aveva fatto i conti con la mia mancanza di autostima e la mia convinzione che, con me, questo progetto non avrebbe avuto il successo che si meritava.

Ora non so chi sia Mukka Melma ma sta cucinando assieme a food-blogger più blasonati, famosi e carismatici di me, esattamente come deve essere.

Peter scrive racconti per bambini e questo blog lo ha ideato per loro, io avevo molte idee, a me che piacciono le erbe avrei scritto, in maniera comprensibile e giocosa, l’utilizzo delle erbe in cucina e li avrei coinvolti, assieme alle mamme a prepararle assieme queste ricette.

Vorrei che quel blog fosse seguito da chi ha bambini e magari farli interagire con Peter e le 7 Sorelle di Mukka Emma, io non ho avuto bambini ma i più bei ricordi che ho del breve periodo vissuto assieme alla mia mamma, sono proprio quelli passati in cucina con lei o quando m’insegnava a disegnare, o quelli col papà che mi portava nell’orto o a pescare, ma di questo ho già scritto.

Ecco, io sogno un mondo dove i bambini rimangono bambini, sogno bambini che corrono, giocano all’aria aperta, conoscono ed amano gli animali, i fiori, le erbe, che rispettano la Natura e credo che con Peter, Mukka Emma&C. tutto questo si possa realizzare, ma non con me intorno…

O mamma, che post malinconico ma ora facciamo ritornare l’allegria con questa ricettina golosa, perfetta per queste giornate di freddo, da gustare assieme ad una cioccolata calda o un the dopo una giornata sulla neve.

L’impasto è quello che un tempo le nonne chiamavano finta pasta sfoglia, la ricotta sostituiva degnamente il burro che era più costoso.

collage ricottini Mukka Melma

Ingredienti per la pasta:

  • 200 g. di burro,
  • 300 g. di ricotta,
  • 300 g. di farina 00,
  • 1 pizzico di sale.

Come fare la pasta:

impastare gli ingredienti e far riposare in frigo per mezz’ora, nel frattempo preparare il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:

  • 4 mele imperatore,Tiziana aveva quelle ma potete adoperare quelle che gradite,
  • il succo di 1 arancia,
  • il succo di 1/2 limone,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • 1 cucchiaino di cannella,
  • 100 g. di pinoli,
  • 100 g. di uvetta,
  • 100 g. di noci tritate grossolanamente.

Come fare il ripieno:

sbucciare e tagliare le mele a dadini e cuocerle con il succo d’ arancia e limone, lo zucchero e la cannella e, quando il composto sarà freddo, aggiungere i pinoli, l’ uvetta e le noci.

Come fare i saccottini:

preriscaldare il forno a 200°C., dopo aver steso la pasta, mettere dei mucchietti di ripieno , tra uno e l’altro spennellare con un pò di latte e chiudere con la rotellina.

Infornare a 200°C. per 15 minuti.

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Vi auguro una splendida giornata, come quella della foto, beh, vivo o non vivo in un Paradiso?


Brownies con Amarena, in un sol boccone, col tocco Romantico di Francesco Massenz dalla Divina Cucina♥

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Se Dante Alighieri fosse ancora qui, gli commissionerei : La Divina Cucina, senza inferno, né purgatorio, soltanto il Paradiso e gli direi di aggiungere il decimo cielo e lasciarlo scrivere a me per lasciarmi posizionare chi dico io.

Questo nella fantasia ma nella realtà, tra me e me,  io ho già disegnato il decimo cielo della Divina Cucina…

Forse è vero che sono fortunata, perchè non è facile né consueto entrare nelle cucine stellate, conoscere Chef stellati, relazionarsi con loro e, soprattutto imparare da loro, soprattutto per chi, come me, non è nessuno.

Non è consuetudine osservare l’Allegra Brigata al lavoro, forse Allegra Brigata, non suona carino ma, in questo caso credetemi, allegra brigata è perfetto.

Ovvio che i sorrisi, gli scherni, battute e goliardie, al momento del servizio o delle preparazioni, si trasformano in concentrazione, diligenza e attenzione per poi, alla fine, ritornare come prima.

Sarà che io, per tutta la mia vita lavorativa, ho cercato, oltre all’impiego anche una famiglia, credo faccia parte della mia natura, quella sbagliata, lo ammetto, di cercare il rapporto umano sempre e ovunque, senza contare che di me alle persone non poteva (può) fregardemeno e che, evidentemente l’Antipatia è nel mio DNA e chi mi sta intorno percepisce subito.

Credo sia anche per questo che per me andare ai corsi degli Amici di Godia, sembra di entrare in un sogno, fermarmi a parlare con la mamma Yvonne, bravissima, competente e bella come il sole, guardare i “Ragazzi” intenti nelle loro postazioni, ascoltare le battute del neo-papà Raffaello, scambiare quattro chiacchiere con Michela, indaffaratissima e sempre impegnata a far sì che tutto sia perfetto.

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Anna e Francesco.

Per non parlare di Anna, bellissima, bravissima, discreta, elegante, di quell’ eleganza naturale che non si può improvvisare, sembra quasi che Anna fosse predestinata a far parte dello staff.

Ogni volta, ai corsi, quando passa (non amo la parola serve) per l’assaggio finale, sceglie per me il più fotogenico e questo lo apprezzo molto…

Ricordo che, quando stavo preparando il post per la serata della consegna della seconda stella, ho girellato un pò nel web a cercare informazioni e sono incappata in uno di quei siti nei quali chicchessia si eleva a “giudice” e dice la sua, anche se non sa neanche di cosa, di chi e di dove stia STRaparlando…

Avevano attirato la mia attenzione gli aggettivi: asettico, freddo, impersonale e mi sono stupita.

Forse che il/la scrivente fosse abituato/a a ristoranti tipo la parolaccia di Roma? Dove la pacca sulla spalla e un bel vaffa sono “er più der mejo”?

Io credo invece che, la discrezione, l’eleganza, il minimalismo negli arredi, siano segno di educazione, rispetto, pulizia ed eleganza.

L’aggettivo freddo proprio non appartiene agli Amici di Godia, né negli arredi, né nel servizio, anzi, tra gli arredi si possono intravedere evidenti indizi di attenzione e calore umano.

Un Crocifisso, messo in un punto un pò in disparte per non “offendere” nessuno, né l’ “uno” né l’ “altro” lo trovo segno di grande coraggio e di rispetto per tutti.

Brownies e rosa-001

Ma… come sono arrivata fin qui? Ero partita con un bocconcino delizioso di Brownies con l’amarena e la julienne di petali di rosa.. ah, ecco, i petali di rosa…

petali per decorazione brownies-004

Ingredienti per una teglia rettangolare da 18x25x2:

  • 150 g. di cioccolato fondente al 62%,
  • 125 g. di burro,
  • 100 g. di zucchero di canna (se adoperate cioccolato bianco ridurre a 70 g.),
  • 100 g. di farina 00,
  • 10 g. di lievito in polvere,
  • 2 uova intere,
  • 60 g. di amarene (Francesco adopera amarene snocciolate fresche decongelate),
  • bacca di vaniglia,
  • 1 pizzico di sale
  • una rosa rubata in un giardino incantato.

Brownies coppati1-002

Come fare:

preriscaldare il forno a 170°C., Francesco consiglia di iniziare con 20°C. maggiori alla temperatura indicata per la ricetta che, sarà abbassata appena inserita la teglia.

Sciogliere il cioccolato ed il burro a bagno maria, aggiungere lo zucchero e l’interno di una bacca di vaniglia o lo zucchero vanigliato ottenuto, seguendo il consiglio di Francesco,  utilizzando una bacca di vaniglia, anche usata, messa nel barattolo con lo zucchero semolato… GIAMMAI LA VANILLINA!!!

Unire le uova intere, mescolare ed aggiungere la farina setacciata con il lievito, amalgamare.

Volendo si possono unire le amarene nell’impasto, in questo caso, essendo un finger sweet food, si metterà l’amarena, assieme alla julienne di petali di rosa, alla fine, come decorazione.

Francesco decora i browniews con le rose-002

Versare il composto nella teglia e procedere alla cottura (sempre valida ed affidabile la prova stecchino) per 15/20 minuti.

Estrarre la teglia, farla raffreddare e porzionare col coppapasta scelto, decorare con i petali di rosa (biologici) tagliati a julienne e un amarena, decongelata.

Vi avevo segnalato l’imminente arrivo del libro di Emanuele Scarello sui fritti? Ecco, è arrivato e, se amate la cucina, quella vera, quella che vi insegna davvero a cucinare e divertirvi, trovate il banner sulla barra a dx.

Non troverete soltanto un elenco di ricette ma una ricetta per ogni tecnica ed ogni grasso, troverete il come ed il perchè; è il libro per chi, come me, non ha bisogno di quantità ma di qualità, è il regalo perfetto per voi e per quelli che, come voi, amano la cucina di qualità.

Sfogliando questo libro, rimarrete ammaliate/i non solo dalle foto straordinarie di Ennio Calice un fotografo che sento anche un pò fradel per le sue origini Triestine, ma anche dalle ambientazioni, dette anche food styling, curate dallo stesso Emanuele che, con un nonnulla crea set irresistibili.

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Vi lascio con l’arcobaleno, la meraviglia che la natura ci regala dopo un temporale.


Vint di Pasche (Vento di Pasqua).

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Quest’anno, man mano si avvicina la Pasqua, mi sento inquieta, triste e contrariata.

Penso sempre alla mattanza di agnelli, molti dei quali, rimasti invenduti, verranno pressati nelle scatole di cibo per animali, ecco, quest’anno la Pasqua mi è antipatica, tutto ‘sto bisogno di rimpinzarsi, quando ci rimpinziamo tutto l’anno, perchè tutto l’anno troviamo agnelli, colombe, uova di Pasqua e quant’altro.

Ho mangiato anch’io l’agnello ma, come ho già scritto, sono anni che non entra più in casa e anche ello si è adeguato.

Questo inutile “santificare” una festa che è diventata routine, un pretesto per rimpinguare le tasche dei commercianti.

Ormai è Natale, tutto l’anno, è Pasqua tutto l’anno e nei periodi morti ci infilano la festa della donna, per vendere mimose, la festa del papà per vendere profumi, cravatte, sigarette e quant’altro, la festa della mamma per vendere rose e, se rimane qualche spazio vuoto, trovano al momento cosa farci festeggiare.

Ma ultima novità è la giornata della felicità, come se essere felici fosse un’occasione da festeggiare un solo giorno all’anno.

Mi chiedo, cosa se ne fa il mondo o Dio di un’umanità che è felice un giorno solo all’anno contro 364/365 (se bisestile) di infelicità?

Boh, è che siamo noi tonti a berle tutte, si, berle, perchè c’è anche la giornata dell’acqua, cosa vuol dire la giornata dell’acqua?

Insegnamo ai nostri bambini a non sprecarla, io lo sto insegnando a ello, bambino di 54 anni che sta imparando, tra un bontolio e l’altro a non lasciar correre l’acqua tra una spazzolata di denti e l’altra e, nel frattempo che arriva l’acqua calda gli faccio mettere in un contenitore quella fredda per poterla utilizzare per altre cose.

Bene, per oggi ho finito la mia filippica, voglio lasciarvi una poesia leggera, di Luigi Bevilacqua che è già stato ospite di questo blog.

É scritta in friulano ma, come sempre, alla fine la tradurrò, anche se, come per tutti gli scritti in dialetto o lingua originale, perderà la sonorità con la quale è nata e che la rende speciale.

Vint di Pasche

Il vint

de Pasche vicine

un biel zûc di lûs

e une cjame di flôrs,

al cjarezze cun grazie

la citât cussì pegre

cu le pâs durmidìde

tune fadie fûr timp.

A’ sùnin plui legris

adalt lis cjampanis

pe fieste resinte:

il vint plen di violis

tun clâr verdulìn

al jemple ogni cûr,

d’afet e d’amôr.

Vento di Pasqua

Il vento

della Pasqua vicina

i un bel gioco di luci

e una carica di fiori,

accarezza con grazia la città pigra

con la pace addormentata, in una fatica

fuori del tempo.

Suonano più allegre

lassù le campane

per una nuova festa:

il vento pieno

di viole

con il suo verde chiaro

riempie ogni cuore,

d’affetto e d’amore.


Francesco è il suo nome, una splendida Poesia di Naz…

bergoglio_papa_francesco

Foto dal web

Ho sempre avuto un pessimo rapporto con la Chiesa , nemmeno conflittuale perchè non ho mai vissuto momenti positivi che mi facessero cambiare idea.

All’inizio in orfanotrofio con le suore che mi hanno insegnato più cos’era il peccato piuttosto che la fede e la speranza (ricordiamo che era un orfanotrofio non un college esclusivo… ), poi i preti, a scuola, e dopo, nel corso della vita.

Poi la cattiveria della gente, quella che non mancava mai alla messa della domenica, dove andava più per poter sfoggiare il vestito della festa e criticare quello degli altri o sparlare di tutti.

L’ho sempre detto, ho subito più ingiustizie dai cosidetti “bigotti” che dagli altri, quelli che non andavano a messa ogni domenica ma non mancavano mai di aiutare chi avesse bisogno.

Per molte persone che ho conosciuto la chiesa era un paravento, un luogo dove nascondersi e nascondere le loro brutture…

Per non parlare dell’esperienza di un frate dal quale andai a 40 anni, in un brutto momento, per parlare e trovare conforto, il risultato? Mi chiese se fossi sposata, alla mia risposta negativa mi chiese se avessi mai avuto rapporti intimi.. secondo lei fu la mia risposta e, imbarazzata come non mai, me ne andai disgustata.

Ecco perchè, ieri sera, appena ho visto il nuovo Papa sul balcone, con quell’espressione stupita un pò incredula, come se stesse trattenendo la felicità di essere lì, io mi sono sentita serena.

Mi è piaciuto, l’ho ascoltata emozionata, mi ha trasmesso ottimismo, speranza.

Forse si è aperta per me la porta della fede, quella fede che mi hanno sempre detto che devo avere “a prescindere”, come l’amore per la mamma ( …. ) per esempio.

Dio l’ho sempre trovato in mezzo alla Natura, guardando il cielo, il sole, i tramonti, il susseguirsi delle stagioni, fatte apposta per aiutare le forme di vita a crescere.

Mi rimane ancora una spina nel cuore, però, tra poco sarà Pasqua e con essa il “sacrificio” degli agnelli in nome della religione, è questa la chiesa che non mi piace e che mi terrà ancor per molto fuori dalla sua porta…

Andate a leggere le parole che Naz ha dedicato al nuovo Papa, sono bellissime.

Buona giornata.

Francesco è il suo nome  .


Oggi è la festa della mamma.

Cosa penso di mia “madre” l’ho scritto qui a suo tempo e da allora il mio pensiero non è cambiato…

Per questo il mio augurio, qualsiasi sia il giorno scelto dalle “esigenze di mercato” per festeggiare la mamma, va alla mia adorata Signora Gisella, l’unica persona al mondo che mi abbia dato la sensazione di non essere una bambina sola e abbandonata, l’unica che penso sempre..anche ora, con le lacrime agli occhi.

Auguri Signora Gisella, grazie di avermi lasciato la sensazione di essere stata amata “a prescindere”, un abbraccio anche se lei non amava le “smancerie”…Lei era la conferma che si può “Amare comunque”…

Estendo il mio augurio alle mamme “generose”, quelle che sanno quando è il momento di “lasciar andare i figli” e che non usano la frase ricatto “sono sempre tua madre” facendoli sentire sempre in colpa…

A quelle mamme che non hanno potuto gioire della maternità e che hanno accolto bambini sfortunati ed a quelle donne che stanno lottando con la burocrazia per poterlo fare…

 Kahlil Gibran dal libro Il Profeta

I Figli

…E una donna che aveva al petto un bambino disse: Parlaci dei Figli.

I vostri figli non sono i vostri figli.

Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé.

Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,

E benché stiano con voi non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,

Perché essi hanno i propri pensieri.

Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,

Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.

Potete sforzarvi d’essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.

Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.

L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, 

e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.

Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere;

Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l’arco che sta saldo.


Donne con la Pipa di TI MI: l’ispirazione è un attimo…

L’ ispirazione è un attimo, un lampo che ti illumina e ti lascia dentro  qualcosa, si apre una porta che non sapevi ci fosse  che ti porta in un mondo tutto da scoprire.

Chissà quante persone hanno chiesto a Ti Mi (Tiziana) che cosa l’avesse ispirata e così, all’entrata della sala che ha ospitato quest’anno la mostra “Donne con la Pipa” c’era questo quadro con questo testo, ecco è partito tutto da là, da quello sguardo fiero, da quella mano forte che stringe la pipa, solitamente simbolo di “forza maschile”.

Le Donne  sono considerate (erroneamente) “deboli” probabilmente perchè senza “appendice” e la pipa le trasforma, il loro sguardo cambia, si riempie di orgoglio, di forza, di grandezza, praticamente rimangono se stesse…

Basta osservare i quadri di Tiziana ( quest’anno la serie si è arricchita di splendidi quadri a matita in bianco e nero (il nero è acrilico) per scorgere in quei reticoli di rughe il racconto della vita, ogni volto svela qualche segreto, in ogni sguardo, sono sicura, ogni donna  riconosce un pò della propria storia.

Io non sono critica d’arte e non so spiegare i quadri di Tiziana come farebbe una/uno “di mestiere” , io so soltanto che i suoi quadri, anche dopo un anno e dopo averli visti molte volte, mi trasmettono emozioni nuove, probabilmente sono io che “cambio” e riesco a vedere in quelle rughe, quelle espressioni, quegli sguardi il mio tempo che passa…

Per terminare la giornata con altra magia Carla ed io siamo andate a casa sua, l’imbrunire avvolgeva ogni cosa ed ho sentito forte il profumo della primavera, una passeggiata nel parco…

…poi un caffè in veranda, splendido epilogo per una splendida giornata, grazie Tiziana e grazie Carla♥♥

Vi auguro una bella domenica, con affetto.

Links:

Ulderica da Pozzo

Tiziana

Carla


Mi congedo dalla Pasqua con “Il Cavallo nel pozzo” e dall’inverno con una calda insalata d’orzo e cime di rapa (di Tiziana).

Il cavallo fuori dal pozzo :-D

Un giorno, il cavallo di un contadino cadde in un pozzo, non riportò alcuna ferita, ma non poteva uscire da lì con le sue proprie forze.

Per molte ore l’animale nitrì fortemente, disperato, mentre il contadino pensava a cosa avrebbe potuto fare e finalmente il contadino prese una decisione crudele: pensò che il cavallo era già molto vecchio e non serviva più a niente, e anche il pozzo ormai era secco ed aveva bisogno di essere chiuso in qualche maniera.

Così non valeva la pena sprecare energie per tirarlo fuori dal pozzo, allora chiamò i suoi vicini perchè lo aiutassero a interrare vivo il cavallo.

Ciascuno di essi prese una pala e cominciò a gettare della terra dentro il pozzo, tuttavia, con sorpresa di tutti, dopo che ebbero gettato molte palate di terra, il cavallo si calmò.

Il contadino guardò in fondo al pozzo e con sorpresa vide che ad ogni palata di terra che cadeva sopra la schiena, il cavallo la scuoteva, salendo sopra la stessa terra che cadeva ai suoi piedi. Così, in poco tempo, tutti videro come il cavallo riuscì ad arrivare alla bocca del pozzo, passare sopra il bordo e uscire da lì, trottando felice.

La vita ti getta addosso molta terra, tutti i tipi di terra, soprattutto se tu sei già dentro un pozzo.

Il segreto per uscire dal pozzo è scrollarsi la terra che portiamo sulle spalle e salire sopra di essa.

Ciascuno dei nostri problemi è un gradino che ci conduce alla cima.

Possiamo uscire dai buchi più profondi se non ci daremo per vinti.

Adoperiamo la terra che ci tirano per fare un passo verso l’alto !

Ricordati delle 5 regole per essere felice:

1 – Libera il cuore dall’odio.
2 – Libera la mente dalle eccessive preoccupazioni.
3 – Semplifica la tua vita.
4 – Dà in misura maggiore e coltiva meno aspettative.
5 – Ama di più e … accetta la terra che ti tirano, poichè essa può essere la soluzione e non il problema.

Chi ha la fortuna (?) di conoscere ello saprà già perchè sabato mattina ho riso quando mi ha letto questo racconto “augurale” speditogli da un suo cliente.

Cliente che è stato apostrofato con epiteti vari, in quanto ello non brilla per romanticismo ed “inutili” moralismi e filosofeggiamenti.

Più io dicevo: ma è stato carino e gentile più lui sottolineava che era stata un’idea “……”, e dal momento che a me, al contrario,  piacciono i racconti con una morale e mi piace filosofeggiare, ho cercato il racconto nel web, trovandolo e lo condivido volentieri con i tanti “cavalli” che ora si trovano nel pozzo e che stanno per essere ricoperti di terra, in fondo il mondo è pieno di “contadini” (nel senso dispregiativo che usa la gente ignorante) e di “vicini” pronti con la pala in mano ;-)

Insalata calda d’orzo e cime di rapa di Tiziana.

Ed ecco la ricettina, arrivata fresca, fresca via mail da una Tiziana che vuole farmi tornare la voglia di cucinare e che la smetta di “filosofeggiare” :-D

Ingredienti (non ha messo le dosi ma so essere per 2 persone):

  • orzo lessato in acqua salata,
  • cime di rapa tritate finemente (non sbollentate),
  • 1 spicchio d’aglio tritato (si può metterlo vestito e togliero se non si desidera mangiarlo),
  • peperoncino,
  • olio EVO.

Come fare:

lessare l’orzo in acqua bollente salata e nel frattempo saltare in padella con l’olio, l’aglio ed il peperoncino le cime di rapa (crude) tritate finemente, portare a cottura ed unire l’orzo con poca acqua, amalgamare fino a far assorbire il liquido.

Impiattare con un coppapasta a forma di fiore, decorare con delle viole mammole, salutare l’inverno e servire la primavera in tavola.

Nevicata di Pasqua.
La nevicata di Pasqua e la risposta di ello al SMS:
Ricambio i tuoi auguri “equini” con affetto e cordialità :-D

Non c’è nulla da fare vero? É irrecuparabile  :-(


Cracco batte Parodi 1 a 0…Buon Picnik.

Oggi post piccino picció, tanto per non “perdere la mano”, la mia é stata una Pasqua anomala: a neanche 1000 metri s.l.m. é nevicato, giá, proprio cosí :-) e soltanto oggi potró dedicarmi alle mie “raccolte” per i campi.

Sabato, giorno della partenza della mini vacanza, é  iniziato col sorriso (vi racconteró)e col sorriso l´ho concluso, guardando su ma che tempo che fa il “giocoso duello” tra una simpatica, ridanciana, bella ed aggiungerei ricca (milioni di copie vendute ;-) ) Benedetta Parodi ed un sempre piú affascinante Carlo Cracco con la sua parlata lenta, chiara, suadente, quasi ipnotica.

Lei ha difeso a spada tratta le donne in carriera e/o impegnate tra lavoro famiglia e quant´altro, concedendo loro “quasi” tutto, il congelato, il dado (il dado? :-( ) il minestrone pronto ma…i 4s no, quelli no, una “pasta al pomodoro” si puo´ sempre fare al momento.

A questo punto “el Craco” (come lo chiamo io ;-) ) scuotendo il capo ha detto serafico: ma é difficilissimo fare la pasta al pomodoro!

Io non sono cuoca ha replicato lei, io sono cuoco ha affermato lui, la differenza é che per fare il cuoco bisogna andare a scuola, fare la gavetta e poi aprire un ristorante (forse).

I dialoghi hanno avuto un´altra sequenza, ma questo é il “succo”.

Lui, sempre scuotendo il capo sconsolato, ha ribadito piú volte che il segreto della buona cucina sta nella semplicitá, nell´adoperare i prodotti di stagione, nel non complicarsi la vita.

Ma quello che cucino é davero buono, ripeteva lei, si puó fare meglio, rispondeva lui.

Diciamo che la “partita” sarebbe potuta finire con un pareggio, sia l´uno che l´altra, ognuno con e per motivazioni diverse se la sono giocata bene se…se Fazio non avesse fatto l´ultima domanda: cosa mangerete domani che é Pasqua.

Lei senza esitare ha risposto: l´agnello, sempre e comunque e  ha anche “condiviso” una “semplice” ricettina (cosí non occorre che comperi il libro ;-) )

Lui ha risposto: nulla, io digiunerei domani, ma, Fazio insiste e lui risponde: le uova, a Pasqua si mangiano le uova…

Cracco forever!!!

Con la scusa della “tradizione religiosa” spesso si compiono azioni discutibili…ma oggi é Pasquetta e, nel cestino del picnik non c´é posto per la “pesantezza”, gli argomenti “agnello” e “religione” richiederebbero tempo, energia ed esponendo quello che é il mio pensiero, arrabbiatura certa, quindi ci rinuncio :-)

Dico soltanto che io da 3 anni non lo compero, non lo cucino e non lo mangio (e di conseguenza neanche ello), non nego che mi piaceva molto quella carne ma dopo aver visto lo sguardo dei capretti di Danilo ed aver sentito il loro respiro sulle mani mentre mangiavano il pane che gli davo, beh, non ho piú avuto voglia di mangiare nè l´uno nè l´ altro.

Non mangio piú  tonno fresco, pesce spada, compero soltanto le uova che so provenire da galline che fanno la “bella vita”, non compero peperoni, zucchine e melanzane se non in stagione con eccezione dei peperoni se devo “colorare” qualche piatto.

Certo, non sono vegetariana, mangio il pollo ma sempre meno, il mio apporto proteico lo attingo dalle uova, formaggi e derivati dalla soia.

I “muscoli” li ho giá formati tanti anni fa e mi hanno dato anche tante soddisfazioni ;-) , ora per me, é giunto il momento di nutrire la mente, sento che dentro di me sta avvenendo una metamorfosi…spero solo non sia come quella descritta da Kafka in un suo racconto ;-)


Pasticcio di pollo e la sala d’attesa.

Inizio dalla cucina, questo blog è nato per questo, per scrivere di pasticci culinari e non solo  ed è con soddisfazione che condivido con voi questa ricetta che ho trovato in un libro di preparazioni dolci e salate con la frutta  (1000 ricette con la frutta di Emma Valli).

L’ideale sarebbe, per me, inventarmi tutto ciò che posto, ma questo è impossibile, cerco quindi di testare le ricette che ritengo più originali e nello stesso tempo di facile esecuzione.

Amo i piatti unici, quelli che racchiudono tutti i nutrienti e questo pasticcio è perfetto allo scopo ed è davvero semplice da fare.

Il risultato finale soddisferà i palati di grandi e piccini e se non amate il sapore dolciastro adoperate le mele Granny Smith o gambi di carciofo, topinambour o patate, scegliete voi l’abbinamento.

É buonissimo anche mangiato a temperatura ambiente e presentato in monoporzioni adatto ad un buffet, non è fotogenico ma la sua bontà lo rende bellissimo.

Ingredienti per una teglia da 22 cm. (io ho usato lo stampo da plum) ed ho fatto metà dose:

  • 400 g. di pasta sfoglia (ho usato una leggera),
  • 1 uovo,
  • 2 petti di pollo doppi (io ho usato 300 g.),
  • 4 pomodori maturi (pomodori pelati),
  • 2 porri,
  • 3/4 mele (2 piccole),
  • 2 spicchi d’aglio,
  • 1 manciata di erbe aromatiche fresche (io dragoncello, salvia, rosmarino, timo, santoreggia, maggiorana, origano fresco, dalla mia terrazza),
  • 1 bicchiere di vino bianco,
  • olio evo,
  • sale e peperoncino (mio).

Come fare:

Tagliare a striscioline la carne di pollo e rosolarla in poco olio evo facendola dorare da tutti i lati,  aggiungere i porri tagliati a rondelle e stufarli per qualche minuto, aggiungere le mele sbucciate ed affettate sottilmente ed i pomodori pelati.

Aggiungere l’aglio e le erbe aromatiche tritati finemente, il peperoncino ed aggiustare di sale.

Bagnare con il vino (va bene anche la birra pils), coprire e terminare la cottura, far raffreddare.

Foderare la teglia (o stampo da plum cake) con una parte di pasta sfoglia, riempite con il composto di pollo, coprite con la asfoglia rimanente, spennellare con l’uovo ed infornare a 180°C. per c.ca 40 minuti.

Perla pensierosa-1

Ora vi parlerò della sala d’attesa, ovvero quello che è per me la mia vita, una sala d’attesa, appunto.

Sin da bambina mi sono chiesta il perchè del mio esistere e come mai io mi sentissi io, chi e perchè avesse deciso di abbinarmi a quei genitori che non mi volevano e per i quali ero soltanto un problema e che avrebbero reso un problema anche la mia vita.

Chi mi legge sa già un pò della mia storia e sa che ero una bambina fisicamente sola ma fortunatamente curiosa ed appassionata della natura, amante degli animali ma sola, senza riferimenti umani e con tanti perchè nella testolina, troppi perchè.

Crescendo e guardandomi attorno mi convincevo sempre di più che la vita fosse una sala d’attesa, un luogo dove trascorrere al meglio il tempo, leggendo qualche rivista o le locandine appese sulle pareti, chiacchierando col vicino di sedia, osservando gli altri, passeggiando avanti e indietro; un luogo dove fare qualcosa nell’attesa che arrivi la chiamata, quella chiamata che, alla fine, ci porterà tutti nello stesso villaggio.

Lo so, per me è una riflessione pericolosa perchè mi porterà a poco a poco a vivere nella rassegnazione e la rassegnazione toglie motivazione ed entusiasmo ma è così che mi sto sentendo ultimamente, demotivata, rassegnata, senza entusiasmo, incapace di relazionarmi con gli altri.

Quelli della mia generazione avevano un sogno, un obiettivo, c’era ancora tanto da scoprire e da fare, si lavorava per costruire un futuro ai figli, comperare una casa ecc.

Esisteva ancora il pranzo della domenica, il vestito buono della festa, le scarpe nuove, i sacrifici per far andare i figli all’università,  tutto dava gioia e ripagava.

Alzarsi la mattina e sapere che sarebbe iniziata un’altra fatica aveva uno scopo, si sapeva che si sarebbe arrivati al traguardo, avevi il figlio dottore, proprio tu che avevi le unghie piene di terra, e potevi dire: mio figlio è laureato, era meraviglioso.

Com’è cambiato tutto, quanta indifferenza, quanta aridità, quanta ippocrisia, basta fare 4 passi nel web per imbattersi in milioni di Ma quanto è buona lei, ma basta farne altri quattro per capire che non è così, io lo noto nella mia realtà, tante chiacchiere, tante regole da seguire ma basta buttare l’occhio nei sacchetti della differenziata per capire che nonglienefregaanessuno dell’ambiente, del mondo, della natura, del futuro e di chi si troverà a vivere in questa discarica (in tutti i sensi) mal gestita che sta diventando il mondo.

Quanta incuria in chi dovrebbe proteggerci, tutelarci e dopo aver letto il commento del figlio di Maria nel suo  blog e dopo le tragedie delle alluvioni, beh, per me tutto ciò è stato come una raffica di vento che ha spalancato la porta della stanza dove tenevo segreti tutti questi miei pensieri ed un vento freddo mi ha travolta e mi ha catapultata nuovamente in quella sala d’attesa ma, mi guardo attorno e non ho riviste da leggere, non ho vicini di sedia, sono sola, sola fisicamente, però c’è ugualmente qualcuno che allunga di molto la mia attesa prima di entrare nel villaggio e a quel qualcuno  dico grazie.


Acqua o coca cola?

ACQUA

Un bicchiere d’acqua toglie la sensazione di fame durante la

notte per quasi il 100% delle persone a dieta.

É quanto dimostra uno studio

dell’Università di Washington.

La mancanza d’acqua è il fattore n°1

della causa della fatica durante il giorno.

Studi preliminari indicano

che da 8 a 10 bichieri d’acqua al giorno potrebbero alleviare

significativamente i dolori di schiena e nelle giunture nell’80%

delle persone che soffrono di questi mali.

Una semplice riduzione del 2% di acqua nel corpo umano può

provocare incoerenza nella memoria a breve

termine, problemi con la matematica e difficoltà nel focalizzare

lo schermo del computer o una pagina stampata.

Bere 5 bicchieri d’acqua al giorno diminuisce il rischio

di cancro al colon del 45%

può dimunuire il rischio di cancro al seno del 79% e del 50% la

probabilità che si sviluppi nella vescica.

Tu stai bevendo la quantità d’acqua?????

Dovresti tutti i giorni!!!!!

COCA COLA

In molti stati degli USA le pattuglie ferroviarie

caricano due galloni di Coca Cola nel portabagagli

per usarli nella rimozione di sangue sulla strada

dopo un incidente.

Se si mette un osso in un contenitore con Coca Cola

l’osso si dissolverà in 2 giorni.

per pulire il Water: versarvi una lattina

di Coca Cola e lasciar “riposare” un’ora poi tirare l’acqua.

L’acido citrico della Coca Cola rimuove le macchie nelle stoviglie.

Per togliere macchie di ruggine dal paraurti cromato delle auto

strofinare il paraurti con un pezzo di foglio

di alluminio  (quello che si usa per incartare gli alimenti)

bagnato con la Coca Cola.

Per ripulire oggetti corrosi da perdite di batterie

di automobili versarvi sopra una lattina di Coca Cola

e lasciarla sulla corrosione.

Per poter togliere una vite corrosa applicarci sopra uno straccio

bagnato di Coca Cola e lasciarlo per qualche minuto.

Per togliere macchie di grasso dai vestiti versare una

lattina di Coca Cola nella lavatrice con panni

sporchi di grasso, aggiungere il detersivo.

La Coca Cola aiuterà a togliere le macchie di grasso.

La Coca Cola aiuta anche a pulire il parabrezza delle automobili.

Per nostra informazione:

L’ingrediente attivo nella Coca Cola è l’acido fosforico.

Il suo PH è 2,8 e dissolve un’unghia in 4 giorni circa.

L’acido fosforico inoltre ruba il calcio delle ossa ed è

maggior contribuente all’aumento dell’osteoporosi.

Alcuni anni fa si fece una ricerca in Germania per

ricercare il perchè dell’apparizione dell’osteoporosi nei bambini

a partire dai 10 anni (pre adolescenti).

Risultato: eccesso di Coca Cola per mancanza

di controllo dei genitori.

I camion che trasportano la Coca Cola vengono identificati

con la scritta MATERIALE PERICOLOSO che è riservata per il

trasporto di materiali altamente corrosivi.

I distributori di Coca Cola usano la Coca Cola per pulire

i motori dei loro camion da almeno 20 anni.

Ancora un particolare: la Coca Cola Light è stata considerata

sempre più, per i medici e ricercatori, come una bomba ad

effetto ritardato per colpa della combinazione Coca + Aspartame,

sospettata di essere la causa del Lupus e dei dolori

degenerativi del sistema nervoso.

E per finire, mia cognata che fa l’assistente ad un dentista,

consiglia di NON lavarsi mai i denti dopo aver bevuto Coca Cola

perchè toglie tutto lo smalto, e lo toglie per sempre!

150 grammi di zucchero per un litro e mezzo di coca cola.

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Questa mattina ho trovato nella posta questa mail spedita da un’amica che puntualmente 2 volte alla settimana mi manda un “promemoria” per il referendum :-D

É una “tipa” molto attenta all’ambiente da sempre e vive coerentemente al suo pensiero quindi, quando mi arriva qualcosa da lei, ne faccio sempre tesoro.

Io bevo molta acqua, da sempre, invece non amo la Coca Cola, forse ne berrò 1 lattina (piccola) all’anno, usandola come “stura-stomaco” le rare volte che mi abbuffo con “cattivo cibo”.

Non amo  le bibite gassate e nemmeno l’acqua frizzante.

Mi concedo il succo di mela che compero in Austria e da ragazza ogni tanto mi piaceva bere il “Ginger ale” della S……che ora non riesco più a trovare.

N.B.: non sono l’autrice del testo scritto in corsivo.

Buona domenica a tutti e bevete tanta acqua…….


La mamma è sempre la mamma.

Dove mi porterà questo post? Mah!!! perchè dico questo? Perchè un giorno osai, in un forum (cheperl’ammordiddio) dire che mi sento donna a metà per non aver avuto figli.

Non sono stata linciata soltanto perchè lo schermo lo ha impedito, qualcuno ha pensato che volessi dire che le donne senza figli non sono complete e sono partiti rimproveri, finte morali e chi più ne ha più ne metta, chissà se qui riesco a far capire un concetto che non mi sembra poi così complicato o contorto.

Io mi sento donna a metà, io si, perchè un figlio lo avrei voluto, c’è stato un periodo della mia vita che ogni notte sognavo di tenere stretto al seno un neonato e mi svegliavo con una tristezza indescrivibile, ma non ho potuto averne.

Per questo ora, quando leggo o sento di mamme che buttano i bambini dalla finestra o nei cassonetti o li fanno morire di fame mi si rivolta lo stomaco.

Non so dove sia mia madre in questo momento, l’ultimo ricordo che ho di lei risale ad una mattina di dicembre di molti anni fa (avevo 6 anni) quando ha socchiuso la porta della camera, mi ha guardata, ha richiuso e quando mi sono alzata lei non c’era più.

Però mi aveva insegnato a leggere e scrivere prima che andassi a scuola, mi aveva insegnato ad ottenere il colore verde per fare le foglie ad un albero unendo il blu col giallo, mi aveva insegnato a cucire i vestitini per le bambole, a fare una sciarpa al papà per il compleanno, come ho già scritto mi aveva insegnato a fare gli gnocchi, però quella mattina se n’è andata, forse non mi voleva bene, forse non voleva bene al papà o forse, più semplicemente, aveva soltanto voglia di vivere la sua vita.

Ed allora io sono rimasta sola, sballottata un po’ di qua, un po’ di là, ricordo ancora il ticchettio della sveglia quando alla sera mi mettevano a dormire in un letto sconosciuto, in una casa sconosciuta di gente sconosciuta ma, gentile a prendersi cura di una povera bambina abbandonata dalla mamma, e così passi l’infanzia a ringraziare, ringraziare per qualcosa che sarebbe un tuo diritto.

Passi l’infanzia a chiedere permesso, posso, potrei prendere, posso andare in bagno, posso prendere una mela?

Niente è tuo, non puo aprire una dispensa perchè sei maleducata, sparecchi, lavi i piatti perchè devi contraccambiare l’ ospitalità.

Quando viene a prendermi il papà? chiedevo ogni 5 minuti.

Viene oggi.

A che ora?

Verrà da un momento all’altro, ed il momento non arrivava mai.

Ad ogni rumore di Vespa  correvo alla finestra, spesso a vuoto.

Dopo questo tour, finalmente, la soluzione dove depositare questo scomodo pacchettino è stato l’orfanotrofio.

Poi vai a scuola e quando devi fare l’antivaiolosa (lo so, sono tanti anni fa) e tutte sono accompagnate dalla mamma tu sei sola, in fila con un sorriso da ebete stampato sulle labbra perchè vuoi fare l’indifferente.

Se non bastasse qualche amichetta ti dice: scusa ma non posso giocare con te perchè la mamma non vuole.

Perchè? Chiedi tu.

Perchè non hai la mamma..

Ahhhh rispondi e te ne vai a casa, a volte piangi, a volte lo racconti a chi ti ospita: la signora in quel momento si chiamava “GISELLA” (capito Deborah di gz con tutta quella cattiveria :-P ? )

Allora lei ti fa una carezza e ti dice: non preoccuparti, tesoro, vieni a mangiare.

Purtroppo quella Signora Gisella è morta nel 1983.

E qui mi fermo, qualcuno un giorno, indirettamente mi ha lanciato un messaggio (beh, nel web è normale attaccare senza macchia… :

Il sole non splende perchè ha avuto un’infanzia felice.

Il sole no, però le persone si.

Ho sempre pensato che l’amore che hai da bambino faccia la differenza tra l’avere una vita serena o tribolata, non sentirsi amati ti fa commettere degli errori, cercando l’approvazione di tutti, li autorizzi, spesso, a fraintendere le tue intenzioni, le tue parole, a prendersi gioco di te, ad ergersi a giudici.

Ora sono piuttosto grandicella, a volte penso come sarebbe stata la mia vita se, quante cose avrei potuto fare se, ma è andata così.

La mamma è sempre la mamma.

Questo cesto di fiori di sambuco ha un perchè, volevo postare lo sciroppo ma poi la cosa ha preso un’altra strada.

Vado a preparare i biscotti per lo zio, oggi c’è il sole e si preannuncia una splendida giornata.


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